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	<title>pesca Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 May 2025 05:28:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>pesca Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 05:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi dieci anni la Cina ha costituito una flotta fantasma  di pescherecci che sono la sua longa manus sui mari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Non hanno cannoni, né missili. Nessun distintivo ufficiale. Eppure, questi uomini costituiscono la punta avanzata di una strategia globale, attentamente orchestrata dal Partito comunista cinese. Sono pescatori, o meglio,&nbsp;<strong>miliziani civili camuffati</strong>, agenti inconsapevoli (o addestrati) di una guerra di lunga durata:&nbsp;<strong>la </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mostra-i-muscoli-anche-sui-mari.html"><strong>conquista silenziosa degli oceani</strong>.</a></p>



<p>Secondo il rapporto&nbsp;<em>“China’s Fishermen Spies: Intelligence Specialists in the Maritime Militia”</em>&nbsp;del&nbsp;<em>China Maritime Report</em>, la Cina ha costruito negli ultimi dieci anni un’armata parallela,&nbsp;<strong>non convenzionale e non tracciabile</strong>, per colmare ogni lacuna dei radar e dei satelliti. Non sono militari, ma agiscono come tali. Non dichiarano guerra, ma raccolgono informazioni, ostacolano, occupano spazi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Partito comanda, i mari si piegano</h3>



<p>Ogni porto cinese, ogni villaggio costiero, ha oggi una rete di informatori civili. Pescherecci dotati di sistemi di comunicazione avanzati pattugliano le acque contese nel Mar Cinese Meridionale, nei pressi delle Spratly e delle Paracel, ma anche ben oltre. Gli uomini a bordo ricevono formazione tecnica e direttive precise: osservare, localizzare, riferire. Senza provocare, senza colpire.</p>



<p>Questa rete, capillare e resiliente, è <strong>la risposta cinese alla supremazia navale statunitense e alle alleanze indo-pacifiche</strong>. Mentre Washington investe in portaerei e sottomarini nucleari, Pechino punta sull’asimmetria: <strong>la guerra grigia</strong>, quella che si muove tra la legalità internazionale e la provocazione mirata.</p>



<p>La Cina non cerca la superiorità tecnica. Punta alla saturazione. Migliaia di imbarcazioni, decine di migliaia di occhi e orecchie distribuiti lungo le rotte marittime vitali. Ogni &#8220;innocente&#8221; peschereccio può diventare un nodo di una rete globale di sorveglianza e pressione. Una presenza tanto discreta quanto efficace. <strong>Che fare, infatti, contro un civile che segnala la posizione delle vostre navi militari? Bombardarlo? Denunciarlo? Ignorarlo?</strong> Nessuna risposta è soddisfacente, tutte sono perdenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla Cina alle Seychelles: la pesca come leva geopolitica</h3>



<p>Non è più solo questione asiatica. Il modello è esportato su scala mondiale. Oggi i pescherecci cinesi sono avvistati al largo del Senegal, dell’Ecuador, delle Seychelles. Dietro la facciata commerciale, si cela&nbsp;<strong>una proiezione marittima coordinata con la politica della Via della Seta</strong>, i prestiti cinesi ai porti africani, la presenza diplomatica in America Latina.</p>



<p>È <strong>la fase marittima della globalizzazione cinese</strong>: invisibile, non convenzionale, difficilmente contrastabile. Pechino non invade, non colonizza: occupa e osserva. </p>



<p>Sun Tzu scriveva: <em>“La suprema arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere”</em>. La milizia marittima cinese è la perfetta incarnazione di questo principio. Nessuna nave affondata, nessuna dichiarazione di guerra, nessuna foto satellitare compromettente. Solo <strong>una pressione costante, ubiqua, indefessa</strong>. Pechino ha compreso che <strong>controllare il mare non significa vincere battaglie navali</strong>, ma negare allo sfidante ogni libertà d’azione. Creare un ambiente ostile, incerto, controllato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oceani sotto sorveglianza: il futuro è già iniziato</h3>



<p>Mentre l’Occidente si interroga su droni e missili ipersonici, la Cina ha già occupato il futuro con mezzi antichi, ma riorganizzati. La pesca, un tempo attività marginale nella geopolitica, diventa <strong>veicolo di dominio e sorveglianza</strong>. Questi &#8220;pionieri dell’egemonia silenziosa&#8221; non cercano il trionfo immediato. Lavorano nel tempo lungo. <strong>Il loro obiettivo non è il giorno dello scontro, ma la costruzione silenziosa di un dominio irreversibile</strong>. </p>



<p>Nel nuovo grande gioco globale,&nbsp;<strong>i veri marinai di guerra non portano divise</strong>, ma reti da pesca e ricevitori radio. Dietro ogni timone cinese, potrebbe nascondersi&nbsp;<strong>un satellite umano al servizio del Partito-Stato</strong>. E nel silenzio delle onde, si scrive forse la geopolitica del XXI secolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Italia delle città]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-300x205.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il contrasto stridente tra la bellezza storica e naturale di Taranto e l’impatto dell’industria siderurgica sulla città e sull'ambiente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html">Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-300x205.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>“<em>Vaglielo a spiegare il mare a chi non c’è nato</em>&#8220;. Ecco, vaglielo a spiegare cosa vuol dire essere tarantini a chi non lo è, ma soprattutto, cosa voglia dire vivere a Taranto. Due mari, tre ponti, più o meno centonovantamila abitanti. Una storia secolare, un porto di mare. Una bellezza rugosa, che oggi combatte per il futuro.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/licensed-image?q=tbn:ANd9GcSrt1jidO8c0p8wwOGPrWCatOvVcWPxHbzS6-OWZR4aKwyoZrSZa2fKqynhjkTDE1DHc6449kVJhDRuWDbMQJiLroFQOSc6PFvzx9H9GA" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il dilemma di Taranto è il respiro corto di chi vive tra il fuoco e il mare. È il fumo denso che si mescola alla brezza salmastra, il suono del vento che porta con sé sia il canto delle onde sia il lamento delle ciminiere. Ma le ciminiere non sono l’unico male di questa Bella Addormentata di <strong>Puglia</strong>: l’<strong>acciaieria</strong>, che nel corso dei decenni cambia perennemente nome ma non la sostanza, è solo il simbolo più evidente di un problema più profondo. Taranto è una città bellissima con ferite stratificate, in cui l’industria pesante ha amplificato fragilità già esistenti, ma non le ha create da sola.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2017/11/28/103955129-24a7aa84-11ca-4c14-b761-de0aa8eae51b.jpg" alt="" style="width:600px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>L’<strong>inquinamento</strong> non è solo siderurgico: c’è l’arsenale militare, c’è la raffineria Eni, una gestione dei rifiuti inadeguata. Il mare, che dovrebbe essere risorsa e bellezza, è stato per anni sfruttato e contaminato, con danni enormi alla pesca e alla <strong>mitilicoltura</strong>, attività storiche della città.<br>Taranto vive un paradosso economico: ha il più grande polo siderurgico d’Europa, ma resta tra le città più povere d’Italia. Quando l’industria non è stata capace di creare sviluppo diffuso, il commercio ha sofferto, il turismo è rimasto marginale, le nuove generazioni sono emigrate. Il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti del Paese, e il lavoro spesso significa accettare precarietà e sacrifici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le promesse che non si concretizzano</h2>



<p>L’inquinamento ha reso drammatica la situazione sanitaria: Taranto ha <strong>tassi di malattie respiratorie e oncologiche superiori alla media nazionale</strong>. Ma il problema non è solo l’inquinamento. Gli ospedali sono sotto pressione, le liste d’attesa lunghe, e la sensazione diffusa è che la città sia lasciata a sé stessa. Taranto è una città che aspetta. Aspetta bonifiche che tardano, riconversioni industriali che restano sulla carta, promesse che non si concretizzano. Il <strong>porto</strong>, che potrebbe essere una risorsa strategica, è sottoutilizzato. Il turismo fatica a decollare. Ogni tanto si accende una speranza – la città candidata a Capitale della cultura, eventi e investimenti promessi – ma il rischio è che restino lampi in una notte troppo lunga come testimonia la <em>bagarre</em> scaturita dalla fallimentare gestione dei <strong>Giochi del Mediterraneo</strong>. A questo si aggiunge una <strong>classe politica</strong> che non è mai stata né classe né politica, ove si sono alternati sceriffi e cialtroni, improvvisati e notabili innocenti ma senza polso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cuorediborgo.com/wp-content/uploads/2018/07/d6307e7675901bb8791de425f961e80c.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Nel 2024, secondo l&#8217;indagine sulla qualità della vita del <em>Sole 24 Ore</em>, Taranto si è posizionata al 94º posto su 107 province italiane, guadagnando tre posizioni rispetto all&#8217;anno precedente. “<em>Che peccato</em>” è la frase che ripetono come un mantra i sognatori che restano e gli stanchi che se ne vanno. Nel secondo dopoguerra, Taranto era ancora una città legata alla tradizione marinara. La pesca e la mitilicoltura rappresentavano settori fondamentali dell’economia locale. Inoltre, la città ospitava una delle principali basi della <strong>Marina Militare italiana</strong>, che garantiva occupazione diretta e indiretta. Tuttavia, il Sud Italia soffriva per il ritardo economico rispetto al Nord, e Taranto non faceva eccezione. In questo contesto, lo Stato avviò una serie di interventi per industrializzare il Mezzogiorno, e Taranto divenne uno dei punti chiave di questa strategia. </p>



<p>Il vero punto di svolta arrivò nel 1961, quando lo Stato decise di costruire a Taranto il più grande impianto siderurgico d’Europa, l&#8217;<strong>Italsider</strong>. L&#8217;obiettivo era creare posti di lavoro e sviluppare l’economia locale, riducendo la dipendenza dalle attività tradizionali. “<em>Il mio papà lavora all’Italsider</em>”, era la frase che si sentiva pronunciare ad almeno la metà degli studenti di una qualsiasi classe di qualsiasi scuola tarantina almeno fino alla fine degli anni Novanta. L’industria siderurgica portò benessere economico e crescita demografica. Migliaia di persone trovarono impiego nello stabilimento e nell’indotto, attirando lavoratori anche dalle province vicine. Il Pil della città crebbe rapidamente, e Taranto divenne un simbolo del miracolo economico italiano mentre il resto della Puglia sceglieva altri percorsi. Così quando ancora quel nero ferro non rappresentava ancora il dramma che è oggi, Taranto venne condannata ad un’<strong>economia cittadina monosettoriale</strong>, dipendente quasi esclusivamente dalla grande industria.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2022/04/DSCN9182-1536x1152.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La bomba ambientale</h2>



<p>I primi scricchiolii arrivarono negli anni Ottanta: la crisi dell’industria pesante colpì duramente anche Taranto. La siderurgia, fino a quel momento fiore all’occhiello dello sviluppo del Sud, entrò in difficoltà a causa della concorrenza internazionale e delle mutate esigenze di mercato. Il settore della pesca entrò in crisi per via dell’inquinamento crescente nel “Mar Piccolo”. Ma l’Industria non è stata l’unica “droga” della città: anche la Marina Militare ha rappresentato a lungo una delle due mamme della città dei due Mari: negli anni Novanta, con la fine della Guerra Fredda, l’Italia avviò una serie di ridimensionamenti delle spese militari. Anche Taranto ne risentì: l’<strong>Arsenale</strong> subì una graduale riduzione del personale, molte attività di manutenzione vennero esternalizzate. La città perse progressivamente l’importanza strategica con un conseguente calo dei posti di lavoro legati alla Marina e a una crisi del settore artigianale e commerciale che ruotava attorno alle esigenze dei militari e delle loro famiglie.</p>



<p>Poi, la bomba ambientale. A Taranto si muore. A Taranto l&#8217;acqua, la terra, perfino il bestiame sono contaminati. L’<strong>inchiesta &#8220;Ambiente svenduto&#8221;</strong> sull’ex Ilva di Taranto esplode nel lontano 2012 quando viene disposto il sequestro senza facoltà d’uso dei sei impianti dell’area a caldo che, secondo quanto accertato in due maxi-perizie, una ambientale e una epidemiologica, attraverso le emissioni generavano nella popolazione “<em>eventi di malattie e morte</em>”. Intanto, gli abitanti di Taranto e quelli del famigerato quartiere Tamburi, apprendono la parola “<strong><em>wind days</em></strong>”: quelli in cui, in assenza di precipitazione e con il vento che soffia da Nord e Ovest, nubi nere si addensano così minacciose da impedire di respirare, le finestre vanno tenute chiuse, i bambini smettono di giocare in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/21/%E2%80%9CI_Perdoni%E2%80%9D_di_Taranto.jpg/2500px-%E2%80%9CI_Perdoni%E2%80%9D_di_Taranto.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Taranto che resiste</h2>



<p>Ma dai diamanti non nasce niente, diceva De Andrè. E il dipinto va osservato tutto. <strong>C’è una Taranto che resiste</strong>: nelle reti dei pescatori che animano ancora oggi quell’olio su tela che è <strong>via Garibaldi</strong>; negli studenti universitari che pian piano scelgono di studiare qui: camminano coi libri sottobraccio e siedono al sole con i loro panini nella pausa pranzo; nei giovani musicisti del <strong>Conservatorio Paisiello </strong>le cui note ingentiliscono ancora i vicoli dell&#8217;isola antica; nei tanti piccoli imprenditori che hanno dato una svolta alla loro vita anche con piccole attività: b&amp;b, ristorantini, bottegucce; nei riti ancestrali della Settimana Santa che si tramandano da secoli; negli irriducibili che si danno ancora alla politica cittadina nonostante le batoste; nei <strong>delfini </strong>e nelle balenottere che vengono a salutare la città dal mare; nella forza di centinaia di giovani e meno giovani che sono rimasti o che hanno scelto di tornare: li chiamano pazzi ma sono medici, insegnanti, operatori culturali, artigiani, scienziati che avrebbero potuto diventare strapagate stelle del firmamento di altri cieli ma che hanno scelto di fare di questo groviglio di mare e di ferro una scommessa e una missione. Un incastro tipicamente da Sud Italia, da “Nuovo Cinema Paradiso”: sospesa tra il “<em>non farsi fottere dalla nostalgia</em>” e l’amore per le origini di chi ha avuto così tante ali da poter scegliere di curare le radici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html">Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Non ci sono più pesci in mare (e questo è un problema)</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/non-ci-sono-piu-pesci-in-mare-e-questo-e-un-problema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 17:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le acque dell'Asia orientale si stanno riscaldando più rapidamente rispetto a quelle di altre aree del pianeta. E questo è un problema per i pescatori locali (e non solo)</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/non-ci-sono-piu-pesci-in-mare-e-questo-e-un-problema.html">Non ci sono più pesci in mare (e questo è un problema)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Secondo l’<strong>Organizzazione per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura (Fao)</strong> delle Nazioni Unite (Onu), il consumo medio pro capite annuo globale di <strong>pesce </strong>è passato dai 9,9 chilogrammi negli anni &#8217;60 a un picco di 20,5 nel 2019. Dovrebbe raggiungere i 21,4 kg entro la fine di questo decennio, ma permangono numerosi punti di domanda. </p>



<p>Già, perché i <strong>mari </strong>e gli <strong>oceani </strong>del mondo devono fare i conti con problemi non da poco che hanno causato – e stanno ancora adesso causando – sostanziali modifiche nella distribuzione e abbondanza di pesci. </p>



<p>L’<strong>Asia</strong>, che consuma il 72% della <strong>produzione ittica</strong> planetaria (record assoluto), sta già da tempo constatando gli effetti dell’<strong>aumento delle temperature</strong> della <strong>superficie oceanica</strong>, della maggiore gravità degli eventi meteorologici avversi e della scomparsa di alcune specie marine. Ci sono, infatti, pesci che si sono allontanati dalle aree equatoriali per raggiungere regioni più fresche; pesci che si stanno estinguendo per via della pesca massiccia e aggressiva; e pesci che sono finiti a popolare zone inedite. </p>



<p>Le conseguenze? Disastrose per i pescatori, spesso costretti a massimizzare le operazioni ittiche in un vero e proprio gioco al massacro. Gli ultimi dati sono emblematici: già nel 2022 la produzione mondiale della pesca e dell’acquacoltura aveva raggiunto il picco di <strong>223,2 milioni di tonnellate</strong>, pari a un incremento del <strong>4,4%</strong> rispetto al 2020. Di questo passo non ci saranno più pesci per tutti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="801" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1024x801.jpg" alt="" class="wp-image-444830" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1024x801.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-600x469.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-768x600.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1536x1201.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il mare? È troppo caldo</strong></h2>



<p>Due Paesi asiatici che vivono quasi in simbiosi con la pesca coincidono con <strong>Corea del Sud</strong> e <strong>Giappone</strong>. A causa <a href="https://it.insideover.com/ambiente/termometri-a-50-condizionatori-in-tilt-lasia-travolta-dal-caldo.html">dell&#8217;aumento della temperatura</a> delle acque, per esempio, i calamari stanno scomparendo dalle acque sudcoreane per dirigersi verso nord in cerca di mari più freddi. Allo stesso tempo, i pescatori giapponesi hanno iniziato a riscontrare una massiccia presenza di pesci spada. </p>



<p>Ebbene, siamo di fronte a due rappresentazioni concrete di come il cambiamento climatico può stravolgere i mezzi di sostentamento di centinaia di lavoratori. Soprattutto di quelli che vivono in piccole città o villaggi, per i quali il pesce pescato localmente non è solo un prodotto, ma un qualcosa che vanta profondi <strong>legami storici</strong> e identitari con le rispettive comunità. </p>



<p>Il futuro rischia di essere amaro, come ha spiegato gli esperti dell’Intergovernmental Panel On Climate Change: &#8220;È praticamente certo che l&#8217;oceano superiore globale (i primi 700 metri) si sia riscaldato dagli anni &#8217;70 ed è estremamente probabile che l&#8217;influenza umana sia il fattore principale&#8221;. </p>



<p>Del resto, nel 2023 la temperatura media della superficie del mare nel mondo è stata di 0,4 °C superiore alla media trentennale: praticamente un record da quando sono iniziate le statistiche nel 1891. Secondo la <strong>Japan Meteorological Agency (Jma)</strong>, inoltre, gli ultimi 10 anni sono stati i 10 più caldi mai registrati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="966" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-966x1024.jpg" alt="" class="wp-image-444831" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-966x1024.jpg 966w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-600x636.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-283x300.jpg 283w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-768x814.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-1449x1536.jpg 1449w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac.jpg 1811w" sizes="auto, (max-width: 966px) 100vw, 966px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le pene dei pescatori asiatici</strong></h2>



<p>Le acque dell&#8217;Asia orientale si stanno riscaldando più rapidamente rispetto a quelle di altre aree del pianeta. Basti pensare che la temperatura media annuale della superficie del mare vicino alla Corea del Sud e al Giappone è aumentata di circa 1 °C (raggiungendo <strong>1,9 °C</strong>) nell’ultimo secolo, rispetto alla media globale di 0,6 °C.</p>



<p>Il riscaldamento del clima oceanico ha così modificato la <strong>distribuzione </strong>dei pesci, rendendo difficile la cattura di alcune specie e sconvolgendo le industrie che da tempo ne facevano affidamento per sopravvivere. La pesca, come detto, è una fonte primaria di reddito per decine di milioni di persone in tutta l&#8217;Asia. </p>



<p>Arriviamo così ai pescatori sudcoreani che nel 2023 hanno pescato appena 23mila tonnellate di <strong>calamari </strong>dalle acque del Paese, ben al di sotto delle 59mila recuperate nel 2020 e appena il 14% delle 163mila del 2014. In Giappone, intanto, nella prefettura di Miyagi non è quasi più possibile fare affidamento sull’<em><strong>hoya</strong></em> (o ascida marina), mentre sono invece comparsi i <strong>pesce spada</strong>, fuggiti dalle acque del Giappone meridionale. Le sue catture sono salite alle stelle, passando da una tonnellata rilevata nel 2011 alle 506 tonnellate del 2021. </p>



<p>E questa è soltanto la punta dell’iceberg. Il cambiamento climatico sta letteralmente stravolgendo gli oceani, danneggiando la pesca e, di conseguenza, la vita di milioni di persone. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="611" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1024x611.jpg" alt="" class="wp-image-444832" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1024x611.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-768x458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1536x917.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>La Cina punta alle acque del Perù e preoccupa gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-punta-alle-acque-del-peru-e-preoccupa-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2024 06:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[flotta]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1025" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-768x410.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-1024x547.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una enorme flotta da pesca cinese sta ponendo le basi per quella che il Wall Street Journal ha definito come &#8220;una battaglia tra Davide contro Golia&#8221;al largo delle coste peruviane. Così, uno dei fondali più pescosi del mondo rischia di cadere sotto la pressione di Pechino, che ha già molti contenziosi aperti nelle Zone Economiche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-punta-alle-acque-del-peru-e-preoccupa-gli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1025" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-768x410.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9706717-e1564328259842-1024x547.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una enorme <strong>flotta da pesca cinese</strong> sta ponendo le basi per quella che il <em>Wall Street Journal</em> ha definito come &#8220;una battaglia tra Davide contro Golia&#8221;al largo delle coste peruviane. Così, uno dei fondali più pescosi del mondo rischia di cadere sotto la pressione di Pechino, che ha già molti contenziosi aperti nelle <strong>Zone Economiche Esclusive</strong> del Mar Cinese Meridionale che, almeno sulla carta, appartengono ad altre potenze bagnate dalle acque del <strong>Pacifico</strong>.</p>



<p>Pechino non nasconde le proprie mire espansionistiche da potenza ascendente. Per questo immagina le sue flotte, siano esse composte da navi mercantili o militari, in acque lontane. Ovunque esse possano trovare il loro spazio, e possano imporsi per alimentare gli interessi del <em>Dragone</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La spinta di una super potenza marittima</strong></h2>



<p>È questo il caso della flotta composta da migliaia di navi da pesca sovvenzionate dal governo centrale di Pechino,che secondo il Wsj rappresenta una &#8220;spinta cruciale&#8221; per diventare una &#8220;superpotenza marittima&#8221;, fornendo milioni di posti di lavoro e sfamando i suoi 1,4 miliardi di persone nella <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>.</p>



<p>Il risvolto della medaglia, tuttavia, sono i gravi problemi inflitti all&#8217;economia del Perù e ancora prima alla <strong>comunità di pescatori peruviani</strong> che stanno riscontrando gradi difficoltà ad accedere a una delle zone di pesca più ricche del mondo.. Per loro metà &#8220;<em>naturale</em>&#8220;. Secondo quanto riportato, infatti, la presenza di centinaia di gigantesche navi da pesca cinesi impegnate al bordo delle acque nazionali del Perù sta colpendo duramente gli interessi dell&#8217;industria ittica peruviana. Segnando un -70% della pesca dei calamari: &#8220;<em>il risultato della pesca su scala industriale che le aziende cinesi hanno portato in mari normalmente praticati da singoli individui su piccole imbarcazioni</em>&#8220;.</p>



<p>Un &#8220;<em>saccheggio è terribile</em>&#8221; secondo i piccoli pescatori locali che reclamano disgrazia difronte all flotta di Pechino che pesca giorno e notte avvalendosi delle sue maggiori capacità logistiche. Tratteggiando sulle carte nautiche il prossimo capitolo di <strong>tensioni internazionali </strong>che coinvolgono una flotta cinese inviata d&#8217;oltremare in quella che anche gli Stati Uniti considerano una &#8220;<em>concorrenza sleale</em>&#8220;. Secondo Washington, le navi cinesi praticano una &#8220;<em>pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata</em>&#8221; che ha superato &#8220;<em>la pirateria</em>&#8221; e rappresenta <strong>una minaccia globale alla sicurezza marittima</strong>.</p>



<p>Ma la presenza di navi da pesca cinesi al largo del Perù non è un elemento nuovo. Come riportato da vecchi report, la prima flotta cinese di <strong>22 navi</strong> arrivò al largo della costa occidentale del Sud America già nel <strong>2001</strong>. Secondo la <em>South Pacific Regional Fisheries Management Organization</em>, la flotta cinese ha pescato<strong> 17.700 tonnellate</strong> di calamari. Oggi la flotta da pesca cinese che opera al largo delle coste occidentali del Sud America conta <strong>500 navi</strong> per un totale di circa<strong> 500.000 tonnellate</strong> di calamari pescati. Ma c&#8217;è dell&#8217;altro.</p>



<p>Secondo quanto<a href="https://www.wsj.com/world/asia/chinas-massive-fishing-fleet-overwhelms-locals-in-david-and-goliath-battle-a2b64ea6"> riportato</a> da fonti locali e da quanto si può rilevare dalle immagini satellitari, la flotta di navi da pesca cinesi che staziona al largo del Perù inizia a somigliare a una sorta di &#8220;<strong>città galleggiante</strong>&#8221; che si stabilisce per &#8220;<em>gran parte dell&#8217;anno</em>&#8221; appena fuori dalle <strong>200 miglia nautiche</strong> che fanno parte del territorio marittimo peruviano. Questo garantisce una presenza continua, con un avvicendamento che designa determinate unità navali a centri di logistica. Una nave, per esempio, è adibita a &#8220;nave ospedale&#8221;. Forse in attesa dell&#8217;inaugurazione del<strong> megaporto</strong> che il leader cinese <strong>Xi Jinping</strong> inaugurerà in Perù proprio questo novembre.</p>



<p>Stiamo parlando dell&#8217;infrastruttura portuale di<strong>&nbsp;Chancay</strong>, poco a nord di Lima, dove la società statale cinese di spedizioni e logistica<strong> Cosco</strong> possiede il 60% a fronte del 40% posseduto dalla&nbsp;compagnia mineraria peruviana<strong> Volcan</strong>. In questo porto si pensa attraccheranno alcune delle navi mercantili&nbsp;<strong>più grandi del mondo</strong>, rendendo il Perù uno dei principali&nbsp;<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-via-della-seta-sul-mare-la-rete-dei-porti-con-cui-la-cina-cambia-il-commercio-globale.html">hub marittimi del Pacifico</a></strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dall&#8217;Asia al Sud America per &#8220;forza</strong>&#8220;</h2>



<p>La pesca eccessiva in Asia ha spinto le navi cinesi sempre più lontano da casa mentre Pechino ha sempre sostenuto che lo <strong>sviluppo della sua flotta</strong> da pesca è un punto fondamentale per salvaguardare i diritti marittimi della Cina. E a questo punto aggiungeremmo anche i suoi interessi particolari. </p>



<p>Per parte sua il ministero degli Esteri cinese ha affermato che &#8220;<em>la flotta cinese non è responsabile della diminuzione delle catture di calamari</em>&#8220;, osservando come il governo peruviano abbia attribuito in precedenza la diminuzione di questa specie &#8220;alle temperature oceaniche variabili&#8221;. Secondo il ministero degli Esteri cinese  Pechino &#8220;<em>ha sempre rispettato la zona marittima del Perù, si attiene rigorosamente alle regole per la pesca in acque internazionali e monitora la posizione delle flotte in acque lontane</em>&#8220;. </p>



<p>Resta da analizzare il motivo per cui nelle zone in cui hanno debuttato le flotte da pesca cinesi, ad esempio quella del Ghana, si stiano lentamente esaurendo quei &#8220;<em>piccoli pesci simili a sardine, vitali per le comunità costiere</em>&#8220;, e come nell&#8217;<strong>Oceano Indiano</strong> le navi cinesi per la pesca del tonno siano state &#8220;<em>accusate di lavoro forzato e di shark finning&#8221;.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le mire della Cina sulle infrastrutture del Perù </strong></h2>



<p>Sarebbe quasi inutile aggiungere come le mire cinesi in Perù stiano preoccupando gli Stati Uniti, che guardano alla Cina come il principale avversario del futuro sul piano commerciale e, di conseguenza, su quello militare. L&#8217;attenzione di Washington è stata attirata dagli <strong>investimenti di Pechino</strong> in Perù, da quando il governo peruviano ha concesso a Pechino il controllo della società che fornisce <strong>energia elettrica</strong> alla capitale peruviana e del succitato nuovo megaporto sulla costa del Pacifico.</p>



<p>Il<a href="https://www.ft.com/content/2c77be69-60d7-4d5c-a0c6-c7978bde3888">&nbsp;Financial Times&nbsp;</a> ha riportato le preoccupazioni dei funzionari statunitensi che stanno monitorando la faccenda sottolineando le preoccupazioni riguardanti &#8220;<em>le capacità del governo di Lima di <strong>non saper riconoscere vantaggi e svantaggi</strong> nel fare affari con la Cina</em>&#8220;.&nbsp;Una realtà nota che si è verificata anche nel nostro Paese. Sempre in collegamento ai nuovi progetti incentrati sulle<a href="https://it.insideover.com/economia/il-porto-di-trieste-al-bivio-tra-via-del-cotone-e-via-della-seta.html"> nuove rotte commerciali</a>.</p>
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		<title>Le mani della Cina (e non solo) sulla pesca mondiale: chi è sempre più affamato di pesce</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/le-mani-della-cina-e-non-solo-sulla-pesca-mondiale-chi-e-sempre-piu-affamato-di-pesce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 17:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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<p>Le Nazioni Unite hanno classificato oltre il 90% dei principali stock ittici marini del mondo come “pienamente sfruttati”, “sovrasfruttati” o “significativamente impoveriti”. Considerando che il pesce è la fonte primaria di proteine per miliardi di persone, e che il numero di “stock eccessivamente sfruttati” è triplicato negli ultimi 50 anni, la prospettiva di dover fare a meno di un simile alimento a causa di saccheggi e, più in generale, di un progressivo suo esaurimento, non è affatto rosea.</p>
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<p>Le Nazioni Unite hanno classificato oltre il 90% dei principali <strong>stock ittici marini</strong> del mondo come “pienamente sfruttati”, “sovrasfruttati” o “significativamente impoveriti”. Considerando che il <strong>pesce </strong>è la fonte primaria di proteine per miliardi di persone, e che il numero di “stock eccessivamente sfruttati” è triplicato negli ultimi 50 anni, la prospettiva di dover fare a meno di un simile alimento a causa di saccheggi e, più in generale, di un suo progressivo suo esaurimento, non è affatto incoraggiante. </p>



<p>Le <strong>flotte di pescherecci</strong> di molti Paesi si spingono sempre più al largo alla ricerca di maggiori profitti &#8211; in un settore che vale già <strong>600 miliardi di dollari</strong> all&#8217;anno &#8211; e di <strong>cibo </strong>con il quale sfamare le loro popolazioni in crescita. </p>



<p>In teoria, per proteggere la vita marina e le comunità costiere, l’oceano è suddiviso in acque internazionali e in centinaia di <strong>zone economiche esclusive</strong>. Queste ultime danno a vari governi il controllo su aree che si estendono per circa 200 miglia nautiche dalle loro coste, oltre alla giurisdizione sulle risorse viventi e non viventi in loco. Molte flotte scelgono di pescare legalmente in acque internazionali proprio al confine delle zone economiche di altri Paesi, alcune navi pagano per pescare nel territorio di altre nazioni, mentre altre ancora scelgono di disattivare i propri sistemi di identificazione automatica e di condurre <strong>attività di pesca illegali</strong> in aree altrui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pesca della Cina</h2>



<p>Il <em>Sydney Morning Herald</em> ha dedicato al tema un lungo approfondimento. Il quotidiano australiano ha quindi acceso i riflettori sul ruolo giocato dalla <strong>Cina</strong>, le cui flotte di pescherecci sono state accusate di viaggiare &#8211; e quindi di pescare – ben oltre la propria zona economica esclusiva, arrivando persino a raccogliere pesce dal <strong>Sud America</strong> e dall’<strong>Africa</strong>. </p>



<p>Pechino, del resto, deve fare i conti con la popolazione più grande del pianeta: 1,4 miliardi di abitanti. Il loro consumo annuo, in media, è di 38,5 chilogrammi per persona. Nel 2013, il presidente cinese <strong>Xi Jinping </strong>fu chiaro nel chiedere ai pescatori del Paese di “costruire navi più grandi” e catturare più pesci. Da quel momento in poi, la flotta peschereccia del Dragone del Pacifico è cresciuta di oltre il <strong>500%, </strong>raggiungendo le 564.000 imbarcazioni. </p>



<p>Secondo la Banca Mondiale, entro il 2030 la Cina rappresenterà fino al <strong>37%</strong> delle catture globali di pesce, molto più di qualsiasi altro Stato. Ed è per questo che le barche cinesi viaggiano fino alle <strong>Isole Falkland</strong>, al largo dell&#8217;Argentina, per catturare i calamari. O fino in <strong>Ecuador</strong>, dove nel 2017 è stata fermata un&#8217;imbarcazione che trasportava più di 600 squali. Nel 2020, invece, quasi 300 navi da pesca cinesi operavano vicino alle <strong>Isole Galapagos</strong>, proprio al confine della zona economica ecuadoriana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un programma in espansione</h2>



<p>Ovviamente gli stock ittici mondiali non terminano solo a causa della pesca cinese. Date le dimensioni del Paese, e della richiesta di pesce, il contributo del Dragone non è certo irrilevante. Cat Dorey dell’<em>Australian Marine Conservation Society</em>, ha spiegato che c’è stato un aumento delle flotte internazionali. Mentre le attività legali sono relativamente facili da monitorare, quelle delle cosiddette “<strong>navi oscure</strong>” – che spengono i loro transponder – stanno diventando sempre più difficili da tenere d’occhio. &#8220;Molte di queste navi utilizzano i trasbordi in mare, quindi non tornano in porto per scaricare il pesce, il che rende più semplice scaricare un gruppo di pesci su una nave in mare e poi riciclarli mescolandoli con materiale legale&#8221; ha aggiunto Dorey. </p>



<p>I dati del <em>Global Fishing Watch </em>hanno rilevato che, tra il 2012 e il 2020, il <strong>Giappone </strong>possedeva la più grande flotta peschereccia internazionale attorno alle acque australiane. Nel 2006, la stessa flotta giapponese è stata accusata dalle autorità australiane di aver catturato illegalmente tonno rosso del sud per un valore fino a 8 miliardi di dollari. Da allora, Tokyo ha visto le sue catture totali scendere al minimo storico di 3,5 milioni di tonnellate, dopo aver ridotto le dimensioni della sua flotta del 25%. </p>



<p>Sempre in Asia, vale la pena menzionare <strong>Taiwan</strong>. Il Dipartimento australiano dell’ambiente, nel 2018, ha stimato che la flotta peschereccia taiwanese aveva ridotto lo stock di squali martello nel Mare di Arafura di oltre il 60%. Il problema è dunque globale. Così come il <strong>rischio </strong>del sovrasfruttamento degli stock ittici.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Pericoloso per la salute&#8221;. Lo scontro sul pesce che scuote l’Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/pericoloso-per-la-salute-lo-scontro-sul-pesce-che-scuote-lasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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<p>Polemiche in Asia in seguito alla rilascio nell'oceano dell'acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima da parte del Giappone.</p>
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<p>Isteria mediatica, ripicche politiche, voci non confermate, posizioni scientifiche. C’è questo e molto altro nello <strong>scontro sul pesce</strong> che sta scuotendo l’Asia in seguito alla rilascio nell&#8217;oceano dell&#8217;<strong>acqua trattata</strong> dalla centrale nucleare di&nbsp;<strong>Fukushima </strong>da parte del <strong>Giappone</strong>. </p>



<p>Nonostante lo scorso luglio l&#8217;<strong>Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Aiea)</strong> avesse concluso che il piano di scarico, attentamente supervisionato passo dopo passo, fosse conforme agli standard globali di sicurezza e dotato di un impatto &#8220;trascurabile&#8221; su persone e ambiente, non sono mancate le proteste. In certi casi feroci, come nel caso di quelle esplose in <strong>Corea del Sud</strong> e in <strong>Cina</strong>. </p>



<p>Attenzione però, perché se a livello governativo non sembrano esserci screzi tra Seul e Tokyo, tutto il fervore è incastonato tra le pieghe della società civile. Detto altrimenti, i <strong>cittadini comuni</strong> temono che il rilascio dell’acqua della centrale di Fukushima in mare aperto possa avere conseguenze nefaste per l’ambiente, per i pesci e dunque anche per l’alimentazione. Lo stesso credono diversi commercianti e pescatori di vari Paesi della regione, preoccupati che la vicenda possa impattare le loro attività economiche. </p>



<p>L’azione più eclatante è tuttavia arrivata da Pechino, con lo stop a tutte le <strong>importazioni </strong>di <strong>prodotti ittici</strong> nipponici, al punto che il governo giapponese starebbe pensando di presentare un reclamo presso l’<strong>Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc)</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro Cina-Giappone su Fukushima</h2>



<p>Il ministro per la Sicurezza Economica del Giappone, <strong>Sanae Takaichi</strong>, nel corso di una conferenza stampa ha ammesso che l&#8217;esecutivo valuta contromisure contro le restrizioni alle importazioni dei prodotti del Sol Levante imposte da Pechino, inclusa la presentazione di un reclamo presso l&#8217;organismo del commerciale globale, dal momento che &#8220;inoltrare un reclamo attraverso i canali diplomatici non si è rivelato utile&#8221;. Precedentemente anche il ministro degli Esteri, <strong>Yoshimasa Hayashi</strong>, aveva dichiarato in una sede separata che il Giappone prenderà &#8220;misure necessarie nell&#8217;ambito di strutture come l&#8217;Omc&#8221;, sottolineando l&#8217;importanza di una comunicazione ravvicinata tra i due paesi, &#8220;al fine di mantenere una relazione costruttiva&#8221;. </p>



<p>Anche i governi di <strong>Hong Kong</strong> e <strong>Macao</strong>, entrambe regioni semi-autonome della Cina, hanno vietato le importazioni di prodotti ittici dal Giappone all&#8217;indomani dell&#8217;avvio delle operazioni di sversamento dell&#8217;acqua dal sito danneggiato dal disastro del 2011. Dal canto suo, la Cina ha definito il rilascio dell&#8217;acqua del Giappone &#8220;un atto estremamente egoista e <strong>irresponsabile</strong>&#8220;. Analoga la risposta di Hong Kong, che ha deciso di imporre restrizioni sulle importazioni di prodotti ittici da 10 prefetture giapponesi, tra cui&nbsp;Fukushima&nbsp;e Tokyo. </p>



<p>&#8220;La Cina deve revocare il divieto di importazione di tutti i prodotti ittici giapponesi&#8221;, ha dichiarato il premier nipponico <strong>Fumio Kishida</strong> davanti ai media locali. &#8220;Continueremo ad esortare fermamente il governo cinese a consultare esperti che discutano dell&#8217;impatto del rilascio nell&#8217;oceano dell&#8217;acqua trattata basandosi su prove scientifiche&#8221;, ha quindi aggiunto. </p>



<p>Le <strong>accuse </strong>tra i due Paesi vanno avanti da diversi giorni anche sul fronte dei social media: dalle manipolazioni di immagini che mostrano pesci deformi collegati alla catastrofe nucleare provenienti dalla Cina, alla pubblicazione dei numeri governativi da parte del quotidiano conservatore nipponico <em>Yomiuri Shimbun</em> relativi agli scarichi delle <strong>centrali cinesi</strong>, calcolati di sei volte e mezzo superiori a quelli di&nbsp;Fukushima (con i dati che si basano su statistiche annuali del settore dell&#8217;energia nucleare in Cina e su rapporti forniti dagli operatori delle centrali).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze per l’industria ittica</h2>



<p>Nei prossimi 30 anni, il Giappone ha in programma di scaricare più di un milione di tonnellate di acqua immagazzinata nella centrale nucleare di Fukushima. Tokyo ha più volte ripetuto che l&#8217;acqua è sicura e l&#8217;organismo di vigilanza nucleare delle Nazioni Unite ha approvato il piano, ma i critici sostengono che il rilascio dovrebbe essere fermato. Per la cronaca, l&#8217;acqua viene filtrata per rimuovere la maggior parte degli elementi radioattivi e poi diluita per ridurre i livelli di <strong>trizio</strong>, un isotopo radioattivo dell&#8217;idrogeno difficile da separare dall&#8217;acqua. </p>



<p>Per tentare di arginare la preoccupazione dell&#8217;opinione pubblica per le possibili conseguenze sui prodotti ittici del suddetto processo, il presidente sudcoreano <strong>Yoon Suk-yeol</strong> e il primo ministro <strong>Han Duck-soo</strong> hanno consumato un pasto a base di frutti di mare, secondo quanto riferito da fonti dell&#8217;ufficio presidenziale citate da <em>Yonhap</em>. Di fronte a un drastico calo del consumo di pesce in Corea del Sud, il governo ha così cercato di dimostrarne la sicurezza. Frutti di mare sono stati serviti anche nella mensa interna dell&#8217;ufficio presidenziale dove, secondo le fonti ufficiali, saranno offerti vari tipi di prodotti ittici, a cominciare dal pesce crudo a fette allo sgombro alla griglia, durante l&#8217;intera settimana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La variabile economica</h2>



<p>Il 26 agosto, migliaia di persone erano scese in strada a Seoul per protestare contro l&#8217;iniziativa del Giappone. &#8220;Lo scarico di acqua contaminata da fonti nucleari è una dichiarazione di guerra contro le nazioni che si affacciano sull&#8217;Oceano Pacifico. Il Giappone dovrebbe chiedere scusa alla Repubblica di Corea, che è il paese più vicino e sta subendo i danni maggiori&#8221;, ha affermato il leader del DP Lee Jae-myung. Per la <em>Bbc</em>, il governo giapponese ha affermato che i test sull&#8217;acqua di mare attorno alla centrale nucleare di&nbsp;Fukushima&nbsp;non mostrano livelli rilevabili di radioattività dopo il rilascio di acqua trattata dall&#8217;impianto nell&#8217;oceano. </p>



<p>L’isteria è comunque alle stelle, anche per quanto concerne il lato economico della vicenda. Nel 2022 le esportazioni di prodotti marini verso Pechino hanno raggiunto un valore di 160 miliardi di yen, pari a poco più di <strong>1 miliardo di euro</strong>, pari al 40% circa del totale delle spedizioni estere in termini di valore. L&#8217;industria delle capesante è uno dei settori più a rischio, secondo un&#8217;indagine governativa, perché attraverso canali di lavorazione nella stessa Cina i pesci vengono esportati verso paesi terzi, inclusi gli Stati Uniti. </p>



<p>A questo riguardo il governo di Tokyo sta valutando modi per creare strutture di produzione in Giappone e stabilire nuovi canali di vendita. Un fondo del valore di oltre mezzo miliardo di euro è stato approvato per affrontare i danni all&#8217;immagine causati dal rilascio delle acque; i fondi, tuttavia, non coprono al momento le imprese che operano nei processi di trasformazione dell&#8217;industria della pesca. La società di ricerca Teikoku Databank stima che almeno <strong>727 aziende giapponesi</strong> che esportano prodotti ittici in Cina, direttamente o indirettamente, saranno colpite dal recente divieto. Oltre la metà di queste generavano fino alla metà del proprio fatturato in Cina, mentre 164 erano principalmente impegnate nella trasformazione o vendita di prodotti ittici verso il Paese vicino.</p>
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		<title>Barça o Barzaq</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 10:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar. La luce del primo pomeriggio è ancora molto forte ma il mare è calmo. Sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html">Barça o Barzaq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                        05.08.2023
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                <h1 class="article__title">
                    Barça o Barzaq
                </h1>

                                    <div class="article__lead">
                        La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar&#8230;.
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                Andrea Ferro
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<p>La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar. La luce del primo pomeriggio è ancora molto forte ma il mare è calmo. Sembra stanco come i pescatori che ne solcano le acque da una vita. “Oggi non c’è più rispetto per il mare”, mi dice Cheikh Tidiane Cissé mentre alle nostre spalle la riva si fa sempre più lontana, “metodi di pesca aggressivi, sabotaggi, cambiamento climatico, ci sono troppe piroghe e ci sono le barche straniere che fanno ciò che vogliono”. All’ingresso della baia ci sono diverse piroghe di grandi dimensioni all’ormeggio. Troppo grandi per essere issate a riva. “Con quelle restano in alto mare per settimane, anche per più di un mese”, esordisce Cheikh, quasi cogliendo i miei pensieri dal mio sguardo.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Mare saccheggiato" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dvQCHaZAbZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dvQCHaZAbZ0");</script>
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<p>Sono anche le piroghe comunemente usate da chi tenta la via del mare verso la Spagna. Cheikh è pescatore fin da quando all’età di dieci anni lasciò la scuola per andare a lavorare. Espressione amichevole e occhi stanchi, come molti viene da una famiglia di pescatori da generazioni. La piroga su cui ci troviamo, oramai al largo, porta il nome di suo padre. “La famiglia ti guarda. Non c&#8217;è niente da mangiare. Cosa fai a questo punto? Rischierai! Se ci riesci, bene, se muori, sei sicuro che è finita. Si vince o si perde. Ecco perché si dice ‘Barça o Barzaq’. Significa rischiare tutto, perché siamo stanchi morti, non sappiamo più cosa fare”. Non c’è pescatore in Senegal che non conosca quest’espressione; “Barça o Barzaq”, dove Barça sta per Barcellona, che per estensione sottintende alla Spagna. Barzaq è la fine, il capolinea, l’aver dato il tutto e per tutto, e sei morto nel tentativo. Una sorta di “o la va o la spacca”, per intenderci.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406062" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cheikh Tidiane Cissé, pescatore della comunità lebou di Ouakam, a Dakar, mentre rientra da una battuta di pesca. Dakar, Senegal</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Poca chiarezza e pochi controlli </h2>



<p>Con una costa di 718 km, il settore della pesca fornisce un contributo significativo all&#8217;economia del Senegal, e almeno due milioni di persone vivono del mare. Le attività di pesca illegale non regolamentata e non dichiarata (INN), e un&#8217;industria della pesca opaca, minacciano la sicurezza alimentare e il sostentamento di una vasta porzione della popolazione. Secondo la FAO, l’industria della pesca contribuisce per quasi l&#8217;1,8% al PIL del paese e i posti di lavoro connessi sono ufficialmente 600.000, anche se nei fatti il numero è ben maggiore. Ciò la rende uno dei pilastri dell’economia nazionale. Ma ancor prima che economico, la pesca è un è elemento culturale e identitario su cui si fonda la variegata società senegalese. Molte comunità costiere, quasi sempre appartenenti all’etnia lebou, fanno affidamento su di una pesca di tipo artigianale come unico mezzo di sussistenza.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406065" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il mercato del pesce di Mbour, sulla Petite Côte, Senegal. Mbour è uno dei principali centri di pesca del Senegal @Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>Le tecniche di pesca adottate in Senegal si fondano infatti sull’uso di diversi tipi di piroga e in generale non sono meccanizzate. Il che significa che la pesca tradizionale non può in alcun modo competere con la pesca industriale meccanizzata tipica dei paesi occidentali. Per dare un riferimento, ogni mega peschereccio può pescare in un anno fino a 20mila tonnellate di pesce. È circa quanto 1.700 piroghe senegalesi riescono a pescare nello stesso periodo.<br>“In una sola volta, in una sola settimana di pesca, possono caricare circa 2000 tonnellate di pesce”. Ramatoulaye Diallo, una signora dalla corporatura asciutta e dai modi accoglienti e gentili, è la presidente del CMES (Collettivo Marittimi Esportatori del Senegal). L’associazione riunisce compratori e esportatori del settore ittico senegalese, e si occupa di affrontare i problemi della pesca e le relative questioni commerciali, delle risorse, e di ciò che è legato alle comunità costiere. “Il settore della pesca è una lunga catena. E noi siamo una parte, un segmento di questa catena. La nostra attività principale è l&#8217;acquisto del pesce”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406068" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un pescatore da poco sbarcato sulla spiaggia di Mbour svuota la sua rete dai pesci che ha catturato mentre intorno si raggruppano potenziali acquirenti. Come spesso accade, la maggior parte di queste sono donne alcune delle quali cercano pesce da lavorare e poi rivendere. Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>In questo settore da più di 18 anni, mi racconta che nel corso degli ultimi dieci c’è stato un aumento esponenziale di pescherecci stranieri al largo delle coste senegalesi. La diminuzione delle scorte ittiche e la quasi scomparsa di alcune specie ne è strettamente collegata. Nella maggior parte dei casi le accuse di sfruttamento indiscriminato sono rivolte alle imbarcazioni provenienti da Cina e Russia. “Queste flotte danneggiano il mare, persino il fondale, perché usano reti non consentite, e non rispettano le zone protette”, mi racconta mentre parliamo nello spazioso soggiorno di casa sua a Dakar. “A volte catturano indiscriminatamente esemplari ancora troppo giovani e non va bene. Per loro non è nemmeno fonte di guadagno. Li ributtano in mare. Stanno danneggiando l&#8217;ecosistema dove i pesci più giovani si nascondono per crescere e riprodursi. Inoltre, non rispettano le miglia oltre cui dovrebbero operare e si avvicinano alle coste”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406070" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pescatori di rientro da una battuta di pesca tirano a riva le piroghe. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>In Senegal c’è infatti un enorme problema relativo ai controlli e alle regolamentazioni. Secondo Diallo per quanto è possibile sapere le imbarcazioni europee sono generalmente abbastanza rispettose delle norme in vigore. Quando scaricano il pescato, è possibile vederne la tracciabilità. Ma quando si tratta di imbarcazioni dalla Cina la situazione si complica. “Arrivano qui come formiche, non ci si può credere”, aggiunge Diallo. “Pescano qualsiasi cosa vogliano. Quando scaricano, non si sa cosa ci sia nelle scatole perché non c&#8217;è alcuna etichetta, solo numeri”. Quando il pesce viene scaricato dalla navi infatti, la numerazione non è univoca per ogni barca. Ciò significa che su dieci barche si possono riscontrare dieci diverse numerazioni che si riferiscono al pesce contenuto nelle scatole e alla sua provenienza. Il che complica una situazione già fumosa. Le poche volte che una nave è colta nel commettere un’infrazione e viene multata, la somma non costituisce in assoluto un deterrente. Per fare un esempio, se una nave viene fermata a pescare illegalmente può venire multata per 100,000 dollari. Ma cosa sono 100.000 dollari per un grosso peschereccio che ogni dieci giorni cattura qualcosa come 2000 tonnellate, dal valore di circa 10 milioni di dollari?</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406073" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratori del pesce mentre lo puliscono prima di metterlo ad essiccare al sole cosparso di sale. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro </figcaption></figure>
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<p>“Purtroppo manca la volontà politica di rendere più sicure le comunità costiere”, mi dice il Dr. Aliou Ba, responsabile della campagna Oceani per Greenpeace Africa. “Ciò che avviene è che alcuni paesi o imbarcazioni non hanno licenze di pesca e non hanno accordi di pesca con il Senegal. Persone di altri paesi vengono qui e aprono una società mista insieme a qualcuno del posto per avere accesso al settore della pesca senegalese”. Il Dr. Ba mi conferma che questi sotterfugi sono stati più volte segnalati alle autorità. Nella maggior parte dei casi la nave appartiene ad armatori asiatici o europei. Queste società miste non dovrebbero quindi essere autorizzate a pescare in acque senegalesi, “ma purtroppo oggi la maggior parte delle imbarcazioni industriali si trova in questa situazione”, prosegue.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406074" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratore in un momento di riposo mentre pulisce il pesce da essiccare. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>In Senegal le persone sono tradizionalmente abituate a consumarne quasi ogni giorno. Rappresenta circa il 70% dell’apporto di proteine. Quindi, se il pesce non sarà più disponibile o di più difficile accesso, il Paese rischia di affrontare una grave situazione di insicurezza alimentare. Inoltre quando in Senegal c&#8217;è un divieto di pesca riguardo una specie ittica, lo stesso non vale per un paese vicino. Ciò lascia spazio a scappatoie che aiutano gli armatori a pescare ciò che vogliono, nonostante alcune specie non siano previste nei loro contratti. “Supponiamo che si conceda il contratto di pesca a una flotta straniera”, mi spiega Diallo, “se il Senegal ha vietato per esempio il polpo, non possono catturarlo in acque senegalesi. Ma se non c&#8217;è lo stesso divieto nelle acque mauritane, possono dire che siccome in Mauritania la loro licenza lo prevede, l’hanno pescato prima di entrare in acque senegalesi. Come si fa provare il contrario? Semplicemente non si può”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg" alt="" class="wp-image-406076" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici della trasformazione del pesce mentre raccolgono il pesce precedentemente messo a essiccare sotto la cenere rovente prima di poter essere lavorato. Bargny, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Tensione tra le comunità locali</h2>



<p>Il settore della pesca è una catena formata da una successione di elementi strettamente connessi l’uno all’altro. E tutto ruota ovviamente attorno alla disponibilità di pesce. Ci sono i pescatori artigianali che vanno a pescare e, quando tornano a riva, consegnano il pescato ai commercianti di pesce che acquistano il prodotto e che spesso riforniscono i mercati locali. Poi ci sono le donne trasformatrici che acquistano il pesce per lavorarlo – spesso essiccandolo o affumicandolo &#8211; e riforniscono anche Paesi che non hanno accesso diretto al mare come il Mali. Già da tempo la scarsità di pesce ha intaccato gli equilibri di questo sistema. Le trasformatrici non hanno più sufficiente materia prima da lavorare, e sono costrette a reperirne a prezzi più alti dai grossisti, i quali sono in grado di conservarlo più a lungo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406077" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici del pesce in un momento di riposo al riparo dal forte sole pomeridiano. Bargny, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Le lavoratrici senegalesi sono rinomate in tutta l’Africa occidentale e ricevono pesce anche da altri paesi come il Ghana perché venga da loro lavorato. Ma poco pesce significa prima di tutto colpire il primo anello di questa catena, costituito ovviamente dalle centinaia di migliaia di pescatori. Oramai molte delle piroghe che si vedono adagiate sulle spiagge del Senegal, quando non sono lo spettro di chi è partito da tempo o ha abbandonato l’attività, sono sempre più spesso un mezzo di speranza per quanti tentano di arrivare in Europa, inseguendo un miglior futuro per le proprie famiglie e animati dalla convinzione di non aver nulla da perdere. Quanti rimangono si sentono sconfitti, ma troppo legati al mare e alla pesca per anche solo immaginare di fare qualunque altra cosa. C’è chi prova a opporsi e affrontare le grandi imbarcazioni quando sorprese a pescare illegalmente. Ma se si tratta di una nave lunga più di 120 metri, una piroga quando le si avvicina si fa davvero minuscola. Non costituisce certo una minaccia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406078" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dopo quattro giorni di lavoro e dopo aver calcolato le spese, l&#8217;equipaggio di una piroga si ritrova con un guadagno netto di 4.000 franchi a testa, poco più di 6 Euro. Mbour, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Spesso gli equipaggi di questi grandi pescherecci sparano contro le piroghe forti getti d’acqua o cercano di creare vortici in mare per farle ribaltare. Ciò genera non poche situazioni di pericolo, quando non sfociano direttamente in incidenti. Anche se le comunità costiere del Senegal sono quasi tutte strettamente legate al mare e alla pesca, ci sono alcuni centri maggiori da cui proviene il pesce che viene poi venduto e consumato nel paese, oltre che esportato verso i paesi confinati. Tra questi vi sono sicuramente Saint Louis, Kayar, Mbour, Yoff, Soumbédioune, Joal e Djiffér. Ognuno di questi centri, grossi villaggi sul mare, ha una propria regolamentazione per quanto riguarda le tecniche di pesca. La scarsità di pesce spinge molti pescatori a percorrere grandi distanze verso zone di pesca di altre comunità. Ciò porta sempre più spesso a conflitti tra gli stessi pescatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg" alt="" class="wp-image-406079" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Malik Ba, pescatore di 47 anni dopo essere rientrato da una battuta di pesca di quattro giorni, che al netto delle spese gli ha portato un guadagno di appena sei euro. Mbour, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Presso Kayar si è verificato uno di questi episodi proprio nei giorni in cui mi trovavo al lavoro in Senegal, e ha portato alla morte di un giovane. Ramatoulaye Diallo mi racconta che a quanto pare, alcuni pescatori sono arrivati da Saint Louis, nel nord del Senegal, portando con sé le reti in monofilamento. Sono reti vietate, che quando vanno alla deriva in mare continuano a pescare catturando qualsiasi cosa. Sono una minaccia per i pesci e per l&#8217;oceano. Quando i pescatori di Kayar se ne rendono conto ne deriva uno scontro tra pescatori in mare. Quello interno alla comunità dei pescatori è un conflitto che danneggia l’intera comunità e nasce da una situazione assai tesa, dove in molti si competono risorse sempre più scarse.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406081" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fedeli riuniti in preghiera sulla spiaggia di Ngor, durante la celebrazione dell&#8217;Eid, la festa di fine Ramadan. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>Sempre a Kayar è presente una grossa fabbrica di farina e olio di pesce. Queste utilizzano pesce fresco e commestibile nella produzione e che, in gran parte esportato in Europa e in Asia, serve per nutrire altri animali. Soprattutto come cibo per altri pesci allevati in modo intensivo. Il che suona chiaramente come un controsenso. Si usano pesci sottratti alle comunità delle zone da cui provengono, che invece di nutrirne la popolazione servono per produrre cibo per altri pesci allevati a migliaia di chilometri di distanza. Si tratta quindi di un uso delle risorse che va a scapito delle popolazioni locali, che non possono utilizzarle per il proprio sostentamento.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406087" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Al tramonto tutte le piroghe della comunità di Ngor vengono tirate a riva. Qui la maggior parte dei pescatori pratica la pesca subacquea. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa aspettarsi dal futuro</h2>



<p>Il governo del Senegal pare passivo di fronte a una questione così strutturale per il paese. A differenza di altri paesi costieri come la Mauritania, i dati disponibili sulla quantità di navi straniere in attività e di contratti di pesca sono pochi e inaffidabili. “Abbiamo dei dati. I pochi disponibili sono in internet. Ma sono dati realistici?”, si domanda la signora Diallo. “Perché qui abbiamo una nave con cui veniva effettuando il controllo delle attività in mare. Ma è inattiva da due o tre anni perché fuori servizio. Quindi qualsiasi dato possano fornire non può certo essere accurato.”</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg" alt="" class="wp-image-406109" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ramatoulaye Diallo, Presidente Collettivo Marittimi ed Esportatori del Senegal (CMES) nel soggiorno di casa mentre legge il memorandum consegnato al ministero della pesca del Senegal sulle attività di pesca. Nonostante le ripetute richieste di un incontro in cui discutere della situazione del settore della pesca il governo non ha ancora dato risposta. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Sempre secondo Diallo, ma come ho riscontrato in più di un’occasione parlando con diversi pescatori e lavoratrici del pesce, il problema della pesca in Senegal può essere affrontato in due modi: in primo luogo riducendo le imbarcazioni industriali, mettendo in campo migliori e più efficaci controlli dei metodi di pesca e delle licenze. Con reali deterrenti come multe e carcere in caso di gravi infrazioni. In secondo luogo, riorganizzare l’attività della pesca artigianale in Senegal. Lavorare sui pescatori, con i pescatori. Favorire il dialogo e la comunicazione tra centri di pesca diversi cercando di prevenire i conflitti. Evitare che si verifichino altri episodi come quanto successo a Kayar.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406102" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Demba Diaby, 21 anni. Suo zio risulta disperso in mare da due anni dopo che la piroga sulla quale pescava è stata speronata da un grande peschereccio che non si è fermato a prestare soccorso. Demba stesso ha rischiato la vita l&#8217;ultima volta che è uscito in mare: un altro peschereccio ha puntato a grande velocità la piroga su cui si trovava. Lui e i suoi compagni sono riusciti a salvarsi solo perché sono riusciti a tagliare la corda dell&#8217;ancora poco prima di poter venire investiti. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Evitare che i pescatori senegalesi in primis non impieghino metodi di pesca dannosi per l’ambiente marino. E poi sicuramente introdurre aree marine di ripopolamento, dove nessuno possa pescare per un certo periodo, soprattutto le grandi imbarcazioni. Oppure lo stop temporaneo alla pesca di alcune specie per far si che il loro numero torni a livelli compatibili con le attività di pesca. Ma nonostante sia chiaro a tutti cosa servirebbe fare, c’è da chiedersi se verrà mai fatto qualcosa di strutturale per frenare il saccheggio e l’impoverimento dei mari.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406108" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Disegni fatti sul muro di una casa da bambini raffiguranti pescatori e piroghe. Kayar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>“Non voglio essere pessimista, ma non prevedo un futuro positivo per la pesca in Senegal”, confessa Ramatoulaye Diallo. “Perché non ho visto alcuna politica pensata per invertire questa tendenza negativa e, più tempo passa, peggio vanno le cose. Ma c’è ancora tempo per agire. Ma bisogna agire ora. Non domani, non l&#8217;anno prossimo, non il mese prossimo. Bisogna agire in questo istante mentre stiamo parlando”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406107" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Omar Samba detto “Pape” è il presidente dell&#8217;associazione dei pescatori della comunità di Ngor. L&#8217;associazione non è a scopo di lucro e ha come unico scopo il sostegno della comunità di pescatori in difficoltà. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Cheikh Cissé sembra fare eco alle parole della signora Diallo. “Dobbiamo proteggere il mare. Perché il mare, come dite voi bianchi, è il diamante blu. Ma qui in Africa la gente non rispetta le regole del mare. Ognuno fa quello che vuole. Non dipende dai pescatori, è lo Stato che ha il dovere di sorvegliare le attività, le specie vietate, quello che si fa in mare. Questo è il ruolo di uno Stato. Controllare il mare, punire”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18.jpg" alt="" class="wp-image-406318" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vecchie piroghe a riva sulla costa di Kayar, nel nord del Senegal. Kayar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Il sole picchia meno e ha iniziato la sua discesa verso l’orizzonte quando il giovane aiutante di Chekh salpa l’ancora. La piroga si dirige nuovamente verso la costa di Dakar, scivolando morbidamente su di un mare privo di onde. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1.jpg" alt="" class="wp-image-406323" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici del pesce a riposo dopo la giornata di lavoro e piroghe a riva al tramonto sull&#8217;infinita spiaggia di Mbour, sulla Petite Côte. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>A riva alcune persone accorrono ad aiutare a issare la piroga che tornerà a inserirsi fra le decine e decine di altre simili che affollano la spiaggia di Ouakam. Mentre viene scaricato il pesce rifletto su quanto sia stretto il legame tra questa gente e il mare. “Bisogna guadagnarsi da vivere”, dice Cheikh. </p>


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                            Testo, foto, video
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                                    Andrea Ferro
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		<title>La battaglia per le risorse del Pacifico</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 16:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Oceano Pacifico è l'epicentro della grande partita geopolitica globale e di una contesa per le risorse che non ha confini</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html">La battaglia per le risorse del Pacifico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230104171725654_0cb1efab230f8eadca019f75424447bb-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Oceano Pacifico</strong> è l&#8217;epicentro della grande partita geopolitica globale, è la massa d&#8217;acqua che copre da sola un terzo della superficie terrestre e su cui insistono gli Stati con l&#8217;economia più vasta del pianeta (<strong>Stati Uniti, Cina e Giappone</strong> sono ai primi tre posti per Pil), le nazioni a tasso di crescita più alto (dall&#8217;<strong>Indonesia al Vietnam</strong>) e una serie di nazioni, dalla Corea del Sud al Cile, dal Messico all&#8217;Australia, ambiziose per gli obiettivi su risorse naturali e commerci.</p>



<p>Il Pacifico è un &#8220;miracolo geologico&#8221; e naturalistico. Lo si nota guardando gli ecosistemi variegati in superficie (<strong>dal reef australiano alle Galapagos</strong>) e nei fondali (gli habitat non basati sul carbonio delle fosse oceaniche) ma anche apprezzando l&#8217;ampiezza delle sue fonti di materie prime ed energia, contese e desiderate dalle grandi potenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gas e petrolio animano la sfida</h2>



<p>Il primo terreno di scontro è quello sulle risorse più contese del presente: <strong>gas naturale e petrolio</strong>. A Occidente del Pacifico, la Cina è il maggior consumatore al mondo di entrambi. A Oriente, gli Stati Uniti usano a fini strategici il gas naturale, di cui sono i maggiori produttori mondiali, e hanno nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/alaska-ultima-frontiera-americana-verso-lartico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alaska, affacciata sul Pacifico, lo scrigno del loro sistema petrolifero.</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-1024x1020.jpg" alt="" class="wp-image-302496" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-1024x1020.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-768x765.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-1536x1531.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-2048x2041.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/sistema-difensivo-cina-mappa-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><a href="https://www.britannica.com/place/Pacific-Ocean/Deep-sea-minerals" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;<em>Encyclopedia Britannica</em> ricorda a tal proposito che</a> &#8220;le principali aree del Pacifico sud-occidentale per l&#8217;esplorazione offshore di petrolio e gas sono nel Mar Cinese Meridionale &#8211; le acque al largo del&nbsp;<a href="https://www.britannica.com/place/Vietnam">Vietnam</a>&nbsp;e al largo dell&#8217;isola di&nbsp;<a href="https://www.britannica.com/place/Hainan">Hainan</a>&nbsp;in Cina e sulla&nbsp;<a href="https://www.britannica.com/science/continental-shelf">piattaforma continentale</a>&nbsp;a nord-ovest dell&#8217;isola di&nbsp;<a href="https://www.britannica.com/place/Palawan-island-Philippines">Palawan</a>&nbsp;nelle Filippine&#8221;, al centro di un&#8217;importante sfida geostrategica. </p>



<p>La &#8220;cintura di fuoco&#8221; del Pacifico non è solo quella dei vulcani che ha l&#8217;epicentro nell&#8217;arcipelago indonesiano e nelle Hawaii, ma anche quella umana del confronto tra le potenze laddove le risorse naturali diventano terreno di conflitto. E così diventa terreno &#8220;caldo&#8221; il Mar Cinese Meridionale per la contesa sulle <strong>Isole Spratly,</strong> ricchissime di gas e petrolio nel loro offshore, in cui si trovano strutture occupate da forze militari cinesi che si confrontano con quelle di Taiwan, della Malesia, delle Filippine e del Vietnam. Inoltre, anche il Sultanato del Brunei ha rivendicato una zona economica esclusiva nella parte sud-orientale delle isole Spratly, che comprende la disabitata <strong>Louisa Reef. </strong>Discorso simile per le <strong>Isole Paracelso</strong> contese tra Cina, Taiwan e Vietnam.</p>



<p>Petrolio e gas si trovano anche al largo delle<a href="https://it.insideover.com/politica/curili-tenisoni-mai-sopite-giappone-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Isole Curili</strong></a><strong> e di Sakhalin</strong> dove il contrasto territoriale è invece tra Russia e Giappone. Le aree più &#8220;pescose&#8221; per questi preziosi idrocarburi, ricorda la <em>Britannica</em>, &#8220;includono anche l&#8217;area al largo delle isole Natuna e alcune aree al largo della costa di Sumatra in Indonesia&#8221;, cosa che fa di Giacarta un&#8217;importante potenza regionale, mentre &#8220;nel Pacifico meridionale, la produzione e l&#8217;esplorazione di idrocarburi si stanno svolgendo al largo dell&#8217;Australia nord-occidentale e settentrionale e nel&nbsp;<a href="https://www.britannica.com/dictionary/Basin">bacino</a>&nbsp;del Gippsland, al largo dell&#8217;Australia sudorientale&#8221;.</p>



<p>Sempre più strategiche, nel quadro della contesa globale per la transizione energetica e dell&#8217;ascesa del <strong>gas naturale</strong> a risorsa ponte tra fonti fossili e rinnovabili, diverranno nazioni apparentemente periferiche nell&#8217;ordine del Pacifico. Un caso su tutti è quello della <strong>Papua Nuova Guinea</strong>, nazione in cui ExxonMobil ha costruito un impianto di rigassificazione capace di produrre 8,3 milioni di tonnellate di Gnl l&#8217;anno dall&#8217;oro blu estratto nel cuore dell&#8217;isola degli uccelli del paradiso. L&#8217;agenzia di Canberra per gli investimenti esteri, <strong>Export Finance Australia, </strong>acquisirà per oltre 1,1 miliardi di <a href="https://www.reuters.com/business/energy/australia-talks-help-papua-new-guinea-buy-11-bln-png-lng-stake-2022-12-06/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dollari una partecipazione del 5% </a>nell&#8217;impianto, cruciale per costruire una &#8220;cintura protettiva&#8221; capace di creare una catena del valore occidentale del gas e del petrolio in grado di contenere il dinamismo cinese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="650" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-1024x650.png" alt="" class="wp-image-332571" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-1024x650.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-300x191.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-768x488.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-1536x975.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/battaglia-indo-pacifico-2048x1300.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia per le risorse minerarie</h2>



<p>Non solo gas e petrolio, però, animano la partita delle risorse. Manganese, ferro, rame, nichel, titanio e cobalto, così come piccole tracce di altri metalli, si trovano in profondità nelle acque del Pacifico. La <em>Britannica</em> ricorda che &#8220;i minerali di solfuro marino, contenenti ferro, rame, cobalto, zinco e tracce di altri elementi metallici, sono depositati in grandi quantità vicino alle sorgenti idrotermali in acque profonde, come quelle che si trovano nel Pacifico al largo delle<strong> isole Galapagos </strong>e sulle creste Juan de Fuca e Gorda nella depressione di Okinawa e nel bacino di Manus al largo della Nuova Guinea&#8221;. Questo dà a Stati come Ecuador, Giappone, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-voto-in-papua-nuova-guinea-riapre-la-sfida-tra-cina-e-stati-uniti-per-il-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Papua Nuova Guinea</a> e Indonesia (che controlla la metà occidentale della Nuova Guinea) un ruolo strategico crescente nella partita delle risorse che serviranno ad alimentare l&#8217;industria del futuro.</p>



<p>Strategica sarà sempre di più, in futuro, la Clarion Clipperton Zone (CCZ), la zona di frattura formata dall&#8217;accumulazione di più zolle continentali nel fondo dell&#8217;oceano, che forma un enorme regione di 4,5 milioni di chilometri quadrati, più grande dell&#8217;Europa occidentale, compresa tra le Sporadi Equatoriali, le Hawaii, Kiribati e il Messico, in cui si concentrano importanti risorse di <strong>terre rare </strong>ritenute decisive per la transizione energetica. </p>



<p>L&#8217;International Seabed Autorithy che governa la Ccz ha dato sinora 19 licenze di esplorazione per ricerche minerarie in acque profonde, tra cui la principale è quella della canadese The Metals Company (Tmc) nel piccolo Stato insulare di Nauru. &#8220;I &nbsp;sostenitori dell&#8217;estrazione mineraria&nbsp;<a href="https://www.wired.co.uk/article/deep-sea-mining-about-to-take-off">sostengono</a>&nbsp;che questi metalli sono necessari per produrre batterie per veicoli elettrici e negli alimentatori di potenza che distribuiscono energia rinnovabile&#8221;, <a href="https://chinadialogueocean.net/en/conservation/blue-peril-reveals-deep-sea-mining-impact-pacific-islands/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nota <em>China Dialogue Ocean</em>, ma c&#8217;è un grave problema </a>per il rischio ambientale, come dimostrato dal documentario oceanografico del 2022 <em>Blue Peril</em>, realizzato da Interprt, un&#8217;agenzia norvegese che si occupa di ricerca ambientale, e Ozeanien Dialog, una Ong tedesca che intende proteggere gli Stati più periferici e insulari dell&#8217;Oceania. </p>



<p>La recente scoperta, nel cuore dell&#8217;area della Ccz bersagliata dalle compagnie minerarie, di vere e proprie aree-santuario per la fauna abissale in cui potrebbero<a href="https://www.eurekalert.org/news-releases/796099" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> esistere centinaia di specie animali rare e ignote alla scienza alza l&#8217;asticella per la tutela ambientale dell&#8217;area.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-vimeo wp-block-embed-vimeo wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="&#039;Thousands of species could go extinct&#039;" src="https://player.vimeo.com/video/776999013?dnt=1&amp;app_id=122963" width="500" height="281" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture; clipboard-write"></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "vimeo_776999013");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;guerra&#8221; della pesca e le mosse cinesi</h2>



<p><em>Last but not least,</em> c&#8217;è la partita della pesca. Nei suoi <strong>149 milioni di chilometri quadrati</strong>, l&#8217;Oceano Pacifico mostra la più ampia varietà di biodiversità tra le superfici marittime del pianeta. Le principali zone di pesca sono concentrate nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar del Giappone, oltre al Mar di Celebes nell&#8217;arcipelago indonesiano. Altrove, zone del Pacifico sono importanti per singole risorse, come l&#8217;area di Macao o, all&#8217;estremo opposto dell&#8217;oceano, il Nicaragua per l&#8217;allevamento delle ostriche da perle e il Mar dei Coralli al largo dell&#8217;Australia per il procacciamento dell&#8217;analogo animale. In Alaska sono invece importanti le pesche dei salmoni e del pregiato granchio reale, mentre in Perù è concentrata la pesca dell&#8217;<strong>acciuga del Pacifico</strong>, importante a fini commerciali <a href="https://www.fao.org/fishery/en/aqspecies/2917" target="_blank" rel="noreferrer noopener">perché alla base della produzione di farine e olii di pesce. </a></p>



<p>Al di là delle ripercussioni alimentari e di biodiversità della partita della pesca, bisogna ricordare che essa ha anche un fronte geopolitico spesso sottovalutato, legato all&#8217;avventurismo <a href="https://it.insideover.com/guerra/pescherecci-cinesi-nelle-acque-dellecuador-quito-invia-lesercito.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">della <strong>Cina </strong>e alla &#8220;militarizzazione&#8221; dei pescherecci.</a> &#8220;Negli ultimi dieci anni la flotta di&nbsp;<a href="https://www.greenandblue.it/2020/10/01/news/pesca_d_altura_l_armada_cinese_che_svuota_i_mari-268801916/">navi da pesca che battono la bandiera della Cina</a>&nbsp;è cresciuta del 500% nell’oceano Pacifico centrale, il mare più ricco di pesce&#8221;, ha fatto notare nel 2021 un&#8217;inchiesta del <em>Guardian</em> e di <em>Repubblica</em>. &#8220;A farne le spese sono 17 piccoli Paesi del Pacifico centro-occidentale, tra cui Papua Nuova Guinea, Figi, Vanuatu, le isole Salomone e gli stati federati della Micronesia, oltre alla fauna acquifera di quella che è considerata l’area più fertile del Pianeta, che rischia di essere gravemente danneggiata o addirittura nel lungo termine di estinguersi&#8221;, ha commentato <em>Repubblica</em>. 290 le navi cinesi ufficialmente registrate, tra 1.600 e 3.400 quelle effettivamente operanti a caccia di acciughe, tonni, salmoni e altri animali, fondamentali per il mercato interno ma anche per il delicato sistema produttivo di molti <strong>contesti regionali</strong> a cui sfavore la Cina rischia di manipolare il mercato.</p>



<p>E non finisce qui. L&#8217;industria della pesca cinese, <a href="https://www.china-files.com/i-pescatori-di-hainan-chi-sono-i-navigatori-braccio-armato-di-pechino-nel-mar-cinese-meridionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forte di 20 milioni di uomini e circa 500mila imbarcazioni,</a>&nbsp;diventa la base per una proiezione strategica, essendo spesso pescherecci armati i primi &#8220;colonizzatori&#8221; mandati da Pechino negli atolli contesi con i Paesi confinanti e la pesca stessa la scusa per tentare di occupare aree contese. I diritti di pesca, hanno ricordato <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-pesca-cina-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su queste colonne <strong>Lorenzo Vita e Paolo Mauri</strong>, </a>sono spesso i primi contesi tra i diritti del mare tra le potenze e creare situazioni di fatto con la flotta illegale di pescherecci può contribuire alla strategia cinese di condizionare a favore di Pechino la grande sfida per le risorse che su ogni angolo del Pacifico si è aperta a tutto campo. Unendo analisi geopolitiche, sfide economiche e partite ambientali in un contesto unico e complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html">La battaglia per le risorse del Pacifico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché le &#8220;flotte ombra&#8221; di Russia e Cina sono una minaccia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-le-flotte-ombra-di-russia-e-cina-sono-una-minaccia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 16:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Grano]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-1536x1028.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-2048x1371.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci sono gli eserciti veri e propri, formati da mezzi ben riconoscibili e uomini in divisa, visibili alla luce del sole e perennemente monitorati dai governi rivali. E poi troviamo veri e propri jolly &#8220;nascosti&#8221; utilizzati da alcuni Paesi per ottenere vantaggi strategici di vario tipo. È il caso, ad esempio, della rinominata flotta ombra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-le-flotte-ombra-di-russia-e-cina-sono-una-minaccia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-1536x1028.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_IPA21230857-2048x1371.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci sono gli eserciti veri e propri, formati da mezzi ben riconoscibili e uomini in divisa, visibili alla luce del sole e perennemente monitorati dai governi rivali. E poi troviamo veri e propri jolly &#8220;nascosti&#8221; utilizzati da alcuni Paesi per ottenere vantaggi strategici di vario tipo. È il caso, ad esempio, della rinominata <strong>flotta ombra</strong> utilizzata dalla <strong>Russia </strong>per bypassare l&#8217;effetto delle <strong>sanzioni economiche</strong> e dai numerosi <strong>pescherecci </strong>della <strong>Cina</strong>. Due storie diverse che, tuttavia, sottolineano come sia possibile conseguire determinati obiettivi camuffando le proprie intenzioni. </p>



<p>Per quanto riguarda Mosca, il <em>Financial Times</em> ha scritto che il Cremlino avrebbe riunito una flotta ombra formata da oltre <strong>100 petroliere </strong>nel tentativo di annullare il contraccolpo delle sanzioni occidentali imposte in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina. I broker e gli analisti marittimi sostengono che quest&#8217;anno i russi avrebbero accumulato più petroliere del normale. </p>



<p>&#8220;Negli ultimi mesi abbiamo visto un buon numero di vendite ad acquirenti anonimi, e poche settimane dopo la vendita molte di queste petroliere sono apparse in Russia per prendere il loro primo carico di greggio&#8221;, ha spiegato Craig Kennedy, un esperto di petrolio russo presso l&#8217;Università di Harvard. </p>



<p>Rystad, una società di consulenza energetica, ha aggiunto un ulteriore tassello al mosaico, affermando che la Russia avrebbe accumulato altre 103 <strong>navi cisterna</strong> da aggiungere alla sua flotta, attraverso gli acquisti e la riallocazione delle navi al servizio dell&#8217;<strong>Iran</strong> e del <strong>Venezuela</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;flotta ombra&#8221; di Putin</h2>



<p>Ricordiamo che l&#8217;Ue ha imposto un divieto alle esportazioni russe di <strong>petrolio </strong>via mare che entrerà in vigore il 5 dicembre. Bruxelles ha inoltre raggiunto un accordo per limitare il greggio russo a 60 dollari al barile. Questo punta a consentire a India e Cina di acquistare il petrolio da Mosca, ma a impedire, allo stesso tempo, al Cremlino di trarne grandi profitti. </p>



<p>Dal canto suo, la Russia ha fatto sapere che non venderà l&#8217;oro nero a quei Paesi che applicano il limite del prezzo. È qui che entrano in gioco le navi che la Federazione Russa avrebbe acquistato in gran silenzio nel corso degli ultimi mesi. Queste petroliere, ottenute in modo anonimo, hanno dai 12 ai 15 anni. Dovrebbero essere demolite, eppure i russi le utilizzerebbero per mantenere i suoi livelli di esportazione di petrolio. </p>



<p>Il motivo è semplice: in seguito alla decisione dell&#8217;Unione europea, i barili di petrolio esportati dalla Russia dovrebbero scendere dalle 1,5 milioni alle 700mila unità al giorno, se non addirittura a 200mila. A Mosca servirebbero però più di 240 petroliere per silenziare il blocco dell&#8217;Occidente sul petrolio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cereali e risorse ittiche</h2>



<p>Oltre al petrolio è importante accendere i riflettori su altre risorse. Quelle alimentari, per esempio, con l&#8217;Ucraina che avrebbe perso almeno 1 miliardo di dollari di <strong>grano </strong>raccolto nelle aree controllate da Mosca. Nasa Harvest sostiene che l&#8217;88% dei raccolti invernali piantati nelle aree occupate è stato raccolto. Gli esperti sollevano tuttavia la questione di cosa sta accadendo a quelle colture. </p>



<p>Le navi russe hanno esportato grano, probabilmente prelevato dalle aree occupate, verso paesi tra cui la Libia e l&#8217;Iran. La Russia ha tuttavia negato ogni accusa. </p>



<p>Un discorso simile, ma in un contesto ben diverso, può essere fatto per la Cina. Centinaia di navi hanno trascorso quasi un milione di ore al largo dell&#8217;Argentina, tra il gennaio 2018 e l&#8217;aprile 2021. Il loro scopo? Attuare una <strong>pesca illegale</strong>. L&#8217;&nbsp;analisi di Oceana&nbsp;, un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro per la conservazione degli oceani, ha rilevato che il 69% dell&#8217;attività visibile è stata svolta da oltre 400 pescherecci battenti bandiera cinese. </p>



<p>Più preoccupanti sono stati i 6.227 &#8220;gap events&#8221; rilevati da Oceana in quel periodo, in cui le navi non erano visibili sui localizzatori elettronici per più di 24 ore, probabilmente perché avevano disabilitato i loro sistemi di identificazione automatica. &nbsp;</p>



<p>Secondo <em>Foreign Policy</em>, il conto annuale della Cina per i sussidi alla <strong>pesca</strong>, di cui il 94% copre il carburante per le spedizioni, ammonterebbe a 5,9 miliardi di dollari.&nbsp;Si tratta di circa 347.000 dollari per nave all&#8217;anno, molto più di qualsiasi altro grande Paese di pesca.&nbsp;Le navi dell&#8217;Unione Europea, anch&#8217;esse considerate altamente sovvenzionate, riceverebbero solo circa 23.000 dollari all&#8217;anno. Un gap, insomma, piuttosto evidente.</p>
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		<title>La baia dei pescatori</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/academy/la-baia-dei-pescatori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[manuelbruno usai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 07:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotoreportage]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questo reportage è tra i vincitori del corso di fotografia della Newsroom Academy con Ivo Saglietti. È l’alba di un piovoso autunno nella piccola baia a 15 chilometri dal capoluogo sardo. Le case sono ormai vuote, salvo quelle dei residenti che aumentano di anno in anno a causa del costo degli alloggi nei centri urbani. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/academy/la-baia-dei-pescatori.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/HEADER-1-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                        25.05.2022
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                <h1 class="article__title">
                    La baia dei pescatori
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                        Questo reportage è tra i vincitori del corso di fotografia della Newsroom Academy con Ivo Saglietti. È l’alba di un piovoso autunno nella piccola baia a 15 chilometri dal capoluogo sardo. Le case sono ormai vuote, salvo quelle dei residenti&#8230;
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                Manuelbruno Usai
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<p><em>Questo reportage è tra i vincitori del corso di fotografia della Newsroom Academy con <a href="https://it.insideover.com/courses/tre-giorni-con-ivo-saglietti">Ivo Saglietti</a>.</em></p>



<p>È l’alba di un piovoso autunno nella piccola baia a 15 chilometri dal capoluogo sardo. Le case sono ormai vuote, salvo quelle dei residenti che aumentano di anno in anno a causa del costo degli alloggi nei centri urbani. La maggior parte sono seconde case al mare da utilizzare nei mesi estivi o da dare in affitto a turisti italiani e stranieri, prevalentemente tedeschi, che cercano un turismo non chiassoso e adatto alle famiglie con bambini.&nbsp;Qui, tra la spiaggia e un tratto di mare dal fondo sassoso, c’è un piatto&nbsp; promontorio che divide due morfologie marine diverse e che&nbsp;costituiscono un buon habitat per i pesci. Tutte cose che devono aver pensato anche i romani che, tra il II e il IV sec. d.C., costruirono un insediamento ittico con approdo per le barche e, pare, una itticoltura, le cui rovine sono ancora in vista sfidando l’erosione dei flutti marini.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1.jpeg" alt="" class="wp-image-387232" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-1-1536x1025.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Attraverso la scalinata in legno e metallo è possibile osservare un antico mosaico lapideo che emerge durante la bassa marea. Cagliari, Sardegna</figcaption></figure>



<p>A secoli di distanza, uno sparuto gruppo di pescatori ormeggia le proprie barche in questo angolo di mare. Un tempo non lontano, la pesca veniva fatta con le caratteristiche barche in legno col fondo piatto o “chiattino” dette “su ciu” in lingua sarda. Oggi minuscoli scafi in vetroresina di poco valore e facilmente riparabili hanno soppiantato quasi del tutto le barche della tradizione. La vita del pescatore non è invece cambiata molto. È una vita dura, senza soste se non quelle dettate dal meteo avverso. Non si diventa pescatori per caso: spesso mestiere e passione si ereditano come nel caso di Valentino, uno dei protagonisti di questa storia.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2.jpeg" alt="" class="wp-image-387233" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-2-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Valentino sbroglia i nodi delle reti. Cagliari, Sardegna</figcaption></figure>



<p>Cinquant’anni, tanti lavori alle spalle come dipendente o collaboratore nelle attività più disparate: garzone di ferramenta, saldatore in cantiere, responsabile di sala in un night club. Poi il passare degli anni e il carattere non hanno più lasciato molto spazio per un lavoro subordinato.&nbsp;Ed ecco che il mestiere che chi vive qui ha sempre visto svolgere su questo angolino di mare diventa un modo per sbarcare il lunario, insieme con i tanti piccoli lavori che nel corso di una vita si è imparato a fare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3.jpeg" alt="" class="wp-image-387235" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-3-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Valentino con l’imbarcazione piena di reti bucate dai detriti portati dalla mareggiata. Cagliari, Sardegna</figcaption></figure>



<p>Ma il reddito di cittadinanza? Viene da chiedergli: “Non mi va di prendere soldi per non fare niente; se mi danno qualcosa da fare li prendo, altrimenti non è giusto: i soldi bisogna guadagnarseli”. In una frase tutta la fierezza e l’orgoglio di chi ha molto chiaro il proprio ruolo nella società. Chi vuole guadagnarsi da vivere con le proprie mani non condivide proprio la complessità della burocrazia applicata da chi: “Ha comunque lo stipendio assicurato e un ufficio caldo in cui lavorare”. E stupisce che una regione con appena 1.579.181 abitanti e con 1.897 km di coste – le più estese di una regione italiana – si sia dotata di norme che equiparano la pesca costiera individuale all’attività professionale, senza peraltro rilasciare nuove licenze. Nonostante una pandemia che ha messo in ginocchio un’economia già in fase terminale e l’apparire all’orizzonte una nuova crisi mondiale, nessuna forza politica sembra considerare la possibilità di estendere i limiti esigui per cui nemmeno i residenti possono procacciarsi i mezzi di sussistenza dal mare. Agricoltura, raccolta e pesca sono, spesso, l’<em>extrema ratio</em> per sopravvivere, in un Paese dove lo stato sociale è spesso assente. Ed è la stessa politica che permette il riavvio delle centrali a carbone e che consente lo scempio ambientale dei parchi eolici offshore con danni all’ecosistema che non si può nemmeno prevedere.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4.jpeg" alt="" class="wp-image-387236" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baai-4-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le barche vengono riportate a riva dopo essere state danneggiate dai nubifragi. Cagliari, Sardegna</figcaption></figure>



<p>Come durante il lockdown quando dei solerti tutori dell’ordine e dalla salute pubblica cercano di convincerlo che non può stare solo in mezzo al mare “perché è pericoloso per la sua salute”. Certo c’è il Covid, ma bisogna pure mangiare qualcosa e un pesce risolve sempre un pasto. I pesci si pescano, e i pani? Per quelli basta fare un baratto con qualche donna che ancora qui usa il forno a legna, fino a che qualche burocrate non vieterà pure questa usanza millenaria ancora largamente diffusa. La legna per la stufa si recupera da qualche terreno da pulire, qualche lavoretto qua e là quando Giove pluvio e Nettuno non ne vogliono sapere di stare buoni. In realtà la pioggia obbliga più che altro a svuotare le barche per non farle affondare ma non è un impedimento reale alla pesca. Diverso il mare agitato che, con barche di stazza poco superiore a un guscio di noce, rende impossibile o quasi le operazioni in mare. “Ma se hai gettato le reti devi comunque issarle o le perdi”, ci ricorda Valentino che spesso recupera anche quelle di altri pescatori non esperti come lui.</p>



<p>La vita di Valentino è questa. Diverse compagne ma nessuna moglie; i figli non sono arrivati “ma di certo gli avrei insegnato il mio mestiere e i miei valori. Basta venire in mare per impararli. Il mare non fa sconti, serve solidarietà” anche se si è a poche centinaia di metri dalla riva. “La scorsa vigilia di Natale ho passato tutta la notte in mare, ho soccorso due sprovveduti che avevano deciso di prendere qualche pesce per il pranzo. Le cime del rimorchio si sono spezzate tante volte col mare in burrasca. Quando sono tornato a casa, all’alba, avevo un principio di congelamento, ho impiegato giorni per riprendermi. Se ti ammali non mangi, è meglio guarire sempre in fretta”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5.jpeg" alt="" class="wp-image-387237" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/baia-5-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Valentino cerca di vuotare la barca dall&#8217;acqua entrata dopo un nubifragio. Il peso dell&#8217;acqua nell&#8217;imbarcazione potrebbe far strisciare lo scafo sulle pietre. Cagliari, Sardegna. </figcaption></figure>



<p>E il futuro? E se succede qualcosa? “Io vivo adesso e giorno per giorno, domani si vedrà”. Sarebbe del tutto inutile a questo punto chiedere se una vita come questa sia giusta o ingiusta, se sarebbe potuta essere diversa, magari facendo altre scelte: “Queste sono domande per i filosofi, ognuno faccia il proprio mestiere: il mio è fare il pescatore”.&nbsp;</p>


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                                    Manuelbruno Usai
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