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	<title>Milizie sciite Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Oct 2024 09:31:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Milizie sciite Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Iraq: gli Usa chiudono la missione nata per combattere l&#8217;Isis ma non lasciano il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-gli-usa-chiudono-la-missione-nata-per-combattere-lisis-ma-non-lasciano-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 09:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La missione internazionale a guida USA in Iraq, Inherent Resolve, terminerà nel 2026 ma le truppe americane resteranno nel Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dopo 10 anni, la coalizione a guida statunitense creata per combattere l&#8217;ISIS verrà ritirata dall&#8217;Iraq. Il governo americano e quello iracheno <a href="https://www.defensenews.com/pentagon/2024/09/27/us-task-force-to-fight-isis-in-iraq-will-end-by-2026-officials-say/">hanno annunciato</a> insieme venerdì il termine della <em>Combined Joint Task Force</em> (CJTF), meglio nota come <strong>Operazione Inherent Resolve</strong>, entro il <strong>2026</strong>. </p>



<p>Nei prossimi mesi comincerà quindi un graduale ritiro delle forze alleate che hanno combattuto l&#8217;ISIS in Siria e Iraq: 30 Paesi, dall&#8217;ottobre 2014, hanno partecipato con mezzi e personale militare alla battaglia contro lo Stato Islamico e alla formazione del personale delle forze di sicurezza irachene. Una missione che, <a href="https://dod.defense.gov/OIR/">secondo dati ufficiali</a>, solamente al 30 giugno 2017 era costata 14,3 miliardi di dollari, mentre il costo medio giornaliero era di 13,6 milioni di dollari. L&#8217;Italia ha preso parte da subito a Inherent Resolve con l&#8217;operazione <strong><a href="https://www.difesa.it/operazionimilitari/op-intern-corso/prima-parthica/default/28186.html">Prima Parthica</a></strong> (in Kuwait e Iraq), il cui scopo è quello di contribuire agli staff della Coalizione, svolgere attività di rifornimento in volo per gli assetti coinvolti nelle operazioni, effettuare missioni di ricognizione e sorveglianza aerea, ma soprattutto addestrare le forze di sicurezza curde e irachene.</p>



<p>La decisione di porre termine alla missione era prevista da mesi, cioè da dopo l&#8217;incontro del presidente americano <strong>Joe Biden</strong> con il primo ministro iracheno <strong>Mohamed Shia al-Sudani</strong> ad aprile, ma gli Stati Uniti, che hanno <strong>2500 soldati</strong> in Iraq, negozieranno con il Governo di Baghdad la loro futura presenza militare all&#8217;interno del Paese. Da quando è iniziata la guerra a Gaza lo scorso ottobre, il personale militare americano in Medio Oriente è stato sempre più al centro di attacchi armati: le varie milizie sponsorizzate dall&#8217;Iran hanno preso di mira navi e basi statunitensi, incluso un attacco che ha ucciso tre soldati appena oltre il confine siriano, in Giordania, questo gennaio. Gli attacchi, insieme al sostegno americano a Israele, hanno continuato a modificare l&#8217;impronta militare americana nella regione e ora si stima ci siano 40mila militari americani alle dipendenze del <strong>Central Command</strong> (il comando USA per il Medio Oriente e l&#8217;Asia centrale): 6mila in più del normale. Soprattutto, gli Stati Uniti hanno dispiegato un imponente dispositivo aeronavale in Medio Oriente, fatto di portaerei e relative navi di scorta, gruppi anfibi e cacciabombardieri basati a terra per essere pronti sia all&#8217;eventuale evacuazione del personale statunitense dal Libano, sia per esprimere una deterrenza credibile e scoraggiare una reazione iraniana. </p>



<p>Nonostante l&#8217;aumento del rateo di attacchi, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-colpiscono-le-milizie-irachene-legate-a-hezbollah.html">cominciati ben prima</a> dello scorso 7 ottobre, e nonostante i reiterati inviti della politica irachena a che gli USA ritirino totalmente le proprie forze dal Paese, Washington non ha intenzione di cessare la propria presenza in Iraq. </p>



<p>Già nel dicembre 2019, Baghdad e Washington avevano iniziato a discutere del ritiro parziale dal Paese delle truppe USA con compiti “<em>combat</em>”. Le massicce proteste di gennaio 2020, seguite all’escalation tra Washington e Teheran per l&#8217;uccisione del generale <strong>Qassem Soleimani</strong>, avevano fatto presagire che l’Iraq potesse uscire totalmente dal controllo statunitense: il consiglio dei rappresentanti iracheno aveva infatti approvato una misura non vincolante per “espellere tutte le truppe straniere dal Paese”, comprese quelle americane e iraniane. </p>



<p>Dopo quel voto, l’allora presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> prese la decisione, a marzo, di iniziare a ritirare le forze pur mantenendo quelle con compiti di addestramento. In quello stesso mese, infatti, la Coalizione aveva iniziato a <strong>trasferire il controllo</strong> di una serie di installazioni militari alle forze di sicurezza irachene: ad aprile quattro basi, delle tredici americane presenti nel Paese, venivano affidate agli iracheni. È cominciata così una graduale riduzione delle truppe USA in Iraq che sono passate dalle 5.200 unità di inizio 2020 a 3.500 entro la fine di quell&#8217;anno, per poi assestarsi a 2.500 a partire da gennaio 2021. Da allora, come visto, questo numero non è sostanzialmente cambiato.</p>



<p>Gli Stati Uniti pertanto intendono restare in Iraq, e non potrebbe essere diversamente: il Paese, soprattutto in questo momento storico, è molto importante per la politica estera USA in considerazione della presenza iraniana, rappresentata da milizie supportate da Teheran come <strong>Asa’ib Ahl al-Haq</strong> e altri gruppi raccolti sotto l’etichetta delle Forze di Mobilitazione Popolare. Queste milizie, come la CJTF, si oppongono allo Stato Islamico in Iraq in quanto lo scopo di Teheran è di stabilire una sua sfera di influenza continua che va dall&#8217;Iran sino al Libano.</p>



<p>Washington, nonostante l&#8217;annuncio della fine di Inherent Resolve, sembra però aver fatto tesoro della <strong>lezione appresa in Afghanistan</strong>, quando la comunicazione del ritiro definitivo delle truppe ha permesso ai talebani di organizzarsi per l&#8217;assalto finale a Kabul che ha sbaragliato le poco motivate e poco coordinate forze di sicurezza afghane: rendere noto che gli USA non intendono abbandonare l&#8217;Iraq significa evitare anche che si riconfiguri uno scenario simile.</p>
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		<title>Hezbollah, Houthi e milizie: la costellazione di forze in mano all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hezbollah-houthi-e-milizie-la-costellazione-di-forze-in-mano-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 09:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dallo Yemen all'Iraq, dal Libano alla Siria, Teheran sa come mettere pressione a forze Usa e Israele. Che ora reagiscono in modo chirurgico</p>
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<p>La tensione che ha invaso tutto il Medio Oriente e che ha come epicentro la Striscia di Gaza coinvolge soprattutto l’<strong>Iran</strong> che, in via indiretta, è protagonista su diversi fronti. La Repubblica islamica, dall’inizio del conflitto a Gaza, ha sostenuto pienamente la causa di Hamas, nonostante le divergenze ideologiche e religiose tra la sua essenza sciita e l’organizzazione palestinese di matrice sunnita. Ma oltre ai confini di Israele e dell’exclave palestinese, l’insieme delle forze legate all’Iran in tutta la regione ha avviato una serie di confronti con le forze occidentali e con quelle israeliane che hanno mostrato la rete di alleanze e di partnership di Teheran in molti Paesi dell’area. Una galassia che compone un sistema in grado di mettere a repentaglio non solo la sicurezza di Israele, ma anche la stabilità della regione, le forze occidentali (in particolare statunitensi) presenti “boots on the ground” in <strong>Medio Oriente</strong>, ma anche la stessa economia globale.</p>



<p>Il ruolo di protagonista in queste settimane lo hanno assunto gli <strong>Houthi</strong>, la milizia filoiraniana che dallo Yemen lancia droni e missili diretti contro le navi commerciali che fanno rotta verso Israele attraverso il <strong>Mar Rosso</strong>. Da Sanaa, la forza yemenita si è riuscita a imporre nel panorama internazionale nonostante anni di oblio sul conflitto che ha insanguinato il Paese: un fronte drammatico e dimenticato di quel gigantesco arco di crisi avviato con le Primavere arabe. E i 25 attacchi da novembre segnalati dal Comando centrale degli Stati Uniti (<strong>Centcom</strong>) confermano la rilevanza strategica delle forze houthi al pari della decisione di molte compagnie di navigazione di interrompere le tratte per lo stretto di Bab el-Mandeb mentre continuano a piovere missili e droni o a muoversi barchini diretti contro i cargo o verso il porto di Eilat.</p>



<p>Più a nord, a fare la voce grossa nell’equilibrio mediorientale e a ridosso dei confini israeliani è <strong>Hezbollah</strong>. Il partito-milizia di <strong>Hassan Nasrallah</strong>, che continua a minacciare lo Stato ebraico pur senza scatenare uno scontro diretto con le Israel defense forces, è impegnato da mesi in un confronto serrato con le forze israeliane, e proprio per questo motivo, sia Washington che Beirut premono sull’organizzazione sciita affinché fermi qualsiasi ipotesi di escalation militare con Israele. Hezbollah ha già perso un centinaio di combattenti: ma nonostante l’ultimo raid chirurgico che ha colpito il numero due di Hamas in una delle roccaforti del Partito di Dio a Beirut, il movimento libanese non ha ricevuto il via libera da Teheran per compiere un attacco. L’Iran sa di poter contare su un <strong>arsenale </strong>ai confini di Israele e sul Mediterraneo. Ma sa anche che il vantaggio, in questa fase, è rappresentato proprio dal fatto che Hezbollah rappresenta una minaccia strategica verso Israele. La milizia nel corso degli ultimi anni si è addestrata e si è rafforzata. La guerra in Siria ha permesso a Teheran di costruire un canale di collegamento diretto con il <strong>Libano </strong>e il Paese si è trasformato in un banco di prova fondamentale per testare la forza dell’alleanza sciita. Nasrallah, inoltre, ha saputo tessere la sua rete di alleanze: come dimostrato anche dal possibile impiego di missili antinave russi da parte del movimento.</p>



<p>Se la <strong>Siria</strong>, con l’alleato Bashar al Assad al timone di Damasco, rappresenta un solido pilastro della cosiddetta Mezzaluna sciita, a fare ora da ulteriore pilastro del sistema di alleanze iraniane sono le milizie sciite in <strong>Iraq</strong>. La tensione, anche in questo angolo di Medio Oriente, è latente da mesi. Dall’inizio della guerra a Gaza, fazioni armate irachene legate all’Iran hanno colpito o tentato di colpire la basi Usa presenti in territorio iracheno o al di là del confine siriano. E in questi giorni, ha assunto una particolare rilevanza l’attacco americano a Baghdad che ha ucciso un leader di una di queste milizie, <strong>Abu Taqwa Al-Saidi</strong>, vicecomandante del <strong>movimento Al Nujaba</strong>. Le milizie dell’Iraq hanno annunciato risposte immediate all’attacco ordinato da Washington e sono stati riportati dei droni lanciati contro un campo di addestramento vicino alla base di Al-Tanf, al confine tra Iraq, Siria e Giordania, e il campo petrolifero di al-Omar.</p>



<p>I più recenti attacchi da parte di Stati Uniti e Israele (più o meno rivendicati) hanno fatto capire che le due potenze hanno iniziato a reagire in modo più chirurgico e letale nei confronti del cosiddetto “asse della Resistenza”. Il bombardamento a Baghdad, l’omicidio di<strong> Saleh el Arouri</strong> a Beirut e prima ancora l’assassinio di Mousavi, sempre in un raid, in Siria hanno confermato la capacità dell’intelligence israeliana e di quella statunitense di individuare e colpire ovunque e in qualsiasi momento. E anche la pressione sugli Houthi sta aumentando sensibilmente, pur se tra molte difficoltà nel decollo di <strong>Prosperity Guardian</strong>. Segno che per l’alleanza sciita non è semplice mantenere questo equilibrio, rischiando di alzare troppo il tiro. Ma indizio anche di come l’Iran sia riuscito negli anni a consolidare un sistema di forze non solo fedeli alla Repubblica islamica, ma anche di incidere in modo sensibile sulla stabilità del quadrante mediorientale. Una minaccia costante e capace di infiammare l’intera regione mettendo pressione tanto allo Stato ebraico quanto alle forze Usa.</p>
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		<title>Dopo l&#8217;occupazione: il caos iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/dopo-loccupazione-il-caos-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 08:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>All’indomani del crollo del regime Baathista, le principali città dell’Iraq diventarono teatro di saccheggi e razzie negli edifici del governo e delle istituzioni pubbliche. Fu dopo la fine delle principali operazioni militari di occupazione che il bilancio delle vittime tra i ranghi americani cominciò a salire vertiginosamente fino a superare la soglia dei 3000 caduti nel 2007. Le forze di occupazione furono gravemente indebolite da continui attacchi suicidi e di guerriglia urbana, soprattutto da parte degli ex membri dell’esercito licenziati in tronco dall’amministrazione Bremer, ma ancora armati, che entrarono nelle fila dell’insurrezione sunnita. </p>
<p>La situazione economica irachena era devastata da decenni di dittatura e di dipendenza dalla vendita di petrolio come unica fonte di reddito interna, che non sopperiva che in minima parte all’enorme debito pubblico. Le guerre ingaggiate da Saddam e le conseguenti sanzioni, la soppressione dell’iniziativa privata e l’annoso isolamento dal mercato internazionale avevano messo l’Iraq in ginocchio. Nel complesso, le infrastrutture statali che erano state risparmiate dai bombardamenti della coalizione erano state saccheggiate e messe fuori uso, e la popolazione era allo stremo. I presupposti gettati prima dal regime di Saddam e poi dalle policy della Coalition Provisional Authority e l'intervento di elementi quaedisti sono infine esplosi in una guerra settaria che ha dato i natali allo Stato Islamico.</p>
<p>Contemporaneamente all’insurrezione sunnita si è venuta a creare una moltitudine di milizie sciite, in gran parte confluite poi nell’esercito del Mahdi, creato del religioso radicale sciita Moqtada al Sadr con l’obiettivo di mettere fine all’occupazione straniera dell’Iraq ma anche vendicare l’oppressione decennale esercitata dalla minoranza sunnita. A partire dal 2006 il governo americano tenta la strada dell’alleanza con alcune tribù sunnite che finanzia ed equipaggia per sottrarre forza all’insurrezione e creare il movimento Sahwa (risveglio). </p>
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		<item>
		<title>Le milizie sciite guidano le proteste in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-milizie-sciite-guidano-le-proteste-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 07:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una nuova ondata di protesta sta per scuotere l&#8217;Iraq. Questa volta, tuttavia, non si tratta delle manifestazioni antigovernative che da mesi occupano le strade del Paese. Per oggi, venerdì 24 gennaio, Muqtada Al Sadr &#8211; leader del movimento sadrista &#8211; ha indetto a Baghdad la &#8220;Marcia di un milione&#8220;, che sarà sostenuta anche dalle milizie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-milizie-sciite-guidano-le-proteste-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una nuova ondata di protesta sta per scuotere l&#8217;<strong>Iraq</strong>. Questa volta, tuttavia, non si tratta delle manifestazioni antigovernative che da mesi occupano le strade del Paese. Per oggi, venerdì 24 gennaio, Muqtada Al Sadr &#8211; leader del movimento sadrista &#8211; ha indetto a Baghdad la &#8220;<a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-iran-iraq/soleimani-killing-adds-dangerous-new-dimension-to-iraq-unrest-idUSKBN1ZL28K">Marcia di un milione</a>&#8220;, che sarà sostenuta anche dalle milizie sciite legate all&#8217;Iran.</p>
<h2>Le manifestazioni antigovernative</h2>
<p>Il primo ottobre scorso, i giovani iracheni sono insorti contro il malgoverno e la corruzione dell&#8217;élite al potere, incapace &#8211; a detta dei manifestanti &#8211; di garantire alla popolazione i <strong>servizi di base</strong> e di combattere l&#8217;alto tasso di <strong>disoccupazione</strong>. Altro motivo di malcontento che ha guidato le proteste è stato l&#8217;ingerenza estera nel Paese, rappresentata dalla presenza di truppe straniere, in particolare soldati statunitensi e milizie sciite.</p>
<p>A nulla sono valse le dimissioni (30 novembre) del primo ministro iracheno,<strong> Adel Abdul Mahdi</strong>, che rimarrà alla guida dell&#8217;Iraq fino alla nomina di un successore. Il popolo iracheno ha continuato a manifestare chiedendo a gran voce l&#8217;allontanamento di tutto l&#8217;establishment politico, come preludio di un vero e proprio rovesciamento del sistema in vigore dal 2003.</p>
<h2>La &#8220;Marcia di un milione&#8221;</h2>
<p>Oggi, tuttavia, le cose sono diverse. La nuova marcia indetta da Al Sadr, infatti, si configura come una sorta di manifestazione parallela, indipendente da quella dei giovani iracheni. A essere chiamati in piazza, questa volta, sono i sostenitori delle milizie sciite, mobilitati con il duplice scopo di forzare gli Stati Uniti a ritirare le truppe dall&#8217;Iraq e di eclissare le proteste antigovernative che minacciano il loro potere nel Paese.</p>
<p>Le proteste antigovernative degli ultimi mesi, infatti, non si sono scagliate soltanto contro il malgoverno della classe al potere, ma anche contro l&#8217;<a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-50595212">influenza dell&#8217;Iran</a> negli affari interni del Paese, rischiando di minare il ruolo delle milizie e dei leader politici sciiti.</p>
<h2>Contro gli Stati Uniti</h2>
<p>Al centro delle tensioni potrebbero trovarsi ancora una volta gli Stati Uniti. Focalizzandosi sul &#8220;nemico americano&#8221;, si teme, infatti, che i manifestanti assaltino l&#8217;ambasciata statunitense a Baghdad &#8211; rappresentanza del potere di Washington nel Paese &#8211; per la <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-stanno-perdendo-terreno-in-iraq.html">seconda volta</a> nel giro di un mese.</p>
<p>Già il 31 dicembre scorso, infatti, in seguito ai raid americaniste avevano colpito tre basi delle Kataib Hezbollah &#8211; un gruppo paramilitare iracheno sciita sostenuto dall&#8217;Iran e addestrato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener">Hezbollah</a> -, centinaia di manifestanti, fomentati dalle milizie sciite, si erano scagliati contro l&#8217;ambasciata Usa a Baghdad, in un gesto estremo di protesta contro l'&#8221;ingerenza americana&#8221; nel Paese.</p>
<p>A peggiorare la situazione, il recente incontro bilaterale tra il presidente iracheno, Barham Salih, a margine del Forum economico mondiale di Davos (22 gennaio). La decisione condivisa dai due capi di Stato di consolidare la partnership militare ed economica tra Baghdad e Washington, infatti, potrebbe amplificare la protesta contro la permanenza delle truppe statunitensi in Iraq.</p>
<p><div id="gallery_254884" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_254884 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936276_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936276_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936277_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936277_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936278_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936278_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936279_small-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936279_small-1-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936280_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936280_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936281_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936281_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936282_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936282_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936283_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936283_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936284_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936284_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936285_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936285_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936286_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936286_small-150x150.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>In un video pubblicato dopo il meeting di Davos, il leader della <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/01/iraqi-shia-armed-groups-condemn-salih-trump-meeting-200122165314447.html">Rete Khazali</a> &#8211; un gruppo paramilitare sciita iracheno -, Qais Al Khazali, ha esortato il popolo iracheno a unirsi alla marcia e ha ammonito gli Stati Uniti sulle conseguenze che ci saranno qualora decidano di &#8220;continuare a ignorare la volontà politica e pubblica dell&#8217;Iraq di espellere le truppe americane&#8221;.</p>
<p>Stesso messaggio da parte di Nasser Al Shammari, vice segretario generale del movimento iracheno Harakat Hezbollah Al Nujaba: &#8220;Ci aspettiamo un&#8217;affluenza senza precedenti. Riaccenderà la fiamma della resistenza, che non si spegnerà fino a quando non li avremo espulsi tutti dall&#8217;Iraq&#8221;.</p>
<p>Una rara unione tra i gruppi sciiti presenti in Iraq, che si è già verificata una volta dopo l&#8217;uccisione del generale iraniano <a href="https://it.insideover.com/guerra/misteri-morte-soleimani.html" target="_blank" rel="noopener">Qassem Soleimani</a> per mano americana (3 gennaio) e che, in un momento così delicato per il Paese, potrebbe precipitare l&#8217;Iraq nel caos dello scontro tra Stati Uniti e Iran.</p>
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		<title>La &#8220;terra di nessuno&#8221; dove tutti colpiscono i loro avversari</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-terra-di-nessuno-dove-tutti-colpiscono-i-loro-avversari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 11:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione israeliana]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caccia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo fonti dell&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, nella notte tra giovedì è venerdì è stato sferrato un attacco contro una milizia appoggiata dall&#8217;Iran che opera al confine tra Siria e Iraq. Sarebbero almeno otto le persone rimaste uccise durante un raid attribuito a Israele. I miliziani erano in prossimità del confine iracheno. Se confermato, potrebbe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-terra-di-nessuno-dove-tutti-colpiscono-i-loro-avversari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caccia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/caccia-sulla-pista-in-Israele-La-Presse-e1578656961987-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Secondo fonti dell&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, nella notte tra giovedì è venerdì è stato sferrato <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/iraq/.premium-eight-said-killed-in-strike-attributed-to-israel-on-iranian-backed-militia-in-syria-1.8379060?fbclid=IwAR3-XTE-KJJl7dF-Qkf2K5hVl0YeMaRrDPvbqt7OSUwH8tc3jXZwvFFNMZw">un attacco</a> contro una milizia appoggiata dall&#8217;Iran che opera al confine tra Siria e <strong>Iraq</strong>. Sarebbero almeno otto le persone rimaste uccise durante un <strong>raid attribuito a Israele</strong>. I miliziani erano in prossimità del confine iracheno. Se confermato, potrebbe essere il segnale che Tel Aviv non intente frenare la sua battaglia contro le milizie sciite nemmeno durante questa fase di &#8220;crisi&#8221; tra il suo principale alleato e l&#8217;Iran, ma sopratutto, che l&#8217;Iraq continua a svolgere il ruolo di &#8220;campo di battaglia&#8221; del Medio Oriente.</p>
<p><em>Al-Mayadeen</em>, diffusore di notizie libanese, ha immediatamente attribuito la responsabilità di questo ultimo attacco ad Israele, affermando che degli <strong>aerei non meglio identificati</strong> hanno preso di mira alcune posizioni appartenenti alle &#8220;milizie filo-iraniane&#8221; che si trovano nell&#8217;area di Boukamal, nei pressi del confine con l&#8217;Iraq. Si sarebbe trattato di armamenti &#8211; forse razzi &#8211; e veicoli che potrebbero esser stati adibiti al loro trasporto. Informazioni riportate anche da &#8220;<em>Deir Ezzor 24</em>&#8220;, un collettivo di attivisti che riporta notizie che riguardano gli accadimenti lungo la zona di confine, e che hanno scritto: &#8220;Gli aerei colpiscono camion che trasportano armi e depositi di missili balistici nella zona&#8221;. Il raid fulmineo e inaspettato avrebbe provocato &#8220;<strong>una grande esplosione</strong>&#8221; udita al confine tra Siria e Iraq &#8211; confermando che poteva trattarsi di materiale altamente esplosivo. Nessun canale ufficiale, tuttavia, ha riportato la notizia: per adesso solo riportata da <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/iraq/.premium-eight-said-killed-in-strike-attributed-to-israel-on-iranian-backed-militia-in-syria-1.8379060"><em>Haaretz</em></a>.</p>
<p>Questo ennesimo raid sarebbe solo l&#8217;ultimo di una serie di strike attribuiti all&#8217;Aviazione di Israele e che hanno sempre messo nel mirino convogli di milizie sciite che si muovono al confine Siria-Iraq o al valico di Albukamal-Qaim. Questi convogli sarebbero adibiti al <strong>contrabbando</strong> e spostamento di armi, e ogni volta che l&#8217;Intelligence israeliana riesce ad avere notizie certe, i cacciabombardieri decollano dalle piste e si portano sull&#8217;obiettivo &#8211; <a href="https://it.insideover.com/guerra/mosca-mette-in-guardia-israele-basta-raid-in-siria.html">violando qualsiasi spazio aereo e regola d&#8217;ingaggio</a>, ma portando a casa il risultato.</p>
<p>Quest&#8217;estate il <em>New York Times</em> aveva riportato la notizia che alcuni alti funzionari statunitensi avevano affermato che Israele  effettua &#8220;diversi strike&#8221; sul territorio iracheno, che in questi giorni sembra presentarsi al mondo come una sorta di &#8220;terra di nessuno&#8221;, dove tutte le potenze possono sferrare attacchi per colpire i loro &#8220;avversari&#8221;. È crescente infatti l&#8217;ansia dell&#8217;<strong>Iraq</strong>, che assistendo alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, e contando sul proprio suolo una larga diffusione di <strong>milizie sciite filo-iraniane</strong>, teme di poter diventare il campo di battaglia dove potrebbe consumarsi lo scontro diretto tra una delle più grandi potenze del Mondo, e una delle maggiori potenze del Medio Oriente.</p>
<p>Dopo l&#8217;eliminazione mirata del generale <strong>Qassem Soleimani</strong> &#8211; atterrato all&#8217;aeroporto di Baghdad e colpito da un drone killer americano &#8211; l&#8217;Iran ha risposto mettendo nel mirino dei suoi missili balistici due basi militari con personale statunitense, sempre sul suolo iracheno. Il giorno seguente, alcuni razzi sono stati sparati sulla g<em>reen zone</em> di Baghdad, rischiando di colpire l&#8217;ambasciata americana e i compound dove è alloggiato il personale militare. Ma tutto inizia ancora prima, quando una milizia legata ad Hezbollah è stata identificata come responsabile della morte di un contractor americano nella provincia di Kirkuk; e gli americani hanno risposto con un raid che ha ucciso almeno 25 persone, scatenando i manifestanti davanti all&#8217;ambasciata americana di Baghdad.</p>
<p>Se le tensioni non si allentassero, e se <strong>Donald Trump</strong> decidesse di rispondere ad ulteriori attacchi mossi dalle milizie sciite &#8211; anche se indipendenti, o almeno non riconducibili agli ordini di Teheran &#8211; l&#8217;Iraq potrebbe ritornare nel mirino dei missili di rappresaglia iraniani, e allora il governo di Baghdad, già diviso sulla scelta, potrebbe chiedere cortesemente agli Stati Uniti di &#8220;abbandonare&#8221; il campo per non fare del proprio paese un <strong>bersaglio </strong>perfetto. La telefonata tra il premier iracheno Adel Abdul Mahdi e il segretario Usa Mike Pompeo di queste ultime ore è un segnale chiaro: Baghdad vuole il ritiro delle truppe americane e il contemporaneo stop di qualsiasi ingerenza di Teheran.</p>
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		<title>Le milizie iraniane abbandonano il confine tra Siria e Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-milizie-iraniane-abbandonano-il-confine-tra-siria-e-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 08:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=225570</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Siria, è ormai iniziata la ritirata delle milizie alleate dell&#8217;Iran dal territorio di confine con l&#8217;Iraq; ma restano ancora sconosciute le località verso cui si stanno dirigendo. Fuggono preventivamente, per il timore di subire nuove perdite a causa dei frequenti attacchi che, nelle ultime settimane, hanno colpito il territorio iracheno. Stanziati nel distretto siriano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-milizie-iraniane-abbandonano-il-confine-tra-siria-e-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Al-Quds-Day-in-Iraq-La-Presse-e1566980556224-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Siria, è ormai iniziata la <strong>ritirata delle milizie alleate dell&#8217;Iran</strong> dal territorio di confine con l&#8217;Iraq; ma restano ancora sconosciute le <a href="https://en.deirezzor24.net/archives/8309">località</a> verso cui si stanno dirigendo. Fuggono preventivamente, per il timore di subire nuove perdite a causa dei frequenti attacchi che, nelle ultime settimane, hanno colpito il territorio iracheno.</p>
<p>Stanziati nel distretto siriano di Al-Bukamal &#8211; nel governatorato di Deir Ez-Zor, al confine con l&#8217;Iraq -, da lunedì scorso i proxy iraniani hanno iniziato a evacuare il loro quartier generale &#8211; che gestisce le operazioni nella zona -, alla volta di nuovi centri, più nascosti e sicuri.</p>
<p>Le attività di <strong>trasferimento</strong> sono iniziate proprio all&#8217;indomani dell&#8217;ultimo attacco che ha colpito il territorio iracheno e, in particolare, la cittadina di Al-Qaim, situata nel governatorato di Al-Anbar, proprio al confine con il distretto di Al-Bukamal.</p>
<h2>Gli attacchi aerei in Iraq</h2>
<p>Ad Al-Qaim, il 25 agosto scorso, un drone ha centrato due veicoli delle Brigate Kata&#8217;ib Hezbollah – un gruppo paramilitare sciita iracheno supportato dall&#8217;Iran, che si trova sotto l’ombrello delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) –.</p>
<p>Il bilancio delle vittime – secondo la stazione televisiva curda <em><a href="https://www.kurdistan24.net/en/news/cf4f516c-347e-408c-bb19-396e872dd751">Kurdistan24</a></em> &#8211; è stato di 6 morti, tra i quali <a href="https://www.agenzianova.com/a/5d64fdce364611.13978676/2581154/2019-08-27/siria-al-bukamal-milizie-filo-iraniane-spostano-posizioni-nel-timore-di-attacco-israeliano">Kazem Ali Mohsen</a> &#8211; noto con il nome di Abu Ali Al-Dabi &#8211; ufficiale di supporto delle Brigate nell&#8217;Iraq occidentale. Le milizie iraniane hanno invece fornito una versione contrastante, parlando di due vittime e di un ferito.</p>
<p>Quello di Al-Qaim non è che l&#8217;ultimo di una <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/lombra-di-israele-e-degli-usa-dietro-gli-strani-incidenti-in-iraq.html">serie di attacchi</a></strong> che, nelle ultime settimane, hanno centrato postazioni militari e depositi di munizioni delle Forze di Mobilitazione Popolare presenti sul suolo nazionale iracheno. Raid aerei di cui non è ancora stato individuato il regista, anche se molti vi intravedono la mano di Israele.</p>
<p>A rafforzare questa ipotesi anche le <a href="https://www.reuters.com/article/us-syria-security-explosions/israel-says-air-strike-in-syria-sent-no-immunity-message-to-iran-idUSKCN1VF0CA">dichiarazioni</a> del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che, pur non smentendo né confermando il <strong>coinvolgimento di Israele</strong> in Iraq, ha lasciato trapelare alcune informazioni che confermerebbero la veridicità delle accuse. &#8220;In nessun luogo, l&#8217;Iran è immune&#8221; – ha dichiarato Netanyahu – &#8220;Stiamo agendo in numerosi teatri contro un Paese che vuole annientarci. Le forze di sicurezza hanno avuto luce verde, oltre al compito di fare ciò che è necessario per sventare i piani dell&#8217;Iran&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;Iran controlla il confine tra Siria e Iraq</h2>
<p>Il territorio di confine tra Iraq e Siria – quasi completamente sotto il controllo delle milizie alleate di Teheran &#8211; è un&#8217;<strong>arteria vitale</strong> per l&#8217;Iran, utilizzata per il trasferimento di uomini e mezzi dalla Repubblica islamica verso i Paesi confinanti. Recenti <a href="https://www.foxnews.com/world/iran-border-crossing-syria-smuggle-weapons-oil-experts">immagini satellitari</a> (<em>Fox News</em><em style="font-size: 1rem;">) </em><span style="font-size: 1rem;">hanno rivelato che Teheran starebbe costruendo un attraversamento di confine tra la Siria e l&#8217;Iraq: una &#8220;<strong>via terrestre</strong>&#8221; per collegarsi con il Libano.</span></p>
<p>Il nuovo attraversamento, a quanto sembra da inaugurarsi all<a href="https://en.deirezzor24.net/archives/8102">&#8216;inizio di settembre</a> &#8211; sorgerebbe nell&#8217;attraversamento di confine di Al-Bukamal (in Siria) e Al-Qaim (Iraq), sostituendo il vecchio valico, distrutto durante la guerra e ancora chiuso.</p>
<p>Attraverso questo passaggio, l&#8217;Iran manterrebbe un accesso via terra per raggiungere la Siria, il Libano e il mar Mediterraneo. <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-dalla-siria-lombra-delliran.html">Teheran</a>, d&#8217;altronde, non fa mistero sull&#8217;intenzione di formare una <strong>presenza stabile</strong> in territorio siriano, per potenziare le capacità militari di Hezbollah ed estendere il fronte con Israele dal sud del Libano fino alle alture del Golan.</p>
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		<title>Adesso l&#8217;Iran vuole usare Baghdad come arma contro gli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-sfrutta-iraq-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 04:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi con i droni, che hanno colpito gli impianti petroliferi sauditi nel mese di maggio, sarebbero partiti dal sud dell&#8217;Iraq, non dallo Yemen. Questa la conclusione cui sono giunti i funzionari statunitensi, che hanno puntato il dito contro le milizie sciite sostenute dall&#8217;Iran. L&#8217;attacco in questione aveva colpito il suolo saudita il 14 maggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-sfrutta-iraq-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9591377-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli attacchi con i droni, che hanno colpito gli impianti petroliferi sauditi nel mese di maggio, sarebbero partiti <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-oil-usa/us-says-saudi-pipeline-attacks-originated-in-iraq-wall-street-journal-idUSKCN1TT2LQ">dal sud dell&#8217;Iraq</a>, non dallo <strong>Yemen</strong>. Questa la conclusione cui sono giunti i funzionari statunitensi, che hanno puntato il dito contro le milizie sciite sostenute dall&#8217;Iran.<br />
L&#8217;attacco in questione aveva colpito il suolo saudita il 14 maggio ed era stato rivendicato dagli Houthi, le milizie sciite che combattono nel conflitto yemenita e che si ritiene siano sostenute da Teheran. Tuttavia il colpo era sembrato sospetto, perché danneggiava un <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-oil-usa-iran/saudi-arabia-says-oil-facilities-near-riyadh-attacked-idUSKCN1SK0YM">asset strategico per il regno</a>, che rappresenta una via alternativa allo <strong>Stretto di Hormuz</strong> per l&#8217;esportazione di petrolio. Un&#8217;ancora di salvezza, dunque, nel caso in cui l&#8217;Iran decidesse di chiudere Hormuz in vista di un conflitto militare con gli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;attacco contro le strutture petrolifere saudite è soltanto uno dei tanti incidenti che stanno infiammando il Golfo, accrescendo la tensione tra Stati Uniti e Iran. Già in occasione dell&#8217;attacco del 14 maggio, il Ministero della Difesa saudita aveva accusato apertamente <a href="https://www.reuters.com/article/us-yemen-security-iran/saudi-arabia-accuses-iran-of-ordering-drone-attack-on-oil-pipeline-idUSKCN1SM0WJ">l&#8217;Iran di celarsi dietro l&#8217;accaduto</a>, utilizzando le sue &#8220;milizie come uno strumento per sviluppare la sua agenda espansionistica&#8221;.</p>
<p>In seguito a indagini, i funzionari americani hanno espresso perplessità sulla natura degli attacchi, affermando che sarebbero risultati &#8220;<a href="https://www.middleeasteye.net/news/us-says-saudi-pipeline-attacks-originated-iraq-not-yemen">più sofisticati dei precedenti</a> lanciati dagli Houthi&#8221;. I veri responsabili dell&#8217;attacco – secondo Washington – non sarebbero dunque le milizie yemenite, ma quelle irachene sostenute dall&#8217;Iran. In particolare, l'&#8221;Unità di mobilitazione popolare&#8221;, un&#8217;organizzazione para-statale finanziata e addestrata da Teheran che, lo scorso anno, era stata formalmente inclusa all&#8217;interno delle forze di sicurezza dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Le accuse di un attacco contro l&#8217;Arabia Saudita partito dal territorio iracheno sono state immediatamente smentite dal primo ministro dell&#8217;Iraq, <strong>Adel Abdul Mahdi</strong>, che ha negato fermamente la possibilità che i droni potessero provenire dal suo Paese. Secondo il premier e l<strong>&#8216;intelligence irachena</strong>, non ci sarebbe stato &#8220;alcun movimento di questo tipo quel giorno&#8221;.</p>
<p>Le rassicurazioni di Mahdi però non hanno soddisfatto gli Stati Uniti e il segretario di Stato americano, <strong>Mike Pompeo</strong>, ha chiesto al primo ministro iracheno di assicurarsi che il Paese mediorientale non venga utilizzato come teatro degli attacchi contro le forze americane. Da tempo, Washington sospetta che Teheran si stia preparando per sferrare un attacco contro le forze americane in Medio Oriente. Ragion per cui gli Stati Uniti stanno intensificando la loro presenza militare all&#8217;interno delle aree strategiche della regione.</p>
<p>L&#8217;escalation in corso tra Washington e Teheran potrebbe trasformare l&#8217;Iraq nel teatro di una guerra per procura. Baghdad è un importante alleato regionale di entrambi i Paesi. Già al centro degli interessi internazionali per la posizione strategica e le sue risorse energetiche, a partire dal 2003 &#8211; anno della caduta del governo dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein – è diventato il teatro di una corsa tra Usa e Iran, che si è consolidata con la necessità di combattere lo Stato islamico prima e con quella di stabilizzare e ricostruire la nazione poi.</p>
<p>Stretto tra due fuochi, il governo iracheno cerca di mantenere relazioni salde con entrambi, evitando di trovarsi al centro di uno scontro tra Iran e Stati Uniti. Tuttavia, Washington teme che proprio la presenza in territorio iracheno di milizie sciite sostenute da Teheran possa rivelarsi un&#8217;arma nelle mani della Repubblica islamica per colpire gli Stati Uniti.</p>
<p>Secondo Washington, queste milizie sarebbero già responsabili di aver attaccato gli interessi americani nel Paese mediorientale. Lo scorso maggio, un missile era stato sparato contro il <a href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-security/as-u-s-iran-tension-simmers-rocket-fired-near-iraqs-u-s-embassy-idUSKCN1SP0NL">compound dell’ambasciata americana</a> a Baghdad. Circa un mese più tardi, alcuni razzi erano stati lanciati anche contro le <a href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-security/rockets-hit-iraqi-base-hosting-us-forces-near-baghdad-military-idUSKCN1TI2L2">basi militari di Balad e Taji</a>, a nord di Baghdad, che ospitano consulenti americani e della coalizione internazionale.</p>
<p>In ogni caso, durante la sua visita in Iraq avvenuta il mese scorso, il segretario di Stato americano ha già avvertito Baghdad: &#8220;Se verranno attaccati all&#8217;interno del territorio iracheno&#8221;, ha detto Pompeo, &#8220;gli Stati Uniti <a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-iran-iraq/u-s-pressures-baghdad-over-iran-backed-militias-idUSKCN1SL0F6">agiranno per difendersi</a>, senza coordinarsi con il governo iracheno&#8221;.</p>
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		<title>La guerra in Siria si sposta in IraqUsa e Israele puntano Baghdad</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-siria-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 11:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="643" height="429" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download.jpe 643w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download-300x200.jpe 300w" sizes="auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p>
<p>Non c&#8217;è solo la Siria al centro della sfida fra blocco composto da Israele e Stati Uniti e quello rappresentato dall&#8217;Iran e dai suoi alleati. Anche l&#8217;Iraq è al centro della sfida. E anzi, proprio perché la guerra in Siria è ormai cristallizzata sul fronte di Idlib, nel problema della regione curda e con le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-siria-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="643" height="429" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download.jpe 643w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/download-300x200.jpe 300w" sizes="auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p><p>Non c&#8217;è solo la <strong>Siria</strong> al centro della sfida fra blocco composto da Israele e Stati Uniti e quello rappresentato dall&#8217;Iran e dai suoi alleati. Anche l&#8217;<strong>Iraq</strong> è al centro della sfida. E anzi, proprio perché <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">la guerra in Siria</a> è ormai cristallizzata <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/idlib-battaglia-finale/">sul fronte di Idlib</a>, nel problema della regione curda e con le continue richieste di Israele rispetto alla presenza iraniana, c&#8217;è il rischio che l&#8217;Iraq passi in secondo piano. Come se fosse possibile dimenticare che è da quel Paese che lo<strong> Stato islamico</strong> è sorto ed è da quel Paese che è nato un conflitto che ha devastato la Siria ma che ha sconvolto anche l&#8217;Iraq.</p>
<p>Ma l&#8217;Iraq non può essere dimenticato. Non solo per il conflitto in sé (devastante) ma anche perché adesso, proprio con la possibile soluzione del conflitto siriano, il Paese rischia di essere di nuovo <strong>al centro della guerra fra Iran e Israele</strong>. E le ultime novità sul fronte iracheno non inducono certamente all&#8217;ottimismo: a partire da alcune notizie che sono circolate in questi giorni e che Teheran ha prontamente smentito. Ma che dimostrano, in ogni caso, che l&#8217;occhio si sta di nuovo spostando su Baghdad.</p>
<p>I missili iraniani in Iraq</p>
<p>Alcuni giorni fa, <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-iran-iraq-missiles-exclusive/exclusive-iran-moves-missiles-to-iraq-in-warning-to-enemies-idUSKCN1LG0WB">Reuters</a></em> pubblicava la notizia che l&#8217;Iran stesse dispiegando i suoi <strong>missili balistici</strong> in Iraq attraverso le milizie sciite irachene. Le prime ricostruzioni dell&#8217;agenzia britannica citavano fonti occidentali, irachene e iraniane. &#8220;Secondo tre funzionari iraniani, due fonti di intelligence irachene e due fonti di intelligence occidentali, l&#8217;Iran ha trasferito missili balistici a corto raggio agli alleati in Iraq negli ultimi mesi&#8221;, scriveva <em>Reuters</em>.</p>
<p>Secondo le prime indiscrezioni, i missili assegnati dall&#8217;Iran ai suoi proxy iracheni sarebbero missili<strong> Zelzal</strong>,<strong> Fateh-110 </strong>e<strong> Zolfaqar</strong>. Questi missili hanno un raggio d&#8217;azione che va dai 200 ai 700 chilometri. E questa gittata è naturalmente d&#8217;interesse prioritario per gli avversari dell&#8217;Iran, in particolare Israele e Arabia Saudita.</p>
<p></p>
<p>E non a caso, Israele ha messo da subito in guardia l&#8217;Iran attraverso le parole di <strong>Benjamin Netanyahu</strong> che ha commentato queste indiscrezione dicendo che chi minaccia di cancellare Israele &#8220;si metterebbe in un pericolo simile&#8221;. Parole molto importanti, visto che, poco più a ovest, la Siria è stata ripetutamente bombardata da Israele proprio perché considerata in questo modo da Israele, cioè la base avanzata di Teheran. </p>
<p>La fonte occidentale citata da <em>Reuters</em> ha dichiarato che, dalle prime informazioni, &#8220;sembra che l&#8217;Iran abbia trasformato l&#8217;Iraq nella sua base missilistica avanzata&#8221;. Questo significa che non solo Teheran avrebbe schierato i missili, ma avrebbe soprattutto dato il via a una vera produzione di missili in territorio iracheno. Secondo la stessa fonte e una dell&#8217;intelligence di Baghdad, <strong>le fabbriche</strong> utilizzate per sviluppare missili sono ad al-Zafaraniya, a est di Baghdad, e Jurf al-Sakhar, a nord di Kerbala. Mentre una fonte iraniana ha detto che c&#8217;è una fabbrica nel Kurdistan iracheno. Le aree sono controllate dalle milizie sciite, tra cui Kata&#8217;ib Hezbollah.</p>
<p>Una conferma di quanto detto a <em>Reuters</em>, è arrivata poi da un comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane, che ha dichiarato alla stessa agenzia: &#8220;<strong>Abbiamo basi simili in molti posti e l&#8217;Iraq è uno di questi</strong>. Se l&#8217;America ci attacca, i nostri amici attaccheranno gli interessi degli Stati Uniti e i loro alleati nella regione&#8221;.</p>
<p>La smentita dell&#8217;Iran e le parole di Mike Pompeo</p>
<p><strong>Il governo iraniano ha smentito</strong> quanto detto da Reuters in questi giorni. Come riporta l&#8217;agenzia iraniana <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.irna.ir/en/News/83019414"><em>Irna</em></a>, il portavoce del ministero degli Esteri, <strong>Bahram Qasemi</strong>, ha definito <strong>&#8220;una menzogna&#8221;</strong> la notizia diffusa dai media su un invio di missili dall&#8217;Iran all&#8217;Iraq. Secondo Qasemi, &#8220;tali notizie non fanno altro che provocare il panico tra i Paesi della regione e sono in linea con la loro politica di diffusione dell&#8217;iranofobia&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Ma le smentite ufficiali dell&#8217;Iran non hanno cambiato la posizione dell&#8217;Occidente e, in particolare degli <strong>Stati Uniti</strong>. Il Segretario di Stato americano <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.google.it/search?q=mike+pompeo&amp;oq=mike+pompeo&amp;aqs=chrome..69i57j69i59j69i60l2j0l2.1847j0j7&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">Mike Pompeo</a> ha dichiarato su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/SecPompeo/status/1035917720309714944">Twitter</a> di essere &#8220;profondamente preoccupato&#8221; dalle notizie sui missili iraniani. E ha aggiunto, in maniera molto chiara, che &#8220;se fosse vero, sarebbe una grave violazione della sovranità irachena e dell&#8217;Unscr 2231&#8221;.</p>
<p>Il tweet si riferiva alla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://unscr.com/en/resolutions/doc/2231">risoluzione 2231</a> del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E non è un riferimento da sottovalutare. La risoluzione 2231 è la risoluzione Onu che approvava il piano congiunto sul <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-importante-programma-nucleare-iraniano/">programma nucleare dell&#8217;Iran</a>. Donald Trump <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-nucleare-iraniano/">ha deciso di abbandonare l&#8217;accordo</a> del 2015 perché ha accusato l&#8217;Iran di non rispettarlo e perché considerava l&#8217;accordo non confacente agli interessi degli Stati Uniti (e di Israele). Ma in questi mesi ha sempre spostato l&#8217;attenzione sul fatto che fosse l&#8217;Iran a non rispettare l&#8217;accordo. E il fatto che ora incolpi Teheran di aver violato la risoluzione, è un segnale abbastanza chiaro.</p>
<p>E prima di scrivere via Twitter queste frasi, la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert ha informato di una telefonata di Pompeo con il primo ministro iracheno <strong>Haider al-Abadi</strong> e con il vicepresidente iracheno <strong>Ayad Allawi</strong>. Con il primo ha parlato del prossimo governo iracheno e della necessità di avere un governo &#8220;nazionale&#8221;. Con il secondo si è discusso soprattutto delle relazioni tra Baghdad e i curdi.</p>
<p>L&#8217;intelligence israeliana punta l&#8217;Iraq</p>
<p>Le ultime notizie che arrivano da Israele (in particolare da siti legati all&#8217;intelligence dello Stato ebraico) sono particolarmente interessanti. Da qualche settimana, i media israeliani si concentrano <a href="https://www.debka.com/iran-masses-troops-for-controlling-iraqi-syrian-routes-soleimani-hits-defiant-iraqi-shiite-militia/">sulle operazioni delle forze sciite in Iraq</a> e sulle decisioni di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/soleimani-generale-iran/">Qasem Soleimani</a>, leader dei Pasdaran, di rafforzare la rete stradale al confine fra Iraq e Siria.</p>
<p></p>
<p>Per molto tempo, <strong>Israele ha richiesto</strong> che le forze iraniane e quelle alleate di Teheran si ritrassero dalla Siria. Ma il fatto che si parli di Iraq indica che nel mirino non c&#8217;è solo la Siria. E l&#8217;idea che circola fra Pentagono e vertici delle Israel defense forces è che nel mirino vada inserita anche la regione al di là del confine iracheno, in particolare oltre <strong>Abu Kamal</strong>. E nelle scorse settimane, si è parlato di uno strano raid contro Kathib Hezbollah. Non una novità, visto che a giungo Israele ha colpito in Siria proprio le milizie irachene legate all&#8217;Iran.</p>
<p>Nelle ore in cui avveniva il raid di agosto, finora riferito solo da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.debka.com/iraqi-shiite-militia-heavily-bombed-on-syrian-iraqi-highway-first-major-assault-on-soleimanis-forces/"><em>Debka</em></a>, John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale americano, era impegnato negli incontro in Israele e nel faccia a faccia con il suo omologo Nikolai Patrushev <a href="http://www.occhidellaguerra.it/bolton-siria-assad/">a Ginevra</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-siria-guerra.html">La guerra in Siria si sposta in IraqUsa e Israele puntano Baghdad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La rivelazione di un funzionario Usa: &#8220;Israele dietro l&#8217;ultimo raid in Siria&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-abu-kamal.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 07:14:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Raid israeliano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2100" height="1397" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3.jpg 2100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></p>
<p>Ci sono alcune novità interessanti sul misterioso bombardamento aereo che ha colpito le forze pro-siriane ad Abu Kamal. Un funzionario americano intervistato dalla Cnn ha riferito che dietro il raid che ha ucciso 38 miliziani, vi sarebbe Israele e non, come pensato all&#8217;inizio, gli Stati Uniti. Il Pentagono continua a negare di aver partecipato all&#8217;attacco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-abu-kamal.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-abu-kamal.html">La rivelazione di un funzionario Usa: &#8220;Israele dietro l&#8217;ultimo raid in Siria&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2100" height="1397" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3.jpg 2100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Israeli_F-16s_at_Red_Flag3-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></p><p>Ci sono alcune novità interessanti sul misterioso <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-damasco-accusa-gli-usa-mistero-sul-raid-anti-governativo/">bombardamento aereo</a> che ha colpito le forze pro-siriane ad <strong>Abu Kamal</strong>. Un funzionario americano intervistato dalla <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/06/18/politics/israel-us-strike-syria/index.html">Cnn</a></em> ha riferito che dietro il raid che ha ucciso 38 miliziani, vi sarebbe Israele e non, come pensato all&#8217;inizio, gli Stati Uniti.</p>
<p>Il Pentagono continua a negare di aver partecipato all&#8217;attacco <strong>al confine fra Siria e Iraq</strong>. Un portavoce della coalizione ha detto che non ci sono stati <em>strike</em> nella zona vicino ad Abu Kamal e ha detto che non ci sono prove di un&#8217;azione svolta da una forza della coalizione internazionale a guida Usa. </p>
<p>È raro che un funzionario della Difesa americana si lasci andare a commenti sulla responsabilità israeliana riguardo a un raid aereo in territorio siriano. Se lo ha fatto, evidentemente vi sono <strong>motivazioni</strong> legate alla prova della validità di un accordo preso con le controparti nel conflitto.</p>
<p></p>
<p>Ma potrebbe essere anche un segnale di non voler coprire troppo le azioni intraprese dall&#8217;aviazione israeliana, che, con questo raid, potrebbe creare molti problemi alla delicata situazione nel Sud della Siria,m dove le forze di Bashar al Assad si preparano a riconquistare le sacche ribelli di <strong>Daraa</strong>.</p>
<p>Le <strong>Israel defense forces</strong> (Idf) non hanno voluto commentare il bombardamento né le informazioni rilasciate dall&#8217;anonimo funzionario Usa. Ma questa politica israeliana non è una novità. Da sempre le Idf negano commenti specifici su azioni svolte in Siria. Il più delle volte, la ratio dietro questa scelta è nel lasciare il dubbio ai nemici e agli alleati. In sostanza, l&#8217;obiettivo è creare confusione e non dare certezze a nessuno: una guerra psicologica che serve anche per evitare condanne.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che questo raid possa essere stato compiuto da Israele non sembra essere un&#8217;ipotesi peregrina. Più volte i funzionari statunitensi e israeliani hanno detto che le <strong>milizie filo-Assad</strong> che operano tra Siria e Iraq sono legate all&#8217;Iran. E l&#8217;Iran è il bersaglio di Israele in tutto il Medio Oriente, specialmente in territorio siriano.</p>
<p></p>
<p>La differenza, rispetto alle altre volte, è che l&#8217;area è <strong>molto distante rispetto al tipico raggio d&#8217;azione israeliano</strong>. Di solito i raid dell&#8217;aeronautica israeliana si svolgono <strong>fra Damasco e Homs</strong> e hanno interessato convogli di Hezbollah o, come negli ultimi mesi, quelle che sono ritenute basi iraniane in Siria. E non è un caso che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://sana.sy/en/?p=140399">le prime ricostruzioni dei media siriani</a> abbiano parlato dell&#8217;utilizzo di un <strong>drone</strong>.</p>
<p>I jet israeliani avrebbero dovuto superare importanti ostacoli per colpire quell&#8217;area tra Al-Tanf e Abu Kamal e le difese siriane si sarebbero attivate per contrastare la violazione del proprio spazio aereo.</p>
<p>La possibile responsabilità israeliana di questa azione non deve comunque sorprendere alla luce delle recenti dichiarazioni da parte di Tel Aviv. &#8220;Agiremo &#8211; e stiamo già prendendo provvedimenti &#8211; contro gli sforzi dell&#8217;Iran per stabilire una presenza militare propria e dei suoi proxy in Siria, sia vicino al confine che nella Siria profonda. Agiremo contro questi tentativi in tutto il territorio siriano&#8221;, ha dichiarato il premier israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> in una riunione del gabinetto di sicurezza domenica scorsa.</p>
<p></p>
<p>Nel fine settimana, lo stesso Netanyahu<a href="https://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-5289594,00.html"> ha parlato al telefono</a> sia con il segretario di Stato americano <strong>Mike Pompeo</strong> sia con il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong>. E le parole del premier di Israele sono state sempre le stesse: l&#8217;Iran deve ritirarsi da tutto il territorio siriano. Il bombardamento è un messaggio rivolto sia alla Russia che agli Stati Uniti? In caso di conferma della responsabilità israeliana, la risposta è che molto probabilmente sì, Israele ha voluto lanciare un segnale chiaro.</p>
<p>Gli accordi tra gli attori del conflitto siriano stanno permettendo una sosta dei raid israeliani per evitare che si blocchi le riconquista dell&#8217;esercito siriano a Sud. Ma Israele vuole garanzie sulla fine della presenza iraniana e di <strong>Hezbollah</strong> in tutta la Siria, anche al confine con l&#8217;Iraq.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-abu-kamal.html">La rivelazione di un funzionario Usa: &#8220;Israele dietro l&#8217;ultimo raid in Siria&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al Sadr, l&#8217;ex signore della guerra che ha vinto le elezioni in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 07:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A pochi mesi dalla caduta di Saddam Hussein, un quartiere popolare di Baghdad ha cambiato nome: Saddam City, sobborgo di quasi un milione di abitanti edificato negli anni 60 per dare alloggi a persone sprovviste di abitazioni, è diventato Sadr City ed è ancora così che attualmente è chiamato. Il perché è presto detto: l’edificazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">Al Sadr, l&#8217;ex signore della guerra che ha vinto le elezioni in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A pochi mesi dalla caduta di Saddam Hussein, un quartiere popolare di Baghdad ha cambiato nome: Saddam City, sobborgo di quasi un milione di abitanti edificato negli anni 60 per dare alloggi a persone sprovviste di abitazioni, <strong>è diventato Sadr City</strong> ed è ancora così che attualmente è chiamato. Il perché è presto detto: l’edificazione del quartiere popolare ha attratto nel corso degli anni molte famiglie povere soprattutto del sud del paese, zona a maggioranza sciita. Sadr City è un quartiere di fatto sciita di Baghdad,<strong> il fatto che sia dedicato ad Al Sadr la dice lunga sulle ultime dinamiche elettorali</strong> accadute tanto nella capitale irachena quanto nel resto del paese.</p>
<p>La popolarità di Moqtada Al Sadr</p>
<p>Il vincitore delle ultime consultazioni è proprio lui, Moqtada Al Sadr: un ritorno per lui, forse anche una rivincita dopo anni in cui era caduto in qualche modo nel dimenticatoio.<strong> Il nome Al Sadr in Iraq fa sempre discutere: nemico di Saddam il padre, nemico di Usa ed Iran il figlio</strong>. Il padre di Muqtada, Muhammad Sadiq Al Sadr, era di Najaf e dunque di una delle città più importanti per gli sciiti iracheni. Figura rispettata ed anche acclamata nel mondo sciita, per l’ex rais iracheno sia lui che la sua rete che aveva costituito rappresentava una vera e propria spina nel fianco. Per tal motivo, quando la sua vita terminò proprio a Najaf a seguito di un agguato nel <strong>1999</strong>, in cui persero la vita anche due dei suoi figli, il mondo sciita iracheno si infiammò nuovamente. Sadiq Al Sadr, oltre ad essere rispettato, era un punto di riferimento per gli strati più poveri della popolazione e non a caso aveva il suo più importante seguito nella futura Sadr City.</p>
<p><strong>La sua eredità sia religiosa che politica è stata quindi presa da Moqtada</strong>, il quale quattro anni dopo la morte del padre si ritrova nel bel mezzo di un contesto radicalmente cambiato: l’intervento Usa ha scalzato dal potere Saddam Hussein il 9 aprile 2003, già la settimana successiva il suo nome appare tra gli oppositori più pericolosi alla presenza americana nel paese. Il vuoto di potere creato dalla caduta del rais, ha dato modo ad Al Sadr di accrescere la propria popolarità: assieme ai fedelissimi infatti, si è occupato di distribuire aiuti e viveri nelle zone sciite di Baghdad e nel sud del paese, promuovendo al contempo la resistenza contro le truppe straniere. Washington, prima ancora che i quadri del vecchio regime baathista, ha iniziato a temere maggiormente la figura di Al Sadr. Nel giugno 2003, il leader sciita fonda quindi la sua brigata paramilitare:<strong> l’esercito del Mahdi.</strong></p>
<p></p>
<p>I suoi miliziani sono protagonisti della ribellione contro le truppe straniere. <strong>L’apice si ha nell’aprile del 2004</strong>, quando viene chiuso il quotidiano di proprietà di Al Sadr e si giunge anche ad un tentativo di arresto dello stesso fondatore dell’esercito del Mahdi. In tutte le principali città del sud dell’Iraq, si innescano vere e proprie battaglie contro le forze della coalizione occidentale. Anche gli italiani sono stati impegnati, a <strong>Nassiriya</strong>, nella cosiddetta “battaglia dei ponti” del 6 aprile 2004. L’insurrezione sciita guidata da Al Sadr è stata poi via via repressa dalla stessa coalizione a guida Usa, anche perché l’attenzione nel paese è andata ad attestarsi soprattutto nella provincia di Al Anbar, lì dove l’estremismo di Al Qaeda iniziava a creare grossi grattacapi.</p>
<p>Anche se le attività paramilitari e para terroristiche dell’esercito del Mahdi sono proseguite fino all’agosto del 2008, <strong>in realtà si è assistito ad un progressivo passaggio dell’azione di Al Sadr dal campo militare a quello politico.</strong></p>
<p>Né con gli Usa e né con l’Iran</p>
<p>I nemici di Washinton in Iraq sono diventati altri dopo che, tra il 2003 ed il 2004, Al Sadr poteva “vantare” forse il fatto di essere secondo solo a Saddam nella lista dei principali ricercati. Questo non ha spento la popolarità dello stesso Al Sadr, il quale però progressivamente ha lasciato terreno ad altri nelle vicende politiche e militari irachene. Si dice anche che tra nel 2008 Al Sadr sia andato a studiare giurisprudenza sciita a Qom, in Iran, per fare ritorno a Najaf soltanto nel 2011. In realtà, il leader sciita stava soltanto preparando la definitiva svolta della sua attività in Iraq:<strong> l’esercito del Mahdi è diventato “Brigata della Pace”</strong>, i suoi discorsi sono rivolti non solo agli sciiti ma a tutti gli iracheni, il suo movimento assume sempre meno caratteri settari e sempre più un respiro nazionale.</p>
<p></p>
<p>Quando l’Isis incombe nel nord del paese e comanda anche su Mosul, Al Sadr accusa il governo e l’esercito di corruzione e chiama a raccolta a Baghdad migliaia di manifestanti: <strong>nelle loro mani nessun vessillo sciita o settario, solo la bandiera irachena</strong>. I suoi discorsi contro la corruzione e contro il sistema politico post Saddam attirano sempre più cittadini, anche non sciiti. Non sorprende più di tanto quindi che, alla vigilia delle elezioni dello scorso 12 maggio,<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strana-vigilia-del-voto-iraq/"> sia arrivato l’annuncio dell’alleanza tra il suo movimento ed il Partito Comunista</a>. Secondo Al Sadr, l’Iraq deve liberarsi dal gioco delle potenze straniere, dunque non solo della presenza Usa ma anche delle interferenze iraniane. L’uomo figlio di uno dei principali nemici di Saddam, capace di mettere paura a Washington subito dopo la fine del rais, si è quindi negli anni organizzato per tornare alla ribalta sotto un profilo prettamente politico.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/">E così i 55 seggi conquistati il 12 maggio</a>, spingono la sua coalizione alla maggioranza relativa in parlamento ed adesso per lui, che comunque non potrà diventare premier in quanto non candidato in prima persona al parlamento, si aprono le prospettive per un ruolo di primaria importanza nel prossimo esecutivo iracheno.</p>
<p>Le prospettive per il futuro governo</p>
<p>Sciita ma non gradito a Teheran, così come appare ovviamente essere lontano dalle posizioni Usa, <strong>Al Sadr deve trovare alleati per aspirare ad un governo guidato dalla sua lista</strong>. Guardando alle posizioni di politica estera, potrebbe sorgere in seno al variegato mondo sciita un’alleanza con il premier uscente <strong>Al Abadi</strong>, fautore di una politica dei “due fuochi” tra Teheran e Washington. Da escludere invece l’alleanza con <strong>Fatah</strong>, la lista delle ex milizie anti Isis direttamente foraggiate dall’Iran. Pur tuttavia, i discorsi di Al Sadr contro la corruzione dell’ultimo governo rischiano di non far apparire molto allettante per la sua base di militanti un governo assieme al premier uscente.</p>
<p></p>
<p>Il quadro politico iracheno è comunque molto frammentato, con i due partiti curdi tra le altre cose capaci di poter esercitare il ruolo di ago della bilancia. Di certo però,<strong> la parabola di Al Sadr appare quasi del tutto completata</strong>: da uomo guida degli sciiti a cardine di un malcontento popolare capace per la prima volta di creare liste di carattere nazionale/ideologico e non settario. Adesso ogni scenario, comunque vada, dovrà vedere l’influenza di Al Sadr all’interno dei quadri politici iracheni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">Al Sadr, l&#8217;ex signore della guerra che ha vinto le elezioni in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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