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		<title>Il vero problema delle Ong? Politico, non (solo) morale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/42851-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 14:22:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1133" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1133px) 100vw, 1133px" /></p>
<p>Io ero e resto convinto che nei primissimi anni Novanta Willy Huber, che allora dirigeva l’ospedale di Save the Children a Mogadiscio, in Somalia, mi abbia salvato la vita. In più, ho avuto decine di contatti, e in qualche caso rapporti profondi, con esponenti di Ong in varie parti del mondo. Figuriamoci quindi se posso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/42851-2.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/42851-2.html">Il vero problema delle Ong? Politico, non (solo) morale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1133" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1133px) 100vw, 1133px" /></p><p>Io ero e resto convinto che nei primissimi anni Novanta Willy Huber, che allora dirigeva l’ospedale di Save the Children a Mogadiscio, in Somalia, mi abbia salvato la vita. In più, ho avuto decine di contatti, e in qualche caso rapporti profondi, con esponenti di Ong in varie parti del mondo. Figuriamoci quindi se posso avere una posizione preconcetta nei confronti del cosiddetto “volontariato”.</p>
<p><strong>Però una crisi è una crisi</strong>. E quella attuale è assai profonda, e non riguarda solo i colossi travolti dallo scandalo come <strong>Oxfam</strong> o quelli che si stanno autodenunciando perché avevano già preso provvedimenti e non vogliono finire nel tritacarne come <strong>Save the Children</strong> o <strong>Medici senza Frontiere</strong>. Tanto profonda che la Charity Commission, l’ente che per conto del governo inglese sorveglia le Ong, denuncia di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali, che riguardano organizzazioni grandi, piccole e minuscole. Ed è chiaro che il cittadino di buona volontà, il cittadino-donatore ma anche il cittadino che paga le tasse e vede il proprio governo affidare decine di milioni alle Ong, fa in fretta a farsi una domanda: se questi, ad Haiti o altrove, usavano l’organizzazione come sede per le orge, chissà che fine facevano i miei soldi.</p>
<p>Per questo paiono molto ingenui, quando non ipocriti, gli inviti che ora compaiono sulla stampa nazionale e internazionale a non confondere i pochi che sbagliano con i tanti che agiscono onestamente, perché si rischia di cancellare risorse che vanno comunque a favore di popolazioni colpite da calamità naturali, guerre, carestie e così via. È vero, verissimo. Ma succederà comunque. Quando saltò fuori che i loro uomini rubavano, grandi e storici partiti che avevano fatto la storia d’Italia finirono a pezzi. E a nessuno venne in mente di risparmiarli perché avevano contribuito a costruire il Paese e a dare benessere agli italiani.</p>
<p>Messa così, la discussione è inutile. Quando Medici senza frontiere fa notare che sono solo 40, sui suoi 40 mila dipendenti, ad aver commesso brutte azioni, ha ragione: uno su mille è una media sociologica, uno stronzo o un delinquente ogni mille persone c’è in qualunque ambiente. Quello che dovremmo chiederci, però, non è se la media sia accettabile ma piuttosto: perché 40mila? E perché 25mila Save the children? Perché un’organizzazione umanitaria deve avere molte migliaia di dipendenti più dell’Eni, per esempio, o, nel caso di Medici senza frontiere,  addirittura 10 mila dipendenti più della Ferrero? Perché dev’essere una multinazionale? Perché ha raggiunto dimensioni così colossali?</p>

<p>In altre parole, non dovremmo preoccuparci del fatto che nelle Ong lavorano uomini e donne in carne e ossa, con i pregi e i difetti di tutti gli altri uomini e donne. Dovremmo invece chiederci che cosa siano diventate le Ong, e perché. Dovremmo occuparci di politica.</p>
<p>Il boom delle Ong ha un suo anno mille, che è appunto tutto politico: il 1991, quando Bernard Kouchner, segretario di Stato del secondo Governo Rocard in Francia e soprattutto ex fondatore, negli anni Settanta, prima di Medecins sans Frontieres e poi di Medecins du Monde, enuncia il concetto del “<strong>diritto all’ingerenza umanitaria</strong>”. L’occasione fu la repressione di Saddam Hussein contro i curdi, lo scopo abbattere il principio di sovranità degli Stati. Obiettivo riuscito, perché da allora la motivazione “umanitaria” è stata usata con successo dai Paesi più potenti (le infinite liste degli “Stati canaglia” compilate dagli Usa, la difesa delle minoranze russofone da parte della Russia…) non solo per soccorrere popolazioni a rischio ma anche per abbattere nazioni ostili o non così vogliose di diventare amiche e, in definitiva, per spianare la strada alla globalizzazione di cui soprattutto l’Occidente ha beneficiato.</p>
<p>L’ingerenza è stata condotta a suon di bombe. L’umanitario è stato affidato alle Ong, soprattutto a partire degli anni Novanta. Un po’ perché ai governi conveniva dal punto di vista economico e organizzativo, per il vecchio principio per cui quasi sempre il privato funziona meglio del pubblico. E soprattutto perché il lavoro delle Ong, oltre a una maggiore efficacia, garantiva un’immagine di <strong>neutralità</strong> che conveniva a governi che non avrebbero potuto in alcun modo procurarsela, visto che erano stati quasi sempre protagonisti della creazione e poi della conduzione della crisi.</p>
<p>Su questo occorre essere precisi. Non è che Oxfam, Save the Children, Medici senza Frontiere e le altre Ong non siano state o non siano “neutrali” nei loro interventi. Ma è la loro posizione a essere oggettivamente non neutrale quando intervengono in fronti dove si è combattuta una guerra, dopo che una delle parti ha vinto e, sia permesso dirlo, con quattrini forniti di governi della parte vincitrice. Le somme denunciate da Oxfam, per fare un solo esempio, ovvero 67 milioni di euro dalla Ue, 2 dal Governo inglese, 63 dall&#8217;Onu e 57,3 da &#8220;altri governi&#8221; tra marzo 2015 e marzo 2016 parlano molto chiaro.</p>

<p>Il boom delle Ong, e quindi anche delle loro dimensioni, è frutto di questo meccanismo. E si è accompagnato a un’altra distorsione, anche questa indotta dalla convenienza politica dei governi. Le Ong sono diventate delle specie di oracoli, bocche della verità che non potevano essere contestate in alcun modo. Lo si è visto bene con la questione dei migranti nel Mediterraneo e le polemiche con il ministro Minniti. L’idea, ampiamente fatta circolare, era che solo le Ong sapessero cosa fare per intervenire sul problema, anche se a ben vedere la loro proposta era di non fare nulla, di continuare così. Fino al ricatto aperto, con la decisione di ritirare le navi di soccorso perché la situazione, con i pattugliamenti della losca guardia costiera libica, era diventata troppo pericolosa. Anche se nessuna delle loro organizzazioni parla, per dirne una di ritirarsi dall’Afghanistan che è assai più pericoloso del Mediterraneo.</p>
<p>Non si tratta, quindi, di criminalizzare le Ong o di trattare tutti i loro volontari come potenziali organizzatori di orge e altri abusi. Sarebbe però interessante che fossero le stesse Ong ad aprire una riflessione sul loro ruolo e sul meccanismo in cui sono coinvolte anche quando agiscono per il meglio, come fanno spesso. Quello sì che sarebbe un bel momento di politica, utile a tutti.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-nostri-reporter-raccontano-violenze-sui-cristiani-nel-1493669.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone wp-image-42557 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/bannerino-occhi.jpg" alt="bannerino-occhi" width="745" height="100" /></a></p>
<p>Cristiani nel mirino: è questo il tema dell&#8217;incontro del<strong> 20 febbraio</strong> durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L&#8217;incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. <strong>I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308</strong></p>

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		<title>Orge, violenze e silenzi nelle missioni  Ecco il lato oscuro della ong Oxfam</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ong-orge-abusi-sessuali-oxfam-missioni-haiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 16:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Molestie sessuali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1133" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1133px) 100vw, 1133px" /></p>
<p>Festini a luci rosse, abusi sessuali, bugie e omertà. Lo scandalo che ha investito Oxfam ora fa tremare tutta l&#8217;impalcatura costruita in questi anni dall&#8217;organizzazione umanitaria e cadono le prime teste. E non poteva essere altrimenti visto quanto si sta allargando lo spettro delle accuse e la gravità delle rivelazioni. Dopo le rivelazioni sugli operatori &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ong-orge-abusi-sessuali-oxfam-missioni-haiti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ong-orge-abusi-sessuali-oxfam-missioni-haiti.html">Orge, violenze e silenzi nelle missioni  Ecco il lato oscuro della ong Oxfam</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1133" height="758" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam.jpg 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/oxfam-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1133px) 100vw, 1133px" /></p><p><strong>Festini</strong> a luci rosse, <strong>abusi sessuali</strong>, bugie e <strong>omertà</strong>. Lo scandalo che ha investito <strong>Oxfam</strong> ora fa tremare tutta l&#8217;impalcatura costruita in questi anni dall&#8217;organizzazione umanitaria e cadono le prime teste. E non poteva essere altrimenti visto quanto si sta allargando lo spettro delle accuse e la gravità delle rivelazioni. Dopo le rivelazioni sugli operatori della <strong>Ong</strong> coinvolti in <strong>orge ad Haiti </strong>e in<strong> abusi sessuali in Ciad</strong>, adesso sono venuti alla luce nuovi casi in Sud Sudan e addirittura nei negozi gestiti dalla Ong in Gran Bretagna. Uno scandalo che si allarga a macchia d&#8217;olio e che sta aprendo un vaso di Pandora di crimini e abusi di cui nessuno sospettava. </p>
<p>La ricostruzione dello scandalo è stata fornita da<em> Agi</em> ed è possibile dividerla in quattro fasi. La prima è quella della rivelazione dello scandalo, che si è avuta grazie allo scoop del <em>Times</em>. Il quotidiano britannico ha pubblicato lo scorso fine settimana un&#8217;inchiesta in cui si portavano le prove di festini a luci rosse organizzati ad Haiti dagli operatori umanitari durante la ricostruzione post-terremoto. Tutto con i fondi per la beneficenza. Le accuse vanno dallo <strong>sfruttamento sessuale (anche di prostitute minorenni)</strong>, al bullismo e l&#8217;intimidazione. A quel tempo, Oxfam obbligò alle dimissioni tre dipendenti e ne licenziò altri quattro per &#8220;condotta riprovevole&#8221;, ma <strong>non informò la &#8220;Charity Commission&#8221; britannica</strong> e<strong> non sporse alcuna denuncia</strong> penale nei confronti di persone che hanno potuto tranquillamente lavorare in altre organizzazioni umanitarie. L&#8217;Ong si è difesa parlando di &#8220;comportamento assolutamente inaccettabile da parte di un piccolo numero di persone&#8221;. E in effetti i numeri potevano essere dalla loro parte dal momento che i dipendenti dell&#8217;organizzazione sono 5mila e i volontari 23mila. Ma questo non giustifica né chiaramente il crimine, né il fatto che Oxfam, con le dimissioni, abbia voluto sostanzialmente insabbiare il tutto senza denunciare pubblicamente la faccenda. </p>

<p>A questo punto, arrivano le prime minacce del governo britannico, da cui <strong>l&#8217;Ong riceve fondi pubblici</strong>.  E la stessa Unione europea chiede alla Oxfam di &#8220;fare piena luce&#8221; sul coinvolgimento di suoi membri nello scandalo sessuale ad Haiti, dal momento che <strong>l&#8217;Ue, solo nel 2017, ha versato 53.5 milioni</strong> di euro all&#8217;organizzazione umanitaria. Così, iniziano a cadere le prime tese. La prima è quella di Penny Lawrence, vicedirettrice esecutiva,  che si dimette il 12 febbraio assumendosi &#8220;tutta la responsabilità&#8221; per il comportamento del suo staff in Ciad e ad Haiti. Ma la vergogna dichiarata dalla signora Lawrence non può evidentemente diventare un&#8217;assoluzione. E nel frattempo, lo scandalo si allarga ad altre missioni in altre parti del mondo. E si sale ancora più in alto, fino al vertice della Oxfam.</p>
<p>Dopo le accuse sugli abusi in Ciad e ad Haiti, arrivano anche le rivelazioni su <strong>presunti stupri in Sud Sudan</strong>, cui si aggiungono le  sospette molestie subite da una ragazza che lavorava come volontaria in uno dei negozi gestiti dall&#8217;Ong in Gran Bretagna. Ma c&#8217;è un fatto che aggrava ancora di più il quadro già pesantissimo delle accuse: <a href="https://www.thetimes.co.uk/article/oxfam-sex-scandal-charity-chief-mark-goldring-knew-of-allegations-d6msdcxj2"><strong>Mark Goldring</strong>, capo di Oxfam, sapeva tutto</a>, ma ignorò le denunce. <strong>Helen Evans</strong>, garante interna per la tutela delle norme di comportamento dal 2012 al 2015, <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&amp;v=wUJ--w7nTww">ha raccontato a <em>Channel 4 News</em></a> di aver condotto un&#8217;inchiesta approfondita in cui era emersa una <strong>&#8220;cultura dell&#8217;abuso sessuale&#8221;</strong> in molti uffici della Ong. Su 120 operatori interpellati nell&#8217;indagine, in tra Paesi in cui era attiva l&#8217;organizzazione quasi il 15% di essi era stato testimone o aveva subito aggressioni sessuali. In Sud Sudan, quattro persone avevano detto di aver subito violenza o di avere avuto conoscenza di stupri. Evans chiese un confronto immediato con Goldring, il quale le rispose che discuterne non avrebbe migliorato le cose. E tra il 2014 e il 2015 le denunce arrivano da vari fronti.</p>

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<p>Intanto, <strong>Juan Alberto Fuentes Knight</strong>, presidente di Oxfam International dal 2015, viene <strong>arrestato con l&#8217;accusa di corruzione quando era ministro delle Finanze del Guatemala </strong>tra il 2008 e il 2012. L&#8217;inchiesta verte su una presunta appropriazione indebita di fondi per la costruzione del nuovo il sistema di trasporto urbano realizzato dal governo di cui faceva parte. Un arresto che arriva in un momento delicatissimo per Oxfam e che suscita ancora più perplessità sulla condotta generale della Ong. &#8220;Ci ha assicurato di aver pienamente collaborato con le indagini e si dice certo di non aver trasgredito consapevolmente regole o procedure&#8221;, ha detto la direttrice esecutiva, Winnie Byanyima, sull&#8217;arresto del presidente. Ma è chiaro che l&#8217;imbarazzo è altissimo, così come di tutti coloro che in questi anni hanno messo volto e soldi per sostenere le azioni della Ong. Perché lo scandalo si sta allargando e dimostra<strong> un sistema di omertà e di abusi</strong> che nessuno pensava fosse così esteso.</p>

<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-nostri-reporter-raccontano-violenze-sui-cristiani-nel-1493669.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42557 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/bannerino-occhi.jpg" alt="bannerino-occhi" width="745" height="100" /></a></p>
<p>Cristiani nel mirino: è questo il tema dell&#8217;incontro del<strong> 20 febbraio</strong> durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L&#8217;incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. <strong>I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ong-orge-abusi-sessuali-oxfam-missioni-haiti.html">Orge, violenze e silenzi nelle missioni  Ecco il lato oscuro della ong Oxfam</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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