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	<title>Moda Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 27 Sep 2025 10:06:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Moda Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Alta moda e unicità: Michela Loberto svela il suo archivio segreto a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 10:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w" sizes="(max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Nel cuore di Milano, città che con la moda ha un rapporto simbiotico, dal 25 al 30 settembre 2025 si terrà un appuntamento raro ed esclusivo: il Secret Archive Sale dell’Atelier Michela Loberto. Per la prima volta, le porte dell’archivio segreto della maison si apriranno in Corso San Gottardo 37, accogliendo un pubblico selezionato in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/alta-moda-e-unicita-michela-loberto-svela-il-suo-archivio-segreto-a-milano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w" sizes="(max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Nel cuore di <a href="https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html">Milano</a>, città che con la moda ha un rapporto simbiotico, <strong>dal 25 al 30 settembre 2025 </strong>si terrà un appuntamento raro ed esclusivo: il <strong>Secret Archive Sale</strong> dell’<strong>Atelier Michela Loberto</strong>. Per la prima volta, le porte dell’archivio segreto della maison si apriranno in Corso San Gottardo 37, accogliendo un pubblico selezionato in un’esperienza intima.</p>



<p>Qui sarà possibile scoprire e acquistare <strong>pezzi unici di alta moda couture</strong>, interamente realizzati a mano in Italia. Non semplici abiti, ma il risultato di un processo creativo fatto di ricerca, pazienza e tecniche sartoriali tramandate nel tempo.</p>



<p>L’iniziativa cade proprio nei giorni della <strong>Milano Fashion Week</strong>, quando i riflettori del mondo sono puntati sulla capitale della moda. Se le passerelle raccontano le nuove collezioni, questo evento parallelo rappresenta un momento altrettanto significativo. Può essere un&#8217;occasione per scoprire la moda lontano dal clamore, nella dimensione più autentica e segreta dell’atelier.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione di Michela Loberto</h2>



<p>Fondato dalla designer Michela Loberto, l’atelier è diventato negli anni un laboratorio di autenticità, in cui il dialogo tra passato e presente si intreccia con un’estetica sempre personale. La sua moda racconta una storia, realizzata attraverso <strong>materiali ricercati, </strong>dettagli minuziosi e lavorazioni artigianali che trasformano ogni creazione in un’<strong>opera d’arte</strong>.</p>



<p>I capi di Loberto hanno una cifra stilistica piuttosto chiara. Le linee sono essenziali ma sofisticate, senza ostentazione, ma con il gusto per l’armonia delle forme e dei colori. Uno stile che rievoca suggestioni rétro, ascoltando le necessità moderne che oggi si rifugiano sempre più nella moda <strong>vintage</strong>.</p>



<p>Ma è nella realizzazione su misura che l’atelier esprime al massimo la sua identità: ogni abito riesce a <strong>catturare la personalità di chi lo commissiona</strong>, trasformandola in forma, colore e materia. In questo risiede la vera unicità, ben lontana dalle promesse spesso vuote del marketing contemporaneo, che parla di “pezzi unici” quando in realtà si tratta di produzioni seriali.</p>



<p>Un aspetto distintivo dell’atelier è anche la sua naturale propensione al dialogo con altre forme d’<strong>arte</strong>. Pittura, fotografia e scultura hanno spesso trovato spazio nelle collaborazioni di Michela Loberto, in eventi che hanno unito moda e creatività visiva in un linguaggio comune. Così, l’abito diventa parte di un racconto più ampio, in cui estetica e ricerca artistica si fondono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un atto di sostenibilità</h2>



<p>In un’epoca dominata dal fast fashion e da un consumo frenetico che spesso sacrifica qualità e valore, il lavoro di Michela Loberto si pone come un gesto <strong>controcorrente </strong>e profondamente <strong>sostenibile</strong>. Creare un capo unico, destinato a durare e a raccontare la mano di chi lo ha realizzato, significa promuovere un’idea di moda che non insegue il tempo ma lo custodisce.</p>



<p>L’atelier celebra così la <strong>moda lenta</strong>, quella che restituisce dignità al mestiere sartoriale, che mette al centro la creatività e la cura dei dettagli, opponendosi alla logica dell’omologazione e dello spreco.</p>



<p>Il Secret Archive Sale non è soltanto un’occasione di shopping, ma un invito a entrare in contatto diretto con il mondo intimo di Michela Loberto, con la sua visione e la sua arte. Un’esperienza riservata a chi cerca <strong>vera autenticità</strong>, tra le mura di un atelier che custodisce e rinnova l’anima dell’alta moda italiana.</p>
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		<item>
		<title>La moda ha perso il suo re: la morte di Giorgio Armani, l&#8217;uomo chiamato eleganza</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 16:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Il canto del cigno con le ultime, inarrivabili collezioni. Il saluto di un genio che incarnava con semplicità l'idea stessa dell'eleganza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Con l’arrivo dell’estate le notizie ci sfiorano più leggere. Ma quando lo scorso giugno non è apparso, come sempre, sullo sfondo delle passerelle degli show per le collezioni Uomo, è stato un presagio. “È convalescente”, avevano fatto sapere dalla Maison, “seguirà tutto da remoto”. Al suo posto è uscito per i saluti <strong>Leo Dell&#8217;Orco</strong>, responsabile dello stile delle linee maschili del gruppo Armani.<strong> L’estate non è finita, e oggi, all’età di 91 anni, il re della moda ci ha davvero lasciato.</strong></p>



<p>Faccio quasi fatica a scriverlo: di lui ho scritto sempre, ho scritto tanto nella mia vita lavorativa. E mentre commentare la notizia mi commuove, ripenso a quanto lo stilista avesse saputo spesso commuovermi, fino alle lacrime, con la bellezza assoluta di alcuni suoi abiti, la coerenza e l’estetica indescrivibile e sempre riconoscibile delle sue collezioni. <strong>Giorgio Armani non c’è più e per il Made in Italy da oggi si apre un vuoto incolmabile.</strong> Lui che faceva le rivoluzioni, ma sempre con discrezione, e che a partire dagli anni Settanta ha sovvertito le regole della moda,<br>ripensando la struttura interna dei capi, destrutturando le giacche e scegliendo toni soffusi, delicati, mai eccessivi. Chi non ricorda la collezione di giacche sul letto dell’<em>American Gigolò</em> <strong>Richard Gere</strong>?</p>



<p>Correva l’anno 1980 e già Los Angeles sognava di vestire Giorgio Armani. Due anni dopo il Time gli dedica la copertina. Ripeto che ho scritto tanto di lui, a ogni suo compleanno, a ogni suo successo, a ogni novità della sua carriera, a ogni sfilata. Perché quella stessa giacca, sia per lui che per lei, lui l’aveva ogni anni ristudiata, ridisegnata, ripensata nelle proporzioni e nell’estetica. <strong>La giacca Armani, infatti, non è solo una giacca è “la giacca”: quella che ti fa sentire perfetto (o perfetta) ed elegante in ogni situazione</strong> e in ogni ambito, da quello lavorativo o quello informale e anche a una prima della Scala. E mentre lui ripensava a quella giacca, sceglieva di presentarsi sulle sue passerelle nel modo più casual e minimale possibile: un paio di pantaloni e una maglia scura. Niente di più, perché lui lo aveva sempre detto a tutti: “nel dubbio, togliere, eliminare”. Fino ad arrivare all’essenza.</p>



<p>Questa essenza è il regalo che ci ha lasciato Giorgio Armani. Anche come uomo: mai sopra le righe, sempre attento a ogni dettaglio, ma anche ospitale e garbato con le persone che gli stavano vicino. Chi era invitato alla sua sfilata o a una festa sapeva che sarebbe sempre stato trattato come uno dei tanti super vip che da sempre affollavano i parterre e le prime file. <strong>Lui, l’uomo gentile che accompagnava di persona gli ospiti (davvero quasi tutti) nella sala dell’evento organizzato, anche a costo di attenderli sul portone sotto la pioggia.</strong> O che amava sistemare con occhio attento, all’ora di chiusura, i panettoni e cioccolatini per le feste natalizie nel<br>negozio Armani/Dolci di via Manzoni a Milano, proprio come faceva da ragazzo, quando era un semplice vetrinista dei grandi magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende: lo abbiamo visto con i nostri occhi e abbiamo provato l’ammirazione che si deve a un mito anche di umiltà.</p>



<p>Da George Clooney a Robert De Niro, da Michelle Pfeiffer a Cate Blanchett, lui ha vestito le più grandi star di Hollywood e non solo, inutile fare l’elenco. Tutte e tutti aspiravano a quell’essenza, quel tocco unico. Sia per arredare le proprie ville e i propri spazi, con gli oggetti e i mobili della Armani/Casa, sia per vestire a una première o sul red carpet di un festival. Ma anche per andare a sciare o a nuotare, perché <strong>re Giorgio amava anche vestire con eleganza lo sport:</strong> la nostra Nazionale indosserà alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 capi firmati da lui, uno dei suoi ultimo progetti, che i nostri Azzurri porteranno come una bandiera e un testimone. Lui stesso non si perdeva una partita della sua amata Olimpia EA7 Emporio Armani Milano, la squadra di pallacanestro che non solo ha sponsorizzato, ma anche acquistato nel 2008.</p>



<p>Ho scritto tanto di lui e ora sembra di non trovare le parole, perché sarebbero tantissime e comunque troppo poche per spiegare quello che in fondo era moda ma anche arte. Nessuno potrà più dimenticare le sue ultime collezioni, un incanto per gli occhi. Il canto forse del cigno di chi sapeva che ormai il tempo stringeva e aveva ancora troppo da spiegare, da mostrare, per fare capire al mondo che cosa è davvero l’estetica nel vestire. Ogni tanto cercava di raccontarlo nelle interviste che rilasciava, ma in fondo era più facile far vedere cosa gli suggeriva il cuore.</p>



<p>Personalmente non dimenticherò mai, solo un’estate fa, <strong>la Armani Privé Autunno/Inverno 2024/2025, sfilata a Parigi il 25 giugno 2024.</strong> Giorgio Armani aveva scelto di ispirarsi ai colori naturali delle perle, nelle sue sfumature come il bianco, il nero, l’oro, il grigio, il rosa e persino l’azzurrato, per abiti resi luccicanti anche da cristalli trasparenti che riflettevano la luce come diamanti e conchiglie di<br>abalone. Ancora una volta donne bellissime ed eteree, quelle che immancabilmente sceglieva, <strong>hanno fatto sfilare l’eleganza pura</strong> e la serenità di una palette di colori pacati ma luminosi e iridescenti, tra cui l’immancabile greige, quel grigio caldo e dorato che era da sempre la sua nota distintiva.</p>



<p>Allora, come sempre, quasi in punta di piedi, lui aveva salutato a fine sfilata: al suo fianco due ragazze con il basco, un altro tocco che non mancava mai di completare i look autunnali. E ancora ci aveva salutato con un’altra collezione capolavoro, la Armani Privé della Primavera Estate 2025, <strong>dedicata a uno dei luoghi che amava di più: l’isola di Pantelleria. </strong>Una sorta di lettera d’amore finale alle acque e alle meraviglie del Mediterraneo, un’altro dei fili conduttori della sua moda di sempre.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Jeans, diamanti e dazi: così il Lesotho è finito nel mirino di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/jeans-diamanti-e-dazi-cosi-il-lesotho-e-finito-nel-mirino-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 10:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lesotho" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Africa meridionale, il minuscolo stato del Lesotho ha conquistato un posto sorprendente nella catena globale della moda, producendo oltre 26 milioni di paia di jeans all’anno per marchi internazionali come Levi’s e Wrangler. I numeri da record del tessile in Lesotho Grazie a incentivi commerciali come l’African Growth and Opportunity Act (AGOA), l’industria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/jeans-diamanti-e-dazi-cosi-il-lesotho-e-finito-nel-mirino-di-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lesotho" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Africa meridionale, il minuscolo stato del <strong>Lesotho </strong>ha conquistato un posto sorprendente nella catena globale della moda, producendo oltre <strong>26 milioni di paia di jeans all’anno </strong>per marchi internazionali come <strong>Levi’s</strong> e <strong>Wrangler</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri da record del tessile in Lesotho</h2>



<p>Grazie a incentivi commerciali come l’<strong>African Growth and Opportunity Act</strong> (AGOA), l’industria tessile del Paese è diventata un pilastro dell’economia nazionale, rappresentando circa il 20% del PIL e offrendo lavoro a più di 38.000 persone, in gran parte donne, spesso unico sostegno economico delle loro famiglie. Il tessile è così diventato una dei principali settori del Lesotho, che esporta circa il 75% della produzione negli Stati Uniti. Al centro di questo piccolo universo c’è il colosso taiwanese <strong>Nien Hsing Group</strong>, che gestisce sia filande sia fabbriche di confezione in un sistema produttivo integrato. Ma dietro le cuciture perfette si celano ombre inquietanti: denunce di <strong>abusi sul lavoro e molestie sessuali</strong> hanno acceso i riflettori sulla condizione delle operaie, mentre il processo produttivo – fortemente idrovoro e chimicamente impattante – ha inquinato fiumi e compromesso la salute delle comunità locali.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.csmonitor.com/csm/2022/03/0401-DDP-JEANS-lede.jpg?alias=standard_900x600nc" alt="" style="width:452px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>A peggiorare la situazione, solo pochi giorni fa, l’introduzione di dazi del 50% da parte degli Stati Uniti, che rischiano di mettere in ginocchio il settore, minacciando migliaia di posti di lavoro e destabilizzando l’intero comparto. La parabola del <em>jeans made in Lesotho</em> racconta una realtà più ampia: quella di una globalizzazione che veste il mondo ricco, ma spesso dimentica chi cuce, a migliaia di chilometri di distanza. Secondo Trump, il Lesotho applica <strong>una tariffa del 99%</strong> sui prodotti statunitensi, ma il Governo ha affermato di non sapere come l&#8217;amministrazione statunitense abbia calcolato tale cifra: domanda che la maggior parte delle nazioni del mondo si sta ponendo in questo momento. </p>



<p>Nel suo stile ormai inconfondibile, Trump aveva liquidato il Lesotho come una &#8220;<em>nazione di cui nessuno ha mai sentito parlare</em>&#8221; durante un comizio tenuto lo scorso marzo. Un’uscita che ha fatto il giro del mondo, sollevando non solo imbarazzo diplomatico ma anche sarcasmo istituzionale. A rispondere per le rime è stato il ministro degli Esteri del Lesotho, che ha ricordato all’ex presidente un fatto semplice ma esplosivo: gli Stati Uniti hanno una loro missione diplomatica a <strong>Maseru</strong>, la capitale del Paese.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static01.nyt.com/images/2025/04/04/multimedia/00Biz-Africa-Tariffs-02-mcfl/00Biz-Africa-Tariffs-02-mcfl-articleLarge.jpg?quality=75&amp;auto=webp&amp;disable=upscale" alt=""/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">I diamanti: altro record per il piccolo stato del Lesotho</h2>



<p>Quanto ai <strong>diamanti</strong>, sebbene non siano un acquirente diretto delle materie prime estratte, gli Stati Uniti giocano un ruolo decisivo — anche se dietro le quinte — nel sostenere l’industria diamantifera del Lesotho. <strong>Primo consumatore mondiale di diamanti</strong>, il mercato americano rappresenta la destinazione finale di molte delle pietre più pregiate estratte nel piccolo regno africano. </p>



<p>Provenienti da <strong>miniere celebri come Letšeng e Mothae</strong>, questi diamanti attraversano piazze internazionali come Anversa e Dubai prima di finire nelle mani di collezionisti e gioiellieri americani. Eticamente certificati grazie al Processo di Kimberley, i diamanti del Lesotho rispondono perfettamente alla crescente domanda statunitense di lusso &#8220;<em>conflict-free</em>&#8220;. Anche se le aziende americane non sono direttamente coinvolte nelle attività estrattive, attori statunitensi come il <strong>Rapaport Group</strong> influenzano i prezzi e le dinamiche di mercato a livello globale, contribuendo a determinare il valore delle gemme. Anche il settore diamantifero, vitale per le entrate del Paese e per il bilancio dell’export, potrebbe subire un contraccolpo se i compratori statunitensi decidessero di guardare altrove.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://thejewelerblog.files.wordpress.com/2022/06/letseng245a.jpg?w=575" alt=""/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;AGOA </h2>



<p>Lanciato nel 2000 dall’amministrazione Clinton, l’<strong>African Growth and Opportunity Act (AGOA)</strong> è stato uno degli strumenti più incisivi della diplomazia economica americana verso l’Africa subsahariana. L’accordo ha offerto a numerosi Paesi africani l’accesso esente da dazi al mercato statunitense per oltre <strong>6.500 categorie di prodotti</strong>, dagli articoli tessili ai beni agricoli, fino a componenti automobilistici. Stati come <strong>Lesotho, Kenya ed Etiopia</strong> hanno potuto costruire interi settori industriali sfruttando questa corsia preferenziale: milioni di posti di lavoro creati, investimenti stranieri attratti, economie locali in fermento. </p>



<p>Ma il rovescio della medaglia non è mai stato nascosto. Le proroghe a breve termine hanno generato <strong>instabilità e incertezza</strong>, mentre il potere unilaterale degli Stati Uniti di revocare i benefici ha reso l’intero sistema precario. A ciò si aggiungono le critiche sulla reale capacità dell’AGOA di promuovere <strong>industrializzazione profonda</strong> e <strong>indipendenza economica</strong> a lungo termine. Con la scadenza fissata al <strong>2025</strong>, il destino dell’accordo è appeso a un filo: rinnovarlo, riformarlo o sostituirlo? La partita è aperta, ma per milioni di lavoratori africani il tempo stringe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché i dazi Usa mettono a  rischio il Lesotho</h2>



<p>Mentre il Lesotho beneficia di rapporti privilegiati con i suoi vicini — Botswana, Namibia, Sudafrica e Swaziland — grazie all’appartenenza a blocchi economici come l’<strong>Unione Doganale dell’Africa Australe</strong>, le nuove barricate commerciali alzate dagli Stati Uniti rischiano di far crollare il castello del piccolo regno africano. Con l’introduzione dei dazi voluti da Trump, i prodotti “Made in Lesotho” — jeans in testa — diventano improvvisamente meno appetibili sul mercato americano. Tradotto: prezzi più alti per i consumatori statunitensi, e una valanga di competitività persa per chi produce a Maseru.</p>



<p>Il commercio bilaterale tra Washington e il Lesotho, che nel 2024 ha raggiunto i <strong>240,1 milioni di dollari</strong> secondo il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, poggia su pilastri fragili: abbigliamento, diamanti, risorse idriche, energia e fibre come lana e <em><strong>mohair</strong></em>. E ora rischia un crollo verticale. Con metà della popolazione (2,3 milioni in totale) sotto la soglia di povertà e un tasso di disoccupazione che sfiora il 25%, Lesotho è classificato dalla Banca Mondiale come <strong>Paese a reddito medio-basso</strong>. E i margini di sopravvivenza sono sempre più sottili. Il ministro del Commercio, <strong>Mokhethi Shelile</strong>, ha lanciato l’allarme: il Paese è costretto a cercare nuovi mercati e punta sull’<strong>Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA)</strong> per rilanciare le esportazioni verso partner africani meno esigenti — e più solidali. Ma nel frattempo, una delegazione d’urgenza verrà inviata a Washington per tentare di salvare il salvabile con un nuovo accordo commerciale. Sul tavolo c’è il destino di almeno <strong>12.000 posti di lavoro</strong> nel settore tessile. Shelile non usa mezzi termini: &#8220;<em>Se non si trova una soluzione, chiuderanno fabbriche, non solo contratti</em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/jeans-diamanti-e-dazi-cosi-il-lesotho-e-finito-nel-mirino-di-trump.html">Jeans, diamanti e dazi: così il Lesotho è finito nel mirino di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tra moda e creatività: l&#8217;atelier di Michela Loberto presenta &#8220;L&#8217;arte della primavera&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/tra-moda-e-creativita-latelier-di-michela-loberto-presenta-larte-della-primavera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 13:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Il 25 marzo, dalle 18:30 alle 21:30, l&#8217;Atellier M.L. di Michela Loberto apre le sue porte nella sede di Corso San Gottardo a Milano per un evento unico nel cuore del capoluogo lombardo. Sarà un&#8217;occasione per rendere l&#8217;atelier un luogo di fusione tra arte, moda e bellezza senza tempo e poter poi procedere scoprire il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/tra-moda-e-creativita-latelier-di-michela-loberto-presenta-larte-della-primavera.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Il 25 marzo, dalle 18:30 alle 21:30, <strong>l&#8217;Atellier M.L. di Michela Loberto</strong> apre le sue porte nella sede di Corso San Gottardo a Milano per un evento unico nel cuore del capoluogo lombardo. Sarà un&#8217;occasione per rendere l&#8217;atelier un luogo di fusione tra arte, moda e bellezza senza tempo e poter poi procedere scoprire il processo creativo che sta dietro ogni singolo pezzo della collezione dell&#8217;atelier, in un ambiente raffinato e ricco di storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-462237" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-600x800.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1152x1536.jpeg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>In questo scenario suggestivo, il pittore Micky Degni , darà vita a un’opera dal vivo, dipingendo un kimono cucito a mano da Michela Loberto ispirato alla freschezza e alla grazia della primavera. Sarà un&#8217;esperienza che ogni partecipante vivrà in prima persona: ogni pennellata, ogni dettaglio, sarà un racconto visivo che si <strong>intreccia perfettamente con il lavoro di <a href="https://www.instagram.com/michelaloberto/?hl=it">Michela Loberto,</a> focalizzato sulla  costante ricerca nei tessuti e</strong> nella creazione di capi unici, fatti per emozionare ed essere all&#8217;altezza dell&#8217;unicità di ogni persona.</p>



<p>La performance sarà accompagnata dalla musica dal vivo del violoncellista di fama internazionale, Antonio Cortesi, un ospite speciale che arricchirà ulteriormente l’atmosfera con la sua maestria.<br>Il suono profondo e coinvolgente del violoncello si fonderà con il fluire dei colori sulla tela, creando un’esperienza sensoriale senza pari, dove arte, moda e musica si incontrano in perfetta armonia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="963" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011-963x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-462245" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011-963x1024.jpeg 963w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011-600x638.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011-282x300.jpeg 282w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011-768x817.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.011.jpeg 1100w" sizes="auto, (max-width: 963px) 100vw, 963px" /></figure>



<p>Un cocktail elegante accoglierà gli ospiti, mentre l’atmosfera affascinante del cortile storico dell&#8217;atelier offrirà il setting ideale per scoprire in anteprima la nuova collezione, per lasciarsi coinvolgere dalla bellezza della moda e dell’arte e, soprattutto, per vivere un momento di rara intimità e originalità. </p>



<p>L&#8217;atelier di Michela Loberto aspetta i graditi ospiti per celebrare insieme questa magica fusione di creatività e stile. <strong>Per maggiori informazioni e richieste: <a href="mailto:michelaloberto@libero.it">michelaloberto@libero.it</a></strong></p>


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		<title>M&#8217;illumino di meno e il fast fashion: come riconoscere la vera sostenibilità</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 13:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="M&#039;illumino di meno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1536x997.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le iniziative per aumentare la consapevolezza sono  benemerite. Ma ecco qualche buon consiglio per riconoscere la sostenibilità nella moda.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="M&#039;illumino di meno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1536x997.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si è appena conclusa la ventunesima edizione di <strong>M&#8217;illumino di Meno</strong>, la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, promossa da Rai Radio2 e dal programma Caterpillar. Quest&#8217;anno, l&#8217;iniziativa è durata dal 16 al 21 febbraio e ha puntato i riflettori sullo spreco energetico nel settore della <strong>moda</strong>, un&#8217;industria ad alto impatto ambientale. L&#8217;obiettivo principale è stato sensibilizzare il pubblico su comportamenti più responsabili, come l&#8217;acquisto consapevole, il riutilizzo e il riciclo dei capi d&#8217;abbigliamento. </p>



<p>Come ogni anno, il gesto simbolo dell’iniziativa è stato lo spegnimento delle luci, un’azione che vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di ridurre gli sprechi energetici. Quest&#8217;anno, anche il Palazzo del Quirinale ha aderito all’iniziativa, spegnendo le proprie luci come segno concreto di partecipazione da parte delle istituzioni.</p>



<p>Anche numerose istituzioni hanno aderito con<a href="https://reterus.it/m-illumino-di-meno-2025/"> progetti specifici</a>. Diverse <strong>Università</strong>, come quelle di Varese e Como, hanno organizzato lo spegnimento simbolico delle luci e distribuito kit per il cucito agli studenti, promuovendo la riparazione degli abiti come alternativa all&#8217;acquisto di nuovi capi. L&#8217;Università degli Studi di Brescia ha diffuso un vademecum sull&#8217;efficienza energetica e realizzato video sul riuso e il riciclo nel settore moda, coinvolgendo attivamente la comunità accademica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla consapevolezza al cambiamento</h2>



<p>Anche<strong> enti locali </strong>hanno partecipato con iniziative mirate. I Comuni hanno promosso eventi per sensibilizzare i cittadini sullo spreco energetico legato al fast fashion, incoraggiando pratiche virtuose come lo scambio di abiti e l&#8217;<strong>upcycling</strong>, ovvero prendere capi inutilizzati e reinventarli in pezzi più alla moda. L&#8217;Agenzia delle Entrate ha invitato i propri dipendenti a sperimentare forme di mobilità sostenibile, come il &#8220;<strong>bike to work</strong>&#8221; e il <strong>car-pooling</strong>, durante la settimana dell&#8217;iniziativa.</p>



<p>Sebbene M&#8217;illumino di Meno rappresenti un&#8217;importante occasione per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su sostenibilità e risparmio energetico, è fondamentale interrogarsi sulla reale efficacia di tali iniziative.Se da un lato queste campagne aumentano la consapevolezza, dall’altro il rischio è che si traducano in semplici gesti simbolici, senza generare un cambiamento strutturale duraturo.</p>



<p>La scelta di concentrarsi sul settore della moda e sul fast fashion è certamente rilevante, considerato il forte impatto ambientale del settore. Tuttavia, l&#8217;approccio simbolico, come lo spegnimento delle luci o la promozione solo temporanea di determinate attività, rischia di limitarsi a gesti superficiali se non accompagnato da politiche strutturali e da un cambiamento culturale profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscere la vera sostenibilità</h2>



<p>In un mercato sempre più attento alle tematiche ambientali, molti brand proclamano la propria sostenibilità, ma non tutte queste dichiarazioni corrispondono a pratiche reali. Questo fenomeno, il cosiddetto <strong>greenwashing</strong>, inganna i consumatori facendo apparire eco-friendly aziende che in realtà non lo sono. </p>



<p>Un brand veramente sostenibile fornisce sempre informazioni chiare sulle proprie pratiche produttive, sui materiali utilizzati e sulle condizioni di lavoro nelle proprie filiere. Un modo per capirlo è controllare la presenza di certificazioni affidabili, come il <strong>Global Organic Textile Standard</strong> (GOTS) per i tessuti biologici o il <strong>Global Recycle Standard</strong> (GRS) per i materiali riciclati. Questi attestati garantiscono il rispetto di determinati standard ambientali ma anche sociali. </p>



<p>Le aziende sostenibili privilegiano tessuti naturali, riciclati o rigenerati. Un prezzo eccessivamente basso è spesso indice di sfruttamento e bassa qualità. Numerose inchieste sui marchi più conosciuti e diffusi, come Shein, H&amp;M ma anche Zara, hanno confermato l&#8217;insostenibilità ambientale delle loro scelte produttive e i<a href="https://it.insideover.com/ambiente/fast-fashion-bello-quel-maglione-lho-trovato-nel-pesce.html"> danni ambientali </a>che ne conseguono. Per riconoscere quali brand sono sostenibili esistono anche piattaforme come &#8220;<a href="https://goodonyou.eco/">Good On You</a>&#8221; o &#8220;<a href="https://fashionchecker.org/it/">Fashion Checker</a>&#8221; per ottenere valutazioni imparziali sulla sostenibilità dei brand.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della moda</h2>



<p>Acquistare prodotti di seconda mano è un ottimo modo per ridurre l’impatto ambientale, ma è fondamentale evitare acquisti impulsivi solo perché a basso costo. App come Vinted facilitano il riuso, ma è importante che il consumo rimanga responsabile. La vera sfida non è solo comprare meglio, ma comprare meno.</p>



<p>M’illumino di Meno ha il merito di riportare al centro dell’attenzione il tema della sostenibilità nella moda, evidenziando il peso ambientale di un settore dominato dal fast fashion. Tuttavia, perché queste iniziative abbiano un impatto duraturo, è necessario che la sensibilizzazione si traduca in scelte concrete da parte di consumatori, aziende e istituzioni.</p>



<p><strong>Ridurre l’impatto ambientale della moda</strong> non significa solo spegnere le luci per un giorno o promuovere il riuso in un evento simbolico, ma cambiare profondamente il nostro rapporto con i vestiti, quindi acquistare meno, scegliere meglio e pretendere trasparenza dalle aziende. Solo così si potrà passare da una moda che consuma il pianeta a una moda che lo rispetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html">M&#8217;illumino di meno e il fast fashion: come riconoscere la vera sostenibilità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Calvin Klein, Tommy Hilfiger e altri: no al cotone degli uiguri sfruttati in Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/calvin-klein-tommy-hilfiger-e-altri-no-al-cotone-degli-uiguri-sfruttati-in-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 12:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[Uiguri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=440012</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I due noti marchi Calvin Klein e Tommy Hilfiger hanno sospeso l'importazione di cotone prodotto dagli uiguri sfruttati in Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/calvin-klein-tommy-hilfiger-e-altri-no-al-cotone-degli-uiguri-sfruttati-in-cina.html">Calvin Klein, Tommy Hilfiger e altri: no al cotone degli uiguri sfruttati in Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241010174349921_4473d93428f15f39e6f1ebb2410c46de-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I due noti marchi <strong>Calvin Klein</strong> e <strong>Tommy Hilfiger</strong> nel 2020 hanno sospeso l&#8217;importazione di cotone prodotto nella regione cinese dello <strong>Xinjiang</strong>, dove la <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-sono-gli-uiguri-la-minoranza-musulmana-cinese.html">popolazione uigura</a> viene sfruttata e repressa in quello che viene definito &#8220;<strong>genocidio culturale</strong>&#8220;. La decisione della <strong>Pvh Corp</strong>, proprietaria dei due marchi, ha causato una reazione che ha riacceso il dibattito globale. Infatti, secondo il <strong>ministero del Commercio cinese,</strong> il boicottaggio del cotone proveniente dallo Xinjang non è giustificato da prove concrete e danneggerebbe economicamente la <strong>Cina</strong>. Il paradosso è che quest’ultima ha aperto un&#8217;indagine contro il gruppo dei due marchi che invece sembra voglia solo rispettare i diritti umani.</p>



<p>Una delle armi della Cina è la lista dei cosiddetti &#8220;<strong>enti inaffidabili</strong>&#8220;, uno strumento di ritorsione economica utilizzato da Pechino per difendersi da sanzioni e blocchi imposti dall’Occidente, in particolare dagli Usa, finalizzati a mettere fine all’importazione di prodotti frutto del lavoro forzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Xinjiang e gli Uiguri</h2>



<p>Lo Xinjiang è una vasta regione autonoma nella parte Nord-Ovest della Cina, abitata da una significativa popolazione di <strong>Uiguri</strong>, minoranza etnica turcofona di fede musulmana. Da anni questa regione è al centro delle preoccupazioni internazionali: il Governo cinese è accusato di portare avanti una<strong> campagna di repressione</strong> contro gli Liguri attraverso detenzioni di massa, &#8220;rieducazione politica&#8221;, lavoro forzato e sorveglianza pervasiva della popolazione. Diversi Governi e organizzazioni per i diritti umani parlano apertamente di &#8220;genocidio culturale&#8221; o <strong>“etnocidio”</strong>, una terminologia forte ma che evidenzia come ad essere sotto attacco siano la cultura, la religione e la lingua di questa minoranza.</p>



<p>Una delle principali accuse riguarda proprio l&#8217;impiego di Uiguri come manodopera forzata nelle<strong> piantagioni di cotone</strong> e nelle fabbriche dello Xinjiang, che producono circa l&#8217;85% del cotone della Cina, uno dei maggiori produttori mondiali di questa materia prima. Le accuse sono sostenute da diversi rapporti, tra cui quelli dell&#8217;<strong>Australian Strategic Policy Institute</strong> (ASPI), che ha <a href="https://www.aspi.org.au/report/uyghurs-sale">documentato </a>il trasferimento forzato di Uiguri in fabbriche di tutta la Cina come parte di una campagna sistematica di sfruttamento.</p>



<p>Le attività vanno dal <strong>lavoro forzato</strong> al trasferimento in campi di internamento, in cui vengono perpetrate violenze fisiche e psicologiche. Qui vengono anche sottoposti a corsi di<strong> formazione ideologica</strong> e di lingua, il cinese mandarino, e gli è vietato praticare la religione islamica. Dopo questi “programmi di formazione professionale”, per usare il termine ufficiale utilizzato dal governo cinese, vengono trasferiti in miniere, aziende agricole, fabbriche, dove lavorano alla realizzazione di beni di consumo destinati al mercato occidentale. Oltre al settore della moda, lo sfruttamento del popolo figuro riguarda anche il settore automobilistico, dei <a href="https://it.insideover.com/energia/mani-cinesi-sardegna.html">pannelli fotovoltaici</a> e l’industria tecnologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il boicottaggio del cotone dello Xinjiang</h2>



<p>In questo contesto, la Pvh ha preso la decisione di sospendere l’acquisto di cotone proveniente dalla regione nel tentativo di allinearsi ai principi di <strong>responsabilità etica</strong> e di rispetto dei <strong>diritti umani</strong>. Questa mossa segue una tendenza già intrapresa da altri marchi occidentali, come H&amp;M, Nike e Adidas, esclusi per mesi dai principali e-commerce cinesi poiché i marchi avevano cercato di prendere le distanze dallo sfruttamento del lavoro forzato nella regione.</p>



<p>Nel dicembre 2021, gli Stati Uniti hanno introdotto l&#8217;<strong>Uyghur Forced Labor Prevention Act</strong>, una legge che impone severe restrizioni sull&#8217;importazione di prodotti realizzati, anche parzialmente, con il contributo di manodopera forzata uigura. Questo quadro legale potrebbe aver indotto numerose aziende, inclusa Pvh, a rivedere le catene di approvvigionamento per evitare sanzioni e danni alla reputazione.</p>



<p>Nonostante le giustificazioni etiche e legali alla base di questa decisione, il Governo cinese ha risposto con durezza. Il ministero del Commercio cinese ha affermato che non esistono prove concrete per giustificare il boicottaggio del cotone dello Xinjiang, etichettando queste azioni come una <strong>forma di pressione politica </strong>mascherata da preoccupazioni per i diritti umani. Pechino ha sostenuto che il boicottaggio rappresenterebbe un grave<strong> danno economico</strong> per la regione, colpendo non solo l&#8217;industria del cotone ma anche i mezzi di sussistenza delle popolazioni locali, Uiguri inclusi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso della Cina: accusare chi rispetta i diritti umani</h2>



<p>In questa complessa dinamica, emerge un <strong>paradosso</strong>. La Cina ha infatti denunciato con forza quei marchi che tentano di rispettare i diritti umani, accusandoli di danneggiare l’economia locale e di alimentare tensioni politiche. In particolare, Pechino ha condannato le aziende come Pvh che, nonostante le dichiarazioni di impegno etico, sono viste come <strong>pedine di un gioco geopolitico</strong> più ampio, orchestrato dagli Stati Uniti per limitare la crescita economica cinese.</p>



<p>Secondo la narrazione cinese, i marchi occidentali che boicottano il cotone dello Xinjiang non sarebbero realmente motivati da considerazioni umanitarie, ma piuttosto da una volontà di seguire le direttive di Washington e di sabotare le relazioni commerciali con la Cina. Questo ha portato a campagne di boicottaggio interne, con cittadini cinesi che hanno smesso di acquistare prodotti di aziende come H&amp;M, Nike e Pvh, accusandole di ipocrisia e di disprezzo verso il popolo cinese.</p>



<p>Il boicottaggio del cotone dello Xinjiang ha implicazioni profonde non solo per la Cina, ma anche per le aziende occidentali coinvolte. Il cotone dello Xinjiang è di fondamentale importanza per l&#8217;industria tessile globale e sospendere la sua importazione può portare a costi più alti e a difficoltà nel garantire materie prime alternative di qualità comparabile. Inoltre, molte delle grandi aziende della moda, Pvh inclusa, dipendono fortemente dal mercato cinese. Qualsiasi azione che possa alienare i consumatori cinesi rischia di compromettere i profitti aziendali e la presenza di questi marchi in Cina.</p>



<p>Dal punto di vista etico, tuttavia, la decisione di Pvh e di altri marchi simili rappresenta un tentativo concreto di affrontare le sfide legate alla responsabilità sociale d&#8217;impresa. Sempre più consumatori, soprattutto in Occidente, richiedono trasparenza sulle condizioni di produzione dei beni che acquistano e premiano le aziende che si dimostrano allineate a principi di giustizia sociale e sostenibilità. </p>



<p>In un contesto di crescenti tensioni tra Cina e Occidente, il boicottaggio del cotone dello Xinjiang diventa un <strong>simbolo </strong>delle sfide globali contemporanee, dove le questioni di giustizia sociale si intrecciano inevitabilmente con la geopolitica e il commercio internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/calvin-klein-tommy-hilfiger-e-altri-no-al-cotone-degli-uiguri-sfruttati-in-cina.html">Calvin Klein, Tommy Hilfiger e altri: no al cotone degli uiguri sfruttati in Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il cotone del fast fashion: deforestazione in Brasile, sfruttamento in Pakistan, prezzi bassi in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-cotone-del-fast-fashion-deforestazione-in-brasile-sfruttamento-in-pakistan-prezzi-bassi-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 08:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fast fashion" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle grandi aziende brasiliane, più volte sotto inchiesta, ai laboratori tessili dell'Asia per arrivare nelle nostre vetrine. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fast fashion" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718004349593_71e97af511f4ff78837f2812e9193f76-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Grazie all’Ong britannica <strong>Earthsight</strong> sappiamo come i giganti del <em>fast fashion</em> utilizzino<strong> cotone “sporco” per produrre i vestiti</strong>. Gli stessi vestiti che in Occidente ingurgitiamo alla velocità della luce perché a basso costo. Il cotone usato dalle grandi catene di <em>fast fashion</em> ha origini drammatiche. Arriva direttamente dal <a href="https://it.insideover.com/ambiente/quel-ruolo-indiretto-della-cina-dietro-la-deforestazione-in-amazzonia.html"><strong>Cerrado</strong>, </a>una <strong>zona del Brasile</strong> a Nord della capitale ricca di biodiversità, che è soggetta a una massiccia deforestazione e all’allontanamento delle popolazioni autoctone. Earthsight dopo un lavoro di inchiesta durato un anno, durante il quale ha analizzato registri di spedizione, elenchi dei fornitori e molto altro, è riuscita a ricostruire<strong> la rete delle filiera del cotone individuando i responsabili di un mercato che inquina e abusa dei diritti dei lavoratori.</strong></p>



<p>L’inchiesta mette alla luce il circolo senza fine di un materiale che parte dal Brasile, passerebbe dall’Asia e arriva nei negozi occidentali, pronto per essere acquistato a prezzi esigui. Niente di nuovo certo, da anni siamo a conoscenza del fenomeno, questa però è un’inchiesta importantissima che svela l’<strong>infinito ciclo produttivo della moda del fast fashion e dell’enorme costo ambientale e umano che ne deriva.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inchiesta </h2>



<p>L’Ong che si è occupata del caso è la Earthsight, un’<strong>organizzazione no-profit britannica </strong>specializzata in inchieste e indagini di denuncia di crimini ambientali e sociali. I risultati delle ricerche di Earthsight sono stati oggetto di grande attenzione e hanno portato a cambiamenti nelle politiche di governi, aziende e istituzioni finanziarie. Le aziende coinvolte sono numerose e vanno dalla produzione alla lavorazione fino alla vendita. Il cotone prodotto dalle due più grandi e importanti imprese agricole brasiliane,<strong> SLC Agrícola</strong> e da<strong> Horita Group</strong>, non viene venduto direttamente ai gruppi di abbigliamento bensì ad <strong>aziende manifatturiere in Asia</strong>. Earthsight ha individuato l’azienda <strong>indonesiana PT Kahatex</strong>, il gruppo <strong>bengalese Jamuna Group</strong> e il <strong>pachistano Interloop</strong>. Dall’Indonesia sono stati venduti pantaloni, calzini e pantaloncini, dal Bangladesh jeans e altri prodotti denim e dal gruppo pachistano calzini di cotone. Tutti questi prodotti sono finiti nei negozi degli Stati Uniti e di tutti i Paesi europei, tra i quali l’Italia. Sarebbero <strong>816mila le tonnellate individuate da Earthsight coltivate nel Cerrado</strong> e rivendute a una decina di aziende asiatiche. Queste, tra il 2014 e il 2023 avrebbero prodotto più di 250milioni di prodotti per i brand che tutti noi acquistiamo abitualmente. C’è però un’aggravante. I prodotti citati avrebbero avuto la certificazione di <strong>Better Cotton (Bc)</strong>, gruppo di governance senza scopo di lucro impegnato a garantire e promuovere una produzione di cotone nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni dei lavoratori. Better Cotton rappresenta a oggi il 22% della produzione globale di cotone. Il percorso della lavorazione del cotone però è complesso da tracciare.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il percorso del cotone e le falle della filiera</h2>



<p>Per essere sicure di adottare un processo etico e sostenibile, <strong>gran parte delle aziende&nbsp; di tutto il mondo si rivolgono a Better Cotton</strong>. Nelle sue policy BC dichiara di lavorare a stretto contatto con i coltivatori di cotone <strong>rispettando tutti gli standard ambientali e lavorativi</strong>.&nbsp; Seguire la filiera del cotone però non è affatto semplice, sia per la dimensione globale della filiera sia per la diversità degli standard condivisi tra i Paesi produttori.&nbsp;</p>



<p>Gli step sono numerosi e altrettanto numerose sono le vie nel quale si perde la tracciabilità. Il cotone viene coltivato e raccolto, dopodiché viene venduto al commerciante che lo acquista come grezzo e spesso lo mescola o lo sostituisce con altro cotone. Il cotone grezzo viene poi trasferito in impianti per estrarre i semi che poi vengono puliti, ne vengono estratte le fibre che vengono trasformate in filo. Le bobine di filo poi vengono acquistate dal commerciante che le fornisce alle fabbriche che producono tessuto. Un processo lungo che vede nelle sue numerose fasi il <strong>mescolarsi del cotone grezzo con altro cotone, rendendone quasi impossibile la tracciabilità</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ecco che<strong> il sistema di monitoraggio di Better Cotton non può essere sufficiente</strong> e mostra molte zone grigie. La certificazione BC <strong>non assicura al 100% un prodotto fabbricato con cotone totalmente biologico</strong> poiché il sistema di monitoraggio non è del tutto funzionale. L’inchiesta di Earthsight pone inevitabilmente molti quesiti rispetto a un sistema che necessiterebbe di un processo decisamente diverso non solo per rispettare l’ambiente ma la vita dei lavoratori del settore e delle aree del mondo sfruttate da questo circolo vizioso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La deforestazione che mette in ginocchio il Brasile</h2>



<p>Oltre alla mancata trasparenza sulle materie usate, l’inchiesta si è concentrata sullo<strong> sfruttamento del territorio che ha portato alla deforestazione di enormi aree di foresta</strong>. I gruppi <strong>SLC Agrícola e Horita Group sono le più grandi e le più ricche <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-lamazzonia-e-diventata-una-bomba-sanitaria.html">aziende agricole del Brasile</a></strong> e dispongono di immense aree. SLC dispone di 440 chilometri quadrati di piantagioni di cotone, mentre Horita di 1400 chilometri quadrati spalmati in tutto il Paese.&nbsp;</p>



<p>Nell’inchiesta pubblicata sul suo sito, Earthsight accusa le due aziende di avere una storia torbida quando si parla di deforestazione illegale e infrazioni ambientali. Già nel 2014&nbsp; l&#8217;Agenzia per l&#8217;ambiente di Bahia ha rilevato 25.153 ettari di deforestazione illegale nelle aziende agricole di Horita a Estrondo e qualche anno dopo non era riuscita a ricevere dalla stessa azienda i documenti per i permessi della deforestazione di 11.000 ettari avvenuta tra il 2010 e il 2018. Horita è stata multata molte volte. SLC ha un curriculum altrettanto preoccupante. L’azienda è stata accusata di aver deforestato 1.300 ettari di vegetazione a Palmares nel 2022.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-cotone-del-fast-fashion-deforestazione-in-brasile-sfruttamento-in-pakistan-prezzi-bassi-in-europa.html">Il cotone del fast fashion: deforestazione in Brasile, sfruttamento in Pakistan, prezzi bassi in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I novant&#8217;anni di Giorgio Armani, l&#8217;ultimo re d&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 18:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=428585</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1265" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240711195826582_e91399c3e23354008ad52cd2aad91dab-1536x1012.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Re Giorgio Armani compie 90 anni. Nel magico e luccicante regno della moda, i milioni di sudditi, o meglio di “addicted” del suo intramontabile stile, di certo oggi gridano: “Lunga vita al re!”. E così anche noi ci uniamo al coro, da sempre ammiratori sia dell’uomo, come imprenditore e persona tenace e sobria, sia del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html">[...]</a></p>
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<p>Re <strong>Giorgio Armani </strong>compie 90 anni. Nel magico e luccicante regno della moda, i milioni di sudditi, o meglio di “addicted” del suo intramontabile stile, di certo oggi gridano: “Lunga vita al re!”. E così anche noi ci uniamo al coro, da sempre ammiratori <strong>sia dell’uomo, come imprenditore e persona tenace e sobria</strong>, sia del sarto, dalla creatività infinita, coerente e unica.</p>



<p>E lunga vita è indubbiamente quella professionale di Giorgio Armani, che ha firmato la sua prima collezione nel 1975, anno in cui ha fondato l’azienda omonima con il socio e compagno di vita <strong>Sergio Galeotti, scomparso purtroppo prematuramente solo 10 anni dopo.</strong></p>



<p>A quasi cinquant’anni, lo scorso 26 giugno, a pochi giorni dal suo compleanno così tondo, re Giorgio ha ammaliato ancora una volta il suo regno e i suoi “sudditi” con una sfilata della sua esclusiva<strong> Armani Privé,</strong> in occasione della Paris Haute Couture. Gli abiti da gran sera e le modelle che li indossavano, con il passo leggero e compassato che lo stilista richiede da sempre a chi seleziona per le sue passerelle, sembravano non finire mai. Sulle note di uno swing, perle a cascata e pantaloni e giacche iridescenti e traslucidi come quei preziosi doni, freddi ma naturali, del fondo del mare. </p>



<p>E la natura del suo amato <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-mar-mediterraneo-crocevia-di-civilita.html">Mediterraneo</a></strong> (quasi tutti sappiamo che sul suo yacht e nella sua villa a Pantelleria trascorre momenti di relax anche con alcuni vip amici-ospiti) ricorre da sempre come un refrain nelle sue collezioni estive, rivisitata però in chiave compassata padana. Coralli, costumi da bagno un po’ Vintage stile Lido e soprattutto il blu, quello del mare ma anche delle notti stellate, che ritorna sempre, colore prediletto per la sera, anche mescolato al nero. </p>



<p>Infine, il “greige”, tono d’elezione di Giorgio Armani, praticamente un suo “brevetto” almeno nel nome: una sfumatura tra il grigio e il beige, che in fondo è ancora la nuance della sabbia delle nostre spiagge e dei cordami per navigare. Inutile cercare di scavare nella memoria, per ricordare le tante sfilate, guardate cercando, da giornalisti attenti, di intravedere se una sbavatura, un piccolo errore, qualcosa di “criticabile”.<strong> Lui, quasi un gatto che compare dal fondo della passerella per un istante, è sempre stato un perfezionista. </strong>L’applauso scrosciante non è mai stato “ad honorem”, ma nasceva ogni volta da cuori emozionati. Come quella volta, e qui scaviamo davvero nella memoria, in cui scelse come colonna sonora, per ritmare i passi delle modelle, un brano proprio dedicato al nostro mare: “Che il Mediterraneo sia” di Eugenio Bennato. Una musica che raccoglie tutte le etnie di ogni sponda, proprio come le collezioni Armani, che spesso si ispirano anche a quell’Africa in fondo non così lontana dalla sua casa da sogno nelle Egadi. </p>



<p>E ancora guarda a Est, con orientalismi che non scadono mai nel folklore, e che si ritrovano anche nel design dell’arredamento firmato Armani Casa.&nbsp;</p>



<p>Ha ormai firmato di tutto, e con segni indelebili e perfettamente riconoscibili: dalla giacca del Ct e dei giocatori di questi non felicissimi europei a tante divise olimpiche del passato, dagli occhiali ai profumi, dagli orologi ai gioielli, dai fiori fino ai dolci. Mai un errore: ogni collezione visionata con meticolosità da vero re. Che accompagna di persona i suoi ospiti alle feste, anche a costo di aspettarli al portone nella pioggia, sotto l’ombrello. O che sistema con occhio attento i panettoni e i cioccolatini alla vigilia delle feste, nei suoi negozi, come faceva quando era un semplice vetrinista dei magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende reali: lo abbiamo visto noi.</p>



<p>Ora è pronto di nuovo a navigare sopra a tutti con un nuovo progetto, davvero pronto a salpare: esce il megayacht firmato Armani: l’Admiral è lungo 72 metri ed è il primo di due imbarcazioni dallo stile inconfondibile. Stile un po’ minimalista e inconfondibile, interni Armani Casa e collaborazione illustre con il Centro Stile Admiral di Italian Sea Group. Dedicato ai “fan”, o come abbiamo voluto chiamarli “sudditi”, così ricchi che vogliono essere firmati Armani anche quando scendono in porto.</p>
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		<title>Fast fashion, L’insostenibile leggerezza del reso</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/insostenibile-leggerezza-reso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 13:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il reso gratuito rende facile l’acquisto online. Ma dove finiscono le merci restituite? E quanto costa all'ambiente la restituzione?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240525112746713_4ffff43370d2af6aa958537efa29c2c8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una pratica così semplice, quella dell’acquisto online. Un solo click e non resta che attendere impazienti che l’oggetto dei nostri desideri arrivi a destinazione comodamente alla soglia delle nostre case. Quanto spesso, però, ciò che acquistiamo non ci piace? Che importa, tanto <strong>il reso è gratuito</strong>.</p>



<p>Le <strong>spese di spedizione</strong> sono la cosa che più allontana gli acquirenti dal portare a buon fine i pagamenti. D’altro canto, i resi gratuiti rappresentano un incentivo. Se per i grandi venditori online questa “<strong>cultura del reso</strong>” impatta in parte sui fatturati, per i piccoli e medi venditori, costretti ad adeguarsi forzatamente a queste abitudini, rappresenta una problematica non da poco. Ogni reso, infatti, può costare fino a 30 euro ai venditori online, considerando trasporto logistico, packaging, procedure di lavaggio, sanificazione, stiratura, riconfezionamento ed eventuali riparazioni prima della rivendita.</p>



<p>Per non parlare della spirale che spinge i clienti a rivolgersi ai rivenditori più convenienti, solitamente i meno sostenibili, evitando i piccoli negozi proprio perché costi di spedizione e di reso sono più alti. L’opportunità, che è anche un diritto, di restituire i prodotti è proprio ciò che spinge ad acquistare online anche i più indecisi e dubbiosi, superando gli ostacoli della mancata valutazione visiva e tattile del prodotto. Soprattutto quando il reso è gratuito e così semplice, nei clienti non subentra neanche la frustrazione e la fatica di dover compiere l’atto. Questo punto di forza degli e-commerce, che permette loro di avvicinarsi quanto più possibile ai vantaggi dei negozi fisici, nasconde un devastante<strong> impatto ambientale</strong>.</p>



<p>Per prima cosa c’è il <strong>trasporto</strong>, prima fonte di inquinamento. Proprio a causa dei resi, i corrieri sono costretti a moltiplicare gli spostamenti, se si considera la prima consegna, la restituzione al negozio e, in alcuni casi, la seconda consegna dell’eventuale cambio.</p>



<p>In secondo luogo c’è il <strong>packaging</strong>. Secondo l’<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Packaging_waste_statistics#Waste_generation_by_packaging_material">Eurostat</a>, nel 2021 l’UE ha generato circa 188,7 kg di rifiuti di packaging per abitante. Scatole di cartone e imballaggi in plastica impiegati nel processo di restituzione creano maggiore quantità di rifiuti. A questi rifiuti si aggiungono anche gli stessi capi di abbigliamento.</p>



<p><em>Dulcis in fundo</em>, per l&#8217;appunto, l’<strong>aumento dei rifiuti</strong>. I capi integri dopo essere stati resi non possono essere rimessi in vendita come nuovi, tutt’al più vengono rivenduti scontati. Nel momento in cui i pacchi vengono resi e dopo essere stati ispezionati, ci sono due opzioni: o il riveditore lo restituisce dietro una commissione, oppure viene smaltito. Quest’ultima è l’opzione più comune poiché la più economica. Perciò finiscono per essere riversati in <strong>discariche illegali </strong>nel Sud del mondo. Sono note quella nel <strong>deserto di Atacama</strong> in Cile e il mercato di <strong>Kantamanto</strong>, uno dei mercati di abbigliamento di seconda mano più grandi del mondo, nella capitale ghanese di Accra. I camion colmi di vestiti arrivano per scaricare illegalmente la merce, spesso composta da tessuti sintetici e derivati dalla plastica, che impiegherà oltre 200 anni per decomporsi, rilasciando sostanze inquinanti. Spesso le montagne di vestiti vengono incendiate dagli abitanti della zona con lo scopo di ridurle, liberando inconsapevolmente fumi tossici che raggiungono le città vicine.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Dove finisce ciò che viene reso: le inchieste</strong></strong></h2>



<p><strong><a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/23170/fast-fashion-resi/">Greenpeace</a></strong> insieme al programma <strong>Report</strong> di Rai3 hanno condotto <a href="chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https:/www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2024/02/d25c1da6-inchiesta-report-1.pdf">un&#8217;indagine</a> sull’impatto del <em>fast fashion</em> in riferimento ai resi online. Dopo aver acquistato 24 capi di abbigliamento da 8 e-commerce di fast fashion (Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&amp;M, OVS, Shein e ASOS), i prodotti sono stati resi inserendo un<strong> localizzatore GPS</strong> nascosto: in 58 giorni i vestiti hanno percorso circa<strong> 100 mila chilometri</strong>, attraversando 13 Paesi europei e la Cina. I 24 capi di abbigliamento sono stati venduti e rivenduti per un totale di 40 volte, mentre 14 dei 24 non sono stati rivenduti a distanza di due mesi dal reso. In totale l’impatto medio calcolato del trasporto di ordini e resi è risultato pari a 2,78 kg di CO2 equivalente, con il packaging che incide per circa il 16% su queste emissioni.</p>



<p>Grazie all’inchiesta <strong><a href="https://www.manitese.it/amazon-smaltimento-sopra-ogni-sospetto-comunicato/">Amazon: uno smaltimento al di sopra di ogni sospetto</a></strong>, siamo al corrente del fatto che Amazon in Italia distrugge mensilmente fino a 100 mila prodotti, che siano resi danneggiati o beni invenduti. Nel Regno Unito l’inchiesta di <strong><a href="https://www.itv.com/news/2021-06-21/amazon-destroying-millions-of-items-of-unsold-stock-in-one-of-its-uk-warehouses-every-year-itv-news-investigation-finds">ITVnews</a> </strong>ha rivelato che nel centro logistico di Dunfermline, vengono distrutti un totale di 130.000 articoli a settimana<em>.</em> Questo accade perché le tariffe dello smaltimento rendono più conveniente la rimozione dello smaltimento per i prodotti di piccole dimensioni. Secondo i dati di <a href="https://www.voguebusiness.com/consumers/returns-rising-costs-retail-environmental">Vogue Business</a>, solo negli Stati Uniti i resi creano più di 5 miliardi di dollari l’anno in rifiuti destinati nelle discariche e più di 15 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio.</p>



<p>La distruzione o lo smaltimento deliberato di merci restituite o invendute, inoltre, si oppone a due degli obiettivi chiave del <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN">Green Deal europeo</a> e il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM%3A2020%3A98%3AFIN">Circular Economy Action Plan</a>, ovvero la promozione di un&#8217;economia circolare efficiente sotto il profilo delle risorse e la riduzione significativa dei rifiuti totali prodotti.</p>



<p>Secondo i dati raccolti da Greenpeace, solo il 3% della moda è circolare e l’1% dei nuovi abiti viene prodotto a partire da vecchi vestiti. Ci sono evidenze che dimostrano che nel mondo ogni secondo l’equivalente di un camion pieno di abiti finisce in discarica o inceneritore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Solo la legge può salvarci</strong></h2>



<p>Per poter affrontare il problema c’è bisogno di un <strong>duplice impegno</strong>, sia da parte delle aziende, sia da parte dei consumatori. L’acquisto inutile può essere evitato da parte dei consumatori consapevoli, mentre le aziende potrebbero evitare le sovraproduzioni e puntare a una maggiore qualità, vale a dire anche maggiore sostenibilità. Sappiamo anche, però, che affidarci solo al buon senso rappresenta un’<strong>utopia</strong>.</p>



<p>Un altro passo avanti andrebbe fatto a livello legislativo. I governi dovrebbero regolamentare questo settore che attualmente spreca risorse, inquina e, per di più, sfrutta anche i diritti dei lavoratori, come nel caso di <a href="https://www.channel4.com/programmes/inside-the-shein-machine-untold">Shein</a> .</p>



<p>Per ridurre la compulsione dei resi, alcuni brand e gli e-commerce hanno migliorato le loro policy, chiedendo ai clienti di contribuire alle spese di spedizione pagando tra i 2,99 euro e i 5 euro per la restituzione degli articoli. Questo però non basta. A permettere tutto questo finora è stata una <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1997-12-23&amp;atto.codiceRedazionale=097G0472&amp;elenco30giorni=false">normativa </a>sulla distruzione volontaria emanata alla fine degli anni ’90, che ha permesso ai fornitori di preferire la distruzione senza curarsi dell’impatto ambientale e dello smaltimento di certi tipi di prodotti.</p>



<p>A marzo 2022 è stata presentata dalla Commissione Europea la proposta sulla <strong><em>Ecodesign for Sustainable Products Regulation&nbsp;</em></strong>(ESPR) e nel 2023 è stato raggiunto un accordo provvisorio sul divieto di distruggere vestiti o calzature invenduti.</p>



<p>Si stima che ogni anno nell&#8217;UE vengono gettati circa 5,8 milioni di tonnellate di prodotti tessili, ossia circa 12 kg a persona. Dunque, il problema dei resi online va solo ad aggravare un settore, quello del fast fashion, che è già particolarmente insostenibile.  Avere politiche di reso gratuite, incoraggiando l’acquisto di vestiti di pessima qualità con la possibilità di sbarazzarsene facilmente, rappresenta solo uno dei tanti motivi di insostenibilità di questo settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/insostenibile-leggerezza-reso.html">Fast fashion, L’insostenibile leggerezza del reso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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