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	<title>Jugoslavia Archives - InsideOver</title>
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	<title>Jugoslavia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Serbia divisa su Tito, scomodo padre della patria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 13:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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<p>La morte è come una livella come ci ha insegnato il grande Totò &#8211; al secolo Antonio De Curtis &#8211; ma non sempre quanto fatto in vita si cancella. Se il riferimento è poi ai protagonisti della storia, come l’ex leader jugoslavo Josip Broz Tito, viene difficile pensare che l’arnese utilizzato dai muratori per livellare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/serbia-divisa-su-tito-scomodo-padre-della-patria.html">[...]</a></p>
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<p>La morte è come una livella come ci ha insegnato il grande <strong>Totò</strong> &#8211; al secolo Antonio De Curtis &#8211; ma non sempre quanto fatto in vita si cancella. Se il riferimento è poi ai protagonisti della storia, come l’ex leader jugoslavo <strong>Josip Broz Tito</strong>, viene difficile pensare che l’arnese utilizzato dai muratori per livellare le pareti possa anche essere impiegato metaforicamente per “parificare” ai comuni mortali chi si trascina il peso della memoria storica, densa di luci e ombre, una volta che si giunge nel regno dell’aldilà.&nbsp;</p>



<p>Il sindaco di Belgrado, <strong>Aleksandar Šapić</strong>, sembra proprio non concordare con il pensiero espresso dal celebre attore partenopeo nella poesia “‘A livella”, dal momento che ha recentemente proposto <strong>la rimozione della tomba del maresciallo Tito</strong> per trasferirla dalla <strong>Serbia</strong> alla Croazia.&nbsp; Šapić da tempo va sostenendo che la vita e il destino dell’uomo che, per quasi quattro decenni (1953-1980), ha retto le sorti della <strong>Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia</strong> non si incrocerebbero con la storia e l&#8217;orgoglio nazionale della Serbia perché nato nella cittadina di Kumrovec, oggi situata in Croazia. “Penso che spostare la tomba di Josip Broz sia una cosa molto importante per il popolo serbo e il futuro di questo Paese” ha asserito il sindaco durante una seduta del consiglio comunale tenutasi il 23 settembre. Perché Šapić tiene così tanto ad accendere i riflettori sull’eredità titina, o più precisamente sul luogo di sepoltura del maresciallo, addirittura in un’occasione dove l’assemblea era impegnata a discutere del bilancio della capitale?</p>



<p>Il primo cittadino di Belgrado, che vanta un passato da campione olimpico, è esponente del <strong>Partito Progressista Serbo</strong> &#8211; collocato nella volta di destra dell’arco politico &#8211;  e ne incarna l’ala più intransigente e determinata a recidere i legami con i retaggi del <strong>comunismo</strong> tanto da proporre l’abbattimento di tutti i monumenti celebrativi del marxismo-leninismo. Ma v’è di più. Oltre a voler riesumare i resti di Tito per trasferirli oltre confine, Šapić non nasconde il desiderio di trasformare il <strong>Museo della Jugoslavia</strong> &#8211; dove si trova anche il mausoleo dedicato all’autocrate slavo &#8211; in Museo della  Storia Serba per esaltare la storia della nazione ripulita dalle tracce del comunismo e di erigere un monumento commemorativo di<strong> Draža Mihailović, collaborazionista delle truppe dell’Asse</strong> durante la seconda guerra mondiale, poi giustiziato dai partigiani titini. </p>



<p>Di parere opposto, è il ministro dell’Interno <strong>Ivica Dačić</strong> che ha dichiarato che da rappresentante del governo non sosterrà mai la demolizione dei monumenti sorti in epoca comunista. La bocciatura più clamorosa dei desiderata di Šapić, però, giunge dal capo di Stato,<strong> </strong><strong>Aleksandar Vučić</strong>, che in un’intervista rilasciata a <em>Politico</em> ha dichiarato: &#8220;Non sono mai stato un grande fan dei comunisti e del regime comunista, ma Josip Broz fa parte della nostra storia, ha vissuto qui ed è stato sepolto qui, e rimarrà parte della storia serba e jugoslava&#8221;. Le parole di Vučić non vanno interpretate solo come uno scudo posta a difesa della memoria storica, ma meritano di essere esaminate secondo molteplici chiavi di lettura. Il presidente della Repubblica appartiene anch’egli al Partito Progressista Serbo e ha costruito intorno al suo governo una coalizione policromatica che coinvolge anche il <strong>Partito Socialista</strong> <strong>Serbo</strong> che ha sempre mantenuto una certa malleabilità nel giudizio sul maresciallo, ragione per cui chiede prudenza sulla questione sollevata da Šapić .&nbsp;</p>



<p>Dato ancora più interessante è che Vučić, pur non essendo mai stato un estimatore del leader jugoslavo, negli ultimi tempi ha voluto inserire il suo agire in politica estera nel solco tracciato da Josip Tito che ai tempi della Guerra fredda diede forma al <strong>Movimento dei Paesi Non Allineati</strong>, equidistanti&nbsp; dagli Usa e dall’Urss &nbsp;e facendo accordi con entrambi i blocchi che tra loro erano in perenne tensione. Non a caso, Vučić nel 2021 ha ospitato nella sua terra le celebrazioni per il sessantesimo anniversario del suddetto movimento, a cui aderiscono oggigiorno 120 Paesi, per rivendicare il ruolo della Serbia di pontiere tra Occidente e Oriente, motivo che spiega come per i serbi si possano attirare <strong>investimenti dal Vecchio Continente</strong> in imprese e infrastrutture e stringere legami commerciali sempre più solidi con i <strong>Brics</strong>, tanto da non imporre le sanzioni alla Russia per il conflitto in Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Forse l’unica somiglianza tra Tito e Vučić è solo in campo geopolitico, ma evidentemente può bastare a spegnere la miccia accesa dal suo collega di partito Aleksander Šapić che, innegabilmente, ha avuto il merito di mostrare ancora una volta quanto risulti complessa la storia al cospetto dell’arte di giudicare, soprattutto se si auspica un esito universalmente condiviso. Non a caso, si suol dire: “Ai posteri l’ardua sentenza”.&nbsp;</p>
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		<title>Kosovo, le ferite e il rancore</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/kosovo-le-ferite-e-il-rancore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2023 08:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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<p>Il dolore di una terra storicamente contesa dalla Serbia, epicentro di guerre, pulizie etniche, pogrom e violenze. Questo è il Kosovo </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/kosovo-le-ferite-e-il-rancore.html">Kosovo, le ferite e il rancore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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                    Kosovo, le ferite e il rancore
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<p>Ci sono storie che per essere narrate bisogna raccontarle incominciando dal finale che però, si badi bene, non corrisponde alla fine. Perché ad ogni ultimo atto di queste storie potrebbe seguirne poi un altro che riporta il canovaccio al punto di partenza; e tutto, di nuovo, potrebbe ricominciare da capo.</p>



<p>Sono le storie di luoghi in cui ferite mai sanate sono divenute feritoie da cui è germogliata la gramigna del rancore, la memoria ha sostituito la storia e il passato non è mai passato del tutto. E quando si parla del Kosovo è inevitabile fare così: iniziare dall’ultimo finale per sapere come potrebbe andare a finire il prossimo inizio.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="688" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-688x1024.jpg" alt="" class="wp-image-387131" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-688x1024.jpg 688w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-201x300.jpg 201w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-768x1144.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-1031x1536.jpg 1031w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-1375x2048.jpg 1375w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-1719x2560.jpg 1719w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM137-scaled.jpg 1289w" sizes="auto, (max-width: 688px) 100vw, 688px" /></figure>
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<p>“Tutto è incominciato in Kosovo e tutto finirà in Kosovo”, per anni questa giaculatoria geopolitica ha cercato di riassumere e mettere ordine al disordine balcanico. E di verità nella sua essenza ne contiene molte, troppe.</p>



<p>In queste ore abbiamo assistito all’incontro a Bruxelles tra il presidente serbo Alexander Vucic e il primo ministro kosovaro Albin Kurti per porre fine alla guerra delle targhe e alle diatribe politiche dai toni nazionalistici che negli ultimi mesi hanno fatto temere che il Kosovo potesse di nuovo implodere. Barricate e colpi di arma da fuoco, albanesi e serbi, tre dita alzate e aquile bicipiti, e la comunità internazionale con il fiato sospeso. Ora, nel cuore dell’Europa, ci si lancia in premature esultanze perché, finalmente, si legge, si è arrivati a un passo da una svolta storica. L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Josep Borrell ha annunciato ai giornalisti che manca poco per una stretta di mano tra Belgrado e Pristina grazie a un testo preparato da Bruxelles e basato su 11 punti. È vero che si scorgono punti di intesa, ma ancora non c’è nulla di certo e definitivo perché sulle questioni prioritarie, ovvero il riconoscimento della sovranità del Kosovo da parte di Belgrado e la creazione delle municipalità serbe nel Paese di Pristina, non c’è ancora una risposta. Il “prendere o lasciare” di Bruxelles a Belgrado non è detto che venga accettato o che non provochi rovesciamenti di governo, le cancellerie balcaniche al momento traccheggiano e quindi tutto potrebbe accadere di nuovo proprio là dove la storia ci insegna tutto è incominciato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-387091" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-1536x1028.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM117-2048x1370.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>È in Kosovo, infatti, che nel 1389, a Kosovo Polije, l’esercito ottomano guidato dal sultano Murad sconfisse le forze cristiane condotte alla battaglia della Piana dei Merli dal leggendario Duca di Lazar. I turchi trionfavano sul campo, i serbi nell’identità facendo della sconfitta la pietra fondante della propria storia. Un malinteso della memoria protratto per secoli e tutt’oggi vivo e pulsante.</p>



<p>Seicento anni dopo, proprio dal Kosovo, Slobodan Milosevic, affondato nei suoi completi anonimi e larghi da zelante banchiere del socialismo reale, gridava ai serbi radunatisi a Pristina: “Nessuno potrà più permettersi di toccarvi”. L’atto di nascita del nazionalismo serbo, il certificato di morte della Jugoslavia: il concepimento del mostro delle guerre etniche.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-387092" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-1536x1029.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_War.AM118-2048x1372.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Sarebbero seguiti, a quelle parole, lager e crimini di guerra, assedi e mattatoi, vergogne internazionali e imbarazzi diplomatici, indignazioni nostrane ed eroismi allogeni. Un ex anteposto alla Jugoslavia ne liquidò sbrigativamente memoria e dottrina e nel mosaico dei nuovi Balcani niente ormai era più al suo posto. Dopo Dayton la Bosnia rimase un artifizio diplomatico di odi congelati e non cancellati e la Serbia invece una nazione ferita alla ricerca di un orgoglio corale con cui lenire la nostalgia di sé stessa. Nulla era finito, non fu un addio alle armi ma un arrivederci.</p>



<p>Kosovo-Methoija, 14 monasteri e chiese ortodosse, terra “sacra” per i serbi ma abitata da secoli da una maggioranza musulmana albanese. Nel 1991 su una popolazione di 2 milioni di persone vivevano oltre un milione 700mila albanesi e dopo l’implosione della Jugoslavia e gli accordi Dayton anche la provincia del Kosmet, com’era chiamata nel linguaggio burocratico, iniziò a invocare diritti e libertà che legittimamente le spettavano. La guerra di nuovo stava per venire.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="680" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-680x1024.jpg" alt="" class="wp-image-387093" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-680x1024.jpg 680w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-199x300.jpg 199w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-768x1156.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-1020x1536.jpg 1020w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-1360x2048.jpg 1360w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-1700x2560.jpg 1700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM060-1-scaled.jpg 1275w" sizes="auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>
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<p>La fermezza serba nel non fare concessioni alla popolazione albanese, gli schipetari come venivano definiti in modo dispregiativo, le leggi repressive, le persecuzioni quotidiane, gli interrogatori e le torture esasperarono la situazione e la violenza esplose. Si formarono milizie paramilitari e polizie speciali, l’Uck (Ushtria Clirimtare es Kosoves), l’Esercito di Liberazione del Kosovo, diede vita alla rivolta armata albanese, Belgrado reagì con il pugno di ferro potenziando le unità di polizia speciale, inviando truppe regolari, esumando lo scomodo retaggio della Grande Serbia e di nuovo, dal germe di una guerra da poco finita un’altra ne ebbe inizio.</p>



<p>C’è stata la pulizia etnica, il narcisismo delle piccole differenze si è sfogato in massacri a distanza ravvicinata, pogrom ed esecuzioni sommarie, e la guerra, come una cancrena perniciosa, ha poi infettato tutti seppellendo col suo velo di colpevolezza anche l’Occidente pacificatore. Dopo l’estenuante conferenza di Rambouillet, infatti, la dottrina muscolare del segretario di Stato americano Madeleine Albright, che ristrutturò la Nato riformulandola ad alleanza politica su basi militari e facendone lo strumento per far valere la supremazia U.S.A in un mondo unipolare e libera dai vincoli Onu, prese il sopravvento. E così, nel novero delle vergogne del conflitto kosovaro, vanno ricordati anche i massacri dei civili in Serbia, i 78 giorni di bombardamenti su Belgrado, le stragi dell’ambasciata cinese e della televisione di Stato, le bombe all’uranio impoverito e alla grafite e addio ad ospedali, ponti, stazioni, e alla geografia semplicistica delle linee nette tra buoni e cattivi.</p>



<div id="gallery_387083" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_387083 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM028-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM028-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM033-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM033-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM039-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM039-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM062-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM062-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM098-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM098-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM124-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM124-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM135-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM135-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM138-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_War.AM138-scaled.jpg","subHtml":""}];</script>



<p>E ora, che non sappiamo più nemmeno se la memoria sia un dovere o una condanna, in un’epoca in cui nazionalismi e ideologie si mischiano disordinati nel mazzo di carte dei fanatismi, a 24 anni di distanza da quegli eventi, sospesi sullo spartiacque dei paradossi della storia, come dobbiamo fare per orientarci ed evitare un divenire drammaticamente prevedibile?</p>



<p>Dobbiamo fare una cosa, anche se costa cara agli occhi e fa male al cuore, ritornare a quei giorni del Kosovo e per farlo farci portare là da chi laggiù c’era. Nel freddo, nel fango, sotto i colpi dell’artiglieria e immerso nei fumi dei villaggi dati alle fiamme con i corpi dei civili carbonizzati, come in una Pompei balcanica, dopo il passaggio delle milizie cetniche, il reporter Ivo Saglietti, lui, in mezzo a tutto questo, c’era. Guardiamo le sue foto in bianco e nero scattate sui monti del Kosovo mentre la guerra imperversava. Sono foto che appartengono a un mondo in cui le fotografie venivano ancora scattate a pellicola e l’economia degli scatti imponeva una sacralità dello sguardo. Pochi grandi testimoni per congelare la memoria e renderla indelebile per tutti. Sono foto che non invecchiano, iconografie della storia, l’atto supremo del giornalismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-387107" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-1536x1029.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/Kosovo_Exodus.AM072-2048x1372.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Le sue immagini, scattate nel 1998 e nel 1999, sono il racconto di un reporter onesto e dell’onestà di un reporter che ha camminato tra le macerie dei palazzi colpiti e ha visto e fotografato la guerra per quello che è nella sua più vera essenza: il dipinto di una quotidianità dolce e delicata fatta di vestiti, stoviglie, bambole e stufe a legna che viene però interrotta all&#8217;improvviso. La muta testimonianza di cos’era la vita sino a un istante prima che tutto finisse. Sino a un istante prima che la guerra iniziasse.</p>



<p>Urlano le diapositive di Ivo, lo fanno mostrandoci carovane di uomini e donne in fuga, ammassati sui camion e che trascinano tutta la loro esistenza in una carriola. Sono foto che ci fanno sentire l’afrore degli incendi nei villaggi albanesi e ci fanno riascoltare i pianti delle madri e delle vedove kosovare ai funerali. Sono il racconto dell’incubo reale, quello della gente comune, che la guerra non la decide ma la subisce, son un omaggio straziante e solenne alle donne affogate nelle loro lacrime, ai vecchi morti di inedia, ai bambini mai cresciuti.</p>



<p>Quanto sono attuali queste foto, quanta Ucraina, Caucaso e Donbass è raccontato in questi scatti.</p>



<div id="gallery_387084" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_387084 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM037-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM037-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM072-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM072-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM019-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM019-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM022-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM022-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM148-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM148-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM136-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM136-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM080-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM080-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM071-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM071-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM049-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM049-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM044-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM044-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM035-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Exodus.AM035-scaled.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM014-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM014-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM027-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM027-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM032-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM032-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM041-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Kosovo_Ritorno.AM041-150x150.jpg","subHtml":""}];</script>



<p>Il reportage di Saglietti è anche il sacrificio di chi ha speso sé stesso per testimoniare il dolore dei dimenticati infettandosi della sofferenza altrui tra lingue sconosciute e guerre incomprensibili. Oggi ci insegna tante cose Ivo con questo suo reportage, innanzitutto che la pace non è un lieto fine scontato e neppure un diritto acquisito, e che il giornalismo, G maiuscola, probabilmente non sovverte gli ordini del mondo ma, facendo compagnia alle vittime nel loro calvario quotidiano, impedisce che qualcuno poi possa dire “io non lo sapevo”.&nbsp;</p>



<p>Adesso quindi che la storia è al suo crocevia, sospesa tra una fine e un inizio, prima che il dado venga tratto e la scelta finale sia definitiva, occorrerebbe che chiunque guardasse queste foto, per essere così consapevole di che cos’è stato e cosa potrebbe essere. Poi, decidere. Ma a quel punto, sono certo, avrebbe ragione Ivo che, in una kafana di Sarajevo, in giorni in cui la Bosnia assumeva le sembianze di un Donbass sulla Drina, mi ha confidato, tra una Leica e una <em>rakija</em>, che una bella foto ha un potere che nessuno le potrà mai togliere: quello di riparare i sogni dai torti della realtà.</p>


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                                    Daniele Bellocchio
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                                    Ivo Saglietti
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		<title>Kosovo, l&#8217;esilio e il ritorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/kosovo-lesilio-e-il-ritorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 15:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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		<title>Kosovo, la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/kosovo-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 15:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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		<title>&#8220;Così ho abbattuto l&#8217;aereo invisibile della Nato&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-ho-abbattuto-laereo-invisibile-della-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Dell'Orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 04:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia stealth]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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<p>Il colonnello Zoltán Dani prende un acchiappamosche, uno di quelli che usa per scacciare gli insetti che bivaccano nel patio del suo forno nelle campagne di Skorenovac, e ci chiede di immaginare che sia un F-117, un caccia stealth da 40 milioni di dollari che nel ventennio precedente al 2000 è stato il fiore all&#8217;occhiello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-ho-abbattuto-laereo-invisibile-della-nato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929-300x194.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929-1024x661.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929-768x496.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929-1536x992.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Agenzia_Fotogramma_FGR204929-2048x1323.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il colonnello <strong>Zoltán Dani</strong> prende un acchiappamosche, uno di quelli che usa per scacciare gli insetti che bivaccano nel patio del suo forno nelle campagne di Skorenovac, e ci chiede di immaginare che sia un <strong>F-117</strong>, un caccia <em>stealth</em> da 40 milioni di dollari che nel ventennio precedente al 2000 è stato il fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;industria militare statunitense. Serve parecchia fantasia.</p>
<p>La Lockheed-Martin lo ribattezzò <em>Nighthawk</em>, perché è un velivolo tutto nero a forma di diamante, uscito dagli stabilimenti della misteriosa <strong>Area 51</strong> e impiegato perlopiù di notte per colpire obiettivi nemici senza essere localizzato dai radar. Definito erroneamente &#8220;caccia&#8221; è in realtà un bombardiere leggero ma le sue caratteristiche lo resero noto per essere letale, e gli ottimi risultati ottenuti durante la prima Guerra del Golfo contribuirono a renderlo un velivolo &#8220;di culto&#8221;. La leggenda narra che gli statunitensi erano così certi della sua invisibilità da non aver integrato nessun sistema per segnalare al pilota il fatto che ci fosse un missile in arrivo.</p>
<p>Un mito sfatato d&#8217;improvviso la notte del <strong>27 marzo 1999</strong>, quando a <strong>Darrell &#8220;Dale&#8221; Zelko</strong>, il pilota di uno degli F-117 schierati ad Aviano per bombardare Belgrado (12 in totale, più altri 12 in Germania), la spia di un missile della contraerea serba in avvicinamento avrebbe fatto molto comodo. Perché lo prese in pieno, all&#8217;altezza del villaggio di Buđanovci (in Voivodina) e riuscì ad eiettarsi miracolosamente poco prima che il suo <em>Nighthawk</em> diventasse carcassa. A comandare il 3º battaglione della 250ª brigata di difesa aerea quella notte c&#8217;era <strong>Zoltán Dani</strong>, l&#8217;unico uomo al mondo a poter dire di aver abbattuto ufficialmente un aereo invisibile, i cui resti sono esposti in parte nel Museo dell&#8217;Aviazione di Belgrado e in parte pare siano finiti in mano russa, cinese e iraniana. Altri vennero regalati chissà da chi a <strong>Željko Ražnatović</strong>, al secolo <em>Arkan</em>, che ne faceva bella mostra quando veniva intervistato dai giornalisti occidentali. Altri ancora sono custoditi in casa sua da Zoltán Dani, nelle campagne a 50 km ad est della capitale serba, dove negli anni successivi alla guerra ha fatto il fornaio, per poi lasciare il panificio ad uno dei figli, e si è dedicato al tennis, che pratica regolarmente nel suo campo privato con vista sulla campagna serba.</p>
<p>Qui, subito dopo averci mostrato i suoi trofei di guerra (che comprendono anche pezzi in titanio di un F-16 che Dani sostiene di aver abbattuto ma senza che gli Usa abbiano mai confermato), gli chiediamo: &#8220;Ma come ha fatto?&#8221;<br />
Dani versa della <em>rakja</em>, prende in mano l&#8217;acchiappamosche, e dice: &#8220;Faccia conto che questo sia l&#8217;F117&#8221;.</p>
<p><strong>Difficile, ma ci proviamo&#8230;</strong></p>
<p>Ecco la coda, ecco la testa, in mezzo c&#8217;è la forma è triangolare. La cosa più importante che avremmo dovuto capire era l&#8217;esatta dimensione del velivolo, così da poter calcolare la frequenza, emessa in una precisa cadenza, e settare i nostri radar.</p>
<p><strong>Ma ci consenta un passo indietro. Gli americani non sostenevano fosse invisibile?</strong></p>
<p>Sì, ma era propaganda. Niente è invisibile. Alle scuole superiori avevo approfondito le teorie di Nikola Tesla, che scrisse che ogni oggetto in natura emette una frequenza elettromagnetica. Un concetto molto simile al funzionamento di una chitarra. Ha un telaio e delle corde tese che vanno in risonanza con il telaio e una volta toccate emettono il suono. Così pensai: anche gli aerei invisibili sono oggetti fatti in metallo, per quanto sofisticato. Così, individuando la sua dimensione come fosse il telaio di una chitarra, secondo lo stesso principio avremmo potuto trovare<br />
la lunghezza d&#8217;onda giusta. E per questo c&#8217;è una formula matematica.</p>
<p><strong>E lei come la conosce? Ha studiato ingegneria?</strong></p>
<p>No, non l&#8217;ho studiata da nessuna parte. L&#8217;ho approfondita da autodidatta. Per me era una sorta di hobby. Studiare, reperire informazioni (difficilissimo, poiché il progetto <em>stealth</em> era top secret) e trovare soluzioni. Comunque, una volta individuata l&#8217;esatta dimensione dell&#8217;aereo, che è lungo 20 metri, abbiamo iniziato a cercare la frequenza migliore per provare a intercettare il segnale. Ce n&#8217;erano diverse centinaia. Per scegliere quella più adatta, bisogna capire che tipo di radar si ha a disposizione.</p>
<p><strong>Qual era il vostro?</strong></p>
<p>I nostri erano due: il P-12 e il P-18. Il P-18 utilizza onde VHF di lunghezza d&#8217;onda metrica. A livello tecnologico funziona in modo piuttosto semplice: ha 16 antenne YAGI <em>[le stesse che si usano per le TV, NdR]</em> ed è piazzato du una piattaforma girevole posta su un URAL 4320 <em>[un autocarro a 6 ruote di produzione sovietica, NdR]</em>. Gli americani erano convinti di aver ideato uno <em>stealth</em> perché la nuova tecnologia radar a frequenze più alte (con la lunghezza d&#8217;onda che si fa più corta, a banda S, X e K), l&#8217;F-117 era poco rilevabile. Ma i vecchi radar russi a bassa frequenza secondo noi potevano ancora riuscirci.</p>
<p><strong>Cioè avere tecnologie obsolete vi ha avvantaggiati?</strong></p>
<p>Le caratteristiche di modellamento e i materiali assorbenti utilizzati sugli aerei <em>stealth</em> sono meno efficienti a bassa frequenza, permettendo ai radar basati su VHF [onde ultracorte, NdR] di rilevare obiettivi a una distanza maggiore rispetto ai radar a onde centimetriche o millimetriche contro cui gli aerei <em>stealth</em> sono ottimizzati. Noi, anche contravvenendo l&#8217;ordine dei nostri superiori, ci abbiamo messo del nostro armeggiando per aumentare ancora di più la lunghezza d&#8217;onda del radar e cambiando alcuni condensatori. Così saremmo riusciti a rilevare l&#8217;F-117 in 25 km.</p>
<p><strong>Perché i comandanti non volevano?</strong></p>
<p>Pensavano non avrebbe mai funzionato e avremmo rovinato i radar. Quando spiegai la mia teoria al comandante della brigata era il 1997. Mi rispose: &#8216;È impossibile. Dacci una prova&#8217;. Risposi: &#8216;Cosa dovrei fare? Chiamare Clinton e farne volare uno sulle nostre teste?&#8217; Alla fine li inviarono davvero <em>[ride]</em>.</p>
<p><strong>Quindi lei stava studiando l&#8217;F-117 già da prima della guerra?</strong></p>
<p>Ovvio. Era logico, perché noi nelle forze antiaeree avevamo il dovere di studiare le nuove tecnologie Nato, pur avendo pochissime informazioni a disposizione.</p>
<p><strong>Oltre ai radar, avete apportato modifiche anche ai vostri missili?</strong></p>
<p>No, usavamo il sistema antiaereo S-125M Neva/Pectora <em>[SA-3 Goa per la NATO, NdR]</em>, che operava a bassa quota, a velocità inferiori, e con un sistema più efficiente contro le contromisure elettroniche. Era entrato in servizio nel 1961. I missili, i V601-M, avevano un emettitore di segnale radio in testa, che man mano che passavano gli anni veniva modernizzato con il materiale che proveniva dalla Russia.</p>
<p><strong>Prese qualche altra contromisura particolare?</strong></p>
<p>Usai l&#8217;occhiometro <em>[ride]</em>. Salii su una collina a Buđanovci per studiare la direzione di volo degli aerei NATO per diversi giorni, al fine di poter orientare il radar per rilevare l&#8217;aereo nel miglior modo possibile e nel più breve tempo possibile. Per far scattare i missili antiaerei avevamo a disposizione 20 secondi al massimo per avviare il radar, catturare il segnale, spegnere il radar e cambiare posizione nel giro di 90 minuti. Perché anche l&#8217;aereo poteva rilevare le onde del nostro radar e reagire sparando missili aria-terra <em>[soprattutto gli AGM-88 HARM, NdR]</em> per distruggere la nostra unità. Quando necessario, per ingannare gli HARM abbiamo usato diversi vecchi radar MIG-21. È stato così che, nonostante i 23 HARM lanciati contro di noi dagli americani, non abbiamo perso nemmeno un&#8217;unità missilistica e nemmeno un uomo. Ma in generale, se l&#8217;operazione fosse durata 21 secondi anziché 20, saremmo stati fritti.</p>
<p><strong>E 21 secondi è anche il titolo di un documentario che parla di lei. Ma poi ci arriviamo. Cosa si prova sapendo che una delle armi più letali della storia le stava passando sulla testa per incenerirla?</strong></p>
<p>Niente di speciale. Innanzitutto non era affatto la più letale. L&#8217;F-117 è lento <em>[non arrivava nemmeno a Mach 1, NdR]</em> e per nulla maneggevole. All&#8217;epoca erano già entrati in servizio velivoli superiori, anche russi. Ad ogni modo per noi tutto ciò rendeva semplicemente più avvincente la sfida: cioè riuscire a colpire qualcosa. In quel momento, infatti, non sapevamo nemmeno a cosa stessimo mirando. Noi vedevamo un puntino su un radar. Non sapevamo che aereo fosse. È come andare a pesca. Solo una volta in superficie sai che tipo di pesce hai pescato.</p>
<p><strong>Il protocollo militare prevede che si possa ammettere l&#8217;abbattimento di un aereo solo se cade in mani nemiche. Per questo <em>Vega 31</em>, il nome in codice di quell&#8217;F-117, risulta l&#8217;unico <em>stealth</em> perso in battaglia. Ma. ci sono notizie di un altro F-117 danneggiato&#8230;</strong></p>
<p>Nei 20 anni successivi alla fine della guerra abbiamo raccolto informazioni sempre più precise che di aerei colpiti ce ne sono stati altri 3. Non lo sapevamo neanche noi all&#8217;epoca perché o riuscirono a rientrare alla base danneggiati o precipitarono in territorio nemico. Uno a Tuzla (Bosnia), uno a Zagabria (Croazia), uno a Spangdahlem (Germania)<em> [quest&#8217;ultimo, pilotato dal tenente colonnello Charlie &#8220;Tuna&#8221; Hainline, è stato confermato dallo stesso pilota una volta in pensione, con tanto di data ufficiosa: il 30 aprile 1999, NdR]</em>.</p>
<p><strong>E ovviamente vi risulta anche l&#8217;abbattimento dell&#8217;F-16 (che non è <em>stealth</em>) di cui ci ha mostrato i pezzi&#8230;</strong></p>
<p>Sì, ma le dirò anche un&#8217;altra cosa. Che gli americani non confermeranno mai nemmeno tra mille anni.</p>
<p><strong>Cosa?</strong></p>
<p>Abbiamo abbattuto anche un B-2 Spirit.</p>
<p><strong>No. Questo non è possibile!</strong></p>
<p>E invece sì.</p>
<p><strong>Calma. Il B-2 Spirit è il bombardiere stealth prodotto dalla Northrop-Grumman a forma di ala volante. Può trasportare fino a 16 bombe nucleari. Ha un costo di produzione di 2,13 miliardi di dollari che, rapportato al suo peso a vuoto (71668 kg) lo rende più caro che se fosse costruito in oro. Non è mai stato abbattuto. Non può essere abbattuto&#8230;</strong></p>
<p>Lo dicevano anche dell&#8217;F-117 <em>[ride]</em>.</p>
<p><strong>Ma ne è proprio sicuro?</strong></p>
<p>Successe 10 minuti dopo la mezzanotte di un giorno di fine maggio, probabilmente il 25. Quella notte abbiamo certamente colpito un bersaglio, che è caduto a 15 km al di là del confine con la Croazia, in una foresta chiamata Spačva <em>[in una microregione al confine con la Serbia popolata da 40.000 ettari di foreste di quercia, NdR]</em>.</p>
<p><strong>Se è caduto in Croazia come fa a sapere che si trattava di un B-2?</strong></p>
<p>Dopo la guerra ho conosciuto un vigile del fuoco croato. Gli raccontai chi fossi. Mi conosceva già. Prestava servizio tra i pompieri di Vinkovci (una ventina di km a ovest di Vukovar). Sapeva cosa avessimo fatto e mi confessò che una notte a fine maggio dovette andare di corsa Spačva per spegnere un incendio nella foresta. Lo aveva provocato il B-2. Mi disse: &#8216;Non avevamo idea di cosa fosse venuto giù dal cielo. Era grandissimo, di forma triangolare, senza impennaggi verticali, tutto nero. Sembrava una nave spaziale&#8217;.</p>
<p><strong>Una descrizione un po&#8217; vaga, però.</strong></p>
<p>Mi disse anche che una volta spento il fuoco, alle 2 di notte, quindi i tempi combaciano, l&#8217;esercito croato e la polizia recintarono lo spazio e impedirono l&#8217;accesso a chiunque altro. Sempre dopo la guerra incontrai uno dei poliziotti croato che era lì quella sera, mi confermò tutto. Mi disse: &#8220;Sì, certo. Lo recintammo. Venne tenuto in sicurezza per 3 mesi. Il tempo necessario per farlo letteralmente a pezzi, trasferirlo a Tuzla e portarlo via negli Stati Uniti.</p>
<p><strong>In Patria è diventato un eroe di guerra. Sono diventate celebri le immagini delle donne e dei bambini di Buđanovci che ballavano sui resti dello <em>stealth</em>. La propaganda serba cantava: &#8220;Datecene un altro… Dobbiamo fare il tetto al porcile&#8221;. Com&#8217;è proseguita la sua carriera nell&#8217;esercito?</strong></p>
<p>Non bene. Tre giorni dopo l&#8217;abbattimento sono stato promosso Colonnello. Ma dopo la guerra mi hanno affidato ruoli di comando nel campo della logistica. Non aveva senso. Mi aspettavo una crescita. Nell&#8217;esercito il successo non sempre viene visto di buon occhio, specie quand&#8217;è improvviso e in qualche modo &#8216;non programmato&#8217;. Durante la guerra, comunque, in diverse occasioni mi sono scontrato con i miei superiori per degli ordini che non volevo rispettare. In condizioni normali sarei finito in prigione, ma dopo l&#8217;abbattimento del <em>Nighthawk</em> decisero di &#8216;punirmi&#8217; in altro modo.</p>
<p><strong>Dopo un&#8217;impresa simile ci si sarebbe aspettato un ricevimento col Presidente (che fino al 2000 fu Slobodan Milošević). Come minimo&#8230;</strong></p>
<p>Non successe niente di tutto ciò. Forse mi hanno considerato di più gli eserciti stranieri&#8230;</p>
<p><strong>Cioè?</strong></p>
<p>La eco di quella storia è arrivata un po&#8217; ovunque. Negli anni successivi alla guerra ho ricevuto molte proposte di lavoro. Diciamo così&#8230;</p>
<p><strong>Da parte di chi?</strong></p>
<p>Non posso dirglielo. Ma si trattava di consulenze da milioni di dollari.</p>
<p><strong>Be&#8217; certo, gli Stati Uniti di nemici ne hanno molti. Poi negli USA ci è andato anche lei, ospite nientemeno che dell&#8217;MIT. Almeno lì hanno creduto alla sua versione?</strong></p>
<p>No. Pensavano avessimo qualche spia e ci avessero avvertito prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;F-117 <em>[sebbene di spie dalle parti di Aviano ci fossero sul serio, NdR]</em>. Ma lì c&#8217;era anche il pilota americano, Dale Zelko, che ha confermato la mia versione.</p>
<p><strong>Ecco. Questa è un aspetto interessante. Lei e il pilota che ha colpito siete diventati amici. Com&#8217;è successo?</strong></p>
<p>Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2009. Io stavo lavorando insieme al regista serbo Zeljko Mirkovic al documentario &#8217;21 secondi&#8217; già da un paio d&#8217;anni. Uno dei miei figli, Attila, che lavora nel campo informatico una sera mi chiamò davanti al suo pc e mi disse che aveva ascoltato un&#8217;intervista rilasciata da Zelko ad un media brasiliano in cui parlava dell&#8217;abbattimento.</p>
<p><strong>Cosa diceva? </strong></p>
<p>Era un ritratto molto fedele e verosimile. In un passaggio in particolare Zelko parlava di come l&#8217;ala del suo aereo venne divelta dal nostro missile. Io annuii e spiegai ad Attila che il funzionamento del missile è proprio quello, detonare in prossimità del bersaglio per far sì che i detriti, in quel caso oltre 4000, tagliassero le ali come fossero una lama. Attila con molta naturalezza mi disse: &#8216;Papà, cosa faresti se lo incontrassi?&#8217; Una domanda semplice ma a cui non avevo mai pensato. Mi lasciò di sasso&#8221;.</p>
<p><strong>E cosa rispose?</strong></p>
<p>Lo prenderei a pugni <em>[ride]</em>.</p>
<p><strong>Diplomatico&#8230;</strong></p>
<p>Poi mi calmai. Ma rimasi turbato tutto il giorno. Quando Mirkovic lo seppe ebbe il timore che potessi essere così scosso da interrompere le riprese del film. Ma anche lui pensò che quell&#8217;incontro potesse essere una buona idea. Mi disse: &#8216;Ti chiedo solo di pensarci. Hai tre giorni di tempo&#8217;. Non dormii.</p>
<p><strong>Alla fine però accettò&#8230;</strong></p>
<p>Non fu facile. All&#8217;epoca nutrivo ancora molto rancore. Avevo la peggiore opinione possibile dell&#8217;America, dell&#8217;esercito americano, della Nato.</p>
<p><strong>Cosa la spinse, allora?</strong></p>
<p>Pochi mesi prima ebbi l&#8217;occasione di incontrare Sua Santità Pavle <em>[il patriarca della Chiesa ortodossa serba, NdR]</em>. Dopo una conversazione molto cordiale, mi regalò un suo libro. C&#8217;era un passaggio interessante con su scritto: &#8216;Il perdono è la più grande e la più importante caratteristica di un cristiano. Il perdono parla di noi come persone e non dei torti che abbiamo subito. E il perdono raggiunge completezza quando viene accettato dall&#8217;altro&#8217;. La notte prima della scadenza ripensai a quella frase, e mi dissi: &#8216;Questa è la mia occasione per dimostrare al mondo che sappiamo perdonare. Che non siamo demoni. Che anche se non dimentichiamo, sappiamo perdonare&#8217;. Così, girammo il film e andammo ad incontrare Zelko.</p>
<p><strong>E non vi siete presi a pugni, vero?</strong></p>
<p>No. Viveva a Francestown, in New Hampshire, con sua moglie e i suoi figli. Famiglia molto credente. Le racconto un aneddoto divertente però&#8230;</p>
<p><strong>Prego&#8230;</strong></p>
<p>Mentre ero a casa sua arrivarono dei poliziotti coi lampeggianti accesi. Pensai &#8216;Ora ci arrestano&#8217;. In realtà il sindaco della città, la signora Abigail, aveva scoperto che ero lì per girare il documentario e voleva organizzare un cocktail party con me e Zelko. Al cocktail party, che si tenne in una grande sala ricevimenti, c&#8217;erano 100 persone. Il sindaco introdusse Zelko che ovviamente tutti conoscevano. Allora si voltò verso di me e disse: &#8216;Questo è l&#8217;uomo che ha buttato giù il mio aereo&#8217;. La sala rimase in silenzio per 3-4 secondi. Io ero impietrito. Poi un tizio, dal fondo della sala, urlò: &#8216;Gran tiro!!!&#8217; ed esplose un applauso infinito <em>[ride]</em>. Firmai autografi, feci foto con tutti. Mi girai verso Mirkovic e chiesi: &#8216;Ma siamo davvero in America qui?&#8217;</p>
<p><strong>Ha cambiato idea sul loro conto?</strong></p>
<p>Sì, non avevo mai trovato una tale spontaneità. Ma ho cambiato idea sugli americani, più che sull&#8217;America. Ho parlato con molti di loro e mi hanno confessato di essere i primi insoddisfatti della politica estera statunitense. Che essi stessi erano contrari all&#8217;intervento armato in Jugoslavia.</p>
<p><strong>A tal proposito, cosa pensa del recente ritiro delle truppe Nato dall&#8217;Afghanistan?</strong></p>
<p>Se guardiano la situazione da una prospettiva storica possiamo dire una cosa: dovunque vadano gli americani e dovunque vadano le forze Nato si tratta di zone in cui le persone non desiderano la guerra. Così fu in Jugoslavia. Così è in Afghanistan.</p>
<p><strong>Cosa intende? </strong></p>
<p>Già dopo la morte di Tito <em>[1980, NdR]</em>, nel 1981 tutti i ministri degli esteri della Nato si incontrarono a Roma, e decisero di distruggere la Jugoslavia. La nostra agenzia di spionaggio ce lo riportò <em>[il riferimento è alla sessione Ministeriale del Consiglio Nato che si tenne in Italia il 4 e il 5 maggio di quell&#8217;anno, anche se negli ordini del giorno la questione balcanica non compare mai, NdR]</em>. Avevano in mente di costruire 8 piccoli Stati al posto della Jugoslavia.</p>
<p><strong>Scusi, lei si ritiene comunista?</strong></p>
<p>No, ma una cosa è certa e qui la riconoscono tutti, non solo i nostalgici titini: negli anni &#8217;80, quando eravamo i leader tra i Paesi non allineati, eravamo al top della nostra produzione industriale, militare, economica. All&#8217;apice di un boom economico come quello che avevate avuto in Italia. All&#8217;epoca ero Capitano di prima classe e guadagnavo 2500 marchi tedeschi al mese. Una cosa immensa. Mia moglie era impiegata pubblica e guadagnava 1500 marchi al mese. Eravamo potenti. E ricchi. Ma all&#8217;Occidente faceva più comodo destabilizzarci.</p>
<p><strong>Ma la Jugoslavia voleva entrare nella CEE, all&#8217;Occidente non sarebbe convenuto così?</strong></p>
<p>Fu un Cavallo di Troia. l&#8217;Europa ci disse: &#8216;Fate le riforme che chiediamo ed entrate&#8217;. Ne proposero 5, quattro delle quali facilissime da realizzare.</p>
<p><strong>E la quinta?</strong></p>
<p>Introdurre la democrazia rappresentativa. In sostanza, consentire la costituzione di partiti diversi da quello comunista. I nostri politici accettarono e la situazione sfuggì di mano. D&#8217;improvviso si formarono oltre 1000 partiti, coadiuvati da ONG e altre realtà finanziate dagli occidentali che avrebbero avuto il compito di &#8216;insegnare&#8217; la democrazia agli jugoslavi. Alcune di queste iniziarono a proporre ai partiti di inserire nei loro statuti la tutela delle identità locali, delle religioni, delle minoranze. Col Partito Comunista il nazionalismo era considerato un male, ovviamente. Fu così invece, che emersero i movimenti identitari. Praticamente tutti i principali leader balcanici, Milosevic, Izetbegovic e Tudjman ricevettero indirettamente soldi dall&#8217;Occidente. Centinaia di milioni di dollari. Era diventata una mangiatoia gigantesca. Poi, quando d&#8217;improvviso i rubinetti si chiusero, gli Stati balcanici iniziarono a divorarsi tra loro.</p>
<p><strong>Una visione inquietante.</strong></p>
<p>La realtà è questa. La dissoluzione della Jugoslavia fu un fenomeno artificiale, voluto da alcune potenze occidentali con intenti di natura neocolonialista.</p>
<p><strong>Ma mi scusi, la democrazia le ha portato dei benefici. Vive in pace. È libero. Ha una bella casa. I suoi figli sono adulti e sono persone di successo che si sono realizzate nel mondo nato dopo la fine della guerra.</strong></p>
<p>Questo è vero, ma come le dicevo negli anni &#8217;80 qui non mancava nulla. E avevamo identità e valori forti. Le faccio io una domanda&#8230;</p>
<p><strong>Quale?</strong></p>
<p>Se avessi potuto scegliere dove far crescere i miei figli, se nella Jugoslavia unita o nella Serbia attuale, cosa avrei scelto?</p>
<p><strong>Ce lo dica.</strong></p>
<p>La Jugoslavia. Senza dubbio.</p>
<p><strong>È proprio sicuro di non essere comunista?</strong></p>
<p>Sicurissimo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-ho-abbattuto-laereo-invisibile-della-nato.html">&#8220;Così ho abbattuto l&#8217;aereo invisibile della Nato&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il conflitto tra Serbia e Croazia  adesso rischia di riaccendersi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-conflitto-tra-serbia-e-croazia-rischia-di-riaccendersi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 08:43:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="778" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1.jpg 778w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /></p>
<p>I rapporti tra Serbia e Croazia rischiano di subire una nuova pesante battuta d&#8217;arresto, dopo che mercoledì 18 aprile, una delegazione del parlamento di Zagabria ha interrotto una sua visita ufficiale a Belgrado, dopo che un deputato ultranazionalista serbo ha insultato i parlamentari croati, e tentato di strappare una bandiera croata.  Reuters ha raccontato che, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-conflitto-tra-serbia-e-croazia-rischia-di-riaccendersi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-conflitto-tra-serbia-e-croazia-rischia-di-riaccendersi.html">Il conflitto tra Serbia e Croazia  adesso rischia di riaccendersi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="778" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1.jpg 778w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Izbori_2012_-_plakati_Vojislav_%C5%A0e%C5%A1elj_1-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /></p><p>I rapporti tra Serbia e Croazia rischiano di subire una nuova <strong>pesante battuta d&#8217;arresto</strong>, dopo che mercoledì 18 aprile, una delegazione del parlamento di Zagabria ha <strong>interrotto una sua visita ufficiale</strong> a Belgrado, dopo che un deputato ultranazionalista serbo ha insultato i parlamentari croati, e tentato di <strong>strappare una bandiera</strong> croata. </p>
<p><em>Reuters</em> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-serbia-croatia/croatian-delegation-cuts-short-serbia-visit-after-insults-in-parliament-idUSKBN1HP2FU">ha raccontato</a> che, durante l&#8217;incontro con i parlamentari croati, il leader del <strong>partito radicale serbo</strong> (<strong>SRS</strong>) <strong>Vojislav Seselj</strong>, ha afferrato una bandiera della repubblica croata in una sala antistante alla camera del parlamento serbo, l&#8217;ha gettata per terra e ha cominciato a calpestarla e stracciarla mentre <strong>invocava insulti</strong> nei confronti della delegazione di Zagabria, mentre il vice di Seselj si è aggiunto al suo capo partito nell&#8217;azione di<strong> vilipendio</strong>. <em>Balkan Insight</em> riporta<a style="color: #0000ff" href="http://www.balkaninsight.com/en/article/timeline-serbia-croatia-incidents-keep-revolving-around-past-04-19-2018"> alcune dichiarazioni </a>di Seselj, che ha anche gridato &#8220;<strong>Ustasha</strong>&#8220;, con riferimento ai <strong>movimenti fascisti croati</strong>.</p>
<p>I parlamentari croati, capeggiati da <strong>Gordan Jandrokovic</strong>, il presidente del parlamento di Zagabria, hanno assistito alla scena impassibili. &#8220;A causa di questo atto che <strong>ha gravemente danneggiato la dignità</strong> della Repubblica di Croazia &#8230;abbiamo terminato la visita&#8221;, ha detto il parlamento croato in una dichiarazione. Il viaggio di due giorni avrebbe dovuto concludersi giovedì.</p>
<p></p>
<p>I principali funzionari serbi, incluso il primo ministro <strong>Ana Brnabic</strong> e la speaker del parlamento <strong>Maja Gojkovic</strong> hanno condannato l&#8217;incidente:&#8221;La mancanza di rispetto dei simboli di Stato della Croazia&#8230;è inammissibile e rappresenta anche <strong>un insulto per la nazione serba</strong>&#8220;, ha detto la Gojkovic, che in passato aveva militato nel SRS.</p>
<p>Seselj, un ex marxista, fondò il SRS all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 e fu vice primo ministro sotto <strong>Slobodan Milosevic</strong> durante le guerre balcaniche in cui morirono oltre 100.000 persone.</p>
<p>Il <strong>Dispositivo per i crimini di guerra</strong> delle Nazioni Unite per la <strong>ex Jugoslavia</strong> (<strong>MICT</strong>), che ha sostituito il Tribunale penale speciale per la ex Jugoslavia, i cui lavori si sono conclusi lo scorso novembre, lo scorso 11 aprile ha <strong>annullato la precedente assoluzione</strong> di Seselj con l&#8217;accusa di persecuzione e atti disumani per aver fomentato violenze durante la guerra, condannando lo stesso a <strong>10 anni di carcere</strong>.</p>
<p></p>
<p>In base alla legge vigente in Serbia, il mandato di un parlamentare cui sia attribuita una condanna penale superiore ai sei mesi è obbligato a <strong>rinunciare al suo mandato</strong>, ma lo stesso rappresentante dei radicali ha fatto sapere che non ha intenzione di dimettersi.</p>
<p>Il bersaglio degli attacchi di Seselj erano stati i croati della <strong>minoranza etnica</strong> che vive nella regione della Vojvodina, sui quali i lavori interparlamentari dei due Paesi si sono concentrati, al fine di garantire una maggiore sicurezza, nonché la possibilità per tale minoranza di esprimere dei <strong>rappresentanti all&#8217;interno</strong> del parlamento serbo.</p>
<p>Proprio la scorsa settimana, infatti, il governo della Croazia e il <strong>Consiglio Nazionale della Croazia</strong> (<strong>HNV</strong>) in Serbia hanno <a href="https://www.total-croatia-news.com/politics/27675-croatia-provides-support-to-croats-in-vojvodina">firmato un accordo </a>nella città serba di <strong>Sremska Mitrovica</strong> per la fondazione di un centro di cultura croato nella <strong>Vojvodina</strong>. L&#8217;accordo prevede l&#8217;acquisto di terre nella città di <strong>Subotica</strong>, grazie alle donazioni percepite da <strong>Hrvatska Rijech</strong>, un editore croato interessato alla diffusione della cultura dei croati di Vojvodina. </p>
<p></p>
<p>Il tutto si colloca in una fase particolare delle vicende legate alla <strong>guerra di Jugoslavia</strong>. Nella giornata di lunedì 23 aprile, infatti, il MICT ha <a href="http://www.bbc.com/news/world-europe-43862502">iniziato i colloqui</a> per il processo di appello rispetto alla sentenza di <strong>Radovan Karadzic</strong>, accusato di aver condotto una <strong>pulizia etnica</strong> a danno dei musulmani di Bosnia, con il suo culmine nel <strong>massacro di Srebrenica</strong> nel 1995, e per l&#8217;<strong>assedio di Sarajevo</strong>, durato circa tre anni, e che ha portato alla morte di 10mila civili.</p>
<p>Karadzic ed il suo avvocato hanno appellato la sentenza del 2016 come &#8220;politica&#8221;. I procuratori hanno sostenuto la presenza di <strong>errori di diritto e di fatto</strong>, con il procuratore capo <strong>Serge Brammertz</strong> che ha chiesto ai giudici di &#8220;correggere gli errori della camera di prova&#8221; e imprigionare Karadzic a vita.</p>
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		<title>Nato, Russia e futuro del Montenegro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-usa-russia-passa-dal-montenegro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 08:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Montenegro, sull’altra sponda dell’Adriatico si sta consumando l’ennesimo braccio di ferro fra la Russia e l’Occidente, ma in Italia nessuno ne parla. Il voto per il rinnovo del parlamento del 16 ottobre è un appuntamento cruciale per il futuro della “montagna nera”, la ex repubblica jugoslava incastonata come una piccola perla sul mare. Brogli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-usa-russia-passa-dal-montenegro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Occjo-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.google.it/maps?q=montenegro&amp;ion=1&amp;espv=2&amp;bav=on.2,or.&amp;bvm=bv.135475266,d.bGg&amp;biw=1920&amp;bih=886&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwi7haGvytXPAhWDnRoKHRaZBLsQ_AUIBigB" target="_blank">Montenegro</a>, sull’altra sponda dell’Adriatico si sta consumando l’ennesimo braccio di ferro fra la Russia e l’Occidente, ma in Italia nessuno ne parla. Il voto per il rinnovo del parlamento del 16 ottobre è un appuntamento cruciale per il futuro della “montagna nera”, la ex repubblica jugoslava incastonata come una piccola perla sul mare. Brogli a parte, gli elettori nelle urne non sceglieranno solo fra il Partito social democratico del premier, quasi a vita, Milo Djukanovic e l’opposizione, una volta tanto unita, anche se in stile Brancaleone. Il risultato delle urne sarà un’<strong>ipoteca sull’adesione, o meno, del Montenegro alla Nato.</strong> In giugno il parlamento russo ha bollato l’ingresso nell’Alleanza atlantica del Montenegro come l’ennesimo tassello di “una nuova guerra fredda”.<strong><a style="color: #ff0000" href="http://www.occhidellaguerra.it/category/europa/montenegro-europa/" target="_blank">LEGGI ANCHE</a><a href="http://www.occhidellaguerra.it/category/europa/montenegro-europa/" target="_blank">:</a><a href="http://www.occhidellaguerra.it/category/europa/montenegro-europa/" target="_blank"> Montenegro, ecco i partiti in campo</a></strong>Djukanovic ha da tempo tracciato la strada del paese verso l’Unione europea e la Nato. Non solo per ideale convinzione nella scelta di campo, ma per mantenere un sistema di potere e farsi perdonare, in nome della real politik, rapporti ambigui di oggi e di ieri con la criminalità organizzata ed una diffusa corruzione in un paese di appena 620mila abitanti.La spaccatura politica è sedimentata nella sanguinosa<strong> disintegrazione della Jugoslavia di Tito</strong>. La maggioranza della popolazione (42,88%) è serba ed in tanti non hanno mai digerito l’indipendenza del 2006 con il definitivo distacco da Belgrado. E le bombe della Nato del 1999, che hanno portato alla “liberazione” e secessione del Kosovo. Djukanovic è al potere dal ’91, quando il Montenegro faceva ancora parte della Jugoslavia. E se va avanti di questo passo sarà premier a vita. Il voto potrebbe impedirgli di governare con una maggioranza solida, ma è difficile che l’opposizione, apparentemente compatta, riesca a ribaltare clamorosamente la situazione.La compagine anti Djukanovic può contare su Miodrag Lekic, ex ambasciatore di Belgrado a Roma e amico di lungo corso dell’Italia. Lo scorso anno ha fondato Demos, l’Alleanza democratica, per compattare l’opposizione. Nelle presidenziali del 2013 ha perso di misura grazie a sospetti brogli. In politica interna propone di “decriminalizzare il paese” e sullo scacchiere internazionale chiede un referendum sull’adesione alla Nato facendo presente i rapporti storici ed economici con la Russia.Djukanovic non vuole il referendum, che potrebbe quasi sicuramente perdere e punta tutto sul voto di domenica considerandolo “un plebiscito” pro o contro l’ingresso nell’Allenza atlantica.Il Montenegro è quasi a fine corsa per diventare il 29imo alleato della Nato. Al momento mancano le ratifiche degli altri paesi già membri. L’ingresso è previsto verso la metà del 2017. Per dare un’idea basta riprendere il comunicato ufficiale dell’<strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.difesa.it/SMD_/CaSMD/Eventi/Pagine/gen_graziano_incontra_CSMD_montenegro.aspx" target="_blank">incontro</a></strong> a Roma dell’11 ottobre, fra il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano ed il suo parigrado montenegrino, ammiraglio Dragan Samardzic. Graziano “si augura che il processo di adesione del Paese alla Nato e all&#8217;Ue possa concludersi nei tempi previsti&#8221;. Per l’Unione europea il tragitto sarà ancora lungo e denso di incognite, ma per l’Alleanza atlantica è sceso in campo a più riprese il presidente americano Barack Obama. Non tutti gli analisti, però, concordano nello stuzzicare l’orso russo, pronto a tirare zampate, se provocato, come ha dimostrato in Ucraina con la Crimea, per un paese che conta su un esercito di appena 2mila uomini. Se vogliamo fare un paragone, ai tempi d’oro della missione in Afghanistan, l’Italia ha schierato 4mila soldati, il doppio delle forze armate montenegrine.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-sfida-delle-elezioni-in-montenegro/" target="_blank">LEGGI ANCHE:</a><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-sfida-delle-elezioni-in-montenegro/" target="_blank"> La sfida delle elezioni in Montenegro</a></strong>L’importanza della piccola repubblica è la posizione strategica sull’Adriatico con le bocche di Cattaro utilizzate fin dai tempi della marina imperiale asburgica come base navale. E soprattutto, agli occhi di Mosca, un ennesimo cuneo della Nato infilato in una zona di influenza russa non solamente storica e politica. Secondo il governo di Podgorica, dal 2005 gli investimenti russi in Montenegro sono stati di 1,16 miliardi di euro. Si calcola che il 40% delle proprietà immobiliari sia in mano ai russi, che arrivano ogni anno in 300mila a trascorrere le vacanze sulle splendide coste montenegrine non avendo bisogno del visto.In questo delicato momento dei rapporti fra Mosca e Washington per la crisi ucraina, quella siriana e le dimostrazioni muscolari, da una parte e dall’altra sullo scacchiere europeo, il braccio di ferro sul Montenegro potrebbe rappresentare una pericolosa scintilla dell’esplosiva partita geopolitica globale.</p>
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		<title>&#8220;Perché Milosevic è innocente&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-milosevic-e-innocente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 09:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Alla pubblicazione della sentenza ufficiale sul processo a carico dell’ex presidente della Repubblica Srpska, ovvero la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Radovan Karadzic, non ci si sorprende di come uno dei casi più controversi della politica internazionale contemporanea riveli un’altra delle sue nefandezze e sbavature più evidenti: delle 2590 pagine che costituiscono il giudizio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-milosevic-e-innocente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-DaytonAgreement-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Alla pubblicazione della sentenza ufficiale sul processo a carico dell’ex presidente della Repubblica Srpska, ovvero la <strong>Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina</strong>, Radovan Karadzic, non ci si sorprende di come uno dei casi più controversi della politica internazionale contemporanea riveli un’altra delle sue nefandezze e sbavature più evidenti: delle 2590 pagine che costituiscono il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.icty.org/x/cases/karadzic/tjug/en/160324_judgement.pdf">giudizio del Tribunale Penale Speciale per la ex Jugoslavia</a> circa le imputazioni a carico di Karadzic, la cui condanna è stata confermata a 40 anni il 24 marzo 2016 e per il quale lo stesso ha presentato ricorso in appello, ben 1303 di queste sono dedicate alle vicende riguardanti l’allora presidente della Repubblica Federativa di Jugoslavia, <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4796470.stm" target="_blank">Slobodan Milosevic</a></strong>, morto in carcere l’11 marzo del 2006 nel pieno del processo che lo vedeva coinvolto. Tutto ciò passa sotto il silenzio assoluto dell’opinione pubblica e della stessa ICTY, con riferimenti di pubblicità resi soltanto da poche <a href="http://inserbia.info/today/2016/07/icty-exonerates-slobodan-milosevic-for-war-crimes/">fondazioni vicine ai movimenti del patriottismo serbo</a>.Oggi, a dieci anni di distanza dalla sua scomparsa, peraltro avvolta da un alone di mistero attorno al quale non si è mai fatto chiarezza, i giudici dell’ICTY utilizzano circa la metà delle pagine del documento per sostenere la <strong>non colpevolezza dell’ex capo di stato serbo circa la pendenza di presunte responsabilità legate al genocidio dei bosniaci</strong> avvenuto nella cornice della guerra di Jugoslavia del 1992-95, culminata nel <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/static/fotostorie/sbrenica/index.html" target="_blank">massacro di Srebrenica</a></strong>, una cittadina di un’enclave bosniaca circondata dal territorio della Repubblica Serba di Bosnia, durante il quale l’11 luglio di 21 anni fa persero la vita circa 8mila bosniaci musulmani. Per tali crimini di guerra e genocidio vi sono carichi penali in capo allo stesso Karadzic e all’allora generale delle truppe della Repubblica Serba Ratko Mladic, il cui processo è iniziato nel 2012 dopo 16 anni di latitanza.Il vilipendio della comunità internazionale, all’epoca dei fatti, aveva dipinto Slobodan Milosevic come il “Macellaio dei Balcani”, additandolo come criminale efferato, artefice e mandante del massacro a carico dei bosniaci presenti nell’area di sicurezza gestita dalle truppe della missione UNPROFOR delle Nazioni Unite, a loro volta depositarie di responsabilità di inazione e di mancata reazione agli attacchi dell’esercito jugoslavo.Come si legge anche da quanto riproposto sul<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.slobodan-milosevic.org/news/smorg-aw071816.htm" target="_blank"> sito della Fondazione Slobodan Milosevic</a>, si rende evidenza della condanna da parte dell’ex Presidente Jugoslavo circa le decisioni e la barbarie degli atti adottati dalle autorità serbo-bosniache, rivendicando contrarietà circa la mancata applicazione degli accordi di Vance-Owen. Milosevic ha sempre sostenuto di avere a cuore la questione del patriottismo serbo, sostenendo di comprendere le preoccupazioni di Karadzic, ma che la questione di maggior rilievo fosse quella di porre fine alle ostilità e riportare pace e stabilità nell’area, che tuttora non trova sollievo. Sulla scomparsa di Milosevic continua a permanere un’ombra misteriosa, poiché nel bel mezzo del processo, 10 anni fa, egli fu rinvenuto esanime nella sua cella all’Aja, con una constatazione del decesso per <strong>infarto miocardico</strong>, causato, come alcuni sostengono, dall’<strong>utilizzo di Rifocin</strong>, un antibiotico a base di Rifampicina che avrebbe contrastato l’effetto dei farmaci betabloccanti che assumeva per tenere sotto controllo la pressione sanguigna.Dietro la morte di Milosevic si celano eventualmente alcune responsabilità dei giudici del tribunale speciale, rei di non aver concesso all’ex presidente di potersi recare in Russia per effettuare l’<strong>operazione al cuore</strong> di cui necessitava. Già l’8 marzo del 2006, pochi giorni prima della sua dipartita, fu recapitata al Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.slobodan-milosevic.org/news/sm030806.htm" target="_blank">una lettera</a> in cui egli esprimeva tutte le sue preoccupazioni circa il suo stato di salute e il suo pericolo di vita, poiché era pienamente cosciente del fatto che gli fosse stata rinvenuta nel sangue questa alta concentrazione di questo farmaco impiegato per la cura della tubercolosi.L’ombra del grande interesse geopolitico occidentale &#8211; culminato poi nei bombardamenti NATO del 1999 nell’ambito della questione dell’indipendenza del Kosovo &#8211; sulla quale la Federazione Russa aveva sempre espresso le sue perplessità – per i quali gli Stati Uniti aggirarono il veto imposto da Mosca nell’ambito della delibera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si celano inevitabilmente dietro la prematura quanto sospetta morte di “Slobo”, che era forse a conoscenza della pesante impalcatura politica. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://wikileaks.org/plusd/cables/03THEHAGUE2835_a.html" target="_blank">Rivelazioni di Wikileaks</a> espongono la vicenda secondo cui la Corte di Giustizia dell’Aja avesse discusso della condizione di salute di Milosevic con i rappresentanti dell’ambasciata americana senza il consenso del diretto interessato, alimentando tutti i sospetti legati ad una oscura e triste pagina delle relazioni internazionali contemporanee.</p>
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		<title>Quando la Jugoslavia finì nel pallone</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/quando-la-jugoslavia-fini-nel-pallone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2016 08:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Luci a San Siro si accederanno ancora una volta domani sera per il gran galà calcistico dell’anno, la finale di Champions League, che stavolta ha le fattezze del derby di Madrid tra il Real e l’Atletico.L’entusiasmo dei tifosi spagnoli già contagia una Milano impegnata negli gli ultimi colpi di campagna elettorale: che poi a prevalere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/quando-la-jugoslavia-fini-nel-pallone.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/hj-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Luci a San Siro si accederanno ancora una volta domani sera per il gran galà calcistico dell’anno, la finale di <strong>Champions League</strong>, che stavolta ha le fattezze del derby di Madrid tra il Real e l’Atletico.L’entusiasmo dei tifosi spagnoli già contagia una Milano impegnata negli gli ultimi colpi di campagna elettorale: che poi a prevalere saranno le merengues o i colchoneros, l’evento resta sempre una festa e così è da un quarto di secolo. Già, perché la prima finale con la formula Champions League fu disputata giusto venticinque anni fa, il 29 maggio 1991, a Bari, e venne vinta dalla<strong> Stella Rossa di Belgrado</strong> che per la prima volta arrivava sul tetto d’Europa.</p>
<p>E fu festa anche allora: un canto del cigno ben presto coperto dall’orrido rumore delle armi. Provo una certa inquietudine a ricordare quella sera al “San Nicola”. Mi ritorna in mente il clima surreale nel quale i giocatori e tifosi festeggiavano la conquista del trofeo, mentre la quotidianità del loro Paese raccontava di carri armati fuori dalle caserme e pronti ad essere usati.&#8221;Ieri hanno esultato solo i serbi, nel resto della Jugoslavia hanno tifato contro&#8221; scrissero l’indomani molti giornali europei a commento della gara. Era vero. E non si trattava purtroppo di una sana “gufata”: nell’allora Jugoslavia il forte vento secessionista stava per tramutarsi nell’uragano della guerra, e quella prima storica vittoria continentale di un club jugoslavo, composto anche da giocatori macedoni e croati (come la “stella” Robert Prosinecki), fu letteralmente snobbata in Croazia e Slovenia, pronte a dichiararsi indipendenti da Belgrado.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Vi52VuBNso4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Mai, come nel caso jugoslavo, il calcio ha avuto la funzione di misurare la temperatura di un Paese che stava ormai collassando. L’indifferenza, per non dire l’avversione, con la quale al di fuori della Serbia venne accolta la vittoria della Stella Rossa rappresentò il segnale che ormai la malattia che aveva colpito la creatura del <strong>Maresciallo Tito</strong> aveva raggiunto la fase terminale. La Jugoslavia era malata da tempo, e il calcio ne aveva registrato costantemente il deteriorarsi della salute fin dagli anni Ottanta, quando la violenza da stadio era comparsa nel Paese balcanico con una connotazione prettamente etnico-politica.Eppure, quei segnali erano stati troppo superficialmente ignorati.</p>
<p>Nel 1985 le cronache locali relegarono a teppismo da curva i primi scontri tra i supporter più accesi delle due principali squadre di Belgrado, i Delije (termine traducibile come “Valorosi”) della Stella Rossa, e i Grobari (“Becchini”) del Partizan. Ma da tempo le curve jugoslave, soprattutto serbe e croate, avevano iniziato ad intendere il proprio ruolo diversamente da come fino ad allora era stato: non più a sostegno di una squadra di calcio, bensì di un’identità nazionale. Dopo la morte di Tito, questo nuovo modo di interpretare la propria appartenenza calcistica aveva attecchito in maniera particolare presso gli ultras della Stella Rossa in Serbia, che nella seconda metà del decennio abbracciarono in pieno l’<strong>ideologia “pan-serba” propugnata da Slobodan Milosevic</strong>, e in quelli della Dinamo Zagabria in Croazia, dove il nazionalismo anti-serbo, represso per molti decenni, stava rinascendo grazie alla spinta del leader indipendentista Franjo Tudjman.E così, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, il calcio era assurto a simbolo di unità etnica e di divisione nazionale. Lo si comprese bene il 19 marzo 1989, in occasione dell’incontro a Belgrado tra i croati della Dinamo Zagabria ed il Partizan Belgrado, quando gli ultras di quest’ultima e i rivali storici della Stella Rossa stipularono addirittura una “santa alleanza serba” in ottica anti-croata. Il dopo-partita fu caratterizzato da violenti scontri per le strade della capitale, con ultras serbi da una parte e quelli croati dall’altra.</p>
<p>E pensare che i giocatori delle due squadre, sentendo un clima pesante intorno al match, erano entrati in campo tenendo uno striscione su cui era scritto “Jugoslavia”, in un disperato tentativo pacificatore&#8230;<strong>Il 6 maggio 1990 le elezioni locali in Croazia sancirono il trionfo dei nazionalisti dell’HDZ</strong> (l’Unione Democratica Croata) guidati da Tudjman: si trattò di un vero e proprio referendum sulla secessione dalla Jugoslavia, al quale la stragrande maggioranza dei croati rispose in maniera favorevole. La tensione con Belgrado salì così alle stelle proprio nella settimana che precedeva la partita tra la Dinamo Zagabria e la Stella Rossa, in calendario per il 13 maggio, quando le squadre si sarebbero affrontate allo Stadio “Maksmir” di Zagabria.</p>
<p>I calciatori, quella maledetta domenica, la partita non la giocarono nemmeno. Non ne ebbero la possibilità.Per tutta la mattinata, prima che l’incontro avesse inizio, i supporters della Stella Rossa si resero protagonisti di gravi atti di violenza per le strade della città, abilmente guidati dal loro capo Zeliko Raznatovic, il futuro Comadante Arkan, che negli anni di lì a venire si sarebbe macchiato di orribili crimini di guerra assieme alle sue milizie, le famigerate “Tigri”, composte per la gran parte da ex ultras della squadra belgradese. L’interno dello stadio divenne campo di battaglia per mano dei Bad Blue Boys croati, impegnati nei corpo-a-corpo con i rivali serbi e con la polizia, in alcuni casi coadiuvati anche da qualche calciatore della Dinamo: tristemente famosa rimase l’immagine di Zvonimir Boban, futuro campione del Milan, che prende a calci un poliziotto impegnato a fermare un ultrà croato.</p>
<p>Chi quel giorno si trovava a Zagabria racconta di aver visto in anticipo ciò che sarebbe accaduto pochi mesi dopo: due eserciti, composti da tifosi, che si scontravano mossi dall’odio reciproco, tra slogan anti-croati da parte dei serbi (“Zagabria è Serbia”) e inni a Tudjman “liberatore” da parte dei croati. Il Bloody Sunday jugoslavo si concludeva a sera, con 60 feriti tra ultras e poliziotti. La Jugoslavia aveva vissuto quel giorno la “prova generale” della guerra, che sarebbe iniziata di lì a poco più di un anno: era il 25 giugno 1991 quando le batterie dell’Armija di Belgrado iniziarono a cannoneggiare Zagabria. Esattamente ventisette giorni dopo la notte magica (e surreale) del “San Nicola”.</p>
<p></p>
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