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	<title>Obamacare Archives - InsideOver</title>
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	<title>Obamacare Archives - InsideOver</title>
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		<title>La riforma fiscale di Trump è legge  Demolito anche l&#8217;Obamacare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 20:22:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump lo aveva promesso dall’inizio della campagna elettorale e i suoi elettori lo avevano votato in massa anche (e soprattutto) per questo motivo: riformare il fisco ed eliminare l’Obamacare. Adesso, dopo 11 mesi dall’inizio del suo mandato da presidente, Trump incassa forse la sua più grande vittoria politica da quando è stato eletto alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-la-riforma-fiscale-di-trump-e-legge-demolito-anche-lobamacare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-la-riforma-fiscale-di-trump-e-legge-demolito-anche-lobamacare.html">La riforma fiscale di Trump è legge  Demolito anche l&#8217;Obamacare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220202053_25318912-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> lo aveva promesso dall’inizio della campagna elettorale e i suoi elettori lo avevano votato in massa anche (e soprattutto) per questo motivo: riformare il fisco ed eliminare l’<strong>Obamacare</strong>. Adesso, dopo 11 mesi dall’inizio del suo mandato da presidente, Trump incassa forse la sua più grande vittoria politica da quando è stato eletto alla Casa Bianca, rendendo realtà le promesse fatte durante la cavalcata per la presidenza. Prima con il voto notturno di ieri da parte del Senato, poi con quello della Camera di questa sera (224 voti favorevoli e 201 contrari), il Congresso degli Stati Uniti ha dato il via libera alla prima grande riforma trumpiana. Una &#8220;vittoria storica per gli americani&#8221;, così l’ha definita Donald Trump, che adesso si gode il suo momento di gloria.</p>

<p>Sul fronte fiscale, secondo Trump &#8220;è il più grande taglio alle tasse e il provvedimento di riforma della storia&#8221;. Ed in effetti, è difficile pensarla diversamente, almeno sotto il profilo dell’abbassamento delle tasse. Il progetto di legge aggiunge 1,4 miliardi di dollari al debito pubblico statunitense per i prossimi 10 anni, ma questa somma sembra si potrà ridurre a un miliardo solo tenendo conto della crescita economica innescata grazie al taglio delle tasse. I maggiori beneficiari di questa riforma, che entrerà naturalmente in vigore nel 2018, sono gli imprenditori. La &#8220;corporate tax&#8221; (l’equivalente dell’Ires in Italia) crolla dal 35 al 21%. Trump aveva promesso il taglio al 20%, ma un solo punto percentuale in più rispetto a quanto promesso non sembra inficiare le colonne portanti della riforma. A beneficiare dell’abbassamento delle tasse sono anche i più ricchi, i grandi industriali e imprenditori americani, per i quali il prelievo fiscale passa dal 39,6% al 37%. Cambia anche la tassa di successione. Attualmente, l’aliquota è fissata al 40 per cento per i patrimoni individuali superiori ai 5,5 milioni di dollari, che diventano 11 milioni per le coppie. Con questa riforma, l&#8217;aliquota si applicherà solo ai patrimoni individuali superiori agli 11 milioni di dollari, e ai patrimoni di coppia superiori ai 22 milioni. Previsto anche un drastico taglio alla tassa <em>una tantum</em> per il rientro dei capitali all&#8217;estero delle società statunitensi. Il prelievo è stato fissato al 15,5% (l’attuale legislazione lo pone al 35%). Un taglio disapprovato da molti, che lo considerano una sorta di favore fatto dal presidente a se stesso e ai suoi amici manager, ma che rientra nella strategia trumpiana di attrarre anche il voto dei repubblicani meno inclini a favorire la sua amministrazione. E adesso si attende la reazione di Wall Street, che sembra aver accolto favorevolmente la riforma.</p>

<p>Ma quello che è ancora più importante in questa riforma è che, oltre al grande taglio delle tasse, il presidente Usa è riuscito a far passare degli articoli nel progetto di legge che, di fatto, svuotano l’Obamacare di significato. Pur non affermando in maniera esplicita l’eliminazione della riforma di Obama, il progetto di riforma fiscale (che ora aspetta soltanto la firma del Presidente) elimina il “mandato individuale”, ossia l’obbligo di assicurazione sanitaria, ed elimina le penali per coloro che non sottoscrivono l’assicurazione, siano essi privati o imprese. Con questo cambiamento di legge, Trump manda sostanzialmente all&#8217;aria l&#8217;Affordable Care Act, vero punto di forza della riforma sanitaria voluta da Barack Obama e osteggiata da sempre da Trump e dalla maggior parte degli elettori repubblicani. In sette anni, i repubblicani non erano mai riusciti a intaccare il testo della riforma sanitaria. E sembrava che anche Trump non dovesse riuscire a farcela, specie dopo le due volte in cui il Congresso ha bloccato il suo tentativo di demolire l’Obamacare grazie al blocco neo-con contrario al presidente. E invece, Trump ha smentito le previsioni, ottenendo la riforma sperata, ma soprattutto facendolo durante il suo primo anno di mandato.</p>

<p>Festeggiato il passaggio della riforma al Congresso, Trump ha anche offerto un momento abbastanza insolito per un presidente. Durante un vertice tra presidente e Governo, dove il presidente americano ha infatti chiesto al segretario per la Casa e lo sviluppo urbano, l’avventista Ben Carson, di recitare una preghiera per ringraziare Dio della riforma fiscale approvata dal Congresso. Carson ha quindi dato seguito alla richiesta di Trump, ringraziando Dio &#8220;per un presidente e per dei membri di governo che sono coraggiosi e che sono disposti ad affrontare i venti delle polemiche per fornire un futuro migliore a coloro che verranno&#8221;. Trump ha ascoltato la preghiera in raccoglimento, con le mani giunte, sembrando profondamente interessato a quanto detto dal segretario per la Casa, e ha poi esortato i giornalisti rimasti ad unirsi alla preghiera con una delle battute contro i media che caratterizzano da sempre il suo percorso politico: “Avete bisogno della preghiera più di me, penso. Forse una buona preghiera e saranno onesti. È possibile, Ben?”. Una battuta che ha interrotto il senso di raccoglimento e che ha dimostrato che, dietro la testa china e le mani giunte, Trump era sempre lo stesso. Ora rafforzato da una riforma fiscale che tutti i repubblicani aspettavano.</p>
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		<title>Che cosa è andato storto  nel primo anno di The Donald</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-andato-storto-nel-primo-anno-the-donald.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 17:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Imprevedibile, eclettico, probabilmente un sognatore, ma primo di tutto un businessman, che fiuta l’affare e ci si butta a capofitto. Donald Trump è così e dovremo abituarci a considerarlo tale.  La sua scalata alla Casa Bianca è stata un crescendo rossiniano dove il ritmo delle promesse si è fatto sempre più incalzante, perché aveva capito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-andato-storto-nel-primo-anno-the-donald.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Imprevedibile, eclettico, probabilmente un sognatore, ma primo di tutto un businessman, che fiuta l’affare e ci si butta a capofitto. <strong>Donald Trump</strong> è così e dovremo abituarci a considerarlo tale.  La sua scalata alla Casa Bianca è stata un crescendo rossiniano dove il ritmo delle promesse si è fatto sempre più incalzante, perché aveva capito i punti deboli dell’America profonda su cui poteva investire in termini di consensi. Ha vinto. Il consenso l’ha ottenuto. Tuttavia di molte promesse, di molte minacce, di molte idee, non resta che un ologramma se non addirittura un ricordo vago e cancellato dalla realtà. Del resto l’aveva detto lui stesso il giorno in cui si presentò ai giornalisti annunciando la nuova strategia per l’Afghanistan, “la realtà è diversa una volta che ci si siede nello Studio Ovale”. E così è stato in molti campi. C’è un Trump d’azione, dinamico, che martella l’America di ordini esecutivi e di liberalizzazioni, ma c’è anche un Trump profondamente diverso da quanto ci si aspettasse. A tratti restio ad agire, molto spesso incoerente anche con quanto annunciato, sicuramente imprevedibile. In molti ritengono che questa imprevedibilità sia un bene. Tanti, invece, considerano questa imprevedibilità un vero e proprio tallone d’Achille che sta trasformando gli Stati Uniti in un partner inaffidabile.</p>

<p>Quello che è certo è che il Trump rivoluzionario ha ceduto il passo (in certi casi fortunatamente) a un Trump decisamente più razionale e ponderato. E ci sono alcuni pilastri della sua corsa elettorale che ancora oggi faticano a diventare realtà. Insomma, qualcosa è andato storto, inutile negarlo. Sul fronte interno l’Obamacare e il travel-ban rimangono due spine nel fianco dell’amministrazione. Per una convergenza di opposizione giudiziaria e politica, sia interna che esterna, il presidente Usa si ritrova da un lato una politica migratoria molto meno chiusa e repressiva rispetto a quella desiderata e, dall’altro lato, una riforma sanitaria che fatica a trovare la via del decollo, complice la sfida diretta dei neo-con di McCain su questo fronte.</p>

<p>Sul fronte esterno, sono tanti i punti dell’antico programma di The Donald che hanno mutato radicalmente una volta che il presidente si è insediato alla Casa Bianca. Innanzitutto, che Trump sia un presidente isolazionista, si può ritenere un errore fondamentale di molti osservatori. Pensare che oggi gli Stati Uniti possano ritirarsi dai fronti di guerra e dalla loro influenza sul mondo, e farlo con un’unica amministrazione &#8211; quella Trump &#8211; è qualcosa di assolutamente fuori discussione. Sono davvero troppi gli interessi in gioco e catastrofiche le conseguenze per una ritirata generale. Trump lo ha capito bene, tanto che in Siria ha lanciato i Tomahawk contro l’esercito siriano, in Afghanistan ha autorizzato una nuova strategia con aumento dei militari nel Paese, in Corea del Nord è in corso un’escalation di tensione e di militarizzazione della penisola coreana, in Africa le forze Usa sono impegnate su più fronti, in Yemen le forze speciali combattono da mesi e a questo si aggiunge il mai sopito rafforzamento della forza Usa in Europa orientale. A questi fronti di guerra, si aggiungono poi i numerosi problemi diplomatici e di guerre latenti con Russia, Iran e Cina. Con il Cremlino si prometteva il miglioramento dei rapporti, mentre adesso, grazie agli scandali e all’opposizione fortissima del deep-State, Usa e Russia si ritrovano nella peggiore crisi diplomatica degli ultimi anni. L’Iran, unica potenza mediorientale a essersi schierata con la Siria e la Russia nella guerra al terrorismo, si ritrova a dover subire le sanzioni degli Stati Uniti e la guerra di Trump a tutto ciò che può avere legami con Teheran. E per quanto riguarda la Cina, l’incendiario Donald contro la via di Pechino alla globalizzazione si è trasformato in un politico molto più accorto, consapevole dei rischi giganteschi che può comportare per l’economia americana una guerra commerciale (e non solo) con Pechino.</p>

<p><strong>Da incendiario a pompiere? Una rivoluzione mancata? Bisogna fare i dovuti distinguo</strong>. Che Trump non potesse essere quello delle elezioni, era abbastanza evidente. Nessuno arriva alla Casa Bianca se è effettivamente un rivoluzionario. Ma sbaglia chi lo esalta come chi lo denigra ritenendolo un genio o un incompetente. Probabilmente non è né l’uno né l’altro. Trump è una figura che divide: o lo si ama o lo si odia. E la difficoltà è riuscire a dare un quadro della sua amministrazione che sia scevra il più possibile dalla polarizzazione dello scontro. Forse ha deluso rispetto ai proclami iniziali, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. E in particolare, quello che preoccupa, oltre l&#8217;eclettisimo, è l&#8217;assenza di una strategia chiara. Non si capisce mai se il presidente abbia un piano A, un piano B o se non abbia né l&#8217;uno né l&#8217;altro. Trump agisce, ma spesso sembra incapace di definire una strategia a lungo termine, e sembra agire più per muovere le acque piuttosto che con un obiettivo di lungo termine. Sia in politica interna, sia in politica estera.</p>
<p>Ma l’America profonda, il suo vero bacino di consenso, lo segue ancora. E da lì può ripartire in questa difficilissima fase della sua amministrazione. Trump può ripartire da lì per riscoprire cosa l’ha condotto alla Casa Bianca e cosa lo sta conducendo a impantanarsi nella politica di Washington, probabilmente molto più difficile e paludosa di quanto potesse credere durante le primarie. È passato solo un anno: di errori ce ne sono stati tanti, ma sono rimediabili. Però Trump deve riscoprire se stesso. Altrimenti la sua solo soltanto una rivoluzione incompiuta. Un tentativo di cambiare il mondo che si è incagliato nelle sabbie mobili della politica e che sarà destinato a etichettarlo come il presidente del fallimento.</p>
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		<title>L&#8217;Obamacare, la spina nel fianco  dell&#8217;amministrazione Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lobamacare-la-spina-nel-fianco-dellamministrazione-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 17:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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<p>Donald Trump si avvia a concludere il suo primo anno da presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Se c&#8217;è una questione palesemente irrisolta tra quelle presentate nel programma elettorale repubblicano, questa è sicuramente l&#8217;Obamacare, la legislazione obamiana in materia di sanità contro cui Trump si scaglia sin dai tempi della  discesa in campo. Una riforma molto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lobamacare-la-spina-nel-fianco-dellamministrazione-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lobamacare-la-spina-nel-fianco-dellamministrazione-trump.html">L&#8217;Obamacare, la spina nel fianco  dell&#8217;amministrazione Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="878" height="504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1477511183-obama-care-effects-medicare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1477511183-obama-care-effects-medicare.jpg 878w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1477511183-obama-care-effects-medicare-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1477511183-obama-care-effects-medicare-768x441.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> si avvia a concludere il suo primo anno da presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Se c&#8217;è una <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lobamacare-resta-piedi-terzo-no-repubblicano-riforma-voluta-1446077.html">questione palesemente irrisolta</a> tra quelle presentate nel programma elettorale repubblicano, questa è sicuramente <strong>l&#8217;Obamacare</strong>, la legislazione obamiana in materia di sanità contro cui Trump si scaglia sin dai tempi della  discesa in campo. Una riforma molto discussa, centrale per tutta la durata della campagna elettorale e che The Donald, per adesso, non è riuscito a cambiare di una virgola. &#8220;Abrogheremo e sostituiremo l&#8217;Obamacare e avremo una grande assistenza sanitaria, subito dopo il taglio delle tasse&#8221;, l&#8217;ultimo tweet al riguardo del presidente americano è un avvertimento al Congresso. Gran parte della credibilità in politica interna del Tycoon si gioca infatti sulla concreta abolizione della più significativa riforma pubblica mai approvata nella storia degli States. Sì perché l&#8217;Obamacare ha sconvolto il sistema medico a trazione privatistica degli Usa, consentendo a fasce sino ad allora escluse di accedere alla copertura sanitaria, ma modificando l&#8217;assetto fiscale complessivo previsto in precedenza. </p>

<p>L&#8217;Obamacare ha potenziato il Medicaid, cioè il programma sanitario destinato all&#8217;assistenza delle fasce sociali più deboli, garantendo la copertura finanziaria a quei cittadini che precedentemente non avrebbero potuto permettersi l&#8217;acquisto di polizze assicurative. Chi paga, però, per questa estensione di diritti? Secondo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.truenumbers.it/costi-obamacare-trump/">questo calcolo</a> pubblicato sul sito <em>Truenumbers</em>, il repeal, cioè l&#8217;abolizione della riforma, porterebbe nelle casse federali <strong>550 miliardi di dollari</strong> da qui al 2026. Cifra che rappresenterebbe il costo prospettico della riforma obamiana. L&#8217;ex presidente democratico, infatti, per garantire l&#8217;attuazione della legislazione, ha modificato la<strong>Net Investment Income Tax</strong>, cioè la tassa sugli investimenti netti e il reddito, sovratassando del 3,8% i guadagni derivanti da &#8220;capitali o redditi molto alti&#8221;. A pagare, in sintesi, sono le classi medio-alte. Si aggiunga, che le imprese con più di cinquanta lavoratori hanno l&#8217;obbligo di contribuire all&#8217;acquisto delle assicurazioni. Specifica il portale d&#8217;informazione sui veri numeri della politica contemporanea: &#8220;In pratica già negli Usa si pagava il 20% sui dividendi, sugli interessi attivi, sulle plusvalenze in caso di vendita di beni capitali (azioni, quote di imprese, ecc), su royalties o affitti, insomma su tutto ciò che non è reddito da lavoro. <strong>Per finanziare l’Obamacare è stato aggiunto il 3,8% a questo 20%</strong>. Questa sovrattassa è stata introdotta anche sui redditi se questi superano i 200 mila dollari, o i 250 mila se si tratta di una coppia&#8221;. Una legislazione di questo genere, per i repubblicani, rappresenta un immotivato regalo alle minoranze etniche. Una donazione moralmente gratuita della classe media americana. </p>
<p>Nonostante i repubblicani rappresentino la maggioranza del Congresso, l&#8217;abolizione della riforma resta, per ora, un miraggio. I fallimenti sono tutti ascrivibili <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/obamacare-che-delusione-trump-fallisce-congresso-1421926.html">alla lotta interna</a> al <strong>Gop</strong>. I nemici interni di Trump nel fronte repubblicano, infatti, sanno bene che impedire al presidente di mantenere una promessa elettorale di questa portata, consente di ridiscutere la leadership politica di The Donald più di qualunque scandalo sessuale o presunta interferenza russa. Nonostante il Gop contesti la riforma ad Obama da quando questa è stata approvata, cioè da sette anni, lo stesso Gop che controlla anche la Corte Suprema, la maggioranza parlamentare non ha ancora trovato una quadra utile all&#8217;abolizione. Gli &#8220;imputati&#8221; principali di questo fallimento politico sono <strong>Mitch McConnell</strong>, capogruppo al senato, e <strong>Paul Ryan</strong>, presidente della Camera, entrambi non in grado, secondo gli accusatori, di portare risultati concreti in materia. Il nome più pesante, però, tra quelli che starebbero manovrando per impedire a Trump di segnare questo punto, è certamente quello di <strong>John McCain</strong>. Donald Trump, tuttavia, non sembra intenzionato a mollare la presa: la sua ultima mossa è stata quella di firmare<strong> un ordine esecutivo</strong> in grado di dare inizio al processo di cancellazione dell&#8217;Obamacare, in virtù di un futuro piano sostitutivo. Il messaggio alla sua base elettorale, insomma, è chiaro: il presidente degli Stati Uniti vuole abolire la riforma di Obama, ma il Gop non glielo lascia fare. Il problema di un ordine esecutivo di questo tipo, infine, è proprio la sostituzione della legislazione: quella famosa <a href="http://blog.ilgiornale.it/sacchelli/2017/05/05/ecco-la-trumpcare/">Trumpcare </a>che sembrava essere cosa fatta a marzo scorso, ma che è stata affondata a luglio &#8220;grazie&#8221; a quattro defezioni repubblicane. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lobamacare-la-spina-nel-fianco-dellamministrazione-trump.html">L&#8217;Obamacare, la spina nel fianco  dell&#8217;amministrazione Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La rivoluzione silenziosa di Trump:  ha già firmato 49 ordini esecutivi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-silenziosa-trump-gia-firmato-49-ordini-esecutivi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 07:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La percezione dell’amministrazione Trump è molto spesso definita secondo quanto il presidente fa per l’America nel mondo. Un fatto del tutto naturale per una superpotenza che detta la politica estera non solo dell’Occidente ma anche di tutti gli Stati che, pur non facendo parte del suo ombrello protettivo, devono comunque relazionarsi con le scelte poste &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-silenziosa-trump-gia-firmato-49-ordini-esecutivi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171027210412_24792223-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La percezione dell’amministrazione <strong>Trump</strong> è molto spesso definita secondo quanto il presidente fa per l’America nel mondo. Un fatto del tutto naturale per una superpotenza che detta la politica estera non solo dell’Occidente ma anche di tutti gli Stati che, pur non facendo parte del suo ombrello protettivo, devono comunque relazionarsi con le scelte poste in essere dalla Casa Bianca. E in questo, Trump sta dimostrando un attivismo molto sui generis che lascia spesso perplessa la diplomazia Usa e quella mondiale e che sembra a volte dettato più dal protagonismo che da una strategia precisa. Se però la politica estera, per una potenza come gli Stati Uniti, è essenziale, non va dimenticato che il presidente Trump è prima di tutto presidente del popolo statunitense. Il che significa che, rispetto alla ovvia importanza della politica estera, non va posta in secondo piano la politica interna, soprattutto in quegli ambiti molto spesso dimenticato dai media nazionali e internazionali, dove si cerca lo scoop piuttosto che l’equilibrio dell’informazione.</p>

<p>Ebbene, sotto il profilo interno, la presidenza Trump si dimostra altrettanto attiva. Sono stati 49 i decreti emanati dal Presidente: una quantità che lo porta a essere il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://edition.cnn.com/2017/10/13/politics/donald-trump-executive-orders/index.html">presidente più “produttivo” degli ultimi 50 anni</a>, se si pensa che Obama, nello stesso arco temporale, ne emanò la metà. La ragione principale è da ricercare sicuramente nel fatto che Trump abbia voluto superare gli ostacoli posti dal Congresso al suo programma da presidente, ma non si può negare anche una precisa volontà politica di The Donald nel mostrarsi un <strong>leader attivo</strong> e che non aspetta le lentezze dei passaggi parlamentari. Trump ha sempre voluto mostrare all’opinione pubblica l’immagine di un presidente dinamico, incapace di accettare le logiche stringenti del parlamentarismo e del dibattito, tipicamente ancorato alla fama di businessman più che di politico. Sin dall’inizio della sua presidenza, con due ordini esecutivi, Trump diede il via alla costruzione del muro e al blocco dei fondi alle cosiddette “città santuario”. Ordini precisi, che dimostravano come in politica interna, specialmente quella migratoria, Trump volesse da subito dimostrare pugno duro e velocità d’esecuzione. Con pochi ordini esecutivi, Trump ha ordinato l’assunzione di 5mila agenti di frontiera, la riduzione della metà del numero di rifugiati annuale da accogliere (adesso aumentata con l’ultimo ordine esecutivo), la costruzione di nuovi centri di detenzione alle frontiere e l’indurimento delle sanzioni contro gli immigrati regolari, velocizzando le pratiche di espulsione per chi commette reati.</p>

<p>A queste azioni se ne aggiungono altre di natura altrettanto politica anche se poco conosciute. In particolare, non va sottovalutato il fatto che il presidente Usa stia da tempo colmando i posti vacanti da giudice nelle varie corti federali degli Stati Uniti. La questione non è puramente burocratica. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.nytimes.com/2017/03/18/us/politics/neil-gorsuch-supreme-court-conservatives.html?_r=1">Aiutato da think-tank conservatori e da consiglieri di area repubblicana</a>, il presidente sta sostanzialmente riempiendo i tribunali nazionali con giudici affini alle sue idee politiche, specialmente sui temi della giustizia e dell’ordine pubblico. Questo comporterà, inevitabilmente, uno scivolamento a destra del sistema giudiziario degli Stati Uniti nei prossimi anni, poiché le corti saranno sempre più formate da giudici nominati anche da questa amministrazione.</p>

<p>Un’altra azione in campo legislativo, fortemente voluta dal presidente, è quella riguardante la deregulation. Uno dei primi ordini esecutivi emanati da Donald Trump è stato quello di imporre che per ogni nuova norma emanata da un dipartimento esecutivo o da un’agenzia, gli stessi uffici abbiano il dovere di individuarne due da abrogare. L’amministrazione, nel frattempo, assicura di aver già dato il via alla deregulation attraverso<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reginfo.gov/public/do/eAgendaMain"> l’abrogazione e deroga di almeno 860 regolamenti</a> creati da Obama riguardi numerosi settori produttivi, dall’energia all’ambiente all’edilizia. Sul fronte ambientale, in particolare, l’amministrazione Trump si è dedicata a un’ampia deregolamentazione nel settore energetico e industriale. Ha dato il via alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL dopo il blocco di Obama, ha aumentato i tetti di emissioni di metano e l’agenzia per l’Ambiente ha evitato di bloccare la vendita di un pesticida considerato dannoso per i bambini. Infine, non va dimenticata l’importanza di uno degli ultimi ordini esecutivi firmati dal Presidente, che ha deciso di superare il blocco del Congresso andando a modificare direttamente l’Obamacare. Uno dei primi colpi assestati alla struttura della legislazione voluta dal presidente Obama, è stato quello di <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2017/10/12/us/trump-undermine-obamacare.html?emc=edit_nn_20171015&amp;nl=morning-briefing&amp;nlid=70237766&amp;te=1">togliere i sussidi alle assicurazioni</a> per i cittadini a basso reddito. Una mossa promessa in campagna elettorale e che Trump sta puntualmente rispettando.</p>
<p>L’impatto di queste politiche è tutto da dimostrare. Finora è difficile poter fare una diagnosi per comprendere se gli effetti benefici sull’economia e sulla società saranno superiori a quelli negativi. C’è però un dato di cui va preso atto: esiste una legislazione “fantasma” del presidente Trump che va avanti, anche a colpi di ordini esecutivi, nonostante sembri che la sua amministrazione sia alla deriva. Non è così. In realtà Trump sta rispettando moltissimi dei punti della campagna elettorale, e questo, a prescindere da come la si pensi, dimostra una coerenza interna tra programma e azione che, pur con i suoi limiti, è da rispettare. Bisognerà capire se questa coerenza, con i dovuti accorgimenti, sarà poi a beneficio degli Stati Unti e del mondo, ma per ora registriamo una capacità non comune di rispettare molte delle promesse elettorali.</p>
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		<title>Usa, battaglia sulla sanità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-battaglia-sulla-sanita.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 08:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nella giornata del 4 maggio i deputati repubblicani hanno garantito a Donald Trump il primo, importante successo in sede congressuale della sua amministrazione: nonostante il voto contrario di 20 esponenti del Grand Old Party, infatti, la Camera dei Rappresentanti ha approvato di strettissima misura le prime linee guida della nuova legge sanitaria destinata a sostituire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-battaglia-sulla-sanita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170505174646_23001638-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nella giornata del 4 maggio i deputati repubblicani hanno garantito a Donald Trump il primo, importante successo in sede congressuale della sua amministrazione: nonostante il voto contrario di 20 esponenti del <em>Grand Old Party, </em>infatti, la Camera dei Rappresentanti ha approvato di strettissima misura le prime linee guida della nuova legge sanitaria destinata a sostituire l&#8217;<em>Obamacare</em>. Il primo passo verso il <em>repeal and replace </em>promesso da Trump sin dagli inizi della sua campagna elettorale è stato portato a termine dopo che, negli ultimi giorni di marzo, il Partito Repubblicano era stato costretto a ritirare la proposta di legge sulla riforma sanitaria a causa delle crescenti fronde interne, che avevano messo a repentaglio la sua approvazione. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2017/may/04/obamacare-republican-healthcare-bill-key-points-different" target="_blank">Joanna Walters del</a> <em>Guardian </em>ha sottolineato le principali differenze tra la riforma entrata in vigore nel 2010 e la proposta della Casa Bianca approvata dai rappresentanti: in particolare, particolarmente significativa è l&#8217;eliminazione dell&#8217;obbligo di acquisto di un&#8217;assicurazione sanitaria da parte dei cittadini non direttamente coperti tramite il loro datore di lavoro, la cui violazione prevede attualmente il pagamento di una penalità, sostituito da un rincaro del 30% nelle polizze dei cittadini che rimangono scoperti per più di due mesi. Oltre a questo, un emendamento introdotto mercoledì 4 maggio ha garantito lo stanziamento di un fondo da 8 miliardi di dollari volto a coprire eventuali rincari nei premi assicurativi dei soggetti maggiormente a rischio, mentre al tempo stesso si prevede la rimozione dell&#8217;obbligo per le grandi imprese di provvedere alla ricerca di una polizza assicurativa per i loro dipendenti e dei rincari nei costi della copertura per i cittadini con un reddito superiore a 250.000 dollari.La strada verso l&#8217;introduzione della nuova riforma sanitaria è in ogni caso ancora in salita, dato che al Senato il decreto della <em>Trumpcare </em>si troverà oggetto di forti discussioni trasversali tra il Partito Democratico e il Partito Repubblicano e di nuovi dibattiti intestini al <em>Grand Old Party</em>. <a href="https://www.washingtonpost.com/powerpost/if-house-passes-gop-health-care-bill-a-steeper-climb-awaits-in-the-senate/2017/05/04/26a901da-30bd-11e7-8674-437ddb6e813e_story.html?hpid=hp_hp-top-table-main_healthsenate-930a%3Ahomepage%2Fstory&amp;utm_term=.b66c3b3279e9" target="_blank">Come riportato dal <em>Washington Post, </em></a>infatti, il Partito Repubblicano sta lavorando alacremente a Capitol Hill per definire le priorità legislative attorno a cui compattare l&#8217;intera maggioranza di 52 senatori, e John Cornyn, Senatore del Texas, ha apertamente dichiarato che la riforma sanitaria sarà sottoposta a una nuova votazione solo dopo che il <em>Grand Old Party </em>avrà la ragionevole certezza di evitare il suo affossamento ad opera dei franchi tiratori interni. Il capogruppo della maggioranza Mitch McConnell è intento in una serie di serrati dialoghi volti a prevenire una nuova spaccatura dell&#8217;ala più conservatrice della delegazione repubblicana al Senato, che potrebbe contribuire a trasformare la riforma in un progetto molto diverso da quello concepito inizialmente e ad fare sì che la <em>Obamacare </em>sia sostituita da un disegno di legge inefficace.Il collasso dell&#8217;ObamacareLa strategia <em>repeal and replace </em>di Trump prende le mosse dall&#8217;oggettivo rischio di un collasso della riforma di Obama: Tyler Durden di <em>Zero Hedge </em>ha seguito infatti il progressivo deterioramento della disponibilità di una concreta alternativa tra potenziali assicuratori in diversi Stati dell&#8217;Unione e il continuo aumento delle tariffe verificatosi dal 2010 ad oggi. Il Midwest e gli Stati del Sud-Est, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.zerohedge.com/news/2017-04-27/visualizing-epic-collapse-obamacare" target="_blank">faceva notare Durden il 27 aprile scorso</a>, hanno fatto segnare una forte regressione nella disponibilità di potenziali alternative tra il 2016 e il 2017, a cui si è accompagnato, al contempo, un deciso rincaro nei costi che ha portato l&#8217;assicurazione sanitaria a risultare oltremodo onerosa per diversi cittadini e numerose imprese. Al contempo, il ritiro dell&#8217;offerta da parte della piattaforma Humana rischia di lasciare, a partire dal 2018, migliaia di cittadini abitanti in alcune contee del Tennessee privi di alcuna possibilità per la sottoscrizione di una polizza, e ancora più delicato è il caso dell&#8217;Iowa, Stato in cui due dei tre <em>provider </em>residui, Aetna e Wellmark, hanno annunciato di aver rinunciato a partecipare al mercato delle assicurazioni a partire dal prossimo anno. E anche Medica, l&#8217;unica compagnia residua, &#8220;ha rilasciato una dichiarazione in cui si lascia intendere che, a causa dell&#8217;instabilità del mercato, potrebbe seguire Aetna e Wellmark nella decisione di non vendere polizze nel 2018&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.desmoinesregister.com/story/news/health/2017/05/03/medica-last-insurer-selling-individual-health-policies-most-iowa-likely-exit/309664001/" target="_blank">come scritto dal </a><a href="http://www.desmoinesregister.com/story/news/health/2017/05/03/medica-last-insurer-selling-individual-health-policies-most-iowa-likely-exit/309664001/" target="_blank"><em>Des Moines Register</em></a>.In quest&#8217;ottica, il disegno di legge proposto da Trump, che spinge nella direzione di una maggiore liberalizzazione del mercato delle assicurazioni, propone una soluzione decisamente incerta alle crescenti debolezze strutturali della sanità americana: in ultima istanza, esse si palesano in maniera sempre maggiore nel momento in cui viene evidenziata la visione strettamente orientata al mercato delle riforme che riguardano le assicurazioni sanitarie e le coperture mediche. La &#8220;sanità per tutti&#8221; di cui anche Trump ha parlato nel corso della sua campagna elettorale difficilmente potrà manifestarsi grazie alla sua riforma, dato che un presupposto per l&#8217;efficienza di un sistema è, come testimoniano i casi di maggior successo nel mondo, il rafforzamento del ruolo pubblico della sanità e un incentivazione della sua funzione sociale, elementi difficilmente fatti propri dal dibattito politico statunitense.</p>
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		<title>Trump, una rivoluzione in 7 giorni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-rivoluzione.html</link>
		
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 08:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1100" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-1024x751.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump è un ciclone: si candida, stende Hillary Clinton, si prende la Casa Bianca e comincia a picconare otto anni di amministrazione Obama, dalla sanità pubblica fino ai rapporti con la Russia. Il modo di fare del tycoon è totalmente diverso rispetto a quello dei suoi predecessori. È un imprenditore, uno che sa scendere a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-rivoluzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1100" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170127201511_21994848-1024x751.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump </strong>è un ciclone: si candida, stende<strong> Hillary Clinton</strong>, si prende la Casa Bianca e comincia a picconare otto anni di amministrazione Obama, dalla sanità pubblica fino ai rapporti con la Russia. Il modo di fare del tycoon è totalmente diverso rispetto a quello dei suoi predecessori. È un imprenditore, uno che sa scendere a patti e arrivare ai compromessi a lui più favorevoli (questa è ovviamente la sua versione).È passata una settimana dal giuramento di Donald Trump. E lui ha già stravolto tutto. Secondo quanto fa sapere l&#8217;<em>Agi</em>, &#8220;nessun presidente della storia moderna degli Stati Uniti ha cominciato il suo mandato con una tale quantità di iniziative sui temi più disparati e in così breve tempo&#8221;.Il 20 gennaio, giorno del suo insediamento, il tycoon ha firmato un ordine per cominciare a smantellare la riforma sanitaria del suo predecessore. Tre giorni dopo, il 23 gennaio, Trump ha ordinato di ritirare gli Usa dal <strong>Tpp</strong>, l&#8217;accordo di associazione transpacifico, che già in campagna elettorale aveva definito &#8220;un disastro potenziale&#8221; per gli Usa. Nello stesso giorno, il tycoon ha firmato un ordine per proibire l&#8217;utilizzo di fondi del governo per sovvenzionare le Ong che praticano o danno consigli sull&#8217;<strong>aborto</strong>. Lunedì ha firmato anche un terzo ordine esecutivo per bloccare nuove assunzioni nel governo federale, eccetto che per le Forze armate. Il 24 gennaio Trump ha dato il via libera a due grandi (e controversi) progetti di oleodotto che Obama aveva congelato a causa dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente.È del 25 gennaio l&#8217;ordine esecutivo per avviare la costruzione nel giro di &#8220;mesi&#8221; del <strong>muro</strong> alla frontiera con il Messico, una delle sue principali promesse in campagna elettorale. Trump ha ordinato anche di creare altri <strong>centri di detenzione per clandestini</strong>, <strong>aumentare il numero degli agenti</strong> di controllo alle frontiere e interrompere i fondi federali a città come Chicago, New York e Los Angeles, che proteggono dall&#8217;espulsione gli immigrati irregolari. Chi pagherà questo benedetto muro? In campagna elettorale il tycoon ha più volte detto che il contribuente americano non avrebbe sborsato un dollaro e che sarebbe stato tutto accollato al Messico. Ma le cose non sono così definite e scoppia la polemica. Trump e il presidente Pena Nieto si parlano venerdì, senza appianare le divergenze, ma concordando sul fatto di non tornare a parlare in pubblico del muro, almeno per il momento.Il 27 gennaio, il tycoon firma al Pentagono gli ordini esecutivi per concretizzare la promessa di proibire l&#8217;ingresso dei musulmani in Usa; e di fatto trasforma la politica di asilo in parte della sua strategia contro il terrorismo e di sicurezza. I decreti ordinano la sospensione dell&#8217;accoglienza ai rifugiati per 120 giorni in modo da poter esaminare i meccanismi di accettazione e assicurarsi che gli estremisti non mettano piede sul territorio statunitense; bloccano in maniera indefinita l&#8217;ingresso di rifugiati siriani e sospendono per 90 giorni la concessione di visti a cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana con una storia di terrorismo: Libia, Sudan, Somalia, Siria, Iraq, Yemen e Iran. E questo è solo l&#8217;inizio: perché &#8211; come ha detto in un tweet una dei consiglieri della Casa Bianca, Kellyanne Conway &#8211; Trump è un presidente &#8220;altamente energico&#8221; e &#8220;Washington deve ancora adeguarsi&#8221;. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/linizio-di-una-nuova-era/" target="_blank">Insomma, siamo solo all&#8217;inizio dell&#8217;era Trump</a>.</p>
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		<title>Donald Trump e l&#8217;Obamacare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-fara-donald-trump-lobamacare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 07:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se economia e politica estera sono probabilmente i temi cardine del programma elettorale del neo-presidente eletto Donald Trump, anche la sanità rappresenterà uno snodo cruciale della futura amministrazione. Scoglio numero uno la riforma dell&#8217;Obamacare, che il tycoon vorrebbe &#8220;salvare in alcune parti&#8221; a differenza degli ultra-liberisti del partito repubblicano, guidati dal Presidente della Camera Paul Ryan, che ne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-fara-donald-trump-lobamacare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/LAPRESSE_20161229111825_21711722-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Se economia e politica estera sono probabilmente i temi cardine del programma elettorale del neo-presidente eletto <strong>Donald Trump</strong>, anche la sanità rappresenterà uno snodo cruciale della futura amministrazione. Scoglio numero uno la riforma dell&#8217;<strong>Obamacare</strong>, che il tycoon vorrebbe<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2016/11/12/business/insurers-unprepared-for-obamacare-repeal.html"> &#8220;salvare in alcune parti&#8221;</a> a differenza degli ultra-liberisti del partito repubblicano, guidati dal Presidente della Camera <strong>Paul Ryan</strong>, che ne vorrebbero invece l&#8217;abrogazione completa. In una recente <a href="http://thehill.com/homenews/house/308691-repealing-obamacare-first-priority-for-republicans-under-trump">intervista alla CBS</a> Ryan ha infatti ribadito che l&#8217;abrogazione della riforma sanitaria rappresenterà una priorità per i repubblicani: «Il primo disegno di legge su cui lavoreremo riguarderà l&#8217;Obamacare» &#8211; ha annunciato, lanciando un chiaro messaggio al presidente Trump.La <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2016/11/28/us/politics/tom-price-secretary-health-and-human-services.html">nomina del chirurgo-ortopedico Tom Price</a> alla guida della Sanità fa comunque presagire ad un pesante stravolgimento della riforma sanitaria voluta dall&#8217;amministrazione democratica. &#8220;Se Trump cercava un ministro che potesse contribuire a smantellare la riforma sanitaria &#8211; ha sottolineato il <a href="http://www.nytimes.com/2016/11/30/opinion/tom-price-a-radical-choice-for-health-secretary.html">New York Times</a> in un editoriale &#8211; non avrebbe potuto trovare qualcuno più preparato di Price, che studia il modo di raggiungere questo obiettivo da oltre sei anni&#8221;.Tom Price, il chirurgo anti-Obamacare che dal 2009 si batte contro la riforma<strong>Price</strong> è un deputato esperto, di lungo corso &#8211; è al sesto mandato &#8211; e dal 2009 ha presentato innumerevoli emendamenti al fine di superare e modificare la riforma sanitaria di Obama: ha elaborato proposte di crediti fiscali, schemi di risparmio sanitario e presentato ricorsi legali contro l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Patient_Protection_and_Affordable_Care_Act">“Affordable Care Act”</a>. D&#8217;altro canto è evidente quanto l&#8217;Obamacare si stia rivelando un fallimento e che una sua revisione sia assolutamente necessaria, con <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.nytimes.com/2016/08/30/upshot/obamacare-marketplaces-are-in-trouble-what-can-be-done.html">27 milioni di persone</a> ancora non coperte da nessuna assicurazione, prezzi delle polizze alle stelle e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2016/08/30/upshot/obamacare-marketplaces-are-in-trouble-what-can-be-done.html">compagnie assicurative pronte a lasciare il mercato</a>. Senza contare che nel 2017 la situazione è destinata a <a href="http://www.zerohedge.com/news/2016-08-11/obamacare-verge-collapse-premiums-set-soar-again-2017">peggiorare</a>.Secondo quanto raccolto da <a href="http://thehill.com/policy/healthcare/291056-next-president-faces-possible-obamacare-meltdown">The Hill,</a> l&#8217;anno scorso solamente 11 milioni di persone si sono iscritte all&#8217;Obamacare: una cifra ben inferiore alle proiezioni iniziali del <strong>Congressional Budget Office</strong> stimata attorno ai 21 milioni. Cosa farà ora l&#8217;amministrazione Trump? Il <a href="https://www.donaldjtrump.com/positions/healthcare-reform">programma elettorale </a>è chiaro: &#8220;Lavorare con il congresso per attuare una serie di riforme che seguano i principi del libero mercato, al fine di realizzare una sana politica pubblica che renderà l&#8217;assistenza sanitaria più accessibile e migliorerà la qualità delle cure a disposizione di tutti gli americani&#8221;.Abrogare l&#8217;Obamacare, creare dei conti sanitari &#8220;esentasse&#8221;, premiare la libera concorrenzaUn obiettivo che il <strong>tycoon</strong> intende realizzare &#8211; oltre che con l&#8217;abrogazione/revisione dell&#8217;Obamacare &#8211; attraverso una serie di <strong>riforme</strong>: &#8220;Modificare la legge esistente che inibisce la vendita dell&#8217;assicurazione sanitaria da Stato a Stato, consentendo a ogni fornitore di poter dare il servizio in tutto il Paese, premiando la concorrenza; permettere alle persone di dedurre integralmente i pagamenti dei premi dell&#8217;assicurazione sanitaria dalla loro dichiarazione dei redditi; permettere agli stati di gestire i fondi per il <strong>Medicaid</strong> (l&#8217;assistenza sanitaria per i poveri); creare dei conti di risparmio sanitari esentasse, indirizzati soprattutto ai giovani,utilizzabili da ogni membro della famiglia senza spese aggiuntive&#8221;.Con un sistema sanitario vicino al collasso, <strong>Donald Trump</strong> e <strong>Tom Price </strong>dovranno subito mettersi al lavoro per sanare la situazione e garantire una sanità che costi meno e sia accessibile a un numero maggiore di americani.</p>
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		<title>Le questioni sociali nella sfida Clinton-Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-questioni-sociali-nella-sfida-clinton-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 15:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Obamacare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il quarto capitolo dell’analisi comparata delle prese di posizione compiute da Donald Trump e Hillary Clinton in vista delle elezioni presidenziali statunitensi dell’8 novembre verte completamente sugli approcci dei due candidati alle principali questioni che negli ultimi anni hanno animato e diviso la società americana. Tali temi rappresentano uno degli elementi maggiormente delicati della campagna: &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-questioni-sociali-nella-sfida-clinton-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/LAPRESSE_20161020092838_21028733-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il quarto capitolo dell’analisi comparata delle prese di posizione compiute da Donald Trump e Hillary Clinton in vista delle elezioni presidenziali statunitensi dell’8 novembre verte completamente sugli approcci dei due candidati alle principali questioni che negli ultimi anni hanno animato e diviso la società americana. Tali temi rappresentano uno degli elementi maggiormente delicati della campagna: su <em>Gli Occhi della Guerra</em> si è parlato a più riprese della delicata situazione interna conosciuta dagli Stati Uniti contemporanei: l’America, mostratasi forte e orgogliosa per molti anni al resto del mondo, covava al suo interno problematiche di grave natura e di difficile soluzione, manifestatesi a più riprese sul finire del secondo mandato di <strong>Barack Obama</strong>. Nel corso della seguente analisi esse saranno enucleate una ad una in modo tale da poter mostrare in maniera chiara le prese di posizione proposte da <strong>Hillary Clinton</strong> e <strong>Donald Trump</strong> nel corso della loro lunga e accesa campagna elettorale.Sanità: schermaglie sulla ObamacareIn campo sanitario, il punto di partenza per le politiche di entrambi i candidati è rappresentato dal celebre Patient Protection and Affordable Care Act (PPACA), colloquialmente nota come <strong>Obamacare</strong>, uno dei principali lasciti delle amministrazioni dell’ex Senatore dell’Illinois. Concepita come un’estensione dei pre-esistenti programmi Medicare e Medicaid, la riforma approvata nel 2010 non ha esteso a tutti i cittadini statunitensi la copertura sanitaria universale, ma ha sicuramente portato a dei passi in avanti per quanto riguarda la sicurezza medica: nel marzo 2015, i Centers for Disease Control and Prevention hanno stimato che la riforma abbia garantito l’estensione dell’assicurazione sanitaria ad almeno 11 milioni di cittadini americani. Supportando l’opera del presidente democratico, Hillary Clinton ha dichiarato che, in caso di elezione, la PPACA rappresenterà la piattaforma di partenza per le sue politiche in materia di sanità. L’ex First Lady, nel corso delle primarie democratiche, ha sopportato un forte dibattito con lo sfidante Bernie Sanders, favorevole a un sistema nazionale di coperture sanitarie universali, e proposto una serie di modifiche interne alla Obamacare al fine di espandere le tutele per i cittadini di età superiore ai 50 anni e per i migranti irregolari. Questi ultimi, in particolare, riceverebbero la possibilità di acquistare la propria copertura sanitaria personale, ma sarebbero esclusi dalla possibilità di ricevere i finanziamenti federali concessi dall’attuale sistema alle fasce di reddito più basse.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/i-programmi-economici-di-trump-e-clinton/" target="_blank">LEGGI ANCHE: I programmi economici di Clinton e Trump</a></strong>Su posizioni completamente opposte si è schierato Trump, secondo il quale la Obamacare avrebbe causato uno <strong>squilibrio finanziario interno al sistema sanitario statunitense</strong> non compensato da miglioramenti effettivi della sua efficienza. Nel sito della campagna del repubblicano si legge l’esplicito proposito di “proporre al Congresso di sviluppare un rimpiazzo per la Obamacare a partire dal primo giorno dell’amministrazione Trump”. Il candidato repubblicano, dunque, ha messo la sostituzione della PPACA al primo posto tra le sue politiche rivolte alla situazione interna agli USA. Trump propone una soluzione basata su sette punti chiave che disegnerebbero una riforma sanitaria destinata al tempo stesso a garantire più flessibilità al libero mercato delle polizze e a liberalizzare l’accesso al mercato farmaceutico a nuovi entranti depositari di specifici requisiti di sicurezza. Parallelamente, Trump è favorevole a una ridistribuzione della gestione dei fondi federali per la sanità ai singoli Stati, ritenendo che essi avrebbero maggiori incentivi all’eliminazione degli sperperi nel sistema sanitario e alla correzione delle distorsioni ad esso interne.Strettamente connesso al tema della sanità è quello dell’aborto. Il dibattito sull’<strong>interruzione di gravidanza</strong> rappresenta un campo chiave per i due contendenti, che sull’argomento mobilitano l’attenzione dei loro sostenitori più stretti. Come sulla PPACA, anche sull’aborto la polarizzazione tra i candidati è netta: da un lato, la Clinton propone un sistema di fondi federali volto a consentire l’accesso all’aborto per le donne delle fasce più povere della popolazione; dall’altro, Trump si dichiara fermamente pro-life ed esprime, sul piano personale, opinioni che lo spingerebbero a preferire una completa abolizione dell’aborto, eccezion fatta per i casi di stupro, incesto o pericolo di morte per la donna. Sul piano politico, tuttavia, la sua proposta è più ristretta: Trump è favorevole a una limitazione parziale dell’aborto, che verrebbe limitato solo alle prime 20 settimane di gravidanza, e a un piano che preveda un taglio dei fondi al programma Planned Parenthood nel caso in cui il numero di aborti negli USA non conosca un sensibile calo.Cambiamento climatico e siccitàLa presa di posizione di Trump riguardo al cambiamento climatico, non priva di sostenitori all’interno del movimento conservatore statunitense, è molto vicina a quella dei climatologi definiti “<strong>negazionisti</strong>” da studiosi della materia come la canadese Naomi Klein. Trump nega, in sostanza, la correlazione tra il cambiamento climatico in atto su scala planetaria e l’espansione delle attività umane e delle emissioni di gas serra degli ultimi due secoli. Una presa di posizione differente, in effetti, renderebbe molto più difficile per Trump articolare determinate scelte di politica economica, prima fra tutte la volontà di procedere alla reindustrializzazione degli Stati Uniti. La negazione ad opera di Trump del cambiamento climatico come fenomeno di matrice umana ha come conseguenze la sua opposizione decisa all’accordo COP21 sulla limitazione delle emissioni di gas serra raggiunto a Parigi sul finire dello scorso anno, ma non si accompagna certamente a un completo disinteresse per le questioni ambientali. In caso di elezione, infatti, il tycoon newyorkese ha dichiarato che si impegnerà profondamente per garantire a tutti gli americani l’accesso a fonti d’acqua non inquinate e pure; Trump ha mostrato in particolar modo un forte interesse per lo sviluppo di processi di desalinizzazione di riserve idriche destinabili al consumo umano e all’agricoltura e, al tempo stesso, ha previsto investimenti mirati a garantire un approvvigionamento idrico più agevole a regioni in sofferenza come la California, che vive un periodo di siccità perdurante oramai da cinque anni.Principalmente in riferimento al caso californiano, Hillary Clinton propone la costituzione di un ente apposito volto a coordinare la gestione delle risorse idriche da parte degli Stati occidentali degli USA, denominato Western Water Partnership; per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali, l’ex Segretario di Stato ha in mente di portare avanti una serie di interventi mirati a mantenere in efficienza gli impianti di distribuzione dell’acqua che hanno un’età superiore al secolo. La candidata democratica, al contempo, ritiene una “minaccia urgente” il cambiamento climatico su scala planetaria e ha promesso una rapida implementazione degli accordi di Parigi in caso di elezione; sulla scia di questa presa di posizione si inseriscono le politiche economiche favorevoli a investimenti nella clean energy di cui si era parlato nel capitolo precedente.Controllo delle armi: l’endorsement della NRA a TrumpIl continuo ripetersi dei tristi casi delle <strong>sparatorie</strong> e delle <strong>uccisioni di massa</strong> ad opera di armi da fuoco negli ultimi anni ha portato la politica e la società civile statunitense a interrogarsi sulla maniera migliore per riformare il sistema di circolazione di fucili e pistole, tutt’oggi molto permissivo e privo di restrizioni significative. La questione diventa oltremodo spinosa se si considera il peso politico della principale lobby di difesa del diritto di possesso delle armi da fuoco stabilito dal Secondo Emendamento, la National Rifle Association (NRA), che vanta oltre 5 milioni di iscritti, e l’interconnessione del problema delle armi con quello della lotta alla criminalità.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>In questo ambito, Trump si è schierato nettamente a favore dell’<strong>intangibilità del Secondo Emendamento</strong>, ottenendo in tal modo l’endorsement della NRA, e sulla promozione di una legislazione federale volta a regolarizzare la quantità e la categoria di armi di fuoco possedibili da ogni singolo cittadino; al tempo stesso, il candidato repubblicano punta a contrastare i crimini e i delitti da arma da fuoco rendendo molto più severa la pena per le imputazioni penali ad essi commessi. La sua strategia, in poche parole, mira a regolarizzare l’uso di armi e a reprimerne con forza l’abuso.Al contrario dell’avversario, Hillary Clinton propugna un’espansione dell’ente volto a registrare al suo interno gli acquisti di armi da fuoco nel paese, in modo tale da segnalare anche le transazioni tra privati e tracciare ogni movimento nel settore. Contemporaneamente, l’ex First Lady punta a giungere a una riduzione del volume di armi da fuoco in circolazione attraverso il bando alla vendita delle military-style weapons, responsabili in diversi casi di molti dei tristi episodi di cronaca nera di cui è stato costellato il recente passato degli Stati Uniti.Le posizioni di Trump e Clinton sull’istruzioneDonald Trump intende porre in essere una riforma del settore scolastico basata essenzialmente sul reindirizzo di parte dei fondi federali oggigiorno destinati al finanziamento delle cosiddette charter schools (letteralmente “scuole del prestito”), in modo tale da sviluppare un programma da 20 miliardi di dollari volto a garantire agli studenti delle fasce più povere della popolazione l’accesso alle scuole di loro preferenza. Un sistema di voucher consentirebbe di conseguenza una maggiore possibilità d’accesso per un maggior numero di studenti agli istituti privati, le cui sostanziose rette non sempre vengono coperte dal sistema di crediti erogati alle famiglie degli alunni.La Clinton, seguendo la tradizionale linea democratica favorevole all’istruzione pubblica, ritiene la riforma di Trump una manovra palesemente diretta ad avvantaggiare profondamente gli istituti privati, celata dietro il paravento del sostegno finanziario agli studenti meno abbienti. L’ex First Lady ha recentemente incassato il supporto dei principali sindacati scolastici americani, e ha deciso di concentrare la sua azione principalmente sui college, proponendo un piano di sostegno economico per garantire l’esenzione completa dalle tasse universitarie per le famiglie con reddito inferiore a 125.000 dollari entro il 2021. Per garantire tali importanti deduzioni, a cui dovrebbero accompagnarsi opportunità di rifinanziamento a tassi favorevoli per i debiti universitari degli studenti, la Clinton ha annunciato uno stanziamento di 35 miliardi di dollari all’anno. Un investimento importante, che sicuramente la candidata democratica si riproporrebbe di finanziare col suo piano di espansione delle aliquote fiscali sulle fasce più alte della distribuzione del reddito, ma che si accompagna a numerosi punti poco chiari, dato che al di là dei singoli annunci compiuti nella campagna la candidata democratica non ha proceduto in profondità a dettagliare una proposta in partenza tanto ambiziosa.</p>
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