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	<title>Melilla Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 24 Jun 2022 17:39:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Melilla Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Duemila migranti assaltano Melilla, cinque morti nella calca</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/duemila-migranti-assaltano-melilla-cinque-morti-nella-calca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 17:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1910" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla.jpg 1910w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-1536x848.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1910px) 100vw, 1910px" /></p>
<p>Si contano almeno cinque vittime tra i migranti che nelle scorse ore hanno provato ad entrare nell&#8217;enclave spagnola di Melilla. Qui, come nella &#8220;gemella&#8221; Ceuta, i confini tra Africa ed Europa sono terrestri. I due territori, pur essendo situati nel continente africano, sono parte integrante della Spagna. Per cui chi riesce a scavalcare le recinsioni, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/duemila-migranti-assaltano-melilla-cinque-morti-nella-calca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1910" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla.jpg 1910w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/melilla-1536x848.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1910px) 100vw, 1910px" /></p><p>Si contano almeno cinque vittime tra i migranti che nelle scorse ore hanno provato ad entrare nell&#8217;enclave spagnola di <strong>Melilla</strong>. Qui, come nella &#8220;gemella&#8221; Ceuta, i <strong>confini</strong> tra Africa ed Europa sono terrestri. I due territori, pur essendo situati nel continente africano, sono parte integrante della Spagna. Per cui chi riesce a scavalcare le recinsioni, entra direttamente in Unione Europea senza provare lunghe traversate nel Mediterraneo. Recinsioni spesse e muri molto alti hanno negli anni provato a limitare il flusso migratorio. Oggi però almeno in duemila hanno tentato quello che le stesse autorità locali hanno descritto come &#8220;<strong>assalto</strong>&#8220;. Una circostanza simile già accaduta, nel maggio del 2021, a Ceuta.</p>
<h2>La calca fatale di Melilla</h2>
<p>Tutto sembra essere successo all&#8217;improvviso e senza particolari segnali premonitori. I cittadini di Melilla, tra giovedì e venerdì, hanno notato la presenza lungo i confini di diversi gruppi di persone assiepate. Nella mattinata di oggi i primi veri tentativi di ingresso in massa nel territorio dell&#8217;enclave. Le autorità spagnole hanno contato almeno 500 migranti in grado di <strong>forzare</strong> i blocchi tra i muri e le recinsioni che dividono il Marocco da Melilla. In almeno 130 sarebbero riusciti nel loro intento. E infatti nelle scorse ore sono giunti i video di migranti che corrono nelle strade della città spagnola, alla ricerca probabilmente di un mezzo con cui partire verso la penisola iberica.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">📹 <a href="https://twitter.com/hashtag/Spain?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Spain</a>&#8211; More than 2000 migrants tried to storm the border between Spain&#39;s Melilla and <a href="https://twitter.com/hashtag/Morocco?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Morocco</a> on Friday.<br />📹 <a href="https://t.co/cR4hEzStTh">pic.twitter.com/cR4hEzStTh</a></p>
<p>&mdash; Mete Sohtaoğlu (@metesohtaoglu) <a href="https://twitter.com/metesohtaoglu/status/1540356133415706625?ref_src=twsrc%5Etfw">June 24, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Tutti gli altri invece sarebbero stati respinti. E questo sia grazie alla reazione della polizia iberica, così come anche di quella marocchina. Probabilmente sono state diverse le <strong>ondate</strong> di migranti che a più riprese hanno tentato di sfondare gli ingressi sia principali che periferici dell&#8217;enclave. In totale, secondo il ministero dell&#8217;Interno di Madrid, almeno in duemila avrebbero provato a oltrepassare il confine. Si è quindi creata una <strong>calca</strong> in cui, così come confermato dai media spagnoli, sarebbero morti almeno cinque migranti. Ma il <strong>bilancio</strong> potrebbe essere più grave. Perché si parla di 76 feriti tra gli stessi migranti e 140 invece tra gli agenti della polizia marocchina. Sono stati infatti gli uomini di Rabat a intervenire per smorzare la situazione ed evitare la fuga verso la Spagna di migliaia di persone. Durante la fase più caotica che ha portato alla calca, alcuni hanno provato ad arrampicarsi sulle inferriate che delimitano i confini. E sarebbe stato questo tentativo a causare le ferite rivelatesi poi fatali alle vittime.</p>
<h2>Perché l&#8217;assalto a Melilla?</h2>
<p>Il <strong>flusso migratorio</strong> tra il Marocco e le due enclavi spagnole negli ultimi anni è stato tutto sommato posto sotto controllo. E questo sia per la <strong>linea dura</strong> scelta dagli ultimi governi spagnoli, sia di centro-destra che socialisti, e sia per gli <strong>accordi</strong> conclusi tra Madrid e Rabat sull&#8217;immigrazione. La vera emergenza per la Spagna si è spostata dai confini terrestri a quelli marittimi, con migliaia di barchini che riescono ogni anno a raggiungere sia la penisola iberica che l&#8217;arcipelago delle Canarie. Quando accadono assalti di questo tipo, verosimilmente si tratta di un&#8217;<strong>azione pianificata.</strong> Chi gestisce il traffico migratorio cioè, tra trafficanti e criminali comuni, permette il transito verso Melilla o Ceuta di migliaia di persone che aspettano l&#8217;occasione giusta per tentare di scavalcare le barriere.</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-andate-mare-cos-iniziato-lassedio-dei-migranti-ceuta-1948130.html">Nel maggio del 2021 una situazione del genere è stata osservata a Ceuta</a>. Qui, nel giro di poche ore, in tanti hanno dato l&#8217;assalto alla frontiera. La polizia spagnola ha gestito con fatica la situazione, riuscendo solo dopo due giorni a riportare la calma e a respingere buona parte di chi era entrato. Ma il contesto politico di dodici mesi fa era diverso rispetto a quello attuale. Madrid e Rabat erano ai ferri corti, soprattutto per via della vicenda legata al ricovero in Spagna di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-brahim-ghali-l-uomo-della-discordia-tra-spagna-e-marocco.html"> Brahim Ghali</a>, leader del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-fronte-del-polisario.html">Polisario</a>, ossia del fronte indipendentista del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-sahara-occidentale.html">Sahara Occidentale</a> in guerra da quasi quarant&#8217;anni con il Marocco. E così le autorità del Paese nordafricano hanno usato una linea morbida sull&#8217;immigrazione verso Ceuta, circostanza che ha quantomeno favorito la pressione sui confini spagnoli.</p>
<p>Oggi invece il contesto diplomatico è diametralmente opposto. I due Paesi <a href="https://it.insideover.com/politica/spagna-e-marocco-si-riavvicinano-si-alla-proposta-di-rabat-sul-sahara.html">hanno ripreso ottime relazioni diplomatiche</a> e hanno ricucito diversi strappi. La Spagna poi ha riconosciuto la bontà del piano marocchino sull<strong>&#8216;autonomia</strong> del Sahara occidentale, confermando quindi i tanti passi avanti compiuti dai due governi. Come mai allora migliaia di migranti si sono presentati lungo i confini? Le autorità di Madrid hanno sottolineato che la polizia marocchina ha collaborato fattivamente per respingere gli assalti. Tanto è vero che si contano più di cento feriti tra gli agenti. Anche il premier spagnolo <strong>Pedro Sanchez</strong>, commentando da Bruxelles l&#8217;accaduto, ha dichiarato che &#8220;Spagna e Marocco hanno risolto bene la situazione&#8221;. Difficile quindi stabilire cosa possa essere accaduto attorno i confini di Melilla. Appena un mese fa, nel segno sempre del riavvicinamento tra i due Paesi,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=02yv9deutF8"> sono stati riaperti dopo due anni i confini sia a Ceuta che a Melilla</a>. L&#8217;assalto odierno quindi sembra poter assumere, al momento, i connotati di un vero e proprio mistero.</p>
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		<title>Sanchez blinda Ceuta e Melilla</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/sanchez-blinda-ceuta-e-melilla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 11:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-1024x686.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il neo costituito governo socialista di Pedro Sanchez non perde tempo e, a pochi giorni dal suo insediamento, decide di mettere subito in pratica una delle sue promesse elettorali. Il Ministero degli Interni spagnolo, infatti, già lunedì scorso ha annunciato l’inizio delle opere di &#8220;ammodernamento e rinforzo&#8221; dei reticolati che circondano le enclavi spagnole in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/sanchez-blinda-ceuta-e-melilla.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il neo costituito governo socialista di Pedro Sanchez non perde tempo e, a pochi giorni dal suo insediamento, decide di mettere subito in pratica una delle sue promesse elettorali. Il Ministero degli Interni spagnolo, infatti, già lunedì scorso ha annunciato l’inizio delle opere di &#8220;ammodernamento e rinforzo&#8221; dei reticolati che circondano le enclavi spagnole in Marocco di <strong>Ceuta</strong> e <strong>Melilla</strong>. Lavori che, nelle intenzioni del primo ministro iberico, dovranno iniziare prima della fine del mese.</p>
<p>L’investimento per la realizzazione dell’opera si aggira attorno ai 18 milioni di euro (17.899.886,69 per l’esattezza). I lavori, secondo le intenzioni del governo, si concluderanno nel giro di una decina di mesi e presuppongono un rinforzo della sicurezza su tutta la cortina presente attorno alle frontiere terrestri delle due enclavi europee in Africa. L’opera permetterà la sostituzione &#8220;degli attuali fili spinati e delle aste tridimensionali presenti lungo tutto il perimetro con altri elementi più sicuri e meno dannosi per chi intende scavalcarli&#8221;, come recita il comunicato stampa del nuovo esecutivo di Madrid.</p>
<p>Oltre allo sforzo per l’ammodernamento delle recinzioni poste attorno al confine spagnolo-marocchino, il governo “rosso-viola” Psoe &#8211; <strong>Podemos</strong> ha messo in cantiere anche una serie di interventi per il rinforzo del perimetro delle due frontiere, che includono l’inserimento di 66 telecamere a circuito chiuso, 14 delle quali termiche, e un sistema di riconoscimento facciale nei posti di frontiera, per un investimento complessivo di 32 milioni di euro.</p>
<p>Durante il tempo necessario alla costruzione della nuova opera di contenimento, il controllo delle due frontiere verrà coperto da <strong>Guardia Civil</strong> e <strong>Policía Nacional</strong>, costrette così a prevedibili corpo a corpo con i plotoni di immigranti che ciclicamente si presentano nei due confini terrestri fra Marocco e Spagna. Come accaduto nella notte fra domenica e lunedì scorso, quando un <a href="https://www.abc.es/espana/abci-furgoneta-kamikaze-ceuta-llevaba-52-subsaharianos-hacinados-interior-201911221706_video.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>furgone “kamikaze”</strong></a> pieno di migranti ha letteralmente sfondato la dogana di Tarajal, nell’enclave di Ceuta, nel tentativo di introdurre 52 immigrati, schiantandosi nella doppia rete di filo spinato. Il conducente, un marocchino dal passaporto francese di 38 anni, trasportava con sé 34 uomini, 16 donne, un bambino di 6 anni e un bebé di cinque mesi.</p>
<p>Quello degli automezzi kamikaze è uno dei sistemi più utilizzati negli ultimi mesi per attraversare l’unica frontiera terrestre esistente fra Africa ed Europa, nonché il più efficace e conveniente da un punto di vista giudiziario per i passeur. Basti pensare che, come denuncia il quotidiano spagnolo <em>Abc</em>, per chi tenta l’attraversamento schiantandosi sul confine spagnolo, il rischio di finire in galera è minimo. La pena massima riconosciuta per questi particolari tentativi di introduzione illegale di immigrati è stata di 675 euro e un anno e mezzo di carcere con la condizionale, per un episodio simile a quello di domenica scorsa.</p>
<p>Nel frattempo, per blindare il perimetro confinario nei mesi necessari alla creazione del nuovo reticolato, il governo di Pedro Sánchez ha chiesto appoggio al governo marocchino. La risposta, al termine di una serie di incontri avvenuti già nei mesi precedenti, fra il ministro dell’interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska con il suo omologo di Rabat, Abdelouafi Laftit, è stata quella di un sì non troppo convinto.</p>
<p>Fattore che ha scatenato l’ira dell’opposizione di destra, rappresentata da Vox, il partito che in cinque anni è passato dall’1,6% al 15% delle preferenze alle recenti elezioni politiche. Secondo il suo segretario, <strong>Santiago Abascal</strong>, il rinnovamento della “valla” attorno a Ceuta e Melilla, unito a questi accordi di collaborazione promessi da Rabat, altro non sono che azioni palliative e per niente risolutive del problema dell’immigrazione clandestina. Proprio in tal senso il segretario di Vox ha proposto martedì al Congresso dei Deputati una proposta di legge per la creazione di un vero e proprio muro in cemento armato attorno alle due cittadine costiere, in modo da contenere al meglio quella che Abascal stesso ha definito una &#8220;autentica invasione migratoria”.</p>
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		<title>Le mille contraddizioni di Melilla</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/melilla-immigrazione-spagna-marocco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 13:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Melilla, il muro tra Spagna e Marocco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-1024x701.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Melilla) A Melilla vi si arriva in aereo, da Malaga, aeroporto dal quale partono quotidianamente quattro voli per la città “corpus separatum” della Peninsula, oppure via mare dai porti di Cadice e Malaga. Quasi 300 chilometri che per certi versi valgono un viaggio indietro nel tempo di almeno trent’anni, quando le tensioni fra l’Europa civilizzata e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/melilla-immigrazione-spagna-marocco.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Melilla, il muro tra Spagna e Marocco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-1024x701.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Melilla)</strong> A Melilla vi si arriva in aereo, da Malaga, aeroporto dal quale partono quotidianamente quattro voli per la città “corpus separatum” della Peninsula, oppure via mare dai porti di Cadice e Malaga. Quasi 300 chilometri che per certi versi valgono un viaggio indietro nel tempo di almeno trent’anni, quando le tensioni fra l’Europa civilizzata e quella facente parte del Patto di Varsavia la si misurava anche dall’altezza dei fili spinati e delle torrette di guardia. E a Melilla l’aria di confine fra due mondi la si respira fin dall’uscita dall’aeroporto. Perché Melilla è “Il Confine”, una città-riccio arroccata su se stessa, alienata dal proprio retroterra. Victoria, insegnante di 36 anni, ci spiega com’è vivere nell’epoca dell’Europa comune attorniata da 12 chilometri di filo spinato.</p>
<p>&#8220;Per chi proviene dal &#8216;Continente&#8217;, dove i confini non esistono praticamente più, la nostra condizione può sembrare fuori dal tempo, ma questo è il prezzo che dobbiamo pagare per rimanere spagnoli e quindi europei. Ci siamo abituati, d’altronde la bassa fiscalità in questo ci aiuta molto&#8221;. Un confine che per gli abitanti di Melilla è relativamente semplice da attraversare, mentre lo è molto meno per chi vuole fare il percorso inverso.</p>
<p>Capita periodicamente, infatti, che il governo marocchino chiuda le proprie tre dogane con l’enclave di Melilla, tre realtà che scandiscono la vita di questa gente di frontiera. La scorsa estate, l’ultimo episodio in ordine di tempo, quando il governo di Rabat decise in via unilaterale la chiusura dei confini con la Spagna. Tre mesi senza che potesse passare neanche un sacco di farina e la fila dei camion fermi ai posti di blocco e, contemporaneamente, impennata dei tentativi di attraversamenti della striscia confinaria. &#8220;L’intento è chiaro &#8211; ci viene in aiuto Ignacio, per tutti Nacho, melillense di nascita e malagueño di adozione per motivi di lavoro &#8211; quasi quanto le conseguenze che un atto del genere provoca a livello economico. Sia per noi che per gli abitanti delle due città attigue (Nador e Beni Ensar) significa uno stallo economico spaventoso&#8221;. Questa chiusura saltuaria e senza preavviso della frontiera si interseca con il contrasto del flusso migratorio messo in opera dal governo marocchino. &#8220;L’obiettivo di Rabat &#8211; continua Nacho &#8211; è solo quello di ottenere finanziamenti europei per contrastare alla radice la tratta di migranti&#8221;. Finanziamenti arrivati dall’Unione europea (il cosiddetto “<em>compromiso</em>” che meglio non potrebbero rendere l’idea della transazione) grazie allo sblocco avvenuto a ottobre di ben 140 milioni di euro a favore del Marocco. I controlli in realtà ci sono prosegue Nacho – anche se non metodici – ogni tanto qualche pattuglia dell’esercito marocchino s’imbatte in qualche carovana di profughi, li carica sulle camionette, li porta nell’interno e li abbandona nei posti più impervi, con le conseguenze che si possono immaginare.</p>
<p>Una Melilla che, malgrado i ripetuti tentativi da parte della Nazione Madre di mantenere attrattiva la città autonoma grazie alla sua zona franca, si sta progressivamente &#8220;marocchinizzando&#8221;. La componente spagnola è ormai ridotta a una minoranza e rappresenta ora non più del 35% della popolazione. La Melilla dei paradossi fa la spola fra il passato dalle tinte “nero – franchiste” e quelle attuali “nero – Isis” e rende possibile che nella stessa città vi possano convivere minareti arabi e una statua dedicata alla Falange franchista (unico caso in tutta la Spagna), una città che grida all’Europa la sua condizione di anima fuori dal tempo.</p>
<p>A questo paradosso però segue un compromesso, ossia l’ospitalità offerta da alcuni melillensi di etnia marocchina a chi, fra i tanti immigrati, è disposto ad ingrossare le fila degli integralisti salafiti che crescono anche in questo angolo di Europa in Africa, come scoperto recentemente da un reportage della tv spagnola <em>Antena 3</em>. Abitano nel cosiddetto quartiere chiamato “La Cañada de la Muerte” che, al pari di quello de “La Princesa” di Ceuta, è un rione composto esclusivamente da musulmani, dov’è difficle accedervi anche per la stessa polizia. Proviamo ad avvicinarci a questo quartiere, ma la semplice vista della macchina fotografica fa aizzare le antenne a qualcuno. Proviamo a fare qualche foto e poco dopo una pietra ci rimbalza a pochi centimetri facendoci desistere. &#8220;I musulmani di qui vedono quello che succede in Spagna e nel resto d’Europa – ci spiega sempre il nostro interlocutore – come una provocazione nei loro confronti. Molta gente ha familiari o amici detenuti in qualche carcere per terrorismo, fattore che non ha fatto altro che aumentare la distanza fra componente araba e cristiana. La gente è stufa dei cristiani perché secondo loro siamo noi a rendere loro la vita impossibile – ci viene detto – solo perché le forze dell’ordine si permettono di chiedere loro, di tanto in tanto, i documenti&#8221;. Una radicalizzazione fra musulmani e cristiani che potrebbe esplodere da un momento all’altro. &#8220;Al momento stanno vincendo loro – conclude rassegnato Nacho – grazie alla progressiva denatalità da parte della componente spagnola che si sposta sempre di più verso le più attrattive città della &#8216;Peninsula&#8217;&#8221;. Al contrario, per chi proviene dal vicino Rif, una delle zone più povere del Marocco, la condizione di vita di una città come Melilla corrisponde a un salto di qualità che non ha pari. Una vittoria fatta di tanti piccoli passi e che potrebbe fungere da “progetto pilota” di quanto potrebbe accadere in Europa nei decenni a venire.</p>
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		<title>Melilla, enclave spagnola in terra africana</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/melilla-enclave-spagnola-in-terra-africana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 13:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per Melilla e l’Unione Europea. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste arrampicarsi sulle rocce e mai si potrebbe immaginare che, al loro interno, migliaia di migranti sviluppano tattiche per tentare di “assediare” le griglie poste al confine della città di Melilla, una delle due enclavi spagnoli rimaste su territorio marocchino (insieme a Ceuta).</p>
<p>Reportage di Filippo Rossi.</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per Melilla e l’Unione Europea. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste arrampicarsi sulle rocce e mai si potrebbe immaginare che, al loro interno, migliaia di migranti sviluppano tattiche per tentare di “assediare” le griglie poste al confine della città di Melilla, una delle due enclavi spagnoli rimaste su territorio marocchino (insieme a Ceuta). </span></p>
<p><span>Reportage di Filippo Rossi. </span></p>
<p><span>Montaggio di Roberto Di Matteo</span></p>
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		<title>C&#8217;è l&#8217;ombra della mafia dei trafficanti  dietro gli assalti dei migranti a Ceuta</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/mafia-ceuta-melilla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="980" height="653" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>Non c&#8217;è solo disperazione o voglia di Europa dietro gli assalti dei migranti alle frontiere di Ceuta e Melilla, enclave spagnole in territorio marocchino. Dietro questi assalti, c&#8217;è il voto oscuro delle mafie che controllano il traffico di persone fra Marocco e Spagna. A rivelarlo è il quotidiano El Pais, che ha avuto accesso a un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/mafia-ceuta-melilla.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/mafia-ceuta-melilla.html">C&#8217;è l&#8217;ombra della mafia dei trafficanti  dietro gli assalti dei migranti a Ceuta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="980" height="653" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1488266855-7130423-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p><p>Non c&#8217;è solo disperazione o voglia di Europa dietro gli assalti dei migranti alle frontiere di <strong>Ceuta</strong> e <strong>Melilla</strong>, enclave spagnole in territorio marocchino. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://video.repubblica.it/mondo/assalto-a-ceuta-in-100-riescono-a-passare-la-frontiera/312859/313489">Dietro questi assalti</a>, c&#8217;è il voto oscuro delle <strong>mafie</strong> che controllano il traffico di persone fra Marocco e Spagna. A rivelarlo è il quotidiano <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://elpais.com/politica/2018/08/22/actualidad/1534954315_874489.html"><em>El Pais</em></a>, che ha avuto accesso a un rapporto confidenziale della<strong> Guardia Civil</strong>. Secondo la polizia spagnola, i gruppi criminali pagano 200 dirham marocchini (circa <strong>18 euro</strong>) a persona per tentare l&#8217;assalto.</p>
<p>Dietro questo pagamento c&#8217;è un intricato sistema di regole e gerarchie fra gruppi criminali. Il pagamento di 18 euro e l&#8217;assalto alla recinzione rappresenta infatti lo strumento del migrante per entrare a far parte dei gruppi di immigrati clandestini che vivono sotto la <strong>protezione della mafia</strong>. I gruppi criminali, a loro volta, impongono delle regole interne per la convivenza nei gruppi ed esiste una sorta di vero e proprio <strong>codice di punizioni</strong> per fare in modo che nel gruppo non si creino problemi.</p>

<p>Come riporta il quotidiano spagnolo, &#8220;queste organizzazioni mafiose sono guidate da un presidente, che ha l&#8217;aiuto di un primo ministro e di diversi ufficiali, secondo la nomenclatura utilizzata dal gruppo stesso. Sono questi leader che raccolgono i soldi e risolvono i conflitti tra i migranti con l&#8217;imposizione di punizioni. Tra questi, non partecipare al prossimo tentativo di entrare in Spagna&#8221;. Insomma, quello che c&#8217;è dietro questi assalti è un vero e proprio codice di condotta creato dalle bande criminali per controllare i migranti.</p>
<p><strong>Le regole sono ferree</strong>. Chi non paga, non avrà la protezione del clan. E questo, evidentemente, rappresenta un serio pericolo per la sua incolumità. Inoltre, secondo il rapporto della Guardia Civil, chi non paga non può partecipare al prossimo assalto alla frontiera, ed è quindi escluso dalla possibilità di entrare in Spagna per via clandestina.<strong> Il gruppo mafioso decide il giorno, l&#8217;ora e il punto esatto del confine per tentare l&#8217;assalto</strong>. Una volta individuato il punto meno protetto dalle guardie di frontiera spagnole e marocchine e dopo aver effettuato ricognizioni sui turni di guardia, i criminali danno il via alle operazioni.</p>

<p>A questo punto, spiega <em>El Pais</em>, i mafiosi convocano i migranti per preparare l&#8217;attacco. Di solito, l&#8217;assalto avviene di notte. Chi non è in salute, è ferito o è stato &#8220;punito&#8221; dalla banda criminale, viene escluso immediatamente. L&#8217;assedio alle frontiere non deve subire intoppi. Per i partecipanti, la parola d&#8217;ordine è totale clandestinità: il clan preleva i telefoni cellulari e fa in modo che i migranti li riabbiano solo a pochi metri dalla recinzione che verrà presa d&#8217;assalto.</p>
<p>Arrivati al confine, <strong>l&#8217;operazione di assalto prevede delle vere e proprie tattiche</strong> che sono insegnate sul momento dalle guide di queste organizzazioni criminali. Gli &#8220;ufficiali&#8221;, come vengono definiti, istruiscono i partecipanti all&#8217;attacco su come intimidire i poliziotti di frontiera. La tattica è quasi sempre la stessa: per spaventare le guardie di frontiera, di solito poche proprio perché si attaccano i punti considerati vulnerabili, i migranti si attivano <strong>urla</strong> e <strong>lanci di pietre, bastoni, escrementi, acido e calce viva</strong>. Un attacco violento ed estremamente pericoloso, che mette la polizia di Ceuta e e Melilla in grave pericolo. </p>

<p>Il fallimento dell&#8217;assalto comporta una pena severissima. Chi non riesce a entrare a Ceuta così come coloro che impiegano più di un mese per partecipare a un nuovo tentativo di assalto per entrare in Spagna, dovrà <strong>pagare nuovamente 200 dirham</strong>. Se non pagano, vengono espulsi non dal gruppo, ma direttamente dal campo e dovranno tentare l&#8217;accesso alla Spagna da soli. Un obiettivo praticamente impossibile: le guardie marocchine e la Guardia Civil spagnola non vanno tanto per il sottile di questi tempi. E la stretta sulle due enclave spagnole, soprattutto con <a href="http://www.occhidellaguerra.it/ragazzi-ceuta-melilla-si-uniscono-allisis/">l&#8217;esplosione del terrorismo islamico</a> e il boom migratorio degli ultimi mesi, ha reso le operazioni molto più difficili. </p>
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		<title>Melilla, il Truman Show africano</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/mellila-truman-show-africano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 10:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Frontex]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Niente è come sembra Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! Comincia con queste battute il “The Truman show”, film del 1998 diretto da Peter Weir ed interpretato da Jim Carrey. La pellicola candidata a tre premi Oscar si basa sulla storia di Truman Burbank che ignaro, vive all’interno di un immenso studio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/mellila-truman-show-africano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/truman_show_tv_serial_jim_carrey_truman_burbank_4084_1920x1080-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/vNZ8ezqq2p4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<h2>Niente è come sembra</h2>
<p>Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! Comincia con queste battute il “<strong>The Truman show</strong>”, film del 1998 diretto da Peter Weir ed interpretato da Jim Carrey. La pellicola candidata a tre premi Oscar si basa sulla storia di Truman Burbank che ignaro, vive all’interno di un immenso studio televisivo circondato da attori ed osservato da milioni di telespettatori ventiquattro ore al giorno. Questa la sensazione che si ha una volta arrivati a <strong>Melilla</strong>, l’enclave spagnola nel nord del Marocco, una città di 73mila attori in un set cinematografico costruito per il turista.</p>
<p>A Plazas de Las Culturas Josè spiega ai pochi presenti le particolarità di Melilla La Vieja, la città vecchia, e la suastoria. Colonia fenicia dal 72 d.C. passò sotto il dominio romano, mussulmano e poi marocchino fino al 1497 quando venne occupata dagli spagnoli della Reconquista, da allora ha subito molteplici tentativi di annessione da parte del Marocco. Con una superficie di 12 km2 si presenta come una città spoglia, vuota, disabitata. Nelle piazze, panchine rovinate dal tempo sperano invano che un passante si sieda mentre sembra quasi di sentire le risate di bambini che si rincorrono all’ombra dei pochi alberi verdi e rigogliosi.</p>
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<p>Allontanandosi dal centro città invece la situazione cambia. Dalla desolata Spagna i pochi chilometri che separano la città vecchia dal confine con il Marocco conducono dritti al cuore di un altro Paese. Cambia tutto, le persone, la lingua, l’ordine, gli edifici: un uomo disteso mette insieme i pezzi del motore della sua auto così battuta da non avere più forma, un altro litiga con tre agenti della Guardia Civil, una colonna di decine e decine di auto suonano e strillano per passare per primi, accanto due ragazzi dormono distesi su  dei cartoni all’ombra di una palma. Sulla sinistra il puesto fronterizo di Beni-Enzar, la dogana internazionale tramite la quale si entra in Marocco; sulla destra un grande spiazzo sabbioso dove un formicaio di uomini, donne velate, giovani e vecchi si allineano fino a formare una fila lunga mezzo chilometro.</p>

<h2>I Portadores</h2>
<p>Sono i “<strong>portadores</strong>” che ogni giorno fanno la spola tra Spagna e Marocco portando sulle spalle chili mercanzia e sui volti la fatica del loro lavoro. Melilla, come la vicina Nador in Marocco non ha alcun tipo di produzione ed esporta solo merce importata a sua volta. Dalla penisola iberica arrivano navi cariche ogni giorno: scarpe, cibo, alcool, carta igienica, ruote vengono scaricate al porto, trasportate su dei furgonicini fino alle dogane di Beni-Enzar e Barrio Chino ed esportate a spalla dai portadores. Le merci potrebbero tranquillamente passare per la dogana carrabile ma verrebbe applicata una tassa che per quella pedonale non è prevista.</p>
<div id="gallery_193126" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_193126 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-20_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-20_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-18_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-18_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-23_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-23_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-15_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-15_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-24_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-24_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-19_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-19_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-14_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-14_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-35_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-35_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-32_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-32_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-30_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-30_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-31_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-31_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-16_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-16_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-36_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-36_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>Dal lunedì al giovedì, dalle 9.00 alle 12.00 la colonna stanca ed urlante conta fino a 7000 persone coordinate dagli agenti della Policia Nacional che non si fa scrupoli ad usare i manganelli per snellire il traffico. Un uomo di 62 anni carico di rotoli di scottex confessa che il guadagno per ogni viaggio tra Europa e Africa è di circa 10 euro e che ogni giorno riesce a compierlo quattro o cinque volte ma dipende; ha la faccia stanca e segnata dal lavoro.  Dietro di lui un uomo dal passo incerto si aggrappa ad un compagno, toglie gli occhiali scuri rivelando due fessure: le pupille bianche, opacizzate dalla cecità sono incorniciate da un volto sfinito e da una lunga cicatrice sulla guancia destra. Juan Antonio Martin Rivera, l’addetto stampa della Policia Nacional, mi rivela che alcuni di questi portatori sono spagnoli residenti a Melilla che senza la speranza di un lavoro sono costretti a fare questo per sopravvivere.</p>
<h2>La disoccupazione e i flussi migratori</h2>
<p>Nel 2016 la città ha fatto registrare il<strong> più alto tasso di disoccupazione</strong> in Europa insieme alla sorella Ceuta, rispettivamente 69,1% e 63,3%, la maggior parte dei cittadini è impiegata negli uffici pubblici e riceve un sussidio affinché rimanga residente nell’enclave. Seaheaven, la città nella quale è ambientato “The Truman show”, è circondata da una bolla di cemento e acciaio dalla quale non si può né uscire né entrare, il giorno e la notte sono artificiali così come il mare ed i fenomeni atmosferici. Tutto è deciso in maniera arbitraria da Christof, il regista-burattinaio del programma televisivo. Come quest’ultima, Melilla è stata recintata agli inizi degli anni ’90 per cercare di fermare o diminuire il flusso migratorio proveniente dai paesi dell’Africa Sub-sahariana.</p>

<div id="gallery_193116" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_193116 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-42_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-42_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-39_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-39_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-38_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-38_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-43_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-43_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-45_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-45_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-44_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-44_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-07_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-07_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-48_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Melilla-48_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>Attraverso le enclavi spagnole scorre infatti la “Western Mediterranean route” (Frontex), una tratta percorsa nel 2015 e 2016 da un totale di 30.000 migranti. La particolarità di questa rotta è che non prevede l’attraversamento in barca del Mar Mediterraneo, molto rischioso e costoso. I migranti che non posso permettersi economicamente di pagare i 1000-2000 euro agli scafisti percorrono questa rotta, sono dunque i più poveri tra i poveri, i più disperati tra i disperati. Così affermano due ragazzi della Guinea di 18 e 19 anni, arrivati in Marocco in gennaio ed entrati in Spagna ad aprile dove devono rimanere per un totale di sei mesi prima di essere trasportati nella penisola iberica. Camminano sotto l’impressionante recinzione che delimita l’Europa e mi domando cosa provino ora a stare liberamente sotto quella che fino a poco tempo fa rappresentava il confine tra la sofferenza e la libertà.</p>
<p>&#8220;Quieres una foto?&#8221; dice Juan Antonio Martin Rivera, dell’ufficio stampa della Guardia Civil: un uomo robusto, senza divisa, con l’aspetto da capocantiere appassionato al vino. Mi mostra orgoglioso la recinzione nel Pino de Rostrogordo, il punto più a Nord dove acciaio e filo spinato terminano a strapiombo sul Mar Mediterraneo. Le barriere di separazione sono così composte: una prima recinzione di 2m circa coronata da filo spinato con pattuglie dell’esercito marocchino ogni 500m, un fossato profondo circa 5m, una seconda recinzione marocchina strapiombante e spinata alta 6m ed una spagnola della stessa altezza verticale fatta di una rete così fitta da oscurare il sole, infine la Guardia Civil che controlla il confine con telecamere e sensori di movimento. La domanda sorge spontanea: con così tanti controlli, ostacoli e pericoli come è possibile che i migranti sub-sahariani continuino a saltare le recinzioni? Come già scritto vi ricordo che… tutto è deciso in maniera arbitraria…</p>
<h2>La pressione marocchina</h2>
<p>Melilla è una città spagnola immersa in territorio marocchino che non produce, che non esporta, che non ha potere. In questo angolo di Europa,<strong> è il Marocco a comandare</strong>. L’esercito marocchino sa benissimo dove i migranti vivono prima di tentare il salto, riesce a controllarli e a bloccarli, solo che non sempre lo fa. Usa questo flusso migratorio per gestire la pressione sull’enclave e quindi sul governo spagnolo e sull’Europa; la città e il suo CETI (Centro temporaneo per migranti) sono sovraffollati e nuovi arrivi equivalgono a nuovi problemi. Quando gli accordi tra i due stati sono solidi e fruttuosi in centinaia tentano il salto e non uno riesce a passare (800 hanno tentato di entrare a Ceuta il 4 Luglio 2017 e nemmeno uno è passato), quando invece il Marocco vuole chiedere qualcosa al  governo Spagnolo come aiuti economici, agricoli, lasciapassare per i portadores ecc.. le maglie si aprono e i migranti riescono ad entrare.</p>
<p>A Melilla la Vieja nel frattempo la visita guidata si è conclusa, Josè congeda i visitatori ricordando che, se anche la città ha dovuto affrontare varie angherie nel corso dei secoli loro rimangono e rimarranno sempre spagnoli. I turisti tornano nei loro alloggi soddisfatti portando con sé il ricordo di una città serena, pacifica e tranquilla. Il fatto è “che crediamo nella realtà per come ci viene presentata” (The Truman show) senza spingersi oltre, senza ricercare una nostra più profonda, più vera e personale Verità. È tempo che ognuno di noi capisca in che mondo viviamo e si renda conto che siamo condizionati da ciò che ci sta attorno e da chi vuole renderci sordi e cechi di fronte alla realtà. In ognuno di noi c’è una parte di Truman Burbank ma con consapevolezza e determinazione possiamo fuggire da questo sistema e tornare ad essere liberi.</p>
<p><em><strong>Foto e riprese di Riccardo Sartori</strong></em></p>

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		<title>I ragazzi di Ceuta e Melilla che si uniscono all&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ragazzi-ceuta-melilla-si-uniscono-allisis.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 11:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/isis-denmark-jihad-security.si_-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p><p>A Ceuta e Melilla lo Stato Islamico dilaga, specialmente fra i giovani. Questo l’allarme lanciato dall’intelligence spagnola e dai funzionari che si occupano della tutela dei minori nelle due enclave in territorio africano. Secondo quanto riportato dal report sul terrorismo in Spagna nel 2016, le famiglie povere ed emarginate delle due cittadine sono un terreno fertile per il proselitismo del Califfato. Sarebbero almeno duecento i combattenti stranieri che hanno ingrossato le fila del Daesh in Iraq e in Siria per perorare la causa salafita e partiti proprio dai sobborghi di Melilla e Ceuta.Negli ultimi anni, il Ministero dell’Interno di Madrid ha registrato un incremento costante di giovani e giovanissimi che si uniscono alle frange più estreme grazie a una campagna capillare di proselitismo. E se fino al 2015 a preoccupare erano gli adulti, soprattutto i più poveri o i convertiti all’Islam in preda al furore religioso del fanatismo, nel 2016, ultimo anno di analisi del Ministero, si è notato un numero maggiore di ragazzi che si sono uniti come foreign fighters alla guerra del Daesh o che si sono semplicemente trasformati in suoi seguaci, pur rimanendo in Spagna. Una minaccia ancora più grave dal momento che sono proprio i cosiddetti “lupi solitari” a formare quelle cellule nascoste che possono colpire ovunque e in ogni tempo senza che lo Stato possa intervenire preventivamente.Secondo l’informativa del Ministero, i tre luoghi con il maggior numero di affiliati all’Isis nel territorio spagnolo sono Ceuta, Melilla e la Catalogna. Tredici i casi di minori giudicati dai tribunali minorili per affiliazioni al terrorismo internazionale. Un numero che fa riflettere, se messo in relazione con il fatto che tra il 2003 e il 2008 vi sia stato soltanto un caso accertato di minore giudicato colpevole di complicità con il terrorismo jihadista. Per comprendere ancora meglio il problema, basta pensare che a Ceuta, nel 2016, su cinque operazioni contro il terrorismo internazionale, una aveva come obiettivo l’eliminazione di una cellula che aveva lo scopo di reclutare giovani locali per entrare nelle file del Daesh.Quello che preoccupa in particolare le forze di sicurezza spagnole, è il numero sempre più crescente di volte in cui la Spagna viene menzionata come obiettivo del jihad da parte di gruppi o di persone radicate nelle enclave marocchine. L’utilizzo proprio di Ceuta e Melilla quali obiettivi propagandistici per attaccare i “cristiani invasori”, o anche lo sfruttamento delle forze spagnole in Iraq come volano di vendetta da parte dei terroristi, sono elementi in costante amento in tutti i mezzi d’informazione dello Stato Islamico in Spagna, in Nordafrica e in Europa. Daesh, da gennaio del 2017, ha iniziato a elaborare video di propaganda in cui s’inneggia alla liberazione di Al-Andalus, la Spagna islamica, e si chiede di colpire i maggiori centri abitati.Con la prossima sconfitta dello Stato Islamico in Siria e Iraq, sono molti i cittadini spagnoli o i residenti spagnoli, foreign fighters, che hanno deciso di ritornare nel loro luogo di origine. Di questi, che l’intelligence ritiene siano circa duecento, almeno trenta sono già di nuovo ritornati in terra iberica e rappresentano già ora una potenziale minaccia. Una minaccia monitorata, che però non sembra aver condotto ancora ad arresti, tanto da destare allarme nell’opinione pubblica, soprattutto dopo l’attentato di Manchester il cui autore era stato da qualche tempo identificato dai servizi in quanto di ritorno dalla Libia.Il rischio per la Spagna è alto, ma lo è, infine, per tutta l’Europa. Chiunque sia cittadino di Ceuta o di Melilla è cittadino spagnolo e quindi europeo a tutti gli effetti, e con tutte le libertà offerte dai Trattati europei. Tra cui la libertà di circolazione. Il problema dunque diventa immediatamente continentale. Del resto, la capacità di reclutamento nei giovani di seconda generazione o negli emarginati dei Paesi europei, è un tema delicato che accomuna tutta l’Unione. Spagna, Francia, Italia, Germania e Regno Unito sono Stati che hanno in comune l’incapacità di intercettare il proselitismo nelle fasce più deboli della popolazione. Ceuta e Melilla rappresentano per la Spagna quello che le banlieue sono per Parigi: enclave di emarginazione e di isolamento di comunità islamiche che, se non controllate e non inserite nel tessuto sociale, rischiano di deflagrare in un conflitto di portata europea.</p>
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		<title>Il passaggio dei migranti dall&#8217;Africa all&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/marocco-tra-migranti-e-prostituzione/quindici-minuti-arrivare-europa.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 13:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per Melilla e l’Unione Europea. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/marocco-tra-migranti-e-prostituzione/quindici-minuti-arrivare-europa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/Paso_fronterizo_entre_Melilla_y_Beni_Enzar-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per <strong>Melilla</strong> e l’<strong>Unione Europea</strong>. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste arrampicarsi sulle rocce e mai si potrebbe immaginare che, al loro interno, migliaia di <strong>migranti</strong> sviluppano tattiche per tentare di “<strong>assediare</strong>” le griglie poste al confine della città di Melilla, una delle due enclavi spagnoli rimaste su territorio marocchino (insieme a Ceuta).</p>
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<p>Serge e Mafa chiamano un “<strong>moto-mafi</strong>a” (contrabbandieri marocchini che, attraverso strade secondarie, trasportano i migranti illegalmente nelle foreste) la mattina presto. L’<em>hotel du commerce</em>, dove il conducente ci aspetta, si trova in centro a Nador ed è un posto frequentato da subsahariani appena arrivati in città. Quando ancora erano clandestini (nel 2016 il re ha annunciato una seconda ondata di regolarizzazioni dei migranti ma, fino al 2014, anno della prima normativa, vivevano nella clandestinità e nella paura di essere espulsi) e molti hotel non li accettavano, venivano qui. Si parte, nessuno parla, per non destare il minimo sospetto. Il conducente sa già la destinazione: la foresta di Bolingo, campo base prima di partire per la foresta di Gourgou e tentare l’assedio alla fortezza controllata dalla Guardia Civil spagnola.Bolingo, che in lingua lingala significa “amore”, non è proprio il punto più vicino alle griglie di Melilla. “Ormai rimanere fissi a Gourgou non è sicuro. Ci si passa per poco tempo, solo prima di tentare la scalata” dice Serge, mio Virgilio durante il tragitto. Mentre discutiamo, il conducente infanga la macchina in mezzo ai campi e dobbiamo proseguire a piedi ma senza dare troppo nell’occhio, dal momento che i locali potrebbero avvertire la polizia. È Mafa a fare strada. Si passa attraverso dei boschi, dei binari e campi arati, fino a scollinare vicino all’inizio della foresta. Da lontano, si comincia ad intravvedere la desolazione e il fumo che esce dagli alberi. Eccoci a Bolingo.</p>
<p>Entrare “in foresta” è come passare una dogana. Senza il permesso dei capi, si rischia grosso. Entrando con gente rispettata non si rischia granché, ma bisogna sempre trattare. Serge introduce Irené, un camerunese che vive lì da ormai 6 anni, e che è diventato uno dei capi ghetto. “Siediti, italiano” mi dice molto educatamente, porgendomi una cassa di legno per i pomodori come sedia. L’entrata della foresta è scioccante. Al posto della terra si è formato uno strato di plastica, <strong>preservativi</strong>, <strong>siringhe</strong> e <strong>rifiuti</strong>. Sparsi in disordine, i cosiddetti “<strong>bunker</strong>” (tende o capanne) sono costruiti con teli di plastica e rami degli alberi caduti. Intorno ad ogni tenda, come protezione dalle forti piogge, si scava una piccola fossa, ma spesso la forza dell’acqua ha la meglio, costringendo le persone ad asciugare tutto con la sola luce del sole. Ogni quartiere è controllato da una persona diversa. “Ci vuole qualcuno che controlli e faccia rispettare le regole. Di solito è il più anziano. Abbiamo di tutto qui, furti, risse ma mai stupri” racconta Irené, camminando attraverso il suo “ghetto”.In giro si possono vedere dei buchi coperti da un sacco della spazzatura che fungono da bagno e doccia. Per i più fortunati, una tendina è adibita a bar e qualche persona prova a vendere viveri di prima necessità comprati nella “boutique”, piccolo villaggio marocchino dove gli abitanti di Bolingo possono rifornirsi di acqua, caricare i cellulari e cercare i resti del cibo gettato nei cestini del mercato. “Nessuno viene a darci dell’acqua. Forse qualche Ong una volta all’anno, ma non basta. Ora nel villaggio ci fanno pagare. Costa meno l’hashish, indispensabile per sopportare lo stress” dice Irené, attorniato da un gruppo di ragazzi che accetta di testimoniare. “A volte troviamo dei pomodori o altri tipi di verdure nei resti del mercato o nella spazzatura che ci permette di sopravvivere. Inoltre, se la polizia arriva, distrugge tutto. Può succedere da un momento all’altro. Noi abbiamo preparato un sacco di emergenza nella tenda che prendiamo al volo. Siamo sempre pronti”.</p>
<p>I “bunker”, non sembrano così scomodi al loro interno, anche se la precarietà igienica è notevole. Si può trovare di tutto, da cucine con gas a bottiglie di acqua e sacchi di cibo. Alcuni costruiscono delle separazioni per creare una camera da letto e mettono delle coperte di lana per scaldarsi. Altri creano delle lampade con una bottiglia di plastica e una candela. La disperazione, insomma, crea la genialità.</p>
<p>La noia però, è lo stress maggiore che ammazza le speranze di queste persone. “È difficile sopportare tanto tempo senza riuscire a scavalcare la griglia. Tuttavia, se non si ha nessun mezzo per sopravvivere in città, questa è l’unica salvezza. Io ho vissuto qui 6 anni, non so nemmeno quante volte ho tentato l’assalto. Ma sono ancora qui e non perdo la speranza”.Molte persone devono mentire alle loro famiglie. In molti casi infatti, molti sub sahariani che subiscono pressioni famigliari preferiscono dire che sono già in Europa, inventandosi storie. Alcuni dicono che sono a Parigi e che lavorano, ma non possono usare il telefonino perché vengono licenziati. Altri fanno finta di essere sul metro. Insomma, sono ragazzi pronti a tutti pur di mantenere il loro stato sociale nei loro paesi.</p>
<p>I ragazzi camminano in giro per il loro “quartiere”. Mostrano il loro disagio. Intorno, alcune persone improvvisano una messa. Dall’altro lato alcuni bambini giocano rincorrendosi. Sono in molti quelli che vogliono raccontare il motivo del loro spostamento, del perché hanno intrapreso questo viaggio maledetto e così pericoloso. Ma la parte più scioccante sono le storie raccontate a proposito delle griglie e di come le persone tentino di assediarle. Non è un tentativo di attraversamento, sembra proprio una manovra di guerra.“Studiamo per mesi i movimenti alla frontiera della <strong>Guardia Civil</strong> e della <strong>polizia marocchina</strong>. Non riescono a controllare tutta la griglia, è troppo lunga. Alcuni uomini vanno in avanscoperta e si posizionano camuffati con qualche riserva di cibo e acqua. Quando siamo sicuri al cento per cento, che nessuno è passato da quel punto per settimane, trasferiamo un gruppo da qui verso Gourgou” raccontano insieme. Da Bolingo a Gourgou sono più di 20 chilometri, una notte di marcia. Una volta raggiunta la foresta, ci si sistema prima di assediare. “Si parte in gruppi di almeno 800 o mille persone, così si ha la certezza che un numero abbastanza ingente riesca a passare. La settimana scorsa sono entrate 500 persone a Ceuta, ma diventa sempre più difficile perché la sicurezza è sempre maggiore e la polizia marocchina è sempre molto violenta”.</p>
<p>Come nelle battaglie convenzionali, le prime linee sono quelle che si sacrificano. Esserci vuol dire non avere quasi possibilità di attraversare. Le prime linee sono spesso composte dai nuovi arrivati, che fanno da ponte e aprono le linee contro la polizia marocchina, permettendo al flusso di scalare le griglie. “Ormai arrampicarsi sulle griglie con le sole mani è impossibile, hanno rimpicciolito i buchi rendendoli più piccoli delle dita. Ma noi abbiamo creato un sistema di ganci attaccati alle mani e di chiodi sulle scarpe. Il problema è risolto”.Le barriere sono 3. Agli estremi sono più alte e piene di filo spinato. Quella in mezzo è più bassa. Il tempo per passare non è molto, massimo 10 minuti. Scalare, saltare e sperare di non farsi male per tre volte, non è poco. Se si riesce ad arrivare dall’altro lato e a correre al centro rifugiati, “benvenuti in Europa”, altrimenti si verrà rispediti al confine marocchino e picchiati a sangue. Il gioco poi rincomincia: rientrare in Marocco, trovare i fondi per arrivare alla foresta e poi… ritentare l’assedio. Quanto si è disposti a pagare per vivere meglio?</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/marocco-tra-migranti-e-prostituzione/quindici-minuti-arrivare-europa.html">Il passaggio dei migranti dall&#8217;Africa all&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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