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	<title>Mindanao Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mindanao Archives - InsideOver</title>
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		<title>Filippine, strage islamica: due bombe esplodono in chiesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-strage-islamica-due-bombe-esplodono-chiesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2019 13:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Abu Sayyaf]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Continua a scorrere sangue nelle Filippine meridionali. I jihadisti sono tornati a colpire questa mattina. L&#8217;esplosione di due bombe durante la messa domenicale nella cattedrale di Jolo, nel sud-est del Paese, hanno provocato la morte di almeno 20 persone e il ferimento di più di 80. “La prima esplosione è avvenuta alle 8.45 all’interno della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-strage-islamica-due-bombe-esplodono-chiesa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/jolo-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Continua a scorrere sangue nelle <strong>Filippine</strong> meridionali. I jihadisti sono tornati a colpire questa mattina. L&#8217;esplosione di due bombe durante la messa domenicale nella <strong>cattedrale di Jolo</strong>, nel sud-est del Paese, hanno provocato la morte di almeno 20 persone e il ferimento di più di 80. “La prima esplosione è avvenuta alle 8.45 all’interno della chiesa. Il secondo ordigno è esploso nel parcheggio, mentre le forze governative erano nella zona”, ha spiegato il colonnello Gerry Besana, portavoce militare della regione. “Il movente è sicuramente il terrorismo. Queste sono persone che non vogliono la pace”, ha aggiunto.</p>
<p>La strage non è stata ancora rivendicata. Ma Jolo è da sempre la roccaforte di <strong>Abu Sayyaf</strong>, un gruppo locale che ha giurato fedeltà allo <strong>Stato Islamico</strong>, da tempo nella lista nera degli Stati Uniti e del governo filippino e responsabile in passato di decine di attentati, sequestri di persona e decapitazioni. “Useremo tutta la forza della legge per consegnare alla giustizia i responsabili di questo incidente”, ha detto il ministro della Difesa Delfin Lorenzana in conferenza stampa.</p>

<p>L’attentato arriva pochi giorni dopo che un referendum popolare ha approvato la <strong>Bangsamoro Organic Law</strong> (Bol), concedendo una maggior autonomia regionale ai musulmani, maggioranza nel sud delle Filippine, ma minoranza nel Paese più cattolico dell&#8217;Asia. La speranza del presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong> era quella di chiudere una guerra che in cinquant&#8217;anni ha fatto 150mila vittime e fermare i gruppi più radicali anche grazie all&#8217;aiuto del Moro Islamic Liberation Front (Milf), il più grande gruppo ribelle che ha combattuto per decenni contro il governo di Manila e che da qualche anno è al centro delle trattative di pace.</p>
<p>Grazie a questa legge, la regione di Bangsamoro – che comprende varie isole della parte meridionale del Paese, inclusa quella più grande di Mindanao – dovrebbe avere i suoi poteri esecutivi, legislativi e fiscali. La capitale continuerà a controllare la difesa, la sicurezza, gli affari esteri e alla politica monetaria. Grande come la Corea del Sud, questa è la regione più arretrata delle Filippine, malgrado le numerose risorse e la posizione strategica nel Mar Cinese Meridionale.</p>

<p>L’attentato di oggi arriva dopo che una esplosione a <strong>Cotabato</strong>, a Capodanno, ha ucciso due persone e ne ha ferite altre 35. A fine luglio, invece, un’autobomba è esplosa in un posto di blocco militare nella nell’isola di <strong>Basilan</strong>. L’ordigno ha provocato la morte di 11 persone, tra cui 5 uomini delle truppe governative e un bambino di dieci anni. L’attacco è avvenuto nei pressi di una base militare a Lamina, dove un terrorista suicida ha fatto esplodere il furgone che stava guidando.</p>
<p>Il rischio di attentati era annunciato da tempo. Lo Stato Islamico, vista la perdita di terreno in Siria ed Iraq ha puntato su questa parte del mondo. Secondo il governo esistono 23 gruppi affiliati all&#8217;Isis e numerosi stranieri esperti di esplosivi, provenienti dal Medio Oriente e da altri Paesi asiatici, sono stati arrestati negli ultimi mesi.</p>

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		<title>Allarme Isis e ribelli comunisti: prolungata la legge marziale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/filippine-allarme-isis-e-ribelli-comunisti-prolungata-la-legge-marziale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 04:01:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mercoledì scorso il Congresso nazionale delle Filippine ha approvato la proroga della durata di un anno della legge marziale nella ribelle isola di Mindanao, nel sud del Paese, teatro lo scorso anno dell’offensiva dei gruppi locali affiliati allo Stato islamico che ha devastato la città di Marawi. A favore dell&#8217;allungamento hanno votato 235 deputati, mentre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/filippine-allarme-isis-e-ribelli-comunisti-prolungata-la-legge-marziale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8609344-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mercoledì scorso il Congresso nazionale delle<strong> Filippine</strong> ha approvato la proroga della durata di un anno della legge marziale nella ribelle isola di <strong>Mindanao</strong>, nel sud del Paese, teatro lo scorso anno dell’offensiva dei gruppi locali affiliati allo <strong>Stato islamico</strong> che ha devastato la città di <strong>Marawi</strong>. A favore dell&#8217;allungamento hanno votato 235 deputati, mentre 28 si sono opposti alla misura e uno si è astenuto.</p>
<p>Il voto comporta la terza estensione consecutiva varata dal presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/fuggiti-da-marawi/" target="_blank"> proprio in concomitanza con l’assedio della città</a>, iniziato il 23 maggio 2017. Le forze di sicurezza filippine hanno liberato Marawi dopo quasi cinque mesi di duri combattimenti e bombardamenti. Quando le truppe governative hanno dichiarato la vittoria sui jihadisti, gli scontri avevano già causato la morte di oltre mille persone, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/filippine-profughi-marawi/" target="_blank">la distruzione di gran parte della città e circa 400mila sfollati</a>.</p>

<p>Il leader filippino ha deciso di prorogare la legge marziale, che sarà in vigore fino al 31 dicembre del 2019, nonostante le polemiche di alcuni abitanti locali e di gruppi per i diritti umani, giustificando il provvedimento con la permanenza di sacche di insurrezione armata nell’isola. Secondo Duterte, le severe misure di sicurezza impediranno agli estremisti islamici di radunare le forze per provare a mettere in atto un altro attacco in stile Marawi.</p>
<p>In una recente lettera inviata al Congresso, Duterte ha dichiarato che “i terroristi, sotto l&#8217;influenza dell’<strong>Isis</strong>, continuano a sfidare il governo perpetrando attività ostili”. Secondo il segretario alla Difesa Delfin Lorenzana, sotto la legge marziale sono stati arrestati 143 sospetti islamisti, ma oltre duemila sarebbero ancora in libertà. “La fine dello stato di allerta &#8211; ha spiegato Lorenzana &#8211; permetterebbe ai gruppi terroristici dietro l&#8217;assedio di Marawi, come Abu Sayyaf, Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (Biff) e Maute, di raggrupparsi”.</p>

<p>Ma a preoccupare il presidente filippino non ci sono solo i miliziani locali che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico. Le aree a maggioranza musulmana dell’isola, tra le più povere della Nazione, infatti, da decenni sono teatro di scontri anche con i ribelli comunisti del <strong>New People’s Army</strong> (Npa) &#8211; in filippino Bagong Hukbong Bayan -, il braccio armato del Communist Party of the Philippines (Cpp). Questo gruppo &#8211; considerato da Manila, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea un’organizzazione terroristica &#8211; è stato fondato da Bernabe Buscayno &#8211; più conosciuto con il suo nome da battaglia Commander Dante &#8211; nel marzo del 1969 e controlla diverse parti del territorio, soprattutto le zone rurali del Paese.</p>
<p>All&#8217;inizio del mandato di Duterte, una trattativa di pace con i guerriglieri, che mirava alla fine dell’insorgenza comunista più lunga dell’Asia, faceva ben sperare. Ma il conflitto tra le forze governative e i ribelli si è riacceso il 23 novembre scorso, quando il presidente ha ufficialmente cancellato i negoziati di pace. E <a href="https://www.ucanews.com/news/philippine-communist-rebels-threaten-to-go-on-offensive/84104" target="_blank">nell’ultimo periodo gli attacchi si sono intensificati in diverse zone</a>.</p>

<p>Attualmente, secondo stime delle autorità filippine, i militanti rossi conterebbero su circa 4mila combattenti. Alla fine degli anni Ottanta erano stimati in più di 25mila. La rivolta comunista, in quasi cinque decenni di violenze, ha provocato la morte di oltre di 30mila persone.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il futuro incerto delle Filippine  tra spinte autonomiste e jihadisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/autonomia-bombe-morti-futuro-incerto-delle-filippine-del-sud.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 08:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alle prime luci dell&#8217;alba di martedì un&#8217;autobomba è esplosa in un posto di blocco militare nella nell&#8217;isola di Basilan, nel sud delle Filippine. L&#8217;ordigno ha provocato la morte di undici persone, tra cui cinque uomini delle truppe governative e un bambino di appena dieci anni. L&#8217;attentato è avvenuto nei pressi di una base militare a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/autonomia-bombe-morti-futuro-incerto-delle-filippine-del-sud.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/autonomia-bombe-morti-futuro-incerto-delle-filippine-del-sud.html">Il futuro incerto delle Filippine  tra spinte autonomiste e jihadisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8307766-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Alle prime luci dell&#8217;alba di martedì un&#8217;autobomba è esplosa in un posto di blocco militare nella nell&#8217;isola di Basilan, nel sud delle <strong>Filippine</strong>. L&#8217;ordigno ha provocato la morte di undici persone, tra cui cinque uomini delle truppe governative e un bambino di appena dieci anni. L&#8217;attentato è avvenuto nei pressi di una base militare a Lamina, quando un terrorista suicida ha fatto esplodere il furgone che stava guidando. Le autorità hanno subito puntano il dito contro  <strong>Abu Sayyaf</strong>, principale gruppo islamista della regione che ha giurato fedeltà all&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Isis</a>. Nella serata dello stesso giorno è poi è arrivata la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.longwarjournal.org/archives/2018/07/islamic-state-claims-foreign-fighter-bombed-military-checkpoint-in-philippines.php" target="_blank">rivendicazione da parte dello Stato islamico</a>, che ha pubblicato l&#8217;immagine del terrorista marocchino Abu Kathir al-Maghrebi, indicandolo come l&#8217;uomo che avrebbe compiuto la strage.</p>
<p>L&#8217;esplosione di due giorni fa arriva a meno di una settimana dalla Bangsamoro Organic Law, una legge firmata dal presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong>, che estende l&#8217;autonomia della regione a maggioranza musulmana nel sud. Considerata da molti la chiave per creare una pace duratura con i ribelli separatisti e contrastare l&#8217;ascesa dell&#8217;estremismo islamista nell&#8217;area, è stata frutto di numerosi colloqui di pace iniziati nel 2014 tra il governo e il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lislam-alla-conquista-delle-filippine/" target="_blank">Moro Islamic Liberation Front (Milf)</a>, la più grande guerriglia del Paese che ha combattuto per decenni contro Manila. E arriva pochi giorni dopo che il premier filippino ha ribadito la sua disponibilità a dialogare con Abu Sayyaf, per porre fine allo spargimento di sangue che, in quasi cinquant&#8217;anni, ha causato la morte di oltre 120mila persone e circa due milioni di sfollati. </p>
<p>La strada per la pacificazione delle Filippine è tutta in salita</p>
<p>La speranza di Duterte è quella di fermare i gruppi radicali, anche grazie al Milf. Ma la strada è tutta in salita. Secondo i servizi segreti filippini, infatti, sono 23 i gruppi che hanno giurato fedeltà all&#8217;Isis. I più organizzati sarebbero Abu Sayyaf e il <strong>Bangsamoro islamic freedom fighters</strong> (Biff), quest&#8217;ultimo sempre più attivo. A luglio ha tentato &#8211; non riuscendoci &#8211; di occupare il municipio di Datu Paglas, nella provincia di Maguindanao. Le due organizzazioni sono in contatto tra loro e molti hanno legami di sangue. L&#8217;attacco di martedì non è altro che la continuazione di quello che questi gruppi avevano promesso dopo la caduta di Marawi, la città filippina assediata dai miliziani nel maggio 2017. Da tempo, infatti, parlavano di azioni del genere. Annunciando anche attentati in altre zone del Paese, incluse quelle turistiche. Non a caso negli ultimi mesi sono stati <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/filippine-arrestato-altro-jihadista-straniero-massima-1499271.html" target="_blank">arrestati diversi jihadisti stranieri</a> esperti di esplosivi.</p>
<p>Marawi è stata una vittoria simbolica per gli islamisti</p>
<p><strong>Marawi</strong> non è stata una vera sconfitta per i miliziani locali legati allo Stato islamico. Anzi, potrebbe essere considerata una vittoria, almeno simbolica. Primo perché hanno tenuto una città sotto assedio per quasi cinque mesi. Secondo perché hanno fatto emergere le <strong>falle dell&#8217;intelligence </strong>e dell&#8217;esercito filippino, che non è addestrato a combattimenti urbani.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1125&#8243; gal_title=&#8221;MARAWI&#8221;]</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/fuggiti-da-marawi/" target="_blank">Quando sono stato a Marawi</a>, nell&#8217;agosto 2017, nel pieno della guerra, i jihadisti all&#8217;interno della città erano rimasti veramente pochi, ma nonostante i bombardamenti aerei e le azioni via terra, le truppe governative continuavano a non riuscire a riprendere il controllo dei quartieri rimasti nelle mani degli islamisti del Maute e di Abu Sayyaf.</p>
<p>Armati, addestrati e senza paura di morire</p>
<p>Questi gruppi, poi, grazie all&#8217;assedio della città, hanno acquistato <strong>popolarità tra i più giovani</strong>, molti dei quali si sono arruolati nelle loro fila. In ultimo, ma non per importanza, bisogna considerare anche che i miliziani dell&#8217;Isis fuggiti da Marawi hanno saccheggiato banche e abitazioni, portando con se una enorme quantità di denaro. Denaro che stanno usando per riorganizzarsi al meglio. I jihadisti sono ben armati ed addestrati e, soprattutto, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://video.corriere.it/rolando-torchio-l-italiano-rapito-sud-filippine-fondamentalisti-abu-sayyaf-ero-considerato-schiavo-loro-non-ero-nulla/4a4ef166-16e3-11e6-a3a2-ca09c5452a5d" target="_blank">come raccontatomi da Rolando Del Torchio</a> &#8211; l&#8217;italiano rapito da Abu Sayyaf, liberato dopo sei lunghi mesi &#8211; &#8220;non hanno paura della morte&#8221; e, dunque, &#8220;sono pronti a tutto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tempi difficili&#8221;</p>
<p>Quando tre giorni fa ho contattato <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cristiani-senza-paura/" target="_blank">padre Sebastiano D&#8217;ambra</a>, missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime), da quarant&#8217;anni nell&#8217;isola ribelle di Mindanao e profondo conoscitore delle logiche del Paese, per fargli qualche domanda sulla Bangsamoro Organic Law, mi ha detto che sarebbero stati &#8220;tempi difficili&#8221;. La bomba di martedì può essere vista come la prima risposta degli islamisti che si oppongono a qualsiasi trattativa di pace e che hanno come unico obiettivo quello di issare la bandiera nera in tutta la regione. Per questo, non è da escludere che possano anche provare un&#8217;altra azione in stile Marawi nel breve termine. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/autonomia-bombe-morti-futuro-incerto-delle-filippine-del-sud.html">Il futuro incerto delle Filippine  tra spinte autonomiste e jihadisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Filippine: sempre più vicina la pace tra separatisti islamici e governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 15:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nelle Filippine la guerra contro i separatisti musulmani sembra essere finalmente giunta al capolinea. Un conflitto che dura ormai da cinquant’anni e che ha già fatto oltre 120mila vittime  sembra intravedere una fine grazie alla mediazione di Rodrigo Duterte. Il discusso presidente delle Filippine sta riuscendo là dove i suoi predecessori avevano fallito: siglare l’accordo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nelle Filippine la guerra contro i separatisti musulmani sembra essere finalmente giunta al capolinea. Un conflitto che dura ormai da cinquant’anni e che ha già fatto oltre 120mila vittime  sembra intravedere una fine grazie alla mediazione di Rodrigo Duterte. Il discusso presidente delle Filippine sta riuscendo là dove i suoi predecessori avevano fallito: siglare l’accordo di pace con i guerriglieri del Moro Islamic Liberation Front (MILF). Già da parecchi anni i trattati sono presenti sul tavolo delle trattative, ma nessuno era mai andato così vicino alla loro approvazione come l’attuale presidente.</p>
<p>Cos&#8217;è il Bangsamoro Basic Law (BBL)?</p>
<p>Si tratta del cosiddetto Bangsamoro Basic Law (BBL), un disegno di legge che prevede la costituzione di un’unità territoriale autonoma all’interno dello Stato filippino, che andrà a sostituirsi all’attuale Regione Autonoma del Mindanao Islamico. Bangsamoro, la terra dei Moro (la più grande etnia non cristiana dell’arcipelago filippino), si estende in tutta la zona meridionale del Paese in cui vivono circa 4 milioni di persone. Il BBL è frutto di un primo accordo di pace siglato nel 2014  ma mai davvero applicato. Il 30 maggio scorso <a href="https://www.rappler.com/nation/202734-bangsamoro-basic-law-needs-push-duterte-law-before-sona">la Camera ha finalmente approvato </a>il disegno di legge, seguita due giorni dopo dall’approvazione del Senato. La costituzionalità delle due versioni del BBL dovrà ora essere valutata e conciliata da una commissione speciale, ma i presupposti per un esito positivo sembrano esserci.</p>
<p><a href="https://www.rappler.com/nation/202734-bangsamoro-basic-law-needs-push-duterte-law-before-sona">Diversi osservatori prevedono</a> che la spinta decisa del presidente Duterte porterà all’entrata in vigore del BBL entro il 23 Luglio, giorno del prossimo discorso del Presidente alla Nazione.</p>

<p>Nel BBL è previsto che la nuova regione di Bangsamoro abbia piena autonomia per quanto riguarda il potere fiscale, quello esecutivo e legislativo. Il governo si occuperà invece della politica estera, monetaria e di sicurezza. Proprio la questione sicurezza sembra essere l’unico vero nodo difficilmente sbrogliabile. Il vicepresidente dei MILF, Ghazali Jafar ha chiesto che Bangsamoro abbia una propria forza di polizia, richiesta a Duterte difficilmente asseconderà per non correre ulteriori rischi nel caso l’accordo dovesse saltare dopo la sua approvazione. Le <a href="https://www.rappler.com/nation/203736-congress-approves-bangsamoro-basic-law-may-31-2018">differenze</a> tra il disegno di legge approvato dalla camera e quello approvato dal senato rimangono comunque significative.</p>
<p>Pregi e difetti del BBL</p>
<p>In primo luogo non sono del tutto chiare le modalità con cui le tasse verranno ripartite tra la regione autonoma e il resto del Paese. La camera ha stabilito che un 25% del totale debba finire nelle casse statali, mentre il Senato ha optato per una ripartizione paritaria. Nel disegno di legge non sono ancora definiti i confini che il Bangsamoro dovrebbe avere. Nel 2011 trentanove municipalità del vicino stato di Cotabato votarono a favore dell’annessione alla regione musulmana. Il disegno di legge votato dal Senato si oppone fortemente a questa volontà popolare, a differenza della Camera che invece la rispetterebbe. Per quanto riguarda invece le limitazioni al potere legislativo della nuova regione, pare che Camera e Senato siano propensi a non concedere l’introduzione della shari’a e dei tribunali islamici, salvo in casi relativi al Codice Civile e il Diritto di Famiglia.</p>
<p> C’è ancora da lavorare, ma comunque vada, per un Duterte ultimamente in forte calo nei sondaggi, questa approvazione rappresenta un enorme successo. Considerando il fatto che presidenti molto meno discussi di lui fallirono nel tentativo di raggiungere un accordo con il MILF. Già nel 2015 entrambe le parti si erano dette pronte a chiudere l’accordo in tempi brevi, ma una disastrosa operazione anti-terrorismo voluta dall’allora presidente Benigno Aquino, per catturare un pericoloso terrorista, malese fece saltare tutto il banco. In quell’occasione ben 44 agenti dei reparti speciali rimasero uccisi negli scontri con il MILF e la pioggia critiche piovute sul presidente lo costrinsero addirittura alle dimissioni.</p>
<p>Sfruttare il MILF per combattere l&#8217;ISIS</p>
<p>Nel 2015 però mancava il perno attorno a cui ruota questa storia: lo Stato Islamico. Le bandiere nere del califfato conquistarono la città di Marawi nel Maggio del 2017 per creare proprio nelle Filippine una base per irrorare di sangue e terrore il Sud-Est Asiatico. Da allora l’esercito filippino ha dato il via ad operazioni per la liberazione della città che sono durate quasi un anno (la più grande operazione di guerra nelle Filippine dalla fine della Seconda Guerra Mondiale). Nella lotta senza quartiere contro l’ISIS, Duterte si è rivelato uno stratega di tutto rispetto utilizzando i guerriglieri separatisti di Mindanao contro i propri correligionari. Sfruttando le differenze ideologiche e programmatiche ha spinto il MILF a combattere contro l’ISIS riuscendo così a liberare la città di Marawi. L’approvazione del BBL e la creazione di Bangsamoro è dunque il prezzo che Duterte deve pagare ai guerriglieri del Moro per l’aiuto ricevuto. I guerriglieri musulmani del MILF hanno dimostrato un coraggio invidiabile oltre che solidarietà verso la popolazione cristiana colpita dal conflitto. Lo scorso settembre al Haj Murad Ebrahim, leader del gruppo, ha addirittura promesso pubblicamente di provvedere alla sicurezza delle chiese cristiane dell’isola di Mindanao.</p>
<p>La vera minaccia arriva da Est</p>
<p>I servizi segreti filippini temono però che i superstiti del califfato si stiano riorganizzando nelle foreste attorno a Marawi e siano pronti a tornare all’attacco. Per questa ragione il presidente spinge per un’approvazione rapida del disegno di legge. Qualora dovesse nascere la regione autonoma di Bangsamoro, i ribelli del MILF sarebbero il primo difficile argine da superare per i terroristi, e Duterte ha assolutamente bisogno del suo esercito altrove.</p>

<p>La vera preoccupazione del presidente non sono infatti le infiltrazioni di integralisti islamici nel Paese, e nemmeno le accuse di corruzione, la vera minaccia arriva da Est e non c’è modo di fermarla. La Cina ha messo gli occhi ormai da tempo sul Mar Cinese Meridionale e sulle sue ingenti risorse petrolifere. Quattro nazioni (si contendono il possesso dei giacimenti, ma nessuno osa competere con Pechino. Solo Duterte forte del rinnovato appoggio americano ha iniziato ad alzare la voce. Due <a href="http://www.occhidellaguerra.it/alta-tensione-nel-mar-cinese-meridionale-arrivano-le-navi-guerra-americane/">navi da guerra USA</a>, la Higgins e l’Antietam sono intento giunte nei porti di Manila per contrastare la crescente egemonia cinese. Duterte sa benissimo che il Mar Cinese Meridionale sarà il prossimo campo di battaglia tre le due superpotenze, per questo preferisce coprirsi le spalle e concedere l’autonomia ai musulmani di Bangsamoro.</p>
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		<title>I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 10:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 23 maggio di un anno fa Marawi, nell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, in concomitanza con il mese del Ramadan, si svegliava assediata dai miliziani del Maute e Abu Sayyaf, due gruppi locali affiliati allo Stato Islamico. Il loro obiettivo era quello di creare il primo Califfato nel sud-est asiatico. Il 17 ottobre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 23 maggio di un anno fa <strong>Marawi</strong>, nell’isola di <strong>Mindanao</strong>, nel sud delle <strong>Filippine</strong>, in concomitanza con il mese del Ramadan, si svegliava assediata dai miliziani del Maute e Abu Sayyaf, due gruppi locali affiliati allo <strong>Stato Islamico</strong>. Il loro obiettivo era quello di creare il primo <strong>Califfato nel sud-est asiatico</strong>.</p>
<p>Il 17 ottobre scorso, dopo cinque mesi di duri combattimenti, oltre mille morti e quasi 400mila sfollati, la città è stata liberata completamente dall’assedio dei terroristi. Ma ancora oggi, Marawi, è una città fantasma, deserta, completamente distrutta. E non del tutto bonificata dalle trappole esplosive lasciate dai jihadisti e dagli ordigni inesplosi, inclusi quelli lanciati dall’aviazione filippina durante i numerosi bombardamenti.</p>
<h2>Le preoccupazioni degli sfollati di Marawi</h2>
<p>Proprio per questo, più di 27mila famiglie non possono tornare nella loro città e sono costrette a <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/fuggiti-da-marawi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vivere ancora nei centri di evacuazione</a> forniti dal governo e dalle associazioni umanitarie nella vicina <strong>Iligan</strong>, ad una quarantina di chilometri da Marawi. E il ritorno alla normalità non sembra essere vicino.</p>
<p>Le autorità, infatti, stimano che la ricostruzione delle infrastrutture e delle abitazioni non avverrà prima del 2020. Ma è anche la modalità di riedificazione della città a preoccupare gli sfollati. Perchè, fino ad ora, non sono ben chiari quali saranno i criteri che verranno utilizzati. La paura degli abitanti, come spiega <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.theguardian.com/global/2018/may/22/marawi-one-year-siege-philippines-ghost-town-still-haunted-threat-isis" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un reportage del <em>Guardian</em></a>, è che Marawi possa diventare un centro militare o una nuova Makati – il distretto finanziario più importante delle Filippine –, modificando, di fatto, il loro stile di vita.</p>
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<p>Drieza Lininding, presidente del Moro Consensus Group, un&#8217;organizzazione della comunità locali, ha detto <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.atimes.com/article/where-will-isis-strike-next-in-the-philippines/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ad <em>Asia Times</em></a> che il governo non ha ancora avuto significative consultazioni pubbliche con la gente del posto. &#8220;Abbiamo bisogno – ha spiegato – che i residenti colpiti siano ascoltati sin dalla pianificazione dei progetti, in modo che possano rispettare le nostre convinzioni religiose e culturali&#8221;.</p>
<h2>Ricostruzione in mano alla Cina</h2>
<p>Gran parte della ricostruzione della città dovrebbe essere eseguita dal Bangon Marawi Consortium (Bmc), una joint venture guidata dalla <strong>Cina</strong>. Tra le imprese – <a href="https://www.rappler.com/nation/199388-companies-bangon-marawi-consortium-china-philippines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nove in tutto, cinque cinesi e quattro filippine</a> – troviamo la China State Construction Engineering Corporation Limited, una società gestita direttamente dal governo di <strong>Pechino</strong> che, in termini di entrate, è la più grande azienda di costruzioni al mondo. Il contratto per la riedificazione di Marawi, che ancora non è stato ufficialmente assegnato, ha un valore di 17,22 miliardi di peso filippini, circa 328 milioni di dollari.</p>
<h2>Scontri in diverse zone del Mindanao</h2>
<p>Intanto il problema dell’islam radicale nel Mindanao è tutt’altro che risolto. Per l&#8217;intelligence di Manila, infatti, sarebbero ventitré le organizzazioni armate attive legate alle bandiere nere dello Stato Islamico. <strong>Abu Sayyaf</strong> e il <strong>Bangsamoro Islamic Freedom Fighters</strong> (Biff) – separato nel 2014 dal Moro Islamic Liberation Front (Milf), la principale forza ribelle delle regione in lotta da decenni per l’autonomia – sono quelle più preparate e contano centinaia di miliziani. In questi mesi, intanto, duri combattimenti tra le truppe governative e questi gruppi sono in corso in più parti del sud del Paese.</p>
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<h2>Allarme per combattenti stranieri in arrivo</h2>
<p>L’allarme è alto anche per la concreta possibilità che i combattenti stranieri asiatici di ritorno dalla <strong>Siria</strong> e dall’<strong>Iraq</strong>, possano raggiungere il Mindanao. Secondo Zachary Abuza, esperto di sicurezza del sud-est asiatico del National War College di Washington, infatti, &#8220;quest&#8217;area continuerà ad essere una calamita per i jihadisti, anche perché alcune zone della regione non sono controllate dal governo e sono in mano ai gruppi armati&#8221;. A questo va aggiunto che l&#8217;esercito filippino, &#8220;nonostante sia più addestrato e dotato di risorse migliori rispetto al passato, non è ancora preparato al numero elevato delle minacce che deve affrontare&#8221;.</p>
<p>Le Filippine meridionali, dunque, rimangono un terreno fertile che potrebbe permettere ai miliziani islamisti di continuare la loro folle lotta in questa parte del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Violenze islamiste nelle Filippine: decapitati due contadini cristiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/ancora-violenze-islamiste-nel-sud-delle-filippine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 09:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg-.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg--300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Le violenze islamiste nell&#8217;isola ribelle di Mindanao, nel sud delle Filippine, non si fermano. Sabato 28 aprile una bomba è esplosa davanti alla chiesa di Sant&#8217;Antonio, nella cittadina di Koronadal. “L&#8217;ordigno è stato posizionato in una motocicletta parcheggiata nelle vicinanze”, ha spiegato Aldrin Gonzales, portavoce della polizia regionale. L&#8217;esplosione, avvenuta durante le celebrazioni della messa, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ancora-violenze-islamiste-nel-sud-delle-filippine.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ancora-violenze-islamiste-nel-sud-delle-filippine.html">Violenze islamiste nelle Filippine: decapitati due contadini cristiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg-.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/filippine.jpg--300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Le violenze islamiste nell&#8217;isola ribelle di <strong>Mindanao</strong>, nel sud delle <strong>Filippine</strong>, non si fermano. Sabato 28 aprile una bomba è esplosa davanti alla chiesa di Sant&#8217;Antonio, nella cittadina di Koronadal. “L&#8217;ordigno è stato posizionato in una motocicletta parcheggiata nelle vicinanze”, ha spiegato Aldrin Gonzales, portavoce della polizia regionale. L&#8217;esplosione, avvenuta durante le celebrazioni della messa, ha causato il ferimento di due persone.</p>
<p>Mentre continuano le indagini per capire il tipo di esplosivo usato, le autorità non hanno dubbi sulla matrice dell&#8217;attacco. Il sovrintendente Marcelo Morales, capo della polizia, infatti, ha subito accusato il <strong>Bangsamoro Islamic Freedom Fighters</strong> (Biff), uno dei numerosi gruppi che ha giurato fedeltà allo <strong>Stato Islamico</strong> nel Paese. Secondo Morales l&#8217;attentato potrebbe “essere stata una rappresaglia alle continue offensive della polizia e dei militari contro i terroristi islamici nella vicina provincia di Maguindanao”.</p>
<p>Il Biff, che conta centinaia di combattenti armati, molto attivi negli ultimi mesi, si è separato nel 2014 dal <strong>Moro Islamic Liberation Front</strong> (Milf) – la principale forza ribelle delle Filippine del sud in lotta da decenni per l&#8217;autonomia – dopo che ha iniziato delle trattative di pace con Manila.</p>
<p>Due contadini cristiani decapitati</p>
<p>Sempre lo scorso sabato, secondo quanto riferisce <i><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.benarnews.org/english/news/philippine/philippines-militants-04302018133811.html" target="_blank">Benarnews</a></i>, alcuni miliziani di <strong>Abu Sayyaf</strong>, un altro gruppo affiliato all&#8217;Isis, hanno decapitato due contadini cristiani nella periferia di Parang, a 140 chilometri a nord di Koronadal. Gli abitanti del villaggio hanno trovato i corpi senza testa di Ceasar Deamada Fermin, 42 anni, e Jabon Bistas, 21. A luglio del 2017, la stessa organizzazione, considerata dalle autorità la più brutale di quelle attive nella regione, ha decapitato due ostaggi vietnamiti. Mesi prima, a febbraio, la stessa sorte era capitata al tedesco<strong> Jurgen Kantner</strong>. Nel 2016, invece, a due cittadini canadesi.</p>
<p>Più di venti i gruppi combattono in nome delle bandiere nere</p>
<p>Secondo fonti dell&#8217;intelligence filippina sarebbero ventitré i gruppi armati nel sud del Paese che avrebbero giurato fedeltà allo Stato Islamico e si starebbero preparando per mettere a segno nuovi attacchi. Nell&#8217;ultimo periodo, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/fuggiti-da-marawi/" target="_blank">dopo la caduta di Marawi</a>, la città assediata dai miliziani dell&#8217;Isis per quasi cinque mesi, le autorità credevano di aver sconfitto le bandiere nere, ma così non è stato. Questi gruppi si stanno riorganizzando, anche grazie ai milioni di dollari che hanno rubato durante l&#8217;occupazione della città.</p>
<p>Preoccupazioni in tutto il sud-est asiatico</p>
<p>La preoccupazione per nuovi attentati è arrivata nei giorni scorsi anche da Lee Hsien Loong, primo ministro di Singapore. Il premier, attuale presidente dell&#8217;Associazione delle nazioni del sud est asiatico (Asean), ha affermato che “nonostante la sconfitta dei gruppi islamisti in alcuni paesi del Medio Oriente, il terrorismo rimane una minaccia reale nella nostra regione”.</p>

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		<title>L&#8217;Isis non è morto e vive nelle Filippine</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lisis-non-morto-vive-nelle-filippine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 08:01:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="957" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A quasi cinque mesi dalla conclusione della lunga ed estenuante battaglia di Marawi, in cui l’esercito filippino ha prevalso sul gruppo terroristico islamista Maute affiliato all&#8217;Isis, feroci scontri sono scoppiati in questi giorni nella Maguindanao, provincia filippina situata nella regione autonoma del Mindanao Musulmano. Secondo quanto riportato da Asia Times, che cita fonti governative, sarebbero 44 gli islamisti morti appartenenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lisis-non-morto-vive-nelle-filippine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="957" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20171019174755_24690790-1024x653.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A quasi cinque mesi dalla conclusione della lunga ed estenuante <strong>battaglia di Marawi</strong>, in cui l’esercito filippino ha prevalso sul gruppo terroristico islamista Maute affiliato all&#8217;Isis, feroci scontri sono scoppiati in questi giorni nella <strong>Maguindanao</strong>, provincia filippina situata nella regione autonoma del Mindanao Musulmano.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/isis-alive-well-philippines/"> Secondo quanto riportato da <em>Asia Times</em></a>, che cita fonti governative, sarebbero 44 gli islamisti morti appartenenti al Bangsamoro Islamic Freon Fighters che, proprio come il gruppo Maute, ha giurato fedeltà allo Stato islamico.</p>
<p>L’8 marzo, l’esercito ha affrontato la formazione jihadista nelle paludi di Datu Saudi Ampatuan, a circa cinque ore di auto da <strong>Marawi</strong>, provocando 26 morti tra le fila dei terroristi islamici e la fuga di migliaia di civili verso aree più sicure. “Lo scontro a fuoco è stato molto intenso &#8211; ha spiegato il tenente colonnello Alvin Lyog -. I terroristi sono scappati, lasciando dietro di sé ordigni esplosivi improvvisati, armi da fuoco molto potenti, munizioni e oggetti personali insanguinati”, ha aggiunto. </p>
<p>Nel Mindanao musulmano si reclutano i terroristi affiliati all’Isis</p>
<p>Nella regione autonoma nel <strong>Mindanao Musulmano</strong> soffia con forza il vento dell’estremismo islamico e delle bandiere nere, nonostante la sconfitta di Marawi. La regione è a cavallo tra cinque province in cui sono presenti formazioni affiliate all’Isis: il Biff e il gruppo Maute nella provincia di Maguindanao e di Lanao del Sur e il gruppo Abu Sayyaf nelle province di Basilan, Sulu e Tawi-Tawi. Come spiega Bong S. Sarmiento su <em>Asia Times</em>, “per oltre quattro decadi, le lotte interne all’etnia Moro finalizzate all’autogoverno musulmano hanno lasciato la regione impoverita, con il potere che passa da una famiglia all&#8217;altra in maniera dinastica”. </p>
<p>Dopo la liberazione di Marawi, il presidente filippino <strong>Rodrigo Duterte</strong> ha ammesso che i terroristi affiliati allo Stato islamico stavano ancora reclutando e arruolando nuove persone al fine di sostenere il loro progetto di stabilire un califfato nel sud-est asiatico.</p>
<p>La ricetta di Duterte: la legge marziale</p>
<p>Per sconfiggere i terroristi, il Congresso delle Filippine ha approvato il 13 dicembre scorso <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/07/22/filippine-estesa-legge-marziale-nel-sud_75ac989a-e182-45ee-b02d-b2ae50e3b0c0.html">l’estensione della legge marziale</a> nella regione di <strong>Mindanao</strong> fino alla fine del 2018, così come richiesto dal presidente Rodrigo Duterte. “La misura tesa a garantire la sicurezza pubblica ha indubbiamente richiesto un’ulteriore estensione, non solo per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, ma soprattutto per consentire al governo e al popolo di Mindanao di portare avanti il compito più ampio di risanamento e di promozione di una crescita e di uno sviluppo socioeconomico stabile&#8221;, ha commentato il <strong>presidente Duterte</strong> all’indomani dell’estensione della legge marziale, dichiarata la prima volta il 23 maggio 2017, giorno in cui il gruppo Maute ha assediato e occupato la città di Marawi, prima di essere scacciato e sconfitto lo scorso ottobre. </p>
<p>Il califfo del sud-est asiatico</p>
<p>Secondo fonti vicine ai militari, il nuovo capo dell’organizzazione terroristica <strong>Abu Sayyaf</strong>, dopo la morte di Isnilon Hapilon, è Abu Dar, autoproclamatosi califfo “dello stato islamico del sud-est asiatico”. Il nuovo califfo, un Maranao purosangue proveniente da Lanao del Sur, è tra coloro che hanno pianificato l’assedio di Marawi. Un segnale che desta preoccupazione per la stabilità dell&#8217;intera regione. </p>

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		<title>Fuggiti da Marawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 09:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>DA ILIGAN &#8211; La strada che dall’aeroporto di Cagayan de Oro, nell&#8217;isola ribelle di Mindanao, Filippine del sud, ci porta a Iligan, è piena di check-point della polizia e dell’esercito. Sullo sfondo campi di riso, palme e banani. Dopo l’attacco del 23 maggio scorso a Marawi, portato avanti dai gruppi islamisti Maute e Abu Sayyaf, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html">Fuggiti da Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>DA ILIGAN</strong> &#8211; La strada che dall’aeroporto di Cagayan de Oro, nell&#8217;isola ribelle di <strong>Mindanao</strong>, <strong>Filippine</strong> del sud, ci porta a Iligan, è piena di check-point della polizia e dell’esercito. Sullo sfondo campi di riso, palme e banani. Dopo l’attacco del 23 maggio scorso a <strong>Marawi</strong>, portato avanti dai gruppi islamisti Maute e Abu Sayyaf, organizzazioni affiliate all’<strong>Isis</strong>, con l’obiettivo di creare il primo Califfato nel sud-est asiatico, in tutta la regione è attiva la legge marziale e i controlli delle truppe governative sono minuziosi.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ltPMGuI3SrM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Gli scontri tra le forze speciali filippine impegnate sul campo per riprendere il controllo completo di Marawi &#8211; che secondo fonti governative dovrebbe arrivare a breve &#8211; e i miliziani dello <strong>Stato islamico</strong>, hanno provocato, fino ad ora, oltre 700 morti e quasi 400mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Molte di queste hanno trovato rifugio nella vicina città di<strong> Iligan</strong>, che dista meno di quaranta chilometri dal conflitto, ed è diventata il quartier generale delle istituzioni per affrontare l’emergenza.</p>
<p>“È successo tutto all’improvviso”, ci dice Marical, una ragazza di 34 anni ospite, insieme con altre mille persone, al <em>Fisheries Evacuation Center</em>. “Il 23 maggio Marawi si è riempita di uomini armati. Io ero fuori casa e non sapevo come rientrarci”, racconta mentre ha in braccio il suo bambino. “Non sapevo cosa fare. Riuscivo solo a piangere e pregare di rivedere la mia famiglia. Ero disperata. Dovevo rientrare per forza per allattare mio figlio”.  Ad un certo punto, continua la giovane donna, “ho visto alcune persone in strada e gli ho chiesto se potevo andare nella mia abitazione. Mi hanno detto di sì, ma dovevo fare in fretta. Così mi sono fatta coraggio, sono andata di corsa, ho preso il mio bambino, qualche vestito per lui, mezzo sacco di riso e sono scappata fuori dalla città”. Anche Sulyman Abdullah, 33 anni, racconta la stesse cose: “Stavo dormendo insieme alla mia famiglia quando ho sentito degli spari e sono corso in strada. C&#8217;era molta gente che scappava e ho capito che il gruppo Maute stava prendendo il controllo”.</p>
<p>I fratelli Omarkhayam e Abdullah Maute &#8211; numeri uno dell’omonimo gruppo e ideatori insieme a Isnilon Totoni Hapilon, leader di Abu Sayyaf e nominato Emiro del sud-est asiatico dai vertici dell’Isis nel 2016, dell&#8217;assalto a Marawi &#8211; sono molto conosciuti in città e la famiglia fa parte dell’élite musulmana dell’isola. L’occupazione è stata pianificata in tutti i dettagli. Nei giorni precedenti all’attacco, infatti, i miliziani dello Stato islamico hanno rifornito moschee e scuole coraniche di armi, munizioni, mezzi, acqua e cibo per resistere mesi. Le strade di accesso ai quartieri occupati sono state minate e le zone controllate sono piene di cunicoli sotterranei costruiti nel tempo.</p>
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<p>A pochi chilometri dal <em>Fisheries Evacuation</em> <em>Center</em> troviamo il centro <em>Maria Cristina</em>. Una palestra messa a disposizione delle persone fuggite dalle violenze. Scatole e vestiti fanno da divisorio. Per terra qualche coperta diventa un letto per dormire. “Sono qui dall&#8217;inizio della battaglia”, racconta Emmah, 64 anni. “Per arrivarci ho camminato più di un giorno. Quando sono arrivata nella città di Pantar, ho trovato una macchina e finalmente ho raggiunto Iligan”. Jay Malvin, un medico volontario arrivato nel Mindanao per aiutare le persone scappate dal conflitto, mentre ci accompagna all’interno della struttura, tiene a precisare che “la guerra in atto non è una questione religiosa”. Ed è così. Tra le persone fuggite da Marawi, il 95 per cento si riconosce nel Corano. Eppure, proprio come la minoranza cristiana, sono vittime dell&#8217;odio islamista.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://gabrieleorlini.com/" target="_blank" rel="noopener">Foto di Gabriele Orlini</a></p>
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		<title>Come muore un missionario</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/guerriglia-islamica-nelle-filippine/come-muore-un-missionario.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 17:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Siamo alla fine degli anni Ottanta e anche nelle Filippine del sud arriva il fondamentalismo. Il terreno è fertile, nella zona, infatti, sono già presenti numerosi gruppi musulmani con aspirazioni separatiste che hanno iniziato la loro guerra contro il governo di Manila e contro la comunità cristiana. Quel periodo se lo ricorda bene padre Sebastiano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/guerriglia-islamica-nelle-filippine/come-muore-un-missionario.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-1-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Siamo alla fine degli anni Ottanta e anche nelle Filippine del sud arriva il fondamentalismo. Il terreno è fertile, nella zona, infatti, sono già presenti numerosi gruppi musulmani con aspirazioni separatiste che hanno iniziato la loro guerra contro il governo di Manila e contro la comunità cristiana.</p>
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<p>Quel periodo se lo ricorda bene padre Sebastiano D’Ambra: “In quegli anni a Zamboanga erano presenti molti integralisti islamici che arrivavano dall’Afghanistan, molti passavano anche davanti alla casa del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) di allora. Tra loro potrebbe essere passato anche Bin Laden”. Già, perché proprio Osama Bin Laden ha avuto stretti rapporti con i jihadisti presenti nella zona. Ed è grazie al suo finanziamento di sei milioni di dollari, fatto passare attraverso alcune organizzazioni umanitarie musulmane attive nel Mindanao, che nasce Abu Sayyaf Group (ASG), la costola filippina di Al Qaeda, successivamente affiliata allo Stato Islamico.In questo clima avviene l’uccisione del missionario italiano del PIME <strong>Salvatore Carzedda</strong>, arrivato nelle Filippine nel gennaio del 1977.“La crescita del fondamentalismo in questa zona è la causa della morte di padre Salvatore”, mi spiega Sebastiano D’Ambra, che lo conosceva bene e che, molto probabilmente, era la vittima prescelta dai fanatici di Abu Sayyaf.</p>
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<p>È la sera del 20 maggio del 1992. Salvatore Carzedda sta tornando a casa dopo un incontro per promuovere il dialogo tra la comunità cristiana e quella musulmana, quando all’improvviso due persone in sella a una moto lo affiancano. Uno dei due estrae una pistola e spara otto colpi a distanza ravvicinata contro il missionario. Per padre Salvatore non c’è nessuna possibilità di scampo. Il furgone Mitsubishi sul quale sta viaggiando sbanda e finisce la sua corsa contro un palo di cemento.“Quella sera &#8211; racconta padre Sebastiano mentre ripercorriamo insieme la strada dove è stato freddato il missionario &#8211; dopo un incontro interreligioso, abbiamo fatto il punto della situazione ed io ho deciso di non far rientro a casa. Molto probabilmente il commando voleva colpire me”.Dopo l’uccisione di padre Salvatore la situazione diventa sempre più pericolosa per i cristiani. Abu Sayyaf avverte: “<strong>Come lui ne uccideremo altri</strong>”. Un giovane cattolico che incontro davanti a una bellissima chiesa in riva al mare, negli stessi luoghi dove ventiquattro anni fa è stato colpito il missionario italiano, mi dice che “<strong>ancora oggi per entrare a far parte del gruppo jihadista devi uccidere un cristiano, meglio se un prete</strong>”.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Sebastiano D’Ambra si ricorda bene le parole che gli aveva detto l’amico missionario prima di morire: “Se ci sono io o non ci sono, voi andate avanti nel percorso del dialogo”. E così ha fatto padre Sebastiano. “Da quel giorno abbiamo un motto: Padayon. Che in lingua visaya vuol dire <strong>andiamo avanti</strong>”. Una parola che testimonia la forte determinazione dei cristiani che vivono in queste terre insanguinate dall’odio fondamentalista.</p>
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		<title>Filippine: la morte dietro l&#8217;angolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/guerriglia-islamica-nelle-filippine/filippine-la-morte-dietro-langolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 09:08:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’aereo che da Manila mi sta portando a Zamboanga, la seconda città più grande del Mindanao, nelle Filippine del sud, sono l’unico straniero. Quando arrivo nel piccolo aeroporto, con più di un&#8217;ora di ritardo dall’orario previsto, ad aspettarmi c’è Sebastiano D’Ambra, un missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), arrivato in queste terre martoriate nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/guerriglia-islamica-nelle-filippine/filippine-la-morte-dietro-langolo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000-1-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell’aereo che da Manila mi sta portando a <strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?ion=1&amp;espv=2&amp;q=Zamboanga&amp;bav=on.2,or.r_cp.&amp;biw=1920&amp;bih=935&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwiV7KrLhYbMAhXHvBoKHXIqD0EQ_AUIBygC" target="_blank" rel="noopener">Zamboanga</a>,</strong> la seconda città più grande del Mindanao, nelle Filippine del sud, sono l’unico straniero. Quando arrivo nel piccolo aeroporto, con più di un&#8217;ora di ritardo dall’orario previsto, ad aspettarmi c’è Sebastiano D’Ambra, un missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), arrivato in queste terre martoriate nel lontano 1976. E da qui in avanti, sarà l’unico occidentale che incontrerò durante tutta la mia permanenza.</p>
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<p>Padre Sebastiano, settantaquattro anni, originario di Aci Trezza, in Sicilia, è un uomo del <strong>dialogo</strong>. Ha studiato l’arabo e il Corano a Roma, in Egitto e in Arabia Saudita, parla il tagalog filippino e i dialetti di queste isole meridionali, dove ha passato più della metà della sua vita. Anche se, mi dice, &#8220;sono stato costretto ad allontanarmi per due periodi&#8221;.</p>
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<p>&#8220;Quando sono arrivato &#8211; mi spiega &#8211; ho trovato la guerriglia e la situazione era molto complessa. Qui c’è un conflitto in atto tra il governo e i gruppi armati musulmani&#8221;. Padre Sebastiano, però, non si ferma alle apparenze. Si fa domande e cerca di comprendere quale sia il contesto. &#8220;Ho cercato di capire la loro realtà e la militarizzazione in atto&#8221;. Così, nel 1979, dopo un breve periodo passato nella parrocchia di Siocon, nella provincia di Zamboanga del Nord, si trasferisce in un territorio musulmano.La tensione è tanta: &#8220;In quegli anni i militari sfruttavano, abusavano ed uccidevano la popolazione locale&#8221;.Per quasi due anni padre D’Ambra diventa anche il mediatore ufficiale &#8211; riconosciuto dai militari e dalle autorità locali &#8211; fra il governo filippino e i guerriglieri musulmani del<strong> Moro National Liberation Front</strong> (MNLF).</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-202722 img-fluid" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Moro-Islamic-Liberation-Front_Il_giornale_6-3-1024x678.jpg" alt="" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Moro-Islamic-Liberation-Front_Il_giornale_6-3-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Moro-Islamic-Liberation-Front_Il_giornale_6-3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Moro-Islamic-Liberation-Front_Il_giornale_6-3-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Moro-Islamic-Liberation-Front_Il_giornale_6-3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Nel dicembre del 1979, quando i ribelli hanno sequestrato un&#8217;imbarcazione, uccidendo una decina di militari e prendendo in ostaggio venti passeggeri cristiani, ho partecipato alle difficili trattative che hanno portano alla loro liberazione&#8221;, mi racconta. &#8220;<strong>Per molti, però, stavo diventando scomodo</strong>. Mi vedevano troppo vicino ai musulmani e questo non era gradito ai militari di Marcos&#8221;.Non c’è la certezza. Ma è molto probabile che proprio i militari siano i mandanti dell’agguato avvenuto nella notte del 9 febbraio 1981, quando, per sbaglio, al posto di Sebastiano D’Ambra, viene ucciso un amico filippino del missionario. &#8220;La pallottola mi ha sfiorato ed ha colpito un giovane collaboratore&#8221;. La situazione è molto delicata e lui è costretto ad abbandonare il Paese. &#8220;Questo è stato il mio primo esilio&#8221;, mi dice.&#8221;Quando sono tornato in Italia ho avuto modo di riflettere sul futuro della mia missione, ma il mio cuore pensava sempre a Mindanao. Per questo ho iniziato a studiare l’arabo e il Corano&#8221;. Dopo tre anni, padre Sebastiano torna nelle Filippine e ha le idee chiare: vuole continuare il suo percorso nel dialogo interreligioso. In questo contesto, nel 1984, &#8220;ho fondato <strong>Silsilah. </strong>In arabo – continua il missionario &#8211; significa catena o legame. La usavano i sufi, i mistici musulmani&#8221;.<strong>Un legame tra cristiani e mondo islamico</strong> che, padre Sebastiano, nonostante le innumerevoli difficoltà, è convinto di poter costruire.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-202723 img-fluid" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-2-1024x678.jpg" alt="" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-2-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-2-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-2-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Padre-Sebastiano_1-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Ma gli agguati a Sebastiano D’ambra sono sempre dietro l’angolo</strong>. Nel marzo del 1992 un comandante del MNLF lo avverte: &#8220;Ho l’ordine di rapirti&#8221;. Viene preso per poche ore e poi, fortunatamente, viene lasciato andare. Il 20 maggio dello stesso anno scampa ad un altro attentato. Questa volta ad opera dei ribelli musulmani. Al posto suo viene ucciso un altro missionario italiano del PIME, Padre Salvatore Carzedda. La situazione è di estremo pericolo per i cristiani e gli stranieri. E Sebastiano D’Ambra deve rientrare in Italia per la seconda volta. &#8220;Ma non potevo rimanerci – mi spiega &#8211; il mio posto è qui. Per questo sono ritornato nelle Filippine&#8221;.È consapevole dei rischi che corre e in alcune zone non può più farsi vedere. &#8220;I tempi sono cambiati e anche qui, come nelle altre parti del mondo, sta crescendo l’odio&#8221;. Secondo Sebastiano D’Ambra, &#8220;<strong>C’è un piano strategico contro i cristiani a livello internazionale&#8221;</strong>.Nel Mindanao sono attivi diversi gruppi radicali islamici: il più violento è <strong>Abu Sayyaf</strong> prima legato ad Al Qaeda ed ora vicino ai tagliagole dello Stato Islamico. Ma &#8220;il problema più grosso&#8221;, mi spiega il missionario, &#8220;è che anche le persone più miti sono influenzate dai messaggi di ostilità che arrivano da alcuni leader religiosi del posto&#8221;. E per questo, &#8220;<strong>i cristiani, in alcune parti, hanno difficoltà anche ad andare a messa se non hanno la scorta armata</strong>&#8220;.La stessa scorta che anche Padre Sebastiano dovrebbe avere. Ma che ha deciso di rifiutare, perché &#8220;significherebbe mostrare di avere paura&#8221;. Ne è fermamente convinto il missionario che, infatti, ha dedicato la sua vita al dialogo interreligioso.&#8221;Bisogna far vedere il nostro coraggio&#8221;, mi dice. Un coraggio, quello che Sebastiano D’Ambra testimonia ogni giorno, tanto fuori dal comune quanto esemplare.</p>
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