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	<title>Iraq Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 07 Mar 2025 09:36:12 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Iraq Archives - InsideOver</title>
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		<title>Vent&#8217;anni fa la morte di Nicola Calipari: l&#8217;eroe silenzioso che salvò Giuliana Sgrena</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/ventanni-fa-la-morte-di-nicola-calipari-leroe-silenzioso-che-salvo-giuliana-sgrena.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 14:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="592" height="437" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812.webp 592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812-300x221.webp 300w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
<p>Il 4 marzo 2005 segna una data tragica nella storia dei servizi segreti italiani e nel cuore della nazione. Quel giorno, Nicola Calipari, un funzionario del SISMI, il Servizio informazioni e sicurezza militare, si distinse per dedizione ed encomiabile coraggio, sacrificando la propria vita per proteggere la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, in un incidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/ventanni-fa-la-morte-di-nicola-calipari-leroe-silenzioso-che-salvo-giuliana-sgrena.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ventanni-fa-la-morte-di-nicola-calipari-leroe-silenzioso-che-salvo-giuliana-sgrena.html">Vent&#8217;anni fa la morte di Nicola Calipari: l&#8217;eroe silenzioso che salvò Giuliana Sgrena</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="592" height="437" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812.webp 592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_0812-300x221.webp 300w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
<p><br>Il 4 marzo 2005 segna una data tragica nella storia dei servizi segreti italiani e nel cuore della nazione. Quel giorno, <strong>Nicola Calipari</strong>, un funzionario del SISMI, il Servizio informazioni e sicurezza militare, si distinse per dedizione ed encomiabile coraggio, sacrificando la propria vita per proteggere la giornalista del <em>Manifesto</em> Giuliana Sgrena, in un <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/03/04/venti-anni-fa-moriva-nicola-calipari-lagente-sismi-che-libero-giuliana_11499202-58cd-4569-9749-86f8ad47d176.html">incidente controverso</a>  che avrebbe scosso l&#8217;intero Paese, e avrebbe messo in luce la fragilità della sicurezza internazionale e i rapporti con gli Stati Uniti che si resero colpevoli del tragico errore.</p>



<p>Secondo i rapporti ufficiali, quel tragico giorni di 20 anni fa, l&#8217;agente del nostro servizio segreto per le missioni all&#8217;estero, inviato in<strong> Iraq</strong> per il rilascio con successo della giornalista tenuta in ostaggio da un <strong>gruppo jihadista</strong> dal 4 febbraio, stava conducendo <strong>Giuliana Sgrena</strong> in auto lungo la cosiddetta &#8220;<em>Route Irish</em>&#8221; verso l&#8217;aeroporto di Baghdad, quando, a pochi metri dal posto di check-point dell&#8217;esercito statunitense, vennero colpiti da &#8220;fuoco amico&#8221;.</p>



<p>La Toyota sulla quale viaggiavano fu investita da una raffica di colpi di mitragliatrice, e Calipari &#8211; con uno slancio di abnegazione e coraggio &#8211; fece <strong>scudo con il suo corpo</strong> alla giornalista, rendendole salva la vita. Raggiunto a un <strong>colpo alla testa</strong>, per lui non ci sarà nulla da fare.</p>



<p>Il soldato americano che aprì il fuoco dal presidio di sicurezza che stava aspettando il passaggio del convoglio che trasportava l&#8217;ambasciatore statunitense, venne prosciolto dalla Corte d&#8217;Assise che non potè procedere per &#8220;<strong>difetto di giurisdizione</strong>&#8221; dal momento che &#8220;<em>le forze multinazionali in Iraq ricadevano sotto la giurisdizione penale esclusiva dei rispettivi paesi d&#8217;invio</em>&#8220;. </p>



<p>Le circostanze dell&#8217;uccisione di Calipari, uomo riservato e capace, pervaso da un forte senso del dovere messo al servizio della <strong>Polizia di Stato</strong> prima, e del servizio segreto poi, suscitarono polemiche e interrogativi. La versione ufficiale degli Stati Uniti parlò di un <strong>errore imperdonabile</strong>, ma l&#8217;opinione pubblica italiana continuò a chiedere chiarezza e giustizia per il sacrificio di un uomo coraggioso che aveva dedicato la vita al servizio dell&#8217;Italia, e si era immolato per proteggere fino all&#8217;ultimo istante la vita che era andato a salvare.</p>



<p>Il caso ha sempre sollevato <a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2015/02/18/news/nicola_calipari_storia_di_un_rapimento_e_di_un_amicizia_al_di_sopra_delle_parti_il_ricordo_di_gabriele_polo_nel_libro_il_-5666636/">interrogativi cruciali</a> sulla trasparenza e le responsabilità degli apparati di sicurezza, evidenziando la necessità di una riflessione su come la <strong>Comunità internazionale</strong> si è trovata a gestire intricati e delicati casi che non hanno trovato giustizia per questioni di &#8220;giurisdizione&#8221;. A due decenni di distanza da quel tragico giorno, il nome di Nicola Calipari continua a risuonare nella memoria collettiva non solo come quello di un agente dei servizi segreti, ma come quello di un uomo che ha incarnato il senso più profondo del dovere e del sacrificio: un <strong>eroe dei nostri tempi</strong>.</p>



<p>Quale simbolo di quegli uomini che hanno agito e agiscono nell’ombra per la sicurezza del nostro Paese, gli è stato intitolato il centro operativo dell&#8217;intelligence che ha sede a <strong>Forte Braschi</strong>. Un richiamo a non dimenticare mai i sacrifici di chi, con coraggio e determinazione, ha lottato per la sicurezza fino all&#8217;estremo sacrificio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Iraq: spose bambine a 9 anni, ecco la proposta di legge</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 17:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da 18 a 9 anni per le ragazze. Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “Coordination Framework”, la coalizione politica irachena composta da partiti e gruppi sciiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine</strong>. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da <strong>18 a 9</strong> anni per le ragazze.</p>



<p>Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “<strong>Coordination Framework</strong>”, la coalizione politica irachena composta da <strong>partiti e gruppi sciiti allineati con il vicino Iran</strong>. Tra i membri principali ci sono lo <strong>Stato di Diritto</strong> (guidato da Nouri al-Maliki), l’<strong>Organizzazione Badr</strong>, il gruppo paramilitare e politico <strong>Asa’ib Ahl al-Haq</strong> e la <strong>Fatah Alliance</strong>, la coalizione di partiti scitti filoiraniani.</p>



<p>Il disegno di legge, che ha superato la prima e la seconda lettura in parlamento, andrebbe a modificare una delle riforme più progressiste che il Paese abbia mai incontrato: la <strong>Personal Status Law</strong>.</p>



<p>Conosciuta anche come <strong>Legge 188</strong>, la normativa laica è stata emanata nel <strong>1959</strong> e prevede la <strong>regolamentazione di questioni familiari</strong> come il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità.</p>



<p>Viene definita all’avanguardia perché fu un primo tentativo di unificare il diritto familiare sotto un <strong>codice unico</strong>, garantendo quindi una <strong>maggiore protezione e diritti per donne e minori</strong>. Furono diverse le disposizioni introdotte, tra cui l’<strong>età minima per il matrimonio</strong> fissata a 18 anni, la <strong>limitazione alla poligamia</strong> e l’obbligo di contrarre il matrimonio davanti ad un giudice, rendendo <strong>illegali</strong> le unioni al di fuori dei tribunali.</p>



<p>Il primo ostacolo che incontrò la Legge 188 risale a quando venne introdotta la <strong>Costituzione</strong>, nel <strong>2005</strong>. Infatti, l’<strong>Articolo 41</strong> introdusse la libertà di seguire leggi personali in base alla religione, alle credenze o alle scelte di ogni individuo.</p>



<p>Tuttavia, l’articolo in questione non distolse i gruppi più conservatori dal perseguire l’obiettivo di <strong>una maggiore conformità</strong> alle interpretazioni specifiche della <strong>Sharia</strong>.</p>



<p>Nel <strong>2014</strong> e nel <strong>2017</strong> sono stati proposti emendamenti simili a quello odierno, ma non hanno mai visto la luce a causa delle <strong>proteste </strong>eseguite a livello nazionale. Oggi, tutto questo rischia di prendere <strong>una piega più estrema</strong>.</p>



<p>La <strong>prima lettura</strong> si è svolta il <strong>4 agosto 2024</strong>, mentre un primo tentativo di seconda lettura, in data 3 settembre, è stato boicottato da alcuni parlamentari contrari al disegno di legge. Il <strong>16 settembre</strong> invece, è avvenuta la <strong>seconda</strong> <strong>lettura</strong>, senza alcuna raccomandazione o modifica proposta dagli oppositori. Infine, il <strong>17</strong> <strong>settembre</strong>, la Corte Suprema Federale irachena ha stabilito che gli emendamenti erano <strong>in linea</strong> con la Costituzione.</p>



<p>A differenza degli scorsi tentativi, questa volta la coalizione favorevole ha una maggioranza più estesa. “Siamo più vicini che mai” ha dichiarato al <em>Telegraph</em> Renad Mansour, ricercatore universitario del think thank britannico Chatham House.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambierebbe con la nuova legge?</h2>



<p>L’età del matrimonio – e quindi del consenso –, verrebbe abbassata a <strong>9</strong> <strong>anni</strong>, rendendo così legali quelli che fino ad ora erano considerati “<strong>matrimoni infantili</strong>”. Secondo un report dell’<strong>Unicef</strong>, il <strong>28%</strong> delle donne irachene si è sposato per la prima volta <strong>prima dei 18 anni</strong>, mentre il <strong>7%</strong> di queste donne si è sposato <strong>prima dei 15 anni</strong>.</p>



<p>A differenza della vicina Arabia Saudita, l’Iraq non dispone di un sistema di <strong>tutela</strong> che richieda alle donne di ottenere il permesso di un marito, padre o tutore per prendere decisioni importanti come quella del matrimonio. Questo significa che, se la legge dovesse passare, sarebbero direttamente gli <strong>imam</strong> a prendere le d<strong>ecisioni sulle questioni familiari</strong>.</p>



<p>La paura è che il governo iracheno possa essere sostituito da un “<strong>Guardianship of the Jurist</strong>”, un sistema sciita che pone il governo religioso al di sopra dello stato, peraltro presente in <strong>Afghanistan</strong> e in <strong>Iran</strong>, sotto la guida del leader supremo <strong>Khamenei</strong>.</p>



<p>Da agosto, le strade di <strong>Baghdad</strong> e di altre città del Paese sono state protagoniste di <strong>proteste da parte di attiviste femministe</strong>. In particolare, la più nota è la <strong>Coalizione</strong> <strong>188</strong>, il cui nome è simbolo della salvaguardia della legge sullo status personale.</p>



<p>«L’Iraq è uno stato civilizzato e non potrebbe essere altrimenti. La prima ministra donna nei Paesi arabi era irachena e la prima giudice donna era irachena», affermano le portavoce della coalizione femminista. Le critiche principali si concentrerebbero sul fatto che abbassare l’età per il matrimonio violerebbe <strong>norme internazionali sui diritti dell’infanzia</strong>, come la Convenzione sui diritti del bambino dell’ONU, di cui l’Iraq è firmatario.</p>



<p>Ora è <strong>atteso il voto in parlamento</strong>, che deve ottenere la maggioranza per procedere all’approvazione presidenziale.</p>



<p>«Aspiriamo al progresso, non al regresso», conclude la coalizione.</p>
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		<title>Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 16:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[bush]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[invasione]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Le critiche a Papa Francesco oggi su Ucraina e Gaza sono le stesse rivolte a suo tempo a San Giovanni Paolo II sull'Iraq. Ma allora aveva ragione il Papa. E oggi?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html">Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&#8220;C’è ancora tempo per negoziare; c&#8217;è ancora spazio per la pace; non è mai troppo tardi per comprendersi e per continuare a trattare&#8221;. Oppure: &#8220;Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità&#8221;. Papa Francesco? Stiamo parlando di Russia e Ucraina? No. <strong>San Giovanni Paolo II </strong>alla vigilia dell&#8217;invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq che tra pochi giorni compirà 21 anni. </p>



<p>Proprio come ha fatto Papa Francesco con il <strong>cardinale <a href="https://it.insideover.com/religioni/dalla-ricerca-della-pace-alla-visione-sociale-dieci-anni-di-francesco-parla-il-cardinal-zuppi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Matteo Zuppi</a></strong>, inviato a Kiev e Mosca, anche San Giovanni Paolo II mandò un proprio rappresentante, il <strong>cardinale Pio Laghi</strong>, al potente di turno, in quel caso il presidente Usa George Bush, con una lettera di suo pugno. Narrano le cronache dell&#8217;incontro che Bush prese la lettera del Papa e la posò su un tavolino senza nemmeno aprirla. Poi cominciò un piccolo comizio pro-guerra (Laghi lo definì, con un pizzico di perfidia, &#8220;<strong>un sermone</strong>&#8220;) condito di frasi come &#8220;Dio lo vuole!&#8221;. A un certo punto, esperto, il cardinale interruppe il Presidente e gli disse che, da parte del Papa, voleva considerasse tre argomenti: primo, il conflitto avrebbe causato molte vittime da entrambe le parti; secondo, avrebbe condotto a una guerra civile; terzo, gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di entrare in guerra ma avrebbero avuto molta difficoltà a uscirne. Com&#8217;è come non è, andò proprio così. </p>



<p>Tutte le volte che un Papa fa il Papa, tutte le volte che un religioso mette il naso fuori dalla sagrestia, c&#8217;è qualcuno che si arrabbia e gli ricorda che, perbacco, lui sì che la sa lunga. Anche adesso, con le dichiarazioni di Papa Francesco a proposito di guerra in Ucraina e guerra a Gaza, si è sollevato il coro delle prefiche del bellicismo. Che non capiscono due cose. </p>



<p>Una riguarda il Papa. Avrà pure sbagliato a usare la <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-negoziato-non-e-mai-una-resa-il-monito-per-la-pace-di-papa-francesco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">metafora della bandiera bianca,</a></strong> ora che gli ucraini sono in difficoltà (e comunque fa un po&#8217; specie l&#8217;improvvisa mania filologica su media che a proposito di questa guerra hanno scritto le più immonde stupidaggini). Ma il senso del suo discorso era chiarissimo ed è il discorso di sempre della Chiesa cattolica: la guerra no; in nessun caso; mai. La guerra è il peggiore dei mali, il male senza ritorno. Quindi è il primo pericolo da evitare o il primo evento da controllare. Se qualcuno crede che Francesco abbia improvvisato, <a href="https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations.html">vada a rileggersi l&#8217;intervento di Paolo VI all&#8217;Onu nel 1965</a> (primo Papa alle Nazioni Unite), scandito dal grido-preghiera &#8220;<strong>Mai più la guerra!&#8221;</strong>. Lo stesso grido-preghiera ripreso e ripetuto da papa Woytjla alla vigilia dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq nel 2003 (chi scrive era a Baghdad e può assicurare che fece un certo effetto sentirlo in televisione), lo stesso Papa che aveva detto no alla prima Guerra del Golfo (1991) e poi alla guerra contro la Jugoslavia (1999). Proprio come ha fatto Francesco negli ultimi anni con qualunque conflitto in qualunque parte del mondo.</p>



<p>La seconda cosa che non viene capita è che, come aveva ragione Wojtyla a pronosticare (e peraltro non era l&#8217;unico: l&#8217;allora <strong>presidente egiziano Mubarak</strong>, per esempio, disse &#8220;Se invadete l&#8217;Iraq al posto di un <strong>Osama Bin Laden</strong> ne avrete cento&#8221;), potrebbe aver ragione <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-si-puo-fermare-la-lezione-di-papa-francesco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Papa Francesco</a></strong> a invitare al negoziato, i russi (gli aggressori, come ha poi ricordato anche il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano) ma anche gli ucraini (gli aggrediti). Perché la guerra va come va, in questa fase a favore dei russi. Perché gli Usa e l&#8217;Europa hanno il fiato corto nel sostegno militare all&#8217;Ucraina. Perché l&#8217;Ucraina, che aveva 52 milioni di abitanti nel 1991 (l&#8217;anno dell&#8217;indipendenza) ora ne ha 28, e forse solo la legge marziale in vigore impedisce un&#8217;ulteriore fuga dal Paese. Perché l&#8217;Ucraina, che anche prima della guerra era con la Moldavia il Paese più povero d&#8217;Europa, oggi è un Paese annichilito nel tessuto sociale e nell&#8217;economia, un Paese che sopravvive solo grazie agli aiuti internazionali. In altre parole: per dare una lezione alla Russia potremmo anche perdere l&#8217;Ucraina e il suo popolo. Ragionare se ne valga la pena o no, non è disfattismo. Nella peggiore delle ipotesi è buon senso. Nella migliore è politica.</p>



<p>Il vero problema, a questo punto, è che gli unici poco interessati a trattare sembrano i russi. Lo ha spiegato molto bene<strong> Vladimir Putin</strong>: &#8220;Vogliamo, lo ripeto, risolvere tutte le controversie, e anche questa disputa, questo conflitto, con mezzi pacifici. Siamo pronti per farlo. Lo vogliamo. Ma questo dovrebbe essere un confronto serio che garantisca la sicurezza della Russia. Quel che ci interessa è la sicurezza della Russia. Noi partiamo da qui. Non vorrei dirlo, ma non mi fido di nessuno. A noi servono garanzie. E le garanzie devono essere precise, devono essere quelle che fanno al caso nostro e nelle quali crediamo. È di questo che stiamo parlando. Ora è probabilmente prematuro parlare pubblicamente di cosa potrebbe trattarsi. Ma certamente non accetteremo promesse vuote&#8221;.</p>



<p>Di fatto la Russia ora detta le condizioni. E personalmente credo, come ha detto il direttore della Cia <strong>William Burns</strong> durante un&#8217;audizione al Senato Usa, che sia indifferente all&#8217;inizio o meno di un negoziato. Credo però che la Russia non abbia mai pensato di prendersi tutta l&#8217;Ucraina ma solo quella parte che le interessa: ovvero, la fascia costiera Nord-Sud che andrebbe a costituire la cosiddetta <strong>Novorossija</strong>. All&#8217;ottenimento del risultato manca soprattutto la conquista di Odessa che, sa cadesse, priverebbe l&#8217;Ucraina di qualunque sbocco al mare. Ed è dunque possibile prevedere che da quelle parti, cioè al Sud, la situazione sia destinata a peggiorare.</p>



<p>Ma comunque sia, i casi sono due. O continuiamo a raccontarci, come giustamente fa il presidente ucraino Zelensky, che la Russia sarà sconfitta e umiliata e tutti i territori finora occupati con la forza dai russi, Crimea compresa, saranno <strong>restituiti all&#8217;Ucraina </strong>(e mi piacerebbe sapere chi, oggi, sarebbe disposto a scommetterci mille euro), e agiamo di conseguenza. Oppure ammettiamo che questa guerra sarebbe stato meglio soffocarla fin dall&#8217;inizio. Con quel &#8220;negoziato&#8221; che, due anni fa, era considerato una bestemmia e che adesso, sotto sotto, piacerebbe a (quasi) tutti.<a href="https://twitter.com/LuigiDeBiase"></a></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/gli-attacchi-a-francesco-sullucraina-come-quelli-a-wojtyla-sulliraq-ma-nel-2003-aveva-ragione-il-papa.html">Gli attacchi a Francesco sull&#8217;Ucraina come quelli a Wojtyla sull&#8217;Iraq. Ma nel 2003 aveva ragione il Papa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 18:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, Federico Rampini e Antonio Polito, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per Oleg Orlov, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e ora condannato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, <strong>Federico Rampini</strong> e <strong>Antonio Polito</strong>, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per <strong>Oleg Orlov</strong>, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/il-dissidente-russo-orlov-perche-ho-definito-fascista-regime-putin-AF3HHorC">ora condannato a due anni e mezzo di carcere </a>solo per aver criticato il regime russo e la guerra in Ucraina. Come dar loro torto? Però&#8230;</p>



<p>Una decina di giorni fa, la stampa italiana si è data da fare per sfottere la ventiduenne <strong>Irene Cecchini</strong>, la ragazza italiana che studia a Mosca e che in Russia sembra un po&#8217; Alice nel paese delle meraviglie. Poiché gli attenti sono pochi e meno ancora quelli che capiscono la lingua, quasi nessuno ha notato ciò che Irene ha detto, in un russo perfetto, a <strong>Vladimir Putin</strong> dal vivo: e cioè, che bisognerebbe<a href="https://youtu.be/CzT-RX8ZVuM?si=kuv4Puo-wo7eyis3"> introdurre in russo la parola &#8220;impatriazija&#8221;</a> (una cosa tipo &#8220;impatriamento&#8221;, &#8220;adozione di una patria&#8221;), ovvero il desiderio di inserirsi in una società (quella russa, ovvio) dove i valori tradizionali sono rispettati e praticati. Se lo avessero fatto, nell&#8217;Italia del fluido e del queer, chissà che si sarebbe detto. Negli stessi giorni, però, un&#8217;altra grande firma è andata in Tv a dire con tranquillità che se gli israeliani ammazzano 30 mila palestinesi è comunque colpa di Hamas. Ragionamento al cui confronto la legge del taglione è una straordinaria conquista civile.</p>



<p>Ora, Rampini e Polito ragionano molto meglio di così, ovvio. Però ugualmente non convincono. Verrebbe da chiedere loro: quanti articoli (non diciamo manifestazioni di piazza) avete scritto sui <a href="https://www.btselem.org/statistics/minors_in_custody">146 minori palestinesi che a fine novembre erano detenuti senza processo né condanna</a> (detenzione amministrativa, si chiama) nelle carceri di Israele, come testimonia <strong>l&#8217;organizzazione israeliana B&#8217;tselem</strong>? Che avete scritto, all&#8217;epoca, dell&#8217;invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq? Se eravate anche voi tra quelli che sostenevano la legittimità dell&#8217;intervento a causa del pericolo delle (inesistenti, come sappiamo) armi di distruzione di massa di <strong>Saddam Hussein</strong>, avete poi fato mea culpa? E se non lo eravate, non vi parrebbe corretto chiedere che anche <strong>George Bush</strong> e <strong>Tony Blair, </strong>che mentirono al mondo intero per giustificare la loro aggressione,<strong> </strong>diventino oggetto di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale? Perché invadere l&#8217;Ucraina dicendo che è un regime nazista e un covo di armi Nato che minacciano la Russia somiglia molto a dire che l&#8217;Iraq è un covo di armi chimiche e minaccia l&#8217;Occidente. O no? </p>



<p>Un altro esempio. Nelle Primavere arabe del 2011 gli sciiti, grande maggioranza della popolazione del piccolo Bahrein, hanno provato a scrollare il regime oppressivo della minoranza sunnita. Subito l&#8217;Arabia Saudita ha mandato i carri armati per soffocare i moti, con la benedizione del premio Nobel per la Pace <strong>Barack Obama</strong>. Roba da scandalizzarsi, no? Perché la libertà è la libertà, dovrebbe essere un diritto di ognuno, a qualunque latitudine e longitudine. Mica solo a Hong Kong, giusto? Avete scritto di <em>Mirotvorez</em>, il sito gestito dai servizi segreti ucraini, che mette all&#8217;indice come &#8220;nemici dell&#8217;Ucraina, terroristi, criminali&#8221;, chiunque osi criticare le azioni del Governo e stampiglia &#8220;eliminato&#8221; sull&#8217;immagine di coloro che vengono uccisi o muoiono? Sulla lista c&#8217;era anche <strong>Henry Kissinger</strong> (aveva detto che bisogna fare la pace, pensa un pò), c&#8217;è tuttora <strong>Edward Luttwak</strong> e ci sono diversi giornalisti italiani. Che potranno pure sostenere tesi sgradite a Kiev, ma meriterebbero (sempre per via della libertà di parola) un po&#8217; di solidarietà. Avete obiettato quando Zelensky ha detto che l&#8217;Ucraina, nel respingere l&#8217;aggressione russa, ha perso 31 mila soldati, una cifra così insostenibile che gli americani si vergognano a ripeterla? E di <strong>Julian Assange</strong> che si dice? Paragonarlo a Navalny non è corretto, ma resta il fatto che sta per prendersi due o tre ergastoli per aver denunciato cose vere: le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghreib, le porcherie di <strong>Hillary Clinton </strong>e amenità varie. Certo, nel farlo ha violato segreti di Stato Usa con <strong>Chelsea Manning</strong>, cosa che alla Casa Bianca non può piacere. Ma a noi tutti dovrebbe piacere eccome, visto che era tutto vero. È la verità che rende liberi, non la ragion di Stato. E invece no, si capisce che vederlo finir male dà soddisfazione. Magari non a voi personalmente, ma certo ai giornali che a lungo l&#8217;hanno dipinto (<a href="https://www.nytimes.com/2016/09/01/world/europe/wikileaks-julian-assange-russia.html">copiando come al solito dal New York Times</a>) come una spia di Putin. </p>



<p>Sono domande un pò provocatorie, certo. Ma servono per introdurre la domanda vera. Questa: se l&#8217;opinione pubblica è così polarizzata, se manifesta &#8220;per gli amici&#8221; e se ne frega &#8220;dei non amici&#8221;, voi intellettuali, scrittori, giornalisti, ospiti fissi delle trasmissioni Tv, non vi sentite un pò responsabili? Non credete di aver seguito più o meno lo stesso metodo dalle tribune importanti che vi siete guadagnati negli anni? Per esempio usando con insistenza il termine &#8220;errore&#8221; quando si tratta del nostro mondo (errore l&#8217;Iraq, la Libia, la Siria, Gaza&#8230;) e quello &#8220;crimine&#8221; (o analoghi) quando si tratta dei mondi altrui? Insomma: io sono un realista, credo nella politica e accetto mio malgrado il fatto terribile che in suo nome si possono commettere ingiustizie anche terribili, cercando un bene collettivo superiore. Ma se la mettiamo sul piano dei valori (libertà, parola, vita, religione, uguaglianza e così via) allora ogni distinguo cade. Se non valgono per tutti non valgono per nessuno. Come dice Polito per Orlov, ma forse non per altri. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;influenza strategica di Mosca si espande in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/linfluenza-strategica-di-mosca-si-espande-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 08:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[accordo]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<category><![CDATA[Sistema S-400]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin al Cremlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Federazione Russa continua ad espandere la propria influenza strategica in diverse aree del globo e sembra aver messo gli occhi, negli ultimi anni, anche sul Medio Oriente, un&#8217;area dove, tradizionalmente, Mosca ha avuto meno voce in capitolo che altrove. Sono stati finalizzati, infatti, una serie di accordi che garantiranno forniture di armi russe a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/linfluenza-strategica-di-mosca-si-espande-in-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/linfluenza-strategica-di-mosca-si-espande-in-medio-oriente.html">L&#8217;influenza strategica di Mosca si espande in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin al Cremlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Federazione Russa continua ad <a href="https://www.alaraby.co.uk/english/indepth/2019/12/17/russia-makes-significant-arms-deals-in-the-middle-east">espandere</a> la propria influenza strategica in diverse aree del globo e sembra aver messo gli occhi, negli ultimi anni, anche sul Medio Oriente, un&#8217;area dove, tradizionalmente, Mosca ha avuto meno voce in capitolo che altrove. Sono stati finalizzati, infatti, una serie di<strong> accordi</strong> che garantiranno <strong>forniture di armi russe</strong> a diversi Paesi, spesso considerati (almeno in passato) più vicini all&#8217;Occidente. L&#8217;intesa più sorprendente è quella che ha portato all&#8217;acquisto, da parte della <strong>Turchia,</strong> del sistema di difesa missilistico S-400: Ankara è giunta fino alla conclusione delle trattative malgrado gli avvertimenti dissuasivi lanciati da Washington che, di certo, non vede di buon occhio un possibile riavvicinamento tra le parti. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia utilizzerà questa tecnologia militare e che i missili saranno dispiegati ed operativi entro aprile del 2020.</p>
<h2>Accordi variegati</h2>
<p>L&#8217;iperattivismo di Mosca non è limitato alla Turchia: l<strong>&#8216;Egitto</strong> ha firmato un&#8217;intesa, dal valore di due miliardi di dollari, che porterà il Paese all&#8217;acquisto di una flotta di aerei militari Su-35 mentre anche<strong> l&#8217;Arabia Saudita</strong> si è dimostrata interessata all&#8217;acquisto dell&#8217;S-400. La recente crisi nei rapporti tra Stati Uniti ed<strong> Iraq,</strong> in seguito all&#8217;uccisione del Generale iraniano Qassem Soleimani, potrebbe portare ulteriori<a href="https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/soleimani-killing-strengthens-putin-hand-syria-iraq-200115080353213.html"> benefici</a> agi interessi russi nell&#8217;area: Baghdad potrebbe essere interessata ad acquistare il sistema S-400 o similari e colloqui in materia avevano avuto inizio lo scorso mese di agosto, in seguito ad un raid israeliano condotto sul territorio iracheno. Qais al-Khazali, figura di vertice delle Forze di Mobilitazione Popolare (una milizia irachena sciita), ha inoltre recentemente suggerito come Cina e Russia potrebbero sostituire gli Stati Uniti nel fornire supporto militare a Baghdad. Non bisogna infine dimenticare quella che è, a tutti gli effetti, la roccaforte dell&#8217;influenza russa in Medio Oriente: <strong>la Siria</strong> di Bashar al-Assad che, dopo aver praticamente sconfitto gli avversari sul campo, contribuirà a consolidare la presa strategica di Mosca sulla regione.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>La Russia di Vladimir Putin ha dimostrato di riuscire a muoversi piuttosto bene in diverse aree del globo: in <strong>Africa</strong>, ad esempio, ha espanso progressivamente la propria penetrazione ed è riuscita ad intessere legami sempre più stretti con diversi Paesi del continente. La Federazione Russa aspira, senza dubbio, al ruolo di superpotenza globale e sta lentamente adoperandosi per tornare ad occupare quel posto che aveva perso in seguito alla disgregazione dell&#8217;Unione Sovietica. Le strategie russe si sono rivelate particolarmente efficaci anche grazie alla sostanziale stabilità politica di cui può godere Mosca: il presidente Vladimir Putin, infatti, è al potere da oltre un ventennio e ha potuto così perseguire un piano di espansione coerente in diverse aree del mondo. Il Cremlino potrebbe puntare, in seguito, ad allargare le sue mire strategiche anche all&#8217;Asia Centrale: in primis rafforzando i legami con <strong>l&#8217;Afghanistan</strong> dopo il probabile ritiro del contingente americano dalla nazione ed indipendentemente dagli equilibri che si verranno a formare dalle parti di Kabul. In questo caso, però, potrebbe scontrarsi con la Cina che, sebbene più focalizzata sull&#8217;aspetto economico, mira ad espandere la propria penetrazione verso l&#8217;esterno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/linfluenza-strategica-di-mosca-si-espande-in-medio-oriente.html">L&#8217;influenza strategica di Mosca si espande in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Contro l’Iran gli Stati Uniti rispolverano il modello anti Saddam</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/contro-liran-gli-stati-uniti-rispolverano-il-modello-anti-saddam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 08:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Programma nucleare iraniano]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni all'Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La recente visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al G7 dietro invito francese ha riacceso una fievole speranza di pace per Teheran. Non è ancora chiaro se la mossa di Emmanuel Macron sia stata presa unilateralmente oppure se rappresenti il risultato di una comune riflessione occidentale per tentare un’ultima via diplomatica con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/contro-liran-gli-stati-uniti-rispolverano-il-modello-anti-saddam.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La recente visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al G7 dietro invito francese ha riacceso una fievole speranza di pace per Teheran.</p>
<p>Non è ancora chiaro se la mossa di <strong>Emmanuel Macron</strong> sia stata presa unilateralmente oppure se rappresenti il risultato di una comune riflessione occidentale per tentare un’ultima via diplomatica con la Repubblica Islamica d’Iran. In ogni caso la strada del dialogo sembra tutt’altro che semplice, in particolare dopo gli ultimi mesi di alta tensione tra Washington e Teheran.</p>
<h2>Gli Stati Uniti al bivio tra guerra e diplomazia</h2>
<p>La scelta americana di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare raggiunto sotto la presidenza Obama si è aggiunta al programma di <strong>sanzioni secondarie</strong> volto a mettere in ginocchio l’economia iraniana. I primi effetti di questa strada sono già visibili e, come testimoniato dal <em><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/iran-economia-tempo-guerra-sanzioni-usa-affondano-pil-93percento-ACzeVHf">Sole24Ore</a></em>, il Pil iraniano è sceso di ben nove punti percentuali nell’ultimo mese.</p>
<p>Non sembra tuttavia ancora chiaro l’obiettivo finale dell’amministrazione americana che, a dispetto dell’immagine mediatica, finora ha assunto una condotta internazionale volta al disimpegno militare. Il destino dell’Iran dipenderà forse quindi dal rapporto di forza tra un deep state americano ben disposto verso la soluzione militare contro Teheran e una presidenza che non vede di buon occhio un dispendioso impegno oltrefrontiera.</p>
<h2>Propaganda americana rispolverata per l&#8217;occasione</h2>
<p>Certo è che da un punto di vista propagandistico il cosiddetto deep state sembra lavorare a tempo pieno, martellando l’opinione pubblica sul pericolo che il regime degli ayatollah rappresenterebbe per il mondo occidentale. Il fatto però sorprendente è che i messaggi utilizzati per delegittimare l’Iran sono perfettamente sovrapponibili con quelli utilizzato contro l’Iraq di <strong>Sadd Hussein</strong> prima dell’intervento americano del 2003. Secondo il giornale investigativo <em><a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">The Intercept</a></em> la propaganda anti Iran degli Stati Uniti si baserebbe in particolare su <strong>cinque assunti</strong>, in realtà facilmente smentibili. Cinque accuse che dovrebbero essere ben note all’opinione pubblica occidentale, visto che sono state già usate contro l’Iraq baathista.</p>
<p>Partiamo dalla prima: secondo l’amministrazione americana “l’Iran sta costruendo armi nucleari”. Come riporta The Intercept è stato lo stesso George W. Bush nel 2007 ad affermare con certezza che l’Iran avesse arrestato il suo programma militare nucleare, tesi confermata anche lo scorso gennaio dal <strong>Direttore dell’Intelligence americana</strong>. Sovrapponendo l&#8217;attuale scenario con quanto successo in precedenza, non dovrebbe essere difficile ricordarsi come tra il 2002 e il 2003 l’amministrazione Bush avesse più volte affermato con certezza la presenza di armi di distruzione di massa in <strong>Iraq</strong>, mentre nel 2016 un rapporto britannico faceva luce sulla completa inesistenza di prove che dimostrassero l’esistenza di un simile arsenale.</p>
<h2>Le accuse contro l&#8217;Iran e quelle contro Saddam</h2>
<p>Come seconda accusa contro l’Iran, gli Stati Uniti sostengono che abbia violato più volte l’accordo sul nucleare sottoscritto nel 2015. Anche in questo caso, l’<strong>Agenzia internazionale per l’energia atomica</strong> (Aiea), massima autorità internazionale nell’ambito, ha smentito l’amministrazione americana. <a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">Più di dodici rapporti</a> pubblicati dall’AIEA confermerebbero invece che Teheran ha sempre rispettato tutti i termini dell’accordo. È sorprendente in questo caso ricordare come tra il 2002 e il 2003 Saddam Hussein avesse accettato l’arrivo degli ispettori internazionali dell’Onu per la verifica della presenza di armi di distruzione di massa. Ispezioni che, inutile dirlo, non hanno prodotto alcun risultato concreto.</p>
<p>Come terza e quarta accusa, gli Stati Uniti affermano che l&#8217;Iran è il principale sponsor del terrorismo internazionale, nonché Paese ospite dei campi di addestramento di <strong>Al Qaeda</strong>. Tra i principali gruppi terroristici del mondo, ovvero Isis, Boko Haram, Al Qaeda e Al Shabab, non si può ravvisare alcuna connessione con la Repubblica Islamica d’Iran. Al Qaeda in particolare è addirittura considerata un grande antagonista del regime degli ayatollah, come confermato da <a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">un rapporto</a> del Centro di Lotta al terrorismo del 2012.</p>
<h2>La guerra contro l&#8217;Iran sarebbe terribile</h2>
<p>Anche per quest’accusa possiamo trovare l’esatto parallelo nella seconda guerra del Golfo, quando Saddam Hussein venne accusato di ospitare campi di addestramento di Al Qaeda nel proprio territorio. Le accuse rimasero, ma le prove non furono mai trovate. Infine l’ultima sentenza americana riguarda l’eventuale conflitto con l’Iran: secondo il senatore Tom Cotton la guerra <a href="https://thinkprogress.org/tom-cotton-war-with-iran-b4a546589fbc/">sarebbe brevissima e facile</a>.</p>
<p>Una versione che si scontra con quanto affermato da Larry Wilkerson, ex capo dello staff di Colin Powell, secondo cui il conflitto con l’Iran sarebbe invece “terribile”, costerebbe più di 2 trilioni di dollari e richiederebbe l’utilizzo di mezzo milione di truppe. Difficile dimenticare come l’amministrazione Bush avesse promesso una guerra lampo, rapida e indolore anche in Iraq. L’attuale presenza di militari americani nel territorio iracheno a distanza di sedici anni dall’inizio di quella guerra testimonia ancora la consistenza dell’errore americano.</p>
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