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	<title>Norbert Hofer Archives - InsideOver</title>
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	<title>Norbert Hofer Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sebastian Kurz, il millenial del conservatorismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 08:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Norbert Hofer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="742" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b-768x557.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Sebastian Kurz è il ministro degli Esteri dell&#8217;Austria. Ha soli 31 anni ed è già il principale candidato a divenire cancelliere nel prossimo, imminente futuro. Quando è diventato il titolare del suo dicastero aveva 27 anni ed era ancora uno studente di giurisprudenza. Adesso, Kurz è il leader dell&#8217; ÖVP, formazione ascritta genericamente al centrodestra, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sebastian-kurz-millenial-del-conservatorsimo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="742" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/28269273536_0b4c364365_b-768x557.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p><strong>Sebastian Kurz</strong> è il ministro degli Esteri dell&#8217;Austria. Ha soli 31 anni ed è già il principale candidato a divenire cancelliere nel prossimo, imminente futuro. Quando è diventato il titolare del suo dicastero aveva 27 anni ed era ancora uno studente di giurisprudenza. Adesso, Kurz è il leader dell&#8217; <strong>ÖVP</strong>, formazione ascritta genericamente al centrodestra, ma con forti accentuazioni programmatiche contro l&#8217;<strong>immigrazione incontrollata</strong>, ed è considerato il &#8220;responsabile&#8221; delle elezioni anticipate previste tra due settimane, le stesse che potrebbero regalargli il cancellierato. Dopo la militanza giovanile nel partito conservatore e la nomina ministeriale, infatti, Kurz è stato un ministro espressione del partito popolare, all&#8217;interno di una maggioranza composta da conservatori e socialdemocratici. Una grossa coalizione che non è riuscita a reggere le differenze di visione e le tensioni, nonostante la vittoria sofferta contro <strong>Hofer</strong>e lo spauracchio degli europeisti derivato dal doppio ballottaggio. E tra i litiganti più assidui, insomma, molti hanno indicato proprio Kurz che, dopo le dimissioni di Mitterlehner, è diventato a tutti gli effetti il più giovane leader di un partito europeo e, almeno secondo i sondaggi, il prossimo, probabile e giovanissimo cancelliere d&#8217;<strong>Austria.</strong>Non a caso, quindi, lo strappo dei popolari con i socialdemocratici è avvenuto temporalmente dopo la sua consacrazione a leader. Una scelta tattica, fatta anche in funzione dei buoni numeri a suo favore registrati dagli analisti politici. </p>

<p>Da quando Sebastian Kurz ha preso la leadership dei popolari nelle sue mani, del resto, i sondaggi non fanno che rappresentare un&#8217;ascesa costante del centrodestra austriaco. Dieci, nello specifico, sarebbero i punti percentuali guadagnati dall&#8217; ÖVP in questo anno a trazione Kurz. Il segreto di questa crescita sta nell&#8217;aver &#8220;rubato&#8221; alcune tematiche sulle quali il Partito della Libertà aveva costruito gran parte dei suoi consensi, sovrapponendosi, di fatto, ai populisti austriaci nello scacchiere elettorale. L&#8217;immigrazione, anzitutto, tema sul quale Kurz sta facendo una serratissima campagna elettorale. Quando nel 2015 c&#8217;erano stati i primi segnali di quella che poi si è rivelata essere una vera e propria crisi europea sull&#8217;immigrazione, Kurz ha presentato un piano di 50 punti al fine di favorire un&#8217;integrazione basata sulla conoscenza del linguaggio e della cultura nazionale, oltre ovviamente a ribadire la sua visione restrittiva in materia di ingressi indiscriminati a migranti non lavoratori. Una &#8220;politica delle porte chiuse&#8221; che il leader dell&#8217;ÖVP continua a propagandare, nonostante l&#8217;indignazione di molti esponenti politici confinanti, italiani compresi. Il giornalista <strong>Hans-Peter Siebenhaar</strong>, come riportato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2017/08/29/sebastian-kurz-cavalca-il-brennero-per-vincere-le-elezioni-in-austria/">qui,</a> ha scritto che il  leader dei conservatori austriaci è un &#8220;mago dell&#8217;autopromozione&#8221;, riferendosi all&#8217;eleganza nel vestire, allo stile politico e alla capacità di inseguire a tutti i costi il consenso, anche a quello di assumere posizioni politicamente scorrette.</p>

<p>Sebastian Kurz, in effetti, è uno dei primi casi di <em>millenial</em> in politica decisamente ostile alle istanze progressiste. E, con buone probabilità, il primo dei <em>millenials </em>che sarà dapprima chiamato a guidare una nazione d&#8217;Europa, per poi presiedere un semestre europeo nella seconda metà del prossimo anno. E anche sulla Brexit, Kurz non ha avuto remore nel dichiarare, rispetto all&#8217;esito del voto, che rappresenta  &#8220;paure e ansie&#8221; derivate da uno stato delle cose che accomuna tutto il vecchio continente. Differentemente da <strong>Strache</strong>, poi, il leader dell&#8217;FPO succeduto ad Hofer, Kurz non ha la fama di essere un &#8220;estremista&#8221; nè mantiene rapporti con gli altri partiti sovranisti d&#8217;Europa. Fattori che gli consentono di essere considerato in patria come un leader nascente e non come un pericoloso &#8220;populista&#8221;. Ma le corde che Kurz è solito toccare, sono le stesse suonate dall&#8217;FPO. Sugli sbarchi in Italia, ad esempio, si <a href="http://formiche.net/2017/08/29/sebastian-kurz-cavalca-il-brennero-per-vincere-le-elezioni-in-austria/">è espresso </a>così: &#8221; Sarebbe un errore interpretare i minori arrivi in Italia come una svolta. Ci sono un milione di persone che attendono in Libia di riuscire ad arrivare in Europa. L’Europa è tutt&#8217;ora lontana da una soluzione, e la politica d’asilo europea deve essere finalmente radicalmente cambiata… La gran parte delle persone che attraversano il Mediterraneo e sbarcano in Italia sono migranti economici, non hanno dunque alcun diritto d’asilo secondo la Convenzione di Ginevra. Dobbiamo bloccarli alla frontiera esterna, rifocillarli e riportarli indietro nei paesi di origine o di transito. Il salvataggio nel Mediterraneo non può più essere una sorta di biglietto d’ingresso per l’Europa&#8221;. Parole chiare, che non lasciano intravedere margini di trattativa con i sostenitori delle frontiere aperte. </p>

<p>Se Sebastian Kurz, come pare, dovesse davvero vincere le elezioni legislative austriache del prossimo 15 Ottobre, ci troveremmo dinanzi al primo capo di stato europeo pubblicamente contrario a quasi qualunque tipo di accoglienza che non preveda il ritorno in patria di chi ha intenzione di sbarcare nel nostro continennte. Un bello scherzo del destino, per i tanti sicuri che, con l&#8217;avvento dei Millenials al potere, le porte d&#8217;Europa si sarebbero spalancate a tutti.  </p>
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		<title>La destra austriaca fa tremare l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-destra-fa-tremare-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 09:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Norbert Hofer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="976" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-1024x651.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Da Pinkafeld (Austria). «Qui comincia la tempesta perfetta», dice Fritz, capo della comunità laica francescana di Pinkafeld, villaggio di cinquemila anime nella campagna del Burgenland, regione orientale dell&#8217;Austria che fino al 1921 era Ungheria. E da ieri, da quando il candidato di destra Norbert Hofer ha annunciato che l&#8217;Austria potrebbe seguire l&#8217;esempio di Londra e lasciare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-destra-fa-tremare-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="976" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1467387048-hofer-1024x651.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong>Da Pinkafeld (Austria).</strong> «Qui comincia la tempesta perfetta», dice Fritz, capo della comunità laica francescana di Pinkafeld, villaggio di cinquemila anime nella campagna del Burgenland, regione orientale dell&#8217;Austria che fino al 1921 era Ungheria. E da ieri, da quando il candidato di destra Norbert Hofer ha annunciato che l&#8217;Austria potrebbe seguire l&#8217;esempio di Londra e lasciare la Ue, il vento si sente più forte.All&#8217;eremo si sale dal paese percorrendo una strada bianca costeggiata dai capitelli in sasso della Via Crucis, costruiti per commemorare l&#8217;incendio della città da parte dei turchi nel 1532.«Un evento che continua a segnare l&#8217;anima del luogo; qui più che altrove il forestiero è percepito come un potenziale nemico, gli eventi degli ultimi due anni, con l&#8217;arrivo dei profughi dai Balcani, hanno inaugurato un tempo di paura, d&#8217;incertezza, ma anche offerto una risposta politica non convenzionale», dice l&#8217;anziano pellegrino che ha imparato l&#8217;italiano nei suoi annuali viaggi a piedi fino ad Assisi. «Non mi sorprende che la tempesta politica perfetta che colpirà l&#8217;Europa nei prossimi mesi cominci da qui. Sembra strano ma c&#8217;è un collegamento tra il Michigan e il Burgerland, tra la rivoluzione di Trump e quella che potrebbe spazzare via l&#8217;establishment europeo, a partire dalla piccola Austria».La data è il 4 dicembre, stesso giorno del referendum italiano: l&#8217;Austria vota per il nuovo presidente e il favorito da tutti i sondaggi è Norbert Hofer, 45 anni, esponente dell&#8217;Fpö, partito della Libertà, destra tradizionalista e identitaria, fondato negli anni Cinquanta da alcuni ex ufficiali nazisti e poi parzialmente sdoganato dal carinziano <strong>Jörg Haider</strong>, il padre di tutti i nazional-populisti europei e spauracchio del continente per alcuni anni fino alla sua morte si parlò di complotto &#8211; in un incidente stradale nel 2008.Oggi l&#8217;epicentro del ribaltone è questa cittadina a un centinaio di chilometri a sud-est di Vienna, perché Pinkafeld è la roccaforte di Hofer, l&#8217;uomo nuovo in odore di nostalgia: la sua casa in Steinamangergasse è presidiata discretamente da un&#8217;auto con due poliziotti che fanno le parole crociate al cellulare, piazzati davanti alle alte mura in cemento armato che circondano la villetta e costruite recentemente, come dice il ferramenta dirimpettaio, per una «sua specie di ossessione per la sicurezza; Hofer porta sempre una pistola Glock nove millimetri alla cintola e pare che abbia generato una moda, tipo il Nebraska», ride compiaciuto dietro il banco.I manifesti elettorali sono esposti sempre in par condicio, uno di Hofer e uno del rivale, Alexander Van der Bellen, elegante intellettuale ex comunista di 72 anni oggi candidato per i Verdi. «Rivogliamo indietro la nostra Austria», si legge sotto la faccia da ragazzino gentile e ambizioso di Hofer. Un Paese economicamente sano (anche se parliamo di una ricchezza nazionale paragonabile a quella della Lombardia), ma che non si riconosce più, in piena crisi identitaria, incapace di sanare le frustrazioni post asburgiche e troppo piccolo per trovare un ruolo adeguato sia in Europa sia nel mondo globale. L&#8217;Austria è così nel pallone che si è addirittura attirata le ironie del mondo per aver dovuto prima annullare il ballottaggio del 22 maggio (vinto da Van der Bellen per 31 mila voti) a causa di irregolarità in fase di scrutinio e successivamente rinviare, in settembre, la ripetizione della tornata per la scarsa qualità della colla delle buste del voto postale.Vedremo se il 4 dicembre sarà la volta buona. Nel frattempo, mentre il ministero dell&#8217;Interno provvedeva a cambiare marca di colla, è cambiato il mondo. I «miserabili» (come Hillary Clinton ha definito i fan del magnate) hanno portato Trump alla Casa Bianca, una vittoria della destra anti-sistema destinata a spazzare via le riserve di molti elettori europei nei confronti di figure politiche scorrette, ma ora legittimate dall&#8217;endorsement di The Donald e company: un processo di consenso per emulazione, un&#8217;energia cinetico-politica che potrebbe passare da Hofer a Marine Le Pen, da Vienna a Parigi, ad Amsterdam a Berlino a Budapest. «The charming populist», l&#8217;ha definito il Daily Thelegraph, secondo cui l&#8217;approccio soft di Hofer è controbilanciato dalla gravitas del suo incedere claudicante, conseguenza di una caduta in parapendio nel 2003 che gli lesionò la spina dorsale.«Cerbiatto feroce», «lupo travestito da agnello», dicono a Vienna, dove impazza il gioco di scarabocchiare la sua immagine con i baffetti da Führer. Lui se ne frega perché non è nelle città dove l&#8217;ingegnere aeronautico e sconosciuto addetto stampa del Fpö nel Burgenland è decollato: alle elezioni di maggio il 70 per cento dei suoi voti è arrivato dalle periferie operaie, dal contado, dai piccoli agricoltori nemici di Bruxelles e dalle valli sempre più abbandonate da uno Stato che pare girare le spalle alle Alpi e alle mucche per investire nell&#8217;eccellenza di Vienna, da anni ai vertici mondiali per qualità metropolitana della vita. È oltre le mura delle città, in Austria come nel Mid West, che certe parole d&#8217;ordine funzionano: il richiamo antimoderno alla tradizione, all&#8217;orgoglio, all&#8217;integrità etnica, a una comunità unita dal sentimento d&#8217;appartenenza, insomma quella intima, patriottica ed esclusiva Heimat che Hofer qui a Pinkafeld coltiva abilmente con una retorica acquisita in anni di «neurolinguistica applicata», l&#8217;arte di far giungere messaggi a bersaglio apparendo disarmati e ingenui, come quando promette di rimpatriare tutti i rifugiati musulmani arrivati negli ultimi 12 mesi (in Austria sono 100mila i richiedenti asilo in una popolazione di poco più di otto milioni di austriaci), o di mettere fuorilegge il burka. Nel suo manifesto ha addirittura riesumato parole off limits nel lessico tedesco come volksgameinschaft, il richiamo all&#8217;unità delle genti germaniche.I media e la sinistra lo accusano di apologia del nazional socialismo, ma improvvisamente non trovano più ascolto, soprattutto dopo il ribaltone di Washington: «Siamo stati offesi e umiliati per tanti anni», dice Roland Schispek, 69 anni, medico in pensione, «io stavo a sinistra, ma sono stanco di questi poliziotti metropolitani della parola, se non sei femminista sei nazista, se non sei ambientalista sei un troglodita&#8230; Hofer non vincerà per il voto anti Bruxelles o anti immigrati, vincerà perché vogliamo riprenderci la libertà di parola. Come? Votando». Potrebbe essere il primo presidente di destra-destra a essere eletto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Addirittura nella terra che ha dato i natali a Hitler. Hofer avrà il potere di nominare Cancelliere l&#8217;uomo forte del partito, Heinz-Christian Strache, assai meno charmant di Hofer e con un approccio molto più muscolare, ad esempio nel dichiararsi vicino a Marine Le Pen, a Frauke Petry di Alternativa per la Germania e all&#8217;olandese Geert Wilders, «alleati nel combattere l&#8217;invasione islamica».Altri sono i rapporti che si profilano nei confronti dei confinanti del Sud. I dioscuri nazionalisti austriaci non celano i loro sentimenti anti-italiani nell&#8217;auspicare l&#8217;autodeterminazione dei tedeschi dell&#8217;Alto Adige e alla creazione del Grande Tirolo: «Bisogna rimarginare la ferita, tornare uniti», ha detto recentemente Strache. «Ci sono ora le condizioni per un solo Tirolo», ha detto nel 2015 Hofer. Non è forse un caso che negli ultimi tempi c&#8217;è gran esibizione di mauser nelle parate degli Schützen tirolesi e a Bolzano con sempre maggiore disinvoltura si cancellano nomi e simboli italiani. Sentono che oltre il Brennero sta cambiando l&#8217;aria, è arrivato il momento propizio tanto atteso.<strong>Marzio G. Mian</strong></p>
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