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	<title>integrazione Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 31 Aug 2020 08:23:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>integrazione Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cosa sta accadendo a Malmo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-a-malmo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 08:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Islam radicale]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Svezia, scontri a Malmo (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-1536x936.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-2048x1248.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per le strade di Rosengard, quartiere periferico di Malmo (Svezia), la sera del 28 agosto si è combattuta una guerriglia urbana fra centinaia di residenti di religione islamica e le forze dell&#8217;ordine. Gli scontri, che sono terminati con l&#8217;arresto di quindici persone, il ferimento di diversi agenti di polizia, il rogo di decine di veicoli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-a-malmo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-a-malmo.html">Cosa sta accadendo a Malmo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Svezia, scontri a Malmo (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-1536x936.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Scontri-a-Malmo-SveziaLa-Presse-2048x1248.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per le strade di <strong>Rosengard</strong>, quartiere periferico di Malmo (Svezia), la sera del 28 agosto si è combattuta una guerriglia urbana fra centinaia di residenti di religione islamica e le forze dell&#8217;ordine. Gli scontri, che sono terminati con l&#8217;arresto di quindici persone, il ferimento di diversi agenti di polizia, il rogo di decine di veicoli e la devastazione dell&#8217;arredo urbano, sono stati innescati dal deprecabile rogo di un Corano da parte di alcuni attivisti di estrema destra, avvenuto in giornata nel corso di una manifestazione non autorizzata.</p>
<p>Le immagini delle violenze stanno contribuendo a riportare l&#8217;attenzione sulla condizione drammatica in cui versano alcune periferie multietniche delle grandi città svedesi, luoghi in cui l&#8217;integrazione di determinate categorie di immigrati continua a restare un miraggio, ragion per cui l&#8217;islam radicale e il crimine organizzato hanno trovato terreno fertile su cui attecchire e proliferare, ponendo dei gravi problemi in termini di pace sociale e <strong>sicurezza nazionale</strong>.</p>
<h2>Il contesto degli scontri</h2>
<p>Sebbene <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2020/08/29/news/svezia_corteo_anti-musulmani_violenza_e_scontri_con_la_polizia-265748114/">una parte della stampa italiana</a> sostenga che la guerriglia urbana sia stata combattuta da estremisti di destra e forze dell&#8217;ordine, il materiale foto e videografico prodotto dalle fonti svedesi e le opere di fact-checking ad opera di <a href="https://www.facebook.com/GeopoliticalNewsPR/posts/737645383738320">portali d&#8217;informazione indipendenti</a> e <a href="https://www.open.online/2020/08/30/svezia-violenze-malmo-estrema-destra-corano-bruciato/">di media noti</a>, come <em>Open</em> di Enrico Mentana, <strong>smentiscono completamente</strong> questa ricostruzione, delineando un quadro radicalmente differente.</p>
<p>L&#8217;origine dell&#8217;intera vicenda è da far risalire ad alcuni eventi di agosto. Due sono gli eventi sanguinosi che, in particolare, hanno spinto i partiti di opposizione, sia moderati che di estrema destra, ad aumentare la loro esposizione pubblica e mediatica per denunciare quanto sta accadendo nel Paese.</p>
<p>Il primo fatto è la<a href="https://www.theguardian.com/world/2020/aug/03/outcry-in-sweden-after-12-year-old-girl-killed-by-stray-bullet"> tragica morte di una 12enne svedese</a>, uccisa da un proiettile vagante a Stoccolma, ennesima vittima della<a href="https://it.insideover.com/societa/la-guerra-fra-bande-che-sta-scuotendo-la-svezia.html"> guerra tra bande</a> che sta dilaniando il Paese da diversi anni. La seconda vicenda, più recente, riguarda il <a href="https://www.dailymail.co.uk/news/article-8671143/Two-teenage-boys-tortured-raped-buried-alive-Sweden.html">rapimento di due preadolescenti</a> nella municipalità di Solna ad opera di due spacciatori, dai quali sono stati torturati e violentati per diverse ore, la sera del 22, per essersi rifiutati di acquistare degli stupefacenti.</p>
<p>Il vortice di microcriminalità e crimine organizzato che sta avvolgendo la Svezia sta venendo cavalcato da ogni partito d&#8217;opposizione nell&#8217;aspettativa di guadagnare consensi, dai Moderati di Ulf Kristersson ai Democratici di Jimmie Akesson. La situazione è così grave che durante<a href="https://www.thelocal.se/20200824/heres-what-swedens-two-largest-political-party-leaders-say-about-the-coronavirus"> il tradizionale discorso alla nazione di fine estate</a> pronunciato dai capi dei due principali partiti, quest&#8217;anno incentrato sulla pandemia, Kristersson ha voluto rompere il protocollo e parlare di un altro argomento: l&#8217;emergenza violenza.</p>
<p>Kristersson ha confutato la tesi dell&#8217;esecutivo secondo cui la guerra tra bande sarebbe sotto controllo, illustrando come da gennaio a metà agosto abbiano avuto luogo 210 sparatorie e 24 omicidi e accusando i criminali di essere &#8220;i terroristi domestici della Svezia&#8221;. Dopo aver definito il fenomeno criminoso una &#8220;seconda pandemia&#8221;, Kristersson ha aggiunto: &#8220;Lofven non sta agendo contro le bande. Prima non le ha viste arrivare e adesso manca del potere e di politiche concrete [per affrontarle]&#8221;.</p>
<p>L&#8217;insieme di questi eventi, che ha mobilitato le stesse forze politiche centriste e moderate, non ha potuto che fare il gioco degli elementi più radicali, che il pomeriggio del 28 si sono dati appuntamento a Malmo per protestare contro l&#8217;immigrazione di massa dai Paesi islamici su iniziativa di <strong>Dan Park</strong>, un attivista noto nel panorama nazionale per le sue idee neonaziste e islamofobe.</p>
<h2>La notte di violenze</h2>
<p>La manifestazione non autorizzata durante la quale è stato bruciato il Corano avviene, quindi, sullo sfondo di un contesto particolarmente sensibile e incendiario di cui i media non svedesi sembrano ignorare l&#8217;esistenza, volutamente o meno. Nonostante la folla di dimostranti sia stata composta soprattutto da svedesi, alcuni dei presenti sono giunti dalla Danimarca e sono stati identificati come membri del gruppo neofascista &#8220;Linea dura&#8221; (<em>Stram Kurs</em>) fondato dall&#8217;avvocato Rasmus Paludan.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo, monitorato dalle forze dell&#8217;ordine di Copenaghen e Stoccolma, era stato bloccato al valico dei due Paesi la mattina del 28 e trovato in possesso di un Corano presumibilmente da bruciare. Dopo un rapido controllo, all&#8217;attivista era stato impedito l&#8217;ingresso in Svezia, ma ciò non ha impedito che qualcun altro compiesse quel gesto provocatorio al posto suo.</p>
<p>Il video del rogo è diventato virale nell&#8217;arco di poche ore, condiviso dai circuiti virtuali dell&#8217;estrema destra all&#8217;intera rete, spingendo diverse centinaia di residenti di Rosengard, il quartiere-ghetto più celebre della città, a scendere in strada e a dar vita ad una guerriglia urbana <strong>durata l&#8217;intera sera</strong>. I manifestanti di estrema destra avevano già rincasato, perciò la rabbia per il vilipendio commesso è stata sfogata sull&#8217;arredo urbano, sui veicoli in sosta e sulle forze dell&#8217;ordine. I tafferugli <a href="https://www.thelocal.se/20200829/riot-in-malm-after-anti-muslim-danish-leader-banned">sono terminati</a> con quindici arresti, decine di poliziotti feriti e decine di autovetture distrutte dalle fiamme.</p>
<h2>Rosengard, il quartiere ad accesso vietato</h2>
<p>Il primo elemento che traspare dai video in circolazione che documentano l&#8217;accaduto – confutando la versione sostenuta da una certa stampa – è la ricorrenza del <em>Takbir</em>, ovvero l&#8217;espressione &#8220;<em>Allah akba</em>r&#8221;, utilizzata come un vero e proprio grido di battaglia dai rivoltosi di Rosengard in ogni fase dei tafferugli: <a href="https://www.facebook.com/GeopoliticalNewsPR/posts/738374400332085">dai primi contatti</a> con la polizia all&#8217;<a href="https://www.facebook.com/GeopoliticalNewsPR/posts/737928890376636">appiccamento degli incendi</a>.</p>
<p>Si tratta di un fatto che non è possibile sottovalutare né trascurare perché è indicativo della presenza di personaggi appartenenti all&#8217;islam radicale all&#8217;interno della rivolta che, non a caso, è stata duramente <strong>condannata</strong> anche dai capi della comunità musulmana cittadina, come l&#8217;imam Samir Muric.</p>
<p>Rosengard ha una popolazione di quasi 25mila abitanti e, per via dei numerosi record negativi che può vantare, è considerato il ghetto per antonomasia di Malmo, la<strong> città più musulmana</strong> di Svezia (<a href="https://www.latimes.com/world/europe/la-fg-sweden-muslims-20160311-story.html">il 20% della popolazione</a> è di fede islamica). Non sono disponibili dati recenti e aggiornati riguardanti la composizione etnica della popolazione; le ultime cifre <a href="https://www.thelocal.se/20120302/39450">sono del 2012</a> e all&#8217;epoca era risultato essere di origine straniera l&#8217;<strong>86%</strong> dei residenti, in prevalenza provenienti dal Medio Oriente, dall&#8217;ex Iugoslavia e dall&#8217;Africa orientale.</p>
<p>Il quartiere è noto per aver dato i natali al calciatore di fama mondiale Zlatan Ibrahimovic, ma è anche la culla di <strong>Osama Krayem</strong>, fedelissimo di Abu Bakr al-Baghdadi, il cui nome compare nei fascicoli <a href="https://www.aftonbladet.se/nyheter/a/8wjPXA/uppgifter-malmobon-osama-23-misstankt-for-paristerror">sugli attentati di Parigi</a> del 13 novembre 2015 e <a href="http://time.com/4287341/brussels-attacks-arrest-mohamed-abrini-osama-krayem/">di Bruxelles</a> del 22 marzo 2016. Prima di giurare fedeltà allo Stato Islamico, Krayem <a href="https://www.sydsvenskan.se/2016-04-15/osama-krayems-vag-fran-rosengard-till-kalifatet">aveva prestato il volto</a> ad un documentario realizzato a Rosengard, figurando tra gli esempi di <strong>integrazione riuscita</strong> nel difficile quartiere.</p>
<p>Krayem, come tanti altri residenti di questo ghetto, è stato radicalizzato in una <a href="https://www.fhs.se/arkiv/nyheter/2018-06-28-mellan-salafism-och-salafistisk-jihadism---paverkan-mot-och-utmaningar-for-det-svenska-samhallet.html#:~:text=det%20svenska%20samh%C3%A4llet-,Mellan%20salafism%20och%20salafistisk%20jihadism%20%E2%80%93%20p%C3%A5verkan%20mot,utmaningar%20f%C3%B6r%20det%20svenska%20samh%C3%A4llet&amp;text=Samtidigt%20v%C3%A4xer%20dig%20salafismen%20starkare,muslimer%2C%20s%C3%A4rskilt%20kvinnor%20och%20ungdomar.">delle numerose moschee clandestine</a> che da oltre un ventennio operano nel quartiere e che sono gestite da imam radicali collegati al jihadismo internazionale, la cui esistenza è stata denunciata a più riprese, <strong>ma invano</strong>, dall&#8217;Università di Difesa della Svezia.</p>
<p>Rosengard, in breve, è uno di quei quartieri popolarmente ribattezzati &#8220;<em>no-go zone</em>&#8221; (zona ad accesso vietato) che in Svezia vengono classificati come <em>“</em><em>aree particolarmente vulnerabili”, “aree vulnerabili”</em> e <em>“aree a rischio</em>”. In tutto il Paese, <a href="https://www.thelocal.se/20190603/sweden-vulnerable-areas-decrease-positive-trends-police">stando all&#8217;ultimo rapporto</a> delle forze dell&#8217;ordine, datato 2019, esisterebbero <strong>ventidue</strong> aree appartenenti alla prima categoria, e Rosengard ne fa parte.</p>
<p>Capire il motivo di tale classificazione è semplice: il malcontento non è nato il 28 agosto, ma risale agli anni &#8217;90, quando la quota degli stranieri sul totale della popolazione ha raggiunto la soglia critica, <strong>superando il 50%</strong>, venendo accompagnata simultaneamente da un decremento della qualità della vita e della mobilità sociale, sullo sfondo della proliferazione di moschee fai da te e microcriminalità che, negli anni, hanno portato rispettivamente alla diffusione di radicalizzazione religiosa e guerre tra bande per il controllo dei traffici illeciti.</p>
<p>Rosengard è anche il luogo in cui è avvenuta la <strong>prima</strong> rivolta urbana di stampo etno-religioso nella storia della Svezia. Fra <a href="https://www.vice.com/sv/article/4xw57j/looking-back-at-the-rosengard-riots-eight-years-ago-928">il 18 e il 20 dicembre 2008</a>, centinaia di residenti musulmani, soprattutto giovani, si scontrarono con le forze dell&#8217;ordine per protestare contro il mancato rinnovo del contratto d&#8217;affitto ai proprietari del centro culturale &#8220;Islamiska Kulturföreningen&#8221;. Gli scontri, ancora oggi ritenuti i &#8220;più violenti mai affrontati&#8221; dalle forze dell&#8217;ordine svedesi, furono caratterizzati dall&#8217;utilizzo di esplosivi artigianali, come i <strong>tubi bomba</strong>, e furono esacerbati dal coinvolgimento di decine di appartenenti alla<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-gli-antifa-il-movimento-di-sinistra-radicale-nel-mirino-di-trump.html"> galassia Antifa</a>, giunti sul posto per dare manforte ai rivoltosi nonostante la consapevolezza che si trattasse di islamisti.</p>
<p>Dalle notti di quel lontano dicembre ad oggi nulla è cambiato: <a href="http://www.expressen.se/kvp/malmopolisen-fruktar-gangkrig-i-rosengard/">schermaglie tra bande rivali</a>, <a href="https://www.dagbladet.no/nyheter/nye-opptoyer-i-malm/65172524">violenze contro le forze dell&#8217;ordine</a>, inclusi attentati e atti intimidatori contro il commissariato locale, focolai di islam radicale nascosti all&#8217;ombra dei palazzi, e la periodica esplosione della polveriera.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 07:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Islam radicale]]></category>
		<category><![CDATA[radicalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Islam moschea (Getty)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da diversi anni la Francia è il paese più colpito dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei &#8220;quartieri difficili&#8221;, nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Islam moschea (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ilsam-Getty-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Da diversi anni la Francia è il paese <strong>più colpito</strong> dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei &#8220;quartieri difficili&#8221;, nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, ormai scoperchiato, della pericolosa<strong> infiltrazione jihadista</strong> nelle fondamenta della repubblica:<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/linfiltrazione-jihadista-nello-stato-francese.html"> forze dell&#8217;ordine</a> e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-problema-radicalizzazione-nella-legione-straniera.html">forze armate</a>.</p>
<p>Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, ha parlato della minaccia esistenziale rappresentata dal &#8220;<strong>separatismo islamista</strong>&#8220;, che rischierebbe di minare l&#8217;unità e l&#8217;integrità territoriale della nazione per via della proliferazione di<strong> stati paralleli</strong>, degli stati all&#8217;interno dello stato, zone grigie dove la shari&#8217;a ha il <strong>sopravvento</strong> sulla legge della repubblica.</p>
<p>La realtà delle enclavi etniche, dove segregazione e mancata integrazione facilitano la diffusione di criminalità e radicalizzazione religiosa, è tanto grave da non potere più essere nascosta, tanto che è lo stesso presidente a parlarne in pubblico, rompendo il tabù di toccare un tema che fino ai tempi recenti era stato <strong>monopolizzato</strong> dal discorso del Rassemblement National (ex Front National). È arrivato, perciò, il momento di fare il punto della situazione.</p>
<h2>L&#8217;esercito invisibile dei territori perduti</h2>
<p>Stando ad <a href="https://it.insideover.com/societa/il-separatismo-islamista-dilaga-in-francia.html">un documento</a> proveniente dalla Direction générale de la Sécurité intérieure (DGSI), i servizi segreti francesi, e reso noto lo scorso gennaio, nel paese sarebbero attualmente<strong> 150</strong> i quartieri, prevalentemente banlieu e zone-dormitorio, <strong>fuori dal controllo</strong> delle istituzioni e comandati da reti più o meno informali legate al jihadismo e all&#8217;islam radicale. Sono i quartieri di cui Macron ha paura, dove la shari&#8217;a ha già sostituito le leggi civili della repubblica, e dove la carenza di prospettive di mobilità sociale e integrazione ha creato delle bombe ad orologeria che periodicamente esplodono, lasciando a terra morti e feriti.</p>
<p>I 150 quartieri sotto la lente degli investigatori sono spalmati nell&#8217;intero paese, da Parigi a Lione, passando per Marsiglia, Nizza e Tolosa, e il problema si sta rapidamente diffondendo dalla Francia metropolitana alle aree rurali, periferiche, per via della migrazione interna. Nei <strong>territori perduti</strong>, come sono stati ribattezzati, le forze dell&#8217;ordine intervengono con estrema cautela, onde evitare di accendere le proteste degli abitanti che potrebbero dar luogo a <strong>guerriglie urbane</strong> come quelle del 2005 e del 2017, ma gli operatori della sanità e dei trasporti pubblici affrontano gli stessi problemi. A maggio dell&#8217;anno scorso fece scalpore la notizia di un autista della Ratp, di fede salafita, che si era <strong>rifiutato</strong> di far salire una donna sul mezzo perché indossante una minigonna.</p>
<p>Sono le moschee e i centri culturali islamici i punti di riferimento della vita quotidiana e comunitaria dei territori perduti, e aumentano numericamente di anno in anno, creando dei sistemi a base territoriale simili a quelli delle parrocchie cattoliche. A Tolosa, nel quartiere Reynerie, sono presenti <strong>quattro</strong> moschee in un&#8217;area di 2 kilometri quadrati, e a Parigi, nella sola area di Saint-Denis, ne operano <strong>sette</strong> ufficialmente.</p>
<p>È dai territori perduti che proviene la stragrande maggioranza dei circa <strong>2mila</strong> francesi arruolatisi nelle file dello Stato Islamico dallo scoppio della guerra civile siriana ad oggi. 2mila, una cifra enorme, che rende la Francia il paese europeo<strong> più colpito</strong> dalla radicalizzazione, insieme a Belgio, Gran Bretagna e Germania.</p>
<p>Questi 2mila combattenti stranieri rappresentano soltanto la punta dell&#8217;iceberg, perché sotto<a href="https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/09/12/qui-sont-les-15-000-personnes-suivies-pour-radicalisation_4996528_4355770.html"> la sorveglianza</a> delle autorità si trovano attualmente circa<strong> 15mila</strong> <strong>persone </strong>fra radicalizzati, terroristi comprovati o presunti ed imam estremisti. Questo <strong>esercito invisibile</strong>, i cui soldati escono periodicamente dall&#8217;ombra per consumare attentati, è spalmato sull&#8217;intero territorio nazionale che, nel complesso, presenta<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-islamisti-dominano-le-periferie-francesi.html"> circa 750 zone a rischio</a>, sensibili e vulnerabili alla proliferazione del fondamentalismo islamico poiché caratterizzate da alti tassi di criminalità, disoccupazione e alti indicatori di degrado sociale.</p>
<h2>Sottomissione: distopia realistica?</h2>
<p>Francia, 7 gennaio 2015, una data simbolica: un commando di terroristi irrompe nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, noto per le caricature dissacranti ed offensive sul profeta Maometto, lasciando a terra <strong>17 morti</strong>; nello stesso giorno, nelle librerie del paese inizia la distribuzione di &#8220;<strong>Sottomissione</strong>&#8220;, un romanzo fantapolitico e distopico firmato da Michel Houellebecq. Il libro diventerà rapidamente la novità editoriale dell&#8217;anno, sia in Francia che all&#8217;estero, raccontando l&#8217;ascesa di un partito islamista alle elezioni presidenziali francesi del 2022 e la conseguente islamizzazione multidimensionale del paese.</p>
<div class="correlati">Il libro di Houellebecq è una feroce critica contro la <strong>passività compiacente</strong> dei partiti tradizionali del paese nei confronti dell&#8217;islam politico e del nichilismo imperante nella società, ma il suo contenuto è tutt&#8217;altro che fantapolitico. I partiti islamici sono già una realtà in Francia, così come nel vicino Belgio, e, sebbene continuino ad essere completamente <strong>irrilevanti</strong> sulla scena nazionale, stanno conseguendo degli importanti traguardi nelle dimensioni locali.</div>
<div class="correlati">L&#8217;<a href="https://it.insideover.com/religioni/crescono-i-partiti-musulmani-in-francia.html">Unione dei Democratici Musulmani Francesi</a> (Umdf), legata al Partito Musulmano di Nagib Azergui, è il caso più emblematico. In occasione delle europee del 26 maggio 2019, la lista dell&#8217;Umdf raccolse complessivamente lo <strong>0,13%</strong> di preferenze, ma in alcune periferie parigine conquistò quasi il 10% ed in alcuni comuni fino al <strong>15%</strong>.</div>
<div>Tenendo in considerazione le dimensioni della comunità musulmana francese, verosimilmente compresa fra<a href="https://www.pewresearch.org/fact-tank/2017/11/29/5-facts-about-the-muslim-population-in-europe/"> i 5</a> e i <a href="https://nos-medias.fr/video/ahmet-ogras-president-du-cfcm-aujourd-hui-nous-avons-plus-de-10-millions-de-musulmans-en">10 milioni</a> di persone, e la crescente influenza esercita dalle reti islamiche sul territorio, fra attivismo civile, welfare e mobilitazione politica, <strong>non è assurdo</strong> credere che nel vicino futuro, magari nel prossimo decennio, possa emergere un partito capace e volente di dare voce alla umma d&#8217;oltralpe, di conquistarne il favore e, quindi, avere i numeri necessari per <strong>entrare in Parlamento.</strong></div>
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<div class="post-adv mt-4 mb-4 ml-md-3 float-right"></div>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nella Danimarca della lista dei ghetti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/nella-danimarca-della-lista-dei-ghetti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 10:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="942" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Danimarca polizia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-768x377.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Danimarca è uno dei Paesi con il più alto tasso di immigrazione in Europa. Questo fenomeno ha spinto negli anni scorsi il governo danese a pubblicare una lista dei quartieri nei quali la percentuale di stranieri extracomunitari è di maggior rilievo. Due sono le fasce: la fascia a rischio ridotto e il &#8220;ghetto duro&#8221;. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/nella-danimarca-della-lista-dei-ghetti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="942" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Danimarca polizia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-768x377.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Copenaghen-polizia-danimarca-La-Presse-e1575628403398-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Danimarca</strong> è uno dei Paesi con il più alto tasso di immigrazione in Europa. Questo fenomeno ha spinto negli anni scorsi il governo danese a <a href="https://www.regeringen.dk/nyheder/faerre-udsatte-boligomraader-og-ghettoomraader-paa-de-nye-lister/">pubblicare una <strong>lista</strong></a> dei quartieri nei quali la<a href="https://www.ilpost.it/2018/07/03/nuove-politiche-assimilazione-migranti-ghetti-danimarca/"> percentuale di stranieri extracomunitari</a> è di maggior rilievo. Due sono le fasce: la fascia a rischio ridotto e il &#8220;ghetto duro&#8221;. Ogni anno, tale lista viene aggiornata in virtù dei cambi di residenza e trattamenti particolari vengono riservati per quelle aree che mantengono lo status per oltre cinque anni (arrivando fino allo smantellamento delle abitazioni). Letteralmente denominata &#8220;<strong>Lista dei Ghetti</strong>&#8220;, la definizione ha ovviamente infastidito parte della popolazione danese, che guarda a questo nome come a un chiaro messaggio dispregiativo.</p>
<h3>Misure speciali verso la popolazione</h3>
<p>Vivere all&#8217;interno di un ghetto non significa però solamente essere marchiati dalla propria estrazione sociale (le aree sono generalmente tra le più povere della Danimarca): significa vedersi applicata una <strong>legislazione particolare</strong>. Quando la propria abitazione è sita all&#8217;interno di un quartiere nella lista del ghetto duro, le pene per i reati comuni possono arrivare a essere anche molto maggiori rispetto a chi vive in altre comunità del Paese. <a href="https://www.spiegel.de/politik/ausland/daenemark-was-es-mit-der-umstrittenen-ghettoliste-auf-sich-hat-a-1299448.html">Nonostante la difesa della legge da parte del governo</a>, tale differenziazione ha spinto le opposizioni ad affermare l&#8217;esistenza di una popolazione divisa in due ranghi, come l&#8217;arcaico dualismo popolo e aristocrazia.</p>
<p>Per quanto riguarda i cittadini danesi, la legislazione si spinge ancora oltre. Qualora si abiti infatti in uno di questi quartieri, si ha l&#8217;obbligo di affidare il proprio figlio a speciali asili nido per almeno 25 ore alla settimana, affinché imparino non solo la lingua danese, ma anche i valori della cultura locale. In questo panorama che si configura come <strong>barriera contro l&#8217;integrazione</strong>, la voce politica che ha maggiormente preso a cuore la questione è quella dei <strong>Socialdemocratici</strong>. Peccato che, <a href="https://www.spiegel.de/lebenundlernen/schule/daenemark-regierung-will-kita-pflicht-fuer-ghetto-kinder-a-1209961.html">tra i tanti firmatari dei pacchetti legislativi</a> al momento della sua introduzione, compaia anche la loro fazione politica.</p>
<h3>In questo panorama aumentano i rischi</h3>
<p>Mentre da un lato si può considerare corretta la difesa dei valori della nazione danese, dall&#8217;altro lato è del tutto evidente che cercare di condurre un&#8217;ostentata difesa della propria cultura escludendo di fatto gli immigrati da una parte della vita sociale rischia di peggiorare la coesione sociale. Che cosa penserà un bambino di una coppia danese &#8220;tradizionale&#8221; che ha frequentato l&#8217;asilo nido sociale, quando ai banchi delle elementari si siederà vicino ad un bambino nato anch&#8217;egli a Copenhagen, ma di origine ben diversa? Il messaggio è contrastante e, al tempo stesso, non si può pensare che un bambino di cinque anni possa avere i necessari filtri per capire la differenza degli obiettivi dei cicli di istruzione.</p>
<p>Dividere inoltre la popolazione tra favorevoli e contrari ad una maggiore integrazione sociale in un Paese con un tasso immigratorio alle stelle non può condurre ad altro che ad una <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/in-danimarca-cresce-lestrema-destra-anti-migranti.html">polarizzazione delle posizioni</a>, che difficilmente verranno a contatto.</p>
<h3>Le richieste delle opposizioni</h3>
<p>Dopo il clamore degli ultimi giorni, le opposizioni hanno chiesto a gran voce di modificare il nome del documento annuale, per renderlo meno pesante da un punto di vista lessicale. Al tempo stesso, a gran voce hanno richiesto di portare la discussione in Parlamento, per abolire dagli anni a venire la distinzione dei quartieri basata sulla presenza percentuale delle etnie, trovando l&#8217;appoggio della popolazione più sensibile alle tematiche di integrazione sociale.</p>
<p>In segno di apertura, il ministro per le abitazioni<strong> </strong><a href="https://politiken.dk/indland/art7281018/Enten-t%C3%A6nker-man-p%C3%A5-den-j%C3%B8diske-ghetto-i-Warszawa.-Eller-ogs%C3%A5-t%C3%A6nker-man-p%C3%A5-tv-serien-%E2%80%99The-Wire%E2%80%99">Kaare Dybvad</a> aveva sottolineato come fosse sua stessa intenzione modificare la dicitura del testo, mossa che tuttavia non è stata effettuata. Tale ipotesi verrà comunque sottoposta al <strong>vaglio del Parlamento</strong> nel 2020, per giungere ad una soluzione del problema recentemente sollevato.</p>
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		<title>La difficile integrazione europea di Bucarest e Sofia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-difficile-integrazione-europea-di-bucarest-e-sofia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 13:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-1024x445.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2007, dopo molti anni di attesa, Bulgaria e Romania furono ammesse nell&#8217;Unione europea. I due Stati incontrarono però, sin da subito, una serie di limiti alla loro piena integrazione. AI cittadini bulgari e romeni, infatti, fu imposto il requisito del permesso di lavoro qualora avessero voluto trasferirsi per lavorare negli Stati dell&#8217;Europa occidentale membri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-difficile-integrazione-europea-di-bucarest-e-sofia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9760206-e1560073458397-1024x445.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel 2007, dopo molti anni di attesa, <strong>Bulgaria</strong> e<strong> Romania</strong> furono ammesse nell&#8217;Unione europea. I due Stati incontrarono però, sin da subito, una serie di limiti alla loro piena integrazione. AI cittadini bulgari e romeni, infatti, fu imposto il requisito del <strong>permesso di lavoro</strong> qualora avessero voluto trasferirsi per lavorare negli Stati dell&#8217;Europa occidentale membri dell&#8217;Unione. Queste nazioni temevano un vero e proprio esodo di lavoratori bulgari e romeni, a causa delle difficile condizioni economiche dei due Paesi e pertanto decisero di introdurre delle misure transitorie di controllo, così come era successo in seguito all&#8217;ingresso delle altre nazioni dell&#8217;Europa Orientale nel 2004 e nel caso della Croazia nel 2013. Il <a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-25565302">requisito</a> rimase in vigore per diversi anni, nel caso di Austria, Regno Unito, Paesi Bassi ed altri fino al primo gennaio del 2014, contribuendo a sminuire le potenzialità delle membership di Bulgaria e Romania. <span style="font-size: 1rem;">Le difficoltà di Bucarest  e Sofia non sono, però, terminate perché anche le porte dell&#8217;Area Schengen sono rimaste e continuano ad essere chiuse ai due Paesi che appaiono, sempre più, come partner minori di un&#8217; Unione disfunzionale.</span></p>
<h2>Una lunga controversia</h2>
<p>Il paradosso di questa Unione Europea è un&#8217;integrazione non uniforme dei tanti Stati membri, anche a dispetto delle diverse opinioni pubbliche nazionali. Le note vicende del Regno Unito, dal referendum sulla Brexit del 2016 in poi, hanno chiarito come una parte consistente della popolazione e della classe politica britannica desideri tagliare i propri legami con Bruxelles. Bulgaria e Romania, invece, sono state e continuano ad essere tra le nazioni più europeiste ma non riescono a trovare spazio ed anche quando rispettano i criteri tecnici di accesso si scontrano, poi, con motivazioni politiche. È il caso della <strong>vicenda Schengen</strong>: la <strong>Commissione europea</strong> ha riconosciuto che tanto Bucarest quanto Sofia sono in linea con i parametri necessari per accedere, il Parlamento europeo ha approvato, in questo senso, risoluzioni a favore così come importanti esponenti delle istituzioni si sono espressi in tal senso. <a href="https://balkaninsight.com/2018/12/11/meps-vote-for-romania-and-bulgaria-to-join-schengen-12-11-2018/">Il Consiglio</a>, però, non riesce a trovare un accordo e diversi Stati membri, in particolare Francia e Paesi Bassi, hanno bloccato o bloccano i tentativi di accesso dall&#8217;ormai lontano <a href="https://www.schengenvisainfo.com/news/dutch-pm-says-not-yet-to-romanias-accession-to-schengen/">2011</a>. Il rischio è che, nel lungo termine, queste controversie ed ostacoli possano frustrare le aspirazioni europeiste di queste due nazioni e che le popolazioni possano sentirsi quasi rifiutate da Bruxelles e per questo decidere di guardare altrove.</p>
<h2>Le cause</h2>
<p>I casi di Bulgaria e Romania, per quanto paradossali, hanno comunque delle ragioni giustificative a monte. I Paesi sono i due <strong>più poveri</strong> tra quelli appartenenti all&#8217;Unione Europea, con un <strong>reddito medio</strong> netto mensile di 660 euro in Romania e di 500 euro in Bulgaria e con gravi problemi nel settore giudiziario ed in quello della lotta alla corruzione. Bruxelles monitora i progressi in questi ambiti, sin dal 2007, attraverso il <strong>Meccanismo di cooperazione e verifica (Mcv),</strong> che dovrebbe cercare di guidare Bucarest e Sofia verso l&#8217;implementazione di politiche in linea con i parametri europei. Gli scandali che hanno colpito la Romania, dal tentativo di depenalizzare alcune fattispecie di reato legate alla corruzione alla condanna di importanti esponenti politici locali, hanno ricordato, ancora una volta, come la strada possa essere in salita. La Commissione Europea, nel suo report del 2018 su progressi e peggioramenti nell&#8217;ambito dell&#8217;Mcv, aveva espresso <a href="https://www.euractiv.com/section/justice-home-affairs/news/commission-lauds-bulgaria-castigates-romania-on-judicial-reform/">apprezzamento</a> per gli sforzi compiuti da Sofia nelle riforme portate avanti nel settore giudiziario e severamente criticato i passi indietro di Bucarest. Il punto chiave è che la mera esistenza di un meccanismo di verifica ricorda quanto Bulgaria e Romania siano diverse, nel loro processo di integrazione, rispetto ad altri Stati e le leadership dei due Paesi hanno chiesto l&#8217;abolizione dell&#8217;Mcv.</p>
<p>Se il Regno Unito vorrebbe uscire dall&#8217;Unione Europea ma fatica molto nel riuscirvi, Bulgaria e Romania vorrebbero essere membri come tutti gli altri ma anche questa sembra un&#8217;impresa difficile. L&#8217;atteggiamento di Bruxelles, per quanto giustificato da alcune circostanze, è stato decisamente severo con Bucarest e Sofia e rischia, nel lungo termine, di raffreddare animi ed entusiasmi europeisti. Gli esecutivi locali potrebbero iniziare così a contemplare altre strade e questo indebolirebbe ancora di più la solidità e la stabilità dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-difficile-integrazione-europea-di-bucarest-e-sofia.html">La difficile integrazione europea di Bucarest e Sofia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Amadora, dove il Portogallo finisce</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/amadora-dove-il-portogallo-finisce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 11:49:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lisbona, Portogallo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lisbona è una meta turistica europea ormai affermata, ma dietro ciò che viene esposto in vetrina si nasconde un&#8217;epidemia di criminalità che rischia di ledere l&#8217;immagine di città sicura costruita negli anni recenti. Nelle periferie della capitale portoghese aumentano i ghetti etnici a maggioranza angolana, capoverdiana e mozambicana, in cui l&#8217;integrazione degli abitanti delle ex &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/amadora-dove-il-portogallo-finisce.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/amadora-dove-il-portogallo-finisce.html">Amadora, dove il Portogallo finisce</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lisbona, Portogallo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Lisbona-casa-La-Presse-e1570448979292-1024x494.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lisbona è una meta turistica europea ormai affermata, ma dietro ciò che viene esposto in vetrina si nasconde un&#8217;epidemia di criminalità che rischia di ledere l&#8217;immagine di città sicura costruita negli anni recenti. Nelle periferie della capitale portoghese aumentano i <strong>ghetti etnici</strong> a maggioranza angolana, capoverdiana e mozambicana, in cui l&#8217;integrazione degli abitanti delle ex colonie è sottoposta alla dura prova di una distanza sociale sempre più estesa e dove traffici illeciti di ogni tipo, dalle armi agli stupefacenti, e attacchi alle forze dell&#8217;ordine sono divenuti la quotidianità.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 28.8px;">Amadora: il ghetto </span><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">alle porte di Lisbona</span></h2>
<p>Amadora è una città di circa 175mila abitanti, appartenente all&#8217;area metropolitana di Lisbona, che negli anni è divenuta il principale centro d&#8217;attrazione dell&#8217;immigrazione dalle ex colonie africane dell&#8217;impero portoghese. L&#8217;onda migratoria è iniziata poco dopo la de-colonizzazione, stimolata dal regime legislativo tra Portogallo e i paesi africani lusofoni che consente ampia di libertà di circolazione e concessione facile della cittadinanza.</p>
<p>Negli anni le comunità di immigrati, unite dalla lingua ma separate dall&#8217;etnia e dalla cultura, hanno dato vita a delle vere e proprie <strong>enclavi</strong>, delle città nella città, in cui il degrado è aumentato proporzionalmente agli arrivi, complice anche la situazione economica del paese, che rende difficile ogni serio piano di integrazione, sia sociale che nel mercato del lavoro.</p>
<p>È da oltre un decennio che i quartieri <a href="https://www.cmjornal.pt/mais-cm/domingo/detalhe/nos-guetos-da-amadora">Cova da Moura, Bairro 6 de Maio e Damaia </a>sono sinonimo di abbandono e degrado, luoghi in cui la criminalità piccola e organizzata si incontrano, il cui accesso è reso <a href="https://www.noticiasaominuto.com/pais/1280943/policia-recebida-com-pedras-no-bairro-da-cova-da-moura-na-amadora">problematico</a> anche alle forze dell&#8217;ordine, che sono frequentemente luogo di <a href="https://www.cmjornal.pt/portugal/detalhe/bairro-6-de-maio-cercado-pela-psp">maxi-operazioni</a> di polizia, e dove la popolazione autoctona continua a <strong>ridursi</strong> annualmente, migrando altrove nella cintura o nella capitale.</p>
<p>Bairro 6 de Maio, che ospita la più grande comunità capoverdiana dell&#8217;area di Lisbona, è stato ribattezzato &#8220;<em>il quartiere in cui la polizia non entra</em>&#8220;, ed è noto per i palazzi fatiscenti, privi di servizi basici come acqua ed elettricità, che lo rendono molto simile ad una<strong> zona di guerra </strong>e che sono stati costruiti illegalmente dagli stessi immigrati a partire <a href="https://www.dw.com/pt-002/bairro-de-imigrantes-africanos-demolido-em-lisboa/g-19252359">dagli anni &#8217;70</a>.</p>
<p>Si tratta del ghetto più noto di Amadora, ed è stato oggetto di<a href="https://www.publico.pt/2011/09/04/local/noticia/o-bairro-6-de-maio-tem-outro-lado-para-alem-do-que-costuma-ser-noticia-1510463#gs.nxaI2LkN"> documentari, film</a> e <a href="https://www.vice.com/pt/article/j57aa4/a-margem-da-lei-a-vida-no-que-resta-do-bairro-6-de-maio">servizi giornalistici</a> anche all&#8217;estero. Periodicamente è teatro di rivolte violente tese a contrastare l&#8217;operato delle forze dell&#8217;ordine, le quali sono state anche accusate di utilizzare un&#8217;eccessiva brutalità durante gli interventi. Quella brutalità, secondo gli abitanti, sarebbe stata alla base della <strong>morte di due adolescenti</strong>, entrambi di origine africana, nel <a href="https://www.publico.pt/2009/01/15/jornal/revolta-medo-e-vinganca-andam-de-maos-dadas-na-quinta-da-laje-291547">2009</a> e nel <a href="https://www.publico.pt/2013/06/13/sociedade/noticia/psp-abre-inquerito-a-morte-de-jovem-de-15-anos-que-familia-diz-ter-sido-espancado-por-policias-1597285">2013</a>; in ciascun caso i decessi furono seguiti da pesanti insurrezioni, coinvolgenti centinaia di persone, a base di sassaiole, roghi e lanci di bombe molotov.</p>
<p>Il comune ha risposto al degrado proponendo un piano di<a href="https://www.dw.com/pt-002/bairros-de-imigrantes-africanos-demolidos-em-lisboa/a-19245420"> riqualificazione edilizia</a> che ha portato all&#8217;abbattimento della maggior parte delle abitazioni illegali e delle baracche, ma in assenza di progetti miranti all&#8217;inclusione e all&#8217;integrazione Bairro 6 de Maio, e i ghetti che lo circondano, resta una bomba ad orologeria pronta ad esplodere &#8211; come dimostrato dai <a href="https://rr.sapo.pt/2017/02/07/pais/agressoes-durante-despejos-no-bairro-6-de-maio-na-amadora/noticia/75452/">numerosi</a> incidenti e scontri che hanno caratterizzato l&#8217;intero periodo delle demolizioni.</p>
<p>Il <a href="https://www.cmjornal.pt/mais-cm/domingo/detalhe/nos-guetos-da-amadora">sindacato di polizia</a> si è lamentato in passato per le condizioni in cui gli agenti sono obbligati ad operare, denunciando di avere a disposizione un&#8217;eccessiva scarsità di mezzi con cui affrontare la &#8220;<em>complessità</em>&#8221; dei ghetti di Amadora, che sarebbero dei veri e propri regni di illegalità in cui entrare sarebbe difficile per gli stessi poliziotti durante le ore serali e notturne.</p>
<p><a href="https://elpais.com/internacional/2007/03/23/actualidad/1174604401_850215.html">Cova da Moura,</a> similmente a Bairro 6 de Maio, è ritenuto uno dei quartieri più pericolosi della grande Lisbona. Si tratta di un ghetto a maggioranza africana, in cui il 50% della popolazione ha meno di 20 anni e c&#8217;è un tasso di fecondità medio di 4 figli per donna, che sperimenta le stesse problematiche delle altre enclavi etniche di Amadora. Oltre alla violenza criminale, Cova da Moura registra anche uno dei tassi di abbandono scolastico più alti del paese e, infatti, si stima che il<strong> 10% degli abitanti sia analfabeta</strong>.</p>
<h2>L&#8217;altra faccia della Lisbona turistica</h2>
<p>Negli ultimi sei mesi <a href="https://www.dnoticias.pt/pais/391-policias-foram-feridos-em-servico-nos-ultimos-seis-meses-JE5273380">391 poliziotti e</a><span style="font-size: 1rem;"> 41 militari sono stati feriti durante le operazioni di intervento nella capitale, ossia una media di poco più di <strong>due aggressioni al giorno</strong> per quanto riguarda i primi. Si tratta del riflesso della situazione di degrado in cui versa la città che, centro storico a parte, è abbandonata completamente a se stessa.</span></p>
<p>A gennaio di quest&#8217;anno un intervento di polizia nella parte meridionale dall&#8217;area metropolitana, precisamente nel ghetto<a href="https://www.theportugalnews.com/news/governments-step-in-after-lisbon-violence/48138"> Bairro do Jamaica</a> (Seixal), aveva innescato dei pesanti scontri con gli abitanti del posto, attirando anche l&#8217;attenzione dei governi di Angola e Capoverde, per via del coinvolgimento dei loro cittadini negli eventi riottosi. Durante la schermaglia la polizia era stata fatta oggetto di lancio di pietre e molotov, diverse automobili e cassonetti della spazzatura erano stati date alle fiamme, e il comando locale <strong>era stato assaltato</strong> da parte degli abitanti.</p>
<p>Nei giorni seguenti il centro di Lisbona era stato paralizzato da una<a href="https://www.theguardian.com/cities/2019/jan/31/lisbons-bad-week-police-brutality-reveals-portugals-urban-reality"> protesta spontanea</a> organizzata dagli abitanti dei ghetti e comitati antirazzisti, poi degenerata in un tafferuglio con numerosi feriti, sia tra i manifestanti che fra le forze dell&#8217;ordine, e diversi arrestati. A poche ore di distanza dalla manifestazione, un comando di polizia<a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/01/police-station-cars-hit-petrol-bombs-lisbon-protests-190122170241861.html"> a Setubal</a> veniva assaltato da ignoti a colpi di molotov.</p>
<p>Il 2019 è stato uno spartiacque nella storia recente della città: ha mostrato che la carica esplosiva del risentimento proveniente dalle periferie può arrivare fino al cuore della capitale, valicando i confini invisibili dei ghetti; perciò si tratta di un problema che non può più essere nascosto, ignorato o trattato con soluzioni-tampone come la demolizione delle baraccopoli di Amadora. In assenza di una visione pragmatica per il futuro, il Portogallo rischia di essere travolto da una politica delle porte che, gestita altrimenti, avrebbe potuto beneficiare l&#8217;intera economia nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/amadora-dove-il-portogallo-finisce.html">Amadora, dove il Portogallo finisce</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>È davvero possibile il dialogo tra Occidente e islam?</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/e-davvero-possibile-il-dialogo-tra-occidente-e-islam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 08:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-1024x559.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le relazioni tra Occidente e islam sembrano essere sempre più difficili, con attacchi terroristici islamici e dell&#8217;estrema destra in aumento. Perché l&#8217;integrazione dei musulmani in Occidente è così difficile? Abbiamo intervistato Shadi Hamid, un musulmano americano, socio del Brookings Institution, uno dei più grandi centri di ricerca negli Stati Uniti e autore del libro L’eccezione islamica, come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/e-davvero-possibile-il-dialogo-tra-occidente-e-islam.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/e-davvero-possibile-il-dialogo-tra-occidente-e-islam.html">È davvero possibile il dialogo tra Occidente e islam?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/1469946094-musulmani-preghiera-1024x559.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le relazioni tra Occidente e islam sembrano essere sempre più difficili, con attacchi terroristici islamici e dell&#8217;estrema destra in aumento. Perché l&#8217;integrazione dei musulmani in Occidente è così difficile? Abbiamo intervistato Shadi Hamid, un musulmano americano, socio del Brookings Institution, uno dei più grandi centri di ricerca negli Stati Uniti e autore del libro <em>L’eccezione islamica, come la lotta per l’islam sta riformando il mondo</em><em>. </em>È specializzato sul conflitto e sul dialogo tra islam e Occidente, in particolare negli Stati Uniti d&#8217;America, e sulle Primavere arabe.<strong> </strong></p>
<p><strong>A lungo hai studiato la relazione tra la società islamica e occidentale. Pensi che queste due civiltà possano convivere pacificamente anche nel futuro, tenendo conto che il numero di musulmani in Occidente continuerà e crescere, e di conseguenza, anche l’intolleranza verso di loro?</strong></p>
<p>Non penso che ci sia un rischio reale di un conflitto o di una guerra. Dei cittadini con diversi pensieri religiosi possono e dovrebbero vivere insieme con quelle differenze. Riconosco che ci sono delle differenze fondamentali sul come vengono praticate queste religioni. Per esempio, il 54% dei musulmani francesi pensa che la religione sia molto importante per loro, in confronto ad appena un 11% di nativi francesi. Il problema più grande in un Paese come la Francia è che i cittadini laici spesso pensano che i musulmani non rispettino le loro idee &#8211; queste sono persone che credono molto fortemente nella laicità. Quindi è interessante chiedersi: se i cristiani in Europa fossero più praticanti, andrebbero più d’accordo con i musulmani praticanti? Ma sappiano nel caso degli Stati Uniti che essere un conservatore cristiano non significa necessariamente essere più simpatizzante con i musulmani conservatori. Ma forse in Europa, dove il laicismo è più dominante, i cristiani religiosi simpatizzano con i musulmani religiosi in base al fatto che entrambi sono minoranze che cercano di vivere in una società con una laicità sempre più aggressiva.</p>
<p><strong>La domanda principale che molti si sono posti recentemente con l’ondata migratoria, prevalentemente musulmana, è perché le società occidentali devono adattarsi alle pratiche religiose islamiche, mentre nei Paesi islamici non ci si adata alle nostre. Che cosa dice a riguardo? </strong><strong> </strong></p>
<p>La risposta è che il mondo occidentale è diverso da quello islamico – vogliamo paragonarci alle loro dittature? Questo non è lo standard sul quale dovremmo giudicare questo problema. Non dovremmo paragonarci a Paesi come il Marocco, l’Arabia Saudita etc., dove ci sono meno libertà e democrazie che non funzionano oppure non esistono. Ma se dovessero dire questa cosa a me, la mia risposta sarebbe che non sento di appartenere a un’altra civiltà o ad un altro Paese: mi considero un occidentale e un musulmano americano. Non penso nemmeno che i Paesi occidentali stiano cambiando radicalmente come si pensa, nessuno gli sta chiedendo di modificare le loro leggi principali. Le lamentele dei musulmani nelle democrazie europee sono invece, nella maggior parte dei casi, basate sul chiedere più spazi per praticare la loro religione, come la preghiera giornaliera a lavoro, il consumo della carne halal, l’uso dell’hijab, etc.. Capisco che queste pratiche a volte si contrappongono ai valori laici, ma se rimane una relazione personale con Dio, non penso che sia molto chiedere che vengano rispettati queste pensieri personali. Secondo me, è problematico dirgli che non possono vivere le loro aspirazioni religiose.</p>
<p><strong>Anche se gli individui musulmani fossero lasciati liberi di praticare la loro religione privatamente, ci sono delle influenze estere che minacciano la sovranità dei Paesi occidentali – come quella del Qatar – che finanzia moschee e organizzazioni con un pensiero fondamentalista dell’Islam. Pensa che questo sia un problema?</strong></p>
<p>In quel caso, si tratta di un problema legittimo della sovranità, e ci sono delle leggi che possono regolamentare questi finanziamenti. Su questo sono d’accordo, ho solo paura che certe persone pensino che alcuni musulmani diventano più estremisti solamente per colpa dei finanziamenti esteri. Empiricamente, questo è falso. L’influenza estera può peggiorare alcune di queste divisioni, ma in molti Paesi europei sono i figli degli immigrati ad essere più estremisti dei genitori, quindi questo non si può spiegare con il finanziamento proveniente dai Paesi dei genitori. Mi trovo in una posizione strana in questi dibattiti, perché spesso penso che i populisti di destra abbiano ragione su alcuni punti: non è giusto dire che le loro preoccupazioni sono basate sulla bigotteria o il razzismo, perché c’è un fondo di verità in quello che dicono. Dopo tutto, c’è una differenza in come l’Islam e il Cristianesimo vengono praticati in Europa, ma non sono d’accordo sulla conclusione che raggiungono. I populisti di destra chiedono ai musulmani di diventare uguali a loro, mentre io voglio trovare un modo perché gruppi diversi possano vivere insieme con le loro differenze. Detto questo, non possiamo solo condannare i populisti di destra, perché stanno parlando di una vera divisione culturale e religiosa – c’è un conflitto di civiltà in atto.</p>
<p><strong>Su altri problemi, tuttavia, sia i musulmani che i cristiani conservatori sembrano essere d’accordo – per esempio, entrambi si oppongono al progressismo, come il movimento Lgbt. Perché, quindi, non trovano una causa comune, invece di usare le idee progressiste l’uno contro l’altro per mettersi a vicenda in cattiva luce?</strong></p>
<p>La destra in generale sente una specie di insicurezza verso l’Islam, perché sta rimpiangendo la perdita del Cristianesimo nella propria società, dove c’è un vuoto ideologico. In parte il motivo per cui i populisti di destra piacciono agli elettori è perché riescono a cogliere il senso di impoverimento culturale nella loro società, e quando guardano i musulmani vedono una religione potente, resistente e impertinente. È difficile per loro essere felici di questa cosa, perché vorrebbero vedere questi stessi valori nella loro religione. Quando sei in questa posizione di declino culturale – di debolezza e insicurezza &#8211; è difficile aprire un dialogo con l’altra parte. A sua volta, aspettarsi che i musulmani si aprano all&#8217;altra parte quando si sentono sotto attacco è irrealistico. Bisogna che entrambe le parti siano pronte a dialogare in maniera onesta. Io personalmente mi oppongo al tipo di dialogo inter-religioso soffice e superficiale che si vede spesso, e vorrei vedere i conservatori cristiani, i conservatori musulmani e i conservatori ebrei nella stessa stanza, quando alcuni di loro pensano che gli altri passeranno l’eternità all’inferno. Una volta ho parlato a una conferenza evangelica a Nashville, e un signore mi ha detto: “E’ la prima volta che stringo la mano ad un musulmano, ma voglio che rimanga chiaro che penso comunque che brucerà all’inferno.” C’era qualcosa di rinfrescante in questa onestà teologica &#8211; non sono personalmente d’accordo, ma penso che può incoraggiare un dialogo onesto.<strong> </strong></p>
<p><strong>I giornali come <em>Al Jazeera</em>, finanziati dal Qatar – sponsor dei Fratelli musulmani &#8211; hanno un canale arabo che sostiene un&#8217;opinione estremista dell’Islam e un canale occidentale che invece sostiene una visione progressista. Questo sembra un modo sovversivo per distruggere la società occidentale, lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Questa ossessione con l’infiltrazione dei Fratelli musulmani e che ogni musulmano è un potenziale cavallo di Troia mi preoccupa, i Fratelli hanno poca influenza in America – qualcuno come Ilhan Omar, la donna eletta recentemente in congresso che è una musulmana pro-Lgbt, non è ovviamente un membro dei Fratelli musulmani. Ilhan Omar non ha un gran piano per distruggere il suo stesso Paese. Vede il suo attivismo progressista come solidarietà verso le altre minoranze. Personalmente, sono a favore del matrimonio gay, e non vedo come questo possa portare al declino culturale. Sento molto parlare dai musulmani europei della decadenza occidentale, ma non ne sento molto parlare da musulmani americani, e penso che questo rifletta le differenze di cui parlo. I musulmani americani si sentono fortunati ad avere così tante libertà &#8211; personalmente, penso che il miglior Paese per essere un musulmano al giorno d’oggi sia l’America, anche più dei Paesi musulmani, dove ci sono restrizioni su quello che puoi dire o fare religiosamente. Questo è il motivo per cui i musulmani americani non vogliono interferire con la libertà delle altre minoranze: pensano che potrebbero perdere anche le loro.</p>
<p><strong>Pensi che, fondamentalmente, la ragione per cui tanti musulmani sono ostili verso l’integrazione in Occidente abbia più a che fare con la storia dell’imperialismo occidentale o con l’incompatibilità religiosa tra Islam e Cristianesimo, Islam e laicità o con qualcos&#8217;altro ancora?</strong></p>
<p>L’ostilità che alcuni europei musulmani sentono ha più a che fare con problemi socio-economici, che si aggiungono alla divisione religiosa e culturale. Nel Medio Oriente e in Nord Africa, tuttavia, ha più a che fare con la storia dell’imperialismo occidentale. Vorrei aggiungere che l’integrazione in America è più facile perché non c’è la componente del welfare che ha l’Europa, perché siamo più scettici sull&#8217;idea di uno stato sociale. Mentre in Europa, questa ostilità verso gli immigrati è aggravata dalla paura che prenderanno più sussidi statali. Un numero alto di immigrati mette in dubbio il concetto di base di uno stato sociale – se concedi benefici statali a persone che non conosci, vuoi sentire che hai qualcosa in comune con loro. Uno stato sociale debole come quello che abbiamo noi mette pressione sugli immigrati per integrarsi, mentre se gli immigrati dipendono dai sussidi statali, questo può essere contro-producente, perché non incoraggia l’integrazione.</p>
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