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	<title>Lukoil Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lukoil Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chevron entra dove esce Lukoil: Iraq, il petrolio cambia bandiera ma non cambia natura strategica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[Lukoil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il petrolio iracheno non è solo una risorsa energetica: è un campo di battaglia della guerra economica tra Usa e Russia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-entra-dove-esce-lukoil-iraq-il-petrolio-cambia-bandiera-ma-non-cambia-natura-strategica.html">Chevron entra dove esce Lukoil: Iraq, il petrolio cambia bandiera ma non cambia natura strategica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’accordo preliminare tra Iraq e<a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html"> Chevron per lo sviluppo di alcuni dei più </a>importanti giacimenti del Paese, a cominciare dal gigantesco West Qurna 2, non è una semplice operazione industriale. È un passaggio geopolitico di primo piano, perché segnala il trasferimento di <strong>una leva energetica cruciale da un attore russo a un colosso americano</strong>, dentro una delle aree più sensibili del sistema petrolifero mondiale. Quando un giacimento che vale circa lo 0,5 per cento dell’offerta globale e quasi il 10 per cento della produzione irachena cambia regia, non si muove soltanto un contratto: si muove un pezzo dell’equilibrio tra potenze.</p>



<p>L’uscita di Lukoil non nasce da una libera scelta di mercato, ma <strong>dall’effetto diretto delle sanzioni americane contro la Russia.</strong> Questo è il punto essenziale. La guerra in Ucraina continua a produrre conseguenze non solo sul fronte militare europeo, ma anche nelle geografie dell’energia mediorientale. In altre parole, Baghdad si ritrova a gestire nel proprio sottosuolo una ricaduta concreta dello scontro tra Washington e Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sovranità energetica irachena resta condizionata</h2>



<p>Formalmente, il governo iracheno ha nazionalizzato West Qurna 2, trasferendolo temporaneamente alla Basra Oil Company. Ma la sostanza è più complessa. Il passaggio alla compagnia statale non rappresenta un pieno recupero di sovranità, bensì <strong>una fase ponte verso una nuova assegnazione, questa volta a Chevron.</strong> Il fatto che la compagnia americana ottenga un diritto esclusivo di negoziazione per un anno mostra che lo Stato iracheno non sta tanto riconquistando autonomia, quanto ridefinendo il proprio rapporto di dipendenza da un partner esterno più compatibile con il quadro politico imposto dagli Stati Uniti.</p>



<p>Qui si vede tutta l’ambiguità del modello iracheno. Baghdad possiede le risorse, ma la gestione, la tecnologia, la finanza e persino la continuità operativa dei grandi campi restano largamente subordinate alle logiche delle major internazionali e ai rapporti di forza geopolitici. <strong>L’Iraq può cambiare interlocutore, ma non può ancora emanciparsi davvero</strong> dalla necessità di affidarsi a un grande attore straniero per garantire stabilità produttiva e investimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Washington consolida la presa su Baghdad</h2>



<p>La presenza di alti funzionari statunitensi alla firma, insieme al ruolo politico sempre più visibile di emissari americani, chiarisce che questa intesa è parte di una strategia più ampia. Gli Stati Uniti non stanno solo agevolando l’espansione di una propria compagnia energetica: <strong>stanno rafforzando la loro presenza nel cuore dell’economia irachena</strong>, cioè nel settore che regge quasi per intero il bilancio dello Stato.</p>



<p>Se <strong>il 90 per cento delle entrate pubbliche irachene dipende dalle vendite di greggio,</strong> allora chi entra nei campi petroliferi entra, indirettamente, nel circuito vitale della stabilità politica nazionale. Questo conferisce all’accordo una portata che va oltre l’energia: Chevron non è soltanto un investitore, ma uno strumento di penetrazione economica e di consolidamento dell’influenza americana in un Paese dove gli Stati Uniti vogliono limitare, al tempo stesso, il peso russo e la profondità strategica iraniana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più investimenti, ma a quale prezzo</h2>



<p>Dal punto di vista economico, <strong>l’intesa può apparire vantaggiosa per Baghdad. </strong>Chevron dispone di capitale, esperienza e capacità tecnica per rilanciare campi maturi o complessi, e per aprire nuove aree esplorative. In un Paese che ha un disperato bisogno di entrate stabili, maggiore efficienza produttiva significa più esportazioni, più liquidità fiscale e, almeno sulla carta, una maggiore capacità di spesa pubblica.</p>



<p>Ma qui emerge il punto delicato. Chevron avrebbe chiesto rendimenti migliori come condizione per prendere in carico West Qurna 2. Questo significa che <strong>l’Iraq, per attrarre il nuovo gestore, dovrà probabilmente concedere condizioni economiche più favorevoli. </strong>In termini concreti: quote, margini, remunerazione o meccanismi contrattuali più generosi. Dunque il rischio è evidente. Baghdad potrebbe sì ottenere continuità produttiva e investimenti, ma al prezzo di una minore convenienza economica nel lungo periodo. In un sistema così dipendente dal greggio, ogni punto ceduto nei rendimenti ai partner esteri pesa direttamente sulla sostenibilità del bilancio statale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita oltre West Qurna 2</h2>



<p>L’accordo non riguarda solo West Qurna 2. Nasiriyah, i blocchi esplorativi di Dhi Qar e il campo di Balad indicano che Chevron non entra in Iraq per una singola operazione, ma per costruire una piattaforma estesa nel Sud e nel Nord del Paese. Questa estensione territoriale è fondamentale, perché crea una presenza integrata che può incidere non solo sulla produzione, ma sulla futura architettura energetica irachena.</p>



<p>Dal punto di vista geoeconomico, ciò significa che <strong>gli Stati Uniti stanno cercando di collocarsi in una posizione dominante dentro uno dei principali produttori dell’OPEC,</strong> sfruttando il vuoto lasciato dalla Russia. Non è solo una sostituzione societaria. È una riconfigurazione della mappa energetica regionale, in cui il capitale americano prende il posto del capitale russo e consolida un’influenza destinata a riflettersi anche su scelte infrastrutturali, flussi commerciali e margini negoziali di Baghdad verso altri partner.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vittoria tattica per gli Usa, test strategico per l’Iraq</h2>



<p>Sul piano geopolitico, <strong>l’operazione è una vittoria tattica per gli Stati Uniti. </strong>Riescono a colpire indirettamente un attore russo, a rafforzare un proprio campione industriale e a consolidare il legame con un Paese chiave del Golfo allargato. Sul piano iracheno, però, l’accordo è molto più di una buona notizia economica: è un test di maturità strategica.</p>



<p>Se Baghdad saprà usare l’ingresso di Chevron per aumentare la produzione senza consegnare troppo potere contrattuale e senza trasformare la propria dipendenza energetica in dipendenza politica, allora potrà trarre vantaggio dall’operazione. Se invece l’intesa si tradurrà in una nuova subordinazione a un grande attore esterno, allora il cambio di bandiera nei giacimenti non avrà modificato il problema di fondo: l’Iraq continuerà a essere ricchissimo di petrolio, ma povero di autonomia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il petrolio come terreno della guerra economica</h2>



<p>Il significato ultimo di questo accordo sta proprio qui. Il petrolio iracheno non è solo una risorsa energetica: <strong>è un campo di battaglia della guerra economica </strong>contemporanea. Le sanzioni contro Mosca, il ritiro di Lukoil, l’arrivo di Chevron, le autorizzazioni americane necessarie e il peso decisivo del greggio sul bilancio di Baghdad dimostrano che il mercato non agisce mai da solo. Dietro i contratti ci sono sempre rapporti di forza, strumenti di pressione, strategie di influenza.</p>



<p>Per questo l’intesa con Chevron va letta come molto più di una firma industriale. È il segnale che il nuovo disordine globale passa anche dai pozzi di Bassora e di Dhi Qar. E che, ancora una volta, l’Iraq resta il luogo dove energia, potenza e dipendenza si intrecciano in modo inestricabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-entra-dove-esce-lukoil-iraq-il-petrolio-cambia-bandiera-ma-non-cambia-natura-strategica.html">Chevron entra dove esce Lukoil: Iraq, il petrolio cambia bandiera ma non cambia natura strategica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 14:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p>Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri. Gli scenari in evoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html">Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dopo le <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/trump-sanziona-i-colossi-russi-dellenergia-per-salvare-il-petrolio-americano.html">sanzioni statunitensi a Lukoil e Rosneft</a></strong>, primi colossi russi colpiti da Washington nel secondo mandato di Donald Trump, il grande gioco mondiale del <strong>petrolio tra gli Usa, Mosca</strong> e gli altri attori globali coinvolti è accelerato. In tal senso, è ben importante calibrare il gioco delle aspettative dei governi e dei cartelli, come l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">Opec+</a>, con quelle delle compagnie private e del mercato. <strong>Geopolitica, corsa ai profitti e nuove rotte di fornitura</strong> si mescolano in un intreccio complesso. In tal senso è bene sottolineare alcune notizie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Exxon e Chevron, produzione record</h2>



<p>Innanzitutto, nonostante una lunga fase di <strong>prezzi bassi i colossi americani hanno aumentato la produzione</strong>. <a href="https://www.ft.com/content/ff14900d-a66d-4cd4-94a2-d92891523b25">Lo segnala il <em>Financial Times</em> sottolineando</a> come tanto Chevron quanto Exxon, nonostante profitti in calo (3,5 miliardi di dollari per Chevron contro 4,5 miliardi di previsione nel terzo trimestre del 2025, 7,5 per Exxon contro aspettative per 8,6 miliardi) abbiano potenzialo la loro produzione su scala globale aggiungendo oltre 400mila barili al giorno e toccando rispettivamente 4,1 e 4,8 milioni di barili estratti ogni giorno espandendo l&#8217;attività tra Usa, Kazakistan (Chevron),<a href="https://it.insideover.com/energia/la-guyana-si-fa-ricca-con-il-greggio-estratto-da-americani-e-cinesi.html"> Guyana </a>(Exxon). </p>



<p>Le <strong>prospettive di prezzo in calo</strong> nei mesi scorsi non sono state nemmeno ribaltate dall&#8217;assalto di <strong>Donald Trump ai colossi russi,</strong> con sanzioni durissime e prospettive di ulteriori tagli di quote di mercato. The Donald sperava di spingere a una fiammata al rialzo per il greggio americano così da mantenere attivo il costoso shale oil a stelle e strisce. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lukoil vende fuori dalla Russia</h2>



<p>A raffreddare queste dinamiche ci ha pensato una delle due aziende sanzionate, Lukoil, che per evitare <strong>crisi di liquidità</strong> ha deciso prontamente di dismettere a tempo di record le sue attività fuori dalla Russia, evitando che potessero essere tagliate fuori dal sistema di domanda e offerta in cui, peraltro, Mosca <strong>vuole giocare da equilibratore in sede Opec+</strong>.</p>



<p><a href="https://www.politico.eu/article/lukoil-sells-off-foreign-assets-after-punishing-us-sanctions/">Lukoil ha venduto al trader svizzero Gunvor, </a>basato a Ginevra. L&#8217;azienda in questione ha un consistente background russo, essendo stata fondata da Gennadij Timchenko, oligarca vicino a Vladimir Putin, che è uscito da Gunvor dopo l&#8217;invasione russa della Crimea, che portò l&#8217;Unione Europea e gli Usa a sanzionarlo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I prezzi e l&#8217;Opec</h2>



<p><strong>Formalmente è stato rispettato il principio di disaccoppiamento</strong> tra la Lukoil e le attività estere, e questo ha contribuito a riportare attorno quota 60 dollari al barile i prezzi. Si torna a una situazione di mercato dominata dalla <strong>sovraproduzione e da una domanda relativamente anemica</strong>, eppure i colossi, specie quelli americani, trivellano pesantemente. Questa situazione è stata analizzata <a href="https://www.nytimes.com/2025/10/31/business/energy-environment/exxon-mobil-chevron-earnings.html">dal <em>New York Times</em>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Arabia Saudita e gli altri membri dell&#8217;OPEC Plus si incontreranno domenica per valutare l&#8217;immissione di più petrolio sul mercato. Nel complesso, l&#8217;offerta globale aumenterà di circa il 2,1% quest&#8217;anno, nonostante la domanda cresca solo dello 0,9%, secondo le stime di Ubs. La persistenza del settore nonostante i prezzi più bassi riflette il fatto che le trivellazioni rimangono redditizie per molte aziende. E molti dirigenti ritengono che la domanda recupererà relativamente in fretta, forse già l&#8217;anno prossimo.</p>
</blockquote>



<p>Il <strong>grande gioco è innanzitutto un gioco di aspettative</strong>. Si ritiene che l&#8217;Asia continuerà a essere il motore della domanda mondiale di greggio; che nuove distensioni superino il clima di guerra commerciale in atto; si sconta, senza dirlo, la prospettiva che alcuni fornitori (Iran e <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-venezuela-cresce-la-tensione-nei-caraibi.html">Venezuela</a>) restino confinati dal paniere del mercato per ragioni geopolitiche; si punta su strategie precise e su scommesse al tempo stesso. </p>



<p><strong>Insomma, la partita del petrolio è un grande tiro alla fune</strong>. I russi cedono spazio per guadagnare tempo, gli americani scommettono sul successo delle sanzioni e sulla capacità dei loro capitali e delle loro aziende di creare occasioni di mercato. Tutto si gioca sul filo di ogni transazione e vendita. Ed economia e geopolitica si sommano in una partita che sarà a somma zero visto le grandi rivalità in atto.</p>



<p><strong><em>Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></p>
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		<title>La vittoria di Orban: l&#8217;Ucraina lascia passare il petrolio russo diretto all&#8217;Ungheria</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-vittoria-di-orban-lucraina-lascia-passare-il-petrolio-russo-diretto-allungheria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 08:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Lukoil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1696" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844.jpg 1696w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-1024x570.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-1536x855.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1696px) 100vw, 1696px" /></p>
<p>La vittoria di Orban: il petrolio russo per Budapest potrà passare dall'Ucraina. L'Ungheria incassa l'ok alla sua posizione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-vittoria-di-orban-lucraina-lascia-passare-il-petrolio-russo-diretto-allungheria.html">La vittoria di Orban: l&#8217;Ucraina lascia passare il petrolio russo diretto all&#8217;Ungheria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1696" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844.jpg 1696w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-1024x570.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802083051155_34e487f0c4d2c080885be7b805afbd2c-e1722586216844-1536x855.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1696px) 100vw, 1696px" /></p>
<p><strong>Viktor Orban</strong> e l&#8217;<strong>Ungheria</strong> hanno ottenuto un risultato positivo nella giornata del 10 settembre dopo che anche dall&#8217;<strong>Ucraina</strong> è arrivato il via libera definitivo al transito sul suo territorio del petrolio venduto da Lukoil a Budapest e passante per gli oleodotti ucraini.</p>



<p>Il 30 agosto Kiev aveva annunciato che si sarebbero ammorbidite le posizioni sul bando estivo al transito del petrolio di cui Budapest, assieme alla Slovacchia, ha bisogno per rifornire la sua economia e le sue scorte. <strong>Il governo di Kiev</strong> denunciava che Lukoil, colosso russo dell&#8217;energia, controllasse le infrastrutture nel Paese invaso nel febbraio 2022 dall&#8217;esercito di Vladimir Putin e che Budapest e Bratislava contribuissero a <strong>bypassare le sanzioni europee a Mosca</strong>.</p>



<p>L&#8217;oleodotto Druzhba, risalente all&#8217;epoca sovietica, è oggigiorno l&#8217;ultima grande infrastruttura esistente capace di trasportare dalla Russia prodotti petroliferi via terra verso l&#8217;Europa. 250mila barili al giorno, per una massa di greggio pari a 1,1 milioni di tonnellate al mese, passavano per l&#8217;infrastruttura prima dello stop ordinato da Kiev il 18 luglio. Circa il 90% del totale riforniva l&#8217;Ungheria e, secondariamente, la Slovacchia che ha partecipato all&#8217;iniziativa.</p>



<p>L&#8217;accordo trovato da Kiev, Budapest e Bratislava prevede che l&#8217;oleodotto Druzhba ora passi sotto il <strong>controllo dell&#8217;operatore ungherese Mol, basato a Budapest</strong>. Mol comprerà da Lukoil il petrolio in Russia e lo farà transitare attraverso l&#8217;infrastruttura. E sarà Mol a pagare i <strong>diritti di transito all&#8217;Ucraina</strong>. </p>



<p>Sostanzialmente, questo accordo è una vittoria per Orban, che vede ripristinata la possibilità di un&#8217;eccezione ungherese nel mercato energetico al prezzo di un <strong>passaggio del rischio d&#8217;impresa sul transito</strong> del greggio dalla Russia all&#8217;Europa. E sostanzialmente <strong>pone il sigillo di Kiev</strong> a un fattore molto spesso contestato dall&#8217;Ucraina: l&#8217;accettazione di una &#8220;terza posizione&#8221; ungherese nel quadro euroatlantico verso Mosca. <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-senza-freni-zelensky-putin-xi-jinping-e-ora-la-nato-il-sovranista-ha-dato-gli-otto-giorni-alla-guerra.html"><strong>Budapest</strong> </a>non può azzerare il peso sanzionatorio verso Mosca, essendo membro dell&#8217;Unione Europea, come si può permettere la Turchia. Ma ha preso una via autonoma scegliendo in che misura aderire alle misure di contenimento contro Mosca e conquistando un&#8217;eccezione.</p>



<p><a href="https://www.politico.eu/article/ukraine-russian-oil-hungary-mol-lukoil-sanctions/">Come riporta <em>Politico.eu</em>, infatti,</a> &#8220;&#8216;l&#8217;Ungheria è autorizzata a importare petrolio russo in base a un&#8217;eccezione di sanzioni ricevuta due anni fa. L&#8217;eccezione era intesa come misura temporanea, ma l&#8217;Ungheria ha effettivamente aumentato le importazioni di petrolio<strong> tramite l&#8217;oleodotto ucraino del 50% dal 2021. <a href="https://www.politico.eu/article/viktor-orban-russia-hungary-oil-budapest-imports-europe/">Anche MOL ha visto i profitti salire a livelli record</a></strong> . Budapest, che sta affrontando una crisi economica, ha beneficiato delle pesanti tasse pagate dall&#8217;azienda&#8221;. <strong>Ora l&#8217;eccezione è sostanzialmente diventata regola</strong> per l&#8217;Ucraina, che ha bisogno di evitare veti ungheresi al sostegno nei suoi confronti nelle prossime sedute delle autorità europee. E spera, con questo via libera, di <strong>mostrarsi aperta a concessioni a Orban</strong>. Anche il premier slovacco <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/vuoi-fare-la-fine-di-fico-un-messaggio-ue-al-premier-ribelle-della-georgia.html">Robert Fico</a></strong> può tirare un sospiro di sollievo: per Budapest e Bratislava l&#8217;inverno sembra al riparo dal rischio di una crisi energetica. Mentre l&#8217;Ue dovrà venire a patti col fatto che certe vie autonome alla gestione degli scenari ucraini si fanno sempre più strutturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-vittoria-di-orban-lucraina-lascia-passare-il-petrolio-russo-diretto-allungheria.html">La vittoria di Orban: l&#8217;Ucraina lascia passare il petrolio russo diretto all&#8217;Ungheria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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