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	<title>nuova via della seta africana Archives - InsideOver</title>
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	<title>nuova via della seta africana Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Armi, investimenti, sicurezza: così Russia e Cina cooperano in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/armi-investimenti-sicurezza-cosi-russia-e-cina-cooperano-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 19:25:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La volontà di Russia e Cina di creare un nuovo ordine globale passa dai Paesi in via di sviluppo. Dal sud-est asiatico, ma ancor di più da America Latina e Africa, e cioè dal cosiddetto sud del mondo. Qui, dove sorgono nazioni spesso in difficoltà economica, travolte da scenari politici instabili e prive degli strumenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/armi-investimenti-sicurezza-cosi-russia-e-cina-cooperano-in-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230323201101787_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La volontà di <strong>Russia </strong>e <strong>Cina </strong>di creare un nuovo ordine globale passa dai Paesi in via di sviluppo. Dal sud-est asiatico, ma ancor di più da America Latina e <strong>Africa</strong>, e cioè dal cosiddetto sud del mondo. Qui, dove sorgono nazioni spesso in difficoltà economica, travolte da scenari politici instabili e prive degli strumenti per modernizzarsi, la <em>longa manus</em> di Pechino ha saputo trovare terreno fertile per instaurare solide relazioni diplomatiche, presto mutate in solidi rapporti economici. </p>



<p>Nel continente africano, in particolare, il piglio commerciale cinese si è incrociato, spesso sovrapposto, alla presenza russa, con Mosca orientata quasi solo ed esclusivamente ad esportare <strong>armamenti </strong>e servizi militari ai governi locali. </p>



<p>In una cornice del genere assume particolare rilevanza l&#8217;indiscrezione diffusa da <em>Bloomberg</em>, secondo cui <strong>Yevgeny Prigozhin</strong>, il fondatore del gruppo mercenario <strong>Wagner</strong>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/tensioni-mosca-wagner-pronta-disimpegno-dallucraina-2130194.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">starebbe preparando un ridimensionamento delle operazioni del suo esercito privato in Ucraina</a> a causa della carenza di uomini e munizioni, per spostare nuovamente l&#8217;attenzione sull&#8217;Africa. </p>



<p>Il diretto interessato ha smentito la notizia, eppure alcune fonti sostengono che le tensioni tra il fondatore del gruppo di mercenari e il Cremlino avrebbero provocato serie divergenze. In attesa di capire se Prigozhin intenderà ridistribuire i suoi uomini nella regione africana, vale la pena misurare il grado di <strong>cooperazione sino-russa</strong> nel Continente Nero. </p>



<p>La <strong>Repubblica Centrafricana</strong> è l&#8217;esempio lampante di quanto possono risultare complementari le attività russe e cinesi in Africa, entrambe volte ad ottenere i massimi vantaggi a discapito di una presenza occidentale ormai evaporata come neve al sole. La scorsa domenica nove tecnici cinesi impegnati in attività estrattive presso la miniera di Chimbolo sono rimasti vittime di un attacco armato. Dalla capitale Bangui, ha sottolineato <em>Repubblica</em>, i mercenari della Wagner si sono subito fiondati sul luogo della strage per ristabilire l&#8217;ordine e punire i colpevoli. Questa vicenda illustra, dunque, la simbiosi sino-russa: investimenti, infrastrutture e finanziamenti cinesi accompagnati da armi e vigilanza made in Russia.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/economia/xi-jinping-la-via-della-seta-africana-ecco-il-piano-di-xi-jinping.html"><strong>La BRI cinese in Africa</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-fronte-usa-la-sfida-tra-superpotenze-passa-per-lafrica.html"><strong>La sfida tra superpotenze sbarca in Africa</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/occhio-stati-uniti-africa.html"><strong>L’occhio Usa sull’Africa</strong></a></li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;laboratorio africano&#8221;</h2>



<p>Il discorso è ovviamente molto più ampio e non riguarda soltanto la Repubblica Centrafricana. Il <strong>Maghreb</strong>, giusto per fare un altro esempio, ha smesso di essere un affare solo europeo. Ci sono altri attori che stanno gradualmente estromettendo la storica influenza che la Francia e altre potenze affini avevano sempre esercitato sull’Africa nord-occidentale. <strong>Mauritania, Marocco, Tunisia, Libia, l’Algeria</strong>: a queste latitudini è sempre più marcata e forte la presenza di Cina e Russia. La conseguenza più importante per il Vecchio Continente coincide con la creazione di relazioni diplomatiche alternative ai tradizionali legami vigenti tra i Paesi nordafricani e quelli europei. E con l’inevitabile eclissi, dunque, del coinvolgimento di questi ultimi dalle vicende locali.</p>



<p> Il binomio Russia-Cina si manifesta secondo uno schema semplice. Pechino porta avanti i suoi <strong>programmi infrastrutturali</strong> ed economici, costruendo strade, porti, aeroporti, scuole, edifici e palazzi governativi, cercando di calamitare a sé le economie locali. Ecco la <strong>Nuova Via della Seta africana</strong>, il cui peso può essere sintetizzato leggendo alcuni numeri. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2018, il Dragone ha investito nel Continente Nero qualcosa come 299 miliardi di dollari (dati del China Investment Global Tracker), mentre altre decine di miliardi di dollari sono in procinto di prendere la strada africana. Una pioggia di soldi che si è riversata nella costruzione di infrastrutture di ogni tipo. </p>



<p>Qui entra in gioco la Russia, perché le costruzioni realizzate dalle imprese cinesi necessitano di protezione dalle <strong>milizie tribali</strong> e dai <strong>jihadisti</strong>. Il Gruppo Wagner è attivissimo in Africa, dove ha già completato diverse missioni per scacciare i terroristi nemici delle autorità africane, spesso dittature ben felici di stringere accordi con i mercenari di Prigozhin anziché con l&#8217;Occidente. </p>



<p>Battaglia dopo battaglia, Mosca ha così intensificato la propria presenza in <strong>Libia, Burkina Faso, Mali </strong>e<strong> Sudan</strong>. I prossimi passi coincidono con <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong> e <strong>Ciad</strong>. Molto più vasta, invece, la presenza cinese, che si trova praticamente in tutto il continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Armi e mercenari</h2>



<p>Negli ultimi mesi l&#8217;Africa ha assistito ad un fenomeno per certi versi inedito. La Cina ha rafforzato le sue relazioni con molteplici governi africani incrementando la cooperazione in materia di <strong>sicurezza e difesa</strong>. </p>



<p>Poco meno della metà dell’<strong>equipaggiamento militare</strong> destinato all’Africa proviene dalla Russia. Mosca vanta profondi legami storici nel Continente Nero &#8211; che risalgono alle lotte di liberazione anticoloniali degli anni ’50 e ’60 &#8211; ma da quando le forze russe sono state impegnate nella cosiddetta operazione militare speciale sul territorio ucraino, il Cremlino ha iniziato ad avere ben altri pensieri per la testa che non inviare armi in giro per il mondo. </p>



<p>La Cina si è fatta avanti. Nello specifico, quasi il 70% dei 54 Paesi del continente africano possiede veicoli militari corazzati cinesi e quasi il 20% di tutti i veicoli militari in Africa sono importati dalla Cina. La nuova analisi di <em>Jane’s</em>, azienda nota per le sue pubblicazioni sulle armi globali, include Tanzania, Nigeria, Sudan, Camerun, Zimbabwe, Zambia, Gabon, Algeria, Namibia, Ghana ed Etiopia nel gruppo dei principali importatori di equipaggiamento blindato cinese. </p>



<p>Tra il 2010 e il 2021, la Cina ha rappresentato il 22% dei 9,32 miliardi di dollari di esportazioni totali di armi verso i paesi della SSA a sud del Sahara. Con <strong>2,04 miliardi di dollari</strong>, le vendite cinesi sono state seconde solo alla Russia e quasi tre volte maggiori rispetto all&#8217;importo esportato nella regione dagli Stati Uniti, secondo i dati compilati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presenza del Gruppo Wagner e le armi cinesi</h2>



<p>Le esportazioni di armi russe hanno rappresentato il 24% del totale, pari a 2,24 miliardi di dollari, mentre le vendite statunitensi nel decennio in questione sono arrivate solo al 5%, con 473 milioni di dollari. </p>



<p>Tutto ciò non può non preoccupare Washington, e per un motivo molto semplice. Se non sono fin qui emerse prove evidenti relative alla vendita di armi cinesi alla Russia, che Mosca potrebbe poi usare in <strong>Ucraina</strong>, non è da escludere che nel mosaico africano le suddette armi cinesi possano finire nelle mani della Wagner mediante le corrotte amministrazioni locali, per poi finire nei campi di battaglia ucraini. </p>



<p>Nel frattempo, si sono intensificate le visite diplomatiche nel continente africano. Lo scorso gennaio gli Stati Uniti hanno inviato in Africa il segretario al Tesoro <strong>Janet Yellen</strong> e l&#8217;ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite <strong>Linda Thomas-Greenfield</strong>, rinnovando la loro attenzione sul continente per contrastare la crescente influenza cinese e russa. Dal canto suo, Mosca ha inviato tre volte in loco il ministro degli Esteri<strong> Sergey Lavrov</strong> da quando è scoppiata la guerra. La Cina, infine, ha risposto facendo visitare al neo ministro degli Esteri <strong>Qin Gang</strong>, nella sua prima trasferta all&#8217;estero, cinque paesi africani: Etiopia, Angola, Gabon, Benin ed Egitto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La nuova partita per l&#8217;Africa che potrebbe influenzare l&#8217;immigrazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-nuova-partita-per-lafrica-che-potrebbe-influenzare-limmigrazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 07:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-1536x837.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123181842322_500e15eddb3b96e5aad4703a5042debe-2048x1115.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dall’energia alle armi, dalle infrastrutture alla cultura. È in fase di svolgimento un nuovo &#8220;Grande Gioco&#8221; africano che potrebbe far cambiare pelle all’intero continente. A differenza del periodo pre Covid, quando l’Africa era appannaggio di Cina, Russia e, in parte, Francia e Turchia, adesso la partita è molto più ampia. E non solo perché gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-partita-per-lafrica-che-potrebbe-influenzare-limmigrazione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-partita-per-lafrica-che-potrebbe-influenzare-limmigrazione.html">La nuova partita per l&#8217;Africa che potrebbe influenzare l&#8217;immigrazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dall’energia alle armi, dalle infrastrutture alla cultura. È in fase di svolgimento un nuovo <strong>&#8220;Grande Gioco&#8221; africano</strong> che potrebbe far cambiare pelle all’intero continente. A differenza del periodo pre Covid, quando l’Africa era appannaggio di Cina, Russia e, in parte, Francia e Turchia, adesso la <strong>partita </strong>è molto più ampia. E non solo perché gli Stati Uniti, preoccupati dalla penetrazione cinese in loco, hanno finalmente deciso di affinare una seria strategia dedicata alla regione. Ad occupare la parte centrale della scacchiera, infatti, troviamo adesso medie potenze che nel recente passato vantavano una presenza pressoché trascurabile nell’area. </p>



<p>Ci riferiamo alla citata Turchia, a Israele, all’India, al Giappone e alla Corea del Sud. Allo stesso tempo, la Russia è stata costretta a trascurare alcuni impegni africani per concentrarsi sulla guerra in Ucraina, mentre la Francia ha ridotto la sua presenza miliare in loco, avendo ormai accettato da tempo il tramonto della Francafrique. </p>



<p>In tutto questo, la maggior parte dell’Africa dovrà dimostrare di essere in grado di sfruttare al meglio le <strong>nuove occasioni</strong> che le si presenteranno sul tavolo, in modo tale da avviarsi sulla strada della <strong>modernizzazione </strong>e arginare l’emorragia di cittadini diretti verso l’Europa. L’aspetto più curioso è che simili dinamiche potrebbero essere innescate non tanto dal sostegno di Bruxelles – incapace fin qui di risolvere il rebus Africa, eppure indirettamente prima beneficiaria di un ipotetico calo dell’<strong>immigrazione</strong> dal Continente Nero – quanto dai vari <strong>investimenti </strong>di parti terze molto spesso percepite dagli stessi governi europei come minacce per l’ordine democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli accordi nel Maghreb</h2>



<p>È molto interessante quanto sta accadendo nel <strong>Maghreb</strong>, in pratica la porta d’accesso dell’immigrazione africana verso il Mediterraneo e quindi l’Europa. Vari governi stanno rafforzando la cooperazione con Paesi desiderosi di investire in loco ingenti somme di denaro in settori chiave. Prendiamo la <strong>Tunisia</strong>. Il primo ministro <strong>Najla Bouden Ramadan</strong> ha presieduto, al Palazzo&nbsp;del&nbsp;Governo&nbsp;della Kasbah, la cerimonia&nbsp;della firma di un accordo di cooperazione tra l&#8217;Autorità superiore appalti pubblici tunisina e l&#8217;Autorità per gli appalti pubblici&nbsp;del&nbsp;<strong>Corea&nbsp;del&nbsp;Sud</strong>, alla presenza&nbsp;dell&#8217;ambasciatore&nbsp;coreano a Tunisi, i capi dei due organismi e le&nbsp;delegazioni di entrambe le parti. </p>



<p>L&#8217;accordo mira a stabilire una cooperazione tra la Tunisia e&nbsp;Corea&nbsp;del&nbsp;Sud&nbsp;e i Paesi che desiderano condividere &#8220;questa esperienza esemplare nel Paese nordafricano, contribuendo così al suo sviluppo nel campo degli <strong>appalti pubblici</strong>&#8220;, si legge nella nota diffusa dalle autorità tunisine. Secondo la presidenza&nbsp;del&nbsp;governo tunisino, l&#8217;intesa favorisce anche lo scambio di esperienze tra Tunisia e&nbsp;Corea&nbsp;nel campo degli appalti pubblici, rafforzando le capacità tunisine nel campo&nbsp;della <strong>digitalizzazione</strong>, sostenendo il lavoro&nbsp;dell&#8217;Autorità superiore tunisina. </p>



<p>La stessa Corea, tra l’altro, sta cercando anche di espandere la cooperazione con l’<strong>Egitto</strong> in campo militare attraverso diversi programmi in collaborazione, inclusa la produzione congiunta di <strong>velivoli FA-50</strong>. &#8220;Corea&nbsp;del&nbsp;Sud&nbsp;ed Egitto intrattengono relazioni di cooperazione nel campo&nbsp;della produzione militare e&nbsp;della difesa nazionale più attivamente che mai, soprattutto dopo aver firmato un contratto per l&#8217;esportazione&nbsp;dell&#8217;obice semovente K-9 lo scorso febbraio e con lo spettacolo aereo congiunto sulle Piramidi di Giza lo scorso agosto&#8221;, ha spiegato l’ambasciata sudcoreana in Egitto. Da parte sua, il Cairo ha espresso il desiderio di rafforzare il rapporto di cooperazione con le aziende&nbsp;sudcoreane in vari campi, tra cui prodotti elettronici, ferrovie, metropolitane e desalinizzazione&nbsp;dell&#8217;acqua di mare. </p>



<p>Il laboratorio per il nuovo volto cinese nel Continente Nero è invece l’<strong>Algeria</strong>. Gli algerini intendono trasformare il loro Paese con una <strong>rivoluzione infrastrutturale</strong> &#8211; ciò significa investire fondi pubblici per la costruzione di strade e collegamenti, capaci a loro volta di rilanciare l’industria – mentre la <strong>Cina </strong>è pronta a soddisfare le richieste di Algeri. Pechino ha tutti i mezzi per riuscire nella missione. </p>



<p>La punta dell&#8217;iceberg coincide forse con la moschea di Algeri è la terza al mondo per dimensioni, la più grande dell’Africa. Può contenere 35.000 fedeli e ospita al suo interno facoltà universitarie, scuole e due biblioteche. Prezzo: un miliardo di dollari. A tirar su un simile progetto è stata un’<strong>impresa cinese</strong>. E sono cinesi anche le imprese che hanno realizzato il nuovo aeroporto da 10 milioni di passeggeri e una stazione che collega metropolitana allo scalo della capitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Africa verso un nuovo sviluppo?</h2>



<p>Certo, accordi del genere non trasformeranno l’Africa in una grande potenza globale dall’oggi al domani. Rappresentano però le <strong>fondamenta </strong>sopra le quali i governi africani più organizzati potranno elaborare i propri <strong>piani di sviluppo</strong>, così da lasciarsi alle spalle un passato fatto di miseria e sognare un futuro roseo. </p>



<p>In caso di fumata bianca, un simile fenomeno economico potrebbe (il condizionale è d’obbligo) inoltre influenzare le <strong>rotte migratorie</strong>, spingendo sempre più africani ad abbandonare l’idea di lasciare il continente per immaginare un domani migliore. Detto altrimenti, i governi africani che saranno in grado di fare leva sugli investimenti stranieri – gli stessi investimenti figli del Grande Gioco geopolitico in corso tra le potenze più rilevanti del mondo nella regione –, miglioreranno le loro economie a tal punto da risultare mete di immigrazione più attraenti rispetto alle incognite europee. </p>



<p>I Paesi stranieri in Africa, come anticipato, formano una nutrita schiera di soggetti. La&nbsp;Cina&nbsp;punta tutto su investimenti e prestiti, sull&#8217;eco della&nbsp;<strong>Nuova via della Seta</strong>, nonché sugli scambi commerciali. La&nbsp;<strong>Russia</strong>, con una presenza in declino,&nbsp;è ben lieta di vendere <strong>armi </strong>e mezzi militari in cambio di risorse preziose.&nbsp;<strong>Turchia&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Israele&nbsp;</strong>si servono, invece, rispettivamente dell&#8217;Islam e dell&#8217;intelligence, mentre <strong>Corea del Sud</strong>, <strong>Giappone </strong>e <strong>India </strong>aspirano a siglare accordi economici rilevanti in settori quali il farmaceutico, l’energetico e l’infrastrutturale. </p>



<p>Non è un caso, giusto per fare un altro esempio, che lo scorso 29 giugno l&#8217;<strong>African Development Bank</strong>, il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze coreano e l&#8217;<strong>Export-Import Bank of Korea</strong> abbiano firmato un accordo in base al quale la Corea del Sud fornirà <strong>600 milioni di dollari </strong>di cofinanziamento per progetti energetici insieme alla medesima African Development Bank. </p>



<p>Il patto <strong>Korea-Africa Energy Investment Framework (KAEIF) </strong>fa seguito alla firma, il 28 maggio 2021, di un accordo generale di cooperazione tra la Banca e il governo coreano.&nbsp;Il KAEIF si concentra in particolare sulle soluzioni di <strong>energia rinnovabile</strong> in Africa, tra cui generazione, trasmissione, distribuzione, off-grid e mini-grid, riforme politiche e normative, efficienza energetica e progetti di cucina pulita. </p>



<p>Insomma, quelle che un tempo erano considerate &#8220;potenze emergenti&#8221;, nella totale indifferenza del mondo occidentale, si sono praticamente impossessate dell&#8217;Africa. In un momento cruciale per la storia dell&#8217;umanità, dove la carenza di&nbsp;<strong>materie prime</strong>&nbsp;si fa sentire, si capisce che chi riuscirà ad avere il controllo dell&#8217;Africa controllerà, a sua volta, l&#8217;economia mondiale. </p>



<p>In tutto ciò, mentre gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno stilato un <a href="https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2022/08/U.S.-Strategy-Toward-Sub-Saharan-Africa-FINAL.pdf">piano strategico</a> per l’Africa – all’apparenza più volto a contrastare la presenza di Cina e&nbsp; Russia che non a proporre soluzioni ai governi africani – dell’<strong>Europa</strong> si hanno pochissime tracce. E questo nonostante sia la regione più sensibile al fenomeno migratorio africano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-partita-per-lafrica-che-potrebbe-influenzare-limmigrazione.html">La nuova partita per l&#8217;Africa che potrebbe influenzare l&#8217;immigrazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Anche Pechino fugge: addio al Congo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-pechino-fugge-addio-al-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2021 16:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-2048x1348.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-pechino-fugge-addio-al-congo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226175929548_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1104497-2048x1348.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p>Nella recente drammatica <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-sanguina.html">emorragia di persone e interessi dal <strong>Congo </strong></a>nemmeno la <strong>Cina</strong> fa più eccezione. <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">Un inferno di <strong>cobalto</strong> e <strong>coltan</strong> </a>in cui tutto il mondo è implicato e connivente, attraverso contratti capestro negoziati in un angolo del Pianeta ove la <em>rule of law</em> resta un miraggio: una complessa rete di gruppi militari, paramilitari, deboli strutture statali e interessi. Lo sa bene la Cina, fra massimi produttori mondiali di tecnologie a nostro servizio, che da tempo sull’Africa ha messo le mani nella doppia veste dell’<em>hard</em> e soft <em>power</em> inseguendo il sogno di un ramo africano della <em>Belt and Road</em>.</p>
<h2>Evacuazione generale</h2>
<p>Alcuni giorni fa l’ambasciata cinese a Kinshasa ha ordinato ai suoi cittadini e alle aziende presenti nelle province del <strong>Nord Kivu </strong>(dove ha trovato la morte l’<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-e-stato-ucciso-lambasciatore-luca-attanasio.html">ambasciatore Attanasio</a>), <strong>Sud Kivu</strong> e <strong>Ituri </strong>di evacuare il prima possibile la parte orientale del Paese perché a rischio sicurezza per i cittadini cinesi residenti in quei territori. In particolare, nelle città dei territori di Bunia, Djugu, Beni, Rutshuru, Fizi, Uvira e Mwenga l’ordine è stato di &#8220;<strong>partire immediatamente</strong>&#8220;. Una vera e propria <strong>evacuazione generale</strong> che cozza con l’atteggiamento granitico che la Cina sta, invece, manifestando a livello internazionale.</p>
<p>Se la modalità della sinodiaspora sorprende, non stupiscono di certo le ragioni. Il <em>modus operandi</em> cinese in Congo ha suscitato un po’ ovunque malcontento e mancanza di fiducia, esponendo la presenza cinese in loco a rapimenti a scopo estorsivo, attentati e crimini di vario genere. Solo nell’ultimo mese cinque cittadini cinesi sono stati rapiti nel Sud Kivu, al confine con con Ruanda, Burundi e Tanzania: a questo proposito, la stessa ambasciata che ora chiama a raccolta le forze cinesi e batte in ritirata, aveva dichiarato, settimane fa, che la situazione della sicurezza nell&#8217;area era “estremamente complessa e cupa”, dunque sarebbe stato impossibile inviare aiuti in caso di attacchi massicci o di rapimenti di massa.</p>
<p>Del resto, Pechino, per via delle ramificazioni funambolesche della <em>Belt and Road</em>, ha fatto l’abitudine a lavorare in contesti complessi e tendenzialmente rischiosi. Come in <strong>Pakistan</strong>, ove le imprese cinesi sono da tempo: tuttavia, pur di fronte a serie situazioni di pericolo, un’evacuazione generale costituisce un <em>unicum </em>nella storia recente dell’economia cinese.</p>
<h2>Le violenze del CODECO</h2>
<p>Andando ancora a ritroso, a fine novembre, due cittadini cinesi sono stati uccisi e un numero imprecisato di altre persone rapite in un attacco ordito dal <strong>gruppo CODECO</strong> a un campo estrattivo nel Congo orientale. L&#8217;attacco è avvenuto a Djugu, nella provincia di Ituri, dove i cinesi hanno operazioni “informali” legate all’estrazione dell&#8217;oro. I combattenti di CODECO provengono principalmente dalla comunità agricola di Lendu, che è stata a lungo in conflitto con i pastori di Hema.</p>
<blockquote><p>Puoi sostenere <strong>questo reportage</strong> con una donazione con Paypall o carta di credito, oppure con un bonifico:<br />
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
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<p>Il CODECO è un&#8217;associazione libera di vari gruppi di miliziani Lendu. Il nome è un&#8217;abbreviazione del nome completo meno noto del gruppo, la <em>Cooperative for Development of the Congo</em>: un tempo si trattava di una pacifica cooperativa agricola, prima di trasformarsi in un movimento ribelle armato. Il movimento è stato riorganizzato più volte sotto diversi leader, diventando meno coeso col passare del tempo. Molte delle milizie che rivendicano l&#8217;affiliazione sono accusate di massacri e crimini di guerra dalle Nazioni Unite: nonostante il gruppo abbia dichiarato un cessate il fuoco unilaterale nell&#8217;agosto 2020, le violenze non si sono certo fermate.</p>
<h2>Pechino rinuncia al Congo?</h2>
<p>La diaspora dall’area apre inquietanti scenari per Pechino e per tutta la catena delle tecnologie del mondo, scoperchiando il vaso di Pandora della violenza che soggiace all’estrazione di coltan e cobalto, <em>in primis</em>, e poi anche di rame e <a href="https://it.insideover.com/economia/guerra-dei-dazi-la-nuova-sfida-passa-dalle-terre-rare-dellaustralia.html">terre rare</a>.</p>
<p>Nel 2017 fu Amnesty International a fare i nomi delle aziende che si rifornivano in maniera “sporca” dalle riserve congolesi: ne venne fuori che il cobalto passava per un’azienda di trasformazione cinese chiamata <strong>Huayou Cobalt</strong>, i cui prodotti finiscono poi nelle batterie utilizzate per alimentare l’elettronica e i veicoli elettrici. L’inchiesta fece talmente tanto scalpore da indurre le principali case produttrici di dispositivi tecnologici a dichiarare la loro estraneità (o meno) a queste catene di approvvigionamento. Le miniere di cobalto non artigianali sono quasi tutte in mano alla <strong>Congo DongFang International Mining</strong>, controllata dalla Huayou Cobalt di Shanghai, che appena cinque anni fa ammise pubblicamente di avere «insufficiente consapevolezza della catena di approvvigionamento del cobalto» in Congo. Quanto al coltan, invece, si tratta di un minerale fondamentale nella produzione di minicondensatori, anima di telefoni cellulari e pc. L’estrazione è largamente in mano al lavoro infantile: la materia prima passa, poi, per le mani di soldataglia varia e mercenari, almeno fino al confine con il Ruanda e l’Uganda; in seguito, viene ceduta alle compagnie di import/export per poi passare alla raffinazione in Germania, Cina e Stati Uniti.</p>
<p>Proprio nel settembre scorso, <strong>Felix Tshisekedi</strong>, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, aveva chiesto una <strong>revisione dei contratti minerari</strong> firmati con la Cina nel 2008 dal suo predecessore, chiedendo accordi più equi. L&#8217;ex presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001 al 2019, negoziò un maxi-contratto minerario molto controverso con i cinesi nel 2008 del valore di 9 miliardi di dollari. L’accordo venne poi ridotto a due terzi di tale importo, sotto la pressione del Fondo monetario internazionale, che evidenziò il grave effetto sulle finanze del Paese.</p>
<h2>“L’Africa di Xi Jinping”</h2>
<p>Uscire di fretta e furia dal Paese intima una grande rinuncia per Pechino, che è punta dell’iceberg di un sistema ben complesso, le cui spire avvolgono tutto il mondo avanzato che dalla Cina acquista manufatti. Davvero la Cina vuole e può correre questo rischio, nel momento in cui sono altissime le aspettative sulle sue smanie di grandezza? Evidentemente, la situazione attuale risulta talmente sull’orlo del baratro da implicare un’inversione del rapporto rischi/benefici, con conseguenze tutte da valutare.</p>
<p>La spinta della Cina verso l’Africa è stata uno degli strumenti di propaganda più efficaci di <strong>Xi Jinping</strong> e della sua “nuova era” a suon di proclami melliflui a base di “sincerità, risultati reali, amicizia e buona fede, e perseguimento del bene più grande”.  I doppi successi del vertice di Johannesburg nel 2015 e del vertice di Pechino del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (Focac) nel 2018 hanno spinto la cooperazione Cina-Africa a un livello nuovo senza precedenti. Il presidente Xi Jinping e i leader africani decisero all&#8217;unanimità al vertice Focac che le due parti avrebbero lavorato per costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte in un futuro condiviso, al fine di far progredire la cooperazione nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa <em>Belt and Road</em>.<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>La Cina, nel frattempo, ha continuato a costruire il suo profilo in Africa. Gli investimenti diretti cinesi in Africa hanno superato quelli degli Stati Uniti ogni anno dal 2014, sorretti da una bambagia di diplomazia soft che ora passa anche dai vaccini. L’imprevedibilità di un territorio magmatico, martoriano da secoli di sfruttamento, tuttavia ha fatto saltare i piani di Xi che, presto o tardi, sarà costretto a fare i conti con la geopolitica.</p>
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		<title>La nuova strategia cinese in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-strategia-cinese-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 06:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1592" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti.jpg 1592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1592px) 100vw, 1592px" /></p>
<p>Nuovi accordi per la ristrutturazione del debito, la diffusione del 5G Huawei in tutto il continente ma soprattutto la costruzione di nuovi basi militari. Si sviluppa lungo queste tre direttive la strategia della Cina in Africa, una regione fondamentale per gli interessi di Pechino. E non solo da un punto di vista economico, come si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-strategia-cinese-in-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1592" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti.jpg 1592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Gibuti-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1592px) 100vw, 1592px" /></p><p>Nuovi accordi per la ristrutturazione del debito, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-silenzioso-di-huawei-cosi-la-cina-si-prende-lafrica.html">la diffusione del 5G Huawei in tutto il continente</a> ma soprattutto la costruzione di nuovi basi militari. Si sviluppa lungo queste tre direttive la strategia della <strong>Cina</strong> in Africa, una regione fondamentale per gli interessi di Pechino. E non solo da un punto di vista economico, come si potrebbe esser portati a pensare in un primo momento.</p>
<p>Certo, il Continente nero è formato da un territorio immenso e, seppur mediamente povero, potenzialmente vergine. Ciò significa che la prima potenza che riuscirà a stabilire in loco le <strong>radici commerciali</strong> potrà godere, nel lungo periodo, di una valvola di sfogo non da poco per il proprio export.</p>
<p>Per la Cina sarebbe una terra promessa, anche se Pechino si è ormai lanciata quasi del tutto nella modernizzazione dell&#8217;economia, abbandonando la paccottiglia a basso costo. Accanto al lato economico troviamo poi la sfida per la <strong>supremazia globale</strong>. Detto altrimenti, farsi degli &#8220;amici&#8221; in Africa può essere decisivo in campo diplomatico, a maggior ragione quando anche il voto di un piccolo e povero Paese africano può rivelarsi decisivo nella votazione per la presidenza di un&#8217;agenzia di caratura mondiale.</p>
<h2>Nuove basi militari cinesi all&#8217;estero?</h2>
<p>Al momento <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-strategia-militare-della-cina-in-africa-passa-dal-gibuti.html">l&#8217;unica base militare cinese in Africa</a> si trova a <strong>Djibouti</strong>. Aperta ufficialmente nell&#8217;agosto 2017, la struttura ospita diversi mezzi corazzati a ruote e artiglieria della Marina militare dell&#8217;Esercito popolare di liberazione cinese (EPL). Il rapporto tra Cina e Djibouti è decollato nel novembre 2017, quando le parti si accordarono per siglare un partenariato strategico che rappresentava (e rappresenta ancora oggi) l&#8217;adesione del piccolo Stato africano alla <strong>Nuova Via della Seta</strong>.</p>
<p>Per capire l&#8217;importanza di Djibouti nello scacchiere mondiale basta prendere una cartina geografica e dare un&#8217;occhiata alla sua posizione, collocata proprio all&#8217;ingresso dello <strong>Stretto di Aden</strong>, lo stesso che conduce verso il Canale di Suez. Insomma, stiamo parlando di un&#8217;area commerciale di primissimo piano. Non solo: a pochi passi dalla base cinese troviamo anche una base americana. Dunque, oltre a quelli commerciali, possiamo immaginare altri due obiettivi cinesi da conseguire mediante la struttura: controllare il centro statunitense Camp Lemonnier, e quindi le attività Usa in Africa, e avere un punto fermo in un Continente da &#8220;conquistare&#8221; diplomaticamente.</p>
<p>Secondo quanto riferito da un approfondito rapporto stilato dal Dipartimento della Difesa Usa, che ha analizzato le strategie politiche, militari, commerciali ed economiche del rivale cinese, la Cina punterebbe a rafforzare la propria presenza nel Continente Nero. In che modo? Attraverso il possibile insediamento di quattro basi militari in <strong>Kenya</strong>, <strong>Seychelles</strong>, <strong>Tanzania</strong> e <strong>Angola</strong>. Reagendo ai contenuti del documento, fino a questo momento alcuni dei Paesi citati come possibili, future basi militari cinesi hanno negato di aver trattative in corso con Pechino.</p>
<p><a href="https://media.defense.gov/2020/Sep/01/2002488689/-1/-1/1/2020-DOD-CHINA-MILITARY-POWER-REPORT-FINAL.PDF">Il report del Pentagono</a> parla tuttavia chiarissimo: &#8220;Oltre alla sua attuale base a Gibuti, molto probabilmente la Repubblica Popolare cinese sta già valutando e pianificando ulteriori <strong>strutture logistiche militari</strong> all&#8217;estero per supportare le forze navali, aeree e di terra. Il PRC ha probabilmente considerato le posizioni per le strutture logistiche militari dell&#8217;EPL in Myanmar, Tailandia, Singapore, Indonesia, Pakistan, Sri Lanka, Emirati Arabi Uniti, Kenya, Seychelles, Tanzania, Angola e Tagikistan&#8221;.</p>
<h2>Il jolly di Pechino in Africa</h2>
<p>Prima di poter conquistare diplomaticamente l&#8217;<strong>Africa</strong>, Pechino deve fare i conti con un problema non da poco. Stiamo parlando <a href="https://it.insideover.com/economia/sul-debito-africano-potrebbero-sorgere-nuovi-contrasti-con-la-cina.html">dell&#8217;indebitamento di molti Paesi africani</a> che, a causa della pandemia di Covid, hanno chiesto al gigante asiatico una ristrutturazione del loro <strong>debito</strong>. Dal canto suo la Cina, <a href="https://www.ft.com/content/6900c595-151b-4cfd-90bb-0be9967b7999">ha scritto il <em>Financial Times</em></a>, ha affermato di aver raggiunto accordi con la metà delle 20 nazioni a basso reddito che hanno richiesto ristrutturazioni del debito come parte dei loro sforzi per affrontare la guerra contro il coronavirus.</p>
<p>Il Ministero degli Esteri cinese ha fatto sapere che il lavoro procede nella giusta direzione. Il jolly del Dragone per consentire ai vari alleati di respirare, aiutandoli indirettamente a concentrarsi sulle crisi sanitarie ed economiche locali, ha un nome ben preciso. Si chiama <strong>Debt Service Suspension Initiative</strong> (Dssi), ed è uno schema che consente ai Paesi debitori di congelare i rimborsi bilaterali dei prestiti fino alla fine dell&#8217;anno.</p>
<p>Il laboratorio per capire cosa potrebbe succedere nel continente è l&#8217;<strong>Angola</strong>. Questo Stato ha ricevuto quasi un terzo di tutti i prestiti cinesi dirottati in Africa e ha un debito pubblico verso l&#8217;estero pari a <strong>49 miliardi di dollari</strong>, il 45% del quale in mano a Pechino. Stando alla Banca mondiale, tramite il DSSI potrebbero essere congelati circa 2,6 miliardi di dollari di rimborsi relativi al 2020, pari al 3,1% del pil angolano. Per la cronaca, in questa particolare classifica, al secondo posto troviamo il Mozambico, con 295 milioni di dollari (il 2% del pil). In ogni caso, i attesa di capire come si svilupperanno le varie vicende, la sensazione è che la Cina farà di tutto per accrescere la propria influenza in loro, espandendo la rete infrastrutturale, il controllo del territorio e i legami diplomatici. A discapito, va da sé, dei rivali americani.</p>
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		<title>La nuova strategia della Russia in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-strategia-della-russia-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 06:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1091" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-1024x582.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sochi è da anni una sorta di co-capitale della Russia, una località che Vladimir Putin usa spesso per i suoi incontri e per il rilancio dell&#8217;immagine stessa del paese. Ogni qualvolta il presidente russo vuole presentare una novità importante, è a Sochi che avvengono eventi e meeting di rilevanza internazionale. Accade nello sport, con le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-strategia-della-russia-in-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1091" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9982638-e1565184587698-1024x582.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sochi è da anni una sorta di co-capitale della Russia, una località che <strong>Vladimir Putin</strong> usa spesso per i suoi incontri e per il rilancio dell&#8217;immagine stessa del paese. Ogni qualvolta il presidente russo vuole presentare una novità importante, è a Sochi che avvengono eventi e meeting di rilevanza internazionale. Accade nello sport, con le olimpiadi invernali svolte proprio in questa località sul <a href="https://it.insideover.com/politica/importanza-mar-nero.html">mar Nero</a> e con il gran premio di Formula Uno portato lungo le strade attorno lo stadio olimpico, accade nella politica e nell&#8217;economia. E non sorprende sapere dunque che<a href="https://summitafrica.ru/en/"> il primo forum russo &#8211; africano</a> avverrà, i prossimi 23 e 24 ottobre, proprio a Sochi.</p>
<h2>La strategia russa in Africa</h2>
<p>Putin per l&#8217;intera prossima settimana si trasferirà di fatto a Sochi: il 22 ottobre incontrerà Erdogan, in un delicato bilaterale che avrà come oggetto la crisi nel nord della Siria innescata dall&#8217;operazione &#8220;<em>Primavera di Pace</em>&#8220;, il giorno successivo accoglierà molti leader africani per dare vita al primo vertice Russia &#8211; Africa. Al fianco del presidente russo, ci sarà in primo luogo il suo omologo egiziano, <strong>Abdel Fattah Al Sisi</strong>. Non solo perché Mosca ed Il Cairo oramai da più di in quinquennio hanno stretto importanti relazioni bilaterali, ma anche perché l&#8217;Egitto è presidente di turno dell&#8217;<strong>Unione africana</strong>. A Sochi dunque, verrà replicato quanto visto a Sharm El Sheick a febbraio in occasione del vertice tra Unione europea e africana.</p>
<p>Per Putin sarà un&#8217;occasione per rilanciare definitivamente la <strong>strategia</strong> che prevede per la sua Russia in Africa. Mosca vuole tornare nel continente nero, dopo che per anni ne è rimasta ai margini ed in special modo dalla caduta dell&#8217;Unione sovietica in poi. A Sochi, oltre ad Al Sisi, saranno presenti altri leader africani: da <strong>Joao Lourenco</strong>, presidente dell&#8217;Angola, al sudafricano<strong> Ciril Ramaphosa</strong>, passando per il maliano <strong>Ibrahim Keita</strong> ed i capi di Stato di Madagascar e Repubblica Democratica del Congo. Poi, tra ministri e rappresentanti, sulle rive del mar Nero saranno presenti quasi tutti i governi africani.</p>
<p>Punto forte della strategia di Putin nel continente, è rappresentato dagli accordi sulla <strong>sicurezza</strong>: Mosca, in particolare, garantisce collaborazioni militari ed armi e, in cambio, riceve materie prime. Un progetto che potrebbe scardinare gli attuali equilibri africani. Ad esempio, come ha riferito nei mesi scorsi il think tank Usa<em> Carnegie Endowment for International Peace</em>, la Russia nel giro di pochi anni è diventato il principale esportatore di armi nel continente nero. Mosca di recente<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2018/08/23/russia-repubblica-centrafricana-firmato-accordo-cooperazione-militare/"> ha stretto un accordo</a> con il governo della<strong> Repubblica Centrafricana</strong>, alle prese con una guerra civile iniziata nel 2013 e mai del tutto attenuata, in cui sono previsti programmi di sicurezza in cambio di uranio, oro e diamanti. Con il <strong>Sudan</strong>, quando ancora al potere vi era Omar Al Bashir, l&#8217;azienda russa del nucleare <em>Rosatom</em> ha sottoscritto un contratto per la costruzione di una centrale nel paese africano, con il Cremlino pronto a concludere accordi sulla sicurezza. Ed in effetti, durante il periodo delle proteste che hanno portato al golpe anti Bashir, non sono mancate foto che hanno ritratto presunti consiglieri militari russi al fianco dei soldati sudanesi.</p>
<p>Quello a cui lavora Putin è dunque un piano con un doppio binario: da un lato manovre di natura politico/militare, con la Russia pronta ad assumere un ruolo attivo in tutto il continente sotto anche il profilo diplomatico, dall&#8217;altro invece accordi economici e commerciali per la fornitura e lo scambio di materie prime. In questa maniera, il Cremlino è pronto ad entrare nella corsa all&#8217;Africa, macro area del mondo in cui si addensano sempre più interessi in chiave futura.</p>
<h2>Un&#8217;Africa sempre più russo &#8211; cinese?</h2>
<p>Come ha scritto Gianni Vernetti su<em> La Stampa</em> nei giorni scorsi, la prospettiva è quella di vedere un continente nero che parla sempre più russo e cinese. Questo perché all&#8217;attivismo di Mosca che Putin sta provando adesso a rilanciare, aumenta sempre di più anche quello cinese. <strong>Pechino</strong> già da anni ha iniziato ad investire pesantemente in Africa, riversando miliardi in infrastrutture e sostegno allo sviluppo tecnologico. <a href="https://it.insideover.com/politica/lalta-velocita-arriva-anche-africa.html">Ferrovie</a>, porti, strade, opere che nel continente nero non si erano mai viste in questi anni oggi sono operative in diversi paesi in via di sviluppo ed hanno il marchio cinese.</p>
<p>Per una Cina che in Africa è presente da tempo, adesso occorre mettere in considerazione una Russia che vuole recuperare il tempo perduto. Ed i due rispettivi piani futuri potrebbero non entrare in concorrenza ma, al contrario, viaggiare parallelamente. In poche parole, la Cina potrebbe puntare sempre più su accordi di natura infrastrutturale, la Russia invece occuparsi dell&#8217;aspetto inerente la difesa e la cooperazione militare. Ed Usa ed Europa, da questo punto di vista, rischiano di perdere in Africa sempre più terreno.</p>
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		<title>La Cina sfida gli Stati Uniti per Gibilterra e l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cina-sfida-stati-uniti-gibilterra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 05:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marocco, porto Tangeri" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il controllo dello Stretto di Gibilterra conteso da Cina e Stati Uniti. Il collo di bottiglia che unisce l&#8217;Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo mediante un corridoio di 60 chilometri è il passaggio attraverso il quale nel 2018 sono transitate 84 mila navi di ogni tipo. Il confronto con l&#8217;altro hub geopolitico della regione mediterranea è impietoso, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-sfida-stati-uniti-gibilterra.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marocco, porto Tangeri" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Tanger-Med-Marocco-La-Presse-e1568719661255-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il controllo dello <strong>Stretto di Gibilterra</strong> conteso da Cina e Stati Uniti. Il collo di bottiglia che unisce l&#8217;Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo mediante un corridoio di 60 chilometri è il passaggio attraverso il quale nel 2018 sono transitate 84 mila navi di ogni tipo. Il confronto con l&#8217;altro hub geopolitico della regione mediterranea è impietoso, visto che nello stesso lasso di tempo il Canale di Suez è stato attraversato da appena poco più di 18mila imbarcazioni. Come ha sottolineato <em>Limes</em>, controllare lo Stretto di Gibilterra è il primo e necessario passo per chi vuole allungare le mani su un elevatissimo numero di rotte commerciali che convergono a queste latitudini; da qui, infatti, si snodano percorsi economicamente interessanti, come gli spostamenti tra Africa del Nord ed Europa settentrionale ma anche le navigazioni verso Americhe e Oriente. La zona è saldamente sotto l&#8217;egida delle potenze anglosassoni: il Regno Unito che può affidarsi alla sovranità su Gibilterra per mantenere costante la sua presenza in loco, mentre gli Stati Uniti hanno la possibilità sia di appoggiarsi ai britannici sia alla base navale di Rota.</p>
<h2>Le mani sullo Stretto di Gibilterra</h2>
<p>La Cina ha capito che gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno messo solide radici nello Stretto di Gibilterra per tenere sotto controllo l&#8217;Africa occidentale, parte del Sahara e Sahel, ma anche per contrastare la Nuova Via della Seta; il piano cinese prevede infatti di estendere anche un&#8217;appendice verso il Marocco. Già, proprio il <strong>Marocco</strong> è un paese da segnare con la matita rossa. La posizione del paese marocchino fa gola a Pechino, che ha iniziato a investire un ingente quantità di denaro a Rabat e dintorni, tra investimenti in logistica, infrastrutture e tecnologia. In particolare, la Cina ha messo gli occhi sul porto di Tanger Med, a due passi da Punta Cires. Inaugurato nel 2007, lo scalo è già al quarto posto nella classifica dei porti più importanti del Mediterraneo, dietro Valencia, Pireo (cinese) e Algeciras. Tanger Med, tra l&#8217;altro, ha attratto Huawei, che qui ha intenzione di progettare un centro logistico regionale con cui coprire l&#8217;intera regione. Il colosso di Shenzen, tagliato fuori dal mercato statunitense e occidentale, è pronto a conquistare il monopolio dell&#8217;emergente Africa.</p>
<h2>Perché la Cina guarda al Marocco</h2>
<p>Attenzione alla mossa della <strong>Cina</strong>: usando l&#8217;economia, Pechino tutela anche i suoi affari geopolitici. Il fatto che Huawei sarà presto insediato in Marocco offre al governo cinese la possibilità di usare Tanger Med anche per altri scopi: contenere l&#8217;espansione degli Stati Uniti, certo, ma anche influenzare le rotte commerciali dello Stretto di Gibilterra. Come fa notare ancora una volta <em>Limes</em>, la Cina avanza lungo tutta la costa meridionale del bacino mediterraneo per dare maggiore respiro alla Nuova Via della Seta. Il Dragone ha già piantato le prime bandierine in Tunisia, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-chiave-dellalgeria-per-i-piani-cinesi-in-africa.html">Algeria</a>, Libia e, appunto, Marocco. Così come per Pechino i Balcani sono la porta d&#8217;accesso all&#8217;Europa, il Marocco è il trait d&#8217;union perfetto per collegare la Cina al resto dell&#8217;Africa. A quel punto unire la Nuova Via della Seta alla <a href="https://it.insideover.com/economia/xi-jinping-la-via-della-seta-africana-ecco-il-piano-di-xi-jinping.html">Nuova Via della Seta africana</a> consentirebbe a Xi Jinping di tessere la rete perfetta per ingabbiare gli interessi geopolitici americani.</p>
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		<title>Il Mali abbraccia la Cina: firmato un memorandum di&#8217;intesa con Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/mali-memorandum-intesa-con-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 04:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Mali è l&#8217;ultimo paese ad aver aderito alla Nuova Via della Seta cinese. Il memorandum d&#8217;intesa firmato tra le parti lo scorso 29 luglio nella capitale Bamako consente alla Cina di pescare un nuovo partner in Africa, un continente strategico per i piani commerciali e politici di Pechino di collegare il proprio mercato a quello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/mali-memorandum-intesa-con-cina.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10079710-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Mali</strong> è l&#8217;ultimo paese ad aver aderito alla Nuova Via della Seta cinese. Il memorandum d&#8217;intesa <a href="http://www.china.org.cn/opinion/2019-08/04/content_75060441.htm">firmato tra le parti lo scorso 29 luglio</a> nella capitale Bamako consente alla Cina di pescare un nuovo partner in Africa, <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-diventera-una-cina-2-0.html">un continente strategico per i piani commerciali e politici di Pechino</a> di collegare il proprio mercato a quello africano ed europeo. L&#8217;accordo siglato con il Mali fluidificherà ulteriormente la Nuova Via della Seta africana, cioè l&#8217;estensione del progetto originario di Xi Jinping per il Continente Nero. Questo Stato è infatti situato nell&#8217;Africa occidentale, dove la presenza cinese non è ancora radicata tanto quanto nella costa orientale. Al Dragone serviva un ulteriore aggancio.</p>
<h2>La ferrovia Dakar-Niger</h2>
<p>Da queste parti la <strong>Cina</strong> ha già pianificato un progetto che mira a modernizzare e rendere funzionale la ferrovia Dakar-Niger, dove Niger non indica lo Stato bensì l&#8217;omologo fiume che bagna la capitale maliana. Si tratta di una strada ferrata di 1.287 chilometri, di cui 687 in Mali e i restanti in Senegal. Proprio qui Pechino intende puntare sul porto di Ndiago, e l&#8217;infrastruttura ferroviaria servirebbe proprio a creare uno sbocco marittimo per i prodotti che viaggeranno da e verso l&#8217;entroterra africana. La <strong>Dakar-Niger</strong> è una linea antichissima e i lavori per la sua realizzazione iniziarono alla fine del XIX secolo; dagli anni &#8217;60 in poi Mali e Senegal ottennero l&#8217;indipendenza e il controllo della ferrovia fu diviso in due organizzazioni nazionali, una senegalese e una maliana. Nel 2003 la linea fu privatizzata per poi passare a Transrail, un consorzio franco-canadese. Ben presto ripresero i soliti problemi di gestione, tra il degrado delle infrastrutture e la mancanza di fondi freschi.</p>
<p>Transail durò fino al 2007, quando fu acquistata dalla società belga Vecturis che tre anni più tardi pose fine all&#8217;operatività della ferrovia. Il ripristino – seppur non ancora completo &#8211; è avvenuto nel 2015 in seguito a un accordo raggiunto da Mali e Senegal con China Railway Construction, uno dei tanti colossi statali della Cina pronti a investire in progetti potenzialmente convenienti per gli interessi del governo cinese.</p>
<h2>Pechino in Mali</h2>
<p>Con la firma del protocollo d&#8217;intesa il Mali stringe un patto di ferro con la Cina e diventa l&#8217;ennesima potenza africana supportata dai renminbi pechinesi. Il <strong>memorandum</strong> consente le solite concessioni sentite e risentite da ogni paese che è entrato a far parte della Nuova Via della Seta: cooperazione politica più intensa tra governo maliano e Cina, collaborazione in infrastrutture e commercio e tanti, tanti, investimenti cinesi in loco.</p>
<p>In Mali sono assai soddisfatti di questo storico traguardo: &#8220;La Nuova Via della Seta è un&#8217;iniziativa assai promettente&#8221; hanno ribadito i vertici di Bamako. Anche perché allearsi con la Cina vuol dire poter contare sull&#8217;enorme supporto economico di un paese che, a differenza del modus operandi degli Stati Uniti, non è interessato al sistema politico dei partner, siano essi democratici o meno. Pechino è pronta a coccolare pure il Mali, anche se il Dragone aveva già bussato alla porta di questo paese nel 2014, quando i cinesi investirono 8 milioni di dollari per la costruzione di 560 miglia di ferrovia tra Mali e la vicina Guinea, e quando l&#8217;ex Impero di Mezzo investì nella costruzione di 24mila alloggi maliani. Il beneficio è reciproco: uno Stato povero come il Mali ottiene infrastrutture nuove di zecca, mentre la potenza Cina aggiunge una nuova perla nella sua collana.</p>
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		<title>Le mani della Cina sulle miniere africane: così dominerà il settore delle auto elettriche</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cina-miniere-africane-auto-elettriche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-768x336.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-1024x448.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pronti a prendersi tutto puntando su un settore che da qui ai prossimi vent&#8217;anni assumerà un ruolo di primo piano nell&#8217;economia mondiale. La Cina ha individuato nelle auto elettriche la chiave di volta per dominare il futuro dei trasporti, tanto che Pechino sta già portando avanti un piano per silenziare l&#8217;eventuale risposta degli Stati Uniti: &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-miniere-africane-auto-elettriche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-768x336.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8532742-e1560183804407-1024x448.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Pronti a prendersi tutto puntando su un settore che da qui ai prossimi vent&#8217;anni assumerà un ruolo di primo piano nell&#8217;economia mondiale. La <strong>Cina</strong> ha individuato nelle auto elettriche la chiave di volta per dominare il futuro dei trasporti, tanto che Pechino sta già portando avanti un piano per silenziare l&#8217;eventuale risposta degli Stati Uniti: ottenere la leadership nella produzione delle batterie di queste auto rivoluzionarie. Così Washington non avrà risorse per organizzare una contromossa adeguata.</p>
<h2>Il Dragone estromette gli Stati Uniti</h2>
<p>Certo, è più facile a dirsi che a farsi, ma la Cina si è portata avanti ed è già a buon punto. Pechino sta comprando in tutto il mondo i <strong>giacimenti dei minerali</strong> necessari per la realizzazione delle batterie per le auto elettriche; allo stesso tempo il Dragone è alle prese con la costruzione in patria di enormi stabilimenti adibiti a simili mansioni. L&#8217;obiettivo del governo cinese è duplice: diventare il numero uno nell&#8217;industria delle auto elettriche, influenzando la produzione dei modelli e gli standard tecnici, e lasciare a secco di materiali preziosi la concorrenza. Una strategia militare applicata all&#8217;economia, un progetto che sarebbe potuto uscire dalla bocca di Sun Tzu.</p>
<h2>Controllo delle risorse e diplomazia</h2>
<p>Le auto elettriche hanno bisogno di megawatt, ovvero dell&#8217;energia rilasciata da particolari batterie a ioni di litio. Queste cariche funzionano sfruttando le cosiddette terre rare, cioè minerali come il cobalto, l&#8217;alluminio, il manganese e appunto il litio. Il ragionamento della Cina è chiaro: accumulare quante più risorse possibile ottenendo l&#8217;utilizzo esclusivo delle miniere che producono il materiale delle batterie. Da questo punto di vista a Pechino torna utilissimo il lavoro diplomatico che ha portato avanti con la strategia della Nuova Via della Seta, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-della-cina-per-prendersi-il-continente-africano.html">soprattutto con la sua diramazione in terra africana</a>. La maggior parte delle miniere contese è infatti situata in <strong>Africa</strong>, in Stati con i quali la Cina ha instaurato rapporti win-win.</p>
<h2>L&#8217;importanza della Nuova Via della Seta Africana</h2>
<p>Il litio si trova in abbondanza in Zimbawe; il cobalto è in Zambia, ma anche in Tanzania, nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda; il manganese in Gabon, Ghana e, fra gli altri, Burkina Faso. E così via, fino a chiamare in causa tutti i Paesi in affari con la Cina, che sta costruendo in Africa <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-altro-investimento-in-africa-pechino-costruira-nuove-strade-in-zambia.html">un ampio reticolato infrastrutturale fatto di strade, ferrovie e porti</a>. Gli <strong>Stati Uniti</strong> non hanno la stessa influenza del gigante asiatico sul Continente Nero, quindi un domani, quando il tema delle auto elettriche sarà la priorità di ogni agenda economica, Washington sarà svantaggiata, o peggio tagliata fuori dai giochi.</p>
<h2>Numeri da monopolio</h2>
<p>Per capire la grandezza della Cina nel settore basta affidarsi a qualche numero. Il 70% delle riserve di cobalto è in Ghana e i cinesi ne controllano circa la metà; stesso discorso per il litio in Cile, in America Latina. Gli artigli del Dragone hanno arraffato quel che c&#8217;era da arraffare usando le aziende di Stato; queste hanno promesso ai governi di mezzo mondo lauti investimenti in cambio di acquisizioni strategiche. E ora, <a href="https://it.insideover.com/economia/huawei-sviluppera-il-5g-russo.html">oltre al 5G</a> la Cina si prepara a dominare la filiera dell&#8217;elettrico.</p>
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		<title>Lo dicono anche gli africani: la solidarietà europea fa male</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lo-dicono-anche-gli-africani-la-solidarieta-europea-fa-male.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2019 11:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Pioggia di soldi, miliardi di Dollari spesi negli ultimi anni a favore dello sviluppo, ma i risultati appaiono peggiori rispetto a quelli del punto di partenza: il riferimento è all’Africa ed a tutti il flusso di denaro donato al continente nero, senza che però i paesi più poveri siano usciti dalle condizioni di indigenza e difficoltà. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-dicono-anche-gli-africani-la-solidarieta-europea-fa-male.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181227162131_28072601-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Pioggia di soldi, miliardi di Dollari spesi negli ultimi anni a favore dello sviluppo, ma i risultati appaiono peggiori rispetto a quelli del punto di partenza: il riferimento è all’Africa ed a tutti il flusso di denaro donato al continente nero, senza che però i paesi più poveri siano usciti dalle condizioni di indigenza e difficoltà. Una circostanza questa, che da anni viene evidenziata in primis proprio in Africa. Eppure, proprio dall’Europa, la tendenza alla “facile carità” non sembra essere messa in discussione.</p>
<h2>I danni della solidarietà</h2>
<p>I problemi che vive il continente africano sono ben noti: dalla miseria alle guerre, da paesi poco stabili a governi fin troppo stabili. Problemi strutturali dunque, che riguardano l’economia così come la società e le varie popolazioni degli Stati che compongono l’Africa. Su nessuno di questi arrivano segnali positivi, a fronte come detto di fiumi di denaro mandati negli anni tra donazioni private o prestiti da parte di fondi ed enti sovrani. Il continente continua ad avere le stesse negative peculiarità di cui soffre da decenni.Soldi di cui poi si sa poco circa il reale utilizzo: in molti casi, i miliardi di dollari spediti in Africa fanno arricchire locali lobbisti i politici, senza che la loro destinazione d’uso venga minimamente rispettata. Una condizione già nota da tempo, come quando ad esempio viene ritrovato un patrimonio di svariati miliardi di dollari a Mobutu Sese Seko, presidente e padre – padrone dell’ex Zaire per 32 anni. Quando è capo dello Stato, riesce ad intercettare molti di quei fondi in teoria destinati allo sviluppo.</p>
<p>Ciò che colpisce, è come questa considerazione arrivi anche dalla parte che in teoria dovrebbe essere beneficiaria, ossia dall’Africa. Nel continente nero si moltiplicano osservatori e politici che criticano sempre di più la “beneficenza” da parte europea ed occidentale in generale. Nelle recenti elezioni senegalesi, più candidati si scagliano non solo contro il franco Cfa ma anche contro gli aiuti elargiti verso il proprio paese. Proprio perchè, oramai, essi vengono percepiti sempre meno come aiuti e sempre più come strumento di corruzione nella migliore delle ipotesi.</p>
<p>Nel 2010 fa discutere la pubblicazione di un libro da parte di Dambisa Moyo, economista nata nello Zambia e laureata ad Oxford: “Cosa succederebbe se i paesi africani ricevessero una telefonata o un’ email in cui i maggiori donatori annunciano che entro cinque anni i rubinetti degli aiuti saranno chiusi per sempre, fatti salvi i soccorsi straordinari per carestie o disastri naturali? – si chiede nel libro la Moyo – Un numero maggiore di africani morirebbe di povertà e di fame? Probabilmente no: le vittime della povertà in Africa non sono toccate comunque dal flusso degli aiuti. Ci sarebbero più guerre? È dubbio: senza aiuti internazionali, cioè senza soldi, si toglie un grosso incentivo ai conflitti. Si smetterebbe di costruire strade, scuole, ospedali? Improbabile”.</p>
<h2>Il modello cinese</h2>
<p>Semplicemente dunque, nel modello europeo di cooperazione con l’Africa, qualcosa non va. L’elemosina elargita verso il continente africano, peggiora soltanto la situazione. La solidarietà crea molti più danni che benefici al continente africano, elargire somme a fondo perduto arricchisce a volte governi corrotti, paga gruppi e miliziani armati, ma poco o nulla va a finire per incidere significativamente sul territorio che si vorrebbe aiutare. A questo modello, da anni viene visto in contrapposizione quello cinese. Pechino in Africa non dona soldi in beneficenza, al contrario stringe partenariati con gli Stati per la costruzione di opere ed infrastrutture. Non che questo segni un salto deciso di qualità nella vita degli africani, ma di sicuro il modello cinese pone il gigante asiatico in netto vantaggio rispetto all’Europa.</p>
<p>La Cina costruisce infrastrutture che servono ovviamente a Pechino per implementare le esportazioni delle proprie merci ed agevolare l’importazione di materie prima, ma le opere rimangono anche agli africani e permettono di collegare facilmente territori da sempre isolati. La Cina sa che un continente da 1.2 miliardi di persone in via di sviluppo, può essere un’opportunità per il proprio mercato. E dovrebbe saperlo anche l’Europa, la cui pressione demograficapotrebbe diventare insostenibile se l’Africa continua a rimanere sottosviluppata. Ma si preferisce fare elemosina e parlare di carità, piuttosto che raccogliere la sfida da un continente sì povero ma molto dinamico come quello africano.</p>
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		<title>La visita di Xi a Palermo: ecco la curiosità dei cinesi verso la Sicilia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-visita-di-xi-a-palermo-ecco-la-curiosita-dei-cinesi-verso-la-sicilia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2019 15:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta africana]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1622" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg 1622w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1622px) 100vw, 1622px" /></p>
<p>Piccole insegne con ideogrammi e le immancabili lanterne rosse. Di solito sono soprattutto ristoranti di media dimensioni, i quali destano da subito la curiosità di molti. Inizia così il “contatto” dei siciliani con i commercianti cinesi e la comunità del gigante asiatico. Oggi, come nel resto d’Italia, non c’è città che non abbia la sua “ChinaTown”. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-visita-di-xi-a-palermo-ecco-la-curiosita-dei-cinesi-verso-la-sicilia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1622" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080.jpg 1622w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2017325-1622x1080-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1622px) 100vw, 1622px" /></p><p>Piccole insegne con ideogrammi e le immancabili lanterne rosse. Di solito sono soprattutto ristoranti di media dimensioni, i quali destano da subito la curiosità di molti. Inizia così il “contatto” dei siciliani con i commercianti cinesi e la comunità del gigante asiatico. Oggi, come nel resto d’Italia, non c’è città che non abbia la sua “ChinaTown”. E dai piccoli ristoranti, si passa nel corso degli anni ’90 alle botteghe, poi arrivano negozi in cui si vende di tutto ed adesso non si contano più i centri commerciali aperti in tutta l’isola.</p>
<p>È uno degli aspetti della visita del presidente Xi Jinping a Palermo prevista il prossimo 23 marzo. La comunità cinese in Sicilia cresce sia per numero di cittadini che per quello di attività commerciali.</p>
<h2>La presenza cinese in Sicilia</h2>
<p>Il boom delle attività cinesi nell’isola risale ai primi anni 2000: dai primi ristoranti in cui i siciliani assaggiano una dieta molto diversa da quella tradizionale, ai negozi di articoli per la casa. Qui si inizia a vendere la qualsiasi: dai detersivi ad ogni genere di oggetto più o meno utile all’interno di un’abitazione. Poi arrivano anche i negozi di abbigliamento. L’espansione delle attività cinesi in quegli anni aumenta a vista d’occhio. Dalla metà degli anni 2000, non c’è capoluogo di provincia siciliano che non abbiamo almeno una ventina di negozi cinesi in città. E fa un certo effetto vedere ideogrammi e lanterne rosse anche in alcuni vicoli di origine araba o barocca. A Palermo la “ChinaTown” locale è la via Maqueda, oltre i Quattro canti. Tanti negozi cinesi convivono al fianco di locali gestiti da arabi o da commercianti del Bangladesh. Ad Agrigento è la via Imera a trasformarsi in un vero e proprio quartiere cinese: in questa arteria che funge da circonvallazione del centro storico della città dei templi, da dieci anni a questa parte non ci sono più negozi italiani, bensì solo cinesi e nei palazzi adiacenti vivono famiglie cinesi.</p>
<p>Ma è Catania la città siciliana con il maggior numero di cittadini provenienti dal Paese asiatico. Circa il 25% dell’intera popolazione cinese presente nell’isola risiede nel capoluogo etneo. Il perché è presto detto: a Catania si concentrano molte attività economiche e vi è la presenza del sesto aeroporto italiano per volume di traffico. Complessivamente, i cinesi in Sicilia negli ultimi 15 anni sono più che raddoppiati e le loro attività economiche spaziano su diversi campi: ristorazione, abbigliamento e gestione di piccoli e medi centri commerciali. Una particolarità che riguarda la comunità cinese siciliana è la regione di provenienza dei cittadini del paese asiatico: in gran parte essi arrivano dalla provincia dello Zhejiang, regione costiera orientale posta poco più a sud della grande municipalità di Shanghai. Un così alto numero di cittadini provenienti dalla medesima regione, fa sì che la comunità cinese che vive nell’isola più grande del Mediterraneo abbia al suo interno, tra le altre cose, una fitta rete di contatti e di reciproca solidarietà.</p>
<h2>Gli interessi cinesi in Sicilia</h2>
<p>Quando si pensa agli investimenti cinesi, subito il pensiero va alle grandi infrastrutture ed agli enormi interessi di un mercato di un miliardo e mezzo di persone. Questo perché la strategia cinese all’estero, soprattutto in Africa, punta molto sulla realizzazione di grandi opere ben correlate con gli interessi macro economici del Paese asiatico. Ma in Sicilia la situazione appare diversa. La visita di Xi Jinping a Palermo non dovrebbe essere correlata ad importanti investimenti infrastrutturali. Quest’ultimi in Italia dovrebbero andare verso opere quali, su tutte, il porto di Trieste ritenuto fondamentale per far accedere dal Mediterraneo al nord Europa le merci dall’Asia. Sta nel nord del nostro paese il fulcro della strategia della nuova via della seta i cui dettagli, il prossimo 22 marzo, dovrebbero essere scritti nero su bianco nel vertice di Roma.</p>
<p>Più semplicemente, la comunità cinese nell’isola è interessata ad accrescere i propri business che, come detto, comprendono una vasta serie di attività in svariati settori commerciali. Una situazione riscontrabile anche in altre regioni, ma che in Sicilia vede un sempre più repentino ritmo di crescita. Basti pensare che oramai da qualche anno a questa parte quella cinese è la comunità con più aziende iscritte nel registro delle imprese della regione. E questo contribuisce a far crescere la curiosità dei cinesi verso la Sicilia, anche sotto un profilo culturale e turistico. Una curiosità a cui non vuole sfuggire forse nemmeno lo stesso Xi Jinping.</p>
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