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	<title>Marina miliare italiana Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marina miliare italiana Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Stretto di Hormuz: la Marina italiana invierà 4 navi per dare la caccia alle mine dell&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 10:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>I cacciamine italiani sono tra i più avanzati al mondo: ne invieremo due, con una fregata di scorta e una nave per la logistica. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>&#8220;<em>La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. Ovviamente noi non andiamo da soli, andiamo all&#8217;interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l&#8217;Olanda e il Belgio</em>&#8220;. Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto. La <strong>missione nello Stretto di Hormuz</strong>, in accordo con gli alleati, ha il solo obiettivo di mettere in sicurezza lo Stretto, bonificandolo da quelle che si ritengono essere <strong>20 mine navali posate dai Guardiani dalla Rivoluzione Islamica</strong>, si ritiene <strong>mine a influenza</strong> del tipo Maham 3 e Maham 7. Stando a quanto dichiarato dal Pentagono, per ripulire lo Stretto di Hormuz dalle mine potrebbero volerci sei mesi ed è improbabile che l&#8217;operazione venga intrapresa prima della fine della guerra. Ciò significa che i cacciamine italiani, classe Lerici, dovrebbero svolgere la loro missione in tempo di pace. Ma la “<em>pace</em>” sembra essere tutt’altro che vicina.</p>



<p>Lo avevamo accennato in tempi non sospetti. L&#8217;Italia non vuole farsi trascinare nel conflitto che Israele e Stati Uniti hanno armato contro la Repubblica Islamica dell’Iran e il suoi programmi di armamenti, missilistico e nucleare, ma è pronta a partecipare a una missione internazionale per <strong>ristabilire la sicurezza</strong> e la <strong>libera navigazione </strong>attraverso lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico attraverso il quale transita il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale, attualmente soggetto a un doppio blocco: uno sostenuto dai guardiani della rivoluzione e dalla loro componente navale, l’IRGC-N, che hanno approfittato del loro vantaggio geostratecio per bilanciare l’aggressione statunitense, colpendo l’economia occidentale e delle potenze del Golfo che fanno affari con l’Occidente; e uno sostenuto dall’imponente dispositivo militare schierato dagli Stati Uniti, che vogliono incidere sugli interessi di Teheran, che lasciava “entrare e uscire” le navi che desidera, fossero esse dirette in Cina o proveniente dall’India, per portare degli esempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;operazione lunga sei mesi</h2>



<p>Al centro delle tensioni crescenti, lo Stretto di Hormuz, dove i pasdaran hanno postato <strong>almeno 20 mine navali</strong>, molte delle quali, secondo i rapporti dell’<strong>intelligence statunitense</strong>, sarebbero uscite dagli schemi di controllo e rappresenterebbero un pericolo per la navigazione dell’intera regione, dato che una volta sganciate dai loro supporti potrebbero vagare trasportate dalle correnti marine, tra il Golfo Persico, quello d’Oman e il Mar Arabico.</p>



<p>La condizione di totale insicurezza che interessa lo Stretto, ha provocato gravi ripercussione sull’economia mondiale, provocando un aumento straordinario delle <strong>quotazioni dei prezzi del greggio</strong>, e la conseguente carenza di carburante, rischia di condurre molti paesi verso il “<em>lockdown energetico</em>”, per questo molti attori internazionali, pur negando di prendere parte a operazioni belliche in Medio Oriente, diniego che ha fatto infuriare l&#8217;inquilino della Casa Bianca che è tornato a minacciare la NATO, si stanno preparando a un&#8217;operazione internazionale per supportare l&#8217;impegno statunitense nella bonifica dello stretto dalle temute mine navali.</p>



<p>Secondo il <strong>Pentagono</strong>, potrebbero servire <strong>fino a 6 mesi per sminare</strong> un tratto di mare che non è ancora stato &#8220;delimitato&#8221; con precisione. L&#8217;Italia, quando saranno state create le condizioni per agire, è pronta a fare la propria parte, <strong>inviando 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta</strong> e con un&#8217;unità logistica che permetteranno di aumentare il periodi di dispiegamento. In tutto sarebbero 4 navi, &#8220;due operative, una logistica e una di scorta&#8221;, afferma il capo di Stato maggiore della Marina militare, che ha spiegato: lo Stretto &#8220;<em>è una zona minata. Non sappiamo bene qual è l&#8217;area che è stata minata, non è determinata. Si presuppone che l&#8217;area minata sia nella zona della linea di separazione del traffico in ingresso e uscita da Hormuz. La tipologia dei fondali ci aiuta a capire quali sono le mine</em>&#8220;, circa 20 per il Pentagono, &#8220;c<em>he possono essere utilizzate. Possiamo ipotizzare le operazioni che dobbiamo attuare per bonificare l&#8217;area. Vicino alla costa ci sono dei fondali rocciosi&#8221;. Alcuni elementi sono già noti: &#8220;Ci sono principalmente due tipi di mine: quelle da fondo, che sono delle mine che stanno proprio sul fondo del mare, e quelle ormeggiate. Sono delle mine che hanno una base sul fondo e sono semigalleggianti. Di solito sono messe ad alto fondale</em>&#8220;. <br><br>Secondo indiscrezioni, le unità italiane coinvolte potrebbero essere i <strong>cacciamine Crotone</strong> e <strong>Rimini</strong>, affiancati da una nave di supporto logistico e una di scorta. Attualmente la Marina Militare italiana dispone di una flotta di dieci cacciamine tra i più avanzati al mondo, progettati per individuare e neutralizzare anche le mine più sofisticate, comprese quelle magnetiche e di ultima generazione, definite “<em>intelligenti</em>”. Otto unità appartengono alla <strong>classe Gaeta</strong>, entrate in servizio tra il 1992 e il 1996, mentre due appartengono alla <strong>classe Lerici</strong>, più datate ma ancora operative. Le navi della classe Gaeta rappresentano la componente più moderna ed efficiente della flotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricerca con il ROV</h2>



<p>Questi cacciamine sono imbarcazioni relativamente compatte, lunghe circa 52 metri e larghe meno di 10, con equipaggi di circa 40-50 persone. <strong>Una delle loro caratteristiche distintive è lo scafo realizzato in vetroresina rinforzata,</strong> un materiale che garantisce l’assenza di campo magnetico e quindi evita l’attivazione delle mine sensibili alle variazioni magnetiche. Inoltre, la struttura offre una notevole resistenza agli urti causati da eventuali esplosioni subacquee. Anche i motori sono progettati per ridurre al minimo le vibrazioni sonore, essendo montati su supporti indipendenti: questo accorgimento limita il rischio di attivare mine dotate di sensori acustici.</p>



<p>Le operazioni di sminamento si articolano in tre fasi principali: individuazione, identificazione e neutralizzazione. La prima fase è affidata al sonar di bordo, che funziona come un radar subacqueo. Attraverso l’emissione di onde sonore e l’analisi del loro eco, il sonar consente di costruire immagini dettagliate del fondale e individuare oggetti sospetti, distinguendoli da elementi naturali come rocce o detriti. <strong>In condizioni favorevoli, un singolo cacciamine può mappare fino a 26 chilometri quadrati di fondale al giorno. </strong>Una volta individuato un possibile ordigno, si procede alla fase di identificazione mediante un veicolo sottomarino telecomandato (ROV). Questo dispositivo, dotato di telecamere e sensori, viene calato in acqua e guidato a distanza dall’equipaggio della nave. </p>



<p>Il ROV può operare per diverse ore, raggiungere velocità di circa 13 km/h e scendere fino a profondità di 600 metri. Avvicinandosi all’oggetto sospetto, trasmette immagini in tempo reale che permettono agli operatori di confermare se si tratti effettivamente di una mina. La fase finale è quella della neutralizzazione dell’ordigno. Il metodo più utilizzato prevede l’impiego dello stesso ROV, che posiziona una carica esplosiva vicino alla mina e poi si allontana. Successivamente, la nave madre si mantiene a distanza di sicurezza, generalmente intorno a un chilometro, <strong>mentre viene effettuata un’esplosione controllata per distruggere l’ordigno. </strong>In alternativa, possono intervenire direttamente i palombari della Marina, specialisti nel disinnesco subacqueo, che utilizzano attrezzature avanzate per operare in sicurezza, mantenendo una bassa visibilità acustica e magnetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scorta ai cacciamone</h2>



<p>Per garantire la sicurezza durante queste operazioni complesse, i cacciamine operano solitamente accompagnati da una scorta navale, che include <strong>una fregata e una nave logistica.</strong> Questo tipo di missione richiede elevati livelli di addestramento, precisione e concentrazione, ma è fondamentale per ripristinare la sicurezza delle rotte marittime. Una volta completata la bonifica, l’area esplorata può essere considerata sicura per la navigazione. Oltre ai cacciamine, esiste un’altra tipologia di unità impiegata nello sminamento navale: i dragamine. Si tratta di mezzi più tradizionali, utilizzati fin dalla Prima guerra mondiale, che operano trascinando dispositivi meccanici o magnetici per far detonare mine semplici o tagliare i cavi di ancoraggio di quelle galleggianti. Questo approccio consente di bonificare rapidamente vaste aree, ma è efficace solo contro mine poco sofisticate.</p>



<p>I cacciamine, al contrario, rappresentano una soluzione più moderna e precisa. Operano in modo mirato, individuando e neutralizzando singolarmente ogni ordigno grazie all’impiego di tecnologie avanzate come sonar ad alta risoluzione, veicoli sottomarini e operatori specializzati. Questa capacità li rende particolarmente adatti a contrastare mine moderne, comprese quelle di fondo, magnetiche o dotate di sensori acustici, che non possono essere eliminate con le tecniche tradizionali dei dragamine. Proprio per queste caratteristiche, l’Italia ha proposto l’impiego dei propri cacciamine nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza di una delle rotte marittime più importanti al mondo.</p>
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		<item>
		<title>Nuovo pattugliatore marittimo armato italiano: tra piattaforma Usa e nazionale vince quella giapponese</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/nuovo-pattugliatore-marittimo-armato-italiano-tra-piattaforma-usa-e-nazionale-vince-quella-giapponese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/01-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p> L'Italia non ha ancora trovato il suo pattugliatore marittimo armato. Quali sono tutte le opzioni possibili? </p>
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<p>Lo strumento aeronavale italiano soffre di una lacuna ormai diventata annosa: un <strong>pattugliatore marittimo armato</strong>. Con il ritiro dal servizio del Dassault “Atlantic” nel 2017, l&#8217;Aeronautica ha perso le <strong>capacità ASW e ASuW</strong>, in quanto il pattugliatore <a href="https://it.insideover.com/guerra/consegnato-il-quarto-ed-ultimo-pattugliatore-p-72a-allaeronautica-militare.html">P-72A</a> è un&#8217;ottima piattaforma da sorveglianza e ricognizione ma è completamente disarmato.</p>



<p>Il progressivo e rapido deterioramento della situazione internazionale ha trasformato questa lacuna in una vera e propria <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/lemergenza-pattugliatori-marittimi-per-la-difesa-italiana.html">emergenza</a></strong>, e sebbene la Difesa, nei diversi documenti programmatici pluriennali (DPP), abbia sempre evidenziato questa problematica, solo ultimamente si sono fatti dei piccoli passi avanti per cercare di risolverla.</p>



<p>Nel <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-documento-programmatico-per-la-difesa-2025-piu-fondi-e-avvio-di-nuovi-programmi.html">DPP 2025</a></strong> è comparso l’avvio del programma congiunto tra Marina e Aeronautica che mira a colmare l’attuale lacuna capacitiva attraverso l’acquisizione di 6 <strong>Maritime Multi Mission Aircraft (M3A)</strong>, destinati a soddisfare l’esigenza nazionale di disporre di una capace piattaforma aerea in grado di condurre operazioni ASW, ASuW, AWW (<em>Above Water Warfare</em>), MW (<em>Mine Warfare</em>), e attività di ISTAR ed EW. Viene singolarmente riferito che il programma sarà finanziato a partire dal 2027 per un totale di <strong>1,136 miliardi di euro</strong> e non viene indicata la piattaforma da finanziare. La mancanza della definizione della piattaforma, oltre a lasciare aperte speculazioni su quale possa essere, lascia intendere anche che fondamentalmente <strong>la difesa italiana non ha ancora effettuato una scelta definitiva.</strong></p>



<p>Dalle colonne di <em>InsideOver </em>avevamo provato a ipotizzare che, data l&#8217;entità del finanziamento previsto, potrebbe essere stato preso in considerazione anche il Boeing P-8 “Poseidon” statunitense, considerato che l&#8217;aereo ha un costo unitario di 200 milioni di dollari, pari a circa 172 milioni di euro, pertanto 6 “Poseidon” costerebbero 1,032 miliardi di euro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Fidarsi ancora degli americani?</h2>



<p>Il <strong>P-8</strong> ha il vantaggio di essere una piattaforma già con standard NATO, essendo stato selezionato da Regno Unito, Norvegia e Germania. Il suo acquisto da parte italiana sarebbe politicamente benvenuto a Washington, ma esistono anche degli svantaggi. <strong>Il P-8 ha una scarsa possibilità di personalizzazione nazionale</strong> (tradotto: non possiamo metterci le mani coi nostri sensori), ed è un velivolo multiruolo che andrebbe ad avere compiti sovrapponibili a quelli di altri già in servizio o in procinto di esserlo. Nasce infatti per svolgere uno spettro di missioni più ampio rispetto ai soli compiti ASW e ASuW, come ad esempio quelli inerenti l’ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) e il SIGINT (Signal Intelligence). Inoltre, data l&#8217;attuale natura dei rapporti transatlantici, la stabilità della vitale filiera logistica non è più garantita, soprattutto nell&#8217;ottica di un possibile futuro conflitto tra USA e Repubblica Popolare Cinese.</p>



<p>Una prima soluzione interamente nazionale sarebbe quella di ripiegare sui <strong>P-27J</strong>, ovvero la versione ASW dell&#8217;aereo da trasporto tattico leggero C-27 “Spartan” di Leonardo che non è ancora in produzione. Sebbene la soluzione nazionale possa sembrare accattivante, questa non è decisamente la più indicata per le attuali esigenze di Aeronautica e Marina militare. <strong>Il P-27J ha limitazioni </strong>in termini di dimensioni della cellula, volume interno, livelli di rumorosità e autonomia operativa, se paragonato ad altre piattaforme, non necessariamente al più grande e performante P-8 “Poseidon”. Un&#8217;altra soluzione nazionale sarebbe quella di ripiegare sul <strong>P-72MPA</strong> sviluppato da Leonardo per la marina militare turca con capacità di trasporto e lancio di siluri MK46 e MK54. Anche in questo caso però la piattaforma non è adatta ai requisiti espressi da Aeronautica e Marina in quanto non in grado di assolvere efficacemente i compiti di Mine Warfare e ISTAR/EW.</p>



<p>Esisterebbe anche una soluzione totalmente europea, da sviluppare congiuntamente con la Francia. Si tratta dell&#8217;<strong>Airbus A-321MPA</strong>. Il pregio è rappresentato appunto dall&#8217;avere un velivolo costruito interamente in Europa, e nell&#8217;attuale situazione internazionale è un fattore da non sottovalutare. Il difetto principale, invece, è che si tratta di <strong>una macchina che è attualmente ancora solo sulla carta e difficilmente vedrà la luce in tempi brevi </strong>come da esigenze della difesa italiana. Pertanto, si tratta di un&#8217;opzione non percorribile se non esclusivamente a livello ideale.</p>



<p>L&#8217;ultima opzione ci porta in Giappone, ed è rappresentata dal <strong>Kawasaki P-1</strong>. Il velivolo è in servizio nell’aviazione della marina giapponese in 33 esemplari (e altri 3 in ordine) quindi si tratta di una macchina ampiamente già rodata. Entrato in servizio nel 2013, il quadrimotore a getto ha un raggio d’azione di 2500 km, ma soprattutto nei suoi punti di attacco e nelle stive può trasportare siluri, missili antinave, mine, cariche di profondità oltre a tutto il necessario per la lotta ASW come le boe acustiche. I legami militari-industriali <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/italia-giappone-hanno-stretto-ulteriormente-loro-2597488.html">sempre più stretti tra Italia e Giappone</a></strong> – come dimostrato dal programma GCAP – potrebbero facilmente favorire questa opzione anche in considerazione di un possibile accordo secondo il formato G2G (Government to Government) che potrebbe coinvolgere anche la vendita al Giappone dell&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/m-346-per-il-giappone-in-cambio-di-pattugliatori-p-1-si-puo-fare.html">addestratore T-346</a></strong>, in considerazione della ricerca nipponica per un nuovo velivolo avanzato per addestrare i piloti. </p>



<p>Questo “scambio” potrebbe prevedere una <strong>personalizzazione </strong>giapponese dell&#8217;addestratore di Leonardo in cambio di una nostra personalizzazione sensoristica del pattugliatore P-1 con un forte ruolo per l&#8217;industria italiana, Leonardo in particolare. Al momento, <strong>quest&#8217;ultima sembra essere l&#8217;opzione più concreta politicamente e industrialmente,</strong> anche a netto delle perplessità riguardanti la lunghezza della catena di approvvigionamento dei pezzi di ricambio. Da quest&#8217;ultimo punto di vista l&#8217;accordo potrebbe prevedere una parziale delocalizzazione in Italia della produzione di alcune componentistiche fondamentali per mantenere il velivolo in efficienza e parimenti effettuare lo stesso tipo di scambio col Giappone per il T-346.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/nuovo-pattugliatore-marittimo-armato-italiano-tra-piattaforma-usa-e-nazionale-vince-quella-giapponese.html">Nuovo pattugliatore marittimo armato italiano: tra piattaforma Usa e nazionale vince quella giapponese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>FREMM EVO: superata la critical design review</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/fremm-evo-superata-la-critical-design-review.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 23:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Fregate Fremm]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Occar ha certificato che le nuove fregate della Marina militare italiana FREMM EVO hanno superato la critical design review.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/fremm-evo-superata-la-critical-design-review.html">FREMM EVO: superata la critical design review</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/t798-0090-n_00000-ITSO01-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>L&#8217;OCCAR (<em>Organisation Conjointe de Coopération en matière d&#8217;Armement</em>) ha annunciato l&#8217;8 gennaio che il programma italiano <strong>FREMM EVO</strong> ha completato con successo la <strong>Critical Design Review (CDR)</strong> in tutti e tre i domini: piattaforma, sistema di combattimento e supporto logistico integrato/disegno generale.</p>



<p>La CDR è una valutazione formale nel processo di sviluppo di un prodotto (in questo caso un sistema d&#8217;arma) che valuta se il suo progetto dettagliato soddisfa i <strong>requisiti </strong>prestazionali ed è pronto per la fabbricazione e il collaudo. Garantisce che tutte le specifiche e i controlli di qualità necessari siano in atto prima di procedere con la produzione. <strong>È una valutazione fondamentale</strong>, perché valuta se il progetto oltre a soddisfare i requisiti, soddisfa i <strong>costi </strong>e i vincoli di <strong>tempo</strong>. Il superamento della CDR consente al progetto di procedere verso le fasi di implementazione e integrazione avendo assicurato di ridurre al minimo i rischi prima di passare alla produzione, con conseguente risparmio di tempo e risorse a lungo termine.</p>



<p>OCCAR riferisce in un <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2026/01/italian-fremm-evo-program-achieves-critical-design-review-milestone/">comunicato stampa</a> che “il raggiungimento di questo obiettivo di alto livello attesta che <strong>il processo di progettazione del Programma FREMM EVO ha soddisfatto tutti i requisiti </strong>necessari e segna il passaggio formale alla fase di produzione. Il completamento della CDR, pienamente in linea con i tempi previsti, dimostra che il programma è sulla buona strada per consegnare due unità navali avanzate alla Marina Militare Italiana, rispettivamente entro giugno 2029 e giugno 2030. Queste unità forniranno capacità avanzate per soddisfare le mutevoli esigenze operative e rafforzare la sicurezza marittima. Questo successo riflette gli sforzi collaborativi e le competenze del team Horizon di OCCAR e di tutti gli stakeholder coinvolti. <strong>Evidenzia inoltre l&#8217;importanza strategica della cooperazione a livello nazionale e internazionale</strong> nella fornitura di unità navali all&#8217;avanguardia che salvaguardino gli interessi condivisi e rafforzino il ruolo dell&#8217;Europa nella difesa globale”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli aggiornamenti di Fincantieri</h2>



<p><strong>Fincantieri</strong>, che si occupa della costruzione delle nuove unità navali, ha già impostato la prima fregata ad<a href="https://it.insideover.com/difesa/impostata-la-prima-fregata-tipo-fremm-evo-per-la-marina-militare.html"> aprile del 2025</a>. </p>



<p>Le FREMM EVO sebbene siano basate sul disegno delle fregate precedenti saranno delle unità navali molto <strong>diverse</strong>. Esse infatti rappresentano un&#8217;evoluzione del progetto originale, il cui programma è stato lanciato nel 2002 e il cui contratto è stato assegnato nel 2006, con l&#8217;introduzione di una serie di miglioramenti per affrontare i problemi di obsolescenza, ma soprattutto con l&#8217;aggiunta di tecnologie e sistemi più recenti per far fronte ai nuovi requisiti della <strong>Marina Militare</strong> e alle minacce emergenti, oltre a un supporto logistico evoluto. Le migliorie, come ha riferito Fincantieri in occasione del taglio della prima lamiera, riguardano il <em>Cyber-resilient Ship Management System</em>, l’impianto di condizionamento e distribuzione elettrica, l’implementazione di soluzioni specifiche al fine di migliorare l’impronta green dell’unità per la parte Platform System. <strong>Inoltre il sistema di combattimento sarà aggiornato</strong> con il moderno <em>Cyber-resilient Combat Management System</em> SADOC 4, i sensori radar (in particolare con radar Dual Band DBR-X-C a faccia fissa) in grado di supportare la difesa contro le minacce TBM (<em>Theater Ballistic Missile</em>), la guerra elettronica (EW), i sistemi di artiglieria e missili, la suite sonar, il sistema di comunicazione e i collegamenti dati tattici in grado di garantire il più alto ed efficace livello di interoperabilità.</p>



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<p>Sulla base delle attività di derisking e dei disegni emersi in questi mesi, la configurazione FREMM EVO abbina lo scafo e la propulsione delle attuali FREMM con <strong>nuove sovrastrutture</strong> in grado di ospitare i sistemi di combattimento e di piattaforma installati sulle unità navali di ultima generazione sviluppate nell’ambito della Legge Navale, ovvero i Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) o <em>Multi-purpose Combat Ship</em> (MCS) nella configurazione Full e la LHD Trieste. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il supporto dell&#8217;Intelligenza artificiale</h2>



<p>Sappiamo anche che l&#8217;esperienza maturata dalla Marina Militare nel Mar Rosso durante l&#8217;operazione dell&#8217;Unione Europea aspide <strong>Aspides</strong> ha portato a installare sulle nuove fregate il primo sistema CUAS (<em>Counter Unmanned Air System</em>) della MM. Secondo dichiarazioni ufficiali le FREMM EVO avranno una serie di sistemi che includono un nuovo radar dedicato e apparati di guerra elettronica, che operano insieme a nuovi apparati elettro-ottici. <strong>Tutte le informazioni vengono integrate e gestite con il supporto dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> al fine di rispondere alla minaccia dei droni con sistemi <em>soft-kill</em> e <em>hard-kill</em>. Un&#8217;altra innovazione è rappresentata dal sistema di contromisure radar elettroniche (RECM) e la capacità di gestire e controllare una serie di sistemi <em>unmanned </em>multidominio attraverso l&#8217;UMS (<em>Unmanned Management Suite</em>) di Fincantieri. Le nuove fregate saranno quindi in grado di operare USV, UUV e naturalmente anche UAS.</p>



<p>L&#8217;armamento è costituito dal sistema missilistico di difesa aerea di MBDA SAAM ESD PPA basato sulla famiglia di missili <strong>Aster</strong> (inclusi i Block 1NT con capacità i intercettare missili balistici a corto e medio raggio) lanciati da due sistemi di lancio verticali (VLS) Sylver A50 a 8 celle posizionati nell&#8217;area di prua. Da disegni preliminari emerge la possibilità di avere spazio per altri VLS dietro quelli installati. <em><a href="https://www.navalnews.com/event-news/euronaval-2024/2024/11/euronaval-2024-italys-new-fremm-evo-breaks-cover/">Naval News</a></em> riferisce che sono in corso studi per valutare l&#8217;installazione di VLS per missili da attacco profondo o VLS per missili CAMM ER, nonché altre nuove soluzioni di lancio di armi multiruolo. La capacità ha ASuW sarà data da otto lanciatori MBDA Italia Teseo Mk2/E insieme ad elicotteri SH-90 equipaggiati con missili MBDA Italia Marte ER. L&#8217;artiglieria principale è costituita da due cannoni Leonardo <strong>Super Rapido</strong> da 76/62 mm in configurazione Strales, per utilizzare munizioni guidate DART in grado di contrastare missili e minacce asimmetriche.</p>



<p></p>
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		<title>Non solo proiezione di potenza: le ricadute della politica oltre il Mediterraneo Allargato</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/non-solo-proiezione-di-potenza-le-ricadute-della-politica-oltre-il-mediterraneo-allargato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 02:42:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo Allargato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L'Italia oltre il Mediterraneo Allargato: non solo proiezione di forza, ma anche ricadute benefiche sul sistema Paese.</p>
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<p>Il <strong>Mediterraneo Allargato</strong> è un concetto strategico elaborato dalla <strong>Marina Militare italiana</strong> negli anni Settanta che rappresenta il teatro operativo di massimo interesse nazionale nel quale lo Stato italiano attua una comune strategia di sicurezza. Esso, geograficamente, è rappresentato da quella porzione di mare compresa fra le coste mediterranee, il Mar Rosso, il Mar Nero, il Golfo Persico, parte dell’Oceano Indiano (sino alla costa occidentale del subcontinente indiano) e dell’Oceano Atlantico (sino e comprendendo il Golfo di Guinea).</p>



<p>L&#8217;individuazione geografica di un&#8217;area del globo di <strong>massimo interesse</strong> per l&#8217;Italia, non significa però porre un recinto per l&#8217;azione politico/strategica del Paese per diversi motivi. Primo fra tutti, <strong>il mare per definizione non ha confini</strong>: i britannici sono soliti dire che la Gran Bretagna confina con tutto il mondo perché è un&#8217;isola, quindi interconnessa con l&#8217;intero globo attraverso il mare, e per la forte vocazione marittima di un popolo che ha avuto nel mare (e nel controllo del mare) il mezzo della fondazione del proprio impero. Secondariamente, ormai da più di due decenni, ovvero circa da quando la Repubblica Popolare Cinese (RPC) è stata ammessa nel WTO, il <strong>baricentro dell&#8217;economia globale</strong> è andato spostandosi verso l&#8217;Asia, ed ora possiamo dire senza dubbi di sorta che è saldamente in quella regione: per il nostro Paese, <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-italia-indo-pacifico.html">ad esempio</a>, le esportazioni in Asia Orientale nel 2019 erano pari a 41,7 miliardi di euro (8,8% del totale) facendo segnare un +4,6% su base annua, mentre le importazioni erano pari a 51 miliardi (12,1%) con una variazione del +3,1%. </p>



<p><a href="https://www.shippingitaly.it/2023/04/26/come-e-quanto-sono-cambiati-i-traffici-dei-porti-italiani-dal-2019-al-2022/">A livello generale</a>, il 39% dell’import – export avviene via nave per un valore di 377 miliardi di euro (dati 2022) e le prime cinque categorie di merci in entrata nel Paese via mare concentrano il 72% dell’import marittimo (oil &amp; gas; metalli; macchinari; prodotti chimici e tessile e abbigliamento) mentre le prime cinque categorie di merci in uscita dal Paese via mare concentrano il 76% dell’export marittimo (macchinari; prodotti raffinati; prodotti chimici mezzi di trasporto; alimentari e bevande). La RPC si conferma il primo fornitore per l’Italia: <strong>rappresenta un quinto delle merci in entrata via mare nel nostro Paese mentre gli Stati Uniti si confermano un grande mercato di sbocco per l’export italiano via mare</strong>: un quarto delle nostre merci in uscita su nave sono dirette nel Paese nordamericano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;epoca dell&#8217;interdipendenza globale</h2>



<p>L&#8217;Italia, quindi, deve una larga fetta del suo <strong>benessere economico</strong>, e quindi della sua <strong>sicurezza</strong>, ai traffici marittimi che la collegano con l&#8217;Asia Orientale. Bisogna poi considerare che negli ultimi lustri, la sicurezza globale è stata messa in crisi dall&#8217;avvento di nuovi conflitti, spesso combattuti sotto la soglia dello scontro aperto, che minacciano le linee di navigazione (o potrebbero minacciarle in un prossimo futuro) del nostro Paese anche al di fuori del Mediterraneo Allargato: l&#8217;attuale crisi di Taiwan, e l&#8217;attuale escalation nel <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/malacca-sonda-lombok-tre-stretti-fondamentali-per-due-oceani.html">Mar Cinese Meridionale</a></strong> tra la RPC e le Filippine, possono diventare dei <em>casus belli</em>. </p>



<p>A monte di queste considerazioni peculiari, giova ricordare il principio della <strong>&#8220;interdipendenza complessa&#8221;</strong> <a href="https://thegeopolitics.com/remembering-joseph-s-nye-jr-power-diplomacy-and-the-liberal-turn-in-international-relations/">postulato</a> da <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/asse-cina-russia-difficile-da-scalfire-lue-non-molli-mosca-parla-nye-il-teorizzatore-del-soft-power.html">Joseph Nye</a></strong>, in cui il comportamento di uno Stato è vincolato da molteplici canali di interazione, dall&#8217;assenza di una chiara gerarchia di problematiche e dalla diminuzione dell&#8217;utilità della forza militare. Quanto affermato da Nye mette in discussione l&#8217;assunto realista di un sistema internazionale anarchico governato esclusivamente dalla politica di potenza. Il professore, recentemente scomparso, citava esempi storici, <strong>tra cui la Guerra Fredda e la Guerra del Golfo</strong>, per dimostrare come la combinazione di legittimità, alleanze e valori avesse prodotto risultati più sostenibili rispetto alla sola forza bruta. In un&#8217;epoca di interdipendenza globale e minacce transnazionali, Nye sosteneva che occorresse esercitare &#8220;potere con gli altri&#8221; piuttosto che &#8220;potere sugli altri&#8221;. Però, nelle relazioni internazionali odierne, vige comunque una buona dose di realismo per la quale si esercita la forza per ottenere i propri obiettivi strategici, là dove diplomazia, soft power, smart power e interdipendenza economica cessano di esistere o sono sacrificabili.</p>



<p>Il mondo, sostanzialmente, è diventato <strong>un luogo meno sicuro</strong>, dove molti più attori ricorrono all&#8217;uso della forza militare – come detto anche dal ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong> – e pertanto per la sicurezza nazionale è opportuno, ma diremmo imperativo, migliorare le capacità e possibilità del nostro strumento Difesa, in particolare la nostra capacità di proiezione di forza a lungo e lunghissimo raggio, in quanto, come visto, le attuali aree di crisi potrebbero rapidamente trasformarsi in conflitti guerreggiati, e l&#8217;Italia ha la necessità di mantenere aperte e sicure le proprie linee di navigazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;assicurazione sulla vita del Paese</h2>



<p>In un prossimo futuro, ad esempio, la Marina Militare potrebbe essere chiamata a difendere i nostri mercantili da attacchi di potenze ostili, o di entità paramilitari ostili, nei mari che circondano l&#8217;Asia Orientale esattamente come accade nel Mar Rosso per la missione Aspides dell&#8217;Unione Europea. </p>



<p>Avere capacità di proiezione di forza a lungo raggio, per la Marina Militare, significa avere <strong>unità navali in grado di solcare i mari in assetto di combattimento per lungo periodo</strong>. Per l&#8217;Aeronautica significa avere strumenti in grado di spostare una grande quantità di supporto logistico nel più breve tempo possibile. Le unità navali, in caso di necessità che significa non solamente rispondere a una crisi internazionale, ma anche “<strong>mostrare bandiera</strong>” per <strong>supportare il <em>soft power</em> nazionale</strong>, devono pertanto restare “in zona di operazioni” per un periodo più lungo, ed è anche per questo che la Marina Militare auspica e sta lavorando per ottenere la propulsione nucleare. Tale tipo di propulsione, essendo sviluppata in modo innovativo (si parla di piccoli reattori) e soprattutto nazionalmente, porterebbe con sé un <strong>immediato ritorno per l&#8217;industria nazionale</strong>, per le università e per i centri di ricerca: in una parola per il progresso scientifico italiano.</p>



<p>Ancora oggi, <a href="https://it.insideover.com/difesa/presentato-alla-camera-il-rapporto-per-una-strategia-di-sicurezza-nazionale.html">da più parti</a>, si ragiona per compartimenti stagni, parlando di Mediterraneo Allargato come di un recinto d&#8217;azione (chiuso) per il nostro Paese, come se il mare e quanto su di esso (o sotto di esso) naviga e passa (consideriamo ad esempio i cablaggi sottomarini), terminasse là dove sono stati individuati i limiti geografici di questa dottrina, ormai vecchia di 50 anni. Investire oggi in uno strumento aeronavale moderno, proiettabile in profondità e all&#8217;avanguardia, rappresenta un&#8217;<strong>assicurazione sulla vita per l&#8217;Italia</strong> col beneficio pressoché immediato di fare da volano per industria, accademia e ricerca.</p>
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		<title>Due nuovi pattugliatori polivalenti per la Marina Militare</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/due-nuovi-pattugliatori-polivalenti-per-la-marina-militare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 23:19:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Pattugliatori Polivalenti d'Altura (Ppa)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Fincantieri ha siglato il contratto con la Marina Militare per la costruzione di 2 nuovi PPA in sostituzione di quelli venduti all'Indonesia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/due-nuovi-pattugliatori-polivalenti-per-la-marina-militare.html">Due nuovi pattugliatori polivalenti per la Marina Militare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FrF_Y_LWYAI3joT-381997308-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><strong>Fincantieri</strong>, azienda nazionale leader nel settore delle costruzioni navali, ha siglato un contratto con la <strong>Marina Militare italiana</strong> per la costruzione di due nuovi <strong>Pattugliatori Polivalenti d&#8217;Altura (PPA)</strong> – meglio noti come Multipurpose Combat Ship (MCS) – in configurazione “<em>light +</em>”, in sostituzione delle due unità similari vendute all&#8217;Indonesia.</p>



<p>L&#8217;estensione del contratto, originariamente lanciata ai sensi della legge navale del 2015, è gestita da OCCAR (<em>Organisation Conjointe de Coopération en Matière d&#8217;Armement</em>) all&#8217;interno del gruppo di attività temporanee formato da Fincantieri, come contraente principale, e <strong>Leonardo</strong>, come partner. </p>



<p>Per <a href="https://www.fincantieri.com/en/media/press-releases/2025/new-contract-for-fincantieri-italian-navy-orders-two-new-multipurpose-combat-ships/">Fincantieri</a>, il valore del contratto per le due nuove unità è di circa 700 milioni di euro, che include opere già svolte sulle unità precedenti ora destinate all&#8217;Indonesia. Le due nuove navi saranno presso i cantieri navali di Riva Trigoso e Muggiano, con consegne previste per il <strong>2029 </strong>e il <strong>2030</strong>, rispettivamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un sistema italiano unico nel suo genere</h2>



<p>I PPA-MCS rappresentano una tipologia di nave <strong>altamente flessibile</strong> con capacità di assolvere a molteplici compiti che vanno dal pattugliamento con capacità di soccorso in mare, alle operazioni di forze speciali, nonché da unità di prima linea. Il programma di produzione ha approccio “<em>fitted for</em>” che consente, partendo da una piattaforma comune, la possibilità di acquisire capacità aggiuntive fino alla configurazione “<em>full</em>”. A tal proposito, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio <strong>Enrico Credendino</strong>, durante la cerimonia di varo del PPA “Marcantonio Colonna” a novembre 2022, il quinto costruito da Fincantieri, <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2022/11/italian-navys-fifth-ppa-launched-by-fincantieri/">affermò </a>che due PPA “<em>light</em>” sarebbero stati riconfigurati allo standard “<em>full</em>”, pertanto la nostra Marina avrà <strong>quattro PPA “<em>full</em>” e tre “<em>light +</em>”</strong>. </p>



<p>I pattugliatori presentano una doppia prora sfalsata, simile al rostro delle antiche navi romane, soluzione ingegneristica che permette all’unità una riduzione della formazione ondosa e la riduzione del consumo di carburante, aumentandone la velocità massima (32 nodi). L’innovazione e l’unicità di queste navi è dettata dall’architettura della plancia che permette un’ampia visione nel corso della condotta della stessa. Elemento caratteristico di questa tipologia di navi è il <em><strong>naval cockpit</strong></em>, sistema di concezione italiana ed unico nel suo genere: esso è in grado di far condurre la nave a due soli operatori (pilota e copilota) sia dal punto di vista della piattaforma e della navigazione, sia dal punto della condotta dello operazioni fino all’uso delle armi. </p>



<p>Come detto, sono navi di concezione innovativa, concepite per sorvegliare e controllare gli spazi marittimi d&#8217;interesse nazionale, vigilare sulle attività marittime ed economiche, supportare operazioni di soccorso e per concorrere alla scorta di gruppi navali, navi maggiori e mercantili. Il progetto di questi pattugliatori è stato sviluppato per enfatizzare <strong>le caratteristiche di versatilità strategica</strong> già intrinseche in ogni unità navale: è stata infatti ideata una piattaforma dalle spiccate capacità adattive, grazie alle dimensioni e alle caratteristiche costruttive, che permettono di assumere <strong>diverse configurazioni d&#8217;impiego</strong>, scegliendo l&#8217;implementazione dell&#8217;allestimento modulare in base al profilo di missione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un armamento pesante</h2>



<p>Le unità hanno la possibilità di imbarcare equipaggiamenti vari e container per assolvere varie tipologie di missione e/o imbarcazioni tipo RHIB (<em>Rigid Hull Inflatable Boat</em>) di lunghezza di oltre 11 metri o mezzi non pilotati che possono essere messi a mare e recuperati tramite gru laterali o per mezzo di una rampa di alaggio situata a poppa. Il requisito duale delle unità è recepito sin dalle fasi di progetto, così come la possibilità d&#8217;integrare agevolmente nuove capacità. Più in dettaglio, la nave è caratterizzata da ampi spazi dedicati all&#8217;imbarco di materiali e impianti shelterizzati.</p>



<p>Diamo ora qualche dato tecnico. I PPA-MCS sono lunghi <strong>143 metri</strong> fuori tutto per una larghezza di circa 16 metri; il dislocamento è di circa 6mila tonnellate e sono propulsi da un sistema tipo CODAG (Combination of Diesel And Gas) che spinge la nave alla velocità massima di <strong>32 nodi</strong> e di 10 con la sola propulsione elettrica. L&#8217;autonomia, a 15 nodi, è di <strong>5mila miglia</strong>. Il ponte di volo, a poppa, è capace di operare elicotteri tipo SH-90 ed EH-101 mentre l&#8217;hangar può accogliere un EH-101 o due SH-90. </p>



<p>Le unità sono pesantemente armate: a prora è situato un cannone da <strong>127/64</strong> Vulcano; montano un pezzo da 76/62 Sovraponte (kit Strales), 2 mitragliatrici pesanti da 25/80 mm remotizzate, 4 mitragliatrici da 12,7 mm, 1 Sistema Acustico Multiruolo (arma non letale); 1 Sistema Missilistico SAAM ESD con missili ASTER 15 e 30 (nelle versioni full), 1 Sistema Missilistico TESEO e 2 lanciatori trinati per siluri leggeri (opzione). I PPA “full” di nuovo tipo, designati da <a href="https://www.rid.it/shownews/6912/euronaval-2024-fincantieri-presenta-il-super-ppa-ovvero-il-ppa-evo">Fincantieri EVO</a>, dovrebbero avere sino a 64 sistemi di lancio verticali VLS per missili ASTER 30 B1 NT e/o SCALP NAVAL &#8211; probabilmente un mix di Sylver A50 e A70, insieme a 8 missili anti-nave TESEO Evolved. La settima unità costruita da Fincantieri e la quinta per la Marina Militare considerando le due vendute all&#8217;Indonesia, il “Domenico Millelire”, è stata varata a Riva Trigoso a <a href="https://aresdifesa.it/varato-a-riva-trigoso-il-settimo-ppa-domenico-millelire/">luglio</a> del 2024.</p>
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		<title>Difendere le nuove fregate multimissione dai droni: l&#8217;obiettivo di Elt Group</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/difendere-le-nuove-fregate-multimissione-dai-droni-lobiettivo-di-elt-group.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 04:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche i mezzi più sofisticati e moderni sono esposti alla minaccia di droni rudimentali come quelli  usati dagli Houthi. Ecco come rimediare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nuova generazione di classe FREMM EVO include una <strong>capacità anti-drone </strong>integrata tramite componenti dedicati e beneficiando delle risorse già disponibili a bordo. Una capacità quanto mai necessaria, alla luce dell&#8217;esperienza verificatasi nel <strong>Mar Rosso</strong> e nel <strong>Golfo di Aden</strong> durante la missione di pattugliamento e protezione dei mercantili, diventati bersaglio dei <strong>ribelli Houthi</strong> che hanno fatto largo uso di droni armati contro le navi da guerra inviate dalla Coalizione Internazionale.</p>



<p><a href="https://www.eltgroup.net">ELT Group</a>, che vanta una comprovata esperienza nel dominio delle operazioni dello spettro elettromagnetico (abbreviato con l&#8217;acronimo EMSO), illustrerà le proprie soluzioni e capacità per il <strong>dominio navale</strong> e <strong>subacqueo</strong>, per mostrare come intende proteggere le risorse navali e marittime scelte dai Comandi operativi per proiettare la propria potenza in uno spazio che potrebbe rivelarsi ostile e garantire le proprie esigenze nel dominio marittimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impiego dei sistemi come la suite EWS</strong></h2>



<p>A riprova di ciò, si può citare il successo dei sistemi all&#8217;avanguardia integrati sulle piattaforme di ultima generazione, come le <strong>fregate multimissione</strong> FREMM della <strong>Marina Militare</strong> italiana e classe Horizon della <strong>Marine Nationale</strong> francese, ma anche sugli elicotteri NH-90 navalizzati.</p>



<p>Proprio in questi giorni, infatti, parte dell&#8217;attenzione della fiera Euronaval, che si sta tenendo a Parigi, è rivolta alla <strong>suite EWS navale</strong> di nuova generazione sviluppata per la classe <a href="https://it.insideover.com/difesa/due-nuove-fregate-per-la-marina-litalia-si-rafforza-sul-mare.html">FREMM EVO</a> da ELT Group: ora in grado di includere una capacità anti-drone integrata tramite componenti dedicati e beneficiando delle risorse già disponibili a bordo, con una significativa capacità di crescita attraverso l&#8217;uso diffuso dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>.</p>



<p>Parte centrale dell&#8217;EWS è l&#8217;<strong>EMSO C2</strong>, che secondo quanto illustrato &#8220;<em>esercita la sorveglianza elettromagnetica distribuita e fornisce un prezioso contributo alla consapevolezza del dominio marittimo</em>&#8220;. Il suo sistema di comando e controllo, assistito da computer, &#8220;<em>integra tutti i sottosistemi di guerra elettronica e si occupa della sicurezza informatica del sistema</em>&#8220;, permettendo l&#8217;integrazione delle informazioni sulle minacce tramite l&#8217;<strong>EW Manager</strong> e la loro condivisione con altri utenti a bordo o fuori dalla nave. Siano essi utenti o piattaforme con o senza equipaggio.</p>



<p>La suite EWS, sottolineato dagli esperti di ELT Group, può coprire tutti i tipi di minacce e può essere ulteriormente estesa allo spettro infrarosso tramite un apposito sistema per applicazioni navali in grado di<strong> proteggere la nave</strong> dalle nuove minacce I/R emergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La minaccia crescente dei droni</strong></h2>



<p>La <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/navi-da-guerra-schierate-e-rotte-commerciali-dirottate-massima-tensione-nel-mar-rosso.html">crisi del Mar Rosso </a>e il largo impiego di missili e droni, aerei e navali da parte dei ribelli Houthi, che stanno <a href="https://www.ilgiornale.it/news/terrorismo/houthi-non-si-fermeranno-pentagono-crisi-pu-finire-solo-fine-2283020.html">prendendo di mira</a> le navi mercantili e le navi militari incaricate di proteggerle, hanno reso evidente la necessità di sviluppare sistemi di difesa all&#8217;avanguardia che consentano alle unità navali di difendersi con efficacia dalle minacce a basso costo, come i droni di fabbricazione iraniana che, al contrario, possono arrecare <strong>gravi danni</strong> alle navi da guerra sofisticate, che potrebbero subire la tattica della saturazione se sottoposte all&#8217;attacco di uno <strong>sciame di droni</strong>.</p>



<p>Per questa ragione l&#8217;integrazione di sistemi sempre più sofisticati e interconnessi diventa essenziale, e rappresenta uno degli<em> asset </em>fondamentali per proteggere le unità navali inviate in missione da questo genere di <strong>minaccia</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/difendere-le-nuove-fregate-multimissione-dai-droni-lobiettivo-di-elt-group.html">Difendere le nuove fregate multimissione dai droni: l&#8217;obiettivo di Elt Group</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Due nuove fregate per la Marina, l&#8217;Italia si rafforza sul mare</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/due-nuove-fregate-per-la-marina-litalia-si-rafforza-sul-mare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 13:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Fregate Fremm]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=431285</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Marina Militare avrà due nuove fregate tipo FREMM EVO dalla spiccata vocazione ASW, ma forse è il caso di aumentare le celle VLS</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802154212877_becd63e44e5f6bafac8fc77db30812ae-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/orizzonte-sistemi-navali-unazienda-al-bivio-tra-italia-e-francia.html"><strong>Orizzonte sistemi navali</strong>,</a> società italiana controllata da Fincantieri e Leonardo che opera nel settore della Difesa, ha diffuso un <a href="https://www.orizzontesn.it/osn-news/firma-amendment-26-al-contratto-fremm---fremm-evo">comunicato</a> stampa lo scorso 31 luglio in cui rendeva noto la firma di un contratto con OCCAR per la costruzione di due nuove fregate <strong>FREMM EVO</strong> destinate alla <strong>Marina Militare</strong> del valore di 1,5 miliardi di euro.</p>



<p>Le due nuove unità saranno all&#8217;avanguardia nel settore navale militare, in termini di tecnologia e prestazioni, capitalizzando gli importanti sviluppi tecnologici già intrapresi nell&#8217;ambito dei recenti programmi previsti dalla Legge Difesa, nonché il progetto <em>Mid Life Upgrade</em> per i cacciatorpediniere classe Orizzonte della Marina Militare. </p>



<p>La forza armata potrà così contare su due nuove fregate FREMM che garantiranno elevate prestazioni operative, con tecnologia e sistemi all&#8217;avanguardia, nonché le più recenti capacità <strong>anti-drone</strong> e di gestione operativa di sistemi senza pilota in tre dimensioni (sopra la superficie, in mare e sotto la superficie). Le due nuove FREMM EVO contribuiranno sicuramente a potenziare le capacità difensive e ad aumentare la flessibilità operativa, e avranno una <strong>vocazione ASW</strong> (<em>Anti Submarine Warfare</em>). </p>



<p>Da quanto rilasciato da Orizzonte sistemi navali, sappiamo che la prima fregata verrà consegnata nel 2029, mentre la seconda unità sarà disponibile nel 2030.<br></p>



<p>In particolare, i principali ammodernamenti e miglioramenti tecnologici riguarderanno lo <em>Ship Management System Cyber-resilient</em>, il sistema di condizionamento e distribuzione elettrica e l’implementazione di soluzioni specifiche volte a migliorare l’impronta ecologica della nave per il Sistema Piattaforma. Il Sistema di Combattimento sarà potenziato con il moderno <em>Combat Management System</em> <strong>SADOC 4</strong> <em>Cyber-resilient</em>, sensori radar (in particolare con radar dual-band X-C a faccia fissa) in grado di supportare la difesa contro le minacce TBM (<em>Tactical Ballistic Missile</em>), <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-si-intende-per-guerra-elettronica-e-cose-il-jamming.html"><em>Electronic Warfare</em> (EW)</a>, <em>artillery and missile systems</em>, la <em>suite </em>sonar, il sistema di comunicazione e i collegamenti dati tattici, in grado di garantire il più alto ed efficace livello di interoperabilità, al punto che si potrà parlare di effettiva <strong>intercambiabilità </strong>come già dimostrato durante la recente esercitazione navale <a href="https://it.insideover.com/reportage/difesa/due-gruppi-dattacco-di-portaerei-si-sfidano-a-mare-aperto-2024.html">Mare Aperto 2024-1</a>. </p>



<p>Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l&#8217;ammiraglio <strong>Enrico Credendino</strong>, ha <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2024/07/orrizonte-sistemi-navali-signs-e1-5-billion-contract-for-two-fremm-evo-frigates-for-the-italian-navy/">commentato</a> affermando che “l’acquisizione delle due fregate FREMM di nuova generazione rientra nel più ampio piano di rinnovamento e ammodernamento che la Marina Militare italiana ha avviato per potenziare le proprie capacità, al fine di rispondere in modo adattivo, tempestivo ed efficace agli scenari attuali e futuri in un mondo che è rapidamente cambiato negli ultimi anni. L’evoluzione della FREMM capitalizza un progetto che ha dimostrato, negli anni, la sua piena rispondenza ai requisiti della Marina Militare e ha ottenuto un ampio consenso internazionale. Partendo da questa solida base, abbiamo integrato tecnologie di ultima generazione e sistemi moderni sulla FREMM, potenziando così le capacità di difesa della nave e ampliando lo spettro delle attività conducibili nell’ambito delle missioni svolte per la difesa e la sicurezza del nostro Paese, al fine di proteggere il cluster marittimo nazionale, di cui siamo catalizzatori, mantenere aperte le vie di comunicazione e gli stretti, monitorare e mettere in sicurezza i fondali, proiettare diplomazia, cultura e “Made in Italy”, nonché fornire supporto a chi ne ha bisogno”. </p>



<p>Le nuove FREMM EVO, dal render diffuso da <strong>Fincantieri</strong>, sbarcheranno il pezzo di prora da 127/64 mm per montare un <strong>secondo 76/62</strong> “Super Rapido” che farà coppia con quello di poppa (montato sopra l&#8217;hangar elicotteri), e avranno anch&#8217;esse, come le <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2023/11/a-new-fremm-with-asuw-asw-capabilities-for-italian-navy/">precedenti ASW/ASuW,</a> un <strong>unico VLS</strong> (<em>Vertical Launch System</em>) tipo Sylver A70 da <strong>16 celle</strong> posto dietro il pezzo di artiglieria prodiero e davanti alla sovrastruttura che ospita la plancia. </p>



<p>Questa soluzione riflette – forse – la decisione di avere unità principalmente configurate per la funzione <strong>antisom</strong>, piuttosto che per l&#8217;ASuW (<em>Anti Surface Warfare</em>) e, probabilmente, riflette anche l&#8217;esito delle analisi delle operazioni di difesa del traffico mercantile nel <strong>Mar Rosso</strong>, dove il singolo 76/62 mm, con adeguato armamento, ha dato ottime prestazioni dimostrando di poter essere impiegato efficacemente in loco dei più costosi missili superficie-aria. </p>



<p>Oggettivamente, però, se la scelta di sbarcare il 127/64 può ritenersi coerente con uno scenario ASW, ci chiediamo se non fosse stato il caso di <strong>aumentare il numero di celle del VLS</strong> passando da 16 a 32, dato che ci troviamo (e troveremo sempre più) a dover affrontare scenari ad <strong>alta intensità</strong> anche di tipo asimmetrico, come dimostrato dagli Houthi ma ancor più dal potenziale missilistico ancora inespresso di Hezbollah. Se si vuole un&#8217;unità con anche capacità di difesa TBM, sarebbe bene forse aumentare la suite missilistica in modo da poter cercare di contenere un possibile <strong>attacco di saturazione</strong>, che verrebbe effettuato con droni one way, missili antinave, droni di superficie e missili balistici. La complessità degli scenari (e dei teatri in cui siamo e saremo chiamati a operare), consiglierebbe un approccio diverso, con la possibilità di avere doti ASW e <em>Air Defence</em> marcate e rapidamente intercambiabili date dalla disponibilità di più celle – a meno che non si preveda di installare armi a energia diretta – anche in considerazione delle disponibilità finanziarie della nostra Difesa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/due-nuove-fregate-per-la-marina-litalia-si-rafforza-sul-mare.html">Due nuove fregate per la Marina, l&#8217;Italia si rafforza sul mare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Missili, bombe, cannoni. Armi tutte nuove per gli F35 della nostra Marina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/missili-bombe-cannoni-armi-tutte-nuove-per-gli-f35-della-nostra-marina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 04:36:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia F-35]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Typhoon]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In arrivo nuovo armamento per gli F-35B della Marina Militare e nuovi caccia Typhoon per l'Aeronautica in sostituzione di quelli dismessi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-bombe-cannoni-armi-tutte-nuove-per-gli-f35-della-nostra-marina.html">Missili, bombe, cannoni. Armi tutte nuove per gli F35 della nostra Marina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/IMG_0884-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 4 luglio scorso, il Governo ha trasmesso alle commissioni competenti di Camera e Senato lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma relativo all’acquisizione di nuovo armamento per gli <strong>F-35B</strong> della Marina Militare, necessario per ottenere la <em>Full Operational Capability</em> (FOC) dei caccia di sesta generazione STOVL (<em>Short Take Off Vertical Landing</em>) con caratteristiche <em>stealth </em>che andranno a sostituire gli AV-8B “Harrier II” del GRUPAER (Gruppo Aerei Imbarcati). </p>



<p>Nel documento, <a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/testi/DI0108.htm?_1721039995810">si legge</a> che il programma di armamento, in cooperazione internazionale, ha lo scopo di dotare il Paese di un sistema d&#8217;arma aeronautico di quinta generazione (con orizzonte temporale operativo di almeno 30 anni), per fronteggiare efficacemente la crescente complessità degli attuali e futuri scenari operativi. Per i <strong>15 F-35B</strong> (quando saranno tutti consegnati) della <strong>Marina Militare</strong> risulta centrale la disponibilità di armamento e sistemi di autoprotezione, secondo le effettive necessità, in grado di supportare e proteggere la Squadra Navale.</p>



<p>Il programma di acquisizione dell&#8217;armamento è stato sviluppato in quantità tali da sostenere operazioni in uno <strong>scenario ipotetico di 6 mesi</strong>, ma non è stato indicato se si tratti di uno scenario a bassa o ad alta intensità. </p>



<p>In ogni caso il munizionamento richiesto per le operazioni, che secondo il decreto dovrà essere consegnato in un arco temporale di<strong> 14 anni</strong> per un valore complessivo di <strong>682 milioni di euro</strong> (di cui 650 già finanziati) erogati dal Ministero della Difesa, consiste in un ampio ventaglio di armamenti. </p>



<p>Viene indicato <strong>armamento a caduta</strong> (<em>Guided Bomb Unit</em> &#8211; GBU) completo di kit guida, dispositivi di attivazione, detonazione, kit cablaggi e strumenti per predisporre i corpi bomba (BLU) da 113 Kg <em>Small Diameter Bomb</em> (SDB II/GBU-53), corpo bomba BLU-111 (Mk 82) da 227 Kg comprensivo di kit guida per allestimento di GBU-12, GBU-38, GBU-54, corpo bomba BLU-110 (Mk 84) da 453 Kg comprensivo di kit guida per GBU-32. Presente una <strong><em>suite </em>di missili</strong> che va dagli AIM-9X “Sidewinder”, sino ai Meteor passando per gli AIM-120 AMRAAM, nonché si nota la presenza del vettore antinave JSM (<em>Joint Strike Missile</em>) che ha anche capacità di attacco terrestre, insieme al missile antinave a medio raggio Spear 3 di MBDA. </p>



<p>Il <strong>JSM </strong>è progettato per adattarsi al vano armi interno degli F-35A, ma essendo quello della versione STOVL più corto potrà essere trasportato solo sui piloni esterni. </p>



<p>Come accennato il missile, <a href="https://www.airforce-technology.com/projects/joint-strike-missile-jsm/">prodotto </a>dalla norvegese Kongsberg insieme alla statunitense Raytheon, è nato per compiere missioni complesse, come quella anti-superficie (ASuW) e l&#8217;attacco terrestre. Gli obiettivi primari sono in genere bersagli altamente difesi e di alto valore in mare, nelle acque costiere o sulla terraferma. Non sappiamo molto del nuovo missile (il cui sviluppo è cominciato nel 2008), se non che vola a velocità subsoniche, pesa 416 kg, è lungo 4 metri e ha un&#8217;autonomia di circa 275 km (o 150 miglia nautiche). </p>



<p>Nel pacchetto di armamento per gli F-35B della Marina Militare richiesto dal governo sono presenti anche colpi per il cannone da 25mm, sistemi di autoprotezione, simulacri inerti/armamento captive per addestramento, materiale di supporto/propedeutico per l&#8217;impiego dell&#8217;armamento nonché la possibilità di avere ulteriori sistemi d&#8217;arma attualmente in fase di sviluppo/certificazione di possibile futuro impiego sul velivolo. </p>



<p>Il piano di armamento consentirà di finalizzare e consolidare le scorte necessarie a dichiarare la FOC, ma per arrivare a questo traguardo esso dovrà essere <strong>completato entro il 2030</strong>, attraverso una rimodulazione del profilo finanziario ad oggi previsto. </p>



<p>Restando nel campo aeronautico ma passando all&#8217;<strong>Aeronautica Militare</strong>, sempre nella stessa data il Governo italiano ha finalizzato il documento di approvazione per l&#8217;acquisizione di <strong>24 </strong>nuovi velivoli <strong>Eurofighter F-2000 “Typhoon”</strong> che però andranno a sostituire quelli che per primi sono entrati in servizio. </p>



<p>Dal <a href="https://documenti.camera.it/Leg19/Dossier/Pdf/DI0111.Pdf">documento redatto</a> per l&#8217;approvazione parlamentare, sappiamo infatti che il programma di acquisizione è finalizzato al rinnovamento della componente della Difesa Aerea dell&#8217;AM mediante l&#8217;acquisizione di 24 velivoli a standard avanzato <strong>in sostituzione di 26 velivoli</strong> di prossima dismissione (della Tranche 1). Difatti, l&#8217;Aeronautica Militare, attraverso un monitoraggio costante delle obsolescenze dei propri sistemi d&#8217;arma, ha individuato una vulnerabilità della capacità di Difesa Aerea nazionale (e quindi anche della NATO) nella forzata dismissione a partire dal 2028 dei “Typhoon” della Tranche 1 a causa del prossimo raggiungimento della fine della loro vita utile. A ciò si deve aggiungere la dismissione dei velivoli “<strong>Tornado</strong>” che si completerà verosimilmente nel <strong>2027</strong>, pertanto la linea dei “Typhoon” sarà chiamata ad assorbire gli ulteriori compiti a favore del Paese e dell&#8217;Alleanza. A oggi, la flotta italiana di F-2000 acquisiti consiste in 27 velivoli della Tranche 1, 47 velivoli della Tranche 2 e 21 velivoli della Tranche 3, per un totale di 95. </p>



<p>Il programma è concepito secondo un piano di sviluppo pluriennale di presumibile avvio nel 2024 e durata complessiva ipotizzata di 11 anni (2024-2034) e la spesa complessiva è pari a <strong>7,47 miliardi di euro</strong>, di cui risultano finanziati 690 milioni dagli stanziamenti del bilancio ordinario della Ministero della Difesa.</p>
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		<title>Così Fincantieri costruisce i sottomarini che segneranno il futuro della Marina Militare</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cosi-fincantieri-costruisce-i-sottomarini-che-segneranno-il-futuro-della-marina-militare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 04:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra sottomarina]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="608" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-600x190.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-1024x324.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-768x243.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-1536x486.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lunghi 59 m, con un dislocamento di 1.600 tonnellate e 29 membri di equipaggio, i sottomarini U212NFS sono il futuro per l'Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="608" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-600x190.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-1024x324.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-768x243.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Screenshot-2024-06-30-alle-23.20.32-e1719782911530-1536x486.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Taciti&nbsp;<em>ed invisibili</em>, partono i&nbsp;<em>sommergibili</em>&#8220;. Specialmente quelli di ultima generazione, cui spetta il delicato compito di portare nelle profondità marine le capacità di deterrenza e sicurezza della nostra <a href="https://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/mezzi/nuovi_progetti_2/Pagine/U212-Near-Future-Submarine.aspx">Marina Militare</a>. Sebbene ciò che accade, spesso segretamente, sotto la superficie del mare resti &#8220;distante&#8221; dalla comune percezione dei <strong>problemi</strong> e delle priorità.</p>



<p>Al termine della scorsa settima, l&#8217;<strong>Occar</strong>, organizzazione internazionale di cooperazione per gli armamenti, ha reso noto di aver esercitato l’opzione per la costruzione del quarto sottomarino di nuova generazione relativo al <strong>programma U212NFS</strong> assegnato a <strong>Fincantieri</strong>. L&#8217;acronimo NFS sta per <em>Near Future Submarine</em>, ed è indubbio come questa tipologia di piattaforme rappresentino e rappresenteranno in futuro, un <em>assent</em> essenziale per il sistema difesa: proprio ora che la <a href="https://it.insideover.com/difesa/navi-spia-e-sabotaggi-quali-sono-i-bersagli-della-guerra-sottomarina.html">guerra sottomarina</a>, nella sua nuova declinazione riguardante le minacce a reti di comunicazioni, collegamenti sottomarini e infrastrutture subacquee energetiche come il gasdotto <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-i-misteri-che-aleggiano-sul-nord-stream.html">North Stream</a>, sono <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-della-nato-per-la-minaccia-sottomarina-russa-ma-non-scordiamoci-nord-stream.html">temute</a> più che mai.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova classe U212NFS</h2>



<p>Con una lunghezza totale di 59 m, un dislocamento di 1600 tonnellate e 29 membri di equipaggio tra ufficiali e marinai, i sottomarini <a href="https://www.occar.int/our-work/programmes/u212-nfs#pid=2">U212NFS</a> &#8211; basati sulle specifiche generali della precedente classe U212, considerata come una classe di battelli sottomarini diesel-elettrici tra i migliori a livello mondiale &#8211; impiega tecnologie estremamente innovative e all&#8217;avanguardia, come l&#8217;integrazione del sistema di accumulo di <strong>energia al litio</strong> (<em>Lithium Battery System</em>) che aumenterà l’autonomia in immersione dei sottomarini; lo scafo, realizzato in materiale amagnetico e la concezione <em>stealth</em>&nbsp;che consentono un&#8217;importante riduzione della <strong>segnatura acustica</strong>. Essendo i sottomarini &#8220;rilevati&#8221; dal sonar attraverso la propagazione di &nbsp;impulsi acustici o ultrasonici e l&#8217;analisi della ricezione delle loro eco.</p>



<p>Armati di siluri&nbsp;<em>Whitehead</em>&nbsp;Black Shark&nbsp;Advanced e mine antinave, i sottomarini U212 rispondeno alla necessità di &#8220;garantire adeguate <strong>capacità di sorveglianza</strong> e di controllo degli spazi subacquei, considerati i complessi scenari operativi che caratterizzeranno il futuro delle operazioni nel settore&nbsp;<em>underwater</em>&#8220;.</p>



<p>Attualmente la <strong>flotta subacquea italiana</strong> è composta da quattro battelli <strong>classe Todaro</strong>, ossia sottomarini u212A, e da quattro sottomarini della&nbsp;<strong>classe Sauro</strong> che, essendo prossimi al termine della loro vita operativa, verranno sostituiti gradualmente dalle nuove unità &nbsp;<em>Near Future Submarine</em>&nbsp;(NFS).&nbsp;</p>



<p>Le &#8220;linee di <a href="https://www.marina.difesa.it/media-cultura/editoria/marivista/Documents/supplementi/Linee_indirizzo_strategico_2019_2034.pdf">indirizzo strategico</a> 2019-2034 della Marina Militare&#8221; prevedono che il lotto di sottomarini U-212NFS porti a<strong> un totale otto battelli</strong> del tipo U-212, di cui quattro nella versione A e quattro nella versione NFS. Attualmente l&#8217;obiettivo certamente conseguibile è quello di schierate già nei prossimi anni 6 battelli: il capofila S526<em> Salvatore Todaro</em> , l&#8217;S527 <em>Scirè </em>,l&#8217;S528 <em>Pietro Venuti</em>, l&#8217;S529 <em>Romeo Romei</em>, più i due nuovi battelli NFS in attesa della<strong> terza unità</strong> della quale si è appena avviata la costruzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Buone notizie per il Made in Italy</h2>



<p>Il taglio della lamiera, segno dell’<strong>avvio dei lavori</strong> per la costruzione del terzo sottomarino NFS in costruzione per la nostra Marina Militare, è avvenuto, come per tutti gli altri, presso lo stabilimento di Fincantieri di <strong>Muggiano</strong>. </p>



<p>Questo tipo di vascello sottomarino ha un valore di circa <strong>500 milioni di euro</strong>, se si comprende il relativo&nbsp;<em>Integrated Logistic Support&nbsp;</em>e&nbsp;<em>In Service Support</em>. Secondo Fincantieri, lo schieramento di questi nuovi sottomarini contribuirà &#8220;a preservare e incrementare lo strategico e innovativo <em>know-how</em> industriale maturato&#8221;. Consolidando il <strong>vantaggio tecnologico</strong> conseguito dall’azienda e dall&#8217;intera &#8220;filiera&#8221;.</p>



<p>Una strada che sta coinvolgendo le maggiori realtà industriali del nostro Paese come piccole e medie imprese del comparto. Ciò avviene per merito del &#8220;potenziamento&#8221; di componentistica sviluppata dall’<strong>industria nazionale</strong> integrata a bordo dei sottomarini NFS.</p>



<p>L&#8217;amministratore delegato e Direttore generale di Fincantieri, <strong>Pierroberto Folgiero</strong>, ha commentato: &#8220;Siamo orgogliosi di annunciare quest’ulteriore passo avanti nella crescita di Fincantieri nel settore della difesa e, in particolare, nell’innovazione del comparto subacqueo. Questo progetto contribuisce ad espandere la nostra presenza nel dominio underwater, un’area strategica in cui si giocheranno le sfide fondamentali degli equilibri geopolitici e dell’innovazione tecnologica del futuro&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro della Marina Militare nei conflitti sommersi </h2>



<p>Dal versante della nostra Marina Militare, l&#8217;attuale capo di Stato Maggiore della Difesa, <strong>ammiraglio</strong> di squadra<strong>&nbsp;Giuseppe Cavo Dragone</strong>, espresse in passato molta soddisfazione per la firma del contratto riguardante i nuovi sottomarini NFS, definendoli di importanza strategica. <em> </em></p>



<p>Essi &#8220;doteranno la Marina militare e la sua componente sommergibili di mezzi altamente tecnologici in grado di eccellere nella <strong>dimensione subacquea</strong> e di svolgere, nell&#8217;<strong>attuale scenario geo-politico</strong>, un ruolo fondamentale per la salvaguardia degli interessi del Paese&#8221;<em>.</em>  L&#8217;ammiraglio Cavo Dragone ha sempre sottolineato come &#8220;i sottomarini sono tra i mezzi più avanzati concepiti e realizzati dal genere umano. Il loro sviluppo è un vero e proprio volano in grado di guidare l&#8217;acquisizione e il consolidamento di <strong>capacità industriali e tecnologiche</strong>, con potenziali grandi ricadute in diversi altri settori e un importante ritorno per il <strong>Sistema Paese</strong>&#8220;</p>



<p>In conclusione, il programma U212NFS mira a garantire quell&#8217;efficace e credibile capacità di&nbsp;<a href="https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-difesa-sicurezza/Pagine/default.aspx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">deterrenza e sicurezza</a>&nbsp;&#8220;nei bacini marittimi d&#8217;<strong>interesse nazionale</strong> e le collegate infrastrutture critiche che si sviluppano lungo i fondali marini&#8221; a cui si faceva <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-della-nato-per-la-minaccia-sottomarina-russa-ma-non-scordiamoci-nord-stream.html">riferimento</a> in apertura d&#8217;articolo.  Contestualmente, l’industria italiana che guarda al compartimento difesa e al futuro delle nuove tecnologie che faranno la differenza nelle sfide che si profilano all’orizzonte del secondo e fondamentale dominio strategico &#8211; il&nbsp;<strong>mare</strong>&nbsp;e le sue profondità &#8211; acquista valore e iniziativa. Come dimostra la recente acquisizione da parte di&nbsp;<strong>Leonardo</strong> della linea di business “<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/in-fincantieri-parte-loperazione-per-lunderwater-armament-systems-di-leonardo.html">Underwater Armament Systems</a></strong>”, e questo ennesimo importante passo siglato Fincantieri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-fincantieri-costruisce-i-sottomarini-che-segneranno-il-futuro-della-marina-militare.html">Così Fincantieri costruisce i sottomarini che segneranno il futuro della Marina Militare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Marina alla prova della difesa cyber: Fincantieri e Deas in campo per la sovranità tecnologica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 13:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
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<p>Le sfide del quinto dominio viaggiano anche sui mari. La Marina Militare lo sa: nell’esercitazione “Mare Aperto 2024” tenutasi di recente nel Tirreno, che su InsideOver vi abbiamo raccontato in prima persona (in apertura, una foto tratta dal reportage di Paolo Mauri), uno spazio importante delle attività operative è stato riservato all’applicazione di attività di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-marina-alla-prova-delle-cyber-guerre-fincantieri-e-deas-in-campo-per-la-sovranita-tecnologica.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Le sfide del quinto dominio </strong>viaggiano anche sui mari. La Marina Militare lo sa: nell’esercitazione “<strong>Mare Aperto 2024</strong>” tenutasi di recente nel Tirreno, che su <em>InsideOver </em>vi abbiamo raccontato in prima persona (<em><a href="https://it.insideover.com/reportage/difesa/due-gruppi-dattacco-di-portaerei-si-sfidano-a-mare-aperto-2024.html">in apertura, una foto tratta dal reportage di Paolo Mauri</a>)</em>, uno spazio importante delle attività operative è stato riservato all’applicazione di <strong>attività di protezione cyber degli assetti navali </strong>nel quadro delle manovre congiunte italo-francesi. A esser messo alla prova, su <strong>Nave Cavour, la portaerei ammiraglia della flotta italiana,</strong> è stata la cyber-resilienza delle piattaforme navali italiane tramite l’applicazione di “Archimede”, un prodotto in grado di generare attacchi cyber atti a massimizzare gli effetti cinetici sui parametri di navigazione e valutare la capacità di reazione degli equipaggi. <strong>Parliamo dell’applicazione in campo operativo di un asset </strong>nato dalla collaborazione tra due realtà italiane: <strong>da un lato, Fincantieri, colosso nazionale della cantieristica navale, </strong>dall’altro <strong>Deas, dinamica realtà attiva nel campo del cyber</strong>.</p>



<p>La mossa ha coronato lo sbarco del gruppo navale triestino nel quinto dominio iniziato tre anni e mezzo fa. In una filosofia che ha rappresentato un’evoluzione naturale per un big della cantieristica passato dalla realizzazione di scafi e apparati naviganti galleggianti all’idea di proteggere e valorizzare <strong>quelle che sono piattaforme navali dall’elevata complessità tecnologica e industriale. La Marina, al contempo, ha messo alla prova </strong>la necessità di <strong>testare la capacità operative </strong>in campo cyber e le priorità della flotta in materia di resilienza e resistenza nel quinto dominio. Indicabili in almeno tre punti. Il primo, quello di capire <strong>la reale ampiezza delle minacce ibride e asimmetriche che possono colpire gli assetti navali</strong>. Il secondo, la necessità di <strong>simulare scenari di minacce cyber al naviglio </strong>in contesti operativi diversi e, dunque, di <strong>calibrare la risposta </strong>a tali sfide in scenari potenzialmente critici. In cui vanno garantite continuità della capacità operativa degli assetti navali e tutela da eventuali danni cinetici potenzialmente più impattanti. <strong><em>Last but not least, </em>si pone l’obiettivo di sviluppare un sistema di cyber-resilienza che sia gestibile dagli equipaggi </strong>e capace di dare risultati in un contesto in cui le competenze dei marinai in campo cyber non sono, in larga parte, a livello professionale.</p>



<p>In sostanza, nel dominio navale c’è un’interconnessione tra dinamiche strutturali e contingenti che rende necessario un governo continuo <strong>degli scenari cyber rendendo fruibili, al contempo, linee guida e principi operativi</strong>. L’asse Fincantieri-Deas ha mirato a fornire alla Marina Militare un asset capace di avviare una riflessione in tal senso. “Parliamo di un ritrovato dell’industria che può contribuire a risolvere problemi securitari”, commenta Daniele Alì, chief information security officer di Fincantieri e a capo della cyber del Gruppo, “nell’obiettivo di dare una soluzione di sistema in un contesto dove integrazione e governo degli scenari operativi devono andare di pari passo”. </p>



<p>La lezione di Mare Aperto è che “<strong>in quest’ottica l’Italia resta all’avanguardia</strong>”, dice a <em>InsideOver </em>Alì, “e la cooperazione tra industria e Marina Militare è un banco di prova per far vedere come in una logica di sistema è possibile incubare soluzioni pratiche a problemi complessi, travasabili dal segmento militare a quello civile, estendendo gli orizzonti della nostra supply chain tecnologica nazionale che spingiamo sui mercati internazionali”. Aprendo al contempo “al rafforzamento della sicurezza collettiva di una forza armata fondamentale come la Marina e alla tutela dell’interesse nazionale in un quadro di <strong>sovranità tecnologica</strong> sugli asset decisivi per lo sviluppo cyber,”. <strong>In tempi di navigazione incerta per l’ordine globale, </strong>un segno ulteriore dell’importanza di fare sistema. Anche nel quadro dello sbarco del quinto dominio nel grande campo della competizione navale.</p>
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