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	<title>pandemia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 03 May 2026 05:03:11 +0000</lastBuildDate>
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	<title>pandemia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Geopolitica dell’acqua medicale: chi controlla ossigeno e dialisi controlla la sopravvivenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/geopolitica-dellacqua-medicale-chi-controlla-ossigeno-e-dialisi-controlla-la-sopravvivenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 05:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[ossigeno]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Se il controllo dell'ossigeno e della dialisi determina chi vive e chi muore, l'accesso a queste risorse è una questione di diritti umani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/geopolitica-dellacqua-medicale-chi-controlla-ossigeno-e-dialisi-controlla-la-sopravvivenza.html">Geopolitica dell’acqua medicale: chi controlla ossigeno e dialisi controlla la sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-153501889-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>C&#8217;è un momento, nel corso di una crisi sanitaria, in cui la tecnologia più sofisticata diventa irrilevante. Non serve una TAC se manca l&#8217;energia per accenderla. Non serve un ventilatore se non c&#8217;è ossigeno. Non serve un centro di dialisi se l&#8217;acqua non è pura abbastanza, o semplicemente non arriva. L&#8217;<strong>ossigeno medicale</strong> e l&#8217;<strong>acqua per dialisi </strong>rappresentano due infrastrutture invisibili della sopravvivenza. Non hanno il fascino dell&#8217;innovazione farmacologica né la visibilità dei vaccini. Eppure, senza di loro, milioni di persone muoiono — non per mancanza di cure, ma per mancanza delle condizioni materiali che rendono possibili quelle cure.</p>



<p>L&#8217;ossigeno è il farmaco più prescritto al mondo e il meno considerato come tale. Ogni giorno, milioni di pazienti dipendono dalla sua disponibilità: malati respiratori cronici, neonati prematuri, vittime di traumi, pazienti in terapia intensiva, persone sottoposte ad anestesia generale. A differenza dei farmaci tradizionali, <strong>l&#8217;ossigeno non può essere stockato indefinitamente</strong>, non viaggia facilmente su lunghe distanze e richiede infrastrutture dedicate — impianti di produzione, bombole, sistemi di distribuzione ospedaliera, concentratori. La sua filiera è locale per necessità fisica, ma dipende da tecnologie e componenti che sono globali.</p>



<p>La <strong>pandemia di COVID-19</strong> ha reso visibile una fragilità strutturale che esisteva da sempre. Durante le ondate più intense, ospedali in tutto il mondo si sono trovati senza ossigeno sufficiente. In <strong>India</strong>, nella primavera del 2021, le immagini di pazienti che morivano nei parcheggi degli ospedali per mancanza di O₂ hanno fatto il giro del mondo. Ma il problema non era solo indiano. In <strong>Brasile</strong>, a Manaus, l&#8217;ossigeno finì letteralmente, costringendo a trasferimenti aerei di bombole da altri Stati. In Perù, famiglie facevano la coda per giorni davanti agli impianti di ricarica. In Italia, durante la prima ondata, alcuni ospedali del Nord dovettero razionare le forniture.</p>



<p>La pandemia ha mostrato che l&#8217;ossigeno medicale non è una risorsa infinita. È un bene industriale con capacità produttiva finita, logistica complessa e domanda altamente variabile. Gli impianti di frazionamento dell&#8217;aria sono dominati da pochi grandi produttori globali — Linde, Air Liquide, Air Products — che controllano quote significative della capacità installata mondiale. La concentrazione del mercato crea efficienza in tempi normali e vulnerabilità in tempi di crisi.</p>



<p>I concentratori di ossigeno, alternativamente, permettono la produzione decentralizzata. Durante la pandemia sono diventati oggetti contesi, con prezzi che sono triplicati e tempi di consegna che si sono allungati di mesi. La loro dipendenza da zeoliti e compressori affidabili li rende comunque vulnerabili alle filiere globali dei componenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica dell&#8217;O₂: chi produce, chi dipende</h2>



<p>La capacità di produzione di ossigeno medicale è distribuita in modo diseguale. <strong>I Paesi industrializzati dispongono di reti capillari di impianti e sistemi di distribuzione. I Paesi a basso reddito dipendono spesso da importazioni di bombole</strong> o da pochi impianti centralizzati. L&#8217;Africa subsahariana, prima della pandemia, aveva una capacità di produzione di ossigeno medicale pari a una frazione di quella necessaria. L&#8217;OMS stimava che solo il 10-15% degli ospedali africani disponesse di accesso affidabile all&#8217;ossigeno. Durante la pandemia, questo gap si è trasformato in eccesso di mortalità.</p>



<p>La dipendenza non è solo tecnologica. È anche energetica: sia gli ASU che i concentratori richiedono elettricità stabile. In contesti di black-out frequenti — comuni in molti Paesi a basso reddito e nelle zone di conflitto — l&#8217;ossigeno diventa intermittente come la corrente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dialisi: acqua pura come linea di vita</h2>



<p>Un paziente in emodialisi richiede circa 120-150 litri di <strong>acqua ultrapura</strong> per ogni sessione di trattamento. Con tre sessioni settimanali, il consumo annuale supera i 20.000 litri per paziente. A livello globale, i pazienti in dialisi sono oltre 3,4 milioni — un numero in crescita costante a causa dell&#8217;aumento di diabete, ipertensione e invecchiamento della popolazione.</p>



<p>L&#8217;acqua per dialisi non è acqua potabile. È acqua trattata attraverso processi di <strong>osmosi inversa</strong>, deionizzazione e sterilizzazione per rimuovere contaminanti che, se introdotti direttamente nel sangue, causerebbero reazioni immediate e potenzialmente fatali. La qualità richiesta è definita da standard internazionali (ISO 13959) e monitorata continuamente.</p>



<p>Ogni fase della catena dipende da consumabili — membrane, cartucce, filtri — che hanno durata limitata e richiedono sostituzione periodica. Questi componenti sono prodotti da un numero ristretto di aziende specializzate, con filiere che attraversano più continenti.</p>



<p>In contesti di conflitto, l&#8217;interruzione dell&#8217;approvvigionamento idrico colpisce immediatamente i centri di dialisi. A <strong>Gaza</strong>, durante le escalation militari, i pazienti dializzati hanno rappresentato una delle categorie più vulnerabili: senza elettricità per le pompe, senza acqua per il trattamento, senza possibilità di evacuazione. In Ucraina, il bombardamento delle infrastrutture energetiche ha avuto effetti a cascata sui servizi sanitari, inclusa la dialisi. I generatori di emergenza possono alimentare le macchine, ma non possono produrre acqua purificata se l&#8217;approvvigionamento idrico è interrotto o contaminato.</p>



<p>La dialisi è, in questo senso, un indicatore estremo di vulnerabilità infrastrutturale: richiede simultaneamente elettricità stabile, acqua pulita, consumabili specifici, personale formato e accesso fisico dei pazienti — tre volte a settimana, senza eccezioni.</p>



<p>La malattia renale cronica colpisce circa il 10% della popolazione mondiale. Di questi, una frazione raggiunge lo stadio terminale che richiede dialisi o trapianto. Ma l&#8217;accesso alla dialisi è profondamente diseguale. Si stima che milioni di persone muoiano ogni anno per insufficienza renale non trattata — non perché la tecnologia non esista, ma perché le infrastrutture necessarie non sono disponibili dove vivono.</p>



<p>La pandemia di COVID-19 e i conflitti contemporanei hanno accelerato un cambio di paradigma nella percezione della sanità. Non più solo sistema di cura, ma infrastruttura critica alla pari di energia, telecomunicazioni e trasporti.</p>



<p>Un ospedale moderno, infatti, dipende da:</p>



<p>• Energia elettrica — primaria e di backup</p>



<p>• Acqua — potabile e ultrapura</p>



<p>• Gas medicali — ossigeno, aria compressa, vuoto, protossido d&#8217;azoto</p>



<p>• Connettività — per dispositivi in rete, cartelle cliniche, telemedicina</p>



<p>• Logistica — farmaci, consumabili, dispositivi</p>



<p>• Personale — formato, presente, protetto</p>



<p>L&#8217;interruzione di una qualsiasi di queste dipendenze può paralizzare la capacità operativa, anche se l&#8217;edificio è intatto e i medici sono presenti.</p>



<p>La lezione dei conflitti contemporanei parla per sé. In <strong>Yemen</strong>, dopo anni di conflitto, il sistema sanitario è collassato. Gli ospedali funzionanti sono una frazione di quelli pre-guerra. L&#8217;accesso a ossigeno, dialisi, trasfusioni è limitato alle aree controllate e ai pazienti che possono raggiungere i centri ancora operativi. In <strong>Siria</strong>, l&#8217;attacco sistematico alle infrastrutture sanitarie è stato documentato come strategia deliberata. Ospedali bombardati, ambulanze colpite, personale ucciso. Ma anche quando le strutture fisiche sopravvivono, l&#8217;interruzione di elettricità, acqua e forniture le rende inoperative. In <strong>Ucraina</strong>, il Ministero della Salute ha dovuto organizzare trasferimenti di pazienti dializzati verso regioni più sicure, coordinare forniture di emergenza di ossigeno, garantire generatori per i centri critici. La guerra ha trasformato la gestione sanitaria in un&#8217;operazione logistica di sopravvivenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Filiere globali, vulnerabilità locali</h2>



<p>Dietro ogni litro di acqua per dialisi c&#8217;è una membrana di osmosi inversa. Dietro ogni concentratore di ossigeno c&#8217;è un letto di zeolite. Questi materiali sono prodotti da un numero limitato di aziende specializzate, con impianti concentrati geograficamente. Le <strong>membrane per osmosi inversa</strong> di grado medicale sono dominate da <strong>produttori giapponesi, americani e europei</strong>. Le zeoliti sintetiche provengono in larga parte da Cina e USA. I compressori e le valvole di precisione dipendono da filiere industriali che attraversano più continenti.</p>



<p>Durante la pandemia, la domanda di concentratori di ossigeno è esplosa. I tempi di consegna delle zeoliti sono passati da settimane a mesi. Alcuni produttori hanno dovuto rallentare la produzione non per mancanza di domanda, ma per mancanza di componenti.</p>



<p>Le macchine per dialisi moderne, invece, sono dispositivi medicali complessi. Incorporano sensori, pompe di precisione, sistemi di controllo, display, connettività. Dipendono da semiconduttori, firmware, software. Sono soggette agli stessi rischi di approvvigionamento che colpiscono l&#8217;industria automobilistica o l&#8217;elettronica di consumo.</p>



<p>Un concentratore di ossigeno contiene un microcontrollore che gestisce il ciclo, sensori che misurano la concentrazione di O₂, valvole elettromagnetiche, un compressore con controllo elettronico. Ogni componente ha una filiera, ogni filiera ha strozzature potenziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strategie di resilienza</h2>



<p>La risposta più promettente alla vulnerabilità dell&#8217;ossigeno è la <strong>decentralizzazione</strong>. Impianti PSA (<em>Pressure Swing Adsorption</em>) di scala ospedaliera possono produrre ossigeno in loco, riducendo la dipendenza dalla logistica delle bombole. Durante la pandemia, organizzazioni come PATH e la Clinton Health Access Initiative hanno accelerato l&#8217;installazione di impianti PSA in Africa e Asia meridionale. L&#8217;OMS ha lanciato iniziative per aumentare la capacità produttiva locale.</p>



<p>Ma la decentralizzazione non elimina tutte le dipendenze:</p>



<p>• Gli impianti PSA richiedono elettricità stabile — almeno 10-20 kW per un sistema ospedaliero;</p>



<p>• Le zeoliti devono essere sostituite periodicamente e provengono da filiere concentrate;</p>



<p>• La manutenzione richiede competenze tecniche non sempre disponibili localmente;</p>



<p>• I compressori hanno parti soggette a usura e richiedono ricambi.</p>



<p>La resilienza completa richiederebbe la localizzazione di tutta la filiera — dalla produzione di zeoliti alla fabbricazione di compressori — un obiettivo irrealistico per la maggior parte dei Paesi.</p>



<p>Alcuni Paesi hanno iniziato a trattare i dispositivi medicali critici come beni strategici, creando scorte nazionali e diversificando i fornitori. La pandemia ha spinto l&#8217;Unione Europea a ripensare la propria dipendenza esterna per dispositivi di protezione, ventilatori e componenti critici. Il <em>Critical Medicines Act </em>e le strategie sui semiconduttori includono, almeno implicitamente, anche i dispositivi medicali tra le priorità. La resilienza non può però basarsi solo sull&#8217;accumulo, ma richiede capacità produttiva attivabile in caso di crisi.</p>



<p>La risposta più efficace alle crisi di approvvigionamento durante la pandemia è stata spesso la <strong>cooperazione internazionale</strong> — trasferimenti di bombole, donazioni di concentratori, condivisione di know-how.</p>



<p>Se il controllo dell&#8217;ossigeno e della dialisi determina chi vive e chi muore, allora l&#8217;accesso a queste risorse è una questione di diritti umani, non solo di politica sanitaria.</p>
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		<item>
		<title>La Cina fa una causa da 50 miliardi al Missouri e rischia di aggravare la guerra tra Pechino e Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-fa-una-causa-da-50-miliardi-al-missouri-e-rischia-di-aggravare-la-guerra-tra-pechino-e-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 15:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Nel 2020 il Missouri aveva fatto causa alla Cina, che avrebbe aggravato l’impatto della pandemia sullo Stato. Poi Pechino...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-1321692378-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La guerra delle narrazioni sulla <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/impatto-psicologico-della-pandemia-covid.html">pandemia di COVID-19</a></strong> si sta trasformando in una battaglia giudiziaria a pieno titolo, con implicazioni che vanno ben oltre i confini degli <strong>Stati Uniti</strong>. In una mossa definita ritorsiva da diversi osservatori, la Cina ha avviato un’azione legale contro lo Stato americano del <strong>Missouri </strong>e alcuni suoi funzionari, chiedendo <strong>50,5 miliardi di dollari</strong> e una pubblica rettifica. La causa sarebbe stata presentata presso un tribunale intermedio di <strong>Wuhan</strong> e arriva dopo che il Missouri ha tentato di passare dalla sentenza ai fatti, sollecitando l’intervento di autorità federali per riscuotere un maxi-risarcimento ottenuto negli Stati Uniti contro Pechino e una serie di entità collegate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla causa del 2020 alla sentenza record del 2025</h2>



<p>Il contenzioso nasce nel pieno della prima ondata pandemica. Nel 2020 il Missouri aveva intentato una causa contro la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, il <strong>Partito Comunista Cinese</strong> e varie istituzioni ed entità cinesi, sostenendo che alcune condotte, tra cui l’<strong>accaparramento di dispositivi di protezione individuale</strong>, avrebbero aggravato l’impatto della pandemia sullo Stato. Dopo una fase iniziale complessa, durante la quale parti dell’impianto accusatorio erano state giudicate infondate, un passaggio chiave è arrivato quando la giustizia federale d’appello ha consentito di proseguire almeno su un segmento della controversia: quello legato al presunto accaparramento di dispositivi di protezione.</p>



<p>Il punto di svolta è datato 7 marzo 2025, quando un giudice federale del Missouri ha emesso una <strong>sentenza in contumacia</strong>, poiché la parte cinese non avrebbe partecipato al procedimento. Il Missouri, attraverso l’ufficio del Procuratore Generale, ha presentato la decisione come “storica”, quantificando il <strong>risarcimento in 24 miliardi di dollari</strong>.</p>



<p>Nella narrazione dello Stato americano, quel verdetto costituirebbe la base per un recupero danni senza precedenti. In una successiva comunicazione ufficiale, l’ufficio del Procuratore Generale del Missouri ha affermato che, esaurito un periodo d’attesa richiesto dalla normativa federale prima di procedere all’esecuzione verso uno Stato estero, il Missouri sarebbe ora nelle condizioni di avviare il “prossimo passo” per la riscossione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal verdetto alla riscossione alla contro-causa</h2>



<p>Il nodo, però, è sempre stato lo stesso: <strong>come incassare</strong>. Ed è proprio quando il Missouri prova a trasformare la sentenza in denaro che la crisi sale di livello. La Cina ha reagito depositando la propria causa dopo che il Missouri ha chiesto supporto a funzionari federali statunitensi per la raccolta dell’importo, stimato in circa 25 miliardi di dollari includendo componenti come interessi e penalità.</p>



<p>Da parte sua, l’ufficio del Procuratore Generale del Missouri ha liquidato l’azione cinese come una <strong>manovra di pressione e dilazione</strong>, sostenendo che lo Stato proseguirà con iniziative mirate a colpire beni riconducibili alla Cina.</p>



<p>Per capire perché questo caso è così spinoso bisogna entrare nel terreno dell’<strong>immunità sovrana</strong>, cioè il principio secondo cui uno Stato non può essere facilmente trascinato davanti ai tribunali di un altro Stato. Negli Stati Uniti la cornice normativa è rappresentata dal <strong>Foreign Sovereign Immunities Act</strong>. In estrema sintesi, i governi stranieri sono in genere immuni, ma esistono eccezioni, tra cui quella per le attività commerciali con effetti diretti negli Stati Uniti.</p>



<p>La sentenza da oltre 24 miliardi di dollari si fonda sull’idea che il presunto accaparramento di dispositivi di protezione individuale, nella prima fase della pandemia, possa essere qualificato come condotta commerciale con effetti sul mercato statunitense. <strong>Qui sta anche uno dei punti più controversi</strong>: anche quando un tribunale ammette una causa superando l’immunità dalla giurisdizione, l’immunità dall’esecuzione può essere ancora più ampia. In altre parole, anche con una sentenza in mano, sequestrare beni statali esteri è tutt’altra partita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali beni? Tra asset reali e limiti pratici</h2>



<p>Sul piano politico interno, il Missouri ha evocato più volte la possibilità di agire su <strong>asset cinesi</strong> presenti negli Stati Uniti. In alcuni approfondimenti è stata citata l’ipotesi di <strong>proprietà e investimenti</strong>: in Missouri, infatti, interessi cinesi risultano collegati a circa <strong>44.000 acri di terreni agricoli</strong>. Resta tuttavia centrale la domanda se tali beni siano effettivamente riconducibili al governo cinese o piuttosto a soggetti privati o aziende non direttamente aggredibili sulla base della sentenza.</p>



<p>È proprio questa ambiguità, tra ciò che è “cinese” in senso politico e ciò che è “cinese” in senso commerciale, a rendere l’operazione ad alto rischio. Un conto è annunciare una riscossione, un altro è superare l’intreccio di proprietà, controlli societari, immunità e autorizzazioni federali.</p>



<p><strong>Per Pechino, la questione non è solo economica ma di principio</strong>. Riconoscere la competenza di un tribunale statunitense su scelte compiute in Cina durante una crisi sanitaria globale significherebbe aprire un varco enorme. La Cina definisce l’impianto accusatorio assurdo e sostiene che si tratti di un’operazione politicamente motivata, ribadendo la propria sovranità e inserendo la vicenda in un quadro più ampio di presunta diffamazione internazionale.</p>



<p>Per gli Stati Uniti, e soprattutto per la politica locale, la causa ha un altro valore. Intercetta il malcontento di una parte dell’opinione pubblica che chiede responsabilità e risarcimenti per gli effetti sociali ed economici della pandemia. In questo senso, anche un contenzioso dall’esito incerto può diventare uno strumento di posizionamento politico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può succedere adesso</h2>



<p>Nel breve periodo, <strong>i punti chiave saranno tre</strong>. Primo, il tentativo del Missouri di eseguire la sentenza e <strong>individuare beni effettivamente aggredibili</strong>, un’operazione che resta tecnicamente complessa e dall’esito tutt’altro che scontato. Secondo, <strong>l’evoluzione della causa </strong>intentata dalla Cina, che potrebbe avere un valore più simbolico e politico che strettamente giuridico. Terzo, <strong>il possibile effetto domino</strong>: se altri Stati o attori istituzionali dovessero imitare il Missouri, il rischio sarebbe una frammentazione giudiziaria della geopolitica pandemica, con ritorsioni incrociate e un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra Washington e Pechino.</p>



<p>La pandemia, a distanza di anni, continua così a produrre conseguenze non solo sanitarie, ma giuridiche e diplomatiche. E questa volta il campo di battaglia non è un laboratorio o un’organizzazione internazionale, bensì un intricato sistema di tribunali, immunità sovrane e beni sequestrabili, dove ogni mossa rischia di trasformarsi in un precedente globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-fa-una-causa-da-50-miliardi-al-missouri-e-rischia-di-aggravare-la-guerra-tra-pechino-e-washington.html">La Cina fa una causa da 50 miliardi al Missouri e rischia di aggravare la guerra tra Pechino e Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Non più solo Stati: la salute delle città come nuova frontiera geopolitica</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/non-piu-solo-stati-la-salute-delle-citta-come-nuova-frontiera-geopolitica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 15:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Megalopoli]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/istockphoto-2202190897-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/istockphoto-2202190897-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/istockphoto-2202190897-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/istockphoto-2202190897-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per secoli la geopolitica ha avuto come protagonisti gli Stati-nazione. Ma nel XXI secolo, e ancor più dopo la pandemia di COVID-19, il baricentro dell’azione politica e sanitaria globale si è spostato verso le città. Le metropoli, dove oggi vive oltre il 56 % della popolazione mondiale secondo il rapporto World Urbanization Prospects delle Nazioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/non-piu-solo-stati-la-salute-delle-citta-come-nuova-frontiera-geopolitica.html">[...]</a></p>
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<p>Per secoli la geopolitica ha avuto come protagonisti gli <strong>Stati-nazione</strong>. Ma nel XXI secolo, e ancor più dopo la <strong>pandemia di COVID-19</strong>, il baricentro dell’azione politica e sanitaria globale si è spostato verso le città. </p>



<p>Le <strong>metropoli</strong>, dove oggi vive oltre il 56 % della popolazione mondiale secondo il rapporto <em>World Urbanization Prospects</em> delle Nazioni Unite (2024), sono diventate nodi decisivi di potere, innovazione e vulnerabilità. Non più semplici contenitori di popolazione, ma <strong>attori in grado di influenzare l’agenda globale della salute</strong>, del clima e delle infrastrutture. Da New York a Nairobi, da Milano a Shanghai, le città si trovano oggi al centro di una nuova geopolitica della salute, in cui le frontiere non sono più quelle tracciate sulle mappe politiche, ma quelle invisibili che delimitano reti di dati, infrastrutture sanitarie e risorse vitali.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.infosostenibile.it/sites/default/files/immagini/news/shutterstock_381599926.jpg" alt=""/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La <em>city diplomacy</em></h2>



<p>Negli ultimi anni è emersa una forma inedita di diplomazia: la <em><strong>city diplomacy</strong></em>, la capacità delle città di interagire autonomamente sulla scena internazionale. Secondo un’analisi pubblicata da <em>Think Global Health</em> nel 2024, le città sono ormai epicentri tanto per le minacce quanto per le risposte sanitarie globali, con un potenziale di <em>governance</em> spesso superiore a quello statale. Reti come C40, ICLEI, United Cities and Local Governments o il <strong>programma Healthy Cities </strong>dell’Organizzazione Mondiale della Sanità favoriscono la cooperazione diretta tra amministrazioni municipali. Attraverso questi canali i sindaci condividono strategie su salute pubblica, inquinamento, mobilità sostenibile e gestione delle crisi sanitarie, agendo come veri e propri attori transnazionali. La <strong>diplomazia sanitaria urbana</strong> è divenuta così una dimensione strutturale della governance globale, riconosciuta e valorizzata anche dall’OMS nel suo programma 2023–2024.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.uwe.ac.uk/-/media/uwe/images/research/centr-whocc-healthycity-300x300.jpg?h=300&amp;w=300&amp;hash=94996B58E550A17CAF8344543320AFED" alt=""/></figure>
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<p>L’OMS stima che oltre il 70 % delle emissioni globali di gas serra e il 60 % delle <strong>malattie respiratorie croniche</strong> abbiano origine o impatto diretto sulle aree urbane. Le città sono dunque il principale campo di battaglia della salute planetaria. Una ricerca pubblicata su <em>PLOS Global Public Health</em> nel 2024 ha mostrato come fattori quali <strong>densità abitativa</strong>, <strong>accesso all’acqua</strong>, <strong>trasporto pubblico</strong> e <strong>disuguaglianze socio-spaziali </strong>spieghino gran parte della variabilità della salute urbana. Nelle metropoli globali la “<strong>povertà sanitaria</strong>” non coincide più con i confini nazionali, ma con quelli dei quartieri: la distanza di poche fermate di metropolitana può tradursi in anni di aspettativa di vita in meno.</p>



<p>Il nesso fra <strong>cambiamento climatico</strong> e salute urbana è ormai un asse geopolitico a sé. Un’indagine pubblicata da <em>Time</em> nel 2025 mostra che il 75 % delle grandi città del mondo non ha ancora integrato piani che combinino politiche sanitarie e strategie climatiche, nonostante l’aumento di patologie legate al calore, all’inquinamento e all’instabilità ambientale. In questo scenario, la capacità di proteggere la popolazione da ondate di calore, inondazioni o crisi idriche diventa una forma di potere, un elemento di legittimità politica e di attrattività internazionale.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.dhyeyaias.com/storage/media/Strengthening-Urban-Health-Resilience-in-the-Face-of-Climate-Events.jpg" alt=""/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il potere delle infrastrutture e dei dati </h2>



<p>Le infrastrutture urbane — ospedali, reti idriche, sistemi digitali — sono ormai anche strumenti di influenza geopolitica. Uno studio pubblicato su <em>Oxford Open International Health</em> nel 2024 evidenzia come grandi progetti infrastrutturali transnazionali, dalla <strong>Belt and Road Initiative</strong> cinese ai programmi occidentali come il <strong>Global Gateway del G7</strong>, incorporino componenti sanitarie nei piani di sviluppo urbano. Finanziando ospedali, centri diagnostici o sistemi idrici in una città straniera, gli Stati non costruiscono solo infrastrutture, ma anche legami di dipendenza e influenza politica. Questa “geopolitica dell’infrastruttura” ridefinisce le relazioni tra città e poteri globali. Parallelamente, la ricerca dell’Università della Virginia sulla <em><a href="https://urbanai.fr/wp-content/uploads/2023/03/Geopolitics-of-Smart-Cities.pdf">geopolitics of the smart city</a></em> (2023) mostra come il controllo delle reti digitali urbane — dai sensori ambientali alle piattaforme sanitarie — sia diventato un terreno di competizione tecnologica e di sorveglianza strategica tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/8/85/Clean_mobility_instead_of_dirty_traffic.jpg/1200px-Clean_mobility_instead_of_dirty_traffic.jpg" alt="" style="width:528px;height:auto"/></figure>
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<p>Il potere delle città, inoltre, si misura sempre più nella gestione dei dati. Grazie a <strong><em>big data</em></strong>, <strong>intelligenza artificiale</strong> e <strong>reti di sensori</strong>, le amministrazioni locali possono monitorare in tempo reale la qualità dell’aria, la mobilità, le emergenze sanitarie e persino i focolai epidemici. Uno studio pubblicato su <em>Scientific Reports</em> nel 2024 ha dimostrato che l’uso combinato di <strong>dati di mobilità </strong>e sensori ambientali consente di prevedere variazioni di rischio respiratorio con dieci giorni di anticipo rispetto ai picchi di ricoveri ospedalieri. Tuttavia, la governance di questi dati resta irrisolta: la questione di chi possieda, usi e protegga queste informazioni è diventata centrale. Nel nuovo ordine globale, il controllo dei dati sanitari urbani è una forma di potere e può determinare alleanze o tensioni tra città, Stati e imprese tecnologiche.</p>



<p>Nel 2023 più di settanta sindaci hanno firmato la <em><strong><a href="https://globalparliamentofmayors.org/wp-content/uploads/2023/07/Mayors-declaration-for-better-pandemic-preparedness-prevention-and-response.pdf">Mayors’ Declaration for Better Pandemic Prevention</a></strong></em>, chiedendo all’OMS di riconoscere formalmente il ruolo delle città nel <em>Pandemic Accord</em> in negoziazione. Il <em>Global Cities Hub</em> di Ginevra ha sostenuto che le città non sono più semplici esecutori di politiche nazionali, ma soggetti dotati di legittimità e competenze di coordinamento sanitario transnazionale. Anche le Nazioni Unite, attraverso OMS e UN-Habitat, stanno esplorando modelli di governance multilivello in cui le città partecipano direttamente alle politiche sanitarie globali. È un cambiamento epocale: la geopolitica della salute si decentralizza, diventa reticolare e distribuita.</p>



<p>Questa trasformazione offre nuove opportunità ma anche rischi. Le città possono reagire più rapidamente alle emergenze sanitarie e ambientali, sperimentare <strong>modelli di welfare innovativi </strong>e costruire cooperazioni dirette con altre metropoli. Tuttavia, emergono anche dipendenze economiche, rischi di sorveglianza digitale senza adeguate garanzie democratiche e disuguaglianze crescenti tra città globali e città periferiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le città regine della geopolitica della salute</h2>



<p>Le città più avanzate sul fronte della salute urbana e climatica si trovano oggi distribuite in tutti i continenti, e rappresentano laboratori viventi di un nuovo modo di intendere il benessere collettivo. In Europa spiccano <strong>Madrid</strong>, <strong>Ginevra</strong>, <strong>Copenaghen</strong>, <strong>Rotterdam</strong>, <strong>Lione</strong>, <strong>Milano</strong> e <strong>Pamplona</strong>, che <strong>hanno integrato la pianificazione urbana con la salute pubblica</strong>, creando modelli riconosciuti a livello internazionale. Madrid, ad esempio, è tra le prime nel <em>Healthy Urban Design Index</em> dell’ISGlobal per la qualità dell’aria e l’accessibilità pedonale, mentre Copenaghen è considerata un riferimento mondiale per l’adattamento climatico urbano e la promozione della salute attraverso <strong>infrastrutture blu-verdi</strong> e piste ciclabili integrate nella rete sanitaria cittadina.</p>



<p>Ma la leadership globale in questo campo non è più esclusivamente europea. In <strong>Nord America</strong>, città come <strong>Toronto</strong>, <strong>Vancouver</strong> e <strong>New York</strong> stanno sperimentando un’integrazione sempre più stretta tra salute, clima e <strong>pianificazione sociale</strong>. Toronto ha lanciato un <em>Climate Change and Health Strategy</em> che unisce monitoraggio delle ondate di calore, accesso ai servizi per i più vulnerabili e politiche di mitigazione urbana. New York, attraverso l’iniziativa <em>OneNYC 2050</em>, lega resilienza climatica e salute pubblica in una strategia di lungo periodo che include edilizia sostenibile, alimentazione sana e infrastrutture verdi nei quartieri periferici. Vancouver, invece, è diventata un modello di “<em><strong>urban wellness planning</strong></em>”, unendo strategie ambientali e indicatori di salute mentale e comunitaria.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://dynamic-media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-o/29/14/dc/46/caption.jpg?w=1200&amp;h=900&amp;s=1" alt=""/></figure>
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<p>In <strong>Asia</strong>, alcune delle città più dense del pianeta stanno reinventando il proprio metabolismo urbano per garantire vivibilità e salute. <strong>Singapore</strong> è pioniera nella <strong>pianificazione bioclimatica</strong> e nella gestione integrata del verde come infrastruttura sanitaria, con politiche che mirano a mantenere una temperatura urbana inferiore di 3–4 gradi rispetto alla media regionale. <strong>Seul</strong> ha sviluppato un sistema avanzato di monitoraggio ambientale che collega dati sanitari, qualità dell’aria e mobilità urbana, mentre <strong>Tokyo</strong> ha introdotto “green corridors” che collegano parchi e spazi pubblici per ridurre lo stress termico e promuovere attività fisica quotidiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I modelli di salute urbana</h2>



<p>In <strong>Africa</strong>, città come <strong>Kigali</strong>, <strong>Cape Town</strong> e <strong>Nairobi</strong> stanno emergendo come modelli di salute urbana adattata al clima. Kigali, capitale del Ruanda, è considerata una delle città più pulite e resilienti del continente grazie a una politica di trasporti sostenibili e alla gestione partecipata dei rifiuti, elementi che hanno migliorato la salute respiratoria della popolazione. Cape Town, dopo la crisi idrica del 2018, ha integrato la gestione delle risorse idriche nelle politiche sanitarie e di pianificazione urbana, costruendo una cultura civica del benessere ambientale. Nairobi, attraverso progetti co-finanziati da UN-Habitat e OMS, sta sviluppando piani di salute climatica nei quartieri informali, legando mitigazione ambientale, igiene pubblica e diritti sociali.</p>



<p>Anche in <strong>America Latina</strong> alcune città stanno mostrando un dinamismo notevole. <strong>Bogotá</strong> è diventata simbolo della mobilità salutare e inclusiva grazie alla rete di piste ciclabili e alle giornate senza auto, mentre <strong>Curitiba</strong>, in Brasile, ha ispirato il concetto di “<em><strong>urban health corridors</strong></em>”, percorsi verdi che combinano trasporto pubblico, biodiversità e salute mentale. <strong>Santiago del Cile</strong>, colpita da frequenti ondate di calore e smog, ha introdotto politiche integrate che uniscono monitoraggio climatico, allerta sanitaria e rimboschimento urbano.</p>



<p>Nel mondo dell’Oceania, <strong>Melbourne</strong> e <strong>Auckland</strong> sono diventate punti di riferimento per la pianificazione “climate-smart health”. Melbourne ha adottato una strategia di “urban forest” per aumentare la copertura arborea e ridurre i ricoveri dovuti a calore estremo, mentre Auckland ha unificato i dipartimenti di salute pubblica e pianificazione ambientale per elaborare politiche congiunte di resilienza e qualità della vita.</p>



<p>La salute delle città è, dunque,  oggi uno degli indicatori più sensibili della stabilità geopolitica mondiale. L’urbanizzazione, la digitalizzazione e la crisi climatica fondono in un’unica arena questioni sanitarie, ambientali e strategiche. Per affrontarle è necessario un nuovo paradigma multilivello, che includa standard internazionali per la gestione dei dati sanitari urbani, meccanismi di finanziamento equi e sostenibili, e il riconoscimento formale del ruolo delle città nei negoziati globali. Secondo il <em>Cities and Global Governance Report</em> pubblicato nel 2025 dal Perry World House dell’Università della Pennsylvania, <strong>la geopolitica del XXI secolo non sarà decisa solo tra Stati, ma tra quelle città che sapranno rendere vivibile, sicura e sana la propria esistenza</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Encefalite di Nipah: il virus silenzioso che arriva dall&#8217;Asia e preoccupa le potenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/encefalite-di-nipah-il-virus-silenzioso-che-arriva-dallasia-e-preoccupa-le-potenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 14:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="735" height="416" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/nipah.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="virus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/nipah.webp 735w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/nipah-600x340.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/nipah-300x170.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/nipah-334x188.webp 334w" sizes="auto, (max-width: 735px) 100vw, 735px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, virus come Nipah sono entrati nelle agende di biosicurezza degli Stati Uniti, dell’OMS e del CEPI per il loro potenziale.</p>
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<p>Tra le malattie emergenti classificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come prioritarie per lo sviluppo di contromisure, l’<strong>encefalite da virus Nipah </strong>occupa un posto critico. Si tratta di una zoonosi ad altissima letalità (tra il 40% e il 75%), trasmessa da <strong>pipistrelli della frutta</strong> del genere Pteropus e, in alcuni casi, da maiali infetti. Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1998 in <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/la-malesia-ha-cambiato-pelle-e-noi-non-ce-ne-siamo-accorti.html">Malesia</a></strong>, dove provocò un’epidemia con oltre 100 vittime e la soppressione di un milione di suini. Da allora, i focolai si sono concentrati soprattutto in <strong>Bangladesh</strong> e <strong>India</strong>, con trasmissioni sia zoonotiche che da persona a persona.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2018/05/22/142215674-96dad099-2dcd-45e0-a6e7-a383247c2236.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nipah, minaccia silenziosa</h2>



<p>Sebbene non sia mai esploso a livello globale, il virus è inserito nella lista delle <strong>minacce a potenziale pandemico</strong> per la sua capacità di mutare, il periodo di incubazione fino a 45 giorni e la possibilità teorica di trasmissione respiratoria sostenuta. Nel 2021, l’OMS ha inserito Nipah <strong>tra le nove malattie più pericolose </strong>in assenza di contromisure mediche. Oggi viene studiato in laboratori di massima biosicurezza (BSL-4) insieme a Ebola, Marburg e vari ceppi di H5N1. Il virus Nipah è entrato silenziosamente nelle agende di biosicurezza delle grandi potenze. Negli <strong>Stati Uniti</strong>, il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (<strong>NIAID</strong>) e la Biomedical Advanced Research and Development Authority <strong>(BARDA</strong>) finanziano studi di sorveglianza genomica nei confini tropicali e collaborano con laboratori in India e Sud-est asiatico per mappare ceppi locali.</p>



<p>L’<strong>Australia</strong>, con il <strong>CSIRO </strong>(Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), ha condotto ricerche avanzate sui pipistrelli volanti autoctoni, sospettati di essere reservoir naturali del virus. I programmi mirano a identificare <strong>punti di spillover virale </strong>tra fauna e esseri umani, in particolare nelle zone agricole e periurbane dove il contatto uomo-animale è più frequente.<br>La <strong>Cina</strong>, dal canto suo, ha rafforzato le capacità diagnostiche nelle province meridionali come Yunnan e Guangdong, anche alla luce della pressione internazionale post-COVID per migliorare la trasparenza virologica. Alcuni centri di virologia cinesi, tra cui quello di <strong>Kunming</strong>, hanno avviato programmi di sorveglianza ambientale sui <strong>virus henipavirus</strong>, una famiglia a cui appartiene anche Nipah.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bangladesh e India sorvegliati speciali</h2>



<p>Attualmente <strong>non esiste alcun vaccino </strong>approvato per l’uomo contro il virus Nipah. Alcuni candidati sono in fase preclinica o iniziale di sperimentazione, tra cui un vaccino a vettore virale sviluppato in Australia, e una piattaforma mRNA sostenuta dalla CEPI, la <strong>Coalition for Epidemic Preparedness Innovations</strong>, fondata nel 2017 dopo l’epidemia di Ebola. Gli <strong>Stati Uniti </strong>hanno investito milioni di dollari in programmi di risposta rapida che includono Nipah nei cosiddetti &#8220;<em><strong>blueprint pathogens</strong></em>&#8221; per future pandemie. In parallelo, laboratori BSL-4 in paesi come Stati Uniti, Francia, Australia e Cina conducono studi su Nipah, sollevando interrogativi sul <strong>dual use (civile/militare) della ricerca</strong>, sulla trasparenza dei dati virologici e sui limiti della cooperazione scientifica internazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media-assets.wired.it/photos/66f2946478de4247b7a62014/16:9/w_1920,c_limit/1339065898" alt=""/></figure>



<p>I focolai storici della malattia si concentrano in Asia meridionale. In <strong>Bangladesh</strong>, il virus è endemico in alcune regioni e si trasmette stagionalmente attraverso il consumo di <strong>succhi di palma</strong> contaminati da escrezioni di pipistrello. Tra il 2001 e il 2023, sono stati registrati almeno 320 casi confermati, con un tasso medio di letalità superiore al 70%. In <strong>India</strong>, l’ultimo focolaio noto è avvenuto nel Kerala nel 2023, con diversi decessi e il tracciamento di oltre 700 contatti stretti. Le autorità hanno reagito rapidamente grazie a un protocollo elaborato nel 2018, quando una precedente epidemia aveva ucciso 17 persone in meno di tre settimane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le previsioni sul futuro </h2>



<p>Secondo alcuni modelli previsionali del CDC e dell’Imperial College London, l’area geografica a rischio spillover potrebbe estendersi nei prossimi 10–15 anni a <strong>tutta l’Asia sudorientale</strong>, parte dell’<strong>Africa tropicale</strong> e alcune regioni dell’<strong>America Latina</strong> dove esistono condizioni ecologiche simili e un’alta densità di fauna serbatoio.</p>



<p>Il caso Nipah illustra in modo emblematico le ambiguità della diplomazia scientifica contemporanea. Da un lato, la comunità internazionale riconosce la necessità di cooperare per prevenire future pandemie. Dall’altro, la ricerca su patogeni ad alto rischio è sempre più legata agli equilibri geopolitici. Il dibattito sull’origine del SARS-CoV-2 ha dimostrato quanto sia difficile separare scienza e politica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/contenthub/img/2023/09/15/104237271-b7e5b98b-3381-448f-b6cd-a21264b85650.jpg?webp" alt=""/></figure>



<p>Organizzazioni come la CEPI o l’OMS tentano di imporre standard condivisi su accesso ai dati, allocazione dei vaccini e condivisione dei campioni biologici. In questo quadro, il virus Nipah è diventato non solo un oggetto di ricerca, ma anche un indicatore dello stato di salute della cooperazione scientifica internazionale. <strong>Il virus non ha ancora fatto il salto pandemico</strong>, ma la sua letalità elevata, la trasmissione zoonotica, la mancanza di cure e vaccini, e la presenza in regioni densamente popolate, lo rendono un &#8220;<em>patogeno sorvegliato speciale</em>&#8220;. Non si tratta più solo di un problema sanitario regionale, ma di una variabile strategica nelle politiche di biosicurezza e preparazione pandemica delle grandi potenze.</p>



<p>In un mondo che ha imparato – dolorosamente – quanto possa costare sottovalutare virus emergenti, l’encefalite da Nipah rappresenta una soglia critica: se non viene contenuta in tempo, potrebbe accelerare nuove dinamiche di frammentazione scientifica, corsa ai vaccini e protezionismo sanitario. Il futuro non è scritto. Ma come dimostra il silenzioso avanzare di Nipah, nella geopolitica della salute, anche le malattie rare possono cambiare gli equilibri globali.</p>
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		<item>
		<title>Oltre l’atmosfera: la diplomazia sanitaria spaziale nella competizione tra potenze globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/oltre-latmosfera-la-diplomazia-sanitaria-spaziale-nella-competizione-tra-potenze-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 16:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[corsa allo spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="383" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-300x188.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>In questo secolo, la salute pubblica si è trasformata in una leva strategica della politica estera, assumendo un ruolo centrale nella definizione degli equilibri internazionali. In un mondo segnato recentemente dalla pandemia da Covid-19, dal cambiamento climatico e dalla corsa tecnologica, un fronte emergente si profila con forza crescente: la diplomazia sanitaria spaziale. Si tratta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/oltre-latmosfera-la-diplomazia-sanitaria-spaziale-nella-competizione-tra-potenze-globali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/oltre-latmosfera-la-diplomazia-sanitaria-spaziale-nella-competizione-tra-potenze-globali.html">Oltre l’atmosfera: la diplomazia sanitaria spaziale nella competizione tra potenze globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="383" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-300x188.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>In questo secolo, la <strong>salute pubblica</strong> si è trasformata in una leva strategica della politica estera, assumendo un ruolo centrale nella definizione degli equilibri internazionali. In un mondo segnato recentemente dalla <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/impatto-psicologico-della-pandemia-covid.html">pandemia da Covid-19</a></strong>, dal <strong>cambiamento climatico</strong> e dalla corsa tecnologica, un fronte emergente si profila con forza crescente: la <strong>diplomazia sanitaria spaziale</strong>. Si tratta dell’uso della cooperazione scientifica e sanitaria legata allo spazio come strumento di proiezione geopolitica, influenza regionale e soft power.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché lo Spazio è fondamentale per la la salute</h2>



<p>Non è una novità assoluta. Durante la Guerra Fredda, la corsa allo Spazio fu anche una corsa per il prestigio scientifico e ideologico. La missione Apollo 11 nel 1969 e i voli del programma sovietico Soyuz furono momenti simbolici che andarono ben oltre la scienza: erano atti di egemonia globale. Anche la salute fu coinvolta: le <strong>ricerche biomediche condotte in orbita </strong>servivano sia alla sicurezza degli astronauti che alla propaganda scientifica. Oggi, però, il paradigma cambia. La cooperazione sanitaria nello spazio non è più confinata ai laboratori orbitali: è uno strumento di diplomazia concreta. Le grandi potenze – Stati Uniti, Cina, Russia e India – si contendono il primato nell’uso di satelliti per la <strong>gestione delle crisi sanitarie</strong>, nello <strong>sviluppo di telemedicina</strong> via spazio e nella <strong>ricerca biotecnologica in microgravità</strong>. </p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://humans-in-space.jaxa.jp/en/assets/images/biz-lab/med-in-space/med/research-in-space/img08.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Quest’ultima, in particolare, studia come l’assenza quasi totale di gravità (microgravità), tipica dello spazio, influenzi i processi biologici e molecolari. In queste condizioni, cellule e fluidi si comportano in modo diverso rispetto alla Terra: ad esempio, le cellule crescono in modo più tridimensionale, simulando meglio i tessuti umani, utile per studi su cancro, rigenerazione ossea e sviluppo di organi. La microgravità altera anche l&#8217;espressione genica, la proliferazione cellulare e la formazione di cristalli proteici, migliorandone la qualità per la ricerca farmaceutica. Queste condizioni uniche permettono scoperte difficilmente ottenibili sulla Terra, con applicazioni in medicina, genetica, immunologia e produzione di farmaci. Sulla Stazione Spaziale Internazionale, esperimenti come quelli condotti da aziende farmaceutiche e università hanno già prodotto risultati promettenti. </p>



<p>Si pensi a uno dei più significativi risultati medici ottenuti dalla ricerca in microgravità: il miglioramento della cristallizzazione di proteine, in particolare dell’enzima legato alla <strong>malattia di Fabry</strong>, una rara patologia genetica causata dalla carenza o malfunzionamento dell’enzima α-galattosidasi A. L’assenza di questo enzima porta all’accumulo di grassi nelle cellule, soprattutto nei vasi sanguigni, nei reni, nel cuore e nel sistema nervoso. È una malattia legata al cromosoma X, quindi colpisce principalmente i maschi, mentre le femmine possono essere portatrici o manifestare sintomi in forma più lieve. I sintomi iniziano spesso nell’infanzia o adolescenza e includono dolore alle mani e ai piedi, problemi gastrointestinali, lesioni cutanee, intolleranza al caldo e compromissione progressiva di organi vitali. Senza trattamento, può portare a insufficienza renale, cardiomiopatie e ictus. La terapia principale è la terapia enzimatica sostitutiva, che fornisce l’enzima mancante, rallentando la progressione della malattia.<br>Nel 2001, NASA e il laboratorio farmaceutico Amicus Therapeutics hanno collaborato alla crescita di cristalli dell&#8217;<strong>enzima α-galattosidasi A </strong>a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). In microgravità, i cristalli crescono in modo più regolare e con minori difetti rispetto alla Terra, permettendo una determinazione più precisa della loro struttura tramite cristallografia a raggi X. Questo ha facilitato lo sviluppo di terapie enzimatiche sostitutive più efficaci per i pazienti affetti dalla malattia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spazio e salute: un&#8217;alleanza storica e strategica</h2>



<p>Come ha sottolineato l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> nel 2021, “<em>L’integrazione dei dati satellitari nei sistemi sanitari può contribuire in modo decisivo al monitoraggio delle malattie, alla gestione delle risorse e all’accesso equo alla cura</em>” . Ma dietro l’accesso equo si cela un nuovo campo di competizione strategica.<br>Fin dagli anni Sessanta, lo spazio è stato un laboratorio d’avanguardia per lo studio del corpo umano. Le prime missioni con equipaggio, da <strong>Yuri Gagarin</strong> a<strong> John Glenn</strong>, sollevarono domande fondamentali: come reagisce il sistema cardiovascolare all’assenza di gravità? Che impatto ha l’ambiente extraterrestre sul sistema immunitario? Durante la Guerra Fredda, USA e URSS usarono la medicina spaziale per testare i limiti umani e dimostrare la superiorità scientifica del proprio modello. La NASA collaborò con centri universitari per trasformare le scoperte spaziali in applicazioni terrestri: trattamenti per osteoporosi, malattie muscolari, <strong>studi sull’invecchiamento</strong>.<br>Tra gli esempi concreti più noti, si può citare l&#8217;esperimento <strong>Twins Study </strong>della NASA, condotto tra il 2015 e il 2016. L’astronauta <strong>Scott Kelly </strong>trascorse quasi un anno nello spazio, mentre il suo gemello identico, Mark Kelly, rimase sulla Terra. I dati raccolti permisero di studiare in profondità l’impatto della microgravità sul DNA, sul sistema immunitario e sulla cognizione. Si scoprì, ad esempio, che alcune modifiche epigenetiche persistevano anche dopo il ritorno a Terra. Altro esempio rilevante è l’uso delle tecnologie sviluppate per il supporto vitale a bordo delle navette spaziali, come i <strong>purificatori d’acqua</strong>, che sono stati poi adattati per migliorare l’accesso all’acqua potabile in zone rurali o colpite da disastri naturali.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://scontent.fbri7-1.fna.fbcdn.net/v/t39.30808-6/490059544_1087615433409887_6463139501523420094_n.jpg?stp=dst-jpg_p180x540_tt6&amp;_nc_cat=109&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=127cfc&amp;_nc_ohc=WiK9gjwUzEgQ7kNvwG6MbQa&amp;_nc_oc=Adku1EIeYhk4UH6jWQaXczKFnJVY_t3l9IeFXFaBAtXsF9XeBHg85YGtPjPRNgUTRFo&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent.fbri7-1.fna&amp;_nc_gid=RMAuAYrE6-WOGWGAr6A0TQ&amp;oh=00_AfNCy4uzprKykBF8QgQtRaDAKbWjX-1ldWcIAqv68a-L2A&amp;oe=6855A814" alt=""/></figure>
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<p>Oggi, la dimensione è più globale. I satelliti sanitari vengono impiegati per <strong>mappare focolai epidemici</strong>, monitorare l’inquinamento atmosferico, guidare risposte umanitarie. Progetti come SERVIR (NASA-USAID) e quelli dell’ESA hanno reso possibili <strong>sistemi di <em>early warning</em> sanitario </strong>nei Paesi a basso reddito. Inoltre, la telemedicina via satellite ha permesso accesso a cure mediche in zone isolate, dalle montagne del Nepal alle aree di conflitto nel Sahel. Uno strumento che unisce cooperazione e influenza. Il progetto di telemedicina dell’ESA, ad esempio, ha collegato ospedali in Africa centrale con specialisti in Europa, riducendo drasticamente i tempi di diagnosi per patologie gravi come ictus e infezioni neonatali. Le telecomunicazioni satellitari hanno molto da offrire in questo campo: nelle aree remote, in caso di emergenza, su aerei e navi, rappresentano il mezzo migliore, se non l&#8217;unico, per garantire la trasmissione di dati in tempo reale. La telemedicina può anche contribuire a <strong>colmare il divario digitale</strong>, offrendo accesso a servizi medici di qualità e formazione a medici e operatori sanitari in tutto il mondo, con conseguente parità di servizio per tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">USA-Cina: la salute come leva di potere orbitale</h2>



<p>La competizione tra Washington e Pechino nello spazio sanitario ricalca quella più ampia per la leadership tecnologica globale. Gli Stati Uniti, attraverso NASA, SpaceX e una fitta rete di partner, mantengono il primato scientifico. Ma la Cina ha costruito in pochi decenni <strong>una strategia alternativa</strong>: la<strong> <a href="https://it.insideover.com/scienza/non-solo-scienza-la-politica-del-programma-spaziale-della-cina.html">stazione spaziale Tiangong</a></strong>, i programmi di cooperazione sanitaria satellitare e la retorica della &#8220;<strong>Via della Seta Spaziale</strong>&#8220;. Durante la pandemia, poi, Pechino ha lanciato la <strong>Health Silk Road</strong>, che includeva assistenza sanitaria digitale e accesso ai dati via satellite per Paesi africani, del sud-est asiatico e dell’America Latina. Un modo per costruire alleanze e offrire un modello alternativo all&#8217;ordine guidato dagli USA. Washington, al contrario, mantiene una <strong>posizione più selettiva</strong>: collaborazione avanzata con partner strategici (UE, Giappone, Australia), ma chiusura verso la Cina, con cui i contatti spaziali sono vietati per legge dal 2011. Il risultato è una <strong>bipolarità sanitaria orbitale</strong>, che riflette la frammentazione geopolitica terrestre.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://npr.brightspotcdn.com/dims3/default/strip/false/crop/7339x5504+459+0/resize/900/quality/85/format/webp/?url=http%3A%2F%2Fnpr-brightspot.s3.amazonaws.com%2Ff8%2Fee%2Ff336fa9a4da5b37b255c8ce92816%2Fap24180573043757.jpg" alt=""/></figure>
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<p>Andando oltre il dualismo Washington-Pechino, la <strong>Russia </strong>continua a sfruttare la sua esperienza storica nel settore, anche se con risorse limitate. Il contributo alle ricerche biomediche della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) resta rilevante, e Mosca ha avviato <strong>nuovi partenariati con Iran, Egitto e Paesi dell&#8217;Asia centrale</strong> per il lancio di satelliti sanitari. L’<strong>India</strong>, invece, emerge come potenza sanitaria-spaziale del Sud globale. Con missioni economiche ma ambiziose, come Chandrayaan e Gaganyaan, e una forte <strong>enfasi su telemedicina e e-health</strong>, New Delhi si propone come leader della sovranità sanitaria non occidentale. Il <strong>programma INSAT</strong> ha portato la connessione sanitaria a più di 150 ospedali remoti. Anche Brasile, Emirati Arabi e Sudafrica stanno sperimentando programmi sanitari satellitari, spesso in partnership con la Cina o l&#8217;UE, costruendo un&#8217;architettura multipolare della salute orbitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi e opacità nella corsa alla salute dallo spazio</h2>



<p>Nonostante la narrativa umanitaria, la diplomazia sanitaria spaziale non è priva di zone d’ombra. <strong>I satelliti sono strumenti a doppio uso</strong>: possono salvare vite, ma anche raccogliere dati sensibili, sorvegliare popolazioni o fornire copertura per attività militari. Negli ultimi anni, i conflitti internazionali hanno evidenziato i limiti della neutralità spaziale. Il test russo del 2021 sull’arma antisatellite (ASAT), che ha distrutto il satellite Cosmos 1408, ha generato detriti pericolosi che hanno minacciato la sicurezza della ISS, dimostrando quanto sia fragile l’ambiente orbitale.<br>In parallelo, l’<strong>invasione dell’Ucraina</strong> ha mostrato come le immagini satellitari – spesso civili – vengano usate per scopi militari e tattici. Molte infrastrutture spaziali a uso sanitario o ambientale, come le costellazioni Copernicus o Sentinel, possono essere riprogrammate per fini di sorveglianza. Questo accresce il rischio di rappresaglie e sabotaggi. Secondo numerosi analisti, le potenze stanno sviluppando capacità di “guerra orbitale”: jammer, laser anti-satellite, droni orbitali. In tale contesto, <strong>danneggiare un satellite sanitario </strong>potrebbe essere interpretato come un atto ostile, con implicazioni strategiche devastanti. Ma oltre ai rischi di <em>escalation</em>, c’è anche quello dell’<strong>esclusione sanitaria</strong>. Paesi che non fanno parte delle alleanze spaziali dominanti potrebbero vedersi negato l’accesso ai dati o ai canali di comunicazione, aumentando la disuguaglianza nella risposta a crisi sanitarie. Infine, la proliferazione di detriti spaziali (<em><strong>space debris</strong></em>) rende sempre più pericoloso e costoso l’uso dell’orbita bassa per scopi sanitari. Senza una governance condivisa, il rischio è che le infrastrutture di salute orbitale diventino bersagli silenziosi in conflitti sempre meno convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Organizzazioni internazionali: regolatori senza potere?</h2>



<p>L’OMS, l’UNOOSA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari spaziali) e l’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) stanno cercando di stabilire linee guida sull&#8217;uso responsabile delle tecnologie spaziali in ambito sanitario. <strong>Ma manca un trattato vincolante</strong>. L’<strong>Outer Space Treaty del 1967</strong>, nato in piena Guerra Fredda, è oggi inadeguato su milti fronti, compresa la regolamentazione della sanità orbitale. Iniziative multilaterali come lo &#8220;<strong>Space for Global Health</strong>&#8221; dell&#8217;ONU hanno potenziale, ma senza il consenso delle grandi potenze rischiano di restare mere dichiarazioni d’intenti: questo programma promuove l’impiego delle tecnologie spaziali per migliorare l’assistenza sanitaria, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Attraverso strumenti come il telerilevamento satellitare, i sistemi di posizionamento globale, i GIS e le comunicazioni satellitari, il programma favorisce l’integrazione di dati ecologici, ambientali e abitativi per sviluppare modelli predittivi utili alla sorveglianza e al controllo delle malattie. Particolare attenzione è rivolta alla <strong>tele-epidemiologia</strong>, disciplina che sfrutta dati spaziali e climatici per monitorare e prevedere la diffusione di malattie infettive, come la malaria, il cui impatto è aggravato dai cambiamenti climatici. L&#8217;analisi spaziale permette di individuare fattori di rischio, monitorare la diffusione delle infezioni e pianificare interventi mirati. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.cnet.com/a/img/resize/65f6f7a1976b9b87606a79073219a73649cfd715/hub/2019/09/16/6afce5e7-fbd8-4885-9ca0-9398f35d07a7/29827308367-e866c78895-k.jpg?auto=webp&amp;fit=crop&amp;height=1293&amp;width=2300" alt=""/></figure>
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<p>Un altro ambito di intervento è la <strong>telemedicina</strong>, che consente di collegare virtualmente pazienti e medici in aree isolate con centri sanitari più attrezzati, riducendo la necessità di trasferimenti costosi e rischiosi verso le città. Il programma ha promosso numerose iniziative in collaborazione con Stati membri, agenzie specializzate e organizzazioni intergovernative per facilitare l’applicazione pratica di queste tecnologie. Inoltre, il programma ha sostenuto attività di formazione, come le Scuole Avanzate in Epidemiologia del Paesaggio organizzate in Argentina, e incontri tecnici su tecnologie sanitarie accessibili. Il programma ha anche fornito supporto a iniziative istituzionali nel quadro delle Nazioni Unite, partecipando ai lavori del Comitato sugli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico e promuovendo un approccio comunitario aperto all’innovazione sanitaria. In questo contesto, ha collaborato con università e istituti di ricerca per incentivare l’uso di tecnologie spaziali a basso costo nella sanità pubblica, favorendo il dialogo tra esperti di diversi continenti attraverso incontri e conferenze internazionali.</p>



<p>La diplomazia sanitaria spaziale è, dunque, <strong>lo specchio di un mondo in transizione</strong>: multipolare, interconnesso, ma profondamente competitivo. Lo spazio, un tempo simbolo di cooperazione internazionale, si sta trasformando in una nuova arena di confronto. Eppure, la natura universale della salute potrebbe ancora essere una via per superare i blocchi geopolitici, a patto di una governance globale dello spazio sanitario, fondata su trasparenza, accesso equo e collaborazione scientifica. Come ammoniva John F. Kennedy nel 1962: “<em>Lo spazio non deve essere un campo di battaglia, ma un nuovo terreno per la cooperazione tra le nazioni</em>”. Oggi, quell’auspicio resta più attuale che mai. </p>



<p></p>



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		<title>Modello Giappone: la nuova frontiera della sanità pubblica</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/modello-giappone-la-nuova-frontiera-della-sanita-pubblica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 12:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Giappone non è perfetto, certo, ma ha scelto di trattare la salute pubblica come una priorità nazionale, strategica, quotidiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160159101_afcb083d978eff6d9ded669052f1debb-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Da Tokyo) &#8211; Non è una questione di “se” ma di “quando”. Gli scienziati, la cronaca, la storia dicono che, prima o poi, arriverà una nuova pandemia. Senza allarmismi né panico, la vera domanda da porsi è una: chi saprà farsi trovare pronto di fronte ad un simile evento? Tra i Paesi che stanno affrontando questa sfida futura con lucidità e determinazione troviamo il <strong>Giappone</strong>.</p>



<p>Tokyo merita un’attenzione particolare. Non tanto perché qualcuno, all&#8217;ombra del Monte Fuji, abbia la bacchetta magica, quanto perché il governo nipponico ha scelto di imparare dal passato, e soprattutto, di non dimenticarlo. </p>



<p>Dopo il 2020, infatti, il Giappone ha capito che non poteva più improvvisare. È per questo che ha messo in piedi un sistema che oggi rappresenta uno dei <strong>modelli più avanzati al mondo</strong> per affrontare eventuali <strong>crisi sanitarie</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il modello del Giappone</strong></h2>



<p>Andiamo con ordine. Il Giappone ha creato un istituto incaricato appositamente di affrontare ipotetiche crisi sanitarie. Si chiama <strong>Japan Pandemic Preparedness Institute</strong>, ha un nome un po&#8217; tecnico ma una funzione decisiva. Quale? Quella di fare da ponte tra <strong>scienza</strong>, <strong>politica</strong>, <strong>imprese </strong>e <strong>sanità pubblica</strong>. Al suo interno si studiano le minacce, si condividono i dati, si preparano piani, si simulano scenari. In Giappone non si aspetta che accada qualcosa: si lavora prima che quel qualcosa possa accadere.</p>



<p>Ma il modello giapponese non si basa soltanto su strutture efficienti. Tokyo ha investito anche in tecnologie in grado di anticipare i problemi: <strong>intelligenza artificiale</strong>, <strong>algoritmi predittivi</strong>, <strong>reti di sorveglianza</strong> che possono intercettare un focolaio quando ancora non ha un nome. Siamo di fronte ad una sanità che guarda avanti. Con la testa ma anche con i numeri.</p>



<p>Serve un&#8217;altra dimostrazione di questa visione lungimirante? Da aprile il Japan Institute for Health and Security ha iniziato a monitorare anche le infezioni respiratorie comuni, come il <strong>raffreddore</strong>. Un dettaglio che può sembrare marginale e bizzarro, ma che in realtà rivela molto: raccogliere dati anche su patologie apparentemente innocue consente di individuare più rapidamente anomalie, mutazioni, segnali deboli che potrebbero nascondere l&#8217;inizio di una nuova minaccia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="711" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-1024x711.jpg" alt="" class="wp-image-473233" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-600x417.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250607160224249_cb965f97ead1ece58efa7d1f7672cd13.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prevenzione e fiducia</strong></h2>



<p>Il Giappone sta insomma costruendo una rete articolata di <strong>prevenzione e risposta</strong>. Da una parte c&#8217;è, come detto, il Japan Pandemic Preparedness Institute (JPPI), incaricato di effettuare un coordinamento strategico. Dall&#8217;altra troviamo invece il <strong>Japan Institute for Health and Security (JIHS)</strong>. Il suo compito? Monitorare in tempo reale le infezioni respiratorie in tutto il Paese per individuare segnali anomali e fornire al governo <strong>analisi tempestive</strong>, basate su dati reali. Detto altrimenti, il primo istituto presidia il presente, il secondo costruisce il futuro: insieme formano un modello integrato che pochi Paesi al mondo oggi possono vantare.</p>



<p>Troviamo un altro aspetto che impreziosisce il modello giapponese. Un aspetto spesso sottovalutato ma importantissimo: la <strong>fiducia</strong>. Il governo giapponese ha capito che nessuna strategia funziona se la popolazione non si fida, e per questo ha puntato su una <strong>comunicazione trasparente</strong>, <strong>sobria</strong>, <strong>scientifica</strong>. Le persone vengono trattate come adulti, <strong>informate con rispetto</strong>, ascoltate. La risposta è stata straordinaria.</p>



<p>Dall’altra parte dell&#8217;oceano, invece, l’aria è cambiata: intere strutture chiave sono state chiuse, i fondi sono stati tagliati e in alcuni casi si è smesso perfino di parlare di preparazione. Agenzie rilevanti vivono una fase di incertezza e, cosa ancora più grave, le decisioni sulla salute sono diventate terreno di scontro politico. In questo clima, anche la comunicazione è diventata confusa, spesso contraddittoria. E la fiducia, quella che nel Giappone è stata coltivata con cura, altrove si è frantumata in mille pezzi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-473234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060716044394_df26543fdfd4bbd50cb0f90cfb6955d6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Attenzione alle diseguaglianze</strong></h2>



<p>Il <strong>modello Giappone</strong> si contraddistingue poi sul voler porre attenzione sulle <strong>disuguaglianze</strong>. Cosa significa? Tokyo lavora per proteggere le fasce più fragili, anticipando le problematiche legate all&#8217;inclusione e limando le disparità sanitarie.</p>



<p>Il Giappone non è perfetto, certo, ma ha scelto di trattare la <strong>salute pubblica</strong> come una <strong>priorità nazionale</strong>, <strong>strategica</strong>, <strong>quotidiana</strong>. Ha scelto di farlo molto prima che possa scoppiare un&#8217;emergenza. Ha investito nella ricerca, nella formazione, nella capacità di rispondere in modo rapido e coordinato. Ha deciso di non aspettare la prossima crisi per correre ai ripari. Ha fatto della preparazione un’abitudine e non un&#8217;eccezione.</p>



<p>Quando arriverà la prossima pandemia non conterà solo la ricchezza, né la potenza militare, né la capacità tecnologica. Conteranno invece l&#8217;<strong>organizzazione</strong>, la lucidità, il rispetto per la scienza, la fiducia della popolazione. Su questi fronti, oggi, il Giappone è decisamente un passo avanti a tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/modello-giappone-la-nuova-frontiera-della-sanita-pubblica.html">Modello Giappone: la nuova frontiera della sanità pubblica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Vaccini senza iniezione: come migliorare la sicurezza globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/vaccini-senza-iniezione-come-migliorare-la-sicurezza-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 10:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Soft power]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-1536x1014.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La capacità di sviluppare, produrre e distribuire vaccini e strumenti di prevenzione non è più solo una priorità medica ma anche di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/vaccini-senza-iniezione-come-migliorare-la-sicurezza-globale.html">Vaccini senza iniezione: come migliorare la sicurezza globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250531110608362_45e578d7331944d3baf7b20b9ad93cee-1536x1014.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pandemia da Covid-19 ha segnato un punto di non ritorno nella concezione della salute pubblica come questione di sicurezza nazionale. Gli Stati, soprattutto le grandi potenze, si sono ritrovati vulnerabili di fronte a un nemico invisibile, capace di fermare economie, eserciti e interi sistemi produttivi. La consapevolezza che la<strong> prossima crisi globale </strong>potrebbe non essere militare ma sanitaria ha spinto governi e istituzioni internazionali a riconsiderare l’intero apparato della preparazione pandemica.</p>



<p>La capacità di sviluppare, produrre e distribuire rapidamente vaccini e strumenti di prevenzione non rappresenta più solo una priorità medica, ma una <strong>leva di potere</strong>, un elemento di influenza nei rapporti internazionali.</p>



<p>Le malattie infettive rappresentano oggi una <strong>minaccia crescente</strong> in termini sia di salute pubblica che di stabilità economica. L’influenza aviaria (H5N1), in rapida diffusione negli Stati Uniti, desta preoccupazioni sempre più ampie, così come altri agenti patogeni ad alto impatto come <strong>Sars</strong>, <strong>Ebola</strong> e lo stesso virus dell’influenza stagionale, troppo spesso sottovalutato. Oggi sappiamo bene che la loro potenziale rapida diffusione può destabilizzare interi Paesi e influenzare gli equilibri internazionali.</p>



<p>Escludendo le patologie più gravi, anche l’influenza comune provoca ogni anno milioni di infezioni e <strong>migliaia di decessi</strong>, oltre a costi sanitari ed economici significativi. Negli Stati Uniti, si stima che le perdite annuali legate all’influenza superino gli <strong>11,2 miliardi di dollari</strong>. In un contesto di interconnessione globale, ogni virus ha il potenziale per <strong>propagarsi oltre i confini</strong>, rendendo evidente la necessità di soluzioni vaccinali rapide, flessibili e scalabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricerca e innovazione: esempi di vaccini senza ago</h2>



<p>Da tempo, la ricerca scientifica lavora a metodi alternativi alla classica siringa. Lo scopo è trovare metodi più efficaci e meno rischiosi per garantire un facile accesso a vaccini e quindi immunizzazione, soprattutto nei Paesi più poveri. </p>



<p>Evitare l&#8217;uso di siringhe diminuirebbe infatti il contagio di altre malattie durante la somministrazione, soprattutto in Paesi con ridotte garanzie di igiene. L&#8217;<strong>Oms</strong> (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che ogni anno tra i due e i tre milioni e mezzo di persone riportino ferite da aghi, esponendosi a contagi anche gravi come HIV ed epatite B e C. Le nuove tecnologie, oltre a rappresentare una svolta per la<strong> salute pubblica</strong>, assumono un valore strategico per gli Stati: disporre di soluzioni vaccinali flessibili, facili da distribuire e applicabili anche in contesti logistici critici significa poter rispondere con prontezza a crisi sanitarie future, mantenendo autonomia e controllo nelle fasi più delicate delle emergenze.</p>



<p>Uno dei più promettenti è rappresentato dai <strong>vaccini epicutanei</strong>, somministrati tramite cerotti applicabili sulla pelle. Tuttavia, il principale ostacolo alla loro diffusione è ancora legato ai costi di produzione. Nonostante ciò, i progressi sono significativi. </p>



<p>Gli applicatori sviluppati dalla startup australiana <a href="https://www.vaxxas.com/technology-platform/">Vaxxas</a>, che consentono di veicolare i vaccini in modo preciso, sterile e poco invasivo, direttamente sotto la superficie cutanea grazie alle delle <strong>microproiezioni </strong>in condizioni sterili. Uno degli obiettivi è quello di migliorare la salute globale aumentando i tassi di vaccinazione. Oltre al vantaggio logistico, questa tecnologia consente <strong>un uso più efficiente delle dosi</strong>, rendendo possibile vaccinare un numero maggiore di persone con scorte più limitate.</p>



<p>Un’altra innovazione viene da un progetto congiunto di <strong>Emory University</strong> e <strong>Georgia Institute of Technology</strong>, che ha portato alla creazione di un <strong>cerotto con microaghi solubili</strong>, pensato per la somministrazione “fai-da-te” del vaccino antinfluenzale. L’uso è semplice e indolore, con applicazione diretta da parte del paziente stesso.</p>



<p>Uno <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022202X1932682X">studio </a>dell’<strong>Università di Rochester</strong> ha testato l’efficacia di questo sistema, dimostrando la sua validità e sicurezza. Il responsabile della ricerca, <strong>Benjamin Miller</strong>, ha evidenziato l’importanza di soluzioni del genere soprattutto nei contesti a bassa disponibilità sanitaria. &#8220;Per vaccinare la popolazione di un villaggio africano un cerotto è certo meglio di una siringa. Inoltre, questi dispositivi sono più facili da conservare e trasportare, e possono essere usati da chiunque&#8221; ha affermato.</p>



<p>Parallelamente, l’azienda americana <strong><a href="https://pharmajet.com/">PharmaJet</a></strong>, in collaborazione con l’organizzazione no profit <strong>Path</strong>, ha sviluppato un dispositivo a <strong>getto monouso ad alta pressione (DSJI)</strong>, che consente l’iniezione del vaccino sotto la cute senza ago. Una tecnologia pensata per <strong>ridurre i rifiuti sanitari</strong>, minimizzare il rischio di contaminazione e facilitare la somministrazione in situazioni di emergenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Combattere l&#8217;Herpes Simplex con una chewing gum</h2>



<p>Un’altra innovazione, forse meno convenzionale ma altamente promettente, è il progetto di <strong>chewing gum antivirale</strong>.</p>



<p>L&#8217;<strong>Herpes Simplex </strong>(HSV-1 e HSV-2), diffuso principalmente attraverso il contatto orale, infetta oltre due terzi della popolazione mondiale ed è la principale causa di cecità infettiva nei paesi occidentali. L’assenza di un vaccino efficace contro l’HSV evidenzia l’urgenza di strategie alternative, focalizzate sulla riduzione della carica virale nei principali siti di trasmissione. Nel caso di virus come l’Herpes Simplex, che si diffondono più facilmente attraverso la bocca che per via nasale, ciò implica un’attenzione particolare alla cavità orale come target d’intervento.</p>



<p>Uno <a href="https://www.cell.com/molecular-therapy-family/molecular-therapy/fulltext/S1525-0016(24)00808-6?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS1525001624008086%3Fshowall%3Dtrue">studio</a> innovativo condotto dalla <strong>School of Dental Medicine</strong> dell&#8217;Università della Pennsylvania, in collaborazione con ricercatori finlandesi, ha esplorato l&#8217;uso di un chewing gum contenente la <strong>proteina antivirale Fril </strong>(Lectina Ricca di Fruttosio) per neutralizzare i virus dell&#8217;Herpes Simplex e dell&#8217;influenza. La Fril, estratta naturalmente dai <strong>semi di lablab</strong> (Lablab purpureus), agisce intrappolando i virus attraverso un meccanismo di autoaggregazione, riducendo così la carica virale nella cavità orale, principale via di trasmissione di questi patogeni.</p>



<p>I ricercatori hanno formulato un <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39663701/">chewing gum di grado clinico</a>, conforme alle specifiche della FDA, contenente FRIL. Test in vitro hanno dimostrato che una compressa da 2 grammi del chewing gum, contenente 40 milligrammi di FRIL, è sufficiente per ridurre la carica virale di HSV-1 e HSV-2 di oltre il 95%. La proteina FRIL si è dimostrata stabile per oltre due anni sia nella polvere di lablab che nel chewing gum, mantenendo la sua efficacia antivirale anche a temperatura ambiente.</p>



<p>Questa strategia rappresenta un approccio innovativo nella prevenzione delle infezioni virali, offrendo una modalità di somministrazione non invasiva e potenzialmente efficace per ridurre la trasmissione di virus comuni come l&#8217;Herpes Simplex. Sono ancora necessari ulteriori studi clinici per confermare l&#8217;efficacia e la sicurezza di questo metodo negli esseri umani. </p>



<p>Il vaccino è infatti ancora in fase di sperimentazione, ma &nbsp;in conformità con le specifiche della <a href="https://www.fda.gov/">Fda </a>per i prodotti farmaceutici, e ne hanno riscontrato la sicurezza.<strong> Henry Daniell</strong>, responsabile della ricerca, ha affermato che &#8220;queste osservazioni sono di buon auspicio per la valutazione della gomma di fagioli negli studi clinici sull&#8217;uomo, al fine di ridurre al minimo l&#8217;infezione/trasmissione virale&#8221;.</p>



<p>Lo stesso gruppo di ricerca aveva già esplorato questa via con un altro <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34774754/">studio</a> durante la pandemia, sviluppando un chewing gum contenente la proteina ACE2 per intrappolare <strong>il SARS-CoV-2 </strong>nella saliva e ridurre la trasmissione del virus.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vaccino come strumento di influenza globale</h2>



<p>Oltre all’efficacia medica, ciò che emerge è una <strong>nuova logica strategica</strong>. Chi controlla la produzione e la distribuzione dei vaccini controlla l’accesso alla <strong>protezione sanitaria</strong> e quindi esercita <strong>influenza geopolitica</strong>, come già visto con la cosiddetta <em>vaccine diplomacy</em> durante la pandemia.</p>



<p>La flessibilità di queste nuove tecnologie, cerotti (chewing gum, microaghi) permette una distribuzione più rapida anche in contesti difficili, dai campi profughi alle aree rurali, aumentando la capacità degli Stati di rispondere in modo autonomo o di offrire aiuto sanitario come forma di <strong>soft power</strong>.</p>



<p>Il vaccino, da semplice strumento medico, si trasforma in <strong>arma strategica</strong>, elemento di deterrenza e protezione degli interessi nazionali. La nuova corsa ai vaccini non si gioca più solo nei laboratori o nei consigli di amministrazione delle big pharma, ma nei bilanci statali, nelle alleanze internazionali, nelle strategie militari non convenzionali.</p>



<p>In un mondo in cui la prossima minaccia potrebbe arrivare da un virus, <strong>la sanità pubblica diventa parte integrante della sicurezza globale</strong>. E le tecnologie che rendono la prevenzione più semplice, più veloce e più diffusa potrebbero rivelarsi decisive nella ridefinizione degli equilibri internazionali del XXI secolo.</p>



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		<title>Un vaccino per debellare la dengue entro il 2026: la nuova ricerca tra Brasile e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/un-vaccino-per-debellare-la-dengue-entro-il-2026-la-nuova-ricerca-tra-brasile-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 14:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il cambiamento climatico, le malattie tropicali come la dengue, sono endemiche, ma dal Brasile arriva la speranza di un vaccino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/un-vaccino-per-debellare-la-dengue-entro-il-2026-la-nuova-ricerca-tra-brasile-e-cina.html">Un vaccino per debellare la dengue entro il 2026: la nuova ricerca tra Brasile e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Brasile-presidente-e-ministra-della-salute-annunciano-vaccino-contro-la-febbre-dengue-2025-2026-ansa-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra tante tensioni ed eventi poco rassicuranti sulla scena internazionale, <strong>ogni tanto arriva anche qualche buona notizia:</strong> a partire dal prossimo anno <strong>il Brasile prevede di lanciare un nuovo vaccino in grado di fermare la dengue</strong>, malattia che, pur non essendo presente in Europa, è endemica e presente in ben 110 Paesi al mondo, dove ogni anno <a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/dengue-and-severe-dengue" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affligge tra i 100 e i 400 milioni</a> di individui. La febbre dengue, o semplicemente dengue, è una malattia infettiva, causata da un virus che si trasmette attraverso il morso della zanzara tigre, che prolifera in molte zone dal clima tropicale e temperato, tra cui proprio il Brasile, in cui <strong>nel solo 2025, secondo i dati raccolti dall’Arbovirus Monitoring Panel, si sono registrati circa 400mila casi, con almeno 160 decessi.</strong></p>



<p>Con l’evoluzione climatica in corso, anche in Europa, è possibile che in futuro alcune malattie attualmente endemiche solo nelle zone tropicali, possano giungere anche a noi. E del resto, negli ultimi anni, il dibattito attorno alle possibili cause ed effetti del cambiamento climatico, è mlto acceso, oggetto di numerose discussioni e preoccupazioni. In caso di una <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/dopo-il-covid-la-deterrenza-usa-sara-sanitaria-i-piani-di-nih-e-hhs-per-prevenire-la-prossima-pandemia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuova malattia tropicale, o di una pandemia </a>– per esempio – di febbre dengue, <strong>saremmo in grado di rispondere adeguatamente dal punto di vista medico-sanitario?</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="649" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-1024x649.jpg" alt="" class="wp-image-471983" style="width:789px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-600x380.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/febbre-dengue-India-2024-ansa.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un operatore spruzza agenti chimici contro le zanzare a Bangalore, in India, dove la febbre dengue è presente<br></em></figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Il vaccino contro la dengue: 60 milioni di dosi dal 2026</h2>



<p>Proprio attorno a questi quesiti <strong>istituto brasiliano Butantan, in collaborazione con l’azienda cinese WuXi Biologics </strong>hanno avviato da tempo degli studi congiunti, arrivando a sviluppare un nuovo tipo di vaccino contro la febbre dengue, che si somministra in un’unica dose. Il vaccino è stato già presentato per essere registrato nel dicembre 2024 e attualmente l’autorità nazionale brasiliana per la regolamentazione dei farmaci (Anvisa) sta esaminando la richiesta, al fine di avviare la produzione. Il progetto di ricerca è supportato da un investimento di circa 1,26 miliardi di real brasiliani (oltre 155 milioni di euro), e ulteriori 68 milioni destinati a studi clinici specifici per poter ampliare la fascia d’età di somministrazione del vaccino, in modo da includere anche la popolazione più anziana, includendo anche una somministrazione del vaccino contro la Chikungunya, altra infezione virale trasmessa dalla zanzara tigre, presente nelle aree tropicali.</p>



<p>Alcuni mesi fa, a conferma del successo del progetto, il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e la ministra della Salute del Brasile, <strong>Nísia Trindade</strong>, hanno annunciato <strong>il rilascio del vaccino a partire dal 2026, con un piano di produzione su larga scala di 60 milioni di dosi all’anno</strong>, che potrebbero aumentare a seconda della domanda e della necessità anche fuori dal Brasile. <a href="https://agenciabrasil.ebc.com.br/en/saude/noticia/2025-02/brazil-aims-launch-100-nationally-produced-dengue-vaccine-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Entro due anni speriamo di poter vaccinare tutta la popolazione idonea, dai due ai 59 anni”</a> ha dichiarato in proposito la ministra Trinidade, <strong>aprendo la possibilità di debellare la malattia definitivamente</strong> nel prossimo futuro, non solo dal Brasile, ma anche dal resto dell&#8217;America latina e dal sud est asiatico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/un-vaccino-per-debellare-la-dengue-entro-il-2026-la-nuova-ricerca-tra-brasile-e-cina.html">Un vaccino per debellare la dengue entro il 2026: la nuova ricerca tra Brasile e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dopo il COVID la deterrenza Usa sarà sanitaria: i piani di NIH e HHS per prevenire la prossima pandemia</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/dopo-il-covid-la-deterrenza-usa-sara-sanitaria-i-piani-di-nih-e-hhs-per-prevenire-la-prossima-pandemia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 15:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Non basta reagire, bisogna prevenire: dopo lo shock del Covid, gli Usa lavorano per prevenire le prossime pandemie. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/dopo-il-covid-la-deterrenza-usa-sara-sanitaria-i-piani-di-nih-e-hhs-per-prevenire-la-prossima-pandemia.html">Dopo il COVID la deterrenza Usa sarà sanitaria: i piani di NIH e HHS per prevenire la prossima pandemia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1212579812-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p><br>Dopo le ferite aperte dal <strong>COVID-19</strong>, la salute pubblica è tornata al centro della sicurezza nazionale americana. In questo contesto, Washington sta ridefinendo la propria postura strategica di fronte alla prossima potenziale <strong>pandemia</strong>. Le due agenzie di punta nel campo della salute e della ricerca biomedica – il <em>Department of Health and Human Services</em> (<strong>HHS</strong>) e i <em>National Institutes of Health </em>(<strong>NIH</strong>) – sono oggi protagonisti di una trasformazione radicale: da enti reattivi a centri nevralgici per la prevenzione e la deterrenza sanitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Stati Uniti investono sulla <em>preparedness</em></h2>



<p>Se c’è una lezione chiara dal COVID-19 è che non basta saper reagire. Serve anticipare. Il virus ha rivelato le <strong>fragilità del sistema federale americano</strong>: una frammentazione tra enti, una filiera farmaceutica esposta a shock globali, e un deficit di fiducia tra istituzioni scientifiche e opinione pubblica. A partire dal 2022, la Casa Bianca ha promosso un <strong>quadro strategico di “<em>preparedness</em>”</strong> pandemica che mette al centro la ricerca avanzata, la cooperazione pubblico-privata e la capacità di risposta rapida. NIH e HHS sono stati investiti di un ruolo chiave: diventare il motore di un’innovazione sanitaria capace non solo di curare, ma di prevenire in modo sistemico.<br>L’annuncio congiunto di HHS e NIH del maggio 2024 ha segnato un punto di svolta. Con un investimento iniziale di <strong>500 milioni di dollari</strong>, è nata l’iniziativa <strong>Generation Gold Standard</strong>: una piattaforma per lo sviluppo di vaccini universali contro virus ad alto rischio pandemico, basata su una tecnologia a <strong>virus intero inattivato</strong> trattato con beta-propiolattone (BPL).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.researchgate.net/publication/380713461/figure/fig2/AS:11431281245525527@1716170235441/Workflow-for-gold-standard-generation.png" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Workflow Generation Gold Standard </figcaption></figure>
</div>


<p>Si tratta di una svolta scientifica e strategica. A differenza dei vaccini tradizionali, mirati a uno specifico ceppo virale, questa piattaforma punta a protezione ampia e duratura contro intere famiglie di virus, inclusi quelli già noti – come i <strong>coronavirus</strong> e i <strong>virus influenzali aviari H5N1</strong> – e quelli ancora sconosciuti. I candidati vaccinali BPL-1357 e BPL-24910, attualmente in fase di test clinico, rappresentano la frontiera di questa nuova visione. Oltre a influenza e coronavirus, la piattaforma BPL è adattabile per un futuro utilizzo contro il <strong>virus respiratorio sinciziale</strong> (RSV), il <strong>metapneumovirus</strong> e la <strong>parainfluenza</strong>. Offre inoltre la capacità senza precedenti di proteggere dall&#8217;influenza aviaria senza indurre deriva antigenica, un importante passo avanti nella prevenzione proattiva delle pandemie. L&#8217;inizio delle sperimentazioni cliniche per i vaccini antinfluenzali universali è previsto per il 2026, mentre l&#8217;approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA) è prevista per il 2029. Anche il <strong>vaccino antinfluenzale intranasale BPL-1357</strong>, attualmente in fase avanzata di sperimentazione, è sulla buona strada per la revisione da parte della FDA entro il 2029.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il concetto di &#8220;<em>Disease X</em>&#8220;</h2>



<p>Per Washington, questa tecnologia è anche un messaggio geopolitico: gli Stati Uniti vogliono essere non solo autosufficienti, ma leader mondiali nella sicurezza biologica. In un mondo in cui la competizione tecnologica è sempre più interconnessa alla sicurezza sanitaria, l’investimento in piattaforme vaccinali robuste è anche uno strumento di influenza.</p>



<p>A livello globale, il concetto di<strong> <a href="https://cepi.net/disease-x">Disease X</a></strong> – promosso dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations <strong>(CEPI</strong>) – ha guadagnato forza. L’idea: il prossimo grande patogeno potrebbe non essere ancora conosciuto. Ma prepararsi è comunque possibile, se si costruiscono strumenti flessibili e piattaforme “sterili” rispetto al virus. “<em>Non sappiamo quando o dove colpirà la prossima Malattia X, sappiamo solo che colpirà</em>”, recita il loro motto. Nel febbraio 2018, la Malattia X è stata inclusa nell&#8217;elenco delle malattie prioritarie del Piano di Ricerca e Sviluppo dell&#8217;OMS. Il COVID-19 ha rappresentato la prima Malattia X da quando il termine è stato coniato nel 2018 e ha causato una crisi umanitaria ed economica globale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="971" height="522" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Immagine-2025-05-25-002543.png" alt="" class="wp-image-471266" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Immagine-2025-05-25-002543.png 971w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Immagine-2025-05-25-002543-600x323.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Immagine-2025-05-25-002543-300x161.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Immagine-2025-05-25-002543-768x413.png 768w" sizes="auto, (max-width: 971px) 100vw, 971px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le 5 aree di innovazione necessarie per rendere realtà la consegna dei vaccini pandemici entro 100 giorni (Fonte: CEPI)</figcaption></figure>
</div>


<p>Il CEPI ha fissato un obiettivo ambizioso: <strong>sviluppare un vaccino entro 100 giorni dalla scoperta di un nuovo patogeno</strong>. L’unico elemento noto, infatti, è che i virus che mettono maggiormente a rischio l&#8217;umanità appartengono a circa 25 famiglie virali. Grazie alla conoscenza di queste famiglie virali, all&#8217;unione delle nostre risorse globali e allo sfruttamento dei più recenti progressi nella scienza dei vaccini, il mondo può prepararsi al meglio alla prossima Malattia X. Se basteranno solo 100 giorni per creare un vaccino sicuro ed efficace contro qualsiasi minaccia pandemica virale, sarà possibile contenere le epidemie prima che sfuggano al controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà interne agli Usa</h2>



<p>NIH e HHS condividono e integrano questo approccio nella strategia americana, partecipando a tavoli multilaterali, partnership con laboratori internazionali, e finanziamenti condivisi per rafforzare la capacità globale di risposta. Il riferimento implicito è chiaro: evitare che, in una futura crisi sanitaria, altri attori colmino il vuoto lasciato dall’elefantiasi occidentale. La <em>preparedness </em>diventa così anche <strong>diplomazia scientifica</strong>, proiezione di <strong><em>soft power</em></strong>, prevenzione del disordine globale.</p>



<p>Nonostante i progressi, la strategia americana è tutt’altro che immune da ostacoli. La polarizzazione politica ha ridotto la fiducia in agenzie come CDC e NIH, e in molte comunità restano forti <strong>resistenze alla vaccinazione</strong> e al progresso scientifico in generale. Negli Stati Uniti, l’ostilità verso i vaccini si manifesta in contesti molto diversi tra loro, ma uniti da una comune sfiducia verso le istituzioni scientifiche o governative. Nelle aree rurali e negli stati a maggioranza conservatrice del Sud e Midwest, la resistenza è spesso legata a un&#8217;ideologia libertaria e antistatalista. Alcune comunità religiose, come gli Amish o i gruppi evangelici fondamentalisti, rifiutano i vaccini per motivi spirituali o culturali. All’opposto dello spettro politico, anche in alcuni ambienti progressisti e “naturali” della West Coast si registra diffidenza, motivata da un approccio alternativo alla medicina e dalla critica alle grandi case farmaceutiche. Comunità afroamericane e latine hanno mostrato esitazione soprattutto in passato, a causa di storiche ingiustizie mediche e scarsa fiducia istituzionale.</p>



<p>Infine, a prescindere dall’identità sociale o geografica, un’ampia galassia digitale alimenta il rifiuto vaccinale attraverso <strong>disinformazione</strong>, complottismo e sfiducia generalizzata nei confronti della scienza ufficiale. Inoltre, la frammentazione del sistema sanitario statunitense – con forti differenze tra stati e una sanità ancora legata al mercato – rischia di indebolire l’efficacia delle risposte federali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contribuito dell&#8217;intelligenza artificiale</h2>



<p>In questo complesso panorama, l’<strong>intelligenza artificiale</strong> si sta affermando come un nuovo alleato nella corsa contro le future pandemie. I suoi progressi più recenti permettono oggi di simulare in tempi rapidi l’evoluzione genetica dei virus e di individuare, con crescente precisione, i bersagli più promettenti per lo sviluppo di vaccini.<br>Per accelerare l’impiego di queste tecnologie nella preparazione alle crisi sanitarie globali, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ha stretto una serie di accordi strategici. Le collaborazioni mirano a valutare la capacità delle varianti virali emergenti di eludere l’immunità esistente, a mappare le famiglie virali secondo il loro potenziale pandemico e a generare progetti di immunogeni avanzati in grado di ridurre drasticamente i tempi di sviluppo dei vaccini.<br>In un documento congiunto diffuso nell’agosto 2024, CEPI e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno evidenziato la necessità di superare l’approccio focalizzato su singoli patogeni. La nuova priorità è quella di estendere la ricerca a intere famiglie virali zoonotiche, potenzialmente in grado di infettare l’uomo. Una strategia ritenuta essenziale per rafforzare la capacità della comunità internazionale di rispondere tempestivamente alla prossima “Disease X” — la malattia ancora sconosciuta che potrebbe scatenare una futura emergenza globale.</p>



<p>C’è poi la questione dell<strong>’equità globale</strong>: se gli Stati Uniti vogliono davvero guidare la <em>preparedness </em>pandemica, dovranno bilanciare leadership tecnologica e solidarietà internazionale, evitando l’accusa di &#8220;nazionalismo vaccinale&#8221; che ha segnato la prima fase della pandemia COVID.</p>



<p></p>



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		<title>Tutti i dubbi sul &#8220;green pass globale&#8221; dell&#8217;Oms</title>
		<link>https://it.insideover.com/scienza/tutti-i-dubbi-sul-green-pass-globale-delloms.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 16:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Bill and Melinda Gates Foundation]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[green pass]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326153911914_0d311be9e503d63516f4046f53eddd8b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il nuovo "trattato pandemico" e il "green pass globale". L'OMS tra i programmi di prevenzione e i rischi per i processi democratici</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/tutti-i-dubbi-sul-green-pass-globale-delloms.html">Tutti i dubbi sul &#8220;green pass globale&#8221; dell&#8217;Oms</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“Allo stato attuale delle cose, il mondo resta impreparato per la prossima malattia x e per la prossima pandemia. Se accadesse domani, ci troveremmo ad affrontare molti degli stessi problemi che abbiamo dovuto affrontare con il Covid-19”. Sono queste le parole pronunciate dal direttore generale dell’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> (OMS),<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-tedros-adhanom-ghebreyesus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Tedros Adhanom Ghebreyesus</strong></a>, in occasione del World Governments Summit &#8211; forum annuale con sede negli Emirati Arabi Uniti, volto a promuovere il confronto tra governi e società civile sulle politiche da attuare &#8211; tenutosi lo scorso 12 febbraio. Attraverso il suo discorso, che non lascia presagire niente di buono ove si dovesse assistere alla diffusione planetaria di un nuovo virus, Ghebreyesus ha voluto mandare un messaggio ai governi affinché si impegnino ad adottare un accordo che mira alla prevenzione e al contrasto delle pandemie secondo un approccio coordinato a livello sovranazionale, oltre che contribuire alla realizzazione di un’infrastruttura digitale per la condivisione dei dati sui certificati vaccinali.</p>



<p>Nel primo caso si parla di <strong>accordo internazionale in materia di prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie</strong> (ribattezzato dai media <strong>trattato pandemico</strong>) , mentre nel secondo di <strong>green pass globale</strong>.</p>



<p>Ghebreyesus, sempre in occasione del suo discorso a Dubai, si è detto preoccupato riguardo al raggiungimento di questi traguardi perché, a suo avviso, i negoziati procedono a rilento. Per di più, il direttore generale avrebbe anche lamentato una mancanza di fiducia nei confronti dell’OMS poiché diversi Paesi temono di veder erosa la loro <strong>sovranità</strong> conferendo nuovi poteri all’agenzia dell’Onu in tema di politiche sanitarie. Ghebreyesus ha specificato che tali accordi non daranno modo all’OMS di dettare legge a nessun governo, ma solo raccomandazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il trattato pandemico</strong></h2>



<p>Nel dicembre 2021, i 194 Paesi aderenti all’OMS si sono riuniti a Ginevra &#8211; sede dell’Agenzia &#8211; dove hanno deciso di istituire un organismo di negoziazione intergovernativo per la realizzazione di un accordo per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, da approvare dall’<strong>Assemblea mondiale della Sanità</strong> entro maggio di quest’anno. Lo scopo del documento è favorire la collaborazione tra Stati e un’integrazione tra tutti i settori (pubblici e privati) riguardanti la salute per l’<strong>individuazione precoce</strong> delle malattie, per un <strong>rafforzamento dell’OMS</strong> quale autorità di coordinamento per l’accesso universale a diagnosi e medicinali, per un approccio <strong>One Health</strong> che metta in relazione la salute degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente.</p>



<p>Contestualmente all’elaborazione di questo trattato, entro maggio si deve giungere anche alla revisione del <strong>regolamento sanitario internazionale</strong> (RSI), istituito nel 2005, che prevede di fornire una risposta di salute pubblica alla diffusione delle malattie in modi commisurati ai rischi per la salute pubblica stessa e che obbliga ogni Stato membro dell’OMS a notificare a quest’ultima tutti gli eventi che possono costituire un’emergenza sanitaria di portata internazionale.</p>



<p>In attesa di un&#8217;eventuale approvazione a maggio, la bozza del trattato pandemico sta suscitando obiezioni che in Italia sono state avanzate da diverse associazioni scientifiche come la <strong>Commissione medico scientifica indipendente</strong>.</p>



<p>La Commissione sostiene che non vi sia un vuoto normativo da colmare per una risposta coordinata a livello globale per le pandemie data l’esistenza del regolamento sanitario internazionale, mentre l’istituzione di un nuovo trattato comporterebbe nuovi cavilli burocratici. La Commissione punta il dito contro gli articoli del trattato e le modifiche del RSI che prevedono le <strong>raccomandazioni vincolanti dell’OMS</strong> in tema di trattamenti medici e misure restrittive; la <strong>censura delle informazioni false e fuorvianti</strong>, a giudizio della stessa agenzia, incentivando i governi a segnalare i profili di disinformazione; <strong>la condivisione di dati sensibili con organizzazioni internazionali private</strong> (oggi è possibile solo con agenzie intergovernative); l’obbligo per gli Stati di produrre e fornire prodotti sanitari (test diagnostici, mascherine, vaccini, ecc.) il cui 20% deve essere consegnato all’OMS che distribuirà per il 10% a Paesi in via di sviluppo.</p>



<p>Per alcuni, tali disposizioni, potrebbero determinare una lesione della sovranità nazionale e dei rischi per il processo decisionale democratico.</p>



<p>Il ministro della Salute, <strong>Orazio Schillaci</strong>, interrogato in Senato dal senatore <strong>Claudio Borghi</strong> riguardo al trattato pandemico aveva riferito: “Il tema è presidiato e le azioni, anche data la nostra Presidenza del G7, saranno in continuità con quanto già iniziato da questo Governo. Siamo in piena continuità con quanto il presidente del Consiglio Meloni ha già affermato in Giappone e in tutte le sedi non mancheremo di portare avanti gli interessi dell&#8217;Italia e degli italiani&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il green pass globale</strong></h2>



<p>Durante la pandemia, nel 2021, l’Unione europea aveva introdotto il certificato di vaccinazione (green pass) per il contrasto al Covid-19 che in Italia è entrato in vigore ad agosto suscitando aspre polemiche e feroci critiche da parte di chi non intendeva vaccinarsi contro il Coronavirus. A livello europeo il <strong>green pass</strong>, sebbene in Italia non fosse più richiesto dalla primavera 2022, è ufficialmente scaduto il 30 giugno 2023 e da quel momento non sono più stati rilasciati i certificati. In tanti hanno pensato che ormai il green pass fosse solo un ricordo legato all’emergenza pandemica, ma il 1° luglio l’OMS ha mutuato dall’Unione europea il sistema di certificazione COVID-19 per costruire un’<strong>infrastruttura digitale</strong> volta al rilascio dei documenti sanitari che formeranno un <strong>libretto sanitario</strong> accessibile e verificabile a tutti i Paesi. L’iniziativa è nata su interesse dell’OMS che ha proposto <strong>un partenariato con la Commissione europea</strong> nell’ambito della sanità digitale, ma entrambe le istituzioni hanno specificato che l’adesione al sistema di green pass globale non è obbligatoria per i loro Stati membri. Il governo italiano, per tramite del ministro Schillaci in un’intervista a <em>La Verità</em>, ha dichiarato che non aderirà all’iniziativa promossa dall’OMS e dall’Ue: &#8220;L&#8217;Italia non aderirà al green pass globale. Il governo salvaguarderà i dati dei cittadini e gli interessi nazionali, non ci sarà alcuna cessione di sovranità all&#8217;OMS”. La dichiarazione del ministro sembra riguardare la condivisione di informazioni personali e sensibili che sarebbe motivo di allarme, sebbene il direttore generale Ghebreyesus abbia di recente precisato che saranno applicati i più alti standard di protezione dei dati.</p>



<p>Ad oggi circa una decina di Stati, principalmente africani, hanno comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità che non intendono procedere alla ratifica del trattato pandemico, se dovesse essere approvato a maggio, mentre altri come l’Italia hanno già reso nota la volontà di non aderire al sistema di certificazione vaccinale. Tra le motivazioni che le nazioni indicano per il loro diniego ad accogliere gli strumenti messi a disposizione dall’agenzia Onu non c’è solo l’eventuale perdita di potere decisionale in materia sanitaria, ma anche <strong>la commistione tra pubblico e privato</strong> in seno all’organizzazione stessa. L’organizzazione è finanziata per il 14% dai contributi annuali degli Stati membri (in base al loro Pil), ma per più dell’80% da donatori che in certi casi sono soggetti governativi e spesso anche privati come la Bill and Melinda Gates Foundation con 550 milioni di dollari, che hanno legami con altri attori del mondo industriale e istituzionale. La presenza di privati tra i finanziatori di un organismo internazionale deputato alla tutela della salute, sta sollecitando alcuni Paesi del mondo a riflettere sull’opportunità di conferire altri poteri all’OMS a chiedere, come ha detto il ministro Schillaci, che la parte maggioritaria dei fondi sia di provenienza degli Stati.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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