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	<title>Peshmerga Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 11 Oct 2019 07:04:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Peshmerga Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Curdi siriani: un problema creato da Washington?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/curdi-siriani-un-problema-creato-da-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 07:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[curdi siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un combattente curdo davanti a un&#039;immagine di Ocalan (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sembra che Washington abbia deciso di abbandonare definitivamente i peshmerga curdi, che ora dovranno fronteggiare la minaccia turca, dopo essersi dimostrati fedeli alleati nella lotta per sconfiggere l&#8217;Isis in Siria e nel nord dell&#8217;Iraq. I soldati curdi, previo il supporto e forse le promesse degli occidentali, si sono sempre dimostrati pronti a svolgere i compiti più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/curdi-siriani-un-problema-creato-da-washington.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/curdi-siriani-un-problema-creato-da-washington.html">Curdi siriani: un problema creato da Washington?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un combattente curdo davanti a un&#039;immagine di Ocalan (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-combattente-turco-posa-davanti-a-unimmagine-di-Ocalan-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sembra che Washington abbia deciso di <a href="https://www.agi.it/fact-checking/trump_guerra_siria_turchia_curdi-6322619/news/2019-10-09/">abbandonare</a> definitivamente i peshmerga curdi, che ora dovranno fronteggiare la minaccia turca, dopo essersi dimostrati fedeli alleati nella lotta per sconfiggere l&#8217;<strong>Isis</strong> in Siria e nel nord dell&#8217;Iraq. I soldati curdi, previo il supporto e forse le promesse degli occidentali, si sono sempre dimostrati pronti a svolgere i compiti più critici e delicati nel conflitto che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno condotto in quel Medio Oriente minacciato dai jihadisti di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e.html" target="_blank" rel="noopener">Al Baghdadi</a>; ma adesso il comportamento ambiguo della Casa Bianca dimostra come Washington sia pronta a trascurare il suo vecchio e valoroso alleato per favorire un Paese che ha più influenza sulla scena mondiale: la Turchia.</p>
<p>Mentre<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong> lancia la sua offensiva sulla &#8220;zona cuscinetto&#8221; con il bene stare, o quanto meno l&#8217;assenza di obiezioni da parte del presidente<strong> Donald Trump </strong>&#8211; che nei giorni scorsi aveva accennato (maldestramente) al ritiro (smentito) delle truppe americane dalla Siria &#8211; sorge spontaneo domandarsi se il &#8220;problema&#8221; non sia stato creato proprio dagli Stati Uniti, che prima supportavano apertamente i curdi decisi a conquistare la loro autonomia, e adesso vogliono sfilarsi, abbandonando al loro destino il popolo curdo della Siria.</p>
<p>Dove un tempo sventolavano le bandiere nere del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Califfato islamico</a>, i combattenti curdi delle divisioni peshmerga si sono fatti strada &#8211; nel sangue e nel sudore &#8211; per imporsi e rendere sia la regione autonoma irachena del <strong>Kurdistan</strong> che la Federazione democratica della Siria del Nord, più nota come <strong>Rojava</strong>, delle isole felici per il loro popolo finalmente al sicuro. Un popolo che però oggi è di nuovo minacciato &#8211; almeno sul fronte siriano &#8211; dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-vuole-una-zona-a-maggioranza-sunnita-nel-nord-della-siria.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect">operazione &#8220;Sorgente di pace&#8221;</a> lanciata dai turchi. Un&#8217;offensiva che il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">presidente turco Erdogan</a> ha ordinato con l&#8217;obiettivo di conquistare il <strong>territorio cuscinetto</strong> tra la Turchia e la Siria, al fine di far insediare i profughi della guerra civile siriana e per indebolire i curdi dell&#8217;<strong>Ypg</strong> che mantengono da sempre stretti rapporti con il <strong>Pkk</strong>: il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che è considerato alla stregua di un&#8217;organizzazione paramilitare terroristica da Ankara.</p>
<p>Negli ultimi anni i funzionari e i generali dei Peshmerga hanno sempre decritto i territori controllati dai curdi come &#8220;isole&#8221; che avevano iniziato a beneficiare di una buona stabilita, nonostante rimanessero al centro di una regione afflitta da estremismo e settarismo, e confidavano, una volta sconfitto definitivamente lo Stato islamico per mandato della Coalizione internazionale, nel supporto di Washington per una portare a termine una &#8220;grande riunificazione&#8221; del Kurdistan. Ora però con il &#8220;<a href="https://www.ilpost.it/2019/10/07/trump-tweet-curdi-siria-turchia/?fbclid=IwAR3dVYtOOBurvXBfWUEr5bCU_8SH51oG2wuloxo9wCNvsd1jTojzLJVZ4hk">tradimento</a>&#8221; degli americani, che hanno sempre finanziato, appoggiato e addestrato i curdi durante la loro offensiva, il sogno del Kurdistan siriano sempre destinato a svanire, come quello di un&#8217;unificazione. L&#8217;abbandono di fronte alla Turchia che vuole creare un &#8220;corridoio&#8221; della &#8220;pace&#8221;, e che potrebbe invece rivelarsi soltanto una strategia per indebolire i curdi, preoccupa le Nazioni Unite e rimette ogni speranza al solo monito lanciato dal Tycoon; che mentre i primi elicotteri d&#8217;assalto turchi bersagliavano le posizioni tenute dell&#8217;Ypg, ha twittato: &#8220;Come ho già detto in precedenza, giusto per ribadirlo, se la Turchia fa qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliabile saggezza, considero oltre i limiti, distruggerò completamente e annienterò l’economia della Turchia (l’ho già fatto in passato!)&#8221;.</p>
<figure id="attachment_233855" aria-describedby="caption-attachment-233855" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="size-large wp-image-233855" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/turchia-guerra-siria-ottobre-2019-1024x887.png" alt="L'avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)" width="1024" height="887" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/turchia-guerra-siria-ottobre-2019-1024x887.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/turchia-guerra-siria-ottobre-2019-300x260.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/turchia-guerra-siria-ottobre-2019-768x665.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/turchia-guerra-siria-ottobre-2019.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-233855" class="wp-caption-text">L&#8217;avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)</figcaption></figure>
<p>In precedenza, il presidente Trump aveva fatto sapere che era arrivato il &#8220;momento di sfilarci (per gli Usa) da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali, e di riportare i nostri soldati a casa&#8221;, e anche se il messaggio che paventava una grossa ritirata è stato immediatamente &#8220;ricalibrato&#8221; con informazioni più precise che citavano la sola ridistribuzione per motivi di &#8220;sicurezza&#8221; di un distaccamento<a href="https://www.lastampa.it/esteri/2019/10/08/news/raid-turco-sulle-ypg-prima-marcia-indietro-di-trump-1.37713920"> di 50-100 uomini</a> delle forze speciali in altre basi, è bastata a lasciar intendere ai curdi che sarebbero stati soli e senza nessuno a &#8220;osservare&#8221; l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito di Erdogan. La mancanza di una vera interposizione da parte di quelli che potrebbero essere già considerati dai curdi come i loro ex-alleati occidentali, lascia mano libera al Sultano, che nonostante i suoi rapporti tesi con Trump per via della questione missilistica russa, sembra aver trovare una quadra con l&#8217;establishment della <strong>Nato</strong> che preferisce lasciare la Siria in balia di un nuovo miro-conflitto che potrebbe vedere coinvolte forze sponsorizzate dall&#8217;<strong>Iran</strong>, scontri tra forse regolari siriane e ribelli <strong>anti Assad</strong>, e addirittura il <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/isis-rinascere-siria-erdogan-turchia-sorgente-di-pace.html" target="_blank" rel="noopener">ritorno dell&#8217;<strong>Isis</strong></a> lì dove aveva perso terreno fino ad asserragliarsi in minuscole <em>enclaves</em>.</p>
<h2>I curdi sotto lo scacco di Ankara</h2>
<p>Gli uomini e le donne che devono prepararsi all&#8217;offensiva turca, e che hanno già dichiarato di volere: &#8220;Difendere il loro territorio fino alla morte&#8221;, sono i combattenti curdi-siriani dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-milizie-ypg.html">Unità di Protezione Popolare</a> (più nota con l&#8217;acronimo di Ypg): una milizia che opera nelle regioni a maggioranza curda nel nord della Siria, e che a fianco delle <strong>Syrian Democratic Forces</strong> hanno combattuto contro l&#8217;Isis che aveva occupato tutto il territorio che correva da Kobane in Siria a Erbil in Iraq. Questa ala armata del Partito dell&#8217;Unione Democratica Curda della Siria, che come i loro &#8220;fratelli&#8221; della regione autonoma del Kurdistan ha sempre cercato un&#8217;autonomia per i curdi siriani, ha beneficiato dell&#8217;alleanza degli Stati Uniti da quando il <strong>Pentagono</strong> ha ritenuto &#8220;opportuno&#8221; armare, finanziare e supportare dal 2015 tutte le forze democratiche siriane per combattere lo Stato islamico all&#8217;interno del territorio siriano caduto sotto le mani dei jihadisti. Nel maggio del 2017 gli Stati Uniti iniziarono ad <strong>armare direttamente le forze curde</strong>, reputandole &#8220;necessarie per riconquistare il quartier generale siriano di Raqqa nello Stato islamico&#8221;. Fu allora che i curdi, onorato il loro impegno sia in Iraq che in Siria, iniziarono a materializzare il sogno di un&#8217;autonomia sotto l&#8217;egida di Washington: un sogno che adesso Erdogan può distruggere mentre è in uno stato pre-embrionale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Siria, Erdogan annuncia una nuova offensiva contro i curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-annuncia-una-nuova-offensiva-contro-i-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 10:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
		<category><![CDATA[Unità di protezione popolare (Ypg)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia dà il via a una nuova operazione militare contro i curdi nel nord della Siria, nel &#8220;corridoio&#8221; a est dell&#8217;Eufrate. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente turco Erdogan che ha affermato &#8220;Siamo entrati ad Afrin, Karablus, al-Bab. Ora entreremo nelle zone a est dell&#8217;Eufrate. Non possiamo rimanere in silenzio fino a che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-annuncia-una-nuova-offensiva-contro-i-curdi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-annuncia-una-nuova-offensiva-contro-i-curdi.html">Siria, Erdogan annuncia una nuova offensiva contro i curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10065668-e1564999919786-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Turchia</strong> dà il via a una nuova <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/08/04/siria-turchia-annuncia-operazione-militare-contro-curdi_CLY5ua4YKnIPN1S2zcBPfL.html?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener">operazione militare contro i curdi</a> nel nord della <strong>Siria</strong>, nel &#8220;corridoio&#8221; a est dell&#8217;Eufrate. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente turco <strong>Erdogan</strong> che ha affermato &#8220;Siamo entrati ad Afrin, Karablus, al-Bab. Ora entreremo nelle zone a est dell&#8217;Eufrate. Non possiamo rimanere in silenzio fino a che continuano i bombardamenti. La pazienza ha una fine&#8221;.</p>
<p>I bombardamenti a cui si riferisce Erdogan sono avvenuti nel corso della giornata di sabato nell&#8217;area di <strong>Qamishli</strong>, una cittadina sul confine tra Siria e Turchia tra l&#8217;Eufrate ed il Tigri. L&#8217;esercito turco ha colpito posizioni delle <strong>Sdf</strong> (Syrian Democratic Forces sostenute dagli Stati Uniti) mentre due checkpoint turchi sono stati distrutti con l&#8217;uccisione di tre soldati ed il ferimento di altri quattro.</p>
<p>Ankara considera le milizie e l&#8217;amministrazione autonoma curda che controlla la regione di confine tra Siria e Turchia come un&#8217;estensione del <strong>Pkk</strong>, il partito curdo dei lavoratori, ritenuto fuorilegge e trattato come una qualsiasi organizzazione terroristica (anche dagli Stati Uniti).</p>
<p>Gli scontri di confine sono coincisi con il <a href="https://ahvalnews.com/northern-syria/clashes-between-turkish-army-kurdish-forces-syria-ankara-deploys-military-border" target="_blank" rel="noopener">dispiegamento di ulteriori forze</a> a ridosso del confine siriano che includono equipaggiamento pesante, veicoli blindati e carri armati che hanno fornito l&#8217;indizio di una nuova offensiva diretta contro le forze curde.</p>
<h2>Una mossa annunciata</h2>
<p>In effetti la settimana scorsa proprio il presidente <a href="https://www.thenational.ae/world/mena/erdogan-turkey-will-destroy-kurdish-held-terror-corridor-in-syria-1.891348" target="_blank" rel="noopener">Erdogan aveva affermato</a> che la Turchia avrebbe &#8220;obliterato le forze curde ad est dell&#8217;Eufrate&#8221; nel nord della Siria indipendentemente dall&#8217;esito dei colloqui che si terranno con gli Stati Uniti. Come riportato da <a href="https://www.reuters.com/article/us-syria-security-turkey/turkish-military-chiefs-discuss-possible-offensive-in-syria-idUSKCN1UK17L" target="_blank" rel="noopener"><em>Reuters</em></a> il ministro della Difesa turco, <strong>Hulusi Akar</strong>, aveva già incontrato lo stato maggiore il giovedì precedente per discutere di una possibile offensiva in quella zona e quasi immediatamente è cominciato il dispiegamento di forze.</p>
<p>Per la Turchia quella porzione di territorio siriano in mano ai curdi è un <strong>&#8220;corridoio del terrore&#8221;</strong> che va eliminato senza considerare i possibili accordi raggiunti con gli Stati Uniti per creare una zona cuscinetto di interposizione tra le forze curde e quelle turche.</p>
<p>In particolare Ankara accusa Washington di aver temporeggiato in merito a questo provvedimento e ha sempre denunciato l&#8217;appoggio americano ai Curdi, chiedendo che venisse interrotto. Sebbene il Presidente Trump, l&#8217;anno scorso, abbia <a href="http://rip.occhidellaguerra.it/pentagono-taglia-fondi-peshmerga-curdi/" target="_blank" rel="noopener">decurtato pesantemente gli aiuti alle milizie Peshmerga</a>, queste godono ancora dell&#8217;appoggio dell&#8217;aviazione americana nelle loro operazioni.</p>
<p>L&#8217;offensiva turca non giunge quindi inaspettata ed inoltre ha avuto il consenso di Mosca e Washington, ora troppo impegnate a gestire la crisi iraniana che interessa non solo il settore dello Stretto di Hormuz e del Golfo ma anche la Siria e l&#8217;Iraq.</p>
<h2>Il capitolo finale?</h2>
<p>Dal 2016 la Turchia ha effettuato due offensive nel Kurdistan siriano: la prima contro le milizie dell&#8217;Is la seconda contro le forze curde ad ovest dell&#8217;Eufrate, ma nessuna è stata mai del tutto risolutiva. Questa nuova operazione militare ad est dell&#8217;Eufrate taglierà in due il fronte curdo impedendo i contatti tra il Kurdistan siriano e quello iracheno, dove la Turchia ha già effettuato incursioni aeree colpendo obiettivi e nascondigli delle milizie del Pkk.</p>
<p>La nuova offensiva non si configura quindi come risolutiva nell&#8217;eliminazione di quello che Erdogan ha chiamato &#8220;il corridoio del terrore&#8221; bensì mira a <strong>interrompere le linee di rifornimento</strong> curde tra Siria ed Iraq, dove i miliziani possono fare affidamento sui <a href="http://mnr.krg.org/index.php/en/oil/oil-maps?view=default" target="_blank" rel="noopener">campi petroliferi</a> in loro possesso compresi tra Amadiya, Erbil e Kirkuk.</p>
<p>Ancora una volta, a margine della questione curda, spicca come la sovranità siriana venga palesemente ignorata dai contendenti: oltre alla Turchia, che non si è mai fatta scrupolo da quando sono cominciate le ostilità in Siria di penetrare in territorio siriano, anche Washington ma soprattutto Mosca non hanno obiettato sulla questione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-annuncia-una-nuova-offensiva-contro-i-curdi.html">Siria, Erdogan annuncia una nuova offensiva contro i curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ultima battaglia</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lultima-battaglia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=201143</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La base della 7° divisione Peshmerga si trova in cima alla piccola montagna di Bashiqa; alle pendici c’è l’omonima città. In mezzo fino al 9 novembre scorso c’era la linea del fronte che divideva il territorio controllato dai soldati curdi da quello in mano allo Stato islamico. Oggi quella zona è libera e per i curdi è stata l’ultima battaglia nell’avanzata per la riconquista di Mosul, cominciata il 17 ottobre, ed ora totalmente in mano alle forze dell’esercito iracheno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq25-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>La base della 7° divisione Peshmerga si trova in cima alla piccola montagna di Bashiqa; alle pendici c’è l’omonima città. In mezzo fino al 9 novembre scorso c’era la linea del fronte che divideva il territorio controllato dai soldati curdi da quello in mano allo Stato islamico. Oggi quella zona è libera e per i curdi è stata l’ultima battaglia nell’avanzata per la riconquista di Mosul, cominciata il 17 ottobre, ed ora totalmente in mano alle forze dell’esercito iracheno.</span></p>
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		<title>Iraq, attacco finale al califfato</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/irak-attacco-finale-al-califfato-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 11:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il sibilo della bomba di 500 chili ti fa venire la pelle d’oca. Sembra che il caccia alleato l’abbia sganciata sulla tua testa, ma pochi attimi dopo un bagliore rossastro illumina a giorno i ruderi spettrali di Sinjar, la città martire irachena occupata dalle bandiere nere. I combattenti curdi appiccicati ai sacchetti di sabbia delle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/irak-attacco-finale-al-califfato-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/1447399473-1447263831-1447263509-postazione-peshmerga-sulla-1024x680-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p style="text-align: left;">Il sibilo della bomba di 500 chili ti fa venire la pelle d’oca. Sembra che il caccia alleato l’abbia sganciata sulla tua testa, ma pochi attimi dopo un bagliore rossastro illumina a giorno i ruderi spettrali di Sinjar, la città martire irachena occupata dalle bandiere nere.</p>
<p>I combattenti curdi appiccicati ai sacchetti di sabbia delle trincee in periferia sono pronti a vomitare una valanga di fuoco sul nemico. Giovedì, poco prima dell’alba, è scattata così la grande offensiva di 10mila Peshmerga per liberare Sinjar. Se l’attacco avrà successo sarà la dimostrazione che il Califfo si può battere. Da Sinjar gli abitanti della minoranza religiosa yazida di 30mila anime sono fuggiti nell’agosto dello scorso anno. Gli uomini neri dello Stato islamico, che li bollano come adoratori del diavolo, ne hanno massacrato o preso in ostaggio 8mila, comprese le donne vendute come schiave del sesso ai mujaheddin. Sinjar ha un valore simbolico per le stragi perpetrate, ma anche strategico. Si trova sull’autostrada 47, la principale via di collegamento e rifornimento da Raqqa, la “capitale” dello Stato islamico in Siria e Mosul, la roccaforte delle bandiere nere in Iraq. Liberare la città significa tagliare in due il Califfato. “L’ora zero è scattata &#8211; dichiara il generale Izzedin Sa’din Saleh &#8211; Il vostro controcarro Folgore, arrivato in prima linea nelle scorse settimane, lo impieghiamo sulle trincee per colpire i bunker dei terroristi”. Mimetica da combattimento, fisico asciutto e baffetti alla curda comanda la 12° brigata, sul fronte centrale dell’avanzata.</p>
<p>Secondo il piano “Free Sinjar” la 4° brigata sta avanzando da Est ed i carri armati curdi si sono mossi da ovest in un’operazione a tenaglia, che ha liberato diversi villaggi e tagliato l’autostrada chiamata in codice “Santa Fè”. L’obiettivo è stritolare le bandiere nere lasciando una via d’uscita a chi vuole scappare verso sud. I Peshmerga dell’unità d’elite Zeravani, guidata dal leggendario e barbuto generale Aziz Waisi, starebbero avanzando sul fronte centrale direttamente in città. I corpi speciali si sono infilati in mezzo ai ruderi in una piccola conca fra le postazioni del Castelletto, la parte antica di Sinjar e la collina con la torre dell’acqua bucherellata dai colpi. I guastatori avanzano bonificando le trappole esplosive, ma si combatte casa per casa. Almeno 600 jihadisti, compresi rinforzi giunti per contrastare l’offensiva, sono annidati nella città fantasma e si muovono lungo un reticolo di cunicoli sotterranei. Gruppi di afghani votati alla morte sono stati intercettati nelle comunicazione radio, mentre giurano di non arrendersi mai. L’avanzata che potrebbe durare dalle 48 alle 96 ore è pesantemente appoggiata dagli aerei alleati (70 raid nelle 24 ore prima dell’attacco). Il rombo dei caccia è seguito dai tonfi impressionanti delle esplosioni, che sollevano enormi colonne di fumo grigio e nero. I corpi speciali americani che dirigono l’attacco dal cielo hanno come base un piccolo fortilizio sulla montagna di Sinjar. All’esterno un fuoristrada monta il sistema per lanciare un drone tattico, che controlla dall’alto gli effetti dei raid. In prima linea ci sono anche cristiani come Gadir Isa, 28 anni, che alla vigilia dell’attacco mostrava le immagini della Madonna sul telefonino. E spiegava: “Combattiamo fianco a fianco, come fratelli, anche se abbiamo fedi diverse, contro un nemico disumano. Spero solo che il Papa preghi per noi cristiani dell’Iraq”. Gli uomini neri del Califfo non mollano. I proiettili fischiano dappertutto e si conficcano nei sacchetti di sabbia delle trincee. Di notte il buio è solcato dai traccianti. Kamikaze si immolano con mezzi imbottiti di tritolo per rallentare l’offensiva. Al fronte ci sono anche i battaglioni yazidi addestrati dai paracadutisti italiani nel nord dell’Iraq. L’attacco è guidato da un posto di comando avanzato dal presidente del Kurdistan, Massoud Barzani. Alla fine del primo giorno di battaglia i curdi annunciano, ma non ci sono conferme, di aver già conquistato il 70% della città ridotta ad una distesa di rovine. Il dato certo è che la liberazione di Sinjar sarà il primo passo verso l’assedio di Mosul e la fine del Califfo.</p>
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		<title>Il fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-dei-peshmerga/il-fronte-puntata-1-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 10:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="985" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg 985w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-768x519.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 985px) 100vw, 985px" /></p>
<p>Siamo tornati in Kurdistan. Anche questa volta in viaggio tra i fronti che dividono questo piccolo paese dai territori controllati dallo Stato Islamico. Ci concentriamo nella zona di Kirkuk, una città che in passato è stata al centro del processo di &#8220;arabizzazione&#8221; fortemente voluto dall&#8217;ex Ra&#8217;is Saddam Hussein: case, scuole e massicci investimenti pubblici per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-dei-peshmerga/il-fronte-puntata-1-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="985" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg 985w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-768x519.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 985px) 100vw, 985px" /></p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/pw9XprBISOk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Siamo tornati in Kurdistan. Anche questa volta in viaggio tra i fronti che dividono questo piccolo paese dai territori controllati dallo Stato Islamico. Ci concentriamo nella zona di Kirkuk, una città che in passato è stata al centro del processo di &#8220;arabizzazione&#8221; fortemente voluto dall&#8217;ex Ra&#8217;is Saddam Hussein: case, scuole e massicci investimenti pubblici per attirare più arabi possibile a vivere in quella che storicamente era ed è una città curda. Ma capita spesso che la storia si faccia da parte davanti al pragmatismo dei presidenti. Naft al-&#8216;arab li l-&#8216;arab!, il petrolio degli arabi è per gli arabi! Il nazionalista Al-Turayqi urlava questo slogan sul finire degli anni &#8217;70, ma da queste parti è rimasto particolarmente in voga nonostante i tanti anni passati, prova di come la storia possa essere riscritta a proprio uso, soprattutto quella di Kirkuk, una città che si estende su un vero e proprio letto di petrolio e che per questo l&#8217;ISIS sogna di conquistare.</p>
<p>Da queste parti si contano più raffinerie che bar e l&#8217;odore di benzina è una presenza costante, causa di forti mal di testa la sera. Nel giugno del 2014 la città è tornata sotto il controllo più o meno totale delle forze curde. Lo stesso periodo in cui le città arabe cadevano una dietro l&#8217;altra e l&#8217;esercito iracheno armato e addestrato dagli Stati Uniti preferiva darsela a gambe, regalando all&#8217;ISIS terreno e armi.</p>
<p>Oggi a Kirkuk si parla quasi solo curdo e basta chiedere un po&#8217; in giro per sentirsi rispondere che &#8220;mai e poi mai tornerà in mano agli arabi&#8221;. La città si trova a 250km dalla capitale dell&#8217;Iraq Baghdad ed è nel mezzo tra i due più grandi centri curdi: Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno e Sulaymanyah, seconda città del paese. É a Kirkuk che si inizia a percepire la tensione. <img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2941" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2015/12/Image00009.jpg" alt="Image00009" width="1202" height="802" /> Gli arresti di terroristi dello Stato Islamico sono all&#8217;ordine del giorno; gli attentati non sono rari e morire in mezzo ad una rotonda in macchina non è una circostanza così remota. Inoltre basta riflettere qualche istante per rendersi conto che i fronti più caldi che fanno da confine con il Califfato sono poche decine di chilometri. Noi decidiamo di visitarne qualcuno: Maryam Bag e Tel Warad sono le prime linee che raggiungiamo. Il viaggio in macchina da Kirkuk è breve, ma dobbiamo attendere il permesso da parte del peshmerga in comando per raggiungere le postazioni a pochi metri dalle bandiere nere.</p>
<p>Mano a mano che si procede le macchine civili spariscono per fare spazio a mezzi militari e check point. Calpestiamo il terreno che fino a qualche mese fa era in mano all&#8217;ISIS. Si aprono di fronte a noi immensi spazi da poco conquistati dai peshmerga. Il militare che ci accompagna ci racconta di come i terroristi scavino tunnel sottoterra per sbucare dall&#8217;altra parte e attaccare di sorpresa la base curda: &#8220;Vengono fuori all&#8217;improvviso, in mezzo ai campi&#8221;. L&#8217;atmosfera a Tel Warad è pesante, i militari sono pochi e l&#8217;idea che un terrorista sbuchi all&#8217;improvviso da dietro una pianta fa gelare il sangue. Andiamo avanti, fino a raggiungere la prima linea. Una ventina di soldati sta dietro i sacchi riempiti di terra e controlla i movimenti dall&#8217;altra parte. Le postazioni dell&#8217;ISIS sono a pochi metri e i conflitti a fuoco non sono rari. <img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2942" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2015/12/Image00010.jpg" alt="Image00010" width="1203" height="802" /> &#8220;Non sono veri e propri combattimenti. Quelli non li abbiamo da più di un mese, ma quasi tutti i giorni ci sono conflitti a fuoco&#8221;, ci spiega il comandante. Veniamo invitati a bere tè e a fermarci per la cena. Decidiamo di rimanere un po&#8217; a parlare. Sembrano tutti contenti di dirci la loro: &#8220;Come peshmerga guadagno molto poco. Sono soldi che non bastano a mantenere la mia famiglia. Ma mi sento obbligato a fare qualcosa, questa è la mia terra, non posso lasciarla in mano ai terroristi&#8221; racconta un giovane peshmerga. Il comandante ci spiega che le armi sono poche e che presto saranno finite anche le munizioni: &#8220;Tutto quello che ci è arrivato da fuori sono questi fucili tedeschi, ma purtroppo non abbiamo i mezzi per respingere gli attacchi suicidi.</p>
<p>Quelli (i terroristi) riempiono le macchine di esplosivo. Un &#8220;martire&#8221; alla guida può arrivare facilmente fino a qui, ma noi non abbiamo nulla per respingere attacchi di questo tipo&#8221;. Il comandante ritrova il sorriso quando gli chiediamo se sa cosa l&#8217;Italia sta facendo in Kurdistan: &#8220;Siamo molto grati all&#8217;Italia per quello che sta facendo. Sappiamo che i vostri sono venuti ad addestrare i peshmerga. Questa cosa ci riempie di orgoglio&#8221;. E&#8217; ora di andare, la luce tra poco sarà poca e l&#8217;idea di tornare indietro al buio non ci entusiasma. Salutiamo e ringraziamo per l&#8217;ospitalità. Ma prima di andare un soldato mi ferma e mi chiede: &#8220;Potresti mica regalarmi i tuoi calzini?&#8221;</p>
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		<title>Adesso il Pentagono taglia i fondi ai Peshmerga curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/adesso-il-pentagono-taglia-i-fondi-ai-peshmerga-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2019 09:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Il Pentagono ha deciso di dimezzare i fondi per le milizie Peshmerga curde che sono state una delle forze principali impiegate nella battaglia contro lo Stato islamico. Il provvedimento riguarda in particolare le milizie curde irachene e vede un netto taglio per le 12 brigate – circa 60mila uomini – che ora saranno finanziate da Washington con 126 milioni di dollari a fronte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-il-pentagono-taglia-i-fondi-ai-peshmerga-curdi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5648718-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Il Pentagono ha deciso di dimezzare i fondi per le milizie Peshmerga curde che sono state una delle forze principali impiegate nella battaglia contro lo Stato islamico. Il provvedimento riguarda in particolare le milizie curde irachene e vede un netto taglio per le 12 brigate – circa 60mila uomini – che ora saranno finanziate da Washington con 126 milioni di dollari a fronte dei 390 passati.</p>
<p>Il dimezzamento dei fondi, che servono per la sussistenza dei Peshmerga, andrà a colpire duramente le finanze del governo regionale autonomo di Erbil, che già versa in cattive acque da questo punto di vista. Le milizie curde si troveranno così ad aver gravi problemi di approvvigionamento di carburante, munizioni e derrate alimentari.</p>
<p>Come riportato da La Stampa, la decisione del Pentagono ha la finalità di ricondurre le milizie curde irachene sotto il controllo del governo centrale di Baghdad che dovrà sostituirsi a Washington nel finanziamento dei Peshmerga e trovare un accordo con Erbil al fine di integrarli all’interno delle forze di sicurezza irachene come già avvenuto con le milizie sciite.</p>
<p>Da questo punto di vista, Baghdad ha già finanziato le varie milizie per un totale di 112 milioni di dollari che risultano però ancora insufficienti al loro mantenimento.</p>
<h2>I Peshmerga abbandonati dagli Stati Uniti?</h2>
<p>La portavoce del Pentagono, Rebecca Rebarich, ha specificato che “I curdi sono stati un partner insostituibili nella lotta all’Isis” e che “Siamo felici di vedere un contributo di Baghdad alle forze Peshmerga”. Il destino sembra quindi segnato per le milizie curde irachene che hanno ricevuto, nel corso degli anni della lotta all’Isis, l’aiuto americano e l’addestramento anche da parte dei loro alleati, come l’Italia che ha inviato “consiglieri militari” delle forze speciali proprio per questo scopo.</p>
<p>La decisione del Pentagono non deve stupire dopo la scelta della Casa Bianca di ritirarsi dalla Siria e quindi di far mancare il proprio vitale appoggio alle milizie curde. Sebbene il Pentagono abbia frenato sulla scelta dell’esecutivo ritardandone i tempi, la scelta segna comunque un’inversione di rotta che ha giustamente sollevato più di una preoccupazione proprio tra le forze curde, ed il taglio determinato in queste ore risulta essere un ulteriore pesante colpo.</p>
<p>Gli equilibri nella zona, già in fase di cambiamento proprio grazie alla scelta della Casa Bianca di ritirarsi dalla Siria, sono ancora destinati a mutare grazie a quest’ultima decisione che rappresenta anche un forte segnale verso Ankara a poche ore dalla decisione di Washington di bloccare momentaneamente la vendita di alcuni componenti del programma F-35 destinati alla Turchia a seguito della decisione di quest’ultima di procedere nell’acquisto dei sistemi da difesa aerea di fabbricazione russa S-400.</p>
<p>Sicuramente, infatti, Ankara guarderà di buon grado il dimezzamento dei fondi alle milizie turche, considerate dalla Turchia alla stregua di terroristi e da sempre combattute anche in territorio siriano: l’ingresso delle Forze Armate turche in Siria si spiega proprio con questa finalità più che per la reale volontà di combattere l’Isis.</p>
<h2>La difficile strada dell’integrazione curda</h2>
<p>La strategia della Casa Bianca, volta a integrare i Peshmerga all’interno delle forze di sicurezza irachene, potrebbe però arenarsi ben presto davanti alle istanze indipendentiste di questi ultimi ed ai conflitti interni.</p>
<p>Le tensioni tra i curdi e Baghdad si sono infatti acuite in occasione del referendum del 2017 in cui è stata votata le secessione del Kurdistan Iracheno e che ha causato una dura reazione del governo centrale che ha immediatamente lanciato un’operazione militare per riconquistare il controllo della cittadina di Kirkuk, snodo petrolifero fondamentale.</p>
<p>Con l’elezione del nuovo premier iracheno, Abdel Abdul Mahdi e la quasi contemporanea dimissione del presidente del Kurdistan Iracheno Massoud Barzani le relazioni sembrano però essersi riallacciate: il neo presidente Nerchivan Barzani sembra aver infatti abbandonato le velleità indipendentiste in favore di una politica più pragmatica anche rinunciando ai fondi del governo di Baghdad.</p>
<p>Lo scopo di Barzani è quello di raggiungere un’intesa per la questione di Kirkuk e quindi per il controllo della produzione petrolifera, ma per farlo deve mantenere una certa credibilità data anche dall’efficienza delle milizie Peshmerga.</p>
<p>Ad aggravare la situazione esistono anche divisioni interne, come riportato da Al Monitor: i curdi iracheni sono divisi in due fazioni in lotta tra loro. Il Partito Democratico Curdo di Barzani e l’Unione Patriottica del Kurdistan vicina alle milizie sciite e all’Iran hanno infatti fallito nel raggiungimento di un’intesa per formare un gabinetto comune dopo le elezioni di settembre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-il-pentagono-taglia-i-fondi-ai-peshmerga-curdi.html">Adesso il Pentagono taglia i fondi ai Peshmerga curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come cambia il rapporto con i curdi  dopo la vittoria di Muqtada al-Sadr</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html</link>
		
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 16:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni in Iraq della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita Muqtada al Sadr, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">Le elezioni in Iraq</a> della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita <strong>Muqtada al Sadr</strong>, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih supportata da membri delle milizie filo-iraniane di Hashd al-Shaabi. I secondi nella vittoria di Haider al-Abadi o quantomeno in un ruolo di peso per la minoranza curda, con cui <strong>Washington</strong> è a stretto contatto.</p>
<p>La maggior parte degli analisti però ha voluto subito chiarire come la vittoria di al Sadr non significhi automaticamente una vittoria per gli interessi di <strong>Teheran</strong> nella regione. Questo perché il leader del movimento sadrista viene indicato come una figura fortemente critica verso le ingerenze di paesi stranieri negli affari interni dell’Iraq, indipendentemente dall’origine americana o iraniana.</p>
<p>In realtà la volontà espressa in più occasioni di formare un  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">&#8220;governo inclusivo&#8221;</a> avvicina le due coalizioni arrivate prime alle elezioni, anche e soprattutto per raggiungere i numeri necessari in parlamento. Senza contare che nonostante la veridicità dell’intolleranza di al Sadr all’influenza straniera nel suo Paese, se costretto a scegliere tra l’appoggio di Washington o quello di Teheran difficilmente sceglierebbe quello del primo; basta dare un’occhiata al suo passato da oppositore attivo alla presenza americana in Iraq già a partire dal 2003.</p>

<p>In questo difficile contesto si inserisce la <strong>minoranza curda</strong> che ha diritto ha 58 seggi su 329 nel parlamento e che è decisa a compattarsi – il suo principale problema sono da sempre le molteplici e spesso contrapposte correnti interne – per tutelare gli interessi della <strong>Regione autonoma curda</strong> nell’Iraq settentrionale.</p>
<p style="text-align: left"><strong>Dopo il referendum per l’indipendenza</strong>, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, Barzani, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su  <em><strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></strong></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico.</p>
<p>A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di <strong>Jalal Talabani</strong> – leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione – scomparso i primi di ottobre.</p>

<p>Ora la minoranza curda dovrà capire come posizionarsi per giocare le sue carte al meglio: con la Casa Bianca o con il Paese dell’Ayatollah Khamenei? Jabar Yawar, segretario generale del ministero dei Peshmerga, ha fatto sapere attraverso un’intervista rilasciata alla testata  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/95fe80a6-5e73-4b52-bf3d-2bd767cfb8fd" target="_blank">Kurdistan 24</a> </em>quali siano le richieste di Erbil per supportare la coalizione al Sairoon: ovvero che tutti i territori strappati al controllo curdo durante l’avanzata dell’<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">esercito iracheno</a> vengano restituiti alle milizie curde, in particolare Kirkuk. Secondo i curdi quei territori appartengono a loro avendo combattuto in prima linea contro i tagliagole dello Stato Islamico che ne avevano preso il controllo.</p>
<p>Il fatto che  <a href="http://www.kurdistan24.net/en/opinion/a9aec263-f96a-4e04-9d29-5a46c3e75377" target="_blank">Brett McGurk</a>, inviato speciale del presidente statunitense per la coalizione anti Isis, stia lavorando per ritagliare un ruolo per i curdi nel nuovo governo suggerisce che Washington creda che i curdi possano rappresentare i custodi dei loro interessi in Iraq. Muqtada al Sadr ha detto di volere un governo inclusivo ma difficilmente tollererà partiti che sono la chiara emanazione della presenza e dell’ingerenza americana in Iraq.</p>
<p>Un elemento che peserà nella valutazione sarà il tipo di rapporto che la nuova leadership di Baghdad instaurerà con la <strong>Turchia</strong> di Erdogan. I raid turchi in territorio iracheno per colpire gli obiettivi del Pkk sono frequenti e gli Stati Uniti non sempre schierano le loro truppe come deterrente alle azioni militari turche, condannando così i curdi agli attacchi di chi li accusa di terrorismo.</p>

<p>È difficile anche solo parlare di unità in Iraq dopo l’intervento del 2003, come sembra ormai impossibile immaginare una Siria unita e non divisa in sfere di influenza una volta che verranno definitivamente deposte le armi. Questa però sembra la scommessa di Muqtada al Sadr e se vuole risolvere questa equazione non può lasciare fuori dai suoi calcoli il fattore curdo.</p>
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		<title>Minacciati da Erdogan  ora i curdi si ritirano da Sinjar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar.html</link>
		
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 07:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3474" height="2532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg 3474w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3474px) 100vw, 3474px" /></p>
<p>Nuovi sviluppi al confine tra Kurdistan iracheno, Turchia e Siria. Dopo l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell&#8217;Unità di protezione del popolo, il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, per poi saccheggiare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3474" height="2532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg 3474w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3474px) 100vw, 3474px" /></p><p>Nuovi sviluppi al confine tra Kurdistan iracheno, Turchia e Siria. Dopo l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell&#8217;Unità di protezione del popolo, il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, per poi saccheggiare la città. E’ <strong><em><a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/230320182" target="_blank">di ieri</a></em></strong> , invece, la notizia che le milizie del <strong>Pkk</strong> hanno annunciato il loro ritiro dalla città di <strong>Sinjar</strong> e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell’area.</p>

<p>I <strong>peshmerga</strong> curdi erano presenti nel Sinjar da quando nell’agosto del 2014 i tagliagole dello Stato Islamico avevano preso il controllo di quella che è casa di una delle più grandi comunità di <strong>yazidi</strong>. Nel novembre del 2015 peshmerga curdi e combattenti del Pkk sono riusciti a liberare la città e la maggior parte di loro è stata indirizzata in altri &#8216;luoghi caldi&#8217; nella regione, mentre nel Sinjar sono state lasciate solamente unità per tenere sotto controllo la situazione provvedendo allo stesso tempo alla sicurezza della minoranza rappresentata dagli yazidi. Minoranza da sempre perseguitata dalle correnti più conservatrici dell’Islam in quanto la loro fede combina elementi tradizionali islamici a quelli dello Zoroastrismo: per questo molto spesso sono stati indicati come “infedeli”. Non è solo il loro misticismo ad aver infastidito le correnti meno tolleranti dell’Islam, ma anche la loro adorazione per il Re Pavone (o Angelo Pavone), identificato come il Diavolo. Per questo sono considerati adoratori di Satana e in quanto tali hanno subito angherie e violenze.</p>

<p>Intanto il portavoce del ministero degli Esteri iracheno Ahmad Mahjoub ha condannato la violazione dei confini iracheni da parte delle forze turche che continuano le loro incursioni a danno dei curdi presenti nell’Iraq settentrionale. <strong>L’aviazione turca</strong> non si è fermata neanche durante i festeggiamenti del Newroz (20marzo), l’anno nuovo per i curdi, che proprio durante il capodanno persiano ha provocato la morte di tre combattenti peshmerga e di un civile che stavano tornando a casa dopo le cerimonie per l&#8217;inaugurazione del nuovo anno. L’intervento di Mahjoub non è stato pronunciato a caso: recentemente <strong>Ankara</strong> ha minacciato di lanciare una nuova operazione militare contro i curdi proprio nelle aree limitrofe a Sinjar, annunciando addirittura che questa operazione potrebbe essere portata a termine insieme alle forze dell’<strong>esercito iracheno</strong>.</p>

<p> Secondo Abdel Aziz Hassan, deputato curdo al parlamento di Baghdad, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è un “dittatore autoritario” che non rappresenta “nessuno tranne il suo partito islamico estremista”. Per questo ha poi invitato il governo iracheno a rispondere a tono alla controparte turca. Riferendosi alla possibilità che le forze turche e irachene possano allearsi Hassan ha spiegato che qualsiasi interazione tra il governo iracheno e quello turco potrebbe &#8220;suscitare ulteriori problemi nella regione&#8221; dalle conseguenze incalcolabili. Rizan Sheikh Diller, deputata del partito Unione democratica del Kurdistan (Puk) al parlamento di Baghdad, ha duramente criticato le incursioni dell’aeronautica turca contro le basi del Pkk nel Kurdistan iracheno indicandole come “atti deplorevoli” con cui Ankara intende “restaurare il califfato ottomano”. Inoltre, la rappresentante curda si è detta sorpresa dal silenzio del governo iracheno sulle incursioni turche nella regione autonoma curda. Per Diller, le operazioni militari della Turchia contro il Pkk nel Kurdistan iracheno sono soltanto un pretesto per “restaurare il <strong>califfato ottomano</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a Kirkuk il 16 ottobre &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi/" target="_blank">Kirkuk il 16 ottobre</a> &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando i curdi se ne erano andati da Kirkuk senza intraprendere scontri a fuoco, <strong>questa volta i peshmerga hanno risposto all’avanzata delle forze fedeli a Baghdad</strong> e hanno distrutto &#8211; secondo quanto afferma un comunicato stampa della <a href="http://www.presidency.krd/english/articledisplay.aspx?id=5HOORCzhGXY" target="_blank">Cancelleria della presidenza del Kurdistan</a> &#8211; 10 veicoli corazzati Humvees e due carriarmati tra cui un Abrams M1.</p>
<p>Per Barzani è inaccettabile che armi e equipaggiamento made in Usa, consegnati all’esercito iracheno con l’obiettivo di combattere le milizie dello Stato Islamico, vengano utilizzati per attaccare i curdi, ovvero coloro che hanno combattutto i tagliagole dell’Isis in prima linea. <strong>Oltre a condannare l’utilizzo improprio delle armi americane da parte di Baghdad, Barzani si è scagliato contro le milizie sciite che si stanno muovendo a fianco dell’esercito iracheno</strong>; secondo le parole dello stesso Barzani espresse nel comunicato sopracitato l’esercito iracheno, già coadiuvato dalle forze di mobilitazione popolare, continua a ricevere il supporto di altri gruppi fedeli a Teheran tra cui Asaib Ahl al-Haq, i Badr Corp, Kata’ib Hezbollah, la divisione di Abbas, le brigate di Ali Akbar, le compagnie Khorasan e i battaglioni dell’Imam Alì.</p>

<p>Ora Barzani, mentre è tornato ieri stesso a invitare la comunità internazionale affinché intervenga per scongiurare l’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, <strong>deve riuscire a trovare un accordo con i membri dell’Unione patriottica del Kurdistan</strong> (PUK), storici rivali del suo partito (PDK). Infatti secondo diversi analisti internazionali la presa di Kirkuk da parte dell’esercito iracheno avvenuta senza scontri armati deve essere vista non come un ordine arrivato dalla presidenza del Kurdistan, ma <strong>come un tradimento della famiglia Talabani</strong> che, per mettere in difficoltà la famiglia Barzani, ha deciso di allearsi con l’asse sciita guidato da Teheran, concedendogli i giacimenti petroliferi di Kirkuk dopo aver ordinato ai peshmerga sotto al loro comando di ritirarsi da Kirkuk senza opporre resistenza.</p>
<p><strong>C’è chi crede che il destino del Kurdistan iracheno sia quello di essere diviso in due</strong>, così che una parte finisca sotto il controllo della famiglia Barzani e un’altra sotto quello della famiglia Talabani. Per ora l’unica cosa certa è che la famiglia Talabani intrattiene ottimi e storici rapporti con l’Iran degli Ayatollah e che, quindi, se Barzani ha intenzione di trovare una soluzione politica alla questione curda in Iraq, dovrà utilizzare le sue migliori doti diplomatiche.</p>

<p>Se la tensione non fosse già abbastanza alta, l’altro ieri su <em><a href="http://www.lastampa.it/2017/10/19/esteri/kurdistan-giallo-su-barzani-voci-di-golpe-uVkPt8osCeK8Ul0GjWQflO/pagina.html" target="_blank">La Stampa</a> </em>è stato scritto che “il partito Gorran, terza formazione politica curda dopo il Kdp del presidente Massoud Barzani, insieme con il Puk, sostengono che tutte le forze politiche del Kurdistan non considerano più Barzani presidente della Regione autonoma. La nuova situazione sarebbe stata comunicata agli Stati Uniti, in particolare all’inviato speciale della Casa Bianca nella Regione per la lotta all’Isis, Brett McGurk.” Anche se non ci sono conferme da parte americana, “<strong>un tribunale iracheno ha chiesto l’arresto del vicepresidente della Regione autonoma del Kurdistan</strong>, Kosrat Rasul, e secondo voci non ufficiali si appresterebbe a farlo anche nei confronti di Barzani.”</p>
<p>Barzani ha deciso di non rimandare il referendum per l&#8217;indipendenza del Kurdistan iracheno, tenuto il 25 settembre scorso, nonostante i continui inviti della comunità internazionale a rimandarlo almeno fino al completo annientamento dell&#8217;Isis. Ha voluto accelerare i tempi credendo che questo fosse il momento migliore per far diventare Erbil la capitale non più di una Regione autonoma, ma di uno Stato indipendente. <strong>Ora bisognerà vedere come se la caverà Barzani per risolvere una situazione a dir poco complessa</strong>, instabile sia sul fronte interno dove dovrà tentare di placare i contrasti con l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan, sia in ambito internazionale, dove dovrà tentare di trovare degli alleati che supportino la sua causa il prima possibile. L&#8217;esercito iracheno e le milizie sciite non aspettano, proprio come lui non ha voluto attendere per tenere il referendum di indipendenza del Kurdistan.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa riforniscono le milizie Ypg</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-riforniscono-le-milizie-ypg.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 19:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In queste settimane la minoranza curda presente in Siria e in Iraq ha accelerato le operazioni per liberare gli ultimi avamposti ancora in mano ai tagliagole dell’Isis. Con il grande dispiacere di Recep Tayyip Erdogan che, allertato dalla cooperazione di Washington con le milizie del Ypg (Unità di Protezione del popolo) e quelle dei peshmerga &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-riforniscono-le-milizie-ypg.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-riforniscono-le-milizie-ypg.html">Gli Usa riforniscono le milizie Ypg</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170428175532_22937330-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In queste settimane la minoranza curda presente in Siria e in Iraq ha accelerato le operazioni per liberare gli ultimi avamposti ancora in mano ai tagliagole dell’Isis. Con il grande dispiacere di<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong> che, allertato dalla cooperazione di Washington con le milizie del Ypg (Unità di Protezione del popolo) e quelle dei peshmerga iracheni, ha già avvertito che <strong>non interromperà le azioni militari</strong> contro i curdi nonostante la loro alleanza con gli Stati Uniti.I bombardamenti dell’aviazione turca nei confronti dei curdi-siriani sono stati talmente pesanti da costringere i combattenti Ypg a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/messaggio-erdogan-trump/" target="_blank">minacciare di frenare le operazioni per liberare Raqqa</a> , salvo un intervento deciso da parte degli Usa, che infatti per accontentare i loro alleati<strong> hanno recentemente schierato le truppe americane</strong> al confine tra Turchia e Siria e Turchia e Iraq, così da dissuadere Ankara dal compiere ulteriori azioni militari.Come accennato, il presidente turco non solo ha dichiarato che continuerà ad attaccare i curdi, ma ha perfino ventilato l’ipotesi che <strong>l’aviazione turca possa i colpire soldati americani</strong> presenti sul territorio. Erdogan non è nuovo a dichiarazioni forti, ma considerando <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/messaggio-erdogan-trump/" target="_blank">l&#8217;incontro con Donald Trump fissato per il 16 maggio</a> –  che il presidente americano è sempre più tentato di annullare – il presidente turco non si sarebbe spinto a rilasciare queste ultime dichiarazioni se non fosse veramente preoccupato per gli ultimi sviluppi sulla questione curda.Cos’è che ha fatto scattare gli allarmi generali nel palazzo presidenziale del Sultano? L’aumento esponenziale (non solo in quantità, ma in qualità) delle armi con cui il Pentagono rifornisce le milizie curde. A confermarlo non sono i funzionari del Pentagono – <a href="http://www.militarytimes.com/articles/syrian-kurds-ypg-us-military-weapons" target="_blank">che anzi hanno negato il rifornimento di armi avanzate al Ypg </a> – ma le foto che i combattenti curdi hanno caricato sui social una volta liberata Tabqa. Le foto in questione, facilmente reperibili su internet, <strong>mostrano i curdi in possesso di un equipaggiamento</strong> che – per le leggi internazionali – <strong>Washington non avrebbe potuto consegnare al Ypg</strong>. L’equipaggiamento, rigorosamente Made in Usa, comprende visori notturni di ultima generazione, fucili di precisione M4 con diverse modifiche tra le quali laser a infrarossi per i raid notturni, uniformi all’avanguardia (Army Combat Uniform o ACU), munizioni, protezioni rinforzate, kit di primo soccorso e missili anti-carro. Milizie Ypg che ormai possono vantare ben 40mila combattenti tra le proprie fila.I guerrieri curdi attualmente impegnati a consolidare la loro autorità nel Rojava siriano hanno aumentato notevolmente le loro capacità militari grazie all’aiuto di Washington, provocando la risposta decisa di Ankara. Ma queste armi il Pentagono non le potrebbe distribuire ai curdi e <strong>gli Stati Uniti stanno violando il Diritto Internazionale</strong>. Perché secondo il Diritto Internazionale l’ampia vendita di armi è consentita solo verso uno Stato, non verso milizie armate autonome che, tra l’altro, in questo caso specifico, sono anche accusate di essere in contatto con il Pkk, organizzazione tacciata di terrorismo sia dalla Turchia che dall’Unione europea. Milizie del Pkk che sono in lotta contro uno stato sovrano, alleato della Nato.<strong> </strong><strong>Il finanziamento o supporto militare-logistico è vietato dalla Carta delle Nazioni Unite</strong>, come si dovrebbero ricordare nello Studio Ovale della Casa Bianca; anche se ora agendo attraverso la CIA e altre agenzie riesce ad aggirare le condanne internazionali. Casa Bianca già condannata per rifornimenti illeciti a gruppi armati <strong>durante la presidenza di Ronald Reagan</strong>, quando iniziò a supportare i gruppi anti-Sandinisti a noi noti come “Contras”. Con l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite, in modo particolare con l’articolo 2, par. IV, la possibilità per gli Stati di ricorrere all’uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali è stata limitata praticamente alla sola ipotesi di legittima difesa. Gli Stati Uniti sostenevano che le operazioni militari intraprese nei confronti del Nicaragua fossero assolutamente lecite, in quanto svolte sulla base della legittima difesa collettiva permessa dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite ed inoltre che il loro intervento era stato richiesto dai tre stati latino-americani vittime di un attacco nicaraguense: El Salvador, il Costa Rica e l’Honduras. La Corte stabilì innanzitutto che le manovre militari condotte dagli U.S.A. in Nicaragua erano di per sé illecite, in quanto costituivano una violazione del principio che vieta l’uso della forza. Non solo: <strong>Washington aveva violato il diritto internazionale intervenendo negli affari di un altro Stato armando, equipaggiando, finanziando e supportando gruppi che agivano contro il governo del Nicaragua</strong>.Solo qualche ora fa <a href="http://www.militarytimes.com/articles/officials-us-approves-heavier-weapons-for-syrian-kurds" target="_blank">il Military Times</a> e le agenzie internazionali hanno confermato che <strong>l&#8217;amministrazione Trump ha dato il via libera per la consegna di armi pesanti alle milizie curde operanti in Siria</strong>, così da velocizzare le operazioni per la liberazione di Raqqa. Dalle prossime settimane i combattenti Ypg riceveranno dagli Stati Uniti anche mortai da 120mm e veicoli corazzati leggeri. Erdogan ha tentato di evitare in ogni modo che i curdi conquistassero quella che viene considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria, ma la volontà di Washington appare ora più chiara che mai e non lascia spazio a dubbi: Raqqa deve essere liberata dai curdi che poi ne dovranno prendere il controllo, così da consolidare definitivamente la loro presenza e autorità nel Rojava. Difficile dire cosa accadrà una volta che saranno deposte definitivamente le armi in Siria. <strong>Ciò che appare certo è che i curdi giocheranno un ruolo da protagonisti</strong> e che gli Stati Uniti sapranno approfittare di questo loro ruolo. Ora i riflettori sono puntati sull&#8217;incontro del 16 maggio tra il presidente americano e il suo omologo turco: cosa chiederà Erdogan a Trump? E Trump cosa sarà disposto a concedere per non perdere l&#8217;alleanza con un alleato importante come la Turchia?</p>
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