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	<title>Midterm Archives - InsideOver</title>
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		<title>Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 13:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105091124473_647066047363770cdab510243fed13ac-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da Dearborn al Queens, da Houston ad Atlanta, il voto musulmano è diventato una variabile decisiva e imprevedibile negli Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html">Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Nel cuore dell’America che tra un anno passerà dalle forche caudine delle <strong>midterm</strong>, serpeggia un’inquietudine nuova. Da Dearborn al Queens, da Houston ad Atlanta, il <strong>voto musulmano</strong> è diventato una variabile decisiva e imprevedibile. Non tanto per il peso numerico – poco più dell’1% della popolazione adulta – quanto per il suo significato politico. L’America che si specchia nelle sue urne musulmane non è più quella dell’<strong>11 settembre</strong>: è un Paese che comincia a fare i conti con la propria doppia coscienza, quella dei “noi” e dei “loro” che <strong>Mahmood Mamdani</strong>, padre del <a href="https://it.insideover.com/politica/il-volo-di-mamdani-batte-cuomo-ed-e-il-nuovo-sindaco-di-new-york.html">neoletto sindaco di New York</a>, aveva descritto vent’anni fa come la malattia costitutiva dell’Occidente post-terrorismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovani, istruiti, urbani</h2>



<p>Dopo due decenni di sospetto, discriminazione e sorveglianza, i musulmani americani sono passati dall’essere oggetto di politiche pubbliche all’essere soggetti politici. <strong>Giovani</strong>, <strong>istruiti</strong>, <strong>urbani</strong>, spesso di seconda generazione, si muovono ormai dentro la democrazia americana non come ospiti ma come interpreti. La loro partecipazione elettorale è cresciuta costantemente: nel 2016 solo sei musulmani su dieci risultavano registrati al voto, oggi quasi otto su dieci. Alle presidenziali del 2020, secondo il progetto Million Muslim Votes di EngageUSA, il 71% degli elettori musulmani registrati si recò alle urne. È un dato storico, confermato da un afflusso analogo anche alle <strong>midterm del 2022</strong>.</p>



<p>Eppure la fedeltà politica vacilla. Il Pew Research Center rileva nel 2025 che il 53% dei musulmani adulti si identifica o tende verso il Partito Democratico, ma il 42% dichiara simpatia o vicinanza al Partito Repubblicano: <strong>un equilibrio impensabile dieci anni fa.</strong> Nelle elezioni del 2024, un sondaggio del Council on American-Islamic Relations ha mostrato che più della metà degli elettori musulmani ha scelto <strong><a href="https://it.insideover.com/donne/verde-ebrea-idolo-dei-musulmani-jill-stein-lincubo-di-kamala-harris.html">Jill Stein</a></strong>, candidata dei Verdi; il 21% ha votato <strong>Donald Trump </strong>e il 20% <strong>Kamala Harris</strong>. È un terremoto politico: la comunità che un tempo era data per scontata dai Democratici si è divisa tra dissenso, protesta e ricerca di nuove coerenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una delusione morale?</h2>



<p>Dietro quei numeri non c’è una conversione ideologica, ma una <strong>delusione morale</strong>. L’appoggio al Partito Democratico si è incrinato con la <strong>guerra di Gaza</strong>, con la percezione di una doppia morale che <strong>predica diritti universali ma li applica a geometria variabile.</strong> Un’indagine dell’Institute for Social Policy and Understanding condotta nel 2024 nei tre Stati chiave – <strong>Michigan</strong>, <strong>Pennsylvania</strong> e <strong>Georgia</strong> – mostra che la maggior parte degli elettori musulmani considera la posizione di un candidato sul cessate-il-fuoco a Gaza un fattore decisivo per il voto. Nelle <strong>moschee del Midwest </strong>e nei <strong>campus del Nord-Est</strong> si parla di “coerenza”, non di identità: <strong>il voto musulmano, oggi, è meno religioso e più etico</strong>. Le nuove generazioni non vogliono essere la minoranza da proteggere, ma la cittadinanza da ascoltare.</p>



<p>Nel Michigan, dove <strong>Dearborn </strong>è la capitale simbolica dell’islam americano, questa metamorfosi si è fatta tangibile quando decine di migliaia di elettori hanno votato “<em><strong>uncommitted</strong></em>” alle primarie democratiche del 2024, rifiutando di legittimare la politica estera di Washington. È un gesto che non appartiene alla vecchia logica dell’appartenenza, ma a una nuova grammatica morale: non si vota contro, ma per un principio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geografia del voto musulmano</h2>



<p>La geografia del voto musulmano non si limita però al Midwest. A New York, nel <strong>distretto di Astoria</strong>, un giovane di origini ugandesi e indiane ha trasformato quella grammatica in linguaggio politico. <strong>Zohran Mamdani</strong> è il nuovo sindaco della città che non dorme mai . La sua elezione nel 2020, in un’area a maggioranza non musulmana, ha mostrato che un candidato islamico può vincere non in quanto “minoranza” ma come voce universale di giustizia. La sua campagna ha intrecciato temi locali e globali – alloggi, diritti dei lavoratori, Palestina – in una visione coerente.</p>



<p>In Mamdani figlio, la teoria paterna sul superamento del <strong>binomio “noi/loro”</strong> si fa prassi politica. “Noi” non è più l’Occidente ma la cittadinanza plurale che abita le sue contraddizioni; “loro” non sono più i musulmani ma le strutture di potere che perpetuano disuguaglianza e ipocrisia. “<em>Non c’è contraddizione tra essere musulmano e chiedere giustizia per tutti</em>”, ha detto in un’intervista, “<em>la fede non delimita il nostro orizzonte, lo espande</em>. In questo senso Zohran Mamdani è il laboratorio politico dell’<strong>effetto Mamdani</strong>: la traduzione pratica di un pensiero che aveva annunciato la crisi della distinzione morale su cui si era costruito l’Occidente post-11 settembre.</p>



<p>Il suo successo non è isolato. Alle ultime midterm, <strong>Ruwa Romman</strong> in Georgia, <strong>Nabeela Syed</strong> e <strong>Abdelnasser Rashid </strong>in Illinois, <strong>Salman Bhojani </strong>e <strong>Suleman Lalani</strong> in Texas hanno conquistato seggi statali e municipali, segnando una diffusione inedita della rappresentanza musulmana. La loro forza non è l’identità confessionale, ma la capacità di legare la fede a un’etica pubblica condivisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spauracchio del voto uncommitted</h2>



<p><strong>Questa trasformazione inquieta entrambi i partiti</strong>. I Democratici scoprono che l’appello ai “valori universali” non basta più se le scelte concrete li contraddicono; i Repubblicani intravedono uno spazio nuovo, ma la retorica anti-immigrazione e l’<strong>islamofobia strutturale</strong> ne limitano la credibilità. Così il voto musulmano si colloca in una zona grigia di indecisione, protesta e astensione strategica. Alle midterm del 2022, la partecipazione musulmana è stata alta ma diseguale: in <strong>Michigan</strong> l’affluenza ha superato il 70%, mentre in Pennsylvania e Georgia molti hanno scelto di non votare, non per apatia ma per <strong>disillusione</strong>. In un Paese dove la vittoria spesso si gioca su un margine di due o tre punti, quella disillusione pesa come una forza politica.</p>



<p>L’effetto più profondo non è però numerico, ma simbolico. <strong>Il voto musulmano costringe gli Stati Uniti a guardarsi allo specchio.</strong> Per la prima volta, la minoranza che era servita da misura della paura diventa misura della coscienza. La comunità che un tempo cercava accettazione chiede ora reciprocità: non di essere “integrata”, ma riconosciuta come parte dell’universale che l’America proclama. È qui che l’effetto Mamdani potrebbe manifestarsi: non come slogan, ma come metamorfosi della cittadinanza.</p>



<p>Il prossimo anno, quando gli Stati Uniti torneranno al voto per le <strong>midterm del 2026</strong>, il comportamento dell’elettorato musulmano sarà uno degli indicatori più sensibili della salute morale del Paese. Tutto lascia pensare che non assisteremo a un ritorno all’automatismo partitico. L’elettorato musulmano potrebbe scegliere tre strade diverse: l’<strong>astensione etica</strong>, il <strong>voto di protesta</strong> verso candidati indipendenti o progressisti, oppure – nei distretti dove i Democratici sapranno ascoltare – un <strong>ritorno critico ma consapevole</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove potrebbe verificarsi l&#8217;effetto Mamdani</h2>



<p><strong>Nel Michigan e in Pennsylvania</strong>, dove la mobilitazione “<em>uncommitted</em>” ha lasciato un segno, si prevede che la fedeltà democratica resti fragile: basterebbe un’assenza di segnali sul dossier Gaza per spingere migliaia di elettori verso il non voto. Nel Michigan, la densità di elettori musulmani e arabo-americani può trasformare <strong>Dearborn</strong> e <strong>Hamtramck </strong>in epicentri di una nuova cittadinanza etica: non enclave religiose, ma laboratori di pluralismo. Qui l’effetto Mamdani può concretizzarsi nella nascita di coalizioni locali tra musulmani, afroamericani, latini e giovani attivisti progressisti, capaci di ridefinire il voto non come appartenenza ma come giudizio morale sulle politiche nazionali.</p>



<p>In stati come<strong> Georgia e Texas</strong>, invece, il voto musulmano potrebbe diventare un fattore di equilibrio, soprattutto nei distretti urbani dove le coalizioni interetniche costruite dai giovani progressisti – sull’esempio di Mamdani – stanno prendendo forma. Qui, il possibile effetto Mamdani potrebbe manifestarsi come una sorpresa elettorale: un voto musulmano-latino-progressista capace di ribaltare i pronostici in distretti conservatori. Lì, dove le minoranze convivono in condizioni di marginalità ma anche di interdipendenza, la solidarietà può diventare la forma concreta di una nuova cittadinanza.</p>



<p>A <strong>New York</strong>, l’effetto è già in corso. L’esperienza di  Mamdani dimostra che il linguaggio etico e universalista elaborato all’interno di una comunità può essere adottato da altre: il suo distretto, Astoria, è diventato un microcosmo in cui la fede non divide ma articola la cittadinanza. È lì, e in città come <strong>Chicago</strong> o<strong> Philadelphia</strong>, che potremmo vedere il superamento pratico del binomio “noi/loro”: il passaggio da una politica di identità a una politica di solidarietà trasversale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html">Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa: Bernie profeta, Trump convinto, governo spento</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/usa-bernie-profeta-trump-convinto-governo-spento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 05:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<category><![CDATA[shutdown]]></category>
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<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/usa-bernie-profeta-trump-convinto-governo-spento.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. </p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo dedicato a <strong>Bernie Sanders</strong>, che ha acceso un faro su un rischio più profondo: la tenuta stessa della democrazia americana. Intervistato dalla <em>CNN</em>, il senatore del Vermont ha dichiarato di temere che i repubblicani possano rifiutare l’esito delle elezioni di medio termine del 2026 se i democratici dovessero conquistare la Camera dei rappresentanti. Non è un timore campato in aria: l’ombra del 6 gennaio 2021, quando Trump e i suoi sostenitori contestarono i risultati del voto presidenziale, resta impressa nella memoria del Paese.</p>



<p>Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>&#8211;<strong>Così l’intelligence americana sceglie di non leggere più il mondo</strong>;</p>



<p>&#8211;<strong>Usa: dalla deterrenza all’offensiva, ecco la svolta militarista di Hegseth</strong>;</p>



<p>&#8211;<strong>Governo Usa in shutdown: e Trump pensa a tagliare migliaia di dipendenti federali</strong>;</p>



<p>&#8211;<strong>Piano per Gaza: l’equilibrismo di Trump alla prova di Hamas e dei nazionalisti israeliani</strong>;</p>



<p>&#8211;<strong>Svolta per Gaza, Netanyahu approva il piano di Trump: “Hamas firmi o finiremo il lavoro”</strong>;</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Abbonatevi a InsideOver per poter ricevere InsideUsa </a>e continuate a sostenere InsideOver. Noi ci risentiamo giovedì prossimo, sempre qui.</p>



<p>Potete trovarmi su Linkedin e Instagram come <strong>Francesca Salvatore</strong> o scrivermi all’indirizzo kikkasalvatore@hotmail.it. Per qualsiasi confronto, suggerimento o curiosità, sono qui pronta a leggere e rispondere!</p>
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		<title>&#8220;E se la democrazia americana non reggesse?&#8221;, chiese il vecchio Bernie</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-se-la-democrazia-americana-non-reggesse-chiese-il-vecchio-bernie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 15:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington è ferma, il governo è chiuso, le luci di Capitol Hill restano accese solo per segnalare lo stallo. Nel silenzio surreale di un paese entrato in shutdown, una voce rompe l’apatia e scuote l’opinione pubblica: quella di Bernie Sanders. Il senatore indipendente del Vermont, figura storica della sinistra americana, non ha usato mezzi termini. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-se-la-democrazia-americana-non-reggesse-chiese-il-vecchio-bernie.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington è ferma, il governo è chiuso, le luci di Capitol Hill restano accese solo per segnalare lo stallo. </p>



<p>Nel silenzio surreale di un paese entrato in <em><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lo-shutdown.html"><strong>shutdown</strong></a></em>, una voce rompe l’apatia e scuote l’opinione pubblica: quella di <strong>Bernie Sanders</strong>. Il senatore indipendente del Vermont, figura storica della sinistra americana, non ha usato mezzi termini. «Mi preoccupa», ha detto, «che i repubblicani non accetteranno la sconfitta se i democratici conquisteranno la Camera nel 2026». Un monito che non è soltanto politico, ma quasi profetico: e se, alla prossima tornata elettorale, la democrazia  mostrasse di non saper più reggere il peso delle proprie divisioni?</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This government shut down is all about whether Republicans will get away with raising health care premiums by 75% for 20 million Americans and throwing 15 million people off their health care.<br><br>We can&#39;t allow that to happen. <a href="https://t.co/BWgqZMoUQ4">pic.twitter.com/BWgqZMoUQ4</a></p>&mdash; Sen. Bernie Sanders (@SenSanders) <a href="https://twitter.com/SenSanders/status/1972824460999934272?ref_src=twsrc%5Etfw">September 30, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Sanders ha immediatamente attirato l’attenzione di osservatori e commentatori politici: le sue parole sono arrivate in un’intervista con Kaitlan Collins della <em>CNN</em> la sera del 30 settembre, mentre a Washington si consumava una delle crisi istituzionali più gravi degli ultimi anni, con il Congresso incapace di trovare un accordo sul bilancio e il governo federale sospeso nelle ore che hanno preceduto lo shutdown. A mezzanotte, infatti, gli Stati Uniti hanno conosciuto la loro chiusura amministrativa, con migliaia di dipendenti federali mandati a casa senza stipendio, uffici chiusi e servizi pubblici ridotti all’essenziale. L’ultimo blocco risaliva al 2018-2019, quando lo scontro tra <strong>Donald Trump</strong> e il Congresso sul finanziamento del <strong>muro al confine con il Messico</strong> aveva paralizzato il paese per 35 giorni.</p>



<p>Il contesto in cui Sanders ha alzato la voce è dunque già segnato da un clima di instabilità politica. Lo <em>shutdown</em> non è solo un problema amministrativo: rappresenta un simbolo di polarizzazione estrema, incapace di produrre compromessi. Per i democratici, la responsabilità è del partito repubblicano, colpevole di voler inserire nel bilancio tagli a programmi di sanità e welfare. Per i repubblicani, invece, è l’opposizione a voler gonfiare la spesa pubblica e ad affossare qualsiasi tentativo di riforma. In questa atmosfera, Sanders ha paventato uno scenario ancora più preoccupante: la possibilità che, nel novembre 2026, in caso di vittoria democratica alla Camera dei rappresentanti, i repubblicani scelgano di contestare il risultato, <strong>insinuando dubbi su brogli</strong>, voti irregolari e riconteggi manipolati.</p>



<p>Il timore non nasce dal nulla. L’ombra del 2020 e dell’<strong>assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021</strong> grava ancora sulla democrazia americana. Allora Trump, sconfitto da Joe Biden, rifiutò di riconoscere il risultato, aprendo una stagione di cause legali in diversi stati e alimentando un clima di sospetto che culminò nelle violenze di Washington. Oggi Trump è tornato alla Casa Bianca e ha già iniziato a impostare la campagna di metà mandato come un plebiscito personale. In un messaggio su Truth Social pubblicato ad agosto, ha parlato di “successi straordinari” del Partito Repubblicano e di una imminente “grande vittoria”, arrivando a ventilare l’ipotesi di convocare una convention nazionale straordinaria del GOP appena prima delle elezioni del 2026, una mossa senza precedenti che renderebbe il voto ancor più carico di tensione politica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.realclearpolitics.com/images/rcpolling/8670/share_image.png?v=1759276800000" alt=""/></figure>



<p>Al di là delle dichiarazioni, i numeri raccontano un quadro complesso. Secondo un sondaggio<em> CNBC </em>condotto ad agosto, il 49% degli elettori preferirebbe un candidato democratico alle elezioni per la Camera, contro il 44% che sceglierebbe un repubblicano. Rilevazioni di <em>YouGov </em>e dell’Emerson College confermano margini simili, mentre un’analisi aggregata di <em>RealClearPolling </em>evidenzia che il cosiddetto “generic ballot” — l’indicatore che misura l’intenzione di voto verso un candidato democratico o repubblicano in maniera astratta — da mesi assegna ai democratici un vantaggio oscillante tra i 3 e i 5 punti percentuali. Tuttavia, gli stessi sondaggi segnalano che l’opinione pubblica è volubile e fortemente influenzata dagli eventi contingenti: la percezione della crisi economica, la gestione dello <em>shutdown</em> e la polarizzazione mediatica potrebbero rapidamente spostare il consenso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static01.nyt.com/images/2025/09/29/multimedia/2025-09-24-september-national-poll-approval/2025-09-24-september-national-poll-approval-videoSixteenByNine3000-v19.png" alt=""/></figure>



<p>Un altro nodo cruciale riguarda la <strong>mappa elettorale</strong>. In Texas, il Partito Repubblicano ha promosso una nuova ridistribuzione dei distretti che aumenterebbe i seggi sicuri per il GOP da 25 a 30. La mappa è già finita in tribunale, accusata di costituire un esempio di gerrymandering razziale e politico che riduce il peso elettorale delle minoranze afroamericane e ispaniche. Secondo un recente studio accademico pubblicato su arXiv, la combinazione di polarizzazione geografica e interventi legislativi di ridisegno ha ridotto drasticamente il numero di circoscrizioni competitive tra il 2010 e il 2020, consolidando <strong>un sistema sempre più rigido e meno aperto a sorprese elettorali</strong>. In pratica, la maggior parte delle elezioni si decide in poche decine di distretti, mentre il resto del paese resta saldamente nelle mani di un partito o dell’altro.</p>



<p>Storicamente, le elezioni di medio termine penalizzano quasi sempre il partito che occupa la Casa Bianca. Dal 1946 in poi, in media, il partito del presidente ha perso 26 seggi alla Camera e quattro al Senato. Ci sono eccezioni, come nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush, ma restano casi rari. Per questo motivo, la previsione di Sanders appare ancora più significativa: non solo mette in discussione la capacità del Partito Repubblicano di accettare una sconfitta, ma indica che i democratici potrebbero davvero avere margini per guadagnare terreno, contrariamente alla tendenza storica.</p>



<p>Il quadro complessivo è quello di <strong>una democrazia sotto stress</strong>. Da una parte, un’amministrazione Trump che cerca di consolidare il potere attraverso strategie aggressive, dalla ridefinizione dei distretti elettorali a una comunicazione polarizzante; dall’altra, un’opposizione democratica che fatica a trovare una leadership unitaria e si affida a figure storiche come Sanders per denunciare i rischi di derive autoritarie. In mezzo, un paese segnato da profonde divisioni economiche e sociali: il 63% degli americani, secondo Gallup, ritiene che le disuguaglianze siano oggi più gravi di dieci anni fa, e solo il 27% dichiara fiducia nel Congresso, uno dei livelli più bassi mai registrati.</p>



<p>Le prossime tappe saranno decisive. Le <strong>elezioni locali in Virginia e New Jersey</strong>, previste per novembre 2025, offriranno una prima indicazione sul clima politico. Nel frattempo, i tribunali dovranno pronunciarsi sulla validità delle nuove mappe elettorali in Texas e in altri stati chiave, decisioni che potrebbero spostare l’equilibrio di decine di seggi alla Camera. Tutto questo avverrà mentre lo <em>shutdown </em>continua a paralizzare il governo federale, alimentando la percezione di un sistema incapace di funzionare.</p>



<p>In questo contesto, le parole di Sanders assumono un peso particolare. Non si tratta solo di un avvertimento astratto, ma della fotografia di un rischio reale: che il 3 novembre 2026, di fronte a una sconfitta, un grande partito scelga di non riconoscere l’esito delle urne, aprendo una stagione di contenziosi, manifestazioni di piazza e potenzialmente nuove crisi istituzionali. La democrazia americana ha già superato prove dure, ma la combinazione di polarizzazione estrema, sfiducia istituzionale e radicalizzazione politica rende la prossima tornata elettorale un appuntamento che non solo deciderà la composizione del Congresso, ma metterà alla prova la tenuta stessa delle istituzioni repubblicane.</p>
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		<title>InsideUsa &#8211; sweet home, alabama!</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/s.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 04:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="750" height="414" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/trump-2546104_1280-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/trump-2546104_1280-1.jpg 750w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/trump-2546104_1280-1-600x331.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/trump-2546104_1280-1-300x166.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/s.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono <strong>Francesca Salvatore</strong> e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un approfondimento sulla battaglia per il quartier generale dello <strong>U.S. Space Command</strong>, che lascerà definitivamente il Colorado per trasferirsi a Huntsville, Alabama. Una decisione che chiude un braccio di ferro durato anni, attraversato da valutazioni militari, rapporti ispettivi e colpi di scena politici.</p>



<p>Inoltre, ho selezionato per voi alcuni argomenti interessanti:</p>



<p>-Gli Usa bombardano i narcos al largo del Venezuela: aria di guerra e scintille con Maduro;</p>



<p>-L’oro batte i titoli Usa;</p>



<p>-Washington, Apple e Londra: la sovranità digitale sotto pressione;</p>



<p>-Washington Post: svelato il piano di Usa e Israele per Gaza, la “Riviera del Medio Oriente”;</p>



<p>-Nucleare sulla Luna: il reattore con cui gli USA vogliono blindare la supremazia spaziale.</p>



<p><a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://it.insideover.com/abbonamenti-standard&amp;ved=2ahUKEwiol7rHor6PAxVDg_0HHbz2ACQQFnoECBkQAQ&amp;usg=AOvVaw0tqUSbQrDIFkO2FkBHHt8L">Abbonatevi a <strong>InsideUsa</strong></a> e continuate a sostenere InsideOver. Noi ci risentiamo giovedì prossimo, sempre qui.</p>



<p>Potete trovarmi su Linkedin e Instagram come Francesca Salvatore o scrivermi all’indirizzo kikkasalvatore@hotmail.it. Per qualsiasi confronto, suggerimento o curiosità, sono qui pronta a leggere e rispondere!</p>
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		<item>
		<title>America’s Bitter Divisions Continue: The Impact of the 2022 Midterm Elections</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/americas-bitter-divisions-continue-the-impact-of-the-2022-midterm-elections.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 07:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=375779</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-2048x1354.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nearly a week after the official election day in the United States the outcome for the House of Representatives was still not entirely clear, although the Democratic Party will retain control of the Senate, and only eight week after the elections the Republicans have confirmed the narrow victory in the House.  Depending on the results &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politics/americas-bitter-divisions-continue-the-impact-of-the-2022-midterm-elections.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/AYRPssYe4GW_GqUYmP52_ANSA-2048x1354.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nearly a week after the official election day in the United States the outcome for the House of Representatives was still not entirely clear, although the Democratic Party will retain control of the Senate, and only eight week after the elections the Republicans have confirmed the narrow victory in the House.  Depending on the results of the December 6 Senate runoff election in Georgia, the party will have either a one-seat majority in that chamber or Vice President Kamala Harris will hold the tie-breaking vote.  Whichever side finally prevails in the extraordinarily close votes for control of the House, that party’s working majority will be razor thin.  The American public remains closely and bitterly divided.</p>



<p>On balance, the Republican Party’s election strategy failed, despite impressive victories in Florida and Ohio.&nbsp; GOP candidates tried to highlight the country’s high inflation rate (the worst in 4 decades), a disturbing spike in violent crimes, the massive influx of illegal immigrants, and a variety of cultural issues.&nbsp; Given the worsening economic environment (not to mention the other problems), the election logically should have been a major victory for Republican candidates and a rebuke to President Joe Biden’s administration and the Democratic Party.&nbsp; Yet that result did not occur.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In one sense, the failure of the Republican Party’s tactics was an encouraging development.&nbsp; Much of the GOP’s rhetoric was uncaring, if not bigoted.&nbsp; The notion that transgender children and their parents who seek medical advice and assistance somehow pose a <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2022/03/21/republican-trans-sports-texas-idaho-lgbtq/">dire threat</a> to American civilization was deeply offensive.&nbsp; So, too, was the notion that immigrants from desperately poor countries in Central America coming to the United States to fill entry-level job openings that often had gone begging for months was a <a href="https://americasvoice.org/blog/republicans-continue-to-warn-of-an-invasion-at-the-southern-border-that-doesnt-exist/">dangerous criminal invasion</a>.&nbsp; The GOP’s position on those issues, as well as the party’s embrace of the controversial U.S. Supreme Court decision rescinding the right to obtain an abortion, mobilized pro-Democratic voters to such an extent that their ballots neutralized the Republican Party’s advantages on economic and crime issues.</p>



<p>Although the Democratic Party’s strategy proved more effective, one aspect of that successful strategy is ominous and worrisome.&nbsp; Biden and his followers repeatedly insisted that their political opponents were racists, fascists, and an outright threat to democracy itself in the United States.&nbsp; It was the explicit theme of Biden’s September 1 <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/speeches-remarks/2022/09/01/remarks-by-president-bidenon-the-continued-battle-for-the-soul-of-the-nation/">speech at Independence Hall</a> (with <a href="https://images.search.yahoo.com/yhs/search?p=Biden%27s+speech+at+Independence+Hall&amp;fr=yhs-trp-001&amp;type=Y143_F163_201897_102620&amp;hspart=trp&amp;hsimp=yhs-001&amp;imgurl=https%3A%2F%2Fa57.foxnews.com%2Fstatic.foxnews.com%2Ffoxnews.com%2Fcontent%2Fuploads%2F2022%2F09%2F640%2F320%2Fbiden-speech2.jpg%3Fve%3D1%26tl%3D1#id=2&amp;iurl=https%3A%2F%2Fa57.foxnews.com%2Fstatic.foxnews.com%2Ffoxnews.com%2Fcontent%2Fuploads%2F2022%2F09%2F640%2F320%2Fbiden-speech2.jpg%3Fve%3D1%26tl%3D1&amp;action=click">creepy red lighting</a> ) and at Washington’s Union Station <a href="https://www.cnn.com/2022/11/02/politics/read-joe-biden-speech-democracy-midterm-elections/index.html">during the closing days</a> of the election campaign.&nbsp; Merely raising questions about the 2020 U.S. presidential election became outright “election denial” in the administration’s version of events.&nbsp; The January 6 incident at the U.S. Capitol was not merely a nasty, farcical riot, according the White House and <a href="https://www.usatoday.com/story/opinion/voices/2021/05/13/jan-6th-insurrection-greater-danger-democracy-than-9-11-column/5057119001/">its media allies</a>, it was an outright, extremely dangerous insurrection.&nbsp; Such exaggerations smacked of the ugly tactics that Senator Joseph McCarthy and his followers used to smear left-wing political and ideological opponents as a menace to democracy during the Cold War.</p>



<p>The lack of meaningful losses for the Democrats in the midterm elections makes it likely that the party will continue to employ such a toxic approach in future political campaigns.&nbsp; However, succumbing to that temptation will make it even harder than it has been to restore civility to America’s political discourse.&nbsp; The United States may well become an ever more angry, polarized society over the long term, and that development is not healthy either for the United States or the world.</p>



<p>Given the nearly even split in Congress, with neither party having a clear mandate, there are unlikely to be many significant changes in domestic policies.&nbsp; A legislative stalemate is the most probable outcome, with President Biden then resorting to an <a href="https://www.federalregister.gov/presidential-documents/executive-orders/joe-biden/2021">even greater use</a> of executive orders—a tactic of dubious constitutional validity when used to implement broad policy initiatives, despite the absence of congressional legislation.&nbsp; Biden’s fondness for such measures has already sparked intense opposition and <a href="https://nypost.com/2022/09/27/bidens-400-billion-student-loan-bailout-faces-lawsuit-arguing-order-is-lawless/">multiple court suits</a>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Foreign policy is the one area in which bipartisanship is likely to prevail, but that is not necessarily a good situation.&nbsp; On policy toward the People’s Republic of China (PRC), for example, both parties have vied to see which one can create the image of <a href="https://www.chinausfocus.com/foreign-policy/the-bipartisan-race-to-be-tough-on-china">being tougher</a> on Beijing.&nbsp; That form of bipartisanship has already led to multiple, risky gestures of greater U.S. support for Taiwan.&nbsp; A major example was House Speaker Nancy Pelosi’s high-profile visit to Taipei in July, a trip that received <a href="https://www.axios.com/2022/08/02/pelosi-taiwan-trip-senate-republicans">widespread praise from Republicans</a> who had never made a favorable comment about Pelosi on any other issue.&nbsp; Bipartisan support for coercive trade and other economic policies toward Beijing also is strong and rising as well.&nbsp; The trend toward a more confrontational policy on multiple issues, heightens the risk of a dangerous U.S.-PRC clash.</p>



<p>Bipartisan support for Washington’s network of military alliances and a highly activist foreign policy elsewhere in the world also will continue largely intact, although Republicans have become somewhat disenchanted with regime-change wars and nation-building ventures in the aftermath of the debacle in Afghanistan.&nbsp; There also is <a href="https://thehill.com/homenews/3717304-more-republicans-opposed-to-continued-ukraine-aid-survey/">some GOP dissent</a> about aspects of the Biden administration’s Ukraine policy.&nbsp; However, that dissent in Congress seems confined to not giving Kyiv a <a href="https://news.yahoo.com/mccarthy-no-blank-check-ukraine-201152336.html?fr=yhssrp_catchall">“blank check”</a> in terms of U.S. support and insisting on better monitoring and accountability about where U.S. financial assistance and weaponry has gone.&nbsp; There is little opposition to the overall policy of supporting Ukraine in its war against Russia.</p>



<p>The days of strong opposition from some portions of the Democratic Party to bloated Pentagon budgets also appear to be over.&nbsp; Most Democrats in Congress have endorsed the administration’s extremely generous outlays, and <a href="https://theintercept.com/2021/09/03/democrats-defense-industry-military-budget/">many have even embraced</a> GOP amendments adding billions of dollars to the proposed budgets coming from the White House.&nbsp; As the United States is on track to <a href="https://www.19fortyfive.com/2022/07/defense-budgets-approach-a-trillion-dollars/">break the $1 trillion mark</a> for military spending in the next few years, bipartisan support for such a financial hemorrhage remains intact.</p>



<p>The bottom line is that the U.S. midterm elections will have relatively little impact on the substance of either Washington’s domestic policies or foreign policies.&nbsp; Change in the former will be difficult to achieve because of the thin governing majorities in both chambers of Congress.&nbsp; Change regarding the latter is even less likely, given the suffocating bipartisan consensus in favor of activist, frequently militarized, approach to world affairs.&nbsp; Populations in other countries have reason to view those situations with growing unease.</p>



<p><strong>Ted Galen Carpenter, a senior fellow in defense and foreign policy studies at the Cato Institute, is the author of 13 books and more than 1,100 articles on international affairs.  His latest book is <em>Unreliable Watchdog: The News Media and U.S. Foreign Policy</em> (2022).     </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politics/americas-bitter-divisions-continue-the-impact-of-the-2022-midterm-elections.html">America’s Bitter Divisions Continue: The Impact of the 2022 Midterm Elections</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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