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	<title>Kirkuk Archives - InsideOver</title>
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	<title>Kirkuk Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-dei-peshmerga/il-fronte-puntata-1-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 10:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="985" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg 985w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-768x519.jpg 768w" sizes="(max-width: 985px) 100vw, 985px" /></p>
<p>Siamo tornati in Kurdistan. Anche questa volta in viaggio tra i fronti che dividono questo piccolo paese dai territori controllati dallo Stato Islamico. Ci concentriamo nella zona di Kirkuk, una città che in passato è stata al centro del processo di &#8220;arabizzazione&#8221; fortemente voluto dall&#8217;ex Ra&#8217;is Saddam Hussein: case, scuole e massicci investimenti pubblici per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-dei-peshmerga/il-fronte-puntata-1-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="985" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi.jpg 985w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1444044152-peshmerga-curdi-768x519.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 985px) 100vw, 985px" /></p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/pw9XprBISOk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Siamo tornati in Kurdistan. Anche questa volta in viaggio tra i fronti che dividono questo piccolo paese dai territori controllati dallo Stato Islamico. Ci concentriamo nella zona di Kirkuk, una città che in passato è stata al centro del processo di &#8220;arabizzazione&#8221; fortemente voluto dall&#8217;ex Ra&#8217;is Saddam Hussein: case, scuole e massicci investimenti pubblici per attirare più arabi possibile a vivere in quella che storicamente era ed è una città curda. Ma capita spesso che la storia si faccia da parte davanti al pragmatismo dei presidenti. Naft al-&#8216;arab li l-&#8216;arab!, il petrolio degli arabi è per gli arabi! Il nazionalista Al-Turayqi urlava questo slogan sul finire degli anni &#8217;70, ma da queste parti è rimasto particolarmente in voga nonostante i tanti anni passati, prova di come la storia possa essere riscritta a proprio uso, soprattutto quella di Kirkuk, una città che si estende su un vero e proprio letto di petrolio e che per questo l&#8217;ISIS sogna di conquistare.</p>
<p>Da queste parti si contano più raffinerie che bar e l&#8217;odore di benzina è una presenza costante, causa di forti mal di testa la sera. Nel giugno del 2014 la città è tornata sotto il controllo più o meno totale delle forze curde. Lo stesso periodo in cui le città arabe cadevano una dietro l&#8217;altra e l&#8217;esercito iracheno armato e addestrato dagli Stati Uniti preferiva darsela a gambe, regalando all&#8217;ISIS terreno e armi.</p>
<p>Oggi a Kirkuk si parla quasi solo curdo e basta chiedere un po&#8217; in giro per sentirsi rispondere che &#8220;mai e poi mai tornerà in mano agli arabi&#8221;. La città si trova a 250km dalla capitale dell&#8217;Iraq Baghdad ed è nel mezzo tra i due più grandi centri curdi: Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno e Sulaymanyah, seconda città del paese. É a Kirkuk che si inizia a percepire la tensione. <img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2941" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2015/12/Image00009.jpg" alt="Image00009" width="1202" height="802" /> Gli arresti di terroristi dello Stato Islamico sono all&#8217;ordine del giorno; gli attentati non sono rari e morire in mezzo ad una rotonda in macchina non è una circostanza così remota. Inoltre basta riflettere qualche istante per rendersi conto che i fronti più caldi che fanno da confine con il Califfato sono poche decine di chilometri. Noi decidiamo di visitarne qualcuno: Maryam Bag e Tel Warad sono le prime linee che raggiungiamo. Il viaggio in macchina da Kirkuk è breve, ma dobbiamo attendere il permesso da parte del peshmerga in comando per raggiungere le postazioni a pochi metri dalle bandiere nere.</p>
<p>Mano a mano che si procede le macchine civili spariscono per fare spazio a mezzi militari e check point. Calpestiamo il terreno che fino a qualche mese fa era in mano all&#8217;ISIS. Si aprono di fronte a noi immensi spazi da poco conquistati dai peshmerga. Il militare che ci accompagna ci racconta di come i terroristi scavino tunnel sottoterra per sbucare dall&#8217;altra parte e attaccare di sorpresa la base curda: &#8220;Vengono fuori all&#8217;improvviso, in mezzo ai campi&#8221;. L&#8217;atmosfera a Tel Warad è pesante, i militari sono pochi e l&#8217;idea che un terrorista sbuchi all&#8217;improvviso da dietro una pianta fa gelare il sangue. Andiamo avanti, fino a raggiungere la prima linea. Una ventina di soldati sta dietro i sacchi riempiti di terra e controlla i movimenti dall&#8217;altra parte. Le postazioni dell&#8217;ISIS sono a pochi metri e i conflitti a fuoco non sono rari. <img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2942" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2015/12/Image00010.jpg" alt="Image00010" width="1203" height="802" /> &#8220;Non sono veri e propri combattimenti. Quelli non li abbiamo da più di un mese, ma quasi tutti i giorni ci sono conflitti a fuoco&#8221;, ci spiega il comandante. Veniamo invitati a bere tè e a fermarci per la cena. Decidiamo di rimanere un po&#8217; a parlare. Sembrano tutti contenti di dirci la loro: &#8220;Come peshmerga guadagno molto poco. Sono soldi che non bastano a mantenere la mia famiglia. Ma mi sento obbligato a fare qualcosa, questa è la mia terra, non posso lasciarla in mano ai terroristi&#8221; racconta un giovane peshmerga. Il comandante ci spiega che le armi sono poche e che presto saranno finite anche le munizioni: &#8220;Tutto quello che ci è arrivato da fuori sono questi fucili tedeschi, ma purtroppo non abbiamo i mezzi per respingere gli attacchi suicidi.</p>
<p>Quelli (i terroristi) riempiono le macchine di esplosivo. Un &#8220;martire&#8221; alla guida può arrivare facilmente fino a qui, ma noi non abbiamo nulla per respingere attacchi di questo tipo&#8221;. Il comandante ritrova il sorriso quando gli chiediamo se sa cosa l&#8217;Italia sta facendo in Kurdistan: &#8220;Siamo molto grati all&#8217;Italia per quello che sta facendo. Sappiamo che i vostri sono venuti ad addestrare i peshmerga. Questa cosa ci riempie di orgoglio&#8221;. E&#8217; ora di andare, la luce tra poco sarà poca e l&#8217;idea di tornare indietro al buio non ci entusiasma. Salutiamo e ringraziamo per l&#8217;ospitalità. Ma prima di andare un soldato mi ferma e mi chiede: &#8220;Potresti mica regalarmi i tuoi calzini?&#8221;</p>
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		<title>Quale futuro per il Kurdistan iracheno?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quale-futuro-kurdistan-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 08:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nonostante il terromoto scaturito dal referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e convocato da Masud Barzani sembra, dopo qualche scossa di assestamento (vedi i fatti di Kirkuk ), essersi placato, le elezioni che si terranno quest’anno a Erbil saranno decisive per capire la direzione che la leadership curda vuole far prendere al paese. Il 2017 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quale-futuro-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nonostante il terromoto scaturito dal <strong>referendum per l’indipendenza</strong> del Kurdistan iracheno e convocato da Masud Barzani sembra, dopo qualche scossa di assestamento (vedi i fatti di <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum/" target="_blank" rel="noopener">Kirkuk</a> ), essersi placato, le elezioni che si terranno quest’anno a Erbil saranno decisive per capire la <strong>direzione</strong> che la leadership curda vuole far prendere al paese. Il 2017 è stato un anno tumultuoso per i curdi iracheni, ma il 2018 sarà cruciale. Dopo il referendum per l’indipendenza, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, <strong>Barzani</strong>, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante <strong>Kirkuk</strong>, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su <em><a style="color: #0000ff;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank" rel="noopener">Gli Occhi della Guerra</a></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico. A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di <strong>Jalal Talabani </strong>&#8211; leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione &#8211; scomparso i primi di ottobre. Inoltre a inizio novembre il partito aveva l’intenzione di sciogliere il politburo e sostituirlo con un comitato composto da 11 membri, che sarebbero dovuti essere guidati dall’ex vice-presidente del Kurdistan iracheno <strong>Kosrat Rasul</strong>; il piano però non si è concretizzato perché Rasul si è ammalato ed è stato portato in <strong>Germania</strong> dove ha ricevuto cure per circa due mesi, per poi tornare in Kurdistan lo scorso sabato.</p>

<p>Intervistato dalla testata curda <a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/08012018" target="_blank" rel="noopener">Rudaw</a> Mala Bakhtiyar, politico dell’Unione Patriottica, ha confermato che anche se non è ancora certa la data precisa delle <strong>elezioni curde</strong>, quasi sicuramente saranno fissate in un giorno che va dal <strong>5 al 15 marzo</strong>. Nella lunga intervista tra i tanti temi è stata discussa in particolare la questione relativa al controllo sui peshmerga, che storicamente sono divisi tra i due partiti principali, a loro volta controllati dalle due famiglie Barzani e Talabani. Bakhtiyar afferma che il PUK, comunque vadano le elezioni di marzo, continuerà ad amministrare sia i combattenti <strong>peshmerga</strong> che le forze di sicurezza e di intelligence che operano nelle aree sotto il controllo dell’Unione Patriottica. La questione relativa al controllo sulle milizie dei peshmerga è di cruciale importanza: già a ottobre, durante l’avanzata dell’esercito iracheno per riprendere il controllo di Kirkuk, erano scoppiate grandi polemiche a seguito della notizia che i peshmerga che rispondono alla famiglia Talabani avessero abbandonato la loro postazione a Kirkuk <strong>senza opporre resistenza</strong>, così da far entrare l’esercito iracheno e le milizie sciite in uno degli avamposti più importanti per Erbil, con il chiaro intento di destabilizzare i piani di Barzani.</p>

<p>Le elezioni parlamentari e provinciali si avvicinano e secondo le prime proiezioni il PUK è destinato a perdere tra il <strong>10 e il 15%</strong> dei voti e l’affermazione di Bakhtiyar “la forza e l&#8217;influenza del PUK nella regione del Kurdistan non dipendono da quanti voti riceverà alle prossime elezioni” non fa ben sperare in un futuro prossimo di stabilità politica all’interno dei confini sotto il controllo della Regione autonoma del Kurdistan. <strong>“Nessuno può prendere una decisione sul destino della regione del Kurdistan senza l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan”</strong>, ha concluso il politico curdo. Alla domanda se pensa che questo messaggio di avvertimento possa essere in contrasto con un pacifico e democratico trasferimento di potere, Bakhtiyar ha detto che il PUK non accetta che in Kurdistan si stia pensando di disarmare i peshmerga sotto il controllo del partito di cui fa parte: &#8220;Abbiamo istituito delle forze armate molto importanti per la regione e quindi nessuno può permettersi di disarmarci.&#8221;</p>

<p>Riguardo all&#8217;elezione di un nuovo leader per il partito, ha detto che il PUK deve trovare una nuova formula per affrontare le sfide del futuro: infatti dopo la morte di Talabani – teoricamente &#8211; nessuno può assumere il ruolo di segretario generale del partito. Quando gli viene chiesto cosa pensi di <strong>Qubad Talabani</strong>, figlio minore di Jalal, dice che come rappresentante dell’Unione Patriottica negli Stati Uniti ha svolto un ottimo lavoro e che le sue capacità sono fuori discussione. Ora bisognerà attendere e vedere che tipo di novità ci saranno ora che è tornato il vice-presidente Rasul in Kurdistan. Per ora l’unica certezza, mentre le elezioni di marzo si avvicinano, è che le divisioni interne che contraddistinguono i rapporti tra i curdi rappresentino da sempre il peggior nemico e ostacolo a un Kurdistan politicamente autonomo.</p>
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		<title>Stati Uniti e Russia si spartiscono  il petrolio del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 17:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deir Ezzor]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
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		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>La Russia dovrà infine scendere a un compromesso con gli Stati Uniti per la stabilità del Medio Oriente. La netta vittoria sul campo ottenuta dall’asse Mosca-Damasco-Teheran ai danni dell’estremismo sunnita dovrà comunque fare i conti con la presenza americana nella regione. In quest’ottica il petrolio diventa merce di scambio diplomatica, in qualche modo garante di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html">Stati Uniti e Russia si spartiscono  il petrolio del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>La Russia dovrà infine scendere a un compromesso con gli Stati Uniti per la stabilità del Medio Oriente. La netta vittoria sul campo ottenuta dall’asse Mosca-Damasco-Teheran ai danni dell’estremismo sunnita dovrà comunque fare i conti con la presenza americana nella regione. In quest’ottica il petrolio diventa merce di scambio diplomatica, in qualche modo garante di un equilibrio che risulta ancora fragile.</p>
<p>La Russia compra l&#8217;oro nero del Kurdistan</p>
<p>Riportava la <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-iraq-kurds-rosneft/russias-rosneft-to-take-control-of-iraqi-kurdish-pipeline-amid-crisis-idUSKBN1CP16L">Reuters</a></em> la settimana scorsa che la compagnia petrolifera statale russa, Rosneft, stava recitando un ruolo da protagonista nel Kurdistan iracheno. Nonostante l’esito esplosivo del Referendum sull’indipendenza, l’azienda di Stato russa non ha perso tempo per raggiungere un accordo con le autorità regionali curde circa il futuro controllo dell’oleodotto che attraversa la Regione. Rosneft dovrebbe infatti, in breve tempo, arrivare al controllo del 60% del traffico gestito dall’oleodotto, mentre il restante 40% rimarrebbe sotto la gestione del Kar Group, l’azienda petrolifera curda.</p>

<p>L’accordo è in realtà il risultato di un lungo avvicinamento tra la Russia e le autorità curde. Nelle sale governative di Mosca non si è mai infatti nascosto un sentimento di simpatia verso le aspirazioni indipendentiste curde. D’altra parte la Rosneft lavora da più di un anno nella Regione del Kuridstan iracheno. Prima ancora dell’accordo sul controllo dell’oleodotto, il colosso russo ha avuto modo di firmare contratti nella regione per un totale di 1,2 miliardi di dollari, oltre a 400 milioni di dollari investiti per l’esplorazione di cinque nuove piattaforme potenzialmente ricche di oro nero. La Russia adesso invoca un accordo tra Baghdad e il Kurdistan così da tutelare i propri investimenti nella regione.</p>
<p>Gli americani conquistano il più grande pozzo di petrolio siriano</p>
<p>Pare però che il successo petrolifero russo sia arrivato in concomitanza con un equivalente risultato raggiunto dalla parte americana. Il <em><a href="https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/us-led-coalition-says-it-has-captured-syrias-biggest-oil-field-from-islamic-state/2017/10/22/221b86bc-b734-11e7-9b93-b97043e57a22_story.html?utm_term=.34c7305baa00">Washington Post</a></em> dava notizia come il comando militare USA in Siria abbia aiutato l’alleato curdo alla riconquista della piattaforma petrolifera di al-Omar, situata nella provincia di Deir Ezzor. Si tratta invero della più ricca fonte di petrolio di tutto il territorio siriano, con una capacità di produzione di<a href="https://www.almasdarnews.com/article/even-syrias-al-omar-oil-fields-kurdish-forces-lose-150-times-oil-iraq/"> circa </a>7.500 barili al giorno. Un bel colpo messo a segno dalla coalizione a guida americana che per mezzo dei suoi alleati curdi siriani ha messo così le mani su una delle principali risorse economiche dei jihadisti di Daesh.</p>

<p>Risulta tuttavia particolare la coincidenza temporale tra la conquista del pozzo siriano di al-Omar e l’accordo raggiunto tra Rosneft e l’amministrazione curdo-irachena. Così come sembra particolare l’ormai assestamento dell’aviazione russa e dell’esercito siriano proprio nella regione di Deir Ezzor. Dalla fine di settembre non si sono più registrate infatti offensive portate avanti dalla coalizione supportata da Mosca. Una strategia particolare che ha permesso dall’altra parte ai curdi siriani di raggiungere proprio la piattaforma petrolifera di al-Omar.</p>
<p>La stabilità del Medio Oriente passa dalla spartizione del petrolio</p>
<p>Sembra dunque un’operazione sottobanco di diplomazia fata tra Mosca e Washington per spartirsi le risorse petrolifere della regione e mantenere un equilibrio di facciata. Una divisione che comunque favorisce la parte russa, considerato che nel Kurdistan iracheno si producono 1,2 milioni di barili al giorno, contro i già citati 7.500 della piattaforma siriana. Più che equo scambio sembra dunque un contentino dato a Washington affinché garantisca il mantenimento di un difficile equilibrio nella regione. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html">Stati Uniti e Russia si spartiscono  il petrolio del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html</link>
		
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		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a Kirkuk il 16 ottobre &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi/" target="_blank">Kirkuk il 16 ottobre</a> &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando i curdi se ne erano andati da Kirkuk senza intraprendere scontri a fuoco, <strong>questa volta i peshmerga hanno risposto all’avanzata delle forze fedeli a Baghdad</strong> e hanno distrutto &#8211; secondo quanto afferma un comunicato stampa della <a href="http://www.presidency.krd/english/articledisplay.aspx?id=5HOORCzhGXY" target="_blank">Cancelleria della presidenza del Kurdistan</a> &#8211; 10 veicoli corazzati Humvees e due carriarmati tra cui un Abrams M1.</p>
<p>Per Barzani è inaccettabile che armi e equipaggiamento made in Usa, consegnati all’esercito iracheno con l’obiettivo di combattere le milizie dello Stato Islamico, vengano utilizzati per attaccare i curdi, ovvero coloro che hanno combattutto i tagliagole dell’Isis in prima linea. <strong>Oltre a condannare l’utilizzo improprio delle armi americane da parte di Baghdad, Barzani si è scagliato contro le milizie sciite che si stanno muovendo a fianco dell’esercito iracheno</strong>; secondo le parole dello stesso Barzani espresse nel comunicato sopracitato l’esercito iracheno, già coadiuvato dalle forze di mobilitazione popolare, continua a ricevere il supporto di altri gruppi fedeli a Teheran tra cui Asaib Ahl al-Haq, i Badr Corp, Kata’ib Hezbollah, la divisione di Abbas, le brigate di Ali Akbar, le compagnie Khorasan e i battaglioni dell’Imam Alì.</p>

<p>Ora Barzani, mentre è tornato ieri stesso a invitare la comunità internazionale affinché intervenga per scongiurare l’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, <strong>deve riuscire a trovare un accordo con i membri dell’Unione patriottica del Kurdistan</strong> (PUK), storici rivali del suo partito (PDK). Infatti secondo diversi analisti internazionali la presa di Kirkuk da parte dell’esercito iracheno avvenuta senza scontri armati deve essere vista non come un ordine arrivato dalla presidenza del Kurdistan, ma <strong>come un tradimento della famiglia Talabani</strong> che, per mettere in difficoltà la famiglia Barzani, ha deciso di allearsi con l’asse sciita guidato da Teheran, concedendogli i giacimenti petroliferi di Kirkuk dopo aver ordinato ai peshmerga sotto al loro comando di ritirarsi da Kirkuk senza opporre resistenza.</p>
<p><strong>C’è chi crede che il destino del Kurdistan iracheno sia quello di essere diviso in due</strong>, così che una parte finisca sotto il controllo della famiglia Barzani e un’altra sotto quello della famiglia Talabani. Per ora l’unica cosa certa è che la famiglia Talabani intrattiene ottimi e storici rapporti con l’Iran degli Ayatollah e che, quindi, se Barzani ha intenzione di trovare una soluzione politica alla questione curda in Iraq, dovrà utilizzare le sue migliori doti diplomatiche.</p>

<p>Se la tensione non fosse già abbastanza alta, l’altro ieri su <em><a href="http://www.lastampa.it/2017/10/19/esteri/kurdistan-giallo-su-barzani-voci-di-golpe-uVkPt8osCeK8Ul0GjWQflO/pagina.html" target="_blank">La Stampa</a> </em>è stato scritto che “il partito Gorran, terza formazione politica curda dopo il Kdp del presidente Massoud Barzani, insieme con il Puk, sostengono che tutte le forze politiche del Kurdistan non considerano più Barzani presidente della Regione autonoma. La nuova situazione sarebbe stata comunicata agli Stati Uniti, in particolare all’inviato speciale della Casa Bianca nella Regione per la lotta all’Isis, Brett McGurk.” Anche se non ci sono conferme da parte americana, “<strong>un tribunale iracheno ha chiesto l’arresto del vicepresidente della Regione autonoma del Kurdistan</strong>, Kosrat Rasul, e secondo voci non ufficiali si appresterebbe a farlo anche nei confronti di Barzani.”</p>
<p>Barzani ha deciso di non rimandare il referendum per l&#8217;indipendenza del Kurdistan iracheno, tenuto il 25 settembre scorso, nonostante i continui inviti della comunità internazionale a rimandarlo almeno fino al completo annientamento dell&#8217;Isis. Ha voluto accelerare i tempi credendo che questo fosse il momento migliore per far diventare Erbil la capitale non più di una Regione autonoma, ma di uno Stato indipendente. <strong>Ora bisognerà vedere come se la caverà Barzani per risolvere una situazione a dir poco complessa</strong>, instabile sia sul fronte interno dove dovrà tentare di placare i contrasti con l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan, sia in ambito internazionale, dove dovrà tentare di trovare degli alleati che supportino la sua causa il prima possibile. L&#8217;esercito iracheno e le milizie sciite non aspettano, proprio come lui non ha voluto attendere per tenere il referendum di indipendenza del Kurdistan.</p>

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		<title>In Kurdistan gli Stati Uniti d&#8217;America  non sanno più da che parte stare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/kurdistan-gli-stati-uniti-damerica-non-sanno-piu-parte-stare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 14:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sale la tensione nel Kurdistan iracheno dove si sono registrate le prime schermaglie tra peshmerga ed esercito di Baghdad.Come riportava  Repubblica nelle ultime ore l’esercito regolare iracheno starebbe avanzando senza particolari intoppi nella Regione del Kurdistan iracheno. L&#8217;esercito di Baghdad si avvicina al confine siriano Dopo aver preso Kirkuk, snodo strategico di oro nero, le truppe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/kurdistan-gli-stati-uniti-damerica-non-sanno-piu-parte-stare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170450_24654130-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sale la tensione nel <strong>Kurdistan</strong> iracheno dove si sono registrate le prime schermaglie tra peshmerga ed esercito di Baghdad.Come riportava  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/17/news/iraq_kurdistan_avanzata_kirkuk_sinjar_curdi_trump-178520618/">Repubblica</a> nelle ultime ore l’esercito regolare iracheno starebbe avanzando senza particolari intoppi nella Regione del Kurdistan iracheno.</p>
<p>L&#8217;esercito di Baghdad si avvicina al confine siriano</p>
<p>Dopo aver preso Kirkuk, snodo strategico di oro nero, le truppe irachene, coadiuvate da milizie popolari sciite hanno raggiunto la città yazida di Sinjar. La stessa era stata liberata dai curdi dopo la precedente occupazione da parte dei tagliagole di Daesh. Sinjar è strategica perché situata a ridosso del confine nord occidentale con la Siria. Una zona che in poche centinaia di chilometri vede affacciarsi tre Stati: Iraq, Siria e Turchia. Ed è anche l’area dove, per l’appunto, risiede il maggior numero di curdi, sia essi iracheni, siriani e turchi.</p>

<p>L’avanzata dell’esercito di Baghdad ha già in pratica sancito la fine del KRG, il Kurdistan Regional Government, avendo de facto preso il controllo delle principali risorse della Regione autonoma (tutte situate nella zona di Kirkuk). Se le truppe irachene continuassero nella loro marcia di “liberazione”, potrebbero verosimilmente avvicinarsi a quelle di Ankara poste sul confine siro-turco e procedere in maniera coordinata anche alla “liberazione” del territorio siriano dalla scomoda presenza curda.</p>
<p>Un modo per porre fine definitivamente a qualsiasi tipo di velleità indipendentista. La violazione del territorio siriano potrebbe d’altra parte far resuscitare vecchie tensioni tra Damasco e Ankara e mettere in crisi i piani di de-escalation regionali faticosamente raggiunti.</p>
<p>Washington rimane neutrale</p>
<p>Insomma la situazione potrebbe essere potenzialmente esplosiva e chi si aspetterebbe una presa di posizione da Washington, non trova invece nulla. Sulle pagine di <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-10-16/u-s-neutrality-on-kirkuk-attack-only-deepens-the-kurdish-crisis">Bloomberg</a></em> si può leggere un editoriale molto critico nei confronti della “neutralità” americana rispetto all’attuale situazione curda. L’articolo denuncia come l’avanzata dell’esercito iracheno sia strettamente supportata da Teheran, grazie al suo uomo di fiducia  Qassem Suleimani. Quest’ultimo si sarebbe recato proprio a Baghdad per aiutare l’organizzazione e la messa in opera della manovra offensiva del Governo.</p>
<p>L’editorialista di Bloomberg sostiene che questo sia un chiaro segno di come l’Iran stia “destabilizzando” il Medio Oriente e invoca apertamente l’intervento di Trump per fermare l’avanzata irachena. “Questo sarebbe il momento ideale per vedere uno dei famosi tweet di Trump, qualcosa tipo “Se le forze irachene vogliono attaccare i nostri alleati curdi, non possono usare i carri armati che noi gli abbiamo dato!”.</p>
<p>Trump finalmente ritorna isolazionista</p>
<p>Alcuni opinionisti americani rimproverano dunque al Presidente la sua scelta di non parteggiare apertamente per i curdi. Tuttavia la posizione del tycoon sull’indipendenza curda è sempre stata abbastanza chiara. “Accetteremo un Kurdistan indipendente, solo se l’Iraq sarà d’accordo” <a href="http://www.kurdistan24.net/en/news/9f00579b-fe7a-468a-930e-6547c504470f/Trump-will-accept-independent-Kurdistan-if-Iraq-agrees--AMCT-Spokesman">disse</a> Trump nel novembre 2016 e ancora oggi, a distanza di un anno, ribadisce che gli Stati Uniti non “prenderanno posizione a favore dell’uno o dell’altro”. Neutralità, dunque. Una scelta che finalmente si avvicina a quel tanto decantato isolazionismo sposnsorizzato dal tycoon nella campagna elettorale dello scorso anno. “Da molti anni abbiamo una relazione molto buona con i curdi e siamo anche stati dalla parte dell&#8217;Iraq, pur se non avremmo mai dovuto essere lì”, dichiara Trump, rinnegando l’interventismo della precedente amministrazione repubblicana.</p>
<p>Certo alcuni potrebbero lamentare come Washington abbia utilizzato i curdi per poi abbandonarli, per l’ennesima volta. Tuttavia non si può negare come a livello giuridico l’indipendenza del Kurdistan è e deve rimanere una questione interna dello stato iracheno. Se è vero che l’avanzata dell’esercito di Baghdad può effettivamente far crescere la tensione e il conflitto nell’area, la situazione potrebbe essere ancor più esplosiva con un’eventuale intromissione di un attore terzo con un peso determinante come quello degli Stati Uniti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/kurdistan-gli-stati-uniti-damerica-non-sanno-piu-parte-stare.html">In Kurdistan gli Stati Uniti d&#8217;America  non sanno più da che parte stare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Medio Oriente appeso a un filo:  il suo futuro passa anche dai curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 07:34:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le forze fedeli al governo centrale di Baghdad sono entrate a Kirkuk e hanno issato, su ordine di al-Abadi, la bandiera irachena, togliendo &#8211; forse definitivamente &#8211; quella bandiera curda diventata tanto famosa dopo aver preso il posto del vessillo delle milizie dello Stato islamico. A Kirkuk quindi torna a sventolare la bandiera irachena; dopo giorni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171016170551_24654166-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le forze fedeli al governo centrale di Baghdad sono entrate a <strong>Kirkuk</strong> e hanno issato, su ordine di al-Abadi, la bandiera irachena, togliendo &#8211; forse definitivamente &#8211; quella bandiera curda diventata tanto famosa dopo aver preso il posto del vessillo delle milizie dello Stato islamico. <strong>A Kirkuk quindi torna a sventolare la bandiera irachena; </strong>dopo giorni di tensione tra le forze fedeli al governo centrale di Baghdad e i peshmerga curdi, giungono notizie che questi ultimi abbiano lasciato le loro postazioni nei pressi della provincia ricca di petrolio per ritirarsi all’interno dei confini sotto il dominio della Regione autonoma del Kurdistan.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;738&#8243; gal_title=&#8221;Le truppe irachene entrano a Kirkuk&#8221;]</p>
<p>Si parla di pochi scontri armati e di nessun morto, anche se i toni utilizzati da Barzani da un lato e da al-Abadi dall’altro sono tutt’altro che concilianti: entrambi non intendono fare un passo indietro quando si parla di Kirkuk. Eppure Barzani convocando il referendum per l’indipendenza tenuto il 25 settembre scorso doveva essere consapevole che il governo centrale di Baghdad avrebbe cambiato la sua politica nei confronti del controllo curdo su Kirkuk e i suoi giacimenti (che valgono il 75% di tutto il petrolio che si trova in Iraq).</p>
<p>I curdi con il referendum di indipendenza del 25 settembre scorso si sono giocati la provincia ricca di petrolio e dovevano saperlo; <strong>sempre che questa rimanga l’unica conseguenza</strong> del terremoto che ha scatenato Masud Barzani con il referendum di settembre e che ha tutte le possibilità per scuotere un Medio Oriente che ancora non si è ripreso dalla guerra contro le milizie dello Stato Islamico.</p>

<p>Questo perché con la status di Regione autonoma, Erbil è sempre stata costretta a pagare a Baghdad grandi percentuali di tutti i profitti derivanti dal petrolio.</p>
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<p>Una volta proclamata l’indipendenza però, Erbil non dovrà più nulla a Baghdad e quest’ultima non può permettersi di lasciare la strategica città di Kirkuk in sole mani curde. A fianco delle forze fedeli a Baghdad si sono schierate le milizie filo-iraniane, anche note come Mobilitazione popolare (al-hasd al-shaabi), il che suggerisce che anche Teheran non abbia nessun vantaggio a lasciare che i curdi-iracheni inglobino Kirkuk nella loro sfera di influenza. </p>
<p>Con i curdi ci si gioca il futuro del Medio Oriente</p>
<p>Quella dei curdi è una questione che, se presa sotto gamba, porterà senza alcun dubbio molto scompiglio, sicuramente più di quanto pensino tutti gli attori internazionali che li hanno utilizzati dal 1900 fino a oggi; infatti la richiesta di indipendenza per uno stato curdo ci fa tornare indietro fino all’annullamento del <strong>trattato di Sèvres</strong> del 1920 che, una volta soppiantato dal trattato di Losanna (1923), segnò la fine di ogni speranza di indipendenza per i curdi nonostante le tante promesse, mai mantenute, degli occidentali. Ma l’argomento è tornato a rappresentare una costante della politica curda da quando è cominciato il conflitto siriano nel 2011. Da una parte ci sono i curdi siriani che continuano a consolidare la loro presenza nel <strong>Rojava</strong>, fascia di territorio al confine tra Siria e Turchia, dall’altra i curdi iracheni, che dopo essersi dimostrati alleati affidabili dell’occidente dopo la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico chiedono ora una ricompensa adeguata per il loro sacrificio.</p>
<p>Chiunque però, dagli Stati Uniti all’Unione europea, dalla Turchia all’Iran, hanno fin da subito espresso la loro contrarietà a un Kurdistan indipendente, questo nonostante gli ottimi rapporti che contraddistinguono il legame tra Erbil e i protagonisti della politica internazionale sopracitati.</p>
<p>I curdi sono circa <strong>25 milioni</strong>, per la maggior parte di religione musulmana sunnita e vivono soprattutto in <strong>Turchia</strong>, dove sono tra i 12 e i 15milioni (circa un quarto della popolazione), in <strong>Iraq</strong> sono poco più di 4milioni mentre in <strong>Iran</strong> oscillano tra i 6 e 8milioni. In <strong>Siria</strong> raggiungono il milione di abitanti e anche nelle ex repubbliche sovietiche si trovano comunità curde più o meno numerose, come in Armenia dove sono 30mila. <strong>Questi numeri fanno capire quanto sia delicata la questione curda</strong>; e quando si parla di Kurdistan è giusto ricordare quanto sia impossibile parlare separatamente di curdi-siriani e curdi-iracheni o di curdi-iraniani e curdi che vivono in Turchia, pur considerando le moltissime differenze che li dividono. La scelta di Masud Barzani, leader del Kurdistan iracheno, di portare il suo popolo verso l’indipendenza è molto pericolosa. Con la fretta di chi voleva utilizzare il referendum per risollevare la propria immagine, Barzani ha fatto male i calcoli, dimenticandosi della storia e di quanto questa sia spesso una grande maestra.</p>
<p><strong>A tutti fanno comodo i curdi quando si tratta di petrolio e milizie armate da sfruttare nei teatri di guerra mediorientali, ma a nessuno fa comodo avere una bomba (di 25milioni di persone) pronta ad esplodere </strong>e a travolgere la tanto ricercata stabilità in Medio Oriente. Soprattutto se si tengono in considerazione le grandi comunità curde presenti in Turchia e in Iran, che potrebbero essere galvanizzate dai sogni irredentisti dei loro vicini. Quella che si sta giocando a Kirkuk non è solo una partita tra Erbil e Baghdad per guadagnare il controllo su un territorio ricchissimo di petrolio. La posta in gioco è molto più alta, e riguarda non solo i curdi e gli Stati che li ospitano, ma tutto il Medio Oriente.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi.html">Il Medio Oriente appeso a un filo:  il suo futuro passa anche dai curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il confronto tra Baghdad ed Erbil  adesso passa dal giacimento di Kirkuk</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 10:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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<p>L’importanza strategica del giacimento di Kirkuk</p>
<p>Approfittando della debolezza dell’esercito e delle istituzioni di Baghdad durante il periodo di massima avanzata dell’ISIS,<strong> nell’estate 2014 di fatto Kirkuk è stata annessa alla regione curda</strong> ed è in gran parte controllata dai Peshmerga; l’Iraq in quel frangente vede una ad una tutte le principali città nord occidentali del paese essere inglobate nel proclamato califfato e teme anche un’avanzata fin dentro il cuore della sua capitale, dunque in una simile situazione il governo iracheno ha iniziato a considerare lo status di Kirkuk e l’annosa questione curda come argomenti di fatto secondari. Dal canto suo, il governo di Barzani proprio a partire dall’estate del 2014<strong> inizia ad iscrivere all’interno del bilancio della regione autonoma le entrate provenienti dal giacimento</strong> della città: si parla di somme consistenti, ossigeno per le casse di Erbil e per dare slancio alla propaganda indipendentista.</p>
<p>Il Kurdistan iracheno inoltre inizia a vendere autonomamente il petrolio estratto tanto da Kirkuk, quanto dal resto della regione; le tre province curde, più quelle de facto guadagnate dalla lotta al califfato, cominciano ad avere <strong>propri ed autonomi sbocchi economici che riguardano soprattutto la commercializzazione all’estero del petrolio</strong>: la Turchia diventa così primo partner del governo locale di Barzani, al pari di altri paesi europei che entrano in affari con il Kurdistan senza trattare con le istituzioni politiche ed economiche di Baghdad. A questo, bisogna aggiungere il sostegno militare accordato proprio ai Peshmerga curdi in funzione anti ISIS da parte dell&#8217;occidente ed è in tal modo che ad Erbil il governo centrale iracheno perde sempre di più terreno sul controllo del territorio, ma soprattutto sul giacimento vitale e strategico di Kirkuk. Qualcosa poi, all’interno dei bilanci della regione curda è andato storto: nonostante gli incassi provenienti dal petrolio e nonostante un’indipendenza ‘<em>de facto</em>’, il Kurdistan iracheno  accusa problemi relativi alla mancanza di soldi e liquidità, con i dipendenti pubblici costretti a vedere tardare spesso le corrispondenze delle proprie mensilità e con problemi sociali ben evidenti in dati che parlano, ancora oggi, di un tasso di disoccupazione superiore al 20%.</p>

<p><strong>Ecco dunque che il giacimento di Kirkuk assume una valenza ancora più importante</strong>: istituzioni fragili, corruzione endemica e da più parti definita strutturale, assorbono gran parte dei malandati bilanci della regione il cui stato di salute mette drammaticamente a nudo come, senza le entrate provenienti da Kirkuk, il Kurdistan iracheno non potrebbe essere pronto all’indipendenza dal resto del paese. Mantenere questa città dunque nella regione autonoma per Erbil, per Barzani e per le velleità tanto indipendentiste quanto più semplicemente autonomiste è essenziale economicamente e politicamente.</p>
<p>La prima risposta di Baghdad alle minacce indipendentiste passa da Kirkuk</p>
<p>Non è quindi un caso se il governo centrale iracheno ha posto lo status di Kirkuk come primo nodo da sciogliere e come, di fatto, <strong>una prima vera risposta alle minacce indipendentiste di Barzani</strong> supportate dal referendum dello scorso 25 settembre, il quale ha visto la vittoria del SI al distacco di Erbil da Baghdad. Nella giornata di mercoledì, a prendere posizione in tal senso è stato il Ministro del Petrolio iracheno,<strong> Jabbar Al Luabi</strong>; come si legge su ‘<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/59ddc338cd20a7.60485175/1663788/2017-10-11/energia-ministro-petrolio-iraq-ricavi-giacimenti-kirkuk-torneranno-nel-bilancio-federale">AgenziaNova</a>’, l’esponente politico del governo di Al Abadi ha dichiarato senza mezzi termini che a partire da quest’anno le entrate derivanti dalla vendita del petrolio del giacimento di Kirkuk verranno iscritte nel bilancio iracheno, proprio come accadeva prima del 2014. L’Iraq, forte di un’avanzata che oramai ha quasi del tutto annientato l’estensione territoriale dell’ISIS all’interno dei propri confini, adesso mira a ripristinare il controllo su quelle aree annesse dai Pashmerga durante la lotta al califfato, a partire da Kirkuk.</p>
<p>Quello di Al Luabi sembra comunque più un avvertimento: il controllo del giacimento in questione non è del tutto in mano alle forze irachene, Erbil riuscirebbe ugualmente, stando allo stato attuale, a garantirsi almeno una fetta dei lauti introiti provenienti dalla vendita dell’oro nero, pur tuttavia la decisione anticipata dal Ministro del Petrolio da Baghdad sembra voler indicare la propensione del governo centrale a non dare seguito al referendum curdo, passando dalla risoluzione dell’annosa questione di Kirkuk, del suo giacimento e del suo status politico ed amministrativo. <strong>Il ristabilimento della situazione pre 2014, sembra essere l’obiettivo a lungo termine delle istituzioni irachene</strong>; la decisione di voler nuovamente iscrivere in bilancio le somme degli introiti provenienti da Kirkuk, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-09-29/l-iraq-chiude-spazi-aerei-kurdistan-e-sempre-piu-isolato-151338.shtml?uuid=AER1E5bC">fa il pari con il blocco aereo imposto alla regione autonoma</a>, così come con le esercitazioni congiunte tra gli eserciti turco ed iracheno vicino al confine delle tre province controllate da Barzani. Ed è proprio questo che adesso mette maggiormente paura: se la linea del dialogo tra Baghdad ed Erbil inizia ad assottigliarsi, lo status relativo a Kirkuk ed al suo giacimento, oltre che alla più generale questione dell’indipendenza della regione, <strong>potrebbe diventare anche e soprattutto un problema di natura militare.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/confronto-baghdad-ed-erbil-adesso-passa-dal-giacimento-kirkuk.html">Il confronto tra Baghdad ed Erbil  adesso passa dal giacimento di Kirkuk</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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