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	<title>pedopornografia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Pedofilia, nei meandri della rete a caccia degli orchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/pedofilia-nei-meandri-della-rete-a-caccia-degli-orchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2024 10:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l'Operazione Tabu è stata smantellata una rete italiana di pedofili. Il monito della polizia: "Evitare l'esposizione social dei bambini".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/pedofilia-nei-meandri-della-rete-a-caccia-degli-orchi.html">Pedofilia, nei meandri della rete a caccia degli orchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;hanno chiamata &#8220;<strong>Operazione tabu</strong>&#8220;, sarebbe più corretto chiamarla semplicemente &#8220;operazione di pulizia&#8221;. Perché per ogni pedofilo tolto dalla circolazione e affidato alle mani della giustizia, un po&#8217; di feccia viene meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli orchi si muovono negli abissi della rete</h2>



<p>Nove arresti e 26 persone indagate. L&#8217;operazione, diffusa su tutto il territorio nazionale, è stata coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania; l&#8217;indagine era stata affidata a uomini e donne del<strong> Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale</strong> sempre di Catania, che scandagliando i bassifondi della rete hanno intercettato un giro di orchi che fino a quel momento avevano goduto dell&#8217;anonimato offerto dai canali del deep e darkweb.</p>



<p>Le investigazioni &#8211; coordinate dal <strong>Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO)</strong> del Servizio Polizia Postale, sono cominciate con l&#8217;analisi informatica dei dispositivi elettronici sequestrati a un indagato, in carcere già da qualche mese per pedofilia. All&#8217;interno di una piattaforma di messaggistica (di cui non è stato diffuso il nome, in quanto ancora poco nota e particolarmente adatta per compiere questo genere di nefandezze) erano stati trovati diversi gruppi cui l&#8217;uomo era iscritto e attraverso i quali si scambiava immagini e video con altri pedofili che gli stessi investigatori hanno definito &#8220;raccapriccianti&#8221;. <strong>Le vittime riprese &#8211; rigorosamente minorenni &#8211; erano anche bambini piccolissimi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sotto copertura per stanare i pedofili</h2>



<p>A quel punto è iniziata la caccia all&#8217;uomo. Un compito non semplice, che ha coinvolto diversi professionisti impegnati in <strong>una ricerca definita &#8220;estremamente tecnica&#8221;</strong> per scardinare il pesante velo di anonimato oltre il quale operavano i pedofili che, una volta individuati, sono stati perquisiti, indagati e, in nove casi, arrestati. Per ottenere questi risultati,<strong> gli agenti si sono infiltrati nelle chat fingendosi a loro volta pedofili</strong> e acquistando la fiducia dei veri orchi. Tutti uomini, tutti sotto i 50 anni. Molti single, ma nel mucchio anche un papà, ora indagato.</p>



<p>Hanno collaborato all&#8217;operazione i vari Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica: oltre a Catania &#8211; dove c&#8217;è stata una perquisizione -, se ne sono contate tre a Roma, tre a Milano, due a Brescia, una a Varese, Bergamo e Catanzaro; due a Bari, una a Foggia, due a Torino, una a Cuneo, due a Genova, una a Imperia, Avellino, Livorno, Prato, Ravenna e Ascoli Piceno. </p>



<p>Nel corso delle perquisizioni, un pedofilo, oltre a migliaia di immagini e video di carattere pedopornografico, deteneva nel cloud il pdf di un libro in spagnolo dal titolo piuttosto esplicito &#8220;<strong>Guida del pedofilo</strong>&#8220;. Al suo interno, i consigli pratici per adescare minori online e offline. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Evitare di postare le foto dei minori sui social network</h2>



<p>L&#8217;inchiesta non si ferma qui. Adesso bisognerà<strong> risalire all&#8217;identità delle piccole vittime</strong>, sperando che non sia troppo tardi. Intervistato dal quotidiano<em> La Sicilia</em>, il dirigente del Centro Operativo per la sicurezza cibernetica, <strong>Marcello La Bella</strong>, si è rivolto ai genitori dando dei consigli che condividiamo in pieno e che per questo riportiamo: &#8220;<strong>Evitiamo la sovraesposizione social dei bambini</strong>; condividere foto di minori sui social non è reato ma queste immagini, nell&#8217;articolato e complesso mondo di internet, possono finire nelle mani sbagliate. E con le nuove tecnologie possono essere anche modificate e finire nel giro di queste organizzazioni criminali che agiscono molte volte nel darkweb&#8221;.</p>



<p>Un monito troppo spesso inascoltato. Sono ancora troppi, infatti, i genitori che sacrificano la privacy dei propri figli per un pugno di like su qualche social network. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/pedofilia-nei-meandri-della-rete-a-caccia-degli-orchi.html">Pedofilia, nei meandri della rete a caccia degli orchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Buongiorno, sono la polizia. ma e&#8217; un fake. Attenzione alle finte indagini in rete</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/buongiorno-sono-la-polizia-ma-e-un-fake-attenzione-alle-finte-indagini-online-in-rete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 13:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[pedopornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Procedimenti penali legati a reati di pedopornografia: comunicazioni che generano panico ma che sono frutto di una strategia criminale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/buongiorno-sono-la-polizia-ma-e-un-fake-attenzione-alle-finte-indagini-online-in-rete.html">Buongiorno, sono la polizia. ma e&#8217; un fake. Attenzione alle finte indagini in rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Risale a pochi giorni fa l&#8217;operazione condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per la Lombardia, chiamata &#8220;Polo Est&#8221;. Sotto la guida della Procura di Bergamo, gli investigatori della postale hanno messo fine a una truffa online che andava avanti da tempo ai danni di un cittadino italiano residente in Cina, che nel corso di poco tempo ha ceduto ai cyber criminali la somma di 117.500 euro. Ma cosa è accaduto? </p>



<p>L&#8217;uomo ha ricevuto una mail. In allegato, un verbale con il logo della polizia postale e la firma di un funzionario di polizia (che in realtà è in pensione). In questo verbale, l&#8217;uomo veniva informato di un procedimento a suo carico per reati di natura pedopornografica online. L&#8217;invito, a questo punto, era quello di pagare una &#8220;multa&#8221; per chiudere la pratica senza conseguenze. La prima tranche ammontava a 7.800 euro. Nel giro di pochi giorni, però, è arrivata una seconda mail con ulteriori finti atti giudiziari, dove veniva reiterata la richiesta di denaro. L&#8217;uomo &#8211; stretto dalla morsa della paura di finire invischiato in una vicenda infamante &#8211; ha continuato a pagare. Sono passati mesi &#8211; e 117.500 euro &#8211; prima di comprendere di essere finito nella rete del cybercrime e decidersi a denunciare. </p>



<p>A questo punto gli investigatori hanno ricostruito le movimentazioni di denaro tra truffato e truffatori e, allo stesso tempo, tra questi ultimi e i cosiddetti &#8220;money mule&#8221;, persone cui era affidato il compito di riciclare il denaro estorto. Sono poi state raccolte le tracce lasciate sul web dai cybercriminali, fino a individuare 12 soggetti &#8211; un italiano, un senegalese e dieci nigeriani &#8211; di età compresa tra i 25 e i 54 anni, tutti residenti nel bergamasco. Le perquisizioni non hanno lasciato dubbio: erano loro i truffatori. </p>



<p>Quella delle false comunicazioni giudiziarie è un ever green del cybercrime. Da oltre un decennio si registrano casi del genere. E la longevità di questo tipo di truffa è dovuta al fatto che questo tipo di comunicazione, anche laddove chi la riceve sia totalmente estraneo a fatti del genere, provoca una sensazione molto vicina al panico. Quello della pedopornografia &#8211; giustamente &#8211; viene percepito non solo come un reato, ma come un&#8217;aberrazione della natura umana. Il solo sospetto che si possa venir associati a un fatto del genere porta a reazioni istintive e, purtroppo, sconclusionate, come quella di cedere al ricatto. </p>



<p>L&#8217;ideale, invece, sarebbe fare un bel respiro e ragionare. Nessuna forza di polizia, infatti, metterebbe al corrente un indagato di investigazioni a suo carico attraverso un&#8217;email. Tantomeno chiederebbe il pagamento di una multa per chiudere il procedimento. Il fatto che le comunicazioni dei truffatori avvengano con domini mail apparentemente ufficiali, è frutto di una tecnica del cybercrime chiamata spoofing, che permette di modificare a piacimento l&#8217;indirizzo mail del mittente, così come il numero di telefono del chiamante, laddove le comunicazioni avvengano per via telefonica. </p>



<p>Sui social come LinkedIn, la Polizia Postale scrive: &#8220;Eventuali e-mail recanti loghi araldici della Polizia di Stato e/o di suoi reparti specialistici, da soli o associati a quelli di altre autorità, sono da ritenersi assolutamente FALSE e, come tali, inviate con finalità fraudolente o comunque illecite&#8221;. E ancora: &#8220;La Polizia di Stato tiene a sottolineare che IN NESSUN CASO comunicazioni ufficiali e notifiche di atti giudiziari o amministrativi (come, appunto, sanzioni pecuniarie) vengono effettuate utilizzando la posta elettronica, né tantomeno mediante comunicazioni telefoniche, ancorché provenienti da numeri di telefono corrispondenti a quelli reali&#8221;.</p>



<p>Insomma, ancora una volta l&#8217;unica difesa a nostro vantaggio è il nostro istinto. Ogni qual volta ci troviamo di fronte a una situazione ambigua, in cui un ruolo è giocato dai nostri dispositivi elettronici, dovremmo farci venire il dubbio che qualcuno, dall&#8217;altra parte dello schermo, si è messo in testa di fregarci. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/buongiorno-sono-la-polizia-ma-e-un-fake-attenzione-alle-finte-indagini-online-in-rete.html">Buongiorno, sono la polizia. ma e&#8217; un fake. Attenzione alle finte indagini in rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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