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	<title>Marijuana Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marijuana Archives - InsideOver</title>
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		<title>La droga verso l&#8217;Italia e la sicurezza dei porti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/traffico-droga-italia-sicurezza-porti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 07:44:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-1024x684.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’ingresso di Matteo Salvini al Viminale e la battaglia contro gli sbarchi nel nostro Paese ha aperto un faro su un aspetto spesso poco considerato: quello dei porti. Mentre i social si affannano in sterili battagli a colpi di hashtag sui porti chiusi e porti aperti, pochi si sono chiesti cosa siano davvero i porti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/traffico-droga-italia-sicurezza-porti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/traffico-droga-italia-sicurezza-porti.html">La droga verso l&#8217;Italia e la sicurezza dei porti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5912567-1024x684.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’ingresso di <strong>Matteo Salvini</strong> al Viminale e la battaglia contro gli sbarchi nel nostro Paese ha aperto un faro su un aspetto spesso poco considerato: quello dei <strong>porti</strong>. Mentre i social si affannano in sterili battagli a colpi di hashtag sui porti chiusi e porti aperti, pochi si sono chiesti cosa siano davvero i porti italiani. L’accelerazione economica arrivata con la globalizzazione ha dato ai commerci marittimi una centralità quasi assoluta. Gli scali portuali sono diventati i nodi di una rete globale fatta di container e navi che solcano i mari. E l’Italia, nel cuore del Mediterraneo, non fa eccezione.</p>
<p>L’aspetto forse più paradossale è che la posizione strategica dello Stivale è stata sfruttata appieno più dalle associazioni criminali che dallo Stato o dalle aziende. Nel suo Report sulla sicurezza portuale italiana 2018, l’Italian port security ha cercato di capire quali sono le fonti di rischio per i nostri porti, esaminando in particolare i traffici illeciti in entrata. Sì perché se è vero che negli anni della corsa alle Ong i nostri scali erano il punto di massaggio di migliaia di migranti, è anche vero che quegli stessi luoghi sono la porta principale attraverso cui le organizzazioni criminali, nazionali e straniere, gestiscono il loro business. </p>
<p>Nella ricerca si mette bene in evidenza che i nostri porti fanno da crocevia per tre tipologie di traffico. Il primo riguarda il contrabbando di sigarette che colpisce principalmente i porti dell’Adriatico con flussi in arrivo da Albania, Grecia e in generale dai paesi balcanici. Il secondo concerne le infiltrazioni clandestine e l’aumento dei singoli che cercano passaggi su navi cargo e porta container come accade soprattutto per gli arrivi da Grecia e Turchia e che nella maggior parte di casi migranti coinvolge cittadini provenienti da Iran, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Siria. Chiaramente i numeri sono bassi ma il problema di possibili infiltrazioni di <strong>foreign fighters</strong> di ritorno dal conflitto siriano rende la minaccia molto alta. Il terzo riguarda invece il traffico degli stupefacenti. Numeri alla mano è proprio quest’ultimo punto il più sensibile e problematico.</p>
<p>Il grande flusso di cocaina in Italia</p>
<p>Il traffico di sostanze stupefacenti è la fonte primaria per tutte le organizzazioni criminali. Stando al rapporto dell’Europol European Union Serious and Organized Crime Threat Assessment, solo nel 2017 in Europa si contavano almeno 5 mila diverse organizzazioni criminali, di queste almeno il 34% si concentra nella attività legate al mercato degli stupefacenti. Stando ai dati della Direzione Centrale per i Sevizi Anti-Droga (Dcsa) sempre nel 2017 sono stati sequestrati 101.175 kg di sostanze illecite. Per quanto riguarda i porti, l’Italian port security ha spiegato che la sfida più complessa per gli apparati di vigilanza è rappresentata dalla <strong>cocaina</strong>, gestita da grandi organizzazioni su tratte medio lunghe.</p>

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<p>&#8220;L’Italia&#8221;, si legge nel report, &#8220;è una delle principali destinazioni del traffico di cocaina; meno frequentemente costituisce un paese di transito. Il traffico di questa sostanza in Italia è perlopiù monopolio delle varie cosche (’ndrine) della ’Ndrangheta, per le quali il traffico di stupefacenti costituisce il settore più remunerativo&#8221;. Questa inquietante eccellenza ha fatto sì che le cosche siano state in grado di intessere rapporti con potete organizzazioni globali, soprattutto in Sud America. In questo senso il porto di Gioia Tauro è diventato lo snodo dei traffici, basti pensare che nel 2017 sono stati sequestrati 1700 chilogrammi di cocaina. Allo stesso tempo però il 2018 ha mostrato cambiamenti importanti con lo spostamento dei flussi in altri scali, come Genova e Livorno. Le rotte che arrivano verso l’Italia sono sostanzialmente quattro:</p>
<p>La <strong>California express</strong> che dal Nord America via Panama raccoglie i flussi dal Sud America per poi arrivare a Gioia Tauro;La <strong>Medusa</strong> che tocca Messico e Bahamas che che arriva in Europa con scali in Spagna, specialmente a Valencia;La <strong>rotta dell’Argentina</strong> che raccoglie i flussi dal Paese per poi convogliarli a Montevideo, in Uruguay, prima di arrivare in Calabria;La <strong>rotta africana</strong> che prevede uno scalo della merce nei Paesi del golfo di Guinea, dal “Narco-Stato” della Guinea Bissau a Ghana e Nigeria.</p>
<p>L’ingresso della cocaina in Italia avviene poi in modi diversi. Per quello che riguarda i porti, l’elemento chiave è dato dai dipendenti al soldo delle cosche, operatori portuali che conoscono i carichi in arrivo e agiscono con tempestività per far sparire il contenuto illecito. Una delle insidie maggiori per la sicurezza dei porti è rappresentata ora dalla parcellizzazione dei carichi, ovvero la scelta consapevole di sposare gli arrivi da Gioia Tauro verso altri città come hanno dimostrato i sequestri lungo il Tirreno.</p>
<p>L&#8217;insidia del traffico di eroina</p>
<p>Per l’eroina ci sono invece volumi e traffici diversi. Rispetto alla cocaina ci si trova di fronte a un fenomeno più difficile da inquadrare. I rivoli attraverso i quali la sostanza arriva nel nostro Paese sono più piccoli ma più numerosi, coinvolgono anche il trasporto su gomma e l’uso di piccole imbarcazioni che effettuano sbarchi illeciti lungo la costa. Ma i dati che arrivano dai porti indicano che una certa quantità arriva anche negli scali. I flussi provengono principalmente dalla <strong>Persia</strong>. L’Afghanistan a livello globale è riconosciuto come il più grande produttore dell’eroina seguita dai Paesi vicini come Iran e Pakistan. Per quello che riguarda il “mercato” italiano i Paesi di raccordo sono tre, la Turchia, la Grecia e l’Albania. Dalle coste dell’Anatolia parte soprattutto la rotta diretta a Trieste, sia per legami storici che commerciali. A questo flusso si aggiunge quello che parte dai porti albanesi. In particolare sono state registrate due rotte, una diretta verso Bari e l’altra verso Brindisi. In generale in Italia le organizzazioni che gestiscono questo tipo di movimenti sono legate alla malavita albanese al fianco delle famiglie Pugliesi.</p>
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<p>Quali sono i flussi di marijuana a hashish</p>
<p>Secondo i dati della Dcsa nel 2017 in Italia sono state sequestrate 78 tonnellate di <strong>marijuana</strong>. Come per l’eroina, la Puglia si conferma terra di frontiera per l’accesso dei traffici. Le due rotte principali di accesso al nostro Paese sono infatti quella albanese e quella greca, in particolare nel porto di Bari. In realtà negli ultimi tempi sono stati effettuati dei sequestri da navi provenienti dalla Spagna anche nel versante tirrenico, in particolare con quantitativi di droga provenienti da Barcellona fermati a Genova e Civitavecchia nel Lazio. Ma le due città portuali sono la meta anche di un altro flusso, quello dell&#8217;hashish. Un po’ come l’Afghanistan per l’eroina, il Marocco risulta essere il punto di partenza di tutti i flussi. La mafia marocchina ha stretto fitti legami con ’Ndrangheta e Camorra, ha scritto ancora l’Italian port security. L’hub più importante di questo flusso è il porto di Tangeri. I mezzi viaggiano verso l’Italia, facendo scalo nel capoluogo ligure, nella città laziale e in Sardegna, a Porto Torres. Rispetto alla cocaina questo traffico non avviene per mezzo di container, ma con un modalità singolari, attraverso la componente civile del traffico portuale, cioè con l’uso di auto e altri mezzi di trasporto caricati a bordo dei traghetti usati per il trasporto passeggeri. Il resto del traffico avviene fuori dal controllo stringente dei porti, con trasbordi in imbarcazioni più piccole o sbarchi illeciti in punti isolati della costa.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-67709" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/01/rotte-marijuana.png" alt="rotte marijuana" /></p>

<p>Questo quadro rende evidente che le sfide per il controllo dei porti e soprattutto la loro sicurezza sono molteplici. Nelle raccomandazioni al termine del rapporti l’Italian port security scrive chiaramente che una delle chiavi per migliorare l&#8217;implementazione dei dispositivi  è quella della cooperazioni tra tutti coloro che operano per garantire la sicurezza dei porti, dai funzionari del ministero dei trasporti, alla polizia di frontiera fino all&#8217;agenzia delle dogane e dei monopoli. In questo senso l&#8217;Italia rappresenta uno dei primi Paesi che ha tentato di rendere omogeneo l&#8217;approccio attraverso il &#8220;Piano di Sicurezza Nazionale Marittimo&#8221; noto come &#8220;Cristoforo Colombo&#8221;. Un piano sviluppato <em>ad hoc</em> per fronteggiare la minaccia terroristica nei porti, un piano flessibile che prevede misure studiate in modo esclusivo e particolareggiato per i singoli porti. Il 2019 potrebbe essere l&#8217;anno di svolta per i porti, da un lato si pone la sfida per la corretta applicazione del &#8220;Piano Cristoforo Colombo&#8221;, dall&#8217;altro bisognerà affrontare le nuove tendenze dei traffici di stupefacenti, in particolare con l&#8217;aumentare dei punti di sbarco e dei rivoli che le organizzazioni criminali usano per rifornire il mercato italiano. </p>
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		<title>Il villaggio della cannabis</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/libano-legalizzazione-cannabis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 07:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Marijuana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-1024x488.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Libano i campi di cannabis sorgono sotto la luce dal sole. Sono appena fuori un vicino checkpoint dell&#8217;esercito. Il territorio lontano dai percorsi più battuti che circonda la città libanese nord-orientale di Yammouneh è ricoperto dalla coltivazione della pianta, raccolta e venduta da potenti famiglie. La sua produzione è redditizia nel Paese dei cedri, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/libano-legalizzazione-cannabis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-1024x488.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <strong>Libano</strong> i campi di <strong>cannabis</strong> sorgono sotto la luce dal sole. Sono appena fuori un vicino checkpoint dell&#8217;esercito. Il territorio lontano dai percorsi più battuti che circonda la città libanese nord-orientale di <strong>Yammouneh</strong> è ricoperto dalla coltivazione della pianta, raccolta e venduta da potenti famiglie. La sua produzione è redditizia nel Paese dei cedri, ma i coltivatori temono che la <strong>legalizzazione</strong> per uso medico possa ridurre i profitti.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1134&#8243; gal_title=&#8221;Yammouneh, villaggio della cannabis in Libano&#8221;]</p>
<p>&#8220;Tutte queste case con le tegole rosse intorno a noi sono state costruite con denaro proveniente dalla vendita di marijuana&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timesofisrael.com/lebanons-cannabis-farmers-fear-going-legal-may-hit-profits/" target="_blank">dice un coltivatore locale al  <em>Times of Israel</em></a>, parlando in anonimato per evitare problemi legali. Il Libano vieta la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis, ma il <strong>commercio clandestino</strong> si è sviluppato nel corso di decenni in un&#8217;industria multimilionaria.</p>
<p>Il Parlamento sta ora considerando l&#8217;idea di legalizzarne l&#8217;uso medico, in seguito a una richiesta da parte della società di consulenza McKinsey, che potrebbe così investire nell&#8217;economia in crisi del Libano. Ma i coltivatori e i distributori temono che ciò possa ridimensionare le loro entrate, o che aziende più grandi possano spazzare via del tutto la loro esistenza.</p>

<p>I coltivatori preferiscono l&#8217;attuale sistema del &#8220;<strong>libero mercato</strong>&#8220;, perché possono vendere a grandi trafficanti per guadagnare 10 volte di più. Invece, se lo Stato viene coinvolto, il profitto non sarà più lo stesso. La produzione di cannabis è fiorita durante la <strong>guerra civile</strong> tra il 1975 e il 1990, anche se le autorità hanno lottato per sradicare il commercio dopo la fine del conflitto.</p>
<p>Le forze di sicurezza impediscono regolarmente le esportazioni di droga all&#8217;aeroporto di Beirut e sono addirittura andate alla fonte, distruggendo migliaia di ettari di campi di cannabis. L&#8217;<strong>Onu</strong> ha cercato di persuadere invano gli agricoltori di trasformare i campi in vigneti. Ma i coltivatori di cannabis sostengono che nessun&#8217;altra coltura può sopravvivere al clima caldo e arido della Bekaa orientale.</p>
<p>In Libano, la cannabis è tipicamente piantata in primavera e raccolta a settembre, poi essiccata al sole per tre giorni, raffreddata e pressata. Gli agricoltori di Yammouneh affermano di vendere la cannabis ai distributori a una media di <strong>400 dollari al chilo</strong>, o anche di più se sono di qualità superiore.</p>
<p>Nel 2016, l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha classificato il Libano come il terzo principale produttore di cannabis dopo il <strong>Marocco</strong> e l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, che sono entrambi molto più grandi. Le esportazioni del Libano vanno principalmente in <strong>Siria</strong>, <strong>Giordania</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Cipro</strong>, <strong>Turchia</strong> e persino agli acerrimi nemici israeliani.</p>

<p>Alcuni di questi Paesi hanno legalizzato la marijuana medica. Mentre la cannabis viene solitamente fumata, per scopi medici può essere consumata in pillole o oli concentrati. Può essere utilizzata per alleviare il dolore cronico o l&#8217;ansia, la nausea tra i malati di cancro o i sintomi dell’epilessia</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1135&#8243; gal_title=&#8221;Medici libano cannabis&#8221;]</p>
<p>Un numero crescente di governi sta permettendo la sua prescrizione medica. Ciò avviene in tutta l&#8217;America del Sud, in alcuni paesi dell&#8217;Europa e nella maggior parte degli Stati americani. I dettagli della legalizzazione in Libano rimangono confusi, ma i coltivatori stanno già ponendo alcune condizioni. &#8220;Se la produzione di cannabis deve diventare legale, dovrebbe almeno limitarsi alle aree in cui sta attualmente crescendo&#8221;, dice Jamal Shreif, un funzionario locale di Yammouneh.</p>
<p>I residenti della Valle della Bekaa in Libano sperano anche che una legge sulla legalizzazione venga accompagnata da una &#8220;amnistia&#8221; per più di 30mila persone ricercate per accuse legate alla droga. All&#8217;inizio di questo mese un&#8217;incursione dell&#8217;esercito libanese in una casa di trafficanti nella Bekaa ha causato altri sette morti.</p>

<p>L&#8217;economia del Libano è in una spirale negativa da anni, e le divisioni politiche e religiose paralizzano il governo. Lo scoppio della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank">guerra nella vicina Siria nel 2011</a> ha aggravato le difficoltà, facendo crollare il turismo e provocando un flusso di <strong>rifugiati</strong> che ha messo a dura prova i servizi di sicurezza.</p>
<p>Il debito pubblico è pari a 80,4 miliardi di dollari, pari al 150% del Pil, il terzo più alto al mondo dopo il Giappone e la Grecia. Il Libano è anche classificato da Transparency International come uno dei Paesi più corrotti al mondo. &#8220;Hanno rubato tutto in Libano, è rimasta solo la cannabis, e ora vogliono rubare anche quella&#8221;, dice Jamal Shreif.</p>
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		<title>Quelle maratone che sfidano Trump  sul consumo di marijuana negli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/quelle-maratone-sfidano-trump-sul-consumo-marijuana-negli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 15:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Marijuana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="598" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>La leggenda vuole che negli anni &#8217;70 a un gruppo di studenti di Point Reyes, vicino San Francisco in California, arrivò la notizia di un carico di marijuana disperso nei boschi della loro piccola cittadina sulla costa. Dato che le lezioni finivano alle quattro di pomeriggio, i giovani si diedero appuntamento alle quattro e venti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/quelle-maratone-sfidano-trump-sul-consumo-marijuana-negli-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/quelle-maratone-sfidano-trump-sul-consumo-marijuana-negli-usa.html">Quelle maratone che sfidano Trump  sul consumo di marijuana negli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="598" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/420games-crediti-Larry-Glassan-5-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>La leggenda vuole che negli anni &#8217;70 a un gruppo di studenti di Point Reyes, vicino San Francisco in California, arrivò la notizia di un carico di marijuana disperso nei boschi della loro piccola cittadina sulla costa. Dato che le lezioni finivano alle quattro di pomeriggio, i giovani si diedero appuntamento alle quattro e venti vicino l&#8217;entrata del liceo per provare a cercare l&#8217;erba smarrita. Il primo tentativo andò a vuoto e lo stesso successe nei giorni a venire. Gli studenti però non perdevano le speranze e ogni giorno, fra i banchi e nei corridoi, continuavano a ripetere sottovoce fra di loro “Ci vediamo alle 4 e 20”, “4 e 20 davanti all&#8217;entrata”. Quell&#8217;erba non fu mai ritrovata, ma il modo di dire prese piede rapidamente in tutta la scuola e poi si allargò fino a San Francisco e a alla California. Da allora 420 è diventato il numero associato alla marijuana e siccome nel calendario americano la data corrisponde al ventesimo giorno di aprile, è questo il giorno in cui si celebra la giornata mondiale dedicata all&#8217;erba. </p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;878&#8243; gal_title=&#8221;Maratona droga&#8221;]</p>
<p>Negli Usa fumare marijuana è molto più accettato che in Italia: dopo le elezioni statunitensi del novembre scorso sono diventati trentuno su cinquanta gli stati americani dove è possibile comprare marijuana, per scopi medici o ricreativi. Negli stati dove è consentito solo via prescrizione medica è risaputo che ottenere una tessera da un dottore è molto facile: basta recarsi in un centro medico specializzato e dire di avere insonnia o mal di schiena per avere al prezzo di 40 dollari un certificato che consente l&#8217;acquisto di ganja. La differenza con l&#8217;Italia, dove a parte qualche proposta di legge mai seriamente portata avanti, si continua a definire la marijuana come “droga”, è enorme.</p>
<p>Nelle numerose manifestazioni dedicate alla cannabis che si svolgono ogni 20 aprile ad attirare maggiore attenzione negli ultimi anni sono i cosiddetti 420 Games. Si tratta di competizioni sportive dedicate a chi fa uso di marijuana, organizzate per togliere dall&#8217;immaginario collettivo l&#8217;idea che chi usa questa sostanza non sia attivo mentalmente e fisicamente. L&#8217;ideatore Jim McAlpine, da tempo portavoce dei diritti di chi usa erba, ha spiegato i motivi che l&#8217;hanno portato a organizzare queste speciali olimpiadi, ormai famose in tutti gli States.</p>
<p><strong>Perchè hai deciso di lanciare i 420 Games?</strong></p>
<p>Anche se la diffusione dell&#8217;utilizzo di marijuana negli Stati Uniti è molto alta, si continua a pensare che chi ne fa uso sia infantile e pigro a prescindere. Non sopporto la parola stoned (fattone) per definire chi usa erba. Visto che da anni continuavo a parlare dei benefici di questa pianta, ho pensato che le parole non fossero più abbastanza: per questo ho deciso di organizzare degli eventi sportivi così da dimostrare la forza e la volontà di chi utilizza cannabis. Le manifestazioni vengono ricordate e possono essere visitate, mentre le parole tendono a essere dimenticate.</p>
<p><strong>Che tipo di persone partecipano ai giochi e che sport ci sono?</strong></p>
<p>Abbiamo una mezza maratona, yoga, basket e percorsi in stile crossfit. Ai nostri eventi puoi incontrare chiunque: manager, commessi, mamme, uomini e donne di ogni provenienza e colore, a dimostrazione di come l&#8217;uso di erba sia diffuso in tutti i gruppi sociali della popolazione. Abbiamo premi dai 500 ai mille dollari e medaglie per i primi arrivati.</p>

<p><strong>I partecipanti usano marijuana prima o dopo la gara?</strong></p>
<p>Noi non possiamo imporre a nessuno di usare l&#8217;erba. Chiunque può prendere parte alle nostre gare, anche chi prima dell&#8217;inizio ha fatto uso di ganja privatamente.</p>
<p><strong>Perchè pensi che sia un beneficio usare marijuana prima di fare sport?</strong></p>
<p>Io posso rispondere con il mio parere personale: da appassionato di snowboard ho spesso fatto uso di erba prima di scendere in pista e questo ha migliorato le mie prestazioni. Ora, prima di andare a correre o entrare in palestra, fumare erba mi permette di concentrarmi maggiormente sull&#8217;attività fisica senza pensare ad altro. Ho un focus molto preciso sullo sport che sto facendo e questo mi consente di raggiungere risultati migliori.</p>
<p><strong>Ci sono dei pareri medici ufficiali sull&#8217;uso della marijuana prima di fare sport?</strong></p>
<p>Al momento le ricerche sono molto poche, ma è normale se si pensa che fino a poco tempo fa questa sostanza era illegale. Sul fatto che, se utilizzato dopo uno sforzo fisico, il THC della canapa aiuti a riprendere forza e a diminuire il dolore post attività è ufficiosamente riconosciuto. Personalmente paragono l&#8217;uso della sostanza prima di fare allenamento a quello che viene chiamato Runner&#8217;s high, ovvero l&#8217;euforia che si raggiunge durante una gara quando si è al limite delle proprie capacità. È stato provato che questa sensazione è dovuta al rilascio del nostro corpo di un endocannabinoide, presente anche nella canapa.</p>
<p><strong>In Italia la strada è ancora lunga per la legalizzazione della cannabis. Quale pensi possa essere un approccio per la nostra nazione?</strong></p>
<p>Credo che gli italiani dovrebbero schiacciare il tasto reset e riconsiderare tutto ciò che pensano sulla marijuana perchè in passato i governi e le industrie farmaceutiche hanno voluto far passare un messaggio negativo su questa pianta.</p>

<p>Le parole di Jim McAlpine sembrano essere confermate dall&#8217;alto numero di persone che ha preso parte ai vari 420 Games a Los Angeles, Seattle e San Francisco. Ora l&#8217;organizzatore spera di portare questi eventi anche in Europa per continuare la sua lotta ai pregiudizi su chi usa cannabis. Intanto, l&#8217;ideatore sta per aprire una palestra dedicata a chi usa erba: chi si iscrive dovrà avere una tessera medica per la prescrizione e solo dopo un istruttore comporrà un percorso apposito da fare dopo aver assunto cannabis.</p>
<p>Come spiegato da McAlpine, sono pochi i documenti ufficiali sull&#8217;uso di marijuana nello sport. L&#8217;associazione di medici del Colorado e quella della California hanno comunicato di non avere documentazione a riguardo e i pochi medical paper sull&#8217;argomento sottolineano come in realtà tutto dipenda da persona a persona (confermando comunque che l&#8217;uso tramite l&#8217;atto di fumare sia nocivo per i polmoni).<br />Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda si trova Demitri Downing, organizzatore di varie conferenze sulla marijuana nello sport e creatore del sito Pro Athletes Pro Cannabis che vuole raggruppare atleti professionisti che fanno uso di erba.</p>
<p><strong>Perché hai creato quest&#8217;associazione?</strong></p>
<p>Volevo sottolineare la difficoltà di atleti professionisti che soffrono costantemente di dolori muscolari e che non possono legalmente utilizzare un antidolorifico naturale come la cannabis. La nostra organizzazione vuole la dare la possibilità a questi sportivi di raccontare la propria storia.</p>
<p><strong>Molti atleti usano marijuana?</strong></p>
<p>Alcuni lo fanno e per quanto ne so qualcuno ha giocato delle partite sotto l&#8217;effetto di cannabis. Ma proprio per questo è importante che ex atleti vengano allo scoperto e comunichino le loro sensazioni. Esempi come quelli dei giocatori di football NFL Ricky Williams e Marvin Washington sono molto importanti.</p>
<p><strong>Perché pensi porti dei benefici?</strong></p>
<p>La marijuana è un antidolorifico naturale che aiuta i muscoli a rilassarsi. Quindi se guardiamo alle lunghe liste di medicinali e iniezioni usate dagli atleti per recuperare le forze, perché non affidarsi a un&#8217;erba naturale che ha gli stessi effetti?</p>

<p>Se la marijuana possa aiutare le performance sportive è ancora motivo di studi, ma quello che è certo è che negli Stati Uniti la legalizzazione della cannabis non è più in discussione, neanche con un presidente conservatore come Trump. </p>
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		<title>George Soros e il business della droga</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/george-soros-business-della-droga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2017 07:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marijuana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>George Soros è uno degli influencer comportamentali dei nostri tempi. Se i &#8220;valori&#8221; propugnati dai movimenti anarchici e libertari degli anni 60&#8242; e 70&#8242;, infatti, trovano continuità nell&#8217;attuale espressione del sistema capitalistico, abitano anche nelle strategie finanziarie e culturali dell&#8217;investitore di origini ungheresi. Il successore di Allen Ginsberg, il profeta della beat generation, ha preso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/george-soros-business-della-droga.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/george-soros-business-della-droga.html">George Soros e il business della droga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Soros_talk_in_Malaysia-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong>George Soros</strong> è uno degli influencer comportamentali dei nostri tempi. Se i &#8220;valori&#8221; propugnati dai movimenti anarchici e libertari degli anni 60&#8242; e 70&#8242;, infatti, trovano continuità nell&#8217;attuale espressione del sistema capitalistico, abitano anche nelle strategie finanziarie e culturali dell&#8217;investitore di origini ungheresi.</p>
<p>Il successore di Allen Ginsberg, il profeta della beat generation, ha preso residenza a Wall Street. E se il ragionamento dovesse apparire paradossale, basterebbe leggersi le analisi di Costanzo Preve sulla contiguità tra la liberalizzazione dei costumi propagandata nel 68&#8242; e l&#8217;attuale sistema economico finanziarizzato per capire che, queste analogie, paradossali non lo sono affatto. Oppure seguire le tracce di certi finanziamenti.Quando il miliardario decise di mettere sul banco una riedizione del Piano Marshall in funzione di un ausilio necessario alle nazioni appena uscite dal comunismo erano gli anni 90&#8242; e tra i messaggi pubblicitari paralleli venne strutturato, appunto, un sostegno alla liberalizzazione delle droghe leggere. Così, una pioggia di soldi venne catapultata nelle tasche delle associazioni a favore della legalizzazione di alcune sostanze stupefacenti. Un costume che Soros ha perpetrato negli anni, il cui conto totale è difficilmente rintracciabile: trent&#8217;anni di aiuti indiretti. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/soros-mette-dollaro-canna-finanziere-venti-anni-finanzia-75041.htm">Chi</a> ha provato a fare una sommatoria, ha dedotto che la cifra  sborsata da George Soros per la causa della liberalizzazione, sarebbe pari a 80 milioni di dollari. Niente, per uno che ha un patrimonio stimato di 20 miliardi. Una cifra enorme, però, se si considera lo scopo e i possibili effetti conseguenziali.</p>
<p>Le donazioni di George Soros, come si legge <a href="http://www.fanpage.it/soros-re-della-droga-libera-dona-80-mln-per-la-legalizzazione-della-marijuana/">qui</a>, utilizzano canali precisi:  la <strong>Drug Policy Alliance,</strong> anzitutto, un ente no-profit a cui il magnate darebbe 4 milioni di dollari annui, l&#8217; <strong>American Civil Liberties Union</strong>, altra organizzazione tesa a finanziare iniziative per la per la legalizzazione della marijuana e la <strong>Marijuana Policy Project</strong>, indirizzata verso gli interventi statali in merito. Ma anche il <strong>Lindesmith Center</strong>, il <strong>Drug Stategies</strong>  ed una serie di organizzazioni minori. Fu un&#8217;inchiesta del <em>Daily Mail </em>a stanare il circuito in questione. George Soros, in fin dei conti, potrebbe apparire anche in questo caso come un filantropo, uno che ha deciso di provare a far sì che l&#8217;opinione pubblica evitati di criminalizzare i consumatori abituali, ma a farne il più grande sostenitore diretto di una vera e propria riforma dell&#8217;utilizzo della droga nel mondo sono dei dati specifici e delle vicende concrete; negli Stati Uniti <a href="http://herb.co/2015/05/28/meet-george-soros-the-largest-supporter-of-drug-reform-in-the-world/">ha finanziato</a> tre partite decisive per l&#8217;avvallo dell&#8217;ideologia antiproibizionista :  in <strong>California</strong>,  in <strong>Colorado</strong> e nello stato di <strong>Washington D.C</strong>.</p>
<p>Nel primo caso ha contribuito  alla campagna referendaria per la regolamentazione fiscale della canapa. Una battaglia elettorale complicata, per cui George Soros stanziò 1 milione di dollari. L&#8217;esito elettorale fu sfavorevole, ma il tutto rappresentò comunque un primo passo verso la vittoria della cultura della regolarizzazione dell&#8217;uso della marijuana negli States. In Colorado, infatti, Soros e Lewis, suo braccio destro, stanziarono  il 67%  dei finanziamenti totali finalizzati a sostenere un progetto di legge per omologare la  la marijuana all&#8217;alcool. Questa volta il 54,8% di chi si espresse votò a favore della proposta.  A Washington, infine, i due donarono il 68% dei contributi per la campagna sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Il disegno di legge passò col 70% dei consensi.</p>
<p>Quando alla marijuana viene associato un approccio legislativo diverso da quello proibizionista, insomma, la firma di Soros sembra essere facilmente rinvenibile. Ulteriori fonti, poi, sostengono che dietro la strategia del magnate ci sia un disegno  scientifico : <a href="https://www.movisol.org/soros3.htm">la rivista Eir </a> ha impegnato un intero numero per dimostrare che George Soros è &#8221;  impegnato nella più grande campagna internazionale per la legalizzazione&#8221; . Anche ad <strong>Harvard</strong>, del resto, si fa un <a href="https://www.movisol.org/08news297.htm">gran propagandare</a> sul tema e l&#8217;università del Massachusetts non sarebbe del tutto estranea a certe oliature della Soros Fondation.Complottismo? Forse, magari più banalmente ideologia. Quella del 68&#8242;, che cammina sulle gambe di chi tendenzialmente avrebbe dovuto rappresentare un hostis, un avversario giurato di quella generazione rivoltosa.</p>
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