<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Missione italiana in Afghanistan Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/missione-italiana-in-afghanistan/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/missione-italiana-in-afghanistan</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 May 2023 09:56:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Missione italiana in Afghanistan Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/missione-italiana-in-afghanistan</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L&#8217;Onu si riunisce sul dossier Afghanistan. Ma l&#8217;Italia rimane ai margini</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-messa-ai-margini-sull-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=394377</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="U.N. Secretary-General Antonio Guterres talks to media at a press conference, during the High-Level Ministerial Event on the Humanitarian Situation in Afghanistan, at the European headquarters of the United Nation, in Geneva, Switzerland, 13 September 2021." decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Roma non è stata invitata a un vertice delle Nazioni Unite sull'Afghanistan organizzato a Doha nei giorni scorsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-messa-ai-margini-sull-afghanistan.html">L&#8217;Onu si riunisce sul dossier Afghanistan. Ma l&#8217;Italia rimane ai margini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="U.N. Secretary-General Antonio Guterres talks to media at a press conference, during the High-Level Ministerial Event on the Humanitarian Situation in Afghanistan, at the European headquarters of the United Nation, in Geneva, Switzerland, 13 September 2021." decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/antonio-guterres-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scenario è quello di <strong>Doha</strong>: qui, in una delle più grandi sale conferenze sulle sponde del Golfo Persico, l&#8217;<strong>Onu </strong>ha organizzato una riunione avente a tema l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>. La scelta della sede non è stata casuale: il Qatar infatti ha mediato, durante il quadriennio di presidenza di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a>, tra gli Stati Uniti e i <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">talebani</a>. A Doha quindi conoscono da vicino il dossier afghano e conoscono da vicino gli studenti coranici, i quali da queste parti hanno da anni una propria sede diplomatica. Eppure proprio i talebani non sono stati invitati. Un gesto forse necessario, visto che i leader del nuovo emirato afghano non hanno mantenuto le promesse di &#8220;moderazione&#8221; dell&#8217;agosto 2021, <a href="https://it.insideover.com/video/viaggio-nella-kabul-talebana" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mese in cui sono tornati a Kabul.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Viaggio nella Kabul talebana" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dEfJ79OfvtM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dEfJ79OfvtM");</script>
</div></figure>



<p>Ma c&#8217;è un&#8217;altra assenza importante, almeno per quel che ci riguarda: l&#8217;<strong>Italia</strong>. Nessun rappresentante del governo di Roma è stato invitato nella capitale qatariota. Eppure anche il nostro Paese ha una vasta conoscenza del dossier. I nostri soldati sono stati in Afghanistan per 20 anni, hanno gestito la sicurezza nella provincia di <strong>Herat</strong> e in 53 sono morti adempiendo al loro dovere. L&#8217;esclusione dell&#8217;Italia è un colpo importante per la nostra <strong>diplomazia</strong>, la cui unica consolazione è data dall&#8217;esito della riunione di Doha. Il vertice infatti si è rivelato inconcludente, al pari a dire il vero di gran parte dei vertici convocati dall&#8217;Onu. L&#8217;unica decisione presa è stata quella di rinviare la questione a un nuovo vertice. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La riunione voluta da Guterres</h2>



<p>Certo, le intenzioni del Palazzo di Vetro erano tra le più nobili. Il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è stato allarmato dagli ultimi dati riguardanti l&#8217;Afghanistan. L&#8217;Onu è consapevole che il 97% della popolazione afghana vive <strong>sotto la soglia di povertà</strong>. Ci sono 28 milioni di persone bisognose di assistenza, sei milioni invece patiscono la fame. Per dare un primo sollievo servirebbero almeno 4.6 miliardi di Dollari, ma a Kabul ben che vada entro i prossimi mesi di dollari ne arriveranno solo 294 milioni. Un effetto quest&#8217;ultimo dovuto alla presenza dei talebani. </p>



<p>Gli studenti coranici, da quando hanno ripreso il potere, non hanno avuto alcun formale riconoscimento internazionale del proprio governo. A dispetto delle promesse fatte quando i primi combattenti talebani hanno messo piede a Kabul, il nuovo emirato afghano ha preso le stesse pieghe del primo, quello cioè durato dal 1996 al 2001 e sbaragliato dall&#8217;intervento Usa subito dopo l&#8217;11 settembre. Le donne subiscono di nuovo preclusioni nello studio e nel lavoro, la <strong>sharia</strong> viene interpretata in modo molto rigido, le condizioni di vita generali sono peggiorate. Washington, al pari dei Paesi occidentali, nell&#8217;agosto del 2021 aveva già chiuso le sedi diplomatiche e inoltre aveva congelato i fondi sovrani dell&#8217;Afghanistan. Si tratta di svariati miliardi di dollari che la Casa Bianca non vuole finiscano in mano talebana. </p>



<p>Un <strong>embargo</strong> de facto che, come tutti gli embarghi, fa patire le peggiori conseguenze alla popolazione. L&#8217;atteggiamento dei talebani di certo non aiuta. Il ritorno al periodo precedente al 2001 impedisce l&#8217;apertura di canali di <strong>dialogo</strong> ufficiali. Kabul ha provato a virare verso Mosca, <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-a-un-passo-dallaccordo-con-i-talebani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da parte sua il Cremlino ha stipulato accordi per la fornitura di benzina e grano all&#8217;Afghanistan.</a> Ma si tratta di ben poca cosa rispetto alle necessità del Paese. Inoltre la stessa Russia non ha riconosciuto ufficialmente il governo talebano. </p>



<p>Difronte a questa situazione, Guterres ha provato a fare il punto. E a cominciare a far affluire fondi per evitare un <strong>disastro umanitario</strong>. A Doha sono così stati convocati i rappresentanti di 21 Paesi, più i rappresentanti dell&#8217;Unione europea e dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione Islamica. Tra i 21 ci sono tutti i governi che condividono i confini con l&#8217;Afghanistan, compresa la <strong>Cina</strong>. Ci sono poi gli altri 4 membri permanenti del Consiglio di sicurezza, ossia Russia, Usa, Gran Bretagna e Francia. Spiccano anche il Qatar, padrone di casa dell&#8217;incontro, e gli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, a Doha erano seduti al tavolo i rappresentanti di Germania, Norvegia e Turchia. Mancano i diretti interessati, ossia i talebani. Ma questo è possibile spiegarlo con il mancato riconoscimento del loro emirato. Manca però, per l&#8217;appunto, anche l&#8217;Italia. E qui le spiegazioni appaiono politicamente meno convincenti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esclusione dell&#8217;Italia </h2>



<p>Repubblica ha chiesto i motivi del mancato invito a Roma al portavoce del Palazzo di Vetro, <strong>Stephan Dujarric</strong>. Quest&#8217;ultimo ha spiegato che la riunione di Doha doveva contenere un numero &#8220;gestibile&#8221; di partecipanti. Non potevano esserci tutti, in poche parole. E allora è stata fatta una <strong>selezione</strong>. In Qatar sono stati invitati i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, i Paesi confinanti con l&#8217;Afghanistan, i governi che hanno qualche influenza su Kabul, quindi Russia e Turchia. Infine per garantire un certo equilibrio politico, sono stati invitati i principali <strong>donatori</strong>. Questo spiega la presenza della Germania e della Norvegia. Oslo, in particolare, oltre a dare molti soldi ha anche ospitato un incontro tra rappresentanti occidentali e talebani nel gennaio 2022. Roma quindi è stata scartata in quanto ritenuta &#8220;sacrificabile&#8221; e comunque rappresentata tramite l&#8217;inviato dell&#8217;Ue a Doha. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno strappo non indifferente</h2>



<p>Il dato politico è però netto. L&#8217;Italia non solo ha dato un contributo importante alla missione che per vent&#8217;anni ha supportato il passato governo di Kabul. Ma, al tempo stesso, si ritrova a essere uno dei Paesi <strong>più esposti </strong>alla crisi umanitaria afghana. Lungo le nostre coste sono sbarcati, dal 2021 in poi, migliaia di <strong>profughi afghan</strong>i partiti dopo l&#8217;arrivo talebano e approdati poi in Turchia e in Libia da dove hanno provato la <strong>traversata</strong> del Mediterraneo. </p>



<p>La missione italiana all&#8217;Onu ha rimarcato l&#8217;importanza per Roma di essere convocata quando si parla di Afghanistan. Dal Palazzo di Vetro hanno risposto con la promessa di coinvolgere il nostro Paese quando ci saranno dei piani operativi sul dossier afghano. Sempre se ci saranno. Perché, come detto, per l&#8217;Italia c&#8217;è una parziale <em>consolazione</em> in tutto questo: due giorni di riunioni a Doha sono servite unicamente ad aggiornarsi a un&#8217;altra riunione. Se non altro, alla Farnesina sono stati risparmiati i soldi per una trasferta che si sarebbe rivelata poi inconcludente. Appare però importante premere affinché anche l&#8217;Italia venga coinvolta nel dossier. Diversamente, lo strappo politico sarà lampante e difficile da digerire. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-messa-ai-margini-sull-afghanistan.html">L&#8217;Onu si riunisce sul dossier Afghanistan. Ma l&#8217;Italia rimane ai margini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ammainata la bandiera italiana ad Herat, finisce la missione in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ammainata-la-bandiera-italiana-ad-herat-finisce-la-missione-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 15:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=321065</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Herat per anni ha rappresentato il settore di nostra competenza. Dal 2003 in poi la presenza italiana qui è stata significativa e non solo per il tricolore issato nella base militare. La Nato, nell&#8217;ambito della missione Isaf, aveva assegnato all&#8217;Italia il controllo della regione attorno ad Herat e dal nostro Paese negli anni sono arrivati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ammainata-la-bandiera-italiana-ad-herat-finisce-la-missione-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ammainata-la-bandiera-italiana-ad-herat-finisce-la-missione-in-afghanistan.html">Ammainata la bandiera italiana ad Herat, finisce la missione in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/WhatsApp-Image-2021-06-08-at-17.54.38-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong>Herat</strong> per anni ha rappresentato il settore di nostra competenza. Dal 2003 in poi la presenza italiana qui è stata significativa e non solo per il tricolore issato nella base militare. La <strong>Nato</strong>, nell&#8217;ambito della missione Isaf, aveva assegnato all&#8217;Italia il controllo della regione attorno ad Herat e dal nostro Paese negli anni sono arrivati migliaia di soldati, così come di giornalisti, fotografi e rappresentanti. Questo pezzo d&#8217;Italia nel cuore dell&#8217;Afghanistan adesso non c&#8217;è più. All&#8217;interno della base di Herat il ministro della Difesa, <strong>Lorenzo Guerini</strong>, ha presenziato a una cerimonia al termine della quale il tricolore è stato ammainato. Fine della missione, chiusura definitiva di una pagina di storia durata quasi vent&#8217;anni.</p>
<h2>Ammainata la bandiera italiana</h2>
<p>&#8220;Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni&#8221;: <a href="https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Il-ministro-Guerini-ad-Herat-Italia-ammaina-la-sua-bandiera-dopo-20-anni-in-Afghanistan-5d684119-29a0-4777-90be-5abcfda6d366.html?refresh_ce">è questa la frase principale pronunciata</a> durante la cerimonia dal ministro Guerini. Nobili i suoi intendimenti, ma la realtà è ben diversa. Non stiamo lasciando l&#8217;Afghanistan perché finalmente il Paese dopo più di due decadi ha trovato la via per la pacificazione. Al contrario, stiamo andando via perché altro non si può fare. Un po&#8217; come quando il medico impotente davanti a una malattia, decide di dimettere un paziente. Il territorio afghano non è affatto controllato dalle forze della difesa locale, le quali anzi non hanno né i mezzi e né le competenze, e forse ancor meno la volontà, per presidiare soprattutto le lande più remote. Gli ultimi presidenti afghani, <strong>Karzai</strong> prima e <strong>Ghani</strong> poi, non a caso sono stati soprannominati con l&#8217;appellativo di &#8220;sindaci di Kabul&#8221;. Oltre la capitale e alcune grandi città, i loro governi non hanno mai realmente avuto presa.</p>
<p>Perseverare però non avrebbe senso. Non sono serviti quasi vent&#8217;anni di guerra e di costante presenza occidentale per ridare forma a un Afghanistan perennemente frammentato, non c&#8217;è ragione di credere che rimanere qui avrebbe potuto migliorare la situazione. E così ad Herat la bandiera tricolore è stata ammainata. Alla cerimonia hanno preso parte, oltre che il ministro della Difesa, anche il capo di stato maggiore<strong> Enzo Vecciarelli</strong>, così come il comandante del COI, generale<strong> Luciano Portolano</strong>, il capo della missione &#8216;<em>Resolute Support</em>&#8216;, il generale statunitense <strong>Austin Scott Miller</strong>, e il generale <strong>Beniamino Vergori</strong>, responsabile del comando di Herat. Diversi giornalisti non hanno potuto assistere per intero all&#8217;ultimo saluto dei soldati italiani all&#8217;Afghanistan. Al Boeing 767 dell&#8217;aeronautica con loro a bordo è stato negato l&#8217;attraversamento dello spazio aereo degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Il governo di Abu Dhabi, è la voce maggiormente presa in considerazione in ambito diplomatico, si è forse voluto vendicare dello stop alla vendita di armi al Paese arabo<a href="https://it.insideover.com/politica/roma-segue-a-ruota-washington-niente-armi-ai-saud-ed-agli-emirati.html"> decretato dal nostro precedente governo a gennaio</a>. Un giallo che ha aggiunto ulteriore colore a una mattinata dal sapore agrodolce. I giornalisti per diverse ore sono dovuti rimanere fermi all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto saudita di Dammam, poi hanno ripreso il viaggio ma con una rotta diversa per raggiugere Herat.</p>
<p>Da qui, terminata la cerimonia, 500 soldati italiani hanno preso la via di casa. Resteranno ancora soltanto alcuni militari impegnati a smontare le ultime strutture. Ma la missione è ufficialmente terminata. L&#8217;Italia è rientrata dall&#8217;Afghanistan, la sua presenza nel Paese appartiene oramai alla storia.</p>
<h2>Cosa lasciamo in Afghanistan</h2>
<p>In primo luogo in Afghanistan lasciamo il ricordo di 53 soldati caduti. Alcuni sono stati uccisi da attentati nella provincia di Herat, altri invece a Kabul: &#8220;Sono lacrime che non dimenticheremo&#8221;, ha dichiarato il capo di stato maggiore Vecciarelli. I militari rientrati a casa, alle loro spalle hanno lasciato un Paese ancora lontano dalla normalità. Tutto era partito il 30 dicembre 2001.<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/gli-attentati-dell-11-settembre-2001-a-new-york-e-washington.html"> Dagli attentati delle Torri Gemelle</a> erano passati pochi mesi, a Kabul in quel momento i miliziani dell&#8217;Alleanza del Nord, con il supporto Usa, avevano già strappato il potere ai <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html">talebani</a>, rei di aver dato ospitalità ad <a href="https://it.insideover.com/criminalita/come-bin-laden-e-diventato-bin-laden.html">Osama Bin Laden</a>, l&#8217;artefice degli attacchi a New York e Washington. Gli italiani erano chiamati a dar manforte alle nuove autorità afghane, il tutto nell&#8217;ambito della missione Nato denominata <strong>Isaf</strong>. L&#8217;operazione era stata autorizzata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e in un primo momento tutto sembrava procedere per il meglio. Ma si trattava di un&#8217;illusione. Dal 2004 in poi i talebani hanno iniziato a perpetuare continui attacchi contro la coalizione internazionale e le fragili forze locali. Nonostante una parvenza di normalità data dalle elezioni dei presidenti e dei nuovi parlamenti, l&#8217;Afghanistan è sempre rimasto fuori controllo.</p>
<p>Il 3 ottobre 2004 il nostro primo caduto: si chiamava <strong>Giovanni Bruno</strong> ed è rimasto vittima di un incidente nelle tortuose strade afghane. L&#8217;Italia all&#8217;epoca si era già stanziata ad Herat, qui infatti nel 2003 la Nato ha assegnato il controllo di questo territorio alle nostre forze. Erano cresciute le responsabilità e, assieme ad esse, ad aumentare era anche il conto delle vittime. Il 5 maggio 2006 un attentato ha ucciso altri due soldati,<a href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/AfghanistanRS/notizie_teatro/Pagine/Afghanistan_cerimonia_in_onore_caduti_italiani.aspx#:~:text=Il%2017%20settembre%202009%20%2C%20una,affianc%C3%B2%20il%20convoglio%20ed%20esplose%20."> il 17 settembre 2009 l&#8217;episodio di sangue più grave</a>: a Kabul, a seguito dell&#8217;esplosione di un ordigno, a morire tra i nostri militari sono stati in sei. Nel 2015 la missione ha cambiato nome, passando da Isaf a Resolute Support. L&#8217;obiettivo era adesso quello di addestrare l&#8217;esercito locale.<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html"> Donald Trump</a>, nella campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca nel 2016, aveva promesso l&#8217;<strong>addio</strong> all&#8217;Afghanistan. Nel settembre scorso è arrivato l&#8217;accordo con i talebani, che oramai controllano buona parte delle aree rurali, il successore Joe Biden ha fissato per l&#8217;11 settembre la fine definitiva della missione Usa. La nostra è terminata con qualche mese di anticipo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ammainata-la-bandiera-italiana-ad-herat-finisce-la-missione-in-afghanistan.html">Ammainata la bandiera italiana ad Herat, finisce la missione in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal Libano il premier Conte spiega le mosse italiane all&#8217;estero</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 17:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero-171461.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nessuna certezza, nessuna data, solo valutazioni tecniche in corso. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, appena sbarcato in Libano in questo giovedì mattina, tratta il tema delle missioni italiane all&#8217;estero e specifica quella che, allo stato puramente attuale, è la posizione del governo.  &#8220;Sull&#8217;Afghanistan solo valutazioni tecniche&#8221;  Quello delle missioni all&#8217;estero è un tema spinoso, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html">Dal Libano il premier Conte spiega le mosse italiane all&#8217;estero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nessuna certezza, nessuna data, solo valutazioni tecniche in corso. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/obiettivi-giuseppe-conte-libano/">appena sbarcato in Libano</a> in questo giovedì mattina, tratta il tema delle missioni italiane all&#8217;estero e specifica quella che, allo stato puramente attuale, è la posizione del governo. </p>
<p>&#8220;Sull&#8217;Afghanistan solo valutazioni tecniche&#8221; </p>
<p>Quello delle missioni all&#8217;estero è un tema spinoso, che riguarda non solo la dislocazione dei nostri soldati ma anche ovviamente la posizione politica del governo circa alcuni dei più importanti dossier internazionali. La linea complessivamente sembra tendere in qualche modo non ad una diminuzione del numero dei soldati italiani operanti all&#8217;estero, ma ad una loro redistribuzione complessiva. <strong>Niger</strong> e <strong>Libia</strong> sono i fronti più caldi al momento, Iraq ed Afghanistan appaiono invece più lontane dalla lista delle priorità. Mercoledì Conte a Baghdad sfiora soltanto il tema, confermando al suo omologo iracheno l&#8217;impegno dell&#8217;Italia al fianco dell&#8217;Iraq: addestramento e cooperazione economico/culturale sono i fronti su cui Roma, secondo Conte, è chiamata ad agire. Ma i soldati presenti a Mosul, a protezione del personale italiano che lavora presso il cantiere della diga, dovrebbero partire entro marzo. </p>
<p>Se dunque la missione italiana in Iraq dovrebbe ridursi al rango di aiuti nell&#8217;addestramento e nella ricostruzione, in tanti prevedono un totale ritiro invece dall&#8217;Afghanistan. <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/07/conte-valutazione-su-afghanistan_03d27ddf-9f45-4f42-a616-e25bcaf9953d.html">Ma Conte sembra al momento bloccare questa eventualità</a>: &#8220;Siamo in una fase assolutamente preliminare &#8211; dichiara il presidente del consiglio, così come riportato dall&#8217;agenzia ItalPress &#8211; <strong>La valutazione</strong> si inserirà nella prospettiva di un processo di pace che ci auguriamo si completi&#8221;. In poche parole, secondo il capo del governo italiano è ancora presto per parlare di ritiro dall&#8217;Afghanistan. &#8220;Il ministro Trenta &#8211; prosegue infatti Conte &#8211; Ha solo chiesto una valutazione tecnica&#8221;. <strong>Nessuna decisione all&#8217;orizzonte dunque</strong>. I prossimi mesi sono decisivi per poter verificare cosa realmente spetta fare al contingente italiano nel paese asiatico. Importante anche la precisazione dello stesso premier: &#8220;Sugli altri contingenti al momento non c&#8217;è alcuna valutazione in corso,<strong> a fine marzo invece ritireremo quello di Mosul</strong>&#8220;. Il quadro sembra quindi chiaro: il ridimensionamento delle missioni in Afghanistan ed Iraq è all&#8217;ordine del giorno ma, mentre da Mosul i soldati italiani andranno via a breve, da Kabul invece tutto è soltanto in fase di valutazione.</p>
<p>Confermata la presenza italiana in Libano</p>
<p>A Beirut il tema delle missioni italiane all&#8217;estero è ugualmente sentito. Nel paese dei cedri l&#8217;Italia ha mille uomini che operano nel sud del Libano, al confine con Israele. Il nostro contingente è all&#8217;interno della missione <strong>Unifil</strong> dall&#8217;estate del 2006, da quando cioè si è giunti ad un cessate il fuoco tra gli Hezbollah libanesi e lo Stato ebraico. Per il Libano la missione italiana è importante, ma lo è anche per noi: la nostra presenza in quest&#8217;area rafforza i legami economici e politici con Beirut, oggi più che mai essenziali grazie ai tanti dossier in ballo. </p>
<p></p>
<p>Dunque in Libano si prosegue regolarmente, valutazioni e possibili ritiri al momento comprendono soltanto Afghanistan ed Iraq. Sul fronte africano invece, dopo mesi di stallo la missione italiana in Niger sembra prendere normalmente piede. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html">Dal Libano il premier Conte spiega le mosse italiane all&#8217;estero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 13:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/italia-afghanistan-trenta-171237.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il possibile ritiro del contingente italiano dall&#8217;Afghanistan agita il dibattito politico e il governo. Ma la Difesa continua a ritenere doverosa una rimodulazione dei propri impegni all&#8217;estero. A confermarlo è stato lo stesso ministro Elisabetta Trenta, che, in un&#8217;intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, ha ribadito la linea dell&#8217;esecutivo: &#8220;Ci sono priorità strategiche nazionali. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Il possibile <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ritiro-afghanistan-italia/">ritiro del contingente italiano dall&#8217;Afghanistan</a> agita il dibattito politico e il governo. Ma la Difesa continua a ritenere doverosa una rimodulazione dei propri impegni all&#8217;estero.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare" rel="attachment wp-att-61707"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61707" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_talebani.jpg" alt="strip_occhi_articolo_talebani" /></a></p>
<p>A confermarlo è stato lo stesso ministro Elisabetta Trenta, che, in un&#8217;intervista rilasciata a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/19_gennaio_30/moavero-non-dovevo-informarlo-trenta-afghanistan-ritiro-militari-contingente-e9842bf0-2402-11e9-990a-2cd94550e24b.shtml">Il Corriere della Sera</a></em>, ha ribadito la linea dell&#8217;esecutivo: &#8220;Ci sono <strong>priorità strategiche nazionali</strong>. Le faccio un esempio: altri partner Ue hanno cambiato le loro prospettive, come Spagna e Francia, quest&#8217;ultima si è addirittura ritirata dall&#8217;Afghanistan alla fine del 2014, ma mantiene una presenza importante in Africa. Non vedo perché l&#8217;Italia non ne possa discutere, considerando che oggi il nostro principale interesse si focalizza, come è normale che sia, proprio in Africa e nel Mediterraneo&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Da questa frase è possibile ripercorrere tutta la strategia italiana sulle missioni all&#8217;estero varata dal nuovo governo composto da <strong>Lega</strong> e <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. Una linea già espressa nel decreto Missioni, con il quale si era ampiamente prevista la possibilità di un cambiamento degli obiettivi dell&#8217;impegno italiano nelle missioni internazionali, spostando l&#8217;asse dal Medio Oriente e Asia centrale (Iraq e Afghanistan) per spostarlo verso il Mediterraneo e il Sahel.</p>
<p>L&#8217;idea del governo è che l&#8217;impegno militare italiano debba essere messo al servizio non di un interesse internazionale  o multinazionale, ma al servizio di un interesse nazionale più diretto, cui si aggiunge l&#8217;inevitabile placet degli Stati Uniti. Perché è del tutto evidente che il governo italiano, come tutti i precedenti, non possa fare a meno dell&#8217;ok della Casa Bianca, che rappresenta ancora oggi la superpotenza in grado di guidare l&#8217;Occidente.</p>
<p>In questo senso, non è un mistero che questo disimpegno (ancora potenziale) dell&#8217;Italia dall&#8217;Afghanistan sia il frutto di un discorso più ampio imposto dall&#8217;amministrazione Trump, che ha deciso di rivedere i suoi impegni internazionali. Gli<strong> Stati Uniti</strong> del presidente repubblicano hanno deciso di proporre una virata rispetto alle precedenti presidenze, da George W. Bush a quella di Barack Obama. E Kabul non rientra più nelle prerogative di Washington.</p>
<p></p>
<p>Proprio per questo motivo, l&#8217;Italia può può sfruttare la situazione per accodarsi al disimpegno Usa e cambiare la sua strategia dopo aver onorato per 18 anni una guerra che ha dato lustro al Paese, ma anche provocato la morte di 54 soldati, oltre a una spesa che si aggira intorno ai 7 miliardi di euro. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-tornare-non-dimenticare/">Le forze armate italiane hanno fatto il possibile</a> per portare la pace in Afghanistan. Non è stato semplice e probabilmente la guerra non finirà come si era pensato nei primi anni di conflitto. Ma è giusto anche scegliere di interrompere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-baratro/">un impegno che rischia di essere un tunnel senza via d&#8217;uscita</a>.</p>
<p>In questo momento, l&#8217;impegno internazionale in Afghanistan sembra essere messo in discussione e le chiavi di lettura sono molte. È certo che si tratti di un clamoroso fallimento della strategia dell&#8217;Occidente. La guerra è iniziata nel 2011 con l&#8217;intenzione di sconfiggere i talebani e porre un governo stabile e in grado di controllare il Paese. A quasi 20 anni dall&#8217;inizio della guerra, l&#8217;unica certezza è che i <strong>talebani</strong> controllano larga parte del territorio afghano. Una certezza cui si aggiunge quella secondo cui l&#8217;impegno di Usa e Nato ha solo portato a una cristallizzazione del conflitto, con il rischio che in aree del Paese si impiantino gruppi terroristici nuovi rispetto al panorama afghano, in particolare lo <strong>Stato islamico</strong>.</p>
<p>Ma proprio per questo motivo, il governo italiano ha scelto una doverosa via di rivisitazione del suo impegno a Herat e in tutto l&#8217;ovest dell&#8217;Afghanistan. Che non significa rinnegare il proprio impegno, ma prendere atto di una grande fase di transizione mondiale. Il mondo è diverso da quello del 2001. E per Roma gli interessi sono altrove, in articolare in <strong>Sahel</strong> e in <strong>Libia</strong>, visto che sono messe a repentaglio la stessa tenuta della stabilità del Mediterraneo e la sicurezza del nostro Paese. Controllare <strong>il flusso di migranti</strong> è prioritario per il nostro esecutivo: sicuramente lo è anche in chiave elettorale, non c&#8217;è dubbio, ma strategicamente appare anche più utile rispetto a un impegno in un Paese lontano e in un conflitto che anche chi l&#8217;ha iniziato (gli Usa) vuole finire al più presto. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-ritiro-stati-uniti-talebani/">E tratta con i suoi nemici</a>, i talebani, proprio a questo scopo.</p>
<p></p>
<p>La pianificazione di un ritiro da <strong>Herat</strong> e dalle altre province afghane è un segnale che il mondo cambia e bisogna prenderne atto. Posto che ovviamente sarà il Parlamento a dover decidere. E lo ha ribadito lo stesso ministro. &#8220;Sarà il Parlamento, nel rispetto della sua centralità,a dover decidere. Ciononostante da parte mia, a nome del governo, c&#8217;è chiaramente un indirizzo politico, che abbiamo già indicato nel precedente decreto missioni e che sarà evidente nel prossimo decreto. Mi riferisco ad esempio alla <a href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/">nuova missione Niger</a>, che per noi è fondamentale perché rivolta al controllo dei flussi migratori verso l&#8217;Italia&#8221;. Se poi questo è possibile che per gli Stati Uniti ci hanno dato il &#8220;permesso&#8221; è un altro tema: ma intanto stiamo rimettendo al centro le nostre priorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia si interroga sull&#8217;Afghanistan Ecco perché Roma pensa al ritiro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ritiro-afghanistan-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 15:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/ritiro-afghanistan-italia-171169.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="3008" height="2000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010.jpg 3008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3008px) 100vw, 3008px" /></p>
<p>L&#8217;Italia potrebbe ritrarsi dall&#8217;Afghanistan. La notizia è iniziata a circolare nella giornata di ieri da fonti molto accreditate del ministero della Difesa. E adesso è diventata oggetto di un ampio dibattito, sia per le implicazioni politiche dell&#8217;annuncio, sia per quelle strategiche.  I dubbi della politica Dopo l&#8217;annuncio di ieri, lo scontro è stato non solo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ritiro-afghanistan-italia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ritiro-afghanistan-italia.html">L&#8217;Italia si interroga sull&#8217;Afghanistan Ecco perché Roma pensa al ritiro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3008" height="2000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010.jpg 3008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5435010-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3008px) 100vw, 3008px" /></p><p>L&#8217;<strong>Italia</strong> potrebbe ritrarsi dall&#8217;<strong>Afghanistan</strong>. La notizia è iniziata a circolare nella giornata di ieri da fonti molto accreditate del ministero della Difesa. E adesso è diventata oggetto di un ampio dibattito, sia per le implicazioni politiche dell&#8217;annuncio, sia per quelle strategiche. </p>
<p>I dubbi della politica</p>
<p>Dopo l&#8217;annuncio di ieri, lo scontro è stato non solo fra partiti, ma anche (e forse più pericolosamente) fra <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/afghanistan-governo-va-tilt-1635638.html">nello stesso governo</a>. Il ministero degli Affari Esteri si è detto meravigliato della presa di posizione della Difesa ricordano di non essere stato minimamente informato delle voci sul piano di ritiro dall&#8217;Afghanistan. E questo indica già di suo un problema di fondo sul possibile abbandono del campo afghano: fra i due ministeri principali che si occupano del <strong>dossier-Kabul</strong> c&#8217;è pochissima comunicazione e per di più anche contraddittoria.</p>
<p>Un problema non di poco conto nel momento in cui si tratta di cambiare radicalmente strategia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/afghanistan-addio-fretta-dei-5-stelle-annunciare-ritiro-1635696.html">in un conflitto in cui l&#8217;Italia ha speso molto</a>, soprattutto vite umane. Sono 54 i caduti italiani nel Paese per combattere i talebani e sostenere l&#8217;impegno (fallimentare) dei vari governi degli Stati Uniti. E il fatto che vi sia una tale incertezza su questo piano annunciato e non smentito dalla Difesa, ma ancora non ufficializzato, dimostra anche i rischi di questa iniziativa. Anche per il ruolo molto delicato che svolge l&#8217;Italia nel Paese asiatico.</p>
<p>Il ruolo dell&#8217;Italia</p>
<p>Attualmente, le forze armate italiane sono in Afghanistan per la maggior parte con compiti di arruolamento, addestramento, assistenza e consulenza per le autorità e le forze di sicurezza afghane. Le nostre attività sono concentrate nell&#8217;ovest del Paese, in un&#8217;area che si compone delle province di che comprende le quattro province di <strong>Herat</strong>, <strong>Badghis</strong>, <strong>Ghor</strong> e <strong>Farah</strong>. Un&#8217;area molto complessa, difficile, dove l&#8217;impegno italiano è stato costante e non privo di tragiche conseguenze. </p>
<p>L&#8217;attuale contributo italiano prevede un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. Questo schieramento è suddiviso tra il personale di Kabul e il contingente militare di Herat presso il <strong>Taac-W</strong> (Train Advise Assist Command West). Di base, la colonna portante del nostro impegno in territorio afghano è rappresentata dall&#8217;Esercito, la cui componente attuale proviene dalla <strong>Brigata Aeromobile &#8220;Friuli&#8221;</strong>. A questa, si aggiunge il coinvolgimento di Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri.</p>
<p></p>
<p>Dalla missione <strong>Isaf</strong> a Resolute Support, sono 17 anni che le nostre forze sono sul campo. I primi militari giunsero a Kabul nel 2002 dopo l&#8217;attentato alle Torri Gemelle che scatenò l&#8217;offensiva americana. La missione Isaf, varata a ottobre del 2001 dalle Nazioni Unite, aveva il compito formale di assicurare la sopravvivenza del governo di <strong>Hamid Karzai</strong> dai Talebani. Il mandato è terminato nel dicembre del 2014 per confluire nella missione <strong>Resolute Support</strong>.</p>
<p style="text-align: center">Vogliamo tornare sul campo per raccontarvi l&#8217;Afghanistan e la nostra missione. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come aiutarci</a></p>
<p>Da questo momento, ha preso forma l&#8217;attuale missione italiana, le cui funzioni sono contenute nello <strong>Status of Forces Agreement (Sofa)</strong> firmato a Kabul il 30 settembre 2014. La missione Rs, a guida Nato, prevede compiti su più livelli. Non c&#8217;è solo la guerra al terrorismo e la lotta alla guerriglia islamica formata dai Talebani. Nel mandato di Rs c&#8217;è anche l&#8217;obiettivo di assicurare trasparenza, affidabilità e vigilanza a favore delle autorità locali nella lotta alla corruzione e il supporto alla pianificazione, programmazione e impiego delle risorse finanziarie. Insomma, un impegno estremamente approfondito e non solo limitato a compiti esclusivamente &#8220;militari&#8221;.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-67973" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/01/missione-ita-afghanistan-.png" alt="missione ita afghanistan" /></p>
<p>La strategia del governo</p>
<p>Questo impegno è rimasto costante fino a oggi, quando il governo ha deciso di rimodulare la propria strategia non solo sull&#8217;Afghanistan ma anche sul Medio Oriente e sull&#8217;Africa. Quello che è in corso, è un vero e proprio cambiamento della politica strategica di Roma, che ha scelto da tempo di spostare la propria attenzione su altri fronti che ritene decisamente più prioritari e che riguardano in particolare l&#8217;<strong>Africa</strong>.</p>
<p>Più volte il ministro Elisabetta Trenta ha affermato che era necessario un cambio di prospettiva. E l&#8217;idea di un possibile ritiro del contingente italiano dall&#8217;Afghanistan per concentrarsi su <strong>Niger</strong> e <strong>Libia</strong> è stata più volte paventata dalla titolare del dicastero della Difesa. E confermata anche da tutta la maggioranza di governo.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;idea piace ed è quello che si sta provando a portare avanti anche in sede internazionale. Ma per farlo occorre un accordo che necessita soprattutto di un place: quello degli Stati Uniti. E il placet sembra essere arrivato anche grazie alla notizia dell&#8217;accordo (possibile) fra Stati Uniti e Talebani.</p>
<p>Il ritiro italiano e il placet Usa</p>
<p>L&#8217;Italia, qualora si ritirasse dall&#8217;Afghanistan in tempi più o meno lunghi, seguirebbe di fatto la strategia degli Stati Uniti di <strong>Donald Trump</strong>, che è quella di fare in modo che i suoi soldati abbandonino Kabul e le province estreme del Paese. Si tratta di una sorta di ritiro strategico che per molti non può che equivalere a una resa. La guerra in Afghanistan è indubbiamente persa dopo <strong>20 anni di sangue e morti</strong>. E adesso, da Washington è arrivato forse l&#8217;input definitivo per terminare l&#8217;impiego di uomini e mezzi del Pentagono. Forze che gli Stati Uniti vorrebbero utilizzare in altri teatri più interessanti e strategicamente più rilevanti.</p>
<p>Gli alleati occidentali evidentemente non possono sostituire l&#8217;America né lo vogliono fare. Non hanno la forza per farlo visto il numero impressionante di uomini e mezzi del Pentagono rispetto a quello europeo e degli altri alleati. E l&#8217;Italia sa che gli scenari in cui deve essere coinvolta sono altri, molto più vicini alla sua area. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/mediterraneo-allargato/">Sono quelli del Mediterraneo allargato</a>, la cui regia è stata concessa proprio da Trump a <strong>Giuseppe Conte</strong> durante il loro incontro alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti ci vogliono altrove e noi possiamo sfruttare questa volontà per ritirarci dall&#8217;Afghanistan. Ma è chiaro che questo comporta molte concessioni, dimostrate anche dall&#8217;allineamento italiano in molti ambiti.</p>
<p>Afghanistan: e adesso?</p>
<p>Se il placet Usa è arrivato e il governo è convinto, il ritiro italiano comporta comunque delle domande. E la prima riguarda soprattutto cosa lasciamo. L&#8217;Italia si è comportata in maniera egregia in questi lunghi anni di coinvolgimento. Abbiamo dimostrato capacità organizzative, gestionale e sapienza nelle relazioni con le tribù locali. E abbiamo avuto conferma del nostro valore sul campo di battaglia.</p>
<p>Ieri, i <strong>senatori M5S della Comissione Difesa</strong> di Palazzo Madama hanno detto:  &#8220;Le scomposte reazioni delle opposizioni alla storica notizia del disimpegno italiano e alleato dall&#8217;Afghanistan dopo 17 anni, costati al nostro Paese 54 caduti, 650 feriti e mutilati e 7 miliardi di euro, dimostrano che certe forze politiche sono prigioniere di tabù ideologici interventisti che impediscono loro di capire una cosa molto semplice, cioè che non ci ritiriamo con disonore perché abbiamo perso una guerra, ma che si torna a casa perché finalmente &#8211; ci auguriamo &#8211; la guerra finisce grazie a un accordo di pace che garantisce gli obiettivi di sicurezza dell&#8217;Occidente&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Vero, non abbiamo perso e ce ne andremo con onore. Ma i dubbi che l&#8217;Afghanistan sia una vittoria sono parecchi. I Talebani controllano di fatto la metà del Paese e saranno coinvolti direttamente nel governo dopo atroci attentati e imposizione della legge islamica. L&#8217;Isis cresce e <strong>Al Qaeda</strong> ha intessuto di nuovo ottime relazioni con le frange più estreme della guerriglia talebana. E di fatto, il ritiro entro 12 o 18 mesi sarebbe la certificazione di una sconfitta non italiana, ma di tutto l&#8217;Occidente. Anche perché il terrorismo non è sconfitto.</p>
<p>Come spiegato dall&#8217;analista <strong>Claudio Bertolotti</strong> a <em><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/29/afghanistan-lanalista-bertolotti-ritiro-lufficializzazione-di-una-sconfitta-di-cui-avevamo-certezza-gia-nel-2012/4932065/">Il Fatto Quotidiano</a></em>, &#8220;l&#8217;Afghanistan rappresenta nuovamente una meta per aspiranti jihadisti, così nel Paese si sono riversati da fuori numerosi miliziani afghani, ma anche uzbeki, uiguri, ceceni, arabi e anche europei che non possono tornare nel vecchio continente. Sono qui per ‘liberare’ l’Afghanistan sotto la bandiera di Isis, al-Qaeda o del Movimento islamico dell’Uzbekistan (Imu)&#8221;. Insomma, non è certamente una vittoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ritiro-afghanistan-italia.html">L&#8217;Italia si interroga sull&#8217;Afghanistan Ecco perché Roma pensa al ritiro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quei 900 soldati italiani nella tana dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/63493-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:31:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/63493-2-169827.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>(Chiara Giannini, da Herat) Piazza Italia sembra quella di sempre. Il monumento che riporta i 53 nomi dei caduti in Afghanistan è ancora lì, a Camp Arena, la base militare che dal 2015 è stata ridimensionata, con la partenza degli spagnoli e degli americani, rimasti in numero esiguo. Oggi la missione italiana, un tempo Isaf, che contava &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/63493-2.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/63493-2.html">Quei 900 soldati italiani nella tana dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/47164781_1960053474083952_4080912748806930432_n-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p><strong>(Chiara Giannini, da Herat)</strong> Piazza Italia sembra quella di sempre. Il monumento che riporta i 53 nomi dei caduti in Afghanistan è ancora lì, a Camp Arena, la base militare che dal 2015 è stata ridimensionata, con la partenza degli spagnoli e degli americani, rimasti in numero esiguo. Oggi la missione italiana, un tempo Isaf, che contava oltre 4mila militari, è stata trasformata in Rs (Resolute support), che ha compiti di supporto, pianificazione, programmazione e impiego delle risorse finanziarie a lungo termine, di assicurare trasparenza, affidabilità e vigilanza in ottica anticorruzione, supportare l&#8217;aderenza ai principi dello stato di diritto e di buon governo, di supportare e sostenere processi quali arruolamento, addestramento, gestione e crescita del personale, anche tramite fornitura di materiali ed equipaggiamenti. Ma anche compiti di intelligence e comunicazione strategica. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61707"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61707" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_talebani.jpg" alt="strip_occhi_articolo_talebani" /></a></p>
<p>Oggi i militari italiani impiegati in Afghanistan sono circa 900, di cui poco più di 800 a Herat e una settantina a Kabul. La cooperazione militare ha dato, in nove anni, oltre 260mila dollari per progetti legati alla realizzazione di una cittadella militare, per organizzare corsi per le forze di sicurezza afghane, ma anche per fornire le divise necessarie. L&#8217;Italia è terza nel fornire questo tipo di contributi, dopo Australia e Germania. </p>
<p>L&#8217;Afghanistan sta cambiando, lo hanno dimostrato le ultime elezioni, che hanno portato al voto oltre quattro milioni di cittadini e, in buona parte, anche donne. Nonostante gli attentati dei talebani, le consultazioni elettorali sono riuscite senza alcun problema, in modo particolare nella regione ovest, quella in cui gli italiani operano da anni. </p>
<p></p>
<p>«La cosa più importante che abbiamo imparato dagli italiani &#8211; ci ha spiegato il colonnello Mohammad Khan, dell&#8217;Afghanistan national security force &#8211; è il training per i nostri militari. L&#8217;addestramento è stato così puntuale che anche in occasione delle elezioni ci siamo coordinati bene con tutte le forze in campo, operando in condizioni che ritenevano critiche, ma abbiamo fatto veramente bene. Abbiamo imparato molto dalle forze armate italiane». </p>
<p>Eppure gli afghani continuano a chiedere indipendenza. «Perché finché gli occidentali saranno qui &#8211; spiega il comandante della polizia provinciale Aminullah Amarkel &#8211; la guerra contro i talebani non finirà mai sul serio. Qualche settimana fa siamo stati avvertiti di un attacco a un nostro check point in cui avevamo impiegato 25 uomini. Ci siamo preparati, ma gli insurgents sono arrivati di notte e grazie alle armi di nuova generazione, con i visori notturni, hanno ucciso tutti e poi fatto saltare in aria la casupola del posto di blocco. Chi fornisce loro gli armamenti? Iran, Cina e Russia». Un&#8217;accusa, in realtà, mai dimostrata. «Però &#8211; ha proseguito Amarkel &#8211; se ci deste armi di nuova generazione sapremmo come difenderci». </p>
<p>La verità è che anche la frangia meno violenta dei talebani sta cercando accordi. All&#8217;ultima conferenza di Mosca si sono seduti al tavolo con rappresentanti del governo afghano per cercare un&#8217;intesa. Lo si era capito anche durante la tregua del giugno scorso, quando per tre giorni non vi furono attacchi, in occasione della festa del sacrificio e alcuni terroristi scesero tra la gente per festeggiare come comuni cittadini che la volontà di cambiamento c&#8217;è. Oggi i talebani, a detta del popolo afghano, usano internet e comunicano attraverso i social network. Si stanno evolvendo anche loro. Ciò che preoccupa maggiormente, invece, sono gli ex miliziani dell&#8217;Isis, che in qualche angolo di Afghanistan si sono insediati e ora rivendicano attacchi, compreso l&#8217;ultimo a Kabul, che ha macinato diversi morti. </p>
<p>La libertà per le donne è un eufemismo, ce lo hanno spiegato le giornaliste di Herat. Maryam, fotografa che lavora per alcune agenzie del territorio a ovest, racconta che solo «in tre dipartimenti su 62 sono presenti donne». Il governo, peraltro, «diffonde dati statistici non esatti, proprio per non incentivare la nostra partecipazione». Eppure i burqa che si vedono in giro sono molti meno rispetto a quelli che si notavano in passato, anche se in alcune città è ancora difficile uscire, come Kabul, dove si continua a rischiare la vita. </p>
<p></p>
<p>L&#8217;Afghanistan, una terra bella da togliere il fiato, ha ancora molto da lavorare prima di riuscire a tornare quella che era prima dell&#8217;avvento dei talebani e dell&#8217;arrivo del male, costituito qui dalla minaccia terroristica. Eppure, parlando con i local worker, i lavoratori che vanno alla base ogni mattina, si percepisce che una reale voglia di cambiamento c&#8217;è. </p>
<p>Questa terra si è portata via 54 italiani, 53 militari e una cooperante. «Non possiamo dimenticarci di loro», ha chiarito il comandante della brigata Pinerolo, generale Francesco Bruno. Un tributo che non può essere gettato nel vuoto. Le famiglie dei caduti lo sanno bene. </p>
<p>«Come madre di uno di loro &#8211; racconta Anna Rita Lo Mastro, mamma del paracadutista David Tobini, morto a Bala Mourghab il 25 luglio 2011 -, con fascicolo alla mano, vorrei tanto incontrare il ministro della Difesa, il comandante e gli ufficiali dell&#8217;epoca. Oggi siamo pronti a confrontarci. Aspettiamo il &#8220;coraggio&#8221; di questi uomini». Gente che non ha neanche mai ricevuto i parenti delle vittime dell&#8217;Afghanistan. «Gli stessi che ieri &#8211; prosegue Anna Rita &#8211; hanno raccontato e omesso nelle nostre case fatti che pensavano non saremmo mai venuti a conoscenza. Case di persone che loro non hanno riportato indietro, se non nella bara. Vorrei solo reincontrare questi piccoli uomini». </p>
<p>Vogliamo tornare sul fronte afghano per raccontare la guerra ai talebani.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-talebani-mosca/" target="_blank"> Ecco come puoi sostenerci</a></p>
<p></p>
<p>C&#8217;è un gatto che si aggira per Camp Arena, un bellissimo micio dal pelo perlato e dallo sguardo fiero. Si chiama Fenice e ogni volta che può va a sedersi sotto alle lapidi che ricordano i nostri caduti. Guarda in direzione dei nomi, poi osserva chi gli si pone davanti e inizia a miagolare più forte che può. Gli hanno dato questo nome perché ce l&#8217;ha fatta a superare numerosi problemi di salute, e come la Fenice è risorto. Sarà un caso, ma il fatto che vada a sedersi proprio lì fa venire i brividi. Sembra volere dare un messaggio di speranza. Anche laddove la morte sembra aver lasciato solo dolore. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/63493-2.html">Quei 900 soldati italiani nella tana dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Afghanistan nel baratro:  quale ruolo per l&#8217;Italia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-baratro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2018 06:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/afghanistan-baratro-169775.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1332" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A far notizia sui siti e sui giornali d&#8217;oltreoceano è la morte di  un contractor e di  tre militari americani massacrati da un ordigno dei talebani mentre si spostavano su un mezzo blindato nella provincia di Ghazni. L’agguato rappresenta uno dei colpi più duri subiti dal contingente Usa sul fronte afghano dopo il massacro di sei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-baratro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-baratro.html">L&#8217;Afghanistan nel baratro:  quale ruolo per l&#8217;Italia?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1332" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5303567-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p style="font-weight: 400">A far notizia sui siti e sui giornali d&#8217;oltreoceano è la morte di  un <strong>contractor</strong> e di  <strong>tre militari americani</strong> massacrati da un ordigno dei <strong>talebani</strong> mentre si spostavano su un mezzo blindato nella provincia di Ghazni.</p>
<p style="font-weight: 400"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61707 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_talebani.jpg" alt="strip_occhi_articolo_talebani" width="634" height="134" /></a></p>
<p style="font-weight: 400">L’agguato rappresenta uno dei colpi più duri subiti dal contingente Usa sul fronte afghano dopo il massacro di sei militari statunitensi uccisi nel dicembre 2015 da un singolo motociclista suicida. In termini strategici il vero  problema dell&#8217;Afghanistan non è però il numero dei caduti americani, quanto quello delle <strong>perdite afghane</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400">Stando ai dati, trapelati nonostante il segreto imposto da Washington e da Kabul, le perdite dell’esercito afghano superano  ultimamente i trenta-quaranta uomini al giorno oltrepassando così la soglia degli oltre mille morti al mese. Un ritmo insostenibile per una forza militare scarsamente motivata e falcidiata, oltre che dalle incursioni dei talebani, anche dalle <strong>diserzioni</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400">Queste ultime, secondo le statistiche della  scorsa primavera, avrebbero assottigliato del dieci per cento le truppe governative spingendo il numero degli effettivi sotto la soglia delle 300mila unità. Il numero crescente  di caduti negli scontri con i talebani rende ancor più difficile la sostituzione di morti e disertori.  </p>
<p></p>
<p style="font-weight: 400">Vogliamo tornare sul fronte afghano per raccontare la guerra ai talebani.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank"> Ecco come puoi sostenerci</a></p>
<p style="font-weight: 400">Al centro di reclutamento della provincia di Helmand, cuore  dell’insurrezione talebana, il flusso medio delle reclute non supera ormai le due o tre unità giornaliere. E per lunghi periodi va anche peggio. “A volte &#8211; rivelava a settembre Abdul Qudous &#8211; responsabile del centro &#8211; non vediamo nuovi volontari per settimane. Il numero dei caduti è troppo alto, i giovani ormai hanno il terrore di arruolarsi”.  </p>
<p style="font-weight: 400">Così le zone sotto il controllo del governo si restringono costantemente  mentre si allargano quelle dove i talebani dettano legge. Stando all’ultimo rapporto diffuso dall’Ispettore generale per la ricostruzione  dell’Afghanistan (Sigar), un organismo di controllo gestito dal Congresso Usa, Kabul controlla o “influenza” soltanto il  55 per cento dei distretti del Paese. Sempre secondo i dati Sigar, almeno un terzo dell’Afghanistan è invece zona “contesa”.  I talebani, o i gruppi legati all’<strong>Isis</strong>,    esercitano “influenza” o controllano appieno, invece,  il 12,5 per cento dei distretti. Si tratta di dati  inquietanti visto che nel novembre 2015, quando il Sigars iniziò i rilevamenti, il governo contava sulla fedeltà di almeno il 72 per cento dei distretti e le bandiere talebane sventolavano su appena il sette per cento del territorio.</p>
<p style="font-weight: 400">A tratteggiare un quadro ancor più fosco contribuiscono i dati sulle incursioni aeree e sul numero di ordigni impiegati in Afghanistan dall’aviazione statunitense.</p>
<p style="font-weight: 400">Tra il gennaio e la fine di settembre 2018, stando ai dati del Comando Centrale dell’Aviazione Usa aerei e droni statunitensi hanno impiegato 5213 ordigni, superando il record di 5101 bombe e missili lanciati nel 2010. Con una piccola,  ma decisiva differenza.</p>
<p></p>
<p style="font-weight: 400">Nel 2010 le forze statunitensi e della Nato erano all&#8217;offensiva, mentre oggi i 14mila soldati Usa sono una forza di contenimento il cui obbiettivo principale è &#8211; assieme  alle unità della Nato &#8211;  l’addestramento e e la guida tattico-strategica delle unità afghane. </p>
<p style="font-weight: 400">La pioggia di bombe disseminate dagli Usa non risponde dunque ad un piano strategico, ma semplicemente al cambiamento di regole d’ingaggio che &#8211; su ordine del  segretario alla difesa  <strong>Jim Mattis</strong> &#8211;    non limitano più i bombardamenti alle aree dove sono in corso scontri con gli insorti.</p>
<p>A questo dato corrisponde un significativo aumento delle perdite civili. In base ai dati Onu, queste ultime superano nei primi nove mesi di quest’anno i 2790 morti, 649 dei quali causati dalle incursioni aeree. Bilanci devastanti che rischiano di regalare ulteriori consensi ai talebani nonostante i metodi sanguinari usati per imporre la loro legge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle zone governative emerge però la sconcertante assenza di strategia  di un&#8217;America e di una <strong>Nato</strong> sempre più incapaci di coordinare obiettivi politici e militari. Un’incapacità con cui dovrà  far i conti, presto o tardi, anche l’Italia. I quasi novecento soldati presenti in Afghanistan rappresentano il secondo contingente della Nato dopo quello americano. Il loro compito, inquadrato nell’ambito della missione di addestramento “Resolute Support” della Nato, si limita all’addestramento dell’esercito afghano. C’è però da chiedersi che  senso abbia mantenere una presenza militare così consistente, così rischiosa e così economicamente costosa  in un area estranea alle nostre finalità strategiche e nella prospettiva di un fallimento quasi scontato. Per non parlare di un contesto internazionale in cui Libia, Africa settentrionale e Mediterraneo centrale sembrano richiedere una presenza sempre più capillare delle nostre Forze Armate per garantire la difesa dei nostri interessi nazionali.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-baratro.html">L&#8217;Afghanistan nel baratro:  quale ruolo per l&#8217;Italia?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Afghanistan, il Paese senza pace:  tornare per non dimenticare</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-tornare-non-dimenticare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 05:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/afghanistan-tornare-non-dimenticare-169351.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le aride montagne e i deserti di una terra distante, straziata e segnata da un secolare scontro di civiltà, 53 militari italiani partiti per portare la pace attraverso quella che sommariamente siamo abituati a chiamare &#8220;guerra&#8221; hanno perso la vita in quello che si è reso uno dei conflitti più lunghi della storia contemporanea. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-tornare-non-dimenticare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-tornare-non-dimenticare.html">Afghanistan, il Paese senza pace:  tornare per non dimenticare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5204807-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tra le aride montagne e i deserti di una terra distante, straziata e segnata da un secolare scontro di civiltà, 53 militari italiani partiti per portare la pace attraverso quella che sommariamente siamo abituati a chiamare &#8220;guerra&#8221; hanno perso la vita in quello che si è reso uno dei conflitti più lunghi della storia contemporanea. A 15 anni dal primo caduto sul campo di battaglia dell&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, è ora di ricordare perché un impegno, per quanto arduo e distante dall&#8217;apporre la parola &#8220;fine&#8221; al suo mandato, non può e non deve essere lasciato incompiuto. E perché noi, giornalisti, reporter e scrittori, non possiamo e non dobbiamo smettere di raccontarlo.</p>
<p>Vogliamo tornare sul campo per raccontare il destino dell&#8217;Afghanistan, tomba di uomini e di imperi.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank"> Sostienici</a></p>
<p>Ogni caduto meriterebbe il suo nome in calce e la sua storia in ogni articolo che cerchi di spiegare cos&#8217;è e cosa è stata la missione italiana in Afghanistan. Ma leggere i nomi e i gradi di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/05/14/afghanistan-gli-italiani-morti-dal_apfT4deRUUg0Slv5NULIDL.html?refresh_ce">53 uomini</a> non farebbe altro che rimandarci ad un triste necrologio. Ci basti sapere che tutti loro erano partiti con un compito preciso, e per onorarlo e portare a termine il proprio dovere sono caduti in una terra straniera che aveva bisogno del nostro aiuto. <strong>Carabinieri scelti</strong>, <strong>paracadutisti incursori</strong>, <strong>agenti dei servizi segreti</strong> chiamati ad intervenire in un paese straziato da invasioni e scontri interni, al centro della &#8220;guerra fredda&#8221; prima e della &#8220;lotta al terrorismo&#8221; poi. Dove nella popolazione civile si sono contate decine e decine di migliaia di morti.</p>
<p></p>
<p>La sforzo italiano in Afghanistan ha inizio nell&#8217;agosto del 2003, due anni dopo l&#8217;attentato delle Torri Gemelle pianificato e sferrato da<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-qaeda/" target="_blank"> Al Qaeda</a>. All&#8217;interno della <a href="http://www.esercito.difesa.it/operazioni/operazioni_oltremare/Pagine/Afghanistan-ISAF.aspx">missione Isaf</a> autorizzata dall&#8217;Onu, <strong>2.795 militari</strong> delle nostre quattro Forze Armate vengono schierati e distribuiti nell&#8217;aeree di Kabul e di Herat, divenendo responsabili del Regional Command West. L&#8217;obiettivo della missione Nato, alla quale prendono parte le forze armate di oltre 40 nazioni, è quello di supportare la lotta al terrorismo lanciata dagli Stati Uniti &#8211; intesi a <strong>sgominare le milizie talebane</strong> e rovesciare il regime fondamentalista da loro instaurato nel Paese &#8211; attraverso una missione di &#8220;protezione, sostegno al governo afghano e addestramento delle truppe regolari&#8221;. Il grosso delle forze attinge dal reggimento di fanteria &#8220;Sassari&#8221;, ma sono presenti anche gli uomini del reggimento bersaglieri &#8220;Teulada&#8221;, dei reggimenti di fanteria &#8220;Bari&#8221; e &#8220;Trieste&#8221;, del reggimento paracadutisti &#8220;Folgore&#8221;; vengono inoltre schierati gli elicotteri e i piloti del reggimento Aves &#8220;Vega&#8221;, personale d&#8217;intelligence dei servizi segreti per gli esteri e uomini appartenenti all&#8217;Arma dei Carabinieri. L&#8217;anno seguente, nel 2004, il primo militare italiano perderà la vita in un incidente.</p>
<p>Nonostante la natura dell&#8217;impegno militare italiano preveda un ruolo prevalentemente di controllo, supporto, e addestramento, una serie di attentati kamikaze, scontri a fuoco con le milizie talebane, esplosioni di ordigni artigianali piazzati per tendere imboscate alle forze della Nato e incidenti, 47 uomini perdono la vita. Altri 4 vengono stroncati da malori durante il servizio; un capitano dell&#8217;Esercito si suicida a Kabul nel 2010. Oltre 650 militari nel nostro contingente rimarranno feriti; dalle esplosioni dei primi<em> ied</em> e sotto i colpi delle stesse armi da fuoco fornite ai <em>mujaheddin</em> dalla Cia negli anni &#8217;80, per combattere e sconfiggere le forze sovietiche impegnate nel tentativo d&#8217;invadere l&#8217;Afghanistan, rendendolo un teatro caldo della Guerra Fredda e il prodromo del crollo dell&#8217;Urss<strong>.</strong> </p>
<p>La missione Isaf termina del 2014, e vede subentrare la missione Nato &#8220;Resolute Support&#8221;, con un ulteriore prolungamento dell&#8217;impegno italiano nell&#8217;addestrare e aumentare l&#8217;autonomia delle forze armate afghane tuttora impegnate nello scontro con le milizie talebane accanto agli Stati Uniti e Regno Unito che sono oramai coinvolti in una <strong>guerra non convenzionale</strong> con truppe &#8220;ribelli&#8221; da 17 anni; e nell&#8217;operazione &#8220;Enduring Freedom&#8221; hanno coinvolto una forza di oltre 100mila uomini che però non è mai riuscita a prendere il controllo delle regioni in mano ai<strong> talebani</strong>, dando ulteriore credito alle parole del premier britannico Anthony Eden che negli anni &#8217;30 disse: “Prima regola della politica: mai fare la guerra in Afghanistan”. </p>
<p></p>
<p>La parola &#8220;fine&#8221; che si cerca di apporre da troppo tempo alla guerra in Afghanistan è distante come la pacificazione e la democratizzazione di questa nazione complessa; dove solo le ultime elezioni hanno contato decine di morti tra assassinii e attentati che scuotono continuamente la capitale e le regioni controllate dalla Nato, e che se abbandonata dalle forze di sicurezza internazionale, probabilmente ricadrebbe sotto il controllo di un regime integralista, finanziato dal redditizio<strong> commercio dell&#8217;oppio</strong> (dal quale deriva il 90% dell&#8217;eroina presente nel mondo) e forte di aver sconfitto in 40 anni le maggiori potenze militari del pianeta: rendendo quella terra impervia ancora una volta la &#8220;<strong>tomba degli imperi</strong>&#8221; &#8211; come l&#8217;ha rinominata il professore Gastone Breccia. Regime refrattario ad ogni ingerenza esterna che potrebbe commettere le stesse atrocità che abbiamo visto perpetrare nel Siraq dal Califfato.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61949"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61949" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_afghanistan.jpg" alt="strip_occhi_articolo_afghanistan" /></a></p>
<p>Per questo l&#8217;Afghanistan non può essere abbandonato a se stesso e per questo la missione italiana non può essere abbandonata. Lì dove si auspica il ritiro delle truppe, migliaia di caduti che contano anche i nostri 54 connazionali non possono rimanere un sacrificio vano. Per questo non possiamo dimenticare l&#8217;Afghanistan. Per questo <em>Gli Occhi della Guerra</em> intendono <strong> tornare sul campo</strong>: per raccontarvi il destino di questa tomba di uomini e di imperi.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-tornare-non-dimenticare.html">Afghanistan, il Paese senza pace:  tornare per non dimenticare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/326 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 15:15:28 by W3 Total Cache
-->