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	<title>Palermo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Palermo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Libia, annullata la conferenza nazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-annullata-la-conferenza-nazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 09:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506609-1440x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506609-1440x1080.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506609-1440x1080-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506609-1440x1080-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506609-1440x1080-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>Niente conferenza nazionale libica: l’appuntamento programmato nello scorso mese di novembre e visto come l’appuntamento propedeutico alle elezioni, secondo il piano elaborato dall’Onu, è ufficialmente rinviato “sine die”. Un modo molto politico per dire come, nella realtà, esso è del tutto annullato. “Non possiamo chiedere di prendere parte alla conferenza durante gli scontri a fuoco e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-annullata-la-conferenza-nazionale.html">[...]</a></p>
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<h2>L’importanza della conferenza nel piano dell’Onu</h2>
<p>Si parla di conferenza nazionale già nel mese di novembre. Alla vigilia del vertice di Palermo, Ghassan Salamé presenta al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il piano per giungere alla riunificazione nazionale in Libia. Una road map che, nelle intenzioni dell’Onu e con il sostegno di buona parte della comunità internazionale, in primis l’Italia, deve portare il paese africano alle elezioni entro il 2019. La conferenza voluta dal governo italiano in Sicilia, viene vista come prima tappa in vista del via ufficiale poi al piano ideato dall’inviato dell’Onu.</p>
<p>Ecco perchè nonostante tensioni e rinvii, si pressa su più fronti per organizzare questo incontro: “Non un nuovo parlamento od un nuovo ente nazionale – spiega Salamé nella sala stampa di villa Igiea al termine della due giorni palermitana di novembre – Ma un’occasione per incontrare tutti gli attori protagonisti in Libia e stabilire poi un percorso comune verso le elezioni”. Un proposito che sembra comunque andare in porto. Anche alcuni attori più defilati, quali ad esempio Saif Al Islam Gheddafi, secondogenito del rais e suo potenziale erede politico, appaiono interessati a partecipare alla conferenza. Un modo anche per “saggiare” il peso politico di ciascun protagonista e ciascun aspirante leader della futura Libia.</p>
<h2>Il significato dell’annullamento</h2>
<p>Non si tratta solo di una sconfitta. Ma è anche e soprattutto questo: per l’Onu e per la comunità internazionale, il rinvio a data da destinarsi della conferenza segna una grave battuta d’arresto. Anche se con una battaglia in corso nei pressi di Tripoli l’annullamento appare la scelta più logica, fino alla fine la previsione di tornare al tavolo giorno 14 a Ghadames, così come programmato, tiene in vita anche le più flebili speranze di un cessate il fuoco tra le forze di Haftar e quelle di Al Sarraj. Adesso con l’annullamento, non si mette solo in discussione la conferenza ma l’intero piano delle Nazioni Unite.</p>
<p>Non solo una sconfitta quindi, come detto, si tratta proprio della palese fine di ogni speranza di salvare il percorso politico dell’ultimo anno. Haftar ed Al Sarraj non sono più due attori in grado di incontrarsi e, almeno a favore di telecamere, stringersi la mano. Adesso sono ufficialmente due parti nemiche. Di fatto, tutti gli sforzi effettuati dal vertice di Palermo in poi sono nulli e non valgono più a niente. Calato provvisoriamente il sipario sul percorso politico, a parlare dunque al momento sono soltanto le armi. Con tutte le (gravi) conseguenze per il futuro del paese e per il presente già travagliato dei libici.</p>
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		<title>L’avanzata di Haftar è un problema per l’Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-di-haftar-e-un-problema-per-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2019 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non proprio un fulmine a ciel sereno, ma quasi. La notizia delle avanzate di Haftar spiazza, ancora una volta, l’Italia e soprattutto impensierisce governo e diplomazia. È vero che con il generale della Cirenaica da mesi il nostro paese torna ad avere buoni rapporti, ben sottolineati dagli incontri bilaterali tenuti tra lo stesso Haftar ed il premier &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-di-haftar-e-un-problema-per-litalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non proprio un fulmine a ciel sereno, ma quasi. La notizia delle avanzate di Haftar spiazza, ancora una volta, l’Italia e soprattutto impensierisce governo e diplomazia. È vero che con il generale della Cirenaica da mesi il nostro paese torna ad avere buoni rapporti, ben sottolineati dagli incontri bilaterali tenuti tra lo stesso Haftar ed il premier Conte. Ma è altrettanto vero che il percorso che sta portando il generale verso Tripoli è più veloce del previsto e, soprattutto, non in linea con gli equilibri faticosamente retti in Libia anche grazie alla mediazione italiana.</p>
<h2>Superati gli equilibri di Palermo</h2>
<p>L’impressione di queste ore è che Haftar, in questi mesi, ha avuto di sé la percezione di un leone forzatamente messo in gabbia. Pur avendo forze a disposizione per prendersi almeno i due terzi del paese, si incontra per due volte con Al Sarraj, sottoscrive gli impegni con l’Onu per la road map che dovrebbe portare alle elezioni, fa una “capatina” a Palermo in occasione del vertice organizzato dall’Italia e recita la parte di chi ha tutto l’interesse ad essere un “semplice” attore come tutti gli altri. Poi però, non appena ha modo di rompere gli indugi, nel giro di due mesi esce allo scoperto e sparando pochi colpi prende prima il Fezzan ed adesso è a 100 km da Tripoli. Una prova di forza grazie alle quale Haftar, alla vigilia della conferenza nazionale di Ghadames, può dimostrare di poter prendere la Libia come e quando vuole e che, in fin dei conti, è con lui che bisogna avere a che fare per rimettere assieme i cocci di un paese non più Stato dal 2011.</p>
<p>A prescindere dalle evoluzioni delle prossime ore, gli scontri a sud di Tripoli determinano la fine dell’equilibrio instauratosi dopo il vertice di Palermo. Quella ragnatela di rapporti intessuti tra tribù, fazioni, milizie e gruppi di ogni tipo nel capoluogo siciliano, oramai ha poco significato. Quel fragile equilibrio, che un’Italia nuovamente dialogante con Haftar ed interlocutrice con i vari attori impegnati nel paese riesce a fatica a mantenere, non c’è più. Potrebbero giungere nelle prossime ore accordi di cessate il fuoco e nuovi compromessi, ma il punto cardine della situazione è oramai ben chiaro: il generale uomo forte della Cirenaica, è adesso l’uomo forte di tutto il paese. Haftar, rispetto a Palermo, non è uno dei più importanti attori impegnati nello scacchiere libico, bensì il potenziale unico regista.</p>
<p>E di questo l’Italia deve rendersene conto e prendere le adeguate contromisure. Per la verità, è già da gennaio che Roma ha la possibilità di rendersi conto di questo cambiamento, da quando cioè Haftar inizia l’avanzata nel Fezzan, ed intervenire. Ma il silenzio, forse voluto o forse figlio di un immobilismo a sua volta generato dall’effetto sorpresa per le mosse del generale, è l’elemento che più caratterizza la nostra strategia.</p>
<h2>Gli spazi di manovra per l’Italia</h2>
<p>Quando i soldati legati ad Haftar iniziano la marcia verso le zone poste a 100 km da Tripoli, il presidente del consiglio Giuseppe Conte è in Qatar ad inaugurare la nuova ambasciata italiana. Certo, è solo una coincidenza il fatto che il generali inizi ad avanzare verso la capitale mentre il capo del governo italiano stringe la mano agli emiri che finanziano i Fratelli Musulmani, suoi acerrimi nemici. Una coincidenza appunto, ma in ogni caso un brutto biglietto da visita per il nostro paese in vista della nuova situazione venutasi a creare in Libia. L’equidistanza italiana riassunta comunque ad un sostegno mai messo in discussione fornito ad Al Sarraj, in questo momento appare nociva per le ambizioni del nostro Paese. Questo non vuol dire che occorre abbandonare il governo stanziato a Tripoli, ma semplicemente mettere al corrente l’alleato Al Sarraj della nuova situazione. E cioè che Haftar, a differenza sua, è in grado di controllare l’80% del paese e bussare alle porte della capitale.</p>
<p>Di conseguenza, gli stessi alleati di Al Sarraj, a partire dai Fratelli Musulmani, devono a loro volta prendere atto delle evoluzioni verificatesi sul campo nelle ultime settimane. In poche parole, l’Italia adesso dovrebbe condurre a più miti consigli coloro che, spesso da sola, sostiene dal 2016 a questa parte. La situazione per il nostro paese non è compromessa, ma se si continua a confidare nella buona riuscita del piano Onu a dispetto di una realtà che parla di come Haftar riesca a conquistare ampie fette di territorio senza nemmeno sparare un colpo, allora si rischia di perdere tempo e terreno prezioso.</p>
<p>L’Italia può giocare le sue carte partendo da alcuni presupposti fondamentali. In primis, Haftar è sì l’unico in grado di unificare ampie fette di paese, ma non ha i mezzi per conquistare per intero la Libia e dunque ha bisogno sempre del ruolo di Roma come mediatore con gli attori impegnati nell’intricata matassa libica. Qualora, per assurdo, il generale arrivi militarmente a mettere piede in tutto il territorio, non può in ogni caso fare a meno dell’Italia: la nostra conoscenza del paese ed il nostro essere in pianta stabile da decenni tra il Sahara ed il Mediterraneo, sono elementi vitali per Haftar. Partendo quindi dal presupposto sopra citato del superamento degli equilibri di Palermo, Roma deve riprendere quanto prima l’iniziativa per arrivare ad instaurarne di nuovi in base alle situazioni venutesi a creare negli ultimi mesi. E lo deve fare il più in fretta possibile, iniziando quanto meno a battere dei colpi a dispetto di un silenzio troppo marcato da diverse settimane a questa parte.</p>
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		<item>
		<title>La visita di Xi a Palermo: ecco la curiosità dei cinesi verso la Sicilia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-visita-di-xi-a-palermo-ecco-la-curiosita-dei-cinesi-verso-la-sicilia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2019 15:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1622" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg 1622w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1622px) 100vw, 1622px" /></p>
<p>Piccole insegne con ideogrammi e le immancabili lanterne rosse. Di solito sono soprattutto ristoranti di media dimensioni, i quali destano da subito la curiosità di molti. Inizia così il “contatto” dei siciliani con i commercianti cinesi e la comunità del gigante asiatico. Oggi, come nel resto d’Italia, non c’è città che non abbia la sua “ChinaTown”. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-visita-di-xi-a-palermo-ecco-la-curiosita-dei-cinesi-verso-la-sicilia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1622" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg 1622w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1622px) 100vw, 1622px" /></p><p>Piccole insegne con ideogrammi e le immancabili lanterne rosse. Di solito sono soprattutto ristoranti di media dimensioni, i quali destano da subito la curiosità di molti. Inizia così il “contatto” dei siciliani con i commercianti cinesi e la comunità del gigante asiatico. Oggi, come nel resto d’Italia, non c’è città che non abbia la sua “ChinaTown”. E dai piccoli ristoranti, si passa nel corso degli anni ’90 alle botteghe, poi arrivano negozi in cui si vende di tutto ed adesso non si contano più i centri commerciali aperti in tutta l’isola.</p>
<p>È uno degli aspetti della visita del presidente Xi Jinping a Palermo prevista il prossimo 23 marzo. La comunità cinese in Sicilia cresce sia per numero di cittadini che per quello di attività commerciali.</p>
<h2>La presenza cinese in Sicilia</h2>
<p>Il boom delle attività cinesi nell’isola risale ai primi anni 2000: dai primi ristoranti in cui i siciliani assaggiano una dieta molto diversa da quella tradizionale, ai negozi di articoli per la casa. Qui si inizia a vendere la qualsiasi: dai detersivi ad ogni genere di oggetto più o meno utile all’interno di un’abitazione. Poi arrivano anche i negozi di abbigliamento. L’espansione delle attività cinesi in quegli anni aumenta a vista d’occhio. Dalla metà degli anni 2000, non c’è capoluogo di provincia siciliano che non abbiamo almeno una ventina di negozi cinesi in città. E fa un certo effetto vedere ideogrammi e lanterne rosse anche in alcuni vicoli di origine araba o barocca. A Palermo la “ChinaTown” locale è la via Maqueda, oltre i Quattro canti. Tanti negozi cinesi convivono al fianco di locali gestiti da arabi o da commercianti del Bangladesh. Ad Agrigento è la via Imera a trasformarsi in un vero e proprio quartiere cinese: in questa arteria che funge da circonvallazione del centro storico della città dei templi, da dieci anni a questa parte non ci sono più negozi italiani, bensì solo cinesi e nei palazzi adiacenti vivono famiglie cinesi.</p>
<p>Ma è Catania la città siciliana con il maggior numero di cittadini provenienti dal Paese asiatico. Circa il 25% dell’intera popolazione cinese presente nell’isola risiede nel capoluogo etneo. Il perché è presto detto: a Catania si concentrano molte attività economiche e vi è la presenza del sesto aeroporto italiano per volume di traffico. Complessivamente, i cinesi in Sicilia negli ultimi 15 anni sono più che raddoppiati e le loro attività economiche spaziano su diversi campi: ristorazione, abbigliamento e gestione di piccoli e medi centri commerciali. Una particolarità che riguarda la comunità cinese siciliana è la regione di provenienza dei cittadini del paese asiatico: in gran parte essi arrivano dalla provincia dello Zhejiang, regione costiera orientale posta poco più a sud della grande municipalità di Shanghai. Un così alto numero di cittadini provenienti dalla medesima regione, fa sì che la comunità cinese che vive nell’isola più grande del Mediterraneo abbia al suo interno, tra le altre cose, una fitta rete di contatti e di reciproca solidarietà.</p>
<h2>Gli interessi cinesi in Sicilia</h2>
<p>Quando si pensa agli investimenti cinesi, subito il pensiero va alle grandi infrastrutture ed agli enormi interessi di un mercato di un miliardo e mezzo di persone. Questo perché la strategia cinese all’estero, soprattutto in Africa, punta molto sulla realizzazione di grandi opere ben correlate con gli interessi macro economici del Paese asiatico. Ma in Sicilia la situazione appare diversa. La visita di Xi Jinping a Palermo non dovrebbe essere correlata ad importanti investimenti infrastrutturali. Quest’ultimi in Italia dovrebbero andare verso opere quali, su tutte, il porto di Trieste ritenuto fondamentale per far accedere dal Mediterraneo al nord Europa le merci dall’Asia. Sta nel nord del nostro paese il fulcro della strategia della nuova via della seta i cui dettagli, il prossimo 22 marzo, dovrebbero essere scritti nero su bianco nel vertice di Roma.</p>
<p>Più semplicemente, la comunità cinese nell’isola è interessata ad accrescere i propri business che, come detto, comprendono una vasta serie di attività in svariati settori commerciali. Una situazione riscontrabile anche in altre regioni, ma che in Sicilia vede un sempre più repentino ritmo di crescita. Basti pensare che oramai da qualche anno a questa parte quella cinese è la comunità con più aziende iscritte nel registro delle imprese della regione. E questo contribuisce a far crescere la curiosità dei cinesi verso la Sicilia, anche sotto un profilo culturale e turistico. Una curiosità a cui non vuole sfuggire forse nemmeno lo stesso Xi Jinping.</p>
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		<title>I possibili motivi della visita di Xi Jinping a Palermo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-xi-jinping-a-palermo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 14:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1621" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2.jpg 1621w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1621px) 100vw, 1621px" /></p>
<p>Palermo si riscopre meta di leader internazionali. In città c’è molta curiosità ed attesa per la visita di Xi Jinping, il quale dopo aver siglato l’accordo sulla via della Seta a Roma il 22 marzo, il giorno seguente ha in programma una visita nel capoluogo siciliano. Dopo aver ospitato Papa Francesco lo scorso 15 settembre ed il vertice internazionale sulla Libia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-xi-jinping-a-palermo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-xi-jinping-a-palermo.html">I possibili motivi della visita di Xi Jinping a Palermo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1621" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2.jpg 1621w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8001211-1621x1080-2-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1621px) 100vw, 1621px" /></p><p>Palermo si riscopre meta di leader internazionali. In città c’è molta curiosità ed attesa per la visita di Xi Jinping, il quale dopo aver siglato l’accordo sulla via della Seta a Roma il 22 marzo, il giorno seguente ha in programma una visita nel capoluogo siciliano. Dopo aver ospitato Papa Francesco lo scorso 15 settembre ed il vertice internazionale sulla Libia a novembre, la città viene dunque anche toccata dal leader della più importante potenza asiatica.</p>
<h2>Il perché della visita di Xi a Palermo</h2>
<p>E sul motivo dell’approdo del presidente cinese in terra di Sicilia ovviamente da alcune settimane, da quando cioè la notizia inizia ad essere ufficiosa, circolano svariate versioni. Da possibili investimenti infrastrutturali sull’isola, alla semplice visita ad una delle più importanti comunità cinesi d’Italia. Pur tuttavia, seguendo questa strada, a Xi Jinping dovrebbe interessare maggiormente una visita a Trieste, fulcro della strategia futura della nuova via della Seta, oppure nella città toscana di Prato, la quale per via della sua storica industria tessile ospita la comunità cinese più importante (in termini numerici ed economici) del nostro paese.</p>
<p>C’è chi, come Giulia Pompili su Il Foglio, parla di un’ipotesi “interna” all’esecutivo. Buona parte della visita sarebbe gestita non dalla Farnesina, come accade solitamente, bensì dal ministero dello Sviluppo Economico. Uno dei sottosegretari più attivi del dicastero su questo fronte, è il palermitano Michele Geraci.</p>
<p>Ci sarebbe il suo zampino quindi sul “dirottamento” di Xi a Palermo. Qui il presidente cinese non se la passerà affatto male. Il suo alloggio è previsto all’Hotel Villa Igiea, lo stesso che a novembre ospita il vertice sulla Libia: camera con vista sul golfo e sul quartiere dell’Arenella, da lì si vede pure parte dei cantieri navali e chissà che, grazie al panorama, venga magari in mente per davvero qualche corposo investimento di Pechino sull’industria palermitana. Il 23 marzo, giorno della visita, Xi dovrebbe raggiungere anche il teatro Massimo: non molto distante da lì vi è la zona di via Maqueda dove, negli ultimi dieci anni, sono diverse le attività commerciali aperte dai cinesi.</p>
<h2>Gli investimenti cinesi in Sicilia di cui si parla da anni</h2>
<p>Ed a proposito di possibili investimenti da parte della potenza asiatica sull’isola, torna in mente, prima ancora che il porto di Palermo, il nome di un piccolo paese adagiato su una collina in provincia di Enna: Centuripe.</p>
<p>Il suo territorio ospita una vasta pianura, il confine tra la provincia ennese e quella di Catania è molto vicino, con l’autostrada non molto lontana da qui raggiungere il porto etneo appare molto semplice. Tra il 2008 ed il 2010, si parla della costruzione proprio qui di un maxi aeroporto internazionale proprio ad opera dei cinesi. La Nuova Via della Seta di Xi è ancora lontana in quegli anni, la Cina è già una potenza emergente ma non ancora ben conosciuta se non per le immagini arrivate nelle case del vecchio continente grazie alle olimpiadi di Pechino.</p>
<p>Anche in Sicilia ci sono in quegli anni diverse “ChinaTown”: da Palermo a Catania, passando per molte altre grandi e medie città dell’isola insegne e bandiere cinesi caratterizzano diversi quartieri. Dunque, seppur in un contesto diverso da quello attuale, la Cina è già presente e l’idea di un grande scalo intercontinentale piace a molti siciliani.</p>
<p>Si tratterebbe del più grande aeroporto del sud Italia e quest’area dell’isola verrebbe scelta sia per la centralità della Sicilia nel Mediterraneo che per la vicinanza di Centuripe a Fontanarossa, lì dove u scalo aeroportuale c’è già ed è il sesto più trafficato d’Italia. Ma poi di quel progetto non si è mai saputo più nulla.</p>
<p>Nella campagna di Centuripe ci sono ancora (forse per fortuna) alberi e sentieri, niente piste ed hangar. Seppur mai realizzato, quell’aeroporto è forse il primo vero contatto tra il sud Italia e la via della Seta cinese. E chissà che, proprio mentre Xi Jinping è a Palermo, qualcuno ricordi al leader cinese quella lingua d’asfalto per che due anni attira le attenzioni di tutta la Sicilia.</p>
<p>Intanto nel capoluogo siciliano si potrebbe parlare di un’altra opera strategica, quella cioè del porto palermitano: nei giorni scorsi, indiscrezioni parlano di un investimento cinese di cinque miliardi di euro. Cifre che, in un’isola dall’economia in affanno, il solo nominarle creano veri capogiri a molti siciliani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-xi-jinping-a-palermo.html">I possibili motivi della visita di Xi Jinping a Palermo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Maitig arriva a Roma. L’Italia muove le sue pedine in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/maitig-arriva-a-roma-litalia-muove-le-sue-pedine-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 09:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="955" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636.jpg 955w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 955px) 100vw, 955px" /></p>
<p>Deluso nel dopo Palermo, ridimensionato in parte nel suo ruolo tanto da rivendicare la “paternità” della lettera contro il premier Fayez Al Sarraj in cui si critica la gestione del consiglio presidenziale, adesso torna alla carica Ahmed Maitig. Si tratta di quello che, specialmente negli anni passati, viene considerato come uno dei maggiori interlocutori per l’Italia in Libia. Parla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/maitig-arriva-a-roma-litalia-muove-le-sue-pedine-in-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="955" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636.jpg 955w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/libia-ok-955x636-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 955px) 100vw, 955px" /></p><p>Deluso nel dopo Palermo, ridimensionato in parte nel suo ruolo tanto da rivendicare la “paternità” della lettera contro il premier Fayez Al Sarraj in cui si critica la gestione del consiglio presidenziale, adesso torna alla carica Ahmed Maitig. Si tratta di quello che, specialmente negli anni passati, viene considerato come uno dei maggiori interlocutori per l’Italia in Libia. Parla italiano, di professione fa l’imprenditore ed è originario di Misurata: tre elementi che lo pongono al centro delle trame diplomatiche del nostro paese. Dopo mesi di assenza, Maitig è a Roma nei giorni scorsi dove ha tenuto una serie importanti di incontri. Questa volta, sullo sfondo, vi è la posizione di parte della Tripolitania contro gli accordi recenti tra Al Sarraj ed Haftar.</p>
<h2>Gli incontri di Ahmed Maitig a Roma</h2>
<p>Di Al Sarraj lui è il numero due, una posizione che contribuisce a renderlo importante nell’interlocuzione con l’Italia e con le varie milizie libiche. Prima del vertice di Palermo, Maitig è spesso in Italia: è lui a rappresentare la Libia nel forum italo – libico di Agrigento del luglio 2017, è lui ad essere ricevuto più di una volta sia a Palazzo Chigi che alla Farnesina. Tutto sembra in qualche modo spianare la strada ad un’accentuazione del suo ruolo in vista del vertice di Palermo: oltre che misuratino infatti, viene anche visto come rappresentante di un’ala moderata della città Stato che nel dopo Gheddafi ha un ruolo di primaria importanza nel contesto libico. Ma Maitig paga lo scotto della sua vicinanza ai Fratelli Musulmani: la formazione, osteggiata da Haftar, inizia a subire ridimensionamenti durante i tavoli tecnici allestiti nel capoluogo siciliano. Il generale riesce a far fuori la fratellanza in molti degli incontri, anche il ruolo di Maitig subisce quindi repentini ridimensionamenti.</p>
<p>Una delusione, da parte del vice di Al Sarraj, che culmina nella sopra citata lettera sottoscritta anche da altri due membri del consiglio presidenziali vicini ai Fratelli Musulmani. Nelle scorse ore, come detto, la sua visita a Roma.</p>
<p>Nella capitale incontra, in primo luogo, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: “La riunione ha permesso di approfondire le dinamiche del processo di stabilizzazione della Libia, alla luce dei più recenti sviluppi – si legge in una nota della Farnesina – Il capo della diplomazia italiana ha chiesto a Maitig un aggiornamento sulle iniziative intraprese in Libia per garantire una maggiore sicurezza sul territorio, per migliorare la situazione economica generale, per meglio governare i flussi migratori”.</p>
<p>Sembrerebbe, da quanto si apprende, un incontro normale e dai toni collaborativi. Stesso discorso per quanto riguarda l’altra tappa importante di Maitig a Roma, ossia l’incontro con il vice – premier Matteo Salvini. Un colloquio dove si discute, in primis, di contrasto alle partenze di barconi dalla Libia.</p>
<h2>Il motivo della visita di Maitig</h2>
<p>Viene automatico chiedersi come mai Maitig decida di tornare a visitare i palazzi romani proprio in questi giorni. Non sembra affatto un caso e tutto sembra indirizzare verso una ben precisa risposta: il numero due del consiglio presidenziale starebbe cercando di tornare in auge accreditandosi quale rappresentante, verso gli interlocutori italiani, dell’insofferenza della Tripolitania all’accordo tra Al Sarraj ed Haftar. Dunque, Maitig a Roma avrebbe riportato il malcontento di chi non vede di buon occhio le recenti strette di mano tra il leader del governo ed il generale della Cirenaica.</p>
<p>Un malcontento già espresso, a poche ore dalla visita di Maitig in Italia, in diverse note sia di alcune municipalità tripolitane che di alcuni dei più importanti ed influenti consigli delle tribù della parte occidentale della Libia. Questo confermerebbe, tra le altre cose, le difficoltà che potrebbero sorgere nell’applicazione dell’accordo firmato ad Abu Dhabi (che prevede elezioni entro fine anno, riforma del consiglio presidenziale e sostanziale riconoscimento del ruolo di Haftar quale unico leader militare), così come anche del piano Onu per il paese elaborato a cavallo del vertice di Palermo. Il fatto che a muoversi sia stato Maitig, indica le preoccupazioni dei detrattori dell’accordo ed i tentativi di quest’ultimi di fermare, in extremis, l’avanzata di Haftar.</p>
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		<title>Perché la Conferenza sulla Libia  Non è una vittoria per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/conferenza-palermo-errori-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 16:33:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="5183" height="3455" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394.jpg 5183w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5183px) 100vw, 5183px" /></p>
<p>Chiusa la Conferenza di Palermo sulla Libia , è il momento di iniziare a tirare le somme. E se l&#8217;Italia può dirsi soddisfatta per avere ospitato un summit internazionale sul Paese nordafricano, c&#8217;è ancora una serie di punti interrogativi che aleggiano su questo vertice. Difficile, se non impossibile, valutare le conseguenze a medio e lungo termine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/conferenza-palermo-errori-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5183" height="3455" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394.jpg 5183w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8800394-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5183px) 100vw, 5183px" /></p><p>Chiusa la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sul-vertice-di-palermo/">Conferenza di Palermo sulla Libia</a> , è il momento di iniziare a tirare le somme. E se l&#8217;<strong>Italia</strong> può dirsi soddisfatta per avere ospitato un summit internazionale sul Paese nordafricano, c&#8217;è ancora una serie di punti interrogativi che aleggiano su questo vertice.</p>
<p>Difficile, se non impossibile, valutare le conseguenze a medio e lungo termine di questo vertice. È del tutto evidente che solo la cronaca delle prossime settimane, se non mesi, potrà fornire un quadro abbastanza chiaro sulla portata del summit siciliano. Per il governo di <strong>Giuseppe Conte</strong> è stato il più importante evento internazionale dei primi mesi di mandato. E il fatto che si sia tenuto e che siano stati coinvolti i principali leader libici (oltre che rappresentanti di tutte le potenze coinvolte) sono stati comunque segnali importanti del fatto che Roma sia rientrata nella partita libica dopo anni di tentativi di esclusione causati dalla caduta di Muhammar Gheddafi.</p>
<p>Ma al netto dei risultati positivi del vertice, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo/">spiegati da Mauro Indelicato su questa testata</a>, l&#8217;Italia non può dirsi estremamente soddisfatta. E il motivo è che l&#8217;incontro di Palermo ha rappresentato non l&#8217;assunzione della leadership italiana sulla Libia, ma un palcoscenico su cui altri attori hanno effettivamente preso possesso della transizione libica. Con il governo italiano, questo governo, che ha avuto (purtroppo) solo il merito di prendere in mano una situazione deficitaria e di riuscire a mettere delle toppe anche se ormai tutto stava sfuggendo di mano. E l&#8217;attesa del generale<strong> Khalifa Haftar</strong> è stato forse il simbolo più eclatante di questa condizione italiana.</p>
<p>Haftar è diventato imprescindibile</p>
<p>In molti hanno detto che l&#8217;arrivo di Haftar a Palermo ha rappresentato la vittoria dell&#8217;Italia. Vero, nel senso che senza di lui il vertice avrebbe avuto un peso minore nel panorama della transizione libica. Ma paradossalmente, l&#8217;attesa quasi spasmodica del maresciallo della <strong>Cirenaica</strong> ha fatto capire a tutti che l&#8217;Italia, è bene dirlo, esce non propriamente vittoriosa.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/haftar-conferenza-palermo-libia/">Haftar ha ottenuto ciò che voleva</a>: nessuno può fare a meno di lui in Libia. E l&#8217;Italia, che per anni ha sostenuto esclusivamente <strong>Fayez al-Sarraj</strong>, ha ospitato (quasi in pompa magna) il simbolo della sua sconfitta. E dal momento che l&#8217;Italia non ha, effettivamente, un peso reale nelle manovre del generale di Tobruk, su cui il controllo lo hanno Russia, Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, è chiaro che Roma può aver raggiunto soltanto accettato una realtà che, fino a qualche mese fa, avrebbe tranquillamente evitato.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.it/nicola-pedde/la-conferenza-per-la-libia-e-una-sconfitta-per-litalia_a_23588678/?utm_hp_ref=it-homepage&amp;fbclid=IwAR0lLuS9WaYlPqPz4enYk_vRZ65SpPp4yA0SougW8ZDxUymR7fVkA1IcPbY">L&#8217;Italia non doveva arrivare a questo punto</a>. Il sostegno a Sarraj, premier debolissimo e incapace di controllare anche la stessa Tripoli, è stato probabilmente gestito male ma anche assolutamente necessario. Roma non poteva fare altro che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/in-libia-al-serraj-potrebbe-avere-il-tempo-contato/">supportare il capo del governo riconosciuto</a> non solo per il riconoscimento internazionale del suo esecutivo, ma anche perché gli interessi economici italiani in Libia sono praticamente tutti nella parte occidentale, quella controllata dal governo di Tripoli.</p>
<p>In sostanza, l&#8217;Italia aveva una strategia deficitaria: ma ce l&#8217;aveva. Poi è stata travolta dal corso degli eventi. E il governo Conte (che di certo non ha colpe) si è dovuto rimboccare le maniche per limitare danni enormi non solo derivanti dal dopo Gheddafi ma anche dal <strong>&#8220;dopo Sarraj&#8221;</strong>. Che fondamentalmente già esiste, ed è stata la stessa conferenza di Palermo a certificarlo. Con rischi enormi anche per la nostra stessa credibilità sul piano locale.</p>
<p>Obiettivi molto vaghi</p>
<p>La <strong>vaghezza</strong> con cui sono stati definiti gli obiettivi di questa Conferenza (a un certo punto è stata chiamata &#8220;conferenza di servizio&#8221;), si è vista anche nell&#8217;opacità dei risultati ottenuti. Chi sperava in un documento condiviso, si è dovuto ricredere. Nessuno ha firmato nulla. </p>

<p>E i vari interlocutori libici, a parte una vigorosa stretta di mano benedetta da Conte, si sono lasciati con l&#8217;assoluta certezza che quanto è avvenuto a Palermo non avrebbe cambiato nella sostanza il futuro del Paese. E lo ha dimostrato lo stesso Haftar, che ha per adesso semplicemente sospeso le sue mire su Tripoli in chiave elettorale (visto che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ecco-il-piano-dell-onu-sulla-libia/">le Nazioni Unite hanno bocciato il piano</a> per votare questo inverno), ma ha praticamente lanciato una opa sulla Libia. </p>
<p>Anche la nota finale di Conte, per quanto (va ribadito) non responsabile dei nostri trascorsi libici, si è dimostrata in qualche modo debole. Si è parlato di &#8220;inclusione&#8221;, di una nuova conferenza tra i vari attori della crisi, possibilmente da tenere in Libia. E anche dal punto di vista del disarmo, trattandosi di una Paese in guerra, si è raggiunto davvero poco.</p>
<p>Gli altri Paesi invitati</p>
<p>Da un punto di vista internazionale, la presenza dei funzionari stranieri non è stata, in generale, del livello che ci si poteva attendere. Sono stati due gli interpreti di maggior peso: <strong>Dmitri Medvedev</strong>, primo ministro russo, e<strong> Abdel Fattah Al-Sisi</strong>, presidente dell&#8217;Egitto. E anche da queste due presenze, si capisce come Haftar sia stato il vero vincitore della Conferenza, essendo Mosca e Il Cairo i maggiori supporter del maresciallo della Cirenaica, insieme alla Francia (che infatti ha inviato una persona di peso come <strong>Jean-Yves Le Drian</strong>). Degne di nota la presenza del presidente tunisino, Beji Caid Essebsi e del premier greco <strong>Alexis Tsipras</strong>. Ma non sono i grandi attori che si voleva portare a Palermo.</p>
<p>Manca <strong>Donald Trump</strong>, che aveva fatto da &#8220;padrino&#8221; alla cabina di regia congiunta fra Italia e Stati Uniti sul Mediterraneo allargato e alla conferenza. Mancava <strong>Vladimir Putin</strong>, che il governo aveva invitato a Palermo. Mancavano Emmanuel Macron e Angela Merkel, che hanno volutamente evitato di partecipare al vertice quasi per mandare un segnale che non era affar loro il piano italiano. La <strong>Germania</strong> ha addirittura snobbato il meeting inviando un sottosegretario. Mancava Theresa May, che è comunque la premier di una delle potenze coinvolte nella guerra.</p>

<p>A questa situazione, si aggiunge poi l&#8217;ultima mossa della <strong>Turchia</strong> che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-conferenza-libia/">se n&#8217;è andata dalla Conferenza</a> per ripicca per non essere stata coinvolta nella riunione informale dell&#8217;ultimo giorno. Anche in questo caso, da parte dell&#8217;Italia c&#8217;è stato un errore clamoroso. <strong>Fuat Oktay</strong>, il vice premier turco, ha detto che qualcuno &#8220;ha abusato dell&#8217;ospitalità italiana&#8221;. Ma l&#8217;errore c&#8217;è stato da parte di Roma. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-tripoli-erdogan/">E adesso potremmo pagarne le conseguenze</a>.</p>
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		<title>Il vero vincitore di Palermo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/haftar-conferenza-palermo-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 07:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_7822307-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_7822307-1620x1080.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_7822307-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_7822307-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_7822307-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Se c&#8217;è un vincitore di questa conferenza di Palermo sulla Libia, quello è sicuramente Khalifa Haftar. Il generale libico, leader militare e politico della Cirenaica, si è trasformato negli ultimi mesi nel vero ago della bilancia della crisi. Le violenze di Tripoli avevano fatto capire che Fayez al-Sarraj non fosse più in grado di mantenere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/haftar-conferenza-palermo-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/haftar-conferenza-palermo-libia.html">Il vero vincitore di Palermo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Poi è arrivata la marcia di avvicinamento alla conferenza siciliana, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-italia-haftar/">il viaggio di Enzo Moavero Milanesi a Bengasi</a>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-visita-a-sorpresa-di-haftar-a-roma/">l&#8217;arrivo a Roma del maresciallo</a>, il tira e molla degli ultimi giorni, con il rischio che Haftar non si presentasse alla riunione di Palermo e la rete d&#8217;intelligence e diplomatica d&#8217;Italia impegnata a evitare che l&#8217;uomo forte della Cirenaica disertasse l&#8217;incontro.</p>

<p>Infine, Palermo. Una conferenza che doveva essere (e per certi versi è stata) un palcoscenico per la Libia e per tutti i leader libici, ma che alla fine, inutile negarlo, si è trasformata nella grande passerella di Khalifa Haftar. Atteso come il <em>deus ex machina</em> che avrebbe evitato al governo italiano il fallimento della Conferenza, il generale è arrivato nel capoluogo siciliano come la vera stella del firmamento libico.</p>
<p>Sicuramente più atteso di tutti gli altri rappresentanti delle fazioni in Libia, anche di quello stesso Serraj che, inutile ricordarlo, è ancora oggi il Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale. Eppure sembrava che fosse Haftar il vero leader.</p>
<p>Ecco, se la Conferenza di Palermo ha avuto un primo risultato, è quello di <strong>aver consegnato il futuro della Libia ad Haftar</strong>. Il governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale si è praticamente trasformato in una delle tanti parti in gioco. E questo nonostante il generale di Tobruk, fino a pochi mesi fa, fosse appoggiato da <strong>Egitto</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-a-palermo-tutti-in-attesa-di-haftar/">in parte dalla Francia</a>, <strong>Russia</strong>, e da altri attori arabi. Mentre Serraj, sempre in teoria, era l&#8217;uomo che l&#8217;Occidente aveva prescelto come guida della transizione libica.</p>

<p> La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p>Ma il destino della Libia è cambiato. E Palermo ha certificato che se la Libia può quasi fare a meno di Serraj, al contrario non può fare a meno di Haftar. Il che significa che, paradossalmente, tutta la strategia occidentale e italiana è quasi fallita. E che soltanto la tempestiva azione del governo Conte ha reso possibile evitare un&#8217;ennesima catastrofe libica, dando modo all&#8217;Italia non solo di ospitare un vertice comunque fondamentale, ma di strappare anche accordi con un uomo, il maresciallo della Cirenaica, che <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/libia-haftar-sfida-litalia-quellambasciatore-1564133.html">non è stato mai troppo tenero nei confronti di Roma</a>. </p>
<p>Ha vinto lui? Sì, inutile negarlo. Incontrando la sua controparte di Tripoli, Haftar si è lanciato in una metafora: <strong>&#8220;Non è utile cambiare il cavallo mentre si attraversa ancora il fiume&#8230;&#8221;</strong>. Una metafora che serviva al maresciallo per spiegare al premier libico che &#8220;non c&#8217;è bisogno di cambiare l&#8217;attuale presidente prima delle prossime elezioni&#8221;. Ma anche da questo si capisce che adesso è lui a guidare il futuro della Libia. </p>

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		<title>Quello che c&#8217;è da sapere sul vertice di Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 08:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1193" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Conte_Haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Conte_Haftar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Conte_Haftar-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Conte_Haftar-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Conte_Haftar-1024x636.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Dal nostro inviato a Palermo)  Tra conferme e defezioni, il vertice di Palermo alla fine si terrà. Le porte di villa Igiea per i partecipanti si apriranno intorno alle 19:00, quando il premier Giuseppe Conte accoglierà i capi delegazione che via via sfileranno all&#8217;interno della sede scelta per il vertice. Tra occasione per prendere la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/libia-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sul-vertice-di-palermo.html">[...]</a></p>
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<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
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		<title>Libia, ecco i fattori di rischio:  così salta il piano dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-le-difficolta-delle-ultime-ore-sul-vertice-di-palermo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Nov 2018 14:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="968" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar.jpg 968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 968px) 100vw, 968px" /></p>
<p>Palermo è baciata da un gran sole dell&#8217;estate di San Martino mentre aspetta di sapere se il suo nome è destinato a rimanere incastonato nel processo di pace in Libia oppure se, al contrario, gli sforzi ed i disagi per la sicurezza delle prossime ore rischiano di risultare sproporzionati. Da Palermo, è la domanda di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-le-difficolta-delle-ultime-ore-sul-vertice-di-palermo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="968" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar.jpg 968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/conte-haftar-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 968px) 100vw, 968px" /></p><p>Palermo è baciata da un gran sole dell&#8217;estate di San Martino mentre aspetta di sapere se il suo nome è destinato a rimanere incastonato nel processo di pace in Libia oppure se, al contrario, gli sforzi ed i disagi per la sicurezza delle prossime ore rischiano di risultare sproporzionati. Da Palermo, è la domanda di molti, uscirà qualcosa di concreto o sarà solo una rimpatriata di pochi leader e qualche funzionario in riva al Tirreno? Mancano poche ore per scoprirlo. Di certo c&#8217;è che, rispetto alle pretese ed agli annunci iniziali, il vertice siciliano sembra ridimensionato nelle proporzioni e nelle presenze. Forse da qui partirà solo il primo step di un percorso che l&#8217;Italia può comunque guidare o sovrintendere, dunque non tutto è perduto. </p>
<p>Un programma ridimensionato</p>
<p>Difficile trovare una segreteria di redazione in Italia in cui non si sia verificato un sobbalzo sulla sedia quando è arrivato il programma ufficiale. Stringi stringi, i lavori del vertice alla fine sono concentrati in mezza mattinata di colloqui. Lunedì sera infatti è previsto alle 19:00 il ricevimento del presidente del consiglio Giuseppe Conte a Villa Igiea, dove il capo dell&#8217;esecutivo stringerà la mano ai capi delegazione. Subito dopo spazio alla cena di lavoro, dove però probabilmente non tutti saranno seduti a tavola vista &#8220;l&#8217;insofferenza&#8221; di alcuni leader libici nei confronti di altre delegazioni. Poi l&#8217;indomani spazio alle foto con tutti i partecipanti, prima dell&#8217;inizio ufficiale dei lavori previsto alle 11:00. Sempre da programma, leggendo testualmente quanto inviato da Palazzo Chigi, la fine della sessione dei lavori è fissata alle 13:00. <strong>Due ore dunque di colloqui e poco più</strong>. Difficile che l&#8217;evento possa essere dilatato alle ore pomeridiane, già alle 14:00 è fissata la conferenza stampa finale di Conte. </p>
<p>Due giorni che in realtà si riducono a due ore di lavoro. Ed in queste due ore difficilmente le delegazioni libiche lavoreranno attorno ad uno stesso tavolo. Sempre più fonti di Palazzo Chigi e Farnesina confermano che il rischio di ulteriori divergenze tra gli attori libici principali è concreto. Dunque ognuno sarà ricevuto a parte, con il governo italiano e le delegazioni internazionali presenti che cercheranno di fare da mediatori. Poco spazio anche per i giornalisti: &#8220;Sembra previsto una sorta di recinto &#8211; scrive Luigi Bisignani su Il Tempo &#8211; senza neppure lo spazio per una sigaretta&#8221;. Proprio Bisignani riporta alcune lamentele che il questore di Palermo avrebbe rivolto a Roma, per via della mancanza di adeguate comunicazioni sui piani organizzativi relativi alla sicurezza degli ospiti: &#8220;Un cerimoniale che sta impazzendo&#8221;, racconta ancora Bisignani. Difficoltà dunque che non mancano, anche sotto un profilo politico.</p>
<p>I &#8220;capricci&#8221; di Haftar</p>
<p>A tenere banco alla vigilia del vertice di Palermo è la questione inerente <strong>Khalifa Haftar</strong>.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.zerozeronews.it/libia-haftar-leader-militare-punta-al-riconoscimento-internazionale/"> Il generale libico è l&#8217;attore principale al momento dello scenario del suo paese</a>. Controlla gran parte della Cirenaica, ha un esercito che può essere definito tale, così come cresce giorno dopo giorno il suo peso internazionale grazie ai contatti ramificati da anni con Russia, Egitto, Francia ma anche gli Emirati Arabi Uniti. <strong>Ma proprio Haftar è quello che più sta facendo tribolare la diplomazia italiana</strong>. Roma, come ben si sa, riconosce ufficialmente il governo di Al Serraj. Ma dopo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuovi-scontri-ed-ancora-caos-a-tripoli/">gli scontri di Tripoli</a> tra agosto e settembre e, soprattutto, dopo l&#8217;impennata delle relazioni tra Italia ed Egitto, il governo italiano ha provato a ricucire con Haftar. Lo stesso ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, è stato a Bengasi a settembre mentre, poche settimane fa, il sottosegretario Emanuela Del Re ha personalmente portato l&#8217;invito al generale. </p>
<p>La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo. <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p>Haftar sa che la sua presenza a Palermo è fondamentale per poter permettere all&#8217;Italia di dare anche un minimo di senso alla sua azione. Ed il generale sembra approfittarne. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-haftar-probabile-partecipante-alla-conferenza-di-palermo/">Alcune volte non ha indugiato a dire di sì</a>, altre volte invece si è rintanato in silenzi lunghi intere giornate facendo presagire un ripensamento. Sembrava tutto sbloccato dopo la visita di Conte a Mosca, visto che dal Cremlino sono arrivate sollecitazioni ad Haftar affinchè non rendesse vano lo sforzo italiano. Ma anche in queste ore prima del vertice c&#8217;è chi parla di una possibile &#8220;buca&#8221; del generale all&#8217;Italia. Martedì sul Libyan Address Journal era apparsa la notizia del diniego di Haftar all&#8217;invito di Roma, smentito però dalla Farnesina. Nelle ultime ore sulla stampa libica appaiono invece smentite della ricostruzione, fatta dal quotidiano La Stampa, secondo cui Haftar sarebbe stato definitivamente convinto sulla sua presenza a Palermo da <strong>Alberto Manenti</strong>, capo uscente dell&#8217;Aise. Possibile un gioco al rialzo del generale, il quale sa che comunque né può escludere l&#8217;Italia se vuole avere chance di entrare anche a Tripoli, né tanto meno può permettersi il lusso di essere l&#8217;unico assente in vertici che hanno la Libia come principale tematica.</p>

<p>Nelle ultime ore si parla anche di <a href="http://www.askanews.it/politica/2018/11/11/governo-smentisce-presenza-conte-in-libia-per-convincere-haftar-pn_20181111_00061/">una possibile visita lampo di Conte a Bengasi</a> proprio per convincere Haftar. A riportare la notizia è lo stesso sito che ha parlato per primo della rinuncia del generale al vertice palermitano, ossia Al Marsad. Da Palazzo Chigi arrivano però le prime smentite. </p>
<p>Il nodo della Fratellanza musulmana</p>
<p>I capricci di Haftar sono comunque anche specchio del nervosismo del suo principale sponsor internazionale, ossia il presidente egiziano Al Sisi. Come detto in precedenza, tra Il Cairo e Roma da qualche mese a questa parte i rapporti sono migliorati dopo il caso di Alessandro Regeni. Tra le attività dell&#8217;Eni, impegnata nel giacimento egiziano di Zohr, e tra i progetti di sviluppo tra i due paesi in ambito commerciale, Italia ed Egitto sembrano più vicini che mai. Dunque Al Sisi non vorrebbe certamente essere nel banco degli imputati nel caso di fallimento del vertice di Palermo. <strong>Il vero nodo riguarda la presenza in Sicilia anche di esponenti dei Fratelli Musulmani</strong> e dei loro principali alleati. Come si sa, Al Sisi è giunto al potere in Egitto proprio sfruttando la sua funzione di argine al movimento, che nel 2012 era salito al governo con il presidente Morsi. Da quando è capo di Stato, Al Sisi concentra molte delle sue energie e dei suoi sforzi per combattere non solo il terrorismo islamico ma anche i Fratelli Musulmani, adesso fuori legge nel suo paese. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61704 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" width="634" height="134" /></a></p>

<p>In Libia la fratellanza musulmana è ben attiva ed anzi esprime alcuni dei principali componenti del governo di Al Serraj, a partire dal ministro degli interni <strong>Fathi Bishaga</strong>. La visita dello stesso Al Serraj ad Ankara nelle scorse ore, è indice di una certa vicinanza tra il governo di Tripoli ed i Fratelli Musulmani. La Turchia di Erdogan è infatti uno dei principali finanziatori del movimento islamico, assieme al Qatar.<strong> E proprio Turchia e Qatar saranno rappresentati a Palermo</strong>. Da qui l&#8217;irritazione di Al Sisi, che non vorrebbe sedere attorno lo stesso tavolo degli sponsor dei Fratelli Musulmani. Altre rogne dunque per la diplomazia italiana, che ben comprende la difficoltà dell&#8217;intricata matassa libica. Proprio le divisioni dovute al peso dei Fratelli Musulmani in Libia potrebbero rappresentare i principali cavilli in grado di ostacolare il processo di riconciliazione. Haftar infatti, dal canto suo, proprio come Al Sisi ha sempre promesso di combattere sia la galassia jihadista che la fratellanza musulmana. </p>
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		<title>Libia, scacco matto italiano:  l&#8217;Onu respinge il piano francese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-il-piano-dell-onu-sulla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 17:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1412" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-768x565.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-1024x753.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dossier Libia approda al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A parlare dinnanzi ai rappresentanti dell&#8217;organo più importante del palazzo di vetro, è lo stesso Ghassan Salamé, inviato speciale dell&#8217;Onu in Libia. A pochi giorni dalla conferenza organizzata dall&#8217;Italia a Palermo, il titolare del dossier libico specifica punto dopo punto la linea dell&#8217;Onu ed il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-piano-dell-onu-sulla-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-piano-dell-onu-sulla-libia.html">Libia, scacco matto italiano:  l&#8217;Onu respinge il piano francese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1412" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-768x565.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8708581-1-1-1024x753.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il dossier Libia approda al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A parlare dinnanzi ai rappresentanti dell&#8217;organo più importante del palazzo di vetro, è lo stesso <strong>Ghassan Salamé</strong>, inviato speciale dell&#8217;Onu in Libia. A pochi giorni dalla conferenza organizzata dall&#8217;Italia a Palermo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/11/08/libia-onu-conferenza-nazionale-a-inizio-2019-poi-il-voto-pn_20181108_00323/">il titolare del dossier libico specifica punto dopo punto la linea dell&#8217;Onu </a>ed il percorso che si intende far intraprendere nel paese nordafricano per giungere ad una pace. Una linea, quella delle Nazioni Unite, che appare molto più vicina alla politica italiana che alla strategia francese. </p>
<p>&#8220;Elezioni soltanto nel 2019&#8221;</p>
<p>In primo luogo, tramonta definitivamente il &#8220;sogno francese&#8221; di tenere le elezioni il 10 dicembre prossimo. Il discorso di Salamé mette una pietra tombale su uno dei punti più importanti del piano del presidente francese Macron. Nei fatti già, in realtà, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuovi-scontri-ed-ancora-caos-a-tripoli/">gli scontri di Tripoli</a> e la situazione imperante in tutta la Libia l&#8217;idea di tenere consultazioni a dicembre appare tramontata da un pezzo. Ma che a certificarlo adesso sia l&#8217;alto rappresentante Onu per il dossier libico è un atto di formalizzazione utile a capire l&#8217;andazzo dei prossimi mesi. Il percorso che Salamé illustra ai membri del consiglio di sicurezza prevede tutta una serie di passaggi che appaiono propedeutici alle elezioni. In poche parole, a differenza della linea francese, l&#8217;Onu considera le future presidenziali libiche soltanto come un ultimo passo da compiere e non come condizione primaria per l&#8217;avvio della stabilizzazione del paese. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Le consultazioni da tenere in Libia, secondo Salamé, dovrebbero essere due:<strong> in primavera le parlamentari</strong>, in modo da unificare parlamento di Tobruck ed istituzioni della Tripolitania, solo successivamente e quindi forse <strong>nel dicembre 2019</strong> si può parlare forse di elezioni presidenziali. Prima occorrono altri passaggi. In primo luogo, il piano dell&#8217;Onu prevede <strong>una conferenza nazionale</strong> in grado di racchiudere tutte le forze in campo. Dal governo di Al Serraj all&#8217;esercito di Haftar, passando per il parlamento di Tobruck, l&#8217;alto consiglio di Stato e le tribù più importanti della Libia. &#8220;Non una nuova istituzione, né la fusione di quelle già esistenti &#8211; specifica Salamé &#8211; Bensì una riunione in grado di portare in uno stesso punto attori politici e militari libici&#8221;. La grande conferenza nazionale, prevista nel prossimo mese di gennaio, dovrebbe mettere a punto quindi le linee programmatiche principali in grado di condurre la Libia all&#8217;unità: creazione esercito comune, disconoscimento delle milizie, governo transitorio di unità nazionale. Successivamente si potrebbe quindi fissare la data per le elezioni parlamentari. </p>
<p>L&#8217;Onu più vicina all&#8217;Italia</p>
<p>Già nei giorni scorsi, durante una visita a Roma di Salamé, il rappresentante dell&#8217;Onu in Libia ha espresso apprezzamento e sostegno all&#8217;Italia per il <strong>vertice di Palermo</strong>. Lo stesso Salamé sarà in Sicilia il prossimo lunedì per l&#8217;apertura della due giorni del summit. Il piano da lui presentato al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite appare rafforzare l&#8217;asse tra l&#8217;Italia ed il palazzo di vetro. In primo luogo, il tramonto definitivo della possibilità di tenere elezioni il prossimo 10 dicembre è già un punto a favore della linea politica del nostro paese. Roma ha sempre rigettato l&#8217;idea di votare il prossimo mese e questo sia perchè tale circostanza avrebbe favorito la Francia di Macron e sia, di fatto, per le oggettive circostanze sul campo che rendono impossibile l&#8217;organizzazione di una consultazione. <strong>Su questo sembra esserci dunque piena sintonia tra l&#8217;Italia e l&#8217;alto rappresentante delle Nazioni Unite. </strong></p>
<p>La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank"> Scopri come sostenerci</a></p>
<p>Ma anche lo stesso percorso teorizzato da Salamé appare in linea con le aspettative italiane sulla Libia. Anzi, il piano dell&#8217;Onu potrebbe dare un senso al vertice di Palermo. La prospettiva di una conferenza nazionale da tenere a gennaio, potrebbe vedere la luce durante il summit siciliano dove ad incontrarsi non saranno soltanto i leader principali ma anche rappresentanti di altre fazioni, altre tribù ed altri partiti politici. Inoltre Salamé al governo italiano ha portato l&#8217;assicurazione dell&#8217;ampio sostegno all&#8217;iniziativa guidata da Roma da parte del numero uno dell&#8217;Onu: &#8220;Il segretario <strong>Guterres</strong> &#8211; <a href="http://www.onuitalia.com/2018/11/07/libia-salame-a-conferenza-palermo-da-guterres-pieno-appoggio-a-iniziativa-italia/">afferma il rappresentante delle Nazioni Unite</a> &#8211; dà pieno appoggio alla conferenza di Palermo&#8221;. Dal palazzo di vetro arriva quindi un sostegno ed un assist verso l&#8217;Italia sulla Libia. Il fatto stesso che il discorso al consiglio di sicurezza di Salamé si sia tenuto a quattro giorni dall&#8217;inizio del vertice siciliano, appare per l&#8217;appunto indicare una vicinanza politica tra la linea dell&#8217;Onu e quella italiana. </p>

<p><strong>Foto copertina: LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili</strong></p>
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