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Guerra

I mercenari del jihad

"Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?". Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta - un messaggio in russo che viene inviato automaticamente - ci lascia (a torto) ben sperare: "Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve". Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: "Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po' potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci...". C'era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po' la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto - l'addestramento militare - agli estremisti sunniti di mezzo mondo.

Terrorismo

Le spose dell’Isis e le lady jihad italiane

Una giovane jihadista italiana è stata lapidata a Raqqa dalla polizia religiosa colpevole di rapporti sessuali extraconiugali. Sonia Khediri partita per la Siria da Treviso ha sposato l’emiro tunisino Abu Hamza, il numero due delle difese della “capitale” assediata dello Stato islamico. Maria Giulia Sergio, la prima italiana convertita ad arruolarsi nella guerra santa, ha vissuto fino allo scorso anno in una zona militarizzata vicino ad una diga sull’Eufrate, ma poi è sparita nel nulla.

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