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	<title>Nafta Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nafta Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Canada, Messico e Stati Uniti siglano un nuovo accordo commerciale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/canada-messico-e-stati-uniti-siglano-un-nuovo-accordo-commerciale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 10:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[accordo]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nafta (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Canada, Messico e Stati Uniti hanno siglato un nuovo accordo commerciale trilaterale che andrà ad aggiornare il NAFTA, in vigore tra le parti dal 1994, nel corso di una cerimonia svoltasi a Città del Messico. Il NAFTA era stato oggetto di pesanti critiche da parte del presidente americano Donald Trump, che aveva imputato al trattato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/canada-messico-e-stati-uniti-siglano-un-nuovo-accordo-commerciale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/canada-messico-e-stati-uniti-siglano-un-nuovo-accordo-commerciale.html">Canada, Messico e Stati Uniti siglano un nuovo accordo commerciale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nafta (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/NAFTA-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Canada, Messico e Stati Uniti hanno siglato un nuovo <a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-trade-mexico/us-canada-and-mexico-sign-agreement-again-to-replace-nafta-idUSKBN1YE1RO">accordo commerciale</a> trilaterale che andrà ad aggiornare il NAFTA, in vigore tra le parti dal 1994, nel corso di una cerimonia svoltasi a Città del Messico. Il NAFTA era stato oggetto di pesanti critiche da parte del presidente americano Donald Trump, che aveva imputato al trattato la perdita di milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero nazionale. Le gestazione della nuova intesa è stata, invece, piuttosto lunga: <strong>l&#8217;accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA)</strong> era stato, infatti, firmato circa un anno fa ma i Democratici, che controllano la Camera dei Rappresentanti americana, avevano insistito per modifiche alle sue clausole lavorative ed ambientali prima di farlo votare dall&#8217;Assemblea. I ritardi subiti dall&#8217;USMCA hanno messo a rischio la sopravvivenza stessa del patto, ma gli intensi negoziati che hanno avuto luogo tra i Democratici, l&#8217;Amministrazione Trump ed il Messico sono, infine, riusciti a sbloccare la situazione e ad introdurre maggiori tutele per i lavoratori che, tra le altre cose, ridurranno il vantaggio di cui gode il Messico grazie ai suoi salari mediamente più bassi.</p>
<h2>Un successo bipartisan</h2>
<p>Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei Rappresentanti di Washington, ha definito la<a href="https://www.dw.com/en/us-mexico-canada-sign-usmca-trade-deal/a-51613992"> versione</a> finale dell&#8217;accordo come &#8220;infinitamente migliore rispetto a quella proposta inizialmente dall&#8217;Amministrazione&#8221; mentre l&#8217;AFL-CIO, la principale sigla sindacale americana, ha   i &#8220;grandi miglioramenti&#8221; subiti dall&#8217;intesa. La firma dell&#8217;USMCA costituisce, inoltre, una grande vittoria politica per il <strong>presidente Trump</strong> che, tra le sue promesse elettorali, aveva parlato proprio di una revisione del NAFTA, definito il peggior accordo commerciale americano. Il patto del 1994 aveva eliminato buona parte dei dazi e delle barriere commerciali presenti tra Washington, Ottawa e Città del Messico ma aveva causato, un effetto <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/usa-canada-e-messico-firmano-testo-definitivo-nuovo-accordo-commerciale-usmca-ACzG5Z4">riconosciuto</a> anche dai parlamentari democratici e dai sindacalisti, la perdita di molti posti di lavoro negli Stati Uniti. <strong>Molte fabbriche</strong>, infatti, avevano deciso di delocalizzare la propria produzione in Messico, sfruttando i minori costi del lavoro locale, per poi rispedire le merci negli Stati Uniti senza nessun tipo di ritorno per il Paese.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Il nuovo accordo, invece, ha un carattere <strong>maggiormente protezionista</strong> e dovrebbe spingere i produttori a tornare negli Stati Uniti: una clausola, ad esempio, prevede che il 40-45 per cento delle auto vengano prodotte in stabilimenti dove i lavoratori siano retribuiti almeno 16 dollari l&#8217;ora, una condizione, quest&#8217;ultima, assente in Messico ma presente negli Stati Uniti ed in Canada. L&#8217;intesa dovrà ora essere approvata, prima di entrare in vigore, dalle rispettive legislature nazionali e bisognerà vedere se nuovi ostacoli emergeranno, nel corso del tempo, a rallentarne il passaggio. Le relazioni tra le parti, in ogni caso, dovrebbero beneficiare della distensione che, almeno a livello commerciale, dovrebbe essere facilitata dall&#8217;USMCA. I rapporti personali tra il presidente americano Donald Trump ed il premier canadese Justin Trudeau, ad esempio, non sono particolarmente buoni e sono comunque influenzati dalle divergenze di vedute politiche tra i due, mentre anche le relazioni tra Stati Uniti e Messico hanno conosciuto, recentemente, fasi di forte tensione.</p>
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		<title>Santo Tomas resiste</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/santo-tomas-resiste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 08:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il primo gennaio 1994 entrò ufficialmente in vigore il Nafta, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico. Quello stesso giorno l’Esercito zapatista di liberazione nazionale occupò sette cittadine nello stato del Chiapas, in Messico. Dal municipio di San Cristobal de las Casas il subcomandante Marcos pronunciò la celebre &#8220;Primera &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/santo-tomas-resiste.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/zapata-vive-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                        16.09.2019
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                <h1 class="article__title">
                    Santo Tomas resiste
                </h1>

                                    <div class="article__lead">
                        Il primo gennaio 1994 entrò ufficialmente in vigore il Nafta, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico. Quello stesso giorno l’Esercito zapatista di liberazione nazionale occupò sette cittadine nello stato del Chiapas, in Messico&#8230;.
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        <p>Il primo gennaio 1994 entrò ufficialmente in vigore il Nafta, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America">Stati Uniti</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canada">Canada</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Messico">Messico</a>. Quello stesso giorno l’Esercito zapatista di liberazione nazionale occupò sette cittadine nello stato del Chiapas, in Messico. Dal municipio di San Cristobal de las Casas il subcomandante Marcos pronunciò la celebre &#8220;Primera declaracion de la Selva Lacandona&#8221; con la quale dichiarava formalmente guerra al governo centrale messicano e prometteva <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0">libertà</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giustizia">giustizia</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia">democrazia</a> per tutte le popolazioni indigene oppresse.</p><figure id="attachment_226832" aria-describedby="caption-attachment-226832" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/stella-rossa-ezln.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226832 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/stella-rossa-ezln-1024x664.jpg" alt="" width="1024" height="664" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/stella-rossa-ezln-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/stella-rossa-ezln-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/stella-rossa-ezln-768x498.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226832" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. La stella rossa è il logo dell’esercito zapatista.</figcaption></figure>
    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Per 12 giorni i guerriglieri dal volto coperto con fazzoletti e passamontagna combatterono contro l’esercito regolare lasciando sul campo cento morti e alla fine, l’allora presidente messicano Carlos Salinas, dovette scendere a patti con gli insorti.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero.jpg" alt="" class="wp-image-226833" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo tomas, Messico 2018. Ogni membro maschio della comunità diventa un guerrigliero appena riesce a imbracciare un fucile. Sotto il passamontagna spesso ci sono giovani adolescenti la cui percezione del mondo ha un raggio di 30 chilometri.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>All’epoca non c’erano i social network ma il messaggio di quel movimento armato, clandestino, di stampo anticapitalista, che si schierava in difesa degli ultimi e degli oppressi, divenne virale.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Chiapas: guerriglia permanente" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/eObZDdwFKR8?feature=oembed&#038;rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Il mito del contadino che si ribellava alle multinazionali, al noliberismo sfrenato, allo sfruttamento e alla corruzione si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo. Lavoro, terra, tetto, cibo, salute, educazione, indipendenza ma soprattutto libertà, democrazia e giustizia divennero slogan ricorrenti e l’Ejercito Zapatista divenne un simbolo.</p>
<figure id="attachment_226835" aria-describedby="caption-attachment-226835" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226835 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bambini-alla-porta-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226835" class="wp-caption-text">America, Santo tomas, Messico 2018. I bambini indigeni delle comunità zapatiste non vanno a scuola e spesso non parlano neanche spagnolo.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Quest’anno, a 25 anni esatti dalla nascita del movimento, l’Ezln è molto cambiato. In Chiapas i cinque grandi caracoles (aree zapatiste autogestite) sono ormai realtà riconosciute, anche se mal tollerate, che vivono in un regime di autonomia.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue.jpg" alt="" class="wp-image-226837" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/la-lucha-sigue-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo Tomas, Messico 2018. I piccoli delle comunità crescono sapendo che toccherà a loro portare avanti la lotta per la terra.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Il Consiglio indigeno di governo (Cig), seppur senza risolvere il problema delle comunità indigene è riuscito a strappare numerosi riconoscimenti e concessioni a tutela delle minoranze etniche <em>tzeltal</em>, <em>tzotzil</em>, <em>zoque</em>, <em>tojolabal</em> e <em>chol</em> di origine Maia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_226845" aria-describedby="caption-attachment-226845" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/campesino.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226845 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/campesino-1024x625.jpg" alt="" width="1024" height="625" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/campesino-1024x625.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/campesino-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/campesino-768x469.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226845" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Nella casa di un campesino chiapaneco ci sono solo pochi oggetti di uso quotidiano e null’altro.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Ogni anno, durante le convocazioni degli incontri delle “Reti d’Appoggio al Cig”, il Chiapas viene invaso da turisti e simpatizzanti che arrivano da ogni parte del mondo per prendere parte agli “zapatours”, gitarelle radical-chic nel cuore del movimento con tanto di souvenir e foto col passamontagna.</p>
<figure id="attachment_226881" aria-describedby="caption-attachment-226881" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226881 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226881" class="wp-caption-text">America, Stanto Tomas, Messico 2018. Il passamontagna è il simbolo dell’esercito zapatista. Inizialmente serviva a mascherare la propria identità ma ormai è solo un vezzo di appartenenza.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>E quello che nasceva come un movimento no global ha finito col globalizzarsi, diventando mediatico, turistico. Ormai i passamontagna e i fazzoletti rossi non servono più per nascondere la propria identità ma i campesinos continuano ad usarli rivendicando l’appartenenza al movimento.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone.jpg" alt="" class="wp-image-226841" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/lavoratori-carbone-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo Tomas, Messico 2018. I “camini” di legno di rovere vengono ricoperti di terra e bruciano lentamente per due settimane rilasciando nell’aria un odore acre e pungente.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Potrebbe quasi sembrare che i rivoluzionari abbiano raggiunto il loro scopo conquistando per se il proprio angolo di paradiso in uno dei luoghi più belli del mondo. La realtà è però ben diversa. Al di fuori dei cinque grandi caracoles, fortemente militarizzati, esistono circa altre duemila enclavi indigene occupate che vivono la propria quotidianità in uno stato di guerriglia permanente, lottando per un pezzo di terra o per un corso d’acqua in condizioni di <strong>povertà estrema</strong>.</p>
<figure id="attachment_226839" aria-describedby="caption-attachment-226839" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226839 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/madre-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226839" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Quando le donne sono al lavoro una “madre” si occupa di badare a tutti i bambini nella capanna centrale.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>È questo il caso della Comunidad de Santo Tomas, un’enclave Tzeltal insediatasi in un terreno incolto di 200 ettari a 60 chilometri da San Cristobal. Con <em>InsideOver</em> ci siamo addentrati nella Selva Lacandona, nota anche come Selva Negra, per conoscere le condizioni di vita di questa piccola comunità indigena di circa 500 persone.</p>
<figure id="attachment_226840" aria-describedby="caption-attachment-226840" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226840 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/riunione-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226840" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Ogni mattina la vita della comunità inizia all’alba con un’assemblea in cui si discutono i punti all’ordine del giorno: il presidente da la parola a a chi chiede di parlare mentre il segretario prende appunti.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Qui le giornate iniziano presto e pian piano, alle prime luci dell’alba, i maschi si raccolgono nella piazzetta centrale dove gli uomini di guardia hanno tenuto acceso il fuoco per tutta la notte. Prima di iniziare ogni attività l’assemblea pianifica la giornata, assegna i terreni da disboscare e coltivare, distribuisce ad ogni famiglia le querce che verranno trasformate in carbone, decide chi dovrà svolgere incarichi speciali, raccoglie i soldi per il fondo cassa e organizza le spese collettive.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume.jpg" alt="" class="wp-image-226854" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/il-fiume-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo Tomas, Messico 2018. Questo corso d’acqua è il principale motivo di contesa con i paesi vicini. Da esso dipende la sopravvivenza della comunità che è disposta a difenderlo con la vita.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Qui non ci sono scuole, i bambini parlano uno spagnolo stentato e la loro percezione del mondo è limitata a quei duecento ettari in cui vivono. C’è una chiesa ma è quasi sempre chiusa da quando il suo responsabile, lo stimatissimo Juan Perez de La Cruz, fu assassinato in un’imboscata appena un anno fa. “La vedova &#8211; raccontano i guerriglieri &#8211; è stata costretta a trasferirsi con i figli in città dove vive mendicando. Ma le abbiamo lasciato la sua capanna. Perché quando conquisteremo questa terra, un pezzo le spetta di diritto.”</p>
<figure id="attachment_226851" aria-describedby="caption-attachment-226851" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/basketball.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226851 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/basketball-1024x642.jpg" alt="" width="1024" height="642" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/basketball-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/basketball-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/basketball-768x482.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226851" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Le comunità locali praticano la pallacanestro su campi di sassi e terra battuta e organizzano tornei fra tribù.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Questa terra, per cui tanto sangue è stato versato, in realtà non offe nulla. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=2&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwjp1Jn97-_gAhURZlAKHe6_AL4QFjABegQICBAB&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.treccani.it%2Fenciclopedia%2Fe-o-e_%2528La-grammatica-italiana%2529%2F&amp;usg=AOvVaw0QN2nfvQ3HhqCw8c0zulgs">È una terra arida e pietrosa attraversata da un rivolo d’acqua</a>. Gli indigeni vi coltivano mais e frijoles (<em>nda</em>: mais e fagioli) ma ogni anno il raccolto basta a malapena a sfamare la comunità.</p>
<figure id="attachment_226852" aria-describedby="caption-attachment-226852" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226852 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/mais-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226852" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Il mais, assieme ai fagioli, é il principale alimento delle popolazioni indigene del Chiapas.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Qualche entrata extra arriva dalla produzione di carbone vegetale secondo antichi rituali maya; ma dopo un mese di lavoro una famiglia media, non riesce a portare a casa più di mille pesos, circa cinquanta euro, quanto basta per comprare zucchero, caffè o sapone ed altri generi di prima necessità.</p>
<p>&nbsp;</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan.jpg" alt="" class="wp-image-226959" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/juan-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo Tomas, Messico 2018. Il piccolo Juan non aveva mai visto un uomo con la barba, non aveva mai visto una videocamera, non aveva mai sentito parlare una lingua diversa dallo Tzeltal.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Da quando è stata fondata, Santo Tomas è stata attaccata diverse volte dai militari del governo che in più occasioni hanno tentato invano di portare a termine lo sgombero dell’area. Anche gli ex proprietari “gringos” (<em>Ndr</em>: statunitensi) hanno provato a mandarli via ingaggiando commandos mercenari. Gli uomini raccontano di una battaglia durata due giorni che costrinse donne e bambini a ripiegare nella selva, vinta solo grazie alla fede in Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_226836" aria-describedby="caption-attachment-226836" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bimbo-e-machete.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226836 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bimbo-e-machete-1024x620.jpg" alt="" width="1024" height="620" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bimbo-e-machete-1024x620.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bimbo-e-machete-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/bimbo-e-machete-768x465.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226836" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Le donne portano con se al lavoro i bimbi durante l’allattameno. Non è raro vedere una donna Tzeltal con il machete in mano ed il neonato in spalla.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>E a rendere ancor più difficile le condizioni di vita di questo popolo ci pensano gli abitanti e le autorità dei comuni vicini che nei loro confronti nutrono un odio profondo. Ogni tanto la polizia si presenta a chiedere una sorta di pizzo per lasciarli in pace mentre molto frequenti sono le imboscate ad opera di ignoti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_226868" aria-describedby="caption-attachment-226868" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-226868 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/guerrigliero-3-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-226868" class="wp-caption-text">America, Santo Tomas, Messico 2018. Anche il foulard rosso intorno al collo è un simbolo zapatista.</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Risale al 23 gennaio di quest’anno l’ultimo omicidio senza colpevole che ha portato il lutto a Santo Tomas. La vittima, Estelina López Gómez, è stata freddata con un colpo di fucile mentre usciva dalla comunità con suo marito.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/grotta.jpg" alt="" class="wp-image-226856" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/grotta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/grotta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/grotta-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/grotta-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>America, Santo Tomas, Messico 2018. Il territorio di Santo Tomas è pieno di grotte e anfratti nei quali gli indigeni si recano per pregare e offrire cibo alla Madre Terra.</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>La vita qui è incredibilmente dura ma questi guerriglieri non hanno alternative. Per loro smettere di lottare significherebbe morire. Non c’è spazio nella società moderna per una popolazione indigena che vive secondo antichi codici e rituali; e il far parte di una struttura organizzativa come l’EZLN li aiuta a credere in una causa e permette loro di andare avanti con una flebile speranza nel futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>

    </div>
</div><div class="bottom-page">
    <div class="bottom-page-content text-center d-flex justify-content-center flex-column">
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                                    Roberto Di Matteo
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                                    Marco Negri
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		<title>La Brexit e il Nafta: una soluzione per Londra arriva dall&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-brexit-e-il-nafta-una-soluzione-per-londra-arriva-dallamerica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 15:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
		<category><![CDATA[World Trade Organization (WTO)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La questione Brexit ormai si trascina da anni ed è sempre più chiaro di cosa si tratti. Più ci si avvicina a quello che ormai sembra inevitabile, più il quadro generale si fa meno confuso. Il movimento pro-Brexit ha trovato diversi sostenitori all’estero, chi più diretto come Trump, chi meno come Russia e Cina, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-brexit-e-il-nafta-una-soluzione-per-londra-arriva-dallamerica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9827629-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La questione <strong>Brexit</strong> ormai si trascina da anni ed è sempre più chiaro di cosa si tratti. Più ci si avvicina a quello che ormai sembra inevitabile, più il quadro generale si fa meno confuso.</p>
<p>Il movimento pro-Brexit ha trovato diversi sostenitori all’estero, chi più diretto come <strong>Trump</strong>, chi meno come Russia e Cina, che comunque sostengono un eventuale uscita dalla <strong>Gran Bretagna</strong> dagli accordi europei. Il motto è unanime: divide et impera.</p>
<p>Una volta uscita dall’<strong>Europa</strong>, specialmente in caso di no-deal, la Gran Bretagna si troverà a dover rinegoziare gran parte degli accordi commerciali. In caso non lo facesse, dovrebbe attenersi alle regole del <strong>World Trade Organization</strong>, ovvero L&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Per chi non la conoscesse, L&#8217;Omc è il luogo in cui i paesi negoziano le regole del commercio internazionale. I paesi membri sono 164, la sede è presso il Centro William Rappard a Ginevra, in Svizzera. Ovviamente, gli accordi commerciali non sono gli unici da ristipulare, ma sono sicuramente i più problematici, visto che coinvolgono diplomazia e interessi internazionali.</p>
<h2>L’Organizzazione Mondiale del Commercio</h2>
<p>Il meccanismo dell’Omc è abbastanza semplice e può essere vantaggioso o svantaggioso in base alle merci trattate. Ogni paese membro dell&#8217;Omc ha stilato un elenco di tariffe (ovvero tasse sulle importazioni ed esportazioni di beni) e di quote (limiti sul numero di merci importabili o esportabili) che si applicano agli altri paesi con cui non esistono accordi. Per fare un esempio, le imposte Europee sui prodotti non agricoli sono abbastanza vantaggiose, aggirandosi intorno al <strong>2,8%</strong>. Quelle del Omc, invece, sono generalmente più alte e vedono un incremento significativo quando si parla di bene agricoli. L’importazione di automobili in Gran Bretagna, in caso di un&#8217;uscita senza accordo, arriverebbero al 10%. Per i prodotti agricoli, come già detto, gli aumenti sarebbero anche più significativi, raggiungendo circa il <strong>35%</strong> per i prodotti lattiero-caseari.</p>
<p>L’Europa, al momento, grazie ai suoi accordi di libero commercio, garantisce che l’<strong>80%</strong> dei prodotti importati in Gb siano tax-free. Un eventuale no-deal causerebbe, molto probabilmente un aumento delle tariffe. Soprattutto in virtù del fatto che la Gran Bretagna verrebbe trattata a tutti gli effetti come un paese fuori dall’Unione e, a cui, al di là della vicinanza, verrebbero applicate imposte da paese extracomunitario. Questo anche in virtù del fatto che l&#8217;Europa difficilmente potrebbe tendere la mano a un paese uscente, offrendo tariffe vantaggiose, o questo potrebbe ingolosire altri paesi in cui i movimenti sovranisti raccolgono molti consensi. Conscio che l&#8217;Europa non potrà fare troppi sconti, il Governo britannico ha già iniziato a muoversi per stipulare eventuali nuovi accordi che gli permetterebbero di avvantaggiarsi nel commercio coi paesi extra-EU. In sostanza, se non si può arrivare a un deal con l’Europa, bisogna cercarlo altrove.</p>
<h2>I nuovi accordi commerciali</h2>
<p>Per questo motivo, tra le numerose soluzioni possibili, ce n’è una che il governo ha già avviato. Ovvero, la ricerca di nuovi accordi per coprire le lacune lasciate da un no deal. Ed in tal senso Westminster ha già iniziato a muoversi stipulando nuovi trattati con vari paesi. Su 40 accordi da cui la Gb dipende dall’Europa, 11 sono già stati risiglati: gli Stati Andini (15 maggio), Norvegia e Islanda (2 aprile), i paesi caraibici (22 marzo), le isole del pacifico (14 marzo), Liechtenstein (28 febbraio), Israele (18 febbraio), Svizzera (11 febbraio), le isole Faroe (1 febbraio), il mercato comune dell’Africa Orientale e Meridionale (31 gennaio) e Cile (30 Gennaio). Inoltre è stato annunciato, anche se ancora in procinto di essere siglato, un accordo con la Corea del Sud.</p>
<p>Per arrivare a compimento della missione, però, bisogna mantenere buoni rapporti con Trump, perché è lui la chiave per trovare un accordo anche con il <strong>Nafta</strong>.</p>
<h2>Il Nafta</h2>
<p>Il Nafta, acronimo di North American Free Trade Agreement, è un accordo che include Messico, Stati Uniti e Canada e riguarda la libera circolazione di merci. Siglato nel 1992 e, in origine, aspramente criticato, si è rivelato una miniera d’oro per tutti e tre i paesi. Per fare un esempio, 36 su 50 stati Statunitensi, come principale partner commerciale hanno il Canada.</p>
<p>Sin da quando Trump si è insediato, il Nafta è sempre stato al centro dei suoi pensieri e, di conseguenza, al centro di un braccio di ferro tra lui e Trudeau mentre il Messico, bene o male, si è rilegato un ruolo più marginale, visti già le complesse relazioni che intrattiene con la Casa Bianca. In questo continuo vortice di trattative e negoziazioni ci potrebbero quindi rientrare anche i britannici che, come già spiegato da <em>InsideOver</em> (Trump blinda l’asse con Londra. L’alleanza dell’Atlantico in chiave anti Ue), vantano rapporti molto saldi con gli Stati Uniti, sebbene Trump vorrebbe comunque guadagnare un vantaggio significativo dalla vicenda Brexit, portando a casa un accordo vantaggioso per Washington. Bisogna poi sottolineare che, almeno sulla carta, il <strong>Canada</strong> è ancora una monarchia e che i reali in carica non sono altro che la famiglia reale britannica. Ebbene sì, la Regina Elisabetta è sovrana anche del Canada, sebbene si vociferi che il paese dello sciroppo d’acero non stia aspettando altro che la sua dipartita per separarsi definitivamente. L’attesa è un segno di rispetto nei confronti di una delle Regine più longeve della storia.</p>
<p>La stipula di un accordo commerciale con il Nafta si può dare per scontata in caso di Brexit, ma la possibilità dell’ingresso della Gran Bretagna nel Nafta sarebbe più complesso, sebbene non impossibile. L’argomento pare sia già stato introdotto nelle trattative per la stipula dell’accordo tra i tre paesi, trattative che però sono mantenute segrete. Il problema principale è che Trump non vuole concedere vantaggi a nessuno, per questo è difficile pensare che si possa esporre in tal senso prima di un annuncio ufficiale da parte del Governo britannico sull&#8217;argomento deal/no-deal. Nessuno darà alcun vantaggio alla Gran Bretagna che dovrà accettare di sedersi al tavolo come parte richiedente, e quindi più debole. La cosa certa è che un accordo in tal senso potrebbe comportare un cambio drastico della geopolitica economica Europea, con l’Unione che si troverebbe gli Stati Uniti letteralmente al di là della manica.</p>
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		<title>Guerra commerciale tra Usa e Canada  può essere un bene per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 11:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Stati Uniti e Canada storici alleati? Non più, almeno così sembrerebbe. Le ultime notizie raccontano infatti di frizioni più o meno gravi intercorse tra Washington e Ottawa. Niente che possa sfociare in crisi diplomatica ovviamente, tuttavia la nuova impostazione economica sostenuta da Washington potrebbe far crollare quell’impianto liberal voluto dalle più recenti amministrazioni americane. Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Stati Uniti e Canada storici alleati? Non più, almeno così sembrerebbe. Le ultime notizie raccontano infatti di frizioni più o meno gravi intercorse tra Washington e Ottawa. Niente che possa sfociare in crisi diplomatica ovviamente, tuttavia la nuova impostazione economica sostenuta da Washington potrebbe far crollare quell’impianto liberal voluto dalle più recenti amministrazioni americane. Donald Trump ha detto “America first” e così è stato.</p>
<p>Aumentati del 220% i dazi sugli aerei canadesi</p>
<p>Il Dipartimento del Commercio Usa ha recentemente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/">annunciato</a> un aumento considerevole delle tariffe da pagare per l’azienda canadese Bombardier. Quest’ultima è un colosso nel settore aerospaziale ed è direttamente concorrente con Boeing, nella produzione di alcuni velivoli. In particolare negli Stati Uniti Bombardier faceva concorrenza ai B737-700 e 737 Max7 prodotti dall’americana Boeing. Proprio da questo punto è nata la reazione del Dipartimento USA. Bombardier è stata infatti accusata di dumping, ovvero di vendere i suoi prodotti negli Stati Uniti ad un prezzo inferiore a quello di mercato. In questo modo l’azienda canadese si sarebbe resa colpevole di concorrenza sleale verso Boeing.</p>
<p></p>
<p>Il Dipartimento del Commercio USA ha così deciso di alzare le tariffe del 220% su ciascun aereo rivenduto da Bombardier negli Stati Uniti. “Anche i più stretti alleati devono giocare secondo le regole”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/">ha affermato</a> Wilbur Ross, Ministro al Commercio USA. Alleanza sì, ma nel rispetto delle regole e in particolare nel rispetto dell’economia americana. Una condizione che tuttavia non è piaciuta alla controparte canadese. Il Ministro degli Esteri di Ottawa, Chrystia Freeland,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/"> fa sapere</a> che: “l’indagine USA (sui prezzi applicati da Bombardier) è solo nella fase preliminare e che i dazi non possono essere applicati finché l’inchiesta non viene ultimata”. Dichiarazioni che, tuttavia, non fermano Washington, pronta a introdurre le nuove tariffe entro il prossimo dicembre.</p>
<p>Bloccate le trattative per il NAFTA</p>
<p>La guerra, commerciale, non finisce qui. Riportava la <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.reuters.com/article/us-usa-canada-wto-wine/united-states-renews-wto-complaint-over-canadian-wine-retailing-idUSKCN1C722G">Reuters</a> </em>che gli Stati Uniti hanno presentato una denuncia presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio per la vendita del vino al dettaglio fatta dal Canada. Nel documento gli Stati Uniti accusano il Canada di violare le regole poste dall’Organizzazione in particolare nella provincia di British Columbia. La diatriba tra Stati Uniti e Canada potrebbe però portare a un effetto domino anche oltreoceano. Il premier britannico Theresa May <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://fortune.com/2017/10/04/bombardier-northern-ireland-peace-jobs/">ha infatti espresso</a> preoccupazione sulla questione, mettendo sul piatto della bilancia la possibilità che 4.200 impiegati nordirlandesi di Bombardier corrano il rishcio concreto di perdere il posto.</p>
<p></p>
<p>Il dissidio tra Washington e Ottawa è poi sfociato nella rinegoziazione del NAFTA, North Atlantic Free Trade Agreement. L’accordo di libero commercio siglato nel 1992 tra Stati Uniti, Canada e Messico. La presidenza Trump ha infatti, sin dal suo insediamento, espresso la volontà di rivedere i termini dell’accordo. La fase della rinegoziazione risulta però essere ancora in stallo. Lo scorso 28 settembre <a href="http://www.corriere.com/index.php/past-issues-2/14-canada/1717-nafta-stop-al-terzo-round-ancora-pochi-progressi">si è concluso</a> il terzo dei sette round previsti per questa nuova fase dei negoziati, registrando come esito un nulla di fatto. Tra le motivazione dello stallo si annovera proprio l’imposizione del mega dazio sui Bombardier canadesi.</p>
<p>Una guerra commerciale che blocca il TTIP</p>
<p>Il temporaneo blocco del NAFTA potrebbe avere tuttavia ripercussioni sull’Unione europea. <a href="http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-con_il_ceta_il_ttip_rientra_dalla_finestra/6_18722/">Alcuni commentatori </a>avevano infatti sostenuto come l’accordo di libero scambio siglato recentemente tra Canada e Ue, il CETA, fosse stato semplicemente un modo per far “rientrare il TTIP dalla finestra”. Nel pratico le aziende americane avrebbero potuto usare il Canada (grazie al NAFTA) come punto di lancio verso l’Europa. Il CETA pone infatti divieti all’Euorpa sulle restrizioni all’utilizzo di OGM e della carne agli ormoni. Prodotti molto utilizzati all’interno dei colossi dell’agroalimentare americano. Il NAFTA sommato al CETA potrebbero creare dunque le condizioni per un non esplicito TTIP. La guerra commerciale e la conseguente fase di stallo delle negoziazioni tra Stati Uniti e Canada sono dunque l’ultima difesa dell’Europa rispetto ai colossi dell’agroalimentare americano.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html">Guerra commerciale tra Usa e Canada  può essere un bene per l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La partita energetica e i dilemmi Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nafta-la-partita-energetica-dilemmi-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 07:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il North America Free Trade Agreement (NAFTA) è da tempo al centro di un&#8217;intensa battaglia politica che rappresenta un nodo cruciale nella definizione dei futuri assetti della strategia economica, commerciale e geopolitica della Presidenza di Donald J. Trump e degli equilibri nordamericani: recentemente, l&#8217;inquilino della Casa Bianca ha rilanciato la sua ostilità nei confronti del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nafta-la-partita-energetica-dilemmi-washington.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925113820_24405185-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il North America Free Trade Agreement (NAFTA) è da tempo al centro di un&#8217;intensa battaglia politica che rappresenta un nodo cruciale nella definizione dei futuri assetti della strategia economica, commerciale e geopolitica della Presidenza di Donald J. Trump e degli equilibri nordamericani: recentemente, l&#8217;inquilino della Casa Bianca ha <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2017/aug/27/donald-trump-camp-david-nafta-mexico-wall-canada" target="_blank">rilanciato la sua ostilità nei confronti del trattato di libero scambio </a>siglato nel 1992 e divenuto effettivo nel 1994, che vincola Canada, Stati Uniti e Messico in un&#8217;ampia area commerciale, tra le più grandi del pianeta.</p>
<p></p>
<p>Trump addita il NAFTA come la causa principale della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti, della progressiva deindustrializzazione di ampie regioni della <em>Rust Belt</em> e dell&#8217;ampio disavanzo commerciale che il suo Paese presenta nei confronti del vicino meridionale, <a href="https://ustr.gov/countries-regions/americas/mexico" target="_blank">pari a 55 miliardi di dollari nel 2016</a>. Le affermazioni di Trump, reiterate più volte a partire dalla sua discesa in campo per la nomination repubblicana alla Casa Bianca, sono state sicuramente utili all&#8217;attuale Presidente per conquistare il favore dell&#8217;elettorato degli Stati maggiormente squassati dalla crisi economica, dalla disoccupazione e dall&#8217;impoverimento dell&#8217;America profonda ma non sono mai state seguite da reali iniziative concrete volte a organizzare un reale strappo unilaterale dal NAFTA. La motivazione principale è da ricercarsi nelle pressioni esercitate in seno all&#8217;amministrazione Trump dai fautori del NAFTA come strumento geopolitico, che consente di mantenere saldamente ancorato al carro americano un Paese che dagli USA dipende per l&#8217;80% del suo commercio estero e per oltre il 40% del suo PIL, e soprattutto dai portavoce della potentissima lobby del <em>Big Oil, </em>l&#8217;American Petroleum Institute (API).</p>
<p></p>
<p>Le grandi compagnie energetiche statunitensi, infatti, hanno messo gli occhi sulle grandi ricchezze potenzialmente accessibili dall&#8217;apertura del settore del petrolio e del gas naturale messicani all&#8217;intervento economico privato dopo la riforma costituzionale del dicembre 2013 con cui il governo di Enrique  Pena Nieto ha emendato l&#8217;Articolo 27, che prevedeva il controllo statale sulle risorse naturali del Paese. Il monopolio della compagnia di Stato Pemex, istituita nel 1938 dal Presidente Lazaro Cardenas, è stato spezzato nel momento in cui il tracollo della produzione nel giacimento di Cantarell, scoperto nel 1981 e fornitore di circa due terzi dell&#8217;estrazione petrolifera nazionale, e l&#8217;aumento delle importazioni di gas naturale dagli Stati Uniti hanno iniziato a mettere in seria crisi il quadro energetico nazionale. </p>
<p></p>
<p>Al 2016, secondo la <em>World Oil&amp;Gas Review, </em>il Messico possiede riserve accertate e tecnicamente accessibili pari a 35 miliardi di barili di petrolio e 257 miliardi di metri cubi di gas naturale: dopo il secondo round di aste per le concessioni petrolifere, il Paese vede attive sul suo territorio tutte le maggiori <em>majors, </em>attive in primo luogo nello sfruttamento delle risorse <em>offshore </em>in un&#8217;intensa dinamica che vede coinvolta anche l&#8217;ENI. Margherita Paolini ha sottolineato su <em>Limes </em>come l&#8217;API abbia visto notevolmente favorite nelle concessioni le industrie da essa spalleggiate (ExxonMobil, Chevron, BPI, Statoil, Total) e risulti di conseguenza attiva, col sostegno del Segretario di Stato Rex Tillerson e del Segretario all&#8217;Energia Rick Perry, per riorientare le vedute di Trump. La Paolini sottolinea come l&#8217;orientamento generale sia piuttosto incline a negoziare una ristrutturazione del NAFTA volta a tutelare gli investimenti americani nel settore energetico messicano, che potrebbe creare un&#8217;espansione dell&#8217;attività delle <em>majors </em>e rafforzare i vincoli tra Stati Uniti e Messico in una fase che vede il secondo attratto fortemente dalle sirene cinesi e dal dinamismo geoeconomico di Pechino. In questo contesto, la chiave di volta sarà rappresentata dal voto messicano del 2018: se a prevalere sarà la piattaforma nazionalista in campo economico del candidato della sinistra Alberto Moreno Lopez Obrador, la grande sfida alla tenuta del NAFTA, prima ancora che dalle esternazioni di Trump, verrà dal centro istituzionale di Città del Messico, a testimonianza di un fatto ben preciso: è stato il Messico stesso a pagare le conseguenze più dure dall&#8217;accordo di libero scambio sotto forma di un netto aumento delle disuguaglianze economiche interne e di una più stretta dipendenza dalla superpotenza nordamericana.</p>
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		<title>Trump ha cambiato idea sul Nafta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-ha-cambiato-idea-sul-nafta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2017 07:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-300x104.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-768x267.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-1024x356.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America ha deciso di non uscire dal NAFTA, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale.  L’America, dunque, resterà nell&#8217;accordo. La notizia della decisione è arrivata direttamente da Trump. L&#8217;uscita dal North American Free Trade Agreement, insomma, cade nel vuoto, e oggi la Casa Bianca ha annunciato ai leader di Messico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-ha-cambiato-idea-sul-nafta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-300x104.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-768x267.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/trump-e1486376410437-1024x356.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America ha deciso di non uscire dal <strong>NAFTA</strong>, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale.  L’America, dunque, resterà nell&#8217;accordo. La notizia della decisione è arrivata direttamente da Trump. L&#8217;uscita dal North American Free Trade Agreement, insomma, cade nel vuoto, e oggi la Casa Bianca ha annunciato ai leader di Messico e Canada, i paesi partner del trattato, che gli Stati Uniti resteranno all&#8217;interno del trattato commerciale.Solo qualche ora prima era trapelata la notizia per cui, alcuni funzionari dell&#8217;amministrazione americana, stessero lavorando al decreto relativo alla fine dell&#8217;accordo commerciale. Poi, però,  la smentita ufficiale, mediante la diffusione del testo riferibile ai colloqui telefonici tra Trump, il presidente messicano <strong>Enrique Pena Nieto</strong> e il primo ministro canadese <strong>Justin Trudeau</strong>.Il presidente Trump &#8211; riferisce la Casa Bianca &#8211; ha concordato sulla decisione di non porre fine agli accordi Nafta in questo momento e i leader hanno concordato di procedere rapidamente, nel rispetto delle rispettive procedure interne, ad avviare la rinegoziazione degli accordi Nafta a beneficio di tutti e tre i Paesi&#8221;. Trump ha aggiunto di credere che &#8220;il risultato finale renderà i tre Paesi più forti e migliori&#8221;, ha diramato l&#8217;Ansa in <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/04/27/trump-usa-non-si-ritireranno-da-nafta_31b9931e-8f69-4e2d-8f44-f765912a821c.html">questa nota</a>.Il Nafta è un accordo siglato nel 1992 tra Stati Uniti, Messico e Canada sotto l&#8217;allora presidenza di George H. Bush. Il trattato, come specificato da Roberto Vivaldelli <a href="http://www.conflittiestrategie.it/il-nafta-peggio-del-muro-di-r-vivaldelli">in questo articolo</a>,  è risultato essere più danneggiante per il <strong>Messico</strong> rispetto qualunque ipotesi di muro. Se Donald Trump avesse realmente cancellato i termini dell&#8217;accordo &#8211; ha spiegato Vivaldelli &#8211; così come promesso in campagna elettorale avrebbe, paradossalmente, aiutato la nazione guidata da Enrique Peña Nieto.La tesi è stata sostenuta anche da<strong>Mark Weisbrot</strong>, importante economista americano e direttore del Centro per la Ricerca Economica e Politica (<a href="http://cepr.org/">Cepr</a>), all&#8217;interno di un&#8217;analisi pubblicata anche nell&#8217;edizione americana  dell&#8217;<em><a href="http://www.huffingtonpost.com/entry/nafta-has-harmed-mexico-a-lot-more-than-any-wall-could_us_58a5cbe5e4b026a89a7a2762">Huffington Post</a>. </em>Il Nafta ha assunto negli anni il ruolo simbolico di accordo accordo volto a facilitare la <strong>libera circolazione</strong> di beni, merci e servizi tra i tre paesi firmatari.La garanzia essenziale del trattato è quella del libero scambio.  Un po’ come la ratio ispiratrice dell’Unione Europea. Lo scopo del NAFTA è inoltre quello di garantire <strong>libero scambio</strong> e leale concorrenza  tra le tre nazioni. Nei proclami elettorali di Trump, il trattato era stato pessimo, in quanto aveva consentito ai grossi comparti industriali americani di trasferirsi al Sud, comportando la perdita di milioni di posti di lavoro per i cittadini americani, a causa dei costi minori intercettati dalle puntuali delocalizzazioni.Secondo <a href="https://www.forexinfo.it/NAFTA-cos-e-cosa-prevede-Trump">questi dati</a>, poi, tra il 1997 e il 2013, l&#8217;America ha perso circa  circa 800.000 posti di lavoro destinati verso i confini del Sud, principalmente il Messico. Donald Trump, in definitiva, aveva fatto dell&#8217;abolizione del Nafta il suo cavallo di battaglia per attrarre i consensi del Rust Belt Blue, la costola industriale statunitense tradizionalmente legata al <strong>Partito Democratico</strong>. E c&#8217;era riuscito.Mediante il suo account Twitter, il POTUS, ha voluto sottolineare di non essere stato decisivo per la scelta sull&#8217;accordo:  &#8221; Non sono io ad aver deciso di non terminare il Nafta, ho solo accettato la proposta di Canada e Messico&#8221;. E ancora: &#8220;Ho solo accettato la richiesta dei Presidenti di Canada e Messico di rinegoziarlo &#8230; se non otterremo quanto vogliamo però vi prometto che mi ritirerò dall&#8217;accordo&#8221;. Un&#8217;altra giravolta di Trump, dopo quelle in politica estera. Segno che la presidenza stia, dopo i numerosi proclami elettorali, virando in tutt&#8217;altra direzione.</p>
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		<title>Trump dichiara guerra al legname canadese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-dichiara-guerra-al-legname-canadese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 11:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Donald Trump e Justin Trudeau sono sempre stati messi l’uno come avversario dell’altro. Se Trump era il nemico della modernità, il chiuso e razzista bigotti scelto dall’America profonda, colui che contrastava contro i valori democratici dell’Occidente, Trudeau è sempre stato al contrario il paladino di tutti questi valori. Canada e Stati Uniti sono quindi diventati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-dichiara-guerra-al-legname-canadese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/C-Oh-H7UwAAslwi-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Donald Trump e Justin Trudeau sono sempre stati messi l’uno come avversario dell’altro. Se Trump era il nemico della modernità, il chiuso e razzista bigotti scelto dall’America profonda, colui che contrastava contro i valori democratici dell’Occidente, Trudeau è sempre stato al contrario il paladino di tutti questi valori. Canada e Stati Uniti sono quindi diventati in pochi mesi da ottimi amici a simboli di due mondi diversi. Se da una parte, il pacifico Paese con la bandiera biancorossa si era trasformato nella patria dei diritti civili e del progressismo occidentale, gli Stati Uniti si trasformavano lentamente, nell’opinione pubblica mondiale, nel Paese dove non era più possibile avere quel tipo di diritti.Il confronto fra i due Paesi è nel tempo diventato non soltanto simbolico, ma anche politico. E il commercio, in particolar modo, è stato da subito oggetto di attrito fra Ottawa e Washington. Basti pensare alla differenza di vedute fra il mercato globale e gli accordi internazionali fra Donald Trump e Trudeau. Quando Trump chiedeva di finirla con il TTIP, Trudeau firmava il CETA.Adesso, ancora una volta, il commercio è diventato campo di battaglia fra i due vicini, un tempo preziosissimi alleati l&#8217;uno dell&#8217;altro. Non è un mistero che l’accordo noto come NAFTA ha sempre avuto un forte peso politico nella propaganda di Trump durante le elezioni. Il Tycoon aveva da subito puntato il dito contro l’accordo di libero scambio fra America settentrionale e Messico, e tutti pensavano che dovesse essere il Messico la prima vittima di questa rappresaglia commerciale. Del resto nulla aveva fatto intendere che potesse essere altrimenti, vista anche la volontà da parte del nuovo presidente degli Stati Uniti di chiudere con il Messico su molte questioni, prima di tutte il cosiddetto muro anti-immigrazione clandestina.E invece, con un colpo a sorpresa, il primo vero obiettivo della politica protezionistica di Trump è stato il Canada. Ebbene sì. Gli USA hanno, infatti, annunciato di voler imporre al Canada una tariffa doganale tra il 3 e il 24%, con un dazio medio del 20%, sull&#8217;importazione del legname. Wilbur Ross, il segretario al Commercio degli Stati Uniti, era stato chiaro sin da subito. Secondo lui, il Canada aveva coscientemente esportato a prezzi più bassi il legname delle proprie foreste grazie a una politica di finanziamento pubblico. Secondo Ross, quest’attività consiste in un vero e proprio dumping che ha permesso alle grandi società del legname canadese di lucrare sovrastando le regole del NAFTA. Il nuovo regolamento delle tariffe doganali avrà effetto retroattivo di novanta giorni, e non sembra essere l’ultimo atto di guerra fra Washington e Ottawa. Anche l’industria casearia e del latte canadese è entrata nel mirino del Commercio americano, e lo stesso Trump ha sottolineato in un tweet che per troppo tempo il Canda ha voluto lucrare sulle spalle degli allevatori degli Stati Uniti.La Casa Bianca ha definito la conversazione &#8220;molto amichevole&#8221;, mentre in una dichiarazione diffusa dal governo canadese, si rileva che Trudeau ha definito &#8220;ingiuste&#8221; le imposte e &#8220;ha confutato le accuse senza fondamento lanciate dal Dipartimento del Commercio americano&#8221;. &#8220;Il governo del Canada difenderà con vigore gli interessi dell&#8217;industria canadese del legno, come abbiamo fatto con successo in tutte le passate dispute con gli Usa&#8221;, ha affermato il primo ministro canadese. I due leader hanno discusso del settore della produzione di latte in Wisconsin, nello Stato di New York e in altri luoghi. Trump, subito dopo la firma dell’ordine esecutivo sul decreto, ha detto che non avrà problemi a continuare la guerra commerciale con il Canada, perché per troppo tempo ha accumulato un surplus come tutti gli altri partner commerciali.Dopo l’annuncio del cambiamento di politica commerciale, c’è stata una telefonata fra i presidenti dei due Stati. Con due visioni completamente differenti date alla stampa. Trump ha parlato di una telefonata molto cordiale, mentre il governo canadese ha detto l’esatto opposto. Trudeau ha voluto confermare che difenderà senza alcun dubbio gli interessi dell’industria canadese del legno, bollando come ingiuste e dannose le leggi varate dal governo federale di Washington. Trudeau ha poi voluto ricordare a tutti che le economie dei due Paesi sono estremamente legate tra loro, e che potrebbero esserci delle forti ripercussioni su tutti i settori commerciali ed economici in caso di inasprimento del conflitto su legane e latticini. Parole che sanno di minaccia in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati già sul fronte cinese e iniziano a dover rivedere la loro politica negativa sul TTIP, dopo aver chiuso con l’accordo trans-Pacifico. Trump è avvisato: anche il Canada può dire la sua al G7 e in tutto il WTO.&nbsp;</p>
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		<title>Il Nafta? Peggio del muro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nafta-danneggiato-messico-piu-del-muro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 09:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3990" height="1730" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962.jpg 3990w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-1024x444.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3990px) 100vw, 3990px" /></p>
<p>C&#8217;è un elemento fondamentale, nella discussione politica su Donald Trump e i controversi rapporti con il Messico, soprattutto in relazione all&#8217;ampliamento del &#8211; già esistente &#8211; muro situato al confine tra i due Paesi, che è pressoché passato in secondo piano: il Nafta.Il North American Free Trade Agreement (Nafta)  siglato nel 1992 tra Stati Uniti, Messico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nafta-danneggiato-messico-piu-del-muro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3990" height="1730" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962.jpg 3990w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/donald-trump-e1488446107962-1024x444.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3990px) 100vw, 3990px" /></p><p>C&#8217;è un elemento fondamentale, nella discussione politica su <strong>Donald Trump</strong> e i controversi rapporti con il <strong>Messico</strong>, soprattutto in relazione all&#8217;ampliamento del &#8211; già esistente &#8211; muro situato al confine tra i due Paesi, che è pressoché passato in secondo piano: il <strong>Nafta</strong>.Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.naftanow.org/">North American Free Trade Agreement (Nafta)</a>  siglato nel 1992 tra Stati Uniti, Messico e Canada sotto la presidenza di George H. Bush, infatti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://cepr.net/publications/reports/nafta-20-years">ha danneggiato</a> il <strong>Messico</strong> più di qualsiasi muro. Se il presidente <strong>Donald Trump</strong> riuscirà dunque a cancellare l&#8217;accordo o rinegoziarne i termini, come ha promesso più volte in campagna elettorale, allora farà, forse inconsapevolmente, un grande favore al Paese guidato da Enrique Peña Nieto. A sostenere questa tesi è <strong>Mark Weisbrot</strong>, importante economista americano e direttore del Centro per la Ricerca Economica e Politica (<a href="http://cepr.org/">Cepr</a>). La sua analisi è stata pubblicata sull&#8217;edizione americana dell&#8217; <a href="http://www.huffingtonpost.com/entry/nafta-has-harmed-mexico-a-lot-more-than-any-wall-could_us_58a5cbe5e4b026a89a7a2762"><em>Hufftington Post</em></a>.Un danno per l&#8217;economia“Molti sostengono che i <strong>lavoratori</strong> messicani abbiano avuto benefici dal Nafta &#8211; osserva Weisbrot &#8211; ma ciò è falso. Se analizziamo la crescita del PIL o il reddito pro-capite, vediamo che il Messico, dopo l&#8217;adesione al Nafta, è scivolato alla quindicesima posizione, su venti, dei paesi latino-americani. Altri dati ci confermano una realtà ancora più triste. Secondo le ultime statistiche nazionali, il tasso di povertà nel 2014 è salito al 55,1% &#8211; superiore al 52.4% del <strong>1994</strong>. Stessa discorso per la media dei salari che, considerando l&#8217;inflazione, sono saliti solo del 4% in 21 anni&#8221;.Perché il Nafta ha fallitoIl Nafta è stato approvato come continuazione delle politiche avviate all&#8217;inizio degli anni &#8217;80, su spinta di <strong>Washington</strong> e del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> quando il Messico era molto vulnerabile sotto il profilo del debito pubblico. “Queste politiche &#8211; spiega Weisbrot &#8211; hanno incoraggiato la deregolamentazione e la liberalizzazione della produzione, nonché gli investimenti stranieri (il 70 per cento del sistema bancario del Messico è ora di proprietà straniera). Il Paese ha abbandonato le politiche a favore delle crescita dei decenni precedenti e ha adottato una politica neoliberista che ha legato Città del Messico agli Stati Uniti”.A guadagnarci sono state le <strong>multinazionali </strong>a danno della sovranità nazionale: “Le multinazionali &#8211; spiega l&#8217;economista &#8211; con questo tipo di accordi, possono citare in giudizio i governi che introducono regolamenti che possono danneggiare i loro profitti; questo vale anche per le aziende che si occupano di salute pubblica e sicurezza ambientale. Queste cause vengono poi esaminate da un tribunale speciale slegato al sistema giuridico nazionale”.Persi milioni di posti di lavoroDal 1994 al 2000 il <strong>Messico</strong> ha perso circa <a href="http://cepr.net/publications/reports/nafta-20-years">due milioni di posti di lavoro </a>nel settore dell&#8217;agricoltura, da quando le multinazionali del mais hanno spazzato via le piccole imprese. Inoltre, l&#8217;immigrazione verso gli Stati Uniti, nello stesso periodo, è aumentata del 79%. “Se l&#8217;economia messicana dopo il <strong>1980</strong> fosse cresciuta come i decenni precedenti, ora i messicani avrebbero un reddito medio simile a quello europeo. La crescita però si è arrestata dopo l&#8217;introduzione del Nafta, che è a tutti gli effetti un fallimento”.Gravi conseguenze anche per gli UsaIl presidente Donald Trump non ha mai fatto mistero di voler rinegoziare i termini dell&#8217;accordo, sollevando timori anche in <strong>Canada</strong>. Secondo il <a style="color: #0000ff" href="http://www.nytimes.com/roomfordebate/2013/11/24/what-weve-learned-from-nafta/under-nafta-mexico-suffered-and-the-united-states-felt-its-pain"><em>New York Times</em></a>, in un&#8217;analisi pubblicata nel 2013 ma ancora attuale, “il fallimento del Nafta in Messico ha avuto un impatto diretto sugli Stati Uniti. Anche se di recente si è fermata, l&#8217;immigrazione verso gli Stati Uniti è cresciuta vertiginosamente di anno in anno dopo l&#8217;approvazione dell&#8217;accordo&#8221;.&#8221;L&#8217;aumento delle persone che vivono in condizioni di povertà alimenta la criminalità organizzata. L&#8217;incremento di queste attività al confine facilita il contrabbando di armi e di sostanze illegali” &#8211; scrive Laura Carlsen sull&#8217;autorevole quotidiano americano.<strong>Trump</strong>, dunque, ha tutte le ragioni per rinegoziare il Nafta. E non solo nell&#8217;interesse degli Stati Uniti ma di quello dei lavoratori di entrambi i Paesi.</p>
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		<title>Trump, il potere torna al popolo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/21062-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 07:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La prima mossa del nuovo Presidente americano è stata quella di firmare il decreto che istituisce il controverso Muro tra Stati Uniti e Messico. La foto che immortala un sorridente Trump che ostenta le Tavole della nuova legge ha fatto il giro del mondo. Assurgendo a valore simbolico.Certo, tale iniziativa ha un particolare valore socio-politico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/21062-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170130173508_22020272-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La prima mossa del nuovo Presidente americano è stata quella di firmare il decreto che istituisce il controverso Muro tra Stati Uniti e Messico. La foto che immortala un sorridente Trump che ostenta le Tavole della nuova legge ha fatto il giro del mondo. Assurgendo a valore simbolico.Certo, tale iniziativa ha un particolare valore socio-politico, dal momento che rappresenta la prima concretizzazione del programma elettorale riguardante la restrizione del flusso migratorio che ha guadagnato tanti consensi al nuovo presidente. Come conferma l’emanazione parallela di una lista di Paesi i cui migranti non sono più graditi sul suolo degli Stati Uniti d’America anche per supposti motivi di sicurezza (bizzarro manchino sauditi e qatarioti, sponsor ufficiali dello jihadismo internazionale…).Ma al di là delle controversie riguardo le questioni migranti e sicurezza, non esauribili in questo povero scritto, quell’immagine icastica che rilancia al mondo le nuove tavole della legge ha ben altro e alto significato.L’Imperatore ha deciso di erigere un Muro. Un Muro come quello che fece costruire l’imperatore Adriano in Britannia, quel Vallo che ancora oggi segnala l’esistenza di un antico confine, che indicava un di qua e un di là.Certo, il Vallo di Adriano aveva funzioni difensive, dovendo arginare le incursioni dei barbari del Nord. Ma in fondo non era quella la sua vera funzione: se avesse voluto, l’Impero avrebbe risolto la questione dei fastidiosi barbari in poco tempo e senza eccessivo dispendio di risorse. Semplicemente non gli interessava. Così quel Muro più che argine difensivo era altro: segnava il confine britannico dell’Impero globale che allora era Roma.La spiegazione della foto di Trump in fondo è analoga. Al di là della motivazione difensiva legata all’erezione di un argine ai flussi migratori provenienti dal Sud (che peraltro troveranno altre vie di ingresso), quel Muro segnala piuttosto la posa della prima pietra di un confine netto, che in precedenza netto non era. E non solo per l’esistenza del Nafta, l’accordo di libero scambio che accomuna i mercati di Canada, Stati Uniti e Messico.Si tratta di qualcosa di ben più profondo della rescissione di un banale accordo commerciale, ovvero la decisione di rimarcare un limite all’Impero, che si ritrae così dalla globalizzazione, la quale ha nell’abbattimento dei confini e nella dissoluzione degli Stati-nazione il suo momento fondante e lo sviluppo naturale.L’Impero americano immagina per sé un altro destino: se finora la potenza economica e militare degli Stati Uniti era stata messa al servizio dell’Impero globale (e della <strong>Finanza internazionale</strong> che lo governa), da oggi, almeno nelle intenzioni del nuovo imperatore e dei suoi alleati, torna al servizio di Washington e del <strong>popolo americano</strong>.Si tratta di un’iniziativa rivoluzionaria, che incontra resistenze fortissime. Perché tale nuova prospettiva ha implicazioni immani, tanto che potrebbe decretare la fine dell’Impero globale nato sulle ceneri dell’89, quando, finito il duopolio Est-Ovest, il dilagare planetario dell’Impero d’Occidente venne accettato come destino manifesto. Tanto che l’Impero globalizzante ha finito per concepire se stesso come assetto definitivo del mondo e come compimento finale della storia.Per questo la sfida lanciata da Trump, e dal potere di questo mondo che appoggia la sua rivoluzione, sta determinando il più grande conflitto che la storia abbia mai conosciuto, almeno per le implicazioni che sottende (da vedere quale tributo di sangue richiederà).Un conflitto che d’altronde era ormai necessitato dalla situazione internazionale: l’impero globale e globalizzante ha conosciuto una battuta d’arresto senza precedenti, a causa di una crisi economico-finanziaria senza vie di uscita.La globalizzazione per sua natura necessita di un dinamismo senza ostacoli spaziali o temporali. Un blocco la porta necessariamente al collasso. Da qui la necessità di uno “sblocco” artificioso, individuato in un conflitto globale. La cosiddetta “opzione apocalisse”.Se tale è la funesta prospettiva abbracciata dagli avversari della rivoluzione trumpiana si può immaginare quale potenza di fuoco svilupperà lo scontro epocale che si sta consumando e che deciderà i destini del pianeta. Futuro incerto, tanta la confusione sotto il cielo. Conforta sapere che, come ha detto Obama il giorno prima dell’esito delle presidenziali, domani il sole sorgerà ancora.</p>
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