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	<title>Palmira Archives - InsideOver</title>
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	<title>Palmira Archives - InsideOver</title>
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		<title>La guerra dimenticata: in Siria adesso si rischia la fame</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dimenticata-in-siria-adesso-si-rischia-la-fame.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 06:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
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		<category><![CDATA[Esercito siriano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-1024x678.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-768x509.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-1536x1018.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-2048x1357.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina non ha &#8220;cancellato&#8221; quella in Siria. Lo sanno bene i milioni di profughi presenti in uno dei tanti campi all&#8217;interno del territorio siriano. E lo sanno bene a Damasco, ad Aleppo, a Homs, dove la morsa delle sanzioni occidentali sta impedendo l&#8217;avvio di un serio piano di ricostruzione dopo la riconquista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dimenticata-in-siria-adesso-si-rischia-la-fame.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dimenticata-in-siria-adesso-si-rischia-la-fame.html">La guerra dimenticata: in Siria adesso si rischia la fame</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-1024x678.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-768x509.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-1536x1018.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220323075046998_294612b8fb166ab99142f17eb9c97281-2048x1357.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/come-si-sta-sviluppando-la-guerra-in-ucraina.html"> guerra in Ucraina</a> non ha &#8220;cancellato&#8221; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">quella in Siria</a>. Lo sanno bene i milioni di <strong>profughi</strong> presenti in uno dei tanti campi all&#8217;interno del territorio siriano. E lo sanno bene a <strong>Damasco</strong>, ad <strong>Aleppo</strong>, a <strong>Homs</strong>, dove la morsa delle <strong>sanzioni</strong> occidentali sta impedendo l&#8217;avvio di un serio piano di ricostruzione dopo la riconquista dell&#8217;esercito siriano, supportato dai russi, di queste città. Lo sanno inoltre in quei territori ancora al di fuori del controllo governativo. Come a <strong>Idlib</strong>, in mano da anni a milizie islamiste soprattutto filoturche. Oppure nelle regioni al di là dell&#8217;<strong>Eufrate</strong>, controllate dai curdi e dove in parte ancora si trovano gli americani portati qui da Obama all&#8217;epoca della guerra all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a>. La guerra ancora c&#8217;è e non è detto che il conflitto in Ucraina non abbia conseguenze o influenze anche da queste parti.</p>
<h2>Qual è la situazione a livello militare</h2>
<p>La guerra in Siria viene oramai considerata a &#8220;bassa intensità&#8221;. Ma questo non vuol dire che sia finita. Al contrario, il Paese sta ancora vivendo le più gravi conseguenze del conflitto. Certo, la situazione è diversa rispetto ad alcuni anni fa. Quando i russi qui nel settembre 2015 sono intervenuti a sostegno del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html">presidente Assad</a>, Damasco era assediata, l&#8217;Isis aveva raggiunto <strong>Palmyra</strong> e <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-aleppo.html">Aleppo divisa tra quartieri governativi assediati</a> e zone ancora in mano ai ribelli. Questi ultimi nella città siriana erano rappresentati soprattutto da forze islamiste, alcune delle quali legate al<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html"> Fronte Al Nusra</a>, costola locale di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al Qaeda</a>. Vivere in questi territori era impossibile. Uscendo di casa, sia che ci si ritrovava dalla parte sotto controllo governativo o in quella sotto controllo ribelle, si correva il rischio di cadere per mano dei continui raid. Oggi è un po&#8217; diverso. Nelle principali città siriane la vita scorre normalmente, seppur tra mille difficoltà economiche. Sono pochi i problemi di <strong>sicurezza</strong>, negli ultimi due anni è possibile spostarsi anche tra una provincia e un&#8217;altra, specialmente nella Siria tornata sotto il controllo di Damasco.</p>
<p>I fronti più caldi rimangono quelli settentrionali. Qui vige un cessate il fuoco mediato nel gennaio 2020 da <strong>Russia</strong> e <strong>Turchia</strong>. In quel mese Putin ed Erdogan in persona hanno concordato a Sochi un&#8217;intesa per far cessare gli scontri in atto tra l&#8217;esercito siriano e i miliziani filoturchi. Truppe di Mosca e truppe di Ankara pattugliano da allora costantemente la linea di contatto tracciata poco lontano dalla città di Idlib, l&#8217;ultimo capoluogo siriano non ancora ripreso da Assad. Negli ultimi due anni si è sparato poco. A questo forse ha contribuito anche il Covid, con la <strong>pandemia</strong> che ha implicitamente &#8220;consigliato&#8221; alle parti di congelare il conflitto. C&#8217;è poi un altro fronte caldo a nord di Aleppo. Riguarda i territori del cantone di <strong>Afrin</strong>. Un tempo a maggioranza curda, dal 2018 la zona è controllata dai miliziani filoturchi. Ma i curdi stanno continuando a sparare e ogni settimana si registrano scontri e tensioni.</p>
<p>Infine c&#8217;è il settore orientale della Siria. Al di là dell&#8217;Eufrate sono i filocurdi dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-forze-forze-democratiche-siriane-sdf.html">Sdf</a> a controllare le province, fatto salvo per alcune eccezioni dove le città sono pattugliate congiuntamente con russi ed esercito siriano. Lo status di queste regioni è il vero perno politico che attualmente impedisce ogni soluzione. I curdi controllano zone un tempo a maggioranza araba, dunque anche l&#8217;idea di rendere autonoma questa vasta porzione di Siria non va a genio né a Damasco e né alla popolazione locale. In più c&#8217;è, nella zona non lontana dal confine iracheno, la presenza dei<strong> soldati Usa</strong> che Assad ritiene illegale. A nord invece Erdogan preme per la costituzione di una fascia di sicurezza, minacciando a più riprese nuovi interventi armati da parte dei miliziani da lui controllati. Una <strong>polveriera</strong> solo parzialmente domata, è questa l&#8217;immagine della Siria di oggi mentre il mondo, già distratto a fasi alterne, oggi guarda unicamente alle vicende in Ucraina.</p>
<h2>Il rischio di un disastro umanitario</h2>
<p>Fin qui la situazione sul campo. A preoccupare di più, prima ancora che una ripresa su larga scala dei combattimenti, è il fronte umanitario. Da questo punto di vista la Siria è unita: a prescindere se si è sotto l&#8217;occupazione islamista oppure nei territori curdi o in mano al governo, non c&#8217;è famiglia siriana che non patisca fame e miseria. Una situazione già al limite prima della guerra in Ucraina. La pandemia ha azzerato ogni timida ripresa economica, in più le sanzioni continuamente rinnovate dall&#8217;Europa e dagli Usa non stanno permettendo lì dove la guerra è passata di iniziare la ricostruzione. Il conflitto in corso lungo le sponde del Mar Nero potrebbe peggiorare ancora di più i problemi. Anche la già stremata Siria si rifornisce del grano ucraino. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-nel-mar-nero-e-il-rischio-concreto-di-una-crisi-alimentare.html">Con il blocco delle esportazioni navali</a>, a Damasco arriva sempre meno cibo. Vale sia per le città che per i campi profughi. Sacchi di farina e generi di prima necessità stanno iniziando a diventare merce sempre più rara. Lo spettro di una crisi alimentare è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Ai siriani è mancato il lavoro ed è mancata la pace in questi anni, adesso potrebbe mancare seriamente anche da mangiare. Da ogni angolo del Paese la gente invoca repentine soluzioni per evitare il disastro. Se la guerra in Ucraina è in grado di mettere in difficoltà nell&#8217;approvvigionamento l&#8217;Europa, la logorata Siria potrebbe vivere fasi ancora più dure di quelle che il conflitto stesso le ha fatto patire. L&#8217;impressione è che la stessa ricostruzione del Paese oggi deve andare in secondo piano. Per adesso l&#8217;essenziale da queste parti è <strong>sopravvivere</strong>. In attesa che il mondo si ricordi di una guerra iniziata nel 2011 e mai conclusa.</p>
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		<item>
		<title>A Damasco torna la normalità:  riaperto il museo nazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/museo-damasco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Deir Ezzor]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-768x580.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-1024x773.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sembra passato un secolo da quando il mondo, e non solo la Siria, nel maggio del 2015 guarda quasi impotente alla distruzione di alcune delle più famose antichità classiche del sito archeologico di Palmira. La furia iconoclasta dell&#8217;Isis, che da pochi giorni ha possesso della città, si abbatte sulle rovine romane e, con esse, su &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/museo-damasco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/museo-damasco.html">A Damasco torna la normalità:  riaperto il museo nazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-768x580.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2513966-1024x773.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sembra passato un secolo da quando il mondo, e non solo la Siria, <a href="https://www.corriere.it/esteri/15_agosto_23/isis-distrutto-tempio-palmira-dd1bf7cc-49d5-11e5-b566-99560c716b18.shtml">nel maggio del 2015 </a>guarda quasi impotente alla distruzione di alcune delle più famose antichità classiche del sito archeologico di <strong>Palmira</strong>. La furia iconoclasta dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a>, che da pochi giorni ha possesso della città, si abbatte sulle rovine romane e, con esse, su una parte importante dell&#8217;eredità culturale del popolo siriano e del medio oriente. Sembra passato tanto tempo appunto, in realtà si parla di appena tre anni. Oggi, nel paese, si respira un&#8217;aria diversa: a Damasco infatti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://rep.repubblica.it/pwa/fotonotizia/2018/10/29/news/dopo_sei_anni_rinasce_il_museo_di_damasco-210337855/">riapre il museo nazionale</a>. Al suo interno è adesso possibile ammirare buona parte della storia ereditata da questo territorio che, seppur in guerra, prova comunque già oggi a recuperare una certa normalità.</p>
<p>Cosa vuol dire l&#8217;apertura di un museo </p>
<p style="text-align: left">Non si tratta soltanto della sistemazione di un luogo chiuso da sei anni perchè, tra il pericolo dei mortai sparati dai quartieri in mano ai terroristi e tra le priorità di una guerra che dal 2012 prendono il sopravvento, non considerato al sicuro.<strong> A rivivere è un pezzo importante che compone l&#8217;identità stessa della Siria</strong>, da oggi non più soltanto paese martoriato ed in guerra, ma anche nazione che può prendere possesso nuovamente della sua storia. Quando i quartieri confinanti con la regione della Ghouta appaiono liberati dalle sigle islamiste, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-battaglia-per-la-conquista-della-ghouta/">tra il marzo e l&#8217;aprile del 2018</a>, subito le autorità della capitale siriana decidono di mettere mano al museo non più minacciato. Si ripuliscono i locali, si sistemano le stanze, si adibiscono i saloni per le visite di cittadini e turisti. Ci si prepara quindi alla possibilità di richiamare, nella mente dei i siriani e dei visitatori, gli elementi più importanti della storia e dell&#8217;identità della Siria. </p>

<p style="text-align: left"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61014 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/10/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" width="674" height="142" /></a></p>
<p style="text-align: left"> </p>
<p>Ma non solo: si raggiunge l&#8217;apice di un lavoro iniziato con l&#8217;avvio della guerra da parte della comunità archeologica siriana. Quando tra il 2012 ed il 2014 alcune delle più importanti, sotto il profilo archeologico, zone della Siria iniziano ad essere minacciate dagli islamisti, gli archeologi corrono per mettere in salvo quante più opere possibili. Ad <strong>Homs</strong> come a <strong>Deir Ezzor</strong>, a Palmira come a <strong>Raqqa</strong> ed Aleppo, lì dove si prevede la forte pressione di jihadisti e terroristi si lavora per porre sotto custodia i reperti più importanti. Si calcola che trecentomila opere archeologiche, specie durante i primi anni del conflitto, vengono prelevate dai vari siti provinciali e dei territori assediati. Trasferite a Damasco ed in luoghi al sicuro, con la guerra che soffia sempre meno sulla capitale oggi è possibile vederle esposti e fruibili. E così la Siria, e non solo Damasco, non si riappropria soltanto di un museo e di un luogo d&#8217;arte ma, per l&#8217;appunto, di pezzi importanti della sua storia. </p>
<p>Un lento ma costante ritorno alla normalità </p>
<p>La riapertura del museo di Damasco indica anche un cammino oramai intrapreso verso il ripristino di una vita quanto più quotidiana possibile. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/53581-2/">Come già raccontato dai suoi reportage da Fulvio Scaglione</a>, per il semplice fatto che si può uscire per strada ed incontrare un amico i siriani cominciano nuovamente a sorridere. A Damasco, Homs, Aleppo ed in altre località liberate da Isis ed Al Qaeda, non ci sono più sacchi di sabbia per le strade ed i checkpoint sono sempre di meno. <strong>Si circola con meno apprensione</strong>, si può tornare a ricominciare la mattinata chiacchierando al bar con amici o leggendo i giornali che adesso non parlano più solo di guerra. Piccoli gesti, piccole cose, che però fanno la differenza e segnano la discontinuità rispetto ai primi anni di guerra.</p>
<p>Non tutto è facile, non tutto è semplice e, soprattutto, non in tutta la Siria si respira questo clima di ritorno lento alla normalità. <strong>La guerra c&#8217;è ancora</strong>, anche se non la si combatte più nelle città più importanti. Ad Idlib la tregua ogni giorno appare appesa ad un filo, nel deserto tra Palmira e Deir Ezzor l&#8217;Isis controlla ancora un piccolo ma significativo fazzoletto di terra, nell&#8217;est della Siria non è ancora risolta la questione della presenza di forze filocurde in aree a maggioranza araba. La Siria quindi è ancora nel pieno del conflitto, ma lì dove l&#8217;onda distruttiva della guerra non fa risuonare più gli echi di bombardamenti e sparatorie si riprende la vita. E questo è già un buon segno, in vista di un dopoguerra forse più vicino ma non per questo meno ricco di insidie ed incognite. Quelle stesse incognite dalle quali i siriani possono per un po&#8217; distrarsi approfittando anche di una fugace visita al museo nazionale riaperto. </p>

<p>Riuscirà la Siria a tornare alla vita? Noi vogliamo vederlo con i nostri occhi, e per farlo abbiamo bisogno di te.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Palmira adesso torna alla vita:monumenti aperti ai turisti nel 2019</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-rinascita-di-palmira-i-monumenti-aperti-ai-turisti-gia-nel-2019.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 13:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/la-rinascita-di-palmira-i-monumenti-aperti-ai-turisti-gia-nel-2019-167981.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="923" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Turisti in fila, con macchine fotografiche e cartine alla mano, pronti a visitare le meraviglie di un sito archeologico patrimonio dell&#8217;umanità. Accade in tutte le località d&#8217;arte, è un&#8217;immagine della quotidianità delle zone a vocazione turistica. Ben presto potrebbe diventare la quotidianità anche per Palmira. La città siriana &#8220;perla del deserto&#8221;, simbolo più importante del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-rinascita-di-palmira-i-monumenti-aperti-ai-turisti-gia-nel-2019.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="923" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5911231-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Turisti in fila, con macchine fotografiche e cartine alla mano, pronti a visitare le meraviglie di un sito archeologico patrimonio dell&#8217;umanità. Accade in tutte le località d&#8217;arte, è un&#8217;immagine della quotidianità delle zone a vocazione turistica. Ben presto potrebbe diventare la quotidianità anche per<strong> Palmira</strong>. La città siriana &#8220;perla del deserto&#8221;, simbolo più importante del passaggio dei romani in queste lande del Medio Oriente, entro pochi mesi potrebbe nuovamente essere fruibile ai visitatori. </p>
<p>L&#8217;obiettivo di Palmira</p>
<p>Palmira è una città di origine molto antica. In Europa è nota per il suo periodo romano, che ha lasciato una traccia importante nella zona archeologica. In realtà, di Palmira si ha notizia con il suo antico nome di <strong>Tadmor</strong> già dal II millennio a.C. negli archivi degli assiri. La sua posizione è sempre stata strategica, un punto di riferimento imprescindibile lungo i tragitti tra oriente ed occidente. Per questo motivo Palmira è già una città importante durante il periodo dei Seleucidi, tanto che successivamente diventa un centro indipendente capace di sviluppare una propria lingua e di accumulare al suo interno tante ricchezze. I romani provano subito a prenderla, ma per diversi decenni Palmira riesce a mantenere la sua autonomia. Solo con Tiberio la città viene annessa alla provincia romana di Siria, ma nel 129 Adriano la dichiara &#8220;Città libera&#8221;. Ed è in questo periodo che vengono edificati i monumenti più importanti, che sono arrivati fino ai nostri giorni. </p>

<p>L&#8217;Arco di Trionfo, il Santuario di Baal, il teatro, i templi ed i lunghi colonnati, sono questi soltanto alcuni dei monumenti destinati a rendere Palmira famosa per secoli. Ma sono anche gli stessi monumenti selvaggiamente aggrediti dall&#8217;<strong>Isis</strong> una volta presa la città nel maggio 2015. Sì perché Palmira, oltre ad essere simbolo della presenza romana nella zona, durante la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank">guerra siriana</a> diventa anche emblema della furia devastatrice dell&#8217;Isis. Le immagini dei miliziani che trafiggono con ruspe, zappe e martelli i monumenti di Palmira fanno il giro del mondo. Dalla perla del deserto non è mai voluto fuggire<strong> Khaled al-Asaad</strong>, archeologo che per più di quarant&#8217;anni ha gestito il sito archeologico e per il quale ha speso un&#8217;intera vita. Proprio per avere provato a difendere quei monumenti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/19/news/siria_l_is_decapita_e_appende_il_corpo_di_un_archeologo_a_palmira-121211785/">Al Asaad viene catturato dall&#8217;Isis e decapitato</a>, con il suo corpo appeso ad una colonna esposto per giorni al pubblico. Anche questo episodio diventa ben presto emblema della furia jihadista su quei luoghi ricchi di storia. </p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1167&#8243; gal_title=&#8221;PALMIRA RICONQUISTATA&#8221;]</p>
<p>Con la fuga dell&#8217;Isis da Palmira ed il ritorno dell&#8217;esercito siriano, decine di archeologi volano da tutto il mondo tra i monumenti romani violati dai jihadisti. Molte strutture sono per fortuna ritrovate integre o solo parzialmente danneggiate, altre invece però sono perse. Ma i team di studiosi ed archeologi presenti nella perla del deserto da allora non smettono mai di lavorare ed oggi si può celebrare un annuncio tanto atteso: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.lastampa.it/2018/09/01/societa/dalla-devastazione-dellisis-alla-rinascita-il-sito-archeologico-di-palmira-riapre-ai-turisti-entro-il-1oGYUDM2mJi0lU1khnkOFO/pagina.html">&#8220;Entro il 2019 l&#8217;area archeologica di Palmira sarà riaperta&#8221;</a>. Ad affermarlo è <strong>Talal Barazi</strong>, governatore della provincia di Homs. I progetti per il ripristino di alcune aree e per la loro messa in sicurezza proseguono, dunque il 2019 potrebbe essere la data della riconsegna all&#8217;umanità di un bene che da anni è patrimonio dell&#8217;umanità.<strong> La guerra qui è adesso lontana</strong>: il califfato non c&#8217;è più, un migliaio di miliziani sono ancora assiepati nel deserto tra Homs e Deir Ezzor ma sono circondati dall&#8217;esercito siriano e non fanno più molta paura. La vita quindi, anche a Palmira, può tornare nella sua quotidianità.</p>
<p>La guerra a Palmira</p>
<p>Il conflitto inizialmente lascia in pace queste lande del deserto. Palmira assiste pacificamente<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/"> a quanto avviene nel resto del paese, tra proteste, guerriglia e battaglie</a>. L&#8217;abisso della guerra nell&#8217;antica città romana arriva soltanto nel maggio del 2015, quando l&#8217;Isis in piena espansione surclassa l&#8217;esercito siriano nel cuore del deserto fino a spingersi alle porte di Palmira. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-perch-lisis-ha-conquistato-palmira-1131607.html">Il 21 maggio l&#8217;esercito deve ritirarsi</a>: alcune sculture ed opere d&#8217;arte sono portate in luoghi sicuri ma è purtroppo impossibile conservare al meglio l&#8217;intero patrimonio archeologico di Palmira. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/isis_palmira_esecuzione_25_persone_uccise_bambini-1126347.html">L&#8217;Isis appena entrato in città uccide 25 civili nel teatro romano</a>, in una macabra esecuzione pubblica tra le antiche gradinate. Poi il resto, per l&#8217;appunto, è tragicamente noto con tutto quanto è derivato per l&#8217;area archeologica. </p>
<p>Il 27 marzo 2016 l&#8217;esercito aiutato dalle forze speciali russe <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/palmira-l-esercito-siriano-riconquista-l-intera-citta-grazie-anche-ai-raid-russi_2167138-201602a.shtml">riesce a riprendere Palmira</a>, mettendo in sicurezza i monumenti sfuggiti alle razzie jihadiste. Molte opere vengono scoperte trafugate, l&#8217;Isis in realtà ha distrutto solo una minima parte in quanto ai miliziani è sembrato da subito più conveniente vendere i reperti sul mercato nero e guadagnare ingenti introiti. Nel dicembre 2016, mentre la Siria è pronta a festeggiare la liberazione di Aleppo, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lisis-rientra-palmira-1340969.html">Palmira cade nuovamente nelle mani dell&#8217;Isis</a>. Un&#8217;azione a sorpresa dei miliziani costringe l&#8217;esercito a ritirarsi. Ma questa volta gli islamisti non riescono a radicarsi ed a stabilire solide difese e, per questo motivo,<a href="http://www.occhidellaguerra.it/palmyra-e-libera/"> il 2 marzo 2017 </a>la bandiera della Repubblica araba siriana torna a sventolare sulle rovine di Palmira. Da quel momento in poi, la situazione sul fronte della sicurezza si è via via stabilizzata. Adesso manca soltanto il ritorno dei visitatori nei monumenti riusciti a resistere alla furia devastatrice dei terroristi. </p>

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		<title>Siria, cade un&#8217;altra roccaforte dello Stato islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-cade-unaltra-roccaforte-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 16:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Deir Ezzor]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La guerra nel deserto siriano procede con la progressiva eliminazione dell’ISIS stretto ormai tra le avanzate siriane da un lato e quelle irachene all’altro, con il califfato costretto a chiedere l’arruolamento forzato dei ragazzi compresi tra i 20 ed i 30 anni nella provincia di Deir Ez Zour, l’unica dove oramai le sue &#8216;truppe&#8217; hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-cade-unaltra-roccaforte-dellisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133113_23442351-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La guerra nel deserto siriano procede con la progressiva eliminazione dell’ISIS stretto ormai tra le avanzate siriane da un lato e quelle irachene all’altro, con il califfato costretto a<strong> chiedere l’arruolamento forzato</strong> dei ragazzi compresi tra i 20 ed i 30 anni nella provincia di Deir Ez Zour, l’unica dove oramai le sue &#8216;truppe&#8217; hanno una certa libertà di movimento per giostrare le esigue riserve ed  i pochi rinforzi rimasti. Nelle scorse ore un colpo decisivo alle pretese del califfato presso la provincia di Homs, è stato dato dalla <a href="http://www.mod.gov.sy/index.php?node=5642&amp;nid=22045">conquista </a>ad opera delle forze armate siriane della città di <strong>Sukhnah</strong>, l’ultimo baluardo della zona centrale del deserto dei miliziani fedeli all’ex califfo Al Baghdadi; non un grosso centro urbano, ma uno snodo strategico lungo la strada che conduce da Palmyra a Deir Ez Zour che, anche in tempo di pace, ha sempre avuto un’importante funzione di comunicazione tra l’anima urbana e quella desertico/rurale della Siria.</p>
<p>La battaglia lampo per Sukhnah</p>
<p>Al pari di molte altre zone del deserto centrale, <strong>Sukhnah è rimasta fuori dal contesto bellico fino alla primavera del 2015</strong> quando, forti di un’avanza che stava iniziando a minacciare anche l’ovest del paese, gli islamisti dell’ISIS hanno occupato questo territorio spingendosi poi nel maggio di quell&#8217;anno verso Palmyra destando al mondo molto clamore per via delle tragiche velleità portate avanti dai miliziani, tra razzie di ogni genere e distruzione di alcune delle più belle opere d’arte della ‘perla del deserto’ costruita dai romani. Da quel momento, complice anche un’alleanza con alcuni leader delle tribù locali, l’ISIS ha potuto fortificare le sue posizioni facendo di Sukhnah una delle sue<strong> roccaforti del deserto</strong>, capace di rimanere lontana dall’avanzata siriana per diversi mesi dopo la liberazione della vicina Palmyra avvenuta nel mese di marzo.</p>

<p>Secondo molti analisti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-lesercito-avanza-verso-deir-ez-zour/">l’esercito siriano ha in questi giorni provveduto ad avanzare da Rusafa</a> e lungo l’Eufrate verso Deir Ez Zour proprio perché la battaglia per riprendere Sukhnah avrebbe potuto durare anche diverse settimane visto che, per l’appunto, l’ISIS ha avuto modo di impiantare in questi anni un imponente sistema difensivo fatto non solo di diverse munizioni d’armi a disposizione e checkpoint, ma anche di <strong>tunnel e gallerie</strong> attorno la città; pur tuttavia, dopo una lenta ma costante avanzata ad est di Palmyra avvenuta nella scorsa primavera, a maggio è arrivata <strong>la conquista del villaggio petrolifero di Arak</strong> e, da allora in poi, le forze di Damasco hanno provveduto a creare i presupposti per il definitivo attacco verso Sukhnah. Il quattro agosto, secondo fonti militari siriane, <a href="https://www.almasdarnews.com/article/syrian-army-launches-potentially-last-assault-capture-al-sukhnah/">l’esercito si è attestato alla periferia della cittadina </a>e, nel giro di appena 48 ore, è stato in grado di riportare la bandiera siriana nei palazzi governativi a più di due anni dalla ritirata sotto i colpi dell’ISIS. Vitale per la repentina resa dei miliziani è stata l’aviazione, sia russa che siriana, la quale ha provveduto a distruggere i vari sistemi difensivi costruiti dallo Stato Islamico negli anni di occupazione.</p>
<p>L’importanza della presa di Sukhnah</p>
<p>In Siria la caduta di Sukhnah è stata salutata dai media nazionali come uno degli eventi più importanti degli ultimi mesi di guerra; la sconfitta del califfato nel paese sembra avvicinarsi sempre di più e, con la fine della presenza jihadista in questa parte della provincia di Homs, adesso appare soltanto una questione di tempo prima di vedere l’espulsione di Daesh (acronimo con cui in arabo viene indicato l’ISIS) dall’intero territorio siriano. L’importanza della conquista di Sukhnah <strong>è strategica sia da un punto di vista simbolico che militare</strong>: da un lato infatti, come accennato precedentemente, la città sembrava una fortezza del deserto difficilmente espugnabile, un’esplicita testimonianza di come l’ISIS ha potuto dominare dal 2015 in poi in lungo ed in largo nel cuore rurale della Siria, spostando quasi indisturbatamente carovane di uomini e mezzi tra le principali arterie di collegamento; la repentina caduta della città, adesso consegna all’attualità di questo conflitto <strong>l’immagine di un califfato in preda ad un’inesorabile ritirata.</strong></p>

<p>Ma Sukhnah è stata per gli islamisti anche una base strategica, per l’appunto, <strong>da cui è stato possibile lanciare attacchi sia verso Palmyra che Deir Ez Zour</strong>; trovandosi a metà strada tra queste due città, il suo controllo ad opera dei miliziani ha fatto sì che le principali vie di collegamento tra le sponde dell’Eufrate e la provincia di Homs  si sono di fatto trasformate nel 2015 nel punto di forza delle offensive del califfato volte a minacciare anche la parte occidentale della Siria. <strong>Il ‘fortino’ di Sukhnah ha reso inespugnabile per anni questa parte del deserto</strong>, con annessa la strada per Deir Ez Zour e l’intera area dei campi petroliferi ad est di Homs; adesso tutto questo appare consegnato definitivamente alla storia, con il califfato costretto a ritirarsi per via della mancanza di nuovi importanti punti difensivi da cui poter rilanciare un ipotetico contrattacco: in queste ore, l’esercito siriano e gli alleati<a href="http://sana.sy/en/?p=111320"> sono impegnati nella creazione di una ‘zona cuscinetto’</a> al fine di mettere in sicurezza Sukhnah dopo l’avvenuta liberazione.</p>
<p>Deir Ez Zour sempre più vicina</p>
<p>Dopo l’avanzata compiuta dalla provincia di Raqqa, che nei giorni scorsi ha portato le ‘Tiger Force’ dell’esercito siriano a 60 km da Deir Ez Zour, la conquista di Sukhnah rende il capoluogo più orientale del paese adesso sempre più nel mirino dell’esercito di Damasco: come ben si sa, <strong>la città sopra menzionata è un’enclave governativa da quattro anni assediata dall’ISIS</strong>  che nel tempo è riuscita a resistere ad ogni tentativo di definitiva conquista da parte dei miliziani; adesso la fine dell’assedio appare più vicino, visto che con la presa di Sukhnah <strong>il fronte orientale si è portato a 120 km da Deir</strong> e soprattutto non appaiono più esserci fortificati bastioni difensivi per i militanti jihadisti. Avanzando su due precise direttrici e con le principali città oramai strappate allo Stato Islamico, anche l’estrema provincia orientale siriana si appresta ad essere attaccata dalle forze lealiste e le bandiere nere che per tre anni hanno incarnato il terrore della furia terrorista in Siria si avviano, nel breve volgere forse di pochi mesi, ad essere definitivamente ammainate.</p>

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		<title>Sergiopoli liberata dall&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-i-monumenti-di-sergiopoli-liberati-dallisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2017 08:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed-300x156.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Rusafa e Sergiopoli, due nomi per indicare una stessa località della Siria da poco liberata dalle grinfie dell’ISIS: il primo è il termine con il quale questa città è da sempre conosciuta, l’altro invece è l’appellativo dato dai bizantini quando l’Imperatore Anastasio I nel 491 d.C. decise di consacrare l’intero territorio al Santo Sergio, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-i-monumenti-di-sergiopoli-liberati-dallisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/unnamed-300x156.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p>Rusafa e <strong>Sergiopoli</strong>, due nomi per indicare una stessa località della Siria da poco liberata dalle grinfie dell’ISIS: il primo è il termine con il quale questa città è da sempre conosciuta, l’altro invece è l’appellativo dato dai bizantini quando l’Imperatore Anastasio I nel 491 d.C. decise di consacrare l’intero territorio al <strong>Santo Sergio</strong>, un soldato imperiale vissuto nel quarto secolo e decapitato proprio a Rusafa dopo essersi rifiutato di rendere sacrifici a Giove. La venerazione del soldato Sergio in tutta la vasta vallata dell’Eufrate, è stata talmente forte che, pur in assenza di prove storiche della sua sepoltura nella città sopra menzionata, già dal quinto secolo numerosi pellegrini giungevano nel luogo del martirio per rendergli omaggio; è stato per questo motivo quindi che Rusafa ha iniziato ad essere nota come Sergiopoli e la città durante l’epoca bizantina ha avuto un ruolo importante tanto a livello commerciale quanto politico: di quell’epoca, ancora oggi sono rimaste<strong> le rovine ed i templi</strong> da pochi giorni tolti dall’orbita della follia distruttiva jihadista che aleggiava dal maggio 2014, mese in cui l’ISIS aveva fatto il suo ingresso nell’area archeologica.</p>
<h2>L’importanza strategica di Rusafa nell’attuale scenario bellico siriano</h2>
<p>Al di là della storia e dei suoi monumenti, oggi Rusafa riveste un ruolo di primo piano nella battaglia per la valle dell’Eufrate ed in quella (futura) per <strong>Deir Ez Zour</strong>; la città si trova tra Raqqa e Tabqa ed è al centro di uno snodo viario in cui confluiscono alcune delle più importanti strade della zona che conducono nel deserto da un lato, così come <strong>verso l’Eufrate ed Aleppo</strong> dall’altro. L’incrocio di Rusafa nelle mappe militari in mano sia ai generali russi che a quelli statunitensi, dallo scorso mese di maggio era cerchiato in rosso: <strong>strategico per il controllo dei campi petroliferi a sud di Tabqa</strong>, vitale per spingersi nel cuore del deserto, dopo la caduta della cittadina di Maskanah ad opera dell’esercito siriano si è inaugurata <strong>una vera e propria corsa </strong>tra forze regolari e coalizione curdo – araba (sotto le insegne dell’SDF) per la sua presa e la sua conquista.</p>
<p>Il 19 giugno scorso,<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.almasdarnews.com/article/syrian-government-forces-liberate-rusafa-town-southwest-raqqa/"> ad avere la meglio è stato l’esercito di Damasco</a> supportato dall’aviazione russa: rompendo le linee di difesa dell’ISIS a sud dell’Eufrate, gli uomini di Assad hanno provato subito a sfondare per entrare nelle rovine storiche di Rusafa e, da qui, conquistare l’incrocio stradale che li proietta verso il cuore del deserto siriano e ad appena 50 km dalla periferia sud di Raqqa. Non è un caso che proprio in quelle ore la tensione in Siria ha raggiunto livelli pericolosamente alti: è in una località non lontana da Rusafa che si è verificato <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/18/news/siria_giornata_di_combattimenti-168484007/">l’abbattimento di un caccia di Damasco ad opera dell’aviazione USA</a> ed è sempre a pochi chilometri dalle sue rovine che, ad inizio settimana, sono stati registrati <strong>scontri tra forze regolari e squadre SDF</strong> appoggiate da Washington. Con l’incrocio stradale adesso saldamente in mano siriana, i soldati dell’esercito possono puntare ai campi petroliferi e soprattutto hanno ora un altro fronte alternativo a quello ad est di Palmyra da cui poter intraprendere l&#8217;avanzamento volto a porre termine all’assedio di Deir Ez Zour.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27298" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/06/unnamed-1.jpg" alt="unnamed (1)" /></p>
<p>I due aspetti sopra menzionati non sono di poco conto: <strong>la conquista dei campi petroliferi</strong>, potrà garantire al governo non solo il recupero di territori da cui è assente dall’estate del 2012, ma anche la ripresa delle attività di estrazione dell’oro nero in grado di alimentare una devastata economia e di rimpinguare le casse dello Stato prosciugate dai costi notevoli del conflitto; dall’altro lato invece, la presa dell’incrocio di Rusafa di fatto <strong>taglia la strada alle forze SDF</strong> verso sud obbligandole a rimanere quindi stanziate soltanto nel territorio intorno Raqqa, la capitale del sedicente Stato Islamico oramai però in procinto di cadere nelle mani delle milizie filo curde. Se a questo si aggiunge che, nella parte meridionale del paese, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-i-soldati-raggiungono-il-confine-iracheno/">le forze siriane hanno aggirato Al Tanf </a>arrivando ad occupare anche parte del confine con l’Iraq, di fatto è stata preclusa ogni possibilità per le forze supportate dagli USA (siano esse filo curde o filo islamiste) per giungere a Deir Ez Zour e nella sua provincia ed anche questo è un elemento importante per lo scenario futuro del conflitto.</p>
<h2>La Siria si riappropria dei suoi monumenti</h2>
<p>Rusafa con i suoi templi e le sue basiliche risalenti all’epoca di Sergiopoli non è popolare come Palmyra, pur tuttavia l’ingresso dell’esercito regolare nella sua area archeologica è stato salutato in Siria allo stesso modo di come a marzo l’opinione pubblica ha accolto la ripresa della ‘perla del deserto’ romana; l’ideologia iconoclasta dell’ISIS, secondo cui non sono ammissibili alcune rappresentazioni grafiche di carattere sacro, ha fatto temere per Sergiopoli la stessa fine dell’arco di trionfo di Palmyra o di altri monumenti abbattuti tra Siria ed Iraq negli ultimi tre anni: per fortuna, guardando le immagini diffuse sui canali Twitter poco dopo la ripresa della città, sembrerebbe che i miliziani jihadisti non hanno prodotto in questo luogo gli stessi efferati atti distruttori perpetuati da altre parti. Resti romani e bizantini,<strong> sopravvissuti per più di 1.500 anni</strong>, fanno ancora parte della storia della Siria ed avranno un peso non indifferente nella ricostruzione del tessuto sociale e culturale del paese.</p>
<p><strong>La presa di Rusafa assume anche un valore simbolico</strong>: quelle pietre, che da secoli testimoniano la presenza romana e bizantina in questa regione, sono tornate al sicuro e sono adesso nuovamente patrimonio della popolazione siriana; quei monumenti e quelle basiliche, che ricordano una città il cui nome è stato attribuito per diverso tempo ad un Santo cristiano, <strong>sono di nuovo simbolo ed emblema delle tante civiltà</strong> che negli anni hanno poi tutte contribuito a costituire l’identità di questa porzione di medio oriente. Come in ogni dopoguerra, le città e le infrastrutture saranno riprese e recuperate ma ogni sforzo di ricostruzione fisica del territorio sarà vano senza la <strong>riconciliazione con la storia e con la propria identità</strong> da parte della popolazione: ecco perché, in tal senso, mostrare la presenza dei soldati siriani a Rusafa a pochi mesi dalla riconquista di Palmyra potrebbe rivelarsi la vera carta vincente per il futuro di un paese, come la Siria, dilaniato da un conflitto oramai lungo sei anni.</p>

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		<title>ISIS al collasso nell&#8217;est della Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 09:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p>
<p>Sembra essere scattata la definitiva resa dei conti con l’ISIS nell’est della Siria: il califfato, oramai quasi del tutto fuori da Mosul e dagli ultimi punti strategici in Iraq, adesso è in costante ritirata anche dal deserto siriano, una vera e propria morsa a tenaglia con l’esercito siriano ed iracheno pronti a chiudere in gabbia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p><p>Sembra essere scattata la definitiva <strong>resa dei conti</strong> con l’ISIS nell’est della Siria: il califfato, oramai quasi del tutto fuori da Mosul e dagli ultimi punti strategici in Iraq, adesso è in costante ritirata anche dal deserto siriano, una vera e propria morsa a tenaglia con l’esercito siriano ed iracheno pronti a <strong>chiudere in gabbia</strong> i seguaci di Al Baghdadi: l’obiettivo, oltre a riconquistare i territori persi tra il 2013 ed il 2015, è anche quello di evitare il <strong>riposizionamento</strong> in altre aree del medio oriente dei miliziani ed evitare che i vari gruppi in ritirata creino problemi e grattacapi in altre zone sia della Siria che dell’Iraq, come già avvenuto a Baghdad dove <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/05/30/duplice-attentato-a-baghdad-oltre-20-morti-anche-bambini_1a318619-a499-406b-8a2f-3272947e1798.html">gli attentati jihadisti delle ultime ore </a>hanno rimesso il tema della sicurezza in cima all’agenda dell’esecutivo guidato da Al Abadi.<strong> L’attacco contro la base militare T3 ad est di Palmyra</strong> ad opera dei russi, appare in tal senso significativo ma non è l’unico episodio che dimostra la volontà di Damasco e degli alleati di riconquistare l’est del paese occupato dall’ISIS: le forze regolari infatti, <strong>avanzano da giorni anche ad est di Aleppo</strong> e sono prossime a mettere in sicurezza una vasta area vicino la stessa provincia di Raqqa.L’avanzata lungo l’Eufrate e l’avvicinamento a MaskanahNei giorni scorsi, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/5-mesi-dalla-battaglia-aleppo/">presso queste colonne</a>, avevamo raccontato della riconquista della base militare di Jirah dopo alcuni giorni di intensa battaglia contro i miliziani dello Stato Islamico; come preventivato, la mossa si è dimostrata poi essere preludio ad un vero e proprio <strong>sfondamento delle linee di difesa dell’ISIS</strong> che ha riportato l’esercito siriano a riprendere territori da cui mancava dall’estate del 2012. Le forze di Damasco avanzano adesso verso sud, con il fine di cacciare gli jihadisti dalla pianura compresa tra le sponde dell’Eufrate e quelle del lago Jabbul, territorio strategico e vera e propria porta d’ingresso verso <strong>le province di Hama ed Homs</strong>, oltre che di Raqqa: l’obiettivo principale di questa fase dell’avanzata, riguarda la conquista della città di <strong>Maskanah</strong>, importante località sia per la presenza di uno strategico snodo ferroviario e sia perché è di fatto l’ultimo grande centro urbano prima di Tabqa e dei territori che da qualche mese sono in mano alle forze dell’SDF.L’avanzata in questa porzione est della provincia di Aleppo e la conquista di Maskanah, permetterebbe all’esercito siriano di raggiungere due obiettivi vitali per proseguire la battaglia contro il califfato: da un lato infatti, le forze di Damasco si assicurerebbero i territori desertici a sud del lago Jabbul e questo comporterebbe <strong>la messa in sicurezza della strada posta tra Khanasser ed Itriya</strong>, lingua d’asfalto secondaria prima dello scoppio della guerra ma ad oggi di fatto unica arteria che permette il collegamento tra Aleppo ed il resto del paese senza la quale la seconda città siriana sarebbe raggiungibile solo via aerea; dall’altro lato, gli uomini di Assad potrebbero iniziare a <strong>premere anche da nord</strong> sulle zone delle province di Hama ed Homs in cui insiste ancora l’ISIS, ricongiungendosi quindi con le forze governative e russe presenti nella zona di Palmyra. Non è un caso quindi che, proprio in queste ore, vengano bersagliati obiettivi posti ad est della ‘perla del deserto’ ed all’interno del ‘saliente’ ancora in mano al califfato tra Hama ed Homs.Esercito siriano e forze SDF prossime al contatto nella provincia di RaqqaLe truppe siriane, come detto in precedenza, nel loro avvicinamento a Maskanah non avanzano solo verso la zona a sud del lago Jabbul ma anche in direzione di Tabqa; quest’ultima è la prima città importante che si incontra all’interno della provincia di Raqqa provenendo da Aleppo ed aggirando le rive dell’Eufrate. L’importanza di questo centro <strong>non è solo strategica ma anche simbolica</strong>: Tabqa ospita infatti <a href="https://www.theguardian.com/world/2014/aug/24/islamic-state-syrian-airbase-isis-tabqa-turkmen">una base militare espugnata dall’ISIS nell’agosto del 2014 </a>e quella sconfitta per i siriani è stata vista come una delle disfatte più gravi nel corso della guerra, al pari del ritiro da Palmyra o della perdita di Idlib; inoltre, la sorte toccata ai militari trasportati in pieno deserto e giustiziati a sangue freddo ha destato all’epoca scalpore e commozione in tutta l’opinione pubblica. Avvicinarsi a Tabqa quindi è molto importante sul piano prima di tutto simbolico e morale, oltre che ovviamente per un discorso legato al recuperare terreno anche nella provincia di Raqqa.Pur tuttavia, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7vcUtLohw9w">sia la base militare che la città di Tabqa sono adesso in mano alle forze dell’SDF/YPG</a>, ossia alla coalizione formata da curdi ed alleati arabi locali che dall’inizio dell’anno avanzano dalla Rojava verso Raqqa e che si preparano a sferrare l’attacco contro la capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. Vien quindi da chiedersi, una volta cacciato l’ISIS da questi territori, quale sarà <strong>il comportamento delle due rispettive forze</strong> in campo quando esse condivideranno diversi chilometri di linee del fronte; in particolare, sarà importante capire se fin da subito le forze di Damasco (alleate di Mosca) e quelle dell’SDF (aiutate e supportate dagli USA) tenteranno una difficile convivenza in nome del comune nemico jihadista oppure se l’una proverà a guadagnare quanto più territorio possibile a discapito dell’altra. Il rapporto tra esercito regolare e milizie curde è sempre stato ambiguo ed ha proceduto a frequenti alti e bassi: ad <strong>Al Hasakah</strong> ad esempio, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-si-apre-il-fronte-curdo/">nell’agosto 2016 </a>si sono registrati duri scontri tra gli uomini di Assad ed i curdi che controllano gran parte della più importante città della Rojava, mentre nei territori attorno a <strong>Mambiji</strong> lealisti ed SDF condividono il controllo di diversi checkpoint senza mai situazioni di tensione.Difficile anche al momento dire se i confini che via via si vanno disegnando con le avanzate dei governativi e dei curdi siano frutti di taciti accordi tra Russia ed USA che hanno, sullo sfondo, <strong>il futuro assetto di una Siria divisa in sfere di influenza</strong>; da diversi anni i territori del paese a nord dell’Eufrate, Raqqa inclusa, sono oggetto di bombardamenti ad opera della coalizione a guida statunitense con Mosca che non ha mai interferito e non ha mai inviato mezzi della propria aviazione in queste zone. Secondo diversi analisti, questa sarebbe la prova dell’esistenza di un’ipotetica linea di demarcazione futura tra una parte della Siria alleata alla Russia ed un’altra invece più vicina all’influenza USA; ma quest’ultima circostanza non ha mai avuto riscontri ufficiali, né appare immediatamente dimostrabile: soltanto quando verrà espugnata Maskanah e quando lealisti e curdi entreranno a contatto si potrà effettivamente dire quale sarà il comportamento delle parti sul campo e dei rispettivi &#8216;sponsor&#8217; internazionali. L&#8217;unica cosa certa appare al momento il <strong>collasso dei miliziani</strong> nelle zone orientali della Siria e questo apre indubbiamente nuovi scenari all&#8217;interno dell&#8217;intero conflitto che va avanti da oramai sei anni.</p>
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		<title>Primi attriti tra Russia ed Israele</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Mar 2017 08:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sono passati pochi giorni dalla visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Mosca presso il presidente russo Vladimir Putin, eppure non poche frizioni tra i due Paesi sembrano improvvisamente sorgere all’orizzonte, dopo alcuni episodi legati alla questione più importante inerente al momento il Medio Oriente, ossia la guerra in Siria; tra il Cremlino ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-primi-attriti-tra-russia-ed-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170305143656_22407670-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sono passati pochi giorni dalla visita del primo ministro israeliano,<strong> Benjamin Netanyahu</strong>, a Mosca presso il presidente russo Vladimir Putin, eppure non poche frizioni tra i due Paesi sembrano improvvisamente sorgere all’orizzonte, dopo alcuni episodi legati alla questione più importante inerente al momento il Medio Oriente, ossia <strong>la guerra in Siria</strong>; tra il Cremlino ed il governo israeliano, nonostante i buoni rapporti sanciti anche dal bilaterale sopra citato, potrebbero essere più marcate del previsto le differenze di vedute sulla Siria: il tutto è legato, soprattutto, ad un <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/03/17/esteri/battaglia-nei-cieli-fra-israele-e-siria-kIF725VUATfWlN1l62FHJM/pagina.html">eccessivo sconfinamento di alcuni jet israeliani</a></strong> avvenuti nella notte tra giovedì e venerdì, i quali hanno preso di mira alcuni depositi di munizioni posti tra la base militare di Tyas e <strong>Palmyra</strong>, nel cuore del deserto della vasta provincia di Homs. Un fatto questo, che non è stato molto gradito dai russi e Mosca ha richiamato l’ambasciatore israeliano per porre formale protesta.La questione HezbollahPiù che sulla guerra in Siria in sé e per sé, il blitz israeliano nel deserto di Homs ha implicazioni importanti riguardanti<strong> gli schieramenti e le alleanze attuali in Medio Oriente</strong>; per Israele ed il suo governo, la permanenza di Assad non costituisce una minaccia, essa più che altro è rappresentata maggiormente dall’aiuto che il gruppo sciita <strong>Hezbollah</strong> fornisce a Damasco. Secondo i vertici israeliani, l’attuale esecutivo siriano può anche rimanere in sella, purché però questo non dia spunto agli Hezbollah di guadagnare potere presso i propri confini del <strong>Golan</strong>; il movimento sciita (inserito nella lista delle forze terroriste) inoltre è stretto alleato dell’Iran ed è armato dalla stessa repubblica islamica, una circostanza questa che preoccupa Israele in un prossimo dopoguerra siriano. La posizione della Russia, in tal senso, è sempre stata molto chiara: per Mosca, Israele ha il diritto di difendersi da Hezbollah se quest’ultimo rappresenta una minaccia per il paese.Per tal motivo, la contraerea russa non è mai entrata in azione nelle scorse settimane quando, provenendo da sud, l’aviazione israeliana è entrata nello spazio aereo siriano<strong> bombardando presunti obiettivi di Hezbollah</strong>. Il Cremlino ha sempre distinto l’aiuto fornito ad Assad e ad i suoi alleati, dalle altre più spinose questioni mediorientali: Damasco ha diritto di difendersi dai terroristi ed ha il diritto di chiedere aiuto ai suoi alleati, Iran ed Hezbollah inclusi, mentre dall’altro lato Israele a sua volta ha il diritto di difendersi da chi considera una minaccia per la propria sicurezza nazionale; è seguendo questa logica che la Russia ha in qualche modo ‘<strong>tollerato</strong>’ le azioni israeliane, avvenute nel sud della Siria. Ma il nodo dell’ultima disputa sta proprio qui: l’aviazione di Tel Aviv si è spinta fino nella parte più interna del deserto siriano, quasi a Palmyra e dunque ben oltre le consuete zone d’azione, entrando all’interno di uno spazio areo riservato alle operazioni russe e siriane.La convocazione dell’ambasciatore israeliano a MoscaQuesta azione che, come detto, è avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì, è stata vista dal governo russo come una provocazione a dispetto di un rapporto bilaterale giudicato sempre in modo positivo anche nell’ultimo incontro Putin – Netanyahu; per tal motivo, il Cremlino ha convocato l’ambasciatore israeliano a Mosca per porre ufficialmente la questione: in particolare, la Russia vuol mettere nero su bianco che i confini degli spazi aerei devono essere rispettati e che l’aviazione israeliana non può entrare in zone riservate alle operazioni anti terrorismo russo/siriane. Tel Aviv, dal canto suo, <strong>si era sempre concentrata su obiettivi posti nel sud della Siria</strong> e nella base militare di Mazzeh, presso la periferia di Damasco; dopo l’incursione nel distretto di Palmyra, non si sono registrate altre azioni del genere, difficile prevedere al momento come evolverà la situazione e che ruolo avranno le diplomazie dei due paesi interessati. Isolata o meno, l’azione dei giorni scorsi mette forse in luce l’insofferenza israeliana circa un asse, quello tra Mosca, Damasco e Teheran che, secondo i vertici di Tel Aviv, rischia di creare non pochi effetti collaterali una volta terminato il conflitto siriano.</p>
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		<title>Palmira, collaborazione Usa-Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/palmira-collaborazione-usa-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 13:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Convergenza di interessi, più che reale svolta politica, ma quanto emerge dai report immediatamente successivialla riconquista di Palmyra ad opera dell’esercito di Assad appare avere in ogni caso i contorni di un fatto storico nuovo ed importante all’interno del conflitto siriano: russi ed americani hanno cooperato prima, durante e dopo la battaglia per riprendere e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmira-collaborazione-usa-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170304220935_22403827-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Convergenza di interessi</strong>, più che reale svolta politica, ma quanto emerge dai report immediatamente successivialla <strong>riconquista di Palmyra</strong> ad opera dell’esercito di Assad appare avere in ogni caso i contorni di un fatto storico nuovo ed importante all’interno del conflitto siriano: russi ed americani hanno cooperato prima, durante e dopo la battaglia per riprendere e liberare l’antica ‘perla del deserto’. Per Mosca, alleata e prima sostenitrice di Damasco, entrare nuovamente a Palmira ha voluto significare il raggiungimento di un nuovo obiettivo di <strong>carattere soprattutto mediatico</strong>, per Washington invece stanare l’Isis alle porte dell’antica città romana è stato importante per indebolire eventuali rinforzi che il Califfato era pronto ad inviare verso la provincia di <strong>Raqqa</strong>, lì dove forze curde sostenute dagli USA sono adesso stanziate a circa 15 km dalla periferia di quella che il sedicente Stato Islamico considera la propria capitale, specie dopo la caduta di Mosul.La prima traccia: i report della ‘Combined Joint Task Force’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.inherentresolve.mil/News/Strike-Releases/">Spulciando uno ad uno tutti i dati forniti a fine febbraio</a> dalla ‘<strong>Combined Joint Task Force</strong>’, ovvero il nome ufficiale dato alla coalizione internazionale a guida USA operante tra Siria ed Iraq, emerge come a partire dal <strong>23 febbraio 2017</strong> vengano segnalati strikes compiuti nei pressi di Palmyra; in questa data, né da Damasco e né da Mosca gli ufficiali parlavano ancora di un’imminente offensiva verso la città, liberata poi il 2 marzo e quindi esattamente una settimana dopo. Potrebbe non essere un caso che, la coalizione a guida statunitense, abbia iniziato a bombardare l’ISIS nella zona di Palmyra proprio in quella data, quando le forze russe assieme a quelle siriane hanno iniziato ad allargare il perimetro di sicurezza attorno ai territori in mano governativa nel deserto compreso tra Homs e la stessa Palmyra. Anche i report di giorno 26 e giorno <strong>27 febbraio</strong>, parlano di bombardamenti contro obiettivi ISIS a Palmyra.Interessante notare poi come, prima del 23 febbraio, nessun report della Combined Joint Task Force parla di bombardamenti che, in Siria, siano andati oltre la provincia di Raqqa; la data sopra citata, è forse quella spartiacque: da quel momento, <strong>gli aerei USA si sono spinti fino al deserto ad est di Homs</strong> colpendo obiettivi del califfato e, pochi giorni dopo, le forze speciali russe hanno sfondato il fronte aiutando l’esercito siriano ad entrare tra le rovine di Palmyra. Entrare nel deserto della provincia di Homs, ha voluto dire mettere piede in un territorio dove dall’ottobre 2015 operano esclusivamente aerei siriani e russi; è quindi quasi impossibile che gli americani si siano spinti con la propria aeronautica fin sopra Palmyra senza anche un minimo di coordinamento con le forze di Mosca.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;460&#8243; gal_title=&#8221;PALMIRA RICONQUISTATA&#8221;]Immagini successive alla presa dell’aeroporto militare della città siriana, datate quindi <strong>3 marzo 2017</strong>, mostrano <strong>cinque carri armati distrutti</strong> all’interno di grossi hangar di cemento armato della struttura; si tratta di mezzi che erano stati abbandonati dai siriani dopo la ritirata e che potevano essere nell’immediata disponibilità dei miliziani dell’ISIS intenti ad impedire alle forze di Assad di espugnare Palmyra. Nel report della Task Force USA del <strong>28 febbraio 2017</strong>, tra le altre cose si legge: “<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.inherentresolve.mil/Portals/14/Documents/Strike%20Releases/2017/02February/20170228%20Strike%20Release%20Final.pdf?ver=2017-02-28-070535-493">Near Palmyra, two strikes destroyed five tanks</a></em>”, probabilmente è stato questo bombardamento qui riportato a centrare i mezzi ISIS all’interno dell’aeroporto; inoltre, a sapere della presenza di tali mezzi non potevano che essere siriani e russi, visto che le loro forze fino a dicembre erano all’interno dell’aeroporto poi abbandonato con l’improvviso avanzare dello Stato Islamico. Anche questa circostanza, <strong>confermerebbe un coordinamento tra Russia ed USA</strong>: dopo le incursioni aeree, in meno di una settimana le forze di terra di Damasco e di Mosca sono entrate in città.La seconda traccia: il vertice militare Russia-Usa-Turchia ad AntalyaIn una nota divulgata dal Ministero della difesa turco lo scorso <strong>martedì 7 marzo</strong>, si apprende che i capi di Stato maggiore di <strong>Turchia, Russia</strong> e <strong>Stati Uniti</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/03/07/isisvertice-eserciti-usa-russia-turchia_b2df0e8e-4f81-4644-8007-31699f602b56.html">si sono incontrati</a> nella città di Antalya, la stessa che nel 2015 ha ospitato il vertice del G20. La data dell’incontro però, non è stata specificata: si fa riferimento ad un summit che ha avuto, come punto all’ordine del giorno, <strong>il contrasto all’Isis</strong> e le azioni da mettere in campo contro il califfato in Siria ed in Iraq. Questo summit dunque, potrebbe essere stato svolto subito dopo la liberazione di Palmyra, quindi entro i primi cinque giorni di marzo, così come però anche prima della battaglia per la ripresa della città e potrebbe essere stato messo a punto ad Antalya il coordinamento Mosca – Washington per Palmyra; a prescindere dalla data comunque, l’incontro in Turchia testimonia una fase di collaborazione militare più intensa tra Russia ed USA rispetto agli ultimi mesi del 2016.Una svolta militare silenziosaSe a livello politico i rapporti tra Mosca e Washington continuano a tenere banco, tanto da essere al centro dell’attenzione anche dopo la campagna elettorale che ha visto il trionfo di Donald Trump, fautore di una politica di riavvicinamento con Putin, a livello militare una svolta c’è già stata ma il tutto è avvenuto<strong> senza il favore dei riflettori</strong>. A Palmyra, la più che probabile collaborazione tra Russia ed USA è avvenuta, come detto ad inizio articolo, sotto la spinta di comuni convergenze d’interessi, dettate dalla necessità di entrambe le parti di vedere il califfato indebolito nel deserto ad est di Homs; un coordinamento quindi non figlio di una reale svolta politica, ma che ha dato i suoi frutti, forse proprio grazie al fatto di non averlo ‘esposto’ mediaticamente.Difficile però dire se Palmyra resterà un caso isolato oppure, alla luce sia del successo militare che dell’interesse adesso anche americano di vedere l’ISIS con sempre meno territori in mano, tra Mosca e Washington ci sarà spazio per una collaborazione a tutto campo nel contesto siriano; <strong>le svolte militari</strong> spesso non seguono quelle politiche, ma possono preparare il terreno a queste ultime: non appena Trump ha espresso, anche da presidente eletto, l’intenzione di riallacciare buone relazioni con la Russia, è stato esposto ad un pressing politico e mediatico molto forte, possibile quindi ipotizzare una collaborazione lontana dai riflettori ed in grado militarmente di replicare in altre occasioni quanto accaduto a Palmyra, per poi portare solo in un secondo momento la questione anche a livello politico. Per capire questo però, occorreranno ancora diversi mesi: intanto, dati alla mano, non si può non registrare questo primo approccio collaborativo avvenuto all’ombra delle antiche rovine romane del deserto siriano.</p>
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		<title>Palmira torna ad Assad</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/palmyra-e-libera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 13:36:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="940" height="627" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443719783-4117644-3x2-940x627.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443719783-4117644-3x2-940x627.jpg 940w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443719783-4117644-3x2-940x627-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443719783-4117644-3x2-940x627-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px" /></p>
<p>A distanza di quasi un anno dalla prima riconquista ed a tre mesi dal nuovo ingresso dell’Isis, l’esercito siriano rivede le colonne romane dell’antica cittadella di Palmyra, perla del deserto sfregiata dalla furia dei miliziani jihadisti i quali però adesso appaiono in grave difficoltà e, dopo l’uscita quasi definitiva in Iraq da Mosul, adesso perde anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmyra-e-libera.html">[...]</a></p>
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L’evoluzione della situazione a Palmyra, si è avuta nella giornata di lunedì, quando l’esercito ha sfondato il fronte ad est della base militare di Tyas, lungo la strada che collega Homs con le remote zone del deserto ad est della città e quindi anche verso la stessa Palmyra. Da quel giorno, i mezzi siriani avanzano di diversi chilometri e mercoledì pomeriggio hanno raggiunto il cosiddetto ‘<strong>triangolo di Palmyra</strong>’, ossia uno degli snodi principali alle porte della città da cui si snodano tre direttrici viarie verso altrettante zone orientali della Siria.Isis in fuga dal deserto sirianoPotrebbe anche essere considerata una <strong>mossa a sorpresa</strong> quella dell’esercito siriano, il quale ha abbandonato Palmyra nello scorso mese di dicembre dopo i ripetuti attacchi dei jihadisti, efficaci perché il territorio governativo di fatto era un vero e proprio <strong>corridoio nel deserto</strong> circondato dall’Isis e molto difficile da difendere. Ecco perché in tanti, specie tra gli analisti militari, credevano poco plausibile una nuova offensiva su Palmyra nel breve volgere di pochi mesi; è vero pure però che, rispetto a dicembre, vi sono diversi elementi nuovi sul piatto: in primis, <strong>l’esercito siriano ha più uomini e mezzi a disposizione</strong>, visto che a gennaio ha completato la riconquista di Aleppo e può quindi distribuire le risorse su altri fronti caldi del paese; in secondo luogo, gli uomini di Assad hanno messo al sicuro l’importante <strong>base militare di Tyas</strong> e della strada che conduce verso sud a Qaryatayn ed hanno, inoltre, attaccato e conquistato non poche alture alle porte di Palmyra e nelle regioni petrolifere ad est di Homs.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-22130" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/03/Palmyra.jpg" alt="Palmyra" />Terzo ed importante elemento, è <strong>la difficoltà dell’Isis anche in Siria</strong>: cacciati da Al Bab dai filoturchi, i miliziani non sono stati in grado di prendere Deir Ezzour e stanno cedendo il passo anche ad est di Aleppo, dove l’esercito di Damasco è pronto a sferrare l’attacco alla roccaforte di <strong>Deir Hafer</strong>, ultimo importante centro prima della strategica zona che conduce verso il lago Assad e verso la provincia di Raqqa. Una serie di elementi quindi, che hanno cambiato nel breve volgere di poche settimane uno scenario che sembrava solidificato e che vedeva le forze regolari siriane vittoriose nei grandi centro urbani ma ancora in affanno nelle zone desertiche in mano al sedicente Stato Islamico.  La situazione, alle porte di Palmyra, adesso appare chiara e l&#8217;esercito è entrato in città, con dei <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=3SEOS9fC8eE"> video diffusi sul web che mostrano le forze di Damasco alla periferia della città</a>.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/3SEOS9fC8eE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Adesso l’obiettivo è mettere al sicuro Palmyra e poter quindi avanzare anche verso la provincia di<strong> Deir Ezzor</strong>; se lo scorso anno, dopo le celebrazioni per la liberazione della città, i tanti fronti aperti non hanno permesso un’adeguata salvaguardia delle posizioni, oggi invece le forze regolari potrebbero chiudere definitivamente i conti con l’Isis a Palmyra. Solo nei prossimi giorni comunque, sarà possibile avere notizie più certe, ma ormai sembra davvero giunto il momento ideale per mettere al sicuro le antichità della ‘perla del deserto’.Importanza storica più che strategica<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lisis-rientra-palmira-1340969.html">Quando a dicembre è stata presa la decisione di ritirarsi</a> da Palmyra, è apparsa evidente la complessità del sito e del territorio di questa zona; per conquistare la città, l’esercito ha dovuto creare un corridoio, come detto, che da Homs si è inarcato lungo il deserto dove dal 2014 a dominare sono le forze dell’Isis. Il tutto ha causato un dispendio di forze per gli uomini di Assad ed anche per gli stessi soldati russi che hanno contribuito alla prima cacciata del califfato; prendere Palmyra, nel marzo 2016, è stato importante quindi soprattutto per l’importanza storica della città e per dimostrare l’efficacia della collaborazione tra Damasco e Mosca nella lotta all’Isis. Un nome, quello di Palmyra, conosciuto in tutto il mondo e quindi spendibile nel sistema mediatico; non è un caso che i miliziani hanno nuovamente assaltato la città proprio quando le forze russe e siriane erano in procinto, a dicembre, di prendere Aleppo.<strong>Le immagini delle nuove razzie compiute dall’Isis</strong> ai monumenti patrimonio dell’umanità, ma soprattutto simbolo culturale anche della Siria moderna, potrebbero aver convinto i vertici siriani a provare nuovamente a liberare Palmyra, questa volta però con i dovuti accorgimenti ed evitando gli errori che a dicembre hanno poi costretto al ritiro. Da specificare poi come, sul fronte dei civili, la situazione non dovrebbe creare nuovi pericoli perché, proprio a dicembre, l’esercito siriano ha fatto evacuare per intero la città spedendo gli abitanti tra le province di Homs e Damasco; anche per i civili, potrebbe avvicinarsi il momento in cui finalmente la guerra non può che lasciare spazio ad una ritrovata quotidianità all’ombra delle colonne romane: ancora pochi giorni forse e l’incubo di Palmyra potrà svanire per sempre.</p>
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		<title>La caduta dei simboli della Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/palmyra-la-caduta-dei-simboli-della-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 17:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1135" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira.jpg 1135w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1135px) 100vw, 1135px" /></p>
<p>La bellezza e la magnificenza di un sito storico, consiste nel poter far toccare con mano la trasformazione di un oggetto ‘freddo’ e banale, come una pietra, in un simbolo che serve a preservare la storia e la cultura di un intero popolo; è per questo motivo che, nei secoli passati, la scoperta di Pompei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmyra-la-caduta-dei-simboli-della-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1135" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira.jpg 1135w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/palmira-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1135px) 100vw, 1135px" /></p><p>La bellezza e la magnificenza di un sito storico, consiste nel poter far toccare con mano la trasformazione di un oggetto ‘freddo’ e banale, come una pietra, in un simbolo che serve a preservare la storia e la cultura di un intero popolo; è per questo motivo che, nei secoli passati, la scoperta di Pompei e gli scavi che in giro per il mondo hanno fatto affiorare la civiltà classica hanno sempre affascinato e richiamato la curiosità di chi vuole collegare, in un unico filo, l’eredità lasciata dai popoli a noi precedenti con il futuro. Sta in questo l’importanza, per la Siria, di <strong>Palmyra</strong>: quelle pietre, che da duemila anni resistono al sole del deserto, testimoniano la ricchezza culturale di una nazione che ha visto passare in queste lande comprese tra il Mediterraneo e la Mesopotamia i popoli che hanno permeato la storia dell’umanità e della nazione mediorientale.La nuova barbarie dell’Isis a PalmyraNel commentare, con giusta e doverosa indignazione ciò che i miliziani del califfato stanno commettendo nella ‘perla del deserto’ siriano, spesso viene usata la parola ‘barbari’:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/20/foto/palmira_isis_distrugge_il_tetrapilo_e_la_facciata_del_teatro_romano-156443965/1/#1"> quei membri vestiti di nero che buttano giù colonne e pietre di un sito patrimonio dell’umanità</a>, come quello di Palmyra, sono in effetti personaggi che non hanno il rispetto della storia ma che al contempo conoscono molto bene l’importanza di un simbolo. <strong>Tirare giù parte del proscenio del teatro antico</strong> della città siriana, non è un atto di vandalismo giustificato dall’iconoclastia jihadista, è atto di lucida e calcolata follia di chi ha interesse a tagliare ogni simbolo con il passato: l’ISIS, nel distruggere, non attua mai strategie ‘confuse’, bensì uno specifico piano volto a cancellare la storia, la cultura e l’identità della Siria. Per i miliziani, ogni pietra resa nuovamente (dopo duemila anni) polvere del deserto, significa un passo avanti verso il proprio folle <strong>progetto di cancellare un intero patrimonio nazionale.</strong>Una barbarie che però, a differenza di quella effettuata da quei barbari che distruggevano per saccheggiare durante gli anni di agonia dell’Impero Romano, in questo caso è lucidamente studiata per privare un popolo dei propri simboli: l’ISIS, in particolare, sa bene che fra non molto passerà su quei libri di storia che secondo la propria ideologia dovrebbero essere stravolti e bruciati assieme ai resti di Palmyra, per cui fa di tutto per dimostrare la propria forza nel saper inorridire e nel saper terrorizzare, non solo con atrocità che i raccapriccianti video dei miliziani mostrano da tre anni a questa parte, ma anche con la sistematica distruzione di siti archeologici e di beni appartenenti all’identità siriana. In poche parole, l’ISIS distrugge i simboli non perché non conosce, in maniera ‘barbara’, ciò che essi rappresentano, ma compie razzie proprio perché i suoi miliziani sanno bene la portata di tali simboli e ciò di cui verrà quindi privato, anche a guerra finita, il popolo siriano.<strong>La Siria potrà anche essere ricostruita come Stato</strong> e Damasco potrà, si spera fra non molto, recuperare tutto il territorio perso negli anni di questo ignobile conflitto, ma <strong>il senso comune di nazione siriana sarà per sempre compromesso</strong> senza quei luoghi di cui, fra due o tre generazioni, non resterà che polvere tornata a mescolarsi nel deserto. La mostruosità dell’ISIS sta proprio in questo: è difficile rintracciare nella storia un movimento militare/ideologico che mira a distruggere dalle fondamenta un intero patrimonio culturale e popolare. A Palmyra come nell’antica Ninive, <strong>in Siria come in Iraq</strong>, la lucida follia jihadista sta privando per sempre queste nazioni di testimonianze vitali per il futuro della regione mediorientale; il teatro romano, il cui proscenio è stato parzialmente distrutto nelle scorse ore dall’ISIS, è sì patrimonio dell’umanità ma al contempo è simbolo vivo di un’identità nata dal confronto tra tante culture di epoche diverse.Le responsabilità delle distruzioni di PalmyraEra stata recuperata questa antica perla del deserto, i soldati russi e siriani erano riusciti a strappare dalle grinfie del califfato anche le rovine già duramente messe alla prova dalla prima presenza dell’ISIS a Palmyra: la città, conquistata dai miliziani nel <strong>maggio 2015</strong>, era stata liberata nello scorso mese di marzo, salvo poi cadere nuovamente a dicembre. Pochi mesi di illusione che tutto fosse finito e che la Siria, a guerra finita, avrebbe potuto contare sui propri simboli per ripartire; in guerra, purtroppo, i calcoli diventano cinici e spietati: Palmyra era troppo esposta a quel suo deserto per essere difesa senza difficoltà, a causa dei continui assalti dell’ISIS sia i siriani che i russi hanno dovuto procedere ad un ordinato ripiegamento per accorciare le linee del fronte e conservare i punti strategici ad est di Homs.Ma la responsabilità delle continue distruzioni di Palmyra, del danneggiamento dell’arco di Trionfo avvenuto a maggio e della recente carica esplosiva che ha fatto saltare in aria<strong> parte del teatro e parte di altri importanti templi</strong>, è di quegli stessi attori che hanno permesso all’ISIS di dilagare in medio oriente: i finanziamenti a suon di petrodollari delle monarchie del golfo, gli affari fatti con i jihadisti da quella Turchia che oggi fa marcia indietro e subisce il ‘terrorismo di ritorno’, <strong>le complicità dei governi occidentali</strong> che hanno chiuso tanti occhi di fronte a questi scempi pur di abbattere Assad, la caduta di Palmyra e la distruzione dei suoi simboli è opera non solo dei miliziani vestiti di nero ma anche di chi non ha guardato in faccia la tragica realtà pur di destabilizzare la Siria ed il medio oriente.<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/21/news/_palmira_e_caduta_lo_stato_islamico_controlla_tutta_la_citta_a_soli_200_km_da_damasco-114885499/">Le grida dell’ONU</a> e della fantomatica <strong>comunità internazionale</strong> altro non sembrano che mere lacrime di coccodrillo; è troppo tardi, e lo si poteva ben immaginare, per evitare altri scempi a Palmyra. <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/photogallery/2016/12/15/parigi-spegne-tour-eiffel-aleppo.html">Mentre l’occidente spegneva i suoi simboli per solidarizzare con gli elmetti bianchi </a>di <strong>Aleppo</strong>, i simboli della Siria sono stati lasciati alla mercé di jihadisti senza scrupoli e solo per meri interessi politici ed economici. In queste ore in cui i fondamentalisti si accaniscono contro le pietre di Palmyra, a perderci è indubbiamente l’intera umanità essendo il sito siriano un bene sotto (l’effimera) tutela UNESCO, ma in realtà a perderci maggiormente è la Siria:<strong> una nazione in guerra</strong>, senza pace e, sempre di più, senza i propri simboli della propria identità.</p>
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