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	<title>Mar Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 May 2025 07:05:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mar Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Libia: il cessate il fuoco regge ma la tensione resta alta. E il premier Ddeibah&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-libia-continua-a-far-paura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2025 07:04:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proteste nella capitale, milizie sempre pronte a nuovi scontri e boom di migranti: ecco perché la Libia fa ancora paura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-continua-a-far-paura.html">Libia: il cessate il fuoco regge ma la tensione resta alta. E il premier Ddeibah&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Tripoli<strong> la calma non è poi nemmeno così apparente</strong>. Se da un lato è vero che<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-libica-mai-imparata-dal-premier-ddeibah.html"> il cessate il fuoco dello scorso 14 maggio </a>al momento sembra reggere, dall&#8217;altro però la capitale libica è attraversata da un clima di<strong> forte tensione tanto militare quanto politica</strong>. La posizione del premier<strong> Abdul Hamid Ddeibah</strong>, in questo contesto, appare sempre più precaria e il rischio di una ripresa degli scontri non è così remoto. Nel frattempo, a peggiorare il quadro, <a href="https://dtm.iom.int/reports/libya-migrant-report-56-january-february-2025?close=true">sono intervenuti anche i dati dell&#8217;Oim </a>(l&#8217;Organizzazione Internazionale per i Migranti) secondo cui mai come adesso in Libia il numero di migranti irregolari risulta particolarmente alto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo aeroporto a disposizione di Ddeibah</h2>



<p>In un contesto come quello libico, spesso basta solo qualche dettaglio per spiegare al meglio la situazione. Come quello ad esempio della<a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-riaperto-laeroporto-internazionale-di-tripoli-per-voli-privati-e-di-emergenza/"> riapertura dell&#8217;aeroporto di Qasr Bin Gashir</a>, situato a 30 km più a Sud del centro di Tripoli. Fino al 2014 era lo scalo internazionale principale della Libia, poi gli scontri accaduti in quell&#8217;anno ne hanno decretato una lunga chiusura e lo spostamenti dei voli nel più piccolo e centrale aeroporto di Mitiga. Oggetto di lavori di ricostruzione in anni più recenti, peraltro in un primo momento affidati al consorzio italiano Aeneas salvo poi essere dirottati verso aziende più vicine al premier Ddeibah, lo scalo è stato riaperto la scorsa settimana. Ma non perché i lavori siano effettivamente finiti.</p>



<p>Al contrario, anche le più recenti foto mostrano come dell&#8217;hangar non esiste quasi nulla e la pista altro non è che una lingua di asfalto rattoppata alla meglio. Forse è attiva una torre di controllo mobile e poco più. Proclamare però aperta la struttura potrebbe avere un duplice valore: &#8220;L&#8217;aeroporto di Mitiga &#8211; afferma su InsideOver una fonte diplomatica &#8211; <strong>è sotto il controllo della milizia Rada</strong>, il gruppo rivale della Brigata 444, quella vicino al Governo. Con la riapertura di Bin Gashir, Ddeibah ha voluto dimostrare che anche lui ha un aeroporto&#8221;. Non è però solo una questione di conta degli aeroporti: &#8220;C&#8217;è anche il sospetto &#8211; ha proseguito la fonte &#8211; che Ddeibah <strong>voglia assicurarsi una sicura via di uscita</strong> in caso di degenerazione definitiva della situazione&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le proteste nel centro di Tripoli</h2>



<p>Il Governo deve adesso anche fare i conti con le manifestazioni da parte di numerosi cittadini. Subito dopo gli<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-libica-mai-imparata-dal-premier-ddeibah.html"> scontri maturati tra il 12 e il 14 maggio</a>, in tanti sono scesi in strada per chiedere le dimissioni di Ddeibah. Da un lato c&#8217;è chi protesta per le <strong>condizioni economiche disastrose </strong>in cui versa Tripoli, assieme per la verità all&#8217;intera Libia. Dall&#8217;altro, c&#8217;è chi ha iniziato ad andare contro il premier per via del <strong>timore che, finita la tregua tra le milizie, il conflitto arrivi nel centro della città. </strong>Barricate e blocchi stradali hanno caratterizzato lo scenario di Tripoli degli ultimi giorni, al momento però il Governo rimane formalmente in sella.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione migratoria</h2>



<p>Le tensioni stanno colpendo una Libia che, sotto il profilo umanitario, rappresenta un&#8217;autentica polveriera. Secondo l&#8217;Oim, sarebbero almeno<strong> 850.000 i migranti presenti nel Paese</strong>, segnando un record dal 2016, anno in cui l&#8217;agenzia Onu per i migranti ha iniziato a censire il numero di irregolari in Libia. Occorre specificare che la stragrande maggioranza di loro non ha intenzione di partire verso l&#8217;Europa e solo l&#8217;11% si è detto pronto ad attendere la traversata del Mediterraneo. Il dato però è ugualmente importante perché certifica una situazione molto grave e in grado, potenzialmente, di destabilizzare ulteriormente il quadro libico. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Libia: la lezione che il premier Ddeibah non ha imparato (e Haftar invece sì)</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-libica-mai-imparata-dal-premier-ddeibah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 06:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-1024x689.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abdul Hamid Ddeibah ha provato l'azzardo ma ora è rimasto solo: adesso a Tripoli si rischia un ulteriore caos.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Combattenti-in-Libia-1024x689.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel caos in Libia che perdura dal 2011, dalla <strong>caduta cioè di Muammar Gheddafi</strong>, a un certo punto emerge sempre una figura che prova a sovrastare le altre. Un attore politico o militare cioè che, dopo aver per anni convissuto con altre forze sul campo, decide per il colpo di mano e per l&#8217;azzardo finale in grado di proiettarlo quale nuovo unico rais di Tripoli. <strong>Ma l&#8217;azzardo, in questi 14 anni di disordine e guerra latente, si è sempre poi rivelato un boomerang per chi lo prova</strong>. Una lezione che è valsa per il generale (e uomo forte dell&#8217;Est della Libia) <strong>Khalifa Haftar </strong>nel 2019 e che, puntualmente, adesso sta emergendo in tutta la sua drammaticità per il premier <strong>Abdul Hamid Ddeibah. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;azzardo di martedì 13 maggio rivelatosi (quasi) fatale</h2>



<p>Tutto è iniziato nella serata di lunedì 12 maggio,<a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html"> quando membri della Brigata 444 hanno ucciso in una base a Sud di Tripoli Abdel Ghani Al Kikli, noto anche con il nome di Gheniwa</a>. Quest&#8217;ultimo era il leader della milizia che, fino a quel momento, controllava lo strategico quartiere di <strong>Abu Salim</strong>. Una persona di troppo ormai per Ddeibah e non solo, capace di agire (come altri capi milizia) come boss e figura in grado di minacciare con le armi altre figure di spicco. Dopo la morte di Al Kikli, la Brigata 444 ha preso il controllo di Abu Salim e ha chiuso quindi i conti con il gruppo rimasto orfano del suo leader.</p>



<p>Questo successo, maturato nel giro di poche ore e con appena pochi colpi sparati dalla Brigata 444, <strong>ha convinto Ddeibah che era forse giunto il momento dell&#8217;azzardo</strong>. Il premier contava di sbarazzarsi in poco tempo di molte altre milizie potenti e di<strong> affidare il controllo unicamente alla Brigata 444, gruppo di sicurezza a lui più vicino, e agli altri alleati</strong>. Nella serata del 13 maggio è così partito il blitz contro la <strong>Rada</strong>, una delle forze di sicurezza meglio equipaggiate della capitale e fedele ad altri capi milizia. L&#8217;effetto sorpresa, svanito con l&#8217;operazione della sera precedente contro Al Kikli, non si è verificato: la Rada ha risposto, ha richiamato altri alleati da fuori Tripoli e mercoledì mattina la Brigata 444 era già in fase di indietreggiamento. Soltanto un precario cessate il fuoco ha salvato, per adesso, la testa di Ddeibah.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Così Tripoli ora rischia il caos</h2>



<p><strong>La strada per il premier è drammaticamente tracciata</strong>: le sue forze difficilmente, nel momento in cui dovessero ripartire gli scontri, potranno tenere contro la Rada e gli alleati di <strong>Zintan</strong> e <strong>Zawiya</strong>, due cittadine a Ovest della capitale che hanno inviato combattenti a Tripoli. Ma già anche in assenza di combattimenti, il futuro di Ddeibah appare appeso a un filo. E questo per due motivi: in primis, perché<strong> le sue forze si sono disunite</strong> e quanto accaduto la settimana scorsa ha pesato nel sostegno politico e militare nei suoi confronti. In secondo luogo, perché<strong> gli stessi abitanti di Tripoli adesso appaiono contro il premier</strong>, accusato con la sua mossa di aver portato la città molto vicina al caos e al disastro. Occorre infatti ricordare che il centro della capitale libica è sempre stato solo marginalmente interessato dagli scontri degli ultimi 14 anni, con i vari fronti di guerra fermatisi lungo gli assi della periferia.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Tripoli?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Tripoli</a> is facing rampant vandalism by anti-government protesters to disrupt the daily life of people <a href="https://t.co/VKOs5spI6E">pic.twitter.com/VKOs5spI6E</a></p>&mdash; The Libya Observer (@Lyobserver) <a href="https://twitter.com/Lyobserver/status/1924026126348833001?ref_src=twsrc%5Etfw">May 18, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Per questo motivo,<strong> il Governo di Ddeibah sta perdendo i suoi pezzi</strong>. Almeno dieci ministri hanno rassegnato le dimissioni e hanno lasciato. Il premier appare circondato tanto a livello politico quanto militare. Fuori Tripoli, la situazione è di gran lunga peggiore:<strong> molte cittadine della costa ovest hanno disconosciuto la legittimità delle istituzioni tripoline</strong>, con diversi capi milizia che si sono detti pronti a marciare verso la capitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E Haftar? </h2>



<p>Molte milizie dell&#8217;Ovest della Tripolitania risultano vicine o, quanto meno, non ostili al generale Haftar. Circostanza che potrebbe far pensare a un<strong>a nuova sortita dell&#8217;uomo forte dell&#8217;Est in quel di Tripoli</strong>. Ma forse il generale quella lezione a lui impartita nel 2019, e oggi quasi fatale per l&#8217;avventura politica di Ddeibah, l&#8217;ha imparata: Haftar è consapevole che, paradossalmente, un suo intervento contro l&#8217;attuale premier potrebbe rinsaldare le milizie di Tripoli. Molti gruppi hanno il dente avvelenato contro il generale per quanto accaduto sei anni fa e non vedono la sua presenza di buon occhio. Ad ogni modo, <strong>l&#8217;unica cosa certa è che il caos in Libia è destinato a durare</strong> ancora per diverso tempo.</p>



<p><strong><em>Da quattordici anni, cioè dal crollo del regimedi Muammar Gheddafi, la Libia vive nel caos e nella divisione, sempre sull&#8217;orlo della guerra civile. Gli esperti di InsideOver monitorano la situazione e sono in grandi di fornirti prospettive originali e illuminanti. Segui InsideOver, <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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		<title>L&#8217;eliminazione del boss di Tripoli e le nuove incognite sulla Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 12:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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<p>Calma apparente in questo martedì mattina a Tripoli. Chi si trova nella capitale libica, parla di un clima quasi spettrale, contrassegnato da strade vuote e uffici chiusi. Ed è questo il principale segno lasciato dalle nuove tensioni e dai nuovi scontri delle ultime ore. La città si è ritrovata con il silenzio interrotto dall&#8217;eco degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html">L&#8217;eliminazione del boss di Tripoli e le nuove incognite sulla Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_2025051314142594_c35ae86ef76cefcb6b73035928948021-1536x1005.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Calma apparente in questo martedì mattina a Tripoli. Chi si trova nella capitale libica, parla di un clima quasi spettrale, contrassegnato da strade vuote e uffici chiusi. Ed è questo <strong>il principale segno lasciato dalle nuove tensioni e dai nuovi scontri delle ultime ore</strong>. La città si è ritrovata con il silenzio interrotto dall&#8217;eco degli spari a partire da lunedì sera. Quando cioè si è diffusa la notizia dell<a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-il-ministero-dellinterno-dichiara-tripoli-sicura-e-stabile-tensione-in-calo-dopo-gli-scontri-video/">&#8216;uccisione di <strong>Abdulghani al Kikli</strong></a>, meglio noto come “<strong>Ghnewa</strong>”. A capo della potente <strong>Ssa</strong>, l&#8217;Apparato di Supporto alla Stabilizzazione, Al Kikli è stato freddato nel campo militare di <strong>Tekbali</strong>, poco più a sud di Tripoli. La sua morte, ha gettato la capitale libica e l&#8217;intera regione occidentale del Paese in balia di<strong> non poche incognite</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine del &#8220;signore di Abu Salim&#8221;</h2>



<p>Dalla caduta di Gheddafi del 2011, l&#8217;intera Libia non ha più avuto vere e proprie istituzioni statali. Governi e capi militari che si sono succeduti nelle varie aree del Paese nordafricano, per controllare il territorio <strong>si sono unicamente affidati alle milizie sorte durante la guerra civile</strong>. Si tratta di gruppi che in alcuni casi rappresentano famiglie o intere tribù, in altri invece si ha a che fare con bande ben armate guidate da un singolo capo locale.</p>



<p><strong>Al Kikli era uno di questi</strong>: con la sua milizia, negli anni era riuscito a diventare<strong> l&#8217;uomo forte di Abu Salim</strong>, quartiere della periferia sud occidentale di Tripoli e noto per ospitare il più grande carcere dell&#8217;era di Gheddafi. Al Kikli ha usato la sua forza militare per<strong> creare ad Abu Salim un vero e proprio feudo</strong>: &#8220;Era passato dall&#8217;essere comandante militare a gestore diretto di affari immobiliari e commerciali &#8211; sottolinea a InsideOver Alessandro Scipione, a capo del desk nord Africa di <em>AgenziaNova</em> &#8211; imponeva affitti maggiorati, portando i canoni statali da 200 a 1.000 Dinari, trattenendo i ricavi attraverso i suoi uomini<strong> come un vero e proprio boss&#8221;</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tranello fatale ad Al Kikli</h2>



<p>La figura del &#8220;rais&#8221; di Abu Salim era importante anche al di fuori dei confini del suo quartiere. Con la sua Ssa <strong>ha respinto gli assalti contro Tripoli del generale Haftar tra il 2019 e il 2020</strong>, contribuendo a difendere la città. Una difesa che è valsa ad Al Kikli un certo tornaconto, come dimostra l&#8217;affidamento alle sue milizie di parte della gestione delle carceri dove vengono rinchiusi i <strong>migranti</strong>. E infatti il suo nome è apparso in diversi dossier dell&#8217;Onu in cui si parla di abusi e torture nelle carceri gestite dalla milizia del signore di Abu Salim. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🚨 Lybia &#8211; Armed clashes and military movements continue inside the capital, Tripoli. <a href="https://t.co/y0uH30ERsw">pic.twitter.com/y0uH30ERsw</a></p>&mdash; Middle East Observer (@ME_Observer_) <a href="https://twitter.com/ME_Observer_/status/1922051429956563173?ref_src=twsrc%5Etfw">May 12, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Tanto potere però, a un certo punto, ha creato non pochi malumor</strong>i: &#8220;Al Kikli &#8211; dichiara ancora Scipione &#8211; si era spinto in un affare sul settore delle telecomunicazioni contro il parere dei vertici del governo&#8221;. La sua figura, in poche parole, era diventata ingombrante. Ed è probabilmente questo il movente della sua eliminazione avvenuta a Tekbali. Da Tripoli si parla insistentemente di una <strong>trappola</strong> tesa dai vertici della <strong>Brigata 444</strong>, formata da combattenti provenienti da Misurata e ritenuta vicina al<strong> premier Ddeibah</strong>. Chiamato per dirimere le ultime controversie, Al Kikli sarebbe quindi stato ucciso a sangue freddo assieme ai fedelissimi. Subito dopo, <strong>le forze vicine al governo hanno avviato diversi scontri a fuoco proprio ad Abu Salim</strong>, prendendone il controllo. Le milizie Ssa sono state costrette al ritiro, con il potere di Al Kikli improvvisamente e rapidamente tramontato. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può accadere adesso a Tripoli</h2>



<p>A Tripoli e in buona parte della costa occidentale della Libia si è tornato a sparare da almeno un anno. Il più delle volte si è trattato di <strong>singole e plateali singole eliminazioni</strong>. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/chi-era-bija-il-pericoloso-trafficante-ucciso-a-tripoli.html">Come quella che ha coinvolto Bija, il noto trafficante di Zawiya</a> ucciso a pochi passi dalla capitale libica nell&#8217;estate scorsa. E come l&#8217;eliminazione, provata ma non riuscita, del ministro dell&#8217;Interno <strong>Adel Juma</strong>. Quest&#8217;ultimo,<a href="https://www.agenzianova.com/news/il-ministro-libico-adel-juma-prosegue-le-cure-a-roma-dopo-il-tentato-omicidio-a-tripoli/"> raggiunto da uomini armati il 12 febbraio scorso</a>, è scampato all&#8217;agguato ed è stato ricoverato per diversi mesi a <strong>Roma</strong>. Lì dove peraltro si è recato in visita a marzo proprio Al Kikli, alimentando polemiche nei confronti del governo italiano. </p>



<p>L&#8217;aumento della violenza nell&#8217;ovest della Libia è da ricollegare a due fattori: da un lato, <strong>la ricomposizione di alcuni equilibri saltati tra diverse milizie</strong> (dentro e fuori Tripoli), dall&#8217;altro <strong>i tentativi del governo di ristabilire una qualche forma di autorità statale</strong>. Eliminare figure ingombranti cioè, per arrivare alla riaffermazione dei poteri centrali. Provando così a ridare stabilità almeno alla parte occidentale del Paese. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html">L&#8217;eliminazione del boss di Tripoli e le nuove incognite sulla Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’Italia alla frontiera del Mediterraneo Allargato: nuovi indirizzi pratici di strategia marittima</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 04:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo Allargato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L'Italia deve cercare più spazio nel Mediterraneo Allargato e nel suo intorno per la propria sicurezza nazionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html">L’Italia alla frontiera del Mediterraneo Allargato: nuovi indirizzi pratici di strategia marittima</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il <strong>Mar Mediterraneo</strong>, che è stato giustamente definito “<a href="https://www.limesonline.com/carte/il-medioceano-14709210/">medio oceano</a>” in quanto interconnette due mondi geopolitici (l&#8217;Oceano Atlantico e l&#8217;Indo-Pacifico), vede da tempo la presenza di attori regionali e globali sempre più attivi e perfino assertivi, in considerazione della sua recuperata centralità in qualità di “mare di passaggio” per rotte commerciali, flussi informatici, migrazioni e trasporto di risorse energetiche.</p>



<p>Da tempo l&#8217;Italia ha formulato una propria strategia, o per meglio dire un <strong>concetto strategico</strong>, riguardante la visione di sé all&#8217;interno dello spazio mediterraneo che prende il nome di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">Mediterraneo Allargato</a>.</strong> Questa visione, elaborata dalla <strong>Marina Militare</strong> sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, ha una valenza politica e teorica che dovrebbe trovare la propria ragione nell&#8217;impostazione della strategia di sicurezza nazionale italiana.</p>



<p>Essendo il Mediterraneo Allargato un “susseguirsi di spazio acquatici e terre emerse messi a sistema in una griglia di linee di rifornimento e comunicazione”, per usare una definizione calzante che si può leggere nel libro recentemente edito <strong>“Mediterranei Globali”</strong>, è necessaria la definizione di indirizzi di strategia marittima che tengano conto di questo aspetto geografico e culturale che ha una connotazione “anfibia”, e conseguentemente di meccanismi pratici per la loro messa in atto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>L&#8217;oggetto principale non deve essere solo la salvaguardia dello spazio marittimo in sé, e delle vitali linee di comunicazione, ma anche dello spazio terrestre ivi afferente, con tutte le sue peculiarità del caso e aspetti comuni che, appunto, determinano una regione culturalmente e politicamente affine. Facciamo una premessa: chi scrive, come altri analisti, ritiene che il Mediterraneo Allargato non debba essere un recinto geograficamente stabilito ma che sia uno <strong>spazio di transizione</strong> verso altre due regioni del globo (l&#8217;Atlantico e l&#8217;Indo-Pacifico) che sono fondamentali per la sicurezza e il benessere delle regioni mediterranee e per quelle ad esse associate. </p>



<p>Da qui, la corretta <a href="https://it.insideover.com/difesa/diplomazia-navale-in-azione-la-marina-militare-nellindo-pacifico.html">visione</a> della Marina Militare di <strong>proiezione verso l&#8217;Indo-Pacifico</strong>, condivisa anche dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/difesa/con-laeronautica-e-la-marina-litalia-si-affaccia-anche-sullindo-pacifico.html"><strong>Aeronautica</strong></a>, e la conseguente ridefinizione di compiti che sta portando all&#8217;acquisizione e alla progettazione di nuovi assetti navali (tra cui, finalmente, gli <a href="https://it.insideover.com/difesa/quando-litalia-voleva-i-sottomarini-nucleari.html">SSN</a>). Il Mediterraneo <em>sensu stricto</em>, e ancora di più il Mediterraneo Allargato, è però <strong>uno spazio conteso</strong>: potenze regionali ed extra-regionali ne solcano le acque non sempre in modo amichevole.</p>



<p>Questo spazio, al pari di altri nel globo, è teatro di <strong>contese territoriali</strong> che a volte sono andate molto vicine a provocare vere e proprie crisi internazionali, pertanto è necessario sia difendere il diritto internazionale sia trovare un terreno comune di accordo per la ridefinizione degli spazi marittimi nazionali (ZEE). Questo è proprio il primo aspetto pragmatico: definire i propri spazi e concordarli bilateralmente con quelli degli altri Paesi confinanti, avendo cura di <strong>difenderli attivamente</strong> con una presenza aeronavale che funga da efficace strumento di deterrenza. In un mondo dove il globalismo sta mutando e dove gli enti di ordine internazionale vengono messi in discussione, i <strong>partenariati</strong> bi/tri/multi-laterali devono essere la via preferenziale per l&#8217;agire politico/strategico nazionale nel Mediterraneo Allargato e oltre.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>L&#8217;architettura di sicurezza marittima non basta però. L&#8217;Italia, proprio perché, come detto, il Mediterraneo Allargato è uno spazio “anfibio”, deve necessariamente approcciarsi coi Paesi di questa vasta regione geografica in modo più ampio, recuperando le sue capacità di <em><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/asse-cina-russia-difficile-da-scalfire-lue-non-molli-mosca-parla-nye-il-teorizzatore-del-soft-power.html">soft power</a></strong></em> date appunto dalla “mediterraneità” e dalla capacità nazionale di affrontare i problemi di un Paese in modo diverso rispetto alle ex potenze coloniali. Da questo punto di vista, per un vero approccio <em>win-win</em> (quindi non di stampo cinese), il nostro Paese attraverso il “Piano Mattei”<strong> dovrebbe ricominciare a fornire istruzione ai giovani di quelle nazioni toccate da questo progetto politico</strong> in modo da poter allevare una classe dirigente che, in prospettiva, possa avere valori coerenti con la nostra visione dello spazio mediterraneo, e così eliminando o riducendo la penetrazione di potenze globali ostili ai nostri interessi. </p>



<p>All&#8217;atto pratico, e come esempio, l&#8217;Italia dovrebbe riassumere il ruolo guida nel Corno d&#8217;Africa per la risoluzione di contese regionali (ad es. l&#8217;accesso al mare etiope) proponendo parallelamente la costruzione di infrastrutture chiave (porti, aeroporti, reti ferroviarie e stradali, energia) con un approccio che favorisca l&#8217;imprenditoria locale: quindi sostanzialmente creando impresa e posti di lavoro in loco.</p>



<p>La strategia marittima non può prescindere dalla <strong>cantieristica</strong>, e questo aspetto è già stato <a href="https://it.insideover.com/difesa/marina-militare-obiettivo-2030-una-flotta-per-il-mediterraneo-allargato.html">ampiamente esaminato</a>, che a sua volta non può prescindere dal bilancio. Il cospicuo aumento delle spese per la Difesa dovrebbe essere una priorità, ma non bisogna dimenticare la cantieristica mercantile:<strong> avere cargo battenti bandiera italiana è un&#8217;assicurazione sulla vita in caso di deterioramento della situazione internazionale.</strong> La Repubblica Popolare Cinese, ad esempio, possiede, sommata a quella di Hong Kong, la terza flotta mercantile al mondo dopo quella di Panama e della Liberia (circa 116 milioni di tonnellate) e la crisi del Mar Rosso ha dimostrato quanto conti avere navi battenti bandiera nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>La strategia marittima non può nemmeno prescindere da un&#8217;<strong>educazione marittima</strong>, e l&#8217;Italia purtroppo ha perso questa vocazione come ha perso l&#8217;educazione alla strategia militare e geopolitica. L&#8217;interesse nazionale, la storia marittima, il ruolo e il funzionamento delle Forze Armate e dell&#8217;ecosistema Difesa, la stessa storia recente in senso generale, <strong>vanno insegnati alla gioventù nazionale di ogni età</strong>, perché solo così in futuro ci potrà essere una società che avrà contezza dei pericoli del mondo attuale e delle misure necessarie per affrontarli. È impensabile, in una democrazia, calare dall&#8217;alto prospettive strategiche senza che la popolazione ne sia ampiamente messa al corrente, senza educarla: pena, il rischio di sovvertimento delle stesse ad opera di populismi e financo di agenti esterni a ogni tornata elettorale.</p>



<p>Recuperare la vocazione marittima nazionale istituendo corsi nelle scuole di ogni ordine e grado, aprire maggiormente le Forze Armate al pubblico riducendo l&#8217;eccessiva narrazione “salva vita” da Protezione Civile, determinare una strategia di sicurezza nazionale che abbia al centro il multilateralismo nel Mediterraneo Allargato e nel suo intorno, con <strong>due intermediari</strong> di riferimento che potrebbero essere il <strong>Giappone</strong> per l&#8217;Indo-Pacifico (dato il recente partenariato strategico) e il <strong>Brasile</strong> per l&#8217;Atlantico (dati i forti legami culturali e le passate collaborazioni industriali di successo) visti come ponti per l&#8217;espansione della presenza nazionale, rappresenterebbero i primi pragmatici passi per una nuova strategia marittima di ampio respiro. </p>



<p>Nel secolo scorso si era soliti affermare che l&#8217;ENI stabilisse la politica estera nazionale: oggi, in un mondo in cui la sicurezza è data non solo dalle risorse energetiche, ma anche da quelle minerarie in senso più ampio e quindi dal necessario mantenimento/controllo delle linee di navigazione attraverso le quali esse ci giungono, a guidare la politica estera dovrebbe essere una rinnovata <strong>coscienza marittima</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html">L’Italia alla frontiera del Mediterraneo Allargato: nuovi indirizzi pratici di strategia marittima</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Catania, la Milano del Sud sempre pronta a ripartire da zero, dallo zolfo all&#8217;elettronica</title>
		<link>https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/catania-la-milano-del-sud-sempre-pronta-a-ripartire-da-zero-dallo-zolfo-allelettronica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 18:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Italia delle città]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La città etnea si presenta come una delle più dinamiche del mezzogiorno, oggi è alla ricerca di un definitivo riscatto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/catania-la-milano-del-sud-sempre-pronta-a-ripartire-da-zero-dallo-zolfo-allelettronica.html">Catania, la Milano del Sud sempre pronta a ripartire da zero, dallo zolfo all&#8217;elettronica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406131535453_85e08df658b24a95f736b0902555d4ca-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Girando a Catania non si ha quasi mai l&#8217;impressione di trovarsi in Sicilia. Non ci sono centri storici arabi o con monumenti spiccatamente medievali. C&#8217;è però grande traccia del <strong>barocco siciliano</strong>, bene Unesco dal 2002. E questo dice molto della storia della città. Il barocco è infatti qui arrivato con la <strong>ricostruzione successiva al terremo del 1693</strong>, il più distruttivo della storia italiana e in grado di radere al suolo oltre i due terzi dell&#8217;area urbana di allora. A Catania, a differenza che da altre parti dell&#8217;isola, tutti sanno che a un certo punto <strong>occorre troncare forzatamente con il passato e ricostruire</strong>. Ripartire da zero è un elemento incastonato oramai nell&#8217;animo dei catanesi. Forse anche per questo qui, prima che da altre parti nel mezzogiorno d&#8217;Italia, è arrivata l&#8217;industria e già a inizio Novecento si parlava di vera e propria &#8220;<strong>Milano del sud</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;industria nello sviluppo di Catania</h2>



<p>Da qualche anno il barocco catanese è possibile ammirarlo arrivando in metropolitana nella centralissima <strong>Piazza Stesicoro</strong>. L&#8217;inaugurazione della metro, l&#8217;unica in Sicilia e la sola nel Sud Italia oltre quella di Napoli, è motivo di vanto per Catania nonostante le consuete mille tribolazioni legate alla sua costruzione. La galleria della metropolitana è in ulteriore espansione verso l&#8217;hinterland etneo, seguendo in sotterranea grossomodo il percorso della <strong>ferrovia circumetnea</strong>. Altro vanto dei trasporti catanesi, aperta al servizio nel 1895 e costruita per rispondere alle già molteplici esigenze del territorio. All&#8217;epoca Catania non aveva l&#8217;appellativo di Milano del Sud, bensì di &#8220;<strong>Manchester siciliana</strong>&#8220;. E questo perché <strong>l&#8217;economia legata allo zolfo </strong>ha portato a una forte accelerazione dell&#8217;industrializzazione della Piana di Catania e dell&#8217;intera area etnea.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Metropolitana di Catania" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/rKsYLUK4Ey4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_rKsYLUK4Ey4");</script>
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<p>Lo skyline catanese appariva con ciminiere, capannoni industriali e zone destinate unicamente all&#8217;espansione del settore manifatturiero. Lo zolfo poi è andato in crisi e ha lasciato sul lastrico intere aree siciliane. Catania però si è ritrovata con le infrastrutture adeguate per convertire, nel giro di pochi anni, la propria industria. Si è così avuta l&#8217;espansione del<strong> settore chimico, tessile e metalmeccanico</strong>. Anche l&#8217;agricoltura, con la connessa lavorazione dei prodotti agricoli, ha avuto il suo ruolo nella definitiva consacrazione industriale di Catania. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La nascita della Etna Valley</h2>



<p>Non tutto però è oro quello che luccica. La crescita economica, in grado di portare Catania ad avere una popolazione di oltre 400.000 abitanti nella seconda parte del Novecento, non è stata armoniosa. E ha innescato anche<strong> processi di diseguaglianza</strong> ancora oggi molto lontani dall&#8217;essere risolti. Sulla città è piombato un forte interesse della criminalità organizzata e le mani di Cosa Nostra, tradizionalmente innestate nella Sicilia occidentale, sono arrivate anche all&#8217;ombra dell&#8217;Etna. Questo specialmente dopo l&#8217;ascesa di clan, come quello guidato dalla famiglia Santapaola, alleati con la cosiddetta &#8220;ala corleonese&#8221;. Un elemento che ha inciso in modo molto negativo sugli anni a cavallo del nuovo secolo. E ha portato all&#8217;accentuazione di vecchi problemi come, tra tutti, il <strong>disordine urbanistico</strong> e l<strong>&#8216;esistenza di sacche di degrado</strong> all&#8217;interno di diverse aree del centro storico.</p>



<p>La luce in fondo a un tunnel che, al pari della galleria metropolitana, per anni è rimasto al buio, è stata rappresentata dalla nascita di <strong>Etna Valley</strong>. Un nome derivante direttamente dalla più nota Silicon Valley californiana. Alle porte di Catania, <strong>hanno trovato infatti spazio alcune delle più importanti aziende del mondo della tecnologia</strong>: da Nokia all&#8217;Ibm, passando per Vodafone ed StMicroelectronics. Gli investimenti piovuti sull&#8217;Etna Valley negli ultimi due decenni hanno portato la città siciliana a diventare un punto di riferimento di rilevanza europeo in uno dei settori oggi più delicati per l&#8217;economia internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Catania per il Sud Italia</h2>



<p>Limitare però il racconto su Catania unicamente alla sua economia appare riduttivo. I processi di industrializzazione hanno determinato una<strong> centralità del capoluogo etneo anche sul fronte sociale e culturale</strong>. Il panorama musicale è ad esempio uno dei più ricchi d&#8217;Italia, trainato anche da nomi quali, tra tutti, quello di Franco Battiato. Il 6 agosto del 1995, all&#8217;interno dello stadio Cibali, si è tenuto uno dei più importanti concerti internazionali nel nostro Paese: i Rem hanno infatti scelto quel giorno Catania per l&#8217;unica tappa italiana del loro tour.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="R.E.M. Losing My Religion live @ Stadio Cibali, Catania, Italy 1995" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/BamnzBH1qPY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_BamnzBH1qPY");</script>
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<p>I brusii di quel fermento oggi si sono un po&#8217; spenti. E la città aspetta, come già altre volte nel corso della sua plurisecolare storia, un<strong> nuovo riscatto</strong>. Una nuova riscossa cioè che possa sfruttare le basi impiantate nel ruolo che l&#8217;area etnea ha sempre avuto per la Sicilia e per il mezzogiorno. Anche perché a Catania si stanno costruendo nuovi pilastri: dalla crescita dell&#8217;aeroporto, la cui pista tra non molto potrà ospitare anche i voli intercontinentali, ai nuovi investimenti su Etna Valley. Qui sta prendendo forma, tra le altre cose,<strong> la gigafactory di 3Sun</strong> che promette di diventare uno degli stabilimenti di moduli fotovoltaici più grandi d&#8217;Europa. Le risorse per vedere Catania proiettata nel futuro di certo non mancano. La Milano del Sud è chiamata a dare una forte spinta a una regione in cerca di una sua precisa collocazione nel mosaico euro-mediterraneo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/catania-la-milano-del-sud-sempre-pronta-a-ripartire-da-zero-dallo-zolfo-allelettronica.html">Catania, la Milano del Sud sempre pronta a ripartire da zero, dallo zolfo all&#8217;elettronica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 15:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Duro scontro tra Parigi e Algeri, con il Paese nordafricano che non accetta i tiktoker espulsi dalla Francia per incitamento all'odio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html">Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parigi vuole usare il<strong> pugno duro </strong>contro chiunque inneggi all&#8217;odio o inciti alla violenza all&#8217;interno del proprio Paese. Una linea quasi &#8220;obbligata&#8221; per il Governo del primo ministro<strong> Francois Bayrou</strong>, stretto nella morsa tra l&#8217;aumento del numero di crimini politici e l&#8217;avanzata della destra favorita anche dalla linea dura promessa sull&#8217;immigrazione da parte di <strong>Marine Le Pen</strong>. Il Governo ha così disposto il <strong>foglio di via per sette cittadini</strong> arrestati negli ultimi mesi proprio per istigazione alla violenza, attuata soprattutto con video su <strong>TikTok</strong>. I sette arrestati hanno in comune anche il Paese di origine: si tratta infatti di cittadini originari dell<strong>&#8216;Algeria</strong>. Ma, dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, il Governo di Algeri ha alzato gli scudi: le autorità non hanno intenzione di accogliere i propri concittadini non desiderati in Francia, avviando così un&#8217;inedita &#8220;<strong>guerra dei tiktoker</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso di Doualemn</h2>



<p>La vicenda più eclatante al momento è rappresentata da quella di <strong>Boualem Naman</strong>. Algerino di 59 anni, si trova da 25 anni in Francia e da 15 ha il permesso di soggiorno. Naman ha dimostrato negli ultimi tempi una buona padronanza dei social e, soltanto su TikTok, è riuscito ad ottenere un seguito da 168mila follower. Sul social cinese è conosciuto con il nome di <strong>Doualemn</strong> e a gennaio un suo video è finito sotto i riflettori degli inquirenti. Il tiktoker infatti ha parlato della volontà di &#8220;infliggere una severa lezione&#8221; a un oppositore del presidente algerino <strong>Abdelmadjid Tebboune</strong> residente in Francia. </p>



<p>Parole che, secondo gli investigatori, rappresentano un vero e proprio <strong>incitamento all&#8217;odio</strong>. Arrestato il 5 gennaio, pochi giorni dopo il Governo di Parigi gli ha tolto il permesso di soggiorno e lo ha espulso in Algeria. Ma qui è avvenuto il primo atto della guerra dei tiktoker: <strong>Algeri ha rifiutato di accogliere Doualemn </strong>e lo ha rispedito indietro. Tornato in Francia, i giudici hanno riscontrato errori nella procedura di estradizione e hanno rimesso in libertà il sospettato. Tuttavia, pochi giorni fa<a href="https://www.agenzianova.com/a/67c9c71f944ad4.83517595/5963002/2025-03-06/francia-condannato-a-5-mesi-di-reclusione-influencer-algerino-doualemn"> l&#8217;influencer ha ricevuto una condanna a cinque mesi per i contenuti del suo video</a>. Al di là del caso giudiziario,<strong> resta il fatto politico</strong>: il respingimento di Doualemn ha avviato una forte polemica tra il Governo algerino e quello francese. Parigi ha accusato la controparte nordafricana di &#8220;voler umiliare la Francia&#8221;, così come dichiarato dal ministro della giustizia, <strong>Gerald Darmanin. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro sul Sahara Occidentale</h2>



<p>Il caso di Doualemn è soltanto quello più noto. Ma, come detto in precedenza, sono in totale sette i tiktoker algerini raggiunti da provvedimenti delle autorità francesi per istigazione all&#8217;odio. Tra questi, c&#8217;è <strong>Youcef Zazou</strong>, algerino di 25 anni che aveva invitato i suoi follower a compiere atti di violenza in territorio francese. Condannato per direttissima a 18 mesi e a stare lontano dalla Francia per dieci anni, difficilmente però Zazou tornerà in Algeria. Così come difficilmente tornerà<strong> Sofia Benlemmane</strong>, donna algerina che sui social ha &#8220;augurato&#8221; a una sua connazionale di essere violentata per non aver rispettato alcuni precetti religiosi. Lo stesso discorso vale per <strong>Imadtintin, Abdesslam Bazooka e Laksas 06</strong>, tre nickname di altrettanti influencer algerini raggiunti da provvedimenti giudiziari. Infine, c&#8217;è anche il caso di <strong>Mahdi</strong>, altro tiktoker condannato a otto mesi per apologia di terrorismo. </p>



<p>Il fatto che si tratti di cittadini algerini potrebbe non essere un caso. In un post su X, l&#8217;oppositore algerino <strong>Chawki Benzehra</strong>, tra i primi a denunciare i toni violenti usati dai suoi connazionali, ha ipotizzato la mano del governo di Algeri dietro i contenuti degli influencer: &#8220;Prima si occupavano solo di sport o di società &#8211; ha scritto Benzehra &#8211; Dal 2023 hanno iniziato ad occuparsi di politica&#8221;. Il tutto, sempre secondo il dissidente algerino, sotto input del Governo: &#8220;Seguono le direttive di <strong>Medhi Ghezzar</strong>&#8220;, ha sottolineato Benzerha con riferimento all&#8217;uomo d&#8217;affari che cura le campagne elettorali del presidente Tebboune.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🚨Un algérien 🇩🇿 habitant à Brest appelle à commettre des attentas en France 🇫🇷 le 1er janvier contre toute personne qui manifesterait à Paris contre le régime Algérien❗️Malgré les signalements, les autorités françaises (<a href="https://twitter.com/BrunoRetailleau?ref_src=twsrc%5Etfw">@BrunoRetailleau</a>) n’ont procédé à aucune arrestation et cet… <a href="https://t.co/AxwBsj8Y6L">pic.twitter.com/AxwBsj8Y6L</a></p>&mdash; Chawki Benzehra شوقي بن زهرة (@ChawkiBenzehra) <a href="https://twitter.com/ChawkiBenzehra/status/1874226926597902481?ref_src=twsrc%5Etfw">December 31, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Algeri potrebbe quindi aver appositamente aizzato gli animi per mettere <strong>pressione</strong> alla Francia. Avviando così una guerra dei tiktoker che Parigi avrebbe volentieri evitato. Sullo sfondo dello scontro però, il discorso legato ai social e agli influencer è poco più che sfumato. La vera questione riguarda, al contrario, il<strong> Sahara Occidentale</strong>. Al governo di Tebboune non è mai andato giù il fatto che la Francia abbia dato validità al piano del Marocco sull&#8217;autonomia della regione. Algeria e Marocco, è bene ricordarlo, sono su due piani opposti: Algeri riconosce il Governo del Polisario (ospitato all&#8217;interno del proprio territorio), Rabat rivendica sovranità sull&#8217;area. La scelta di campo francese, in poche parole, agli occhi algerini non poteva restare impunita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html">Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Si scrive Mutan al-Sara, si legge Mosca: la nuova base russa nel Sud della Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/si-scrive-mutan-al-sara-si-legge-mosca-la-nuova-base-russa-nel-sud-della-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 16:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia e Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>A Mutan Al Sara si sta costruendo un'importante base aerea che molto probabilmente verrà usata dalla Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/si-scrive-mutan-al-sara-si-legge-mosca-la-nuova-base-russa-nel-sud-della-libia.html">Si scrive Mutan al-Sara, si legge Mosca: la nuova base russa nel Sud della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia e Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Persa (o quasi) la Siria, Mosca prova a riposizionarsi nel Mediterraneo sfruttando i rapporti con un altro Paese cruciale nello scacchiere mediorientale: la Libia. Qui il Cremlino ha solidi rapporti con un attore in particolare: il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Quest&#8217;ultimo è l&#8217;uomo forte della Cirenaica, con il suo <em>Libyan National Army</em> (Lna) controlla l&#8217;Est del Paese ma anche buona parte del Sud. Dal suo quartier generale di Bengasi, Haftar può garantire agli alleati un lungo corridoio che dalle dune profonde del Sahara porta direttamente sulla costa del Mediterraneo. La Russia, vicina al generale da almeno nove anni, di questo è al corrente. E oggi sta provando a rimpiazzare <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-bielorussia-sempre-piu-presenti-in-libia-i-nuovi-accordi-con-il-generale-haftar.html">le basi forse perse in Siria</a> con quelle in corso di ricostruzione in Libia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La base di Mutan Al Sara</h2>



<p>Da mesi diverse foto satellitari, fatte circolare anche da alcune agenzie di intelligence occidentali, mostrano consistenti<a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-fonti-nova-la-russia-riattiva-una-base-al-confine-con-ciad-e-sudan/"> lavori in corso nella località remota di Mutan Al Sara</a>. Si tratta di una piccola oasi del distretto di <strong>Kufra</strong>, circondata unicamente dalle piste del deserto e difficilmente raggiungibile via terra. Ma qui è stanziata una vecchia struttura aeroportuale che dona all&#8217;area <strong>una grande importanza strategica</strong>: si tratta della locale base militare, composta da numerosi hangar in grado di ospitare diversi velivoli e da almeno tre piste di atterraggio.</p>



<p>Dal 2011, la polvere ha preso il sopravvento sulle infrastrutture. Gheddafi si è servito della base sia durante la guerra con il Ciad sia nelle fasi successive: a pochi passi da Mutan al-Sara infatti, scorrono le linee di confine proprio con il Ciad e con il Sudan. Morto il rais, tuttavia, nessuno ha più messo mano alla base. Fino a quando i vertici militari di Mosca non l&#8217;hanno adocchiata in cerca di nuovi hub per le proprie forze stanziate nel Mediterraneo. Vista la vicinanza con i Paesi del Sahel e vista la relativa distanza dal Mediterraneo, che rende meglio difendibili da eventuali attacchi le piste e gli hangar,<strong> Mutan Al Sara rappresenta la soluzione ideale al Cremlino</strong> per riposizionare le proprie forze dopo la caduta di Assad in Siria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un hub per l&#8217;Africa Corps</h2>



<p>La base aerea di Latakia e la base navale di Tartus, entrambe in territorio siriano, non servivano a Mosca soltanto per aiutare l&#8217;ex Governo di Assad a stare in piedi. Si trattava di punti logistici essenziali per le attività russe nella regione centro africana. Qui il Cremlino è presente da più di un decennio soprattutto con gli <strong>ex Wagner</strong>, oggi confluiti nell&#8217;unità <strong>Africa </strong><b>Corus</b>. <strong>Dalla Repubblica Centrafricana al Mali, passando per il Niger, il Burkina Faso e in parte lo stesso Sudan</strong>, forze russe sono stanziate in diverse aree del Sahel. Il tutto, approfittando dei golpe che in molti di questi Paesi hanno portato al potere militari anti coloniali e dunque anti francesi.</p>



<p>La base di Mutan al-Sara, per via della sua posizione strategica, potrebbe quindi tra non molto accogliere strumenti e mezzi traslocati all&#8217;esterno della Siria. Con gli uomini dell&#8217;Africa Corps che avrebbero nella base il loro principale hub per le attività nell&#8217;Africa sub sahariana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le incognite</h2>



<p>Sembrerebbe quindi che la Russia sia in grado già oggi di &#8220;ammortizzare&#8221; la sconfitta subita con la caduta di Assad, trovando nel sud della Libia un&#8217;infrastruttura ancora più potenzialmente importante delle basi siriane. In realtà, Mosca dovrà tenere conto di almeno<strong> tre incognite</strong>. La prima riguarda la <strong>mancanza di una base navale</strong>: per sostenere Mutan al-Sara, occorre un approdo lungo le coste della Cirenaica che al momento non c&#8217;è. Da tempo si parla di una possibile base a Tobruck o Bengasi, ma non ci sono per adesso le condizioni ideali per portare qui la flotta russa. In poche parole, Mutan al-Sara può sostituire Latakia, ma è difficile oggi sostituire Tartus.</p>



<p>La seconda incognita riguarda ovviamente la <strong>reazione da parte degli attori internazionali</strong>, regionali e non. Gli Stati Uniti e la Nato, anche al netto del recente riavvicinamento tra Trump e Putin, non vedono di buon occhio un eccessivo attivismo della Russia in quest&#8217;area della Libia. E lo stesso discorso vale anche per la Turchia, con Ankara che da tempo costituisce il Governo più attivo nel Paese nordafricano. Infine, c&#8217;è la<strong> diffidenza dello stesso Haftar </strong>e di altri alleati. Il generale teme che ancorarsi unicamente alla Russia non sia un buon affare, anche alla luce di quanto accaduto con Assad. Non è un caso se Haftar nei giorni scorsi si è recato a Parigi, dove ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Libia: Macron ha elogiato il “ruolo centrale” del generale Haftar nel processo politico<a href="https://t.co/ulyTOU9ro2">https://t.co/ulyTOU9ro2</a></p>&mdash; Agenzia Nova (@agenzia_nova) <a href="https://twitter.com/agenzia_nova/status/1895232452433715495?ref_src=twsrc%5Etfw">February 27, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/si-scrive-mutan-al-sara-si-legge-mosca-la-nuova-base-russa-nel-sud-della-libia.html">Si scrive Mutan al-Sara, si legge Mosca: la nuova base russa nel Sud della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libano: Nawaf Salam, il premier filo-saudita che vuole rottamare Hezbollah</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libano-nawaf-salam-il-premier-filo-saudita-che-vuole-rottamare-hezbollah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 14:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il movimento sciita libanese si è visto ridimensionare l'influenza politica dopo la nomina del nuovo capo di Governo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-nawaf-salam-il-premier-filo-saudita-che-vuole-rottamare-hezbollah.html">Libano: Nawaf Salam, il premier filo-saudita che vuole rottamare Hezbollah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/libano-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Beirut è stato nominato, dopo due anni di sostanziale <em>vacatio</em>, il nuovo Governo. E a guidarlo sarà <strong>Nawaf Salam</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/nawaf-salam-il-premier-del-libano-che-non-piace-a-hezbollah-e-nemmeno-a-israele.html">nominato dal presidente <strong>Joseph Aoun</strong> lo scorso 17 gennaio</a>. Sono 24 i ministri chiamati ad affiancare il neo premier nel suo non certo semplice lavoro. La partenza, sotto il profilo politico, non è esente da polemiche e malumori. In particolare da parte del movimento sciita <strong>Hezbollah</strong>, il quale è stato di fatto ridimensionato e ha visto la sua influenza all&#8217;interno dell&#8217;esecutivo fortemente indebolita. Segno di come oggi a Beirut<strong> la linea scelta è diversa da quella dell&#8217;apparente neutralità degli ultimi anni</strong>: il Paese dei Cedri guarda ora maggiormente a Usa e Arabia Saudita e, di conseguenza, molto meno all&#8217;Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Disattese le speranze del movimento sciita</h2>



<p>Secondo il principio della divisione degli incarichi su base comunitaria, all&#8217;interno del Governo devono sedere uno al fianco all&#8217;altro rappresentanti cristiani, sunniti e sciiti. Forse è su questo che si basavano le (residue) speranze di Hezbollah di contare ancora qualcosa. Tuttavia, i vertici del Partito di Dio avevano intuito di aver perso il treno dell&#8217;esecutivo già con la nomina di Salam. Proveniente da <strong>una famiglia sunnita da sempre vicina agli interessi dei Saud</strong>, Salam è stato visto subito come una sorta di &#8220;liquidatore&#8221; di Hezbollah.</p>



<p>I timori dei rappresentanti politici del movimento sciita sono diventati realtà una volta resi noti i nomi dei nuovi ministri. Tra di essi non mancano rappresentanti sciiti, ma il neo premier ha pescato da quell&#8217;universo sciita distante da Hezbollah. Il ministero più importante affidato a uno sciita ad esempio, è quello delle Finanze ed è stato assegnato a <strong>Yassine Jaber</strong>. Quest&#8217;ultimo è un fedelissimo di <strong>Nabih Berri</strong>, presidente del Parlamento ma soprattutto leader storico di <strong>Amal</strong>, formazione sciita più moderata rispetto ad Hezbollah. La scelta politica da parte di Salem appare chiara: <strong>prendere le distanze da Hezbollah </strong>e chiamare, come rappresentanti del mondo sciita libanese, personaggi non organici al movimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Partito di Dio costretto a fare i conti con il nuovo corso</h2>



<p>Sui principali media vicini ad Hezbollah, il presidente della Repubblica Joseph Aoun da settimane viene dipinto come un &#8220;traditore&#8221;. A lui viene imputata la scelta di Nawaf Salam, inviso comunque anche ad Israele, con conseguente brusca sterzata della linea politica di Beirut. Tuttavia, <strong>la svolta era nell&#8217;aria già da tempo</strong> e gli stessi leader di Hezbollah alla vigilia della nomina del governo non hanno potuto fare altro che prenderne atto. La formazione del Governo infatti era legata agli<strong> accordi di cessate il fuoco di novembre tra Israele e il movimento sciita.</strong> Nell&#8217;intesa, era stata espressamente prevista l&#8217;elezione di un nuovo presidente e la nomina di un nuovo premier.</p>



<p>Considerando l&#8217;input arrivato dagli Usa e dai Paesi del Golfo a favore della tregua, si può ben intuire come la formazione dell&#8217;esecutivo fosse stata da subito<strong> orientata verso un ridimensionamento di Hezbollah e dell&#8217;influenza iraniana</strong>. Il Partito di Dio, dal canto suo, non ha avuto la forza di reagire. La morte di Nasrallah a settembre, l&#8217;uccisione e il ferimento di migliaia di combattenti, la distruzione di diverse cellule impegnate tra Beirut e il sud del Libano, hanno fortemente indebolito il movimento. E questo ha avuto dirette e immediate conseguenze nella politica interna libanese. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-nawaf-salam-il-premier-filo-saudita-che-vuole-rottamare-hezbollah.html">Libano: Nawaf Salam, il premier filo-saudita che vuole rottamare Hezbollah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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