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	<title>mafia Archives - InsideOver</title>
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	<title>mafia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>New York, la mafia non è sparita: ha solo cambiato pelle</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/new-york-la-mafia-non-e-sparita-ha-solo-cambiato-pelle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 15:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="698" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mafia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-1024x596.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-600x349.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Le "famiglie" storiche non hanno passato la mano ma hanno ridotto la visibilità, hanno abbassato il rumore. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="698" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mafia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-1024x596.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/mafia-600x349.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dal cemento ai dati: le famiglie storiche restano il telaio della mafia nella Grande Mela. C’è una tentazione ricorrente, ogni volta che si parla di mafia a New York: pensare che sia un reperto da museo, una fotografia ingiallita di cappelli e sigari, buona per i film e per le commemorazioni. In realtà le famiglie storiche non hanno “passato la mano”. Hanno fatto ciò che fa un’organizzazione razionale quando lo Stato alza il livello di pressione: hanno ridotto la visibilità, hanno abbassato il rumore, hanno trasformato la violenza in una risorsa costosa e quindi da usare con parsimonia. Il punto non è che non esistano più. Il punto è che oggi conviene farsi notare meno.</p>



<p>E quando si dice “famiglie”, a New York non si parla in astratto. Si parla del vecchio telaio della Commissione: Gambino, Genovese, Lucchese, Bonanno e Colombo. Cinque nomi che non sono più marchi da esibire per strada, ma strutture capaci di adattarsi, di rientrare nell’economia reale e di sopravvivere proprio perché <strong>hanno imparato a non ripetere gli errori del passato.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La frode come catena di montaggio</h2>



<p>L’ultimo indizio arriva da un terreno apparentemente minore, ma in realtà perfetto per capire come funziona l’evoluzione criminale: le partite di gioco d’azzardo truccate. Qui si vede la regola: <strong>la mafia non cerca più di dominare il quartiere, cerca di dominare il flusso.</strong> Non presidia solo strade e cantieri: presidia informazione, accessi, transazioni. Il salto di qualità sta nel metodo. Le vecchie bische avevano bisogno di uomini, controllo fisico, intimidazione. Oggi un’operazione basata su strumenti tecnici e su comunicazioni rapide riduce il rischio e moltiplica l’efficienza. <strong>È una mafia che ragiona come una piccola industria</strong>: investe in strumenti, organizza la filiera, seleziona manodopera specializzata. E soprattutto separa i livelli: chi progetta non è chi incassa, chi incassa non è chi espone la faccia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rendite criminali in un’economia ad alta frizione</h2>



<p>Il gioco d’azzardo truccato non è solo un reato: è un modello di rendita. Colpisce un settore dove circola denaro veloce, dove la tracciabilità è complicata e dove la domanda non sparisce mai. Se aggiungi la capacità di riciclare, ottieni un circuito perfetto: <strong>profitto, reinvestimento, copertura.</strong></p>



<p>In un contesto urbano dove il costo della vita spinge molte attività verso l’informalità e dove la finanza legale è sempre più regolata, <strong>l’economia criminale si propone come “credito parallelo” e come servizio</strong>: prestiti rapidi, protezione, accessi. La mafia, quando è intelligente, non si limita a rubare: si offre come intermediario. E un intermediario prospera quando la società è piena di frizioni, paure e bisogni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meno sangue, più controllo</h2>



<p>Sul piano della sicurezza il punto decisivo è questo: la riduzione della violenza non indica debolezza, indica disciplina. La violenza attira forze dell’ordine, processi, carceri, informatori. E infatti la memoria delle guerre interne degli anni Ottanta ha insegnato alle famiglie che <strong>l’ostentazione è un lusso pericoloso.</strong> La strategia moderna è l’opposto: restare dentro l’economia reale senza apparire come un esercito.</p>



<p>In più, quando le priorità pubbliche cambiano, le organizzazioni approfittano dei vuoti. Se l’attenzione nazionale si sposta su altre emergenze, la pressione su certi circuiti può allentarsi. Non perché la polizia smetta di lavorare, ma perché risorse e urgenze vengono redistribuite. È il classico gioco dell’adattamento: <strong>lo Stato rincorre emergenze, la mafia occupa spazi.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Reti locali che imparano a muoversi nel mondo</h2>



<p>New York resta una capitale globale e, come tutte le capitali globali, è un crocevia di denaro, persone, merci e dati. La criminalità organizzata non ha bisogno di “conquistare” il mondo: le basta inserirsi nelle sue infrastrutture. Le reti mafiose tradizionali, nate su base familiare e territoriale, oggi imparano a dialogare con circuiti più larghi: <strong>riciclaggio, frodi, triangolazioni, investimenti schermati.</strong> Il territorio resta importante, ma come piattaforma, non come confine.</p>



<p>Il risultato è un paradosso: meno visibilità pubblica, più capacità di influenza. La mafia non è un residuo folkloristico. È una forma di potere che sopravvive perché sa diventare compatibile con il suo tempo. E il suo tempo, oggi, non è quello delle pistole in strada: è quello delle frodi tecniche, del denaro che si muove rapido, e di una città dove l’economia legale e quella illegale si sfiorano ogni giorno senza fare rumore.</p>
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		<title>Da Cosa Nostra a YouTube: i boss della mafia americana che oggi dominano la Rete</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/da-cosa-nostra-a-youtube-i-boss-della-mafia-americana-che-oggi-dominano-la-rete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Ex boss della mafia americana hanno trasformato YouTube nel loro nuovo palcoscenico, raccontando crimini e redenzioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1198321891-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Makeup, videogiochi, intrattenimento, viaggi, musica, divulgazione: in 20 anni di onorata carriera, <strong>Youtube </strong>ci ha regalato finestre su ogni dove umano. Una piattaforma diventata palcoscenico per giovani e meno giovani in grado di far qualcosa &#8211; qualunque ormai &#8211; che attiri il pubblico. Non sono da meno le storiche <strong>famiglie mafiose americane</strong>, i cui boss &#8211; pagato (si fa per dire) il loro conto con la giustizia &#8211; sbarcano sempre più spesso sul tubo per insegnare la vita. Una volta giuravano fedeltà con una puntura al dito e un santino bruciato tra le mani. Oggi giurano davanti a una webcam. I protagonisti di questa storia non sono i personaggi di una serie Netflix, ma ex mafiosi in carne e ossa — e soprattutto in pixel — che, dopo anni di sangue e silenzi, hanno trovato redenzione (o business) nell’unico luogo dove anche il crimine cerca like.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Michael Franzese, il sopravvissuto</h2>



<p><strong>Michael Franzese </strong>non è solo un nome da romanzo, ma uno dei rari casi in cui un boss mafioso è riuscito a uscire da Cosa Nostra senza farsi ammazzare. Figlio dell’<em>underboss</em> <strong>John “Sonny” Franzese</strong> della <strong>famiglia Colombo</strong>, Michael era destinato a &#8220;grandi cose&#8221; — e così fu. Negli anni Ottanta orchestrò una truffa multimilionaria sulla benzina, rubando più soldi all’IRS (l&#8217;agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi) di quanti ne potesse immaginare un qualsiasi CEO della Silicon Valley.</p>



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<p><br>Ma a differenza di tanti altri colleghi finiti in fondo a un lago, Michael decise, dopo il carcere, di cambiare vita. Non lo fece da collaboratore di giustizia, ma da dissociato con microfono. Così nel 2020 apre il suo canale YouTube: oggi conta <strong>1,69 milioni di iscritti</strong>, oltre 265 milioni di visualizzazioni e un tono più da Ted Talk che da <em>Goodfellas</em>. Racconta aneddoti mafiosi, giudica film (di mafia, ovviamente), e dispensa consigli su fede, finanza e leadership. Insomma, un ex boss che ora fa formazione spirituale su LinkedIn e YouTube. Ma anche un intervistatore dalle discrete capacità, tanto di invitare nel suo &#8220;salotto&#8221; perfino uno come <strong>Rudy Giuliani</strong>, con il quale lasciarsi andare a battutacce alla &#8220;facce ride&#8221;. Ma se il crimine non paga, il contenuto sì.<br>Secondo HypeAuditor, il suo canale raggiunge un tasso di engagement del 4,37 %, un valore ben al di sopra della media, e con oltre 157 000 visualizzazioni medie per video. Un canale attivo sette giorni su sette, che intercetta <strong>un pubblico variegato</strong>: non solo nostalgici del mondo gangster, ma anche giovani imprenditori, appassionati di cinema e fedeli motivati in cerca di guida. In Irlanda e Regno Unito, grazie al tour “Remade Man”, ha attratto spiritualmente uomini giovani, largamente maschi, interessati a “<em>leadership, fede e modello paterno</em>”. Il pubblico, insomma, è internazionale, composto da chi cerca nella sua storia non il sangue e il potere, ma la redenzione e un modello di successo alternativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sammy Gravano, il prototipo dell&#8217;antieroe americano</h2>



<p><strong>Sammy Gravano</strong>, invece, non è soltanto un ex mafioso: è una macchina da guerra a cui oggi basta una sedia, un microfono e una connessione Wi-Fi per incutere più timore di una pistola carica. Ex sottocapo della<strong> Famiglia Gambino</strong> e autore confesso di 19 omicidi, Sammy è l’uomo che orchestrò l’<strong>assassinio di Paul Castellano</strong>, spalancando le porte del potere a <strong>John Gotti</strong>. Ma quando Gotti cominciò a scaricarlo (letteralmente, su intercettazione), Gravano cambiò casacca: nel 1991 divenne il più noto <strong>collaboratore di giustizia</strong> della storia mafiosa americana. Tradì Cosa Nostra, sì. Ma non la narrativa.<br>Dopo il carcere, nel 2020, arriva su YouTube. Il suo canale vanta oggi oltre <strong>657.000 iscritti</strong>, 132 milioni di visualizzazioni e centinaia di video. Il tono è diretto, freddo, senza fronzoli: Sammy racconta omicidi, trame, faide e rimorsi con la serenità di un impiegato che spiega Excel. Ma non solo: esattamente come Franzese, ci vuole spiegare la politica estera americana.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Is WW3 Closer Than You Think? | Let&#039;s Talk Iran &amp; Israel (The Bullpen Ep. 6)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/-hIexKugps4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_-hIexKugps4");</script>
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<p>Culturalmente, è diventato una sorta di <strong>antieroe americano</strong>. Un uomo che dice la verità — o almeno una sua versione — con una telecamera puntata addosso. A metà tra confessionale e cronaca nera in tempo reale.</p>



<p>Le analisi suggeriscono che oltre al <strong>pubblico “true crime”</strong> — particolarmente interessato a omicidi e tradimenti — tra i suoi spettatori ci siano <strong>agenti dell’FBI</strong>, che utilizzano i suoi podcast come strumento investigativo per comprendere la mentalità mafiosa. Il suo pubblico è quindi composito: da studenti e appassionati di crimine, fino ad analisti, cultori della giustizia e forze dell’ordine. Gravano parla con tono calmo ma spietato, il che crea un&#8217;atmosfera quasi sinistra: una <strong>docuserie interattiva</strong>, dove l’orrore si ascolta in diretta e la testimonianza di un killer diventa una fonte primaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un caffè con Frank Cullotta</h2>



<p><strong>Frank Cullotta,</strong> invece, era il mafioso con l’accento di Chicago e il cuore a Las Vegas. Ex membro della Chicago Outfit e braccio destro di <strong>Tony “The Ant” Spilotro</strong>, gestiva la cosiddetta “<strong>Hole in the Wall Gang”</strong>, una banda di ladri esperti in furti silenziosi e violenti, spesso entrando dalle pareti. Cullotta fu coinvolto in omicidi, rapine, estorsioni — e poi, come spesso accade, qualcuno cercò di farlo fuori. Allora si anticipò: nel 1982 diventò<strong> testimone dell’FBI</strong>, aiutò a smantellare l’Outfit e, anni dopo, collaborò persino con <strong>Martin Scorsese </strong>per il film <em>Casino</em>, ispirato alla sua storia.<br>Nel 2020, ormai settantenne e stanco di silenzi, apre il canale <em>Coffee with Cullotta</em>. Più che un canale, un salotto di ricordi criminali. Registrò una serie di video — circa 80 — nei quali raccontava la vera Las Vegas mafiosa. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Coffee with Cullotta #1 Who is Frank Cullotta?  Tony Spilotro" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/DwBsOFFLhTs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_DwBsOFFLhTs");</script>
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<p>Anche se il suo pubblico era di nicchia, <strong>il suo impatto è stato documentaristico</strong>: il vecchio killer diventato archivio vivente di una città costruita sui soldi sporchi e la paura. Morì nell’agosto 2020, lasciando in eredità il suo canale come una capsula del tempo. </p>



<p>Non sono disponibili dati precisi su iscritti o visualizzazioni, ma il suo canale presenta circa 80 video, tutti incentrati su Las Vegas e crimini storici. Il pubblico di “Coffee with Cullotta” è di nicchia: storico, accademico, appassionato del crimine organizzato pre-1980. Università, giornalisti, biblioteche digitali e documentaristi richiamano i suoi contenuti per la loro autenticità — si parla di archivio mafioso more che di intrattenimento virale. Cullotta è una testimonianza storica più che una star.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello che il governo non dice, John Alite lo sa</h2>



<p>Ma la parata del mafi-star non può dimenticare <strong>John Alite</strong>: non un “<em><strong>made man</strong></em>” — e ci tiene a precisarlo. Non perché sia umile, ma perché non poteva esserlo: era di origine albanese, e le regole di Cosa Nostra sono piuttosto conservatrici in fatto di sangue. Tuttavia, fu uno dei più fidati esecutori della Famiglia Gambino, stretto collaboratore di John Gotti Jr., e autore — secondo lui — di sparatorie, estorsioni e traffico di droga su vasta scala. Arrestato in Brasile, estradato e processato, Alite scelse anche lui la via della collaborazione con la giustizia. Ma con una marcia in più: l<strong>a passione per il palcoscenico</strong>.</p>



<p>Il suo canale <strong><em>Mafia Truths </em></strong>conta oggi oltre 92.000 iscritti e più di 15 milioni di visualizzazioni. Qui, Alite fa podcast, interviste e sfoghi settimanali in cui smonta miti mafiosi, lancia accuse (anche a Sammy Gravano), e si propone come coscienza critica della mafia 2.0. Armato di maglietta con l&#8217;aquila, cappellino MAGA e titoli alla &#8220;noncielodicono&#8221;, appare meno raffinato di Franzese, meno glaciale di Gravano.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Why Trump and RFK Are America’s Last Hope: The Truth the Media Won’t Share!" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/CFYFvPkYdAA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_CFYFvPkYdAA");</script>
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<p>Alite è un <strong>provocatore naturale</strong>. A tratti sembra un combattente da<em> talk show</em>, a tratti un moralista pentito. Il suo pubblico è meno vasto ma estremamente coinvolto. E se la mafia è sempre stata teatro, Alite sembra averne capito perfettamente il copione — e lo recita in diretta.</p>



<p>I contenuti di Alite attirano un <strong>pubblico polarizzato</strong>: giovane, provocatorio, spesso interessato a narrazioni anti-mitologiche e confessioni violente. In base agli studi sull’area “<em>manosphere</em>” e discorsi estremisti, tendenze populiste e forum virali interagiscono con contenuti forti e misogini, un luogo dove Alite si inserisce con discorsi diretti, aggressivi e occasionalmente controversi . È un personaggio che incita reazioni forti: amato per la schiettezza e criticato per la retorica sensazionalistica.</p>



<p>Tra confessioni shock e <em>storytelling </em>strategico,  gli ex-boss ridefiniscono l’immaginario criminale nel mondo digitale. Gli americani sono affascinati da questi antieroi perché incarnano uno dei miti fondativi della cultura statunitense: <strong>la redenzione attraverso il peccato</strong>. In un Paese dove il successo spesso conta più del percorso e dove il &#8220;<em>self-made man</em>&#8221; può anche essere un ex killer in doppiopetto, questi uomini offrono una narrativa irresistibile — il criminale che sopravvive, cambia, ma resta leggenda. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/da-cosa-nostra-a-youtube-i-boss-della-mafia-americana-che-oggi-dominano-la-rete.html">Da Cosa Nostra a YouTube: i boss della mafia americana che oggi dominano la Rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;allarme di Libera: l&#8217;Italia nella morsa sempre più stretta della corruzione</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/lallarme-di-libera-litalia-nella-morsa-sempre-piu-stretta-della-corruzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 14:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per Libera la maggioranza degli italiani ritiene che la corruzione dai tempi di Tangentopoli sia peggiorata nel Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/lallarme-di-libera-litalia-nella-morsa-sempre-piu-stretta-della-corruzione.html">L&#8217;allarme di Libera: l&#8217;Italia nella morsa sempre più stretta della corruzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241211191721713_5a577f310e3ddad0c8ae1fce7aec0a1d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo trent’anni da Mani Pulite, il fantasma della corruzione continua a infestare le istituzioni italiane. Nonostante l’illusione di un sistema ripulito, le<strong> dinamiche di abuso di potere e scambio illecito </strong>hanno solo mutato forma, adattandosi con straordinaria resilienza alle nuove realtà politiche e legislative. <strong>La corruzione non è scomparsa; è diventata più sofisticata</strong>, radicandosi in un tessuto sociale e culturale che, spesso, sembra accettarla come inevitabile. Per l&#8217;associazione antimafia Libera la maggioranza degli italiani, secondo un sondaggio condotto dal gruppo, ritiene che la corruzione dai tempi di Tangentopoli <a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2024/12/9/corruzione-libera-per-il-56-di-italiani-intervistati-non-si-e-ridimensionata-rispetto-a-tangentopoli-anzi-il-31-ritiene-che-il-fenomeno-si-sia-esteso/">sia diventato un problema peggiore</a>. Ma quali sono le dinamiche di questo male cronico? E cosa stiamo facendo – o non facendo – per combatterlo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corruzione dalla Prima Repubblica ad oggi</h2>



<p><strong>Durante la Prima Repubblica, la corruzione era strutturata, quasi istituzionalizzata</strong>. Le segreterie dei partiti gestivano veri e propri mercati di tangenti, controllando appalti, concessioni e fondi pubblici. Mani Pulite, con il suo impatto devastante, ha smantellato questa macchina, ma ha generato nuovi problemi: <strong>la corruzione, anziché sradicarsi, si è frammentata</strong>. Oggi non esistono più centri unici di potere; al loro posto troviamo una pluralità di reti decentralizzate, spesso difficili da identificare e combattere. Queste nuove<strong> reti operano su due livelli principali</strong>. Da un lato, la <strong>corruzione pulviscolare</strong>, fatta di piccoli scambi quotidiani tra funzionari e cittadini; dall’altro, la <strong>corruzione reticolare</strong>, che coinvolge attori pubblici e privati in relazioni sistemiche e durevoli. A complicare il quadro, c’è la capacità dei partecipanti di adattarsi rapidamente: imparano dagli errori, raffinano le tecniche, sfruttano le pieghe delle leggi. Non si parla più di buste piene di contanti, ma di triangolazioni finanziarie internazionali, consulenze fittizie e conti offshore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mafie come attori sistemici</h2>



<p>Nel panorama della corruzione italiana, <strong>un ruolo cruciale è giocato dalle organizzazioni mafiose</strong>. Non si limitano più a usare la violenza: agiscono come veri e propri intermediari nel mercato politico ed economico, offrendo protezione e garantendo voti in cambio di appalti e risorse pubbliche. In alcune aree del Paese,<a href="https://it.insideover.com/criminalita/mafia-dal-declino-di-cosa-nostra-alla-rete-globale-della-ndrangheta.html"> le mafie</a> non solo infiltrano le istituzioni, ma ne diventano parte integrante. Tuttavia, la loro diffidenza verso i politici rimane radicata: per un mafioso, un politico è un interlocutore instabile, incapace di mantenere le promesse. Nonostante ciò, le due parti continuano a collaborare, legate da un rapporto di mutuo interesse che si rivela quasi impossibile da spezzare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese che smantella i propri anticorpi</h2>



<p>A fronte di questa realtà, <strong>l’Italia sembra incapace di reagire</strong>. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una serie di riforme che, anziché rafforzare i controlli, li hanno indeboliti. L’abrogazione dell’abuso d’ufficio e le modifiche al Codice degli Appalti sono solo due esempi di come il sistema normativo si stia piegando alle logiche della deregulation. Gli organismi di vigilanza, come l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) e la Corte dei Conti, hanno subito un drastico depotenziamento, lasciando un vuoto pericoloso nel controllo della spesa pubblica. Queste scelte politiche non sono prive di conseguenze. <strong>La liberalizzazione degli appalti e la mancanza di trasparenza </strong>stanno creando un ambiente fertile per la corruzione. Non si tratta solo di un problema etico: la corruzione danneggia l’efficienza della macchina pubblica, mina la fiducia dei cittadini e sottrae risorse che potrebbero essere investite per il bene comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della società civile</h2>



<p>In questo contesto, il ruolo della società civile diventa fondamentale. Organizzazioni come Libera continuano a lottare contro la corruzione e le mafie, ma il loro lavoro è spesso ostacolato da un sistema che sembra voler normalizzare il malaffare. Le mobilitazioni contro la corruzione, seppur importanti, non sono riuscite a generare un cambiamento duraturo. <strong>La sfida è culturale</strong>: bisogna lavorare per ricostruire un senso civico che riconosca nella legalità un valore irrinunciabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni: una questione di volontà politica</h2>



<p>La corruzione in Italia non è un destino inevitabile, ma il prodotto di scelte – o non scelte – politiche e culturali. Per combatterla, servono misure coraggiose: rafforzare gli organismi di controllo, garantire la trasparenza, punire severamente i reati economici. Ma soprattutto, è necessario un cambiamento di mentalità, che parta dalla consapevolezza del danno collettivo che la corruzione infligge al Paese. <strong>Il rischio, altrimenti, è che la corruzione continui a essere percepita come una pratica normale, quasi fisiologica</strong>. In un Paese in cui, come scriveva Italo Calvino, «sono sempre i peggiori a vincere», la vera rivoluzione sarebbe ribaltare questo paradigma, riaffermando l’idea che l’onestà non è un’eccezione, ma una regola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/lallarme-di-libera-litalia-nella-morsa-sempre-piu-stretta-della-corruzione.html">L&#8217;allarme di Libera: l&#8217;Italia nella morsa sempre più stretta della corruzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Profili &#8211; Lawrence Bishnoi, il padrino di Mumbai che terrorizza l&#8217;India</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/profili-lawrence-bishnoi-il-padrino-di-mumbai-che-terrorizza-lindia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 15:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-600x420.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-1536x1074.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lawrence Bishnoi, in prigione dal 2014, è ancora adesso a capo di uno dei più grandi imperi criminali dell'India.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/profili-lawrence-bishnoi-il-padrino-di-mumbai-che-terrorizza-lindia.html">Profili &#8211; Lawrence Bishnoi, il padrino di Mumbai che terrorizza l&#8217;India</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-600x420.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241021152951423_90c4cc9db5ea226221f519f0cda6d2a0-1536x1074.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 12 ottobre a <strong>Mumbai </strong>era un giorno come un altro. Al termine di una giornata frenetica <strong>Baba Siddique</strong>, politico d’alto rango e deputato nello Stato del Maharashtra, era appena uscito dall’ufficio del figlio, Zeeshan anche lui un deputato, nel quartiere benestante di Bandra. Baba stava salendo a bordo della sua automobile quando tre aggressori incappucciati si sono avvicinati all’uomo, 66 anni, e gli hanno <strong>sparato</strong>. Sei colpi lo hanno colpito al petto facendolo cadere a terra in una pozza di sangue. È stato trasportato d&#8217;urgenza al Lilavati Hospital ma è <strong>morto </strong>per le ferite riportate. </p>



<p>La polizia ha arrestato quattro persone e recuperato una pistola calibro 9,9 MM usata per l’omicidio. I fermati hanno tra i 19 e i 23 anni. I due presunti assassini sono Gurmail Baljit Singh, residente nell&#8217;Haryana, Dharmaraj Rajesh Kashyap, originario dell&#8217;Uttar Pradesh. Fermati anche Harishkumar Balakram Nisad e Pravin Lonkar, fratello di tale Shubham Lonkar, avrebbe scritto su Facebook per primo che dietro all’omicidio di Siddique ci sarebbe stata la gang di <strong>Lawrence Bishnoi</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-440379" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241013161946291_7f39b7624950f2e6a607318154656ed4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La città di Mumbai</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ritorno dei gangster indiani</strong></h2>



<p>L’omicidio di Siddique ha fatto ripiombare gli indiani, soprattutto gli abitanti di Mumabi, a 30 anni fa, quando le uccisioni di politici e persone famose da parte di gang criminali locali erano comuni. Questa storia ha inoltre preoccupato le autorità, visto che l’omicidio sarebbe stato effettivamente rivendicato dal citato Lawrence Bishnoi, in prigione dal 2014, ma ancora adesso a capo di uno dei più grandi <strong>imperi criminali</strong> del Paese. </p>



<p>Il suo gruppo, soprannominato<strong> Gang Bishnoi</strong>, è stato collegato a diverse uccisioni eccellenti avvenute in India e pure alla vicenda di terrorismo transnazionale che ha <a href="https://it.insideover.com/politica/lassassinio-dellattivista-sikh-e-lo-scontro-trudeau-modi-la-guerra-diplomatica-tra-canada-e-india.html">scosso il Canada</a> (e incrinato i <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-e-scoppiata-una-crisi-diplomatica-tra-india-e-canada.html">rapporti diplomatici tra Ottawa e Delhi</a>). La morte di Baba Siddique, dunque, sarebbe soltanto la punta di un <strong>iceberg criminale</strong> tanto enorme quanto invisibile che starebbe crescendo nei meandri della nazione indiana. &#8220;Questo orribile incidente conferma il completo collasso della legge e dell&#8217;ordine nel Maharashtra (Stato indiano prossimo alle elezioni ndr)&#8221;, ha affermato <strong>Rahul Gandhi</strong>, un leader del partito del Congresso all’opposizione. Non è da escludere che Bishnoi stia cercando di riempire il vuoto lasciato dai più noti leader delle gang di Mumbai – uccisi, incarcerati o fuggiti all’estero – e che l’omicidio Siddique possa essere l’antipasto di una <strong>nuova stagione di sangue</strong>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Baba Siddique Killed: Why Is The Gangster Lawrence Bishnoi Targeting Salman Khan?" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dQ9qb6fsVLs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dQ9qb6fsVLs");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il padrino dell’India</strong></h2>



<p>Lawrence Bishnoi, originario di un piccolo villaggio nel Punjab, è ormai considerato il <strong>boss mafioso</strong> più temuto dell&#8217;India. La sua era una famiglia abbastanza ricca eppure Lawrence – chiamato così dalla madre come un ufficiale dell&#8217;esercito britannico – sarebbe gradualmente entrato nel torbido mondo della malavita durante gli anni della formazione universitaria. </p>



<p>A Chandigarh ha conosciuto la politica studentesca e, insieme ad alcuni leader dei vari movimenti accademici, ha iniziato ad inanellare violenze, estorsioni e incendi dolosi. In quel periodo finì più volte in prigione. Nel Rajasthan condivise la cella con importanti leader della malavita locale e consolidò il suo profilo di gangster. Una volta uscito dalla galera avrebbe creato un vero e proprio impero criminale. </p>



<p>Molti credono che l&#8217;ascesa di Bishnoi sia dovuta a un certo livello di protezione statale o a qualche potente sostenitore. In ogni caso, l&#8217;uomo è in carcere dal 2015 ed è detenuto nella prigione di Sabarmati nel Gujarat. Nonostante questo la sua gang conta più di <strong>700 membri</strong>, ha continuato a crescere e a diffondersi dal Punjab e dal Rajasthan per dominare l&#8217;India settentrionale. E ora sta consolidandosi pure negli stati indiani del sud. </p>



<p>Bishnoi controllerebbe insomma una gang veramente <strong>globale</strong>, con ramificazioni addirittura in Stati Uniti, Canada ma anche in Europa, nel Golfo. I suoi uomini sarebbero sparsi in tutto il mondo. E lui, il grande padrino della mafia indiana, controllerebbe ogni operazione – dalle estorsioni alle aziende agli omicidi mirati – da dietro le sbarre. In che modo? Attraverso l’utilizzo di <strong>smartphone </strong>e di <strong>applicazioni </strong>di messaggistica criptate. &nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/profili-lawrence-bishnoi-il-padrino-di-mumbai-che-terrorizza-lindia.html">Profili &#8211; Lawrence Bishnoi, il padrino di Mumbai che terrorizza l&#8217;India</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Giallo a Hammamet, due spie italiane avvelenate dalla mafia. Ma forse era solo un liquore fatto in casa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/giallo-a-hammamet-due-spie-italiane-avvelenate-dalla-mafia-ma-forse-era-solo-un-liquore-fatto-in-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 13:45:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[AISE]]></category>
		<category><![CDATA[complotto]]></category>
		<category><![CDATA[Copasir]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=438864</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="621" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-600x311.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-1024x530.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-768x397.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un ex agente italiano è morto, un altro lotta per la vita. La vendetta per un'importante operazione anti mafia o solo un caso?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="621" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-600x311.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-1024x530.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Hammamet_-_001-768x397.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quando ci sono di mezzo i<strong> servizi segreti</strong>, anzi, degli ex agenti appartenuti ai servizi segreti che si ritrovano in un luogo esotico davanti a una bottiglia di liquore fatto in casa, e uno di loro muore per avvelenamento mentre un altro lotta tra la vita e la morte, il pensiero di essere di fronte a un complotto con una trama degna di un romanzo di Le Carré, dove viene descritto l&#8217;odore dolciastro del cianuro, si fa spazio nell&#8217;immaginario collettivo. Eppure non sempre le cose sono come sembrano. Ce lo insegnano proprio le grandi spie del passato che si sono date alla letteratura.</p>



<p>Arriviamo ai fatti. La scorsa settimana ad <strong>Hammamet</strong>, incantevole <em>esilio</em> <em>volontario</em> sulle coste assolate della Tunisia, un ex-spia dei servizi d&#8217;informazione e sicurezza interna italiani, l&#8217;<strong>AISI</strong>, ha preso parte una cena tra ex-colleghi, compresi ex agenti dell&#8217;<strong>AISE</strong>, Agenzia informazioni e sicurezza esterna. Ora lotta tra la vita e la morte dopo essere stato&#8221;<strong>avvelenato</strong>&#8221; da una sostanza che gli inquirenti tunisini hanno definito conforme agli effetti del “cianuro”, se messa in contatto con gli enzimi contenuti nello stomaco. A scatenare la reazione, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un liquore, uno di quei <strong>distillati</strong> fatti in casa con bacche e simili. In questo caso, <strong>noccioli di pesco</strong>. Per alcuni, il dono letale di un avversario del passato che voleva regolare i conti. Una figura di spicco nella <strong>mafia agrigentina</strong>. Nella realtà, almeno secondo chi <strong>conosce le vittime</strong> una trama completamente diversa. Molto più semplice. Molto meno scenografica. Egualmente letale.</p>



<p>Secondo quanto riportato da <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-giallo-hammamet-uno-degli-agenti-lotta-tra-la-vita-e-la-morte/">Agenzia Nova</a></em>, che ha preso contatto con fonti qualificate in loco, il primo ad ingerire la stessa bevanda, un ex agente dell&#8217;Aise identificato come <strong>Giuseppe Maio</strong>, è deceduto immediatamente. Mentre il secondo ex-agente, in questo caso dell&#8217;Aisi, necessita di un trasferimento urgente dopo essere entrato in <strong>coma farmacologico.</strong> Le sue condizioni &#8220;sarebbero peggiorate, in quanto la sostanza tossica avrebbe compromesso organi interni&#8221;. Sempre secondo le fonti di Agenzia Nova, un <strong>uomo e una donna</strong> che hanno partecipato alla cena e che non risiedono ad Hammamet, sarebbero &#8220;<em>rientrati in Italia da diversi giorni</em>&#8220;. Alla cena erano presenti<strong> circa 10 persone</strong> ma a bere il liquore incriminato sarebbero stati<strong> solo in quattro</strong>. Due, che lo avrebbe &#8220;assaggiato appena&#8221; secondo una fonte contattata direttamente da chi vi scrivi, avrebbero evitato le conseguenze letali per fatalità. O semplice gusto personale. </p>



<p>Le autorità tunisine hanno aperto immediatamente un’inchiesta sull’accaduto e sebbene i<strong> risultati dell’autopsia</strong> dovrebbero essere coperti da segreto istruttorio, fonti giudiziarie hanno confermato che la causa del decesso della prima spia è &#8220;avvelenamento da cianuro”. Anche altre due persone sarebbero ricoverate presso il Policlinico di Hammamet, ma con sintomi minori.</p>



<p>La tesi del semplice quanto <strong>tragico incidente </strong>viene avvalorata da quanti ricordano come &#8220;<em>il nocciolo del pesco contiene una sostanza chiamata amigdalina, di per sé innocua, ma che può liberare acido cianidrico, il cianuro appunto</em>&#8220;. Gli agenti della <em>Brigade Criminelle</em> della Polizia tunisina hanno dichiarato che non è stato possibile analizzare la sostanza presente nella bottiglia dal momento che il liquido è stato <strong>riversato nel lavandino</strong> dal proprietario della casa dove si è svolta la rimpatriata tra ex-membri dell&#8217;<em>intelligence</em>. Ma è qui che la <strong>fonte contatta direttamente</strong> spiega un piccolo ma significativo particolare: &#8220;In Tunisia le bevande ad alta graduazione alcolica sono proibite&#8221;. Chi si è voluto disfare del liquore probabilmente voleva semplicemente disfarsi di qualcosa da dove giustificare come &#8220;contrabbando&#8221; essendo la bottiglia con &#8220;buone probabilità&#8221; importata dall&#8217;Italia da una persona in stretti rapporti con una delle vittime.</p>



<p>Attualmente il Comitato parlamentare che vigila sull’operato dei servizi segreti e sulla sicurezza nazionale, Copasir, ha chiesto al governo di <strong>fornire dei chiarimenti</strong>. Della vicenda si occuperanno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio <strong>Alfredo Mantovano</strong>, che ha la delega sull’intelligence, e la direttrice del Dipartimento che coordina le attività dei delle due divisioni dei servizi segreti, DIS, <strong>Elisabetta Belloni</strong>. I primi accertamenti hanno propeso per la tesi del tragico incidente.</p>



<p>Ciò che ha avvalorato in questi giorni la tesi di un <strong>complotto mirato </strong>all&#8217;eliminazione delle ex-spie, è il loro passato coinvolgimento nelle operazioni condotte da una squadra anti-mafia, che portarono all’arresto di Angelo <strong>Salvatore Stracuzzi</strong>, noto come “re del calcestruzzo”. L&#8217;arresto avvenne proprio in Tunisia lo scorso agosto. Secondo gli agrigentini, la cosca mafiosa in questione sarebbe quella degli affiliati di Licata. Per alcuni priva della<em> capacità</em> di &#8220;<em>avvelenare un ex-agente segreto in Tunisia</em>&#8220;. Sarebbe spiacevole scoprire il contrario e dover dare credito a nuovi metodi letali di <strong>Cosa Nostra</strong>. L&#8217;ulteriore conferma da fonti interpellate direttamente, benché non cambi il tragico esito dell&#8217;incidente insperato, può rassicurarci almeno su questo timore.</p>



<p>(<em>Aggiornato 4 ottobre 2024, ore 17.00</em>)</p>
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		<title>21 settembre 1990: la Stidda uccide Rosario Livatino, il giudice ragazzino diventato beato</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/21-settembre-1990-la-stidda-uccide-rosario-livatino-il-giudice-ragazzino-diventato-beato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 11:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240921130735571_2ec378c1423d488ee39abbec3c00c91c-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 21 settembre 1990 veniva ucciso Rosario Livatino, primo magistrato ad essere beatificato dalla Chiesa cattolica.</p>
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<p>Il 21 settembre del 1990, sulla strada che da Caltanissetta lo stava conducendo ad Agrigento, dove era impiegato presso il Tribunale come giudice a latere, <strong>Rosario Livatino</strong>, 38 anni, veniva speronato mentre era alla guida dalla macchina di un commando mafioso legato alla Stidda, organizzazione criminale rivale di Cosa Nostra ma altrettanto feroce. La vecchia Ford Fiesta del giudice finì la sua corsa contro il guard-rail. Ferito a una spalla, Livatino tentò la fuga attraverso ai campi, ma i suoi killer, implacabili, lo raggiunsero e lo finirono a colpi di pistola. Livatino pagava così il suo impegno a indagare sulle strette connessioni tra politica locale, imprenditoria e criminalità organizzata, ma soprattutto, pagava l&#8217;essere stato uno dei primi magistrati a ricorrere al sequestro dei beni per i mafiosi. </p>



<p>Divenuto magistrato a 26 anni, nel 1978, otto mesi dopo la sua morte l&#8217;allora presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong>, con un&#8217;uscita a dir poco infelice (che diversi anni dopo smentì con una lettera indirizzata ai genitori di Livatino), coniò il termine &#8220;giudice ragazzino&#8221;, criticando il fatto che ai giovani magistrati venissero affidate indagini sulla mafia, senza ragionare, per esempio, che proprio lo Stato di cui lui era il massimo rappresentante avrebbe dovuto proteggere i suoi servitori più fedeli.</p>



<p>Livatino non aveva scorta, non aveva una macchina blindata. I suoi colleghi, subito dopo l&#8217;agguato, denunciarono lo stato d&#8217;abbandono in  cui erano obbligati a lavorare, esposti a ogni genere di rischio personale. Le indagini &#8211; concluse nel 2001 &#8211; portarono all&#8217;arresto e alla condanna degli esecutori materiali e dei mandanti, confermando che la morte di Livatino era maturata proprio a causa del suo impegno pervicace nel conseguire un ideale di giustizia che non corrispondeva ad alcuna logica politica, correntizia o meramente utilitaristica. </p>



<p>Proprio questo suo essere un magistrato dalla schiena dritta, morto così giovane, ne fece una sorta di martire. E la Chiesa, infatti, sin dal 1993 iniziò quel percorso che nel 2021, con una cerimonia nella Cattedrale di Agrigento, ha portato <strong>Rosario Livatino ad essere il primo magistrato della storia a essere beatificato</strong>. La camicia che indossava il giorno dell&#8217;omicidio, intrisa di sangue, è divenuta una reliquia e il giorno in cui viene celebrato è il 29 ottobre.</p>



<p>Di una cosa, però, possiamo essere certi. Livatino avrebbe volentieri fatto a meno della beatificazione, in cambio di un po&#8217; di tempo in più sulla terra dove avrebbe fatto molto &#8211; e bene &#8211; per una regione che più che di santi e beati ha bisogno di uomini onesti.</p>
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		<title>Il passo (ormai breve) tra le gang di strada e la mafia</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/il-passo-ormai-breve-tra-le-gang-di-strada-e-la-mafia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 18:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024091519053919_59cbb2d11c62cd1afced071a7f06baa4-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I ragazzini delle gang di strada, difficilmente punibili, diventa  adulti e si preparano a entrare nelle file della criminalità organizzata.</p>
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<p>Dopo aver letto numerosi studi e rapporti ufficiali del 2024 sulle gang di strada, è naturale che i lettori si domandino perché non si intervenga con maggiore decisione a livello legislativo. È inquietante constatare che, nonostante la crescente consapevolezza di un fenomeno in costante espansione, le autorità competenti sembrino limitarsi a un&#8217;osservazione cauta, adottando un approccio più psicologico che criminologico.</p>



<p>Approfonditi studi erano stati condotti già nel 1876 dall’onorevole <a href="https://www.donzelli.it/libro/9788860365668">Leopoldo Franchetti</a>, insieme a Sidney Sonnino, e avevano portato a una sconvolgente constatazione sociologica della Sicilia, spiegando le ragioni del malessere culturale isolano e del sostegno crescente alla mafia. Nonostante il documento fosse stato esaminato dal Parlamento dell&#8217;epoca, nessun Governo adottò misure efficaci per prevenire o contenere quanto poi è realmente avvenuto. Timidi rimedi furono tentati solo dopo quasi un secolo, ma ormai l’organizzazione mafiosa si era già radicata in Italia, negli Stati Uniti e in Europa. Quel modello criminale, superati i confini dell’Isola, ha diffuso la sua filosofia del terrore e le sue tecniche operative in alcune regioni italiane e, contemporaneamente, in tutto il mondo, trasformandosi in una sorta di <em>franchising</em> per la formazione delle aziende del malaffare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fenomeno si ripete?</h2>



<p>A 150 anni dalla denuncia ignorata di Franchetti sul rischio di espansione della mafia siciliana, si osserva oggi una simile disattenzione legislativa verso una nuova e pericolosa forma di criminalità, caratterizzata dall&#8217;insicurezza crescente dei cittadini e dalle numerose segnalazioni sui crimini delle gang di strada. Per avviare un&#8217;efficace revisione della <strong>Riforma della Giustizia,</strong> firmata dall&#8217;ex ministro Cartabia, sembra non bastino gli studi degli esperti di sicurezza pubblica né gli appelli delle <strong>Forze di Polizia,</strong> stanche di sostituirsi agli assistenti sociali e di subire le beffe dei delinquenti, &#8220;protetti&#8221; dalle leggi.</p>



<p>Da anni e anni, in particolare, grandi città come Milano e Roma subiscono passivamente una nuova criminalità che cresce ogni giorno. Stiamo assistendo alla nascita di un’organizzazione territoriale proveniente dal modello collaudato delle mafie e delle gang degli Stati Uniti? Il dipartimento di giustizia del Governo USA quest’anno ha ricostruito la mappa delle gang di strada in America: <strong>850.000 membri adulti</strong> appartengono alle organizzazioni che gestiscono gli affari nei quartieri di cui si sono impossessati.</p>



<p>Nonostante negli USA il fenomeno non sia mai stato sottovalutato e sia stato sempre contrastato da decine di migliaia di poliziotti addetti alla lotta contro le gang, la forza di queste associazioni criminali, in termini di risorse economiche, uomini e armi, è diventata tale da<strong> superare la Mafia siciliana di New York e la potentissima<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/'Ndrangheta"> &#8216;Ndrangheta</a>.</strong> Il Dipartimento di Giustizia USA afferma che sono i capi delle gang di strada a gestire autonomamente l’importazione di tonnellate di droga dalla Colombia e da altri Paesi produttori.</p>



<p>La nostra nascente mafia di quartiere, se non contrastata in tempo, potrebbe assumere tali dimensioni? Tutto, al momento, fa temere che l’obiettivo dei nostri delinquenti italiani e multietnici sia quello di <strong>utilizzare il collaudato sistema Made in Sicily,</strong> guardando con vivo interesse anche a quanto avviene negli USA.<br>Un altro pericolo incombente è rappresentato dal rischio che le squadre di malavitosi territoriali vengano accolte e reclutate da organizzazioni criminali come la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/'Ndrangheta">&#8216;Ndrangheta</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si è arrivati a questo</h2>



<p>Negli ultimi 10 anni, quegli ex ragazzini sono diventati adulti, affinando tecniche per compiere crimini e sfuggire all’arresto. L&#8217;allungamento della lista di reati minori non procedibili d’ufficio, decisi dalla Riforma Cartabia, e le condanne raramente detentive hanno rafforzato la loro presenza nelle strade dei quartieri periferici. Da anni, dunque, città come Milano, Roma, Napoli e Torino subiscono passivamente una nuova forma di criminalità che si espande di giorno in giorno.<br>È l’ampia rete di delinquenti che agisce e si comporta come una sorta di <a href="https://it.insideover.com/societa/da-gang-di-strada-a-picciotti-delle-mafie-il-passo-e-diventato-breve.html"><strong>mafia di quartiere</strong></a>, gestendo principalmente le piazze di spaccio. Oggi non siamo più solo di fronte alle scorribande di minorenni, ma ci troviamo a fronteggiare soprattutto abili banditi di strada che si sono ben strutturati e organizzati, concentrandosi nel compiere reati minori, quelli non perseguibili d’ufficio: lo spaccio di droga nella forma del costante possesso di modiche quantità, la violenza sulle donne, i furti, le aggressioni, i sequestri di persona lampo, solo per citarne alcuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rassicurazioni infondate</h2>



<p>Incredibilmente, però, ci sono le rassicurazioni fornite da Sindaci e altre figure istituzionali riguardo a una presunta diminuzione dei reati. Una sorta di comunicazione politica piuttosto che una rappresentazione reale della situazione. Intere aree urbane sono presidiate dalla pericolosa presenza di gang e vagabondi aggressivi, che inevitabilmente accrescono il clima di paura tra le famiglie residenti.</p>



<p>Nonostante alcune celebrazioni per il presunto calo dei reati, le denunce dei cittadini, le petizioni e le relazioni dei Consiglieri di Zona documentano una realtà ben diversa, aggravata dall&#8217;aumento degli stupri e delle rapine, inevitabilmente registrate nelle statistiche ufficiali. Va chiaramente ricordato ai cittadini spaventati e agli operatori dell’informazione disattenti che dal 10 febbraio 2022, con l&#8217;entrata in vigore della riforma Cartabia, diversi reati, come lesioni personali, sequestri di persona non aggravati, violenza privata, molestie alle donne, minacce, furto, truffa e altri ancora, non sono più perseguibili d’ufficio.<br></p>



<p>Di conseguenza, è sensibilmente diminuito il numero delle denunce da parte delle vittime. Queste ultime, per far avviare la macchina della giustizia nei confronti del proprio aggressore, devono presentare a titolo personale una querela esponendo i propri dati sensibili e affrontare un complesso iter giuridico e burocratico.</p>
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		<title>Mafia, dal declino di Cosa Nostra alla rete globale della &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/mafia-dal-declino-di-cosa-nostra-alla-rete-globale-della-ndrangheta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 08:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1022" height="725" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240524110843129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_594650.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240524110843129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_594650.jpg 1022w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240524110843129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_594650-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240524110843129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_594650-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240524110843129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_594650-768x545.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1022px) 100vw, 1022px" /></p>
<p>Nei giorni in cui si ricorda l&#8217;anniversario della Strage di Capaci, in cui nel 1992 uccidendo Giovanni Falcone Cosa Nostra alzò a livello decisivo lo scontro con lo Stato segnando, col senno di poi, non tanto la sua forza ma, piuttosto, l&#8217;inizio della sua fine è bene riflettere su quanto da allora in avanti la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/mafia-dal-declino-di-cosa-nostra-alla-rete-globale-della-ndrangheta.html">[...]</a></p>
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<p>Nei giorni in cui si <strong>ricorda <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-strage-di-capaci-e-la-stagione-delle-bombe-tutte-le-cose-che-dobbiamo-ancora-capire.html">l&#8217;anniversario della Strage di Capaci</a></strong>, in cui nel 1992 uccidendo <strong>Giovanni Falcone</strong> Cosa Nostra alzò a livello decisivo lo scontro con lo Stato segnando, col senno di poi, non tanto la sua forza ma, piuttosto, l&#8217;inizio della sua fine è bene riflettere su <strong>quanto da allora in avanti la rete di potere nel mondo delle mafie sia cambiata</strong>. E, anzi, la <strong>globalizzazione</strong> abbia cambiato anche la gerarchia e le strategie nel sistema criminale internazionale.</p>



<p>Capaci, assieme a Via D&#8217;Amelio, ha scosso l&#8217;opinione pubblica e la memoria italiana. <strong>Ai tempi, assieme alla successiva stagione delle bombe di Cosa Nostra del 1993</strong>, sembrava la manifestazione dell&#8217;inviolabilità della Mafia siciliana. In realtà quel biennio segnò <strong>l&#8217;autodistruzione definitiva del potere</strong> di Cosa Nostra. A livello della proiezione geo-strategica delle Mafie è, sostanzialmente, più significativa un&#8217;altra strage, quella di <strong>Duisburg del 2007, un regolamento di conti intorno alla &#8216;ndrangheta</strong> che però palesò, agli occhi del mondo, la ramificazione della <strong>mafia che più di tutte ha capito la globalizzazione.</strong></p>



<p>Un paragone spesso citato tra gli esperti del settore è che &#8220;<strong>Cosa Nostra è alle altre organizzazioni criminali internazionali quello che Michelangelo è ai Manieristi</strong>&#8220;, <a href="https://www.iassp.org/2020/03/le-organizzazioni-criminali-internazionali-aspetti-geostrategici-ed-economici/">come ha ricordato il <strong>professor Giuseppe Gagliano.</strong></a><strong> </strong>La &#8216;ndrangheta oggi porta su scala globale quello che Cosa Nostra ha sperimentato tramite strategia come la Pizza Connection e la triangolazione tra Palermo e centri di spaccio come Marsiglia nel decisivo settore del <strong>traffico di droga</strong>, fonte primigenia di capitali per ogni organizzazione criminale. </p>



<p>La &#8216;ndrangheta ha ereditato molti dei vecchi traffici di Cosa Nostra e, protette dal Santuario di Polsi, le &#8216;ndrine calabresi hanno potuto definire la strategia che ha portato alla proiezione globale della Mafia della <strong>Statale 106 </strong>e alla formazione di un’alleanza strategica con i nuovi cartelli colombiani, sempre più interessati a costruire alleanze finanziarie transnazionali. “I nuovi cartelli colombiani sono addirittura desiderosi di creare joint-venture con la &#8216;Ndrangheta perché sanno che tale collaborazione sarà proficua per entrambe le parti”, osserva Eurispes. “Da parte sua, la &#8216;Ndrangheta rafforza la sua posizione di monopolio nei grandi traffici di cocaina in Europa. I colombiani, d’altro canto, ottengono dai loro nuovi partner la possibilità di penetrare nel mercato europeo minimizzando i rischi”.</p>



<p>Marco Giaconi, politologo e analista geopolitico scomparso nel 2020 ha scritto nel 2000 il fondamentale saggio <strong>“Le organizzazioni criminali internazionali. Aspetti geostrategici ed economici”</strong> in cui ha evidenziato un’ulteriore potenzialità della globalizzazione nell&#8217;abilitare una divisione del lavoro delle Mafie su scala globale. </p>



<p>&#8220;I gruppi criminali, vecchi e nuovi, si sono avvantaggiati (anche diversificando e specializzandosi negli illeciti) a motivo del capitale che hanno accumulato tramite la facilità di riciclarlo in mercati finanziari e immobiliari globali poco regolamentati; ma pure per le opportunità offerte dalle innovative tecnologie informatiche e delle comunicazioni (in particolare, cellulari e internet) anche per criptare messaggi, occultare i traffici e accedere a mercati di massa e globali, anche per effettuare truffe telematiche&#8221;, scriveva con grande anticipazione nel 2014 <strong><a href="https://www.laciviltacattolica.it/articolo/la-globalizzazione-del-crimine-organizzato/">Francesco Occhetta su <em>La Civiltà Cattolica</em></a></strong>. In quest&#8217;ottica, &#8220;ulteriori «fattori facilitanti» (enablers) del crimine transnazionale sono stati le modalità globali di trasporto per mare, terra e aria, in particolare sfruttando i vantaggi dei container e la nascita di innumerevoli zone franche sia legali, per favorire gli investimenti riducendo il carico fiscale e burocratico (ovvero i controlli), sia illegali (come isole, territori secessionistici o di confine)&#8221;</p>



<p>La &#8216;ndrangheta, forte di una <strong>struttura a rete che rende ogni cellula una &#8220;metastasi&#8221; semi-autonoma dal centro</strong> ma rispondente allo stesso criterio di affiliazione identitaria, valoriale e di origine territoriale, ha potuto coordinare la &#8220;<strong>divisione del lavoro</strong>&#8221; dei traffici. Creando non tanto una filiera di interessi quanto una <strong>catena del valore</strong> capace di abilitare un giro d&#8217;affari di 150 miliardi di dollari l&#8217;anno e una ramificazione su cinque continenti. <strong>La &#8216;ndrangheta è la mafia più globalizzata</strong> perché è passata dal coordinare traffici al creare un&#8217;architettura di rete dei sistemi criminali. Passano dalla &#8216;ndrangheta rapporti che vanno dai cartelli colombiani, artefici della nuova invasione di cocaina in Europa, Nord America e nel resto del mondo, alle <strong>organizzazioni della &#8220;finanza nera&#8221; attive nei paradisi fiscali</strong> per arrivare all&#8217;uso delle criptovalute e al rapporto coi gruppi jihadisti e militanti dell&#8217;Africa per il traffico di rifiuti. </p>



<p><strong>Dalla corsa al controllo del territorio</strong>, propria di Cosa Nostra, alla <strong>focalizzazione sul governo dei flussi, che fa la fortuna della &#8216;ndrangheta</strong>: questa la sintesi di trent&#8217;anni di storia delle mafie. Adattatesi alla globalizzazione. E, forse, tra le sue parti costituenti più minacciose. Oggi ancor più di ieri, anche e soprattutto perché ora si spara di meno e si lavora, anche nel crimine, con le logiche del commercio e della tecnologia di frontiera.</p>
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		<title>La strage di Capaci e la stagione delle bombe: tutte le cose che dobbiamo ancora capire</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/la-strage-di-capaci-e-la-stagione-delle-bombe-tutte-le-cose-che-dobbiamo-ancora-capire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 05:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Capaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1536x1031.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 23 maggio 1992, nei pressi dello svincolo per Capaci, sull&#8217;autostrada che dall&#8217;aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, le tre Fiat Croma che componevano il corteo di auto blindate a protezione di Giovanni Falcone e della moglie Francesca Morvillo furono investite dall&#8217;esplosione di 500 chili di tritolo. La prima macchina, quella con gli agenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-strage-di-capaci-e-la-stagione-delle-bombe-tutte-le-cose-che-dobbiamo-ancora-capire.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1536x1031.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 23 maggio 1992, nei pressi dello svincolo per Capaci, sull&#8217;autostrada che dall&#8217;aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, le tre Fiat Croma che componevano il corteo di auto blindate a protezione di <strong>Giovanni Falcone </strong>e della moglie Francesca Morvillo furono investite dall&#8217;esplosione di <strong>500 chili di tritolo</strong>. La prima macchina, quella con gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, venne disintegrata, uccidendo sul colpo gli occupanti. La seconda, quella guidata da Falcone, si schiantò su un muro di asfalto sollevato dalla deflagrazione; la terza, seppur gravemente danneggiata, protesse i tre occupanti: Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo. Ancora oggi, questo attentato viene ricordato come &#8220;strage di Capaci&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ancora troppe ombre</h2>



<p>A distanza di 32 anni e dopo una lunghissima vicenda giudiziaria con due processi e svariati filoni d&#8217;indagine, con ergastoli comminati a mafiosi di primo piano come <strong>Totò Riina</strong>, Pietro Aglieri, <strong>Bernardo Provenzano</strong>, Giuseppe Graviano e molti altri, non è possibile guardarsi indietro e dire con serenità d&#8217;animo che giustizia è stata pienamente fatta. Le zone d&#8217;ombra restano. E sono molte. E ancora oggi fanno paura.</p>



<p>Per la strage di Capaci si è parlato a giusta ragione di<strong> un&#8217;azione militare</strong>. L&#8217;esplosione ha colpito un convoglio in movimento. Certamente non una banalità. Eppure, secondo il racconto degli stessi mafiosi, Brusca, che materialmente premette il pulsante del telecomando per far brillare l&#8217;ordigno, ebbe un&#8217;esitazione dovuta a un improvviso rallentamento delle automobili. Non staremo qui a ripercorrere le centinaia di ipotesi che si addensano su questo evento cardine della storia italiana, con il rischio di cadere nella trappola del revisionismo o del più abusato complottismo. Ci limiteremo a rilevare come soltanto di recente si è tornato a parlare della<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/da-capaci-a-milano-tre-donne-per-tutte-le-stragi.html"> <strong>possibile presenza di una donna</strong></a> nel commando che gestì materialmente l&#8217;attentato. Una donna che &#8211; stando a quella che era la prassi mafiosa negli anni Ottanta/Novanta &#8211; difficilmente era organica a Cosa Nostra. Come di recente si è parlato di un coinvolgimento di <strong>uomini cerniera tra organi di Stato e criminalità organizzata</strong>, come Giovanni Aiello, più noto come <strong>Faccia da mostro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia per la sconfitta</h2>



<p>Di certo, l&#8217;esecuzione di Giovanni Falcone e, il 19 luglio 1992, di Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta, non giovò a Cosa Nostra. Quando ancora oggi si parla di &#8220;attacco allo Stato&#8221;, di &#8220;strategia stragista&#8221;, bisognerebbe chiedersi: di che strategia stiamo parlando? Di <strong>una strategia tanto spettacolare, quanto fallimentare</strong>. Ed è possibile tentare un attacco allo Stato con una strategia fallimentare? Evidentemente sì, perché è quello che è accaduto. Ma allora che tipo di capo era Totò Riina? Come ha potuto pensare di vincere la guerra con lo Stato a suon di bombe, salvo poi portare l&#8217;organizzazione di cui era il vertice allo sfaldamento e alla sconfitta militare? Dovremmo credere che fosse un totale imbecille. E forse è così, ma resta il dubbio che qualcuno possa averlo spinto in quella direzione, convincendolo magari con delle promesse.</p>



<p>Ma allora &#8211; si potrebbe obiettare &#8211; nel momento in cui quelle promesse sono venute meno, quando era ormai chiaro che lo Stato avrebbe vinto e che lui e i suoi accoliti avrebbero passato la vita in regime di 41bis, perché non ha fatto saltare il banco? Per quale motivo non ha trascinato con sé nel baratro gli uomini e le donne con cui <strong>potrebbe aver stretto un patto scellerato</strong>? Le ipotesi sono due: per omertà mafiosa. O perché aveva motivo di temere una rappresaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce a Riina</h2>



<p>Non significherà nulla, ma ricordiamo quando &#8211; dopo un lunghissimo silenzio &#8211; la misteriosa sigla della <strong>Falange armata</strong> tornò a far parlare di sé. Era il 2014. Da quasi vent&#8217;anni l&#8217;oscura organizzazione terroristica, che fino a quel momento aveva rivendicato anche le buche sulle strade di Roma, è silente. L&#8217;apice della sua attività si era avuto tra il 1992 e il 1994. Con questa sigla erano stati rivendicati omicidi, attentati, le bombe di Firenze e Milano. Ancora oggi si discute su chi vi fosse dietro. <strong>Servizi segreti deviati</strong>, si dice. Personaggi legati all&#8217;<strong>organizzazione Gladio</strong>. Uomini della <strong>VII Divisione del Sismi</strong>, su cui si addensarono &#8211; e tutt&#8217;ora si addensano &#8211; i maggiori sospetti. Ad ogni modo, nel 2014 una lettera indirizzata a Riina, recluso in regime di massima sicurezza, arriva al carcere di Opera. &#8220;Chiudi quella maledetta bocca&#8221;, c&#8217;è scritto, &#8220;ricorda che i tuoi familiari sono liberi. Per il resto ci pensiamo noi&#8221;. </p>



<p>Come facevano gli anonimi estensori della missiva a sapere che da qualche mese Riina passava l&#8217;ora d&#8217;aria in compagnia di un altro detenuto con il quale si confidava? Mistero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un quadro incompleto e presenze inquietanti</h2>



<p>Così come un mistero resta il cambio di strategia che, dopo l&#8217;uccisione di Falcone e Borsellino, porta Cosa Nostra a colpire sul continente, prendendo di mira obiettivi decisamente particolari, come gli Uffizi di Firenze e il PAC di Milano. Da chi arrivò il suggerimento? Perché si decise di agire in quelle città e in quegli specifici luoghi? Anche in questo caso, il sospetto che Cosa Nostra abbia avuto un ruolo comprimario è molto forte. Non solo ipotesi giornalistiche, ma diversi testimoni hanno indicato la presenza di almeno una donna nel commando terrorista. Ma ancora oggi, sull&#8217;identità di questa figura femminile resta il mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avviso di garanzia a Mario Mori</h2>



<p>Che la storia delle stragi non sia una storia con cui l&#8217;Italia ha fatto pace nonostante il tempo passato, lo dimostra anche la notizia del 21 maggio diffusa dallo stesso generale <strong>Mario Mori</strong>, già a capo del ROS e poi dei Servizi segreti civili (Sisde), che ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Firenze che l&#8217;ha convocato proprio nel giorno della ricorrenza della strage di Capaci in qualità di &#8220;<strong>indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell&#8217;ordine democratico</strong>&#8220;. Secondo i procuratori fiorentini, Mori era a conoscenza della preparazione degli attentati del 1993, ma non avrebbe fatto nulla per impedirli. Un accusa infamante e tutta da dimostrare, ma che la dice lunga sulla percezione che tanto gli investigatori, quanto l&#8217;opinione pubblica possa aver maturato nel corso del tempo in riferimento a certe vicende. </p>



<p>In generale e per chiudere il cerchio, che un gruppo di &#8220;viddani&#8221;, per quanto feroce, per quanto strutturato, per quanto determinato ad acquisire potere, possa esser passato dagli agguati con la lupara alle bombe in centro a Palermo, Roma, Firenze e Milano, è quanto meno sorprendente. Sia chiaro, esiste una verità processuale. Ma esistono anche tanti, piccoli dettagli che, messi in fila uno accanto all&#8217;altro, compongono un quadro ancora incompleto, ma che lascia intravedere in un angolo, in posizione defilata, discreta, ma pur sempre visibile, figure ancora indefinite. Ma che con Cosa Nostra hanno poco a che fare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosa Nostra, da Corleone alla guerra contro lo Stato</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cosi-e-nata-la-sfida-allo-stato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 08:59:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Capaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="835" height="508" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Maxiprocesso_aula_bunker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Maxiprocesso_aula_bunker.jpg 835w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Maxiprocesso_aula_bunker-600x365.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Maxiprocesso_aula_bunker-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Maxiprocesso_aula_bunker-768x467.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 835px) 100vw, 835px" /></p>
<p>La storia della scalata dei corleonesi serve a capire come è partita la sfida lanciata allo Stato nel 1992.</p>
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<p>Si è spesso dell&#8217;idea che le stragi del 1992, quelle contro<strong> Falcone e Borsellino</strong>, e le stragi del 1993, quelle attuate lungo la penisola, sono figlie della fase storica attraversata dal Paese in quel momento. Di un periodo di profondi contrassegnato dalle condanne del<strong> maxi processo</strong> e dall&#8217;avvio delle inchieste su Tangentopoli. In realtà, la stagione delle stragi altro non è che <strong>una sfida avviata da Cosa Nostra nei confronti dello Stato</strong>.</p>



<p>Forse non di tutto l&#8217;apparato statale, ma di sicuro contro quello che a un certo punto ha deciso di non convivere più con l&#8217;organizzazione mafiosa. E la sfida, che ha rischiato di minare dalle fondamentale l&#8217;autorità dello Stato, ha origini molto lontane. Sia nel tempo, così come nello spazio. Per rintracciarle, occorre andare indietro e tornare fino agli anni dell&#8217;<strong>immediato dopoguerra</strong>, in una Sicilia ancora rurale e in parte attaccata a un sistema retto da proprie e antiche regole sociali e morali. <strong>Una Sicilia che oggi non c&#8217;è più</strong>, sommersa dal fisiologico avanzare degli anni e dei tempi. E da cui è possibile comprendere, a distanza di decenni, cosa a suo tempo non ha funzionato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il triangolo della povertà alle spalle di Palermo</strong></h2>



<p><strong>Rocca Busambra </strong>è un rilievo a pochi passi da <strong>Corleone</strong>. Da qui si domina il paese, situato poco più a Sud, così come il bosco della Ficuzza e tutto l&#8217;agro che scende verso altri comuni stanziati nelle montagne dietro Palermo: Prizzi, Marineo, Godrano, giusto per citarne alcuni. Poi, ancora più a nord, ci sono altre valli e altri terreni, verdi in primavera e gialli in estate, che si diradano a pochi passi dalla<strong> periferia palermitana</strong>: Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato, Monreale, fino ad arrivare agli ettari dell&#8217;area di Partinico e Montelepre.</p>



<p>Toponimi che dicono più di qualcosa quando si parla di mafia. E non è certo un caso: qui, tra gli anni &#8217;40 e gli anni &#8217;50, la vita era molto difficile. La quotidianità era scandita dal lavoro nei campi e nulla più. <strong>Poche prospettive, molta povertà</strong>. Un mix letale per una società fragile, in parte costretta ad adagiarsi a rigide regole provenienti dal mondo rurale.</p>



<p>Rocca Busambra, per l&#8217;appunto, domina su questi paesaggi. Anche questo forse non è un caso. Subito dopo la seconda guerra mondiale, i sentieri di questo rilievo sono diventati il quartier generale di un ex campiere: <strong>Luciano Leggio</strong>, noto erroneamente con il nome di Liggio. È un giovane guardiano dei terreni del suo padrone, <strong>Michele Navarra</strong>. Quest&#8217;ultimo è il boss di Corleone, un padrino atipico: è medico, di buona famiglia, ma controlla tutto. Economia, affari, vita criminale e vita politica, le sue mani sono immerse in ogni sfera della vita corleonese. È il segno tangibile di un territorio dove lo Stato non ha alcuna autorità.</p>



<p>C&#8217;è chi si è ribellato, come <strong>Placido Rizzotto</strong>. Sindacalista vicino ai contadini che chiedono la riforma agraria, nel 1948 verrà gettato proprio da Rocca Busambra. E proprio, secondo alcune ricostruzioni, da Luciano Liggio. Quest&#8217;ultimo, a sua volta, si ribellerà contro il suo “capo”. Tra i sentieri attorno Corleone <strong>è riuscito a formare una banda tutta sua</strong>, autonoma dalla cosca di Navarra. Al suo interno ci sono nomi anch&#8217;essi destinati a dire molto quando si parla di mafia:<strong> Totò Riina, Bennardo Provenzano, i fratelli Bagarella</strong>, solo per citarne alcuni.</p>



<p>Liggio e i suoi “picciotti” sono ambiziosi. Non vogliono più sottostare a un capo, hanno imparato molto da diversi boss rientrati dagli Usa dopo la guerra, i quali hanno insegnato loro “valori” del tutto diversi da quelli della mafia di Navarra. La banda ha patito la fame subito dopo la guerra, adesso ha <strong>fame di rivalsa</strong>. Tra l&#8217;ex campiere e il vecchio boss, nel 1958 è così scoppiata la <strong>faida</strong>: ad avere la peggio è il medico la cui morte avvenuta il 2 agosto di quell&#8217;anno ha dato inizio alla scalata dei corleonesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova mafia degli appalti e della droga</strong></h2>



<p>Corleone però ben presto ha iniziato a stare stretta anche a chi comandava. Liggio e i suoi si sono subito stancati di Rocca Busambra, del contrabbando di sigarette e di carne. Vogliono andare a Palermo: qui la ricostruzione ha dato il via agli <strong>affari sul cemento</strong>, mentre la città nel frattempo è diventata crocevia di <strong>traffici internazionali di droga</strong> e di altri contrabbandi. A Palermo ci sono i soldi, c&#8217;è un&#8217;altra vita. Ma c&#8217;è soprattutto il <strong>potere</strong>, l&#8217;elemento più ricercato da Liggio e dai suoi. E ci sono, tra le altre cose, anche i nuovi boss che, esattamente come i corleonesi, hanno fame di potere (e di soldi).</p>



<p>Tra questi spiccano figure come i fratelli La Barbera e Michele Cavataio. Sono stati principalmente loro ad avviare, tra il 1961 e il 1963, una guerra contro la commissione di cosa nostra guidata dai vecchi boss. Capi come Salvatore Greco, dominus della borgata di <strong>Ciaculli</strong>, alle porte di Palermo. Ancorato alla vecchia mafia e alle vecchie tradizioni di una Sicilia rurale della cui scomparsa, piano piano, se ne stavano accorgendo anche i criminali. Proprio a Ciaculli, il <strong>30 giugno 1963</strong>, l&#8217;Italia ha scoperto il volto più violento di cosa nostra: un&#8217;auto imbottita di esplosivo viene fatta esplodere a pochi passi dalla residenza dei Greco. Muoiono in sette tra artificieri e carabinieri e a Roma si è dato il via a una prima forma di <strong>repressione</strong>.</p>



<p>Le forze dell&#8217;ordine sono arrivate in quell&#8217;anno anche a Corleone: della banda di Liggio, soltanto Bennardo Provenzano è stato in grado di evitare l&#8217;arresto. Ma lo stesso boss e Totò Riina invece vengono catturati e tradotti in carcere. Qui resteranno, assieme ad altre decine di affiliati a cosa nostra, per almeno sei anni. I processi contro la mafia, celebrati a <strong>Catanzaro</strong> e <strong>Bari</strong>, finiranno in un nulla di fatto: tutti assolti, tra prove non trovate e lettere anonime svolazzanti nei corridoi dei tribunali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Totò Riina a capo dei corleonesi</strong></h2>



<p>I periodi di detenzione hanno probabilmente dato maggiore ambizione ai corleonesi. Specialmente a Totò Riina, sempre più presente a Palermo e sempre più assente da Corleone. Di lui molti, all&#8217;interno della consorteria mafiosa, hanno iniziato a parlarne bene. Si differenzia con il &#8220;mentore&#8221; Liggio per un aspetto particolare: non sembra accendersi subito quando qualcosa non va, ha per questo acquisito fama di uno che sa ragionare. Riina però, seguendo la ricostruzione delle sue azioni fatta negli anni successivi nelle indagini, sembra essere animato solo da uno specifico elemento: la <strong>rivalsa</strong>. Una rivalsa contro la fame patita a Corleone e quando saliva a piedi i sentieri di Rocca Busambra.<strong> Contare e farsi rispettare</strong>, con tutti i mezzi e anche con la forza, è il primo obiettivo di Riina. Anzi, forse l&#8217;unico.</p>



<p>Ciò che Liggio ha fatto con Navarra, Riina lo ha ripetuto con il suo stesso mentore criminale: nel 1974, l&#8217;ideatore della banda dei corleonesi è stato pescato a <strong>Milano</strong> dove viveva con un falso nome e con una falsa identità. Anni dopo sarà il primo pentito eccellente di cosa nostra, <strong>Tommaso Buscetta</strong>, a rivelare che, molto probabilmente, i poliziotti sono arrivati a Liggio grazie a una lettera anonima. Lettera redatta di proprio pugno da Totò Riina. Quest&#8217;ultimo, dopo quell&#8217;arresto, è diventato l&#8217;indiscusso nuovo capo dei corleonesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I corleonesi preparano la guerra</strong></h2>



<p>Chi tra i palermitani credeva che Riina volesse accontentarsi di comandare a Corleone, ha commesso un <strong>grosso errore di valutazione</strong>. Ad ammetterlo saranno, sempre negli anni successivi, numerosi boss e gregari passati a collaborare con la giustizia. Liggio si è accontentato di entrare nel gota della gerarchia mafiosa. Riina è voluto andare oltre: dopo aver eliminato Navarra, tolto di mezzo Liggio, adesso toccava<strong> sfidare il potere palermitano</strong>. Quello dei rubinetti d&#8217;oro nelle ville, quello infarcito di soldi grazie al<strong> traffico di cocaina ed eroina</strong>, quello che ha reso la mangiatoia degli appalti quasi una bazzecola difronte al business del narcotraffico. Quello, in poche parole, di <strong>Stefano Bontate</strong>, di <strong>Totuccio Inzerillo</strong> e delle altre famiglie del capoluogo siciliano.</p>



<p>Riina la guerra l&#8217;ha pianificata sul finire degli anni &#8217;70. A raccontare la sua strategia è stato <strong>Salvatore Contorno</strong>, altro importante pentito ed ex braccio destro di Bontate: “Ha infiltrato le famiglie rivali usando propri fiancheggiatori – ha dichiarato in un&#8217;intervista a SpecialeTg1 nel 1988 – corrompeva i fedelissimi dei boss nemici, riusciva a portarseli dalla propria parte. Oppure faceva andare ad abitare mafiosi dei paesi vicino a Corleone a Palermo, così da farli entrare nelle famiglie mafiose palermitane”.</p>



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<p>Il boss corleonese a un certo punto si è ritrovato nella condizione di sapere tutto di tutti e conoscere in anticipo le mosse dei capi rivali. Senza che questi ultimi si fossero mai accorti di avere oramai le spalle al muro. Riina a quel punto non ha dovuto fare altro che dare<strong> l&#8217;ultima spallata ai boss</strong>. E l&#8217;ultima spallata è arrivata quando ha iniziato a sguinzagliare il suo <strong>squadrone della morte</strong> in giro per Palermo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mattanza degli anni &#8217;80</strong></h2>



<p>Il gruppo di sicari si è attivato il<strong> 23 aprile 1981</strong>, giorno in cui è stato ucciso Stefano Bontate. L&#8217;11 maggio successivo, a cadere è stato invece Totuccio Inzerillo. Il vertice palermitano, nel giro di pochi giorni, viene di fatto eliminato. Ma Riina teme la reazione. E allora ha dato <strong>ordine di fare piazza pulita</strong>, facendo iniziare il periodo del terrore palermitano: vengono eliminati familiari, figli, a volte anche mogli o figlie, di tutti i potenziali rivali o di chi già era stato ucciso. Quartiere per quartiere, vicolo per vicolo, casa per casa, lo squadrone della morte di Riina cerca, scova ed elimina chiunque potesse infastidire il boss corleonese. Soltanto a Salvatore Contorno vengono uccisi 17 tra familiari e amici. A Tommaso Buscetta, scappato in Brasile, i sicari elimineranno due figli, il fratello e un elenco molto lungo di parenti e fedelissimi.</p>



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<p>Una vera e propria mattanza, andata avanti fino al 1983 e costata la vita a più di 400 persone. Forse anche mille, secondo alcuni rapporti delle forze dell&#8217;ordine che contemplano soggetti scomparsi e mai più ritrovati. Una violenza spietata con cui Riina è riuscito a prendersi cosa nostra. E analoga violenza verrà poi attuata contro lo Stato e, soprattutto, contro tutti coloro che proveranno a ostacolare lo strapotere dei corleonesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa ci lascia la stagione dei corleonesi</strong></h2>



<p>Una sfida, quella che inizierà con le bombe di Capaci e Via d&#8217;Amelio, partita quindi da molto lontano. Dalle campagne corleonesi, dove un gruppo di criminali ambiziosi ha trovato modo, tempo e spazio per organizzarsi. Con non poche complicità, senza dubbio. Ma sarebbe troppo semplicistico attribuire solo alle connessioni con parti dello Stato l&#8217;avvento del potere corleonese. La sfida partita da Rocca Busambra è stata spinta da altri fattori.</p>



<p>C&#8217;è l&#8217;assenza di uno Stato, la povertà di un territorio, una periferia lasciata fuori dal proprio controllo. C&#8217;è quindi una lezione che forse l&#8217;Italia ha, lentamente e al prezzo di tanti sacrifici, imparato: evitare l&#8217;esistenza di zone d&#8217;ombra per evitare che da lì possano sorgere, come accaduto a Rocca Busambra, i presupposti di una difficile guerra contro la propria autorità e la propria stessa esistenza. </p>
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