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	<title>Nativi americani Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nativi americani Archives - InsideOver</title>
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		<title>I nativi americani contro l&#8217;oleodotto, una battaglia d&#8217;identità</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/i-nativi-americani-contro-loleodotto-una-battaglia-didentita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nativi americani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1263" height="628" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6.jpg 1263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-1024x509.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1263px) 100vw, 1263px" /></p>
<p>A circa nove mesi dall’inizio delle proteste, l’ampio movimento sviluppatosi in North Dakota e nei circostanti Stati degli USA contro la realizzazione del Dakota Access Pipeline (DAPL) si mantiene attivo anche dopo aver conseguito alcuni successi importanti. La storia delle proteste del movimento che si oppone alla costruzione dell’imponente oleodotto destinato a collegare Stanley, città del North Dakota situata vicino ai ricchi giacimenti della Bakken Formation, con le raffinerie di Patoka, Illinois, è la storia del “risveglio” delle comunità dei Nativi Americani, più precisamente delle poche migliaia di abitanti della riserva di Standing Rock, sita al confine tra North e South Dakota. Essi sono insorti contro il progetto del DAPL, accusata di minacciare la sicurezza del corso superiore del fiume Missouri, unica consistente fonte di approvvigionamento idrico della riserva, di violare numerosi siti ritenuti sacri e la sovranità dalle tre tribù risiedenti nella riserva di Standing Rock: i Lakota Hunkpapa e Shiasapa e i Dakota Yanktonai, tre gruppi un tempo parte della Grande Nazione Sioux che combatté contro il governo federale statunitense battaglie epiche come quella di Little Bighorn del 1876.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/i-nativi-americani-contro-loleodotto-una-battaglia-didentita">I nativi americani contro l&#8217;oleodotto, una battaglia d&#8217;identità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1263" height="628" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6.jpg 1263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/v6-1024x509.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1263px) 100vw, 1263px" /></p><p><span>A circa nove mesi dall’inizio delle proteste, l’ampio movimento sviluppatosi in North Dakota e nei circostanti Stati degli USA contro la realizzazione del Dakota Access Pipeline (DAPL) si mantiene attivo anche dopo aver conseguito alcuni successi importanti. La storia delle proteste del movimento che si oppone alla costruzione dell’imponente oleodotto destinato a collegare Stanley, città del North Dakota situata vicino ai ricchi giacimenti della Bakken Formation, con le raffinerie di Patoka, Illinois, è la storia del “risveglio” delle comunità dei Nativi Americani, più precisamente delle poche migliaia di abitanti della riserva di Standing Rock, sita al confine tra North e South Dakota. Essi sono insorti contro il progetto del DAPL, accusata di minacciare la sicurezza del corso superiore del fiume Missouri, unica consistente fonte di approvvigionamento idrico della riserva, di violare numerosi siti ritenuti sacri e la sovranità dalle tre tribù risiedenti nella riserva di Standing Rock: i Lakota Hunkpapa e Shiasapa e i Dakota Yanktonai, tre gruppi un tempo parte della Grande Nazione Sioux che combatté contro il governo federale statunitense battaglie epiche come quella di Little Bighorn del 1876.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/i-nativi-americani-contro-loleodotto-una-battaglia-didentita">I nativi americani contro l&#8217;oleodotto, una battaglia d&#8217;identità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La rivincita dei nativi americani: &#8220;Via i simboli giudicati razzisti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/la-rivincita-dei-nativi-americani-via-simboli-giudicati-razzisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 13:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1900" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365.jpg 1900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /></p>
<p>Nel 2017, le comunità native americane hanno avviato una serie di proteste in vari Stati per abolire la festa del Columbus Day, una festa che, secondo gli indiani, festeggerebbe l&#8217;inizio del loro olocausto. Tutti questi scontri hanno portato a una lenta riflessione da parte degli stessi Stati Uniti d’America sulla loro storia e si è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/la-rivincita-dei-nativi-americani-via-simboli-giudicati-razzisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1900" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365.jpg 1900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_9365-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /></p><p>Nel 2017, le comunità native americane hanno avviato una serie di proteste in vari Stati per abolire la festa del Columbus Day, una festa che, secondo gli indiani, festeggerebbe l&#8217;inizio del loro olocausto.</p>
<p>Tutti questi scontri hanno portato a una lenta riflessione da parte degli stessi Stati Uniti d’America sulla loro storia e si è anche pensato di sostituire la Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo con la festa delle popolazioni indigene, aborigene e native. Non una novità, dato che una festa simile viene celebrata dal 2017 nella città di Los Angeles.</p>
<p>Un altro tentativo di far riappropriare i nativi della propria dignità è quello da parte della squadra di baseball dei Cleveland. La squadra, chiamata appunto “Indians”, dopo quasi settant’anni ha deciso di rinunciare al proprio simbolo storico: un fumetto di un indiano con un vistoso ghigno e il colore della pelle volutamente virata sul rossiccio, la classica penna ed uno sguardo obliquo.</p>
<p>Il disegno di questo indiano, chiamato “Chief Wahoo”, fu commissionato nel 1948 dall’allora proprietario degli Indians Bill Week. Le motivazioni del presidente della squadra del ‘48 non si conoscono. Impossibile quindi dire se Week fosse pro o contro le comunità indo-americane. Resta il fatto che, dopo una lunga lotta, il commissario della Lega Rob Manfred, ha convinto l&#8217;attuale presidente dei Cleveland, Paul Dolan, per cancellare dalle proprie maglie e cappelli il logo di Chief Wahoo.</p>
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<p>Queste modifiche entreranno in vigore dalla prossima stagione sportiva, nonostante le comunità dei nativi americani avrebbero preferito una cancellazione immediata.</p>
<p>“Molti supporter continuano a essere affezionati al logo &#8211; si legge da una dichiarazione dello stesso Paul Dolan &#8211; ma abbiamo deciso di aderire all&#8217;invito della Lega e lo toglieremo dal 2019”.</p>
<p>Ovviamente non è solamente una questione di simboli. Nell’America di oggi, dove si sta cercando di far rispettare i nativi, un cambiamento di questo tipo è innanzitutto politico e va a toccare una comunità &#8211; quella di Cleveland &#8211; storicamente abitata da più popoli.</p>
<p>“Quest’azione testimonia da un lato una crescente sensibilità da parte di alcuni organi – afferma l’antropologo esperto di Nativi Americani Alessio Martella – in riferimento alle popolazioni native americane. Ricordiamo in merito a ciò, nel 2017, lo storico cambio di nome della montagna sacra delle Black Hills. Da Harney Peak, dedicata al generale William S. Harney in Black Elk Peak in onore di Alce Nero. Ci sono stati quindi dei piccoli atti simbolici quasi dei &#8216;contentini&#8217;, come il logo degli Indians, che però non sono sufficienti se guardiamo per interezza le azioni concrete del governo americano. La storia dell’oleodotto va avanti e anche la stessa Hollywood sta riproponendo i vecchi stereotipi di anni e anni fa. Se da un lato c’è un’apertura verso una maggiore sensibilità dall’altro stiamo quasi tornando indietro nel tempo”.</p>
<p>Dopo questa storica vittoria, il movimento per la difesa dei diritti dei nativi americani ha già richiesto alla squadra di football Washington Redskins di cambiare il proprio nome, ricevendo però un secco no da parte del presidente Bruce Allen.</p>
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		<title>Sioux, gli ultimi indiani d&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/sioux.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 09:14:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Sioux]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Io da piccolo stavo con gli indiani, mio nonno leggeva Tex e nei film western provavo una sorta d’impotenza quando vedevo i nativi presentati come sanguinari assassini, come dei selvaggi che bramavano scalpi e pelli di bisonte in ogni situazione. La verità, però, l&#8217;ho trovata qualche anno dopo, quando ho calcato le stesse terre calpestate &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/sioux.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/sioux.html">Sioux, gli ultimi indiani d&#8217;America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/asdfas-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Io da piccolo stavo con gli indiani, mio nonno leggeva Tex e nei film western provavo una sorta d’impotenza quando vedevo i nativi presentati come sanguinari assassini, come dei selvaggi che bramavano scalpi e pelli di bisonte in ogni situazione.</p>
<div id="gallery_192982" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_192982 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/10%20%281%29.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/10%20%281%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/3.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/3-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11%20%282%29.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11%20%282%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/5%20%281%29.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/5%20%281%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/8.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/8-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>La verità, però, l&#8217;ho trovata qualche anno dopo, quando ho calcato le stesse terre calpestate dai <strong>Lakota</strong>, diretti discendenti dei grandi capi come Toro Seduto e Cavallo Pazzo.</p>
<p>Le colline e le immense praterie che costeggiano la grande statale 73 del South Dakota affondano in una terra che ha sepolto milioni di bisonti e di uomini rossi. Cosa è rimasto, oggi, dei leggendari indiani d’America? Forse qualche murales nelle nuove città come Rapid City, qualche opera d’arte che ricorda i grandi visi dei capi Sioux che dominavano le praterie&#8230;</p>
<p>Gli indiani di oggi, i Lakota Sioux, sono ancora una ferita aperta nella coscienza degli americani e del governo che, in pratica, fa finta che non esistano. Per gran parte dei “bianchi”, infatti, i nativi hanno rappresentato un vero e proprio ostacolo alla nascita del grande Stato, all&#8217;arricchimento con l&#8217;oro delle Black hills, allo sfruttamento della terra, arrivando fino alla ferrovia e al progresso in genere.</p>
<p>Lasciati vagabondare nelle riserve con il sussidio statale come sorta di premio, ma si tratta solo di un escamotage, gli 8000 Lakota (secondo gli ultimi censimenti) delle nazioni Mnikówožu, Itázipčho, Sihásapa e Oóhenuŋpa cercano di resistere in ogni modo.</p>
<p>Nelle sei riserve del Sud Dakota, la vendita degli <strong>alcolici</strong> e il <strong>gioco d’azzardo</strong> sono vietati ma, appena si varca il confine, puntualmente spuntano come funghi i casinò, creati inizialmente per attirare i “bianchi” e che ben presto si sono trasformati in un altro luogo di perdizione per i nativi, che acquistano liquori e tanto altro ancora.</p>
<div id="gallery_192991" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_192991 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12_a.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12_a-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/16.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/16-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/17.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/17-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/15.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/15-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/14.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/14-150x150.jpg","subHtml":""}];</script>

<p>Dopo più di 125 anni, massacri come quello di Wounded Knee sono ancora vivi nella memoria degli indiani. Le ferite non si sono mai rimarginate, in ogni quartiere sventolano bandiere delle rivolte degli anni ’70 e la sofferenza in riserva si vede ovunque: occhi spenti e consumati dall’alcool e dalle droghe, corpi diventati obesi sotto i colpi del diabete e di alimentazioni errate. E, in questo tragico elenco della sofferenza, moltissime donne abusate. Nonostante la disperazione tocchi sempre più i Sioux, s’intravede una silenziosa resistenza fatta da chi crede fortemente nei valori della spiritualità.</p>
<p>Un popolo invisibile che, per sua fortuna, mantiene viva la tradizione e la storia vivendo in pieno rispetto con la Madre Terra. Ci sono storie incredibili di famiglie che nelle tradizioni dei loro avi ricreano un presente tramandando i valori delle tribù che popolavano le praterie; c’è Richard Giago, tra i migliori costruttori di archi e frecce, che gestisce un ranch dove ha imparato a tirare con l’arco in corsa e a fare ippoterapia insieme ai più giovani; c’è Julee Richard che, con il suo pick-up, organizza ronde per arginare il commercio di metanfetamina nella riserva di Pine Ridge; c’è Joe Brings Plenty che, con la sua palestra di boxe a Cheyenne River, alleva nuovi guerrieri e, soprattutto, toglie i giovani dalla strada e insegna loro le basi dell’etica sportiva unita alla spiritualità.</p>
<h6 style="text-align: right;">“Vedi quel bosco? Ci sono decine di alberi che vivono fianco a fianco e nessuno di loro obbliga l’altro a divenire quercia oabete. Nessun albero con le proprie radici cerca di farsi largo con gli alberi vicini seppur diversi. Nella natura non c&#8217;è il concetto di diverso&#8221;. Moses Brings Plenty – medicine man della tribù di Cherry Creek di Cheyenne River (South Dakota – 2015).</h6>
<p>E proprio la spiritualità rappresenta l’unico modo per contrastare questo declino dei Sioux: i riti, il passato e le preghiere sono la loro chiave per il futuro. Vivere in pieno contatto con i quattro elementi, dormire su un tepee durante la settimana sacra, ascoltare gli anziani, cantare e pregare intorno al fuoco. La danza del sole con i sacrifici e le capanne sudatorie sono tradizioni che i Lakota cercano di mantenere vive proprio per non disperdere questo tesoro da tramandare.</p>

<p>Il giovane Moses Brings Plenty e suo fratello Joe sono convinti che questa rinascita non debba essere limitata solo al popolo Lakota ma offerta a tutti coloro che vogliono veramente cambiare il loro stile di vita, tornando alla circolarità della natura: “Dobbiamo imparare di nuovo a essere una comunità, a vivere e pensare come una comunità, dove le persone si aiutano l’una con l’altra, senza la smania di primeggiare. Le bellezze sono tutte intorno a noi, basta sedersi sotto a un albero e ascoltare il rumore della natura”.</p>
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		<title>Da Little Bighorn a Standing Rock</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/23605-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 07:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Sioux]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il Grande Spirito della prateria ha gli occhi malinconici del vecchio Victor Douville, Shooting Cat III, storico della cultura Lakota alla Sinte Gleska University: «Siamo divisi. I nostri rappresentanti al Senato non si parlano, le tribù non si parlano. Le generazioni non si parlano. Stiamo ancora trattando con Washington la restituzione delle Black Hills, le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/23605-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161125033546_21412762-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Il Grande Spirito della prateria ha gli occhi malinconici del vecchio Victor Douville, Shooting Cat III, storico della cultura Lakota alla Sinte Gleska University: «Siamo divisi. I nostri rappresentanti al Senato non si parlano, le tribù non si parlano. Le generazioni non si parlano. Stiamo ancora trattando con Washington la restituzione delle Black Hills, le terre sacre per i Lakota Sioux espropriate dopo la nostra vittoria a Little Bighorn. I vecchi vogliono la terra, otto milioni di acri, i giovani vogliono il denaro, un miliardo di dollari. Il materialismo ci sta rovinando e le nostre divisioni autorizzano l&#8217;uomo bianco a non mantenere i patti, come accade con Trump a Standing Rock». Toro Seduto l&#8217;aveva capito. Sulla sua tomba tra gli sterpi nella riserva di Standing Rock, vicino a Mobridge, c&#8217;è una lapide con la sua celebre frase: «Quale accordo fatto con l&#8217;uomo bianco hanno rotto i Lakota? Nessuno. Quale accordo ha rispettato l&#8217;uomo bianco fra quelli fatti con i Lakota? Nessuno».Il Grande Spirito, sette generazioni dopo, ha lo sguardo triste e implacabile della sua nipotina, la principessa Hanna Reddest, Cigno Bianco, 15 anni. «Secondo le profezie, la mia dovrebbe essere la generazione della nuova speranza &#8211; dice &#8211; Ma quel che vedo è depressione, alcol, metanfetamina, suicidi, materialismo. C&#8217;è tanta energia negativa». Racconta che l&#8217;80% delle famiglie nelle riserve vive il flagello della meth, la droga arrivata negli ultimi cinque anni con i cartelli messicani. Che ogni settimana nella nazione indiana un teenager se ne va: «Ho perso tanti amici, quasi venti nell&#8217;ultimo anno».Standing Rock, per i Sioux, doveva essere la nuova Little Bighorn, tutti i popoli Lakota uniti contro l&#8217;affronto dell&#8217;uomo bianco. Sull&#8217;onda delle proteste, in dicembre Obama &#8211; forte della sua debolezza di presidente uscente &#8211; aveva sospeso la costruzione della Dakota Access Pipeline, progetto da quasi quattro miliardi di dollari che deve portare mezzo milione di barili di petrolio al giorno dai giacimenti del North Dakota all&#8217;Illinois. Obama aveva accolto la richiesta della Us Army Corps of Engineers, l&#8217;agenzia che sovrintende il sistema fluviale e idrogeologico, per uno studio d&#8217;impatto ambientale. Quindi, come previsto, Trump ha invece dato il via libera alla ripresa degli scavi e la protesta dei nativi s&#8217;è spostata nei giorni scorsi a Washington con annunci di sabotaggi e di un confronto a oltranza.L&#8217;oleodotto è interrato per 1770 chilometri, manca solo l&#8217;ultimo tratto, quello contestato dai pellerossa. Un primo progetto era già stato modificato, prevedeva il passaggio dell&#8217;oleodotto dai giacimenti di Williston &#8211; a Ovest del North Dakota &#8211; verso Est e l&#8217;attraversamento della condotta sotto il Missouri poco a Nord di Bismarck, la capitale dello Stato. Ma i rischi ambientali («per i bianchi di Bismarck», accusano i Sioux) con un eventuale incidente nel grande fiume avevano fatto deviare gli scavi a Sud e avviato il cantiere per il passaggio del petrolio sotto il lago Oahe, a ridosso della riserva indiana di Standing Rock. La tribù dissotterrò l&#8217;ascia della protesta e in poche settimane sulla Piana delle Aquile s&#8217;accamparono migliaia di nativi provenienti da tutto il Paese per opporsi a una decisione che non li aveva coinvolti e che metteva in pericolo le falde acquifere.Ma la lotta dei Sioux di Standing Rock è subito stata cavalcata da tutti gli oppositori del ricco viso pallido appena eletto alla Casa Bianca, sostenitore delle compagnie petrolifere e dell&#8217;autosufficienza energetica degli Usa: ambientalisti, Greenpeace, anarchici, membri dell&#8217;organizzazione Black lives matter, vip liberal del mondo dello spettacolo, veterani in cerca di guai, nostalgici di Bernie Sanders e ovviamente la carovana degli antagonisti anti Trump sono tutti arrivati dalle metropoli nella grande prateria a sfidare i federali in diretta tv. Mettendo in crisi la ritrovata unità della nazione indiana. «Da secoli non conoscevamo tanta armonia ed euforia», dice Dave Archambault II, chairman dei Sioux nel suo negozio di alimentari a Cannon Ball, nella riserva. «Poi sono arrivati loro e tutto è cambiato, non era più la nostra lotta, i loro slogan non c&#8217;entravano nulla con noi. Usavano tecniche di provocazione che non appartengono al nostro mondo. C&#8217;erano diecimila dimostranti, molti cercavano l&#8217;arresto come un trofeo. Non volevo che ci scappasse il morto, e ho detto che dovevano andarsene». Così Dave è stato subito accusato di essere a libro paga delle compagnie petrolifere, di vendere la sua gente. Anche tra le tribù storicamente nemiche dei Sioux, come i Cherokee, ha cominciato a serpeggiare la maldicenza: «Mi chiamavano DAPL Dave», cioè uomo della Dakota Access Papeline. «Io volevo che la battaglia fosse la nostra, presidio a oltranza sì, ma soprattutto battaglia legale». Il ricorso di Dave si basava sulla storica sentenza federale del 1975 che stabiliva che «mai più nella Storia americana verrà presa una decisione unilaterale che possa disonorante le genti della Grande riserva Sioux».Dave racconta che molti bianchi cercavano la guerra. «Ma noi sappiamo che dopo la vittoria di Little Bighorn venne la grande oppressione, arrivarono massacri, abbiamo perso tutto ciò che avevamo. Dicevo: andate via ragazzi, non sfidate l&#8217;Fbi». Secondo il capo del consiglio Sioux, le ragioni dei manifestanti bianchi hanno oscurato quelle della nazione indiana e incrinato «un momento storico di unità e riconciliazione».La sconfitta di Standing Rock nell&#8217;alto Missouri è solo l&#8217;ultimo capitolo del triste declino dei Lakota Sioux. Una storia di marginalità e soprusi subiti. Sempre a causa dell&#8217;acqua. Nel dopoguerra Roosevelt pianificò, a partire dal Sud Dakota, un gigantesco sistema di dighe. Sei mega-sbarramenti, da Garrison fino a Fort Peck in Montana: il Muddy Mo, il fiume che secondo i pionieri era troppo denso da bere ma non abbastanza da dissodare, venne addomesticato e trasformato per decreto in turbina nazionale. Si sarebbe governata la navigabilità, ridotto il rischio di piene, creato un sistema d&#8217;irrigazione, avviata l&#8217;industrializzazione del West e prodotta tanta energia. Tutti obiettivi falliti. Nel 2006 sul fiume hanno viaggiato solo 180mila tonnellate di merci, l&#8217;equivalente di un giorno lungo il Mississippi. La grande piena del 2011 che ha colpito Pierre, Omaha e Kansas City dimostra che addomesticare tutto il fiume è impossibile. Gli americani sono bravi a trasportare petrolio, ma non l&#8217;acqua. I giganteschi bacini che occupano il 35% del corso del fiume sono alla fine diventati una destinazione turistica. «Ma chi ci ha rimesso di più sono i Sioux», dice Clay Jackinson, docente di studi umanistici alla Bismarck University, uno che ha votato Trump. «Le dighe sono state la peggiore offesa fatta nel Novecento dagli americani ai pellerossa. Le hanno collocate dove facevano il minor danno ai bianchi e il peggiore agli indiani; sono stati allagati cimiteri, villaggi, sentieri di caccia sacri». Dice poi: «Li abbiamo decimati, derubati della lingua, della religione, della terra, gli abbiamo ucciso quattro milioni di bisonti, abbiamo tagliato loro i capelli in ogni modo abbiamo cercato di farli sparire ma loro si sono rifiutati di diventare indiani bianchi. La loro resilienza, alla faccia della conquista, è la cosa più incredibile accaduta in 250 anni in America».Ma forse non è finita. Perché il clima cambia e anche il Missouri non è più quello d&#8217;un tempo. Per i Chiwere era il fiume «delle grandi canoe»; oggi di chi è? Il governo federale chiede ai capitribù di quantificare il fabbisogno d&#8217;acqua delle riserve per pianificare una ripartizione in caso di prolungata siccità, ma per gli indiani l&#8217;acqua non si può possedere, come non si possiede il cielo o il sole. Si rifiutano di sedersi a un tavolo dove ci si spartisce il Missouri. E così si decide senza di loro.<strong>Marzio G. Mian</strong></p>
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		<title>Veterani si alleano con i nativi Usa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 07:22:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161125033547_21412763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161125033547_21412763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161125033547_21412763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161125033547_21412763-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161125033547_21412763-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non è mai stata una terra ‘semplice’ da gestire per gli Stati Uniti: il Dakota infatti, ha sempre dato non pochi grattacapi ai vari governi federali sin dall’inizio, tanto che al Senato a suo tempo, proprio l’atto del 2 novembre 1889 che ha sancito il passaggio con Washington di Nord e Sud Dakota è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/veterani-si-alleano-nativi-americani.html">[...]</a></p>
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A conferma di tutto ciò, è anche l’aiuto offerto da un gruppo di cittadini ‘insospettabili’: i veterani di guerra.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;360&#8243; gal_title=&#8221;Veterani e Sioux&#8221;]In particolare, 3.500 militari veterani delle ultime guerre combattute dagli USA hanno deciso di unirsi alla protesta e di <strong>proteggere l’accampamento</strong> dove sono insediati i rivoltosi indiani d’America; a capeggiare la fronda di veterani, vi è Wesley Clark jr, figlio del generale che ha comandato la missione degli Stati Uniti nei Balcani negli anni &#8217;90. A prima vista, può sembrare un’inedita alleanza, specie a chi conosce il nome di diverse tribù americane grazie ai film ambientati durante la conquista dell’Ovest: l’esercito a suo tempo, ha contribuito allo sterminio di gran parte della popolazione ‘pellerossa’ e di numerose tribù di nativi, adesso dei veterani invece corrono in soccorso delle proteste dei discendenti. In realtà però, la mossa non sorprende affatto: in primo luogo, l’accampamento dei manifestanti sorge proprio in un terreno di proprietà dell’esercito il quale già dai primi giorni di protesta avrebbe quindi potuto far sgomberare l’area ma non ha mai proceduto in tal senso; in secondo luogo, le ragioni alla base della mossa dei veterani di guerra risiedono nella volontà di far rispettare i principi della Costituzione: “Ufficialmente il governo federale non ha preso posizione sulla vicenda e non ritiene quindi ingiuste le proteste dei nativi americani – affermano i rappresentanti dei veterani – Per cui non è legale usare la forza e se la Polizia minaccia lo sgombero noi faremo da scudo”.In effetti, l’uso di spray e manganelli di qualche settimana fa è stata una mossa pianificata dalle autorità locali e che, tra le altre cose, ha ricevuto un coro di proteste in seno all’intera opinione pubblica del paese; pur tuttavia, secondo i governatori di Nord e Sud Dakota, lo sgombero dell’accampamento dei manifestanti deve avvenire entro pochi giorni per via di ragioni puramente climatiche: “Le temperature a breve saranno ben oltre sotto lo zero, il campo non è affatto abitabile” si legge in una nota uscita dal palazzo del governo di Bismarck, il cui nome evoca la storia tedesca dell’800 ma che in questo caso si riferisce al nome della capitale del Nord Dakota.Nessuno però vuol credere che, dietro un eventuale prossimo ordine di sgombero del campo, vi siano ragioni, per così dire, umanitarie; è per questo che i Veterani hanno deciso di vigliare attorno all’accampamento e difendere i nativi americani: per Washington una vera patata bollente, mentre il giorno dell’insediamento di Trump si avvicina ed il nuovo presidente dovrà farsi carico anche di questa situazione.La rivolta degli indiani d’America ed il sostegno di parte dell’opinione pubblica e dei veterani dell’esercito USA, è sintomo del clima che si respira in un paese attraversato da crisi economica, crisi d’identità, voglie di rivalsa ed antiche rivendicazioni; un clima che ben spiega anche le continue tensioni con la popolazione afroamericana e con le altre minoranze: nel 2016, molti nodi intricati della storia degli Stati Uniti stanno venendo al pettine, le tribù indiane accampate nel Nord Dakota ne sono emblematica testimonianza.</p>
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