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	<title>Manchester Archives - InsideOver</title>
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	<title>Manchester Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;attentatore di Manchester  era stato salvato in Libia nel 2014</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lattentatore-di-manchester-era-stato-salvato-in-libia-nel-2014.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 06:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3208" height="2328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294.jpg 3208w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-1024x743.jpg 1024w" sizes="(max-width: 3208px) 100vw, 3208px" /></p>
<p>Emergono nuovi e inquietanti dettagli sulla storia e sull’identità dell’attentatore suicida di Manchester del 22 maggio 2017. Come riporta il Guardian, Salman Ramadan Abedi è stato tratto in salvo in Libia dalla Marina militare britannica e rimandato a casa, nel Regno Unito, tre anni prima della strage. Abedi, nato e cresciuto a Manchester ma di origine libica, ha 19 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lattentatore-di-manchester-era-stato-salvato-in-libia-nel-2014.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lattentatore-di-manchester-era-stato-salvato-in-libia-nel-2014.html">L&#8217;attentatore di Manchester  era stato salvato in Libia nel 2014</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3208" height="2328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294.jpg 3208w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1304294-1024x743.jpg 1024w" sizes="(max-width: 3208px) 100vw, 3208px" /></p><p>Emergono nuovi e inquietanti dettagli sulla storia e sull’identità dell’attentatore suicida di Manchester del 22 maggio 2017. Come riporta il <a href="https://www.theguardian.com/uk-news/2018/jul/31/manchester-arena-bomber-was-rescued-from-libya-by-royal-navy"><em>Guardian</em></a>, <strong>Salman Ramadan Abedi</strong> è stato tratto in salvo in Libia dalla Marina militare britannica e rimandato a casa, nel Regno Unito, tre anni prima della strage. Abedi, nato e cresciuto a Manchester ma di origine libica, ha 19 anni quando sale a bordo della Hms Enterprise a Tripoli nell&#8217;agosto 2014 con il fratello minore Hashem insieme ad altri 100 concittadini britannici. La nave li scorta successivamente a Malta dove prendono un volo di ritorno per il Regno Unito.</p>
<p>I suoi genitori, entrambi nativi di Tripoli, nel 2011 dall&#8217;Inghilterra decidono di tornare in Libia <strong>per combattere contro il ràis Gheddafi</strong> mentre il giovane rimane a Manchester. Abedi è l’autore dell’attentato, rivendicato dallo Stato islamico, costato la vita a 23 persone alla Manchester Evening News Area, al termine di un concerto della pop-star americana <strong>Ariana Grande</strong>. Abedi era stato tenuto sotto controllo dai servizi britannici per un certo periodo quando si era recato in Libia a trovare i genitori ma il suo fascicolo era archiviato un mese prima del suo salvataggio a Tripoli.</p>
<p>Salvato nel 2014 in Libia dalla marina inglese</p>
<p>Un portavoce del governo ha dichiarato in merito: &#8220;Durante il peggioramento della situazione relativa alla sicurezza in Libia nel 2014, i funzionari hanno avuto l&#8217;ordine di evacuare i britannici e i loro familiari”. L’attentatore è nato nel 1994 a Manchester dove ha trascorso parte della sua infanzia, prima di trasferirsi nel quartiere di <strong>Fallowfield</strong>. Quando scoppia la guerra in Libia, i genitori decidono di tornare in patria per combattere a fianco del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://web.stanford.edu/group/mappingmilitants/cgi-bin/groups/view/675">Gruppo dei combattenti islamici libici (Lifg)</a>, un’organizzazione terroristica fondata negli anni ’80 e legata ad al-Qaeda.</p>

<p>Nel 2014 Abedi si iscrive all&#8217;Università pubblica di Salford, dove decide di frequentare il corso di business management: studi che abbandona presto per dedicarsi a ben  altre attività, frequentando alcune gang criminali e dedicandosi <strong>all’islamismo più radicale</strong>. I fratelli Abedi si trovano in vacanza in Libia quando i funzionari britannici decidono di evacuare per motivi di sicurezza i loro concittadini a causa dei combattimenti, sempre più frequenti e violenti, che in quel periodo si svolgono nei pressi di Tripoli. Al momento del salvataggio, infatti, le battaglie tra le varie milizie libiche che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2014/jul/20/libyan-militas-battle-tripoli-hundreds-families-flee-fight">si contendono il controllo dell’aeroporto di Tripoli</a> sono sempre più dure. </p>
<p>“In quel momento non era una minaccia”</p>
<p>Una fonte di alto livello ha dichiarato al <i><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-6008369/Manchester-bomber-rescued-Royal-Navy-Libyan-warzone-evacuated-Britain.html">Daily Mail</a></i> che nel 2014 Abedi “era un cittadino britannico, quindi era nostro compito proteggerlo. Era una delle tante persone in quel gruppo e dovevamo assolutamente evacuarlo. Non era una minaccia in quel momento ed era in un contesto molto diverso”. Altre fonti citate dal tabloid inglese sostengono invece che il ragazzo <strong>era in prima linea</strong> e venne ricoverato in ospedale dopo aver combattuto a fianco dei jihadisti ad Ajdabiya, nella Libia orientale. Secondo un amico di famiglia, tuttavia, non è così: “Salman e Hashem non erano coinvolti nei combattimenti e hanno trascorso molto tempo con la loro madre in Tunisia” riporta il <em>Daily Mail</em>. </p>
<p>Il caso non può che ricordare le <strong>parole profetiche del Ràis</strong>: “Se al posto di un governo stabile, che garantisce sicurezza, prendono il controllo queste bande legate a Bin Laden gli africani si muoveranno in massa verso l’Europa. E il Mediterraneo diventerà un mare di caos”: era la profezia di Gheddafi nell&#8217;intervista esclusiva a <em><a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/quando-gheddafi-ci-disse-senza-me-vi-invaderanno-1094968.html">Il Giornale</a></em> del 15 marzo 2011. La storia della famiglia dell’attentatore di Manchester non può che dare ragione ancora una volta al Colonnello, che sul pericolo del terrorismo islamista ci aveva avvertito per tempo. </p>
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		<title>UK, gli ospedali a rischio attentati</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/uk-gli-ospedali-rischio-attentati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 12:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il governo del Regno Unito ha pubblicato l’8 giugno un nuovo documento dell’antiterrorismo. Si tratta dell’aggiornamento del Crowded Places Guidance 2017, e consiste in una serie di linee-guida redatte dal National Counter Terrorism Security Office su come comportarsi nell’eventualità di situazioni di pericolo nei luoghi pubblici. Linee-guida che, pubblicate a poche settimane dagli attacchi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/uk-gli-ospedali-rischio-attentati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170605135853_23352521-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il governo del Regno Unito ha pubblicato l’8 giugno un nuovo documento dell’antiterrorismo. Si tratta dell’aggiornamento del Crowded Places Guidance 2017, e consiste in una serie di linee-guida redatte dal National Counter Terrorism Security Office su come comportarsi nell’eventualità di situazioni di pericolo nei luoghi pubblici. Linee-guida che, pubblicate a poche settimane dagli attacchi di <strong>Manchester</strong> e di <strong>Londra</strong>, rappresentano un esempio di come il governo di Sua Maestà sia sempre più intenzionato a rendere capillare la distribuzione di conoscenza che possano essere utili in caso di attacco terroristico. Un’estensione del fenomeno terroristico che deve avere, come contraltare, una penetrazione sempre più capillare delle informazioni utili per contrastare gli effetti di un attentato, quasi a voler dire che chiunque e in ogni luogo può essere vittima.Uno degli aggiornamenti che ha più messo in allarme i lettori delle guidelines dell’antiterrorismo britannico è quello inerente agli ospedali. Per la prima volta, il Counterterrorism mette in guardia i direttori degli ospedali del Regno Unito e i lavoratori delle strutture dal rischio di attacchi terroristici anche in luoghi che, storicamente, rappresentano strutture tipicamente immuni da attentati. Attentati che sarebbero anche difficilmente catalogabili come vigliacchi. Nonostante tutto, anche gli ospedali, a detta delle forze di sicurezza del Regno Unito, sono potenziali obiettivi terroristici, tanto da dover informare dei rischi tutto il personale.Rivolgendosi al direttore dell’ospedale che legge la Crowded Places Guidance 2017, l’antiterrorismo britannico ha scritto che “È possibile che il ambulatorio possa essere l’obiettivo di un attacco terroristico. Ciò potrebbe includere anche l’affrontare la minaccia di una bomba o elementi sospetti lasciati dentro o intorno la struttura.”  E aggiunge: “Il caso peggiore è che il tuo personale, i pazienti e i visitatori siano uccisi o feriti e i tuoi locali distrutti o danneggiati in un attacco terroristico multiplo e coordinato.”Mai prima d’ora le linee-guida dell’antiterrorismo erano state così chiare nel disegnare una minaccia in un ospedale, tanto da voler informare direttamente i direttori delle aziende ospedaliere. Evidentemente, l’allarme in tutta la Gran Bretagna è tutt’altro che diminuito, nonostante la fine dell’allerta massima. Il governo del Regno ha pertanto ritenuto necessario manifestare pubblicamente il rischio di questa minaccia. Come è stato segnalato da ambienti governativi, il problema deriva dal fatto che gli ultimi attacchi terroristici dimostrano la volontà di colpire in qualsiasi luogo pubblico, a prescindere dall’obiettivo. Un rischio elevato, tanto da far rimanere il livello di allarme in tutto il Regno Unito come severo.Va considerato inoltre il fatto che il National Healt Service è stato recentemente attaccato anche in modalità hacker. Gli attacchi informatici, pur se difformi sia come obiettivi sia come matrice rispetto a quelli del terrorismo islamico, hanno comunque dimostrato la vulnerabilità del sistema sanitario inglese di fronte alle minacce del mondo contemporaneo. E, infatti, il documento dell’antiterrorismo inglese ha confermato la possibilità di attacchi simultanei, che potrebbero, eventualmente, anche colpire fisicamente in altri luoghi pubblici e poi indirizzarsi, anche solo attraverso hacker, verso gli ospedali, rendendo impossibile il dispiegamento dei soccorsi e rendendo ancora più alto il numero delle vittime. Un’eventualità che nessuno ha mai realmente contemplato come minaccia credibile, ma che dopo gli ultimi attacchi e l’esplosione di una criminalità che non possiede alcun limite e usa ogni arma e ogni obiettivo, può essere plausibile.I funzionari del governo hanno voluto comunque dichiarare che per ora, il rischio attentati negli ospedali è visto soltanto come una possibilità Non ci sono, a detta dell’antiterrorismo, minacce serie e reali di terroristi pronti a colpire nelle strutture sanitarie del Regno. Tuttavia, il fatto che sia stata confermata l’esistenza del rischio, dimostra come l’allerta generale della sicurezza britannica copre ormai ogni possibilità. Ogni logo pubblico, che sia uno stadio, un luogo di lavoro, un ponte, può essere un obiettivo del terrorismo dei nostri giorni: anche un ospedale e i suoi pazienti.</p>
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		<title>Manchester, gli spostamenti di Abedi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/26143-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2017 12:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Prima di colpire la Manchester Arena, Salman Abedi ha potuto viaggiare indisturbato. In Libia, in Siria, ma anche a Dusseldorf, quattro giorni prima dell&#8217;attentato. Proprio oggi il portavoce dell&#8217;autoproclamato Esercito nazionale del generale Khalifa Haftar ha fatto sapere che l&#8217;attentatore &#8220;ha combattuto tra le fila delle milizie di Alba della  Libia e di al Bunian al Marsus&#8221;. Il portavoce ha spiegato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/26143-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170524162329_23223787-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Prima di colpire la Manchester Arena, <strong>Salman Abedi </strong>ha potuto viaggiare indisturbato. In <strong>Libia</strong>, in Siria, ma anche a Dusseldorf, quattro giorni prima dell&#8217;attentato. Proprio oggi il portavoce dell&#8217;autoproclamato Esercito nazionale del generale Khalifa Haftar ha fatto sapere che l&#8217;attentatore &#8220;ha combattuto tra le fila delle milizie di Alba della  Libia e di al Bunian al Marsus&#8221;. Il portavoce ha spiegato anche che Abedi &#8220;è rimasto ferito ed è stato curato all&#8217;estero dove è stato portato con un passaporto falso&#8221;. Dalla Libia, come riporta <em>Der Tagesspiegel</em>, Abedi si è spostato in Germania, a Dusseldorf, appena quattro giorni prima della strage. Come riporta <em>Repubblica</em>, &#8220;gli 007 tedeschi hanno aperto una indagine per trovare eventuali legami tra Abedi ed elementi dell&#8217;estremismo tedesco, ma &#8216;non è chiaro quanto tempo abbia passato in Germania&#8217;&#8221;.<figure id="attachment_26145" aria-describedby="caption-attachment-26145" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-26145 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/05/ok.png" alt="Infografica di Alberto Bellotto" width="1200" height="837" /><figcaption id="caption-attachment-26145" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>Il terrorista si è potuto spostare tranquillamente perché, secondo quanto riporta <em>Sky News</em>, il suo nome non compariva in alcuna blacklist di sospetti terroristi. Molto probabilmente, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/salman-abedi-manchester-libya-syria-suicide-bomber-terrorist-attack-middle-east-islamist-a7752761.html" target="_blank">Abedi era stato anche in <strong>Siria</strong></a>, attratto dall&#8217;influenza di <strong>Abu Qaqa al-Britani</strong>. Sarebbe stato proprio lui a reclutare centinaia di terroristi da spedire nei territori controllati dalle bandiere nere. Di lui sappiamo pochissimo e abbiamo solamente poche foto. In una lo si vede con un volto quasi da adolescente ed il cappuccio di un giubbotto tirato sulla testa. La seconda è invece più minacciosa: il giovane si fa riprendere in tenuta da battaglia, con due<strong> fucili automatici</strong> incrociati tra le braccia ed il viso fasciato a lasciar fuori solo gli occhi, al riparo di due spesse lenti da vista.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26146" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/05/Abu-Qaqa-al-Britani.jpg" alt="Abu Qaqa al-Britani" />Abu Qaqa inizia la sua carriera di reclutatore via Internet. Agli amici rimasti in Gran Bretagna, con i suoi tweet e i suoi messaggi, parla del Califfato e del sogno di avere &#8220;una bella moglie&#8221; in dote. In cambio &#8220;<strong>bisogna rispondere alla chiamata alle armi</strong>&#8221; di Daesh. Lui però una moglie l&#8217;aveva già, ma aveva preferito lasciarsela alle spalle, a Manchester, con il loro figlio di pochi mesi. Aveva preferito la compagnia di Khalil Raoufi e Mohammed Javeed, ventenni come lui e insieme a lui partiti dalla Gran Bretagna verso il &#8220;paradiso&#8221; dell&#8217;integralismo.<figure id="attachment_26150" aria-describedby="caption-attachment-26150" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-26150 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/05/df.png" alt="Infografica di Alberto Bellotto" width="1200" height="841" /><figcaption id="caption-attachment-26150" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>Abedi era nato a Manchester nel 1994, da genitori libici che avevano ottenuto asilo politico per sfuggire alle persecuzioni di <strong>Muammar Gheddafi</strong>. Secondo quanto fanno sapere i media, che cita persone vicine al terrorista, negli ultimi mesi Abedi era &#8220;cambiato&#8221;, avvicinandosi al fondamentalismo islamico. Salman aveva un fratello maggiore e un fratello e una sorella minori. Da dieci anni la famiglia Abedi risiedeva nel quartiere di Fallowfield.I genitori del giovane, a quanto emerge, erano tornati in Libia con due dei figli. Chi si ricorda di lui assicura che Salman era cambiato: nelle ultime settimane &#8220;aveva comportamenti strani&#8221;, come l&#8217;abitudine di &#8220;recitare preghiere islamiche ad alta voce in strada&#8221;. Un altro vicino ha raccontato all&#8217;<em>Independent</em> che a casa di Abedi sono passati &#8220;<strong>gruppi di giovani</strong>&#8221; a rotazione negli ultimi mesi.  Per l&#8217;Isis era &#8220;un soldato del Califfato&#8221;, che ha piazzato bombe nei luoghi dove si radunano &#8220;i crociati&#8221;. Per l&#8217;Occidente è solo l&#8217;ultimo dei terroristi che hanno colpito il Vecchio Continente uccidendo 22 persone.</p>
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		<title>La bomba di Manchester</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/comera-fatta-la-bomba-manchester.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2017 20:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="710" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1.jpg 710w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px" /></p>
<p>Viti, bulloni e un detonatore. Sono queste le immagini della bomba di Manchester diffuse dal New York Times, che è riuscito a mettere le mani sulle foto scattate dalla polizia britannica. Secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense, Salman Abedi avrebbe trasportato un esplosivo molto potente in un contenitore leggero, che sarebbe stato nascosto o dentro una maglia nera oppure &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/comera-fatta-la-bomba-manchester.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="710" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1.jpg 710w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/item-1-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px" /></p><p>Viti, bulloni e un detonatore. Sono queste le immagini della bomba di Manchester diffuse dal <em><a href="https://www.nytimes.com/interactive/2017/05/24/world/europe/manchester-arena-bomb-materials-photos.html?_r=1" target="_blank">New York Times</a></em>, che è riuscito a mettere le mani sulle foto scattate dalla polizia britannica. Secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense, <strong>Salman Abedi </strong>avrebbe trasportato un esplosivo molto potente in un contenitore leggero, che sarebbe stato nascosto o dentro una maglia nera oppure in uno zaino blu. Molto probabilmente, l&#8217;attentatore avrebbe avuto un piccolo detonatore nella mano sinistra. Queste, ovviamente, sono ancora informazioni frammentarie.Come riporta il <em>New York Times</em>, non si conosce ancora né il tipo di esplosivo utilizzato dall&#8217;attentatore né la quantità usats. Quel che è certo è che lo ied è stato realizzato con una cura maniacale. La stessa cura maniacale che impiegava Najim Lachraoui, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/lartificiere-dellisis-martire-allaeroporto-perch-senza-scamp-1238694.html" target="_blank">l&#8217;artificiere dell&#8217;Isis</a>, dalle stragi di Parigi fino a quelle di Bruxelles, morto da &#8220;martire&#8221; il 22 marzo del 2016.Le immagini diffuse dal <em>New York Times</em> mostrano come le parti metalliche contenute all&#8217;interno della bomba siano riuscite a perforare le porte metalliche e a lasciare profondi segni sui muri. La maggior parte dei morti, secondo la ricostruzione del quotidiano americano, si è registrata in prossimità dell&#8217;uscita dell&#8217;arena.Gli inquirenti hanno inoltre trovato i resti di una &#8220;<strong>pila</strong> Yuasa da 12 volt molto più potente di quelle normalmente usate (per attivare l&#8217;innesco) nei giubbetti dei kamikaze. Si tratta di un pila usata per luci di emergenza che costa circa 20 dollari&#8221;.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26129" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/05/remnants-1-1.jpg" alt="remnants-1 (1)" />A conferma che la bomba è stata preparata da un esperto,  la scoperta che dentro il detonatore &#8220;era saldato un circuito elettrico (ulteriore)&#8221;. Un sistema maniacale per essere sicuri che l&#8217;ordigno sarebbe esploso. Ogni possibile flop doveva essere evitato. Non è chiaro, però, se si tratta di un detonatore azionabile anche a distanza.Le rivelazione del <em>New York Times</em> sono destinate ad alimentare ulteriormente l&#8217;irritazione di Londra per le informazioni rese note dai media Usa prima che dal governo, come ha sottolineato oggi il ministro dell&#8217;Interno Amber Rudd. Questa mattina, infatti, il ministro britannico ha detto che &#8220;la polizia britannica è stata molto chiara sul fatto di voler controllare il flusso d&#8217;informazioni al fine di proteggere l&#8217;integrità delle indagini anche per poter beneficiare dell&#8217;effetto sorpresa. La fuga di notizie sull&#8217;attentato di Manchester, soprattutto da parte dei media Usa, ha irritato il governo e gli inquirenti britannici. Lo ha detto il ministro dell&#8217;Interno di Londra, Amber Rudd, che ha fatto sapere di avere sottoposto la questione al suo omologo statunitense. &#8220;La polizia britannica è stata molto chiara sul fatto di voler controllare il flusso d&#8217;informazioni al fine di proteggere l&#8217;integrità delle indagini &#8211; ha detto Rudd alla Bbc &#8211; anche per poter beneficiare dell&#8217;effetto sorpresa. È dunque irritante che tali informazioni vengano fuori da altre fonti&#8221;. Pochi minuti dopo le parole di Rudd il ministro dell&#8217;Interno francese, Gerard Collomb, ha rivelato che l&#8217;attentatore della Manchester Arena sarebbe passato anche dalla <strong>Siria</strong> oltre che dalla <strong>Libia</strong> e ha aggiunto di avere informazioni provenienti dagli inquirenti britannici.</p>
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		<title>Perché i jihadisti portano i documenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/perche-terroristi-portano-documenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2017 15:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="881" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-768x451.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-1024x601.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>C’è un sottile filo rosso che lega gli attentati che lo Stato Islamico ha messo in atto in Europa, e cioè che l’identità dell’attentatore la fornisce lo stesso terrorista che decide di portare con sé i documenti prima di commettere una strage. Anche l’attentatore suicida di Manchester portava con sé il suo documento d’identità, come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-terroristi-portano-documenti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="881" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-768x451.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170524144418_23222133-1024x601.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>C’è un sottile filo rosso che lega gli attentati che lo Stato Islamico ha messo in atto in Europa, e cioè che l’identità dell’attentatore la fornisce lo stesso terrorista che decide di portare con sé i documenti prima di commettere una strage. Anche l’attentatore suicida di <strong>Manchester</strong> portava con sé il suo documento d’identità, come riportato dal <em>New York Times</em> grazie alle testimonianze dei primi poliziotti intervenuti sul luogo della strage. In questo modo, naturalmente, l’<strong>identificazione del terrorista</strong> è stata una pura formalità e le forze di sicurezza hanno potuto conoscere e poi diramare il nome dell’attentatore. Se oggi tutti noi sappiamo che Salman Abedi di Elsmore Road è stato il vile attentatore della Manchester Arena, è perché lui stesso ne ha fornito l’inconfutabile prova.Non è la prima volta che accade che il terrorista lasci i suoi documenti sul luogo del delitto. Quando la redazione della rivista <em>Charlie Hebdo</em> fu colpita dagli attentatori che avevano deciso di vendicare le vignette blasfeme su Allah, attentato poi rivendicato da una costola di Al Qaeda in Yemen, <strong>Saïd Kouachi</strong> fu identificato grazie alla scoperta del suo documento d’identità nella stessa macchina con cui era giunto nei pressi della sede della testata.Nel novembre del 2015, quando Parigi fu sconvolta dai tragici fatti del <strong>Bataclan</strong>, uno dei terroristi, Salah Abdeslam, fu identificato grazie al fatto che il documento del fratello, Ibrahim, era stato lasciato appositamente dal terrorista nella macchina usata per arrivare sul luogo della strage. Lo scopo di Abdeslam, cioè quello di far conoscere a tutto il mondo il nome dei “martiri” dell’attacco al Bataclan, era stato così raggiunto. E così fece l’uomo che decise di farsi saltare in aria nei pressi dello Stade de France, e che lasciò sul piazzale dove decise di immolarsi, un passaporto siriano falso, a nome di Ahmed Almuhamed, ma con cui si riuscì lo stesso a tracciare la sua rotta per l’Europa e giungere all’identificazione del cervello degli attentati di Parigi, il belga  Abdelhamid Abaaoud.Stesso fatto è avvenuto a <strong>Nizza</strong>, dove fu compiuta l’orrenda carneficina del lungomare della città francese. Nel camion con cui il terrorista uccise ottantaquattro innocenti sulla Promenade des Anglais, gli investigatori riuscirono a trovare smartphone, patente, carta di credito e altri documenti del terrorista, e così tutti seppero che l’artefice dell’attentato di luglio era stato il tunisino, residente in Francia, Mohamed Lahouaiej Bouhlel.Stesso orrendo copione applicato da <strong>Anis Amri</strong>, l’uomo che si è reso artefice dell’attentato al mercatino di Natale di Berlino, il 19 dicembre del 2016. Il suo documento d’identità venne trovato proprio nel camion usato per compiere l’attentato, insieme alle impronte digitali con cui aveva riempito tutto il mezzo.In molti si domandano cosa ci sia dietro questa scelta da parte degli attentatori. In molti si chiedono se sia normale che un terrorista porti con sé in macchina documenti d’identità e qualsiasi cosa che possa portare non solo alla sua identificazione ma anche a quella dei suoi complici o anche di chi semplicemente ne è conoscente. Ed è una domanda che torna sempre, dai tempi degli attentati alle <strong>Torri Gemelle</strong> del 2001, quando tra le macerie fu casualmente ritrovato il frammento del documento d’identità di uno dei terroristi che lanciarono gli aerei di linea contro le Torri Gemelle. Domande che nel tempo hanno alimentato teorie su cosa ci sia dietro questi attentati, e domande complottiste sul ruolo dei servizi deviati in questa scia di sangue.Se vogliamo però basarci esclusivamente sui fatti e sulla politica di propaganda del Terrore, possiamo poter affermare che dietro vi sia una coerenza di fondo che denota il terrorismo internazionale di matrice islamica. L’unica certezza è che, evidentemente, dobbiamo confrontarci con un altro sistema terroristico rispetto a quello cui siamo abituati in Europa, specialmente a quello politico. Questi attentatori, in gran parte suicidi, non hanno alcun interesse a rimanere anonimi, anzi, tutto il contrario. Il loro nome deve sapersi perché in questo modo assumono di fronte al mondo degli affiliati il ruolo di <strong>martire</strong>, di modello da imitare, ed  il loro nome deve essere chiaro a tutti perché solo così il mondo può considerarli e riconoscerli quali veri martiri del Califfato. L’attentatore non lascia, casualmente, il suo documento, ma vuole al contrario mettere una sua sorta di firma sulla strage. E in questo, lo Stato Islamico, così come Al Qaeda prima, non ha alcun interesse a che ciò non si sappia. Anche in questo si denota un modello di propaganda, un modello di <strong>marketing del terrore</strong> di cui l’Isis è maestro. Il Califfato in questo modo ottiene i suoi martiri, ha i suoi esempi: i modelli da seguire per le future leve della jihad globale.</p>
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		<title>Manchester, una strategia già vista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/manchester-strategia-gia-vista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 09:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non si sa ancora chi abbia colpito Manchester, provocando la morte di 22 persone. Ci sono però alcuni elementi che portano alla pista dello Stato islamico. Innanzitutto è stato colpito un concerto, un po&#8217; come era successo al teatro Bataclan, a Orlando e ad Ansbach.La polizia ha inoltre fatto sapere che l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/manchester-strategia-gia-vista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non si sa ancora chi abbia colpito Manchester, provocando la morte di 22 persone. Ci sono però alcuni elementi che portano alla pista dello Stato islamico. Innanzitutto è stato colpito un <strong>concerto</strong>, un po&#8217; come era successo al teatro <strong>Bataclan</strong>, a Orlando e ad Ansbach.La polizia ha inoltre fatto sapere che l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da un <strong>kamikaze</strong>. Alcuni testimoni hanno riferito, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/esteri/cards/attacco-manchester-concerti-mirino-chiodi-ordigni-strategia-gia-vista/esplosione.shtml" target="_blank">come riporta il <em>Corriere</em></a>, &#8220;di tracce di <strong>chiodi</strong> o <strong>frammenti</strong> di ferro che sarebbero stati aggiunti all&#8217;ordigno per aumentarne gli effetti. Sistema usato da sempre dai terroristi per rendere più letale le loro armi anche quando hanno mezzi ridotti o sono costretti a procurarsi il materiale sul mercato &#8216;civile'&#8221;. Nel manuale di Al Qaeda &#8220;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/bruxelles-le-armi-dei-terroristi/" target="_blank">Make a Bomb in the Kitchen of Your Mom</a>&#8221; venivano date alcune nozioni fondamentali per costruire bombe artigianali devastanti tra le mura di casa. Questa tecnica è stata utilizzata anche durante gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo 2016.Non è da sottovalutare nemmeno il &#8220;tempismo&#8221; dell&#8217;attentatore, che si sarebbe fatto esplodere alla fine del concerto, molto probabilmente perché sperava di sfruttare una minor attenzione della folla e della sicurezza.Il killer non ha colpito un simbolo, come ha fatto per esempio l&#8217;attentatore di Londra dello scorso marzo, ma un luogo periferico. Secondo Guido Olimpio, &#8220;vengono protetti aeroporti e locali dove si svolgono spettacoli, stessa cosa per gli stadi. C’è un filtro di sicurezza che deve garantire protezione. Ecco che i criminali prendono di mira l’<strong>area &#8216;periferica&#8217;</strong> dove sanno che la vigilanza è minore: dunque parcheggi di uno scalo, stazione dei taxi, viali d’accesso.Vengono protetti aeroporti e locali dove si svolgono spettacoli, stessa cosa per gli stadi. C&#8217;è un filtro di sicurezza che deve garantire protezione. Ecco che i criminali prendono di mira l&#8217;area &#8216;periferica&#8217; dove sanno che la vigilanza è minore: dunque parcheggi di uno scalo, stazione dei taxi, viali d&#8217;accesso&#8221;.In questi ultimi mesi, la propaganda jihadista ha inoltre più volte sottolineato la necessità di colpire l&#8217;Occidente. E questo vale sia per i militanti dello Stato islamico, che per quelli di Al Qaeda. Proprio poche settimane fa, si è fatto risentire il figlio di Bin Ladem, Hamza, invitando gli islamici a vendicare la morte del padre.</p>
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		<title>Manchester, linee guida della strage</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/strage-manchester-linee-guida-teorizzate-tre-anni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 07:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1122" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523092302_23203330.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523092302_23203330.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523092302_23203330-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523092302_23203330-768x574.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523092302_23203330-1024x766.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Gli attentati come quello avvenuto poche ore fa alla Manchester Arena, alla fine del concerto di Ariana Grande, sono stati teorizzati da circa tre anni.“Locali notturni, cinema, centri commerciali, ristoranti popolari, concerti, sale, campus universitari, piscine pubbliche, piste di pattinaggio su ghiaccio coperte. L’edificio sarà una vostra difesa naturale, mentre la concentrazione di persone al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/strage-manchester-linee-guida-teorizzate-tre-anni.html">[...]</a></p>
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L’edificio sarà una vostra difesa naturale, mentre la concentrazione di persone al loro interno garantirà la macellazione. Sfruttate la confusione iniziale. Un’operazione del genere dipenderà dal numero di persone coinvolte e dai punti di uscita. L’operazione migliore sarebbe quella di collocare un mujahide ad ogni uscita di sicurezza”.Questo è un passaggio contenuto nell’ultimo numero di <em>Rumiyah</em>, pubblicato all’inizio del mese dal ramo mediatico dell’Isis, Alhayat Media Center, dedicato ai “nobili credenti che abbracceranno la via del martirio”.Per modus operandi, la strage di Manchester rispecchia le linee guida pubblicate dall’Isis nei mesi scorsi (si attende ancora la rivendicazione). Sembrerebbe mancare l’appoggio di un gruppo organizzato come avvenuto a Parigi: l’indipendenza di tali attacchi, li rende impossibili da prevenire.Quattro ore prima l’attentato di Manchester, i canali Twitter vicino ai terroristi dell&#8217;Isis avevano diffuso sulla rete diversi messaggi con hashtag #ManchesteArena and #ArianaGrande. Tali messaggi, ritenuti propaganda, hanno probabilmente dato il via libera alla strage, agendo come switch per l’attivazione del martire. I testi di propaganda, spesso ritenuti fuorvianti ed irrilevanti, vanno intesi come veri e propri manuali di formazione per la radicalizzazione a distanza.Nel marzo del 2014, Al Qaeda suggeriva di attaccare gli stadi e le grandi strutture durante i concerti.“L’America è il nostro primo obiettivo, seguito dal Regno Unito, Francia e dagli altri paesi occidentali. Se non avete la certezza di eliminare i target di alto profilo, concentratevi sui bersagli morbidi. Ristoranti e bar sono ottimi target. Nel Regno Unito ed in Francia, colpite gli stadi, le arene che ospitano i concerti e le mete turistiche”. Inspire nacque come strumento per tradurre in inglese i messaggi di Osama Bin Laden per i musulmani in Inghilterra ed America. L’obiettivo della rivista è giustificare gli attentati, producendo una letteratura alternativa alla realtà raccontata dagli occidentali.Attaccare la Manchester ArenaLa strage di Manchester dimostra ancora una volta come l’Isis e gli altri gruppi della jihad globale, stiano abbandonando gli attacchi terroristici elaborati. Questi richiedono enormi quantità di denaro ed una attenta pianificazione che espone le cellule ai servizi segreti. Il terrorismo in se è un fenomeno in continua evoluzione, in grado di adattarsi ed a volte anche a sfuggire alla tecnologia attuale dei governi. Il terrorismo è quel fenomeno in grado, proprio per la sua continua evoluzione ed assimilazione sul campo, di rendere obsolete le migliori misure di sicurezza che i governi possono schierare a loro difesa. Perché se è vero che da un lato si può affinare la migliore macchina del pianeta in grado di identificare una particolare sostanza esplosiva o radiologica, dall’altro nessuno è ancora in grado di fissare entro determinati parametri la mente umana. Capire come si evolverà.L&#8217;esplosione è avvenuta intorno alle 22.30 di ieri sera, nell&#8217;area del foyer, a concerto ormai concluso. È ritenuto il peggiore attentato nel Regno Unito, secondo solo a quello del 7 luglio del 2005, quando quattro terroristi islamici britannici, uccisero 52 persone, ferendone 700.Il kamikaze di Manchester, dovrebbe già essere stato identificato, ha probabilmente agito con una cintura esplosiva. Detta anche la granata a frammentazione perfetta, è “intelligente” e “mimetizzata”. Le lesioni tipiche causate da tale sistema d’arma improvvisato sono compatibili con le immagini che provengono dalla Manchester Arena.L’ordigno esplosivo improvvisato o IED, utilizzato negli attentati dai terroristi non è progettato per un’onda d’urto letale a causa della piccola quantità di esplosivo utilizzato. Sono i frammenti del suo rivestimento (sfere d’acciaio, presumibilmente del diametro di 3/7 millimetri, chiodi o bulloni) scagliati in tutte le direzioni che provocano i danni maggiori.Per definizione, negli Ordigni Esplosivi Improvvisati diventa fondamentale la preparazione specifica e la fantasia di colui che pensa e realizza l’ordigno. Diverse le variabili come il tipo e la quantità di esplosivo utilizzato. L&#8217;esplosione rilascia le sfere d’acciaio che, a loro volta, creano detriti secondari da impatto. Nel rapporto ideale soggetto-IED, il tipo e l&#8217;entità del danno dipende dalla posizione della persona rispetto all’ordigno esplosivo. Tuttavia, le variabili del contesto generano scenari imprevedibili ed una letalità superiore al raggio dell’evento primario. Alla variabile del contesto, bisogna associare anche il risultato di una deflagrazione, come il calore dell’esplosione e la variazione di pressione. L’interruzione momentanea dei servizi ed il caos generato dall’esplosione infine, ritardano i soccorsi. La deflagrazione degli IED negli attentati in se è concepita per generare scenari concentrici imprevedibili.Di per se, la deflagrazione di un ordigno è soltanto il primo passo, per certi versi quello meno traumatico rispetto alla paura che episodi del genere instillano nella massa. E la paura, rispetto al dolore che si può trasformare in perenne ricordo, rimane una costante che modifica il modo di vivere. L’attacco al Manchester Arena, si colloca in una precisa tattica, teorizzata nel 2014, che mira alla dispersione delle forze massimizzando la paura nelle masse. Da non sottovalutare proprio il binomio dispersione-massimizzazione.Storia insegna che i piani di emergenza dei governi, mirano proprio alla capacità di mettere in sicurezza le strutture chiave del governo con capacità di reagire in forze a molteplici attacchi asimmetrici. Ma questi piani, si attivano solo in caso di emergenza ed a volte sono fin troppo prevedibili.Le caratteristiche del Manchester ArenaVentunomila persone. Questa la capienza massima della struttura di Manchester, uno dei luoghi più frequentati al mondo e la più grande arena interna in Europa. Una struttura del genere ha in se ha un fattore determinante: ospita una folla che potrebbe, in pochissimo tempo, diventare ingestibile. Il concetto è semplice: pensiamo al Manchester Arena come un grosso contenitore d’acqua che placidamente si mantiene al suo interno. Se provocassimo uno squarcio (una bomba che esplode), il liquido uscirebbe senza controllo e con forza, travolgendo ogni cosa. A differenza di Parigi, l’attentatori di Manchester è riuscito a farsi esplodere  nel foyer del palazzetto, stracolmo di giovani, alla fine del concerto. Considerando i controlli serrati che, in teoria, impedirebbero di minare la struttura all’interno, deflagrare un ordigno dinanzi un gate stracolmo di persone, rappresentava la migliore opzione per compiere una strage.</p>
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		<title>Non chiamiamoli &#8220;lupi solitari&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 08:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lupi solitari]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170523091804_23203281.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170523091804_23203281.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170523091804_23203281-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170523091804_23203281-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170523091804_23203281-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A poche ore dall’attentato che ha scosso il Regno Unito, di nuovo prende forma la minaccia dei cosiddetti “lupi solitari”. Sarebbero persone isolate, che si sono auto-radicalizzate, di solito nati o cresciuti nei luoghi che poi colpiscono e in mezzo alla società che feriscono, dopo anni, come per destarsi da un torpore di decenni. C’è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/non-chiamiamoli-lupi-solitari.html">[...]</a></p>
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Sarebbero persone isolate, che si sono auto-radicalizzate, di solito nati o cresciuti nei luoghi che poi colpiscono e in mezzo alla società che feriscono, dopo anni, come per destarsi da un torpore di decenni. C’è però un errore di fondo che si fa, a volte, quando si cerca di parlare della nuova minaccia terroristica come di minaccia di questi lupi solitari. L’errore è proprio quello di non comprendere, o forse di non voler comprendere, che questi nuovi terroristi che colpiscono l’Occidente non sono affatto solitari, ma crescono e si radicalizzano in luoghi ben noti a tutti.La jihad del Terzo Millennio che colpisce l’Europa, in particolare Francia, Belgio e Regno Unito, ma che può colpire ovunque e chiunque, è una guerra fatta da individui che non sono affatto isolati dal resto del mondo, ma che anzi, proprio dal resto del mondo, dal loro mondo, traggono ispirazione, strumenti, soldi e strategie di attacco. Si cade in errore quindi quando si cerca di trovare un lupo solitario nell’isolamento di Facebook, o nella mitomania di Twitter, perché in realtà, di solito ad attentati conclusi, quando ormai il sangue innocente è stato versato, tutti si accorgono che il personaggio colpevole di un determinato atto terroristico era in realtà legato a una moschea non riconosciuta dove l’intelligence nazionale aveva già puntato il mirino perché legata alla propaganda jihadista o del peggior salafismo. Molte volte siamo stati poi informati che l’attentatore era già stato segnalato alle forze dell’ordine, che era legato a reti criminali o di supporto, anche soltanto informativo, alla jihad globale. Molto spesso sono individui su cui c’è già l’odore di potenziale terrorista o assassino, ma su cui non c’è quel livello di guardia tale da giustificare un suo arresto o un suo controllo specifico.L’attentato di Manchester, per le sue dinamiche, dimostra come vi sia qualcosa di più di un semplice terrorista auto-istruito fra quattro mura domestiche. C’è innanzitutto il <strong>social network</strong> che ormai è divenuto piattaforma di propaganda privilegiata del terrore, e che quindi rende l’attentatore molto meno solitario di quanto si possa credere. C’è una strategia precisa: l’aver colpito con una bomba piena di chiodi semiartigianale, quindi con un livello tecnologico più complesso di un semplice ordigno rudimentale, in un concerto dove il livello di attenzione era più basso e all’uscita dalla manifestazione, quindi nel momento più sereno e soprattutto meno denso di controlli. Ma quello che conta è che dietro c’è una rete di informazioni, di conoscenza tecniche, di tattiche di guerriglia, di logiche e di ideologie, coadiuvate da centri radicali, che non può riportare tutto alla semplicistica definizione di “lupi solitari”.In questo senso, è più giusto parlare di una nuova forma di terrorismo internazionale, che può essere sia composta di commando armati e strategicamente efficienti, così come del semplice esaltato che si dichiara appartenente a un gruppo jihadista in guerra con l’Occidente. In questo senso, la forza del terrorismo internazionale è proprio quella di aver creato una forma di attacco che può essere molteplice, e di cui non sembra potersi, definitivamente, debellare. Una forma di guerra che può portare, e sicuramente lo sta già facendo, ad una forma di isteria collettiva per cui ormai sarà impossibile comprendere effettivamente quanto una persona sia pronta a colpire, chiunque e ovunque, e se questa persona sia abbastanza addestrata o semplicemente legata a una forma di mitomania.È un rischio enorme, quello che si sta prendendo l’Occidente, di voler ritenere che questi attentati siano il frutto di una mente malata, perché non è affatto così. Le reti terroristiche si conoscono, le centrali di reclutamento anche, le organizzazioni criminali che legano questi terroristi sono altrettanto note, così come sono noti siti internet e piattaforme social da cui è possibile ispirarsi per diventare martiri del Califfato. E dunque è importante sottolineare, ancora una volta, come non siamo di fronte a una minaccia isolata, ma è una nuova forma di organizzazione del terrorismo islamico. Oggi non serve creare attentati pianificati fini all’ultimo secondo, come potevano essere quelli di New York, di Madrid, o lo stesso attacco al Bataclan. Non conviene. Perché è più facile che si addestri un singolo individuo, lo si radicalizzi e lo si conduca, senza che le forze di sicurezza lo possano sapere, al coinvolgimento in un attentato terroristico. Ma sarebbe troppo facile ridurre il tutto a una forma di psicosi collettiva che prende i potenziali attentatori e li trasforma in terroristi in grado di uccidere decine di persone. C’è una strategia, c’è una rete d’informazione e c’è un know-how di tecnologie belliche che non può essere il semplice frutto di una mente malata: è tutto troppo facile.</p>
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