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Guerra

In Iraq si morirà (ancora) di bombe

Sono morti mentre lavoravano i campi. E a ucciderli sono state le esplosioni di alcune mine antiuomo, lasciate dagli uomini dello Stato islamico durante la sua ritirata. È accaduto nelle ultime due settimane, nelle campagne a nord di Mosul, in...

Guerra

Il contributo italiano alla battaglia di Mosul

Le operazioni nella provincia di Ninive per liberare Mosul dalla presenza dello Stato Islamico, "stanno proseguendo bene su tutte le direttrici", ha dichiarato giovedì il premier iracheno, Haider al Abadi, mentre le milizie curde Peshmerga annunciavano di aver assunto il controllo totale di Baashiqa, un villaggio che si trova poche decine di chilometri a nord-est di Mosul, per più di due anni sotto controllo dei jihadisti. Ma i successi dei Peshmerga, protagonisti, assieme all’esercito iracheno, di queste prime settimane di offensiva per strappare Mosul all’Isis, sono anche merito del contingente italiano in Iraq, guidato dal generale Angelo Michele Ristuccia. I militari del contingente italiano, inquadrato nell'Operazione Prima Parthica, hanno addestrato, infatti, migliaia di uomini e donne delle forze curde e irachene. E il loro lavoro sarà determinante anche una volta sconfitto l’Isis, per il mantenimento della stabilità locale e regionale. Il generale Ristuccia, in collegamento telefonico da Erbil, ha spiegato a Gli Occhi della Guerra, come il nostro Paese sta contribuendo alla liberazione della roccaforte irachena del Califfato.

Guerra

Verso la moschea del Califfo

"Daesh kaputt, Daesh kaputt”, lo Stato islamico è finito, urla un soldato iracheno facendo con la mano il segno della gola tagliata. I corpi speciali iracheni sono avanzati oltre il ponte Huria, il terzo sul Tigri afflosciato dai bombardamenti. Dall’altra parte del fiume, nella parte est della città, già liberata, si staglia la grande moschea voluta da Saddam. L’incrocio dove è arrivata l’avanzata sembra uscito da una scena da film sull’assedio di Stalingrado. La strada è lastricata di macerie ed i palazzi sono scarnificati dai combattimenti. Il carro armato che presiede l’incrocio tira una raffica di cannonate verso un nido di cecchini delle bandiere nere, poche centinaia di metri più in là. Un blindato è già stato centrato da un tiratore scelto dello Stato islamico. Gli “Scorpioni”, i corpi speciali della divisione di reazione rapida irachena, che da una settimana stanno avanzando a Mosul ovest sono arrivati ad un solo chilometro dalla moschea Al Nuri. Un luogo simbolo dove dove Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato il Califfato nel luglio del 2014.

Terrorismo

I kamikaze si fanno esplodere a Mosul

Mosul. Il minareto che pende dalla moschea Al Nuri spicca fra le colonne di fumo della battaglia per conquistare il luogo simbolo di Mosul ovest dove Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato nel 2014. Gli elicotteri lanciano dal cielo una gragnola di colpi. Le truppe speciali - gli "Scorpioni" addestrati dagli italiani - avanzano metro per metro all'ingresso della città vecchia, diventata ormai un dedalo mortale di viuzze.

Guerra

L’esercito iracheno circonda la moschea Al Nuri

MOSUL OVEST - La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo" facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene

Guerra

Pozzi di petrolio in fiamme

Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della "capitale" irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.Montaggio di Roberto Di Matteo

Terrorismo

La propaganda dell’Isis

Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo.Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Le trincee mobili nel deserto iracheno

La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un'importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare).Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Le ultime ore di Mosul

I proiettili sibilano sopra le nostre teste o rimbalzano impazziti sulle macerie nell’ultima, feroce battaglia che ha liberato Mosul, la “capitale” del Califfato in Iraq. Il generale Shaker Jawdat, capo della polizia federale irachena, ha annunciato ieri la conquista della città vecchia nella zona ovest. L’ultimo bastione jihadista, dove, in realtà, rimangono ancora cellule e sacche di irriducibili, ma le bandiere nere sono oramai sconfitte. Nonostante lo Stato islamico abbia risposto che i suoi uomini continueranno a combattere fino alla morte. E così è stato durante la battaglia finale di venerdì nella parte antica di Mosul. Il paesaggio nella città vecchia, ultimo ridotta dello Stato islamico, è lunare: le case, una attaccata all’altra sono sventrate, annerite delle fiamme o fatte a pezzi dagli attacchi aerei, dopo 9 mesi di furiosi scontri. Le raffiche di mitragliatrice degli ultimi jihadisti di Mosul sono rabbiose, ma è al fruscio della morte che non ti abitui. L’artiglieria tuona da chilometri di distanza. Quando il colpo arriva sopra le nostre teste fendendo l’aria, come una sciabola sguainata, sembra sempre che ti piombi addosso. Pochi secondi dopo la granata esplode sulle postazioni delle bandiere nere con un pauroso boato. Un manipolo di 200 miliziani votati alla morte era asserragliato, con le unghie e con i denti, in un fazzoletto dell’antica Mosul. I seguaci del Califfo, completamente circondati e con alle spalle il fiume Tigri hanno continuato a combattere senza speranza.

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