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	<title>Jihad in Mali Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 08:18:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Jihad in Mali Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Mali: le milizie jihadiste assediano Bamako, l&#8217;Africa Corp russo non basta</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mali-le-milizie-jihadiste-assediano-bamako-lafrica-corp-russo-non-basta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[PMCs]]></category>
		<category><![CDATA[The Wagner Group]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="822" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-600x257.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-300x128.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1024x438.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-768x329.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1536x658.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Mali il governo golpista al potere dal 2020 traballa sotto i colpi  dei jihadisti e dei tuareg. Le forze russe si ritirano dal Nord. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mali-le-milizie-jihadiste-assediano-bamako-lafrica-corp-russo-non-basta.html">Mali: le milizie jihadiste assediano Bamako, l&#8217;Africa Corp russo non basta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="822" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-600x257.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-300x128.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1024x438.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-768x329.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1536x658.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi giorni, la situazione in <strong>Mali </strong>si è aggravata come non accadeva almeno dal 2012. Sabato 25 aprile le forze jihadiste di <strong>Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin</strong> (JNIM), insieme a quelle dei separatisti tuareg del <strong><a href="https://iari.site/2024/12/17/la-nascita-del-fronte-di-liberazione-dellazawad-e-le-sue-implicazioni-per-il-futuro-del-mali/">Fronte di Liberazione dell&#8217;Azawad</a></strong> (FLA), hanno lanciato un&#8217;offensiva coordinata che ha portato alla conquista di alcune città chiave nel Nord-Est e alla sostanziale rotta dei governativi sostenuti dalle forze paramilitari russe dell&#8217;<strong>Africa Corp</strong> (già Gruppo Wagner). Tra domenica e lunedì, la cittadina di <strong>Kidal </strong>e quella di <strong>Gao </strong>– nella seconda regione più importante del Mali – sono state occupate dal fronte congiunto antigovernativo, costringendo i russi ad abbandonare le proprie basi fortificate. </p>



<p>Il Mali fatica a contenere i gruppi insurrezionali islamisti sin dalla ribellione scoppiata nel Nord del Paese nel 2012. Vaste aree del territorio rimangono al di fuori del controllo governativo, nonostante le promesse della giunta militare golpista di sradicare i jihadisti. Dal 2021, ovvero dopo un anno dal colpo di Stato che ha portato al potere <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/assalto-a-goita.html">Assimi Goita</a></strong>, Bamako si affida in larga misura alla collaborazione in materia di sicurezza con la <strong>Russia</strong>, prima con il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Gruppo Wagner</a></strong> e ora con il suo successore, l&#8217;Africa Corp, creato dal Ministero della Difesa russo. I militari golpisti, come primo provvedimento una volta giunti al potere, hanno <strong>interrotto ogni collaborazione coi Paesi occidentali</strong> in materia di sicurezza per affidarsi – dopo anni di preparazione propagandistica da parte del Cremlino – alla Russia. </p>



<p>In Mali, infatti, le attività di <strong>controinsurrezione (<em>counterinsurgency</em>) </strong>erano affidate inizialmente ai militari francesi, con l&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong> cominciata nel 2014 su richiesta del governo di Bamako e con mandato ONU, e successivamente sono state ampliate alla <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html">Task Force multinazionale “Takuba”</a></strong>, che ha operato nel 2021-2022. “Takuba” era un&#8217;operazione di controinsurrezione e <em>force building</em> per addestrare le forze di sicurezza del Mali a cui ha partecipato anche l&#8217;Italia con circa 200/250 soldati, 8 elicotteri (di cui 4 da attacco A-129) e almeno una quarantina di veicoli.</p>



<p>Come risultato dell&#8217;intensa campagna antioccidentale orchestrata da Mosca, il governo golpista ha quindi deciso di interrompere ogni tipo di collaborazione coi Paesi europei – rei di un presunto “neocolonialismo” &#8211; per affidarsi alle forze paramilitari russe per stabilizzare il Paese. La <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">PMC (<em>Private Military Company</em>) “Wagner”</a> è stata chiamata a sostenere il governo golpista nella sua lotta agli insorti e ai terroristi, ma i paramilitari russi non hanno mai effettuato <em>force building</em> in modo efficace e si sono limitati a cercare di colpire i ribelli nelle loro roccaforti, a volte con pesanti ripercussioni sulla popolazione civile. <strong>Le forze russe non hanno mai avuto una presenza costante sul territorio</strong> e molto spesso hanno agito come prolungamento degli interessi economici di Mosca, accordandosi coi signori della guerra locali anche per spartirsi le risorse come forma di autofinanziamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche nel Sahel gli effetti della guerra in Ucraina</h2>



<p>A complicare la situazione dal punto di vista internazionale, l&#8217;architettura di sicurezza del Sahel &#8211; faticosamente costruita a partire dalla destabilizzazione del 2012 generatasi come effetto domino nato dalla caduta del regime di Gheddafi per mano occidentale &#8211; è stata scossa dalla catena di golpe in quella regione subsahariana, che hanno portato al potere giunte militari che hanno guardato a Mosca come <em>security provider</em> ricusando la presenza europea. Inoltre, <strong>Mali, Burkina Faso e Niger sono usciti dall&#8217;ECOWAS</strong> (<em>Economic Community of West African States</em>) per fondare l&#8217;Alleanza degli Stati del Sahel, che guarda alla Russia come pilastro per il proprio sostegno politico ed economico, <strong>indebolendo così i piani di cooperazione regionale</strong> rivolti alla lotta al terrorismo e agli insorgenti e di fatto isolando i tre Stati dal resto della comunità dell&#8217;Africa Occidentale subsahariana. </p>



<p>Lo scoppio della <strong>guerra in Ucraina</strong> ha portato Mosca a destinare progressivamente meno risorse per il sostegno alle giunte militari nel Sahel, e la capacità militare delle PMC è andata diminuendo. L&#8217;esempio del Mali rappresenta bene quanto sia stato fallimentare questo sodalizio: se sino al 2022 i jihadisti controllavano solo il 15% del territorio, <strong>oggi ne controllano il 70%</strong>. </p>



<p>Già lo scorso anno, a dicembre, pesanti attacchi del JNIM avevano colpito i rifornimenti di combustibile per la capitale Bamako, generando una crisi che è andata peggiorando nel momento in cui i jihadisti hanno unito le forze coi tuareg, che sono stati capaci di attaccare e cacciare le forze russe e governative dalle aree desertiche del Nord e di entrare a Kidal, ex roccaforte dei gruppi paramilitari di Mosca.</p>



<p>Generalmente, la situazione ha cominciato a peggiorare dalla partenza delle forze occidentali, con attacchi a installazioni militari, governative e infrastrutture che sono andati aumentando nel corso degli ultimi 4 anni, scatenando rappresaglie governative che in alcuni casi hanno coinvolto anche civili innocenti. A dare un buon metro di giudizio della gravità della situazione di questi giorni giunge la notizia che il governo maliano lamenta anche <strong>l&#8217;uccisione del ministro della Difesa</strong>, generale Sadio Camara, e <strong>del capo dell&#8217;intelligence</strong>, Modibo Koné, durante la serie di attacchi su larga scala di sabato e domenica. </p>



<p>Ieri, un portavoce dei jihadisti ha affermato che la capitale Bamako sarebbe circondata, in una mossa tattica che ricorda quella attuata dal gruppo <a href="https://theglobalobservatory.org/2025/12/the-siege-of-bamako-how-an-al-qaida-linked-terrorist-group-threatens-west-africas-security-order/">a dicembre 2025</a> quando il blocco e gli attacchi alle linee di rifornimento avevano messo in ginocchio il Paese. Ora si rischia un altro effetto domino, determinato dall&#8217;isolazionismo dei tre Paesi dell&#8217;Alleanza del Sahel, che potrebbe portare al collasso dell&#8217;intera regione, al punto che l&#8217;ECOWAS ha invitato tutti gli Stati, le forze di sicurezza, i meccanismi regionali e le popolazioni dell&#8217;Africa occidentale a unirsi e mobilitarsi in uno sforzo coordinato per combattere la piaga del jihadismo insurrezionalista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mali-le-milizie-jihadiste-assediano-bamako-lafrica-corp-russo-non-basta.html">Mali: le milizie jihadiste assediano Bamako, l&#8217;Africa Corp russo non basta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Erdogan a stelle e strisce, allerta kamikaze in Mali, polveriera sudanese: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/erdogan-a-stelle-e-strisce-allerta-kamikaze-in-mali-polveriera-sudanese-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 18:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Popolare Cinese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-2048x1283.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di oggi a New York, Erdogan si è detto felice nel costruire relazioni sempre più forti con gli Stati Uniti. Il Mali non riesce più a gestire le infiltrazioni jihadiste e nella capitale è allarme kamikaze. A Khartoum, capitale del Sudan, gli scontri tra militari e forze ribelli stanno mettendo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/erdogan-a-stelle-e-strisce-allerta-kamikaze-in-mali-polveriera-sudanese-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/erdogan-a-stelle-e-strisce-allerta-kamikaze-in-mali-polveriera-sudanese-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Erdogan a stelle e strisce, allerta kamikaze in Mali, polveriera sudanese: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230413144415288_e899459e4ef67ed01d5b30af8d4f6107-2048x1283.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di oggi a New York, Erdogan si è detto felice nel costruire relazioni sempre più forti con gli Stati Uniti. Il Mali non riesce più a gestire le infiltrazioni jihadiste e nella capitale è allarme kamikaze. A Khartoum, capitale del Sudan, gli scontri tra militari e forze ribelli stanno mettendo a ferro e fuoco la città. La Russia è pronta ad aiutare la Corea del Nord ad approdare nello spazio. La crisi economica cubana si sta facendo sentire e i cubani lasciano il Paese, ne sono la prova gli otto ballerini del ballet rimasti in Spagna dopo la tournée. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Erdogan atlantista all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite</h2>



<p>&#8220;Lavoriamo con gli Stati Uniti per costruire un&#8217;amicizia e una cooperazione sempre più forti”, queste le parole del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> da New York dove è arrivato per l’<strong>Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong> che prenderà il via il 19 settembre. Ha partecipato all’Assemblea anche ministro degli Esteri Hakan Fidan. Erdogan ha sottolineato come la <strong>Turchia</strong> e gli Stati Uniti debbano continuare il loro rapporto di cooperazione malgrado alcune incongruenze. “È normale vi siano divergenze di vedute. Siamo tuttavia consapevoli che vi siano delle convergenze e delle opportunità e sono convinto che i nostri due Paesi produrranno nuovi risultati&#8221;. Al centro degli incontri il riavvicinamento della Turchia all&#8217;Unione Europea e l&#8217;allargamento Nato alla Svezia, per cui si attende la ratifica da parte del Parlamento di Ankara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel Mali golpista è allerta kamikaze nella capitale Bamako</h2>



<p>Il <strong>Mali</strong> è nel caos. Oltre agli scontri nel nord tra autorità governative ed ex ribelli Tuareg, arriva l’allerta anche nella capitale <strong>Bamako</strong>. È un documento dell’esercito a farlo trapelare. La capitale sarebbe nel mirino dei <strong>jihadisti</strong> e la minaccia viene descritta come “sera e circostanziata”. Una settimana fa lo <strong>stato maggiore dell’esercito maliano</strong> ha trasmesso ordini a tutte le unità unità della gendarmeria nella regione di Bamako: &#8220;Alto rischio di attacchi kamikaze a Bamako e nelle zone circostanti utilizzando tricicli. Rafforzare la sicurezza all&#8217;interno dei campi, controllare sistematicamente tutti i veicoli, compresi i mototaxi e raddoppiare la vigilanza”. La minaccia jihadista nel Paese è ormai <strong>fuori controllo</strong>. Bamako, fino a poco fa sembrava intoccabile, una&nbsp;delle poche regioni del Paese al &#8220;sicuro&#8221; e ben presidiata dalle autorità golpiste che guidano il Paese. Se prima c’erano gli europei con l’<strong>Operazione Barkane</strong> ad aiutare il Paese contro le organizzazioni terroristiche, adesso le forze golpiste sono rimaste da sole a gestire una situazione ormai fuori controllo. Solo la settimana scorsa è stato sventato un attentato con un camioncino a Kati Koko-Palateu, nella città della guarnigione di Kati, il quartier generale dei golpisti</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si intensificano gli scontri a Khartum, in Sudan</h2>



<p>Nelle ultime ore gli attacchi da parte delle<strong> Forze di supporto rapido (Rsf)</strong> e dalle <strong>Forze armate sudanesi (Saf)</strong>, hanno provocato incendi che hanno colpito edifici governativi e e la torre di controllo della compagnia petrolifera <strong>Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnopc)</strong>. La situazione nella capitale è disastrosa. Negli ultimi due giorni gli attacchi sono proseguiti da entrambe le parti. Solo sabato le Rsf hanno pesantemente colpito il quartier generale dell’esercito dando vita a incendi che hanno coinvolto diverse strutture strategiche quali il ministero della Giustizia e l&#8217;Ufficio delle imposte. L’esercito ha risposto con artiglierei pesante diversi quartieri, siti chiave dell’Rsf come Khartum Bhari. La città ormai è diventata una polveriera aggiungendosi alla più grande crisi che coinvolge tutto il <strong>Sahel</strong>, teatro di continui golpe e covo di gruppi terroristici pronti a infiltrarsi. Dall&#8217;inizio del conflitto, il 15 aprile scorso, la guerra in Sudan ha fatto circa <strong>7.500 morti </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La Corea del Nord presto nello spazio? Forse ma solo grazie all’aiuto della Russia</h2>



<p>&#8220;Ho proposto che, se necessario, potremmo addestrare e lanciare un cosmonauta coreano”, ha detto ai giornalisti venerdì scorso <strong>Yury Borisov</strong>, amministratore delegato della società spaziale statale russa Roscosmos. Così la <strong>Russia</strong> si impegna ad aiutare <strong>Pyongyang</strong> a sviluppare una partnership spaziale dopo il successo dell’incontro a Sochi, nell’estrema Russia orientale, avvenuta tra i due leader <strong>Vladimir Putin</strong> e <strong>Kim Jong Un</strong>. Sono anni che la Corea del Nord cerca di approdare nello spazio ma senza successo. Adesso il Cremlino le sta tendendo la mano. Ancora non ci sono state discussioni dettagliate al riguardo,&nbsp;&#8220;di norma, se ne discute nell&#8217;ambito di una commissione intergovernativa, e questo è stato un formato di visita diverso&#8221;, ha detto Borisov. Tutto però lascia pensare a un prossimo incontro che porterà proprio a un possibile programma di cooperazione spaziale. Ne è la prova il guantone regalato da Putin a Kim, risalente a un viaggio russo nello spazio.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga di talenti da Cuba dovuta alla grave crisi economia</h2>



<p>Durante una tournée in <strong>Spagna</strong>, otto ballerini cubani del <strong>Ballet de Camaguey</strong> hanno lasciato la compagnia per non tornare in patria. La fuga di talenti da <strong>Cuba</strong> è lo specchio della <strong>gravissima crisi economica</strong> che sta attraversando il Paese da più di due anni. Infatti nell’isola l’inflazione è salita alle stelle e i beni di prima necessità scarseggiano di mese in mese. A aggiungersi il grave deficit fiscali e la de facto dollarizzazione dell’economia. Così molti talenti stanno lasciando il Paese. Non è la prima volta che i ballerini del Ballet scappano. È la direttrice della compagnia<strong>, Regina Balaguer</strong> a raccontarlo al quotidiano ufficiale regionale Adelante elencando quanti ballerini negli anni hanno lasciato la compagnia una volt in tournée. “È un problema complesso. Al momento è molto più intenso, ma il Balletto di Camaguey nel corso della sua storia ha avuto degli esodi. Le persone si sviluppano qui e poi vanno all&#8217;Avana, all’estero, per una questione di salari e prezzi”, ha dichiarato.&nbsp;</p>
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		<title>Come il Mali potrebbe condizionare la sicurezza europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/come-il-mali-potrebbe-condizionare-la-sicurezza-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 16:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A metà maggio il Mali ha annunciato il suo ritiro dall&#8217;organizzazione G5 Sahel e dalla forza militare antijihadista. L’organizzazione era stata creata nel 2014 congiuntamente con Ciad, Niger, Burkina Faso e Mauritania proprio per far fronte al problema del terrorismo nella regione. Ogni azione della giunta maliana, da quando ha preso il potere tramite un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/come-il-mali-potrebbe-condizionare-la-sicurezza-europea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524174556910_9fe5d3e795b518a11cc0f7eda74646ac-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A metà maggio il Mali ha annunciato il suo ritiro dall&#8217;organizzazione <strong>G5 Sahel</strong> e dalla forza militare antijihadista. L’organizzazione era stata creata nel 2014 congiuntamente con Ciad, Niger, Burkina Faso e Mauritania proprio per far fronte al problema del terrorismo nella regione. Ogni azione della giunta maliana, da quando ha preso il potere tramite un <strong>colpo di stato</strong>, ha portato ad isolare il Paese dalla comunità internazionale e avvicinarsi sempre di più a Mosca e a Pechino segnando una svolta non solo nelle relazioni internazionali ma anche in quelle regionali. Dando inizio a un fenomeno che potrebbe coinvolgere gli altri Paesi del Sahel.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>Il susseguirsi degli eventi</h2>
<p>Il 31 gennaio le autorità golpiste maliane del colonnello <strong>Assimi Goita</strong> hanno deciso di espellere l’ambasciatore francese <strong>Joël Meyer</strong> e dato l’ordine di ritiro delle truppe danesi della missione Barkhane dal paese, dando così il visto d’uscita simbolico a tutta l’Europa coinvolta nell’operazione. Dopo un mese concitato di dichiarazioni e supposizioni sull’avvenire, di deterioramento delle relazioni tra il Mali e la Francia, il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, il 17 febbraio, ha annunciato il ritiro della Francia dal Mali mettendo quindi fine ad un capitolo militare durato nove anni. Macron ha annunciato che le forze francesi non sarebbero potute rimanere ancora in Mali dal momento che “non condividono le stesse strategie e gli stessi obbiettivi” con il nuovo governo militare di Goita.</p>
<h2>Cosa cambierà e cosa ne pensa la popolazione?</h2>
<p>Giorni dopo l’espulsione dell’ambasciatore Macron ha annunciato che il <strong>ritiro</strong> non sarà immediato e che ci vorranno almeno sei mesi per attuarlo. Verranno mano a mano chiuse le tre basi francesi di Gao, Gossi e Menaka in coordinamento con le autorità Maliane e ancora 2.400 soldati resteranno in Mali fino alla fine. Se nella capitale Bamako si è festeggiato, a Gao nella “zona delle tre frontiere”, a cavallo tra Niger, Mali e Burkina Faso, la situazione è più tesa e gli abitanti sono sempre più preoccupati di un possibile arrivo dei jihadisti.</p>
<p>La <strong>task force Takuba</strong> svolgeva un lavoro fondamentale a fianco dei soldati maliani per contrastare le forze jihadiste legate ad <strong>Al Qaida</strong>. Adesso la ritirata potrebbe lasciar spazio ad un preludio di caos regionale in cui i gruppi jihadisti potrebbero prendere sempre più piede. Per loro infatti il ritiro delle truppe significa una grande vittoria e un modo per poter agire indisturbati.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>Cosa può succedere ora</h2>
<p>C’è da chiedersi cosa succederà alla regione? Il paese si avvicinerà a Mosca e Pechino? Gli altri Paesi del Sahel seguiranno le orme di Bamako? Gli scenari futuri si svilupperanno in un clima di incertezza. Intanto possiamo affermare &#8211; con le stesse parole di Macron &#8211; che la missione antiterroristica Barkhane non cesserà di esistere ma che molto semplicemente verrà rafforzata in altri paesi, come in Niger e nei paesi del Golfo di Guinea. La presenza francese &#8211; e quindi europea &#8211; rimarrà e verrà rafforzata al di fuori dei confini maliani.</p>
<p>Secondo l’editorialista e commentatore di notizie internazionali <strong>Gauthier Rybinski</strong> un probabile scenario potrebbe comprendere un accordo tra il governo maliano e i gruppi jihadisti in modo tale da creare una convivenza pacifica. Ma la situazione non riguarda soltanto i gruppi estemisti poiché il Sahel rientra in una zona strategica dove possono &#8211; e stanno &#8211; giocando diversi attori internazionali. <strong>Aldo Pigoli</strong>, professore di Storia dell&#8217;Africa Contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, contattato da <em>InsideOver</em> spiega che &#8220;la questione principale non è quella della lotta al terrorismo, che continuerà sia da parte della Francia, che dell&#8217;Ue, unitamente a quanto messo in campo dagli Usa attraverso vari programmi e il ruolo dello US AFRICOM. Il tema che già da qualche anno si va prospettando, è invece quello del progressivo affiancarsi e sostituirsi ai Paesi occidentali sulle  questioni della sicurezza di Paesi quali Russia e Cina&#8221;. &#8220;Se del ruolo economico e politico cinese in Africa se ne parla ampiamente da circa 15 anni&#8221;, continua il professore, &#8220;meno evidente è quanto Pechino sta portando avanti dal punto di vista della Difesa e Sicurezza e che vede alcuni Paesi africani, tra cui quelli saheliani, rivolgersi anche alla Cina per far fronte alle loro necessità. Dal 2011 in poi, invece, con la caduta di Qaddafi in Libia, l&#8217;area del Sahel e dell&#8217;Africa centrale hanno visto il crescente ruolo russo, sia diretto, come nel caso della Repubblica centrafricana, che indiretto, attraverso l&#8217;utilizzo di realtà come il Wagner Group. L&#8217;aspetto più significativo appare proprio questo, che riguarda lo spostamento del baricentro geostrategico in Africa, con il ruolo sempre più rilevante di attori non NATO&#8221;.</p>
<p>Il governo di Goita ha assoldato da poco proprio i mercenari della compagnia Wagner il cui numero è destinato a salire vertiginosamente.<span class="Apple-converted-space"> </span>Prosegue Pigoli: &#8220;Sicuramente, ogni calo di presenza e pressione da parte della comunità internazionale può costituire un elemento negativo in termini di capacità di contrasto e prevenzione alle attività di organizzazioni terroristiche. Il fatto che la Francia si ritiri dal Mali è dato sia dal peggioramento dei rapporti politico-diplomatici con la nuova leadership, sia dalla necessità di rivedere la strategia sviluppata in questi anni, che non ha manifestato una significativa capacità di impatto nel far fronte alle minacce jihadiste. Ma questo è dovuto anche ad un più ampio contesto di ridefinizione delle dinamiche politiche nel continente africano&#8221;.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La crisi securitaria che quindi investirà l’area non riguarderà solo i protagonisti &#8211; Bamako e Parigi &#8211; ma bensì altri attori che, in un modo o in un altro, sono già presenti nel territorio.<span class="Apple-converted-space"> </span>“Il Mali si sta isolando da tutti”. Queste le parole di Kassoum Tapo, portavoce del Framework of Parties for a Successful Transition. E secondo lui è proprio grazie alla missione Barkhane e ai suoi soldati che il paese non è stato completamente invaso dai jihadisti. Adesso invece rimane tutto nelle mani di Bamako e più in particolare del nuovo leader politico Asimi Goita. Sarà lui a guidare il paese ed è attraverso le sue prossime strategie che capiremo di più sulle sorti non solo del Mali, ma dell’intero Sahel e della sicurezza dell’Europa.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Cosa cambia per l&#8217;Europa con l&#8217;intervento dei russi in Mali</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cosa-cambia-per-l-europa-con-lintervento-dei-russi-in-mali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2021 07:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scelta di Bamako di guardare oltre la Francia per la difesa del proprio territorio e di affidarsi alla Russia ha provocato un vero e proprio terremoto diplomatico. Eppure non è stata così improvvisa. Già da anni in Mali, così come nel resto del Sahel, si manifestano sentimenti anti francesi. Qui è soprattutto un imam, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-cambia-per-l-europa-con-lintervento-dei-russi-in-mali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Soldato-russo-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La scelta di Bamako di guardare oltre la Francia per la difesa del proprio territorio e di affidarsi alla Russia ha provocato un vero e proprio terremoto diplomatico. Eppure non è stata così improvvisa. Già da anni in <strong>Mali</strong>, così come nel resto del Sahel, si manifestano sentimenti anti francesi. Qui è soprattutto un imam, già da diversi mesi, ad aizzare la folla contro l&#8217;interventismo transalpino. Si tratta di <strong>Mahmoud Dicko</strong>, volto molto popolare <a href="https://it.insideover.com/politica/l-ascesa-di-un-imam-che-sta-fomentando-le-proteste-nel-mali.html">che nel giugno del 2020</a> è riuscito a portare centinaia di persone in piazza in tutto il Paese. Molto probabilmente c&#8217;è stato anche il suo zampino nei due golpe succedutisi nel giro di poco tempo. Ed è, quella sua, una delle voci più critiche contro Parigi e più favorevole all&#8217;intervento di altri attori internazionali.</p>
<h2>Il Mali si affida alla Russia</h2>
<p>A giugno il presidente francese<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html"> Emmanuel Macron</a> ha annunciato la fine o quanto meno<a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html"> il ridimensionamento dell&#8217;operazione Barkhane</a>. Si tratta dell&#8217;intervento iniziato nel 2014 all&#8217;indomani della lotta contro i califfati islamici che avevano preso piede nel nord del Mali. Il capo dell&#8217;Eliseo è stato molto chiaro sui suoi obiettivi: dimezzamento del contingente francese entro pochi mesi e maggiore affidamento alla missione europea <strong>Takuba</strong>, già partita con anche l&#8217;Italia protagonista. <strong>Choguel Maiga</strong>, primo ministro ad interim del Mali,<a href="https://www-bbc-com.translate.goog/news/world-africa-58751423?_x_tr_sl=en&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=nui,sc"> ha accusato la Francia di aver abbandonato il Paese</a>. Ma <strong>Florence Parly</strong>, ministro della difesa francese, ha reagito denunciando il tentativo di Bamako di &#8220;ripulire i piedi sul sangue dei soldati francesi&#8221;. Una dichiarazione che sottintende l&#8217;insofferenza di Parigi per la destabilizzazione del quadro politico maliano e i continui golpe della giunta militare al comando. Un elemento quest&#8217;ultimo che potrebbe aver spinto Macron ad ammainare il tricolore da molte delle basi delle province settentrionali del Paese africano.</p>
<p>Il parziale addio francese ha dato forse la spinta necessaria alla nuova amministrazione maliana di chiedere aiuto alla Russia. Per la verità, la richiesta non è pervenuta al Cremlino. Al contrario, è stata inviata alla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">società Wagner</a>, già operante in molti contesti africani dalla <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-piu-di-200-contractors-russi.html">Libia</a> alla Repubblica Centrafricana.<strong> Sergej Lavrov</strong>, ministro degli Esteri russo, ha specificato come il Mali ha chiesto aiuto a un&#8217;agenzia di contractors con sede in Russia e non alle istituzioni federali. Ma non è affatto un segreto che la Wagner sia direttamente collegata con il Cremlino. Il fondatore della società,<strong> Evgenij Prigozin</strong>, è soprannominato &#8220;il cuoco di Putin&#8221; e i suoi combattenti sono presenti in tutti gli scenari dove si concentrano gli interessi di Mosca. L&#8217;arrivo della Wagner in Mali certifica quindi il coinvolgimento della Russia nel Paese e nell&#8217;area del Sahel.</p>
<h2>Una prova per l&#8217;Europa</h2>
<p>Bamako ha bisogno del sostegno internazionale per controllare il suo territorio. L&#8217;esercito, più impegnato ad attuare colpi di Stato che a pattugliare i punti più pericolosi, non è in grado di fronteggiare la minaccia jihadista. Se da un lato nell&#8217;opinione pubblica maliana è cresciuta l&#8217;insofferenza per la presenza francese, dall&#8217;altro nessuno fa mistero dell&#8217;impossibilità per il Paese di risolvere i propri problemi autonomamente. I contractors della Wagner però non è detto possano sostituire da subito i soldati transalpini. La Francia in Mali è destinata a rimanere, ma sotto le insegne dell&#8217;Ue. Parigi tirerà le fila dell&#8217;operazione Takuba, partita nei mesi scorsi grazie all&#8217;impegno di diversi Paesi del Vecchio Continente. L&#8217;Italia è presente con almeno 200 soldati, nei mesi scorsi il contingente è ricevuto la visita del ministro della difesa, <strong>Lorenzo Guerini</strong>.</p>
<p>Quella che a prima vista ha tutti i contorni di una disfatta per la Francia, potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità per l&#8217;Europa. Per la prima volta infatti una missione europea è dispiegata in uno scenario molto critico e in un Paese, quale il Mali, che al netto delle richieste d&#8217;aiuto alla Russia e della retorica anti francese, non può comunque fare a meno degli interventi internazionali. In poche parole, si potrebbe vedere all&#8217;opera, seppur in uno stadio embrionale, quel progetto di &#8220;difesa europea&#8221; tanto caro a Macron e recentemente <a href="https://it.insideover.com/politica/in-europa-si-torna-a-parlare-di-difesa-comune.html">ripreso dal presidente della commissione europea</a>, <strong>Ursula Von Der Leyen</strong>. Un progetto in cui la Francia si è candidata al ruolo di leader e che ha ripreso fiato in molti ambienti politici dopo il ritiro Usa dall&#8217;Afghanistan e l&#8217;accresciuta voglia europea di avere un ruolo più autonomo nel contesto internazionale. Il Mali dunque sarà probabilmente la prova del nove per l&#8217;avvio del percorso comunitario in ambito difensivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-cambia-per-l-europa-con-lintervento-dei-russi-in-mali.html">Cosa cambia per l&#8217;Europa con l&#8217;intervento dei russi in Mali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;allarme jihadista che arriva dall&#8217;Algeria interessa anche l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/l-allarme-jihadista-che-arriva-dall-algeria-interessa-anche-l-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 06:54:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=294051</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-1536x1029.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-2048x1372.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Algeria è un Paese di transito, da qui si arriva dall&#8217;Africa sub sahariana per provare a salpare poi verso l&#8217;Europa oppure andare in Marocco e tentare di entrare nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Il contesto algerino non è quindi poi così dissimile da quello libico sul fronte migratorio. E proprio come in Libia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-allarme-jihadista-che-arriva-dall-algeria-interessa-anche-l-italia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-allarme-jihadista-che-arriva-dall-algeria-interessa-anche-l-italia.html">L&#8217;allarme jihadista che arriva dall&#8217;Algeria interessa anche l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-1536x1029.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Droga-2048x1372.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Algeria è un Paese di transito, da qui si arriva dall&#8217;Africa sub sahariana per provare a salpare poi verso l&#8217;Europa oppure andare in Marocco e tentare di entrare nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Il contesto algerino non è quindi poi così dissimile da quello libico sul fronte migratorio. E proprio come in Libia le preoccupazioni non riguardano soltanto il crescente numero di barconi che salpano, ma anche le nuove allerte sul <strong>terrorismo</strong>. Specialmente perché l&#8217;Algeria condivide 1.329 chilometri di confine con il <strong>Mali</strong>, Paese dove i jihadisti sono molto radicati.</p>
<h2>Quella rotta migratoria che dal Mali porta a Tamanrasset</h2>
<p>Le carovane nel deserto hanno tradizioni datate secoli, quando i confini ancora non tagliavano su una cartina geografica il <strong>Sahara</strong>. E ancora oggi quelle piste vengono seguite anche da chi, all&#8217;interno delle carovane, organizza il traffico di esseri umani. Diversi report delle <strong>Nazioni Unite</strong> hanno contribuito a tracciare la rotta dei migranti che dal Mali porta dritti al cuore del deserto algerino. Si parte da <strong>Gao</strong>, importante città maliana riferimento per la regione settentrionale del Paese africano, e si giunge ai limiti di un confine che esiste sulla carta ma che tra i granelli di sabbia delle dune desertiche non sempre è così riconoscibile.</p>
<p>A volte l&#8217;esercito algerino riesce a bloccare le carovane e a tenere fuori i migranti dal proprio territorio, non senza critiche da parte dell&#8217;Onu che più volte ha accusato Algeri<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2018/06/25/algeria-13-000-migranti-espulsi-abbandonati-nel-sahara/"> di lasciare migliaia di persone allo sbaraglio</a>. Controllare però migliaia di chilometri di frontiere desertiche è alquanto impossibile. Così le organizzazioni criminali hanno buon gioco nell&#8217;entrare in Algeria e far dirigere le carovane di migranti a <strong>Tamanrasset</strong>, una delle città più importanti del sud del Paese. Da qui poi inizia la risalita verso le coste di chi vuole salpare alla volta dell&#8217;Europa.</p>
<h2>Il pericolo terrorismo che viene dal Mali</h2>
<p>Il vero problema per l&#8217;Algeria, più che il flusso migratorio in sé, è che al di là di quei porosi confini del deserto c&#8217;è un Paese come il Mali diventato negli anni epicentro del terrorismo islamico africano. Nelle regioni confinanti con l&#8217;Algeria nel 2012 si erano instaurati dei piccoli veri e propri califfati, smantellati poi con l&#8217;intervento francese del 2013 ma che ancora oggi appaiono molto pericolosi per la stabilità della regione. Da allora infatti i gruppi <strong>jihadisti</strong> sono riusciti a ramificarsi sempre di più sul territorio e sarebbero coinvolti anche alcuni leader islamisti nella gestione del traffico di esseri umani.</p>
<p>Il governo di Algeri teme di veder aumentare il peso dei gruppi terroristici in prossimità dei suoi confini meridionali, così come anche infiltrazioni di elementi di spicco jihadisti nel proprio territorio. Un allarme cresciuto ancor di più<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-rischio-terrorismo-sempre-piu-evidente-dopo-il-golpe-nel-mali.html"> dopo il colpo di Stato che ha interessato il Mali nello scorso mese di agosto</a>. Negli ultimi giorni poi, la questione è diventata occasione di scontro tra l&#8217;Algeria e la <strong>Francia</strong> in quanto quest&#8217;ultima è accusata, nell&#8217;ambito delle trattative con il nuovo governo maliano, di aver favorito il rilascio di 200 islamisti: “Questo atto – <a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/1291/la-francia-ai-ferri-corti-con-l-algeria-per-la-liberazione-degli-ostaggi-in-mali">hanno spiegato fonti algerine a <em>Sputnik</em></a> – una vera minaccia per la nostra sicurezza”.</p>
<h2>L’allarme lanciato dal ministro dell’Interno spagnolo</h2>
<p>Il fenomeno migratorio che, in modo imponente dall’Algeria sta interessando la Spagna, ha fatto scattare il campanello d’allarme negli uffici del palazzo di governo in vista di possibili pericoli per la sicurezza pubblica. Motivo per il quale il primo ministro spagnolo <strong>Pedro Sanchez </strong>ha incontrato gli scorsi giorni nel continente africano il presidente dell’Algeria <strong>Abdelmadjid Tebounne</strong> e il capo del governo <strong>Abdelaziz Djerad</strong>, unitamente ad una delegazione di uomini d&#8217;affari che operano a nord dell’Africa. Un incontro che ha fatto seguito alla visita svolta sul territorio algerino due mesi fa dal ministro dell’Interno<strong> Fernando Grande-Marlaska</strong>. In quell’occasione il ministro spagnolo, volato in Algeria, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5f8fe1f6712db0.15582918/3131776/2020-10-07/il-premier-della-spagna-sanchez-e-atteso-ad-algeri-per-negoziare-su-gas-e-migranti/linked">ha lanciato un allarme</a> in seguito ad un forte momento di tensione registrato lungo il confine meridionale del territorio dove ci sono stati e ci sono tutt’ora movimenti migratori gestiti dalle organizzazioni criminali che operano in sinergia con quelle jihadiste. Un altro incontro fra le autorità spagnole e algerine è avvenuto all’inizio del mese di ottobre ad Algeri per rafforzare il programma di cooperazione bilaterale fra i due Stati interessati da questo fenomeno.</p>
<h2>La rotta algerina</h2>
<p>Una volta organizzate le partenze dei migranti da parte delle organizzazioni criminali, le rotte algerine seguite sono principalmente due: quelle che portano in <strong>Spagna</strong> per l’appunto e quelle che hanno come destinazione l’<strong>Italia</strong>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/immigrazionela-rotta-algerina-mette-difficolt-sardegna-1871053.html">il sud della Sardegna per la precisione</a>. Ad oggi i dati degli sbarchi di migranti algerini sul territorio spagnolo fanno registrare numeri quintuplicati rispetto allo scorso anno. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri <strong>Arancha González-Laya</strong>. Si tratta di un flusso imponente che non viene assolutamente sottovalutato  mobilitando gli uffici ministeriali spagnoli a realizzare possibili accordi con le autorità del Paese africano.</p>
<p>Non sono quintuplicati ma fanno registrare comunque un aumento considerevole gli sbarchi di algerini in Italia nel corso di quest’anno. <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_15-10-2020.pdf">Sono infatti 1166 i migranti arrivati fino al 15 ottobre del 2020</a> a fronte dei 786 <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_15-10-2019_0.pdf">dello stesso periodo del 2019</a>. Punto di approdo degli stranieri in questo caso è il territorio di <strong>Sulcis</strong>, cioè la porzione sudoccidentale della Sardegna. L&#8217;afflusso massiccio di migranti dalle coste algerine sta quindi determinando, sia per Madrid che per Roma, seri allarmi relativi alla sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-allarme-jihadista-che-arriva-dall-algeria-interessa-anche-l-italia.html">L&#8217;allarme jihadista che arriva dall&#8217;Algeria interessa anche l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il rischio terrorismo dopo il golpe nel Mali</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-rischio-terrorismo-sempre-piu-evidente-dopo-il-golpe-nel-mali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2020 08:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1432" height="723" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colpo di stato in ​Mali, il presidente si dimetteColpo di stato in ​Mali, il presidente si dimette (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800.jpg 1432w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-1024x517.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-768x388.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1432px) 100vw, 1432px" /></p>
<p>Il Mali ha sempre vissuto lungo un sottile e precario equilibrio, in cui ogni minima scossa ha avuto l&#8217;effetto di una potenziale deflagrazione. Basta questo per comprendere la portata del golpe che poco dopo ferragosto ha determinato la fine dell&#8217;era di Ibrahim Boubacar Keita, con i militari che adesso promettono quanto prima nuove elezioni e nuovo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-rischio-terrorismo-sempre-piu-evidente-dopo-il-golpe-nel-mali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-rischio-terrorismo-sempre-piu-evidente-dopo-il-golpe-nel-mali.html">Il rischio terrorismo dopo il golpe nel Mali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1432" height="723" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colpo di stato in ​Mali, il presidente si dimetteColpo di stato in ​Mali, il presidente si dimette (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800.jpg 1432w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-1024x517.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Colpo-di-stato-in-%E2%80%8BMali-il-presidente-si-dimette-La-Presse-e1598000902800-768x388.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1432px) 100vw, 1432px" /></p><p>Il Mali ha sempre vissuto lungo un sottile e precario equilibrio, in cui ogni minima scossa ha avuto l&#8217;effetto di una potenziale deflagrazione. Basta questo per comprendere la portata del <strong>golpe</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html">che poco dopo ferragosto</a> ha determinato la fine dell&#8217;era di <strong>Ibrahim Boubacar Keita, </strong>con i militari che adesso promettono quanto prima nuove elezioni e nuovo governo. Ma non sarà così semplice, per l&#8217;appunto. Tra interessi di una <strong>Francia</strong> colpita duramente dal colpo di Stato che ha rimosso un presidente vicino all&#8217;Eliseo, di una <strong>Turchia</strong> che invece avrebbe messo la zampino sull&#8217;azione dei militari e di altri governi che nel Mali a breve avrebbero dovuto inviare contingenti militari, il Paese africano rischia seriamente di lacerarsi al suo interno. Con tutte le conseguenze del caso, specie in riferimento alla lotta contro il <strong>terrorismo</strong>.</p>
<h2>I gruppi jihadisti pronti a rafforzarsi</h2>
<p>Il 2012 ha rappresentato una data spartiacque per il Mali: in quell&#8217;anno nelle regioni settentrionali la guerriglia Tuareg ha portato alla proclamazione dell&#8217;indipendenza dell&#8217;<strong>Azawad</strong>, con il governo di Bamako spiazzato e incapace di reagire all&#8217;istante. A sua volta questa situazione ha generato il rafforzamento dei gruppi jihadisti già presenti in zona, a partire da Al Qaeda nel Magreb (<strong>Aqim</strong>) che ha fissato in questa vasta regione del Sahel il proprio quartier generale. Sono sorti dei piccoli emirati, con i capi locali del jihad che hanno spazzato via le velleità dei Tuareg ed hanno occupato <strong>Timbuctù</strong> e un&#8217;ampia zona al confine con il Niger. Per il potere centrale di Bamako un ulteriore smacco, l&#8217;umiliazione ha portato sempre nel 2012 a un colpo di Stato che ha tolto lo scettro della presidenza a <strong>Traorè</strong>. Nel frattempo l&#8217;Eliseo ha sfruttato l&#8217;occasione per potenziare la propria presenza nel Mali come nel resto del Sahel, avviando operazioni militari contro i gruppi jihadisti. Nel giro di pochi mesi gli emirati e i califfati sorti nel nord del Paese sono stati sconfitti, ma la guerriglia jihadista ha proseguito e anzi ha dilagato anche in Burkina Faso, nel Niger, nel Ciad e il Sahel è diventato epicentro del terrorismo africano.</p>
<p>Adesso che lo Stato maliano è alle prese con un&#8217;altra grave crisi, i terroristi potrebbero provare nuovamente a rafforzarsi. Se da un lato è vero che, a differenza del 2012, vi è una nutrita presenza di truppe internazionali, oltre ai francesi sono infatti presenti i militari della missione <strong>Onu</strong> operativa da 7 anni, è anche vero che la confusione che sta regnando a Bamako potrebbe indurre molte formazioni islamiste ad alzare il tiro. Solo nel 2020 tra civili e militari, gli attentati compiuti nel Mali dai gruppi jihadisti hanno causato decine di vittime in numerose imboscate. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ecco-perche-e-importante-l-uccisione-di-abdelmalek-droukdel.html">Non è bastata l&#8217;uccisione a giugno del leader di Aqim</a>, <strong>Abdelmalek Droukdel</strong>, operata dai francesi proprio in territorio maliano: il terrorismo è ancora ben presente e appare difficile indebolirlo, specie adesso che l&#8217;esercito locale potrebbe uscire lacerato dal recente  colpo di Stato. La preoccupazione non vale solo per il Mali. Tutto il Sahel teme ora una recrudescenza, proprio come nel 2012: all&#8217;epoca, come detto, è bastata una piccola breccia nella fragile stabilità delle istituzioni di Bamako per far dilagare il fenomeno jihadista nella regione.</p>
<h2>Il ruolo dei gruppi jihadisti nel Mali post golpe</h2>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra questione che riguarda più nello specifico i futuri rapporti tra i fondamentalisti e la nuova governance maliana. Su <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html"><em>InsideOver</em> nei giorni scorsi si è parlato</a> del ruolo di un importante attore interno nella delegittimazione dell&#8217;oramai ex presidente Keita. Il riferimento è all&#8217;imam <strong>Mahmoud Dicko, </strong>capo del Consiglio Islamico del Mali e sempre più popolare in un Paese a stragrande maggioranza sunnita. Dicko ha da tempo tolto ogni appoggio a Keita,<a href="https://it.insideover.com/politica/l-ascesa-di-un-imam-che-sta-fomentando-le-proteste-nel-mali.html"> è stato lui ad infiammare le folle a giugno</a> quando la gente è scesa in strada per protestare contro la corruzione e condizioni dell&#8217;economia sempre più in affanno. La popolarità dell&#8217;imam mostra l&#8217;importanza che stanno assumendo, in seno all&#8217;opinione pubblica e alla società maliana, le argomentazioni riferibili all&#8217;Islam. Segno di come la Turchia, considerata vicina ad alcuni generali golpisti, potrebbe lasciare il segno nel futuro del Paese africano. Ma non solo: lo stesso Dicko, pur se non ha mai avuto simpatie per i gruppi jihadisti, viene da questi ultimi rispettato.</p>
<p>Più volte è stato fatto riferimento alla circostanza secondo cui proprio l&#8217;Imam ha avuto in passato il ruolo di mediatore tra i fondamentalisti e il governo. Una sorta di figura terza, che da un lato ha appoggiato l&#8217;intervento francese nel 2013 contro i terroristi, dall&#8217;altro però ha appoggiato l&#8217;imboscata tesa nel 2015 al <em>Raddisson Blue Hotel</em> di Bamako compiuta dagli estremisti, salutandola come un &#8220;intervento divino contro l&#8217;omosessualità importata dall&#8217;occidente&#8221;. La scalata di Dicko quale figura cardine del Mali, sia sotto il profilo religioso che politico, ha dimostrato l&#8217;avanzata delle idee più <strong>conservatrici</strong> nella regione del Sahel. Per questo non è così difficile pensare ad un ruolo più diretto di movimenti islamisti nel futuro del Mali, con conseguente possibile rafforzamento a nord delle formazioni jihadiste.</p>
<h2>Il destino delle missioni internazionali</h2>
<p>Tutti questi movimenti nel Mali stanno avvenendo alla vigilia dell&#8217;invio di nuovi contingenti militari da parte di diversi Paesi, tra cui anche l&#8217;<strong>Italia</strong>. Nei piani della nostra Difesa, a breve 200 soldati italiani dovrebbero prendere parte alla <em>missione Takuba</em>, volta ad aiutare l&#8217;esercito maliano contro i gruppi jihadisti. Contestualmente anche la Francia si è detta pronta nelle scorse settimane a potenziare il proprio contingente nel Paese africano e nella regione del Sahel. Ma adesso però viene spontaneo chiedersi che fine faranno questi progetti e in che modo si opererà in un contesto mutato radicalmente nel giro di poche settimane. Domande a cui è difficile dare adeguate risposte.</p>
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		<title>Ecco perché è importante l&#8217;uccisione di Abdelmalek Droukdel</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/ecco-perche-e-importante-l-uccisione-di-abdelmalek-droukdel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2020 06:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda nel Maghreb]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1470" height="547" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100.jpg 1470w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1470px) 100vw, 1470px" /></p>
<p>Per il terrorismo africano è stato un duro colpo. E questo sia per la caratura del personaggio venuta a mancare e sia perché è proprio in Africa che il jhad appare sempre più radicato. L&#8217;uccisione di Abdelmalek Droukdel potrebbe segnare una svolta in quell&#8217;area del continente nero, quale il Sahel, dove da diversi anni il terrorismo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ecco-perche-e-importante-l-uccisione-di-abdelmalek-droukdel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ecco-perche-e-importante-l-uccisione-di-abdelmalek-droukdel.html">Ecco perché è importante l&#8217;uccisione di Abdelmalek Droukdel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1470" height="547" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100.jpg 1470w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Abdelmalek-Droukdel-e1591511250100-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1470px) 100vw, 1470px" /></p><p>Per il terrorismo africano è stato un duro colpo. E questo sia per la caratura del personaggio venuta a mancare e sia perché è proprio in Africa che il jhad appare sempre più radicato. L&#8217;uccisione di <strong>Abdelmalek Droukdel</strong> potrebbe segnare una svolta in quell&#8217;area del continente nero, quale il Sahel, dove da diversi anni il terrorismo non solo risulta più rafforzato ma, al tempo stesso, è apparso quasi invincibile. Se in Afghanistan <strong>Al Qaeda</strong> trovava rifugio e protezione nelle valli e nelle montagne del Paese asiatico, qui i terroristi spesso sono apparsi come &#8220;inghiottiti&#8221; dalle dune del deserto e dall&#8217;aspro territorio del Sahel. Molti leader jihadisti per anni sono stati introvabili, nascosti in luoghi remoti ed isolati difficili da penetrare mentre nel frattempo riuscivano a rendere sempre più forte il terrorismo in Africa. Ecco perché l&#8217;uccisione di Droukdel, che fa seguito alla cattura di <strong>Mohamed el Mrabat</strong>, tra i principali esponenti dell&#8217;<strong>Isis del Grande Sahara</strong>, potrebbe assumere una valenza significativa nella lotta al fondamentalismo.</p>
<h2>Chi era Abdelmalek Droukdel</h2>
<p>La sua uccisione è stata annunciata direttamente dal ministro della Difesa francese, <strong>Florence Parly</strong>, su <em>Twitter</em>. Il blitz decisivo, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/lesercito-francese-uccide-leader-qaeda-nel-maghreb-islamico-1868208.html">come scritto da Giovanni Giacalone su <em>IlGiornale.it</em></a>, si è tenuto nella notte dello scorso 3 giugno. Ad effettuarlo sono state le forze speciali transalpine, le quali poche ore prima avevano scovato il rifugio di Abdelmalek Droukdel in un villaggio nel nord del <strong>Mali</strong>. Assieme a lui, sono stati uccisi e catturati altri importanti membri del terrorismo del Sahel. La storia criminale di Droukdel affonda le sue radici, come del resto possibile riscontrare in molti casi di militanti della sua generazione, nella guerra anti sovietica in <strong>Afghanistan</strong>. Partito dall&#8217;<strong>Algeria</strong> come volontario, si è ritrovato quindi a combattere sotto le insegne jihadiste nel Paese asiatico. Non si sa al momento in che modo e quando sia avvenuta la sua conversione alla causa fondamentalista. Droukdel infatti, prima di entrare nell&#8217;universo jihadista, ha conseguito una laurea in matematica nel suo Paese, in Algeria per l&#8217;appunto.</p>
<p>Qui è tornato dopo l&#8217;esperienza afghana e si è imposto, nel bel mezzo della guerra civile che insanguinava la nazione nordafricana, come uno dei più pericolosi terroristi. Tanto è vero che nel 2004 è stato designato come nuovo numero uno del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (<strong>GSPC</strong>). Un&#8217;importante svolta è arrivata nel 2006, quando Droukdel ha deciso di far alleare il suo gruppo con Al Qaeda, con l&#8217;obiettivo di estendere la sua attività al di fuori dei confini algerini. Sono questi i momenti in cui sono state poste le basi per la fondazione di Al Qaeda nel Magreb Islamico (<strong>Aqim</strong>), di cui Droukdel è uno dei leader più importanti. Il suo nome figura al vertice di Aqim ed è da almeno sette anni, come ammesso dal ministro della difesa francese, che le forze di sicurezza gli davano la caccia.</p>
<h2>Cosa significa la morte di Droukdel</h2>
<p>L&#8217;Africa oramai da diversi anni si sta trasformando nel baricentro del terrorismo internazionale. Anche l&#8217;ex leader dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> <strong>Al Baghdadi</strong>, nell&#8217;ultimo discorso precedente alla sua cattura, ha esortato i vertici jihadisti africani ad accelerare con i piani terroristici. Un modo per indicare come proprio il continente nero oramai è un riferimento importante per il jihad. Soprattutto da quando l&#8217;Isis ha perso il suo territorio tra Siria ed Iraq ed Al Qaeda ha iniziato anch&#8217;essa, come dimostra la storia criminale di Droukdel, a puntare sull&#8217;Africa. Qui Stati molto deboli, territori impervi e popolazioni povere sono gli elementi decisivi per convincere i vertici islamisti a spingere per un&#8217;ulteriore radicamento territoriale del terrorismo. Droukdel era tra gli introvabili: dal Mali all&#8217;Algeria, francesi e servizi di sicurezza locali gli davano la caccia da anni ma lui sembrava scomparso, sparito ed intoccabile tra le dune ed il Sahel.</p>
<p>Per i francesi averlo scovato significa molto: Parigi ha potuto regolare i conti con uno che ha pianificato diversi attacchi nella regione e che, contestualmente, ha rappresentato una spina nel fianco per i suoi soldati impegnati nell&#8217;<strong>operazione Barkhane</strong>. Quest&#8217;ultima è la missione nata all&#8217;indomani della guerra condotta nel Mali, lì dove i gruppi terroristici erano riusciti tra il 2012 ed il 2013 a costituire dei veri e propri emiri nel nord del Paese africano. Dopo la fine di questi piccoli califfati, il jihad però ha continuato pesantemente ad imperversare: dal Mali al Burkina Faso, passando per Niger, Ciad e Mauritania, il Sahel è diventato preda di sempre maggiori attentati terroristici. La Francia, assieme al cosiddetto &#8220;<strong>G5</strong> del Sahel&#8221;, ha quindi provato senza grossi risultati a togliere le radici messe nel deserto dal terrorismo.</p>
<p>Soltanto adesso stanno arrivando primi risultati, l&#8217;uccisione di Droukdel potrebbe simboleggiare quel cambio di passo della guerra francese nella regione atteso da diversi anni. Al contempo, la morte del leader di Aqim è un duro colpo anche per i terroristi africani. Nessuno è realmente intoccabile, né le dune ed i nascondigli tra Sahara e Sahel garantiscono un&#8217;assicurazione sulla vita. Forse, da oggi, si può iniziare ad immaginare un primo ridimensionamento del terrorismo in questa parte dell&#8217;Africa. E, al tempo stesso, anche una reazione vendicativa contro obiettivi occidentali nell&#8217;area.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ecco-perche-e-importante-l-uccisione-di-abdelmalek-droukdel.html">Ecco perché è importante l&#8217;uccisione di Abdelmalek Droukdel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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