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	<title>Missioni militari Archives - InsideOver</title>
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	<title>Missioni militari Archives - InsideOver</title>
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		<title>Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sull'atollo di Diego Garcia c'è una grande base Usa che può "coprire" dall'Asia meridionale al Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le <strong>Mauritius</strong>, arcipelago situato nel bel mezzo dell’Oceano indiano, negli ultimi giorni hanno fatto parlare di sé non per la massa di turisti occidentali pronti a partire per un posto al sole&nbsp;con l’arrivo dell’autunno, ma per altre ragioni, e c’entra <strong>l’odierna guerra fredda tra Usa e Cina</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il 3 ottobre, il premier britannico<strong> Keir Starmer</strong> e il suo omologo mauriziano <strong>Pravind Jugnauth</strong>&nbsp; hanno annunciato un accordo, da entrambi definito storico, che consisterebbe nel riconoscimento della sovranità della Repubblica delle Mauritius sulle <strong>isole Chagos</strong> appartenenti dal 1965 al Territorio Britannico dell’Oceano Indiano e dunque soggette alla giurisdizione della Corona. Il Governo mauriziano per ben sei decenni ha reclamato l’annessione delle Chagos, ma la questione è sempre stata una matassa aggrovigliata a causa dello zampino dello zio Sam.</p>



<p>Sull’atollo di <strong>Diego Garcia</strong>, il più esteso delle Chagos, ha sede una base aeronavale americana che gode di una posizione strategica per un pronto intervento in caso di escalation militare in tutta la regione che va dal Medio Oriente all’Asia meridionale. L’impegno preso da Starmer e Jugnauth prevede che la succitata base rimanga a disposizione di Washington per i prossimi 99 anni. Non a caso il presidente statunitense <strong>Joe Biden</strong> ha benedetto l’intesa: “È una chiara dimostrazione che attraverso la diplomazia e la partnership, i Paesi possono superare sfide storiche di lunga data per raggiungere risultati pacifici e reciprocamente vantaggiosi”.</p>



<p>Sebbene dalla Casa Bianca sia trapelato ottimismo, gli americani avrebbero ripetutamente mostrato insofferenza e chiesto ai britannici di desistere dalla cessione delle Chagos alle Mauritius a causa delle sempre più fitte relazioni intrattenute tra l&#8217;arcipelago dell’Oceano Indiano e la Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’atollo Diego Garcia</h2>



<p>Nel 1965, l’arcipelago delle Chagos fu scorporato dalla nascente Repubblica di Mauritius che ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1968. Nel 1966, il Governo di Sua Maestà concesse l’autorizzazione agli alleati d’oltreoceano per <strong>l’installazione di una base militare</strong> che fosse un porto di riferimento nell’Oceano Indiano per parte della loro flotta marittima e una pista di lancio dei loro cacciabombardieri in una zona dove gli Usa, ai tempi della Guerra fredda, non avevano alleati. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sito militare ha continuato a essere operativo specialmente in occasione degli interventi in Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Per la realizzazione della base, circa <strong>2 mila nativi delle isole Chagos</strong> sono stati costretti a traslocare alla Mauritius o alle vicine Seychelles, dando così luogo a un lungo braccio di ferro legale tra gli abitanti sfrattati e Londra e che nel 2019 è culminato nell’emissione di un parere consultivo della <strong>Corte internazionale di giustizia dell’Aja</strong> &#8211; organo dell’Onu deputato alla risoluzione delle dispute tra Stati &#8211; con cui si è condannata la decisione di separare le Chagos dalle Mauritius perché “non era basata sulla libera e genuina espressione della volontà delle persone interessate”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;irritazione degli Usa &nbsp; &nbsp;</h2>



<p>Sotto la crescente pressione internazionale (ad agosto l’<strong>Unione Postale universale</strong> dell’Onu ha vietato la vendita di francobolli britannici nelle Chagos), a Downing Street si sono trovati con le spalle al muro e non hanno potuto fare altro che prendere l’impegno di stipulare un trattato mediante cui si riconoscesse la sovranità mauriziana sugli atolli delle Chagos, come ribadito dal ministro degli Esteri britannico <strong>David Lammy</strong>.</p>



<p>Secondo un articolo pubblicato da <em><a href="https://www.pressreader.com/new-zealand/the-press/20241005/281887303733640?srsltid=AfmBOoq5z6Mr0lEJOvuht7nanPSsXXfeNwG80Xo0FhhuwBXzXgWbtprr">The Times</a></em>, il sostegno degli americani all’accordo sarebbe solo di facciata, perché nel corso dell’estate alti funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato hanno tentato di fare ostruzionismo attraverso canali privati, affinché gli inglesi non non cedessero alle pressioni. Secondo le indiscrezioni messe in evidenza da<em> The Times</em>, il timore degli Usa consiste nell’ascendente esercitato dal Pechino sulle autorità di Port Louis &#8211; capitale delle Mauritius &#8211; dopo la sottoscrizione dell’<strong>accordo bilaterale di libero scambio</strong> nel 2019, che impegna il Dragone a effettuare investimenti che al momento riguardano quasi 50 iniziative nel Paese africano. </p>



<p>Tale comunione d’intenti ha indotto gli americani a ipotizzare che il governo cinese possa installare delle basi di spionaggio nelle isole circostanti Diego Garcia per carpire <strong>informazioni militari riservate</strong> grazie al benestare di Port Louis, come segnalato dalla senatore della Florida <strong>Marco Rubio</strong>: “L’accordo è preoccupante in quanto fornirebbe alla Cina comunista l&#8217;opportunità di ottenere preziose informazioni sulla nostra base di supporto navale a Mauritius”. Secondo una fonte che si aggira nei palazzi di Whitehall &#8211; via lungo la quale si stagliano tutti i palazzi del potere londinese &#8211; ha dichiarato: “[Gli americani, ndr]&nbsp; hanno fatto capire che questo accordo era meglio che non si facesse dato che complica molte le cose per loro. Comprendono che la questione conti molto per noi”. </p>



<p>Al momento, gli impegni assunti da Londra e Port Louis devono essere tradotti in un trattato da ratificare dai rispettivi Parlamenti e chissà se con un’<strong>eventuale </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-strana-coppia-liz-cheney-kamala-harris-neocon-e-dem-alleati-contro-trump.html"><strong>presidenza Trump</strong>,</a> da sempre ostile alle mire espansionistiche di Pechino, l’accordo non subirà dei contraccolpi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sfida delle Laf: le forze armate libanesi addestrate anche dagli italiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/difesa/leterna-fragilita-del-libano/sfida-laf-forze-armate-libanesi-addestrate-anche-dagli-italiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 05:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Confessionalismo libanese]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Militare Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>(Beirut, Libano) Quello delle forze armate libanesi è compito difficile. Il Libano, settario, con poteri paralleli e con uno Stato in default, appare fragile, fiaccato dalla crisi e spesso incapace di mantenere il controllo di sé stesso. Le Laf (Lebaese Armed Forces) si trovano perciò nella condizione di dover continuare a operare con risorse limitate, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/difesa/leterna-fragilita-del-libano/sfida-laf-forze-armate-libanesi-addestrate-anche-dagli-italiani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/difesa/leterna-fragilita-del-libano/sfida-laf-forze-armate-libanesi-addestrate-anche-dagli-italiani.html">La sfida delle Laf: le forze armate libanesi addestrate anche dagli italiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-27-at-18.21.24-1-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><div
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                        28.03.2023
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                    La sfida delle Laf: le forze armate libanesi addestrate anche dagli italiani
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                        (Beirut, Libano) Quello delle forze armate libanesi è compito difficile. Il Libano, settario, con poteri paralleli e con uno Stato in default, appare fragile, fiaccato dalla crisi e spesso incapace di mantenere il controllo di sé stesso. Le Laf (Lebaese&#8230;
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<p>(Beirut, Libano) Quello delle forze armate libanesi è compito difficile. Il Libano, settario, con poteri paralleli e con uno Stato in default, appare fragile, fiaccato dalla crisi e spesso incapace di mantenere il controllo di sé stesso. Le <strong>Laf (Lebaese Armed Forces)</strong> si trovano perciò nella condizione di dover continuare a operare con risorse limitate, con organizzazioni all’interno del Paese che mantengono un’autorità a volte superiore a quella statale, con una paralisi politica che ingabbia la popolazione aumentando il malcontento e con una situazione regionale in cui il Libano è di fatto la faglia di aree di influenza e di problemi mai risolti. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="L&#039;Italia e la sfida delle Laf" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/xie5wW-hPMc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_xie5wW-hPMc");</script>
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<p>Le forze armate resistono, come resiste il Libano, anche per un senso di appartenenza che travalica le contingenze. Per i ragazzi che si arruolano nelle Laf, la sicurezza economica garantita dallo stipendio fornito da Beirut non può essere l’unico volano per continuare a combattere: c’è soprattutto il senso di rappresentare un Paese lacerato che prova, molto difficilmente, a camminare sulle proprie gambe. Nella speranza di poter rappresentare, insieme alle <strong>Internal Security Forces</strong>, le uniche autorità del Paese col potere di controllare un territorio dove possono innescarsi micce in grado di incendiare un intero quadrante, valicando i confini del Libano.</p>



<p>Il cambiamento del tipo di minacce e l’inevitabile necessità di modernizzare le forze armate si infrangono, però, su una <strong>situazione economica</strong> gravemente deficitaria. Dopo le numerose guerre interne ed esterne che hanno coinvolto i militari libanesi negli ultimi decenni, l’impossibilità di reperire risorse ha spesso costretto le Laf a bloccare programmi di sviluppo ma soprattutto a richiedere l’aiuto dall’esterno. Aiuto che viene non soltanto sottoforma di equipaggiamento, ma anche di addestramento. Tra i Paesi che cooperano con il Libano in questo specifico frangente, importante il ruolo dell’Italia, che, oltre alle attività congiunte con le Laf in ambito Unifil, con la <strong>Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (Mibil)</strong> è impegnata dal 2015 nella formazione del personale delle forze armate e di sicurezza di Beirut.</p>


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<p>L’addestramento verte su vari elementi a seconda del tipo di minaccia che deve essere fronteggiata dai militari libanesi e dalle forze di sicurezza, per migliorare tutte le capacità richieste dai loro comandi. Quello che invece è costante è il <strong>legame tra Roma e Beirut</strong> in un momento fondamentale sia per la stabilità del Mediterraneo orientale, sia, in particolare, per la difficile situazione che vive il Paese dei cedri. In un momento di enorme fragilità economica, dove la diaspora libanese si è arricchita anche di militari che hanno deciso di cercare fortuna altrove visto il crollo del loro stipendio, l’obiettivo di Mibil è quello di “far camminare queste forze sulle proprie gambe” racconta il <strong>colonnello Angelo Sacco</strong>, al comando della missione. E per raggiungere questo obiettivo, essenziale è soprattutto il lavoro con gli istruttori delle unità libanesi, la cui formazione è necessaria proprio per far sì che in futuro Beirut sia sempre più in grado di istruire e formare da sé le proprie forze armate.</p>



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<p>Una missione strategicamente importante soprattutto se messa in parallelo con la paralisi istituzionale e le eterne questioni irrisolte del Paese. Le forze armate libanesi, inquadrate nell’equilibrio confessionale che contraddistingue lo Stato, vivono inevitabilmente sulla propria pelle tutte le conseguenze delle spaccature del sistema politico e sociale. Guidate, come da accordi, da un maronita, le Laf hanno tra i principali partner esterni gli <strong>Stati Uniti</strong> e gli alleati europei, ma allo stesso tempo devono fare i conti con tutti i Paesi che cercano di influenzare il potere di Beirut e con <strong>Hezbollah </strong>che è legato a doppio filo all’Iran. Forze interne ed esterne &#8211; con obiettivi e idee diverse sul Libano &#8211; rappresentano elementi fondamentali per comprendere la strategia e le difficoltà delle forze armate libanesi.</p>



<p>In tutto questo, l’irrisolto scontro con Israele e le continue tensioni lungo la <strong>Blue Line</strong> restano punti interrogativi di primaria importanza. I caschi blu di Unifil fungono da forza di pace e si impegnano nel fornire alle Laf le capacità per svolgere il proprio compito di controllo del territorio anche a sud del fiume Litani, luogo in cui ora sono i soldati Onu a rappresentare la garanzia di una delicata e fragile pace. </p>


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                            Testo e video di: 
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                                    Lorenzo Vita
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/difesa/leterna-fragilita-del-libano/sfida-laf-forze-armate-libanesi-addestrate-anche-dagli-italiani.html">La sfida delle Laf: le forze armate libanesi addestrate anche dagli italiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Che fine faranno le missioni militari italiane all&#8217;estero?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/che-fine-faranno-le-missioni-militari-italiane-allestero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 04:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Capo di Stato Maggiore della Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla vigilia delle elezioni facciamo il punto sulle missioni italiane all'estero e cerchiamo di capire cosa cambierà</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/che-fine-faranno-le-missioni-militari-italiane-allestero.html">Che fine faranno le missioni militari italiane all&#8217;estero?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/Agenzia_Fotogramma_IPA30908296-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da tempo si è delineata una <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-nuovo-dpp-difesa-tra-sfide-geopolitiche-e-nuovi-obiettivi-2057185.html" target="_blank" rel="noopener">nuova architettura di sicurezza globale</a> – o per meglio dire insicurezza – che si può riassumere in due concetti: quello di “<strong>competizione duratura</strong>” (<em>continuum competition</em>), ovvero di tensione internazionale permanente in cui diventa sempre più complesso tutelare i propri interessi, e quello di “<strong>ricorrente instabilità</strong>” (<em>pervasive instability</em>) contraddistinta da fenomeni imprevedibili e dinamici, spesso con azioni condotte nella <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/hybrid-warfare-che-cose-la-guerra-ibrida.html" target="_blank" rel="noopener">“<strong>zona grigia</strong>” (<em>gray zone</em>)</a> e quindi al di sotto del livello di innesco di un conflitto aperto.</p>
<p>L&#8217;attuale conflitto in Ucraina ha solamente evidenziato ancora una volta come le tensioni del <strong>mondo multipolare</strong>, che ardevano come braci perimetrali del fuoco del contrasto al terrorismo internazionale alimentate dal vento dell&#8217;assertività/aggressività di attori regionali e globali liberi dal meccanismo di contrapposizione tra blocchi, siano una realtà oggettiva da affrontare per mantenere la stabilità e la sicurezza nazionali.</p>
<p>Nel <a href="https://www.difesa.it/SMD_/CaSMD/Concettro_strategico_del_Capo_di_SMD/Pagine/default.aspx" target="_blank" rel="noopener">nuovo concetto strategico dello Stato maggiore della Difesa</a>, l&#8217;ammiraglio <strong>Giuseppe Cavo Dragone</strong> ha giustamente sottolineato come le Forze Armate siano proiettate in una fase storica contrassegnata da fenomeni di grande portata politica e strategica, che hanno radicalmente mutato il nostro modo di vivere e la nostra percezione del futuro. Si profila dunque, afferma l&#8217;ammiraglio, l’esigenza di evolvere verso un nuovo “<strong>paradigma della deterrenza</strong>”, di fatto sempre più connesso con lo “sviluppo tecnologico” e con l’ampliamento degli strumenti dissuasivi. La deterrenza pertanto, prosegue il Csm Difesa, non può prescindere da uno strumento militare all’avanguardia, che abbia come corollari l’adozione di un <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-del-futuro.html" target="_blank" rel="noopener">modello operativo interforze e multidominio</a> e la capacità di partecipare, a pieno titolo, alla rivoluzione in atto nel settore delle tecnologie militari. Nel documento si afferma che in questo scenario geostrategico, le <strong>missioni all’estero</strong> per la pace e la stabilità internazionale, per la salvaguardia della dignità della persona umana, sono la sintesi e la trasposizione operativa sul piano internazionale del patrimonio di valori che ispirano le Forze Armate. L&#8217;impegno italiano cresce costantemente: per la prima volta dal dopoguerra, il dispositivo militare nazionale è dispiegato in un arco geografico di un’ampiezza senza precedenti: dalla regione <strong>Artica</strong> e dal <strong>Baltico</strong> verso sud attraverso il <strong>Fianco Est</strong> dell’Alleanza, dal <strong>Golfo Persico</strong> verso ovest attraverso il <strong>Corno d’Africa</strong> ed il <strong>Medio Oriente</strong>, il <strong>Mediterraneo</strong>, il <strong>Nord Africa</strong> e il <strong>Sahel</strong> fino al <strong>Golfo di Guinea</strong>. In tutte le aree comprese in questo arco, le attività delle Forze Armate potrebbero <strong>ampliarsi e proseguire</strong>, anche ed inevitabilmente a seguito dei risvolti della crisi ucraina.</p>
<p>Il <strong>Mediterraneo Allargato</strong> è diventato, nel corso degli anni, centrale come <strong>spazio di interesse strategico primario</strong> per il nostro Paese. Qui si gioca la partita fondamentale che ci vede come protagonisti, in una sfida che coinvolge la <strong>Russia</strong>, che ha ampliato la sua presenza militare e politica in quella regione, e la <strong>Cina</strong>, che ha aumentato in modo tangibile la sua influenza strategica ed economica utilizzando principalmente, ma non solo, lo strumento della <em>Belt and Road Initative</em> (Bri).</p>
<p>Gli equilibri di potenza stanno mutando anche nell&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>, che <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-italia-indo-pacifico.html" target="_blank" rel="noopener">sta emergendo come area di interesse strategico per il nostro Paese</a> pertanto si è individuata la possibilità di intervento diretto nell&#8217;area per cogliere le opportunità che potrebbero aprirsi dalla contrapposizione tra la Cina e gli alleati degli Stati Uniti.</p>
<h2>Gli scenari chiave per l&#8217;Italia</h2>
<p>Stante questo quadro generale, la Difesa ha individuato delle regioni di interesse primario per la nostra sicurezza nazionale: i <strong>Balcani</strong>, che vedranno una nostra maggior presenza in supporto della comunità internazionale, la <strong>Libia</strong> insieme alla <strong>Tunisia</strong>, il <strong>Libano</strong>, la <strong>Giordania</strong> e l&#8217;<strong>Egitto</strong>, il <strong>Sahel</strong>, dove la presenza militare russa si è fatta più attiva, il Golfo di Guinea con la <strong>Nigeria</strong>, il Golfo di Aden insieme alla <strong>Somalia</strong>, sino ad arrivare all&#8217;<strong>Iraq</strong> e al <strong>Pakistan</strong>, col quale si stanno sviluppando relazioni a seguito del ritiro dall&#8217;Afghanistan in modo da avere un hub orientale per la nostra aerea di interesse geostrategico.</p>
<p>Con l&#8217;attuale crisi di governo che ha aperto a nuove elezioni previste per il prossimo 25 settembre, quale sarà la sorte delle missioni internazionali a cui partecipa il nostro Paese? Nonostante non sia possibile prevedere con certezza la compagine politica che uscirà vincitrice dalle urne, possiamo affermare, con un certo margine di sicurezza, che l&#8217;<strong>agenda di politica estera </strong>del nostro Paese non subirà sostanziali rivisitazioni, anche alla luce dei nuovi impegni che sono stati finanziati.</p>
<p>Il governo uscente, infatti, a luglio <a href="https://temi.camera.it/leg18/temi/autorizzazione-e-proroga-missioni-internazionali-ultimo-trimestre-2019_d_d_d.html" target="_blank" rel="noopener">ha approvato lo stanziamento di fondi</a> per il sostentamento di tre nuove missioni sino alla fine di quest&#8217;anno: l&#8217;impegno bilaterale di supporto alle forze armate del <strong>Qatar</strong> in occasione dei mondiali di calcio 2022 che vedrà la presenza di 560 unità di personale militare, 46 mezzi terrestri, un mezzo navale e due mezzi aerei; la missione militare di formazione dell&#8217;Ue in <strong>Mozambico</strong> denominata “Eutm Mozambico” che impiegherà 15 unità del personale militare, infine quella forse più importante, ovvero la partecipazione al potenziamento della presenza della Nato nell&#8217;area sud-est dell&#8217;Alleanza, nella fattispecie con reparti che andranno a comporre i <em>battlegroup</em> multinazionali in <strong>Ungheria</strong> e <a href="https://it.insideover.com/difesa/in-partenza-il-primo-contingente-dellesercito-italiano-per-la-bulgaria.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bulgaria</strong></a>, che vedranno la presenza di mille unità di personale e 380 mezzi terrestri.</p>
<p>Le missioni che sono state prorogate a tutto il 2022, che vedono l&#8217;impiego complessivo di <strong>8505 unità</strong>, sono sei in Europa, otto in Asia (due in meno rispetto all&#8217;anno precedente non risultando prorogatala partecipazione italiana a Resolute Support in Afghanistan e a Eubam Rafah a Gaza), e 18 in Africa (una in più rispetto all&#8217;anno precedente avendo aggiunto la missione Onu di assistenza in Somalia).</p>
<p>Nel continente africano la presenza italiana più consistente è nella missione bilaterale di assistenza e supporto in <strong>Libia</strong> (400 unità, 69 mezzi terrestri, 2 mezzi aerei), in Asia quella in <strong>Libano</strong> (1169 unità, 368 mezzi terrestri, un mezzo navale e 7 mezzi aerei) e nella coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh (650 unità, 97 mezzi terrestri e 11 mezzi aerei) mentre in Europa è diventata la Nato Joint Enterprise nei <strong>Balcani</strong> dopo l&#8217;incremento, rispetto al 2021, di 852 unità di personale, 137 mezzi e un mezzo aereo (totale complessivo 1490 unità, 367 mezzi terrestri e due mezzi aerei).</p>
<p>Riteniamo che gli impegni internazionali futuri, invece di diminuire, <strong>aumenteranno</strong> stante proprio quanto affermato nel concetto strategico dello Smd: la nuova collaborazione col Pakistan richiederà molto probabilmente un qualche tipo di cooperazione di tipo militare, mentre l&#8217;attenzione rivolta, per la prima volta ufficialmente, verso l&#8217;Indo-Pacifico è possibile che si trasformerà – se richiesto dagli interessati – in una cooperazione coi nostri partner strategici nell&#8217;Asean o con il Giappone, che rimane il Paese principale per quanto riguarda le collaborazioni militari/strategiche bilaterali e multilaterali.</p>
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		<title>La missione italiana in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/la-missione-italiana-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 08:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-1024x717.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-1536x1076.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-2048x1435.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Raccontare la storia dell&#8217;intervento militare italiano in Afghanistan non significa solamente elencare una serie di azioni militari spalmate su un arco temporale di quasi venti anni, ma un percorso di maturazione umana e professionale delle nostre Forze Armate, e in particolare dell&#8217;Esercito, che ha riguardato quasi due generazioni diverse di soldati. Partiamo, per una volta, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-missione-italiana-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-1024x717.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-1536x1076.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/Agenzia_Fotogramma_IPA1383665-2048x1435.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Raccontare la storia dell&#8217;intervento militare italiano in <strong>Afghanistan</strong> non significa solamente elencare una serie di azioni militari spalmate su un arco temporale di quasi venti anni, ma un percorso di maturazione umana e professionale delle nostre <strong>Forze Armate</strong>, e in particolare dell&#8217;Esercito, che ha riguardato quasi due generazioni diverse di soldati. Partiamo, per una volta, dalla fine, o meglio con una considerazione determinata dalla fine di quella lunga serie di eventi che formalmente vengono ascritti a due missioni militari diverse: International Security Assistance Force (<strong>Isaf</strong>) e Resolute Support (<strong>Rs</strong>).</p>
<p>Gli uomini e donne delle nostre Ffaa, dal conflitto in Afghanistan, hanno acquisito un <strong>prezioso bagaglio di esperienza</strong> in un contesto operativo che ha rappresentato una sfida estrema anche per eserciti più “blasonati”. La natura stessa di quella guerra, definita <strong>asimmetrica</strong> in quanto si avevano davanti miliziani armati in modo eterogeneo e altrettanto differentemente organizzati a livello tattico rispetto alle dottrine militari più convenzionali, ha permesso ai nostri soldati di imparare sul campo e affinare le modalità del contrasto alle attività insurrezionali e terroristiche, con un approccio professionale, ma soprattutto umano, mai visto prima: i militari italiani sono maturati sotto ogni profilo riuscendo a essere maggiormente consapevoli dei rischi in combattimento, quindi essendo in grado di reagire con maggiore “freddezza” agli attacchi, e riuscendo a mettere a punto un&#8217;efficace capacità di superarli. Da al-Nasiriyah a Farah il salto è stato davvero epocale sotto questo punto di vista.</p>
<hr />
<blockquote><p>Cosa rimane dell&#8217;Occidente in Afghanistan?<br />
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<hr />
<p>Le nostre Forze Armate sono uscite <strong>a testa alta</strong> da quella guerra, nonostante, col senno del poi, si possa considerare come <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-afghanistan-e-una-guerra-persa-intervista-a-claudio-bertolotti-del-cemiss.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;sempre stata persa&#8221;</a>: hanno fatto quello che è stato loro chiesto dall&#8217;Alleanza con un numero limitato di mezzi e uomini rispetto ad altre nazioni (ad esempio Stati Uniti e Regno Unito), e si sono guadagnate il rispetto e la stima degli altri membri della coalizione, nonché la riconoscenza degli afghani. Soprattutto, ancora una volta, hanno dimostrato la capacità – unica – degli italiani con le stellette di approfondire il contesto culturale, religioso e sociale in cui hanno operato (se pur tra mille difficoltà) sia per conquistare “i cuori e le menti” della popolazione locale, sia per limitare al massimo i “danni collaterali”, in uno sforzo militare ed etico che non ha eguali rispetto a quello dei contingenti di altre nazioni intervenute in quel conflitto.</p>
<p>L&#8217;Italia, intesa come sistema politico, forse non è stata all&#8217;altezza del sacrificio e dell&#8217;impegno dei suoi soldati: gli ultimi mesi della nostra presenza in Afghanistan – <a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-inarrestabile-gli-elicotteri-la-fuga-lafghanistan-come-il-vietnam.html" target="_blank" rel="noopener">soprattutto le ultime convulse settimane</a> – sono e saranno una macchia indelebile nella coscienza politica italiana. Si poteva fare di più, si doveva fare di più e avremmo avuto il tempo per farlo.</p>
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		<title>Guerra nel governo sulle missioni all&#8217;estero</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guerra-nel-governo-sulle-missioni-allestero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 13:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerini e Di Maio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;intervento internazionale&#8221;, anche soltanto a livello europeo. Ma secondo il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: &#8220;L&#8217;impegno militare italiano in Libia potrebbe crescere&#8221;. Un avvertimento che per Guerini indica soprattutto la nuova strada che deve (o dovrebbe) intraprendere l&#8217;Italia nel panorama internazionale per tornare di nuovo a essere considerati fondamentali nello scenario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-nel-governo-sulle-missioni-allestero.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerini e Di Maio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Guerini-e-Di-Maio-soldati-La-Presse-e1579094797784-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;intervento internazionale&#8221;, anche soltanto a livello europeo. Ma <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2020/01/15/news/guerini-l-impegno-italiano-in-libia-puo-crescere-1.38332641">secondo il ministro della Difesa Lorenzo Guerini</a>: &#8220;L&#8217;impegno militare italiano in <strong>Libia</strong> potrebbe crescere&#8221;. Un avvertimento che per Guerini indica soprattutto la nuova strada che deve (o dovrebbe) intraprendere l&#8217;Italia nel panorama internazionale per tornare di nuovo a essere considerati fondamentali nello scenario di Tripoli e dintorni. Specialmente dopo il fallimento del cessate-il-fuoco.</p>
<p>Come riportato su <em>La Stampa</em>, Guerini ha posto l&#8217;accento sul nostro impegno militare, per cui, se ci fossero le premesse di pacificazione, &#8220;ci sarebbero i margini per una possibile rimodulazione del nostro intervento&#8221;. Soprattutto perché ora la Difesa ritiene fondamentale raggiungere l&#8217;obiettivo strategico di uno <strong>sforzo militare</strong> quello di &#8220;interrompere il continuo afflusso di armamenti&#8221; alle fazioni che si misurano in Libia. L’operazione Eunavfor Med, dispositivo interforze sotto il comando italiano che già svolge una funzione focale per &#8220;garantire il rispetto dell’embargo voluto dall&#8217;Onu&#8221;, si appresterebbe così ad ampliarsi e accogliere tra le sua fila un numero maggiore di unità per portare a termine una missione più vasta. Il ministro della Difesa ha tenuto a sottolineare come l&#8217;Italia debba essere &#8220;protagonista nella crisi in Libia&#8221;, necessità &#8220;fondamentale per la nostra sicurezza&#8221; e per mantenere il nostro &#8220;ruolo&#8221; nel Mediterraneo.</p>
<p>Insomma, dopo una settimana all&#8217;insegna dei pasticci politici e diplomatici, una risoluzione ferma potrebbe rimettere l&#8217;Italia nella posizione di player internazionale della crisi libica. &#8220;La Difesa è pronta ad assumersi una responsabilità importante in Libia, un&#8217;area la cui stabilizzazione non può prescindere dalla presenza dell&#8217;Italia&#8221;, ha concluso il ministro in attesa che il Parlamento si compatti in vista della conferenza di Berlino, e sia pronto ad approvare l&#8217;invio di una <a href="https://it.insideover.com/politica/lultima-idea-dellitalia-per-la-libia-una-forza-di-interposizione-onu.html">&#8220;forza di interposizione su mandato Onu&#8221;</a>. Guerini ha rassicurato inoltre la commissione Difesa riguardo alla sicurezza del nostro contingente attualmente impegnato nella missione Miasit sul territorio libico. &#8220;Nonostante l’acquisizione del controllo di Sirte da parte del Lybian National Army vedano Misurata maggiormente esposta alle mire del generale Haftar, non sembrerebbero sussistere ad oggi minacce dirette nei confronti del nostro contingente in loco&#8221;. Un rafforzamento delle nostre posizioni, inoltre, non potrebbe far altro che aumentare le nostre capacità di deterrenza.</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo la Libia nella strategia pensata dal vertice del ministero della Difesa. Da Palazzo Baracchini infatti viene anche lanciato un maggiore coinvolgimento dell&#8217;Italia in altre aree di crisi, allargano pertanto uno sguardo anche al di fuori del Paese nordafricano. La Difesa si prepara a dispiegare forze anche in altri punti geostrategici per riattivare il sua posizione di rilievo nell&#8217;ambito internazionale.  Ma all&#8217;interesse della Difesa a guida Pd si oppone ora una parte del<strong> Movimento 5 Stelle</strong>, da sempre avverso agli interventi militari, che preannuncia un&#8217;ennesima spaccatura nel governo giallo-rosso.</p>
<p>A margine della briefing, focalizzato in gran parte sulla crisi libica, il ministro della Difesa ha rivolto la sua attenzione al quadro generale delle missioni all&#8217;estero sostenute dalle Forze Armate italiane, sostenendo come sia: &#8220;Necessario confermare la nostra presenza nei principali teatri operativi&#8221;, ossia Iraq, Afghanistan, Libano, &#8220;per tutelare gli interessi strategici nazionali, adempiere agli obblighi internazionali e dare risposta a specifiche richieste di assistenza&#8221;. Tanto è vero che il ministro ha ventilato l&#8217;ipotesi di inviare i nostri soldati in zone soggette a tensioni che rischiano di sfociare in nuove crisi internazionali menzionando in particolare il Sahel &#8211; &#8220;Interconnesso con lo scenario libico&#8221; &#8211; e lo stretto di <strong>Hormuz</strong>, porta del Golfo Persico.</p>
<p>Parole che però non piacciono a chi nel Movimento non ha mai visto i buon occhio le missioni internazionali dei nostri militari. E che adesso si trova nella condizione di dover accettare un coinvolgimento militare in aumento proprio quando i grillini sono al governo. E infatti da più parti i pentastellati invitano alla prudenza Guerini. &#8220;Chiediamo al ministro della Difesa Guerini di usare la massima cautela nel rilasciare dichiarazioni su scenari futuri in Iraq&#8221; hanno subito dichiarato in nota congiunta gli esponenti penta stellati delle Commissioni Esteri di Camera e Senato. &#8220;Mai come in questo momento, che è molto delicato, è necessario far prevalere le armi della diplomazia multilaterale per spegnere o evitare ogni tensione presente e futura nell’area&#8221; continua la nota. Il problema è che questa &#8220;diplomazia multilaterale&#8221; si fonda anche sull&#8217;impegno militare: come confermato dal nostro mantenere la posizione in Ira (apprezzato dal segretario alla Difesa Usa <strong>Mark Esper</strong>), ma anche da quello che sta accadendo a Tripoli con contractor russi e soldati turchi. Oltre ai vari specialisti, mezzi e droni provenienti da diverse parti di Europa e Medio Oriente.</p>
<p>Una presenza che l&#8217;Italia non ha intenzione né possibilità di tralasciare. L<span style="font-size: 1rem;">&#8216;impegno italiano conta anche altre missioni, distanti dalla cronaca di questi giorni ma non per questo da trascurare. In Libano abbiamo centinaia di soldati che si frappongono tra </span>Israele<span style="font-size: 1rem;"> e Hezbollah per mantenere il delicatissimo equilibrio dell&#8217;area. Mentre in Afghanistan, dove è impegnato un contingente di 783 soldati, Guerini ha ricordato che &#8220;sono state innalzate le misure di &#8216;force protection&#8217; e sono state sospese temporaneamente le attività addestrative, come misura precauzionale tenendo in considerazione la presenza nostra e dei colleghi Usa in un&#8217;area prossima al confine iraniano quale quella di Herat&#8221;. Segno che non c&#8217;è alcuna idea di </span>smobilitare<span style="font-size: 1rem;">.</span></p>
<p>Il quadro generale mostra come l&#8217;Italia, seppur timidamente, non voglia rinunciare al proprio sforzo militare all&#8217;estero nell&#8217;ambito delle missioni internazionali promosse con i partner della Nato e dell&#8217;Onu, e con esso al suo ruolo nella politica estera. È tuttavia indubbio come alcuni campi siano, e debbano, essere più fondamentali di altri, per la nostra sicurezza, per la nostra economia, e per garantire la nostra posizione di potenza internazionale. &#8220;La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi&#8221;, sosteneva il padre della strategia von Clausewitz nel XIX secolo; e le missioni internazionali sono le loro sostitute attuali: per questo è importante mantenerle, sostenerle, e quando necessario, ampliarle. Anche se nel Movimento 5 Stelle nato (anche) dal pacifismo, qualcuno inizia a storcere il naso. Ma al governo ci sono loro.</p>
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		<title>Il Natale &#8220;al fronte&#8221; dei nostri soldati</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-natale-al-fronte-dei-nostri-soldati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=249793</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-1024x478.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sarà un Natale &#8220;al fronte&#8221;, come tantissimi altri, quello che si apprestano a festeggiare i numerosi militari impegnati nelle varie missioni in cui sono impegnate le nostre Forze Armate. Sono infatti circa 13mila i militari italiani impegnati su diversi fronti. Di questi, 7.250 militari sono impiegati in Italia nell’operazione Strade Sicure e in quella Mare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-natale-al-fronte-dei-nostri-soldati.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-natale-al-fronte-dei-nostri-soldati.html">Il Natale &#8220;al fronte&#8221; dei nostri soldati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2625077-e1578553640338-1024x478.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sarà un <strong>Natale</strong> &#8220;al fronte&#8221;, come tantissimi altri, quello che si apprestano a festeggiare i numerosi militari impegnati nelle varie missioni in cui sono impegnate le nostre <strong>Forze Armate</strong>.</p>
<p>Sono infatti circa <strong>13mila</strong> i militari italiani impegnati su diversi fronti. Di questi, <strong>7.250</strong> militari sono impiegati in <strong>Italia</strong> nell’operazione Strade Sicure e in quella Mare Sicuro, altri <strong>5.750</strong> militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri sono impegnati <strong>all’estero</strong> nell’ambito di missioni sotto egida <strong>Onu</strong>, Ue e <strong>Nato</strong> o in operazioni di assistenza alle forze armate locali per la stabilizzazione delle aree di crisi.</p>
<p>In totale, nel 2019, sono <a href="https://www.difesa.it/SMD_/Eventi/Pagine/Forze_Armate_13000_militari_impegnati_a_Ferragosto_nelle_missioni.aspx" target="_blank" rel="noopener">41 le missioni in 24 Paesi</a>, tra i quali Afghanistan, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Iraq, Kosovo, Kuwait, Lettonia, Libia, Libano, Niger, Romania, Somalia, Turchia. A queste vanno aggiunte le missioni nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano indiano.</p>
<h2>L&#8217;operazione Strade Sicure</h2>
<p>I 7.250 soldati coinvolti nell&#8217;operazione <strong>Strade Sicure</strong>, in vigore ininterrottamente dal <strong>2008</strong>, operano in <strong>54 province</strong> e garantiscono la sicurezza di <strong>448 siti sensibili</strong>. Nel quadro della sorveglianza del territorio nazionale sono state incrementate le pattuglie di tipo dinamico che garantiscono un più elevato standard di sicurezza. Le unità impiegate in questi pattugliamenti, consentono la vigilanza areale di più obiettivi, aumentando la capacità di intervento e l&#8217;effetto deterrenza.</p>
<p>Le truppe coinvolte complessivamente nell&#8217;operazione Strade Sicure non sono solamente quelle effettivamente dispiegate nelle nostre strade. Come sottolineato dal Capo di stato maggiore dell&#8217;Esercito, generale <strong>Salvatore Farina</strong> &#8220;se si considera che a un militare schierato ne corrisponde uno in approntamento e uno in ricondizionamento post-impiego, si deduce come il numero complessivo di forze dedicate all’Operazione “Strade Sicure” è pari a circa 22.000 unità&#8221;. Un numero enorme per la consistenza delle nostre Forze Armate che ammontano ad un totale complessivo di circa <strong>170mila uomini e donne</strong> (169.855) suddivisi in 99.282 per l&#8217;Esercito, 29.663 per la Marina Militare e 40.910 per l&#8217;Aeronautica Militare che andranno progressivamente riducendosi, come da piani per stabiliti per la riforma delle FFAA, a 150mila entro il 2024.</p>
<p>Tra gli obiettivi vigilati nell’ambito dell’operazione, <a href="http://www.esercito.difesa.it/operazioni/operazioni_nazionali/Pagine/Operazione-Strade-Sicure.aspx" target="_blank" rel="noopener">come si legge sul sito dell&#8217;Esercito</a>, rientrano siti istituzionali, luoghi artistici, siti diplomatici, nodi di scambio, luoghi di culto e siti di interesse religioso, valichi di frontiera e, persino, 31 siti dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.</p>
<p>Dal 2008 ad oggi l’Operazione ha visto variare la sua consistenza numerica a seguito di provvedimenti adottati nel corso di specifici eventi (ad es.: Expo 2015, “Giubileo straordinario della Misericordia”, G7, sisma nel centro Italia e sull’Isola di Ischia) o per fronteggiare esigenze di sicurezza di alcune specifiche aree del territorio nazionale (ad es.: Terra dei Fuochi). Nel corso dell’ultimo biennio, i militari dell’operazione “Strade Sicure” sono intervenuti, con compiti di presidio d’area e controllo degli accessi, per fare fronte alle seguenti situazioni di emergenza: durante il sisma sull’Isola di Ischia (Na); per il crollo del ponte Morandi a Genova; durante eventi meteorologici nella provincia di Belluno (ottobre 2018) infine durante il sisma nell’area etnea della provincia di Catania.</p>
<p>Come già accennato, al fine di fornire un contributo più qualificato all&#8217;<em>Homeland Security</em>, nel 2018 è stato avviato un processo di valorizzazione delle peculiarità tecniche delle Forze Armate per quanto riguarda l&#8217;operazione Strade Sicure. Tra i provvedimenti adottati rientra la riconfigurazione dei servizi in senso dinamico e la contestuale riduzione dei servizi meramente statici, l&#8217;impiego di assetti specialistici dell&#8217;Esercito (ad esempio gli assetti aerei a pilotaggio remoto) e la costituzione di un&#8217;aliquota in riserva da utilizzare per fare fronte a situazione di recrudescenza della criminalità e del terrorismo o per particolari situazioni di emergenza.</p>
<h2>L&#8217;operazione Mare Sicuro</h2>
<p>Avviata nel <strong>2015</strong> a seguito della crisi libica, <strong>Mare Sicuro</strong> svolge compiti di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel Mediterraneo Centrale e nel Canale di Sicilia. In particolare assicura con continuità la sorveglianza e la protezione militare delle piattaforme di estrazione idrocarburi e delle installazioni nazionali dislocate in acque internazionali antistanti le coste libiche, la protezione del traffico mercantile nazionale, la deterrenza contro atti di pirateria, la raccolta di informazioni nel quadro del contrasto dei traffici illeciti e dei movimenti di matrice terroristica.</p>
<p>Nel 2018 i compiti della missione sono stati ampliati con l&#8217;inserimento di attività di supporto e sostegno alla Guardia Costiera e alla Marina Militare Libica per il contrasto all&#8217;immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.</p>
<p>Il dispositivo aeronavale messo in campo dal Ministero della Difesa opera in un&#8217;area marittima di circa 160mila chilometri quadrati e utilizza un contingente massimo di <strong>754 uomini</strong> con <strong>sei assetti navali</strong> e <strong>5 assetti aerei</strong> (di cui 4 ad ala rotante della Marina e uno a pilotaggio remoto dell&#8217;Aeronautica).</p>
<h2>Le missioni internazionali</h2>
<p>L&#8217;impegno italiano coi suoi 5.750 militari nelle operazioni internazionali sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu, della Nato o dell&#8217;Ue in 24 Paesi diversi fa sì che l&#8217;Italia sua attualmente la quarta nazione a contribuire alle missioni <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener">Nato</a>, si collochi nella prima fascia di Stati membri contributori alla missioni dell&#8217;Ue e rappresenti il 19esimo Stato contributore alle missioni Onu.</p>
<p>Più in dettaglio l&#8217;Italia ha individuato una serie di aree di primaria importanza per la propria sicurezza nazionale e difesa degli interessi strategici. Queste sono, ovviamente, l&#8217;aerea <strong>Euro-Mediterranea</strong>, con particolare riguardo alla Libia, che vede partecipare il nostro Paese alla missione dell&#8217;Unione Europea Eunavformed &#8220;Sophia&#8221;, il <strong>Sahel</strong>, con missioni in Mali e Niger sia sotto l&#8217;egida Onu sia Ue, nel <strong>Corno d&#8217;Africa</strong> e nello specifico in <a href="https://it.insideover.com/politica/la-somalia-la-colonia-di-cui-litalia-si-e-dimenticata.html" target="_blank" rel="noopener">Somalia</a> con la missione Eutm Somalia ininterrottamente a comando italiano dal 2014, a Gibuti, e con la missione Ue Atalanta per il contrasto alle attività di pirateria nel Mar Rosso/Oceano Indiano.</p>
<p>Il <strong>Medio Oriente</strong> rappresenta ancora un fronte primario per l&#8217;attività di contrasto al terrorismo di matrice islamica e l&#8217;Italia è impiegata in Iraq con la coalizione internazionale, ma non bisogna dimenticare la missione Onu in Libano (Unifil) che assorbe la maggior parte delle risorse destinate a quell&#8217;area. L&#8217;<strong>area balcanica</strong> ha il suo fulcro nella missione Nato Kfor in Kosovo ma l&#8217;Italia è presente anche in Bosnia-Erzegovina con l&#8217;operazione Althea. Infine il fronte più caldo, per le nostre truppe, è rappresentato ancora dall&#8217;<strong>Afghanistan</strong> nel quadro della missione Nato Resolute Support che ha compiti di formazione e assistenza alle forze di sicurezza e difesa afghane.</p>
<p>Alla stessa stregua, come avviene per la missione Strade Sicure, il personale impegnato all’estero richiede, a sua volta, un bacino costituito da almeno 10mila unità. Gli impegni assunti in ambito internazionale e per fronteggiare imprevedibili situazioni emergenziali richiedono infatti un tale numero di uomini in stand-by, e la quantità di forze effettive dell’Esercito mediamente impegnate si avvicina alla quasi totalità della componente operativa.</p>
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		<title>C&#8217;è un problema nel bilancio delle Difesa per le missioni all&#8217;estero</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ce-un-problema-nel-bilancio-delle-difesa-per-le-missioni-allestero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 14:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1649" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I soldati italiani addestrano i militari iracheni (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni.jpg 1649w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1649px) 100vw, 1649px" /></p>
<p>Sono circa 13mila i militari italiani impegnati in missione. Di questi, 7.250 militari sono impegnati in Italia nell&#8217;operazione Strade Sicure e in quella Mare Sicuro, altri 5.750 militari di esercito, marina, aeronautica e carabinieri sono impegnati all&#8217;estero nell&#8217;ambito di missioni sotto egida Onu, Ue e Nato o in operazioni di assistenza alle forze armate locali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ce-un-problema-nel-bilancio-delle-difesa-per-le-missioni-allestero.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1649" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I soldati italiani addestrano i militari iracheni (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni.jpg 1649w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/I-soldati-italiani-addestrano-i-militari-iracheni-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1649px) 100vw, 1649px" /></p><p>Sono circa <strong>13mila</strong> i militari italiani impegnati in missione. Di questi, 7.250 militari sono impegnati in Italia nell&#8217;operazione Strade Sicure e in quella Mare Sicuro, altri 5.750 militari di esercito, marina, aeronautica e carabinieri sono impegnati all&#8217;estero nell&#8217;ambito di missioni sotto egida Onu, Ue e Nato o in operazioni di assistenza alle forze armate locali per la stabilizzazione delle aree di crisi.</p>
<p>In totale, nel 2019, sono <a href="https://www.difesa.it/SMD_/Eventi/Pagine/Forze_Armate_13000_militari_impegnati_a_Ferragosto_nelle_missioni.aspx" target="_blank" rel="noopener">41 le missioni in 24 Paesi</a>, tra i quali Afghanistan, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Iraq, Kosovo, Kuwait, Lettonia, Libia, Libano, Niger, Romania, Somalia, Turchia. A queste vanno aggiunte le missioni nel Mar Mediterraneo e nell&#8217;Oceano indiano.</p>
<h2>Il dettaglio dei finanziamenti</h2>
<p>Il finanziamento, approvato dal Parlamento, per sostenere l&#8217;impegno dei nostri militari all&#8217;estero è pari a euro <strong>1.428.554.211</strong> di cui 1.426.481.331 per la proroga delle missioni internazionali e per gli interventi di cooperazione nell&#8217;anno 2019 e euro 2.072.880 riferiti alla nuova missione bilaterale di cooperazione in Tunisia. Per quanto riguarda la contabilizzazione in bilancio delle risorse, secondo quanto previsto dall&#8217;articolo 34 della legge n.196 del 2009 avverrà in funzione della scadenza prevista per il pagamento dell&#8217;obbligazione &#8220;per cui il predetto onere comporterà, per l&#8217;anno 2019, un fabbisogno finanziario per obbligazioni esigibili pari ad euro 1.020.554.211 e per l&#8217;anno 2020 un fabbisogno finanziario per obbligazioni esigibili per euro <strong>408.000.000</strong>&#8220;.</p>
<p>Le disposizioni normativa per ottenere le risorse per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali fanno riferimento agli articoli tre e quattro della legge quadro missioni internazionali, allocate su un apposito fondo missioni presso il <strong>Mef</strong> (Ministero economia e finanze). Anche le anticipazioni di tesoreria di cui al comma 4 dell&#8217;art. 4 e le anticipazioni di cui al comma 4-bis sono disposte a valere sulla dotazione del fondo missioni presso il Mef.</p>
<p>Più in dettaglio per soddisfare i bisogni dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi, la cui consistenza massima annuale è pari 7.343 unità, con una riduzione rispetto al precedente periodo (7.967 unità) di 624 unità sono stati stanziati <strong>1.130.481.331</strong> di euro, di cui:</p>
<ul>
<li>Ministero della difesa &#8211; forze armate: euro 1.100.835.456;</li>
<li>Ministero dell&#8217;interno &#8211; forze di polizia: euro 7.722.305;</li>
<li>Ministero dell&#8217;economia e delle finanze &#8211; Guardia di finanza: euro 6.923.570;</li>
<li>Presidenza del Consiglio dei ministri &#8211; Aise: euro 15.000.000;</li>
</ul>
<h2>Un problema di contabilizzazione</h2>
<p>Come anticipato gli oneri per l&#8217;anno in corso richiedono un finanziamento di 1,020 miliardi di euro e per l&#8217;anno 2020 408 milioni, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/difesa-altra-eredit-trenta-buco-400-milioni-missioni-1777378.html" target="_blank" rel="noopener">e qui cominciano i problemi</a>. L&#8217;<strong>Istat</strong> è stata chiamata a riferire, <a href="https://www.camera.it/leg18/1132?shadow_primapagina=9869" target="_blank" rel="noopener">in commissione parlamentare bilancio</a>, in merito proprio a quei 408 milioni previsti dalla normativa sulle missioni all&#8217;estero che sono stati contabilizzati non per l&#8217;anno in corso ma per il 2020, generando un problema di &#8220;competenza economica&#8221;, ovvero quando effettivamente viene sostenuta la spesa a prescindere dal pagamento.</p>
<p>In particolare se queste spese, pari a 408 milioni, sono state contabilizzate nel 2020 solo perché il pagamento sarà effettuato nel 2020 ma la spesa è stata effettivamente sostenuta nel 2019, tale esborso sarebbe stato ricondotto al bilancio del 2019. In realtà non è avvenuto così e queste spese sono effettivamente sostenute nel 2020 perché si tratta di spese effettuate &#8220;per il ricondizionamento di uomini e mezzi&#8221; di missioni già in corso. Quindi tali spese andrebbero contabilizzate non nell&#8217;anno in corso ma in quello prossimo. L&#8217;Istat riferisce pertanto che tale modalità non <strong>va a creare un &#8220;buco&#8221; nella contabilità</strong>, in quanto è prassi affermatasi nel corso degli anni precedenti di effettuare tali spese, messe nel bilancio preventivo dell&#8217;anno precedente, nei primi mesi dell&#8217;anno successivo. Quindi se il principio valido per la contabilizzazione è quello di guardare a quando tali esborsi, pari a 408 milioni, vengono effettivamente effettuati, l&#8217;anno di riferimento sarà il 2020. Con questo principio non c&#8217;è alcuna differenza pratica nel bilancio complessivo, anche in considerazione del non cambio dell&#8217;entità di tali spese che sono rimaste sostanzialmente le stesse nel corso degli anni, ma sussiste un <strong>problema di attribuzione</strong>, che potremmo definire &#8220;temporale&#8221;, per la contabilità.</p>
<p>Questa traslazione di parte delle spese sembra infatti non avere un principio, un inizio, in un gioco di attribuzione del &#8220;buco&#8221; che va a ritroso nel tempo. Non si capisce però, perché, se si tratta di spese che effettivamente vengono elargite nel 2020, queste, che riguardano l&#8217;attività ordinaria, non vengano imputate al 2020, ed in questo l&#8217;Istat non ha saputo fornire una risposta esauriente: sebbene le missioni non seguano l&#8217;anno solare nella maggior parte dei casi, è ipotizzabile che il finanziamento venga elargito in sede di legge di bilancio in modo complessivo (cioè non solo per l&#8217;anno in corso), ma tale legge potrebbe comunque limitarsi all&#8217;anno solare riservando al successivo l&#8217;attribuzione delle spese effettivamente sostenute (non soltanto pagate). La soluzione, per l&#8217;Istat, sarebbe che le spese per le missioni internazionali dei nostri soldati dovrebbero essere considerate spesa corrente e non imputate al 2019.</p>
<p>Questo &#8220;buco&#8221;, che come detto si trascina per consuetudine da anni, resta, ed è stato corretto, per evitare il falso in bilancio, in sede parlamentare del governo giallorosso tramite una <strong>modifica alla legge 104</strong>, quella che istituisce il fondo per le missioni, in modo che si potrà contabilizzare a gennaio i 408 milioni e metterli in pagamento con la manovra 2021.</p>
<h2>Una panoramica delle missioni</h2>
<p>Fornire in dettaglio le spese e gli uomini e mezzi impiegati nelle 41 missioni richiederebbe una lunga trattazione a parte, ma possiamo dare un rapido sguardo a quelle principali per capire il livello di impegno dei nostri militari e del nostro Paese al mantenimento della sicurezza internazionale, che ha il suo fulcro, come si evince, <a href="https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/missioni-internazionali-impegno-italia-per-addestramento.aspx" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;addestramento e formazioni delle forze di sicurezza dei Paesi esteri</a>.</p>
<p>Di particolare rilievo per la sicurezza del sistema Paese e di quello che viene definito &#8220;Mediterraneo allargato&#8221; è la missione Ue antipirateria denominata <strong>Eunavofr Atalanta</strong> al largo della Somalia. È autorizzata la partecipazione massima di 407 unità di personale militare (presenza media 155 unità in funzione dell&#8217;impiego). È previsto inoltre l&#8217;impiego di due mezzi navali e due mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione è stimato in euro 26.835.950 (di cui euro 7 milioni per obbligazioni esigibili nel 2020).</p>
<p>L’Italia partecipa anche alla <strong>missione Eutm</strong> sempre in Somalia con 123 unità di personale militare. In questo caso sono impiegati anche 20 mezzi terrestri. Il fabbisogno finanziario della missione riferito al 2019 è pari a euro 12.285.743 (di cui 3 milioni per obbligazioni esigibili al 2020).</p>
<p>Il dispositivo aeronavale nazionale di sorveglianza e di sicurezza nel Mediterraneo centrale, (cosiddetta <strong>“Operazione Mare Sicuro”</strong>), comprensivo del supporto alla Guardia Costiera libica richiesto dal Consiglio presidenziale &#8211; Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Tripoli richiede la partecipazione di 754 unità di personale militare (consistenza media annuale pari a 650), con l&#8217;impiego di 6 mezzi navali di cui uno dedicato all’assistenza tecnica della Marina/Guardia Costiera libica e di 5 mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione per il 2019 è stimato in euro 85.191.012 (di cui 25 milioni per obbligazioni esigibili nell&#8217;anno 2020).</p>
<p>Per quanto riguarda la partecipazione di personale militare al potenziamento del dispositivo Nato <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-italiani-in-turchia-la-missione-nato-active-fence.html" target="_blank" rel="noopener"><em>Support to Turkey &#8211; Active Fence</em></a>, a difesa dei confini sud-orientali dell&#8217;Alleanza, l’Italia partecipa con 130 unità di personale militare e 25 mezzi terrestri (inclusa batteria Samp/T), nella base militare “Gazi Kislaşi” di Kahramanmaraş, in territorio turco. Il fabbisogno finanziario della missione, è pari ad euro 12.756.907.</p>
<p>Sempre in seno alla Nato il contributo nazionale, inserito nell&#8217;ambito del Battlegroup a framework canadese del dispositivo dell&#8217;Alleanza in Lettonia (<strong>Enhanced Forward Presence</strong>), consta di 166 unità di personale militare e di 50 mezzi terrestri. Il fabbisogno finanziario della missione è stimato in euro 23.121.868, di cui euro 7.000.000 per obbligazioni esigibili nell&#8217;anno 2020.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<a href="https://it.insideover.com/guerra/f-35-italiani-nei-cieli-dislanda-ecco-loperazione-northern-lightning.html" target="_blank" rel="noopener">Air Policing</a> per la sorveglianza dello spazio aereo europeo dell&#8217;Alleanza, partecipiamo alla missione con 130 unità di personale militare, e 12 mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione è di euro 20.042.779, di cui euro 5.000.000 per obbligazioni esigibili nell&#8217;anno 2020.</p>
<p>Risulta interessante notare che, tra le spese, una grossa fetta è rappresentata anche da contributi per sostenere le <strong>forze di sicurezza e difesa afghane</strong>. Per tali esigenze, la quantificazione del fabbisogno finanziario per l’annualità 2019 è pari a 120 milioni euro: lo stesso fabbisogno finanziario era stato previsto per il 2018.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ce-un-problema-nel-bilancio-delle-difesa-per-le-missioni-allestero.html">C&#8217;è un problema nel bilancio delle Difesa per le missioni all&#8217;estero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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