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		<title>Alle radici del trionfo di Erdogan:  le roccaforti della Turchia profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alle-radici-del-trionfo-di-erdogan-le-roccaforti-della-turchia-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 06:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[mhp]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Recep Tayyip Erdogan ha vinto nettamente le elezioni presidenziali in Turchia e si appresta ad affrontare il primo mandato da leader del Paese dopo la riforma costituzionale del 2017, che ha espanso notevolmente i poteri del capo dello Stato e ridotto le prerogative di un Parlamento che, in ogni caso, la coalizione pro-Erdogan, denominata &#8220;Alleanza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alle-radici-del-trionfo-di-erdogan-le-roccaforti-della-turchia-profonda.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha vinto nettamente le elezioni presidenziali in Turchia e si appresta ad affrontare il primo mandato da leader del Paese dopo la riforma costituzionale del 2017, che ha espanso notevolmente i poteri del capo dello Stato e ridotto le prerogative di un Parlamento che, in ogni caso, la coalizione pro-Erdogan, denominata &#8220;Alleanza del Popolo&#8221;, controllerà con 344 seggi su 600, di cui 295 dell&#8217;Akp del presidente e 49 del movimento ultranazionalista Mhp.</p>
<p>Con il 52,6% dei suffragi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://time.com/5320607/turkey-elections-results/" target="_blank">Erdogan ha potuto vincere al primo turno</a> ed evitare l&#8217;insidioso ballottaggio contro il quotato candidato dell&#8217;opposizione Muharrem İnce, fermatosi poco oltre il 30%. Quest&#8217;ultimo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agi.it/blog-italia/uno-sguardo-oltre-il-bosforo/erdogan_presidente_turchia_elezioni-4068701/post/2018-06-25/" target="_blank">riporta l&#8217;<em>Agi</em></a>, non ha voluto spingere sino in fondo la polemica per i presunti <strong>brogli elettorali</strong> e ha accettato il risultato elettorale, &#8220;dato che i brogli non avrebbero potuto riguardare milioni di voti. Poi ha confermato il suo impegno di politico, dicendo che rimarrà in politica finché in Turchia non ci sarà l’eguaglianza&#8221;. </p>
<p>Le radici del trionfo di Erdogan sono innestate nella <strong>Turchia profonda</strong>, nelle roccaforti anatoliche in cui negli ultimi quindici anni l&#8217;Akp ha potuto beneficiare dei dividendi della <strong>crescita economica</strong> e valorizzare politicamente il forte afflato conservatore della società locale cavalcato da Erdogan a livello nazionale. Di fatto, il quindicennio di potere dell&#8217;Akp ha prodotto un radicale mutamento nella società turca, specie delle fasce su cui si innesta il consenso a Erdogan.</p>
<p>La sorprendente performance dei &#8220;Lupi&#8221; dell&#8217;Mhp e il consolidamento della roccaforte anatolica sono infatti le due chiavi di lettura di un trionfo che è percepibile nella sua ampiezza dalla semplice osservazione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-elections-2018/" target="_blank">mappa interattiva di </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-elections-2018/" target="_blank">Hurriyet,</a> </em>in cui l&#8217;arancio dell&#8217;Alleanza del Popolo predomina ovunque fuorché nelle aree curde e nelle regioni rivierasche della Turchia occidentale.</p>
<p>L&#8217;estrema destra dell&#8217;Mhp porta Erdogan alla maggioranza assoluta</p>
<p>Rispetto alle previsioni bisogna in primo luogo segnalare il sorprendente risultato del Partito del Movimento Nazionalista (Mhp), la componente più destrorsa del panorama politico turco, fautrice di un accentuato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.turkeyanalyst.org/publications/turkey-analyst-articles/item/153-could-the-mhps-turkish-islamic-synthesis-challenge-the-akps-hold-on-power?.html" target="_blank">nazionalismo etno-religioso</a>, del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://web.archive.org/web/20150104161345/http://www.todayszaman.com/newsDetail.action;jsessionid=3Ghv60BSd63UASpRJxK9ZPhJ?newsId=194568&amp;columnistId=0" target="_blank">panturchismo</a> e di posizioni radicali in materia di diritti sociali. A lungo critico del sistema clientelare di potere dell&#8217;Akp, l&#8217;Mhp ha recentemente voluto sfruttare il nuovo corso della società turca, in via di transizione dal kemalismo all&#8217;erdoganismo, per <a href="https://www.reuters.com/article/us-turkey-election-regulation/erdogans-akp-says-to-ally-with-nationalists-for-2019-elections-idUSKCN1G52DP" target="_blank">coalizzarsi con la formazione di Erdogan</a> e accentuarne la virata verso destra.</p>
<p>Dopo l&#8217;alleanza con l&#8217;Akp in vista del referendum costituzionale del 2017, la base Mhp aveva sussultato contro Devlet Bahçeli, leader del partito dal 1997, accusato di voler sacrificare i destini della formazione alle sue ambizioni di potere personali in un futuro governo di coalizione. Dalle tensioni interne era partita la scissione guidata dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno<strong> Meral Aksener</strong>, che si era presentata alle recenti presidenziali in testa al partito Iyi e puntava a drenare verso le opposizioni buona parte dei suffragi dell&#8217;ala politica del movimento dei &#8220;Lupi grigi&#8221;.</p>
<p>Così non è stato. La Aksener ha conquistato solo il 7,3% dei suffragi nella corsa alla presidenza e l&#8217;Mhp, al netto della scissione, ha perso solo 35mila voti nelle elezioni parlamentari rispetto al voto del novembre 2015, conquistando l&#8217;11,10% contro il 10% di Iyi. Il rischio, per l&#8217;Mhp, era che l&#8217;abbraccio con Erdogan si rivelasse mortale e il partito finisse fagocitato dall&#8217;Akp. Anticipando i tempi dell&#8217;alleanza al referendum, Bahçeli ha vinto la sua scommessa e a queste elezioni può di diritto rivendicare i propri meriti nel successo del <em>Reis.</em></p>
<p>Erdogan trionfa in Anatolia e sfonda nelle città</p>
<p>Nel contesto del voto presidenziale, la coalizione pro-Erdogan si è imposta in maniera travolgente in un&#8217;ampia fascia del Paese, estendendo in maniera significativa il suo consenso oltre quel livello di guardia che l&#8217;esito del referendum del 2017, vinto con uno scarto inferiore al 3%, aveva lasciato presagire.</p>
<p>Di fatto, il successo di Erdogan è frutto del combinato disposto tra l&#8217;arroccamento dei centri di potere dell&#8217;Akp in Anatolia e un avanzamento nelle principali aree urbane. </p>
<p>Se si escludono Edirne e Izmir, dove İnce ha superato il 50%, tutte le grandi città hanno votato per Erdogan, che ha conquistato il 51,5% nella capitale Ankara, il 50% a Istanbul, il 44% a Adana e Kars, circa il 43% a Kars. Questo ha respinto il fronte anti-Erdogan nelle ridotte occidentali e nelle aree curde, mentre tra Istanbul e Elazig, al confine col Kurdistan turco, si estende un&#8217;ampissima regione in cui il Presidente ha conquistato la maggioranza assoluta con percentuali imbarazzanti. Tra i picchi più alti quelli di Konya (74,2%) e Sivas (72,3%): l&#8217;Anatolia che nell&#8217;era Erdogan ha conosciuto crescita e modernizzazione ha messo da parte le gravi polemiche sul commissariamento della democrazia, la deriva autoritaria e il declino del laicismo, premiando Erdogan ben oltre le sue stesse aspettative.</p>

<p>Tutto ciò segnala un dato importante: il consenso al <em>Reis, </em>nel suo Paese, esiste ed è sentito. Per cavalcarlo in maniera più ottimale, Erdogan ha optato per una virata ancora più estrema attraverso la sinergia per l&#8217;Mhp. La deriva autoritaria del potere, in Turchia, preoccupa, ma ancora più significativa è la svolta plebiscitaria dell&#8217;evento elettorale e il cambio di prospettiva che ha coinvolto la società turca nel suo complesso. Se per Erdogan e l&#8217;Akp dovesse subentrare una fase di flessione, sarebbe preoccupante sapere su chi si orienterebbero in futuro i consensi della popolazione.</p>
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		<title>Una &#8220;lupa&#8221; vuole pensionare Erdogan Ma la via per Ankara è tutta in salita</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/meral-aksener-iyi-parti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 07:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[mhp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-1024x778.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È una sala gremita ad accogliere ad Ankara la nascita di un nuovo partito turco, acclamandone a fine ottobre la fondatrice come prossimo primo ministro. Una sala a cui Meral Akşener, un passato da primo ministro nel governo di breve durata di Necmettin Erbakan, risponde spavalda che non è tanto quello il posto a cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/meral-aksener-iyi-parti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-1024x778.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È una sala gremita ad accogliere ad Ankara la nascita di un nuovo partito turco, acclamandone a fine ottobre la fondatrice come prossimo primo ministro. Una sala a cui Meral Akşener, un passato da primo ministro nel governo di breve durata di Necmettin Erbakan, risponde spavalda che non è tanto quello il posto a cui punta, quanto lo scranno da Presidente della Repubblica.</p>
<p>&#8220;Tutti i miei amici e i fondatori del partito insistono&#8221;, continua indicando una prima fila dove siedono personalità come il parlamentare Nuri Okutan, che come lei ha tagliato i ponti con gli ultra-nazionalisti (Mhp) dopo una lunga faida per il controllo del partito, per finirne definitivamente espulsi e da lì mettere in piedi un nuovo soggetto politico.</p>

<p>È una storia appena iniziata quella del Partito buono (Iyi parti) di Meral Akşener, che nella sua fase germinale era una sfida ai risultati deludenti della formazione guidata dall&#8217;anziano Devlet Bahçeli, stampella della maggioranza di Erdoğan. Passando <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-referendum-mhp/" target="_blank">per il &#8220;no&#8221; al referendum costituzionale</a> che al presidente ha consegnato poteri senza grandi contrappesi, è arrivato fino a costituirsi come una nuova sigla, intenzionata a capitalizzare sullo scontento popolare, pure se tra grandi dubbi sulle reali possibilità di incidere seriamente alle prossime elezioni del 2019.</p>
<p>I suoi fondatori presentano l&#8217;Iyi parti come una forza non estremista, in uno scenario in cui posizioni troppo schierate fallirebbero il tentativo di attrarre una percentuale ragionevole di elettori. Dopo avere rotto con gli ultra-nazionalisti, se il nuovo partito turco vuole avere qualche speranza deve prima di tutto centrare un obiettivo: l&#8217;asticella del 10% da cui dipende l&#8217;ingresso in un aula in cui può già contare su cinque parlamentari indipendenti (incluso uno strappato all&#8217;opposizione di centrosinistra).</p>

<p>Fondamentale sarà la capacità di fagocitare quanto resta del partito dei &#8220;Lupi grigi&#8221;. Da mesi, da quando le prime voci sulla costituzione del nuovo partito hanno iniziato a impilarsi una sull&#8217;altra, a ondate i quadri locali del partito hanno iniziato a rassegnare le loro dimissioni per andare a riempire le caselle del nuovo schema. Ma non è limitandosi a essere un partito di transfughi che l&#8217;Iyi parti potrà avere una chance. Il partito della &#8220;Lupa&#8221;, come i sostenitori chiamano la Akşener, dovrà saper accogliere anche altre posizioni, vincendo i dubbi sollevati dal passato estremamente chiaro e decisamente nazionalista suo e di molti tra i fondatori.</p>
<p>È ancora presto per capire quanto varrà l&#8217;Iyi parti, ma una proiezione &#8211; molto in anticipo sui tempi &#8211; dei sondaggisti di Gezici dà la formazione schierata sotto il sole con otto raggi, accompagnato dallo slogan &#8220;la Turchia si riprenderà&#8221; come uno sfidante reale. Prima di tutto per l&#8217;inconcludente opposizione. I dati raccolti dicono che Akşener sfonderebbe senza problemi la soglia di sbarramento necessaria per entrare in parlamento. Dicono anche che a rimanerne fuori rischiano di essere proprio gli ultra-nazionalisti e l&#8217;Hdp filo-curdo e di sinistra, i cui leader sono da mesi in carcere. Per l&#8217;Akp cambierebbe poco o nulla.</p>

<p>Grandi sconfitti in questo scenario sarebbero i kemalisti dell&#8217;attuale principale partito di opposizione, che crollerebbero sotto il 20% delle preferenze. &#8220;La Turchia è stanca, la nazione è stanca, lo Stato è esausto&#8221;, ha detto l&#8217;ex ministro Akşener. E di segni di stanchezza parla anche Erdoğan, che nel giro di poche settimane <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-akp-sindaci-dimissioni/" target="_blank">ha accompagnato alla porta d&#8217;ingresso</a> i sindaci di tre delle quattro città principali.</p>
<p>Servirà tempo per dire se l&#8217;Iyi parti sarà all&#8217;altezza della sfida, ma se il partito di maggioranza punta a consolidarsi riposizionando le pedine e gli uomini più leali, per il nuovo partito la strada scelta, ben più in salita, è quella di eclissare &#8220;il leader nazionale &#8216;postmoderno'&#8221; in una lotta che sarà senza esclusione di colpi. Qualsiasi altro risultato servirebbe a ben poco.</p>
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		<title>Il voto che spacca i “Lupi” turchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-referendum-mhp.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 14:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[mhp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La base  ultra-nazionalista è scossa. E se la maggioranza è con Erdoğan, i "ribelli" non mollano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170328235505_22645221-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È sufficiente percorrere la strada che dall’aeroporto porta a Istanbul per rendersi conto di come lo spazio urbano sia occupato da un&#8217;immagine. Quella del primo ministro Binali Yıldırım, sui manifesti della campagna per il &#8220;sì&#8221; a quel referendum in cui, se dovesse andare in porto, la sua carica finirà per essere abolita.Grandi manifesti e poche battute, il tam tam di una campagna che ai cittadini ricorda: &#8220;La nostra scelta è il sì&#8221;, lasciando spazio con molta fatica e decisa ostilità alle voci d’opposizione, in un Paese ancora sottoposto allo stato d’emergenza che vige da luglio, quando il golpe militare è stato sventato e di cui in questi giorni è stata annunciata un’ulteriore reiterazione.Si esprime con fatica il composito campo contrario al presidenzialismo, assalito dal vigore di un partito di maggioranza in cui comizi dominano lo spazio televisivo, sostenendo che il &#8220;no&#8221; è la volontà dei &#8220;terroristi&#8221;, il &#8220;sì&#8221; quella di chi vuole una Turchia forte, andando a toccare quelle corde nazionaliste che, quale che sia la direttrice su cui sono declinate, per la Turchia non sono affatto concetti remoti.È un presidenzialismo forte quello su cui punta il &#8220;sì&#8221;, con a capo lo stesso uomo che da dieci anni tiene le redini del Paese, e che ora ha un traguardo in mente: il 2029 che ricorre di frequente nel martellante <em>battage</em> dell’Akp, sostenuto da quel Mhp ultra-nazionalista che è sì un partito d’opposizione, ma più che altro sulla carta.Il manipolo di uomini che siede al parlamento (il partito vale poco più del 10%) è spaccato in seno da una disputa che arriva da lontano e che lo frattura tra chi ribadisce che &#8220;i Lupi grigi votano no&#8221;, come il deputato Sinan Oğan, e una linea maggioritaria che ha spedito lui e chi come lui la pensa di fronte al Comitato disciplinare, per poi espellerli oggi, per avere messo in discussione l&#8217;adesione alla linea di Erdoğan.Ha risvolti singolari lo scissionismo del Mhp, portato dalle circostanze a tenere una riunione ad Ankara in una sala che porta il nome di Nazım Hikmet, voce grande &#8211;  ma pur sempre comunista  &#8211;  della poesia turca, i cui resti mortali ancora oggi riposano a Mosca. Costretto a comizi urlati dentro un megafono, quando l’elettricità, in un hotel i cui proprietari sono considerati vicini al presidente, è stata staccata per impedire che la voce del &#8220;no&#8221; di Meral Akşener, che già ha sfidato il leader del suo partito dopo risultati elettorali deludenti, si sentisse troppo chiaramente.&#8221;Un no per il Paese, un no per l’ideale&#8221;, scandisce uno degli slogan dei ribelli, giocando sulla somiglianza, in turco, delle parole che indicano la madrepatria e il &#8220;sentiero&#8221; degli ultra-nazionalisti.Una posizione diametralmente opposta a quella di Devlet Bahçeli, l’ultrasessantenne leader che tiene le redini del partito dal 1997 e che allo scoppiare dell’ennesima crisi con la Germania si è affrettato a chiarire di essere pronto a partire per Berlino con i membri del governo, per rivolgersi alle folle turche emigrate, un bacino elettorale che vale un milione e mezzo di schede, e convincerle della bontà del presidenzialismo alla turca. È grazie ai voti di chi gli è leale che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-firma-la-nuova-riforma-costituzionale/" target="_blank">le modifiche alla Costituzione</a>, messa assieme dopo il colpo di Stato del 1980 e poi ritoccata più volte, hanno potuto superare lo scoglio dell’aula parlamentare, per poter essere portate a referendum.La tensione palpabile che accompagna l’avvicinamento del Paese alla data fatidica del 16 aprile è la stessa che ha portato all’attacco &#8211; nemmeno il primo &#8211; a Ümit Özdağ, uno dei dissidenti espulsi dal partito, fortemente contestato l’8 marzo da quelli che erano una volta i suoi elettori mentre a Mersin, nel meridione del Paese, teneva un comizio per perorare la causa di una Turchia ancora parlamentare insieme al collega Yusuf Halaçoğlu.Non è di poco conto il fatto che gli ex leader degli Ülkü Ocakları, i &#8220;Club degli idealisti&#8221; ultra-nazionalisti si siano espressi per il &#8220;no&#8221; al referendum, in un contesto in cui le politiche della maggioranza, soprattutto la durezza con cui sta affrontando la &#8220;questione curda&#8221; sono anche un ammiccare al volere dei Lupi, apertamente contrari al nazionalismo curdo del Pkk, sigla che in Turchia è considerata organizzazione terroristica.L&#8217;adesione all&#8217;idea di una Turchia a guida presidenziale è ben lontana dalla posizione che lo stesso partito professava fino a pochi anni fa. Divide chi nel concentrare in mano a Erdoğan il potere vede un risposta a una &#8220;minaccia vitale&#8221; per il futuro del Paese e chi la trova contraria al pensiero del Mhp. Segno di una spaccatura della base, quanto profonda è da capire, che si consuma sullo sfondo di un referendum che vuole cambiare il volto istituzionale di un Paese che, sotto la guida del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) è già mutato, e di molto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-referendum-mhp.html">Il voto che spacca i “Lupi” turchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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