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	<title>Panama papers Archives - InsideOver</title>
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	<title>Panama papers Archives - InsideOver</title>
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		<title>La vera minaccia di Deutsche Bank che può far naufragare l&#8217;economia Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Dec 2018 11:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1213" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-1024x647.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, mentre buona parte dell&#8217;attenzione degli osservatori economici internazionali veniva catalizzata dalla battaglia tra il governo italiano e la Commissione europea, nonché dalla più generale questione dei bilanci comunitari, Deutsche Bank è stata coinvolta in nuovi, importanti scandali che rendono ancora più preoccupante la condizione del colosso tedesco, minata alle fondamenta dalla perdita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank.html">La vera minaccia di Deutsche Bank che può far naufragare l&#8217;economia Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1213" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1614856-1024x647.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle ultime settimane, mentre buona parte dell&#8217;attenzione degli osservatori economici internazionali veniva catalizzata dalla battaglia tra il governo italiano e la Commissione europea, nonché dalla più generale questione dei bilanci comunitari, <strong>Deutsche Bank</strong> è stata coinvolta in nuovi, importanti scandali che rendono ancora più preoccupante la condizione del colosso tedesco, minata alle fondamenta dalla perdita della sua reputazione e dalle conseguenze economiche di anni di gestione poco accorta.</p>
<p>Deutsche Bank è il grande &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221; nel panorama finanziario e la vera, grande minaccia alla stabilità dell&#8217;economia europea. Maneggiando asset complessivi dal valore di quasi 1,8 trilioni di dollari, l&#8217;istituto tedesco è il quindicesimo a livello mondiale, e una sua crisi conclamata aprirebbe la strada a rischi simili a quelli sperimentati dal sistema finanziario mondiale in occasione del crac di <strong>Lehmann Brothers</strong> nello scorso decennio.</p>
<p>Alla precaria condizione di Deutsche Bank contribuiscono tre fattori: l&#8217;accumularsi di scandali internazionali che coinvolgono l&#8217;istituto di Francoforte, l&#8217;instabilità di un portafoglio stracolmo di titoli tossici e le tensioni internazionali che rendono la principale banca tedesca un bersaglio di prima grandezza nella sfida economica tra la Germania e gli Usa di Donald Trump.</p>
<p>Tutti gli scandali di Deutsche Bank</p>
<p>L&#8217;ultimo scandalo che ha fatto tremare i vertici bancari di Francoforte ha un epicentro ben preciso: la filiale estone di Danske Bank, l&#8217;istituto danese che è stato di recente accusato di una gigantesca operazione di riciclaggio di denaro, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.wallstreetitalia.com/danske-bank-sotto-inchiesta-per-aver-riciclato-soldi-russi/" target="_blank">proveniente in larga parte dalla Russia</a>, per un valore complessivo di 230 miliardi di euro. Howard Wilkinson, tra il 2007 e il 2014 a capo della divisione trading della filiale di Tallin della banca danese, ha parlato di altri istituti coinvolti nell&#8217;operazione, tra cui spiccherebbe il profilo di Deutsche Bank, che avrebbe gestito <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-scandalo-danske-bank-tremare-deutsche-bank/" target="_blank">operazioni di riciclaggio</a> del volume di 150 miliardi di dollari.</p>
<p>Ma non finisce qua. Il 29 novembre scorso, 170 inquirenti della polizia tedesca hanno perquisito gli uffici direttivi della banca dopo aver a lungo indagato sui documenti contenuti nei celebri <strong>Panama Papers, </strong>che hanno lasciato intravedere uno scandalo di occultamento di capitali dai Paesi occidentali di vastissima portata. olo nel 2016, una società legata alla banca con sede alle Isole Vergini, avrebbe gestito ben 900 clienti per un volume d&#8217;affari complessivo di 311 milioni di euro. </p>

<p>Nella discontinua rassegna stampa tedesca sulla vicenda, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/stampa-germania-deutsche-bank/" target="_blank">analizzata da </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/stampa-germania-deutsche-bank/" target="_blank">StartMag</a>, </em>spicca la dura accusa della <em>Süddeutsche Zeitung</em>, il quotidiano inserito nel network di giornali internazionali che hanno partecipato alla rivelazione dei “Panama Papers”, che ha contestato le parole pronunciate dal nuovo Ceo di Deutsche Bank, Christian Sewing, al momento del suo insediamento: &#8220;abbiamo messo alle spalle la stagione degli scandali&#8221;. In realtà, secondo la Sz, &#8220;per Deutsche Bank si ripropone di nuovo la domanda su quali valori e quali standard si poggi la sua attività […] Ci si deve voltare dall’altra parte quando somme enormi vengono trasferite da aziende dubbiose, o non sussiste il sospetto che spesso tali operazioni servano a evadere tasse o riciclare denaro sporco?”.</p>
<p>Credibilità a pezzi</p>
<p>&#8220;Sebbene non sia chiaro dove porterà questo lì Ione di indagini, Deutsche Bank si conferma istituto peren­nemente nell&#8217;occhio del ci­clone&#8221;, scrive <em>La Verità</em>. &#8220;Dal 2008 ad oggi, ha sborsato, per multe e dispu­te legali, qualcosa come 18 miliardi di dollari. In Euro­pa, solo Royal Bank of Sco­tland Group ha fatto peggio, con un esborso di 18,1 miliardi&#8221;. </p>
<p>E certamente gli ultimi travagli del colosso tedesco gettano un&#8217;ombra anche su altre questioni del suo recente passato. Nel dicembre 2017 è stata spostata da Trani a Milano l&#8217;inchiesta sull&#8217;operato di Deutsche Bank in Italia nel 2010 e nel 2011, nei mesi che precedettero la caduta dell&#8217;ultimo governo Berlusconi sotto i colpi dello <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/parametro-tecnico-arma-politica-due-diversi-volti-dello-spread/" target="_blank">spread</a>. Deutsche Bank, fra dicembre 2010 e luglio 2011 ha attuato una speculazione in grande stile, liberandosi dell&#8217;88 per cento dei titoli pubblici italiani, salvo ricomprarne una parte dopo, quando il loro valore era sceso, ed è per questo<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/12/07/news/deutsche-bank-contro-l-italia-ora-indaga-la-procura-1.315701" target="_blank"> indagata per manipolazione del mercato</a>.</p>
<p>Inoltre, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.agi.it/economia/deutsche_bank_inchiesta-4691621/news/2018-11-30/" target="_blank">scrive l&#8217;</a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agi.it/economia/deutsche_bank_inchiesta-4691621/news/2018-11-30/" target="_blank">Agi</a>, </em>&#8220;nel 2015 la banca era stata investita dallo scandalo Libor, relativo alla manipolazione fraudolenta dei tassi di riferimento sui mutui immobiliari. I vertici di allora furono costretti a dimettersi e il conto di multe e risarcimenti superò i due miliardi e mezzo&#8221; e nel settembre dell&#8217;anno successivo il Dipartimento della Giustizia Usa impose una sanzione di 14 miliardi di euro, poi dimezzata, per irregolarità nella vendita di obbligazioni garantite da mutui.</p>
<p>Ma la credibilità di Deutsche Bank non è messa solo a repentaglio dall&#8217;ondata di scandali che rischia di travolgerla: a contribuire alle sue problematiche è intervenuta una gestione molto spesso scriteriata, che non ha tenuto in debito conto gli insegnamenti della grande crisi scoppiata nel 2007-2008.</p>
<p>Quell&#8217;oceano di derivati in cui Deutsche Bank rischia di affondare</p>
<p>Gli ultimi bilanci di Deutsche Bank sono stati un vero e proprio bagno di sangue: 7 miliardi di euro nel 2015, 1,4 miliardi nel 2016, 497 milioni nel 2017. E per il 2018 le previsioni sono delle più fosche, dato che 6,01 miliardi di euro di perdite sono già state annunciate nel terzo trimestre dell’anno.</p>
<p>Deutsche Bank ha problemi di redditività. Non investe in tecnologia da moltissimo tempo ed è fortemente sottocapitalizzata, mentre il suo titolo in borsa risente pesantemente dei continui scandali, che hanno causato al contempo una consistente emorragia di denaro per le spese legali e i risarcimenti. I continui tagli al personale annunciati da Francoforte non mirano al punto della principale causa del dissesto nella gestione dell&#8217;istituto: la scriteriata accumulazione di enormi quantità di derivati tossici in misura simile a quanto fatto dagli istituti statunitensi nello scorso decennio.</p>
<p>Come<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/05/25/germania-derivati-deutsche-bank-banca-rischi-pericolo/220444/" target="_blank"> scrive </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/05/25/germania-derivati-deutsche-bank-banca-rischi-pericolo/220444/" target="_blank">Lettera43</a>, </em>&#8220;il problema di Deutsche Bank sono gli assodati 48 mila miliardi di euro di derivati &#8211; 14 volte il Prodotto interno lordo della Germania &#8211; in pancia all&#8217;istituto&#8221;, un valore di gran lunga superiore a quello di Lehmann Brothers al momento del crac. Un oceano potenzialmente a rischio di ebollizione, in quanto collegato a sottostanti finanziari poco noti e in cui potrebbero, senza ombra di dubbio, nascondersi anche le tracce delle diverse manipolazioni di cui Deutsche Bank è accusata. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-11-30/banche-titoli-tossici-bomba-6800-miliardi-istituti-tedeschi-e-francesi-211420.shtml?uuid=AE0pPVqG&amp;fbclid=IwAR3N5UdmFAokyPIh25dYqfTm9v8GQrs_ez45BfRIq6SLM9XgIWdF_7hx0bY" target="_blank">Secondo uno studio della Banca d&#8217;Italia</a>, i titoli opachi sparsi nell&#8217;eurozona ammonterebbero a 6.800 miliardi di euro: e non a caso sarebbero istituti tedeschi e francesi i principali possessori di questo detonatore potenziale di una prossima crisi.</p>
<p>Gli Stati Uniti contro Deutsche Bank</p>
<p>Nell&#8217;ondata di scandali che ha travolto Deutsche Bank ritornano, a più riprese, gli Stati Uniti. Ciò non è un caso: colpire la principale banca tedesca, dal punto di vista di Washington, significa infliggere duri colpi a una Germania capace di diventare, nel medio periodo, uno sfidante in campo commerciale. E la somma di provvedimenti adottati dalle autorità Usa contro Deutsche Bank ha assunto proporzioni notevoli: alle sanzioni precedentemente citate si aggiunge infatti la <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-guerra-usa-germania-oltre-dazi-deutsche-bank-bocciata-dalla-fed/" target="_blank">bocciatura della filiale americana</a> della banca nella scorsa primavera.</p>

<p>E non bisogna dimenticare che proprio dagli Usa partì l&#8217;inchiesta Panama Papers nel 2016 e, al tempo stesso, che l&#8217;inchiesta su Danske Bank è iniziata proprio a seguito di indagini sul riciclaggio in dollari della considerevole somma in euro occultata nel Vecchio Continente. Un intrico notevole che vede il braccio di ferro tra Washington e Berlino congiungersi con le nuove politiche della Fed, desiderosa di rimpatriare sul suolo americano la più consistente quota possibile di capitali depositata in paradisi fiscali od occultata.</p>
<p>Deutsche Bank è dunque oggetto di un gioco di politica internazionale ad ampio raggio, ma questo non la assolve dai numerosi errori e dalle grandi mancanze palesate in passato: sono stati comportamenti a dir poco discutibili e operazioni finanziarie irresponsabili o illecite a creare la situazione attuale, che la vede trasformata nel &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221;. Il problema, in questo contesto, è legato alle enormi dimensioni di Deutsche Bank. Essa, come del resto la Germania stessa, è inequivocabilmente <em>too big to fail. </em>Ma al tempo stesso si dimostra l&#8217;anello debole di un sistema finanziario tornato ad agitarsi in maniera simile a quanto accaduto nei tempestosi mesi che precedettero il crac di Lehmann Brothers.</p>
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		<title>Trema il segretario al Commercio  Trump nel mirino del Russiagate</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trema-segretario-al-commercio-trump-nel-mirino-del-russiagate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 10:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama papers]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Santa Inquisizione del Russiagate continua a mietere vittime, creando accuse e trovando collegamenti fra Trump e il Cremlino anche dove tutto sembrerebbe dire che si tratti di semplici affari. L’ultima, in ordine di tempo, e che potrebbe pesare come un macigno sull’amministrazione del presidente Usa, riguarda il segretario al Commercio, Wilbur Ross. Secondo quanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trema-segretario-al-commercio-trump-nel-mirino-del-russiagate.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171106222218_24893287-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La Santa Inquisizione del <strong>Russiagate</strong> continua a mietere vittime, creando accuse e trovando collegamenti fra Trump e il Cremlino anche dove tutto sembrerebbe dire che si tratti di semplici affari. L’ultima, in ordine di tempo, e che potrebbe pesare come un macigno sull’amministrazione del presidente Usa, riguarda il segretario al Commercio, <strong>Wilbur Ross</strong>.</p>

<p>Secondo quanto emerge dai dati scaturiti dal filone d’indagine dei cosiddetti  “<strong>Paradise Papers</strong>”, il miliardario americano, nominato segretario la Commercio da The Donald, avrebbe fatto affari con persone legate al governo russo e colpite dalle sanzioni imposte dal Congresso. In particolare, da quanto rivelano i file in possesso dello studio Appleby, Ross ha ancora una partecipazione significativa nella “Navigator Holdings”, società offshore creata nelle isole Marshall, che si occupa di trasporto di <strong>petrolio</strong> e <strong>gas</strong>, e di cui è parte del consiglio di amministrazione dal 2012. Fin qui nulla di eclatante, se non per il fatto che la Navigator Holdings ha un peccato originale da scontare: svolge il suo lavoro anche per società  della Federazione Russa. E questo, per il nuovo corso maccartista degli Stati Uniti, è una colpa grave e difficile da poter dimenticare. La società in cui ha interessi il ministro del Commercio americano ha, infatti, contratti di trasporto anche con la <strong>Sibur</strong>, colosso energetico russo che ha tra i suoi azionisti il genero del presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong>. Kirill Shamalov, marito di Ekaterina Putin, detiene, infatti, il 3,9 per cento delle azioni dell’azienda. A questo collegamento diretto con ilo Cremlino, si aggiungono infine altri due dati che per il Russiagate equivalgono a una condanna: Gennady Timchenkom, altro nome tra quelli sotto sanzioni Usa, ha 12 società che sono collegate alla Sibur; e Leonid Mikhelson, CEO di Novatek e sotto sanzioni da statunitensi, figura tra i grandi azionisti della Sibur. Tanto basta per far cadere sulla presidenza Trump la scure della giustizia.</p>

<p>Da parte del dipartimento del Commercio Usa, arrivano dichiarazioni molto dure. Secondo le parole del ministero, Ross non solo non ha mai incontrato i tre russi indicati dalle rivelazioni dei media – e cioè Shamalov, Timchenkom e Mikhelson – ma non ha neanche avuto a che fare con affari riguardanti il trasporto marittimo durante il suo mandato nell’amministrazione americana. E, infatti, non c’è ancora alcuna prova riguardante legami d’affari illeciti tra Ross e gli oligarchi russi, ammesso che questo possa essere una colpa, e si parla esclusivamente dell’opportunità politica di avere un segretario al Commercio implicato in presunti affari con società russe. Il tutto con uno sguardo a <strong>Cipro</strong>, considerata una delle grandi centrali di collegamento fra gli affaristi russi e americani implicati in questi traffici. Quello che è scaturito, infatti, è che esista una catena di società off-shore legate al ministro per il Commercio Usa e che sarebbero in qualche modo lo strumento attraverso cui Ross detiene ancora quote nella Navigator Holdings. L&#8217;esistenza di alcune di queste società quando fu nominato segretario dal presidente degli Stati Uniti, ma non ha fatto mai cenno alla partecipazione, tramite queste stesse aziende, nella Navigator Holdings. E una società che fa affari con i grandi potentati economici russi, è per il Russiagate una colpa già di per sé in grado di far scattare la condanna.</p>

<p><strong>Quello che è evidente è che continua a stringersi il cerchio intorno a Donald Trump</strong>. Wilbur Ross rappresenta uno dei personaggi più legati personalmente al presidente Usa, sin dai tempi in cui il tycoon era ancora lontano dalla politica. La sua società, infatti, fu quella che salvo Trump dalla bancarotta dopo l’investimento in un casinò di Atlantic City. A quei tempi, parliamo degli anni Novanta, la società più nota di Ross, la WL Ross &amp; Co., che si occupa del risanamento di aziende, salvò Trump dalla bancarotta e sai instaurò con l’attuale presidente degli Stati Uniti un forte legame che l’ha portato a essere nominato segretario al Commercio. Non sorprende quindi che le indagini del Russiagate stiano colpendo la persona di Ross anche senza che vi sia nulla, ancora, di formalmente illecito. L’idea di fondo delle indagini è infatti quella di ledere l’immagine delle persone legate a Trump per circondarlo di uomini diversi, possibilmente affini all’establishment. E ci stanno riuscendo, poco a poco, facendo cadere tutte le teste con ondate mediatiche e accuse di collegamenti con il Cremlino.</p>
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		<title>Il link tra Panama Papers e Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/progetto-hydra-califfato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 16:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europol]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3072" height="1959" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1.jpg 3072w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3072px) 100vw, 3072px" /></p>
<p>La strage di Nizza del 14 luglio scorso ha rappresentato un cambio di strategia da parte dello Stato islamico. Proprio ieri l&#8217;Europol, l&#8217;agenzia europea di contrasto al crimine, ha lanciato un nuovo allarme: &#8220;L&#8217;Isis sta perdendo sul campo di battaglia in Iraq e Siria e la sua unica possibilità ora è eseguire contrattacchi in Europa. Dobbiamo aspettarci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/progetto-hydra-califfato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3072" height="1959" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1.jpg 3072w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1433924384-isis-libia-1-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3072px) 100vw, 3072px" /></p><p>La strage di Nizza del 14 luglio scorso ha rappresentato un cambio di strategia da parte dello Stato islamico. Proprio ieri l&#8217;Europol, l&#8217;agenzia europea di contrasto al crimine, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/strategia-caos-lisis-europa-ha-cambiato-obiettivo-1338213.html" target="_blank">ha lanciato un nuovo allarme</a>: &#8220;L&#8217;Isis sta perdendo sul campo di battaglia in Iraq e Siria e la sua unica possibilità ora è eseguire contrattacchi in Europa. Dobbiamo aspettarci nuovi attacchi terroristici&#8221;. L&#8217;agenzia ha poi spiegato che i terroristi potrebbero ricorrere a &#8220;lupi solitari che colpiscono nel mucchio&#8221;, ovvero &#8211; secondo le ipotesi più probabili &#8211; con autobombe. Un po&#8217; come succede in Medio Oriente, in particolare in Iraq, dove esercito regolare e peshmerga hanno imparato a conoscere i mezzi alla &#8220;Mad Max&#8221; dello Stato islamico.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2016/12/03/panama-papers-isis_n_13391614.html?utm_hp_ref=italy" target="_blank">Come scrive sull&#8217;<em>Huffington Post</em> Maria Antonietta Calabrò</a>, gli obiettivi nel mirino dei terroristi sono &#8220;i cosiddetti &#8216;soft target&#8217;, luoghi affollati dove mietere il maggior numero di vittime, come è avvenuto a partire dall’attacco al Teatro Bataclan (Parigi, novembre 2015) o sul lungomare di Nizza (14 luglio 2016)&#8221;.La novità, come sottolinea l&#8217;<em>Huffington</em>, è che l&#8217;allarme è stato lanciato dopo che si sono concluse le indagini finanziarie sui<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/panama-papers-ottimo-hackeraggio/" target="_blank"> Panama Papers</a>, questo il nome del fascicolo di 11.5 milioni di documenti riservati creato da Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, riguardanti società e individui che, chi in un modo e chi in un altro, hanno cercato di evadere il fisco o riciclare denaro. Secondo le informazioni raccolte dall&#8217;Europol, nei documenti di Mosseck Fonseca ci sarebbero centinaia di nominativi sotto indagine nel <strong>progetto Hydra</strong>, elaborato dalla stessa agenzia per contrastare le diverse forme di finanziamento dello Stato islamico. Come ha spiegato il capo dell&#8217;intelligence finanziaria dell&#8217;Europol, Simon Riondet: &#8220;Il fatto è che oggi noi possiamo collegare le compagnie rivelate dai Panama Papers non solo con i crimini economici quali il riciclaggio, ma anche con il terrorismo, i gruppi criminali organizzati russi, il traffico di droga, il traffico di esseri umani&#8221;.Un dato, questo, che secondo l&#8217;agenzia dimostrerebbe come i terroristi dello Stato islamico stiano sempre più ricorrendo alla criminalità organizzata per finanziarsi.</p>
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		<title>&#8220;Panama Papers contro la Russia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-papers-destabilizzano-la-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 15:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[Panama papers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1444" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4.jpeg 1444w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-300x235.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-768x603.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-1024x803.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1444px) 100vw, 1444px" /></p>
<p>Lo scandalo dei Panama Papers è un “tentativo di destabilizzare la Russia dall’interno”. Stavolta a dirlo è uno dei personaggi che più degli altri risulta nel mirino dello scandalo: il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Che si difende, nella giornata di giovedì, dal palcoscenico offertogli dal terzo forum dei media regionali e locali Verità e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-papers-destabilizzano-la-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1444" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4.jpeg 1444w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-300x235.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-768x603.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/image-4-1024x803.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1444px) 100vw, 1444px" /></p><p>Lo scandalo dei <strong>Panama Papers</strong> è un “tentativo di destabilizzare la Russia dall’interno”. Stavolta a dirlo è uno dei personaggi che più degli altri risulta nel mirino dello scandalo: il presidente della Federazione Russa, <strong>Vladimir Putin</strong>. Che si difende, nella giornata di giovedì, dal palcoscenico offertogli dal terzo forum dei media regionali e locali Verità e Giustizia di San Pietroburgo, dal quale Putin ha sottolineato, inoltre, rispondendo alle domande dei giornalisti partecipanti, di non essere nella lista pubblicata dai media, e che per questo motivo non c’è “niente da discutere” riguardo il proprio coinvolgimento nello scandalo delle società offshore panamensi.E l’attacco punta subito dritto agli <strong>Stati Uniti</strong>. Ci sarebbero loro, secondo Putin dietro la violazione dei dati dello studio legale panamense Mossak Fonseca. L’obiettivo? Destabilizzare la situazione sociale e politica di Mosca dopo i successi russi sul piano internazionale. “L’Occidente non perdona l’indipendenza della politica estera del Cremlino, in particolare in Siria ed in Ucraina, ed è preoccupato per &#8220;l&#8217;unità del popolo e della nazione russa&#8221;, ha affermato Vladimir Putin. Il “modo più semplice”, quindi, secondo il presidente, per destabilizzare una società, è proprio quello di portare al suo interno “una certa sfiducia verso gli organi di potere&#8221; e di &#8220;mettere gli uni contro gli altri&#8221;.All’indomani della pubblicazione della lista di nomi dei correntisti offshore, in cui figurano anche uomini molto vicini al presidente russo, sulla quale sta cercando di fare luce la procura generale di Mosca, già il portavoce del Cremlino, <strong>Dmitrj Peskov</strong>, aveva fatto dichiarazioni simili, accusando l’International Consortium of Investigative Journalists di operare per conto della CIA, denunciando come l’obiettivo dell’inchiesta fosse quello di destabilizzare il Paese in vista delle prossime elezioni della Duma di Stato in programma per il prossimo settembre. Ma ora a parlare di “russofobia” è direttamente il presidente. I media occidentali, ha, infatti, affermato Putin, attaccano la Russia con mezzi inidonei, mentre “minimizzano, nascondono e disinformano” sulla “importanza mondiale delle nostre azioni nella lotta al terrorismo”.E con riferimento a <strong>Sergej Roldugin</strong>, il violoncellista, intimo amico del presidente russo sin dalla più tenera età e accusato sulla base delle carte sottratte dal data base della Mossak Fonseca di aver creato e gestito società offshore per oltre 2 miliardi di dollari, Putin ha affermato che &#8220;non vi sono elementi di corruzione&#8221;. “Tutte sciocchezze”, quindi, per il presidente, le accuse a carico del musicista. “Sono orgoglioso di avere un uomo come lui tra i miei amici”, ha insistito Putin, “&#8221;tutti i soldi che ha guadagnato li ha spesi per comprare strumenti musicali all&#8217;estero per portarli in Russia&#8221;.Anche <strong>Wikileaks</strong>, organizzazione che di fuga di notizie riservate se ne intende, aveva accusato ieri, attraverso una serie di tweet, il governo americano di essere dietro il finanziamento dello scandalo Panama Papers. L’organizzazione di Julian Assange, infatti, aveva evidenziato già ieri come l’<strong>Organized Crime and Corruption Project</strong>, associazione che ha diffuso i documenti sottratti alla società panamense assieme all’<strong>International Consortium of Investigative Journalists</strong>, sia una organizzazione fondata dall’<strong>USAID</strong>, l’agenzia governativa statunitense per lo sviluppo che si occupa di distribuire in tutto il mondo aiuti economici allo sviluppo e assistenza umanitaria a sostegno degli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti. Oltre all’USAID tra i finanziatori dell’OCCP ci sarebbe pure la <strong>Fondazione Open Society</strong>, la fondazione del magnate americano di origine ungherese <strong>George Soros</strong>, che figura nella lista delle Ong bandite in Russia.Intanto gli <strong>11,5 milioni di documenti</strong> trafugati dall’archivio della Mossak Fonseca, che coinvolgono nello scandalo dell’evasione del fisco alcune delle personalità mondiali più in vista, hanno mietuto la seconda vittima. Dopo il presidente islandese Sigmundur Gunnlaugsson, dimessosi due giorni fa dopo essere stato travolto dallo scandalo delle carte panamensi, oggi è stata la volta di Michael Grahammer, presidente della banca austriaca Hypo Vorarlberg, a 76% di capitale pubblico. Proprio ieri Putin aveva incontrato il presidente austriaco Heinz Fischer, annunciando una maggior cooperazione energetica e auspicando una maggior collaborazione in materia di sicurezza fra i due Paesi.</p>
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		<title>Panama Papers: ottimi hacker</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-papers-ottimo-hackeraggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 14:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
		<category><![CDATA[Open Society]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Panama papers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2280" height="1992" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers.jpg 2280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-300x262.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-768x671.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-1024x895.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2280px) 100vw, 2280px" /></p>
<p>Vogliamo dirlo? I Panama Papers sono un ottimo esempio di hackeraggio e un pessimo esempio di giornalismo. Fanno impallidire Edward Snowden, che pure nel 2013 rivelò al mondo la rete globale di spionaggio degli Usa, e Julian Assange con i suoi WikiLeaks del 2010. Ma fanno arrossire chiunque provi a fare questo mestiere seriamente. Al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-papers-ottimo-hackeraggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2280" height="1992" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers.jpg 2280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-300x262.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-768x671.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama-papers-1024x895.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2280px) 100vw, 2280px" /></p><p>Vogliamo dirlo? I Panama Papers sono un ottimo esempio di hackeraggio e un pessimo esempio di giornalismo. Fanno impallidire Edward Snowden, che pure nel 2013 rivelò al mondo la rete globale di spionaggio degli Usa, e Julian Assange con i suoi WikiLeaks del 2010. Ma fanno arrossire chiunque provi a fare questo mestiere seriamente. Al di là di aver convinto qualcuno a trafugare i dati (e sarebbe interessante sapere quanto sia costato), di investigativo c’è abbastanza poco.La ragione per pensarlo sono molte e semplici. Come tutti ormai sanno, i Panama Papers sono 11 milioni e mezzo di file che coprono 38 anni di attività (1977-2015) della Mossack Fonseca, una società con sede a Panama City (660 dipendenti, filiali in 42 Paesi) la cui principale vocazione è mettere al riparo in adeguati paradisi fiscali i risparmi di personaggi danarosi.Detto questo, ecco alcune di quelle ragioni.La prima e meno rilevante, ma non ininfluente, è che avere conti off shore non è reato se il titolare è in regola con le leggi fiscali del proprio Paese. Questo viene in effetti detto ma tra le righe, in caratteri minuscoli, come i codicilli delle assicurazioni. Il lettore inesperto è portato a credere che un conto off shore sia un crimine in sé.Secondo: i finanziatori dell’Investigative Consortium of Investigative Journalism che ha pubblicato i Panama Papers sono di varia estrazione. Si va dalla <i>Open Society</i> di George Soros (Usa, gran finanziatore della campagna elettorale di Hillary Clinton) al <i>Sigrid  Rausing Trust</i> (Gran Bretagna, un budget per il 2016 di 30 milioni di euro), dalla <i>Adessium Foundation</i> (Olanda, fondata nel 2005) al miliardario australiano Graeme Wood (noto per aver fatto, nel 2010, la più ingente donazione nella storia d’Australia: 1,6 milioni di dollari ai Verdi). Ora, sarà un caso ma in questi Panama Papers non figura alcun americano o australiano o olandese. Per la Gran Bretagna c’è solo il padre, ormai morto, del premier Cameron. Chiederci di credere che nessun riccone americano o australiano abbia mai provato a usufruire dei servizi di una società off shore è davvero un po’ troppo.Terzo: tutta l’informazione raccolta con l’hackeraggio è presentata in modo tendenzioso, per non dire fazioso. La home page del sito che presenta i documenti (<a href="https://panamapapers.icij.org">https://panamapapers.icij.org</a>) è costruita in modo che l’attenzione sia attratta dall’immagine di un uomo portato a braccia da due soccorritori in una città distrutta. Siamo in Siria e sul tema c’è anche un video molto drammatico. In sostanza, il sito ci dice che nei file sottratti a Mossack Fonseca ci sono tracce delle attività di una serie di 33 compagnie che sarebbero sulla lista delle società finite sulla lista nera per rapporti con organizzazioni terroristiche.L’unica compagnia identificata con nome e ragioni sociali, però, è la Pangates, società specializzata in petrolio e carburanti con sede negli Emirati Arabi Uniti. La Pangates avrebbe fornito carburante speciale per i caccia dell’aviazione del Governo siriano. Carburante che, dice il sito, è servito ad Assad per uccidere migliaia di civili. Ovviamente Isis, Al Nusra e altri soggetti qui non sono menzionati, nemmeno in ipotesi. Poi però salta fuori che la Pangates è parte dell’Abdulkarim Group, che è un’azienda siriana. Un’azienda siriana che procura carburante all’aviazione del proprio Paese. Potrà non farci piacere ma non è così strano. L’attenzione, semmai, dovrebbe essere puntata sulle autorità degli Emirati Arabi Uniti, Paese fedele alleato degli Ua ma a quanto pare renitente a seguirne le indicazioni.Quarto: con un’abile operazione, tutto il peso delle rivelazioni è caricato su Vladimir Putin, il babau dell’Occidente, il bersaglio preferito dell’Open Society di Soros, che l’ha più volte definito un pericolo maggiore dell’Isis. Tra i tanti personaggi di spicco, Putin è l’unico che non può essere tirato in ballo personalmente. Però si sostiene che i suoi amici hanno portato una somma enorme nei paradisi fiscali (ripetiamo: non è detto che sia reato) e che lui “non poteva non sapere”.È difficile non pensare che in questo caso, accanto al marketing, ci sia anche la direttiva politica. Per carità, nessuno è nato ieri: se i suoi amici si sono arricchiti, il potere e l’influenza di Putin avranno pur giocato la loro parte. Ma vogliamo fare il giochino del “non poteva non sapere” con gli altri grossi nomi? Re Salman dell’Arabia Saudita: in quel Paese fanno tutto i servizi segreti Usa, volete che non sapessero? Il presidente ucraino Poroshenko? Il ministro delle Finanze dell’Ucraina è un’americana che, prima di prendere alla svelta il passaporto e la poltrona, ha lavorato al Dipartimento di Stato e all’ambasciata Usa di Kiev. Potevano gli Usa non sapere di Poroshenko, una loro creatura? E così via, passando per la famiglia Cameron, per quella dell’autocrate Ilham Aliev dell’Azerbaigian e quella del premier del Pakistan Nawaz Sharif, tutti Paesi rigorosamente alleati degli Usa.Insomma, è come si diceva: complimenti per il furto di dati ma non tiriamo in ballo il giornalismo investigativo.</p>
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		<title>Panama Papers: segreti manipolati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-papers-segreti-manipolati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 11:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama papers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>La diffusione della mega-soffiata sulle ricchezze offshore, già confezionata con il nome di ‘Panama Papers’,va osservata con criteri distaccati, come tentai di fare al momento del massimo impatto delle rivelazioni via Wikileaks, nel 2010, quando moltissimi cablogrammi diplomatici americani divennero improvvisamente di pubblico dominio. In quella occasione pensai che «deve valere una premessa: non ci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-papers-segreti-manipolati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/panama_papers_iceland_rtr_img-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p><p>La diffusione della mega-soffiata sulle ricchezze offshore, già confezionata con il nome di ‘<strong>Panama Papers</strong>’,va osservata con criteri distaccati, come tentai di fare <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=61976&amp;typeb=0&amp;i-quattro-imprinting-di-wikileaks" target="_blank">al momento del massimo impatto delle rivelazioni via Wikileaks</a>, nel 2010, quando moltissimi cablogrammi diplomatici americani divennero improvvisamente di pubblico dominio. In quella occasione pensai che «deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali». Oggi, che i documenti trapelati sono 11 milioni e mezzo, una cinquantina di volte di più di allora, il discorso vale ancora di più. Dunque dobbiamo capire quali fonti producono i materiali, chi li studia e filtra, chi li diffonde e rifiltra, con quale parabola mediatica alla fine arrivano a tutti noi.Nel caso dei Panama Papers, nessuno di noi conosce i primi manipolatori delle fonti.Sappiamo solo che, oltre un anno fa, una manina ha sottratto un enorme fascicolo digitale custodito dallo studio legale panamense<strong> Mossack Fonseca</strong>, una di quelle officine tropicali degli affari segreti che armonizzano le alchimie fiscali del capitalismo finanziario globalizzato. Il portafoglio panamense è una piccolissima frazione degli affari planetari, però ritagliata con particolare cura in modo da non ricomprendere i grandi padroni americani. Fra i documenti scoperchiati, infatti, sono ricostruiti i giochi finanziari di nemici e amici dell’<strong>America</strong>, ma non degli americani. Molti commentatori sono concordi: si tratta di un’anomalia ma non si tratta di un caso, se gli americani stanno fuori dal mirino.La manina, che rimane segreta e non chiede un dollaro in cambio, affida tutto alla redazione di <i>Süddeutsche Zeitung</i>, quotidiano di Monaco di Baviera edito da una casa editrice legata alle principali conglomerate editoriali tedesche. Il materiale, tuttavia, è troppo voluminoso anche per un grande giornale. I redattori ricorrono perciò all’<strong><a href="http://www.icij.org/" target="_blank">International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ)</a></strong>, una rete che mette insieme 190 giornalisti di oltre 65 Paesi, ed è l’emanazione internazionale di un’organizzazione basata negli Stati Uniti d’America, il<a href="https://www.publicintegrity.org/" target="_blank">Center for Public Integrity</a>, che vanta <a href="https://www.publicintegrity.org/about/our-work/supporters" target="_blank">tra i suoi finanziatori</a> le principali fondazioni delle grandi famiglie capitalistiche americane, compresi i <strong>Rockefeller</strong>, i Rothschild, la <strong>Open Society di Soros</strong>, e altri super-filantropi di peso paragonabile. Il consorzio dei giornalisti investigativi è insomma alimentato dal cupolone dei padroni universali, gli stessi che i Papers non nominano, i medesimi che guidano affari opachi e speculazioni su una scala enormemente maggiore rispetto a quanto emerso dalle carte panamensi.Come mai un cenacolo di straricchi capaci di muovere vagonate di miliardi con un solo clic, senza battere ciglio si mette a finanziare proprio i giornalisti che quasi ogni anno tirano fuori grosse inchieste contro i paradisi fiscali? Anche qui: si tratta di un’anomalia, ma è improbabile che si tratti di un caso.I meno distratti sanno che attualmente con il <strong>TTIP</strong> e altri trattati più o meno segreti si sta ridisegnando lo spazio euroatlantico a guida statunitense in modo da ricompattare il blocco capitalista più legato a Washington intorno a una sorta di “NATO economica”. Ebbene, nel 2009-2010, il presidente Barack Obama aveva composto un collegio di consiglieri economici presieduto dalla storica Christina Romer, una professoressa che aveva studiato a menadito la Grande Depressione degli anni trenta. Secondo la Romer l’unico modo per risolvere strutturalmente la crisi finanziaria con epicentro negli Stati Uniti stava nel determinare un trasferimento di capitali europei verso Wall Street. Da allora, da Washington si sono moltiplicate le iniziative per far chiudere il maggior numero possibile di paradisi fiscali non anglo-sassoni, troppo concorrenziali E una parte dei giochi ha reso meno forte l’euro. È un’angolazione diversa per osservare le fughe di notizie di questi anni: la crisi di Cipro, gli scandali vaticani, l’attacco al santuario bancario svizzero, ecc. Naturalmente queste ondate di scandali, creando panico, si riverberavano negativamente anche sulla finanza anglosassone, per via delle tante interconnessioni. Ma nell’insieme, quella rimane più protetta dalle regole e dai rapporti di forza nelle istituzioni finanziarie internazionali che essa stessa ha creato e quindi resiste all’urto. Come la chemioterapia, che ambisce a sopportare il veleno che uccide molte cellule funzionali al proprio organismo purché uccida tutte le cellule “disfunzionali” del tumore, allo stesso modo i poli della finanza anglosassone vedono ridursi o perfino scomparire i poli concorrenti, al prezzo di un certo caos sistemico.Malgrado ciò, i capitalisti in cerca di investimenti stabili e sicuri non hanno ancora trovato né così allettante né così facile trasferire i loro soldi in USA, di cui – nonostante tutto – avvertono gli scricchiolii.Quel sistema che grossolanamente chiamiamo NATO economica spianerà la strada. Se va in porto, gli USA si salvano attirando i capitali europei, a spese di interi popoli, ai quali andranno resi difficili gli affari con paesi fuori da quel giro, anche se più convenienti e più complementari. Magari con uno strumento micidiale: le sanzioni.Ebbene, la questione delle sanzioni è un punto particolarmente illuminante, che spiega bene dentro quali paletti potesse muoversi l’inchiesta. Nel <a href="http://panamapapers.sueddeutsche.de/articles/56febff0a1bb8d3c3495adf4/" target="_blank">documento di presentazione dei Panama Papers</a> pubblicato dalla <i>Süddeutsche Zeitung</i>, infatti si spiega che la specializzazione primaria della Mossack Fonseca, oltre al riciclaggio e l’evasione fiscale, riguardava «attività imprenditoriali che potenzialmente violano delle sanzioni».Rockefeller non ha bisogno di questi schemi, mentre è più probabile che li abbiano dovuti usare le classi dirigenti russe, soggette a un drastico sistema di sanzioni, per riuscire a interagire faticosamente con il resto del mondo in questi anni. E così hanno fatto altri dirigenti di altri paesi soggetti a sanzioni.I giornalisti dell’ICIJ, collegati alle principali testate dell’Occidente – che possiamo considerare come altrettanti organi ufficiosi della NATO – non si sono posti il problema. Il contesto sanzioni, nella vulgata dei giornali, cede il passo al contesto corruzione/evasione. E mentre il contesto sanzioni spiegherebbe bene la scoperta dell’acqua calda, che cioè i grandi giri di denaro in Russia non li fanno i nemici di<strong> Putin</strong>, il contesto corruzione/evasione è inadatto a spiegare il ruolo di Putin. Ma gli organi della NATO preferiscono quello, e riprendono allora tutto il set di interpretazioni che hanno già usato altre volte. A Putin non è riconducibile direttamente nessuno degli schemi finanziari analizzati, ma il suo ritratto deve aprire la notizia, e mangiarsela. Esattamente come quando era esploso lo scandalo doping: riguardava atleti di decine di nazioni, ma <i>la Repubblica</i> faceva il titolone in prima sul surreale “doping di Putin”.In <strong>Regno Unito</strong> il primo giorno hanno fatto di peggio. Nonostante fosse direttamente coinvolto il padre del premier Cameron, il tanto decantato giornalismo britannico è stato zitto, per fare invece a gara, anche lì, a chi metteva la foto più grande di Vladimir il Cattivo.Eppure ci sarebbe da dire anche su questa tegola per il primo ministro britannico. Nonostante lo storico allineamento di Londra con Washington, recentemente ci sono state moltissime correnti di attrazione economica e finanziaria fra Londra e Pechino. La stessa grande soffiata, pur chiamandosi Panama, riguarda in buona parte affari che si concludono nella City londinese. Ne risulta un bel calcione a eventuali velleità britanniche, così come lo scandalo Volkswagen risultava essere un bel calcione alle velleità germaniche e la supermulta alla banca BNP Paribas era bel calcione alle velleità francesi. Seguono attentati.Recentemente Sergey Glazyev, un economista molto ascoltato da Putin, ha parlato di “<strong>guerra ibrida</strong>” per definire le complesse mosse non strettamente militari degli USA contro il “nemico” russo. Possiamo estendere la definizione anche ad altri casi: la “guerra ibrida” viene mossa anche contro gli “amici”. Magari via Panama, ma con il portafoglio ben radicato e protetto a Washington.E con infiniti strati di copertura che rendano irriconoscibile la guerra e facciano credere che esista il giornalismo investigativo con il guinzaglio lungo.</p>
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