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	<title>Manbij Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 18 Oct 2019 08:44:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Manbij Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché Manbij e la M4 sono così importanti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/perche-manbij-e-la-m4-sono-cosi-importanti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2019 08:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="797" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Una safe zone che da Kobane, nel nord-ovest dalla Siria, arrivi fino al confine con l&#8217;Iraq, passando per la città cristiana di Qamishlo: è questo l&#8217;obiettivo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un piano di cui il reìs non ha mai fatto mistero e che ha anzi mostrato al mondo intero durante il summit dell&#8217;Assemblea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-manbij-e-la-m4-sono-cosi-importanti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-manbij-e-la-m4-sono-cosi-importanti.html">Perché Manbij e la M4 sono così importanti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="797" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ingresso%20a%20Manbij-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Una <em>safe zone</em> che da Kobane, nel nord-ovest dalla <strong>Siria</strong>, arrivi fino al confine con l&#8217;Iraq, passando per la città cristiana di Qamishlo: è questo <a href="https://it.insideover.com/politica/bomba-migranti-siria.html" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;obiettivo</a> del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. Un piano di cui il reìs non ha mai fatto mistero e che ha anzi mostrato al mondo intero durante il summit dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu. Minacciando ancora una volta un&#8217;incursione militare al confine con la Siria, avviata il 9 ottobre dopo il ritiro americano, il presidente turco reggeva tra le mani una cartina in cui era segnata con una spessa linea rossa la <em>safe zone</em> tanto agognata e che va da Derik fin oltre la città di Kobane.</p>
<p>A guardar bene la <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/10/turkey-united-states-syria-can-erdogan-realize-his-plans.html" target="_blank" rel="noopener">mappa mostrata alle potenze internazionali riunitesi a New York</a> e non solo, è impossibile non notare che la linea tratteggiata da Erdogan corre lungo la <strong>M4</strong>, autostrada che dal confine con l&#8217;Iraq passa per la città di <strong>Manbij</strong> fino ad arrivare a Idlib e Latakia. Parliamo quindi di un&#8217;arteria strategica per tutti gli attori coinvolti nel conflitto siriano: sia il regime di Damasco, che i curdi e lo stesso presidente turco hanno bisogno di controllare la M4 e alcune particolari città attraversate dall&#8217;autostrada per portare avanti i loro obiettivi.</p>
<h2>L&#8217;autostrada M4</h2>
<p>L&#8217;autostrada M4 attraversa la Siria dall&#8217;Iraq fino a Latakia, città nei cui pressi sorge la base aerea russa di Hmeimim, passando per Aleppo. Si tratta di un&#8217;arteria stradale tra le più importanti della Siria, soprattutto dall&#8217;inizio della guerra civile nel Paese. La M4 infatti è una <strong>rotta commerciale</strong> il cui controllo permetterebbe al presidente Assad di migliorare l&#8217;economia siriana, puntando prima di tutto sul commercio con il vicino Iraq e in generale con l&#8217;estero. Ma questa specifica autostrada è strategicamente rilevante anche per i curdi: la M4 passa per quello che fino a prima dell&#8217;ennesimo intervento turco era il territorio più a nord del Rojava e fungeva quindi da via di rifornimento e collegamento tra le città sotto il controllo dell&#8217;Amministrazione autonoma e delle Sdf. Anche la Turchia, come detto, ha puntato da tempo gli occhi sull&#8217;autostrada: la M4 nel suo tratto più ad ovest passa per <strong>Idlib</strong>, quindi il suo controllo attualmente permetterebbe ad Ankara non solo di isolare una parte del Rojava dal resto del territorio in mano ai curdi, ma darebbe a Erdogan la possibilità di blindare il confine tra Siria e Turchia istituendo a tutti gli effetti una <em>safe zone</em> di più di 30 km di profondità. Secondo quanto riferito dal <em>Rojava Information Center</em>, al 17 ottobre l&#8217;esercito turco sarebbe riuscito a conquistare la parte di M4 che va da <strong>Til Temir fino ad Ain Issa</strong>, ma il controllo dell&#8217;area non è stato ancora del tutto consolidato e gli scontri sono tuttora in corso. Se la Turchia dovesse effettivamente riuscire a imporsi su questa parte di autostrada isolerebbe <strong>Qamishlo</strong> e la zona più a nord-est del Rojava da Manbij, che si trova invece ad ovest.</p>
<h2>L&#8217;importanza di Manbij</h2>
<p>Manbij è attualmente nelle mire della Turchia, così come in quelle di Damasco. Controllata dal 2016 dalle Sdf dopo essere finita nelle mani dell&#8217;Isis nel 2014 e ancora prima, nel 2012, dei ribelli anti-Assad, Manbij è una città a maggioranza araba che sorge lungo la M4 e nelle vicinanze del cantone di Afrin. La sua presa è di fondamentale importanza per la Turchia: una volta stabilito il controllo sull&#8217;area che da Serekanyie (leggi Til Temir) fino ad Ain Issa, sarebbe nell&#8217;interesse di Ankara arrivare fino a Manbij e da lì fino a Idlib, costeggiando anche il cantone di Afrin. Così facendo la Turchia riuscirebbe a unire i territori sotto il suo controllo &#8211; diretto e indiretto &#8211; garantendosi quella fascia di sicurezza la cui istituzione è obiettivo primario dell&#8217;operazione Sorgente di pace.</p>
<p>Attualmente però il progetto di Erdogan sembra destinato a restare un sogno di gloria difficilmente realizzabile. Le aree intorno a Manbij (e Kobane) sono pattugliate dalle truppe di Damasco con l&#8217;ausilio della Russia, secondo quanto stabilito dall&#8217;accordo raggiunto tra le Sdf e Assad a seguito dell&#8217;offensiva turca, per tanto non sembrano esserci margini di manovra per l&#8217;esercito di Ankara. La sorte di Manbij e la presenza delle truppe curde saranno decise più sul piano diplomatico che non su quello militare e una delle ipotesi è che Damasco (e Mosca) costringa le Sdf a lasciare la città per evitare l&#8217;avanzata turca. In questo modo Assad potrebbe mettere definitivamente le mani su un ulteriore porzione di territorio siriano perso ben sette anni fa sottraendolo ai curdi.</p>
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		<item>
		<title>Erdogan sul piede di guerra: &#8220;Schiera i soldati, ci attacca&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/erdogan-curdi-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 09:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Manbij) Il fiume Eufrate sancisce il confine fra le pianure verdeggianti del Rojava ad est e un paesaggio brullo e mediterraneo a ovest. È proprio qui, in questo punto strategico, che si trova Manbij, una cittadina commerciale anonima diventata l’epicentro di tutte le forze in gioco nello scacchiere geopolitico siriano e dove il conflitto potrebbe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-curdi-manbij.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-curdi-manbij.html">Erdogan sul piede di guerra: &#8220;Schiera i soldati, ci attacca&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/I-soldati-curdi-a-Manbij-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Manbij)</strong> Il fiume Eufrate sancisce il confine fra le pianure verdeggianti del <strong>Rojava</strong> ad est e un paesaggio brullo e mediterraneo a ovest. È proprio qui, in questo punto strategico, che si trova Manbij, una cittadina commerciale anonima diventata l’epicentro di tutte le forze in gioco nello scacchiere geopolitico siriano e dove il conflitto potrebbe essere deciso. Ormai circondata da qualche mese e passata sotto il controllo di tutte le forze durante la guerra, la città è controllata dal Consiglio militare di Manbij (Cmm), sostenuto dalle <strong>Forze democratiche siriane</strong> (Sdf), appostate ad est dell’Eufrate, e dalla coalizione guidata dagli americani.</p>
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<p>A nord l’<strong>Esercito siriano libero</strong> (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-esercito-siriano-libero/" target="_blank" rel="noopener">Esl</a>) appoggiato dalla <strong>Turchia</strong> minaccia la città a soli dieci chilometri mentre 18 chilometri più a sud, sono i russi e il regime di <strong>Bashar al Assad</strong> a pattugliare il fronte. Con lo <strong>Stato islamico</strong> ormai sconfitto solo militarmente, gli occhi sono puntati sul futuro del piccolo centro, considerato indispensabile per accedere alla Siria orientale.</p>
<p>Da due anni a questa parte la Turchia continua a minacciare di voler attaccare la città, accusando le Unità di protezione popolare curde (Ypg/Ypj) di non essersi mai ritirate dopo la liberazione da <em>Daesh</em> nel 2016. Inoltre, il presidente Erdogan ha apertamente negato che la liberazione della città fosse avvenuta grazie ai <strong>curdi</strong>. &#8220;E quindi chi l’avrebbe fatto? La Turchia?&#8221;, commenta sarcasticamente Shervan Derwish, porta parola del comandante in capo del Cmm Abu Adel.</p>
<p>L&#8217;impronta curda tuttavia evidente. I manifesti di propaganda e le foto di martiri sono ovunque in città, ispirati alla propaganda del Rojava, dove sventolano bandiere dell’Ypg/Ypj e del Pkk, frasi nazionaliste e immagini di<strong> Abdullah Ocalan</strong>, leader del Pkk.</p>
<p>Nato tra le file dell’Esercito siriano libero all’inizio della guerra sotto il nome di “Shams Ash-Shamal” (“Sole del Nord” in arabo), il Cmm è stato istituito nel 2016. &#8220;Dobbiamo ringraziare le Ypg e la coalizione per averci aiutato a sconfiggere l’Isis, ma ora non ci sono più militanti curdi in città e la popolazione curda era presente prima della guerra”, continua Darwish.</p>
<p>Da qualche mese però, la situazione è peggiorata. Le forze dell’Esercito siriano libero insieme a quelle turche provocano ormai incessantemente con sporadici bombardamenti le linee del Cmm, in mezzo alle colline fertili appena fuori città, dove la milizia cittadina è appostata e pronta. Le trincee sono scavate, i posti di avvistamento riforniti e numerosi tunnel sono in via di preparazione e riconoscibili da lontano per gli ammassi di pietre e terra che spiccano dal terreno verdeggiante.</p>
<p>“Potremmo resistere a un attacco turco, anche se loro hanno il vantaggio dell’armamento più moderno e l’aviazione. Ma i nostri soldati sono esperti” sostiene Derwish. Uno di loro è Ali, venticinquenne nato in città. È il comandante dell’avamposto di Husharie.</p>
<p>“Ogni giorno vediamo movimenti di truppe dall’altro lato. Si stanno preparando ad attaccare. Continuano a mobilitare mezzi pesanti. Ieri ci hanno provocato con un <strong>missile</strong>, che è atterrato proprio qui” spiega innalzandosi sopra il muro di terra per mostrare il punto d’impatto.</p>
<p>Il panorama è mozzafiato. L’Eufrate si scorge da lontano fra le colline, dove sorgono gli avamposti di entrambi gli schieramenti. Tutto è tranquillo. Nessuno si muove. È solo il vento gelido a parlare, bloccando la circolazione alle mani dei soldati che fermi, che fanno la guardia dietro a sacchi di sabbia verdi. Anche la popolazione civile vive come se niente fosse.</p>
<p>Il Cmm non ha evacuato nessuno e i civili rimangono nelle case a ridosso di quella linea che potrebbe essere la prima ad essere colpita. Un’insegnante di nome Hamida spiega il perché: &#8220;Se attaccano scapperemo tutti ma non ho ancora preparato nulla per partire, visto che da questo lato non vedo l’artiglieria pesante&#8221; dice timorosa prima di riprendere il cammino con i figli.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank" rel="noopener">Dopo otto anni di conflitto</a>, le minacce non fanno più grande effetto. Anche nel centro di Manbij, le cose sembrano procedere normalmente fino a tarda sera. Le persone nascondono la paura, rifiutando di farsi fotografare, temendo ripercussioni in caso di invasione. I negozi, i ristoranti e le farmacie sono operativi. Non sembra vero che nel raggio di dieci chilometri si respiri una tensione altissima. Ma poi si scopre il lato nascosto:</p>
<p>“Abbiamo paura. Se arriveranno da nord o da sud, saremo comunque di nuovo oppressi. Ma noi vogliamo la democrazia che è stata creata ad Hasake e a Kobani e che i curdi ci hanno regalato”, commenta un uomo che preferisce restare anonimo, riferendosi al sistema federale creato nelle zone conquistate dalle Forze democratiche siriane.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank" rel="noopener">La guerra nel nord della Siria può scoppiare da un momento all&#8217;altro. E noi vogliamo tornare a raccontarla. Sostienici</a></p>
<p>A Manbij, come nelle altre zone sotto il loro controllo, sono state difatti create delle istituzioni in grado di guadagnarsi la fiducia di una popolazione stremata (anche se i lati negativi, come la coscrizione nell’esercito, esistono). &#8220;Se il regime tornerà a governare va bene, ma deve essere insieme alle Forze democratiche siriane. Noi vogliamo la libertà&#8221;, grida invece Ahmed, venditore di polli.</p>
<p>Altre persone però, sostengono di aver i bagagli già pronti per partire in caso di attacco. “Daesh, l’Esercito siriano libero e il regime erano orribili. Insomma, spero davvero che la guerra non si avveri, altrimenti scapperò dall&#8217;altro lato dell’Eufrate” commenta Abu Izzan, 43 anni.</p>
<figure id="attachment_69712" aria-describedby="caption-attachment-69712" style="width: 1237px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-69712 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/02/Cattura.jpg" alt="Cattura" width="1237" height="924" /><figcaption id="caption-attachment-69712" class="wp-caption-text">La vita prova a scorrere a Manbij (Foto di Filippo Rossi)</figcaption></figure>
<p>Infine, un abitante aggiuntosi alla discussione esprime tutta la sua gratitudine verso i curdi: “Mentre noi eravamo seduti sul divano ad aspettare, le loro donne sono venute al fronte a morire per noi”. L’insicurezza è ovunque. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-isis-manbij-soldati/" target="_blank" rel="noopener">L’attentato contro la coalizione</a> che ha fatto quattro morti fra le file americane e rivendicato dall’Isis, dimostra come la nuova sfida sarà proprio evitare di far diventare la Siria un nuovo Afghanistan e combattere l’ideologia.</p>
<p>E una cifra data dallo stesso Derwish rende l’idea: “Nei primi 10 giorni di gennaio, sono esplose 15 mine. Oggi abbiamo perso due soldati. Ma questa è la città più stabile della Siria”. Non vedendo via d’uscita dalla crisi con la Turchia, che considera le Forze democratiche siriane, nello specifico Ypg e Ypj come figli del Pkk turco, le Forze democratiche siriane e il Cmm vedono in Damasco l’unica via onde evitare ulteriori spargimenti di sangue. Ankara dice di voler “collaborare creando una zona di sicurezza al confine” ma non ne vuole sapere di ritirare le sue truppe dal territorio siriano, citando l’accordo di Adana firmato nel 1998 fra i due Paesi, che concederebbe il diritto ai turchi di entrare nel Paese in caso di pericolo. Affermazione smentita dal governo siriano che accusa la Turchia di averlo violato sostenendo gruppi terroristici.</p>
<p>“Stiamo negoziando con il regime e con i russi. Ma una cosa è chiara: non andremo a chiedere scusa e non torneremo alla situazione precedente il conflitto, se mai il regime dovesse tornare qui. Quello che vogliamo è proteggere la popolazione e se ci attaccheranno noi ci difenderemo. In questi quattro anni, tutti ci hanno applaudito per aver sconfitto lo Stato islamico, ma ora che la Turchia ci minaccia, ci voltano le spalle”, continua Derwish riferendosi in seguito al probabile ritiro delle truppe americane. “Non posso dar loro dei traditori, ma spero sul serio in una scelta sensata”. La probabile uscita di scena di Washington potrebbe costringere però le Forze democratiche siriane a concedere di più ad Assad pur di evitare un’altra guerra. Inoltre, la sicurezza verrebbe completamente compromessa con mezzi indispensabili al combattimento che non sarebbero più accessibili e la popolazione curda sarebbe alla mercé di una Turchia sempre più irritata dalla presenza del Pkk di là della frontiera. Ed è proprio Manbij ad essere in prima linea.</p>
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		<title>La Turchia minaccia ancora: &#8220;Siamo pronti a entrare in Siria&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/turchia-minaccia-entrare-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 06:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Le Forze Armate turche hanno terminato tutti i preparativi&#8221; per iniziare una nuova operazione in Siria. A dare l&#8217;annuncio è il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, citato dai media di Ankara. &#8220;È tutto pronto. Quando sarà il momento, faremo tutto il necessario a Manbij e a est del fiume Eufrate&#8221;, ha concluso il ministro. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/turchia-minaccia-entrare-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190129161357_28312427-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Le Forze Armate turche hanno terminato tutti i preparativi&#8221; per iniziare una nuova operazione in <strong>Siria</strong>. A dare l&#8217;annuncio è il ministro della Difesa turco, <strong>Hulusi Akar</strong>, citato dai media di Ankara. &#8220;È tutto pronto. Quando sarà il momento, faremo tutto il necessario a Manbij e a est del fiume Eufrate&#8221;, ha concluso il ministro. Ed è un monito molto importante nei confronti delle forze curde.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Le parole del titolare della Difesa turca arrivano a poche ore dalle dichiarazioni di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> in cui il presidente turco ha confermato il piano sul nord della Siria. &#8220;Molto presto porteremo pace, stabilità e sicurezza a est del <strong>fiume Eufrate</strong>&#8221; ha detto Erdogan, dicendo che la Turchia punta &#8220;a creare le condizioni per il rientro di circa 4 milioni di siriani, per i quali abbiamo speso 35 miliardi di dollari&#8221;.</p>

<p>Il presidente turco, in occasione dell&#8217;incontro dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione dei Paesi islamici., ha rivelato la sua idea sul nord-est siriano. &#8220;Con la scusa dell&#8217;Isis sono stati armati terroristi ai quali poi è stato concesso di lasciare <strong>Raqqa</strong>. Ora vogliamo eliminarli e riportare stabilità, pace e sicurezza a est dell&#8217;Eufrate. Il nostro dialogo con Stati Uniti e Russia continua positivamente. L&#8217;obiettivo di una nostra azione è quello di garantire la sicurezza dei nostri confini e assicurare l&#8217;unità territoriale della Siria&#8221;, ha aggiunto Erdogan.</p>
<p>Parole particolarmente importanti perché hanno diverse chiavi di lettura. Da una parte, c&#8217;è il possibile impegno turco nella zona di <strong>Manbij</strong> e nel Rojava come conseguenza del ritiro americano dall&#8217;area e dell&#8217;impegno assunto con la Russia di una zona di sicurezza profonda alcune decine di chilometri teorizzata nell&#8217;incontro di qualche giorno fa al Cremlino. Dall&#8217;altra parte, non va dimenticato che queste parole hanno anche un uso e consumo interno, a pochi mesi dalle <strong>elezioni amministrative</strong> che possono pesare sulla leadership del presidente turco. Sono in molti, nell&#8217;opposizione, ad accusare Erdogan di aver speso troppo per i profughi siriani e che a Turchia non possa permettersi il mantenimento dei milioni di rifugiati che oggi rappresentano parte della strategia del Sultano sul nord della Siria.</p>
<p style="text-align: center">La guerra in Siria sta cambiando forma. E noi vogliamo tornare lì, sul campo, per raccontartela. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare">Scopri come sostenerci</a></p>

<p>E adesso, proprio quei siriani &#8220;allevati&#8221; in Turchia da Erdogan possono far parte della seconda parte del piano turco. Dopo averli resi da fatto parte del grande progetto per il protettorato turco nel nord del Paese, i<strong> milioni di rifugiati</strong> siriani (molti con cittadinanza turca) possono rientrare in Siria e abitare le terre che un tempo erano esclusivamente curde. Un ricollocamento che ha un precedente, seppur diverso nei tempi e nei soggetti, che è quello avvenuto ad Afrin, dove i curdi sono stati spostati (o eliminati) dalla loro roccaforte per far posto alle famiglie degli jihadisti della Ghouta orientale o di altre zone riconquistate dall&#8217;esercito di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al-Assad</a>.</p>
<p>Ora Erdogan vuole fare lo stesso con altre aree del Paese a sud dei suoi confini per mettere finalmente in atto il piano per la &#8220;<strong>cipriotizzazione</strong>&#8221; del Nord della Siria. Un progetto che è parte delle richieste avanzate dal leader turco a Vladimir Putin durante il loro vertice a Mosca. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-putin-guerra-siria/">Il presidente turco ha proposto uno scambio</a>: la possibilità di avere il controllo dello smantellamento dei curdi nel nord-est siriano e una zona di sicurezza profonda 30 chilometri lungo i 460 chilometri del confine siriano. In cambio, Erdogan concederà <strong>Idlib</strong> alla Siria, e quindi alla Russia.</p>
<p>Tutto però ha un&#8217;incognita, anzi, due. La prima è legata alla presenza della <strong>Francia</strong>, preoccupata dai <strong>jihadisti</strong> detenuti nelle prigioni curde. Alcune centinaia sono pronti a essere rimpatriati in territorio francese, ma non è un mistero che Parigi vorrebbe rimanessero lì. E la presenza delle forze speciali d&#8217;Oltralpe nell&#8217;area  la dimostrazione che Emmanuel Macron vuole avere il pieno controllo dei curdi. La seconda è il ritiro degli <strong>Stati Uniti</strong>, che fino a questo momento è stato annunciato e avviato nelle prime pratiche, ma che potrebbe subire rallentamenti. Il Pentagono non vuole che gli Usa abbandonino di punto in bianco i curdi. E lo <strong>Stato islamico</strong> è pronto a risorgere e a giustificare la presenza militare americana.</p>

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		<title>Siria, il colpo di coda dell&#8217;Isis Uccisi alcuni soldati Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-isis-manbij-soldati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 15:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo Stato islamico torna a colpire in Siria, a Manbij, e lo fa uccidendo 15 persone, fra cui alcuni soldati americani. L&#8217;agenzia Reuters parla di quattro soldati Usa morti nell&#8217;attentato. Recep Tayyip Erdogan ha riferito invece di cinque soldati morti. E la conferma della morte di alcuni soldati delle forze Usa è arrivata anche dagli uffici &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-isis-manbij-soldati.html">[...]</a></p>
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<p dir="ltr" lang="en">U.S. service members were killed during an explosion while conducting a routine patrol in Syria today. We are still gathering information and will share additional details at a later time.</p>
<p>— OIR Spokesperson (@OIRSpox) <a href="https://twitter.com/OIRSpox/status/1085549023111626754?ref_src=twsrc%5Etfw">16 gennaio 2019</a></p>
<p>Dalle prime testimonianze, si sa che l&#8217;esplosione è avvenuta di fronte a un <strong>ristorante.</strong> La rivendicazione dell&#8217;Isis è arrivata subito dopo: &#8220;Un attacco suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij&#8221;, ha riferito l&#8217;agenzia di stampa di Daesh, <em>Amaq</em>.</p>
<p>Testimoni oculari hanno descritto a <em>Reuters</em> la scena. Uno di loro ha detto: &#8220;Un&#8217;esplosione ha colpito vicino a un ristorante, prendendo di mira gli americani, e con loro c&#8217;erano alcune forze del Consiglio militare di Manbij&#8221;. Un altro testimone ha invece detto che dal momento dopo l&#8217;esplosione, si sono alzati in volo molti aerei militari, per controllare l&#8217;area ma anche probabilmente per sferrare attacchi contro postazioni del Califfato.</p>
<p>La milizia del <strong>Consiglio Militare di Manbij</strong> controlla la città da quando le milizie curde, insieme agli Stati Uniti e alla Francia, l&#8217;hanno riconquistata dallo Stato Islamico nel 2016. Attualmente, la città si trova nell&#8217;occhio del ciclone per la presenza di curdi e americani, e con la Turchia che minaccia l&#8217;ingresso in massa delle sue forze al di là del confine per colpire le milizie dello Ypg. E nelle ultime settimane, sono giunte anche le forze legate al governo siriano, chiamate a Manbij per porsi come ostacolo a qualsiasi velleità di<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong> di invadere la Siria.</p>

<p><strong>Sarah Sanders</strong>, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente Donald Trump è stato informato dell&#8217;attacco terroristico: &#8220;Il presidente è stato pienamente informato e continueremo a monitorare la situazione in Siria&#8221;. E per Trump, la notizia è particolarmente importante non solo per il dolore causato dalla morte di soldati americani, ma anche perché rappresenta un colpo molto duro alla strategia dell&#8217;amministrazione repubblicana, che voleva il ritiro dalla Siria in tempi brevi e che ha già iniziato a muovere i primi mezzi.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti aveva annunciato il ritiro delle truppe Usa affermando che l&#8217;Isis era ormai praticamente sconfitto. Un annuncio che è apparso da subito estremamente positivo e ottimista, considerato anche che il <strong>Califfato</strong> in quella parte di Paese non è mai stato realmente debellato. La neutralizzazione delle sacche terroriste è sempre stato un obiettivo mancato da parte della coalizione internazionale, che nonostante questo ha deciso comunque di avviare le prime fasi del ritiro, come annunciato dallo stesso portavoce dell&#8217;alleanza.</p>

<p>Adesso, l&#8217;attentato di Manbij cambia il quadro della situazione. E potrebbe anche essere l&#8217;avvio di un rallentamento dle ritiro delle truppe Usa se non addirittura un vero e proprio blocco. Ipotesi che preoccupa le potenze coinvolte nel conflitto, specialmente la Russia. Oggi, proprio in concomitanza con l&#8217;attacco terroristico, <strong>Sergei Lavrov</strong> ha parlato delle aree a nord-est della Siria dicendo: &#8220;Siamo convinti che l&#8217;unica e miglior soluzione sia il trasferimento di questi territori sotto il controllo del governo siriano, delle forze di sicurezza e delle strutture amministrative siriane&#8221;.</p>
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		<title>I curdi chiedono aiuto ad Assad L&#8217;esercito siriano arriva a Manbij</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/curdi-assad-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 10:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;annuncio del ritiro degli Stati Uniti dalla Siria cambia il corso della guerra. E così non deve stupire che cambiano anche le alleanze. In Siria il vento sta cambiando Il nord della Siria, dove i soldati delle forze speciali americane combattevano insieme ai curdi nell&#8217;ambito della coalizione internazionale anti-Isis è diventato ora il palcoscenico di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/curdi-assad-manbij.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20180727181038_26973177-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-lasceranno-la-siria-ritiro-delle-truppe-completo/">L&#8217;annuncio del ritiro degli Stati Uniti</a> dalla <strong>Siria</strong> cambia il corso della guerra. E così non deve stupire che cambiano anche le alleanze.</p>
<p>In Siria il vento sta cambiando</p>
<p>Il nord della Siria, dove i soldati delle forze speciali americane combattevano insieme ai <strong>curdi</strong> nell&#8217;ambito della <strong>coalizione internazionale</strong> anti-Isis è diventato ora il palcoscenico di un grande rimescolamento delle carte. Con l&#8217;abbandono del terreno da parte di Washington, il rischio, specialmente per i curdi, è che si ritrovino a dover affrontare l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito turco, che dopo le operazioni <strong>Scudo dell&#8217;Eufrate</strong> e <strong>Ramoscello d&#8217;Ulivo</strong> aveva fatto capire di avere un solo obiettivo: trasformare il nord della Siria in un protettorato di Ankara eliminando l&#8217;etnia curda.</p>
<p>L&#8217;idea che circola ormai sempre più insistentemente nel <strong>Kurdistan</strong> siriano, diventata ormai una certezza, è di aver sbagliato tutto. L&#8217;alleanza con gli Stati Uniti si è rivelata un errore strategico che ora le milizie curde rischiano di pagare a caro prezzo. <strong>Donald Trump</strong> è stato chiaro: <a href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-erdogan-siria/">ora in Siria devono pensarci gli alleati</a>. E quel richiamo specifico alla Turchia ha fatto suonare più di un campanello d&#8217;allarme. Per le milizie curde, quello che stava avvenendo era da considerare un vero e proprio tradimento.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="size-full wp-image-62233 aligncenter" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Così, la prima mossa delle milizie è stata quella di rivolgersi alla Francia, altro Paese presente nel nord-est della Siria con centinaia di uomini. Soldati delle forze speciali che operano insieme a curdi e americani nel settore di Manbij e non solo, e a cui le unità popolari (<strong>Ypg</strong>) chiedono adesso protezione dalle mire di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>.</p>
<p>Ma da parte di Parigi, garanzie non sono arrivate. Emmanuel Macron è un leader troppo debole e in balia degli eventi per dare certezze. Ed Erdogan ha già detto al suo omologo francese che pagherà le conseguenze di un suo intervento a fianco dei curdi. Dichiarazioni che non possono mai essere sottovalutate quando arrivano da Ankara. La Turchia ha le armi per dare filo da torcere a tutti. E in <strong>Medio Oriente</strong>, soprattutto a sud della Turchia, l&#8217;esercito del Sultano è un elemento fondamentale nello scacchiere Nato e per la stabilità della regione.</p>
<p>I curdi chiedono aiuto ad Assad</p>
<p>Così, i curdi, consapevoli di avere perso l&#8217;appoggio dell&#8217;Occidente, ora tornano da <strong>Bashar al-Assad</strong>, che grazie ai russi, agli iraniani e all&#8217;incrocio di interessi geopolitici, è ancora lì, a Damasco. Le Unità di Protezione Popolare (Ypg) hanno chiesto al presidente siriano di aiutarli a proteggere il nord della Siria: &#8220;Invitiamo le forze del governo siriano, che sono obbligate a proteggere il Paese, la nazione e le sue frontiere, a prendere il controllo delle aree dalle quali si sono ritirate le nostre forze, in particolare <strong>Manbech</strong>, e a proteggerle contro un&#8217;invasione turca&#8221;. Questo il testo della nota diffusa dai leader curdo-siriani.</p>
<p>Le forze di Damasco arrivano a Manbij</p>
<p>E intanto, qualcosa comincia a muoversi. L&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, il famigerato gruppo legato all&#8217;opposizione con base nel Regno Unito, fa sapere che Damasco ha inviato truppe e mezzi militari alle porte di <strong>Manbij</strong>: lì dove la Turchia starebbe preparando l&#8217;ingresso delle truppe. Secondo <strong>Rami Abdel-Rahman</strong>, capo dell&#8217;Osservatorio, &#8220;queste forze sono state inviate in aree vicine a Manbij con l&#8217;obiettivo di impedire qualsiasi attacco violento della Turchia&#8221;. Notizia confermata anche da una fonte vicina al governo siriano, che  ha informato l&#8217;agenzia <em>Dpa</em> dell&#8217;arrivo nella provincia di una brigata della guardia presidenziale siriana e di un battaglione dell&#8217;artiglieria. Un portavoce dell&#8217;esercito siriano, in una dichiarazione televisiva, ha detto che la bandiera è stata sollevata a Manbijdopo sei anni di guerra.</p>
<p>La strategia russa prende forma</p>
<p>Per i curdi una mossa disperata: ma forse l&#8217;unica in grado di dare una garanzia reale di stabilizzazione dell&#8217;area. E per la strategia di Assad (e quindi di<strong> Vladimir Putin</strong>), questo potrebbe essere un momento importantissimo. Per evitare la possibile avanzata turca, il governo siriano riprenderebbe definitivamente il controllo di un&#8217;area dove fino a poche settimane fa si pensava che non avrebbe più avuto autorità. Un modo per evitare lo smembramento del Paese ma anche per strappare alle forze della coalizione occidentale uno dei principali alleati sul campo. E non è un caso che, da mesi, Mosca operi per portare i curdi dalla parte di Damasco coinvolgendoli nei negoziati per il futuro del Paese.</p>
<p>&#8220;Di certo, questo aiuterà a stabilizzare la situazione &#8211; ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov &#8211; l&#8217;ampliamento della zona sotto il controllo delle forze governative è senza dubbio un trend positivo&#8221;.</p>
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		<title>Ankara e Washington si riavvicinano: accordo per ritiro dei curdi da Manbij</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-curdi-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 11:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1201" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo un periodo forte tensione il leader turco e quello statunitense sembrano aver trovato una soluzione per sciogliere uno dei nodi più spinosi del rapporto turco-americano nel caotico contesto del conflitto siriano, ovvero la posizione della Casa Bianca nei confronti dei curdi. Già a maggio 2017 raccontavamo su Gli Occhi della Guerra della scelta dell’amministrazione Trump &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-curdi-manbij.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-curdi-manbij.html">Ankara e Washington si riavvicinano: accordo per ritiro dei curdi da Manbij</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1201" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/1471074290-2016-08-12t170631z-1740596179-s1betvaxlnaa-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo un periodo forte tensione il leader turco e quello statunitense sembrano aver trovato una soluzione per sciogliere uno dei nodi più spinosi del rapporto turco-americano nel caotico contesto del conflitto siriano, ovvero <strong>la posizione della Casa Bianca nei confronti dei curdi</strong>. Già a maggio 2017 raccontavamo su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-riforniscono-le-milizie-ypg/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></em> della scelta dell’amministrazione Trump di rifornire di armi pesanti le milizie curde con l’obiettivo di velocizzare le operazioni per la liberazione di Raqqa. I combattenti Ypg hanno ricevuto dagli Stati Uniti anche mortai da 120mm e veicoli corazzati leggeri. Erdogan ha tentato di evitare in ogni modo che i curdi conquistassero quella che veniva considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria, ma la volontà di Washington sembrava chiara: Raqqa doveva essere liberata dai curdi che poi ne avrebbero dovuto prendere il controllo così da consolidare definitivamente la loro presenza e autorità nel Rojava.</p>

<p><strong>Erdogan non poteva accettare</strong> che i curdi consolidassero la loro autorità al confine meridionale della Turchia con la Siria e così il 20 gennaio ha lanciato l’operazione <strong>“Ramo d’ulivo”</strong> contro l’Unità di protezione del popolo. Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-ribelli-violenze/" target="_blank">18 marzo</a> le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi e mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, la notizia del ritiro delle milizie del <strong>Pkk</strong>  dalla città di <strong>Sinjar</strong> e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell’area. Mercoledì 27 marzo attraverso il segretario alla Difesa degli Stati Uniti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/pkk-presence-in-sinjar-threat-to-turkey-mattis-129407" target="_blank">James Mattis</a> – durante una conferenza stampa tenuta al Pentagono – <strong>Washington ha sollevato ogni dubbio </strong>rispetto alla sua posizione nei confronti delle azioni di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar/" target="_blank">Recep Tayyip Erdogan</a>: “Gli Usa sono al fianco della Turchia contro le milizie curde del Pkk dovunque ci sia una chiara minaccia per Ankara”. Al momento gli avamposti di maggiore interesse per la Turchia sono l’area del <strong>Sinjar, </strong>in Iraq,  e <strong>Manbij</strong>, in Siria, a 30km a nord di Aleppo e dove al momento si trovano anche le truppe statunitensi che Ankara chiede di ritirare così da poter proseguire indisturbata la sua avanzata.</p>

<p>Secondo il comunicato rilasciato al termine della riunione del <strong>gruppo di lavoro Turchia-Stati Uniti per la risoluzione delle questioni aperte</strong>, tenuto ad Ankara il 25 maggio scorso, i due paesi avrebbero raggiunto un accordo per risolvere la questione di Manbij. Il piano per Manbij infatti prevede il ritiro delle milizie curde Unità di protezione del popolo (Ypg) dalla città e dalle zone limitrofe, aree che poi verranno consegnate all’amministrazione congiunta di reparti militari turchi e statunitensi.</p>

<p>Quello tra Turchia e gli Stati Uniti stava diventando un rapporto talmente travagliato che inizialmente Washington aveva annunciato la volontà di chiudere la <strong>base aerea di Incirlik</strong> per costruirne di nuove in Arabia Saudita, notizia poi smentita. Senza contare che recentemente Ankara si è detta pronta ad acquistare jet russi Su-57 se Washington decidesse di sospendere effettivamente la consegna per gli F-35 richiesti da Erdogan.</p>
<p>Mercoledì 27 marzo il segretario alla Difesa degli Stati Uniti durante una conferenza stampa si era detto certo di poter trovare una soluzione con Ankara anche su Manbij perché “quello rappresenta un avamposto di cruciale importanza per la sicurezza della Turchia”. Soluzione che sembra essere arrivata, anche se <strong>le carte in tavola in Medio Oriente cambiano spesso e con grande velocità</strong>.</p>
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		<title>Gli Usa creano una base a Manbij insieme alle forze francesi in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-usa-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 14:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="633" height="435" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0.jpg 633w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0-300x206.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /></p>
<p>Mentre Israele bombarda la Siria, continuano i movimenti degli Stati Uniti nell&#8217;area di Manbij, al confine con la Turchia. Nonostante le ripetute minacce di Recep Tayyp Erdogan, il Pentagono ha deciso di tirare dritto. Così, nel silenzio generale, da circa tre mesi, le forze americane hanno aperto una nuova base a Manbij. A confermarlo, un funzionario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-usa-manbij.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="633" height="435" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0.jpg 633w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/size0-300x206.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /></p><p>Mentre Israele bombarda la Siria, continuano i movimenti degli <strong>Stati Uniti</strong> nell&#8217;area di <strong>Manbij</strong>, al confine con la Turchia. Nonostante<a style="color: #0000ff" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/05/06/turchia-erdogan-nuove-operazioni-militari-oltre-frontiera-pn_20180506_00093"> le ripetute minacce di Recep Tayyp Erdogan</a>, il Pentagono ha deciso di tirare dritto. Così, nel silenzio generale, da circa tre mesi, le forze americane hanno aperto <strong>una nuova base</strong> a Manbij. A confermarlo, un funzionario militare delle milizie locali, <a style="color: #0000ff" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-sdf/u-s-set-up-base-in-syrias-manbij-after-turkish-threats-local-official-idUSKBN1IA1H4">intervistato dall&#8217;agenzia <em>Reuters </em></a>e con documentazione fotografica. </p>
<p><strong>Sharfan Darwish</strong>, portavoce del Consiglio militare di Manbij e delle <strong>Sdf</strong> (Syrian democratic forces), ha detto che la nuova struttura ospita anche truppe francesi, arrivate in Siria da qualche settimana nell&#8217;ambito dell&#8217;impegno di Emmanuel Macron a sostegno delle milizie curde dell&#8217;Ypg.</p>

<p>&#8220;Dopo l&#8217;attacco turco ad <strong>Afrin</strong> e l&#8217;aumento delle minacce turche verso Manbij, le forze della coalizione hanno costruito la base per monitorare e proteggere il fronte&#8221;, ha detto Darwish. Un segnale di come la strategia turca e occidentale siano opposte. Per i turchi, ogni postazione curda al suo confine è considerata una minaccia. E per questo hanno iniziato l&#8217;operazione <strong>Ramoscello d&#8217;Ulivo</strong> <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-caduta/">contro il cantone di Afrin</a> che si è poi estesa su tutto il nord della Siria. </p>
<p>Per gli Stati Uniti, che hanno abbandonato i curdi di Afrin all&#8217;assedio turco e delle <strong>milizie islamiche</strong> locali telecomandate da Ankara, adesso è arrivato il momento di riprendere posizione quantomeno a Manbij. Che <a style="color: #0000ff" href="http://www.repubblica.it/esteri/2018/04/05/news/erdogan_contro_la_francia_non_mandate_soldati_a_manbij_-193098053/">Erdogan ha più volte minacciato di colpire</a> qualora fosse stato accertato che le milizie curde ne avessero preso il controllo. I curdi ci sono, ma la presenza americana e francese, evidentemente, frena l&#8217;avanzata di Ankara.</p>

<p>La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha rifiutato di commentare le osservazioni di Darwish. Ma le foto parlano chiaro: le bandiere Usa e i mezzi americani sono ben visibili. E Manbij è da sempre considerata il nodo della <strong>strategia americana nel nord-est della Siria</strong>. Soprattutto perché l&#8217;avanzata turca e, in particolare, dei ribelli islamisti sostenuti da Ankara, metterebbe a repentaglio gli obiettivi della missione internazionale in tutto l&#8217;area di riferimento.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della campagna della coalizione internazionale a guida Usa, in quell&#8217;area, rimane quella di sconfiggere lo <strong>Stato islamico</strong>. L&#8217;Isis, attualmente, è presente in alcune residue sacche di resistenza nella regione al confine fra Siria e Iraq. Lo stesso governo iracheno ha avviato alcune operazioni militari per bombardare le forze terroriste. E non ha negato, in accordo con Damasco,<a href="https://www.cnn.com/2018/05/06/middleeast/iraq-syria-strike-isis/index.html"> di colpire anche in territorio siriano</a>.</p>

<p>Il problema è che le evoluzioni della guerra di Siria hanno ormai reso chiaro che il Califfato, come organizzazione para-militare, è un problema del tutto residuale rispetto a quello che sta avvenendo. Con i recenti attacchi della coalizione alle basi siriane e con i bombardamenti di Israele alle forze di Siria e Iran presenti nel Paese,<strong> ritenere la presenza delle truppe Usa come deterrente anti-Isis è riduttivo</strong>.</p>
<p>Il loro obiettivo non è solo il terrorismo islamico. Ci sono <strong>motivazioni strategiche</strong> di più ampio respiro: posizionarsi nel nord della Siria, consolidare il territorio in mano dei miliziani sostenuti in questi anni, e detenere un potere militare e politico in grado di assegnare a Usa e alleati un ruolo fondamentale nel futuro assetto del Paese. Il tutto con due bersagli: <strong>Iran</strong> e <strong>Russia</strong>. </p>
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		<title>Macron fa la prima mossa: le forze francesi arrivano a Manbij</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/francia-siria-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alasdair Lane]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 17:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>L&#8217;impegno della Francia in Siria resta uno dei punti interrogativi di questa guerra infinita, complessa e logorante. Le forze francesi sono presenti nel Paese da anni. Lo stesso François Hollande comunicò ai giornalisti il primo raid aereo di Parigi sulla Siria contro le postazioni dello Stato islamico. Il tutto nel quadro della Opération Chammal, la campagna mediorientale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-siria-manbij.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Macron_Lapresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>L&#8217;impegno della <strong>Francia</strong> in <strong>Siria</strong> resta uno dei punti interrogativi di questa guerra infinita, complessa e logorante. Le forze francesi sono presenti nel Paese da anni. Lo stesso <strong>François Hollande </strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-france-syria/france-launches-air-strikes-against-islamic-state-in-syria-idUSKCN0RR07Y20150927">comunicò ai giornalisti il primo raid aereo di Parigi sulla Siria</a> contro le postazioni dello <strong>Stato islamico</strong>. Il tutto nel quadro della <strong>Opération Chammal</strong>, la campagna mediorientale francese contro l&#8217;Isis che prende il nome dal vento del nord-ovest che spira su Iraq e Golfo Persico.</p>
<p>Ma il punto interrogativo è sempre stato quello di comprendere la reale portata della presenza francese nella regione. Sempre presente nell&#8217;ambito della coalizione internazionale contro lo Stato islamico (<a style="color: #0000ff;" href="http://www.lejdd.fr/politique/florence-parly-sil-y-a-des-djihadistes-qui-perissent-a-raqqa-cest-tant-mieux-3464891">dove ha già detto di voler uccidere più jihadisti francesi possibili</a>) e con un sostegno a una ampio spettro di forze ribelli, Parigi non ha mai negato di pensare a una Siria senza <strong>Bashar al Assad</strong>. E quel famigerato cementificio francese che versò milioni di euro all&#8217;Isis getta ancora più ombre (o luci) sul senso di questa guerra francese in Medio Oriente.</p>
<h2>L&#8217;ascesa di Macron e la Siria</h2>
<p>Con l&#8217;avvento di <strong>Emmanuel Macron</strong>, la Francia ha dimostrato di voler rientrare prepotentemente nel grande gioco della diplomazia mondiale. E che era disposta a farlo anche attraverso le sue truppe. Non solo in Africa, dove Parigi vanta un retaggio coloniale che le permette di avere un ruolo di leadership in vaste aree del continente. Ma anche in <strong>Medio Oriente</strong>, lì dove sembrava essere stata espulsa, nel tempo, dagli Stati Uniti prima e dalla Russia poi.</p>
<p>Tra Libano, Iran, Israele ed Egitto, sono molti gli Stati dove la Francia ha una sua forza diplomatica notevole. Senza contare, gli enormi interessi delle monarchie del Golfo sul territorio francese. Ma anche <strong>militarmente serviva qualcosa di più</strong>. E la Siria, più dell&#8217;Iraq, anche per motivi storici, è divenuta un banco di prova importante.</p>
<p>Il presidente francese ha più volte dichiarato<a style="color: #0000ff;" href="http://www.middleeasteye.net/news/new-red-line-macron-says-will-strike-syria-chemical-arms-sites-if-used-kill-779386258"> il suo impegno ad attaccare l&#8217;esercito siriano</a> qualora venisse provato<strong> l&#8217;uso di armi chimiche</strong>. E in molti hanno paventato l&#8217;ipotesi che <a style="color: #0000ff;" href="http://www.occhidellaguerra.it/usa-francia-preparano-un-raid-siria/">la Francia sia pronta a intervenire</a> con i suoi aerei al fianco degli Stati Uniti.</p>
<h2>Le truppe francesi sono già a Manbij</h2>
<p>Dopo l&#8217;annuncio di <strong>Donald Trump</strong> di voler ritirare le truppe dalla Siria, in particolare dall&#8217;area nordorientale del Paese, <a style="color: #0000ff;" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-siria-isis/">sono in molti a credere che la Francia possa assumere un ruolo prioritario</a>. Le forze francesi erano già presenti nell&#8217;area e il fatto che una rappresentanza ribelle sia andata in visita a Parigi, ne dimostra la presenza fisica sul terreno. Una visita che ha fatto andare su tutte le furie il presidente turco <strong>Recep Tayyp Erdogan</strong>, che ha già più volte ammonito Macron dal continuare con questa idea.</p>
<p>Ma la presenza francese a Manbij sembra già essere realtà. Fonti locali danno per certo il dispiegamento delle forze speciali francesi in tutta l&#8217;area. Una presenza che confermerebbe <a style="color: #0000ff;" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/01ae994c-01b0-4e2b-b009-e8509777de46">quanto sostenuto dai rappresentanti curdi e arabi invitati all&#8217;Eliseo</a> a fine marzo.</p>
<p><a style="color: #0000ff;" href="https://www.debka.com/french-troops-deploy-to-manbij-join-trumps-stop-turkey-line-in-syria/">Secondo quanto appreso dal sito <em>Debka</em></a>, legato all&#8217;intelligence israeliana, le <strong>forze speciali francesi si sono trasferite in due basi statunitensi</strong> su suolo siriano: <strong>Manbij</strong> e <strong>Remelin</strong>. E mentre il presidente degli Stati Uniti diceva di voler ritirare rapidamente le truppe Usa dalla Siria, il Pentagono ha inviato in tutta fretta i marines per bloccare ogni tentativo di assedio da parte della Turchia. &#8220;Gli ingegneri militari statunitensi stanno anche costruendo <strong>una nuova struttura nel minuscolo villaggio di Dadat</strong>, a 8 km a est del fiume Sajur, come base per la nuova linea di difesa degli Stati Uniti&#8221; riporta il sito israeliano.</p>
<p><strong>Tra domenica e lunedì 1 e 2 aprile</strong>, le forze francesi si sono trasferite nella Siria settentrionale. Le truppe di terra sono arrivate a Manbij per unirsi ai marines statunitensi. Gli aerei e gli elicotteri sono invece atterrati a Remelin, per fornire supporto aereo ai contingenti statunitensi e francesi di terra.</p>
<p>La mossa rientra perfettamente nella <strong>sinergia nata tra Macron e Trump</strong>. Il presidente Usa vuole una riduzione dell&#8217;impegno militare in Siria. E questo nonostante <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-5584183/Trump-wants-Syria-dont-say-timeline.html">la furia dei generali che lo circondano</a>. Il presidente francese, dall&#8217;altra parte, smania per mostrarsi come unico leader europeo protagonista in Siria. Macron ha dichiarato che vuole collaborare con i curdi per mettere in sicurezza l&#8217;area da un possibile risorgere dell&#8217;Isis. Ma il motivo sembra essere molto più ampio: inserirsi nel complesso gioco per il futuro della regione. Da una parte fermando le mire espansionistiche di Erdogan, dall&#8217;altra osservando da vicino l&#8217;evoluzione del conflitto in Siria. Il tutto, val bene ricordarlo, nel territorio di <strong>uno Stato che è, formalmente, invaso</strong>.</p>
<h2>Macron e Trump discutono di una risposta contro Damasco</h2>
<p>Donald Trump ed Emmanuel Macron hanno deciso per <strong>una &#8220;forte risposta unita&#8221; al presunto attacco chimico a Douma</strong>. I due leader &#8220;si sono scambiati le informazioni e le analisi sull&#8217;attacco che confermano l&#8217;uso di armi chimiche&#8221;, ha scritto l&#8217;Eliseo in una nota. I due leader hanno stabilito &#8220;di coordinare le loro azioni ed iniziative&#8221; al Consiglio di Sicurezza che si riunirà oggi. Intanto, la Francia nega, al pari degli Usa, un coinvolgimento nell&#8217;attacco missilistico alla base siriana T-4, vicino Homs.</p>
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		<title>La Turchia avanza in Siria  ed è pronta ad entrare a Manbij</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-avanza-siria-ed-pronta-ad-entrare-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 08:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150313_25982441.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150313_25982441.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150313_25982441-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150313_25982441-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150313_25982441-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’operazione “Ramoscello d’Ulivo” non si è affatto esaurita con la conquista, avvenuta lo scorso 18 marzo, della città curdo siriana di Afrin; questa non è certo una novità, ma in queste ore diversi segnali sembrano convergere sul fatto che la prosecuzione delle operazioni belliche in altre aree del nord della Siria sia imminente, con la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-avanza-siria-ed-pronta-ad-entrare-manbij.html">[...]</a></p>
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<p>Il ruolo di Manbij nel conflitto siriano</p>
<p>Situata tra Aleppo e la frontiera di Jarabulus, la città che in antichità nota con il nome di Hierapolis anche in tempo di pace ha rappresentato un centro importante per l’intera zona settentrionale della provincia aleppina, sia a livello economico che politico; la guerra ha iniziato a farsi sentire a Manbij nel periodo di massima avanzata dell’Isis in Siria, con le bandiere nere del califfato che hanno fatto mostra di sé nelle sedi istituzionali della cittadina e con lo Stato Islamico dunque capace di prendere in mano l’intero suo territorio.<strong> Manbij è rimasta sotto la scure dei terroristi per quasi due anni</strong>, in quel frangente ha rappresentato una vera e propria “testa di ponte” per l’Isis nella provincia di Aleppo; nel giugno del 2016, dalle vicine rive dell’Eufrate, la coalizione filo curda ha iniziato ad avanzare verso la cittadina, liberando in poco tempo quasi l’intero cantone.</p>
<p>La città è rimasta circondata per alcune settimane, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-mambij-vale-piu-di-palmyra/">poi nell’agosto del 2016 le forze Ypg sono riuscite ad entrare</a>; ma in quel contesto, è emerso uno degli episodi più significativi del conflitto siriano:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lisis-a-manbij-non-ha-combattuto/"> una foto ha evidenziato una ritirata ordinata dei miliziani dell’Isis da Manbij</a>, gli uomini del califfato di fatto hanno offerto solo una tenue resistenza, <strong>poi è stata concordata una loro evacuazione della città verso altre parti della Siria</strong>. Da quel momento in poi comunque, <strong>Manbij è diventata una città a maggioranza araba governata però dai gruppi filo curdi</strong>; la convivenza tra forze Ypg e popolazione non è sempre stata pacifica: proprio pochi mesi fa, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-prime-proteste-la-presenza-militare-curda/">sono esplose proteste contro la presenza curda </a>a seguito del ritrovamento di due giovani arabi torturati ed uccisi ad opera di alcuni miliziani.</p>
<p>Erdogan pronto a prendere la città</p>
<p>Essendo un importante centro non lontano dal confine, nelle intenzioni del governo turco anche a Manbij deve essere allontanata la presenza curda, rea seconda Ankara di essere pericolosa per le proprie frontiere e di dare potenziale appoggio al Pkk; risparmiato dall’operazione “Scudo nell’Eufrate” dello scorso anno, fermatasi nella vicina Al Bab, il cantone di Manbij si appresta a subire il secondo round dell’operazione “Ramoscello d’Ulivo”, avviata invece nello scorso mese di dicembre e che ha portato come detto alla presa di Afrin. <strong>Sono diversi i segnali che appaiono protendere verso un imminente inizio delle nuove ostilità turche nel nord della Siria</strong>; in primo luogo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5abd0adc9d6db8.85197774/1869558/2018-03-29/siria-consiglio-sicurezza-turco-potremmo-agire-a-manbij-se-milizie-curde-non-lasciano-la-regione">come si apprende su AgenziaNova</a>, ad Ankara nella giornata di mercoledì si è svolto un summit del consiglio di sicurezza che, secondo non pochi rumors, sarebbe stato di fatto propedeutico al definitivo disco verde per la nuova incursione in Siria.</p>

<p>Della riunione svoltasi nella capitale turca, c’è traccia anche tra i comunicati ufficiali del governo turco: “Mercoledì si è riunto il consiglio – si legge in una nota – La Turchia potrebbe “intraprendere azioni” a Manbij, centro della Siria nord-orientale controllato dalle Forze democratiche siriane (Sdf), se le milizie dell’opposizione siriana non lasceranno la città e la sua regione”; si parla ancora al condizionale, ma nella seconda parte del comunicato la minaccia appare ancora più seria ed imminente: “I terroristi di Manbij devono essere rimossi dalla regione al più presto possibile o la Turchia non si asterrà dal prendere l’iniziativa”. L’altro elemento che indica la vicinanza di una nuova azione voluta da Erdogan,<a href="https://twitter.com/MrKyruer/status/979265207355703296"> arriva direttamente dal campo</a>: secondo diverse testimonianze, <strong>è stata già chiusa dalle forze filo turche che controllano il nord di Aleppo la strada che conduce a Manbji</strong>, segno che l’inizio delle operazioni belliche potrebbe per davvero essere molto vicino.</p>
<p>A Manbij dunque ci si prepara ad una nuova ed estenuante battaglia, questa volta ad essere nel mirino saranno coloro che nel 2016 hanno preso possesso della città e che, in questo cantone come in altre zone del paese, risultano essere molto vicini agli Usa.</p>
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		<title>Gli Usa escono allo scoperto: &#8220;Siamo con la Turchia contro il Pkk&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 13:33:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Prima l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell’Unità di protezione del popolo, poi il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, la notizia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html">Gli Usa escono allo scoperto: &#8220;Siamo con la Turchia contro il Pkk&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Prima l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell’Unità di protezione del popolo, poi il <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-ribelli-violenze/" target="_blank" rel="noopener">18 marzo</a> le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, la notizia che le milizie del <strong>Pkk</strong> hanno annunciato il loro ritiro dalla città di <strong>Sinjar</strong> e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell’area.</p>
<p>Mercoledì 27 marzo attraverso il segretario alla Difesa degli Stati Uniti <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.hurriyetdailynews.com/pkk-presence-in-sinjar-threat-to-turkey-mattis-129407" target="_blank" rel="noopener">James Mattis</a></strong> – durante una conferenza stampa tenuta al Pentagono – <strong>Washington ha sollevato ogni dubbio</strong> rispetto alla sua posizione nei confronti delle azioni di <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar/" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyp Erdogan</a></strong> : “Gli Usa sono al fianco della Turchia contro le milizie curde del Pkk dovunque ci sia una chiara minaccia per Ankara”. Al momento gli avamposti di maggiore interesse per la Turchia sono l’area del <strong>Sinjar,</strong> in Iraq, e <strong>Manbij</strong>, in Siria, a 30km a nord di Aleppo e dove al momento si trovano anche le truppe statunitensi che Ankara chiede di ritirare così da poter proseguire indisturbata la sua avanzata.</p>

<p>Se è vero che Stati Uniti ed Unione europea già considerano il Pkk un’organizzazione terroristica, non può esser detto lo stesso per le milizie Ypg che, anche se legate al Pkk, riempiono le file delle Forze democratiche siriane (<strong>Sdf</strong>) che gli Usa, infatti, hanno rifornito di armi a maggio dell’anno scorso, sia perché i primi a combattere lo Stato Islamico sia perché nella Casa Bianca hanno sempre pensato di poter utilizzare i curdi come il braccio armato degli Stati Uniti che, una volta terminato il conflitto siriano, avrebbe svolto la funzione di salvaguardare gli interessi americani in Siria.</p>
<p>Le carte in tavola in <strong>Medio Oriente</strong> cambiano spesso però e i curdi sembrano essere sempre meno utili dopo essere stati strumentalizzati a livello mediatico quanto bastava per concere loro l’immagine di combattenti eroici sfruttati dalle potenze occidentali e poi abbandonati. Al lettore le sentenze. L’unica considerazione che viene da fare è che in guerra non esistono mostri ed eroi e che in qualche modo, alla fine, questa macchia tutti. A ciò va aggiunto che la mitizzazione non aiuta mai a comprendere un fenomeno, soprattutto se complicato come quello dei curdi in Siria, Turchia e Iraq e in un contesto caotico come quello del conflitto siriano esploso nel 2011.</p>

<p>Quello con la Turchia e gli Stati Uniti sta diventando un rapporto talmente travagliato che inizialmente Washington aveva annunciato la volontà di chiudere la base aerea di Incirlik per costruirne di nuove in Arabia Saudita, notizia poi smentita <strong><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/1864810/2018-03-26/difesa-stati-uniti-smentiscono-chiusura-basi-aeree-in-turchia-e-qatar" target="_blank" rel="noopener">negli ultimi giorni</a><em>.</em></strong></p>
<p>Durante la conferenza stampa Mattis si è detto certo di poter trovare una soluzione con Ankara anche su Manbij perché “quello rappresenta un avamposto di cruciale importanza per la sicurezza della Turchia”. Una cosa è certa: oltre a dover ridimensionare significativamente le loro ambizioni, per i curdi non si mette bene. Sono le fasi finali del conflitto in Siria e le grandi potenze sono troppo impegnate a consolidare i loro risultati per occuparsi di una minoranza che torna utile, sì, ma solo in qualche occasione.</p>

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