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	<title>operazione Barkhane Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 01 Mar 2023 06:45:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>operazione Barkhane Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 06:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1536x941.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-2048x1254.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella votazione tenuta lo scorso 23 febbraio all&#8217;Onu, vigilia del primo anniversario dell&#8217;inizio della guerra, i Paesi che hanno votato contro la risoluzione di condanna per l&#8217;azione russa in Ucraina sono stati sette. Oltre alla stessa Russia ovviamente, nella lista ci sono Paesi molto vicini a Mosca. Quali, tra tutti, Bielorussia e Siria, i principali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1536x941.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-2048x1254.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella votazione<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/lonu-vota-risoluzione-contro-russia-2119664.html"> tenuta lo scorso 23 febbraio all&#8217;Onu,</a> vigilia del <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-ucraina-inizio-situazione.html">primo anniversario dell&#8217;inizio della guerra</a>, i Paesi che hanno votato contro la risoluzione di condanna per l&#8217;azione russa in Ucraina sono stati sette. Oltre alla stessa <strong>Russia</strong> ovviamente, nella lista ci sono Paesi molto vicini a Mosca. Quali, tra tutti, Bielorussia e Siria, i principali alleati internazionali del Cremlino. C&#8217;è poi la Corea del Nord, con Pyongyang sospettata nei mesi scorsi di aver girato munizioni ai russi, anche se il governo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> ha sempre smentito. A votare No sono stati inoltre Nicaragua ed Eritrea, Paesi lontani dalle dinamiche in Ucraina ma già schieratisi a favore di Mosca nelle precedenti votazioni sul tema.</p>



<p>La vera novità è stata rappresentata invece dal <strong>Mali</strong>. Bamako, astenuta negli ultimi mesi quando all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è parlato di Ucraina, si è apertamente schierata con la Russia. Un elemento non secondario nel contesto internazionale attuale, considerando la posizione <strong>strategica</strong> del Paese africano sia in ambito politico che puramente geografico. Il voto del Mali potrebbe aver definitivamente aperto una &#8220;<strong>breccia</strong>&#8221; moscovita in un&#8217;area, quella del Sahel, tradizionalmente vicina agli interessi francesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il voto di Bamako non sorprende</h2>



<p>É bene però fare una premessa. La scelta di campo del Mali ha rappresentato una <strong>novità</strong>, ma non una sorpresa. Già da anni il Paese africano ha avviato un lento ma costante percorso di <strong>avvicinamento</strong> alla Russia. Almeno da quando, all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica e dell&#8217;apparato militare, ha iniziato a montare un forte sentimento anti francese. </p>



<p>Eppure fino all&#8217;inizio dello scorso decennio la vicinanza tra Bamako e Parigi sembrava fuori discussione. Il Mali, ex colonia francese e cuore pulsante del <strong>Sahel</strong> francofono, ha anzi chiesto nel 2012 l&#8217;intervento dell&#8217;Eliseo in funzione anti terrorismo. Da quell&#8217;anno in poi infatti, specialmente dopo il golpe che ha detronizzato l&#8217;allora presidente Amadou Toumani Touré, il territorio maliano è diventato ingestibile per le autorità centrali e questo ha favorito l&#8217;emergere dei <strong>gruppi jihadisti </strong>nel nord del Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avvicinamento del Mali a Mosca</h2>



<p>Ha preso così avvio l&#8217;operazione francese <strong>Serval</strong>, denominata un anno dopo operazione <strong>Barkhané</strong>. La stessa che pochi mesi fa il presidente francese<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html"> Emmanuel Macron</a> ha considerato conclusa. E non certo con successo. Il terrorismo nel Mali è ancora forte e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html">la gestione francese delle operazioni ha destato non pochi malumori</a>. Parigi è adesso vista come mera potenza coloniale che ha usato il terrorismo come scusa per espandere la propria influenza nel Paese. Sono queste le frasi più udite a Bamako, come nelle altre grandi città maliane. Ad alimentarle sono anche gli imam. In particolare uno, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html">l&#8217;imam Mahmoud Dicko</a>. A capo del consiglio islamico del Mali, in un Paese dove il 95% della popolazione professa la fede islamica, le sue parole hanno un peso politico molto importante.</p>



<p>Mosca ha fiutato l&#8217;affare e ha messo le mani su un Paese dove la retorica anti Parigi ha iniziato a mettere in discussione i tradizionali legami con l&#8217;ex madrepatria. Già sul finire dello scorso decennio non di rado sono apparsi vessilli russi nella manifestazioni portate avanti a Bamako. Nel 2020 e nel 2021, il Mali ha poi subito due colpi di Stato. In entrambi i casi il grande artefice è stato l&#8217;attuale presidente, il generale <strong>Assimi Goita</strong>. Quest&#8217;ultimo ha impresso una forte accelerazione nella virata del Paese africano verso Mosca. Nel settembre del 2021<a href="https://www.reuters.com/world/africa/exclusive-deal-allowing-russian-mercenaries-into-mali-is-close-sources-2021-09-13/"> la <em>Reuters</em> ha parlato di un accordo</a> tra il suo governo e la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>, l&#8217;agenzia di contractors russi. Il contratto, secondo le fonti diplomatiche citate allora, prevedrebbe il versamento, da parte del Mali, di dieci milioni di dollari al mese. Voci importanti hanno iniziato poi a circolare circa non solo la presenza di contractors russi nel Paese, ma anche di <strong>rifornimenti</strong> provenienti direttamente da Mosca. </p>



<p>Nel 2022 i contatti tra le due parti sono diventati più evidenti. Nell&#8217;agosto scorso, è stato direttamente il Cremlino a riportare una conversazione telefonica tra Goita e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Putin</a>. Le astensioni all&#8217;Onu sulla guerra in Ucraina hanno certificato l&#8217;avvicinamento tra i due Paesi. Il 7 febbraio scorso poi, il ministro degli Esteri russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html">Sergej Lavrov</a> si è recato a Bamako per una visita ufficiale. Il voto contrario del 23 febbraio sulla mozione di condanna alla Russia, altro non ha rappresentato quindi che l&#8217;<strong>ultima tappa</strong> di un percorso di avvicinamento lungo quasi un decennio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere adesso </h2>



<p>Per il Cremlino avere l&#8217;appoggio del Mali ha in primo luogo un significato politico. Vladimir Putin può affermare di non essere isolato e anzi di avanzare in <strong>Africa</strong> a scapito della Francia (e quindi dell&#8217;occidente). Non è un caso che nel discorso tenuto il 21 dicembre alla Duma, il presidente russo ha posto l&#8217;accento su una forte retorica &#8220;terzomondista&#8221;. Inoltre, Mosca può mettere le mani su un Paese con molte risorse e che rappresenta la <strong>porta di accesso</strong> nel Sahel. </p>



<p>Ed è proprio quest&#8217;ultimo aspetto che, di riflesso, sta iniziando a preoccupare e non poco l&#8217;occidente. Il voto del Mali al fianco della Russia, ha certificato l&#8217;apertura di una breccia nell&#8217;area francofona del Sahel. La scelta di Bamako potrebbe quindi rappresentare un precedente. Slogan e frasi anti coloniali stanno avanzando infatti anche nel vicino<strong> Burkina Faso</strong>, Paese dalla storia recente molto simile a quella del Mali. Anche qui le forze jihadiste sono in avanzata e anche qui il potere è stato preso dai militari con un golpe. A gennaio il presidente<strong> Ibrahim Traoré </strong>ha chiesto alla Francia di ritirare le sue forze. </p>



<p>Nel Sahel quindi è in corso un drammatico braccio di ferro tra l&#8217;occidente e la Russia. La presa di posizione del Mali, potrebbe al momento orientare la contesa a favore di Mosca. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Francia annuncerà la fine della missione Barkhane in Sahel. E adesso?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2022 06:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo mercoledì il presidente francese Emmanuel Macron annuncerà ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane in Sahel. Macron, in visita a Tolone, pronuncerà un discorso che sarà in particolare “un&#8217;opportunità per segnare ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane e per annunciare un significativo adeguamento delle nostre basi in Africa”, ha affermato una fonte dell&#8217;Eliseo. Il disimpegno francese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo mercoledì il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> annuncerà ufficialmente la fine dell&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong> in Sahel. </p>



<p>Macron, in visita a Tolone, <a href="https://www.leparisien.fr/international/barkhane-macron-annoncera-mercredi-la-fin-officielle-de-loperation-08-11-2022-4JJ5QF5P4JDSRI4PW4R7HYOGRU.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pronuncerà</a> un discorso che sarà in particolare “un&#8217;opportunità per segnare ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane e per annunciare un significativo adeguamento delle nostre basi in Africa”, ha affermato una fonte dell&#8217;Eliseo. </p>



<p>Il disimpegno francese dal Sahel <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/francia-mali-sahel-onu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è cominciato da tempo</a>, ed è stato particolarmente evidente in <strong>Mali</strong>, da dove le forze francesi si sono ritirate completamente lo <a href="https://www.leparisien.fr/international/barkhane-les-derniers-militaires-francais-ont-quitte-le-mali-15-08-2022-JXFXOH53BNA3TD7JMOQFAJLALE.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scorso agosto</a>, ma Parigi continuerà a mantenere una presenza abbastanza consistente nella regione, con circa <strong>3mila soldati</strong> schierati in Niger, Ciad e Burkina Faso. </p>



<p>A partire dal 2020, infatti, la giunta militare al potere in Mali ha fatto pressioni sulla Francia affinché ritirasse completamente le sue forze: un processo graduale che ha visto la <a href="https://www.leparisien.fr/international/operation-barkhane-au-mali-la-france-quitte-sa-base-militaire-de-gossi-dans-la-transparence-la-plus-totale-19-04-2022-UJZNVZCXV5HMPLCA27EAPTR33U.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">consegna della base di Gossi</a>, la più importante che ospitava 300 soldati francesi, ad aprile del 2022. </p>



<p>La <strong>crisi diplomatica</strong> tra Parigi e Bamako ha aperto le porte a Mosca, che ha inviato nel Paese le sue milizie paramilitari del <strong>Gruppo Wagner</strong>, che si ritiene siano subentrate ai soldati francesi nei compiti di contrasto all&#8217;attività jihadista e di addestramento delle forze locali. Il 15 agosto scorso, la ritirata finale, con le ultime truppe francesi che hanno attraversato il confine tra Mali e Niger. </p>



<p>Il ritiro, come detto, era previsto e non solo per gli ultimi sviluppi legati alla crisi tra i due Paesi che aveva costretto la Francia a riorganizzare il dispositivo dell&#8217;Operazione Barkhane al di fuori dal territorio maliano: Parigi cercava da tempo partner per <strong>condividere il peso</strong> di una missione anti-terrorismo in una vasta regione dell&#8217;Africa subsahariana che stava impegnando numerosi uomini e mezzi. Barkhane al suo culmine impegnava, infatti, circa 5500 soldati. </p>



<p>Condivisione degli oneri che è arrivata con la nascita di <strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Task Force Takuba</a></strong> che si è andata ad aggiungere alle altre missioni internazionali (tra cui anche dell&#8217;Unione Europea e dell&#8217;Onu) se pur con compiti – e reparti – totalmente diversi. Takuba, che vede la partecipazione anche dell&#8217;<strong>Italia</strong>, non ha riscosso molto successo in seno agli alleati europei: la Norvegia ad inizio di quest&#8217;anno ha rinunciato alla sua partecipazione, e la <a href="https://apnews.com/article/europe-africa-denmark-copenhagen-mali-f22d8e2da5d5a98e9542e6a92aa31039" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Danimarca </a>ha annunciato il ritiro del suo contingente dal Mali, come richiesto dalle autorità locali, aggiungendosi così agli <a href="https://www.forsvarsmakten.se/en/news/2022/04/tsk-force-takuba-suspended-new-challenges-await-the-special-forces/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">svedesi</a>, che hanno comunicato il loro disimpegno da Takuba rinunciando, contestualmente, al comando della missione. </p>



<p>Barkhane finisce, come da piani di Parigi, ma l&#8217;esercito francese resta nel Sahel, sebbene numericamente ridimensionato, e parimenti continua Takuba. </p>



<p>Secondo l&#8217;Eliseo, il <strong>principio guida</strong> ora è quello di “ridurre l&#8217;esposizione e la visibilità delle nostre forze militari in Africa, concentrarsi sulla cooperazione e sul supporto (&#8230;), principalmente in termini di equipaggiamento, addestramento, intelligence e partnership operativa quando i Paesi lo desiderano”. La Francia ha annunciato la volontà di <strong>avviare discussioni</strong> con gli Stati africani su questo tema e anche se non intende abbandonare la lotta anti-jihadista, deve fare i conti con un&#8217;opinione pubblica africana sempre più ostile e all&#8217;interno della quale cresce l&#8217;influenza delle potenze rivali, Mosca in testa, attraverso i social network e i media.</p>



<p>Una proliferazione della disinformazione online, volta principalmente a denigrare la presenza francese e giustificare quella russa, che si sta diffondendo anche al di fuori dei confini maliani, toccando, ad esempio, il vicino Burkina Faso. Un fenomeno che Parigi non è stata capace di arginare in Mali, e molto probabilmente non riuscirà ad arginare altrove, anche se le attuali contingenze strettamente legate al conflitto in Ucraina aprono uno spiraglio per il reinserimento francese e alleato: le <a href="https://insideover.ilgiornale.it/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pmsc russe</a>, Gruppo Wagner in testa, sono impegnate sul fronte ucraino e hanno dovuto ridimensionare la propria presenza nel continente africano. </p>



<p>L&#8217;idea francese, ora, è comunque di continuare ad agire, ma con discrezione. Secondo quanto riferito, non è stato ancora assegnato un nuovo nome al contingente francese rimasto nel Sahel, fattore che serve a mantenere un basso profilo: nel campo della comunicazione, Barkhane continua ad occupare una presenza molto importante sui social network, pertanto è interesse della Francia che si metta chiaramente fine a questa operazione per poter passare a un&#8217;altra effettuata con logiche diverse. </p>



<p>La fine di Barkhane porta con sé comunque il <strong>ridimensionamento </strong>della presenza francese nel Sahel, il che significa <strong>più oneri per gli alleati</strong> presenti nella regione facenti parte di Task Force Takuba che dovrà, per forza di cose, subire una rimodulazione. </p>



<p>Nonostante la Francia abbia una presenza diffusa in tutta l&#8217;Africa subsahariana (Ciad, Niger, Burkina Faso, Senegal e Costa d&#8217;Avorio) l&#8217;aumento dell&#8217;attività dei gruppi legati al terrorismo islamico in Sahel e la presenza russa imporrà un maggiore impegno agli alleati europei sia nell&#8217;ambito della <em>counter-insurgency/counter-terrorism</em> sia nel fondamentale addestramento/sostegno delle forze di sicurezza locali. Maggiore impegno si traduce solamente in più uomini e mezzi, ma il rischio di uno <strong>scenario afghano</strong> è sempre dietro l&#8217;angolo: se si deve stare in Sahel, occorre avere ben chiaro come ci si deve stare e il ruolo che si deve avere nel contesto generale di sicurezza di ciascun Paese coinvolto. </p>



<p>Il <strong>fallimento francese in Mali</strong> deve essere ben compreso per evitare gli stessi errori: la Francia ha fallito a causa di una combinazione di fattori, tra cui la non comprensione delle dinamiche del conflitto locale, errori di carattere politico ed operativi. Forse se l&#8217;approccio francese fosse stato molto meno “militare” sulla base dell&#8217;errato presupposto che solo l&#8217;attività dei gruppi terroristici avesse generato instabilità nel Sahel, non riuscendo così ad affrontare e capire la crisi del governo maliano, oggi in Mali non ci sarebbe la Russia e probabilmente ci sarebbero ancora i soldati francesi. Parigi non è stata in grado di impegnare i leader maliani nel ripristino e rispetto della legalità aiutandoli ad affrontare i fattori alla base del conflitto. Non essendo riuscita in questo intento, la violenza di stampo jihadista è esplosa espandendosi dal nord del Mali sino alla regione centrale, nonché al Niger, al Burkina Faso e ai confini settentrionali del Benin e della Costa d&#8217;Avorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html">La Francia annuncerà la fine della missione Barkhane in Sahel. E adesso?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tensioni e accuse tra Francia e Mali: cosa succede ora nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-mali-sahel-onu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 05:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Francia piange la morte del 52esimo soldato morto in combattimento in Mali, crescono ulteriormente le tensioni fra Bamako e Parigi. Il sergente Maxime Blasco, cecchino del 7° battaglione dei chasseurs alpins, è deceduto in operazione il 24 settembre 2021 nella regione di Gossi, in prossimità della frontiera fra il Mali e il Burkina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-mali-sahel-onu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre la Francia piange la morte del 52esimo soldato morto in combattimento in <strong>Mali</strong>, crescono ulteriormente le tensioni fra Bamako e Parigi. Il sergente Maxime Blasco, cecchino del 7° battaglione dei chasseurs alpins, è deceduto in operazione il 24 settembre 2021 nella regione di Gossi, in prossimità della frontiera fra il Mali e il <strong>Burkina Faso</strong>. Decorato tre volte della Croce al Valor Militare con stella di bronzo per l’eroismo dimostrato nel quadro delle operazioni <strong>Sangaris</strong> e <strong>Barkhane</strong> in Mali, il sergente Blasco si era già distinto per aver salvato la vita di due suoi commilitoni, intrappolati in un elicottero Gazelle abbattuto dal fuoco nemico. Ferito alla schiena, il sottoufficiale era riuscito a portare in salvo l’equipaggio del Gazelle imbarcandolo su un elicottero tigre sopraggiunto in soccorso.  Questo gesto eroico gli era valsa la sua quarta medaglia, una croce al Valor Militare con stella d’argento, consegnatagli direttamente dal Presidente della Repubblica Macron. Blasco però, dispiegato nuovamente in Mali nel quadro di Barkhane, questa volta non è riuscito a tornare a casa. La Francia non piange quindi unicamente la morte di un suo soldato, bensì quella di un eroe nazionale che ha dedicato tutta la sua vita militare alla stabilizzazione del Mali e del Sahel. Un simbolo in somma dell’impegno francese in quel teatro.</p>
<h2>Il duro affondo del Mali</h2>
<p>Se la notizia di un <a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-come-crocevia-economico-e-militare.html">possibile contratto fra il governo del Mali e la Pmc russa Wagner Group</a> ha creato non pochi attriti fra Bamako e Parigi, le parole del primo ministro del Mali, Choguel Kokalla Maiga, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco. Si legge infatti nella trascrizione del suo discorso del 25 settembre 2021, pronunciato davanti all’Assemblea Generale delle <strong>Nazioni Unite</strong>, che “la situazione del paese non è affatto migliorata, nonostante l’appoggio internazionale e la presenza sul nostro suolo della missione di pace delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) e delle forze internazionali: l’operazione francese Barkhane, la task force europea Takuba e la Forza Congiunta del G5 Sahel”.  Sostanzialmente Maiga sembra sconfessare la narrativa secondo cui la postura di peace keeping robusto, adottata in primo luogo dai francesi, avrebbe condotto ad un rapido miglioramento delle condizioni di sicurezza in Mali.</p>
<p>Maiga, riferendosi alla notizia di una trasformazione dell’impegno francese e di una prossima fine di Barkhane, prosegue poi sostenendo che “i principi di consultazione e concertazione che dovrebbero essere la regola fra partner privilegiati non sono stati osservati a monte della decisione presa dal governo francese”.  Aggiunge poi che “la nuova situazione nata dalla fine di Barkhane lascia il Mali davanti ad un fatto compiuto, esponendolo ad una sorta di abbandono in volo. Questo ci porta ad esplorare nuove vie e mezzi per meglio garantire la nostra sicurezza in autonomia o con altri partner, di modo da colmare il vuoto che la fine di Barkhane creerà in particolare nel nord del paese”. In altre parole, i crescenti rapporti fra il Mali e la Russia sarebbero una conseguenza del ritiro delle truppe deciso unilateralmente da Parigi. Conviene però ricordare che il potente ministro della Difesa maliano, Sadio Camara, si è formato in Russia e lo stesso premier si è laureato presso l’istituto di telecomunicazioni di Mosca. Il discorso di Maiga si conclude poi facendo riferimento alle prossime elezioni che dovrà affrontare il paese, previste per febbraio prossimo. Secondo il primo ministro il governo si impegnerà a rispettare le date impartite, ma sarà necessario intraprendere delle riforme “coraggiose” prima di andare alle urne. Quest’ultima dichiarazione si potrebbe quindi intendere come un avvertimento: non è detto che il paese sia pronto per un ritorno dei civili al potere entro febbraio del 2023.</p>
<h2>La risposta di Parigi</h2>
<p>La risposta della Francia non si è fatta attendere: la ministra delle Forze armate Florence Parly <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2021/09/27/florence-parly-juge-indecentes-les-accusations-d-abandon-du-mali_6096219_3212.html">taccia le accuse di abbandono del Mali</a> come “indecenti” e “inaccettabili” ed equivarrebbero, a suo dire, a calpestare il sangue versato dai soldati francesi. Secondo il governo francese, ci sarebbero ipocrisia e malafede dietro le parole del primo ministro maliano, che sarebbe interessato a concludere un accordo con Wagner per non rispettare gli accordi presi con la comunità internazionale in merito alle <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2021/09/27/au-mali-le-premier-ministre-ouvre-la-voie-aux-mercenaires-russes-du-groupe-wagner_6096210_3212.html">prossime elezioni</a>. In effetti, se il governo maliano continua a smentire qualsiasi rapporto con il gruppo Wagner, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, poco prima del discorso di Maiga alle Nazioni Unite, aveva confermato in una conferenza stampa che il governo maliano si era effettivamente rivolto a una Pmc russa.</p>
<p>La fine dell’operazione Barkhane non equivarrebbe però al precipitoso ritiro degli Usa dall’Afganistan. Si tratterrebbe infatti non di un ritiro ma di una trasformazione dell’impegno francese, concordato in anticipo con i partner del G5 Sahel (fra cui figura anche il Mali) e gli altri attori internazionali coinvolti. La presenza delle truppe francesi del Sahel <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2021/09/16/au-sahel-le-redeploiement-de-la-lutte-antidjihadiste-francaise-a-l-epreuve-de-l-afghanistan_6094836_3210.html">si ridurrebbe infatti del 40%</a>, passando da 5100 uomini a 2500-3000, a fronte però di un irrobustimento di Minsuma, delle forze congiunte del G5 Sahel (FC-G5S) e della task-force europea Takuba. Le basi francesi nel nord del Mali, a Timbuktu, Tessalit e Kidal verrebbero quindi abbandonate ma aumenterebbe la mobilità delle truppe, in particolare grazie al potenziale di dispiegamento rapido della task-force Takuba.</p>
<p>Sino ad ora la presenza francese in Mali si era strutturata attorno al principio delle 3 d: diplomazia, difesa e sviluppo (développement in francese). Ora Parigi vorrebbe riorientare il suo sforzo in chiave antiterroristica evitando di cimentarsi in uno “state-building” dalla durata potenzialmente infinita come nel caso degli Usa in Afghanistan. La chiave di volta di questa nuova postura sarebbe quindi un rinnovato multilateralismo europeo (Task-force Takuba) e Africano (FC-G5S), lasciando alle Nazioni Unite (Minusma) il gravoso compito di puntellare un Mali indebolito, tra le altre cose, da ben due colpi di stato nell’arco di otto mesi.</p>
<h2>Il risico delle missioni internazionali</h2>
<p>Nel progetto francese per il Mali non c’è quindi spazio per la Russia e i suoi contractors. Tanto più che per Parigi il Mali rappresenta una sorta di banco di prova per un nuovo modello europeo di difesa a guida francese. Ad oggi in Mali coesistono 5 missioni multinazionali: a fianco delle operazioni Barkhane (a guida francese ma con il supporto di inglesi e danesi), <strong>Eutm</strong> (European training mission), Minsuma e FC-G5S, si è aggiunta più recentemente la task-force Takuba. Se le relazioni fra queste diverse operazioni talvolta risultano problematiche si tratta comunque di un modello di supporto alla pace che coinvolge numerosi attori con obiettivi diversi ma al contempo parzialmente sovrapponibili. La missione Eutm è definita come non-esecutiva, poiché si occupa di formare l’esercito maliano (Forces Armés Maliennes, Fama).</p>
<p>Gli 11.953 uomini dispiegati nel quadro di <strong>Minusma</strong> hanno invece una funzione esecutiva, poiché conducono operazioni di stabilizzazione in cooperazione con l’esercito maliano. Si tratta della missione Onu attualmente in corso più rischiosa, ed è al quinto posto per numero di morti nella storia delle missioni di pace Onu. I 5000 uomini della <strong>Force Conjointe du G5 Sahel</strong> (FC-G6S) sono invece autorizzati da un mandato delle Nazioni Unite a condurre operazioni di antiterrorismo e di lotta al crimine organizzato transazionale e al traffico di esseri umani. Se il numero di soldati francesi dovesse essere ridotto della metà con la fine di Barkhane, rimarrebbero comunque 2500 uomini, più il personale della TF-Takuba, impegnati nella stabilizzazione del Sahel.</p>
<p>Lo sforzo diplomatico, economico e militare fatto da Parigi per costruire un intervento multilaterale in Mali non sembra quindi suggerire una volontà di ritiro da quel contesto, anche perché questo equivarrebbe a perdere una regione chiave nella sfera di influenza francese. La crescente insoddisfazione popolare verso il governo dei militari e verso la presenza di truppe straniere in Mali e la malcelata volontà del governo di rimandare le elezioni oltre febbraio 2023 sembrano invece giustificare il ricorso ai contractors russi. Più economici rispetto ad altre Pmc, meno attenti al rispetto dei diritti dell’uomo e noncuranti rispetto alla natura del regime politico che supportano, i contractors del gruppo Wagner paiono infatti gli alleati ideali di una giunta militare che si rifiuta di cedere il potere ai civili.</p>
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		<title>La Francia vuole ritirarsi dal Sahel. Ma gli Stati Uniti hanno altri piani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-francia-vuole-ritirarsi-dal-sahel-ma-gli-stati-uniti-hanno-altri-piani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 15:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Militari francesi in Mali, operazione Barkhane (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-768x426.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La Francia cerca in ogni modo di uscire dal Sahel. Emmanuel Macron ha compreso, soprattutto dopo il golpe in Mali e prima ancora con quello in Ciad, che le cose in Africa non vanno per il verso giusto. La strategia di Parigi della guerra al terrore insieme alle forze locali non ha sortito gli effetti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-vuole-ritirarsi-dal-sahel-ma-gli-stati-uniti-hanno-altri-piani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Militari francesi in Mali, operazione Barkhane (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-768x426.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La <strong>Francia</strong> cerca in ogni modo di uscire dal <strong>Sahel</strong>. Emmanuel Macron ha compreso, soprattutto dopo il golpe in Mali e prima ancora con quello in Ciad, che le cose in Africa non vanno per il verso giusto. La strategia di Parigi della guerra al terrore insieme alle forze locali non ha sortito gli effetti desiderati. E per le truppe francesi, che hanno subito una costante perdita di uomini, si rischia uno scenario non troppo diverso da quello di un clamoroso Vietnam.</p>
<p>Macron è perfettamente consapevole di questi problemi. La Francia ha perso da tempo il controllo della situazione e lo dimostra il fatto che nonostante migliaia di uomini e una rete di intelligence e diplomatica estremamente radicata non sia riuscita a evitare <strong>colpi di Stato</strong> tra i suoi partner. Segnali inquietanti cui si aggiunge l&#8217;arrivo di altri attori internazionali che sembrano in grado, se non di gestire la regione, quantomeno di penetrare in conflitti e aree di crisi.</p>
<p>Per evitare che il Sahel diventi un inferno ancora peggiore di quello che rischiano di lasciare le truppe francesi, Macron sta puntando a una doppia strategia. Da una parte, iniziando a coinvolgere sempre di più le forze europee in una missione internazionale, quella che è appunto <strong>Task Force Takuba</strong> e in cui sono impiegati anche i militari italiani. Dall&#8217;altra parte, l&#8217;obiettivo dell&#8217;Eliseo è anche quello di chiedere supporto alle Nazioni Unite, specialmente dopo il golpe in Mali su cui proprio la Francia ha chiesto subito una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza.</p>
<p>Su questo punto, <a href="https://foreignpolicy.com/2021/06/18/biden-sahel-france-mali-exit-plan/">come spiega <em>Foreign Policy</em></a>, c&#8217;è però un problema: l&#8217;opposizione degli Stati Uniti. A detta infatti della rivista americana, il coinvolgimento delle Nazioni Unite con il possibile impiego dei caschi blu rischierebbe di essere controproducente. Gli Usa hanno anche respinto l&#8217;ipotesi fatta in <strong>Consiglio di sicurezza</strong> dalla Francia sull&#8217;invio di un contingente di duemila uomini dell&#8217;Onu, dimostrando in particolare riserve su quali forze inviare, sulle regole di ingaggio di un&#8217;eventuale missione, e soprattutto su come riuscire a far coincidere la presenza di forza Onu con lo stop alla penetrazione di altre potenze, a cominciare dalla Cina. Il Pentagono ammette l&#8217;ipotesi che altri Paesi supportino la Francia, ma la sostituzione di un partner Nato e dalla vocazione africana con una missione Onu in cui sarebbero presenti anche nazioni non sotto ombrello atlantico ed europeo è un elemento che di certo non passa inosservato. Soprattutto perché le notizie che da tempo circolando nel Sahel è non solo di una recrudescenza dello scontro tra Turchia ed Emirati Arabi Uniti, ma anche della penetrazione cinese e russa.</p>
<p>Il <a href="https://www.thedailybeast.com/russia-trained-the-mali-coup-leaders"><em>Daily Beast</em></a> ha recentemente scritto in un&#8217;inchiesta che dietro il golpe in <strong>Mali</strong> vi sarebbero consiglieri militari russi, che avrebbero addestrato i miliziani che hanno compiuto il colpo di Stato. Mentre per quanto riguarda la Cina, oltre a un serio interesse verso le missioni di <strong>peace-keeping</strong> dell&#8217;Onu, vi sarebbe anche una primordiale volontà di Pechino di costruire basi sulla costa atlantica dell&#8217;Africa. Il generale Stephen J. Townsend, comandante di Africom, <a href="https://www.centcom.mil/Portals/6/Documents/Transcripts/04222021SASCCENTCOMandAFRICOMTranscript.pdf">ha confermato in audizione al Senato</a> che i militari Usa stanno seriamente vagliando questa ipotesi che, a detta di Townsend, &#8220;è la minaccia più significativa&#8221; per la strategia americana. Il capo di Africom parlava in particolare di un porto utilizzabile anche come base navale. E per gli Stati Uniti è evidente che il rischio dell&#8217;inserimento della Cina nel grande gioco africano (in tandem eventualmente con la Federazione Russa) sarebbe un pericolo difficilmente derubricabile a secondario.</p>
<p>In base a queste premesse, è chiaro che la volontà francese di ritirarsi dal proprio Afghanistan (o Vietnam) africano sposando una linea di europeizzazione o internazionalizzazione dei vari conflitti del Sahel si scontri con l&#8217;ostilità americana. <strong>Joe Biden</strong> ha già fatto capire che dell&#8217;Africa si interessa eccome, <a href="https://www.nytimes.com/2021/06/15/us/politics/pentagon-troops-somalia.html">confermando ad esempio la missione in Somalia</a>. E se Parigi vuole ritirarsi, l&#8217;idea è che questo avvenga con certezza sia per quanto riguarda le forze locali sia per quanto riguarda l&#8217;impegno dei partner europei o Nato. In assenza di certezze, Macron potrebbe ritardare le mosse del grande ritiro. Ipotesi che rischia inoltre di essere un clamoroso boomerang in vista delle presidenziali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-vuole-ritirarsi-dal-sahel-ma-gli-stati-uniti-hanno-altri-piani.html">La Francia vuole ritirarsi dal Sahel. Ma gli Stati Uniti hanno altri piani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Macron dice addio all&#8217;operazione Barkhane: cosa cambia nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 14:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>É un occidente in ritirata su più fronti quello emerso nelle ultime settimane. Prima la conferma da parte di Joe Biden del ritiro degli Usa dall&#8217;Afghanistan, nei giorni scorsi poi la cerimonia con cui è stata ammainata la bandiera italiana ad Herat. Adesso, alla vigilia del G7 nel Regno Unito, è arrivato l&#8217;annuncio del presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html">Macron dice addio all&#8217;operazione Barkhane: cosa cambia nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/operazione-Barkhane-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>É un occidente in ritirata su più fronti quello emerso nelle ultime settimane. Prima la conferma da parte di <strong>Joe Biden</strong> del ritiro degli Usa dall&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, nei giorni scorsi poi la cerimonia <a href="https://it.insideover.com/guerra/ammainata-la-bandiera-italiana-ad-herat-finisce-la-missione-in-afghanistan.html">con cui è stata ammainata la bandiera italiana ad Herat</a>. Adesso, alla vigilia del G7 nel Regno Unito,<a href="https://www.reuters.com/world/africa/france-announce-troop-reduction-sahel-operations-sources-2021-06-10/"> è arrivato l&#8217;annuncio</a> del presidente francese<strong> Emmanuel Macron</strong> sulla fine della missione <strong>Barkhane</strong>, ossia l&#8217;operazione nata nel 2013 contro la presenza delle sigle jihadiste nel <strong>Mali</strong>. Una decisione che dall&#8217;Eliseo non si vuole far passare come disimpegno, ma come spinta a un nuovo fronte comune europeo da attuare nel Sahel. Di certo, la mossa della Francia, visti i mediocri risultati raggiunti nel Paese africano, sa anche di realismo.</p>
<h2>L&#8217;annuncio di Macron</h2>
<p>Si può dire che tutto è nato nel marzo del 2012, dunque nove anni fa. In quel mese l&#8217;esercito in Mali ha rimosso l&#8217;allora presidente<strong> Amadou Touré</strong> con un colpo di Stato, episodio che ha innescato una spirale di destabilizzazione da cui il Paese prima e l&#8217;intera regione del <strong>Sahel</strong> poi non sono riusciti più ad uscire. La debolezza delle istituzioni di Bamako ha portato prima alle rivendicazioni indipendentistiche dei Tuareg, successivamente all&#8217;avanzata delle forze jihadiste nel nord del Mali. La Francia ha risposto con l&#8217;avvio della missione <strong>Serval</strong>, progenitrice poi dell&#8217;attuale operazione Barkhane. L&#8217;obiettivo era quello di aiutare il Paese africano a recuperare il territorio perduto e far indietreggiare i califfati costituiti dalle ramificazioni locali di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al Qaeda</a>. Se da un lato è vero che i terroristi hanno perso il controllo di importanti regioni, dall&#8217;altro però il fenomeno jihadista non è affatto terminato. Al contrario, gli islamisti hanno iniziato a dilagare anche nei Paesi vicini, portando il terrore in <strong>Burkina Faso</strong>, in <strong>Niger</strong> e in <strong>Ciad</strong>.</p>
<p>In questo contesto, Parigi è andata sempre più in difficoltà. A livello militare, l&#8217;esercito transalpino ha perso 55 uomini e si è dovuto muovere in un territorio impervio e difficile da controllare. Sotto il profilo politico la tradizionale influenza francese in questi ultimi anni ha iniziato a scemare. Un&#8217;accelerazione in tal senso si è avuta nello scorso mese di agosto, quando a Bamako <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html">un altro colpo di Stato</a> ha rimosso il presidente <strong>Keita</strong>, vicino alla Francia. L&#8217;Eliseo però non è intervenuto ed ha lasciato correre. Il 24 maggio <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html">un altro golpe</a> ha messo fine alla breve era del presidente<strong> Bah N&#8217;Daw</strong>. Ad ordirlo è stato il generale <strong>Assimi</strong> Goita e questa volta Parigi non ha gradito. Il nuovo colpo di Stato potrebbe aver spostato gli equilibri del Mali verso l&#8217;islamismo, come dimostrato dalla nomina quale nuovo primo ministro di <strong>Choguel Makalla Maiga</strong>. Quest&#8217;ultimo è un membro del cosiddetto &#8220;Movimento 5 giugno&#8221;, tra i più attivi <a href="https://it.insideover.com/politica/l-ascesa-di-un-imam-che-sta-fomentando-le-proteste-nel-mali.html">nelle proteste che la scorsa estate hanno poi portato al primo golpe di agosto</a>. Manifestazioni, in quelle occasioni, organizzate sotto la spinta soprattutto dell&#8217;imam <strong>Mahmoud Dicko</strong>, favorevole a un dialogo con le frange jihadiste e fautore di una visione conservatrice della società. Un ideale politico molto presente nei pensieri del nuovo premier.</p>
<p>Per la Francia questo è troppo. Indebolita anche <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpo-stato-ciad-situazione-attuale.html">dall&#8217;uccisione in Ciad del presidente Deby</a>, fedelissimo dell&#8217;Eliseo, a questo punto la politica transalpina ha deciso di rompere gli indugi: &#8220;É giunto il momento &#8211; ha annunciato il presidente Macron in conferenza stampa &#8211; di trasformare la nostra presenza militare nel Sahel&#8221;. Già nelle prossime settimane verrà ridotto il numero di soldati francesi presenti, attualmente nell&#8217;ordine di 5.100, così come verranno chiuse diverse basi. Finisce quindi l&#8217;operazione Barkhane, termina l&#8217;avventura in solitaria della Francia nel Mali e nell&#8217;intera regione.</p>
<h2>Cosa cambia per gli italiani arrivati in Mali</h2>
<p>Ma l&#8217;addio all&#8217;operazione non coincide con la totale smobilitazione francese nel Sahel. Soldati transalpini rimarranno presenti nel Mali anche dopo la chiusura delle basi usate da Barkhane. A chiarirlo è stato lo stesso Macron: &#8220;Occorre &#8211; ha dichiarato il capo dell&#8217;Eliseo &#8211; un’operazione militare e un’alleanza internazionale che coinvolga gli Stati della regione e tutti i nostri partner strettamente concentrati sulla lotta contro il terrorismo&#8221;. Tradotto dal politichese, vuol dire cioè che la Francia non vuole più (o non può) far da sola. Al contrario, Parigi vuole essere protagonista di operazioni che vedano l&#8217;Europa in prima linea. Chiaro quindi il riferimento alla <strong>missione Takuba</strong>, partita nei mesi scorsi e che vede la presenza anche di 200 soldati italiani in via di dislocazione a Gao e nella cosiddetta &#8220;area dei tre confini&#8221;. Emmanuel Macron vuole puntare sul sostegno dei partner europei per presidiare una regione strategica per l&#8217;intero Vecchio Continente. Con la fine di Barkhane quindi, si potrebbe pensare a un potenziamento della missione Takuba e a maggiori responsabilità per i Paesi aderenti all&#8217;operazione, a partire dall&#8217;Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html">Macron dice addio all&#8217;operazione Barkhane: cosa cambia nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia, chiesto agli Stati Uniti di rimanere nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 07:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel Francia Macron" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il futuro dell’operazione Barkhane nel Sahel è stato un tema centrale dell&#8217;incontro di oggi tra il Segretario alla Difesa statunitense Mark Esper e il ministro della Difesa francese Florence Parly. La Francia, che ha organizzato e che gestisce la missione anti-terrorismo in Africa centrale e occidentale, necessita infatti della presenza e del supporto degli Stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html">Francia, chiesto agli Stati Uniti di rimanere nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel Francia Macron" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il futuro dell’<strong>operazione Barkhane</strong> nel Sahel è stato un tema centrale <a href="https://www.nytimes.com/reuters/2020/01/27/world/europe/27reuters-usa-france-sahel.html">dell&#8217;incontro di oggi</a> tra il Segretario alla Difesa statunitense <strong>Mark Esper</strong> e il ministro della Difesa francese <strong>Florence Parly</strong>. La Francia, che ha organizzato e che gestisce la missione anti-terrorismo in Africa centrale e occidentale, necessita infatti della presenza e del supporto degli Stati Uniti, specialmente per quel che riguarda la logistica e il lavoro dell’intelligence assicurato dalla presenza di droni e aerei nelle basi in Niger.</p>
<h2>L&#8217;avvio di una nuova politica</h2>
<p>A “spaventare” il governo e le forze armate di Parigi è la volontà dell’amministrazione a guida <strong>Donald Trump </strong>di rivedere l&#8217;intera politica militare (ed estera) nei confronti dei Paesi africani dove il rischio corso dai soldati impiegati è considerato troppo elevato per i reali risultati ottenuti. Qualora dovesse esserci un riposizionamento delle truppe statunitensi dal Sahel, però, per la Francia si verrebbe a creare un problema di difficile risoluzione, tant&#8217;è che anche Emmanuel Macron ha auspicato –a margine di un incontro con i capi di Stato del G5 Sahel (Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania) &#8211; di riuscire a convincere Trump nel non proseguire nel ritiro dall’Africa. Il piano di riposizionamento è stato annunciato anche dal capo di Stato Maggiore congiunto, generale Mark Milley, nel corso di un incontro a due avuto con il generale François Lecointre, capo di Stato Maggiore della Difesa francese, al quale ha spiegato che nelle prossime sei settimane sarebbe stata presa una decisione definitiva dal Pentagono.</p>
<h2>Aumento delle capacità?</h2>
<p>Mentre gli Stati Uniti pensano di ridurre il loro impegno in Africa, la Francia invece ha in previsione di aumentare la sua presenza. Il generale Lecointre ha infatti annunciato –<a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/01/22/sahel-le-general-lecointre-precise-le-plan-d-action-francais_6026860_3212.html">parlando alla stampa francese</a>– che Parigi invierà nel Sahel ulteriori mezzi, considerati necessari affinché possa essere possibile continuare a operare con le forze armate locali. Un dispiegamento di mezzi terrestri e aerei, oltre che di materiali logistici, che si aggiunge a quello già previsto di ulteriori <strong>220 uomini</strong>. La maggior parte di questi rinforzi saranno destinati alla regione di <strong>Liptako-Gourma</strong>, ovvero nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger dove è elevata la presenza delle truppe francesi, impegnate a contrastare i gruppi terroristici che minacciano la popolazione civile controllando gran parte del territorio. I numeri a disposizione dalla coalizione a guida francese, però, non sono considerati sufficienti per assicurare una piena operabilità; motivo per cui la speranza è di riuscire a coinvolgere altri Paesi europei nell’<strong>operazione Barkhane</strong>. La necessità di inviare nuovi uomini da parte francese può fare diminuire le volontà di partecipazione, anche perché questa riflette una situazione sempre più instabile e pericolosa per le truppe impegnate in loco.</p>
<p>Se a questo si aggiunge la volontà statunitense di ridurre il numero di soldati presenti nel Sahel, ecco che l’idea francese di creare una coalizione “europea” &#8211;<strong>Task Force Takuba</strong>&#8211; nascerebbe orfana del fondamentale supporto degli Stati Uniti. È più probabile che continuerà il supporto “esterno” da parte del Regno Unito (che fornisce il trasporto dei soldati e dei materiali tramite gli elicotteri pesanti Boeing CH-47 Chinook), del Canada, della Danimarca e, ovviamente, degli Stati Uniti. Difficilmente la decisione finale della Casa Bianca sarà quella di ridurre drasticamente l’impiego nel Sahel e nell&#8217;intera Africa, anche perché l’opposizione da parte del Congresso sarebbe durissima dal momento che rappresenterebbe un “favore” alla Cina interessata ad “assoggettare” i Paesi del Continente Nero.</p>
<h2>Un futuro incerto&#8230;</h2>
<p>Finora, però, l’operazione Barkhane non ha portato ai risultati sperati da Parigi, che dal 2013 ha inviato le proprie truppe nel Sahel per supportare il governo maliano. Alla missione di contrasto al terrorismo si sono aggiunte nel corso degli anni quelle di <strong>peacekeeping</strong> e training dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. In totale circa 20.000 soldati sono impegnati nel Sahel che non sono riusciti a fermare la violenza dei gruppi terroristici, che anzi hanno aumentato il loro potere nelle regioni periferiche dei diversi Paesi soprattutto dove il fenomeno della desertificazione è in fase avanzata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html">Francia, chiesto agli Stati Uniti di rimanere nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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