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	<title>Misurata Archives - InsideOver</title>
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	<title>Misurata Archives - InsideOver</title>
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		<title>Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 15:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Tripoli) Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale Khalifa Haftar. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Tripoli) </strong>Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. L&#8217;assurdo è che una manciata di chilometri più indietro la vita nel centro di Tripoli scorre normalmente caotica, in mezzo al solito traffico, come se la guerra fosse lontana.</p>
<p>Un mese dopo l&#8217;inizio della battaglia per la capitale la situazione sul terreno è di drammatico stallo, come ha ammesso il premier <strong>Giuseppe Conte</strong> dopo l&#8217;incontro a Roma con <strong>Fayez el Serraj</strong>, il capo del governo libico riconosciuto dall&#8217;Onu. Serraj ha chiesto inutilmente all&#8217;Italia un aiuto militare, ma i nostri 400 soldati all&#8217;ospedale da campo di Misurata e a bordo di nave Capri nel porto di Tripoli si guardano bene dall&#8217;intervenire negli scontri.</p>
<p>La grande strada del sobborgo di Yarmuk, a nove chilometri dal centro, è interrotta da un container e montagnette di terra, che un bulldozer rafforza con il calare del sole. Sul lato destro, la palazzina abbandonata è un&#8217;ottima postazione per martellare le linee nemiche. Nel buio più assoluto ci arrampichiamo sulle scale con i combattenti affannati, che trasportano pesanti casse di munizioni. Sul tetto piatto che domina mezzo quartiere, i difensori di Tripoli giunti da Misurata, la Sparta libica, hanno piazzato una mitragliatrice Duska, senza treppiede, incastrandola sul parapetto.</p>
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<p>Gli unici a tenere la testa bassa sono i giornalisti, a differenza dei combattenti, che si espongono senza problemi per prendere la mira e sparare tremende bordate inghiottite dal buio. Il tetto è una specie di armeria dove si preparano i nastri delle munizioni per la mitragliatrice alla luce di un telefonino nella speranza di non essere visti dai cecchini di Haftar. Il comandante di Misurata, che vive da settimane in prima linea, indica al giovane mitragliere dove sparare e parte la sequenza di colpi che illumina il tetto di rosso facendolo diventare un bersaglio perfetto.</p>
<p>Nella capitale si perdono e riconquistano posizioni, ma le linee si muovono di poco. Il governo Serraj non riesce a ricacciare indietro le truppe di Haftar. E il generale della Cirenaica non è stato in grado di arrivare al centro, come aveva annunciato entro il Ramadan, il mese di digiuno islamico iniziato il 6 maggio. I governativi forse prenderanno l&#8217;aeroporto internazionale in disuso dal 2014, ma Tripoli rimane assediata.</p>
<p>Nel caos spuntano dei personaggi unici, che si incontrano solo nella guerre. Mohammed ancora zoppica per un proiettile che gli ha sfiorato l&#8217;anca. Questa specie di Enrico Toti di Misurata si presenta in prima linea in mimetica e stampella. Coraggioso e segaligno ci porta nel cuore della battaglia di Ein Zara, un quartiere di Tripoli dove sono scoppiati gli scontri più duri. Gli regaliamo una nuova stampella perché la vecchia l&#8217;ha dimenticata al fronte chissà dove, dopo ore di battaglia.</p>
<div id="gallery_204447" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204447 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza n\u00e9 vincitori, n\u00e9 vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, Siria.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>Il capitano Rafat preferisce i jeans all&#8217;uniforme con i gradi sulle spalline. Gli italiani lo hanno addestrato a Cassino. Quando ci incontra in mezzo ai combattimenti si fa in quattro per scortarci lungo il fronte in nome dell&#8217;amicizia con il nostro paese.</p>
<p>Il più variopinto è Nidal, barbone nero e lungo con cappellino di New York e un braccio fasciato per una ferita appeso al collo. Se ne frega e guida con una mano sola quello che resta di un gippone militare rosicchiato da schegge e proiettili. Sembra cadere a pezzi, ma in realtà viaggia ancora e pure veloce con un cannone senza rinculo montato sul retro. Completamente aperto, senza nessuna protezione, ha un equipaggio che sembra serenamente votato alla morte. Il taxi perfetto per andare al fronte.</p>
<p>La <strong>guerra</strong> la vedi in faccia quando portano i <strong>feriti</strong> alle infermerie da campo avanzate a ridosso della prima linea. Il combattente in mimetica blu colpito alla testa, che non capisce più niente. Il ragazzino sbudellato arrivato già morto. Il giovane del Fezzan dalla pelle scura come gli africani con la base di un razzo di 10 centimetri di diametro conficcata nella gamba. Si fa coraggio con i commilitoni ripetendo come una cantilena Allah o akbar, Dio è grande.</p>
<div id="gallery_204440" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204440 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>I bollettini di guerra delle organizzazioni internazionali registrano 443 morti, 2.553 feriti e 60mila sfollati. Le Nazioni Unite parlano di 823mila persone, compressi 250mila minori, che hanno bisogno di aiuti umanitari.</p>
<p>Il palazzo di Vetro indaga sul coinvolgimento militare straniero, nella guerra civile libica da scenario siriano alle porte di casa nostra. Di notte sono comparsi spesso nei cieli di Tripoli dei droni, che hanno colpito in maniera chirurgica obiettivi strategici come depositi di munizioni o centri di comando. I missili lanciati sarebbero i Blue Arrow, secondo esperti Onu che hanno esaminato le immagini di alcuni frammenti. Questo genere di ordigni aria-terra sono in dotazione a tre paesi: Cina, Kazakistan ed Emirati Arabi Uniti. Il <strong>drone</strong> che li porta in grembo è il cinese Wing Loong. In un rapporto riservato non ancora reso noto si punterebbe il dito contro gli Emirati alleati del generale Haftar per l&#8217;ingerenza armata in Libia.</p>
<p>Il 7 maggio le truppe dell&#8217;uomo forte della Cirenaica hanno abbattuto un Mirage governativo. Il pilota, lanciatosi fortunosamente con il paracaduto, è stato catturato. Un video lo fa vedere a terra e sanguinante sovrastato da un combattente con un coltellaccio in mano. Il pilota, secondo la stampa di Lisbona, si chiama Jimmy Reis e sarebbe un mercenario portoghese di 29 anni.</p>
<p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza né vincitori, né vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, <strong>Siria</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo rebus della Libia: Misurata al centro del caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-rebus-della-libia-misurata-al-centro-del-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 13:47:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1685" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080.jpg 1685w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-1024x656.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1685px) 100vw, 1685px" /></p>
<p>L’ultima immagine di militari Usa in Libia risale al 7 aprile scorso, quando alcuni frame di tv locali mostrano soldati americani allontanarsi da una base ad ovest di Tripoli. Un video girato a 72 ore dall’inizio delle operazioni militari di Khalifa Haftar per la conquista della capitale libica e che testimoniano la decisione di Washington di lasciare preventivamente il paese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-rebus-della-libia-misurata-al-centro-del-caos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1685" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080.jpg 1685w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1887112-1685x1080-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1685px) 100vw, 1685px" /></p><p>L’ultima immagine di militari Usa in Libia risale al 7 aprile scorso, quando alcuni frame di tv locali mostrano soldati americani allontanarsi da una base ad ovest di Tripoli. Un video girato a 72 ore dall’inizio delle operazioni militari di Khalifa Haftar per la conquista della capitale libica e che testimoniano la decisione di Washington di lasciare preventivamente il paese africano per motivi di sicurezza. A distanza di meno di un mese, fonti di Misurata affermano invece che i militari Usa adesso sarebbero tornati.</p>
<h2>“Contingente giunto via mare dalla Tunisia”</h2>
<p>A riportare la notizia è un lancio di AgenziaNova: “Diversi militari statunitensi hanno raggiunto la città portuale di Misurata a bordo di hovercraft”, si legge nella notizia ripresa da alcune fonti della difesa di Misurata. Soldati americani che dunque sarebbero arrivati via mare da una nave ferma a largo delle coste libiche. L’ipotesi più accreditata è che i militari potrebbero essere partiti dalla Tunisia per poi quindi stazionare di fronte Misurata e, da lì, raggiungere il porto della terza città del paese nordafricano.</p>
<p>Al momento non ci sono conferme ufficiali né dagli Usa, né da Africom, ossia il comando militare statunitense in Africa. Misurata è una città al fianco di Al Sarraj, gran parte delle oltre duecento milizie che ha al suo interno sostengono il governo libico riconosciuto dall’Onu ed ha un diretto rapporto con i militari Usa. Nel 2016 infatti, i raid americani su Sirte vengono effettuati in accordo con le milizie misuratine, le quali da terra avanzano strappando la città natale di Gheddafi dalle mani dell’Isis. Ignoti comunque i motivi della presenza statunitense a Misurata di cui si ha notizia in queste ore. Di certo, dalla Casa Bianca da alcuni giorni emerge la volontà di tornare in prima linea sul dossier libico. A dimostrarlo è soprattutto la chiamata di Donald Trump al generale Khalifa Haftar, al quale il presidente Usa riconosce il proprio ruolo nella lotta al terrorismo.</p>
<h2>Misurata sempre più al centro del caos libico</h2>
<p>Come detto, la città costiera della Tripolitania è fedele al governo di unità nazionale di Al Sarraj seppur con dei distinguo: c’è infatti un’ala misuratina più moderata, un’altra invece che vede Haftar come il nemico da allontanare, poi vi sono le formazioni sia legate ai Fratelli Musulmaniche a gruppi islamisti che appaiono i principali rivali dell’uomo forte della Cirenaica. Una città Stato il cui ruolo è fondamentale per gli equilibri della Tripolitania dal 2011 in poi, anno in cui proprio i gruppi misuratini espugnano Sirte rintracciando ed uccidendo il rais Muammar Gheddafi. Non sorprende dunque, che Misurata sia al centro della cronaca di queste ore e degli intrecci politico – diplomatici internazionali legati al dossier libico. Qui vi è infatti una base italiana, dove sono di stanza 300 soldati del nostro paese impegnati soprattutto nell’ospedale da campo allestito nel 2016.</p>
<p>Ma soprattutto, proprio a Misurata sbarca nei giorni scorsi una nave cargo iraniana appartenente ad una società ricollegabile ai Guardiani della Rivoluzione. Una circostanza che fa infuriare Haftar e che ad est desta sospetti circa il possibile trasporto di armi a favore dei miliziani di Misurata. Adesso la notizia, come detto in precedenza, dell’approdo di un contingente di soldati Usa. La terza città libica è dunque epicentro dell’attuale crisi generata dall’inizio della battaglia per la presa di Tripoli. Dagli italiani agli americani, passando per gli iraniani e per le navi turche nei giorni scorsi segnalate non lontane dalle acque del porto misuratino: è qui che per adesso ruotano i più delicati rapporti ed interessi delle potenze internazionali interessate al dossier libico.</p>
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		<title>In Libia arriva anche l’Iran: una nave attracca a Misurata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-libia-arriva-anche-liran-una-nave-attracca-a-misurata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 13:33:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1616" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080.jpg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p>
<p>Secondo il sito MarineTraffic, l’imbarcazione parte dalla Bulgaria il 20 aprile scorso ed arriva dopo cinque giorni presso la rada del porto di Misurata. La bandiera esposta non passa certo inosservata: la nave infatti, chiamata “Shahr e Kord”, batte bandiera iraniana ed apparterrebbe ad una società ricollegabile ai Guardiani della Rivoluzione, per tal motivo raggiunta dalle sanzioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-arriva-anche-liran-una-nave-attracca-a-misurata.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-arriva-anche-liran-una-nave-attracca-a-misurata.html">In Libia arriva anche l’Iran: una nave attracca a Misurata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1616" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080.jpg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5423429-1616x1080-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p><p>Secondo il sito MarineTraffic, l’imbarcazione parte dalla Bulgaria il 20 aprile scorso ed arriva dopo cinque giorni presso la rada del porto di Misurata. La bandiera esposta non passa certo inosservata: la nave infatti, chiamata “Shahr e Kord”, batte bandiera iraniana ed apparterrebbe ad una società ricollegabile ai Guardiani della Rivoluzione, per tal motivo raggiunta dalle sanzioni volute dagli Usa contro Teheran.</p>
<p>Adesso il natante, un portacontainers, si trova sotto sequestro a Misurata, ma in tanti si chiedono il motivo del suo approdo in Libia. In un momento come quello attuale contraddistinto dalla guerra a Tripoli, l’arrivo nella città che fornisce più milizie al governo di Al Sarraj pone a diversi attori internazionali diversi quesiti sul ruolo dell’Iran nel dossier libico.</p>
<h2>Le parole del portavoce di Haftar</h2>
<p>Ma in primis è proprio in Libia che l’approdo della Shahr e Kord desta scalpore. A partire dai vertici dell’Lna, il Libyan Nation Army guidato dal generale Haftar. Proprio il portavoce dell’uomo forte della Cirenaica, organizza nei giorni scorsi una conferenza stampa per intervenire sulla nave iraniana presente a Misurata: “Chiediamo a Ghassan Salame e al Consiglio di sicurezza di informare i libici del contenuto della nave iraniana ancorata nel porto di Misurata – dichiara Al Mismari, portavoce di Haftar – I libici, l’intera regione regionale e la comunità internazionale hanno il diritto di conoscere il contenuto della nave iraniana”.</p>
<p>L’Lna dunque, tira in ballo l’Onu: secondo i sospetti che trapelano da Bengasi, sede del quartier generale dell’esercito di Haftar, la preoccupazione è che dentro quei container vi siano rinforzi proprio per i misuratini. E che dunque la presenza della nave iraniana nel porto della città libica, sia autentica dimostrazione della presa di campo fatta da Teheran nel contesto libico. Al Mismari chiede poi all’intera comunità internazionale il motivo per la quale la nave, nonostante sia soggetta alle sanzioni internazionali, riesca ad arrivare fino in Libia senza essere intercettata. Il portavoce di Haftar quindi, nel ribadire i suoi sospetti sulla nave iraniana, chiede una decisapresa di posizione da parte della comunità internazionale.</p>
<h2>Le reazioni da Tripoli</h2>
<p>Dalla capitale libica la risposta è affidata ai comunicati ufficiali del ministero dell’interno, guidato da Fatih Bishagha. In effetti, viene confermata la presenza della nave iraniana, la quale è posta sotto sequestro in quanto per l’appunto essa appare raggiunta dalle sanzioni internazionali. Tuttavia, dopo i primi controlli, secondo il ministero dell’interno non sarebbero state riscontrate anomalie all’interno dei container. Nella giornata di sabato, come rileva SpecialeLibia.it, il procuratore generale ha anche rilasciato delle dichiarazioni secondo cui sono in corso attualmente delle indagini da parte delle autorità libiche e che il sequestro è destinato a protrarsi fino a conclusione delle stesse.</p>
<p>L’irritazione da parte di Haftar però per adesso permane. Sia perché da giorni si vocifera che l’Iran, in funzione anti saudita, potrebbe aver iniziato ad appoggiare segretamente Misurata e dunque il premier Al Sarraj, visto che Haftar è finanziato anche da Riad. Sia perché, nonostante l’approdo indisturbate della nave iraniana soggetta a sanzioni a Misurata, non si registrano decise prese di posizione da parte della comunità internazionale. Il giallo della Shahr e Kord è destinato a rimanere a lungo.</p>
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		<title>Isis minaccia l&#8217;Italia: &#8220;Conquisteremo Roma&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/isis-minaccia-litalia-conquisteremo-roma-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 10:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>MISURATA – “Dalla Libia faremo scaturire la scintilla per conquistare l’Andalusia (una parte della Spagna nda) e Roma, con il permesso di Allah”. L’ennesima minaccia dello Stato islamico contro l’Italia salta fuori da un video inedito ritrovato a Sirte durante i combattimenti per liberare la città e consegnato a il Giornale. Nel video non manca un appello ai kamikaze: “Fratello mio indossa le cinture esplosive per il tuo Signore e attacca aeroporti e confini”.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Libia1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>MISURATA – “Dalla Libia faremo scaturire la scintilla per conquistare l’Andalusia (una parte della Spagna nda) e Roma, con il permesso di Allah”. L’ennesima minaccia dello Stato islamico contro l’Italia salta fuori da un video inedito ritrovato a Sirte durante i combattimenti per liberare la città e consegnato a il Giornale. Nel video non manca un appello ai kamikaze: “Fratello mio indossa le cinture esplosive per il tuo Signore e attacca aeroporti e confini”.</span></p>
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		<title>Isis minaccia l&#8217;Italia: &#8220;Conquisteremo Roma&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/isis-minaccia-litalia-conquisteremo-roma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>MISURATA – “Dalla Libia faremo scaturire la scintilla per conquistare l’Andalusia (una parte della Spagna nda) e Roma, con il permesso di Allah”. L’ennesima minaccia dello Stato islamico contro l’Italia salta fuori da un video inedito ritrovato a Sirte durante i combattimenti per liberare la città e consegnato a il Giornale. Nel video non manca un appello ai kamikaze: “Fratello mio indossa le cinture esplosive per il tuo Signore e attacca aeroporti e confini”. Fausto Biloslavo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/isis-minaccia-litalia-conquisteremo-roma">Isis minaccia l&#8217;Italia: &#8220;Conquisteremo Roma&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-23-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>MISURATA – “Dalla Libia faremo scaturire la scintilla per conquistare l’Andalusia (una parte della Spagna nda) e Roma, con il permesso di Allah”. L’ennesima minaccia dello Stato islamico contro l’Italia salta fuori da un video inedito ritrovato a Sirte durante i combattimenti per liberare la città e consegnato a il Giornale. Nel video non manca un appello ai kamikaze: “Fratello mio indossa le cinture esplosive per il tuo Signore e attacca aeroporti e confini”. Fausto Biloslavo</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/isis-minaccia-litalia-conquisteremo-roma">Isis minaccia l&#8217;Italia: &#8220;Conquisteremo Roma&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quell’asse tra Tripoli e Misurata riunificato contro l’avanzata di Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quellasse-tra-tripoli-e-misurata-riunificato-contro-lavanzata-di-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 14:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>Il 2019 in Libia si apre con l’ennesima crisi che coinvolge il governo di Tripoli e che mette, già allora, a repentaglio l’esecutivo guidato da Fayez Al Sarraj. In quell’occasione l’elemento che risulta decisivo per la presunta imminente deflagrazione del governo, è la rottura dell’alleanza tra lo stesso premier e la città di Misurata. O, per meglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quellasse-tra-tripoli-e-misurata-riunificato-contro-lavanzata-di-haftar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9206962-1440x1080-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p><p>Il 2019 in Libia si apre con l’ennesima crisi che coinvolge il governo di Tripoli e che mette, già allora, a repentaglio l’esecutivo guidato da Fayez Al Sarraj. In quell’occasione l’elemento che risulta decisivo per la presunta imminente deflagrazione del governo, è la rottura dell’alleanza tra lo stesso premier e la città di Misurata. O, per meglio dire, tra Al Sarraj e quella parte misuratina vicina ai Fratelli Musulmani. È su questa frattura che Haftar, ad inizio aprile, spera di aprire uno squarcio per poter arrivare dritto a Tripoli. Quello che in questi giorni accade invece, racconta tutto l’opposto: l’offensiva del generale fortifica e solidifica l’asse tra la capitale e Misurata.</p>
<h2>L’alleanza ritrovata in seno alla Tripolitania</h2>
<p>Motivazioni economiche o politiche, oppure semplice “campanilismo” libico, che non rende minimamente concepibile ad un tripolino di vedere un generale della Cirenaica avanzare a casa propria a prescindere dal posizionamento politico assunto negli ultimi anni. A prescindere dal motivo che porta diverse tribù e diverse fazioni a fare quadrato attorno ad Al Sarraj ed al suo governo, di fatto da quando Haftar inizia la sua avanzata verso Tripoli si assiste ad una vera e propria ricucitura dei rapporti interni alla capitale ed agli alleati di Al Sarraj della regione occidentale della Libia. Ed anche quello screzio di gennaio, iniziato con una lettera a firma di tre dei nove membri del consiglio presidenziale in cui di fatto si sfiducia Al Sarraj, appare molto lontana. Tra quei firmatari, ad esempio, spicca il vice premier Ahmed Maitig, importante figura politica di Misurata legata alla fratellanza musulmana.</p>
<p>Adesso è proprio lui, assieme all’altro potente misuratino, ossia il ministro dell’interno Fathi Bishaga, a risultare tra i più vicini ad Al Sarraj in queste ore. Da Tripoli, in particolare, si parla di vero e proprio “triumvirato”: Al Sarraj, Maitig e Bishaga sarebbero le tre figure chiave che coordinano in questo momento sia l’amministrazione di Tripoli che la difesa della città. Contatti politici, trattative con le milizie locali, dirette interlocuzioni con i gruppi misuratini: il triumvirato cerca di dare fondo a tutte le proprie possibilità per uscire dal pantano e screditare, in primis agli occhi degli stessi tripolini, l’azione di Haftar. Non è un caso che proprio nelle scorse ore per il generale viene impartito l’ordine di cattura per crimini di guerra.</p>
<p>Del resto, quando giovedì sera nella capitale si nota l’ingresso di numerosi convogli provenienti da Misurata, si intuisce che con Tripoli e con il governo di Al Sarraj l’asse risulta più che mai rinsaldato. E nonostante parte della Rada, le forze di autodifesa della capitale, decidono di non combattere tutte al fianco di Al Sarraj, per il momento il governo tiene proprio perchè da Misurata arrivano le “forze d’élite” (se così si possono chiamare) delle Bunian Al Marsus, ossia le milizie misuratine che nel 2016 sconfiggono l’Isis. Il ricompattamento di molte tribù tripoline, non solo quelle della capitale con Misurata ma anche quelle di Al Zawiya con quelle governative, appare determinante per il rallentamento dell’avanzata di Haftar.</p>
<p>Le novità sul fronte della battaglia delle ultime ore<br />
Intanto la guerra continua. Due i fronti aperti in Tripolitania: non solo la capitale ma, come detto nei giorni scorsi, anche Sirte. Su entrambi i campi di battaglia, diverse milizie misuratine vengono segnalate in arrivo. Ma rinforzi sono giunti in questo mercoledì mattina anche dal sud della Libia per l’esercito comandato da Haftar. La battaglia nella capitale va avanti soprattutto a sud della periferia meridionale. Si combatte aspramente ancora nella zona dell’aeroporto internazionale e nei quartieri dirimpettai, a partire da quello di Qasr Bin Qashir. Fonti dell’Lna di Haftar, sostengono di aver ripreso proprio lo scalo della capitale, ma intensi combattimenti risultano ancora in corso. Intanto il portavoce dell’Lna, Ahmed Al Mismari, in un comunicato afferma che le forze del generale sono riuscite a sfondare nella zona di Ain Zara, più a nord dell’aeroporto, portandosi ad 11 km dal centro della città.</p>
<p>L’aeroporto di Mitiga invece, l’unico attualmente funzionante visto che quello a sud di Tripoli è nella morsa degli scontri, lentamente riprende le sue attività e seppur con alcuni disagi è possibile effettuare i voli da e per la capitale libica. Mentre nei quartieri meridionali di Tripoli si allestiscono trincee e fortificazioni, a Sirte le forze di Misurata per il momento riescono a contenere l’esercito di Haftar riprendendo alcuni territori ad ovest della città natale di Gheddafi.</p>
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		<title>Le truppe italiane non si ritirano dalla Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-truppe-italiane-non-si-ritirano-dalla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 09:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>L’Italia non va via dalla Libia. È questo il messaggio lanciato in queste ore dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, ma soprattutto dallo Stato maggiore della Difesa, che ha negato qualsiasi notizia su un possibile ritiro delle truppe italiane dal Paese nordafricano. Ieri, in un comunicato diramato dopo le prime indiscrezioni su un eventuale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-truppe-italiane-non-si-ritirano-dalla-libia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5299004-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>L’Italia non va via dalla Libia. È questo il messaggio lanciato in queste ore dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, ma soprattutto dallo Stato maggiore della Difesa, che ha negato qualsiasi notizia su un possibile ritiro delle truppe italiane dal Paese nordafricano. Ieri, in un comunicato diramato dopo le prime indiscrezioni su un eventuale abbandono del campo da parte dell’Italia – al pari di quanto hanno fatto, ad esempio, gli Stati Uniti – lo Stato maggiore ha ribadito che il contingente italiano a Misurata e a Tripoli continuerà a “operare regolarmente” così come rimarrà nel porto della Tripolitania la nave Capri, che è all’ancora nel porto di Tripoli per l’operazione Mare Sicuro.</p>
<p>Tripoli e Misurata rimangono quindi controllate dalle forze italiane. Come riporta Agenzia Nova, a Tripoli è dislocato il Comando della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit) “e un Mobile Training Team per la formazione, l’addestramento e l’assistenza tecnico-infrastrutturale a favore delle Forze di sicurezza libiche”, mentre a Misurata è schierata la Task Force Ippocrate con una struttura ospedaliera dedicata all’attività di assistenza sanitaria.</p>
<p>Miasit non si tocca quindi. E il motivo è estremamente importante. La missione, che ha avuto inizio a gennaio 2018, rappresenta ancora oggi il fulcro della nostra strategia nel Paese dall’altra parte del Mediterraneo. Con un numero massimo di 400 uomini e numerosi mezzi aerei e navali, Miasit nasce con l’intento di dimostrare al governo di Tripoli di essere perfettamente in grado di rimanere coerenti con i nostri impegni. Un’operazione che è nata con l’intento formale di contribuire alla stabilizzazione della Libia e alla lotta al traffico di esseri umani che dalle coste libiche raggiungono le nostre.</p>
<p>Ma è chiaro che dietro queste motivazioni di carattere securitario, si nasconde qualcosa di ben più strategico: la Libia ci serve. E serve soprattutto dimostrare di non abbandonare il terreno nel momento di crisi. Perché adesso, esserci o non esserci significa molto. E il fatto di essere lì pubblicamente indica anche la volontà di non far passare il proprio impegno come un punto segreto dell’agenda, ma come un impegno pubblico da onorare.</p>
<p>L’attuale situazione a Tripoli e dintorni non ci permette di andar via. Abbandonare ora il campo significherebbe mettere definitivamente la parola “fine” a ogni velleità di leadership in Libia. Leadership che in ogni caso sembra ormai difficile da conquistare (o mantenere) a causa dei nostri errori. Ma almeno non prestiamo il fianco alle critiche per aver abbandonato quello che fino a oggi era il nostro unico alleato sul campo: Sarraj e le milizie di Misurata. E proprio per questo oggi il governo libico ha espresso il sul ringraziamento a Roma per il sostegno ricevuto, Un apprezzamento utile, per quanto proveniente da un esecutivo che non riesce a controllare nemmeno la propria capitale. Perché è comunque indicativo del fatto che in Libia non siano tutti d’accordo con l’avanzata di Haftar. E anzi, ora l’Italia può giocarsi la carta della tutela delle milizie e del governo riconosciuto dalla comunità internazionale.</p>
<p>L’Italia può sfruttare un doppio binario: politico e strategico. Da un punto di vista politico, è chiaro che non andar via quando Haftar bombarda Tripoli permette di mantenere i contatti con il governo riconosciuto ma anche a monitorare tutte le potenze coinvolte. Nessuno può muoversi senza le truppe italiane lo sappiano. E questo può esseri estremamente utile.</p>
<p>Dall’altro, c’è una questione tecnica, se vogliamo anche concreta, che può essere molto importante nella logica di questa escalation militare: la nostra presenza medica a Misurata. Avere un ospedale da campo nella città-Stato libica è una cosa che per noi può rivelarsi utilissima. In primis perché abbiamo strappato un partner utilissimo in tutta la guerra di Libia. In secondo luogo, invece, significa soprattutto evitare che qualcuno arrivi a Misurata senza il nostro consenso o la nostra conoscenza. Ed è per questo che Roma non può abbandonare né Tripoli né Misurata. Perché le nostre uniche speranze si reggono sui nostri uomini impegnati sul terreno. E già, dopo quanto fatto, sembrano essere molto poche.</p>
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		<title>Libia, spuntano i primi malumori  dopo il vertice di Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 14:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si trova esattamente a metà strada tra Tripoli e Sirte, è dunque il centro tanto geografico quanto economico della Tripolitania costiera. Il riferimento è a Misurata, terza città della Libia con i suoi quasi 400mila abitanti distribuiti tra l&#8217;omonimo promontorio sul Mediterraneo ed il porto di Qasr Ahmad. Non sempre i rapporti tra questo territorio sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-i-malumori-registrati-a-misurata-dopo-palermo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181113133043_27758205-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si trova esattamente a metà strada tra Tripoli e Sirte, è dunque il centro tanto geografico quanto economico della Tripolitania costiera. Il riferimento è a <strong>Misurata</strong>, terza città della Libia con i suoi quasi 400mila abitanti distribuiti tra l&#8217;omonimo promontorio sul Mediterraneo ed il porto di Qasr Ahmad. Non sempre i rapporti tra questo territorio sono stati ottimi con Tripoli, specialmente durante la lunga era di Gheddafi. Se da un lato qui il rais nel 1979 decide di impiantare il più grande stabilimento siderurgico del paese, che fa di Misurata una delle città più industrializzate del nord Africa, dall&#8217;altro però i contrasti con il potere centrale della jamahiriya non sono mai mancati. E nel 2011 Misurata è annoverata tra le prime città dove vengono registrati gli scontri nel corso della proteste sorte in quell&#8217;anno. Da lì a breve inizierà un assedio da parte delle forze lealiste, la cui sconfitta appare determinante nell&#8217;economia di quella guerra civile. </p>
<p>L&#8217;importanza di Misurata nella Libia di oggi</p>
<p>Con il definitivo allontanamento dell&#8217;esercito dalla città, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/misurata-e-tarhuna-le-due-citta-stato-della-libia/">Misurata già prima della caduta di Gheddafi inizia a gestirsi autonomamente</a>. Vengono create proprie milizie che, oltre ad occuparsi della difesa del territorio, appaiono impegnate anche nel resto del paese. Sono proprio i gruppi misuratini ad essere tra i più attivi all&#8217;interno del variegato gruppo di &#8220;ribelli&#8221; che, sotto la spinta dei bombardamenti della Nato, tolgono giorno dopo giorno terreno a Gheddafi. <strong>La stessa capitolazione di Sirte è opera delle milizie di Misurata</strong>. Nel terribile video del linciaggio di Gheddafi, si distinguono le voci di chi rivendica di appartenere a gruppi misuratini. Da quel momento in poi, le milizie della terza città libica iniziano a diventare quasi essenziali per i precari equilibri della Tripolitania. Nella stessa Tripoli, ancora oggi sono diversi i gruppi di Misurata che controllano parti della capitale. Ma l&#8217;importanza è anche se non soprattutto politica: il vice di Al Serraj, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ahmed-maitig/">Ahmed Maitig</a>, è di Misurata così come il nuovo ministro dell&#8217;interno, <strong>Fathi Bishaga.</strong></p>
<p>La contrapposizione interna a Misurata </p>
<p>In città sarebbero almeno 250 le fazioni presenti, i combattenti in ciascuna di esse si contano a centinaia. Un vero e proprio esercito. Non è un caso infatti che nel 2016, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/i-raid-usa-non-bastano/">quando la priorità in Libia era quella di sconfiggere l&#8217;Isis a Sirte</a>, gli americani (e non solo) hanno armato la mano dei misuratini sfruttandoli come veri e propri avamposti militari dell&#8217;appena insediato governo di Al Serraj. È proprio da quel momento che gli italiani stanziano a Misurata un ospedale da campo e trecento militari all&#8217;interno della <strong>missione Ippocrate</strong>, a supporto delle milizie. Ma i gruppi della terza città libica sono tanto numerosi quanto divisi. <strong>Si va dai più &#8220;moderati&#8221;, fino alle fazioni islamiste</strong>. Una divisione &#8220;militare&#8221; che rispecchia anche quella politica. Se Maitig infatti è rappresentante dell&#8217;ala moderata, un politico in giacca e cravatta da anni impegnato ad accreditarsi soprattutto agli italiani, Fathi Bishaga invece appartiene ai Fratelli Musulmani. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Ancora più integralista è <strong>Salah Badi</strong>, che con la sua brigata Al Samud risulta tra i protagonisti sia degli <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuovi-scontri-ed-ancora-caos-a-tripoli/">scontri di Tripoli</a> dello scorso mese di settembre, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-tripoli-erdogan/">che di queste ore </a>presso la zona dell&#8217;aeroporto interazionale della capitale libica. Una divisione, quella interna a Misurata, che proprio durante gli scontri di Tripoli è stata ben marcata. Al Serraj, quando ha visto che a settembre la situazione stava di fatto precipitando, chiama a raccolta proprio i misuratini. <strong>Ma dalla città non tutti raccolgono l&#8217;appello.</strong> C&#8217;è chi ha preferito rimanere a casa, si stima che soltanto il 10% di tutti i combattenti disponibili ha raggiunto la capitale per difendere il governo. In quell&#8217;occasione, per la prima volta, sono emerse fazioni che hanno espresso la volontà di dialogare con Haftar. Fatto inedito per una città Stato che è sempre stata accreditata come braccio armato di Tripoli. </p>
<p>Nessun misuratino soddisfatto dal vertice di Palermo </p>
<p>Eppure nel vertice tenuto pochi giorni fa in Sicilia l&#8217;impressione è che Misurata sia rimasta ai margini. La scena è stata tutta di Haftar, dall&#8217;inizio alla fine della due giorni palermitana. Liste ufficiali di partecipanti libici non sono state diramate, chi si aspettava di vedere miliziani o politici di Misurata in prima fila è rimasto deluso. E questo, forse, potrebbe costituire un precedente pericoloso nel cammino difficile che dovrebbe portare la stabilità in Libia. Vero che, ad esempio, Maitig e Bishaga erano a Palermo ma non erano al vertice in quanto rappresentanti di Misurata. Il primo era in veste di vice di Al Serraj, il secondo da ministro del governo Al Serraj. Soprattutto Maitig teneva ad un invito specifico per lui, in qualità di rappresentante della parte politica moderata della città, anche a seguito di indiscrezioni che lo vogliono come principale interlocutore tra misuratini ed Haftar. </p>
<p>Di fatto nessuna delle formazioni, politiche e non, di Misurata era presente a Palermo.<strong> I misuratini hanno rappresentato in Sicilia pezzi di governo od enti di base a Tripoli</strong>, non la propria città Stato. Come se dunque, nonostante gli ultimi sette anni di storia, il peso di Misurata fosse diventato improvvisamente di secondo piano. A tutto questo, va aggiunta l&#8217;insoddisfazione di Bishaga e dei Fratelli Musulmani espressa poi dall&#8217;abbandono dei lavori da parte della delegazione turca. La fratellanza non è, come si sa, ben vista sia da Haftar che dall&#8217;Egitto e sarebbe stato proprio il presidente Al Sisi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/libia-presidente-alto-consiglio-di-stato-al-mishri-haftar-ha-chiesto-a-palermo-il-comando-delle-forze-armate">come dichiarato nelle scorse ore dal numero uno del consiglio di Stato Khaled al Mishri</a>, a pretendere l&#8217;esclusione della Turchia ed il ridimensionamento dei Fratelli Musulmani in alcuni tavoli tecnici. </p>
<p>La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo.  <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p><strong>A Misurata appaiono per adesso tutti scontenti</strong>. C&#8217;è chi teme la possibilità di non avere posti al sole nel futuro del paese, chi di essere del tutto escluso dai processi decisionali. Un&#8217;altra grana per il piano elaborato dalle Nazioni Unite. Sia in funzione di avvicinamento ad Hafar e sia per quanto concerne il mantenimento della sicurezza a Tripoli, di Misurata invece servirà tenerne conto. Ignorare i malumori della terza città libica, nel frattempo diventata un potente Stato nello Stato, potrebbe essere un errore in grado di comportare in futuro lo stop di alcuni passaggi verso la pacificazione. </p>

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		<title>Ecco chi è Ahmed Maitig, l&#8217;ago della bilancia in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-ahmed-maitig.html</link>
		
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		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 06:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Misurata è dal 2011 forse la città più importante della Tripolitania, più della stessa Tripoli. Con la caduta di Gheddafi, questo porto industriale posto a metà strada tra la capitale libica e Sirte diventa a tutti gli effetti una &#8220;città Stato&#8220;. Proprie milizie per la propria sicurezza, proprie istituzioni e proprio aeroporto che, quando quello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-ahmed-maitig.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5729140-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Misurata è dal 2011 forse la città più importante della Tripolitania, più della stessa Tripoli. Con la caduta di Gheddafi, questo porto industriale posto a metà strada tra la capitale libica e Sirte diventa a tutti gli effetti una &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/misurata-e-tarhuna-le-due-citta-stato-della-libia/">città Stato</a>&#8220;. Proprie milizie per la propria sicurezza, proprie istituzioni e proprio aeroporto che, quando quello di Tripoli è oggetto di lancio di mortai, diventa anche l&#8217;unico dell&#8217;ovest della Libia. Questo perchè da subito Misurata ha recitato nel 2011 un ruolo da protagonista nella guerra civile, riuscendo (non senza aiuto della propaganda anche occidentale) a passare anche come &#8220;città martire&#8221;. <strong>Da qui sono partite le milizie che hanno assassinato Gheddafi a Sirte</strong>, da qui anche quelle che hanno <strong>sconfitto l&#8217;Isis sempre a Sirte nel 2016.</strong> Misurata, in vista del vertice sulla Libia di Palermo, è un vero e proprio ago della bilancia: tra milizie estremiste e politici &#8220;moderati&#8221;, da qui passa il futuro del paese.</p>
<p>Il volto &#8220;politico&#8221; di Misurata: Ahmed Maitig</p>
<p>All&#8217;interno di Misurata convivono almeno 250 gruppi differenti. Alcuni corrispondono a singole tribù, altre a fazioni ed altre ancora a partiti politici oppure gruppi armati &#8220;slegati&#8221; dal resto della città. Dentro questa vera e propria galassia, non mancano gruppi islamisti. Alcuni di questi, quale ad esempio quello della brigata <strong>Al Sumud</strong> di Saleh Badi, provano da anni ad entrare a Tripoli ed anche di recente<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuova-tregua-a-tripoli-ma-sorgono-dubbi-sulla-durata/"> sono stati protagonisti degli scontri di settembre</a>. C&#8217;è però un&#8217;ala più &#8220;moderata&#8221; e politica, che in questo momento è parte ben integrante del governo di Al Serraj. Tra tutti spicca la figura di <strong>Ahmed Maitig</strong>. Vice di Al Serraj, nel 2014 è stato nominato anche primo ministro ma il suo incarico è durato appena pochi giorni. La sua famiglia è una delle più in vista di Misurata: suo padre in città vanta numerosi importanti incarichi durante il periodo di Re Idris. Ecco perchè, caduto Gheddafi, riesce a ricevere appoggio e ad essere eletto nella nuova camera dei rappresentanti. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61014 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/10/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" width="674" height="142" /></a></p>
<p>Da qui una scalata che, per l&#8217;appunto, lo porta prima ad essere primo ministro e poi vice di Al Serraj nel 2016. Sono con lui molti imprenditori di Misurata e molte famiglie ricche della città. Maitig rappresenta a Tripoli la parte moderata di Misurata che adesso pare piacere anche ad Haftar. La città è uno zoccolo duro per il generale della Cirenaica: le sue milizie compongono l&#8217;ossatura delle forze di difesa di Al Serraj e vantano esperienza sul campo per via del ruolo anti Isis esercitato nel 2016. In poche parole, da Misurata arrivano quelle che possono considerarsi le uniche forze realmente in grado di contrastare militarmente Haftar. Per questo da Bengasi si vorrebbe in qualche modo <strong>avvicinare l&#8217;ala moderata di Misurata</strong> ed iniziare quindi un dialogo con alcuni dei più importanti rappresentanti della città Stato. </p>
<p>Il ruolo chiave che potrebbe avere Maitig a Palermo</p>
<p>Maitig dunque potrebbe essere l&#8217;anello di congiunzione tra Misurata ed Haftar. Al generale la figura del politico misuratino piace e sa quanto conta non solo nella stessa Misurata, ma anche a Tripoli. Numero due, come detto, di Al Serraj, Maitig in questi anni nella capitale libica è riuscito a tessere una ragnatela di contatti in grado di potergli conferire una discreta influenza sull&#8217;esecutivo. <strong>A Palermo Maitig ci sarà</strong>, anche perchè (e questa per Roma è una buona notizia) in Italia il vice di Al Serraj è di casa. Lo scorso anno ha rappresentato la Libia ad Agrigento <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tutti-i-danni-guerra-libica-sui-conti-delle-imprese-italiane-1417854.html">durante il forum italo libico</a>, anche di recente Maitig è stato a Roma ed ha incontrato Matteo Salvini. Il fatto che il possibile mediatore tra Al Serraj ed Haftar sia Maitig, per l&#8217;Italia vorrebbe dire poter giocare un&#8217;ulteriore carta nello scacchiere libico.</p>
<p><strong>Di Ahmed Maitig si sentirà forse parlare ancora a lungo</strong>. Misurata vuole contare molto nel futuro della Libia e lui è il volto più politico (e forse presentabile) di Misurata. A Palermo, se davvero le forze libiche in campo vorranno cercare anche una prima bozza di accordo per alcuni punti salienti per il futuro del paese, Maitig sarà tra i politici più in vista durante l&#8217;intera durata del summit. </p>
<p style="text-align: center"><em>La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></em></p>

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		<title>Una nuova tregua a Tripoli Ma nessuno scommette sulla pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nuova-tregua-a-tripoli-ma-sorgono-dubbi-sulla-durata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 08:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="873" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-1024x639.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Dalla serata di martedì regna una calma apparente in una Tripoli sconvolta da settimane di intense lotte interne. Il governo di Al Serraj annuncia un nuovo accordo ed un conseguente nuovo cessate il fuoco, che dona respiro ad una città che da un mese esatto è sotto scacco delle battaglie. Più di cento morti, decine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nuova-tregua-a-tripoli-ma-sorgono-dubbi-sulla-durata.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nuova-tregua-a-tripoli-ma-sorgono-dubbi-sulla-durata.html">Una nuova tregua a Tripoli Ma nessuno scommette sulla pace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="873" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8547061-1024x639.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Dalla serata di martedì regna una calma apparente in una <strong>Tripoli</strong> sconvolta da settimane di intense lotte interne. Il governo di Al Serraj <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/09/26/libia-governo-al-sarraj-annuncia-nuova-tregua-a-tripoli-pn_20180926_00204/">annuncia un nuovo accordo ed un conseguente nuovo cessate il fuoco</a>, che dona respiro ad una città <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tripoli-oramai-precipita-nel-caos/">che da un mese esatto è sotto scacco delle battaglie</a>. Più di cento morti, decine di feriti ed almeno cinquemila sfollati, questo un sommario bilancio delle lotte intestine alla capitale libica. Una prima tregua è stata raggiunta il 4 settembre, gli scontri sono ripresi subito dopo ed adesso c&#8217;è diffidenza circa la durata della nuova intesa. </p>
<p>Il passo indietro della Settima Brigata</p>
<p>La genesi degli scontri di Tripoli è tutta nelle velleità di alcune bande e gruppi stanziate fuori città di spartirsi la torta della capitale. Con un governo, quale quello di <strong>Al Serraj</strong>, incapace di controllare anche i palazzi presidenziali e ostaggio delle milizie tripoline, alcune tribù ed alcuni gruppi armati a fine agosto decidono di alzare il tiro e provare ad annettersi un pezzo della più grande città libica. Ad aprire le danze è la <strong>Settima Brigata</strong>, ossia il gruppo di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/misurata-e-tarhuna-le-due-citta-stato-della-libia/">Tahrouna</a>, cittadina a sud di Tripoli, che prova ad avanzare nei quartieri meridionali. Nasce così lo scontro armato tra i più importanti accaduti nella capitale libica dalla fine di Gheddafi. Le forze della <strong>Rada</strong>, la fazione armata dipendente dal ministero dell&#8217;interno, provano subito ad ostacolare l&#8217;avanzata degli uomini di Tahrouna ingaggiando importanti scontri. </p>
<p>Da Misurata intanto, ufficialmente per aiutare il governo di Al Serraj, arrivano anche i miliziani della brigata <strong>Al Sumud</strong>. Si tratta di un gruppo islamista il cui leader è la discussa figura di<strong> Saleh Badi</strong>. Anche lui prova a spartirsi una fetta della torta tripolina, cercando di occupare alcuni quartieri della capitale. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nuovi-scontri-ed-ancora-caos-a-tripoli/">È proprio il suo gruppo a fomentare i nuovi scontri che determinano la rottura del cessate il fuoco </a>concordato il 4 settembre, il quale in parte era riuscito a lenire le tensioni e le sofferenze insite nella città di Tripoli. Saleh Badi prende di mira le altre milizie della capitale: le parti in causa usano armi pesanti, razzi e colpi di artiglieria, l&#8217;aeroporto viene chiuso e la città isolata. </p>

<p>Adesso, per l&#8217;appunto, sopraggiunge una nuova tregua. I termini dell&#8217;accordo sembrano molto semplici, simili ad una comune intesa che serve a cessare il fuoco. Si liberano prigionieri in cambio della cessione di porzioni di territorio guadagnate. E così alcuni uomini di Tahrouna messi in carcere e catturati nei giorni scorsi, tornano nella loro cittadina di origine mentre, al contempo, la Settima Brigata indietreggia e lascia i quartieri meridionali di Tripoli. Anche<strong> Saleh Badi </strong>è costretto a fare passi indietro, rinunciando per il momento nel suo intento di continuare gli attacchi contro le altre milizie. Tripoli può concedersi un po&#8217; di &#8220;respiro&#8221;: fonti locali parlano della parziale rimozione delle barriere con i sacchi di sabbia che per giorni hanno delimitato instabili linee del fronte, mentre almeno cinquemila sfollati possono tornare a casa. </p>
<p>Dubbi sulla tregua siglata a Tripoli</p>
<p>Ma la capitale libica non ha al momento ancora assunto alcun aspetto normale. La quotidianità è ben lungi dal riprendere nella sua interezza: gli scontri, oltre a morti e feriti, sul campo lasciano la distruzione di molte infrastrutture strategiche ed a Tripoli manca di tutto. L&#8217;erogazione di acqua ed energia è frazionata, molte arterie sono impraticabili, uffici e scuole sono parzialmente funzionanti ma in tanti hanno paura ad uscire di casa e disertano. L&#8217;unico segnale positivo al momento è dato dalla<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2018/09/26/riapre-laeroporto-mitiga-di-tripoli_b359ed45-0339-478e-b1b8-f8c2aaeef74e.html"> riapertura dell&#8217;aeroporto di Mitiga</a>, lo scalo internazionale di Tripoli rimasto per giorni sotto il tiro dei razzi delle milizie in battaglia. Il rinnovato funzionamento della struttura toglie dall&#8217;isolamento la capitale, costretta fino a martedì a servirsi dell&#8217;aeroporto di Misurata, distante 200 km. </p>
<p>Ma, come detto, oltre alle difficili condizioni di vita in cui sono caduti i tripolini, a destare preoccupazione è anche <strong>l&#8217;effettiva possibilità di questa tregua</strong>. In tanti credono si tratti solo di un momentaneo stop ai combattimenti. Le milizie hanno sì trovato un accordo ma, al contempo, è difficile credere nel definitivo raggiungimento di un certo equilibrio da parte dei gruppi armati della capitale. Su Tripoli inoltre, incombono le nubi rappresentate<a href="http://www.occhidellaguerra.it/haftar-e-pronto-ad-entrare-a-tripoli/"> dalle velleità di Haftar</a>: il generale, uomo forte della Cirenaica, guarda da lontano ma con un certo interesse alle ultime novità provenienti dalla capitale. Il suo intento dichiarato è quello di marciare, in un giorno non troppo lontano, su Tripoli. Una situazione che ben fa comprendere come, in tutto questo, una soluzione definitiva per la città e per l&#8217;intera Libia è ancora ben lontana. </p>
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