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	<title>industria mineraria Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Nov 2021 07:20:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>industria mineraria Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il filo di perle delle miniere africane: così si gioca la sfida Usa-Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-filo-di-perle-delle-miniere-africane-cosi-si-gioca-la-sfida-usa-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 07:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal magnesio al cobalto, dal rame allo zinco passando per il ferro. Questi sono soltanto alcuni dei minerali, più o meno rari, che la Cina sta estraendo da molteplici miniere situate in Africa. Miniere talvolta controllate direttamente, in seguito all&#8217;acquisizione di grandi aziende cinesi, e talvolta indirettamente, mediante la compartecipazione di conglomerati cinesi e aziende &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-filo-di-perle-delle-miniere-africane-cosi-si-gioca-la-sfida-usa-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-filo-di-perle-delle-miniere-africane-cosi-si-gioca-la-sfida-usa-cina.html">Il filo di perle delle miniere africane: così si gioca la sfida Usa-Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5620582-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dal magnesio al cobalto, dal rame allo zinco passando per il ferro. Questi sono soltanto alcuni dei <strong>minerali</strong>, più o meno rari, che la <strong>Cina</strong> sta estraendo da molteplici miniere situate in <strong>Africa</strong>. Miniere talvolta controllate direttamente, in seguito all&#8217;acquisizione di grandi aziende cinesi, e talvolta indirettamente, mediante la compartecipazione di conglomerati cinesi e aziende statali africane. Se nel corso del ventesimo secolo l&#8217;estrazione mineraria africana era dominata dagli interessi europei e nordamericani, all&#8217;inizio del XXI secolo, complice la spaventosa crescita economica della Cina, il Dragone è riuscito a ritagliarsi un importante spazio nel cuore del Continente Nero. In pochissimo tempo gli investimenti diretti esteri cinesi (IDE) sono stati attratti dall&#8217;Africa come calamite dal ferro.</p>
<p>Per quale motivo Pechino ha deciso di puntare sull&#8217;Africa? Il gigante asiatico ha iniziato a stringere <strong>accordi commerciali</strong> con i Paesi africani in maniera consistente quando il Partito Comunista Cinese si è accorto che le risorse interne della Cina, da sole, non erano più sufficienti a sostenere il vertiginoso sviluppo interno. Come hanno scritto Magnus Ericsson, Olof Lof e Anton Lof nel <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s13563-020-00233-4">paper</a> <i>Chinese control over African and global mining—past, present and future</i>, l&#8217;acquisizione della miniera di cromite di Dilokong, in Sudafrica, da parte dell&#8217;azienda statale Sinosteel ha segnato l&#8217;inizio degli investimenti cinesi nell&#8217;estrazione mineraria africana.</p>
<p>Nonostante i ripetuti allarmi lanciati dagli Stati Uniti, le imprese cinesi sono ancora lontane dal prendere il controllo dell&#8217;estrazione mineraria africana e di quella globale. Per farsi un&#8217;idea, nel 2018 la Cina controllava meno del<strong> 7%</strong> del valore della produzione mineraria africana totale, mentre si attesta intorno al 3% del valore mondiale. È pur vero che gli investimenti di Pechino nell&#8217;estrazione mineraria africana di minerali non combustibili, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2018, hanno da un lato contribuito alla crescita della produzione, ma dall&#8217;altro lato hanno anche aumentato il controllo cinese sulla produzione di minerali e metalli africani.</p>
<h2>Le miniere cinesi in Africa</h2>
<p>Secondo le statistiche cinesi, gli investimenti minerari di Pechino all&#8217;estero effettuati dal 2003 al 2017 hanno raggiunto la quota di circa <strong>125 miliardi di dollari</strong>. Ciò nonostante, il numero di miniere operative all&#8217;estero controllate dal Dragone è rimasto basso fino al 2007. Nel 2005, erano attive 13 miniere operative sotto il controllo cinese, e solo tre nella fase avanzata di ingegneria e costruzione. Nel 2010, sono entrate in produzione altre 15 miniere, assieme a 24 progetti entrati in varie fasi di sviluppo. Nel 2013 sono state identificate circa 60 miniere a livello globale controllate da interessi cinesi. In generale, possiamo identificare <strong>tre aree geografiche</strong> toccate dall&#8217;espansione cinese: 1) l&#8217;area del Pacifico, che ha coinvolto Australia, Canada e, in anni più recenti, America Latina; 2) l&#8217;Africa meridionale e quella occidentale; 3) una parte d&#8217;Asia: Mongolia, Laos, Corea del Nord, Myanmar, Tagikistan e Vietnam.</p>
<p>Restando sull&#8217;Africa, nel 2010 i cinesi potevano vantare il controllo di miniere attive in quattro Paesi: <strong>Ghana</strong>, <strong>Sudafrica</strong>, <strong>Zambia</strong> e <strong>Zimbabwe</strong>. Nel 2013 è aumentata la produzione in alcune delle miniere già attive nel 2010 e sono state aperte nuove miniere di rame nella <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> e in Zambia. A proposito della Repubblica Democratica del Congo, le aziende cinesi hanno scelto di investire in loco non solo a causa degli enormi giacimenti di rame di alta qualità presenti, ma anche perché la concorrenza di altre società internazionali è stata ridotta per via dei rischi connessi alla situazione politica del Paese.</p>
<p>Altre note da tenere in considerazione: in <strong>Eritrea</strong>, dove non sono attive altre società minerarie, le società cinesi condividono il controllo con il governo eritreo (la percentuale si attesta intorno al 60/40); in <strong>Guinea</strong>, le compagnie cinesi controllano il 37% della produzione mineraria nazionale totale; in <strong>Gabon</strong>, il 25% della produzione di manganese è controllata dalla CITIC, e poiché attualmente non c&#8217;è quasi nessun&#8217;altra produzione mineraria, l&#8217;azienda cinese gioca un ruolo rilevante; in <strong>Congo</strong>, precisamente a Brazzaville, Mfouati, controllata dalla Cina, è l&#8217;unica miniera industriale in funzione. Alla luce di questi esempi, il piano di Pechino per estendere il proprio<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html"> soft power</a> in Africa appare abbastanza evidente: stringere accordi commerciali con i governi africani per poi consolidare la propria presenza mediante l&#8217;azione commerciale delle aziende statali (e non solo).</p>
<h2>Le miniere su cui potrebbero puntare gli Stati Uniti</h2>
<p>C&#8217;è un nome che a molti potrebbe dire poco o nulla. È quello di <b>Gakara</b>, una località a circa 20 km da Bujumbura, capitale del <b>Burundi</b>. Nel corso degli ultimi anni qui si sono concentrati i principali interessi internazionali sulle terre rare in Africa. Ha sede infatti la prima grande miniera del continente volta a portare alla luce questi materiali. A gestirla è la compagnia britannica<a href="https://rainbowrareearths.com/our-projects/gakara-project/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rainbowrareearths.com/our-projects/gakara-project/&amp;source=gmail&amp;ust=1637082780941000&amp;usg=AOvVaw31zNJths769K07y_EadDiK"><i> Rainbow Rare Hearth</i></a>. Il contratto tra il governo locale e la società è stato stipulato nel 2015 ed è valido per 25 anni. Si calcola che nelle viscere di questo spicchio di Africa si nascondano fino a quasi 400mila tonnellate di <b>bastnaesite</b> e <b>monazite</b>. I britannici possiedono il 90% del parco minerario, la restante parte è in mano al governo del Burundi. Sono stati soprattutto i dati tecnici relativi alla miniera ad attrarre anche le velleità degli <b>Stati Uniti</b>.</p>
<p>Nel 2019 il Dipartimento della Difesa Usa <a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-rareearths-pentagon-exclusive-idUSKCN1T62S4" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.reuters.com/article/us-usa-rareearths-pentagon-exclusive-idUSKCN1T62S4&amp;source=gmail&amp;ust=1637082780941000&amp;usg=AOvVaw1Wsbfm7nuOmnTiYHmB07_H">ha avviato ufficialmente le trattative con Bujumbura</a> per impiantare nuove miniere. Si calcola infatti che anche i territori circostanti Gakara nascondano nel sottosuolo imponenti giacimenti di terre rare. I progetti sarebbero in fase di definizione. Considerando i buoni rapporti tra Stati Uniti e Burundi, per Washington strappare un contratto per lo sfruttamento delle future miniere della zona vorrebbe significare avviare sul serio una politica di maggiore autonomia nell&#8217;approvvigionamento di terre rare. Un progetto simile a quello di Gakara potrebbe partire in <b>Malawi</b>. Anche qui, sempre su input del Dipartimento della Difesa, sono in corso trattative con il governo locale. Specialmente dopo l&#8217;avvio di una fase di esplorazione di un nuovo grande giacimento individuato nella zona di <b>Songwe Hill.</b> I canadesi della <i>Mkango Resources</i> hanno già depositato uno studio di fattibilità nel 2019. E potrebbero favorire l&#8217;arrivo di investimenti statunitensi.</p>
<h2>Dall&#8217;Australia al Giappone, gli alleati pronti ad aiutare Washington nelle miniere africane</h2>
<p>Gli Usa, nella loro corsa all&#8217;autonomia e nel tentativo di ridimensionare le pretese cinesi in Africa, potrebbero fare affidamento ad alcuni loro storici alleati. A partire da <b>Australia</b> e <b>Giappone</b>, due Paesi in prima linea nei programmi di contenimento di Pechino. Canberra nel continente africano potrebbe sfruttare il <i>know how</i> sviluppato in patria. La <i>Lynas Corporation</i> è la principale compagnia di estrazione di terre rare del Paese, già impegnata nei giacimenti di Mount Weld. L&#8217;azienda viene indicata come la principale del settore al di fuori della Cina. In poche parole, chi vuole diversificare le proprie fonti di approvvigionamento deve rivolgersi alla Lynas. Non a caso nel 2020 Washington <a href="https://www-defense-gov.translate.goog/News/Releases/Release/Article/2290911/joint-statement-on-australia-us-ministerial-consultations-ausmin-2020/?_x_tr_sl=en&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=nui,sc" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www-defense-gov.translate.goog/News/Releases/Release/Article/2290911/joint-statement-on-australia-us-ministerial-consultations-ausmin-2020/?_x_tr_sl%3Den%26_x_tr_tl%3Dit%26_x_tr_hl%3Dit%26_x_tr_pto%3Dnui,sc&amp;source=gmail&amp;ust=1637082780941000&amp;usg=AOvVaw1CMQjK-cWNSKUvObMKgAjG">ha concluso un accordo</a> con la società australiana per impiantare nuovi giacimenti negli Usa. Ma anche per sondare assieme nuove miniere in Africa.</p>
<p>La Lynas ha anche importanti rapporti con aziende giapponesi. Nel 2011, a seguito della parziale interruzione della fornitura di materiali da parte della Cina, Tokyo si è rivolta agli australiani. Si calcola che a distanza di 10 anni la Lynas fornisca il 30% del fabbisogno giapponese. E così anche tra i rispettivi governi è nata una collaborazione per possibili nuovi giacimenti in Africa. E lo sguardo, ancora una volta, è rivolto tra Burundi e Malawi. È da qui forse che passeranno le azioni volte a ristrutturare e rivoluzionare il mercato di terre rare globale.</p>
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		<item>
		<title>Perché le grandi potenze osservano le elezioni in Groenlandia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-le-grandi-potenze-osservano-le-elezioni-in-groenlandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 16:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="groenlandia miniere" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni l’importanza geopolitica della Groenlandia è cresciuta notevolmente per almeno due ragioni: da un lato, la possibilità di nuove rotte commerciali con la “complicità” dello scioglimento dei ghiacci; dall’altro, la grande disponibilità di giacimenti di rame, zinco, piombo, minerale di ferro, nichel, titanio, cobalto, oro, pietre preziose, metalli del gruppo del platino, molti dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-le-grandi-potenze-osservano-le-elezioni-in-groenlandia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="groenlandia miniere" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/groenlandia-miniere-1-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Negli ultimi anni l’importanza geopolitica della <strong>Groenlandia</strong> è cresciuta notevolmente per almeno due ragioni: da un lato, la possibilità di <strong>nuove rotte commerciali</strong> con la “complicità” dello scioglimento dei ghiacci; dall’altro, la grande <strong>disponibilità di giacimenti</strong> di rame, zinco, piombo, minerale di ferro, nichel, titanio, cobalto, oro, pietre preziose, metalli del gruppo del platino, molti dei quali fondamentali per la quarta rivoluzione industriale.</p>
<p>Una Eldorado di ghiaccio che diventa nuovo teatro di scontro tra Stati Uniti e Cina: se Pechino ha, infatti, messo già le mani su numerosi giacimenti, Washington guarda con sempre maggiore interesse all’isola più grande del mondo, tanto da indurre l’ex presidente Trump a dichiarare l’interesse americano ad <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-trump-vorrebbe-comprare-la-groenlandia.html">acquistare la Groenlandia</a> dalla Danimarca, di cui è territorio d&#8217;oltremare. Nel 2008, tra l’altro, lo <a href="https://pubs.er.usgs.gov/publication/fs20073077">US Geological Survey (USGS)</a> stimò, inoltre, che i tre principali bacini al largo della Groenlandia potrebbero produrre fino a 52 miliardi di barili di <strong>petrolio</strong>. E ancora, uno studio del 2015 rilevò che la Groenlandia potrebbe produrre <strong>energia idroelettrica</strong> sufficiente per soddisfare le proprie esigenze ed esportare il surplus.</p>
<p>Ma sono soprattutto i cosiddetti minerali di “<a href="https://it.insideover.com/politica/terre-rare-cina.html"><strong>terre rare</strong></a>” a far puntare i riflettori sull’antica “terra verde”. L&#8217;Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) li identifica in un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi. Scandio e ittrio sono considerati &#8220;terre rare&#8221; poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili. Le terre rare sono più difficili da estrarre rispetto alle equivalenti fonti dei metalli di transizione, rendendole relativamente costose, anche per via di un lungo e inquinate processo di lavorazione. Fibra ottica, veicoli ibridi, superconduttori, laser, <em>warfare</em>, satelliti, sono solo alcune delle tecnologie che, oggi, rendono le terre rare fondamentali per l’industria moderna, soprattutto quella legata alla <strong>Difesa</strong>, <strong>energie rinnovabili</strong> e <strong>hi-tech</strong>.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-wB2qB" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="" src="https://datawrapper.dwcdn.net/wB2qB/2/" height="585" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<h2>Le elezioni in Groenlandia: perché sono importanti?</h2>
<p>Per effetto di un referendum tenutosi nel 2008, la Groenlandia ha visto riconoscersi importanti prerogative in tema di gestione delle proprie risorse: fino ad allora, infatti, l’isola aveva goduto di un regime autonomo legato esclusivamente a sanità, scuola e ai servizi sociali. Il6 aprile, la Groenlandia è <strong>chiamata al voto</strong> per eleggere un nuovo Parlamento e un nuovo governo: quello che però rende queste elezioni speciali è la sequela di riflessi geopolitici che i risultati avranno. Il prossimo governo groenlandese, infatti, sceglierà se permettere o meno lo sfruttamento minerario del <strong>monte Kuannersuit </strong>(Kvanefjeld), che risulterebbe essere il secondo più grande giacimento di metalli rari al mondo, e la quinta più grande riserva di uranio.</p>
<p>Questo progetto minerario nelle terre rare vicino a Narsaq, nel sud della Groenlandia, ha diviso il sistema politico per più di un decennio ed è di importanza significativa per l&#8217;industria mineraria globale. <a href="https://www.ggg.gl/">Greenland Minerals</a>, una società australiana, possiede il sito e la cinese Shenghe Resources è il suo maggiore azionista. Secondo la società, questo sito ha &#8220;il potenziale per diventare il più importante produttore occidentale nelle terre rare&#8221;. La decisione di dare il via libera alla miniera è stata una delle ragioni per cui sono state indette elezioni anticipate: alla fine di novembre, il primo ministro Kim Kielsen, che ha aperto la strada all&#8217;approvazione preliminare del piano della Greenland Minerals, ha perso la guida del <strong>Partito socialdemocratico</strong> (Siumut, al governo quasi ininterrottamente dal 1979) contro un ex ministro del suo governo, Erik Jensen. Ma quando Jensen si è mostrato scettico circa il progetto, il Partito democratico ha lasciato il governo e Kielsen ha perso la maggioranza. Il più grande partito di opposizione, <strong>Inuit Ataqatigiit</strong> (Comunità del Popolo), dato per favorito nei sondaggi, ha promesso di non concedere la licenza mineraria alla società australiana, soprattutto per via delle attività estrattive che riguarderebbero uranio e torio, sottoprodotti radioattivi.</p>
<p>L’isola, dunque, si spacca non solo sulla miniera ma sul modo di intendere il proprio futuro: in molti, infatti, rifiutano l’idea della monocultura della pesca, che oggi costituisce più del 90% dell’economia groenlandese; la compagnia mineraria, invece, prometterebbe alla Groenlandia 1,5 miliardi di corone danesi (240 milioni di dollari) all&#8217;anno per i 37 anni durante i quali gestirebbero il sito di Kvanefjeld, movimentando l’economia locale e offrendo quasi mille posti di lavoro. A quale prezzo, però, solo i posteri potrebbero saperlo.</p>
<h2>Le mire cinesi</h2>
<p>Dal punto di vista della distribuzione mondiale, fino al 1948 la maggior parte delle terre rare del mondo provenivano dai depositi di sabbia in India e Brasile. Durante gli anni Cinquanta il Sudafrica ne divenne la principale fonte che, assieme alla <strong>California</strong>, dominarono il mercato tra il 1965 e il 1985;  dopo il 1985 circa si impose sempre maggiormente la Cina, che produce oggi oltre il 95% della fornitura mondiale di terre rare: un elemento che tiene gli Stati Uniti sotto lo scacco di Pechino nella nuova Guerra Fredda.</p>
<p>La “febbre” groenlandese di Pechino trova una prima ragion d’essere nella possibilità di aprire nuove rotte commerciali all’insegna di una <strong><em>Polar Silk Road</em></strong>: sulla tratta Shangai-Rotterdam, ad esempio, si risparmierebbero ben due settimane, oltre ad evitare Suez; navi appartenenti alla cinese COSCO Shipping utilizzano la <em>Northern Sea Route</em> dal 2013. La Cina, inoltre, ha perseguito attivamente opportunità di <strong>investimento</strong> in aeroporti, porti e infrastrutture di ricerca (spesso osteggiati da Stati Uniti e dal governo), nonché nei settori minerario ed energetico.</p>
<p>Come sottolinea il report della <a href="https://polarconnection.org/wp-content/uploads/2021/03/Report-The-Case-for-a-FVEY-CMA-1.pdf"><em>Polar Research and Policy Initiative</em></a>, aziende cinesi, come Shenghe Resources Holding Co Ltd, China Non-Ferrus Metal Industry&#8217;s Foreign Engineering and Construction Co Ltd (NFC) e China National Nuclear Corporation (CNNC), hanno interessi in Groenlandia. Nel settore energetico, due major petrolifere cinesi &#8211; China National Petroleum Corporation (CNPC) e China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) – si sono esposti con offerte sul petrolio e il gas della Groenlandia negli ultimi mesi. Questi fattori spiegano perché la Groenlandia ha attratto i più alti livelli di investimenti diretti cinesi (in percentuale del PIL) di tutti i paesi artici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-le-grandi-potenze-osservano-le-elezioni-in-groenlandia.html">Perché le grandi potenze osservano le elezioni in Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>La Cina alla conquista dei tesori del Pacifico</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-alla-conquista-dei-tesori-del-pacifico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 05:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Porto Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;inizio dello scorso secolo era stato contraddistinto dal raggiungimento di traguardi geografici sino a poco tempo prima considerati inarrivabili, come la cima del monte Everest e i poli agli estremi della terra. Questo secondo decennio del secolo XXI, invece, sarà contraddistinto dal tentativo della Cina di raggiungere i fondali più bassi della Terra sino a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-alla-conquista-dei-tesori-del-pacifico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Porto Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Porto-cinese-La-Presse-e1573223962289-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;inizio dello scorso secolo era stato contraddistinto dal raggiungimento di traguardi geografici sino a poco tempo prima considerati inarrivabili, come la cima del monte Everest e i poli agli estremi della terra. Questo secondo decennio del secolo XXI, invece, sarà contraddistinto dal tentativo della Cina di raggiungere i fondali più bassi della Terra sino a questo momento conosciuti: la <strong>fossa delle Marianne</strong>.</p>
<p>Dopo aver rilanciato il proprio programma lunare, Pechino ha deciso di spingersi fino al punto più remoto di tutto l&#8217;<strong>Oceano Pacifico</strong>, con l&#8217;obiettivo dichiarato di portare ad un nuovo livello la conoscenza dei fondali marini e di cercare nuovo giacimenti sepolti sotto <strong>10mila metri</strong> di acqua salata. E in questo scenario, dunque, acquista sempre una logica maggiore la crescente presenza dei sottomarini cinesi nell&#8217;Oceano Pacifico meridionale, a chiara conferma dell&#8217;intenzione di Pechino di mantenere di sua esclusiva proprietà le operazioni esplorative nella regione marittima.</p>
<h2>Un&#8217;impresa scientifica e militare</h2>
<p>Per mettere a punto un modello di sottomarino in grado di raggiungere i 10mila metri di profondità (l&#8217;ultima esplorazione cinese dell&#8217;area, che risale al 2012, giunse al limite record di 7mila) sono state mobilitate le menti scientifiche e le imprese produttrici di imbarcazioni militari della Cina. Con il modello messo a punto dalla <strong>China State Shipbuilding Corporation</strong>, la speranza è dunque quella di riuscire a portare nei meandri del Pacifico le strumentazioni scientifiche e il personale necessario per portare a termine gli studi e le ricerche nella regione.</p>
<p>La smobilitazione delle aziende specializzate in sottomarini e cacciatorpediniere è un chiaro segnale di come in futuro la Cina non sia intenzionata a sfruttare i fondali dell&#8217;Oceano soltanto per scopi economici, ma anche e soprattutto per <strong>motivazioni belliche</strong>. Ciò infatti è stato sottolineato anche dal progettista cinese impegnato nell&#8217;ideazione del sommergibile, <strong>Hu Zhen</strong>, in accordo con quanto riportato dalla testata giornalistica <em><a href="https://www.thetimes.co.uk/edition/world/china-to-send-manned-submarine-10km-down-into-mariana-trench-lgqsbr5m8">The Times</a>. </em>E in questo scenario, dunque, la Cina conferma anche le sue intenzioni di imporsi come potenza, cercando di espandersi in un terreno ancora poco battuto dai grandi rivali internazionali (gettando timore soprattutto sui Paesi vicini bagnati dall&#8217;Oceano Pacifico, come l&#8217;Indonesia, le Filippine ed il <strong>Giappone</strong>).</p>
<h2>L&#8217;espansione nel Pacifico, tra &#8220;spazio vitale&#8221; e interessi economici</h2>
<p>Non è mai un bel presentimento quando si sceglie di utilizzare la combinazione di parole &#8220;<strong>spazio vitale</strong>&#8221; se essa viene riferita al tentativo di un Paese di porre una sorta di scudo di difesa come contorno ai propri confini naturali. E anche nel continente asiatico, in effetti, ha già creato tensioni e attirato l&#8217;attenzione degli osservatori internazionali, che già da tempo stanno monitorando le mosse della Cina vicino ai mari dell&#8217;Indonesia.</p>
<p>Mentre però le proteste dell&#8217;Indonesia erano riferite sostanzialmente al presentimento che da un momento all&#8217;altro la Cina potesse appropriarsi delle sue acque territoriali, per Pechino la &#8220;battaglia&#8221; che si sta svolgendo nel Pacifico è di vitale importanza, almeno sotto due aspetti. Quello <strong>militare</strong>, in quanto il possesso della fossa delle Marianne e della tecnologia per utilizzare la sua conformazione geografica apre nuovi scenari di difesa, e quello <strong>economico</strong>, grazie alle enormi ricchezze che &#8211; si stima &#8211; sarebbero presenti nella regione. E benché Pechino non si sia ancora sbilanciata in termini di quantità e conformazione &#8211; forse anche per tenere lontano l&#8217;interesse internazionale &#8211; la sensazione è che la spedizione cinese sia un&#8217;esplorazione quasi a <strong>colpo sicuro</strong>, considerando l&#8217;enorme spesa pubblica che sta circondando il progetto. A ennesima conferma di come <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> sia abile nel giocare più battaglie su più fronti, con la debolezza dimostrata negli ultimi mesi a causa del coronavirus che ha distolto l&#8217;attenzione mondiale (ma non di tutti) dalle sue mosse nel Pacifico.</p>
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		<title>Russia e Laos rafforzano la propria collaborazione militare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-laos-rafforzano-la-propria-collaborazione-militare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 20:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carro armato]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin al Cremlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle giornate di lunedì 20 e di martedì 21 si sono tenute in Laos le manifestazioni per la celebrazione del 71esimo anniversario dalla nascita dell&#8217;Esercito popolare. Alla cerimonia centrale ha preso parte anche una consistente delegazione di Mosca, grazie agli stretti rapporti intrattenuti dai due Paesi e dovuti alla stretta collaborazione militare. Ai margini dell&#8217;evento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-laos-rafforzano-la-propria-collaborazione-militare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin al Cremlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Vladimir-Putin-al-Cremlino-La-Presse-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle giornate di lunedì 20 e di martedì 21 si sono tenute in Laos le manifestazioni per la celebrazione del 71esimo anniversario dalla nascita dell&#8217;Esercito popolare. Alla cerimonia centrale ha preso parte anche una consistente delegazione di Mosca, grazie agli stretti rapporti intrattenuti dai due Paesi e dovuti alla stretta collaborazione militare. Ai margini dell&#8217;evento <a href="https://it.sputniknews.com/mondo/202001218545480-la-russia-ha-consegnato-al-laos-una-fornitura-di-carri-armati-e-veicoli-blindati/">è stata consegnata al Paese dell&#8217;Indocina una fornitura di armamenti da parte della Russia</a>, consistenti in <strong>carri armati T-72</strong> e da mezzi di trasporto corazzati BRDM-2M. A seguito della consegna, Mosca e Vientiane hanno confermato la reciproca volontà di portare avanti la collaborazione in atto tra i due Paesi nella penisola dell&#8217;Indocina, al fine di garantirne la stabilità ed il proseguo della pace. La conferma delle volontà da parte laotiana è giunta per voce stessa del presidente del Paese, <strong>Bounnhang Vorachith</strong>.</p>
<h3>I rapporti tra Russia e Laos</h3>
<p><a href="https://thediplomat.com/2019/01/whats-in-the-new-russian-battle-tanks-deal-for-laos/">I rapporti in atto tra i due Paesi sono di assai lunga data</a>, nonostante le due posizioni si siano avvicinate soprattutto <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-si-espande-nel-sud-est-asiatico.html">negli ultimi due anni</a> tramite collaborazioni nella formazione militare e nella fornitura da parte della Russia di strumentazione militare. Lo scorso 9 gennaio, in procinto di ricevere la nuova partita di blindati di fabbricazione russa, il Laos aveva restituito a Mosca alcuni modelli di carro armato T-34, già utilizzati dalle forze sovietiche nella Seconda guerra mondiale e cui restituzione ha avuto un forte impatto positivo nell&#8217;opinione pubblica russa.</p>
<p>Oltre alla strumentazione consegnata nella giornata di martedì, nel corso del 2019 il Laos aveva già acquistato una partita di equipaggiamenti dalla Russia e soprattutto una serie di caccia da combattimento Yak 130, oltre al rinnovamento degli elicotteri d&#8217;assalto in dotazione all&#8217;esercito del Laos. La Russia si era inoltre impegnata nella ristrutturazione dell&#8217;aeroporto militare di Thongkhaihin, affinché fosse adattato al nuovo parco velivoli forniti a Vientiane.</p>
<p>In cambio, il Laos concederebbe alla Russia i diritti di sfruttamento dei <strong>giacimenti minerari</strong> del Paese, che già negli scorsi anni aveva attratto l&#8217;interesse degli investitori russi.</p>
<h3>Il patto di ferro</h3>
<p>La Repubblica Popolare Democratica del Laos, alla luce dei fatti, si può considerare uno dei più <strong>fedeli alleati</strong> della Russia, nonostante le dimensioni del Paese, la struttura del suo esercito e la sua influenza economica e militare non siano minimamente paragonabili a quelle di Mosca. La costanza con la quale sono avvenute esercitazioni militari congiunte e la fedeltà con la quale l&#8217;esercito laotiano si è affidato alle strumentazioni russe ha reso ancora più stretti i rapporti tra i due Paesi. In questo scenario, Vientiane si è dunque confermata una certezza nelle logiche espansive di Mosca, permettendo al tempo stesso un maggiore controllo sugli eventi che si sono negli anni verificati in <strong>Indocina</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, il Laos ha sempre potuto contare sul supporto logistico ed operativo della Russia: motivo questo alla base della stabilità di lunga data del Paese, da sempre lontano dalle ondate di instabilità che hanno colpito la regione. I rapporti di amicizia con la Cina e la Thailandia, infine, hanno svolto tutto il resto: in uno scenario in cui il Laos si può considerare forse l&#8217;unico esperimento riuscito della primavera comunista indocinese, nonostante non abbia risparmiato comunque dure sofferenze nella popolazione soprattutto nell&#8217;ultima fase del XX secolo.</p>
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		<title>Amazzonia, prostituzione e miniere illegali</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/amazzonia-prostituzione-e-miniere-illegali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 16:05:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima del moltiplicarsi delle attività minerarie illegali, la regione amazzonica di Madre de Dios custodiva uno dei maggiori gradi di biodiversità del Perù. Ma oggi quello che rimane in alcune zone sono solo crateri di terra ripieni di mercurio e cianuro. Dal 2008, l’impennata dei prezzi dell’oro ha attratto i minatori illegali alla ricerca del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/amazzonia-prostituzione-e-miniere-illegali.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Prima del moltiplicarsi delle attività minerarie illegali, la regione amazzonica di Madre de Dios custodiva uno dei maggiori gradi di biodiversità del Perù. Ma oggi quello che rimane in alcune zone sono solo crateri di terra ripieni di mercurio e cianuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 2008, l’impennata dei prezzi dell’oro ha attratto i minatori illegali alla ricerca del prezioso metallo. I minatori illegali hanno portato i bar. E i bar hanno dato la spinta a una fiorente industria della prostituzione e della tratta. </span><span style="font-weight: 400;">“Ci sono pochi altri lavori per una donna qui a Puerto Maldonado (la capitale del distretto di Madre de Dios ndr) che non siano lavorare nei bar. È triste vederle che aspettano fuori dai locali, ma hanno bisogno di soldi,” </span><a href="http://news.trust.org/item/20200116052756-sqj25/"><span style="font-weight: 400;">ha raccontato</span></a><span style="font-weight: 400;"> Claudia, 19 anni, alla giornalista </span><a href="https://twitter.com/anastasiabogota"><span style="font-weight: 400;">Anastasia Moloney</span></a><span style="font-weight: 400;"> della </span><i><span style="font-weight: 400;">Thomson Reuters Foundation</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Claudia aveva solo 14 anni quando i trafficanti l’hanno portata qui, obbligandola a lavorare in uno delle dozzine di postriboli che sorgevano ai lati della miniere e lungo le strade principali.</span></p>
<h2>Il business delle miniere illegali</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il quotidiano </span><a href="https://larepublica.pe/sociedad/2019/12/26/mineria-ilegal-madre-de-dios-la-pampa-una-lucha-contra-actividad-que-tiene-ya-10-meses-selva/"><i><span style="font-weight: 400;">La República</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, il 70% delle attività minerarie presenti in zona fino a febbraio scorso era illegale. Si stima che, nelle zone di Madre de Dios, Cusco e Puno, le attività estrattive abbiano fatto tabula rasa di 18mila ettari di foresta. </span><span style="font-weight: 400;">Un business particolarmente remunerativo, se si pensa che nel 2015 il portale di giornalismo investigativo </span><i><span style="font-weight: 400;">Ojo-Publico</span></i> <a href="https://ojo-publico.com/1253/Metalor-cesa-operaciones-con-mineria-artesanal-en-Latinoamerica-tras-revelarse-investigacion-por-lavado"><span style="font-weight: 400;">identificò la svizzera M</span><span style="font-weight: 400;">etalor Technologies</span></a><span style="font-weight: 400;">, una delle maggiori raffinerie al mondo, come un cliente delle compagnie della zona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Metalor ha </span><a href="http://www.metalor.com/es/node_59/News/Metalor-to-stop-all-artisanal-mining-and-mine-collector-s-business-artisanales"><span style="font-weight: 400;">successivamente chiuso</span></a><span style="font-weight: 400;"> i contratti di provvigione con i minatori artigianali dell’America Latina proprio a causa delle “complessità della catena della somministrazione”. </span><span style="font-weight: 400;">Per dare un taglio netto a queste attività illegali, lo scorso febbraio il governo di Martin Vizcarra </span><a href="https://www.reuters.com/article/us-peru-illegal-mining-idUSKCN1Q82U6"><span style="font-weight: 400;">ha dato il via</span></a><span style="font-weight: 400;"> all’“Operazione Mercurio”. 1.200 poliziotti e 300 soldati sono stati distaccati nella baraccopoli di La Pampa, punto di ingresso per la zona delle miniere illegali, con l’obiettivo di espellere i cercatori d’oro. </span><span style="font-weight: 400;">Secondo il Ministero della Difesa, dall’inizio dell’intervento a ottobre 2019 sono stati distrutti 323 accampamenti e sequestrati 1806 motori e 91 veicoli di dimensioni maggiori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“I minatori di La Pampa che vogliono inserirsi nell&#8217;economia legale si potranno muovere in un &#8216;corridoio minerario&#8217; più a ovest” &#8211; aveva dichiarato il ministro per l’Ambiente Fabiola Muñoz </span><span style="font-weight: 400;">al </span><a href="https://www.theguardian.com/cities/2019/mar/25/la-pampa-the-illegal-mining-city-peru-wants-wiped-out"><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> durante una visita al villaggio &#8211; “Ma solo a tre condizioni: niente mercurio, niente lavoro minorile e niente tratta&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le operazioni di polizia hanno recuperato 69 donne e 51 minorenni che lavoravano nei bar e nei bordelli. Si sperava che il connubio di miniere illegali e tratta illegale subisse così un colpo mortale. Ma, nonostante gli indiscutibili successi, le cose sono andate diversamente. </span><span style="font-weight: 400;">I residenti locali hanno denunciato </span><span style="font-weight: 400;">che le operazioni illegali si sono semplicemente spostate più in profondità nella foresta, seguite dalle prostitute e dai bar. </span><span style="font-weight: 400;">Il quotidiano </span><a href="https://elcomercio.pe/peru/loreto/loreto-destruyen-dragas-en-rios-nanay-y-napo-noticia/"><i><span style="font-weight: 400;">El Comercio</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> riporta infatti che quattro draghe usate per l’estrazione di oro sono stati ritrovate nei fiumi del dipartimento di Loreto, nel nord del paese, a conferma di una espansione dei minatori in zone ancora intoccate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“È come l’effetto che fa un palloncino gonfiabile,” ha dichiarato il governatore regionale Luis Hidalgo a </span><i><span style="font-weight: 400;">TRF</span></i><span style="font-weight: 400;">, riferendosi al fatto che se si esercita pressione in un punto di un pallone, questo semplicemente si gonfia da un’altra parte.</span></p>
<h3>Giovani, povere e indigene</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le vittime di tratta provengono spesso da comunità contadine indigene dell’altipiano andino, a centinaia di chilometri da queste terre. Povere e con poca educazione, costituiscono una facile preda per i trafficanti. </span><span style="font-weight: 400;">“Le donne e le ragazze sono reclutate con false promesse di lavoro e poi obbligate a fare sesso con i minatori. Più sono giovani, più soldi vengono chiesti ai loro clienti,” ha spiegato a Moloney Mercedes Arce, coordinatore dell’organizzazione contro la tratta CHS Alternativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza altre opportunità, le donne recuperate si trovano a vivere in condizioni di povertà estrema, e spesso sono loro stesse a ritornare a vendersi nei bar. </span><span style="font-weight: 400;">La prostituzione tra donne maggiorenni è infatti legale in Perù, e può portare a guadagni medi di 600 dollari al mese &#8211; più del doppio del salario minimo. </span><span style="font-weight: 400;">Così, a un’ora di auto da Puerto Maldonado, nel distretto di Laberinto, è già sorto un nuovo agglomerato di locali. </span><span style="font-weight: 400;">Secondo il ministero della Donna, poche delle 120 vittime incontrate durante i raid dell’anno scorso hanno trovato un nuovo impiego, e diverse delle ragazze vivono ancora in rifugi pubblici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia Rojas, coordinatore regionale del ministero a Puerto Maldonado, ha raccontato a </span><i><span style="font-weight: 400;">Trf</span></i><span style="font-weight: 400;"> che molte di loro non vogliono né tornare nelle loro case, né testimoniare contro i trafficanti. </span><span style="font-weight: 400;">“Queste donne hanno sofferto un sacco di violenza…ma non si percepiscono come vittime,” ha dichiarato a Moloney. </span><span style="font-weight: 400;">Anche per questo, i provvedimenti giudiziari a Madre de Dios sono stati finora difficili: dal 2017 solo 22 persone sono state condannate per tratta, nella maggior parte dei casi per sfruttamento sessuale di bambini. </span><span style="font-weight: 400;">Claudia è una delle poche che ha cooperato con le autorità, mandando i suoi trafficanti in prigione per sfruttamento sessuale. Ma lei stessa prova sentimenti controversi per le sue azioni: </span><span style="font-weight: 400;">“Mi spiace per loro. Si sono presi un periodo lungo, uno starà vent’anni in prigione,” ha dichiarato Claudia a Moloney. </span><span style="font-weight: 400;">Finché non verranno garantite a queste donne prospettive migliori, sarà difficile che non ritornino sui propri passi,</span></p>
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		<title>Il piano della Russia per dominare il mercato del platino</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-piano-della-russia-per-dominare-il-mercato-del-platino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 07:07:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Autosufficienza produttiva nel settore agroindustriale, dominanza energetico-mineraria ed eurasiatismo, queste sono le tre parole-chiave che stanno guidando l&#8217;agenda estera del Cremlino dal 2014, l&#8217;anno che ha segnato l&#8217;inizio di una nuova guerra fredda fra Russia e Occidente con il trauma di Euromaidan. La Russia ha tentato di aggirare la pressione del regime sanzionatorio posto in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-della-russia-per-dominare-il-mercato-del-platino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_2614570-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Autosufficienza produttiva nel settore agroindustriale, dominanza energetico-mineraria ed <strong>eurasiatismo</strong>, queste sono le tre parole-chiave che stanno guidando l&#8217;agenda estera del Cremlino dal 2014, l&#8217;anno che ha segnato l&#8217;inizio di una nuova guerra fredda fra Russia e Occidente con il trauma di Euromaidan.</p>
<p>La Russia ha tentato di aggirare la pressione del regime sanzionatorio posto in essere da Unione Europea, Stati Uniti, Giappone, ed altri paesi occidentali, rivolgendosi inizialmente alla <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-cina-unite-nella-corsa-ad-un-nuovo-ordine-mondiale.html">Cina</a>, ma estendendo presto il proprio raggio d&#8217;interesse in ogni mercato emergente di rilevanza globale, dall&#8217;<a href="https://www.insideover.com/politics/the-bear-the-dragon-and-the-elephant-putins-vision-for-eurasia.html">India</a> al <a href="https://www.insideover.com/politics/education-and-culture-russias-tools-to-enter-africa-again.html">continente africano</a>. Sullo sfondo del rinnovato protagonismo internazionale, la Russia ha accelerato i piani per il raggiungimento dell&#8217;autosufficienza nei settori strategici, come l&#8217;industria alimentare, e per lo sfruttamento<strong> intensivo ma intelligente</strong> degli immensi bacini di risorse naturali contenuti fra <a href="https://it.insideover.com/politica/corsa-allartico-russia-e-cina-unite-contro-gli-stati-uniti.html">Siberia, Estremo oriente e Artico</a>.</p>
<p>Il focus principale è stato dato allo sviluppo delle capacità di estrazione e distribuzione del <a href="https://it.insideover.com/economia/il-futuro-del-gas-russo-e-in-asia.html">gas naturale liquefatto</a>, ma l&#8217;obiettivo di lungo termine resta saldamente la diversificazione dell&#8217;economia, ossia la sua <strong>de-idrocarburizzazione.</strong> In questo contesto, un ruolo fondamentale è destinato ad essere giocato da <strong>terre rare</strong> e metalli preziosi, come il <strong>platino</strong>.</p>
<h2>Il piano</h2>
<p>Il Sud Africa è il <strong>primo</strong> produttore ed esportatore mondiale di platino dagli anni &#8217;70: soddisfa annualmente<a href="https://www.worldatlas.com/articles/the-top-platinum-producing-countries-in-the-world.html"> quasi il 70%</a> della domanda del pianeta, vantando un&#8217;industria altamente specializzata e di lunga data e un sottosuolo costellato da metalli preziosi. La Russia occupa saldamente il <strong>secondo</strong> posto e, a partire dagli anni 2010, la capacità estrattiva è stata notevolmente incrementata con l&#8217;obiettivo di raggiungere il concorrente africano.</p>
<p>Ciononostante, i due paesi restano divisi da un<a href="https://www.usgs.gov/centers/nmic/platinum-group-metals-statistics-and-information"> divario profondissimo</a>: nel 2014 il Sud Africa aveva esportato 110 tonnellate, la Russia soltanto 25 tonnellate. Lo scioglimento dei ghiacciai, però, potrebbe rivoluzionare la situazione in favore di Mosca, rendendo lo sfruttamento del sottosuolo meno costoso e portando alla luce giacimenti fino a ieri nascosti.</p>
<p>Recentemente la Russian Platinum e la Nornickel hanno raggiunto <a href="https://www.themoscowtimes.com/2019/11/20/russia-worlds-top-palladium-producer-15bln-arctic-investment-a68252">un accordo</a> per lo sviluppo di due siti estrattivi nella penisola del Tajmyr, nell&#8217;Estremo nord del paese, che si è stimato potrebbero avere una capacità annuale di <strong>120 tonnellate</strong>. Le due compagnie stanno investendo circa 15 miliardi di dollari nel progetto e hanno formato un&#8217;associazione temporanea, ribattezzata<strong> Arctic Palladium</strong>, affinché venga realizzato entro la prima metà degli anni 2020. Nei due siti non si trovano soltanto i metalli del gruppo del platino, ma anche rame e nichel; e l&#8217;insieme delle tre risorse potrebbe garantire almeno<strong> 55 anni</strong> di vita, e profitti, alle miniere del Tajmyr.</p>
<p>Il metallo estratto verrà poi caricato su navi cargo che raggiungeranno le destinazioni di riferimento attraversando la <strong>rotta del mare del Nord</strong>. In tale modo, il governo russo incrementerà il traffico marittimo e la popolarità della rotta, aumentando significativamente la sua importanza per gli equilibri geopolitici mondiali, attaccando frontalmente<a href="https://it.insideover.com/politica/gli-occhi-degli-stati-uniti-sulla-rotta-del-mare-del-nord.html"> le ambizioni egemoniche</a> che gli Stati Uniti hanno recentemente palesato nei suoi confronti.</p>
<p>Sullo sfondo degli investimenti per aumentare la produzione nazionale a livelli critici, la Russia sta anche aumentando la propria presenza in Sud Africa, <a style="background-color: #ffffff;" href="https://www.nasdaq.com/articles/russia-zimbabwe-great-dyke-investments-needs-%24500-mln-for-phase-1-of-platinum-mine-2019-10">Zimbabwe</a> ed altri paesi africani con giacimenti considerevoli di questi metalli. L&#8217;obiettivo è di ritagliare piccole aree d&#8217;influenza nelle loro industrie minerarie, costruendo una vera e propria egemonia nel mercato del platino basata sulla combinazione di elevata produzione domestica e asset esteri.</p>
<h2>L&#8217;importanza del platino e dei suoi fratelli</h2>
<p>L&#8217;Arctic Palladium potrebbe garantire alla Russia il primato nel mercato del platino, consolidando la centralità del paese nella scrittura del destino del pianeta. Infatti, la richiesta del platino è significativamente aumentata negli ultimi vent&#8217;anni ed il suo valore di mercato <strong>ha superato quello dell&#8217;oro</strong>: è una tendenza che non conosce freno e sarà fortificata dalle rivoluzioni tecnologiche attuali e del futuro.</p>
<p>I metalli del gruppo del platino (rutenio, rodio, palladio, osmio, iridio, platino) si caratterizzano per la loro rarità in natura e le proprietà chimiche e capacità catalitiche che li rendono estremamente utili nell&#8217;industria meccanica ed elettronica. Il palladio, ad esempio, è <strong>essenziale</strong> nell&#8217;automobilistica per la costruzione di <a href="https://www.gqitalia.it/gq-inc/economia/2017/10/17/ne-oro-ne-platino-il-palladio-e-il-metallo-piu-prezioso-del-mondo?refresh_ce=">marmitte catalitiche e batterie,</a> mentre il platino è usato per lo sviluppo della vetroresina, di tubi a raggi catodici, di cavi hdmi, e nella telefonia per la realizzazione di schermi a cristalli liquidi.</p>
<p>Il futuro dell&#8217;elettronica, della meccanica e dell&#8217;automobilistica passa dal controllo dei giacimenti mondiali dei metalli del gruppo del platino e la Russia ha tutte le potenzialità e le possibilità per raggiungere una posizione di dominanza ineguagliabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-della-russia-per-dominare-il-mercato-del-platino.html">Il piano della Russia per dominare il mercato del platino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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