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	<title>jp morgan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 23 Dec 2024 17:13:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>jp morgan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I profitti da record dei giganti della finanza Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/__trashed-9.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 16:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="576" height="620" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297.jpg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297-279x300.jpg 279w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></p>
<p>Il 2024 è stato un anno di profitti eccezionali per i più grandi operatori della finanza americana. Lo segnala il Financial Times riportando un&#8217;analisi realizzata da BankRegData, agenzia specializzata nell&#8217;analisi dei trend del mondo bancario. A dominare il mercato quattro operatori che, da soli, si spartiscono quasi metà bottino. Stiamo parlando delle Big Four: JPMorgan &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/__trashed-9.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="576" height="620" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297.jpg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Top_of_JPMorgan_Chase_Tower-e1734973988297-279x300.jpg 279w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></p>
<p>Il 2024 è stato un anno di <strong>profitti eccezionali per i più grandi operatori della finanza americana</strong>. <a href="https://www.ft.com/content/66290217-47cf-4424-90a9-fbe9b1422367">Lo segnala il <em>Financial Times</em></a> riportando un&#8217;analisi realizzata da BankRegData, agenzia specializzata nell&#8217;analisi dei trend del mondo bancario. A dominare il mercato <strong>quattro operatori che, da soli, si spartiscono quasi metà bottino</strong>. Stiamo parlando delle <em>Big Four</em>:  JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo, messe assieme, contabilizzano <strong>88 miliardi di dollari di profitti</strong>, il 44% del totale su un pool di circa 4mila istituti analizzati dall&#8217;agenzia su mandato del quotidiano della City di Londra.</p>



<p>I dati, che tengono in considerazione i primi tre trimestri, mostrano l&#8217;ampiezza della proiezione di pochi attori in un settore che, giocoforza, tende al consolidamento e alle <strong>economie di scala</strong>, specie in una fase in cui la leva degli <strong>alti tassi d&#8217;interesse è valsa per tutti</strong>, ma a differenziare i margini di profitto è stata o la capacità di scavare ben precise nicchie di mercato o di poter garantire servizi aggiuntivi ai semplici prestiti con una proiezione maggiore e crescente efficacia.</p>



<p>In tempi di grandi e crescenti necessità, soprattutto sul fronte delle competenze e degli investimenti tecnologici e securitari richiesti agli istituti, <strong>fare attività su scala tanto ampia e mettendo a profitto informazioni e capacità operative</strong> diventa un lusso per istituti con i conti in ordine e consolidati. Ragion per cui anche il profitto premia nella competizione un novero ridotto di banche, specie in un contesto altamente competitivo come quello Usa dove si è visto il caso <a href="https://it.insideover.com/economia/non-solo-svb-tutti-i-flop-del-modello-california.html">del fallimento di <strong>Silicon Valley Bank</strong> solo lo scorso anno.</a> </p>



<p>Il Ft nota come dal 44% si sale al 56% di profitti totali se il raggio d&#8217;azione è esteso a sette istituti, ovvero US Bank, PNC e Truist. 7 banche su oltre 4mila sono un campione a dir poco ridotto e che per il Ft possono far venire in mente solo un concetto: <strong>consolidamento</strong>. Infatti, nota la testata britannica che &#8220;gli Stati Uniti hanno un sistema bancario insolitamente frammentato, in gran parte perché il consolidamento è stato ritardato dalle restrizioni sulle attività bancarie interstatali, che sono state revocate solo negli Anni Ottanta&#8221;, mentre &#8220;la posizione dominante delle maggiori banche statunitensi ha alimentato le richieste di un maggiore consolidamento tra le banche più piccole per competere meglio&#8221;.</p>



<p>Notiamo, dunque, che le esigenze del mercato bancario Usa e di quello dell&#8217;Europa siano, sostanzialmente, simili quando si parla dei margini di profittabilità. In Europa il consolidamento è in atto, simboleggiato da manovre come l&#8217;<strong>incorporazione di <a href="https://it.insideover.com/economia/terremoto-in-credit-suisse-perche-il-colosso-elvetico-traballa.html">Credit Suisse in Ubs</a> e le mosse di <a href="https://it.insideover.com/economia/tra-unicredit-e-i-francesi-le-grandi-manovre-della-finanza-italiana.html">Unicredit su Commerzbank</a></strong>, preceduto in Italia dal terremoto bancario del 2015-2016 e dall&#8217;Ops di <strong>Intesa San Paolo su Ubi</strong>. Competere di più tra meno attori, facendo meglio i processi più avanzati e sostenendo il capitale e i risparmi di fronte alle crisi è l&#8217;obiettivo dei grandi banchieri. Il punto di caduta qui è capire se <strong>a beneficiarne, in Europa e negli Usa, saranno anche i consumatori, in termini di migliori servizi</strong> o solo i bilanci delle banche, con utili in volo. Un&#8217;antica domanda la cui risposta sta nella responsabilità dei finanzieri di oggi.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra all&#8217;economia russa: la mossa per il default</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-guerra-alleconomia-russa-la-mossa-per-il-default.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 09:55:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[default]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Rublo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1207" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-300x189.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-1024x644.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-768x483.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-1536x966.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-2048x1287.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington vuole il default della Russia, e ora lo ammette apertamente. Lunedì 4 aprile, il Dipartimento del Tesoro Usa guidato dall&#8217;ex governatrice della Fed, Janet Yellen, ha decretato un&#8217;ulteriore mossa restrittiva verso la finanza moscovita. Il Tesoro Usa ha infatti deciso di imporre al Cremlino lo stop a ogni tipo di pagamento sulle cedole e il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-guerra-alleconomia-russa-la-mossa-per-il-default.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1207" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-300x189.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-1024x644.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-768x483.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-1536x966.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220316093112515_6b0142f682549aa4114c4ca703829ae0-2048x1287.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Washington </strong>vuole il default della Russia, e ora lo ammette apertamente. Lunedì 4 aprile, il Dipartimento del Tesoro Usa guidato dall&#8217;ex governatrice della Fed, Janet Yellen, ha decretato un&#8217;ulteriore mossa restrittiva verso la finanza moscovita. Il Tesoro Usa ha infatti deciso di imporre al Cremlino lo stop a ogni tipo di pagamento sulle cedole e il capitale legato alle proprie obbligazioni effettuato in valuta straniera attingendo conti correnti depositati in banche statunitensi.</p>
<h2>A cosa mira Biden</h2>
<p>&#8220;In questo modo giunge di fatto un&#8217;ulteriore stretta sulle riserve estere russe, oggi pari a 604 miliardi di dollari (dato al 25 marzo fornito dalla Bank of Russia) e già congelate dalle sanzioni occidentali per circa la metà&#8221;, nota <em>La Repubblica</em>.</p>
<p>La portavoce della Casa Bianca, <strong>Jen Psaki</strong>, ha affermato che lo scopo principale è quello di fiaccare le risorse finanziarie della Russia, che nella strategia dell&#8217;amministrazione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"><strong>Joe Biden </strong></a>deve essere di fatto accerchiata sotto il profilo finanziario. &#8220;L&#8217;obiettivo è costringerli a fare una scelta. La Russia non ha risorse illimitate, soprattutto ora, date le sanzioni paralizzanti che abbiamo messo in atto, e saranno costretti a scegliere tra il prosciugamento delle riserve di dollari rimanenti o il default&#8221;, ha detto Psaki in conferenza stampa. Mosca, complici le accorte strategie di autarchia monetaria e di difesa del cambio promosse dalla governatrice <strong>Elvira Nabiullina, </strong>ha accumulato riserve di valuta straniera e oro per difendere il cambio del rublo attraverso l&#8217;investimento dei proventi di gas e petrolio venduti all&#8217;estero. &#8220;La parte più grande del nostro obiettivo è esaurire le risorse di cui Vladimir Putin ha bisogno per continuare la sua guerra contro l&#8217;Ucraina&#8221;, ha aggiunto  Psaki.</p>
<h2>L&#8217;offensiva finanziaria</h2>
<p>Con la sua decisione il Tesoro lascia la porta aperta a Mosca per continuare a usare i dollari non congelati dalle sanzioni per i pagamenti del debito, ma secondo gli analisti è tecnicamente difficile per la Russia riuscire a farlo. &#8220;L&#8217;annuncio degli Stati Uniti è arrivato proprio nel giorno in cui per Mosca era previsto un rimborso di capitale da <strong>552 milioni di dollari su titoli da 2 miliardi</strong> (parzialmente ricomprati di recente), oltre che il pagamento di interessi per 84 milioni di dollari su obbligazioni in scadenza nel 2042&#8243;, sottolinea <em>Repubblica. </em></p>
<p>Tra le istituzioni finanziarie Usa <strong>JPMorgan</strong>, la banca che ha gestito cinque pagamenti coupon sui bond russi dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, ha rifiutato di elaborare <a href="https://it.insideover.com/economia/default-o-ristrutturazione-il-dilemma-sul-debito-russo.html" target="_blank" rel="noopener">le due operazioni in questione.</a> La Russia inizialmente dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina aveva minacciato di onorare unicamente in rubli le sue obbligazioni puntando così da un lato spingere l’Occidente a sbloccare <a href="https://it.insideover.com/economia/rublo-e-borse-lo-choc-economico-per-la-russia.html" target="_blank" rel="noopener">le riserve valutarie e auree russe all’estero, dal valore complessivo di 300 miliardi di dollari,</a> attualmente congelate per le sanzioni e, dall’altro, operare affinché il <a href="https://it.insideover.com/economia/il-giallo-sul-default-della-russia.html"><strong>fardello debitorio </strong>risulti meno pesante.</a> Ma il 16 marzo scorso una prima cedola da 117 milioni di dollari è stata onorata con un pagamento in dollari</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3ubIhLb" target="_blank" rel="noopener"><strong>Effetto boomerang per il dollaro dalle sanzioni? Il commento di Massimo Amato</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3JzgSZ3" target="_blank" rel="noopener"><strong>Come Elvira Nabiullina ha salvato il rublo</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3iRNjGe" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il ruolo dell&#8217;oro nella difesa economica di Putin</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>Lo stop tecnico deciso dagli Usa cambia tutto e rende operativamente difficile, di fatto, per la Russia gestire i <strong>pagamenti arretrati.</strong> Mosca ha ora un periodo di grazia di un mese che dovrà gestire per far giungere i fondi dovuti agli investitori che detengono le quote di debito in questione e prepararsi ai <strong>pagamenti successivi</strong> altrimenti potrebbe andare secondo i canoni occidentali in<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lezione-storica-default-russo-1998-2016531.html"> default per la prima volta 1998</a>. Il 25 maggio, inoltre, va in scadenza l&#8217;esenzione che consente agli<strong> investitori e alle entità americane di ricevere pagamenti sul debito russo, inserita nelle sanzioni americane</strong> per alleviarne l&#8217;effetto sull&#8217;economia a stelle e strisce. Un&#8217;ulteriore mossa per portare Mosca al collasso economico.</p>
<p>Che utilità può avere questa strategia nell&#8217;indebolimento delle prospettive del governo di Vladimir Putin? Ad oggi la politica del braccio di ferro contro la Russia non sembra essere una strategia vincente. Da parte russa si mira a rendere controproducente la mossa Questo perchè la rete delle sanzioni è forata in più punti e, soprattutto, gli Stati Uniti stanno mettendo in gioco il <strong>ruolo globale del dollaro </strong>e della<a href="https://it.insideover.com/economia/a-rischio-il-colosso-russo-dellacciaio-cosa-puo-succedere-al-dollaro.html" target="_blank" rel="noopener"> fiducia associata ad un sistema valutario per un fine nettamente politico.</a> <strong>Mosca potrebbe non poter più usare le riserve in dollari </strong>detenute negli Usa, ma continua ad incassare circa un miliardo di dollari al giorno dai proventi energetici.</p>
<h2>Auotogol per il dollaro?</h2>
<p>&#8220;La politica di sanzioni degli Stati Uniti mina la fiducia nel dollaro americano&#8221;, ha afferma il presidente della <span class="hilg1">Duma</span> <strong>Vyacheslav Volodin</strong>. &#8220;La situazione creata dagli Usa si ritorce contro di loro e i loro cittadini. Non è casuale che il Fondo Monetario Internazionale sia giunto alla conclusione che le sanzioni anti-russe minano la fiducia nel dollaro.<strong> La sua quota negli insediamenti globali è in declino</strong>&#8220;, scrive Volodin su Telegram ripreso da Interfax. &#8220;Questo è l&#8217;inizio della fine del monopolio globale del dollaro&#8221;, assicura. &#8220;Chiunque abbia risparmi in dollari non può più essere <strong>sicuro che gli Usa non rubino questi soldi&#8221;</strong>, osserva Volodin. &#8220;Il Dipartimento del Tesoro Usa ha proibito al nostro Paese di pagare il debito sovrano dalle riserve congelate sotto le sanzioni&#8221;, epure, &#8220;il nostro Paese ha fondi nei conti per <strong>soddisfare pienamente i suoi obblighi anche sotto le sanzioni</strong>&#8220;. E &#8220;la decisione di Vladimir Putin di eseguire gli accordi sul gas con i Paesi ostili in rubli e la discussione di una più ampia lista di beni da vendere in rubli hanno reso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti isterico&#8221;.</p>
<p>Certo è una guerra di dichiarazioni e propaganda, e la mossa di Putin sul rublo e il gas, finora non seguita da conseguenze pratiche sulle forniture energetiche, lo testimonia. Ma c&#8217;è del fondo di verità in quanto sottolinea Volodin. Per minare il potere del Cremlino gli Usa sono pronti a muovere da oggettiva ad arbitraria, anche esplicitamente, la governance del dollaro. Valuta che potrebbe rinforzarsi invece con decisione dopo che, paradossalmente, la guerra ha indebolito<a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia/rischi-e-opportunit-quale-futuro-leuro-guerra-2017311.html"> il suo <strong>vero concorrente </strong>nel sistema internazionale degli scambi, l&#8217;<strong>euro</strong>.</a> Molti Paesi, dall&#8217;India alla Cina passando per la Turchia, il Brasile, il Sudafrica, staranno prendendo buona nota: gli Usa sono pronti a usare come arma la valuta laddove con uno Stato non allineato nasca una situazione di conflitto. E la ripresa del <strong>cambio del rublo </strong>sopra i valori pre-invasione del 24 febbraio mostra che i mercati sottolineano come la corsa alle estreme conseguenze da parte degli Usa non è ritenuta, per ora, efficace. E che un default russo potrebbe di fatto avvenire solo a deterimento del ruolo di riserva mondiale del biglietto verde.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-guerra-alleconomia-russa-la-mossa-per-il-default.html">La guerra all&#8217;economia russa: la mossa per il default</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le banche Usa padrone della finanzia Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-banche-usa-padrone-della-finanzia-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 13:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=254013</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jp Morgan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crescita di Wall Street garantita negli ultimi anni dalle politiche accomodanti della Fed e dalla gigantesca riforma fiscale dell&#8217;amministrazione Trump ha avuto tra i principali beneficiari il mondo bancario a stelle e strisce. &#8220;America First!&#8221;, il motto elettorale di Donald Trump, si è sostanziato essenzialmente in &#8220;Wall Street First!&#8221;, e questo ha portato al decollo degli utili delle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-banche-usa-padrone-della-finanzia-ue.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jp Morgan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Jp-Morgan-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La crescita di <strong>Wall Street </strong>garantita negli ultimi anni dalle politiche accomodanti della Fed e dalla gigantesca <strong>riforma fiscale </strong>dell&#8217;amministrazione Trump ha avuto tra i principali beneficiari il mondo bancario a stelle e strisce.</p>
<p>&#8220;America First!&#8221;, il motto elettorale di <strong>Donald Trump</strong>, si è sostanziato essenzialmente in &#8220;Wall Street First!&#8221;, e questo ha portato al decollo degli utili delle grandi banche, che nel 2019 hanno conosciuto una crescita esponenziale dei profitti registrati. Sei banche, da sole, hanno realizzato <strong>120 miliardi di dollari di utili</strong>. Il balzo senza precedenti degli indici, che hanno guadagnato mediamente il 30% nell&#8217;esercizio fiscale appena concluso, ha portato a un ampliamento della leva garantita dagli investimenti in azioni, a una forte rivalutazione dei portafogli e a un incremento delle <strong>commissioni </strong>percepite dalle grandi banche statunitensi.</p>
<p><a href="https://www.wsws.org/en/articles/2020/01/18/bank-j18.html">La sola <strong>Jp Morgan</strong> ha totalizzato 36,4 miliardi</a> di dollari di utile, battendo il record per il maggiore utile registrato da una banca in un singolo esercizio finanziario. L&#8217;America dei Paperoni multimiliardari è trainata dalle banche, motore ruggente della nuova età dell&#8217;oro della finanza statunitense. Una finanza che oramai ha staccato ogni ormeggio che la teneva vincolata all&#8217;economia reale, nutrendosi di riacquisti di azioni proprie da parte delle società quotate (<em>buybacks</em>), inflazioni degli indici legate al <strong>quantitative easing permanente </strong>messo in campo dalla Fed e dalle altre banche centrali e di colossali sconti fiscali.</p>
<p>La ricetta vincente di Jp Morgan, secondo il <em>Sole 24 Ore, </em>è stata la capacità di cavalcare il boom delle &#8220;attività su imprese e mercati, aumentate del 31% con profitti immensi sul trading di bond e reddito fisso. La situazione ha galvanizzato i compratori a Wall Street, che hanno portato Jp Morgan a capitalizzare 433,5 miliardi. Per dare un&#8217; idea, è circa uguale a 11 tra le maggiori banche europee: Barclays, Soc-Gen, Standard Chartered, Unicredit, Credit Suisse, Ubs, Bbva, Rbs, Ing, Lloyds e Crédit Agricole&#8221;. Come riporta <em>Repubblica</em>, inoltre, &#8220;le banche Usa spadroneggiano anche in Europa, ove ritengano. La classifica Dealogic dei primi nove mesi 2019 nell&#8217; area Europa, Medio Oriente, Africa, vede Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley, Citi, Bofa nei primi sette posti (insieme alla franco- americana Lazard e alla franco-britannica Rothschild) per ricavi incamerati nelle fusioni societarie&#8221;.</p>
<p>Dietro la crescita degli utili c&#8217;è la mano dell&#8217;amministrazione Trump e della sua riforma fiscale, che ha ridotto notevolmente le aliquote di imposta sui profitti societari e sui guadagni da transizione finanziaria. L&#8217;effetto Trump è stato calcolato con <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-01-16/trump-tax-cut-hands-32-billion-windfall-to-america-s-top-banks">precisione da </a><em>Bloomberg, </em>secondo cui le principali banche statunitensi avrebbero <strong>guadagnato complessivamente 32 miliardi di dollari </strong>dagli effetti della riforma, di cui 18 dai soli sconti fiscali conseguiti nel 2019. Il tutto senza aggiungere reale occupazione al mercato americano, anzi creando un effetto distorsivo per la perdita netta di 1.200 posti di lavoro nei sei principali istituti (Jp Morgan, Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, Morgan Stanley, Goldman Sachs) nell&#8217;ultimo biennio.</p>
<p>Il boom bancario si inserisce nel più generale contesto del periodo d’oro per Wall Street nel triennio trumpiano: le 500 maggiori aziende quotate in Borsa hanno prodotto utili azionari per 17 mila miliardi, più di quanto sia mai avvenuto in passato. Questo ha permesso al Presidente repubblicano di mantenere le promesse elettorali riguardanti la <strong>crescita economica, </strong>mantenuta su una robusta media del 3%, ma la ha resa estremamente dipendente dai capricci della finanza e, soprattutto, ineguale. I <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/i-brindisi-dellelite-di-wall-street-nellera-trump/">brindisi delle élite di Wall Street a Donald Trump</a> coprono certamente i meno soddisfacenti risultati ottenuti nell&#8217;economia reale, nell&#8217;industria manifatturiera e nei distretti della Rust Belt, ma contribuiscono a aumentare le già <a href="https://it.insideover.com/economia/lelite-di-wall-street-decolla-ed-e-sempre-piu-ricca.html">problematiche disuguaglianze nel Paese</a>.</p>
<p>E così mentre i 400 uomini più ricchi d&#8217;America sommano coi loro patrimoni una cifra largamente superiore al Pil dell&#8217;Italia (3mila miliardi di dollari circa), la loro classe di riferimento paga mediamente meno tasse dei lavoratori semplici, essendo gravata da un’aliquota fiscale effettiva &#8211; calcolata sommando le tasse federali a quelle statali e a quelle locali &#8211; <strong>pari al 23%, a fronte del 24,2% </strong>dei secondi.<a href="https://it.insideover.com/economia/decollo-di-wall-street-e-disuguaglianze-i-due-volti-della-trumpnomics.html"> La <strong>Trumpnomics</strong>, come fatto notare di recente</a>, sconta il perenne dualismo tra queste due realtà destinate sul lungo periodo a entrare inevitabilmente in conflitto tra loro. Difficile che a rendersene conto siano, sul breve periodo, i banchieri di Wall Street. Seduti su una montagna di utili in una fase in cui la finanza a stelle e strisce sembra tornare a conoscere la <em>hybris </em>che l&#8217;ha in passato contraddistinta.</p>
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		<title>La missione di Tria negli Stati Uniti:  perché abbiamo bisogno di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-bilancio-della-missione-americana-di-giovanni-tria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 21:11:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4928" height="3280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388.jpg 4928w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4928px) 100vw, 4928px" /></p>
<p>Negli scorsi giorni il ministro dell&#8217;Economia Giovanni Tria ha visitato gli Stati Uniti, recandosi a New York e Washington per incontrare esponenti dell&#8217;amministrazione Trump, membri delle principali istituzioni economiche internazionali ed esponenti del mondo economico e finanziario d&#8217;oltre Atlantico, interessati alle dinamiche del nostro Paese. Come sottolineato dall&#8217;Ambasciata italiana a Washington in una nota, l&#8217;obiettivo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-bilancio-della-missione-americana-di-giovanni-tria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4928" height="3280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388.jpg 4928w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8583388-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4928px) 100vw, 4928px" /></p><p>Negli scorsi giorni il ministro dell&#8217;Economia <strong>Giovanni Tria</strong> ha visitato gli Stati Uniti, recandosi a New York e Washington per incontrare esponenti dell&#8217;amministrazione Trump, membri delle principali istituzioni economiche internazionali ed esponenti del mondo economico e finanziario d&#8217;oltre Atlantico, interessati alle dinamiche del nostro Paese.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://ambwashingtondc.esteri.it/ambasciata_washington/it/sala-stampa/dall_ambasciata/2019/02/comunicato-stampa-del-ministero.html" target="_blank"> Come sottolineato dall&#8217;Ambasciata italiana a Washington in una nota</a>, l&#8217;obiettivo principale di Tria è stato quello di &#8220;spiegare e far conoscere sempre meglio, ai responsabili del governo Usa, alle istituzioni internazionali, all’accademia come ai grandi investitori e imprenditori internazionali i tanti atout del Paese e i lavori in corso per rafforzarli&#8221;.</p>
<p>La parola chiave ripetuta dal ministro nei suoi incontri è stata &#8220;<strong>investimenti</strong>&#8220;: &#8220;Investimenti come potente motore della crescita e grande opportunità: per chi voglia impiegare capitali in Italia non ci sono solo le emissioni dei titoli di Stato con rendimenti interessanti, ha sottolineato Tria. Ci sono gli investimenti nelle infrastrutture grandi e medie da modernizzare, le privatizzazioni, immobiliari e non, presto sul trampolino di lancio nonché i settori della ricerca, del design e dell’innovazione tecnologica di punta&#8221;. </p>
<p></p>
<p>&#8220;Dobbiamo combattere il pessimismo sugli investimenti&#8221; <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/svegliate-populisti-sovranisti-de-noantri-tria-39-39-weidmann-194595.htm" target="_blank">ha detto Tria all&#8217;<em>Ansa</em></a>, escludendo la possibilità di una manovra correttiva e osservando come &#8220;ci sono tutti gli elementi per una ripresa dell&#8217;Italia&#8221; all&#8217;interno di un&#8217;Europa che non mostra segnali di recessione. Ma per attirare investimenti l&#8217;Italia ha bisogno di offrire &#8220;certezze di comportamento&#8221; e di indirizzi istituzionali.</p>
<p>Di particolare interesse gli incontri di Tria con gli esponenti di Jp Morgan, istituto statunitense che a ottobre, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lombrello-americano-sul-debito-italiano/" target="_blank">scommettendo sulla tenuta del debito italiano</a> ha fornito un assist, forse decisivo, per frenare l&#8217;avvitamento dello <strong>spread</strong>. Un chiaro segnale, da oltre Atlantico, sulla fiducia che l&#8217;economia a stelle e strisce ha nella tenuta dei legami tra Roma e Washington. Ai tempi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-10/jp-morgan-resta-fedele-btp-lo-spread-non-andra-oltre-400-215837.shtml?uuid=AEYbxvKG" target="_blank">Nick Gartside, importante manager di Jp Morgan, aveva dichiarato al </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-10/jp-morgan-resta-fedele-btp-lo-spread-non-andra-oltre-400-215837.shtml?uuid=AEYbxvKG" target="_blank">Sole 24 Ore</a>: </em>&#8220;Il problema numero uno per l’Italia è il debito ma, allo stato attuale, la sua sostenibilità non è in discussione. La variabile chiave sarà la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l’economia&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Tria ha voluto dunque rinsaldare i legami con un investitore interessato alla stabilità del Paese, puntando a risolvere <a href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-non-e-il-malato-deuropa-ma-tutta-lunione-rischia-la-recessione/" target="_blank">il problema dell&#8217;asimmetria</a> tra le dichiarazioni dei diversi esponenti del governo di fronte alle istituzioni economiche internazionali che genera sconcerto e preoccupazione tra figure di spicco desiderose di operare nel nostro Paese. Parlando con l&#8217;autorevolezza dettata dal suo ruolo, Tria ha dunque voluto ribadire che la stabilità del sistema Paese non è a rischio e che nel calcolo strutturale sulla sua tenuta la forza dei legami con Washington rappresenta una variabile fondamentale. </p>
<p>Come sottolinea <em>La Stampa, </em>&#8220;nella cornice discreta di Villa Firenze, la residenza dell&#8217;ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, che Tria ha trovato un parterre di invitati che consentiva di affrontare le due variabili centrali in discussione&#8221;, ovvero il rischio-Paese e il contributo Usa alla crescita italiana. &#8220;In ambasciata, oltre a Kevin Hassett, capo dei consiglieri economici di Trump e al numero due della Fed Randall Quarles, c&#8217;erano anche Linda McMahon, Segretario della <em>small business administration</em> e Elaine Chow, segretario al dipartimento dei Trasporti&#8221;, nonchè moglie del potente Senatore repubblicano Mitch McConnell, &#8220;responsabile di uno dei portafogli più importanti per gli investimenti infrastrutturali e per quella rete Interstate che include migliaia di chilometri di autostrade, ponti e cavalcavia&#8221;.</p>
<p></p>
<p>La McMahon è altrettanto importante per lo sviluppo delle Pmi americane: il dipartimento guidato dalla moglie del <em>chairman </em>della Wwe Vince McMahon ha la facoltà di concede prestiti agevolati per 30 miliardi di dollari per lo sviluppo industriale, e rappresenta un modello importante per un organismo analogo che potrebbe far estremamente comodo nel contesto italiano, per ridare fiato ai distretti industriali che rappresentano il cuore del tessuto produttivo nazionale. </p>
<p>Tria ha dunque avuto modo di raccogliere opinioni, sensazioni e idee, rafforzando la solidità dell&#8217;immagine dell&#8217;Italia nel cuore dell&#8217;Occidente e dell&#8217;economia globale. Per capire se sarà riuscito a conquistare un pieno successo, bisognerà tuttavia capire se l&#8217;ex accademico di Tor Vergata sarà riuscito a far ordine sotto il profilo delle referenze istituzionali per la gestione dell&#8217;economia italiana. Valorizzando il suo ruolo ed evitando che, in futuro, messaggi contraddittori dal governo e dal mondo economico possano ledere la posizione italiana. Senza, tuttavia, arrivare a trasformare il Mef in un centro di potere avulso dal coordinamento con gli altri dicasteri. </p>
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		<title>I bitcoin stanno crollando  La  colpa è di Facebook?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-bitcoin-crolla-per-colpa-di-facebook.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 18:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Periodo nero non solo per il bitcoin, ma per l’intero mondo delle criptovalute. Dopo aver toccato la quota record di 20mila dollari a metà dicembre 2017 il bitcoin ha poi fatto registrare un’altra serie di record, questa volta però negativi. Il valore del bitcoin si è dimezzato in una settimana Sono diversi i portali d’informazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-bitcoin-crolla-per-colpa-di-facebook.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bitcoin-3024279_960_720-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Periodo nero non solo per il bitcoin, ma per l’intero mondo delle criptovalute. Dopo aver toccato la quota record di 20mila dollari a metà dicembre 2017 il bitcoin ha poi fatto registrare un’altra serie di record, questa volta però negativi.</p>
<p>Il valore del bitcoin si è dimezzato in una settimana</p>
<p>Sono diversi<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.affaritaliani.it/economia/il-bitcoin-non-tira-piu-30-da-inizio-anno-facebook-lo-mette-al-bando-522204.html?refresh_ce"> i portali d’informazione</a> che affermano come la criptovaluta più conosciuta stia vivendo ora il suo periodo peggiore negli ultimi tre anni. Secondo i dati forniti da <a href="https://www.coindesk.com/">Coindesk </a>infatti il bitcoin avrebbe perso oltre il 30% del suo valore da inizio gennaio, più del 50% rispetto alla chiusura record di metà dicembre. Il suo valore si attesta oggi sugli 8mila dollari circa, ma la corsa al ribasso sembra ora non arrestarsi più. Tutto questo gran movimento, fatto di rialzi improvvisi e cadute disastrose non è però frutto semplicemente del caso. Sono infatti diversi i fattori che concorrono a influenzare l’andamento del mercato delle criptomonete. A recitare un ruolo da protagonista c’è infatti il puro gioco speculativo.</p>
<p>I trucchi speculativi per far crollare il bitcoin</p>
<p>Si tratta di esperti “giocatori” finanziari che, muovendo sapientemente le pedine di questo mondo virtuale, riescono a manovrare a proprio vantaggio certi indici di valore. Era successo, sempre nel campo delle criptomonete, con la banca JP Morgan. Nel settembre 2017 Jamie Dimon, CEO della famosa banca d’affari, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-09-17/dimon-condanna-bitcoin-e-fa-cadere-ma-poi-jp-morgan-e-i-principali-acquirenti-181620.shtml?uuid=AEdNalUC">aveva infatti descritto</a> il bitcoin come un “bluff”, minacciando addirittura di licenziamento i dipendenti Jp Morgan che fossero stati sorpresi ad operare in bitcoin.</p>
<p>Una dichiarazione che aveva fatto scendere, temporaneamente il valore della criptomoneta. Guarda caso nei giorni successivi fu proprio la stessa banca d’affari americana ad<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-09-17/dimon-condanna-bitcoin-e-fa-cadere-ma-poi-jp-morgan-e-i-principali-acquirenti-181620.shtml?uuid=AEdNalUC"> aver fatto incetta</a> di bitcoin, sfruttando così il prezzo ribassato. È sufficiente dunque essere un attore influente dell’economia mondiale e pronunciare una dichiarazione che delegittimi il bitcoin, per farne ribassare il prezzo e comprarlo dunque ad una condizione più vantaggiosa. Quest’ultimo crollo della criptomoneta potrebbe essere dunque dovuto in parte ad un fenomeno simile.</p>
<p>Facebook ha posto il divieto alle pubblicità delle criptomonete</p>
<p>Sembra infatti che la repentina perdita di valore del bitcoin sia coincisa con un particolare divieto imposto da Facebook. Mark Zuckerberg <a href="https://www.quotidiano.net/economia/bitcoin-facebook-1.3694314">ha fatto sapere</a> agli utenti del suo social network che d’ora innanzi saranno vietati gli spot di «prodotti e servizi finanziari che sono associati frequentemente con pratiche promozionali ingannevoli». In questo sconfinato universo rientrano ovviamente tutti gli spot pubblicitari che riguardano le criptovalute. Il divieto di Facebook lascia però una riserva.</p>
<p></p>
<p>Questo blocco “dovrebbe essere temporaneo e intenzionalmente ampio per consentire il tempo necessario per affinare il processo di identificazione e soppressione delle pubblicità ingannevoli”. Un’apprezzabile scelta etica o una più profonda strategia di mercato?</p>
<p>Zuckerberg è interessato alla blockchain</p>
<p>Sospetta è sicuramente la tempistica scelta, quando ancora il valore del bitcoin sembrava potesse volare senza limiti. Le “pubblicità ingannevoli” erano presenti sin dalla nascita delle criptovalute, e otto anni per scoprirne l’esistenza sembrano forse un po’ troppi. Una scelta ancor più sospetta se si ascolta poi il discorso di fine anno pronunciato dallo stesso Zuckerberg. Il Ceo di Facebbok si era infatti detto entusiasta della blockchain e stava “studiando un modo per usarla nei nostri servizi”. E quale modo migliore ci sarebbe se non quello di approcciarsi alle criptomonete, che della blockchain ne sono parte integrante?</p>
<p>Un bel trucco finanziario, se di questo si trattasse, quello usato da Zuckerberg per comprare bitcoin ad un prezzo più che ribassato. C’è però da dire che il solo annuncio di Facebook non avrebbe potuto da solo causare questo crollo di valore. A dare il colpo di grazia al bitcoin sono state infatti le dichiarazioni a catene di Cina, Corea del Sud e India. Questi tre Paesi, al cui interno si era sviluppato un grande mercato della criptomoneta, hanno annunciato l’introduzione di una legge che vieta qualsiasi tipo di operazione con criptomonete. Una scelta che ha tagliato le gambe al mercato delle critpocurrencies. È finito dunque il periodo del gioco speculativo e da un momento all’altro inizierà la vera partita della blockchain. </p>
<p></p>
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		<title>Il Bitcoin sfiora quota 10mila  e adesso si teme una bolla</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/bitcoin-sfiora-quota-10mila-adesso-si-teme-bolla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 16:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="641" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Il bitcoin ha tagliato l’ennesimo traguardo e la sua corsa sembra non fermarsi mai. La criptomoneta più famosa e diffusa al mondo sta continuando a registrare record su record. Bitcoin vola verso i 10mila dollari In barba a tutti gli scettici del settore il Bitcoin ha, in una solo settimana, superato la soglia degli 8mila &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/bitcoin-sfiora-quota-10mila-adesso-si-teme-bolla.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/bitcoin-sfiora-quota-10mila-adesso-si-teme-bolla.html">Il Bitcoin sfiora quota 10mila  e adesso si teme una bolla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="641" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/bitcoin-1813503_960_720-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Il bitcoin ha tagliato l’ennesimo traguardo e la sua corsa sembra non fermarsi mai. La criptomoneta più famosa e diffusa al mondo sta continuando a registrare record su record.</p>
<p>Bitcoin vola verso i 10mila dollari</p>
<p>In barba a tutti gli scettici del settore il Bitcoin ha, in una solo settimana, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/bitcoin-surges-past-9-000-as-euphoria-reaches-a-fever-pitch">superato</a> la soglia degli 8mila  dollari prima, poi dei 9mila e infine dei 9.500 $. Una corsa all’impazzata che sembra non conoscere ostacoli e pare dirigersi dritta verso il muro, ormai atteso, dei 10mila dollari. Nelle ultime due settimane la criptovaluta ha così aumentato del 45% il suo valore di mercato, un aumento che, come riferisce <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/bitcoin-surges-past-9-000-as-euphoria-reaches-a-fever-pitch">Bloomberg</a>, non si vedeva dal febbraio 2014. Allora toccò però all’indice di Wall Street S&amp;P 500.</p>
<p></p>
<p>Ripercorriamo rapidamente la cavalcata “gloriosa” del bitcoin. A gennaio 2017 il suo valore si attestava sotto i 2mila dollari e lì è rimasto, più o meno stabile fino a giugno 2017. Sei mesi di “sonno”.anzi di dormiveglia. Poi i valori hanno iniziato a puntare in alto, complice la richiesta di alcuni hacker internazionali di essere pagati in bitcoin. Tra giugno e agosto la criptomoneta oscilla così tra i 2mila e i 3mila dollari. Il vero balzo in avanti arriverà in realtà a partire da settembre, quando il bitcoin partendo da un valore di circa 3.500 dollari giungerà in due mesi agli attuali 9.747,49 $. Diverse le spiegazioni che gli analisti danno rispetto a questa sorprendente cavalcata.</p>
<p>Le scommesse di JP Morgan e Goldman Sachs</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/bitcoin-surges-past-9-000-as-euphoria-reaches-a-fever-pitch">Bloomberg</a> per esempio dà molta importanza alla decisione presa da alcune banche d’affari internazionali, come Goldman Sachs, di intraprendere la via d’investimento al bitcoin. Stesso discorso vale per CME Group e per JP Morgan, nonostante il proclama “bluff” del CEO Jamie Dimon. La criptomoneta è dunque esplosa perché tutti le stanno dando fiducia. Come qualsiasi scommessa al rialzo più c’è fiducia più il valore diventa sempre più interessante. In questo caso la fiducia sta valicando anche i limiti del tempo, perché sia JP Morgan che CME Group stanno già scommettendo sui futures dei bitcoin. Contratti che prevedono un rialzo della criptomoneta anche nelle prime settimane del 2018. Ed è per questo che si pensa ad un prossimo superamento della soglia dei 10mila dollari.</p>
<p>I bitcoin come i tulipani olandesi</p>
<p>Un sistema retto esclusivamente sulla fiducia è però soggetto a rischi enormi per gli investitori. Se la fiducia nell’aumento del valore dovesse venire meno ecco che si assisterebbe ad una progressiva fuga degli investitori e allo scoppio della “classica bolla”. Non a caso infatti Paul Donovan, Capo di UBS, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.coindesk.com/ubs-economist-compares-bitcoin-to-tulip-mania/">ha paragonato</a> il fenomeno bitcoin alla famosa bolla dei tulipani che colpì l’economia olandese nel 1637. Anche il portale <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.soldionline.it/notizie/forex-commodities/i-bitcoin-e-la-bolla-dei-tulipani">Convoy Investments</a> ha prodotto un grafico in cui sono stati sovrapposti i rispettivi andamenti della criptomoneta  con quelli dei tulipani olandesi. I due grafici coincidono perfettamente. La febbre del bitcoin sembra dunque destinata a finire come qualsiasi altra bolla speculativa esplosa nella storia. C’è solo da capire quando si arriverà al punto 0.</p>
<p>Le banche centrali che vogliono introdurre il bitcoin</p>
<p>Occorre però fare una distinzione tra il bitcoin, inteso esclusivamente come operazione di speculazione finanziaria (come è attualmente), e il bitcoin, o la criptomoneta in generale, come futuro mezzo di pagamento. Si tratta infatti di due argomenti indipendenti e slegati tra loro. L’eventuale bolla che colpirà bitcoin non arresterà probabilmente lo sviluppo di questa nuova forma alternativa al contante. La corsa attuale della criptovaluta è un semplice gioco preliminare tra gli investitori, dopo inizierà la vera partita.</p>
<p>Tant’è che le principali banche centrali al mondo continuano a studiare e a proporre soluzioni per integrare o sostituire l’attuale sistema di pagamenti con la criptovaluta. La Banca d’Inghilterra ne <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/what-the-world-s-central-banks-are-saying-about-cryptocurrencies">ha parlato</a> come una “potenziale rivoluzione”, mentre quella cinese ne <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/what-the-world-s-central-banks-are-saying-about-cryptocurrencies">ha già preso </a>il totale controllo e si appresta solo più all’emissione. Bitcoin è opportunità anche <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-26/what-the-world-s-central-banks-are-saying-about-cryptocurrencies">secondo</a> il Brasile, la Turchia, i Paesi scandinavi, la Nuova Zelanda e anche per la stessa Banca dei Regolamenti Internazionale che ha dichiarato come la criptomoneta “non si può ignorare”. Non ci si deve dunque far ingannare dalle manovre a sfondo speculativo degli attori economici. La rivoluzione monetaria ci sarà a prescindere dall’esplosione della bolla bitcoin e le banche centrali si stanno già attrezzando.  </p>
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		<title>Quelle banche che contribuiscono  al cambiamento climatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/quelle-banche-contribuiscono-al-cambiamento-climatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 11:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>C’è un rapporto che testimonia come alcune delle più note banche private al mondo stiano contribuendo al cambiamento climatico. Un report che condanna le banche Si tratta del report “Funding tar sands: Private Banks vs. The Paris Climate Agreement” (“Finanziare l’estrazione dalle sabbie bituminose: banche private contro l’accordo sul Clima di Parigi”). L’inchiesta è stata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/quelle-banche-contribuiscono-al-cambiamento-climatico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>C’è un rapporto che testimonia come alcune delle più note banche private al mondo stiano contribuendo al cambiamento climatico.</p>
<p>Un report che condanna le banche</p>
<p>Si tratta del report “<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://d3n8a8pro7vhmx.cloudfront.net/rainforestactionnetwork/pages/19201/attachments/original/1509488768/Funding_Tar_Sands.pdf?1509488768">Funding tar sands: Private Banks vs. The Paris Climate Agreement</a>” (“Finanziare l’estrazione dalle sabbie bituminose: banche private contro l’accordo sul Clima di Parigi”). L’inchiesta è stata condotta dall’organizzazione <a href="https://www.ran.org/mission_and_values">Rainforest Action Network </a>che ha tra gli obiettivi il contrasto alle corporations per la salvaguardia dell’ambiente dal cambiamento climatico. L’intento del report è chiaro fin nella sua introduzione, dove le banche vengono accusate di aver sostenuto gli Accordi di Parigi solo a parole, quando invece nei fatti starebbero continuando a finanziare le principali industrie che si dedicano all’estrazione di combustibile fossili.</p>
<p>Investimenti in continuo aumento che mettono a serio repentaglio il raggiungimento degli obiettivi sanciti a Parigi. Sono tre i progetti identificati nel report e accusati di essere pericolosi per l’ambiente e per le persone.</p>
<p>Progetti invasivi</p>
<p>Il TransCanada Keystone XL, un progetto che punta alla costruzione di un oleodotto, sfruttando la sorgente acquifera di Ogallala. Tale infrastruttura parte dal Canada per arrivare fino al centro degli Stati Uniti e ha trovato la forte opposizione delle popolazioni indigene, dei ranchers e di gran parte dell’opinione pubblica. Il report elenca poi le banche principali finanziatrici del progetto: Bank of America, Citi Group, JP Morgan e Wells Fargo sono quelle americane.</p>
<p>Deutsche Bank, Barclays, Credite Agricole e HSBC quelle europee. L’altro progetto incriminato è il Kinder Morgan’s Trans Mountain. Un investimento che ha come obiettivo il triplicarsi del petrolio trasportato dall’Alberta fino alla costa British Columbia. Inutile aggiungere come tale progetto possa avere gravi ripercussioni su flora, fauna e popolazione umana che vive proprio su quella costa, oltre che sul cambiamento climatico. I finanziatori? Sempre gli stessi di prima, JP Morgan, Bank of America ecc. ecc.</p>
<p>Il terzo progetto incriminato è l’Enbridge Line 3, una nuova conduttura che minaccia direttamente la vita degli Ojibwe, popolazione nativa del Minnesota. Anche in questo caso  gli attori che finanziano l’infrastruttura sono sempre gli stessi.</p>
<p>La contraddizione di JP Morgan</p>
<p>Ora, secondo quanto fanno emergere i dati in proiezione relativi a questi tre progetti, pare che nei primi tre quarti del 2017, cioè da gennaio fino ad oggi, i finanziamenti delle banche citate siano addirittura aumentati di oltre una volta e mezza, rispetto al 2016. Una mole di denaro che ha più o meno direttamente contribuito al superamento del limite di emissione, posto a 100 megatonnellate annue, nello Stato dell’Alberta. Una tendenza preoccupante se sommata all’azione di uscita della nuova Presidenza americana rispetto agli Accordi sul Clima di Parigi. É tuttavia sorprendente leggere le seguenti <a href="https://www.ecowatch.com/banks-tar-sands-paris-agreement-2505848938.html">dichiarazioni</a>: “Sono assolutamente in disaccordo con la scelta dell’amministrazione (di uscire dall’Accordo)”, e scoprire che a pronunciarle è stato Jamie Dimon, CEO di JP Morgan.</p>
<p>Banche virtuose da prendere come esempio</p>
<p>Proprio quella banca che si trova in tutte le liste dei principali finanziatori dei tre progetti considerati ambientalmente invasivi dal report. Se da una parte c’è JP Morgan che sembra condurre un doppio gioco per massimizzare i profitti, dall’altra ci sono altri istituti finanziari che, fortunatamente, si stanno adattando agli standard concordati a Parigi per evitare il cambiamento climatico. Il <a href="https://d3n8a8pro7vhmx.cloudfront.net/rainforestactionnetwork/pages/19201/attachments/original/1509488768/Funding_Tar_Sands.pdf?1509488768">report </a>ne cita principalmente tre: BNP Paribas, ING e Rabobank. Tutti e tre hanno apposto dei vincoli ambientali alla loro capacità di finanziare progetti. Vincoli che possono impedire il riversarsi di ingenti quantità di denaro in progetti economicamente vantaggiosi, ma socialmente dannosi e insostenibili. </p>
<p></p>
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		<title>A Wall Street si fa la guerra per le criptovalute</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/wall-street-si-la-guerra-le-criptovalute.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2017 08:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>I cambiamenti economici partono tutti da Wall Street. Dal polo finanziario americano sono partite le più grandi crisi del mondo moderno. 1929 e 2007. Da Wall Street partono anche le più grandi rivoluzioni economiche del futuro. Se dunque si vuole avere un quadro di quello che potrà succedere fra 15-20 anni, occorre analizzare nel dettaglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/wall-street-si-la-guerra-le-criptovalute.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/bitcoin-2729807_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>I cambiamenti economici partono tutti da Wall Street. Dal polo finanziario americano sono partite le più grandi crisi del mondo moderno. 1929 e 2007. Da Wall Street partono anche le più grandi rivoluzioni economiche del futuro. Se dunque si vuole avere un quadro di quello che potrà succedere fra 15-20 anni, occorre analizzare nel dettaglio le operazioni poste in atto dai principali attori economici operanti nel quartiere finanziario newyorkese.</p>
<p>Il futuro ancora incerto delle criptovalute</p>
<p>Da lì si può ottenere una risposta sua quale potrà essere il futuro delle criptovalute. Le monete virtuali stanno ormai conquistando mercati finanziari e pagine mediatiche in maniera crescente. Tuttavia ancora non è chiaro sino a dove possa spingersi l’espansione dei bitcoin e dei sui “criptofratelli”. Alcune settimane fa avevano colpito le dichiarazioni nette e lapidarie espresse da Jamie Dimon, CEO della grandissima (in termini quantitativi) banca d’affari americana JP Morgan.</p>
<p>&#8220;I bitcoin sono una truffa&#8221;</p>
<p>Durante <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/technology/2017/sep/13/bitcoin-fraud-jp-morgan-cryptocurrency-drug-dealers">una conferenza</a> a New York Dimon aveva definito i bitcoin, e le criptovalute in generale, come una “truffa”. A ciò aveva poi aggiunto che avrebbe licenziato immediatamente qualunque dipendente scoperto a trafficare con queste monete virtuali. Il motivo? “È contro le nostre regole e sono stupide. Inoltre sono anche pericolose. La valuta non sta funzionando. Non si possono fare affari dove la gente può inventarsi una moneta. Se sei uno spacciatore di droga, un omicida o robe del genere, allora sì che è meglio usare il bitcoin rispetto al dollaro americano”.</p>
<p>Dichiarazioni forti e tendenzialmente controcorrente. Dimon infatti ha fatto questo discorso in uno dei momenti migliori per il bitcoin, la più diffusa tra le criptovalute. A metà settembre la sua quotazione aveva infatti superato i 5.000 $ a unità. Inoltre alcune delle principali banche centrali al mondo, tra cui quella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/criptovalute-banche-centrali/">giapponese e cinese</a>, avevano fatto dichiarazioni di apertura verso questo nuovo merca valutario virtuale.</p>
<p>Il valore dei bitcoin è crollato per colpa di Dimon</p>
<p>Le dichiarazioni di un CEO importante come Dimon hanno ovviamente scosso le quotazione del bitcoin. Riportava il <em><a href="https://www.theguardian.com/technology/2017/sep/13/bitcoin-fraud-jp-morgan-cryptocurrency-drug-dealers">The Guardian </a></em>che i giorni immediatamente successivi alla conferenza di Dimon, il bitcoin è arrivato a perdere oltre il 5% delle sue quotazioni. Il valore è sceso fin sotto i 4.000 $  per unità arrivando a toccare quota 3.500 $. Un crollo in assoluta controtendenza rispetto all’andamento naturale del mercato. Una discesa adducibile solo alle dichiarazioni del CEO di Jp Morgan. Chiamatela astuzia, scaltrezza o semplice abilità truffaldina, ma ciò che viene detto da Wall Street ha sempre un doppio significato. Ecco che qualche giorno dopo si viene a scoprire dalle pagine del <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-09-17/dimon-condanna-bitcoin-e-fa-cadere-ma-poi-jp-morgan-e-i-principali-acquirenti-181620_PRV.shtml?uuid=AEdNalUC">Sole24ore</a></em>, confermato dal portale<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://fortune.com/2017/09/18/jpmorgan-buy-bitcoin-ceo-callingfraud/"> fortune.com</a>, come JP Morgan abbia fatto incetta proprio di bitcoin.</p>
<p>In pratica la banca d’affari americana ha sfruttato, più o meno consciamente, le dichiarazioni del suo CEO per accaparrarsi bitcoin ad un prezzo ribassato. Gli agenti di JP Morgan hanno risparmiato 1.000 $ su ogni bitcoin comprato, per diversi giorni. Infatti viene riportato come il valore della criptovaluta sia poi ritornato sui livelli “pre-Dimon” dopo pochi giorni, attestandosi oltre i 4.000 $ dollari per unità.</p>
<p>Il bluff di Dimon smaschera la corsa verso le criptovalute</p>
<p>Il discorso dell’amministratore delegato di JP Morgan è stato dunque un grande bluff speculativo. Robe già viste e riviste tra i palazzi di Wall Street. Era infatti impensabile che una banca d’affari così grande rimanesse esclusa da quest’esplosione di ricchezza, finanziaria, generata dalle criptovalute. La stessa Goldman Sachs <a href="http://www.affaritaliani.it/economia/bitcoin-dividono-wall-street-502232.html?refresh_ce">ha infatti messo</a> in piedi uno squadrone di trader pronti ad occuparsi unicamente delle operazione speculative sulle monete virtuali. Da Wall Street si punta dunque sulle criptovalute e questo potrebbe essere un chiaro segnale per l’inizio di una rivoluzione economica. </p>
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