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	<title>Nordafrica Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nordafrica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Le proteste in Giordania e la paura di una seconda Primavera Araba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 16:28:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra russo-ucraina ha scatenato diverse crisi in molti Paesi del mondo. L’aumento del costo della vita, la mancanza di generi di prima necessità, prezzi dell’energia schizzati alle stelle, povertà e disoccupazione in forte aumento, hanno determinato il malcontento di molte popolazioni. Tra queste la Giordania, Paese relativamente tranquillo rispetto agli altri dell’area MENA ma che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">Le proteste in Giordania e la paura di una seconda Primavera Araba</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>guerra russo-ucraina</strong> ha scatenato diverse crisi in molti Paesi del mondo. L’aumento del costo della vita, la mancanza di generi di prima necessità, prezzi dell’energia schizzati alle stelle, povertà e disoccupazione in forte aumento, hanno determinato il malcontento di molte popolazioni. Tra queste la <strong>Giordania</strong>, Paese relativamente tranquillo rispetto agli altri dell’area MENA ma che nell’ultimo mese sta diventando la bomba a orologeria del Medio Oriente. Il vicino <strong>Egitto</strong> e la <strong>Tunisia</strong> stanno sperimentando stesse dinamiche e stessi dilemmi. Si sta forse aprendo una nuova strada per una seconda<strong> Primavera Araba</strong>? </p>



<h2 class="wp-block-heading">La causa delle proteste in Giordania</h2>



<p>In Giordania, come in tutti i Paesi del mondo, i <strong>prezzi sono aumentati</strong> a dismisura e il costo della vita sta provocando una<strong> dilagante povertà</strong>. Anche il prezzo del petrolio, tendente ad oscillare quasi ovunque, nel Paese continua a salire senza mai scendere. Quando il prezzo del petrolio è sceso in tutto il globo tra i 75 e gli 80 dollari a barile, i giordani lo compravano a 0,92 dinari ovvero 1,30 dollari. Il governo ha quindi aumentato i prezzi del 25% quando nel resto del mondo sono calati del 30%. Unito a questo fattore c’è l’altissimo tasso di disoccupazione e il debito pubblico che sempre di più preoccupa la popolazione giordana. L’economia nazionale è stata soffocata dalle considerevoli misure adottate contro il Covid-19 e adesso la guerra in Ucraina ha complicato ancora di più il quadro facendo salire la <strong>disoccupazione al 20%</strong>. Il tasso di povertà si registra soprattutto al sud dove sono nate e le proteste. </p>



<p>La regione meridionale è già stata protagonista di diverse rivolte nel passato: la “<strong>Rivolta di Aprile</strong>” del 1989 che vide l’allora re Hussein bin Talal costretto a tenere libere elezioni e la “<strong>Rivolta del Pane</strong>” del 1996 conclusasi con la revoca da parte del governo dell&#8217;aumento al prezzo del pane. Una ricorrenza che sembra presagire un <strong>nuovo periodo di instabilità </strong>o di cambiamento radicale in senno alle istituzioni. Le attuali proteste sono più pericolose perché si stanno espandendo in tutto il Paese e le loro conseguenze stanno toccando alcuni suoi importanti settori.</p>



<p>Partendo quindi dal sud, i camionisti hanno indetto uno <strong>sciopero</strong> che poi è stato portato avanti dai commercianti della regione che hanno chiuso le porte dei loro negozi. La catena di approvvigionamento è seriamente minacciata a causa dell’interruzione delle strade che portano dal porto di <strong>Aqaba</strong>, l&#8217;unico del Paese, alle città settentrionali compresa la capitale Amman. Le <strong>proteste</strong> hanno provocato diversi disordini: i manifestanti hanno bloccato le strade dando fuoco a pneumatici e colpendo con pietre le auto della polizia. Le autorità hanno risposto col pugno di ferro definendo i manifestanti fuorilegge, arrestandoli e usando gas lacrimogeni per disperdere qualsiasi forma di assembramento. I disordini si sono poi concentrati nella provincia di Maan a 225 km dalla capitale Amman dove il vice capo della polizia Abdul Razaq Dalabeeh è rimasto ucciso negli scontri con i manifestanti. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Footage from the Protests in Ma’an today. Despite media silence, the cross-national strike is holding stronger than ever.  Demonstrators can be heard screaming “non-violence”<a href="https://twitter.com/hashtag/Jordan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Jordan</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/kinglet_out?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#kinglet_out</a> <a href="https://t.co/sCW3Fgha5F">pic.twitter.com/sCW3Fgha5F</a></p>&mdash; Mudar Adnan Zahran مضرعدنان زهران (@Mudar_Zahran) <a href="https://twitter.com/Mudar_Zahran/status/1608848912068272128?ref_src=twsrc%5Etfw">December 30, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Egitto e Tunisia in crisi: seconda Primavera Araba?</h2>



<p>La tensione è palpabile anche in Egitto e Tunisia, entrambi toccati dalla crisi energetica e alimentare e colpiti da un alto debito pubblico. Nel 2022 quello dell&#8217;<strong>Egitto</strong> ha raggiunto i 155,7 miliardi di dollari e la sua moneta ha subito un&#8217;ulteriore svalutazione facendo così aumentare i prezzi e creando una <strong>nuova ondata di povertà</strong>, quest&#8217;ultima già notevolmente alta se si considera che un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La situazione economica tocca particolarmente gli egiziani e, sommata alla costante violazione dei diritti umani, alle incarcerazioni e alle torture che subiscono migliaia di cittadini, potrebbe diventare la scintilla per delle ampie e <strong>radicali proteste</strong>. </p>



<p>La <strong>Tunisia</strong> non sembra attraversare un periodo migliore. La Banca centrale di Tunisia ha dato l&#8217;allarme spiegando che commercio e debito estero sono in perdita di <strong>7 miliardi di euro</strong>, mentre il turismo e le rimesse degli emigrati all&#8217;estero di 2 miliardi. Il Paese prevede un macchinoso sistema di sovvenzioni sui beni di prima necessità e, l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione causato dalla guerra in Ucraina, ha attirato l&#8217;interesse degli <strong>speculatori nei monopoli di Stato</strong>. Un&#8217;altra grave situazione è quella della <strong>crisi alimentare</strong>, la più grave della sua storia. Per le strade delle città manca tutto, dalla semola, ingrediente base della dieta tunisina, allo zucchero e al latte. Inoltre, da quando il presidente<strong> Kais Saied </strong>ha sciolto le camere nel marzo 2022, il malcontento è aumentato e le <strong>proteste</strong>, sparse per tutto il Paese, continuano senza sosta. </p>



<p>Da Amman, passando per Il Cairo e arrivando a Tunisi, gli ingredienti sono sufficienti per lo scoppio di una rivolta più ampia. Nel 2011, anno della <strong>Primavera Araba</strong>, la situazione era pressoché uguale: crisi economica, povertà dilagante, democrazia quasi assente. Quello che sta accadendo in Giordania potrebbe non essere un&#8217;ondata di proteste passeggera ma il <strong>preludio di un&#8217;ondata di rabbia che potrebbe travolgere l&#8217;intera regione</strong>. Come accaduto nel 2011, la collera di un Paese potrebbe farne vacillare un&#8217;altra portando ad un effetto domino. </p>
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		<item>
		<title>Flussi migratori come arma di ricatto? L&#8217;Italia è &#8220;scomparsa&#8221; dall&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/flussi-migratori-come-arma-di-ricatto-litalia-e-scomparsa-dallafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 08:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Flussi migratori]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-300x175.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1024x598.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-768x449.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1536x897.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-2048x1196.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli inglesi utilizzano il concetto di &#8220;elefante nella stanza&#8221;, cioè quell&#8217;elemento enorme, assolutamente evidente e impossibile da non vedere &#8211; come appunto potrebbe essere un pachiderma in un locale &#8211; e che pure viene palesemente ignorato. La crisi migratoria nella campagna elettorale italiana e tutte le conseguenze che essa comporta in termini sociali, economici e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/flussi-migratori-come-arma-di-ricatto-litalia-e-scomparsa-dallafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/flussi-migratori-come-arma-di-ricatto-litalia-e-scomparsa-dallafrica.html">Flussi migratori come arma di ricatto? L&#8217;Italia è &#8220;scomparsa&#8221; dall&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-300x175.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1024x598.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-768x449.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1536x897.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-2048x1196.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli inglesi utilizzano il concetto di <strong>&#8220;elefante nella stanza&#8221;</strong>, cioè quell&#8217;elemento enorme, assolutamente evidente e impossibile da non vedere &#8211; come appunto potrebbe essere un pachiderma in un locale &#8211; e che pure viene palesemente ignorato.</p>
<p>La <strong>crisi migratoria</strong> nella <a href="https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1552918305962336256">campagna elettorale italiana</a> e tutte le conseguenze che essa comporta in termini sociali, economici e di sicurezza, è ormai una cosa risaputa. Eppure, anche per quella che ormai non è più un&#8217;emergenza ma una costante, continuano a esserci molteplici &#8220;elefanti nella stanza&#8221; che si tendono a minimizzare o addirittura ignorare. Non solo per quanto riguarda gli effetti, ma anche e soprattutto per le cause. Cause che non sono soltanto legate alle condizioni economiche dei Paesi da cui partono i flussi migratori e attraverso cui transitano le carovane di disperazione dirette verso l&#8217;Europa, ma anche a quelle potenze che sono ormai in pianta stabile nelle aree coinvolte da questo esodo e che inevitabilmente incidono su di esso.<b></b></p>
<p>L&#8217;<strong>Africa</strong>, dal Sahel alla sua parte settentrionale (in particolare la Libia) è un enorme laboratorio geopolitico in cui la contesa è estremamente ampia. L&#8217;Italia, Paese di confine con questa immensa regione votata al caos e, purtroppo, alla violenza, ha cercato di evitare di dipendere dalle scelte altrui. Ma la complessità della partita, unita a drammatici errori strategici e tattici, ha spesso condotto Roma a una condizione di anonimato o di sudditanza rispetto alle decisioni di altri governi. E il rischio è che a questo punto della partita sia difficile provare a risalire la china per rivoluzionare quella che appare come una situazione ormai cristallizzata: con altri Paesi che hanno in mano non solo le risorse di quelle regioni in conflitto, ma anche le capacità politico che di ramificazione in quei territori per incidere e monitorare il flusso dei migranti.</p>
<p><em>Repubblica</em>, <a href="https://www.repubblica.it/politica/2022/07/29/news/migranti_elezioni_politiche_barconi_wagner-359574463/?ref=RHTP-BH-I359512530-P1-S1-T1">in un articolo di oggi</a>, ha parlato della possibilità che la <strong>Russia</strong>, attraverso la compagnia privata <strong>Wagner</strong> inserita in Libia, possa avere un ruolo fondamentale nel mettere sotto pressione l&#8217;Italia con le partenza dei barconi dalla Cirenaica. Qui, nella parte orientale della Libia al confine con l&#8217;Egitto, i contractor di Vladimir Putin sono una presenza più o meno costante da diversi anni e da tempo gli Stati Uniti hanno lanciato l&#8217;allarme su come questo possa incidere nella risoluzione del conflitto tra le varie fazioni del Paese nordafricano. Ma la presenza dei mercenari russi in Libia è solo uno degli elementi che aiutano a capire l&#8217;enorme complessità della partita africana per l&#8217;Italia. Se infatti la Russia ha da tempo messo gli occhi sulla parte orientale della Libia, sostenendo anche di fatto la sopravvivenza del generale Haftar, non va dimenticato che la stessa Mosca è ormai sempre più presente nel Sahel, in particolare in Mali, dove ha sfruttato errori e ostilità di opinione pubblica e governi o militari locali contro le antiche forze coloniali europee. La Russia, in questo momento, è riuscita a creare un vero e proprio arco che unisce i conflitti del Medio Oriente e dell&#8217;Africa settentrionale.</p>
<p>Ma se è vero che Mosca può avere un peso nella regione, è altrettanto vero che parlare del Cremlino come protagonista o come regista della crisi migratoria rischia di essere una visione parziale. Perché negli ultimi anni è abbastanza evidente che moti Paesi siano riusciti a costruire una rete di interessi in tutto il continente africano e l&#8217;Italia in qualche modo appare come oggetto e non soggetto attivo di questo fenomeno. Basti pensare alla <strong>Turchia</strong>, Paese con cui l&#8217;Italia ha negli ultimi tempi blindato i propri rapporti anche grazie all&#8217;ultimo viaggio del premier Mario Draghi ad Ankara.</p>
<p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha saputo sfruttare le stesse identiche dinamiche utilizzate da Mosca per penetrare in diversi territori africani e in particolare in Libia e creare in questo modo le premesse per un controllo profondo della Turchia sulla Tripolitania, la parte occidentale del Paese. Proprio nella stessa area in cui l&#8217;Italia ha sempre avuto un peso e maggiori possibilità di inserimento. Per diverso tempo, i rapporti tra Ankara e Roma si sono arenati proprio per le divergenze sul fronte libico, e in questa ultima fase risulta abbastanza evidente come la partita per il futuro del Paese sia stata oggetto di discussione tra l&#8217;Italia e la Mezzaluna. Non solo, Erdogan ha anche accelerato l&#8217;inserimento turco a sud della Libia con una maggiore coinvolgimento in <strong>Sahel</strong> e nelle aree centrali dell&#8217;Africa, creando anche qui le premesse per un evidente ruolo della Mezzaluna nel complesso meccanismo del controllo dei flussi migratori.</p>
<p>A questi si devono poi aggiungere tutti i Paesi che nel corso di questa delicata fase di transizione geopolitica hanno avuto o puntano a ottenere un ruolo di primo piano nel &#8220;Grande gioco&#8221; africano. La <strong>Francia</strong>, che per anni ha avuto un pieno controllo sul Sahel grazie a migliaia di soldati impegnati sul campo, si è vista strappare il Mali da una giunta militare legata poi alla Russia. Ma questo non deve far dimenticare la grandiosa rete di interessi di Parigi in tutta la regione con una serie di ramificazioni che vanno dalle materie prime all&#8217;economia fino alla politica e all&#8217;intelligence locale. Emmanuel Macron per anni ha cercato di limitare il coinvolgimento europeo in quell&#8217;area consapevole che essa dovesse rimanere appannaggio dell&#8217;Esagono: poi, l&#8217;incapacità di poter mantenere in piedi un sistema così articolo e foriero di perdite, ha fatto sì che Parigi abbia optato per un&#8217;apertura europea. Oltre alla Francia, devono poi essere ricordate le <strong>potenze arabe</strong>, in particolare ora gli Emirati Arabi Uniti, <a href="https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/gli-emirati-arabi-uniti-stanno-aumentando-la-loro-influenza-sullafrica-x5ez2yh6">come spiegato anche da Mario Giro su <em>Domani</em></a>, che hanno assunto un ruolo sempre più preminente nello scacchiere africano e che possono contare su un enorme flusso di denaro da poter utilizzare sia per gli investimenti sia come tipica arma di &#8220;soft power&#8221; verso Paesi poveri, culturalmente non troppo distanti, e fortemente desiderosi di avere nuovi sponsor. Infine, un ruolo lo ha anche la <strong>Cina</strong>, che non va dimenticato che in questa fase di transizione geopolitica africana ha strappato gradualmente posizioni di forza diventando un partner essenziale di tutti i Paesi della regione.</p>
<p>È chiaro dunque che considerare un solo Paese come chiave di lettura della crisi dei migranti sia errato. Ma anzi ricorda ancora una volta come la perdita di posizione dell&#8217;Italia nello scacchiere africano &#8211; coincidente con il <a href="https://it.insideover.com/difesa/che-fine-ha-fatto-il-fronte-sud-la-nato-guarda-a-est-ma-il-pericolo-e-a-360-gradi.html"><strong>disinteresse dalla Nato</strong></a> e dell&#8217;Unione europea per il &#8220;fronte sud&#8221; &#8211; abbia condotto a questo risultato: oggi non è Roma ad avere un ruolo effettivo nella gestione di un meccanismo geopolitico di cui è sicuramente vittima. E in campagna elettorale può avere sì, un peso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/flussi-migratori-come-arma-di-ricatto-litalia-e-scomparsa-dallafrica.html">Flussi migratori come arma di ricatto? L&#8217;Italia è &#8220;scomparsa&#8221; dall&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La crisi politica non ferma Draghi. Blitz in Algeria per il gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-politica-non-ferma-draghi-blitz-in-algeria-per-il-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 05:58:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[gasdotto]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel pieno della crisi politica italiana, il presidente del Consiglio Mario Draghi vola al di là del Mediterraneo, in Algeria. Un blitz per il quarto vertice intergovernativo italo-algerino che arriva non soltanto in una fase di instabilità interna, ma anche nel pieno della crisi energetica internazionale. E dal momento che l&#8217;Algeria è per l&#8217;Italia il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-politica-non-ferma-draghi-blitz-in-algeria-per-il-gas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/AYIA78FSTZ1WNWQv7qjS_FOTOGRAMMA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel pieno della crisi politica italiana, il presidente del Consiglio <strong>Mario Draghi</strong> vola al di là del Mediterraneo, in <strong>Algeria</strong>. <a href="https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-draghi-il-18-luglio-algeria/20278">Un blitz per il quarto vertice intergovernativo italo-algerino</a> che arriva non soltanto in una fase di instabilità interna, ma anche nel pieno della crisi energetica internazionale. E dal momento che l&#8217;Algeria è per l&#8217;Italia il primo fornitore di gas (la seconda è la Russia sorpassata già prima dell&#8217;inizio della guerra in Ucraina), l&#8217;incontro del premier con il presidente Abdelmadjid Tebboune non può essere considerato solo come un vertice di cortesia istituzionale.</p>
<p>La missione del governo si preannuncia in discesa. Il rapporto tra i due Paesi appare sempre più solido, confermato dalla visita di Sergio Mattarella a novembre (ricambiata a maggio), e da quella di <a href="https://it.insideover.com/guerra/accordo-tra-italia-e-algeria-per-le-nuove-forniture-di-gas.html">Draghi ad aprile</a> e dall&#8217;annuncio di pochi giorni fa da parte di di Sonatrach, il colosso algerino degli idrocarburi, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/gas-dall-algeria-4-miliardi-metri-cubi-piu-all-italia-AE6TtrmB">di aumentare di 4 miliardi di metri cubi</a> le <strong>forniture di gas</strong> all&#8217;Italia per il 2022. Una notizia che ribadisce la centralità di Algeri per gli interessi di Roma (e viceversa) e che aiuta a comprendere, ancora una volta, l&#8217;importanza del fronte nordafricano: un&#8217;area fondamentale sotto diversi aspetti, da quello della sicurezza a quello più urgente dell&#8217;approvvigionamento energetico. Dal momento che la spinta internazionale non riguarda solo la cosiddetta transizione energetica, ma anche la diversificazione delle fonti e lo sganciamento dalla dipendenza dal gas russo, i rapporti con i partner che possono contribuire a questo scopo sono fondamentali. E l&#8217;Algeria, di cui l&#8217;Italia è cliente, è certamente fondamentale già sotto questo aspetto. Non solo per l&#8217;Italia, ma anche per tutta l&#8217;Europa. Nel momento in cui Gazprom ha deciso ridurre la quantità di oro blu esportata in Europa, <strong>Sonatrach</strong> rappresenta un&#8217;azienda-chiave per soddisfare il fabbisogno energetico del Vecchio Continente.</p>
<p>Algeri non può certo sostituire la Russia, ma il flusso di gas da sud può rappresentare una vera e propria svolta nelle relazioni tra Europa e Mosca. Con tutto ci che può conseguire anche sul piano dell&#8217;importanza del fronte sud per il blocco atlantico e la centralità delle reti di gasdotti del Mediterraneo come nuovo <strong>hub dell&#8217;energia</strong>. Una partita per il futuro dell&#8217;energia europea da non prendere sottogamba, tanto più che, per esempio, l&#8217;Italia si trova in una posizione di netto vantaggio rispetto a un potenziale concorrente come la <strong>Spagna</strong> che con l&#8217;Algeria ha più di qualche conto in sospeso. Per far capire questi sviluppi, <a href="https://www.agenzianova.com/a/62cbeed741e669.38256324/3991540/2022-07-11/energia-spagna-importazioni-gas-da-algeria-crollano-del-41-per-cento-nel-primo-semestre">bastano i dati riportati da <em>Agenzia Nova</em></a>, che cita il bollettino statistico di Enagas. Per il Paese iberico, le importazioni di gas dall&#8217;Algeria nella prima metà del 2022 sono diminuite del 41,11% rispetto allo stesso periodo del 2021.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/la-partita-a-scacchi-nel-mediterraneo-tra-italia-e-algeria.html">La complessità delle relazioni italo-algerine</a> si comprende poi da altri elementi riguardano i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. Il gigante guidato dal presidente Tebboune è uno dei pochi fattori di stabilità all&#8217;interno dell&#8217;area nordafricana in particolare di quella centrale. Per l&#8217;Italia, che deve fare i conti con una <strong>Libia</strong> in stato di conflittualità perenne, Algeri è un partner essenziale anche per il suo aiuto nella stabilizzazione di un&#8217;area così critica anche sotto il profilo dei flussi migratori. C&#8217;è poi da risolvere definitivamente <a href="https://www.limesonline.com/cartaceo/una-zee-per-litalia">il tema delle Zone economie esclusive</a>, che l&#8217;Italia ha ripreso l&#8217;anno scorso <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/06/23/21G00103/sg#:~:text=note%3A%20Entrata%20in%20vigore%20del%20provvedimento%3A%2008%2F07%2F2021&amp;text=689%2C%20e'%20autorizzata%20l',comma%203%20del%20presente%20articolo.">grazie a una legge ad hoc.</a></p>
<p>Inoltre, e questo è un elemento che viene spesso sottovalutato nella lettura dei rapporti con l&#8217;Algeria, il Paese nordafricano è uno dei più importanti alleati della <strong>Russia</strong> nella regione. A maggio, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, <a href="https://it.euronews.com/2022/05/10/algeri-e-mosca-rinsaldano-la-loro-collaborazione-in-materia-di-energia-ma-non-solo">è sbarcato nella capitale algerina</a> affermando la volontà di portare la cooperazione &#8220;a un livello superiore&#8221;. I due Stati non collaborano solo sul fronte del gas, di cui sono tra i principali produttori mondiali, ma anche su questioni di importanza centrale nello scacchiere internazionale, come il mercato della difesa. Algeri non ha mai rinnegato l&#8217;amicizia con Mosca nemmeno dopo l&#8217;inizio della guerra in Ucraina, e questo indica che ancora oggi discutere con la leadership nordafricana possa essere una sorta di canale di dialogo ulteriore e parallelo con il Cremlino.</p>
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		<title>Quella grande muraglia in Algeria  per fermare terroristi e migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/anche-in-algeria-si-e-pronti-a-costruire-un-muro-lungo-le-frontiere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2019 07:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1378" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-768x551.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-1024x735.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se il mondo guarda da diverso tempo oramai alle sorti del confine tra Usa e Messico, divenuto nel 2016 tra i principali obiettivi della campagna elettorale ed attualmente tra i principali elementi di scontri tra Trump e l&#8217;opposizione, a ridosso del Mediterraneo la politica di costruzione di muri di confine potrebbe avere a breve una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/anche-in-algeria-si-e-pronti-a-costruire-un-muro-lungo-le-frontiere.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1378" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-768x551.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8176420-1024x735.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Se il mondo guarda da diverso tempo oramai alle sorti del confine tra Usa e Messico, divenuto nel 2016 tra i principali obiettivi della campagna elettorale ed attualmente tra i principali elementi di scontri tra Trump e l&#8217;opposizione, a ridosso del Mediterraneo la politica di costruzione di muri di confine potrebbe avere a breve una rapida attuazione. In Algeria infatti il governo approva la costruzione di un totale di più di seimila chilometri di muro e barriere lungo i confini con i Paesi considerati a più alto rischio. Il via libera risulta approvato nello scorso mese di novembre, il governo di Algeri si dice già pronto a mettere in piedi le prime parti del nuovo<strong> muro di confine. </strong></p>
<p>Le esigenze di sicurezza avvertite dall&#8217;Algeria</p>
<p>L&#8217;Algeria è il più grande Paese del mondo arabo, un&#8217;estensione molto vasta che dalle coste del Mediterraneo si addentra nel profondo deserto del Sahara fin quasi ai primi confini con il Sahel. Un&#8217;area strategica, ma anche pericolosa: da qui non passano solo commerci e qui la storia non lascia in eredità soltanto le civiltà che fanno da ponte tra Africa nera e Mediterraneo. <strong>Droga, armi, traffico di esseri umani e minacce jihadiste</strong> sono gli altri elementi che corrono lungo le carovane del deserto. E che minacciano ovviamente anche la stessa Algeria. Secondo stime diffuse dallo stesso ministero degli interni algerino, il governo spende ogni anno quattro miliardi di Dollari solo per presidiare i propri confini. Algeri sa perfettamente che una parziale diminuzione dell&#8217;attenzione lungo le proprie frontiere, potrebbe portare all&#8217;interno del Paese centinaia di migranti, fiumi di droga e le armi dei terroristi. Cosa che già parzialmente accade nonostante le montagne di Dollari che annualmente si spendono. Da qui l&#8217;idea di erigere un muro. Anzi, per la verità, si parla di più muri, uno per ogni fronte caldo. </p>
<p>Che il problema sia sentito in Algeria, lo si intuisce dai numeri delle cifre spese sopra enunciati, ma anche dal ricordo storico sempre vivo nel Paese nordafricano. Troppo recente l&#8217;ultima guerra civile per poter badare a spese quando in ballo c&#8217;è la sicurezza e la stabilità della nazione. Che siano trafficanti di droga, di armi, di esseri umani o che, ancora, si tratti di terroristi islamisti o criminali comuni, l&#8217;Algeria non vuole correre alcuni rischio. Spendere ora tanti miliardi di Dollari per costruire un muro ed evitare di continuare a spendere, in futuro, i quattro miliardi annuali. </p>
<p>Dal confine orientale a quello meridionale: ecco i fronti caldi </p>
<p>Guardandosi attorno,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/incognita-algeria-bouteflika/"> il presidente algerino Bouteflika</a> forse può considerarsi un vero e proprio miracolato: le primavere arabe del 2011 hanno abbattuto i governi di molti Paesi vicini, instabilità e caos regnano sovrani in Libia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tunisia-proteste/">malcontento e proteste imperversano in Tunisia</a> ed <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-mondo-arabo-nuovamente-attraversato-da-proteste-e-manifestazioni/">in parte in Marocco</a>. Non che l&#8217;Algeria non sia esente da tutto ciò, ma il sistema di potere ad Algeri è rimasto in sella ed è stato solo parzialmente scalfito dal caos instauratosi diversi anni fa nel Magreb. Da un lato dunque, è logico per la dirigenza algerina sentirsi quasi miracolata per l&#8217;appunto, ma dall&#8217;altro emerge repentinamente anche un senso di vero e proprio <strong>assedio</strong>. Ecco perchè, in primo luogo, il governo sta pensando di iniziare dalla Tunisia e dalla Libia per la costruzione del nuovo muro di confine. C&#8217;è l&#8217;esigenza qui di proteggersi dalle<strong> infiltrazioni jihadiste</strong> che si rischiano da questi due Paesi: in Libia perchè non ci sono attualmente forti istituzioni in grado di garantire il controllo, in Tunisia perché l&#8217;alto numero di foreign fighters partiti da qui non dona garanzie di sicurezza. Il fronte orientale dunque, dovrebbe essere il primo a vedere l&#8217;edificazione dei muri lungo il confine.</p>
<p></p>
<p>Tre barriere, con trincee e fossati scavati lungo il deserto: <a href="https://www.lastampa.it/2019/01/05/esteri/la-grande-muraglia-algerina-per-fermare-jihadisti-e-migranti-3q302FgNsFcuHz6eFIsoqJ/premium.html">come scrive Francesco Semprini su <em>La Stampa</em></a>, dovrebbe essere questo l&#8217;aspetto dei muri lungo le varie frontiere. Sul fronte orientale, così come in quello meridionale: qui a destare maggiore paura è il confine con il <strong>Niger</strong> e con il <strong>Mali</strong>. Nel primo caso per via della sempre folta carovana di migranti che risalgono dal Sahel, nel secondo caso invece per l&#8217;instabilità che regna nella sua parte settentrionale. Qui, in particolare, vi è la zona del deserto dove imperversano i più pericolosi gruppi collegati ad <strong>Aqim</strong> (Al Qaeda nel Magreb Islamico) che, fino al 2013, hanno addirittura costituito un vero e proprio califfato. Discorso a parte invece per il confine con il Marocco, dove un muro già in parte esiste per via delle frizioni tra Algeri e Rabat dovute alla questione legata allo status del Sarawi. </p>
<p>Esigenze di sicurezza unite ad esigenze che derivano da ragioni geografiche: le dune del deserto non tracciano confini certi, né tanto meno naturali. L&#8217;unico modo per difendersi dai pericoli avvertiti come concreti, è la fortificazione delle proprie frontiere. Ed Algeri, da questo punto di vista, non bada né a spese e né a calcoli di altra natura: secondo il governo, è arrivato il momento di dare attuazione all&#8217;alternativa più drastica costituita dal muro. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/anche-in-algeria-si-e-pronti-a-costruire-un-muro-lungo-le-frontiere.html">Quella grande muraglia in Algeria  per fermare terroristi e migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco perché ad Agrigento così tante vie hanno nomi libici</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/quei-legami-profondi-tra-un-angolo-di-sicilia-e-la-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 07:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Agrigento) Un giorno come tanti altri, illuminato e scaldato da un sole che fa ancora ben sentire i postumi dell&#8217;estate di San Martino: il porto in attività, pescherecci che rientrano da un mare calmo come ad agosto, famiglie che passeggiano lungo il molo ed un sali e scendi di auto tra la parte bassa e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/quei-legami-profondi-tra-un-angolo-di-sicilia-e-la-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/quei-legami-profondi-tra-un-angolo-di-sicilia-e-la-libia.html">Ecco perché ad Agrigento così tante vie hanno nomi libici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8610942-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Agrigento)</strong> Un giorno come tanti altri, illuminato e scaldato da un sole che fa ancora ben sentire i postumi dell&#8217;estate di San Martino: il porto in attività, pescherecci che rientrano da un mare calmo come ad agosto, famiglie che passeggiano lungo il molo ed un sali e scendi di auto tra la parte bassa e la parte alta di una cittadina da cui è possibile vedere il Mediterraneo da ogni punto. Ecco<strong> Porto Empedocle</strong>, ultimo lembo di terra italiana prima di un mare che prende inesorabilmente il sopravvento e che non lascia spazio al continente fino alle coste africane, con Lampedusa e Linosa quali piccole eccezioni. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"></a></p>
<p>Sembrano lontani i recenti eventi di natura geopolitica che hanno investito la Sicilia, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sul-vertice-di-palermo/">con l&#8217;isola che pochi giorni fa ha ospitato il vertice per la Libia in quel di Palermo</a>. Ma basta prendere una cartina per capire come mai si è scelto di organizzare proprio nel capoluogo siciliano il summit. I nomi di contrade o città che compongono questo territorio derivano in gran parte dall&#8217;arabo. Raffadali, Favara, Racalmuto, sono soltanto alcune delle località il cui nome è una rivisitazione latinizzata di termini arabi. Nella stessa <strong>Agrigento</strong> molti quartieri e vie sono di chiara origine araba: Bibirria, zona alta del colle di Girgenti, indica &#8220;porta dei venti&#8221;, poco più giù il Rabato costituisce uno dei primi insediamenti successivi all&#8217;avvento degli arabi. Senza contare che, a dieci minuti da porto di Porto Empedocle, vi è la Scala dei Turchi: famosa in tutto il mondo per la sua marna bianca, deve il suo nome al fatto che fungeva da base per le incursioni saracene fino a tempi più recenti.</p>
<p></p>
<h2>Un legame antico e moderno tra questo lembo di Sicilia e l&#8217;Africa</h2>
<p>Ma se appare comunque ben conosciuta anche ai più l&#8217;epoca della dominazione araba in Sicilia, con quindi inevitabili richiami storici nel legame tra le due sponde del Mediterraneo, da Porto Empedocle è possibile scorgere alcune curiosità che mostrano come il filo tra Africa e Sicilia non si è mai del tutto spezzato. Questa cittadina ha una particolarità rispetto al territorio circostante: è l&#8217;unica &#8220;moderna&#8221;, in quanto sviluppatasi in tempi recenti. Porto Empedocle non ha conosciuto epoche classiche, arabe, normanne od aragonesi. Il suo simbolo è una torre fatta edificare da Carlo V nel sedicesimo secolo per il presidio delle coste, ma all&#8217;epoca tutto attorno vi era solo campagna. La città si sviluppa invece nel diciannovesimo secolo grazie all&#8217;attività di estrazione dello <strong>zolfo</strong>, che dal porto veniva caricato per essere esportato. Successivamente lo sviluppo di questo settore richiama la nascita della ferrovia e di varie attività dell&#8217;indotto. Nel secondo dopoguerra poi, sotto la casa natale di Luigi Pirandello, viene impiantata l&#8217;industria chimica con l&#8217;arrivo della Montecatini.</p>
<p>Appare quindi significativo che, anche passeggiando nella moderna Porto Empedocle, si trovino riferimenti all&#8217;Africa. Accade infatti che una zona del quartiere <strong>Piano Lanterna</strong> è dedicata alle principali città libiche. Si tratta di una curiosità di non poco conto. In primo luogo perché le vie principali del quartiere sono dedicate a città italiane e siciliane. In secondo luogo, si potrebbe pensare che la zona risalga al ventennio fascista e dunque la toponomastica risenta dell&#8217;enfasi del periodo coloniale in Libia. In realtà il quartiere del Piano Lanterna risulta edificato negli anni Sessanta, sorto per via della spinta demografica dovuta al richiamo dell&#8217;industria. Fa quindi un certo effetto vedere affiancare, alle più &#8220;classiche&#8221; via Milano o via Bologna, i cartelli che indicano <strong>via Tripoli, via Bengasi e via Misurata. </strong></p>
<p></p>
<p>Si potrebbe azzardare l&#8217;ipotesi secondo cui la toponomastica voglia richiamare l&#8217;orizzonte che, da questa parte alta di Porto Empedocle, fa scorgere solamente il mare che lentamente si distende verso l&#8217;Africa. &#8220;Da sempre la nostra cittadina accoglie pescatori e viaggiatori che decidono di rimanere qui &#8211; dichiara Maurizio Saia, empedoclino doc &#8211; Spesso in passato dalla Libia sono arrivati al porto sia pescatori che uomini d&#8217;affari. Il legame con questa parte dell&#8217;Africa è molto forte, forse le vie dedicate alle città libiche vogliono esprimere proprio questo&#8221;. Anche la storia contribuisce a far comprendere il forte nesso tra questa parte di Sicilia e la Libia. Contrariamente che al resto dell&#8217;isola infatti, Agrigento e gran parte dell&#8217;agrigentino durante il periodo musulmano sono state più berbere che arabe. I berberi erano maggioranza e molti di loro provenivano proprio dall&#8217;odierna Libia.</p>
<p></p>
<h2>Un piccolo ma significativo esempio</h2>
<p>Una storia che si riflette sulla modernità dunque, fino a toccare anche l&#8217;attualità. Da queste parti la crisi libica è molto sentita, tra <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fenomeno-degli-sbarchi-fantasma-1514152.html">emergenze legate agli sbarchi</a> e pericoli per i pescatori che si avvicinano alle acque rivendicate da Tripoli. Legami geografici, storici e moderni: basta vedere alcune targhette con la scritta di città libiche a Porto Empedocle per capire quanto sia profondo, ma anche piccolo, il mare del Mediterraneo.</p>
<p>Quello della città alle porte di Agrigento è solo un esempio, ma molto più che evocativo e significativo. I rapporti tra Sicilia e Libia sono viscerali nella storia come nella quotidianità. Le azioni che l&#8217;Italia vuole compiere per cercare di ristabilire la serenità nel paese nordafricano, da qui è possibile vederle in un&#8217;ottica diversa da quella che rimanda ad una nostalgia del periodo coloniale o ad un derby con la Francia. Quando di mezzo ci sono i legami tra due sponde ben precise del Mediterraneo, a Roma non si può affatto scegliere di rimanere immobili. Storia, economia, legami ed <a href="http://www.occhidellaguerra.it/ecco-perche-la-libia-e-importante-per-l-italia/">interessi </a>spesso anche inconsapevolmente viaggiano nella stessa medesima direzione.</p>
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		<title>Se un giacimento in Egittocambia gli equilibri nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/eni-litalia-legitto-un-giacimento-cambia-gli-equilibri-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 07:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3032" height="1881" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/1456742203-petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/1456742203-petrolio.jpg 3032w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/1456742203-petrolio-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/1456742203-petrolio-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/1456742203-petrolio-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3032px) 100vw, 3032px" /></p>
<p>Secondo i funzionari del ministero del Petrolio egiziano citati dal Middle East Eye  , l&#8217;Eni annuncerà presto il giacimento  Noor trovato nella concessione di Shorouk. Si dice che Noor abbia tre volte le dimensioni di Zohr, rilevato dall&#8217;Eni nel 2015, e che abbia quindi le risorse per trasformare l’Egitto in un esportatore di gas, cambiando di conseguenza gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/eni-litalia-legitto-un-giacimento-cambia-gli-equilibri-nel-mediterraneo.html">[...]</a></p>
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<p>La nuova scoperta sta rafforzando i piani dell&#8217;Egitto di diventare un hub regionale del gas. Il ministro egiziano del petrolio <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-06-23/egypt-may-have-issued-last-lng-tender-paving-way-for-exports" target="_blank">Tarek El-Molla</a>  ha detto a <em>Bloomberg</em> alla fine della scorsa settimana che il paese potrebbe interrompere l&#8217;importazione di gas naturale liquefatto (GNL) entro la fine dell&#8217;anno per poi concludere: “L’Egitto avrà abbastanza gas per i propri bisogni e molto probabilmente anche per l&#8217;esportazione&#8221; evitando però di confermare la scoperta del nuovo giacimento, ancora non ufficiale.</p>
<p></p>
<p>L’euforia egiziana per l’importante scoperta fa storcere il naso a Israele per più ragioni: la prima è che con la prospettiva di un Egitto non solo indipendente energicamente ma anche esportatore è a rischio un accordo annunciato a febbraio tra la società israeliana Delek Drilling per fornire gas israeliano alla società egiziana Dolphinus Holdings e che prevede(va) di esportare 15 miliardi di dollari di gas israeliano in Egitto nel prossimo decennio.</p>
<p>La seconda ragione della preoccupazione di Israele è ben riassunta da Daniele Raineri su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/01/19/news/perche-il-giacimento-di-zohr-spiega-il-medio-oriente-173826/" target="_blank">Il Foglio</a></em> : “Oltre al gigante egiziano, esistono due giacimenti minori ma pur sempre grandi, il Leviatano davanti a Israele e l’Afrodite davanti a <strong>Cipro</strong>. Il gas che sarà estratto da questi due dovrà andare in Egitto prima di raggiungere i potenziali acquirenti nel resto del mondo, per colpa della conformazione del fondo marino che impedisce ai gasdotti di dirigersi altrove – e anche perché l’Egitto a questo punto si candida a essere il paese leader nel trattamento del gas appena estratto nel settore est del <strong>Mediterraneo</strong>”. Elemento che spingerebbe il governo israeliano ad avvicinarsi il più possibile all’Egitto, constringendo la leadership israeliana ad avere un occhio di riguardo per i rapporti con il nuovo attore energetico della regione.</p>
<p></p>
<p>Per quanto riguarda il giacimento di <strong>Zohr</strong> per ora il 60% rimane in mano all’Eni, che l’ha scoperto, mentre alla russa Rosneft è stato ceduto il 35%. Nelle ultime settimane invece Eni ha firmato ad Abu Dhabi due <em>concession agreements </em>per l’ingresso di <strong>Mubadala Petroleum</strong> con una quota del 5% nel giacimento a olio di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.startmag.it/energia/mosse-mediorientali-eni/" target="_blank">Lower Zakum</a> e con una quota del 10% nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr, nell’offshore del Paese, per circa 934milioni di dollari e una durata di 40 anni.</p>
<p>La scoperta del giacimento di Noor che dovrebbe essere annunciata quest’estate ha sì le capacità di avvicinare gli attori attivi nella regione portando magari a nuove alleanze e accordi, ma allo stesso tempo potrebbe aumentare la <strong>tensione</strong> in un’area già abbastanza suscettibile alle manovre delle grandi potenze. </p>
<p></p>
<p>Solo qualche mese fa (febbraio 2018) la nave <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mediterraneo-marina-italiana/" target="_blank">Saipem 12000</a>, <strong>noleggiata da Eni per svolgere attività di esplorazione nel Blocco 3 delle acque di Cipro </strong>è stata bloccata dalla Marina turca che, infine, ha costretto l’imbarcazione a tornare nel porto di Cipro rischiando, peraltro, di speronare la Saipem durante le manovre, tutt’altro che “diplomatiche” proprio come la politica del presidente <strong>Erdogan</strong>, accolto in pompa magna a Roma qualche giorno prima. </p>
<p>Altro elemento da tenere in considerazione sono le voci di molti analisti e un&#8217;inchiesta del <em><a href="https://www.nytimes.com/2017/08/23/magazine/perche-un-ricercatore-universitario-italiano-e-stato-torturato-e-ucciso-in-egitto.html" target="_blank">New York Times</a></em> che, senza inutili complottismi, hanno fatto notare la coincidenza della scoperta di Zohr con l’uccisione di Giulio Regeni, avvenuta solo pochi mesi dopo l’annuncio del supergiacimento a largo delle acque egiziane. Tra le tante ipotesi delle ragioni che hanno portato all’omicidio del giovane ricercatore italiano c’è la teoria che sia stato ucciso per minare i rapporti tra il governo italiano e quello egiziano, uno dei partner più importanti per Roma soprattutto alla luce della scoperta di Zohr.</p>
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		<title>Gli hotspot non li vuole nessuno E ora l&#8217;Africa si ribella all&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/hotspot-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jul 2018 08:20:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2603" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Esternalizzare il problema migranti portando gli hotspot al di là dei confini europei, possibilmente in Africa. È questo uno dei piani teorizzati nel Consiglio e su cui puntano molti governi dell&#8217;Unione europea. Se nessuno vuole immigrati sul proprio territorio, allora che si portino altrove i centri di identificazione, di smistamento e di rimpatrio, i famosi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/hotspot-europa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/hotspot-europa.html">Gli hotspot non li vuole nessuno E ora l&#8217;Africa si ribella all&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2603" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p><strong>Esternalizzare</strong> il problema migranti portando gli <strong>hotspot</strong> al di là dei confini europei, possibilmente in <strong>Africa</strong>. È questo uno dei piani teorizzati nel Consiglio e su cui puntano molti governi dell&#8217;Unione europea. Se nessuno vuole immigrati sul proprio territorio, allora che si portino altrove i centri di identificazione, di smistamento e di rimpatrio, i famosi hotspot.</p>
<p>Ma la soluzione auspicata da molti governi rischia di naufragare perché questi si dimenticano un passaggio fondamentale. E cioè che gli Stati africani non vogliono diventare il confine esterno dell&#8217;Ue.</p>
<h2>Perché gli Stati africani dicono &#8220;no&#8221;</h2>
<p>I Paesi dell&#8217;Africa settentrionale <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.huffingtonpost.it/2018/06/29/hotspot-esterni-una-raffica-di-no-si-abbatte-su-bruxelles_a_23471253/?utm_hp_ref=it-homepage">hanno risposto in blocco &#8220;no&#8221;</a> all&#8217;idea paventata da Bruxelles. Non c&#8217;è un Paese che abbia accolto favorevolmente l&#8217;ipotesi idi ospitare hotspot europei per migranti provenienti dal Sahel. E i motivi sono abbastanza evidenti.</p>
<p>Da un punto di vista politico<strong>, gli Stati africani non si considerano responsabili</strong> del flusso dei migranti né ritengono corretto che i loro territori siano presi come &#8220;parcheggi&#8221;. I governi della fascia mediterranea dell&#8217;Africa considerano questi flussi un problema di ordine pubblico. E in altri casi, se non un problema, <strong>uno strumento di pressione nei confronti dell&#8217;Europa</strong>, decidendo come e quando aprire i rubinetti della tratta di esseri umani.</p>
<p>Da un punto di vista culturale, inoltre, gli Stati africani non tollerano la presenza militare degli Stati europei, ricordano il passato (neanche troppo remoto) coloniale. I governi sarebbero immediatamente preda delle opposizioni che avrebbero in mano una carta fondamentale per mobilitare i cittadini. E il rischio che in queste proteste si uniscano rivoltosi in grado di dare una sterzata violenta è molto facile.</p>
<p></p>
<h2>Il fronte comune degli Stati nordafricani</h2>
<p>Gli Stati della fascia settentrionale dell&#8217;Africa sembrano uniti in una strategia condivisa. Non appena dal Consiglio europeo sono trapelate<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://elpais.com/internacional/2018/06/19/actualidad/1529419898_385706.html"> le possibilità di esternalizzare la questione migranti</a>, tutti hanno avuto la stessa reazione: contrarietà assoluta.</p>
<p>Il Marocco, Paese tra l&#8217;altro menzionato nel documento finale del Consiglio europeo, si è dichiarato contrario a qualsiasi ipotesi sugli hotspot sul suo territorio. Il ministro degli Esteri marocchino, <strong>Nasser Bourita</strong>, incontrando a Rabat il suo omologo spagnolo Josep Borrell <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/06/28/no-a-hotspot-per-migranti-nel-nostro-paese-marocco-top10_20180628_182539">ha confermato</a> che &#8220;il Marocco respinge e ha sempre respinto questo genere di metodi per la gestione della questione dei flussi migratori&#8221;.</p>
<p>Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri algerino, <strong>Abdelkader Messahel</strong>, che a <em>Radio France International</em> <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/06/28/algeri-esclude-centri-per-migranti_fde817d2-17d2-48da-9277-8fef8f06bc10.html">ha detto di escludere ogni  tipo di centro di detenzione</a> sul proprio territorio. &#8220;Affrontiamo già gli stessi problemi. Procediamo a dei rimpatri, ma lo facciamo secondo gli accordi che abbiamo con i Paesi vicini&#8221;, ha dichiarato il ministro algerino. &#8220;Non mi interesso direttamente a quello che gli europei possono fare. Sono affari loro. Credo che gli europei abbiano sufficienti capacità, mezzi e immaginazione per gestire questo tipo di situazione&#8221;</p>
<p>Della stessa idea il ministro degli Esteri tunisino <strong>Khemaies Jhinaoui</strong>. In un&#8217;intervista al quotidiano <em>Al Arab</em>, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2018/06/29/tunisia-da-noi-nessun-centro-migranti_650e0e47-f5cf-4800-ba9d-9cbff7065201.html">il ministro ha detto</a>: &#8220;Non accettiamo di aprire queste piattaforme per accogliere e riunire i migranti irregolari sul nostro suolo, è una proposta che non risolve il problema lo sposta semplicemente dal mare alla terraferma&#8221;. Jhinaoui ha inoltre ribadito che &#8220;la Tunisia protegge i propri confini e quindi assolve nel migliore dei modi ai propri doveri&#8221;.</p>
<p></p>
<h2>Haftar contro gli hotspot l&#8217;Italia</h2>
<p>In Libia la situazione appare anche più complessa. Ed è quello il Paese su cui punta invece l&#8217;Italia. Khalifa Haftar, l&#8217;uomo forte della Cirenaica, ha affermato che <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.agi.it/breakingnews/migranti_haftar_no_a_presenze_militari_straniere_in_libia-4085526/news/2018-06-29/">il suo esercito non tollererà &#8220;alcuna presenza militare straniera&#8221; in Libia</a>. Il leader libico considera la questione migratorie come un &#8220;pretesto&#8221; per invadere il territorio africano.</p>
<p>Parole molto importanti che indicano quali siano i problemi che si trova ad affrontare il nostro Paese, dove al di sotto della Sicilia non ha soltanto uno Stato quasi fallito, ma fazioni che possono usare gli hotspot come arma politica per colpire il governo di Fayez Al Serraj, nostro interlocutore.</p>
<h2>La mano della Francia</h2>
<p>Come se non bastasse, a complicare i piani dell&#8217;Italia e di chi progetta centri in Africa, c&#8217;è la <strong>Francia</strong>. Non è un mistero che Parigi e Roma abbiano rapporti molto turbolenti. Come non è un mistero che la Francia abbia il controllo di molte aree del <strong>Sahel</strong>, dove passano le tratte di migranti.</p>
<p>La Francia, e il suo presidente Emmanuel Macron, hanno un peso specifico notevole. Prova ne è che nelle ultime ore il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha ribadito <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/trenta-avverte-francia-sulla-libia-leadership-nostra-1546454.html">il ruolo di leadership italiana in Libia</a> contro la possibile che sia Parigi a guidare un&#8217;eventuale operazione nel Fezzan per controllare la tratta di migranti.</p>
<p>Del resto, la presenza di migliaia di militari impegnati nelle <a href="https://www.reuters.com/article/us-france-sahel/macron-france-ready-to-strengthen-force-in-sahel-fighting-islamists-idUSKBN1EH0JX">diverse operazioni del Sahel</a>, unite ai legami politici e d&#8217;intelligence con tutti i governi dell&#8217;ex impero coloniale, rendono la posizione francese molto vantaggiosa. Macron ha la chiave per fermare e regolare alcuni di questi flussi. E può imporsi sui governi locali. E questo,<strong> l&#8217;Italia rischia di pagarlo</strong>. Perché anche in Libia Macron ci sta scalzando.</p>
<p></p>
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		<title>Altro che &#8220;isola felice&#8221;:  il Marocco è una fabbrica di jihadisti</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 11:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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<p>Migliaia di foreign fighters partiti per l’Iraq e la Siria, cellule terroriste in giro per l’Europa, jihadismo collegato con il narcotraffico e con la tratta dei migranti. Chi pensava che il Marocco fosse l’isola felice dell’Africa settentrionale, probabilmente ha sbagliato. Il regno di Mohammed VI non è per niente un’oasi di pace in un mondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/altro-isola-felice-marocco-fabbrica-jihadisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170820202913_24064164.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170820202913_24064164.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170820202913_24064164-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170820202913_24064164-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170820202913_24064164-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Migliaia di foreign fighters partiti per l’Iraq e la Siria, cellule terroriste in giro per l’Europa, jihadismo collegato con il narcotraffico e con la tratta dei migranti. Chi pensava che il Marocco fosse l’isola felice dell’Africa settentrionale, probabilmente ha sbagliato. Il regno di<strong> Mohammed VI</strong> non è per niente un’oasi di pace in un mondo in guerra, ma è semplicemente un’altra faccia di come il terrorismo internazionale di matrice islamista abbia rafforzato la sua rete e si muova nell’ombra. Il Marocco non ha avamposti di <em>Daesh</em> che combattono nel suo territorio, non ha subito attentati devastanti, non ha moti di rivolta connotati dall’islam radicale &#8211; ad eccezione dei moti del Rif, che comunque possiedono una loro peculiarità storica e culturale. Ma questo non esime il regno di Rabat dall’essere uno dei Paesi-chiave dell’islamismo radicale.</p>
<p></p>
<p>Il Marocco non è un’isola felice, ma un sistema del tutto unico nel panorama del terrorismo internazionale. Il fatto che sia rimasto nell’oscurità rispetto ad altri Paesi, è in realtà dovuto principalmente al fatto che la furia degli attentati terroristici non lo abbia ancora colpito. Tuttavia, questa sorta di “pax” del terrorismo ha creato una percezione collettiva del Marocco non realistica, riducendo la sua importanza nel terrorismo internazionale, quasi che fosse un territorio libero da certi rischi. Purtroppo, i recenti attentati in Europa, così come i dati sulle partenze dei miliziani, mostrano una realtà ben diversa: il Marocco è preda del terrorismo internazionale. Ma con una differenza rispetto agli altri Paesi, e cioè che il Marocco è oggetto di reclutamento, ma non di attacchi, diventando in pratica uno dei principale hub dello jihadismo.</p>
<p></p>
<p>Dal Marocco sono partiti i giovani che hanno colpito Barcellona, Turku, Bruxelles e Parigi. Dal Marocco sono partiti migliaia di foreign fighters per combattere in Iraq, Siria e Libia. Un numero impressionante di marocchini è coinvolto in varie forme nel terrorismo internazionale e l’intelligence europea non è ignara di questa minaccia. Lo jihadismo marocchino è, infatti, molto più sottile e ramificato rispetto a quello di altri Paesi, perché si fonda su organizzazioni non soltanto ideologiche, ma soprattutto criminali. La povertà, l’emarginazione sociale e la mancanza di lavoro, sono elementi su cui si basa non soltanto la politica di reclutamento del Califfato, ma anche quella della criminalità organizzata, che in Marocco si fonda sul traffico dei migranti e sul narcotraffico. Droga, emigrazione, jihadismo, formato tre binari del terrore che si uniscono e formano un blocco pericolosissimo per la sicurezza europea, e la Spagna, in particolare, è il primo Paese ad essere minacciato da questa situazione esplosiva, non solo per la vicinanza geografica al Marocco, ma anche per la presenza di Ceuta e Melilla. Le due enclave sono un punto nevralgico del terrorismo internazionale, perché una volta infiltrati nelle due città, i terroristi si sono automaticamente infiltrati in Europa.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;626&#8243; gal_title=&#8221;FAMIGLIA MAROCCHINA TERRORISTA DI BARCELLONA&#8221;]</p>
<p>L’intelligence di Madrid ha da tempo intavolato rapporti di collaborazione strettissimi con le forze di sicurezza marocchine. Rabat si è dimostrata disposta a collaborare, ed ha attivato operazioni delle forze dell’ordine su tutto il territorio per contrastare in particolare il traffico di armi, droga e di migranti.<strong> Nella lotta al terrorismo islamico, il governo marocchino si è impegnato con lo smantellamento di centinaia di cellule jihadiste e aiutando le forze occidentali nell’individuare le minacce per gli altri Paesi</strong>, ma il problema vero risiede nel fatto che il risveglio del terrorismo islamico in Nord Africa rischia di trovare un Marocco completamente impreparato e privo di fondi per far fronte a fenomeni che potrebbero presto coinvolgerlo. Il flusso di migranti è in aumento, e con esso i rischi che i gruppi legati ad Al Qaeda nel Maghreb si finanzino e trovino nuovi combattenti. Secondo gli ultimi dati, la rotta dell’Africa occidentale sta diventando sempre più utilizzata dai trafficanti di uomini, e questo innesca un pericoloso circuito di traffici che passano in territori controllati dalla criminalità organizzata e legati anche al terrorismo islamico. Traffici che arrivano in Spagna e che si legano allo jihadismo iberico, fomentando quindi una filiera che unisce il Nordafrica all’Europa utilizzando le centrali terroristiche presenti in territorio spagnolo. Una minaccia da non sottovalutare, e che l’attentato delle Ramblas ha dimostrato essere tutt’altro che remota: il Marocco è tutt’altro che escluso dal terrorismo islamico. Il fatto che sia passato nell’ombra potrebbe anzi averlo trasformato in uno degli avamposti più pericolosi per l’Europa.</p>
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		<title>Melilla, il Truman Show africano</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/mellila-truman-show-africano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 10:42:32 +0000</pubDate>
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<p>Niente è come sembra Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! Comincia con queste battute il “The Truman show”, film del 1998 diretto da Peter Weir ed interpretato da Jim Carrey. La pellicola candidata a tre premi Oscar si basa sulla storia di Truman Burbank che ignaro, vive all’interno di un immenso studio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/mellila-truman-show-africano.html">[...]</a></p>
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<h2>Niente è come sembra</h2>
<p>Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! Comincia con queste battute il “<strong>The Truman show</strong>”, film del 1998 diretto da Peter Weir ed interpretato da Jim Carrey. La pellicola candidata a tre premi Oscar si basa sulla storia di Truman Burbank che ignaro, vive all’interno di un immenso studio televisivo circondato da attori ed osservato da milioni di telespettatori ventiquattro ore al giorno. Questa la sensazione che si ha una volta arrivati a <strong>Melilla</strong>, l’enclave spagnola nel nord del Marocco, una città di 73mila attori in un set cinematografico costruito per il turista.</p>
<p>A Plazas de Las Culturas Josè spiega ai pochi presenti le particolarità di Melilla La Vieja, la città vecchia, e la suastoria. Colonia fenicia dal 72 d.C. passò sotto il dominio romano, mussulmano e poi marocchino fino al 1497 quando venne occupata dagli spagnoli della Reconquista, da allora ha subito molteplici tentativi di annessione da parte del Marocco. Con una superficie di 12 km2 si presenta come una città spoglia, vuota, disabitata. Nelle piazze, panchine rovinate dal tempo sperano invano che un passante si sieda mentre sembra quasi di sentire le risate di bambini che si rincorrono all’ombra dei pochi alberi verdi e rigogliosi.</p>
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<p>Allontanandosi dal centro città invece la situazione cambia. Dalla desolata Spagna i pochi chilometri che separano la città vecchia dal confine con il Marocco conducono dritti al cuore di un altro Paese. Cambia tutto, le persone, la lingua, l’ordine, gli edifici: un uomo disteso mette insieme i pezzi del motore della sua auto così battuta da non avere più forma, un altro litiga con tre agenti della Guardia Civil, una colonna di decine e decine di auto suonano e strillano per passare per primi, accanto due ragazzi dormono distesi su  dei cartoni all’ombra di una palma. Sulla sinistra il puesto fronterizo di Beni-Enzar, la dogana internazionale tramite la quale si entra in Marocco; sulla destra un grande spiazzo sabbioso dove un formicaio di uomini, donne velate, giovani e vecchi si allineano fino a formare una fila lunga mezzo chilometro.</p>
<p></p>
<h2>I Portadores</h2>
<p>Sono i “<strong>portadores</strong>” che ogni giorno fanno la spola tra Spagna e Marocco portando sulle spalle chili mercanzia e sui volti la fatica del loro lavoro. Melilla, come la vicina Nador in Marocco non ha alcun tipo di produzione ed esporta solo merce importata a sua volta. Dalla penisola iberica arrivano navi cariche ogni giorno: scarpe, cibo, alcool, carta igienica, ruote vengono scaricate al porto, trasportate su dei furgonicini fino alle dogane di Beni-Enzar e Barrio Chino ed esportate a spalla dai portadores. Le merci potrebbero tranquillamente passare per la dogana carrabile ma verrebbe applicata una tassa che per quella pedonale non è prevista.</p>
<p><div id="gallery_193126" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_193126 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-20_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-20_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-18_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-18_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-23_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-23_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-15_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-15_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-24_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-24_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-19_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-19_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-14_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-14_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-35_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-35_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-32_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-32_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-30_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-30_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-31_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-31_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-16_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-16_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-36_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-36_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>Dal lunedì al giovedì, dalle 9.00 alle 12.00 la colonna stanca ed urlante conta fino a 7000 persone coordinate dagli agenti della Policia Nacional che non si fa scrupoli ad usare i manganelli per snellire il traffico. Un uomo di 62 anni carico di rotoli di scottex confessa che il guadagno per ogni viaggio tra Europa e Africa è di circa 10 euro e che ogni giorno riesce a compierlo quattro o cinque volte ma dipende; ha la faccia stanca e segnata dal lavoro.  Dietro di lui un uomo dal passo incerto si aggrappa ad un compagno, toglie gli occhiali scuri rivelando due fessure: le pupille bianche, opacizzate dalla cecità sono incorniciate da un volto sfinito e da una lunga cicatrice sulla guancia destra. Juan Antonio Martin Rivera, l’addetto stampa della Policia Nacional, mi rivela che alcuni di questi portatori sono spagnoli residenti a Melilla che senza la speranza di un lavoro sono costretti a fare questo per sopravvivere.</p>
<h2>La disoccupazione e i flussi migratori</h2>
<p>Nel 2016 la città ha fatto registrare il<strong> più alto tasso di disoccupazione</strong> in Europa insieme alla sorella Ceuta, rispettivamente 69,1% e 63,3%, la maggior parte dei cittadini è impiegata negli uffici pubblici e riceve un sussidio affinché rimanga residente nell’enclave. Seaheaven, la città nella quale è ambientato “The Truman show”, è circondata da una bolla di cemento e acciaio dalla quale non si può né uscire né entrare, il giorno e la notte sono artificiali così come il mare ed i fenomeni atmosferici. Tutto è deciso in maniera arbitraria da Christof, il regista-burattinaio del programma televisivo. Come quest’ultima, Melilla è stata recintata agli inizi degli anni ’90 per cercare di fermare o diminuire il flusso migratorio proveniente dai paesi dell’Africa Sub-sahariana.</p>
<p></p>
<p><div id="gallery_193116" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_193116 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-42_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-42_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-39_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-39_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-38_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-38_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-43_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-43_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-45_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-45_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-44_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-44_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-07_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-07_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-48_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-48_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>Attraverso le enclavi spagnole scorre infatti la “Western Mediterranean route” (Frontex), una tratta percorsa nel 2015 e 2016 da un totale di 30.000 migranti. La particolarità di questa rotta è che non prevede l’attraversamento in barca del Mar Mediterraneo, molto rischioso e costoso. I migranti che non posso permettersi economicamente di pagare i 1000-2000 euro agli scafisti percorrono questa rotta, sono dunque i più poveri tra i poveri, i più disperati tra i disperati. Così affermano due ragazzi della Guinea di 18 e 19 anni, arrivati in Marocco in gennaio ed entrati in Spagna ad aprile dove devono rimanere per un totale di sei mesi prima di essere trasportati nella penisola iberica. Camminano sotto l’impressionante recinzione che delimita l’Europa e mi domando cosa provino ora a stare liberamente sotto quella che fino a poco tempo fa rappresentava il confine tra la sofferenza e la libertà.</p>
<p>&#8220;Quieres una foto?&#8221; dice Juan Antonio Martin Rivera, dell’ufficio stampa della Guardia Civil: un uomo robusto, senza divisa, con l’aspetto da capocantiere appassionato al vino. Mi mostra orgoglioso la recinzione nel Pino de Rostrogordo, il punto più a Nord dove acciaio e filo spinato terminano a strapiombo sul Mar Mediterraneo. Le barriere di separazione sono così composte: una prima recinzione di 2m circa coronata da filo spinato con pattuglie dell’esercito marocchino ogni 500m, un fossato profondo circa 5m, una seconda recinzione marocchina strapiombante e spinata alta 6m ed una spagnola della stessa altezza verticale fatta di una rete così fitta da oscurare il sole, infine la Guardia Civil che controlla il confine con telecamere e sensori di movimento. La domanda sorge spontanea: con così tanti controlli, ostacoli e pericoli come è possibile che i migranti sub-sahariani continuino a saltare le recinzioni? Come già scritto vi ricordo che… tutto è deciso in maniera arbitraria…</p>
<h2>La pressione marocchina</h2>
<p>Melilla è una città spagnola immersa in territorio marocchino che non produce, che non esporta, che non ha potere. In questo angolo di Europa,<strong> è il Marocco a comandare</strong>. L’esercito marocchino sa benissimo dove i migranti vivono prima di tentare il salto, riesce a controllarli e a bloccarli, solo che non sempre lo fa. Usa questo flusso migratorio per gestire la pressione sull’enclave e quindi sul governo spagnolo e sull’Europa; la città e il suo CETI (Centro temporaneo per migranti) sono sovraffollati e nuovi arrivi equivalgono a nuovi problemi. Quando gli accordi tra i due stati sono solidi e fruttuosi in centinaia tentano il salto e non uno riesce a passare (800 hanno tentato di entrare a Ceuta il 4 Luglio 2017 e nemmeno uno è passato), quando invece il Marocco vuole chiedere qualcosa al  governo Spagnolo come aiuti economici, agricoli, lasciapassare per i portadores ecc.. le maglie si aprono e i migranti riescono ad entrare.</p>
<p>A Melilla la Vieja nel frattempo la visita guidata si è conclusa, Josè congeda i visitatori ricordando che, se anche la città ha dovuto affrontare varie angherie nel corso dei secoli loro rimangono e rimarranno sempre spagnoli. I turisti tornano nei loro alloggi soddisfatti portando con sé il ricordo di una città serena, pacifica e tranquilla. Il fatto è “che crediamo nella realtà per come ci viene presentata” (The Truman show) senza spingersi oltre, senza ricercare una nostra più profonda, più vera e personale Verità. È tempo che ognuno di noi capisca in che mondo viviamo e si renda conto che siamo condizionati da ciò che ci sta attorno e da chi vuole renderci sordi e cechi di fronte alla realtà. In ognuno di noi c’è una parte di Truman Burbank ma con consapevolezza e determinazione possiamo fuggire da questo sistema e tornare ad essere liberi.</p>
<p><em><strong>Foto e riprese di Riccardo Sartori</strong></em></p>
<p></p>
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		<title>Dal Marocco parte una nuova &#8220;Primavera araba&#8221;?</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/dal-marocco-parte-nuova-primavera-araba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2017 09:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo sei anni forse è cominciata una nuova “Primavera araba”. Ma questa volta l’epicentro della rivolta è il Marocco, quello che sembrava il più stabile fra i Paesi arabi ed era stato appena sfiorato dalle rivoluzione che nel 2011 avevano spazzato via uno dopo l’altro i raiss del Nordafrica. Il punto di crisi è Al-Hoceima, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/dal-marocco-parte-nuova-primavera-araba.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/LAPRESSE_20170721110906_23835345-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo sei anni forse è cominciata una nuova “Primavera araba”. Ma questa volta l’epicentro della rivolta è il Marocco, quello che sembrava il più stabile fra i Paesi arabi ed era stato appena sfiorato dalle rivoluzione che nel 2011 avevano spazzato via uno dopo l’altro i raiss del Nordafrica.</p>
<p>Il punto di crisi è Al-Hoceima, il capoluogo del Rif, la regione più a nord del Marocco. È regione montuosa, delimitata dalla catena che le dà il nome e dove abita la popolazione di origine berbera. Le manifestazioni si susseguono giorno dopo giorno, sempre più tese, e i lanci di lacrimogeni non bastano più a disperdere i manifestanti in marcia contro il governo. </p>
<p>Contro l’Hogra</p>
<p>I disordini sono cominciati ad Al-Hoceima nello scorso ottobre, quando il giovane pescivendolo Mohcine Fikri è stato arrestato, picchiato dalla polizie, ed è morto schiacciato in un camion di rifiuti, mentre cercava di recuperare i pescespada confiscati dagli agenti, perché catturati fuori stagione. Un episodio che ricorda quello del venditore ambulante che si diede fuoco nel dicembre del 2010 in Tunisia, innescando la rivoluzione dei gelsomini.</p>
<p></p>
<p>Le manifestazioni in ricordo di Mohcine Fikri si sono trasformate in proteste di massa contro l’”Hogra”, una parola locale che significa “abuso di potere”, “arroganza di chi comanda”. A capo della rivolta sono i membri del movimento al-Hirak al-Shaabi, che chiedono la fine della “repressione” del governo e gli abusi della polizia.</p>
<p>Il governo ha sottovalutato all’inizio la portata delle proteste e ora fatica e riprendere il controllo della situazione. Lo stesso re Mohammed VI ha criticato i suoi ministri, soprattutto per i mancati investimenti, pure decisi e finanziati, ma divorati dalla corruzione. Il Rif resta la più povera delle regioni marocchine, e i berberi si sentono trascurati, emarginati dalla maggioranza araba che ha tutto il potere.</p>
<p>“Lunga vita a Zefzafi”</p>
<p>Ma le proteste stanno mobilitando i giovani di tutto il Paese, anche arabi. Ali, un ricercatore di scienze politiche di al-Hoceima che vive in Canada, ha dichiarato ad Al-Jazeera di essere tornato in città per mostrare il suo sostegno al movimento Hirak. La polizia ha arrestato in questi giorni circa 12 attivisti, tra cui il capo di un sito web, Hamid El Mahdaoui.</p>
<p></p>
<p>La maggior parte dei negozi della città durante le manifestazioni è rimasta chiusa, e sia internet che i cellulari sono stati inutilizzabili. Nel quartiere di Sidi Abed, negli scontri con la polizia i dimostranti hanno cantato “Lunga vita al Rif&#8221; e “Lunga vita a Zefzafi”, in riferimento al leader della rivolta, Hirak Nasser Zefzafi, messo in prigione perché accusato di “attentato alla sicurezza dello stato”. L&#8217;arresto di Zefzafi, insieme a 150 suoi colleghi attivisti, ha portato alla marcia di solidarietà di giugno scorso a Rabat, con più di 100.000 manifestanti, e a scontri in tutto il Paese.</p>
<p>Giustizia per Mohcine Fikri</p>
<p>Nonostante ciò le posizioni del primo ministro Saadeddine El-Othmani sono concilianti. E anche il re Muhammad VI ha espresso “dispiacere e preoccupazione” per la situazione. Il sovrano nonostante le rivolte è ancora popolare tra i manifestanti. A differenza di suo padre, Hassan II, che schiacciò una rivolta negli anni 50, represse la cultura berbera e chiamò i suoi esponenti “selvaggi”, Muhammad invece riconosce le tradizioni berbere e ha in progetto di trasformare il Rif e la zona attorno a Tangeri, di fronte alle coste della Spagna, e dell’Europa, in un centro economico importante per la manifattura e il commercio.</p>
<p>I dimostranti però continuano a richiedere indagini sulla morte di Mohcine Fikri, il venditore di pesce, la liberazione dei prigionieri politici, la costruzione di università, ospedali e biblioteche nel Rif, meno corruzione e meno inefficienza da parte del governo. Anche se la povertà in Marocco è diminuita, la disoccupazione è vicina all’11%, anche più alta nelle zone interne.</p>
<p></p>
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