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		<title>Il Natale dei cristiani sopravvissuti all&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/natale-dei-cristiani-sopravvissuti-allisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2017 08:26:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700-768x525.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>L’estate del 2014, per il medio oriente, sarà molto difficile dimenticarla: nel giro di poche settimane, intere comunità secolari e che da decenni facevano parte del tessuto sociale di Siria ed Iraq, sono state spazzate via da un cataclisma militare e politico rispondente al nome di ‘Stato Islamico’, proclamato nel luglio di quell’anno presso la moschea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/natale-dei-cristiani-sopravvissuti-allisis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/natale-dei-cristiani-sopravvissuti-allisis.html">Il Natale dei cristiani sopravvissuti all&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1467275532-cristiani-siria-1024x700-768x525.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>L’estate del 2014, per il medio oriente, sarà molto difficile dimenticarla: nel giro di poche settimane, intere comunità secolari e che da decenni facevano parte del tessuto sociale di Siria ed Iraq, <strong>sono state spazzate via da un cataclisma militare e politico rispondente al nome di ‘Stato Islamico’</strong>, proclamato nel luglio di quell’anno presso la moschea di Mosul durante un discorso del sedicente califfo Al Baghdadi. Le bandiere nere si sono avventate, su queste regioni, al pari di una lunga onda di tsunami capace di radere al suolo interi territori: sono state tagliate le croci, distrutte le Chiese, aggrediti e perseguitati gli appartenenti alla minoranza yazida, tutto ciò che sembrava essere lontano dall’ideologia di morte del califfato è stato inghiottito dalla follia jihadista. In quel momento, migliaia di Cristiani hanno avuto l’atroce sensazione di non poter mai più rivedere le proprie terre natie: chi è riuscito a scampare alle uccisioni ed alle decapitazioni dei fondamentalisti, ha trovato riparo nelle regioni circostanti ma con lo spauracchio di vedere ulteriori avanzate delle bandiere nere. Oggi la situazione appare rovesciata: <strong>questo Natale sarà festeggiato in ogni comunità e villaggio</strong> dove i cristiani, prima della follia dell’ISIS, hanno sempre avuto una propria comunità.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone wp-image-37584 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/12/cristiani_perseguitati_strip-1.jpg" alt="cristiani_perseguitati_strip-1" width="984" height="130" /></a></p>
<p>Ad Aleppo è festa doppia</p>
<p>Non solo capitale economia di una Siria ancora in pace, ma anche crocevia multi religioso e multi etnico emblema della laicità dello Stato:<strong> fino al 2011, Aleppo era anche tutto questo</strong>; in città la comunità cristiana in quell&#8217;anno annoverava 150.000 fedeli ma oggi, secondo la fondazione ‘<em>Aiuto alla Chiesa che Soffre</em>’, sono circa 40.000. <strong>In tanti però sono in fase di ritorno</strong>: nel 2012 l’operazione militare attuata dei ribelli ha portato ad Aleppo diverse sigle jihadiste, le quali hanno subito iniziato a cancellare ogni riferimento alla presenza cristiana in città tra Chiese date alle fiamme e fedeli costretti a lasciare le proprie case; qui l’ISIS, durante i mesi in cui ha raggiunto il proprio apice nell’avanzata tra Siria ed Iraq, ha attecchito soltanto nella parte orientale della provincia, <strong>ma in città il fronte Al Nusra e gli alleati islamisti non hanno certo reso migliori le condizioni della minoranza cristiana</strong> rispetto alle comunità stanziate nei territori occupati dalle bandiere nere.</p>
<p>Le varie Chiese cristiane in questi anni hanno cercato di alzare la voce per far conoscere la situazione in Occidente: l’Arcivescovo maronita,  <strong>Joseph Tobji</strong>, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=S5P59nFqPgM">nell’ottobre del 2016 è stato anche ascoltato in audizione presso la Commissione Esteri </a>del nostro Senato e, in quella sede, ha denunciato le condizioni dei cristiani presenti ad Aleppo auspicando il ritorno dell’esercito regolare in tutta la città per riprendere una normale esistenza; anche l’arcivescovo siro – cattolico, <strong>Monsignor Jean-Clément Jeanbart</strong>,<a href="https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/il-vescovo-siriano-di-aleppo-cristiani-ritornate"> ha più volte fatto presente la persecuzione in atto contro i cristiani </a>nelle zone della città controllate dalle forze jihadiste. Questo Natale, per tutta Aleppo, non può quindi che assumere un sapore particolare e completamente diverso rispetto a quello degli ultimi anni: in questa città, distrutta ma adesso nuovamente unita e sotto il controllo del governo, in questi giorni <strong>non si festeggia soltanto il Natale ma anche il primo anniversario della sua liberazione.</strong></p>
<p>Pochi giorni prima delle festività dello scorso anno infatti, anche gli ultimi jihadisti hanno lasciato i quartieri da loro controllati dal 2012; simbolicamente, quando l’intera città è tornata a non avere più barricate improvvisate fatte di lamiere e detriti, sono stati montati diversi alberi di Natale pur tuttavia la ferita della guerra era, di fatto, troppo fresca nell’animo del territorio aleppino per poter per davvero respirare un clima natalizio. In questo dicembre 2017 invece, la situazione è radicalmente mutata: oramai Aleppo è libera dalle sacche jihadiste che per anni l’hanno tenuta sotto assedio,<strong> i cristiani possono tranquillamente festeggiare</strong> celebrando, allo stesso tempo, il primo anniversario della liberazione; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=hOIPlpQHq8k">alberi di Natale sono stati montati un po’ ovunque</a>, i quartieri cristiani sono illuminati dagli addobbi e le Chiese lentamente riescono a tornare alla loro funzionalità. <strong>Non tutti i cattolici ed i maroniti sono tornati a casa, ma il clima da più parti viene descritto come festivo e di grande speranza</strong>: in tanti infatti, vivono nella convinzione di vedere, entro il 2018, il rientro di gran parte della comunità per poter finalmente completare la festa e cominciare a ricostruire la società.</p>
<p>Si ritorna a festeggiare il Natale anche nella piana di Ninive</p>
<p>Mosul, con quella moschea secolare oggi distrutta che, nel luglio 2014, ha ospitato il discorso della proclamazione dello Stato Islamico, è diventata emblema dell’espansione dell’ISIS in Mesopotamia; attorno a questa secolare città, la terza più grande dell’Iraq, da secoli sono stanziate numerose comunità cristiane che compongono una minoranza ben assortita nel tessuto sociale di questa regione. La piana di Ninive non ha infatti avuto soltanto nei minareti e nelle moschee i propri tratti caratteristici, <strong>da queste parti anche le Croci e le campane risultano essere fondamentali peculiarità di villaggi e paesi</strong>; qui la liberazione è avvenuta da poco, per tanti cristiani che stanno rientrando si tratta del primo Natale passato a casa dopo tre anni. <a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/12/20/primo-natale-post-isis-aleppo-ninive_NpCrvoD8W6hg1iMlOooJPP.html?refresh_ce">All’AdnKronos </a>vi è, in tal senso, un’importante testimonianza ad opera di padre <strong>Georges Jaholadi</strong>, sacerdote cattolico di <strong>Qaraqosh</strong>, la città con più cristiani in Iraq: <em>“Si sta lentamente tornando alla normalità</em> – dichiara il prete – <em>Quasi tutte le parrocchie sono state riaperte, ci stiamo preparando al Natale”.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>Gli Occhi della Guerra sostiene i cristiani di Aleppo. <br />Se anche tu vuoi farlo </em><strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://acs-italia.org/dona-ora/" target="_blank">Dona online</a></strong><b> o tramite bonifico</b><br /><strong>Iban: IT67L0335901600100000077352 Banca Prossima</strong><br /><strong>Causale: ilgiornale per i cristiani<br /></strong><strong>Per conoscere tutti i progetti per aiutare i cristiani di Aleppo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm" target="_blank">guarda qui</a></strong></p>

<p> </p>
<p>C’è però adesso un’altra sfida da affrontare: terminata la fase militare, con l’ISIS cacciato via dai territori dove vivono i cristiani di Mesopotamia, <strong>ora è tempo di ritrovare la quotidianità</strong> ma la battaglia in tal senso appare  molto ardua da portare a termine; manca di tutto, spesso le raccolte promosse da ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’ servono per<strong> acquistare generi di prima necessità</strong>, ma anche coperte e vestiti per chi ha perso la casa durante il conflitto e non ha materialmente un luogo dove abitare. La vita in queste terre, tra Mezzelune e Croci, lentamente ritorna assieme a chi rientra dopo essere scappato nel 2014, <strong>ma più le settimane avanzano e più ci si rende conto del dramma</strong>: non solo la tragedia della guerra e la ricostruzione fisica di luoghi dove poter pregare, <strong>a Mosul come ad Aleppo e nelle regioni dominate dalle bandiere nere fino a qualche mese fa a mancare sono quegli elementi essenziali per poter ritrovare adeguata serenità</strong>. Il Natale è tornato, il clima di festa che si è riuscito a creare in questo scorcio finale di 2017 appare un vero e proprio miracolo, ma le sfide per i cristiani scampati ai massacri dell’ISIS sono ancora tante e la strada appare in salita.</p>
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		<title>Sacerdoti ricostruiscono i villaggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ninive-sacerdoti-linea-nella-ricostruzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 14:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
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		<category><![CDATA[Ninive]]></category>
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<p>Dopo aver celebrato la Messa, padre Georges Jahola si spoglia dei paramenti, si rimbocca le maniche e corre a coordinare i lavori. Nel villaggio iracheno di Qaraqosh, infatti, le case che un tempo appartenevano ai cristiani iracheni e che sono state danneggiate durante l’occupazione jihadista sono 6.727, di cui 115 sono state completamente distrutte. E a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ninive-sacerdoti-linea-nella-ricostruzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170515164719_23104228.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170515164719_23104228.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170515164719_23104228-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170515164719_23104228-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170515164719_23104228-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo aver celebrato la Messa, padre Georges Jahola si spoglia dei paramenti, si rimbocca le maniche e corre a coordinare i lavori. Nel villaggio iracheno di Qaraqosh, infatti, le case che un tempo appartenevano ai <strong>cristiani</strong> iracheni e che sono state danneggiate durante l’occupazione jihadista sono 6.727, di cui 115 sono state completamente distrutte. E a ricostruirle, per permettere ai cristiani iracheni di tornare, ci pensano i sacerdoti. Così, in <strong>Iraq</strong>, sono molti i religiosi che si improvvisano ingegneri, architetti o geometri. “Qui in Iraq se non ci pensa la Chiesa a far fronte alle necessità di questa povera gente non lo farà nessuno”, spiega padre Jahola, sacerdote caldeo membro del Nineveh Reconstruction Committee (NRC), l’organismo creato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, per coordinare la ricostruzione dei villaggi della Piana di Ninive, distrutti dai jihadisti dell’Isis.I sacerdoti hanno pianificato la <strong>ricostruzione</strong> attentamente, classificando le abitazioni in base ai danni riportati. “Cominceremo a ricostruire da quelle parzialmente danneggiate, così da permettere alle famiglie di rientrarvi al più presto”, ha spiegato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre padre Jahola. “Ci vorrà del tempo, ma siamo ottimisti”, dice il sacerdote. Gli sforzi di 40 ingegneri volontari e di oltre 200 operai si concentrano, quindi, per ora, “sui villaggi che sono stati per meno tempo nelle mani dello <strong>Stato Islamico</strong>”. Come quelli di “Telskuf e Bakofa”, spiega padre Salar Boudagh, vicario generale della diocesi di Alqosh e membro del Ninive Reconstruction Committee (NRC). Per ricostruire villaggi come quello di Batnaya, dove oltre l’80 percento delle case è stato distrutto, invece, ci vorrà molto più tempo.Non solo. Ci vorranno anche molti soldi. Per riparare una casa data alle fiamme servono, infatti, all’incirca, 25mila dollari, mentre per ricostruire un’abitazione totalmente distrutta ne occorrono almeno 65mila. Per ora, <strong>Aiuto alla Chiesa che Soffre</strong> ha messo a disposizione un contributo iniziale di 450 mila euro, che permetterà di ricostruire le prime cento case, ma la fondazione pontificia che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo, ha stimato che per la ricostruzione della piana di Ninive serviranno oltre 250 milioni di dollari.Prima di essere invasa dai jihadisti dello Stato Islamico nell’estate del 2014, la provincia di Ninive era disseminata di cittadine e villaggi a maggioranza cristiana. Erano 1450 le famiglie cristiane che vivevano a Telskuf, 110 quelle che abitavano a Bakofa, 950 a Batnaya, più di 700 a Telkef e 875 a Karamles. “La prima condizione per il ritorno di queste famiglie è la <strong>sicurezza</strong>”, sottolinea padre Boudagh. “Fortunatamente quest’area è pattugliata dalla Zeravani, una milizia cristiana di cui ci fidiamo ciecamente”, spiega il sacerdote.Sulla questione della sicurezza delle comunità cristiane irachene, il vescovo siro cattolico di Mosul, Boutros Moshe, il vescovo siro ortodosso della stessa città, Mar Nicodemus Daud Matti Sharaf, e l’arcivescovo siro ortodosso di Bartella, Mar Timotheos Musa al Shamany, hanno sottoscritto una dichiarazione in cui si chiedeva la creazione, nella piana di Ninive, di <strong>un’area autonoma protetta</strong>, riservata ai cristiani, da porre sotto l’egida della comunità internazionale. Il Patriarcato caldeo ha però preso le distanze, con un comunicato ufficiale, da questa proposta. Solo dopo la ricostruzione e il ritorno della stabilità nel Paese, infatti, ha spiegato il patriarcato citando le parole del patriarca Louis Raphael Sako, “potranno essere avviati processi per richiedere la creazione di nuove unità amministrative autonome, come strumenti per tutelare i diritti e la continuità di presenza dei gruppi etnico-religiosi minoritari”.</p>
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		<title>Mosul: &#8220;Donateci libri per ricostruire&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mosul-donateci-libri-per-ricostruire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 07:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La battaglia per la liberazione completa di Mosul è iniziata. Dopo quattro mesi di duri combattimenti che hanno portato alla conquista dei quartieri che si trovano nella sponda est del fiume Tigri, l’esercito iracheno, insieme ai peshmerga curdi, alle milizie sciite e con il supporto dei raid della coalizione internazionale puntano ad impadronirsi anche della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/mosul-donateci-libri-per-ricostruire.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170220181530_22252866-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/mosul-alloffensiva-obiettivo-liberare-capitale-dellisis-1366202.html" target="_blank">battaglia per la liberazione completa di <strong>Mosul</strong></a> è iniziata. Dopo quattro mesi di duri combattimenti che hanno portato alla conquista dei quartieri che si trovano nella sponda est del fiume Tigri, l’esercito iracheno, insieme ai peshmerga curdi, alle milizie sciite e con il supporto dei raid della coalizione internazionale puntano ad impadronirsi anche della parte ovest della città, tuttora nelle mani dei miliziani dello <strong>Stato Islamico</strong>.Ma l&#8217;Irak non è solo guerra. È anche storia millenaria. E Mosul, città erede dell’antica Ninive, la più famosa delle capitali dell’Assiria, è sempre stata un polo culturale e la sua università era una delle migliori del Paese. Le biblioteche ospitavano i manoscritti più preziosi e le stampe più rare di tutta la regione. Fino a quando, due anni fa, la furia islamista <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/fuoco-biblioteca-mosul-distrutti-migliaia-testi-antichi-1098853.html" target="_blank">ha distrutto gran parte del patrimonio</a>, bruciandolo. Proprio per questo, mentre si aspetta di tornare alla normalità, <a href="https://mosuleye.wordpress.com/campaign-book-and-literature-donations-to-the-libraries-of-mosul/" target="_blank">il blog <em>Mosul Eye</em></a>, che per anni ha raccontato le atrocità subite dai jihadisti guidati da <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong> in quella che viene considerata la capitale dell’ISIS in Irak, guarda al futuro e lancia una campagna internazionale per raccogliere libri.“Riorganizzare le biblioteche e riempirle di nuovo di volumi – si legge su <em>Mosul Eye</em> – è uno dei modi più significativi per ricostruire la civiltà di Mosul”. Si raccolgono “libri di tutte le discipline sia umanistiche che scientifiche e in tutte le lingue”. Una volta raccolti, “li catalogheremo e li prepareremo in attesa di poter restaurare e riaprire le principali biblioteche della città”.</p>
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		<title>Ninive cancella le tracce dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ninive-cancella-le-tracce-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 14:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Ninive]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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<p>Le bandiere nere con la Shahada, la professione di fede islamica, e il sigillo di Maometto al centro, dipinte sui muri dai miliziani del Califfato islamico, spariranno dai villaggi della Piana di Ninive, assieme a tutte le altre frasi di odio tracciate dai fondamentalisti sui muri delle città della Piana, dopo l’invasione dell’estate del 2014.Un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ninive-cancella-le-tracce-dellisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1477684062-image-1024x683.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1477684062-image-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1477684062-image-1024x683-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1477684062-image-1024x683-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Le <strong>bandiere nere</strong> con la <em>Shahada</em>, la professione di fede islamica, e il sigillo di Maometto al centro, dipinte sui muri dai miliziani del Califfato islamico, spariranno dai <strong>villaggi della Piana di Ninive</strong>, assieme a tutte le altre frasi di odio tracciate dai fondamentalisti sui muri delle città della Piana, dopo l’invasione dell’estate del 2014.Un gruppo di volontari locali, compresi alcuni personaggi in vista del distretto di al-Hamdaniyyah-Baghdida, nella provincia di <strong>Mosul</strong>, ha lanciato, infatti, una campagna per ripulire i muri di tutte le città della Piana di Ninive. L&#8217;obiettivo è quello di rimuovere le scritte, i graffiti, le bandiere e qualsiasi altro simbolo lasciato in queste città dai miliziani dello <strong>Stato Islamico</strong>. Compresa la famosa lettera araba “nun”, che i jihadisti tracciavano in rosso sulle case dei cristiani, ad indicare quelle case, come le case dei “nazareni”, le cui immagini fecero il giro del mondo e divennero, ben presto, il simbolo per antonomasia della feroce<strong> persecuzione anti-cristiana</strong> da parte dei fondamentalisti islamici.Tra i volontari che hanno aderito all’iniziativa ci sono noti artisti, sportivi e accademici locali. Il direttore della campagna, lo scultore iracheno Thabet Mikhail, ha dichiarato al sito di informazione iracheno<em> Ankawa</em>, che lo scopo dell’iniziativa è quello di “rimuovere qualsiasi segno lasciato dai terroristi dell&#8217;Isis, come graffiti, slogan, simboli sugli edifici e sui muri&#8221;. Cancellare le tracce del passaggio dei terroristi dell’Isis, ha spiegato Mikhail è fondamentale per voltare pagina dopo aver vissuto l’orrore del Califfato. Simboli, bandiere e graffiti, ha detto, infatti, lo scultore iracheno promotore dell’iniziativa, &#8220;richiamano un periodo buio e di distruzione per gli abitanti del posto e sono per loro simbolo di <strong>terrorismo, estremismo e odio</strong>&#8220;.Oltre alla città di Baghdida, ad essere incluse nella campagna saranno anche <strong>Karamles, Bartella </strong>e<strong> Bashiqa</strong>. Villaggi, che per millenni hanno ospitato la presenza delle <strong>comunità cristiane e yazide</strong> irachene, e che, dopo l’invasione della Piana di Ninive, nell’estate del 2014, sono stati rasi al suolo dai miliziani delle bandiere nere che, qui, hanno profanato chiese, distrutto monumenti ed espropriato i beni della popolazione locale, in gran parte cristiana. Circa <strong>130mila cristiani</strong>, nel 2014, furono costretti ad abbandonare i villaggi della piana. Ora, in molti, sperano di poter fare ritorno nelle città liberate dall’esercito iracheno e dai peshmerga curdi, alla fine dello scorso anno, nell’ambito dell’offensiva su Mosul, la roccaforte del Califfato in Iraq.E così, mentre nei campi profughi di <strong>Erbil</strong>, migliaia di rifugiati cristiani e yazidi, aspettano che i villaggi siano ricostruiti e messi in sicurezza per poter finalmente tornare nelle loro case, o in ciò che ne resta, chi a casa ci è già tornato si rimbocca le maniche per cancellare le tracce dell’odio e del fondamentalismo. Un primo, piccolo, passo, per voltare pagina e ricostruire la convivenza pacifica tra i diversi gruppi etnici e religiosi, che per millenni ha caratterizzato l’Iraq.</p>
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		<title>Le sfide per i cristiani in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cristiani-iraq-sfide.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 09:17:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Ninive]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>“Garanzie per la sicurezza e un’azione immediata per la ricostruzione dei villaggi liberati”, queste sono le principali sfide che, dopo la liberazione dei villaggi cristiani della piana di Ninive e mentre prosegue l’avanzata dei peshmerga curdi e dell&#8217;esercito iracheno su Mosul, aspettano la comunità cristiana dell’Iraq. A farsi portavoce degli oltre 100mila cristiani fuggiti dalla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cristiani-iraq-sfide.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>“Garanzie per la sicurezza e un’azione immediata per la ricostruzione dei villaggi liberati”, queste sono le principali sfide che, dopo la liberazione dei villaggi cristiani della piana di Ninive e mentre prosegue l’avanzata dei peshmerga curdi e dell&#8217;esercito iracheno su Mosul, aspettano la comunità cristiana dell’Iraq. A farsi portavoce degli oltre 100mila cristiani fuggiti dalla piana di Ninive nell’estate del 2014, dopo l’invasione dei miliziani dell’Isis, è l’arcivescovo caldeo di Erbil, che oggi ha parlato ad una conferenza stampa organizzata dalla fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre, nella sede romana della Stampa Estera.Chiese distrutte e case bruciate dai jihadistiMentre continua l&#8217;avanzata, quartiere per quartiere, sulla roccaforte del Califfato in Iraq, sono molti, infatti, gli interrogativi sulle sorti della comunità cristiana irachena, una volta che l&#8217;Isis sarà sconfitto. I villaggi che un tempo ospitavano le comunità cristiane sono distrutti, alcuni quasi completamente, come Batnaya, dove le famiglie cristiane erano 900.&#8221;Quando abbiamo visitato questi villaggi abbiamo visto l’odio dei jihadisti contro i cristiani, nelle scritte sui muri fatte dentro le chiese, completamente ditrutte o nelle abitazioni bruciate”, spiega monsignor Warda. Ora, dopo la liberazione dei villaggi della piana di Ninive, la sfida principale per i cristiani è quella della sicurezza. Molti di loro, infatti, sono stati traditi e consegnati all’Isis dai vicini di casa musulmani. “Chi garantirà la sicurezza? Il governo, l’esercito iracheno, i peshmerga? Noi incoraggiamo i giovani cristiani ad entrare nell’esercito iracheno per contribuire ad assicurare la sicurezza nei villaggi liberati”, spiega l’arcivescovo caldeo di Erbil, “c’è poi la questione della ricostruzione dei villaggi distrutti e del supporto ai rifugiati cristiani ad Erbil”.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;408&#8243; gal_title=&#8221;Cristiani in Iraq&#8221;]“La scorsa settimana abbiamo formato una nuova commissione della Chiesa irachena per la popolazione e quando abbiamo chiesto alla nostra comunità se volessero tornare nelle loro case, loro hanno risposto di sì, ma che vogliono garanzie sulla ricostruzione delle loro case e sulla loro sicurezza, affinché ciò che è già successo non si ripeta” ha spiegato monsignor Warda. Ricostruire le case sarà prioritario rispetto alla ricostruzione delle chiese, ma, assicura l’arcivescovo, anche queste saranno riedificate. “Ho provato rabbia quando ho visto la distruzione nelle chiese dove abbiamo celebrato Messe e matrimoni, ma abbiamo chiesto alla popolazione di Karemlash e Batnaya di portarci due pietre degli altari delle loro chiese, per metterle nell’altare della nuova cattedrale che stiamo costruendo, per ricordare quello che è successo e per far sì che questo non accada più”, ha detto il presule.“Anch’io bloccato dal divieto di Trump”“Il Medio Oriente ha già sofferto molto negli ultimi anni, siamo stanchi e le vittime della violenza settaria nel Paese sono moltissime, per cui se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha il desiderio di contribuire con la sua forza per fermare l&#8217;Isis, ben venga un suo intervento, gliene saremo grati&#8221;, ha detto, poi, il monsignore commentando le ultime decisioni del presidente degli Stati Uniti. E sul divieto d’ingresso negli Usa, deciso da Trump, per i cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana, tra cui l’Iraq, monsignor Warda confessa di essere stato lui stesso vittima del provvedimento. &#8220;Avevo progettato di andare negli Stati Uniti questa settimana, ma sono stato costretto a cancellare tutto, sono stato bloccato, bloccano tutti, musulmani e cristiani”, ha detto l’arcivescovo. “Gli Stati Uniti hanno il diritto di stabilire cosa è meglio per il proprio Paese, e il loro modo di pensare è corretto, ma spero che questo diritto non crei ulteriore conflittualità”, ha poi aggiunto, “lui ha detto che farà una revisione di questo provvedimento tra 90 giorni e noi speriamo che possa rivederlo per assumere criteri più precisi per evitare l&#8217;ingresso di gente pericolosa, senza ostacolare l&#8217;ingresso di innocenti&#8221;. “Abbiamo più di 100mila cristiani che aspettano nei campi profughi in Turchia, Libano e Giordania, che non vogliono tornare a casa, e questa decisione dell’amministrazione americana va a loro discapito perché è difficile distinguere dai nomi chi è cristiano e chi è musulmano”, ha continuato l’arcivescovo.Un piano Marshall per far tornare a casa i cristiani iracheni“I cristiani e gli yazidi non hanno mai partecipato alle violenze settarie ma sono sempre stati vittime di queste violenze, sin dal 2003”, ha detto, infine, monsignor Warda, “e speriamo che la violenza finisca e che lasci spazio al dialogo e alla convivenza che, in Iraq, dura da 1400 anni”. “Il dialogo tra i vari gruppi è stato molto danneggiato ma speriamo che si possa tornare all’epoca d’oro della convivenza”, ha concluso l’arcivescovo, “quando verrà sconfitto l’Isis, avremo una grande opportunità per ricostruire l’Iraq, perché l’Isis ha distrutto la vita di moltissime persone, senza fare distinzioni: ora è tempo di ricostruire l’Iraq imparando dalla storia”. &#8220;Serve un nuovo piano Marshall che permetta il rientro dei cristiani nelle zone da cui sono stati cacciati a colpi di bombe e di violenze&#8221;, ha detto il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, &#8220;le organizzazioni umanitarie, non solo cattoliche, il governo iracheno e la comunità internazionale devono sedersi attorno ad un tavolo per elaborare una strategia che consenta a cristiani e yazidi di tornare nelle loro case&#8221;. I cristiani che vogliono tornare nei villaggi devastati dalla furia del Califfato, secondo Acs-Italia, sono il 60% dei circa 100mila che hanno dovuto lasciare la piana di Ninive. E per 5mila famiglie cristiane, Acs sta pagando l’affitto ad Erbil, per garantire loro condizioni di vita dignitose. Ma oltre alla casa, spiega Monteduro, “va dato loro un lavoro e soprattutto vanno garantite condizioni di sicurezza per poter rientrare nelle loro case”. Dove li aspetta la sfida più grande: quella di ricostruire la convivenza pacifica con i vicini musulmani.</p>
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		<title>Ancora violenze sui cristiani in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/19025-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 17:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="992" height="545" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg 992w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-768x422.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 992px) 100vw, 992px" /></p>
<p>Nonostante la liberazione della Piana di Ninive dai jihadisti dell’Isis, continuano le violenze contro i cristiani. A denunciarlo è l’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, monsignor Yohanna Petros Mouche, che ad Aiuto alla Chiesa che Soffre ha parlato della condizione dei cristiani iracheni.Anche se l’Isis è stato scacciato dalla regione e battuto militarmente, nelle città della provincia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/19025-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="992" height="545" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg 992w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-768x422.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 992px) 100vw, 992px" /></p><p>Nonostante la liberazione della <strong>Piana di Ninive</strong> dai jihadisti dell’Isis, continuano le violenze contro i cristiani. A denunciarlo è <strong>l’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, monsignor Yohanna Petros Mouche</strong>, che ad Aiuto alla Chiesa che Soffre ha parlato della condizione dei cristiani iracheni.Anche se l’Isis è stato scacciato dalla regione e battuto militarmente, nelle città della provincia di Ninive, per i cristiani, resta la minaccia dell’Islam radicale. “Due giorni dopo l’approvazione da parte del governo centrale iracheno di un divieto all’uso dell’alcool per tutta la nazione”, spiega l’arcivescovo, “un cristiano che stava commerciando bevande alcoliche è stato massacrato da fanatici”. Monsignor Mouche, è stato fra i primi a visitare <strong>Qaraqosh</strong>, la più grande città cristiana della piana, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/sulle-chiese-della-piana-di-ninive-tornano-le-croci/">liberata dalla presenza jihadista a fine ottobre per mano dell’esercito iracheno e delle milizie cristiane</a>. E racconta come la gioia iniziale dei cristiani iracheni, per il ritorno nella terra che li ospita da millenni, sia stata subito infranta dai timori per il futuro.La paura, infatti, è quella di dover subire nuove violenze da parte dei musulmani. Gli stessi che hanno occupato le case dei cristiani e le hanno consegnate all’Isis, quando i jihadisti invasero la piana nell’estate del 2014. Con la liberazione delle città e dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, infatti, si è scoperto che il 75% delle abitazioni dei cristiani sono state date alle fiamme da abitanti locali. Molti cristiani che volevano “tornare immediatamente”, quindi, ha spiegato monsignor Mouche, non hanno potuto fare ritorno, preoccupati per la propria incolumità. “Perché queste persone, con le quali eravamo in relazione, hanno fatto tutto questo?”, ha spiegato l’arcivescovo, riportando le parole dei cristiani iracheni. “Ci chiediamo se questo è il loro modo di dirci che ci avrebbero bruciati vivi in caso fossimo tornati”, ha concluso.Continua l&#8217;offensiva su MosulIntanto, continua l’offensiva dell’esercito iracheno per cacciare l’Isis da Mosul. Le truppe di Baghdad hanno conquistato nella notte, un importante quartiere nella parte orientale della città. Dall’inizio della battaglia, lanciata quasi due mesi fa, per strappare la roccaforte irachena agli uomini del Califfato, l’esercito ha ripreso il controllo di 28 distretti. E oggi, il generale americano Sean MacFarland ha comunicato che, dall’agosto del 2014, la coalizione internazionale anti-Isis a guida americana, ha eliminato almeno 50mila combattenti dello Stato Islamico. La sfida più grande però, resta quella del &#8220;dopo-Isis&#8221;. Il nodo rimane, infatti, quello della gestione, da parte del governo iracheno, dei villaggi liberati, e della garanzia della sicurezza e di una pacifica convivenza tra i vari gruppi etnici e confessionali. Restano, quindi, i timori per il futuro. Fino ad ora, ha detto, infatti, monsignor Mouche, non è stato ancora chiarito chi sarà a prendersi cura dei cristiani, nei villaggi liberati. E, per questo, la comunità cristiana, si sente già “tradita” dal governo.</p>
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