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	<title>Istanbul Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 08 Jul 2019 09:05:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Istanbul Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Istanbul torna al voto: perché le nuove elezioni sono importanti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/istanbul-torna-al-voto-perche-le-nuove-elezioni-sono-importanti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 14:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Chi controlla Istanbul controlla la Turchia&#8221;. Parole emblematiche quelle pronunciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel 2017, ma che fanno sentire tutto il loro peso ancora oggi, nel momento in cui i cittadini di una della più importanti città del Paese tornano al voto per eleggere &#8211; o meglio rieleggere &#8211; il proprio sindaco. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/istanbul-torna-al-voto-perche-le-nuove-elezioni-sono-importanti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9662731-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Chi controlla Istanbul controlla la Turchia&#8221;. Parole emblematiche quelle pronunciate dal presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> nel 2017, ma che fanno sentire tutto il loro peso ancora oggi, nel momento in cui i cittadini di una della più importanti città del Paese tornano al voto per eleggere &#8211; o meglio rieleggere &#8211; il proprio sindaco.</p>
<p>Il 31 maggio infatti Istanbul aveva già scelto <strong>Ekrem Imamoglu</strong> come suo primo cittadino. Candidato del Partito popolare repubblicano (Chp) di orientamento kemalista, Imamoglu aveva sconfitto il suo avversario Binali Yildirim dell&#8217;Akp, il partito del presidente Erdogan.</p>
<p>Una sconfitta, determinata anche dal sostegno della popolazione curda a Imamoglu, che il capo di Stato turco non ha accettato, come dimostra il ritorno al voto dopo l&#8217;annullamento da parte della Commisisone elettorale (Ysk) dei risultati del 31 maggio.</p>
<p>Per Erdogan, Istanbul non è una città qualunque. Non si tratta solo del più importante polo economico del Paese, ma anche della città in cui lui stesso ha ricoperto la carica di primo cittadino dal 1994 al 1998 e da cui ha preso avvio la sua scalata al potere.</p>
<p>La reazione del presidente turco ai risultati delle elezioni amministrative come si è visto non è stata delle più democratiche, segno di una costante erosione delle libertà e del rispetto dei diritti dei cittadini che Erdogan sta portando avanti da anni e che si è intensificata dopo il fallito golpe del 2016. Facendo pressione sui membri della Commissione elettorale, il presidente ha ottenuto l&#8217;annullamento dei risultati e imposto il ritorno al voto il 23 giugno.</p>
<p>Giusto in tempo per cercare di cambiare le carte in tavola e aumentare le chance di vittoria del suo candidato.</p>
<h2>Il peso della minoranza curda</h2>
<p>È all&#8217;interno di questa strategia che si inserisce un evento particolarmente significativo e passato abbastanza inosservato sui media internazionali: l&#8217;incontro, dopo otto anni di isolamento, tra il leader del Pkk (Partito dei lavoratori curdo) <strong>Abdullah Ocalan</strong>, detenuto nel carcere di Imrali dal 1999, e i suoi avvocati. Una decisione che ha portato anche alla fine dello sciopero della fame di 7mila curdi in tutto il mondo, che chiedevano il rispetto dei diritti del loro leader.</p>
<p>La mossa di Erdogan però non sembra destinata a dare i frutti sperati. Selahattin Demirtas, capo politico del Partito democratico del popolo (Hdp, filo-curdo), dal carcere in cui si trova rinchiuso da due anni e mezzo ha esortato i suoi elettori ha sostenere ancora una volta Imamoglu.</p>
<p>Secondo Demirtas i curdi hanno uno seconda possibilità di dimostrare la loro opposizione a Erdogan dando un contributo importante &#8211; &#8220;fondamentale&#8221; per usare le sue parole &#8211; alla vittoria del candidato del Chp.</p>
<p>L&#8217;Hdp non è l&#8217;unica fazione politica ad aver deciso di sostenere Imamoglu. Contrariati dalla forzatura del presidente Erdogan, anche gli altri partiti di opposizione hanno via via annunciato che non presentaranno propri candidati per favorire la vittoria di Imamoglu.</p>
<p>Una strategia vincente, a guadare i sondaggi: il candidato dell&#8217;Hdp, nonostante il silenzio della stampa nazionale controllata dal presidente e dal suo partito, è dato infatti per vincitore.</p>
<h2>Ipotesi post-voto</h2>
<p>Se il risultato sembra essere abbastanza scontato lo stesso non si può però dire per la reazione che avrà Erdogan. Contestare per la seconda volta la vittoria di Imamoglu potrebbe scatenare la reazione dei cittadini e già alla vigilia delle prime votazioni i rappresentanti del partito filo-curdo avevano avvertito di una possibile sollevazione popolare.</p>
<p>Senza contare che l&#8217;instabilità sociale avrebbe effetti anche sul versante economico, già fortemente in crisi: la lira continua a svalutarsi, gli investimenti esteri diminuiscono mentre cresce il tasso di disoccupazione.</p>
<p>Accettare la vittoria di Imamoglu d&#8217;altro canto vorrebbe dire cedere all&#8217;opposizione una delle più importanti città della Turchia e ammettere una perdita di importanza del suo partito, per lo meno a Istanbul, e riconoscere il peso di una minoranza la cui stessa esistenza Erdogan continua a negare.</p>
<p>Ipotizzando che Imamoglu vinca le elezioni e che il presidente ne accetti l&#8217;esito, bisogna comunque fare attenzione a non leggere un simile risultato come la fine di Erdogan.</p>
<p>Le urne del 31 maggio hanno dimostrato che l&#8217;Akp è ancora forte nel Paese e l&#8217;alleanza Hdp-Chp difficilmente potrebbe essere riprodotta anche a livello nazionale, almeno allo stato attuale.</p>
<p>Una simile ipotesi sarebbe possibile solo se il Partito popolare repubblicano cambiasse il suo atteggiamento verso la minoranza curda, impegnandosi a garantire quei diritti che il &#8220;popolo della montagna&#8221; si è sempre visto negare. Ma non sembra un&#8217;ipotesi plausibile nel breve periodo.</p>
<p>Per ora non resta che aspettare domenica 23 giugno e il risultato delle urne.</p>
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		<title>Se un cimitero di Istanbul farà la storia dei cristiani in Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/se-un-cimitero-di-istanbul-fara-la-storia-dei-cristiani-in-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2019 05:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa ortodossa]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-1024x650.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Istanbul) Un cimitero abbandonato del XIX secolo, nascosto da alte mura in un sobborgo di Istanbul e circondato da un parco giochi, sta per fare la storia. Una comunità cristiana che affonda le proprie radici negli albori della religione e che ancora parla l&#8217;aramaico, la lingua di Gesù Cristo, ha già ricevuto il permesso di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/se-un-cimitero-di-istanbul-fara-la-storia-dei-cristiani-in-turchia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9027999-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Istanbul) </strong>Un cimitero abbandonato del XIX secolo, nascosto da alte mura in un sobborgo di Istanbul e circondato da un parco giochi, sta per fare la storia.</p>
<p>Una comunità cristiana che affonda le proprie radici negli albori della religione e che ancora parla l&#8217;aramaico, la lingua di Gesù Cristo, ha già ricevuto il permesso di usare il cimitero per costruire la <strong>prima nuova chiesa della Turchia</strong> dalla fondazione della repubblica, quasi cento anni fa.</p>
<p>&#8220;Lavoriamo da sette anni per avere un sito di costruzione e il permesso per i lavori, e adesso abbiamo superato tutti gli ostacoli burocratici&#8221;, ha detto il capo della comunità, <strong>Sait Susin</strong>, in una recente intervista nel suo ufficio a poche centinaia di metri dal cimitero di <strong>Yesilkoy</strong>, nel quartiere occidentale di Istanbul. &#8220;La costruzione inizierà quando il tempo le condizioni meteorologiche lo permetteranno, probabilmente a marzo&#8221;.</p>
<p>La Turchia, un paese musulmano di più di 80 milioni di abitanti con una piccolissima comunità cristiana, che comprende meno dello 0,5% della popolazione totale, sta subendo critiche da parte dell&#8217;Ue e degli Stati Uniti per l&#8217;aspra repressione dei critici del governo e le restrizioni imposte alle minoranze, come la comunità curda del Paese.</p>
<p>Ma i capi cristiani in Turchia sostengono che i loro diritti sono salvaguardati. &#8220;Siamo orgogliosi di vivere in questa terra sotto la bandiera turca&#8221;, ha detto <strong>Yusuf Cetin</strong>, siriaco della Chiesa ortodossa metropolitana di Istanbul e della capitale Ankara, quando ha ricevuto il permesso di costruzione per la chiesa di Yesilkoy all&#8217;inizio di questo mese, stando a quanto riporta l&#8217;agenzia di notizie<a href="https://www.aa.com.tr/en/culture-and-art/construction-of-new-church-in-istanbul-to-begin-in-feb/1359398" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em> Anadolu</em></a>.</p>
<p>Susin, il cui titolo ufficiale è quello di presidente della fondazione della <strong>Chiesa siriaca ortodossa</strong> Maria Vergine Beyoglu, nell&#8217;intervista ha dichiarato che i cristiani e gli ebrei della Turchia hanno raggiunto un grado di libertà senza precedenti nei sedici anni di governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, un gruppo radicato nell&#8217;islam politico. &#8220;Tante persone all’estero non sanno questo&#8221;, ha detto Susin. &#8220;Ora possiamo avere le nostre scuole e anche costruire la chiesa. Non potevamo nemmeno immaginare cose come queste negli anni Novanta&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;inizio dei lavori di costruzione della chiesa di Yesilkoy che si avvicinano, Susin sta raccogliendo denaro all&#8217;interno della sua comunità per finanziare il progetto da quattro milioni di dollari, che includerà una chiesa in grado di accogliere di 650 fedeli, un centro per la comunità e un parcheggio. Il denaro necessario per la chiesa proverrà interamente dalla congregazione di circa 17mila cristiani siriaci a Istanbul.</p>
<p>Cento anni fa, Yesilkoy, allora conosciuta come Santo Stefano, era un centro di vita cristiana appena fuori da Costantinopoli, come si chiamava al tempo. Ondate di migrazione forzata, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, hanno radicalmente cambiato questo scenario. La comunità greco-ortodossa a Istanbul, che contava più di 100mila membri agli inizi del XX secolo, si è ridotta a meno di 3mila persone e lotta per la propria sopravvivenza. La più grande comunità cristiana rimasta a Istanbul è quella armena, con circa 60mila persone in una città di 15 milioni di abitanti.</p>
<p>Di conseguenza, molte delle circa 200 chiese della città sono vuote. Ma sono di scarsa utilità per i Siriaci, i cui membri sono fuggiti dalle persecuzioni e dai conflitti nella loro terra d’origine, nell’Anatolia sud-orientale, per stabilirsi a Istanbul e in paesi come la Germania, che oggi ospita 100mila Siriaci. La maggior parte dei Siriaci di Istanbul vive a Yesilkoy, lontano dalle chiese vuote del centro.</p>
<p>&#8220;Fino a ora, abbiamo avuto solo una chiesa a Istanbul, che però non abbastanza&#8221;, ha detto Susin. &#8220;Abbiamo provato a celebrare la messa nelle chiese di altre comunità cristiane, col nostro arrivo diventano stracolme, perché siamo troppi e quasi tutti vanno in chiesa la domenica&#8221;.</p>
<p>Così Susin e i suoi colleghi hanno presentato il loro piano per una nuova chiesa a Yesilkoy alle autorità turche. &#8220;Abbiamo ricevuto un grande supporto da parte loro, dal governo di Ankara fino al comune&#8221;.</p>
<p>Quando nel 2015 le autorità turche hanno designato il parco e il cimitero abbandonato come sito di costruzione, Susin sperava che il processo di costruzione sarebbe cominciato presto.</p>
<p>Ma i Siriaci hanno dovuto attendere molti anni in più del previsto, perché i rappresentanti cattolici di Istanbul hanno sollevato delle obiezioni e hanno intentato un processo contro il comune per aver consegnato il cimitero ai Siriaci.</p>
<p>La legge turca stabilisce che un cimitero inutilizzato diventa di proprietà dello Stato dopo 50 anni che la comunità ha smesso usarlo, quindi le autorità non hanno avuto alcun problema a trasformare la proprietà del XIX secolo in una chiesa. Ma la <strong>Chiesa cattolica</strong>, sostenendo di essere ancora la legittima proprietaria del sito, fermò il progetto di Yesilkoy con un&#8217;ingiunzione.</p>
<p>Dietro le quinte, Siriaci come Susin hanno lavorato per risolvere il problema. &#8220;Il nostro patriarca ha chiesto al Papa di intervenire&#8221;, ha raccontato Susin. I Siriaci hanno chiesto aiuto anche a Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli e capo spirituale della Chiesa ortodossa, chi si appellò anch’esso al Vaticano. &#8220;Abbiamo perso tre anni dietro a questi problemi. I ministri del governo turco hanno iniziato a scherzare sul fatto che i cristiani stavano bloccando un progetto per una chiesa che era stato approvato dai musulmani&#8221;, ha ricordato Susin.</p>
<p>Nel novembre 2017 Paul Russell, l&#8217;ambasciatore vaticano in Turchia, ha informato il comune che <strong>papa Francesco</strong> aveva dato il via libera alla costruzione della chiesa di Yesilkoy, stando a quanto riferirono allora le notizie turche.</p>
<p>La decisione del Vaticano di ritirare la sua ingiunzione ha aperto la strada all&#8217;avvio del processo di costruzione nonostante il caso in corso, ma con alcuni vincoli, ha detto Susin.</p>
<p>&#8220;Abbiamo donato 200mila euro ai cattolici, e abbiamo accettato di pagare loro una somma molto più alta in caso avessero vinto la causa contra il comune&#8221;, ha detto Susin. Non ha voluto dire quanto di più la sua comunità avrebbe dovuto pagare in quel caso.</p>
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		<title>Turchia, ad Istanbul annullate le elezioni vinte dall&#8217;opposizione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/turchia-ad-istanbul-annullate-le-elezioni-vinte-dallopposizione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 11:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tutto da rifare: le elezioni della più importante città turca, devono essere ripetute. A stabilirlo nelle scorse ore è la Commissione elettorale suprema della Turchia, che dunque invalida le consultazioni amministrative di Istanbul tenute lo scorso 31 marzo e che, a sorpresa, vedono la vittoria del candidato avversario a quello del presidente Recep Tayyip Erdogan. L&#8217;Akp, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/turchia-ad-istanbul-annullate-le-elezioni-vinte-dallopposizione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/turchia-ad-istanbul-annullate-le-elezioni-vinte-dallopposizione.html">Turchia, ad Istanbul annullate le elezioni vinte dall&#8217;opposizione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190319094213_28792825-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Tutto da rifare: le elezioni della più importante città turca, devono essere ripetute. <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/05/06/turchia-il-voto-a-istanbul-sara-ripetuto-_1a86d8d5-2bb2-46a0-9218-bd482b12f15b.html">A stabilirlo nelle scorse ore </a></span></span>è la Commissione elettorale suprema della Turchia, che dunque invalida le consultazioni amministrative di Istanbul tenute lo scorso 31 marzo e che, a sorpresa, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.france24.com/en/20190404-turkey-imamoglu-opposition-underdog-istanbul-mayor">vedono la vittoria del candidato avversario</a></span></span> a quello del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. L&#8217;<strong>Akp</strong>, la formazione del capo dello Stato, presenta immediato ricorso. Ed è proprio tale ricorso ad essere accolto con sentenza inappellabile, dunque si dovrà tornare alle urne il prossimo 23 giugno.</p>
<h2>Il ricorso contro la vittoria di Ekrem Imamoglu</h2>
<p>Per l&#8217;Akp di Erdogan la sconfitta di Istanbul appare come il più significativo smacco delle scorse amministrative, anche più delle sconfitte maturate nelle altre due città più importanti del paese, Ankara e Smirne. &#8220;Chi prende Istanbul prende tutta la Turchia&#8221;, tuona del resto lo stesso Erdogan durante la campagna elettorale ed a lui questo concetto appare ben chiaro: proprio dal ruolo di primo cittadino della metropoli turca inizia la sua scalata politica che nel giro di pochi anni lo porta poi alla presidenza. L&#8217;Akp nelle elezioni dello scorso 31 marzo non a caso schiera uno dei suoi pezzi forti, ossia l&#8217;ex premier<strong> Binali Yildirim</strong>. I curdi dell&#8217;Hdp non presentano alcun candidato, dunque i voti dell&#8217;opposizione convergono tutti sull&#8217;esponente dei socialdemocratici del Chp, <strong>Ekrem Imamoglu</strong>.</p>
<p>Ad urne chiuse, emerge un delicato testa a testa tra i due principali aspiranti alla carica di sindaco della più grande città turca: un equilibrio che, a fine conteggio, premia clamorosamente Imamoglu e dunque i socialdemocratici. Per Erdogan è la fine di 25 anni di dominio su Istanbul, proseguito con i vari sindaci dell&#8217;Akp a lui succeduti. Uno smacco non indifferente, che si aggiunge alle sconfitte del suo partito anche nella capitale ed a Smirne. Non solo il Chp ma, in generale, tutta l&#8217;opposizione, in quel 31 marzo esulta per la sconfitta del presidente e si parla di inizio della fine per Erdogan.</p>
<h2>Le reazioni alla decisione della commissione elettorale</h2>
<p>L&#8217;accoglimento del ricorso dell&#8217;Akp pone ovviamente tutto in discussione. Imamoglu non può insediarsi come sindaco e deve intraprendere una nuova campagna elettorale, dove Erdogan certamente ha come obiettivo quello di spendere il tutto per tutto ed evitare una nuova <strong>sconfitta</strong>. Le opposizioni però parlano di grave colpo inferto alla democrazia: &#8220;La volontà popolare è stata calpestata&#8221;, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2019/05/07/opposizione-attacca-erdogan-su-istanbul_2fae9cd8-6ba5-4815-bb7b-00380c0f2944.html">afferma Meral Aksener</a></span></span>, la leader di <strong>Iyi</strong>, uno dei partiti di opposizione di più recente formazione. I pochi quotidiani dell&#8217;opposizione parlano di vero e proprio &#8220;golpe&#8221;, come nel caso di <em>Birgun</em>. In generale, a tutti in Turchia appare palese come il partito della presidenza non ci sta a perdere la più grande città del paese ed a dimostrare ulteriore debacle dopo la sconfitta maturata anche nella capitale Ankara.</p>
<p>Sotto accusa anche la commissione elettorale, da alcune parti considerata non imparziale. C&#8217;è chi sottolinea come l&#8217;accoglimento del ricorso si basi su motivazioni tutt&#8217;altro che dimostrabili, visto che l&#8217;Akp sostiene che i risultati del voto siano falsati da brogli elettorali: &#8220;Come può un&#8217;opposizione vincere con <strong>trucchi elettorali</strong> &#8211; è la domanda che corre maggiormente sui social tra i sostenitori del Chp &#8211; Se in realtà il ministero dell&#8217;interno e le varie autorità che organizzano il voto sono in mano al governo?&#8221;. Intanto oramai Istanbul e l&#8217;intera Turchia devono affrontare una nuova delicata e tesa campagna elettorale.</p>
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		<title>Nuovi aeroporti di Pechino e Istanbul: il piano di Xi ed Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/nuovi-aeroporti-di-pechino-e-istanbul-il-piano-di-xi-ed-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 09:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Due aeroporti giganteschi, pronti a macinare ogni record. Cina e Turchia non hanno badato a spese per la realizzazione di due scali enormi. Il primo, a Pechino, vedrà la luce alla fine di giugno e aprirà i battenti per settembre. L’altro, a Istanbul, è stato inaugurato pochi giorni fa ma sarà operativo del tutto entro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/nuovi-aeroporti-di-pechino-e-istanbul-il-piano-di-xi-ed-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9512111-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Due aeroporti giganteschi, pronti a macinare ogni record. Cina e Turchia non hanno badato a spese per la realizzazione di due scali enormi. Il primo, a Pechino, vedrà la luce alla fine di giugno e aprirà i battenti per settembre. L’altro, a Istanbul, è stato inaugurato pochi giorni fa ma sarà operativo del tutto entro il 2028. Questi due aeroporti, oltre a essere infrastrutture avveniristiche, sono la metafora perfetta per descrivere le ambizioni di due Paesi pronti a ridisegnarsi un ruolo di primo piano nello scacchiere geopolitico globale.</p>
<h2>L’Istanbul New Airport</h2>
<p>Si chiama semplicemente Istanbul New Airport ed è situato nella medesima città. Il nuovo aeroporto della Turchia si estende lungo un’area più ampia dell’isola di Manhattan. Ma soprattutto, una volta che lo scalo sarà veramente pronto, potrà accogliere 200 milioni di passeggeri ogni anno. La collocazione di una simile infrastruttura a Istanbul è strategica ed indica le velleità di Recep Tayyip Erdogan. Il Presidente turco intende trasformare la Turchia in un crocevia fondamentale tra oriente e occidente. Un hub capace di accogliere quanti più voli possibile, grazie all’offerta proposta dalla Turkish Airlines, la compagnia aerea di stato locale.</p>
<h2>La Turchia verso una nuova era</h2>
<p>Il rinnovamento di Turkish Airlines e la modernità dell’Istanbul New Airport. Il binomio introduce la Turchia verso una nuova era, quella in cui Istanbul – secondo i calcoli di Erdogan – sarà davvero considerata una potenza. È il sogno del Sultano, che per costruire l’aeroporto ha sborsato la bellezza di 11 bilioni di dollari di denaro pubblico. Il risultato è sbalorditivo: un’area di 76.5 chilometri quadrati, sei piste, quattro terminal, 233 aree parcheggio per gli aeroplani. E ancora 500 desk per il check in e 225.000 dipendenti. Uffici, residenze, hotel, un centro medico, negozi e outlet carichi di merci di lusso. Questo gioiello architettonico è stato inaugurato lo scorso ottobre ma lavorerà a pieno regime – a meno di imprevisti – solo nel 2028. Il percorso graduale, intanto, è già iniziato.</p>
<h2>La Turkish Airlines si rinnova</h2>
<p>Certo, l’opera è impressionante. Ma dietro tonnellate di vetro e acciaio si nasconde una potente arma di soft power del governo turco. Colpire l’immaginario dei passeggeri e ammaliarli con i servizi della compagnia aerea di Stato. Urlare al mondo che la Turchia non è più quel Paese arretrato e carico di problemi. Son obiettivi potenzialmente raggiungibili, operazioni di marketing neanche troppo complicate. Ma non basta un aeroporto per sedersi al tavolo dei grandi. E allora Erdogan è pronto a puntare anche sul rinnovo di Turkish Airlines, che ha intenzione di fagocitare le quote di mercato di Emirates, Etihad e Qatar Airways. Come? Affidandosi al nuovo aeroporto, che offrirà 3.000 voli al giorno. Così la Turkish vedrà il suo giro d’affari aumentare di pari passo con nuove rotte da battere.</p>
<h2>Il Beijing Daxing Airport</h2>
<p>Allo stesso tempo anche la Cina è alle prese con il suo aeroporto. A differenza della Turchia, il Dragone può già contare su scali moderni ma i cinesi non sembrano conoscere limiti. E allora ecco il mastodontico progetto per il Beijing Daxing Airport, circa 47 chilometri quadrati. Lo scalo si aggiunge al Beijing Capital Airport e aprirà ufficialmente il prossimo settembre. Neppure il ritrovamento di un antico cimitero della dinastia Qing durante gli scavi ha rallentato i lavori, che devono finire puntuali per l’inaugurazione del sito. Da un punto di vista logistico, il Daixing Airport dovrebbe aiutare la Cina a decongestionare lo spazio aereo, affollatissimo ma ancora piegato alle esigenze dell’esercito. Costo dell’opera: oltre 10 miliardi di euro. Piena operatività: nel 2040.</p>
<h2>Più che aeroporti</h2>
<p>Sia l’Istanbul New Airport che il Beijing Daxing Airport sono due biglietti da visita più che normali aeroporti. Due timbri sulla storia lasciati da Erdogan e Xi Jinping. Entrambi vogliono ridisegnare i ruoli dei Paesi che governano, e per farlo si affidano anche alle infrastrutture. Soprattutto Xi, che ha nella Nuova Via della Seta il suo cavallo di battaglia. Erdogan, al contrario, ha subito enormi critiche per la creazione di un simile scalo. Non solo per l’enorme cifra investita, ma anche per le modalità di realizzazione, con decine e decine di operai morti in cause non chiare. Intanto è iniziata la sfida a distanza fatta di numeri e proiezioni,basata su stime e aspettative. Quale sarà l’aeroporto più grande: quello di Istanbul o di Pechino?</p>
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		<title>Alle radici del trionfo di Erdogan:  le roccaforti della Turchia profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alle-radici-del-trionfo-di-erdogan-le-roccaforti-della-turchia-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 06:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[mhp]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Recep Tayyip Erdogan ha vinto nettamente le elezioni presidenziali in Turchia e si appresta ad affrontare il primo mandato da leader del Paese dopo la riforma costituzionale del 2017, che ha espanso notevolmente i poteri del capo dello Stato e ridotto le prerogative di un Parlamento che, in ogni caso, la coalizione pro-Erdogan, denominata &#8220;Alleanza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alle-radici-del-trionfo-di-erdogan-le-roccaforti-della-turchia-profonda.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180624231508_26714305-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha vinto nettamente le elezioni presidenziali in Turchia e si appresta ad affrontare il primo mandato da leader del Paese dopo la riforma costituzionale del 2017, che ha espanso notevolmente i poteri del capo dello Stato e ridotto le prerogative di un Parlamento che, in ogni caso, la coalizione pro-Erdogan, denominata &#8220;Alleanza del Popolo&#8221;, controllerà con 344 seggi su 600, di cui 295 dell&#8217;Akp del presidente e 49 del movimento ultranazionalista Mhp.</p>
<p>Con il 52,6% dei suffragi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://time.com/5320607/turkey-elections-results/" target="_blank">Erdogan ha potuto vincere al primo turno</a> ed evitare l&#8217;insidioso ballottaggio contro il quotato candidato dell&#8217;opposizione Muharrem İnce, fermatosi poco oltre il 30%. Quest&#8217;ultimo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agi.it/blog-italia/uno-sguardo-oltre-il-bosforo/erdogan_presidente_turchia_elezioni-4068701/post/2018-06-25/" target="_blank">riporta l&#8217;<em>Agi</em></a>, non ha voluto spingere sino in fondo la polemica per i presunti <strong>brogli elettorali</strong> e ha accettato il risultato elettorale, &#8220;dato che i brogli non avrebbero potuto riguardare milioni di voti. Poi ha confermato il suo impegno di politico, dicendo che rimarrà in politica finché in Turchia non ci sarà l’eguaglianza&#8221;. </p>
<p>Le radici del trionfo di Erdogan sono innestate nella <strong>Turchia profonda</strong>, nelle roccaforti anatoliche in cui negli ultimi quindici anni l&#8217;Akp ha potuto beneficiare dei dividendi della <strong>crescita economica</strong> e valorizzare politicamente il forte afflato conservatore della società locale cavalcato da Erdogan a livello nazionale. Di fatto, il quindicennio di potere dell&#8217;Akp ha prodotto un radicale mutamento nella società turca, specie delle fasce su cui si innesta il consenso a Erdogan.</p>
<p>La sorprendente performance dei &#8220;Lupi&#8221; dell&#8217;Mhp e il consolidamento della roccaforte anatolica sono infatti le due chiavi di lettura di un trionfo che è percepibile nella sua ampiezza dalla semplice osservazione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-elections-2018/" target="_blank">mappa interattiva di </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-elections-2018/" target="_blank">Hurriyet,</a> </em>in cui l&#8217;arancio dell&#8217;Alleanza del Popolo predomina ovunque fuorché nelle aree curde e nelle regioni rivierasche della Turchia occidentale.</p>
<p>L&#8217;estrema destra dell&#8217;Mhp porta Erdogan alla maggioranza assoluta</p>
<p>Rispetto alle previsioni bisogna in primo luogo segnalare il sorprendente risultato del Partito del Movimento Nazionalista (Mhp), la componente più destrorsa del panorama politico turco, fautrice di un accentuato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.turkeyanalyst.org/publications/turkey-analyst-articles/item/153-could-the-mhps-turkish-islamic-synthesis-challenge-the-akps-hold-on-power?.html" target="_blank">nazionalismo etno-religioso</a>, del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://web.archive.org/web/20150104161345/http://www.todayszaman.com/newsDetail.action;jsessionid=3Ghv60BSd63UASpRJxK9ZPhJ?newsId=194568&amp;columnistId=0" target="_blank">panturchismo</a> e di posizioni radicali in materia di diritti sociali. A lungo critico del sistema clientelare di potere dell&#8217;Akp, l&#8217;Mhp ha recentemente voluto sfruttare il nuovo corso della società turca, in via di transizione dal kemalismo all&#8217;erdoganismo, per <a href="https://www.reuters.com/article/us-turkey-election-regulation/erdogans-akp-says-to-ally-with-nationalists-for-2019-elections-idUSKCN1G52DP" target="_blank">coalizzarsi con la formazione di Erdogan</a> e accentuarne la virata verso destra.</p>
<p>Dopo l&#8217;alleanza con l&#8217;Akp in vista del referendum costituzionale del 2017, la base Mhp aveva sussultato contro Devlet Bahçeli, leader del partito dal 1997, accusato di voler sacrificare i destini della formazione alle sue ambizioni di potere personali in un futuro governo di coalizione. Dalle tensioni interne era partita la scissione guidata dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno<strong> Meral Aksener</strong>, che si era presentata alle recenti presidenziali in testa al partito Iyi e puntava a drenare verso le opposizioni buona parte dei suffragi dell&#8217;ala politica del movimento dei &#8220;Lupi grigi&#8221;.</p>
<p>Così non è stato. La Aksener ha conquistato solo il 7,3% dei suffragi nella corsa alla presidenza e l&#8217;Mhp, al netto della scissione, ha perso solo 35mila voti nelle elezioni parlamentari rispetto al voto del novembre 2015, conquistando l&#8217;11,10% contro il 10% di Iyi. Il rischio, per l&#8217;Mhp, era che l&#8217;abbraccio con Erdogan si rivelasse mortale e il partito finisse fagocitato dall&#8217;Akp. Anticipando i tempi dell&#8217;alleanza al referendum, Bahçeli ha vinto la sua scommessa e a queste elezioni può di diritto rivendicare i propri meriti nel successo del <em>Reis.</em></p>
<p>Erdogan trionfa in Anatolia e sfonda nelle città</p>
<p>Nel contesto del voto presidenziale, la coalizione pro-Erdogan si è imposta in maniera travolgente in un&#8217;ampia fascia del Paese, estendendo in maniera significativa il suo consenso oltre quel livello di guardia che l&#8217;esito del referendum del 2017, vinto con uno scarto inferiore al 3%, aveva lasciato presagire.</p>
<p>Di fatto, il successo di Erdogan è frutto del combinato disposto tra l&#8217;arroccamento dei centri di potere dell&#8217;Akp in Anatolia e un avanzamento nelle principali aree urbane. </p>
<p>Se si escludono Edirne e Izmir, dove İnce ha superato il 50%, tutte le grandi città hanno votato per Erdogan, che ha conquistato il 51,5% nella capitale Ankara, il 50% a Istanbul, il 44% a Adana e Kars, circa il 43% a Kars. Questo ha respinto il fronte anti-Erdogan nelle ridotte occidentali e nelle aree curde, mentre tra Istanbul e Elazig, al confine col Kurdistan turco, si estende un&#8217;ampissima regione in cui il Presidente ha conquistato la maggioranza assoluta con percentuali imbarazzanti. Tra i picchi più alti quelli di Konya (74,2%) e Sivas (72,3%): l&#8217;Anatolia che nell&#8217;era Erdogan ha conosciuto crescita e modernizzazione ha messo da parte le gravi polemiche sul commissariamento della democrazia, la deriva autoritaria e il declino del laicismo, premiando Erdogan ben oltre le sue stesse aspettative.</p>

<p>Tutto ciò segnala un dato importante: il consenso al <em>Reis, </em>nel suo Paese, esiste ed è sentito. Per cavalcarlo in maniera più ottimale, Erdogan ha optato per una virata ancora più estrema attraverso la sinergia per l&#8217;Mhp. La deriva autoritaria del potere, in Turchia, preoccupa, ma ancora più significativa è la svolta plebiscitaria dell&#8217;evento elettorale e il cambio di prospettiva che ha coinvolto la società turca nel suo complesso. Se per Erdogan e l&#8217;Akp dovesse subentrare una fase di flessione, sarebbe preoccupante sapere su chi si orienterebbero in futuro i consensi della popolazione.</p>
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		<title>Istanbul, lo spettacolo dell&#8217;Etnospor</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/istanbul-etnospor.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2018 09:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180509225956_26349845.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180509225956_26349845.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180509225956_26349845-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180509225956_26349845-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180509225956_26349845-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non soltanto festival della musica o gare sportive, è giunto oramai alla sua terza edizione l’Etnospor, un vero e proprio &#8220;festival delle etnie&#8221; che si tiene ad Istanbul. In una Turchia che si prepara al voto per le legislative, ecco che nella principale metropoli del Paese ha luogo una delle più singolari manifestazioni capace, nel giro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/istanbul-etnospor.html">[...]</a></p>
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<h2>Dalla cucina allo sport</h2>
<p>La particolarità dell’Etnospor consiste nel raggruppare tante aree tematiche di diversi paesi tutti in uno stesso piccolo spazio. Un vero e proprio giro del mondo da effettuare girando attorno ad una piazza: <strong>si passa dalla cucina tradizionale di almeno venti paesi</strong>, fino ai balli di culture apparentemente lontane o poco conosciute. Iniziato il 9 maggio scorso, l’Etnospor chiuderà i battenti in questa domenica: particolarmente apprezzati sono stati, tra gli altri, gli arcieri a cavallo giapponesi nominati “<strong>Yabusame</strong>”, così come i ballerini dei gruppi tradizionali dei Balcani. Per turisti e visitatori, vi è la possibilità di praticare inoltre i vari sport dei paesi presenti con le proprie rappresentative ad Istanbul. Se per gli abitanti della metropoli turca tutto ciò significa riprendere il contatto con vecchie discipline e vecchie tradizioni rimaste un po’ all’ombra con il tempo, per i turisti invece poter stare a contatto con i protagonisti di Etnospor vuol dire immergersi in mondi totalmente sconosciuti.</p>
<p><strong>Ovviamente importante successo per gli stand dove vengono esposti i prodotti culinari tradizionali</strong>: in tanti descrivono questa parte del festival come una vera e propria esplosione di odori e colori, con tante peculiarità della cucina di almeno trenta paesi messe l’una accanto all’altra. Ovviamente i tanti turisti presenti hanno potuto assaggiare, nel giro di una semplice passeggiata, i vari prodotti culinari presenti ad Etnospor.</p>
<h2>Non mancano le connotazioni politiche</h2>
<p>In un contesto in cui sono presenti diversi paesi da tutto il mondo, non possono mancare anche alcune polemiche ed alcuni veri e propri <strong>“gialli” di natura prettamente politica</strong>. È accaduto ad esempio nella rappresentazione delle tradizioni dei falchi: usati in tutto il mondo arabo per la caccia, ad Istanbul sono stati portati<strong> i falchi provenienti dal Qatar</strong>. Si tratta di specie cresciute ed allevate nel piccolo Stato del golfo, ma a molti non è passata inosservata una presunta scelta politica nell’affidarsi ai falchi qatarioti. La Turchia infatti è stretta alleata del Qatar, ha contribuito a far evitare grossi danni a Doha dall’embargo imposto lo scorso giugno dall’Arabia Saudita, entrambi i paesi hanno sostenuto e sostengono sigle vicine alla fratellanza musulmana in medio oriente.<strong> La presenza del falchi del Qatar ha quindi suscitato in alcuni casi perplessità</strong>, in altri invece ha sollevato le proteste di chi non vede di buon occhio l’operato di Doha.</p>
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<p>Complessivamente comunque, non si sono registrate tensioni: <strong>per la Turchia l’Etnospor assume ogni anno un’importanza sempre più marcata</strong>, sia a livello turistico che di immagine da rilanciare al resto del mondo. Non a caso, in piena campagna elettorale, tutti i principali big dell’Akp, il partito del presidente Erdogan, e del governo, sono stati presenti tra gli stand e tra gli spazi allestiti ad Istanbul.</p>
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		<title>Il nuovo canale di Istanbul pronto a diventare realtà</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/canale-istanbul-pronto-diventare-realta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 07:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bosforo]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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<p>La storia di Istanbul, attraversata da tante dominazioni e diversi cambi di denominazione, ha una grande costante: essa è infatti la città da sempre ponte tra oriente ed occidente, tanto da essere l’unica al mondo attualmente ad agiarsi tra due continenti. Sulla metropoli turca convergono gli assi provenienti dalla Grecia, dall’est Europa e dall’Anatolia ma, soprattutto, lungo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/canale-istanbul-pronto-diventare-realta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20170223092356_22283464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20170223092356_22283464.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20170223092356_22283464-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20170223092356_22283464-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20170223092356_22283464-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La storia di Istanbul, attraversata da tante dominazioni e diversi cambi di denominazione, ha una grande costante: essa è infatti la città da sempre ponte tra oriente ed occidente, tanto da essere l’unica al mondo attualmente ad agiarsi tra due continenti. Sulla metropoli turca convergono gli assi provenienti dalla Grecia, dall’est Europa e dall’Anatolia ma, soprattutto, <strong>lungo gli stretti del Bosforo che vi è la convergenza anche con i paesi del Mar Nero</strong>, un collegamento fisico e storico tra questa parte orientale del vecchio continente ed il mar Mediterraneo; la centralità di Istanbul dunque è un qualcosa che rende unica la metropoli ma, al tempo stesso, dona al governo turco importanti carte da giocare nell’ambito dello scacchiere geopolitico. Lo sa molto bene Erdogan, che di questa città è stato Sindaco negli anni 90 ed è da qui che è partita la sua scalata verso la presidenza; dopo il progetto del mega aeroporto, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www6.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/trasporti/2017/10/06/turchia-a-febbraio-primo-volo-in-nuovo-aeroporto-istanbul_0bc8838d-d24a-40ae-8dc7-01470a884be0.html">prossimo all’inaugurazione</a>, adesso è il turno di un’opera che appare quasi utopistica: <strong>il nuovo canale parallelo a quello del Bosforo.</strong></p>
<p>Il progetto faraonico per i 100 anni della Repubblica Turca</p>
<p><strong>Giocar con e sui simboli è di certo uno dei punti forti della comunicazione di Erdogan</strong>: nulla viene lasciato al caso, il presidente turco è stato in grado di trasformare in festa nazionale persino la data del golpe del 16 luglio, con tanto di manifestazioni oceaniche in tutte le principali città del paese; non è un caso se quello che potrebbe divenire il principale lascito, almeno in termini di opere, della politica di Erdogan, ha un perentorio termine prefissato coincidente con il <strong>29 ottobre 2023</strong>. In quel giorno, tutta la Turchia festeggerà i cento anni dalla nascita della Repubblica voluta da Ataturk; l’obiettivo del presidente è quello di poter tagliare il nastro proprio durante le celebrazioni, in modo da presentarsi quale nuovo padre della patria. La ‘<em>Yeni Turkiye</em>’ (‘Nuova Turchia’) passa dunque anche dai 45 chilometri di nuovo canale che trasformerebbe Istanbul in una vera e propria isola.</p>

<p>Il progetto non sembra essere stato partorito di recente dalla mente di Erdogan e dei suoi collaboratori, già nel 2011 il presidente turco aveva annunciato l’avvio dell’iter per la costruzione del canale; ma non solo: il nuovo aeroporto prossimo ad essere aperto, sorge proprio a due passi dal tragitto che dovrebbe essere percorso dal nuovo canale, segno di come le nuove infrastrutture di Istanbul sono state progettate in funzione della fisionomia urbana e territoriale sognata da Erdogan. Il nuovo canale fino alle scorse ore era solo un progetto sulla carta, le più importanti novità sono arrivate invece nella giornata di lunedì; è stato in particolare il Ministro delle Infrastrutture, <strong>Ahmet Aslan</strong>, a mostrare in dettaglio la situazione: “<em>Il canale</em> – ha dichiarato il rappresentante del governo turco – <em>Costerà venti miliardi di Dollari, il 70% del finanziamento sarà dello Stato”</em>. La nuova opera dovrebbe estendersi dall’area di Durusu, fino all’insenatura di <strong>Kurucesme</strong> e le sue dimensioni garantirebbero il transito di 160 navi al giorno.</p>
<p>Tra favorevoli e contrari</p>
<p>In Turchia, da quasi un decennio a questa parte, si è fatto riferimento al nuovo canale con lo stesso approccio di come in Italia si parla del ponte sullo stretto di Messina; a molti, specie trai  membri dell’opposizione al governo dell’AKP, il progetto della struttura parallela al Bosforo è apparso come utopistico ed irrealizzabile. Oggi però, con i dettagli svelati dall’esecutivo di Ankara, è possibile tracciare pro e contro circa la funzionalità del nuovo canale; <strong>l’obiettivo del governo turco è quello di sgravare in qualche modo lo stretto del Bosforo</strong>, che divide in due la città ed in cui il traffico di navi e mezzi appare spesso difficile da gestire, oltre che pericoloso per gli stessi cittadini di Istanbul. Il canale naturale da sempre simbolo dell’ex Bisanzio, è attualmente l’unico vero corridoio tra il Mar Nero ed il Mar Mediterraneo, da qui passano navi militari e commerciali ma, soprattutto, da questa piccola striscia d’acqua posta tra le due sponde della metropoli turca passano anche gli equilibri geopolitici, con la Russia ovviamente prima spettatrice interessata.</p>

<p>Ecco perché tra i favorevoli alla nuova opera, in tanti fanno riferimento proprio alla <strong>necessità di sgravare il centro di Istanbul dal ‘peso’ del Bosforo</strong>, un peso che è tanto pratico (con le centinaia di navi pesanti a pochi passi dai quartieri storici e frequentati ogni giorni da migliaia di persone) quanto storico/politico. Il Bosforo, in poche parole, da solo non potrebbe più svolgere la funzione che ha da oramai diversi secoli; la costruzione del nuovo canale, oltre a dar prestigio ulteriore ad Istanbul, <strong>permetterebbe quindi alla più grande città della Turchia di riappropriarsi del ‘suo’ storico corridoio</strong> tra Mar Nero e Mar Mediterraneo.</p>
<p><strong>Ma c’è chi non è dello stesso avviso</strong>; alcune associazioni di ingegneri turchi, già nel 2011 hanno bollato il nuovo canale come ‘<em>çilgin proje</em>’, ossia ‘progetto pazzo’: per alcuni detrattori della nuova opera, il ‘Bosforo bis’ è semplicemente irrealizzabile e dunque nemmeno proponibile alle imprese per iniziare i lavori; altri invece sostengono che i margini per aprire i cantieri ci sono, pur tuttavia le conseguenze per l’ambiente potrebbero essere devastanti. Tra di essi, ad esempio, vi è <strong>Derin Orhon</strong>; professore di ingegneria ambientale dell’Università di Istanbul, le sue teorie sul nuovo canale vengono spesso citate dai membri dell’opposizione contrari al progetto: “Gli scienziati di tutto il mondo dovrebbero far pressione su Erdogan per ottenere rassicurazioni ambientali prima del via a questi lavori – si legge, tra le altre cose, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.it&amp;sl=en&amp;sp=nmt4&amp;u=http://www.nature.com/news/istanbul-canal-needs-environmental-study-1.15981%3Ferror%3Dcookies_not_supported%26code%3D629174a7-ae4e-434d-9471-2db0f97e073e&amp;usg=ALkJrhiDi67YnhJnGAWMoOW2mbM0TqYylw">in un suo articolo pubblicato qualche anno fa su una rivista specializzata</a> – A livello ambientale sarebbe un disastro. Istanbul soffre già per una disordinata espansione edilizia, l’inquinamento ha distrutto l’ambiente circostante, il nuovo canale segnerebbe la fine dei caratteristici paesaggi del mar di Marmara”<em>.</em></p>
<p>Istanbul sempre più &#8220;hub&#8221; per l’oriente: ecco l’obiettivo finale di Erdogan</p>
<p><strong>Grande aeroporto, alta velocità e nuovo canale parallelo al Bosforo</strong>: la ‘cura infrastrutturale’ di Istanbul prosegue ed è volta a portare la città, nonostante le sue contraddizioni, verso la sua vocazione di ponte tra Europa ed oriente. Se già all’inizio degli anni 2000 la metropoli ha iniziato ad avere una migliore estensione dei collegamenti urbani, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-29/la-turchia-inaugura-tunnel-sotto-bosforo-che-unisce-asia-e-europa-4-minuti-133326.shtml?uuid=AB2cD6Z">culminata poi con il progetto inaugurato nel 2013 del ‘Marmaray’</a>, ossia il tunnel ferroviario che sottopassa il Bosforo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=pUSp0n3PPuU">dal 2014 Istanbul è diventata capolinea della ferrovia ad alta velocità</a> che le consente di essere collegata ad Ankara in tre ore e mezzo di treno. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-grecia-ad-accogliere-erdogan/">Con il progetto che è in procinto di essere sottoscritto con il governo greco</a>, il quale prevede <strong>l’alta velocità tra Salonicco ed Istanbul</strong> (unita a quella di prossima attivazione tra Atene e la seconda città greca), ben si comprende come la metropoli turca si appresti a diventare tra i principali hub per le merci che sbarcano presso i porti del Pireo e del resto del paese ellenico.</p>
<p><strong>Ma è il mezzo aereo quello che potrebbe, per davvero, far decollare il sogno di una Istanbul vitale per i collegamenti tra occidente ed oriente</strong>; l’aeroporto Ataturk è il quinto in Europa per numero di passeggeri, compete in tal senso con lo scalo londinese di Heathrow e con Francoforte, l<strong>a Turkish Airlines permette il collegamento con almeno 247 destinazioni internazionali di tutto il mondo</strong> e, per cinque anni consecutivi, è stata premiata quale migliore compagnia aerea d’Europa. Ma adesso Istanbul si prepara ad un ulteriore salto di qualità: come detto, il nuovo aeroporto è quasi pronto per l’inaugurazione, i lavori dovrebbero terminare entro questo mese di febbraio e lo scalo ha un potenziale di 90 milioni di passeggeri l’anno; il ‘vecchio’ Ataturk è pronto a fare spazio alla nuova struttura, con Erdogan a sua volta pronto a scommettere subito dopo sulla realizzazione del nuovo canale tra Mar Nero e Mar Mediterraneo.</p>
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		<title>Kamikaze Isis in Europa dal Caucaso</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/kamikaze-dellisis-in-europa-dal-caucaso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 16:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_.jpeg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-768x430.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Azerbaijan, Georgia e Cipro: sono questi i Paesi utilizzati dall’Isis per far transitare i propri kamikaze dalla Siria in Europa, per compiere attentati suicidi. A rivelarlo è il quotidiano turco Hurriyet, che cita un rapporto degli 007 di Ankara, che hanno messo in guardia i colleghi occidentali sul passaggio di foreign fighter e combattenti di ritorno attraverso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/kamikaze-dellisis-in-europa-dal-caucaso.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_.jpeg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-768x430.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1467470871-dc-cover-dtl1j3r20h2gr0oqm0dbu4i5r3.medi_-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong>Azerbaijan</strong>, <strong>Georgia</strong> e <strong>Cipro</strong>: sono questi i Paesi utilizzati dall’Isis per far transitare i propri kamikaze dalla Siria in Europa, per compiere attentati suicidi. A rivelarlo è il quotidiano turco <em>Hurriyet</em>, <a style="color: #0000ff" href="http://www.hurriyetdailynews.com/isil-transfers-suicide-bombers-from-syria-to-europe-through-azerbaijan-cyprus-georgia-report.aspx?PageID=238&amp;NID=101451&amp;NewsCatID=509">che cita un rapporto degli 007 di Ankara</a>, che hanno messo in guardia i colleghi occidentali sul passaggio di <strong>foreign fighter</strong> e combattenti di ritorno attraverso questi territori. Proprio dall’Azerbaijian e dal Caucaso settentrionale sarebbero arrivati in Turchia, infatti, gli attentatori che hanno colpito lo scalo Ataturk di Istanbul. Una rotta, questa, percorsa, viceversa, negli ultimi anni anche da molti foreign fighter che da Cecenia, Daghestan e Georgia sono transitati per la capitale azera, Baku, fino in Turchia, per poi attraversare il confine turco-siriano ed unirsi alle file dello Stato Islamico in Siria ed in Iraq.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/A7FW2iuXR_g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Secondo l’intelligence turca, inoltre, l’Isis si starebbe preparando a reagire alle perdite subite sul terreno in Siria ed Iraq, con <strong>un’ondata di nuovi attentati in Europa e in Turchia</strong>. Secondo gli 007 turchi, lo Stato Islamico avrebbe infatti ordinato ai combattenti dell’Emirato del Caucaso, gli affiliati del Califfato in Azerbaijan e nel Caucaso settentrionale, di colpire di nuovo in territorio turco. E anche Baku, secondo il rapporto, rientrerebbe tra gli obiettivi dei jihadisti.In particolar modo, secondo l’intelligence turca, Ankara sarebbe nel mirino dei terroristi a causa degli arresti operati dal governo dopo l’attentato che ha provocato 45 morti, lo scorso 28 giugno, allo scalo Ataturk. Dopo l’attacco allo scalo internazionale di Istanbul, infatti, sono stati messi a segno dalla polizia turca<strong> 37 arresti</strong> di presunti affiliati allo Stato Islamico, di cui gli ultimi sette nella giornata di lunedì. I miliziani dell’Isis sarebbero, per questo motivo, ancora più motivati a colpire la Turchia tramite i propri affiliati in Azerbaijan e nel Caucaso. Secondo le indiscrezioni rese note dall’<em>Hurriyet</em>, l’Isis avrebbe costituito, inoltre, in Siria, un commando composto da circa 25 miliziani, che avrebbero dovuto colpire il Paese con nuovi attentati dopo che Ankara aveva diffuso le generalità di combattenti coinvolti in attacchi terroristici nel Paese. Nel mirino dei jihadisti, che secondo l’intelligence erano pronti a colpire di nuovo ad Ankara, Istanbul e Izmir, ci sarebbero stati edifici militari, caserme di polizia, ma anche funzionari pubblici curdi, giornalisti e gli stessi 007 turchi.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lisis-in-caucaso/" target="_blank">Per approfondire: Così Isis nasce e cresce nel Caucaso</a>L’allerta terrorismo in Turchia rimane quindi massima, ed il pericolo maggiore per il futuro resta legato ai jihadisti provenienti dalle regioni del Caucaso settentrionale. Le indagini sugli attentati di Istanbul hanno portato infatti all’identificazione di due attentatori su tre, Rakim Bulgarov e Vadim Osmanov, entrambi con passaporto russo. Undici dei 37 fermati per sospetti legami con l’attentato provengono dalla Russia e le indagini confermano, inoltre, che la mente dell’attentato resta <strong>Ahmet Chatayev</strong>, ricercato da Mosca per terrorismo e considerato il trait d’union fra lo Stato Islamico in Siria e i jihadisti dell’<strong>Emirato del Caucaso</strong>, attivo nelle regioni del sud-ovest della Russia, a maggioranza musulmane. Chatayev, secondo gli inquirenti, ha vissuto a lungo ad Istanbul, e vanta una conoscenza approfondita della città, nonché un legame con Diana Ramazanova, la diciottenne jihadista che nel gennaio scorso si fece saltare in aria  nel quartiere di Istanbul, Sultanahmet, uccidendo un agente di polizia.L&#8217;attacco allo scalo di Istanbul porterebbe quindi la firma dell’Emirato del Caucaso. E secondo i servizi segreti turchi, la formazione che nel giugno del 2015 ha giurato fedeltà all’Isis, sarebbe pronta  a colpire di nuovo in Turchia e in Europa.</p>
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		<title>Perché Ankara è nel mirino dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-ankara-e-nel-mirino-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 08:44:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160701112645_19785780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160701112645_19785780.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160701112645_19785780-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160701112645_19785780-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160701112645_19785780-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si è concluso a Sochi, in Russia, il primo vertice tra il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu e l’omologo russo Sergej Lavrov. Il primo dopo mesi di gelo tra Russia e Turchia, seguiti all’abbattimento da parte di Ankara del su-24 russo impegnato nelle operazioni anti terrorismo al confine turco-siriano, in cui perse la vita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-ankara-e-nel-mirino-dellisis.html">[...]</a></p>
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Il primo dopo mesi di gelo tra Russia e Turchia, seguiti all’abbattimento da parte di Ankara del su-24 russo impegnato nelle operazioni anti terrorismo al confine turco-siriano, in cui perse la vita il pilota Oleg Peskov. L’incontro è stato organizzato in seguito allo scambio di lettere dei giorni scorsi tra Erdogan e Putin, con le quali sono state poste le basi per una ripresa del dialogo, dopo l’incidente del novembre 2015.Al centro dell’incontro, c&#8217;è stato già un primo accordo sostanziale tra Russia e Turchia su “chi sono i terroristi da combattere in Siria”. Cavusoglu ha annunciato, inoltre, che Mosca e Ankara inizieranno a lavorare a stretto contatto per una soluzione politica del conflitto. &#8220;Ci sarà un coordinamento stretto tra Turchia e Russia su tutti i passi da intraprendere&#8221;, ha detto il ministro degli Esteri turco, anche nell’azione diretta “contro lo Stato islamico”. &#8220;Il miglioramento dei rapporti della Turchia con Russia e Israele avrà un impatto positivo sull&#8217;intera regione&#8221;, ha concluso Cavusoglu.Proprio la pace fatta dalla Turchia con la Russia e Israele, però, preoccuperebbe il sedicente Stato Islamico e potrebbe trasformare <strong>Ankara</strong> nel nuovo obiettivo privilegiato del <strong>terrorismo</strong>, esponendo il Paese ad una nuova ondata di attacchi. La fine dell’”isolamento” della Turchia nella regione, sottolinea infatti in un’intervista ad <em>Aki Adnkronos</em> l’esperto turco di jihadismo, <strong>Demir Murat Seyker</strong>, senior policy advisor presso la European Foundation for Democracy (Efd) di Bruxelles, è considerata come un “rischio” dall’Isis.Il “flirt” della Turchia con il sedicente Stato Islamico sembra quindi giunto al termine. Ma l’addio non sarà senza conseguenze. Se, infatti, la Turchia sin dall’inizio del conflitto in Siria ha tollerato, infatti, il flusso di combattenti e foreign fighter attraverso il proprio territorio nella speranza che l’Isis potesse dare il proprio contributo a rovesciare il presidente siriano Assad, già alla fine del 2015 Ankara ha dovuto fare i conti, complice l’intervento russo a sostegno del presidente siriano, con il naufragare dei propri piani. Il governo turco però ha continuato, afferma Seyker, a non considerare “l&#8217;Isis come una minaccia grave” o comunque come un problema di secondo piano rispetto ai curdi, contro i quali invece il governo turco ha lanciato una pesante offensiva. Una percezione che ha contribuito a determinare l&#8217;isolamento internazionale di Ankara, dovuto in gran parte anche alle politiche troppo accondiscendenti verso i gruppi radicali islamici.“Dal 2015”, sottolinea quindi l’esperto, “la Turchia ha iniziato a prendere misure serie contro l&#8217;Isis, sostenendo la coalizione, bombardando regolarmente e soprattutto, chiudendo e controllando i confini”. Proprio quest’ultima mossa è quella che secondo Seyker metterebbe a rischio più di tutto oggi la sicurezza turca. I jihadisti che continuano ad affluire in territorio turco per unirsi alle file dello Stato Islamico in Siria, infatti, rimarrebbero “intrappolati” per via del rafforzamento dei controlli di sicurezza al confine turco siriano, e rappresentano, per l&#8217;esperto, delle vere e proprie “mine vaganti”, pronte a colpire in qualsiasi momento.Anche se l’attentato di martedì sera ad Istanbul non sembra essere, con riferimento alla tempistica, legato direttamente alla ripresa del dialogo con Mosca, sottolinea l’analista, “l&#8217;accordo Turchia-Israele e l&#8217;avvicinamento alla Russia&#8221;, aumentando &#8220;il potere della Turchia nella regione&#8221; e un coinvolgimento &#8220;più attivo nella lotta all&#8217;Isis”, viene percepito come un “rischio” dall&#8217;Isis, che  potrebbe reagire incrementando gli attacchi nel Paese.La Turchia, secondo Seyker è già considerata uno “tra gli obiettivi principali dell’organizzazione”, che ha tra i propri sogni quello di trasformare “Istanbul nella capitale del Califfato”. Ma dopo il riposizionamento di Ankara nello scenario siriano, le bandiere nere sarebbero pronte ad ulteriori nuovi attacchi in territorio turco, dopo quello che ha provocato 44 vittime nello scalo Ataturk, che però non è stato ancora rivendicato.</p>
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		<title>Il Califfo recluta terroristi in Bosnia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-califfo-recluta-terroristi-in-bosnia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 10:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Quali saranno le prossime mosse dello Stato Islamico? A poche ore dall’attentato che ha fatto tremare le fondamenta dell’aeroporto di Istanbul e, con esse, le nostre già traballanti certezze, è inevitabile domandarsi dove ancora ci porterà tutto questo. La risposta all’angoscioso interrogativo potrebbe esser contenuta in un video.Apparso in rete poche ore prima dell’attentato all’aeroporto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-califfo-recluta-terroristi-in-bosnia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Quali saranno le prossime mosse dello <strong>Stato Islamico</strong>? A poche ore dall’attentato che ha fatto tremare le fondamenta dell’<strong>aeroporto di Istanbul</strong> e, con esse, le nostre già traballanti certezze, è inevitabile domandarsi dove ancora ci porterà tutto questo. La risposta all’angoscioso interrogativo potrebbe esser contenuta in un video.Apparso in rete poche ore prima dell’attentato all’<strong>aeroporto di Ataturk</strong>, il documento sembrerebbe rivelare – dopo il <strong>locale gay Pulse ad Orlando</strong> – quali potrebbero essere i prossimi obiettivi dei terroristi negli States. Forse il Golden Gate Bridge di San Francisco. Forse Las Vegas Strip, la strada di Las Vegas famosa per l’altissima concentrazione di hotel e casinò.Entrambi gli scenari compaiono, infatti, nel filmato con cui <strong>Jasmin Keserović</strong>, foreign fighter bosniaco conosciuto con il nome di battaglia di <strong>Abu al Bosnia</strong>, ritorna a minacciare l’Occidente e la cristianità.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-lisis-recluta-con-un-click/" target="_blank">Per approfondire: Così l&#8217;Isis recluta con un click</a>“Alzatevi <strong>mussulmani</strong>! Uccidete i <strong>cristiani</strong> ed i loro dipendenti! Nelle loro città e stati. Piazzate esplosivi sotto le loro auto, nelle loro case, nei loro uffici. Uccideteli con fucili di precisione e silenziatori. Uccideteli come si presenta l’occasione &#8230; anche con il coltello”, dice Keserović, mentre la fotocamera mette a fuoco il <strong>California Street Tower</strong>, secondo edificio più alto della città, ed un tram che “scala” le pendenze di San Francisco.Keserović ha ventidue anni ed è uno dei 330 cittadini bosniaci che, secondo i dati raccolti dall’<em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://icsr.info/" target="_blank">International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence</a></em>, sono partiti alla volta dell’autoproclamato Stato islamico. Il giovane Jasmin, vecchia conoscenza dell’intelligence di <strong>Sarajevo</strong>, avrebbe lasciato la città di Zavidovići, nel cuore della Bosnia, per giurare fedeltà a <strong>Baghdadi</strong> nel gennaio 2013.Non è la prima volta che Jasmin compare in un video simile. Ben prima di lui, altri suoi connazionali si erano già cimentati in questo “macabro rituale”. <strong>Nihad Berković</strong>, trentaquattrenne partito da Tuzla – zona che ospita i <strong>campi di addestramento per jihadisti </strong>– e arrivato, con la moglie, ad ottobre 2013 in <strong>Siria</strong> dove è diventato <strong>Abu Jihad al Bosnia</strong>. Il ventiseienne <strong>Midžić</strong>, originario di Bihać  – sul fiume Una – e conosciuto con il nome di <strong>Salahuddin al Bosnia</strong>. Sono solo alcuni dei vee-jay bosniaci di cui si è servito il <strong>Califfo</strong> in passato.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/i-cuccioli-di-al-baghdadi/" target="_blank">Per approfondire: I &#8220;cuccioli&#8221; di Al Baghdadi</a>“Non bisogna far distinzione tra civili e militari, così come i loro aerei non distinguono tra soldati dello Stato islamico e civili. Bisogna saldamente contare su <strong>Allah</strong>. E aiutare i propri fratelli senza dubitare della correttezza delle proprie azioni. Quando punirete, punite come siete stati puniti”. Con queste parole, formulate dopo aver elogiato il martirio di <strong>Omar Mateen</strong>, l’attentatore di Orlando, ed il gesto di <strong>Larossi Abballa</strong>, il killer suicida dei due poliziotti di Parigi, Keserović si interrompe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-califfo-recluta-terroristi-in-bosnia.html">Il Califfo recluta terroristi in Bosnia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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