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	<title>Media Archives - InsideOver</title>
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	<title>Media Archives - InsideOver</title>
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		<title>I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 06:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche la strage del Crocus City Hall di Mosca ha riproposto le dinamiche della pseudo-informazione già vista con l'Iraq, la Libia, la Siria e Gaza.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html">I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>D&#8217;accordo, la capacità della nostra cosiddetta &#8220;classe intellettuale&#8221; (tipo, dallo studente universitario ai <em>maître à penser</em> che affollano le televisioni) di acconciarsi a tutti i venti e tutte le correnti, a dispetto della realtà, del buon senso e pure delle ricorrenti figure di palta, è straordinaria e ben nota. Però noi, avendo visto qualche guerra da vicino e purtroppo anche molti cadaveri di gente morta male, dalla Cecenia alla Siria, non riusciamo ad accettare che si possa parlare delle guerre nel modo in cui lo si fa, almeno nel Bel Paese, con cadenza quotidiana: da ignoranti, faziosi e irrispettosi non tanto della verità, che è concetto sfuggente e da maneggiare con attenzione, ma delle sofferenze altrui.</p>



<p>Nel <em>Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte</em> <strong>Karl Marx</strong>, che era molto meno scemo di quanto lo facciamo passare da quando ci è passata la paura dell&#8217;Urss, scriveva: &#8220;Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa&#8221;. E se questo capita ai grandi avvenimenti e ai grandi personaggi, figuriamoci agli &#8220;esperti&#8221;, ai &#8220;giornalisti&#8221; e ai &#8220;professori&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invasione dell&#8217;Iraq: dove erano i &#8220;cani da guardia del potere&#8221;?</h2>



<p>In tempi recenti, nel 2003 all&#8217;approssimarsi dell&#8217;<strong>invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq</strong>, è stata una tragedia la spontanea (?) piegatura a novanta gradi di tutti coloro che, al contrario, avrebbero dovuto fare da &#8220;cane da guardia del potere&#8221; (definizione, pensa tu, adottata persino dalla Corte di Giustizia europea) rispetto alla famosa tesi delle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; di Saddam Hussein. I pochi che sostenevano il contrario (per esempio, l&#8217;AIEA, l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu per il controllo del nucleare) erano sbeffeggiati o accusati di intelligenza con il nemico. Chi, come il presidente egiziano Mubarak (che qualcosa di Medio Oriente doveva pur capire, essendo rimasto al potere per trent&#8217;anni), avvertiva che invadere l&#8217;Iraq avrebbe voluto dire affrontare cento Osama bin Laden al posto di uno, era ignorato. Paesi come Francia e Germania, che rifiutavano di salire a bordo della folle impresa, condannati come traditori. Ricordate quegli imbecilli di americani che versavano il vino francese nei tombini?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inizio della farsa</h2>



<p>Ecco, quella fu la tragedia che sappiamo. Poi è stata solo farsa. La Libia, nel 2011, con i finti mercenari africani assoldati da Gheddafi e le ancor più finte fosse comuni denunciate dalla finora sconosciuta Lega libica per i diritti umani. La Siria dal 2011, raccontata come una lotta della società democratica contro il dittatore Bashar al-Assad quando, dopo le prime settimane, l&#8217;unica lotta rimasta era quella tra il dittatore e i gruppi terroristici islamisti finanziati dalle petromonarchie del Golfo Persico. La guerra a Gaza, per cui gran parte del sistema mediatico ancora &#8220;spaccia&#8221; a lettori e ascoltatori che aver eliminato più di 30 mila palestinesi, per metà bambini, sia l&#8217;unico (e migliore) sistema per &#8220;sradicare Hamas&#8221;, raccontando intanto che Israele (il Paese che ha insediato 750 mila suoi cittadini in terre che appartengono ai palestinesi), poverino, &#8220;è assediato&#8221;.</p>



<p>E, naturalmente, la guerra in Ucraina, generata dall&#8217;invasione russa del 24 febbraio 2022. Il fatto che sia chiaro chi è l&#8217;aggressore (la Russia) e chi l&#8217;aggredito (l&#8217;Ucraina) non giustifica il fiume di balle che è stato riversato sul cittadino-lettore. Non stiamo a rievocare il passato (Putin moribondo, golpe anti-Putin alle porte, prossima vittoria ucraina, putsch di Prigozhin insuperabile, economia russa prossima al crollo, il fantastico &#8220;usano i chip delle lavatrici per i missili&#8221; <em>made in Von Der Leyen</em> e amenità varie), restiamo a queste ore. Parliamo dell&#8217;attentato al Crocus City Hall di Mosca e delle sue 139 vittime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Ha stato Putin&#8221;</h2>



<p>Prima ancora che i terroristi smettessero di ammazzare civili innocenti nel teatro di Mosca, i social si riempivano di commenti del genere &#8220;ahahah, si capisce benissimo che è stato tutto organizzato dal Cremlino&#8221;. E giù, pochi minuti dopo i fatti, pseudo-analisi sull&#8217;incendio del teatro (tutti pompieri), sulle mosse dei killer (tutti esperti di terrorismo), sulla loro fuga (tutti esperti di fughe). Una canea insopportabile di scemenze di parte, vuote di fondamento e piene di propaganda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">No, ha stato l&#8217;Isis</h2>



<p> Appena hanno smesso di fare rumore, gli stessi hanno visto che la pista islamista aveva solide basi, e allo stesso titolo di prima si sono buttati a spiegare perché e percome il jihad, la Russia, la Cecenia e così via. Sempre spiegando, anche se non hanno mai visto la Cecenia, non hanno mai parlato con un islamista e, più in generale, sappiano pochissimo degli argomenti su cui pretendono di giudicare, essendosi occupati d&#8217;altro per gran parte della loro vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, noi l&#8217;avevamo previsto</h2>



<p>Ex ministri, ministri in carica, aspiranti ministri, tuttologi. Di colpo, è spuntata una massa di individui che avevano previsto l&#8217;attentato contro la Crocus City Hall. A scatenarli sono stati quei satanassi degli americani che due settimane prima avevano avvertito (anche la Farnesina lo aveva fatto) di tenersi lontani dai luoghi affollati per timore di attentati nelle successive 48 ore. L&#8217;ammazzamento è arrivato due settimane, e non 48 ore, dopo ma pazienza. Tanto basta. Il che fa dell&#8217;attentato del Crocus City Hall l&#8217;unico attentato della storia, dalla congiura contro Giulio Cesare alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023, previsto con tanta precisione da così tanta gente. Non le Torri Gemelle di New York nel 2001, non Oklahoma City nel 1995 (168 morti), ma Mosca sì. Per non parlare della lunga serie di attentati in Italia, neri, rossi e viola, evidentemente impossibili da prevedere. O degli attentati in Francia nel 2015. Attentati ben diversi da quelli di Mosca, che li prevedono tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, i russi hanno fallito</h2>



<p>Anche se dieci giorni prima della strage di Mosca avevano intercettato e annientato una cellula di sei jihadisti in Inguscetia? Anche se due giorni prima del Crocus City Hall avevano preso due jihadisti che progettavano un attentato a una sinagoga della capitale? Anche se hanno catturato i colpevoli poche ore dopo l&#8217;attentato? La minaccia islamista in Russia è viva da decenni, non è stata sradicata (come non sarà sradicata la minaccia di quegli altri islamisti, quelli di Hamas) e continuerà a colpire. Ed è una &#8220;cosa&#8221; così facile da controllare (perché noi mica siamo tonti come i russi, no?) che nelle ore successive agli spari al Crocus City Hall c&#8217;era lo stato di allerta negli aeroporti di Londra e degli Stati Uniti, come a noi testimoniato da persone che erano in viaggio. Stato di allerta poi dilagato in diversi altri Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle fake news</h2>



<p>Ovviamente si è messa in moto la solita strategia di distrazione di massa, con l&#8217;allarme sulle <em>fake news </em>e sulle strategie di Mosca per inquinare lo spazio informativo. Siamo ben avvertiti che esiste la propaganda del Cremlino e che ci sono personaggi e siti che si incaricano di diffonderla. Peraltro, è curioso: a chi scrive, che si occupa di Russia e affini da una vita, certa propaganda pro-Cremlino non arriva. Mentre tutto quanto ho cercato appena sopra di descrivere mi arriva eccome, e da ogni parte: grandi giornali, grandi Tv, radio. E come vogliamo descriverla? Mica vorremo chiamarla &#8220;informazione di qualità&#8221;? Se non sono fake e non sono propaganda, non sono almeno pseudo-notizie del tutto tendenziose? Pseudo-verità rivestite della rispettabilità borghese veicolata da antiche testate e vesti prestigiose, e quindi ancor più insidiose? E di fronte a un canale Tv o a un importante quotidiano, non cala di colpo l&#8217;insidia dell&#8217;account complottista o della pagina Facebook adoratrice del Cremlino? E in ogni caso: non vedete una certa logica, perversa o no che sia, se ormai la maggioranza delle persone tende a informarsi su Internet e su Facebook piuttosto che sui cari vecchi &#8220;media di qualità&#8221;?</p>



<p>        </p>
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		<item>
		<title>Non si può più dire niente: come funziona la dittatura del politically correct nei media</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/non-si-puo-piu-dire-niente-come-funziona-la-dittatura-del-politically-correct-nei-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinapiumatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 09:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
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		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ehimetalor-akhere-unuabona-72doRdFx-Lo-unsplash-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abbatte statue, censura favole, riscrive la Storia. Epura scrittori, professori, scienziati, comici non in linea con i suoi dettami. La mannaia del politically correct non risparmia nessuno. Nemmeno i giornalisti. Alfieri della nuova “religione” laica o vittime sacrificali, e sacrificabili, quando osano non essere conformi. L’autocensura politicamente corretta che ha travolto i media progressisti americani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/non-si-puo-piu-dire-niente-come-funziona-la-dittatura-del-politically-correct-nei-media.html">[...]</a></p>
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<p>Abbatte statue, censura favole, riscrive la Storia. Epura scrittori, professori, scienziati, <a href="https://www.theguardian.com/culture/2023/aug/15/edinburgh-venue-cancels-graham-linehan-event-complaints" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comici non in linea </a>con i suoi dettami. La mannaia del <em><strong>politically correct</strong></em> non risparmia nessuno. Nemmeno i giornalisti. Alfieri della nuova “religione” laica o vittime sacrificali, e sacrificabili, quando osano non essere conformi.</p>



<p>L’autocensura politicamente corretta che ha travolto i <strong>media progressisti</strong> americani culmina nel 2020, dopo l’omicidio dell’afroamericano George Floyd per mano della polizia. E non si ferma. Quello &#8211; dice<strong> Ruy Teixeira</strong>, politologo e fondatore di “The Liberal Patriot” &#8211; è servito solo come esempio del “razzismo strutturale” dell’America a “supremazia bianca”. “Le élite progressiste e le loro istituzioni si sono affrettate ad abbracciare l&#8217;idea che la razza sia il motore principale della disuguaglianza sociale e che tutti i bianchi debbano essere visti come privilegiati e tutte le &#8220;persone di colore&#8221; come oppresse”. Da risarcire per secoli di soprusi. Anche quando delinquono. Una narrazione con cui è vietato dissentire, altrimenti si è fuori.</p>



<p>Le teste che cadono sono tante e sono tutte illustri. A cominciare da James Bennet, capo della sezione “opinioni” del <em>New York Times</em>, costretto a dimettersi per aver pubblicato un editoriale del senatore Tom Cotton, favorevole all’impiego dell’esercito contro le frange violente delle <strong>rivolte pro neri </strong>che stavano devastando mezza America. Ad essere fatale a Stan Wischnowski, caporedattore del <em>Philadelphia Inquirer</em>, è un titolo: “Buildings Matter, Too” (anche gli edifici contano, ndr), che fa il verso a “Black Lives Matter”, vessillo delle rivendicazioni antirazziste.</p>



<p>Una <a href="https://harpers.org/a-letter-on-justice-and-open-debate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lettera&nbsp;contro la <em><strong>cancel culture</strong></em></a>, firmata dalla giornalista del<em> N</em>YT <strong>Bari Weiss</strong>, segna la sua condanna. Assunta nel tempio del progressismo per riequilibrarne gli eccessi perché di centro-sinistra, si è dimessa <a href="https://www.bariweiss.com/resignation-letter" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stremata dal “clima tossico”</a> di una redazione che per essere “inclusiva” bullizza a colpi di tweet (“razzista”, “nazista”) chi non si prostra alla “nuova ortodossia” liberal.&nbsp;Donald G. McNeil, giornalista scientifico di punta, sempre del <em>New York Times</em>, viene linciato per una parola detta (l’epiteto tabù per eccellenza “nigger”), ignorando contesto e intenzioni dell’”oltraggio”. Si dimette. E questi sono soltanto i casi che hanno fatto più rumore riguardanti la questione razziale, sentita negli States più che altrove. </p>



<p>Autocensura ed <strong>epurazione</strong> dell’’”eretico” sono la norma anche quando si toccano le altre categorie “santificate” dall’ideologia <em>woke</em> (propria di chi si è risvegliato, <em>woke</em> in inglese, ed è consapevole dei propri privilegi e pregiudizi razziali da espiare): donne, appartenenti alla comunità LBGTQ+, disabili, migranti. Il punto di vista deve essere uno solo: a favore, incondizionato e acritico. Pena: la gogna. Che addita e fa terra bruciata attorno ai dissidenti, dall’ondata di purghe inflitte dalla dittatura del <em>politically</em> <em>correct</em>.</p>



<p>In un panorama mediatico in cui &#8220;il dibattito &#8211; dice <strong>Michael Lind</strong>, giornalista e cofondatore del think tank New America &#8211; è stato sostituito dall&#8217;assenso obbligatorio e le <a href="https://www.tabletmag.com/sections/news/articles/the-end-of-progressive-intellectual-life" target="_blank" rel="noreferrer noopener">idee sono state sostituite da slogan</a> che possono essere recitati ma non messi in discussione”, ad essere via via sacrificata è l’obiettività giornalistica. Al punto che un fatto diventa notizia se avvalora la narrazione <em>woke</em>, altrimenti viene bannato. </p>



<p>È il caso, sollevato da <strong>Federico Rampini</strong> in “Suicidio occidentale”, del giovane ricercatore piemontese Davide Giri, ucciso a New York da un pregiudicato afroamericano appartenente a Ebk, una delle gang più feroci del Queens. La notizia, nonostante la rilevanza, viene censurata dal <em>New York Times </em>perché stona con la retorica antirazzista sposata dalla testata. “L’interesse del quotidiano e il vigore investigativo messo in campo &#8211; scrive Rampini &#8211; sarebbero stati diversi se le parti fossero state rovesciate. Se cioè la vittima fosse stata afroamericana e l’omicida un bianco; […]. La tragedia sarebbe finita in prima pagina”.</p>



<p>Anche il principio dell’<strong>obiettività</strong> alla base di ogni giornalismo credibile<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/14648849231160997" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> si immola in nome del “grande risveglio” </a>e diventa “un concetto problematico che ha contribuito a emarginare i giornalisti non bianchi, escludendo le comunità di colore e nascondendo strutture di potere che giustificano lo status quo”.</p>



<p>Ora, però, la dittatura del <em>politically</em> <em>correct</em> sembrerebbe mostrare qualche crepa. Molti si sono resi conto che gran parte di ciò che facevano per compiacere l’<strong>ideologia <em>woke</em></strong> non aveva senso, o era dettato più dalla paura di essere epurati che da una reale convinzione. Non solo. “È diventato sempre più ovvio &#8211; nota Teixeira &#8211; che le persone che dovrebbero beneficiare del “risveglio” collettivo non sono d&#8217;accordo con alcune delle iniziative correlate”. Dalla campagna “Defund the police&#8221; per tagliare i fondi stanziati per la polizia (non apprezzata dagli elettori neri delle comunità infestate dalla criminalità) all’appello del giornalista afroamericano del <em>Wall street journal </em>Jason Riley, che ci ha scritto un libro: “Per favore, smettetela di aiutarci: come i liberali rendono più difficile il successo dei neri”.</p>



<p>Se il <a href="https://www.aei.org/op-eds/ruy-teixeira-asks-whether-america-has-reached-peak-woke/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“picco del wokismo”</a> pare passato almeno nella società, qualcosa si muove anche nel contesto di “morte cerebrale” del giornalismo Usa, polarizzato tra <em>woke </em>a tutti i costi e no <em>woke</em> a prescindere. “Ciò che sopravvive &#8211; <a href="https://www.tabletmag.com/sections/news/articles/the-end-of-progressive-intellectual-life" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rileva Lind </a>&#8211; oggi è costituito da un numero crescente di esiliati su Substack dal <strong>wokismo dell&#8217;establishment</strong> e da un numero crescente di dissidenti di sinistra, conservatori e populisti, alcuni dei quali si sono riuniti in nuove pubblicazioni come <em>American</em> <em>Affairs</em>, <em>Compact</em>, <em>The Bellows</em>, o più stravaganti come <em>Tablet</em>”.</p>



<p>Il cambio di passo si avverte anche negli avamposti della battaglia progressista. La <em>Cnn</em>, per smarcarsi dalle accuse di essere di parte e tornare a un approccio più obiettivo, si sta ricalibrando con programmi e <a href="https://www.theguardian.com/media/2022/jun/21/cnn-shifts-gears-from-partisanship-news-political-center" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conduttori spostati più al centro</a>. Mentre <em>The Atlantic</em> ha pubblicato un articolo che mette in crisi uno dei <strong><a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/08/addiction-drug-policy-language-harm-evidence/674907/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dogmi della crociata liberal </a></strong>contro le parole: non ci sono prove &#8211; <a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/08/addiction-drug-policy-language-harm-evidence/674907/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si legge </a>&#8211; che un termine considerato “equo” o “offensivo” lo sia anche per quelle categorie che si vogliono tutelare. La <a href="https://nymag.com/intelligencer/2022/04/political-correctness-is-losing.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conferma arriva da Ruben Gallego</a>, membro democratico del Congresso: &#8220;Quando noi politici latini usiamo il termine “latinx” (scelto dai liberal per definire gli americani di origini latine, <em>ndr</em>) è in gran parte per compiacere i progressisti ricchi e bianchi convinti che lo usiamo anche tra di noi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se il fervore <a href="https://nymag.com/intelligencer/2022/04/political-correctness-is-losing.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>politically</em> <em>correct</em> sembra perdere i colpi</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-alla-sinistra-woke-non-scalda-il-gop-cosi-trump-ha-fermato-lascesa-di-desantis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la guerra alla cultura <em>woke</em> non tira più </a>neanche a destra, dove è chi punta sul <a href="https://nymag.com/intelligencer/2022/04/political-correctness-is-losing.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tema sicurezza a guidare i sondaggi</a>. Tutti segnali che in America, con la campagna per le presidenziali in corso, ci penserà la paura di perdere consenso a smorzare l’ideologia. Della politica, e dei media.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/non-si-puo-piu-dire-niente-come-funziona-la-dittatura-del-politically-correct-nei-media.html">Non si può più dire niente: come funziona la dittatura del politically correct nei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I dubbi Usa sull&#8217;ottimismo per Kiev</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-dubbi-usa-sullottimismo-per-kiev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 16:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-1536x965.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina diventa oggetto di dibattito anche all&#8217;interno del territorio americano. Il Washington Post, in una lunga inchiesta, ha infatti posto alcuni interrogativi sulle differenze tra la realtà e delle previsioni che si sono rivelate eccessivamente ottimiste riguardo le forze di Kiev. Nell&#8217;articolo non traspare una critica alle truppe ucraine, ma si punta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-dubbi-usa-sullottimismo-per-kiev.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA30038015-1536x965.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>guerra in Ucraina</strong> diventa oggetto di dibattito anche all&#8217;interno del territorio americano. Il <em>Washington Post</em>, <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2022/07/02/ukraine-russia-us-assessments/">in una lunga inchiesta</a>, ha infatti posto alcuni interrogativi sulle differenze tra la realtà e delle previsioni che si sono rivelate eccessivamente ottimiste riguardo le forze di Kiev. Nell&#8217;articolo non traspare una critica alle truppe ucraine, ma si punta soprattutto il dito sullo iato che si è creato tra le previsioni degli analisti e alcuni scenari paventati dall&#8217;<strong>amministrazione di Joe Biden</strong>. Scenari che a detta del quotidiano Usa sarebbero dettati, in pratica, più da motivazioni politiche e diplomatiche che da effettivo desiderio di spiegare puntualmente quanto accade sul campo.</p>
<p>Divisi tra chi non vuole mostrare le fragilità di Kiev a Mosca, chi ritiene opportuno un maggiore sostegno da parte occidentale e chi invece afferma che non esiste una perfetta coincidenza tra informazioni date dall&#8217;Ucraina e quelle in mano agli Stati Uniti, il dubbio di molti osservatori è che in questa fase della guerra, arrivata ormai a oltre 130 giorni, sia difficile valutare con la massima lucidità i fatti sul campo. E, come spiega il Wp, anche se la Russia ha drasticamente ridotto gli obiettivi manifestati a inizio della &#8220;operazione militare speciale&#8221;, molto spesso le autorità americane &#8220;sminuiscono i progressi definendoli discontinui e incrementali e sottolineano il numero significativo di vittime militari russe che ne sono derivate&#8221; senza però mostrare l&#8217;altra faccia della medaglia, comprese le &#8220;pesanti perdite&#8221; subite dagli ucraini.</p>
<p>Questo, come detto, può essere dovuto a diversi fattori. Tuttavia appare interessante che da Washington, e soprattutto dalle colonne di un così autorevole quotidiano particolarmente attento alle dinamiche internazionali e interne alla politica Usa, si faccia riferimento a questo conflitto intestino sulle previsioni e sulle <strong>analisi della guerra in Ucraina</strong>. Perplessità che sembrano cercare una risposta non tanto alla domanda sulla correttezza del sostegno a Kiev, mai messo in discussione all&#8217;interno dell&#8217;articolo e tantomeno dalle persone intervistate, quanto del modo di agire dell&#8217;amministrazione democratica e in generale della Difesa statunitense. Un sistema che sembra più orientato ai propri interessi politici che a quelli di una conduzione efficiente dell&#8217;agenda strategica e che porta a riflettere sui pericoli del cedere all&#8217;informazione totalmente di parte rilanciata da alcuni segmenti degli Stati coinvolti nel conflitto. Basti pensare alle parole del portavoce del Pentagono, <strong>Todd Breasseale</strong>, che sono la conferma del fatto che il Pentagono non rilascia informazioni che possano essere utilizzate dai russi per &#8220;non fare il lavoro di intelligence per loro&#8221;.</p>
<p>Il segnale che trapela dai commenti del quotidiano americano è la conferma non solo di un dibattito interno sugli <strong>obiettivi</strong> posti dall&#8217;amministrazione dem, ma anche perché si interroga sulle stesse tesi portate a sostegno dalle autorità per continuare nel sostegno a Kiev. Interrogativi che possono applicarsi a qualsiasi latitudine e che indicano una visione ben diversa di una guerra complessa e in cui l&#8217;elemento della propaganda non può ritenersi secondario.</p>
<p>Lo si vede del resto quando giungono le notizie dal campo ma anche su come vengono analizzate le scelte altrui. Impossibile trovare una lettura univoca che sia in grado di dire se <strong>Russia</strong> o Ucraina hanno ottenuto una vittoria tattica o rimediato una sconfitta, così come anche oggi appare impossibile sapere se un centro urbano sia davvero caduto nelle mani dell&#8217;invasore o se è saldamente nelle mani di chi resiste. Spesso è anche difficile comprendere le richieste di una parte e dell&#8217;altra. Altre volte, si analizzano le avanzate russe riducendone la portata oppure si pone eccessivo entusiasmo nelle controffensive ucraine. Se dall&#8217;altra parte della barricata tutto appare più semplice, essendo la Russia parte attiva della guerra e dunque evidentemente protagonista di una propaganda (o <strong>disinformazione</strong>) tesa alla vittoria finale, altro è invece quello che sta accadendo in campo americano, o al limite atlantico, dove &#8211; come sottolineano i media Usa &#8211; si rischia di piegare l&#8217;analisi degli scenari al proprio interesse, che varia a seconda del momento e in base a cosa si vuole mostrare di russi e ucraini.</p>
<p>Con il dubbio, che sembra essere costante, di cosa voglia davvero Washington da questo conflitto. Ignorare alcuni elementi per non fare vedere che Kiev ha bisogno di aiuto, secondo alcuni analisti vorrebbe dire che il Pentagono non vuole fare capire di non investire realmente in questa guerra. &#8220;Il <span class="hilg1">Pentagono</span> a volte nasconde informazioni che potrebbero essere poco lusinghiere per i partner ucraini o evidenziare le limitazioni del sostegno statunitense&#8221;, spiega il <em>Washington Post</em> citato da <em>Agi</em>. Altri, commenta<strong> Kori Schake</strong> dell&#8217;American Enterprise Institute, ritengono che questo serva a solleticare le autorità Usa per &#8220;aiutare l&#8217;Ucraina ad avere successo al più presto&#8221;. Ma a questo punto la denuncia che è sottintesa al tutto è molto profonda: c&#8217;è il rischio che molti scenari descritti dalla politica Usa siano finalizzati a coprire o alimentare un meccanismo mediatico e diplomatico sostanzialmente interno senza comprendere la reale portata del conflitto. E soprattutto con il dubbio che tutto questo non porti a rispondere alla domanda finale: dove può spingersi il sostegno di Biden alla causa di Kiev.</p>
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		<title>In Libia si spengono le tv. E dietro c&#8217;è un disegno preciso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-libia-si-spengono-le-tv-e-dietro-ce-un-disegno-preciso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1342" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 26-07-2017 Roma Politica Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni incontra il Primo Ministro libico Fayez al-Sarraj Nella foto Fayez al-Sarraj Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 26-07-2017 Rome (Italy) Politic Palazzo Chigi. The President of the Council, Paolo Gentiloni meets with Libyan Prime Minister Fayez al-Sarraj In the pic Fayez al-Sarraj" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-1024x716.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo gli scontri lungo le linee del fronte ed i quotidiani aggiornamenti dai campi di battaglia, a dare un&#8217;idea di quanto sta accadendo a Tripoli ci stanno pensando anche le evoluzioni che arrivano all&#8217;interno del mondo mediatico libico. Ogni guerra viene combattuta anche con le armi della propaganda e quando queste ultime iniziano ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-si-spengono-le-tv-e-dietro-ce-un-disegno-preciso.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1342" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 26-07-2017 Roma Politica Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni incontra il Primo Ministro libico Fayez al-Sarraj Nella foto Fayez al-Sarraj Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 26-07-2017 Rome (Italy) Politic Palazzo Chigi. The President of the Council, Paolo Gentiloni meets with Libyan Prime Minister Fayez al-Sarraj In the pic Fayez al-Sarraj" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Fayez-al-Sarraj-1024x716.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non solo gli scontri lungo le linee del fronte ed i quotidiani aggiornamenti dai campi di battaglia, a dare un&#8217;idea di quanto sta accadendo a Tripoli ci stanno pensando anche le evoluzioni che arrivano all&#8217;interno del mondo mediatico libico. Ogni guerra viene combattuta anche con le armi della <strong>propaganda</strong> e quando queste ultime iniziano ad apparire appannaggio di una parte precisa, allora si ha a che fare con un preciso sintomo indicativo sulla direzione assunta dal conflitto.</p>
<h2>Quella tv vicina al Gna spenta improvvisamente</h2>
<p>La Libia non è esente dalle leggi non scritte di ogni guerra, in cui la componente mediatica ha un valore fondamentale. Il conflitto in questi anni ha generato la nascita di diverse testate giornalistiche, sia nella parte occidentale che in quella orientale del paese nordafricano. Ed ognuna ha raccontato la guerra dalla prospettiva di una determinata parte in causa. Così, non è difficile imbattersi in quotidiani con sede a <strong>Tripoli</strong> che chiamano il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Haftar</a> &#8220;<em>warlord</em>&#8220;, mentre allo stesso tempo i siti radicati in <strong>Cirenaica</strong> non esitano ad apostrofare come terroristi tutti coloro che combattono al fianco del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">premier Al Sarraj. </a></p>
<p>Proprio tra chi, a livello mediatico, ha sostenuto in questi anni il capo dell&#8217;esecutivo stanziato a Tripoli negli ultimi giorni sono state notate non poche defezioni. A cominciare dalla tv <strong>Al Naba</strong>. Quest&#8217;ultima è stata fino a poco tempo fa un&#8217;emittente libica stanziata però ad Istanbul. Ritenuta vicina ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani</a>, Al Naba ha dato ampio spazio soprattutto alle posizioni di Fayez Al Sarraj. Adesso, come dichiarato ad <em>AgenziaNova</em> da una fonte interna all&#8217;emittente, <a href="https://www.agenzianova.com/r/1006/mezzaluna?fbclid=IwAR2x3xoZfF0kN3kgboDj3__FoPeqfzNscIofVTWOQZhOwTcR6wfBeqUuLGA">la tv ha improvvisamente chiuso i battenti.</a> Giornalisti ed operatori sono stati lasciati da un giorno all&#8217;altro senza lavoro e senza l&#8217;ultima mensilità, il tutto senza alcun preavviso. Il fatto che una tv che componeva una delle &#8220;voci&#8221; del governo di Al Sarraj sia stata spenta, non è passato inosservato.</p>
<h2>Al Naba non è l&#8217;unico caso</h2>
<p>Anche perché la tv che aveva i propri uffici ad Istanbul non ha rappresentato l&#8217;unico caso del genere nelle ultime settimane. Sempre su AgenziaNova, si fa riferimento anche a &#8220;<strong>218Tv</strong>&#8220;, la quale è ancora operativa ma ha improvvisamente cambiato linea editoriale. L&#8217;emittente ha diverse sedi, per ragioni di sicurezza quella principale è in Giordania e deve il suo nome al prefisso telefonico internazionale della Libia. Dopo diversi anni in cui la tv a livello giornalistico dava ampio spazio alle posizioni del governo di Al Sarraj, adesso da qualche giorno sembra raccontare il conflitto inserendo anche notizie provenienti da fonti di stampa vicine ad Haftar. Anzi, dalla fine del mese scorso su 218Tv si è iniziato a parlare dei progressi militari da parte del Libyan National Army.</p>
<p>C&#8217;è poi il caso di <strong>Al Jazeera</strong>, la tv satellitare del Qatar che ha rappresentato, all&#8217;indomani dell&#8217;avvio della guerra in Afghanistan nel 2001, il primo network mediorientale capace di diventare celebre in tutto il globo. Non a caso si è spesso parlato di &#8220;<em>Cnn araba</em>&#8221; in riferimento alla tv qatariota. Doha, come si sa, è tra i principali alleati di Fayez Al Sarraj ed anche Al Jazeera, complice nel 2011 delle &#8220;fake news&#8221; che hanno portato alla giustificazione politica dei primi raid della Nato contro Gheddafi, sembrava procedere con una linea editoriale vicina le posizioni espresse dal governo del Qatar. Adesso Al Jazeera ha iniziato a parlare di un importante avanzamento di Haftar, nei servizi della tv con sede a Doha si è dato spazio alla possibilità di un ingresso del generale della Cirenaica a Tripoli.</p>
<p>In generale, è possibile rintracciare nei comportamenti dei media libici circostanze che portano a confermare le difficoltà sul campo di Al Sarraj. Le forze a sostegno del premier libico oramai appaiono in difficoltà e se ne stanno accorgendo anche le testate tradizionalmente vicine al governo stanziato a Tripoli. E questo, per l&#8217;esecutivo libico, non è certo un bel segnale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-si-spengono-le-tv-e-dietro-ce-un-disegno-preciso.html">In Libia si spengono le tv. E dietro c&#8217;è un disegno preciso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria, la guerra dei media</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-la-guerra-dei-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 11:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldati legati a Bashar al Assad presidiano la città di Aleppo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo un cliché tristemente noto, in ogni conflitto la verità è la prima vittima a cadere. La guerra iniziata in Siria nel 2011 e che pare oggi ancora infinitamente lontana dal concludersi con una pace duratura, non ha fatto eccezione. Oltre al fronte vero e proprio, la partita siriana si è giocata soprattutto nell&#8217;arena mediatica, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-guerra-dei-media.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-guerra-dei-media.html">Siria, la guerra dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldati legati a Bashar al Assad presidiano la città di Aleppo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/soldati-siriani-aleppo-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Secondo un cliché tristemente noto, in ogni conflitto la verità è la prima vittima a cadere. La <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html" target="_blank" rel="noopener">guerra iniziata in Siria nel 2011</a> e che pare oggi ancora infinitamente lontana dal concludersi con una pace duratura, non ha fatto eccezione. Oltre al fronte vero e proprio, la partita siriana si è giocata soprattutto nell&#8217;arena mediatica, tra fotografie, testimonianze dirette, video e reportage di giornalisti professionisti, semplici cittadini, ribelli, volontari o attivisti.</p>
<p><a href="https://www.wsj.com/articles/SB10001424052748703833204576114712441122894">In un&#8217;intervista al <em>Wall Street Journal</em></a>, nel gennaio del 2011, il presidente siriano <strong>Bashar Al Assad</strong> descriveva il fenomeno delle Primavere arabe come una sorta di &#8220;malattia&#8221; che si stava diffondendo in tutto il Nord Africa e in Medio Oriente. Nella stessa intervista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Assad</a> sosteneva che la Siria era in grado fermare quei &#8220;microbi&#8221; con una svolta democratica. Solo due mesi dopo, nel marzo 2011, le proteste scoppiate in tutto il Paese hanno scatenato la reazione del presidente siriano che ordinò la repressione delle dimostrazioni.</p>
<p>Quello fu l&#8217;inizio di quella che è passata alla storia come la <strong>guerra civile siriana</strong>, un conflitto che, in concomitanza con l&#8217;ascesa dello <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a> al confine con l’Iraq, non solo ha destabilizzato il Medio Oriente, ma ha anche coinvolto tutte quelle potenze straniere come l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia e, soprattutto, la Russia e gli Stati Uniti, che avevano un partita da giocare sullo scacchiere siriano.</p>
<p>Se la nuova rivalità russo-americana in Medio Oriente ha chiarito, se mai ce ne fosse stato il bisogno, l’importanza del ruolo di Mosca e Washington come principali concorrenti nella regione, il &#8220;Grande gioco&#8221; siriano è emerso non solo come una sfida militare e strategica sul terreno sabbioso dell’ennesima proxy war tra superpotenze, ma anche come uno scontro di fatti, notizie, scandali e opinioni sul terreno dei media e dell’opinione pubblica.</p>
<p>Lontano dai campi di battaglia siriani, i giornali hanno assunto un ruolo fondamentale nel riportare ogni singolo “frame” della guerra siriana allo sguardo attento del pubblico globale, fornendo prospettive diverse e molto spesso contrastanti sugli scontri e le dinamiche che caratterizzano il conflitto. D&#8217;altronde, la massiccia presenza di video online e degli onnipresenti social media ha permesso a &#8220;<a href="https://www.nytimes.com/interactive/projects/watching-syrias-war/mass-killing-reported-in-douma?mcubz=3">una guerra in espansione di essere documentata come nessun&#8217;altra</a>&#8220;.</p>
<p>La guerra delle parole e delle immagini è così corsa sui media, con i principali giornali e siti di notizie americani e russi coinvolti in prima linea nel catturare uno scontro militare in cui la narrazione dei fatti è servita spesso a supportare la linea dei governi nazionali e le loro strategie nello scenario siriano.</p>
<h2>La prima guerra raccontata dai nuovi media russi</h2>
<p>La nascita e la crescita dei canali e siti web in lingua inglese vicini al Cremlino, come nel caso di<em> Russia Today</em> e <em>Sputnik News</em>, ha aggiunto nuove “alternative” alla narrazione occidentale del conflitto in Siria. Anche se la presenza di questi nuovi media è relativamente recente (<em>Russia Today</em>, o semplicemente <em>Rt</em>, è nata del 2005, mentre <em>Sputnik News</em> è stato fondato nel 2014) come riportato dal giornale online <em><a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2016-11-28/how-russianpropaganda-">Bloomberg</a></em>, le organizzazioni di informazione statali russe sono state in grado di &#8220;infiltrarsi nei media alternativi&#8221; in Occidente e di trasmettere i messaggi di Mosca al pubblico occidentale.</p>
<p>Come dimostra un <a href="https://cepa.ecms.pl/files/?id_plik=2715">report</a> del <strong>Center for European Policy Analysis</strong> sulla nuova “guerra dell’informazione” dei media del Cremlino, spesso i giornali e i siti di informazione russi non sono ben visti dal mondo occidentale. Lo studio, per esempio, descrive <em>Sputnik News</em> come un taboid che &#8220;contribuisce al flusso di disinformazione e alla narrazione filo-russa” in tutto il mondo e come parte “della macchina dei media del Cremlino&#8221;. Tuttavia, secondo il britannico <em><a href="https://www.theguardian.com/world/2014/apr/27/russia-today-attraction-difference">The Guardian</a></em> i nuovi canali di comunicazione del Cremlino, come <em>Russia Today</em>, rappresentano una voce alternativa ai media mainstream dell&#8217;Occidente.</p>
<p>In particolare, riferendosi proprio a <em>Rt</em>, il <em>Guardian</em> sottolinea che il suo diverso approccio alle questioni politiche e internazionali è ciò che attrae il pubblico occidentale. Come sottolineato dal quotidiano  britannico, &#8220;<em>Rt</em> non è certamente senza colpa ma è diverso: ed è questa differenza che è così importante ma, soprattutto, così nuova&#8221;.</p>
<p>La guerra in Siria è stato il primo grande banco di prova nonché la prima vera occasione per la discesa in campo dei nuovi media russi nell’arena internazionale, la stessa dove <em>Cnn</em>, <em>Bbc</em> e A<em>l Jazeera</em> si erano già confrontate nel raccontare gli interventi americani in Afghanistan e in Iraq, quando <strong>Vladimir Putin</strong> era ancora solo uno “spettatore” delle vicende mediorientali.</p>
<h2>La sfida delle parole e dei fatti</h2>
<p>A contraddistinguere il conflitto siriano, oltre alla presenza certamente massiccia del cosiddetto “<strong>citizen journalism</strong>” e degli onnipresenti social media è stato proprio l’approdo dei media russi nel cortile dell’audience internazionale.</p>
<p>Le principali differenze tra la narrazione dei media americani e di quelli russi si riscontrano soprattutto nella scelta dei vocaboli e nel modo di descrivere i diversi attori in campo. Se sulle testate americane come il <em>New York Times</em> e il <em>Washington Post</em>, i “ribelli” siriani sono eroi in lotta contro l’oppressore Bashar al Assad, su quelli russi come <em>Rt</em> e <em>Sputnik News</em> diventano “terroristi” in continua lotta contro il presidente siriano e causa di instabilità nel Paese. La scelta stessa delle storie da riportare dice molto sulla diversa “agenda” dei media americani e russi.</p>
<p>Mentre i reportage dei media americani sui bombardamenti di Assad contro civili e ospedali tendono a sensibilizzare il pubblico sulla tragedia della guerra civile e della repressione da parte del dittatore Assad, dall’altra parte i media russi pongono l’accento sulle vittime causate dalla resistenza siriana e dai gruppi armati <a href="https://sputniknews.com/politics/201609181045432851-ussyrian-">sospettati di essere finanziati dagli americani stessi</a>. Qualora la storia da riportare riguardi gli stessi fatti e gli stessi argomenti, a cambiare è la “lettura” che ne viene data dalle due parti. Una narrazione totalmente contrapposta, con dettagli e scelte di linguaggio che spingono a “fare il tifo” per una parte piuttosto che per l’altra.</p>
<p>Prendendo ad esempio il caso del bombardamento della base aerea siriana di <strong>Deir Ezzor</strong> da parte delle forze alleate americane che il 17 settembre del 2016 ha causato la morte di 62 soldati delle forze siriane fedeli ad Assad, la narrazione dei giornali americani suggerisce un “errore” dovuto alla difficoltà di identificare i soldati e all’inevitabile “<a href="https://www.nytimes.com/2016/09/21/world/middleeast/collateral-damagewhy-">danno collaterale</a>” tipico di tutti i bombardamenti aerei. Al contrario i media russi, hanno riportato l’accaduto come una “<a href="https://sputniknews.com/middleeast/201609211045551904-syriarussia-">azione deliberata</a>” e una vera e propria “<a href="https://www.rt.com/news/359691-us-strike-syria-unsc-churkin/">provocazione</a>” da parte del Pentagono, volta a colpire proprio le forze siriane e ad avvantaggiare i soldati dell’Isis, che secondo i giornali di Mosca sarebbero supportati dagli americani.</p>
<h2>La verità dietro i due muri</h2>
<p>Capire e decifrare la situazione siriana in questo fuoco incrociato dei media diventa molto complicato. <span style="font-size: 1rem;">In tempo di guerra, la verità è così preziosa che dovrebbe sempre essere circondata da un muro di bugie, </span><span style="font-size: 1rem;">sosteneva </span><strong style="font-size: 1rem;">Winston Churchill</strong><span style="font-size: 1rem;">, uno che di guerra e di propaganda ne sapeva qualcosa.</span></p>
<p>E pare proprio che la verità della guerra siriana si sia celata dietro ai muri costruiti dai media americani e russi anche nel caso della Siria. Tuttavia, tra un reportage e una fotografia “rubata”, tra fatti e opinioni diverse, tra articoli critici e fact-checking, le due parti hanno aperto una breccia ognuno nel muro costruito dall&#8217;avversario, lasciando la possibilità alla nuova audience globale di osservare la verità un piccolo pezzo alla volta.</p>
<p>L’approdo dei nuovi media russi, seppur controllati dal Cremlino, ma con la loro “agenda” così diversa dai tradizionali media occidentali, apre la strada ad un nuovo scenario nel panorama dell’informazione, in cui conflitti complessi come quello siriano sono raccontati da posizioni opposte, dando a noi spettatori la possibilità di sbirciare in mezzo alla confusione e, forse, capirne anche qualcosa in più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-guerra-dei-media.html">Siria, la guerra dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Uno scandalo agita i socialisti Ue. Ma nessuno vuole parlarne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 09:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>La narrativa dei media progressisti sulle elezioni europee si è già cristallizzata attorno a una dicotomia: ci sono i “buoni”, che solitamente possono essere rintracciati nel campo socialdemocratico, e ci sono i “cattivi”, cioè tutte quelle forze che potrebbero impedire ai primi di trionfare. Perché in atto c’è anche una sostituzione elettorale, che vede le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/uno-scandalo-agita-i-socialisti-ue-ma-nessuno-vuole-parlarne.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9190865-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>La narrativa dei media progressisti sulle elezioni europee si è già cristallizzata attorno a una dicotomia: ci sono i “buoni”, che solitamente possono essere rintracciati nel campo socialdemocratico, e ci sono i “cattivi”, cioè tutte quelle forze che potrebbero impedire ai primi di trionfare.</p>
<p>Perché in atto c’è anche una sostituzione elettorale, che vede le fasce operaie e il cosiddetto ceto medio, le componenti elettorali che per decenni hanno preferito sposare la causa socialista, spostarsi dalle parti del conservatorismo, del popolarismo e del populismo sovranista. E questo, chi sostiene di essere deputato a primeggiare quasi per diritto divino, non lo può accettare.</p>
<p>Siamo dalle parti del doppio peso mediatico. Quello che Donald Trump attaccherà nel corso della prossima campagna per le presidenziali americane. Quello che, vedendo quanto raccontato sul Russiagate in questi tre anni, poi puntualmente smentito dalla verità dei fatti, è davvero difficile da difendere. Sbaglieremmo, però, a pensare che la narrazione a senso unico interessi solo gli Stati Uniti. Perché dalle parti del Vecchio Continente, come segnalato su La Verità da Alessandro Rico, le cose non vanno in maniera diversa. Sappiamo qual è il trattamento riservato a chi si oppone all’accoglienza indiscriminata dei migranti.</p>
<p>Viktor Orban, Matteo Salvini, Marine Le Pen e tutti gli altri vengono bersagliati mediaticamente con continuità. Vengono marcati a uomo e ogni passo falso, sostanziale o meno che sia, viene sottolineato in rosso. Non è quello che succede ai socialdemocratici della Romania, che sono una delle forze su cui il candidato a presidente della Commissione europea Frans Timmermans fa affidamento in vista del prossimo 26 maggio. C’è un caso che qualche media sembra dimenticare scientemente: quello della “salva corrotti” che i socialisti romeni hanno intenzione di portate a battesimo.</p>
<p>Un provvedimento che non rientra nella tradizione socialista continentale e che oltrepassa persino il garantismo più estremo. Ma a Timmermans non sembra importare perché, suggerisce la fonte citata, quell’alleanza è funzionale al suo progetto maggioritario. Poi ci sono una serie di episodi relativi a scandali riguardanti esponenti politici del Psd, che è appunto la formazione politica che riunisce i socialisti di Romania. Tutto questo, però, non trova cittadinanza nel racconto confezionato in funzione delle elezioni europee dai chi interpreta la realtà a senso unico.</p>
<p>Poco importa, allora, se in relazione a membri di quel partito si possano citare condanne, indagini e tangenti: gli avversari dei benpensanti abitano solo un recinto, quello delle forze popolari, conservatrici e populiste. Il Russiagate non esiste. Con ogni probabilità, sarebbe anche necessario smettere di parlare di “superiorità morale” del centrosinistra. Ma la prossimità tra un certo modo, tutto di parte, di presentare gli eventi e il progressismo politico non è in discussione.</p>
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