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	<title>indonesia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 May 2026 12:29:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>indonesia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La strana Aeronautica militare dell&#8217;Indonesia, che usa aerei di 8 Paesi diversi. Ecco perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La flotta aerea dell'Aeronautica militare dell'Indonesia è stranamente e straordinariamente eterogenea, compaiono infatti nelle sue fila piattaforme reperite da ben sette nazioni diverse, in barba alle criticità riscontrate nello schierare "sistemi d'arma" potenzialmente "avversari"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-strana-aeronautica-militare-dellindonesia-che-usa-aerei-di-8-paesi-diversi-ecco-perche.html">La strana Aeronautica militare dell&#8217;Indonesia, che usa aerei di 8 Paesi diversi. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Marsekal_TNI_Fadjar_Prasetyo_S.E._M.P.P._CSFA._dengan_Crew_Dinamic_Show_Team-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La flotta aerea dell&#8217;<strong>Aeronautica militare indonesiana</strong>, la Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara (TNI-AU), è tanto eterogenea quanto singolare. Nelle sue fila compaiono infatti piattaforme provenienti da ben sette nazioni differenti, in apparente contrasto con le criticità emerse negli ultimi anni riguardo allo schieramento simultaneo di sistemi d’arma potenzialmente “<em>avversari</em>” all’interno della stessa forza armata. Una <strong>peculiarità </strong>che, se da un lato garantisce un’ampia flessibilità operativa nella difesa delle oltre 17.000 isole dell&#8217;arcipelago, dall’altro può rivelare capacità e vulnerabilità di velivoli destinati teoricamente a confrontarsi anche in <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-azioni-di-guerra-con-i-caccia-degli-altri-dallucraina-alla-cambogia-quali-sono-i-jet-coinvolti.html">scenari paralleli</a> o <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/vittoria-cina-nei-cieli-indiani-ora-pu-diventare-caso-2478288.html">contrapposti.</a></p>



<p>L’Indonesia opera infatti una delle <strong>flotte da combattimento più diversificate dell’intera regione indo-pacifica</strong>, composta da velivoli acquisiti da <strong>Francia, Stati Uniti, Federazione Russa, Corea del Sud, Turchia, Brasile, Italia e Regno Unito</strong>. Una diversità costruita attraverso decenni di decisioni d’acquisto influenzate dalla politica, dai limiti di bilancio, dalla necessità di mantenere rapporti diplomatici equilibrati e, soprattutto, da esigenze operative spesso urgenti. Jakarta ha così privilegiato, di volta in volta, il fornitore ritenuto più conveniente sul piano economico, tecnologico o geopolitico, evitando di legarsi completamente a un unico partner strategico. Osservata da una prospettiva ottimistica, la flotta mista indonesiana offre una <strong>notevole flessibilità</strong>. Diversi tipi di velivolo svolgono infatti ruoli differenti, consentendo alla TNI-AU di adattarsi a un ampio spettro di missioni. Tuttavia, questa stessa peculiarità comporta anche limiti operativi rilevanti, soprattutto sul piano dell’interoperabilità, dello scambio dati e della standardizzazione logistica.</p>



<p>Nell’Aeronautica militare indonesiana operano i <strong>caccia multiruolo Rafale B</strong> prodotti dalla francese Dassault Aviation e gli <strong>F-16 Fighting Falcon</strong> nelle versioni A, B, C e D forniti e aggiornati dalla statunitense Lockheed Martin, che volano accanto ai <strong>Sukhoi Su-27 e Su-30 di produzione russa</strong>, impiegati soprattutto in missioni di superiorità aerea e intercettazione a lungo raggio. A questi velivoli Jakarta si prepara inoltre ad affiancare il <strong>KF-21 Boramae</strong>, il caccia multiruolo di generazione 4.5 sviluppato insieme alla Corea del Sud, e il <strong>TAI TF-X Kaan</strong>, il nuovo caccia di quinta generazione progettato dall’industria turca con il supporto della britannica BAE Systems, già partner dell’Indonesia attraverso la fornitura degli Hawk destinati all’attacco leggero e all’addestramento avanzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una missione su 17 mila isole</h2>



<p>A completare questo mosaico aeronautico figurano inoltre i <strong>T-50i Golden Eagle sudcoreani</strong>, i <strong>Super Tucano brasiliani</strong> di Embraer e gli <strong>M-346 italiani</strong> prodotti da Leonardo, utilizzati principalmente nei ruoli di addestramento avanzato, supporto ravvicinato e attacco leggero. Una struttura che permette all’Aeronautica indonesiana di coprire una vasta gamma di missioni distribuite su un arcipelago enorme, composto da oltre 17.000 isole e caratterizzato da immense distanze operative.</p>



<p>Tuttavia, <strong>proprio questa varietà rappresenta anche il principale punto debole dell’intero sistema.</strong> Ogni piattaforma richiede infatti catene logistiche dedicate, differenti componenti di ricambio, personale tecnico specializzato e programmi addestrativi specifici. I costi di manutenzione aumentano inevitabilmente man mano che le linee di supporto si moltiplicano tra fornitori, standard tecnici e dottrine operative differenti. Anche l’addestramento dei piloti e degli equipaggi diventa più complesso, poiché ciascun velivolo impiega avionica, software, armamenti e procedure spesso incompatibili tra loro.</p>



<p>Il vero nodo, però, riguarda l’interoperabilità in un eventuale scenario ad alta intensità. Integrare piattaforme occidentali, russe e asiatiche non significa semplicemente farle volare insieme, ma armonizzare sistemi di comunicazione, collegamenti dati, <strong>identificazione amico-nemico e capacità di guerra elettronica</strong>. Ed è proprio su questo fronte che emergono le maggiori criticità, già osservate in altri teatri dove velivoli e sistemi provenienti da blocchi industriali differenti si sono trovati a operare fianco a fianco. In questo senso, l’Aeronautica indonesiana sembra incarnare perfettamente il volto della nuova era multipolare: una forza aerea costruita assemblando tecnologie, dottrine e piattaforme provenienti da mondi strategici differenti. <strong>Una scelta che garantisce autonomia diplomatica e libertà d’azione, </strong>ma che rischia di trasformarsi, nel lungo periodo o in caso di conflitto reale, in un sistema estremamente difficile da sostenere sotto il profilo operativo e logistico. <br></p>
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		<item>
		<title>Si riaccende il conflitto con i ribelli di Papua in Indonesia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/indonesia-si-riaccende-il-conflitto-con-i-ribelli-di-papua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 07:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="747" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel-768x560.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Continua a fare vittime la violenza riesplosa all&#8217;inizio di dicembre nella provincia indonesiana di Papua. Le ultime, un morto e diversi feriti, sono avvenute l&#8217;8 gennaio scorso durante scontri che sono scoppiati tra manifestanti locali e polizia governativa. L’isola della Nuova Guinea è divisa politicamente tra lo stato indipendente di Papua Nuova Guinea, che è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/indonesia-si-riaccende-il-conflitto-con-i-ribelli-di-papua.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/indonesia-si-riaccende-il-conflitto-con-i-ribelli-di-papua.html">Si riaccende il conflitto con i ribelli di Papua in Indonesia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="747" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/INDONESIA-rebel-768x560.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Continua a fare vittime la violenza riesplosa all&#8217;inizio di dicembre nella provincia indonesiana di <strong>Papua</strong>. Le ultime, un morto e diversi feriti, sono avvenute l&#8217;8 gennaio scorso durante scontri che sono scoppiati tra manifestanti locali e polizia governativa.</p>
<p>L’isola della Nuova Guinea è divisa politicamente tra lo stato indipendente di <strong>Papua Nuova Guinea</strong>, che è attribuito all’Oceania e la <strong>Nuova Guinea Occidentale</strong> asiatica, amministrata dall’Indonesia, che a sua volta si divide nella provincia di Papua e nella provincia autonoma di Papua Occidentale (Irian Jaya Barat). L’annessione della Guinea Occidentale all’Indonesia è avvenuta nel 1969 con un controverso referendum. Da allora è in corso un&#8217;insurrezione per l&#8217;indipendenza portata avanti, principalmente, dal gruppo armato <strong>Free Papua Movement</strong> (Opm).</p>
<p>Migliaia le persone rimaste uccise</p>
<p>Dal 1977 le truppe speciali dell’esercito di <strong>Giacarta</strong> hanno ucciso migliaia di ribelli dell&#8217;Opm. E le misure repressive contro la popolazione indigena, in particolar modo contro gli<strong> Amungme</strong> – abitanti degli altipiani centro-meridionali dell’isola dove sono concentrate gran parte delle le risorse naturali – sono state molto dure. Secondo alcune stime, fino ad oggi, sarebbero state uccise più di 100 mila persone, l&#8217;equivalente del dieci per cento dell&#8217;intera popolazione etnica.</p>
<p>Una zona ricca di risorse naturali</p>
<p>Al centro del conflitto, come sempre, ci sono grandi interessi economici. Papua è ricca di risorse: la Grasberg Mine è la prima miniera al mondo per le riserve d’oro e la terza per il rame, con un profitto stimabile in ben quattro miliardi di dollari l’anno. La proprietaria è la compagnia Freeport-McMoRan, un gigante minerario made in Usa. Ma non solo. Quasi tutte le risorse sono in mano a imprenditori indonesiani che poi appaltano gli impianti di estrazione alle multinazionali del settore. E gli enormi progetti di sviluppo annunciati dal governo, spesso con l&#8217;intento di togliere terreno alla guerriglia, incrementano le conflittualità nella regione. Non a caso le tribù locali ed i loro leader hanno più volte presentato denunce contro Giacarta per l&#8217;eccessivo sfruttamento dei lori territori. </p>
<p></p>
<p>Oltre alle risorse, che fanno gola al governo e alle grandi società, c&#8217;è anche una differenza etnica, culturale e religiosa ad acuire il conflitto. Al contrario dell&#8217;Indonesia, infatti, quasi completamente musulmana, la maggioranza della popolazione di queste zone è di fede cristiana.</p>
<p>&#8220;Vogliamo l&#8217;indipendenza non lo sviluppo&#8221;</p>
<p>L&#8217;ultimo grande attacco risale all&#8217;inizio di dicembre, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2018/12/04/indonesia-31-uomini-uccisi-un-gruppo-separatista/#" target="_blank">quando 31 persone sono rimaste uccise</a> sotto il fuoco dei ribelli. I militanti dell&#8217;Opm hanno assaltato i cantieri della grande strada trans-papuana che dovrebbe collegare la città di Sorong a ovest, con Merauke a est, correndo per più di 4mila chilometri e collegando le due province. Si tratta del più sanguinoso episodio di violenza avvenuto da decenni.</p>
<p></p>
<p>Il presidente indonesiano Joko Widodo, condannando le &#8220;barbariche uccisioni&#8221; e istituendo una task-force di oltre 150 uomini, ha chiesto alle forze di sicurezza di arrestare immediatamente i responsabili. “I progetti della strada sono attuati dai militari governativi e quello che è successo è un rischio che dovevano calcolare”, ha dichiarato ai giornali locali Sebby Sambom, leader della guerriglia indipendentista. “Ciò di cui abbiamo bisogno – ha poi aggiunto – non è lo sviluppo, ma l&#8217;indipendenza”.</p>
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			</item>
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		<title>Giacarta, la nuova Atlantide  che si inabissa nell&#8217;Oceano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/giacarta-la-nuova-atlantide-si-inabissa-nelloceano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2018 06:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Giacarta]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Giacarta sta affondando.  La megalopoli con oltre 9 milioni di abitanti, capitale dell&#8217;Indonesia, nel giro di pochi decenni rischia di veder sprofondare nel mare tutti i quartieri della zona settentrionale con conseguenze devastanti. Il problema dello smottamento sta investendo numerose città costiere del pianeta, ma Giacarta su tutte sta letteralmente precipitando verso il mare abbassandosi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/giacarta-la-nuova-atlantide-si-inabissa-nelloceano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/giacarta-la-nuova-atlantide-si-inabissa-nelloceano.html">Giacarta, la nuova Atlantide  che si inabissa nell&#8217;Oceano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5479653-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Giacarta</strong> sta affondando.  La megalopoli con oltre 9 milioni di abitanti, capitale dell&#8217;Indonesia, nel giro di pochi decenni rischia di veder sprofondare nel mare tutti i quartieri della zona settentrionale con conseguenze devastanti.</p>
<p>Il problema dello smottamento sta investendo numerose città costiere del pianeta, ma Giacarta su tutte sta letteralmente precipitando verso il mare <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.co.uk/news/world-asia-44636934">abbassandosi 15 cm ogni anno</a> (25 centimetri in alcune zone). Negli ultimi dieci anni i quartieri a nord della città sono sprofondati di due metri e mezzo: una velocità spaventosa (il doppio della media mondiale) che sta allarmando gli esperti. Le autorità si sono già attivate per far fronte a questo problema, ma per Giacarta il tempo potrebbe essere troppo poco. Secondo le ultime stime, se non dovessero essere presi provvedimenti urgenti, entro il 2050 l’intera zona-nord sparirà per sempre.  </p>
<p></p>
<p>La causa principale è quella dell’innalzamento del livello dei mari dovuto al surriscaldamento e al conseguente scioglimento dei ghiacci. Ma questo vale per qualunque altra città portuale, perché allora soltanto Giacarta scende verso il mare con questa velocità?</p>
<p>Ben <strong>13 fiumi</strong> scorrono nell&#8217;isola di Java per sfociare proprio a nord della capitale. Nessuno di questi corsi d’acqua però è realmente in grado di fornire acqua alla popolazione a causa del forte inquinamento. I javanesi preferiscono dunque servirsi di pompe in grado di estrarre l’acqua dal suolo. Chiunque possa permetterselo ha nella propria abitazione un pozzo che penetra in profondità per ricavarne acqua da utilizzare per i propri bisogni quotidiani. Continuando indiscriminatamente ad estrarre acqua il sottosuolo si prosciuga provocando crolli e smottamenti continui. Solo recentemente il governo locale ha ammesso di avere un problema con l&#8217;estrazione illegale di acque sotterranee. A maggio, l&#8217;autorità della città di Jakarta ha ispezionato 80 edifici nel centro di Jakarta Jalan Thamrin, una strada fiancheggiata da grattacieli, centri commerciali e alberghi scoprendo che 56 edifici avevano la loro propria pompa di acqua di falda e che ben 33 di essi estraevano acqua illegalmente. Il governatore di Giacarta Anies Baswedan ha detto che entro la fine dell’anno tutti dovrebbero avere una licenza, che consentirà alle autorità di misurare la quantità di acque sotterranee che viene estratta.</p>
<p></p>
<p>La priorità del governo dovrebbe dunque essere quella di fermare questa trivellazione e bonificare le acque dei fiumi. Fino ad ora però poco è stato fatto, le autorità si sono infatti concentrate più sulla messa in sicurezza dalle inondazioni che flagellano ogni anno la costa settentrionale dell’isola. Argini e dighe improvvisate continuano a comparire davanti alle case e agli edifici commerciali ormai mezzi inabissati. Nel 2014 un’equipe di aziende olandesi e sudcoreane si erano adoperate per progettare un’immensa diga che avrebbe risolto il problema delle inondazioni provenienti dal mare.</p>
<p>Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2018/08/14/esteri/giacarta-affonda-nelloceano-entro-anni-sar-sommersa-mp9isCR0LG9FmvCQoFL8gO/pagina.html">Great Garuda</a>, un’installazione impressionante lunga 32 km costruita lungo la baia di Giacarta insieme a 17 isole artificiali che dovrebbe contribuire a salvare parte della città e che verrà a costare circa 40 miliardi di dollari. Visto dall’altro, il progetto della diga (su cui verranno costruiti nuovi quartieri residenziali) appare con le fattezze di un aquila con le ali spiegate. Da qui il nome di Garuda, la mitologica creatura alata, capostipite di tutti gli uccelli, cavalcatura del dio hindu Vishnu.</p>
<p></p>
<p>Dopo un primo entusiastico supporto al progetto, il governo indonesiano ha <a href="http://annx.asianews.network/content/jakarta-cancels-great-garuda-seawall-62888">cambiato drasticamente idea</a>. Le aziende olandesi infatti si sono tirate indietro avvertendo le autorità di Giacarta delle tamte falle che il progetto avrebbe comportato. Il governo indonesiano non punta più ora su una grande diga, ma propende per un “supporto minimalista alla città per proteggerla dalle inondazioni”. Una decisione che non riduce affatto la portata del problema che, come già detto, andrebbe risolto investendo molto più di 40 miliardi in una celere pulizia delle acque dei fiumi.</p>
<p>Per farlo però, le autorità indonesiane dovrebbero mettere in atto un gigantesco piano urbanistico ed ecologico. Il problema delle inondazioni, presente anche in passato, era all’epoca mitigato dalle foreste di mangrovie che prima dell’era moderna costellavano la regione e aiutavano l’acqua dei fiumi a defluire verso il mare. Oggi il 97% della città di Giacarta è ricoperto da colate di cemento, palazzi e grattaceli; e i fiumi che prima scorrevano in modo naturale ora sono stati deviati trasformandosi rapidamente in immense fogne nauseabonde.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/giacarta-la-nuova-atlantide-si-inabissa-nelloceano.html">Giacarta, la nuova Atlantide  che si inabissa nell&#8217;Oceano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La nuova base navale dell&#8217;India  mette la Cina con le spalle al muro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lindia-avra-una-base-navale-nello-stretto-della-malacca-scacco-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jul 2018 07:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 11 luglio l&#8217;India ha inviato il pattugliatore d&#8217;altura &#8220;Sumitra&#8221; a Sabang, località dell&#8217;Indonesia sita in posizione strategica all&#8217;imboccatura dello Stretto della Malacca. Per la prima volta nella storia una nave militare indiana ha approdato nel porto indonesiano nel quadro di accordi bilaterali che prevedono la presenza stabile di unità indiane in quel importante braccio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-avra-una-base-navale-nello-stretto-della-malacca-scacco-alla-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_2857092-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo scorso 11 luglio l&#8217;<strong>India</strong> ha inviato il pattugliatore d&#8217;altura &#8220;Sumitra&#8221; a Sabang, località dell&#8217;<strong>Indonesia</strong> sita in posizione strategica all&#8217;imboccatura dello <strong>Stretto della Malacca</strong>. Per la prima volta nella storia una nave militare indiana ha approdato nel porto indonesiano nel quadro di accordi bilaterali che prevedono la presenza stabile di unità indiane in quel importante braccio di mare.</p>
<p>Lo scorso 30 maggio, infatti, Nuova Delhi e Giacarta hanno annunciato al mondo la <strong>collaborazione per la costruzione di infrastrutture portuali a Sabang</strong> e nei suoi dintorni. Il Primo Ministro Modi ed il Presidente Joko Widodo hanno ratificato ufficialmente l&#8217;accordo a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni del Ministro indonesiano per gli affari marittimi &#8211; Luhut Pandjaitan &#8211; che sottolineava come la profondità del porto di Sabang fosse idonea ad accettare vascelli civili e militari &#8220;compresi i sottomarini&#8221;. </p>
<p>La presenza dell&#8217;India nella regione</p>
<p> L&#8217;India sta costruendo altri <strong>insediamenti militari nelle isole Andamane e Nicobare</strong> per avere una presenza stabile che controlli l&#8217;Oceano Indiano orientale con particolare attenzione verso lo Stretto della Malacca, il <em>choke point</em> principale da cui passano le rotte commerciali &#8211; e militari &#8211; che collegano il <strong>Mar Cinese Meridionale all&#8217;Oceano Indiano</strong>. </p>
<p> Il quartier generale del Comando per le Andamane e Nicobare &#8211; Port Blair &#8211; si trova però a cinquecento miglia nautiche (più di 900 km) dall&#8217;ingresso dello Stretto dove sono localizzate Sabang e Banda Aceh. Per esercitare l&#8217;attività di pattugliamento e controllo dello Stretto la Marina Indiana <strong>deve mantenere costantemente almeno un&#8217;unità navale in mare</strong> lungo quelle acque pertanto la possibilità di avere accesso al porto di Sabang rappresenta per l&#8217;India un notevole balzo in avanti che le permetterà di accorciare la distanza percorsa dal suo naviglio militare. </p>
<p>Facendo un parallelismo un po&#8217; azzardato ma che rende bene l&#8217;idea, <strong>con Sabang l&#8217;India avrà la propria &#8220;Gibilterra&#8221; sullo stretto della Malacca</strong> e potrà controllare in modo molto più efficace &#8211; e meno dispendioso &#8211; il traffico navale che lo attraversa. </p>
<p>Alleanze in funzione anti cinese             </p>
<p style="font-weight: 400">L&#8217;<strong>Indonesia condivide i timori dell&#8217;India in merito alla crescente aggressività della Cina</strong>, che più volte ha dimostrato di non cedere alle pressioni diplomatiche internazionali sulla questione del Mar Cinese Meridionale. Pertanto durante la visita del Presidente Modi del mese scorso, tra i due Paesi è stato siglato un accordo di cooperazione nel campo della Difesa. Questo nuovo trattato va ad integrare l&#8217;intensa attività di colloqui bilaterali nel campo della sicurezza tra Nuova Delhi e Giacarta: questi consistono sia in summit biennali tra i ministri della Difesa dei rispettivi Paesi sia dall&#8217;attività del &#8220;Joint Defence Cooperation Committee&#8221; che si riunirà per la sesta volta il prossimo agosto. </p>
<p style="font-weight: 400">L&#8217;intesa nel campo della sicurezza tra India e Indonesia non si limita solamente alla diplomazia. Le rispettive Forze Armate si addestrano periodicamente nell&#8217;esercitazione <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.mea.gov.in/Portal/CountryNews/9088_6TH_GARUDA_SHAKTI_EXERCISE_HELD_IN_BANDUNG_BETWEEN_SPECIAL_FORCES_OF_INDIA_AND_INDONESIA_.pdf" target="_blank">Garuda Shakti</a> &#8211; quest&#8217;anno giunta alla sua sesta edizione &#8211; che prevede la cooperazione finalizzata ad attività di contro-insurrezione e per implementare le capacità di coordinamento interforze tra India ed Indonesia anche nel quadro di operazioni sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu.            </p>
<p style="font-weight: 400"> Per quanto riguarda l&#8217;attività di pattugliamento marittimo la cooperazione tra i due Paesi si traduce in <strong>missioni congiunte</strong> come quelle recente tenutasi tra il 24 maggio ed il 9 giungo a cui hanno partecipato la corvetta indiana &#8220;Kulish&#8221; ed un aereo da pattugliamento marittimo del Comando per le Andamane e Nicobare Dornier Do-228. </p>
<p style="font-weight: 400">La Marina Indiana conduce pattugliamenti congiunti anche con quelle di <strong>Bangladesh</strong> e <strong>Thailandia</strong> e il mese scorso, per la prima volta, India e <strong>Vietnam</strong> si sono trovate insieme in un&#8217;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.janes.com/article/80206/india-vietnam-to-conduct-first-joint-naval-exercise" target="_blank">esercitazione navale</a> nel Mar Cinese Meridionale. </p>
<p style="font-weight: 400">Il giorno seguente la visita a Giacarta, il Presidente Modi ha siglato un accordo con <strong>Singapore</strong> che prevede anche la fornitura di supporto logistico alle navi militari indiane, dimostrando ancora una volta come le relazioni di Nuova Delhi con la città stato asiatica siano tra le più strette di sempre.</p>
<p>Perché il controllo dello Stretto della Malacca è così importante? </p>
<p>Per capirlo basterebbe dare uno sguardo alla cartina geografica: lo <strong>Stretto della Malacca è la via di comunicazione più breve che collega l&#8217;Oceano Indiano ai mari del Sud Est Asiatico</strong> da dove si raggiungono i porti coreani, giapponesi e cinesi. </p>
<p></p>
<p style="font-weight: 400">Attraverso lo stretto si calcola che ogni anno transitino merci per un controvalore pari a <strong>3 mila miliardi di dollari imbarcate su circa 100 mila vascelli mercantili</strong>: un traffico navale enorme e soprattutto vitale per quei Paesi, come la Cina &#8211; o il Giappone &#8211; che non hanno la possibilità di avere scali nell&#8217;Oceano Indiano, punto di passaggio obbligato delle merci verso (e da) l&#8217;Europa e l&#8217;Africa. </p>
<p style="font-weight: 400">Avere il controllo dell&#8217;accessibilità dello Stretto risulta pertanto vitale per quelle nazioni che hanno nel commercio marittimo la propria risorsa fondamentale e per quelle che si affacciano nei mari che esso mette in comunicazione &#8211; come l&#8217;India. </p>
<p style="font-weight: 400">Lo sa bene la Cina che ha nella propria visione strategica la risoluzione di quello che si chiama il &#8220;<strong>Dilemma della Malacca&#8221;</strong> ovvero il timore che un eventuale blocco navale dello stretto &#8211; attuato attraverso il controllo militare &#8211; possa strangolare la sua economia fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime &#8211; come il petrolio arabico &#8211; che lo attraversano. </p>
<p style="font-weight: 400">Per questo Pechino sta cercando di avere diversi &#8220;punti di appoggio&#8221; sparsi lungo la rotta che la collega al Mediterraneo &#8211; la strategia del <strong>&#8220;filo di perle&#8221;</strong> &#8211; e ha ormai <strong>militarizzato le isole del Mar Cinese Meridionale</strong> che fungono da base avanzata per il controllo degli accessi orientali dello Stretto e anche per avere capacità di proiezione di forza verso il Pacifico occidentale. La Cina quindi sta diventando, se non è già diventata, a tutti gli effetti una talassocrazia con un programma di costruzioni navali militari di tutto rispetto.</p>
<p>Nuovi fragili equilibri</p>
<p>La nuova postura &#8220;oceanica&#8221; della Cina da cui ne scaturisce l&#8217;espansionismo commerciale e militare sta mutando quelli che erano gli equilibri &#8220;da Guerra Fredda&#8221; nell&#8217;area dell&#8217;Estremo Oriente e dell&#8217;Oceano Indiano. Per la prima volta da decenni l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/si-rafforza-lasse-la-cina-stati-uniti-india-sempre-piu-vicini/" target="_blank">India sta guardando agli Stati Uniti</a> come ad un partner di fiducia nel quadro del <strong>contenimento della Cina</strong> trascinandosi dietro i suoi partner commerciali e militari. </p>
<p>Dall&#8217;altra parte anche gli alleati degli Stati Uniti sono sempre più interessati a quanto accade nell&#8217;Oceano Indiano e guardano con timore e sospetto a Pechino anche a causa del comportamento sleale tenuto sulla questione delle <strong>isole Spratly</strong> nel Mar Cinese Meridionale: militarizzate da Pechino nonostante le continue assicurazioni in senso contrario. In particolare il <strong>Giappone</strong>, che ha anche una propria contesa territoriale con la Cina per le isole Senkaku, ha partecipato ad <a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-solo-corea-del-nord-si-gioca-la-partita-cina-usa/" target="_blank">esercitazioni militari congiunte con Stati Uniti ed India</a> proprio nelle acque dell&#8217;Oceano Indiano per dare un segnale a Pechino. </p>
<p></p>
<p>La partita di certo è complessa, e la questione della <strong>Corea del Nord</strong>, che vede alcuni attori della querelle protagonisti, ne complica ulteriormente gli esiti. La presenza di un insediamento militare indiano a Sabang, proprio all&#8217;imboccatura dello Stretto della Malacca, potrebbe dare <strong>un ulteriore scossone al fragile equilibrio tra le potenze regionali</strong> (e globali) che si è andato evolvendo nel corso di un lustro nell&#8217;area dell&#8217;Estremo Oriente: siamo convinti che Pechino non starà certo a guardare un proprio rivale regionale impiantare stabilmente una presenza militare che diventa come un coltello alla gola delle linee di comunicazione navali della Cina. </p>
<p> </p>
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		<title>Svelato il nuovo stealth sudcoreano Che cosa sappiamo sul caccia KF-X</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/svelato-kf-x-caccia-stealth-sudcoreano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 17:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[caccia KF-X]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia stealth]]></category>
		<category><![CDATA[f35]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="752" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-1024x642.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>KF-X, Korean Fighter Experimental. Questo è il nome del nuovo caccia di quinta generazione made in Korea (del Sud) le cui linee definitive sono state svelate per la prima volta da Seul lo scorso 29 giugno. Come riporta il sito Defense News, la rivelazione delle linee definitive del velivolo arriva dopo che la Dapa (Defense &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/svelato-kf-x-caccia-stealth-sudcoreano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="752" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/C4H4E6XIK5AZZPYCLQYTWZUHRQ-1024x642.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p><strong>KF-X</strong>, Korean Fighter Experimental. Questo è il nome del nuovo caccia di quinta generazione <em>made in Korea</em> (del Sud) le cui linee definitive sono state svelate per la prima volta da Seul lo scorso 29 giugno.</p>
<p>Come riporta il sito <em><a href="https://www.defensenews.com/air/2018/06/29/south-korea-unveils-first-images-of-kf-x-design-with-european-missiles/" target="_blank">Defense News</a></em>, la rivelazione delle linee definitive del velivolo arriva dopo che la <strong>Dapa</strong> (Defense Acquisition Program Administration) ha effettuato la Pdr (Preliminary Design Review) tra il 26 ed il 28 giugno accettando così il progetto che è <strong>entrato ufficialmente nella fase di Cdr</strong> (Critical Design Review), ultimo passaggio prima dell&#8217;avvio di produzione dei primi prototipi. La Cdr infatti determina che gli sforzi tecnici sin qui profusi rientrino nella tabella di marcia che porta allo sviluppo finale dei sistemi di volo e di terra di un velivolo.</p>
<p>&#8220;Attraverso la Pdr, abbiamo avuto la conferma che tutti i requisiti di sistema sono stati soddisfatti nel design preliminare in modo tale da poter entrare nella fase di Cdr&#8221; sono state le parole di <strong>Jung Kwang-sun</strong>, direttore del programma KF-X presso la Dapa &#8220;abbiamo in programma di completare il lavoro di design in dettaglio entro settembre del 2019 e quindi cominciare la costruzione dei primi prototipi&#8221;.</p>
<p>Per arrivare al design definitivo &#8211; denominato C-109 &#8211; sono stati compiuti diversi test in galleria del vento e relative analisi fluido-dinamiche, ha aggiunto Kwang-sung. La linea del KF-X così come uscita dalla fase Pdr, <strong>ricorda molto un ibrido tra l&#8217;F-22 e l&#8217;F-35</strong>. Il velivolo è infatti dotato di due motori con due derive trapezoidali caratterizzate da una marcata inclinazione a V, l&#8217;ala è del tipo a delta semplice con impennaggi orizzontali che si estendono oltre il margine ultimo degli scarichi dei motori. La parte anteriore di fusoliera, prese d&#8217;aria escluse, sembra aver preso a piene mani dalle linee dell&#8217;F-35, non a caso la Kai (Korea Aerospace Industries) che costruirà il velivolo insieme alla<a href="http://www.analisidifesa.it/2016/01/lindonesia-entra-nel-programma-del-caccia-sudcoreano-kf-x/" target="_blank"> società aeronautica indonesiana di Stato Ptdi</a>, è stata supportata dalla Lockheed Martin per la progettazione del velivolo.</p>
<p>Le caratteristiche del KF-X</p>
<p>Il progetto del caccia di quinta generazione sudcoreano &#8211; ma sarebbe più corretto definirlo di generazione 4,5 &#8211; nasce nel lontano <strong>2008</strong> e resta sul tavolo dei disegnatori per lungo tempo: a causa della difficoltà nel reperimento dei fondi il programma KF-X viene postposto per ben due volte sino all&#8217;ottobre del <strong>2014</strong> quando ne viene avviata la progettazione su vasta scala. </p>
<p>I motori scelti per il nuovo caccia made in Korea saranno due <strong>General Electric F414</strong> che attualmente sono montati sul F/A-18E/F &#8220;Super Hornet&#8221; mentre la sudcoreana <strong>Hanwha</strong> fornirà il sistema ad infrarossi di di ricerca e tracciamento, il radar a scansione elettronica, e un pod di acquisizione bersagli. </p>
<p>Nella presentazione ufficiale del mese scorso sono stati notati una serie di<strong> missili europei</strong> montati sul KF-X: il <strong>Meteor</strong> della Mbda e l&#8217;<strong>Iris-T</strong> costruito da un consorzio guidato dalla tedesca Diehl BGT Defence che vede anche la partecipazione di Italia, Svezia, Grecia e Spagna.</p>
<p></p>
<p>La Dapa originariamente aveva scelto per il proprio caccia gli americani <strong>Aim-120 Amraam</strong> e <strong>Aim-9 &#8220;Sidewinder&#8221;</strong>, più a buon mercato rispetto ai corrispettivi europei, ma il governo Usa non ne ha ancora approvato l&#8217;esportazione. Una fonte interna a Dapa ha riferito a <em>Defense News</em> che comunque la Corea del Sud resta aperta ad una possibile futura integrazione dei missili made in Usa sul caccia KF-X.</p>
<p>Nel caccia la presenza europea non risulta però relegata solo alla componente missilistica: la Dapa ha infatti deciso di montare i seggiolini eiettabili della <strong>Martin Baker</strong> (il modello Mk 18) ed il sistema per l&#8217;ossigeno della <a href="https://www.flightglobal.com/news/articles/cobham-to-provide-kf-x-missile-launchers-440532/" target="_blank">Cobham</a> che fornirà anche i sistemi di sgancio per i missili, entrambe le società hanno sede in Inghilterra. Il sistema di sgancio e alloggio delle bombe verrà invece fornito dall&#8217;americana <a href="https://www.airrecognition.com/index.php/archive-world-worldwide-news-air-force-aviation-aerospace-air-military-defence-industry/global-defense-security-news/global-news-2017/november/3876-harris-corp-to-provide-kf-x-fighter-program-with-bru-47-57-bomb-rack-units.html" target="_blank">Harris Corporation</a> e sarà il medesimo montato sugli F-15E ed F-22.</p>
<p>Il <strong>primo prototipo dovrebbe vedere la luce nel 2022</strong> e le consegne ai reparti dovrebbero cominciare nel 2026, con un paio d&#8217;anni di ritardo rispetto a quanto precedentemente preventivato: il roll out del KF-X Block 1 era infatti previsto per settembre del 2020. Secondo quanto riportano alcune fonti gli esemplari del Block 2 saranno dotati di baie interne per alloggiare gli armamenti &#8211; assenti negli esemplari Block 1 &#8211; mentre quelli del Block 3 vedranno incrementata la propria capacità stealth a livello degli F-35 e dei B-2. Ad oggi però non sono ancora state definite le scadenze per queste due versioni.</p>
<p>La <strong>produzione totale</strong> del cacciabombardiere KF-X potrebbe raggiungere i <strong>250 esemplari</strong> con l&#8217;Indonesia che ne acquisirebbe circa 50. Il velivolo andrebbe così a sostituire la linea di F-4, F-16 ed F-5 in forza alla Rokaf (Republic of Korea Air Force) unitamente agli F-35 &#8220;Lightning II&#8221; (ordinati in 40 esemplari) e al FA-50, che, ordinato in 60 esemplari, ha iniziato ad essere consegnato nel 2013.  </p>
<p> </p>
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		<item>
		<title>Indonesia, l&#8217;antiterrorismo arresta decine di islamisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/indonesia-antiterrorismo-arresta-islamisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jun 2018 10:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="830" height="556" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT.jpg 830w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /></p>
<p>Giro di vite per gli islamisti indonesiani. Ieri le forze di sicurezza di Giacarta hanno arrestato 41 persone accusate di essere collegate agli attentati di maggio a Surabaya . Durante le operazioni dell&#8217;antiterrorismo sono stati uccisi anche quattro jihadisti che, secondo quanto ha affermato ai media locali Tito Karnavian, capo della polizia nazionale, avrebbero resistito ai controlli. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/indonesia-antiterrorismo-arresta-islamisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="830" height="556" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT.jpg 830w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/INDONESIA_-_0526_-_Legge_IT-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /></p><p>Giro di vite per gli islamisti indonesiani. Ieri le forze di sicurezza di <strong>Giacarta</strong> hanno arrestato 41 persone accusate di essere collegate agli attentati di maggio a <strong>Surabaya</strong> . Durante le operazioni dell&#8217;antiterrorismo sono stati uccisi anche quattro jihadisti che, secondo quanto ha affermato ai media locali Tito Karnavian, capo della polizia nazionale, avrebbero resistito ai controlli.</p>
<p>“Dopo gli attentati suicidi ci siamo mossi in modo rapido e abbiamo identificato i colpevoli”, ha detto il numero uno delle forze dell&#8217;ordine in conferenza stampa.</p>
<p></p>
<p>Il 13 il 14 maggio due famiglie militanti di Jamaah Ansharud Daulah (Jad), un&#8217;organizzazione che ha giurato fedeltà allo <strong>Stato Islamico</strong> nel 2015, si sono fatte esplodere, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/indonesia-domenica-sangue-attaccate-tre-chiese-nove-morti-1525957.html" target="_blank">colpendo tre chiese e due stazioni di polizia a Surabaya</a>, la seconda città più popolosa dell’<strong>Indonesia</strong>, causando la morte di 27 persone – compresi 13 attentatori – e decine di feriti. È stato uno dei più gravi attentati terroristici nel Paese degli ultimi vent&#8217;anni, dopo quello di<strong> Bali</strong> nel 2002, che ha fatto più di 200 morti.</p>
<p><strong>Nuova legge antiterrorismo</strong></p>
<p></p>
<p>In totale dal giorno degli attacchi, il corpo di élite della polizia ha ucciso 14 presunti militanti islamici e ha eseguito un centinaio di arresti. Questo anche grazie ad una legge antiterrorismo che è stata approvata il 25 maggio dal Parlamento indonesiano.</p>
<p>Il provvedimento estende la durata dei periodi di detenzione e dà maggiori poteri ai militari nelle operazioni. In particolare allunga a 21 giorni il periodo massimo in cui le autorità possono tenere in custodia i sospetti senza formalizzare le accuse e porta a due anni la durata di detenzione senza processo.</p>
<p></p>
<p>La legge &#8211; che è stata criticata da alcune organizzazioni per i diritti umani perché assegnerebbe troppa autorità alle forze di sicurezza &#8211; era stata proposta due anni fa, ma solo i recenti attacchi islamisti hanno convinto il presidente <strong>Joko Widodo</strong> ad accelerare i tempi.</p>
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		<title>Ecco tutto quello che c&#8217;è da sapere  sul fenomeno jihadista in Indonesia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/non-solo-isis-quello-ce-sapere-sul-terrorismo-indonesiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2018 07:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo più di un anno di apparente letargo, il terrorismo islamico in Indonesia sembra essersi bruscamente risvegliato. Cinque esplosioni hanno colpito la città di Surabaya in meno di tre giorni; tre chiese cristiane e un commissariato di polizia sono stati distrutti; le vittime si contano a decine. Una serie di attacchi che per modalità e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/non-solo-isis-quello-ce-sapere-sul-terrorismo-indonesiano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180513200448_26383986-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo più di un anno di apparente letargo, il terrorismo islamico in Indonesia sembra essersi bruscamente risvegliato. Cinque esplosioni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/islamic-state-church-bombings-rip-indonesia/">hanno colpito la città di Surabaya</a> in meno di tre giorni; tre chiese cristiane e un commissariato di polizia sono stati distrutti; le vittime si contano a decine. Una serie di attacchi che per modalità e tempistiche rivelano un cambiamento nella strategia del network del terrore.</p>
<p>Mentre il Califfo ammainava le bandiere nere in Siria e in Iraq, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://undocs.org/en/S/2018/80">un nuovo fronte</a> veniva aperto nel Sud-Est asiatico. A partire dal 2016 una serie di attentati quasi simultanei colpì Filippine, Bangladesh, Thailandia e Indonesia. Gruppi tradizionalmente presenti sul territorio giurarono fedeltà al califfo di Siria, intuendo che un’affiliazione a tale ‘brand’ avrebbe portato notevole visibilità alle loro differenti cause. Nuovi simboli per vecchie lotte. Nuovi pericolosi alleati per portare avanti antichi conflitti. Nelle Filippine Abu Sayyaf, pur sconfitto a Marawi, ha compiuto un  enorme salto di qualità alleandosi con i tagliagole del califfo. In Thailandia, i guerriglieri islamici che da anni operano nel sud del Paese, al confine con la Malesia, nel 2006 hanno iniziato a spostarsi a settentrione compiendo una serie di attentati dinamitardi nelle grandi metropoli mettendo in serio imbarazzo il governo. In Bangladesh gruppi di estremisti hanno recentemente innalzato il livello di scontro con l’obiettivo di destabilizzare il Paese e il Califfato si è insediato proprio qui per irradiarsi inesorabilmente in tutta l’area.</p>
<p>L’Indonesia è il primo Paese al mondo per numero di musulmani (200 milioni) ma, contrariamente al resto del mondo, non vide che 600 foreign fighters unirsi al califfato in Siria ed Iraq. Una percentuale bassissima se si pensa che dal Belgio (300mila musulmani su 11 milioni di abitanti) partirono 516 cittadini per arruolarsi nell’ISIS. Eppure Bali e Jakarta furono teatro di sanguinosi attentati negli anni in cui il monopolio del terrore era amministrato da al-Qaeda. Diversi attentati compiuti tra il 2002 e il 2004 spinsero il governo indonesiano ad istituire un corpo speciale antiterrorismo, nacque così il famigerato Detachment 88: agenti addestrati direttamente da Australia e USA. L’Indonesia<a href="https://edition.cnn.com/2018/05/14/asia/jad-indonesia-terror-intl/index.html"> investì moltissimo </a>per debellare il cancro dell’estremismo e i risultati furono sorprendentemente positivi. Il numero di violenze a sfondo religioso diminuì sensibilmente e molti dei gruppi legati ad al-Qaeda furono smantellati. Fino al 2016, quando una bomba esplose nel centro di Jakarta affollato di turisti. Un primo avvertimento sottovalutato, preludio di ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni.</p>
<p>L’agenzia di stampa dello stato islamico, Amaq, ha subito rivendicato gli attacchi alle chiese e alla stazione di polizia. A ben vedere però, le sigle responsabili degli attentati sono altre. Gli inquirenti puntano il dito verso il gruppo chiamato Jamaat Ansharut Daulah (JAD). Un recente <a href="https://www.state.gov/j/ct/rls/other/des/266772.htm">rapporto del Dipartimento di Stato</a> americano descrive il gruppo più come una rete di gruppi minori (gli americani ne individuano due dozzine) spesso costituiti da cellule di gruppi familiari che agiscono in maniera autonoma. Molti di questi sono combattenti in fuga da Marawi nelle Filippine o dai territori del califfato in Siria.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;968&#8243; gal_title=&#8221;LIndonesia dopo l</p>
<p>Conoscere la storia del JAD aiuta l’osservatore a comprendere una realtà complessa come quella indonesiana e a capire come mai sia così complesso smantellare una rete di fondamentalisti che, come un’idra, continua a moltiplicare le sue teste.</p>
<p>Per comprendere come si è giunti agli attacchi simultanei di questi ultimi giorni bisogna andare però all’8 Maggio scorso. Nel carcere di massima sicurezza di Bako Brimob va in scena una sanguinosa sommossa, dopo circa trentasei ore di scontri restano uccisi ben cinque agenti della polizia e un detenuto. Fonti della polizia riportano che gli agenti sono stati uccisi tramite sgozzamento. Ufficialmente la rivolta è scoppiata per motivazioni legate al cibo ma la dinamica degli eventi fa propendere per un’azione ben pianificata. Nel carcere infatti, oltre a numerosi componenti del JAD e ai terroristi arrestati negli scorsi anni dal Detachment 88, sono rinchiusi due protagonisti della scena politico religiosa indonesiana.</p>
<p>Il primo è Aman Abdurrahman, indiscusso leader spirituale e fondatore del JAD. Di lui si conoscono i suoi studi giovanili presso l’università saudita di Jakarta dove, dopo la laurea intraprese la carriera di docente universitario. Nel 2000 abbandonò bruscamente l’università per dedicarsi al jihad. Negli anni di militanza incontra Abu Bakar Bashir fondatore del Jemaa Islamiya (movimento radicale sunnita legato ad al-Qaeda e responsabile di numerosi attacchi terroristici nel sud-est asiatico). Insieme i due creano addirittura un centro d’addestramento nelle foreste di Aceh. Nel 2015 Abdurrahman viene incarcerato, ma è proprio da dietro le sbarre che creerà i maggiori pericoli. Conosciutissimo tra i detenuti riesce a radicalizzare un numero impressionante di persone all’interno del carcere (solo 20 nei primi cinque mesi del 2015), invia sermoni e messaggi tramite Telegram al di fuori del penitenziario. Si pensa sia lui la mente dietro le bombe di Jakarta nel Gennaio 2016, evento che segnerà per sempre la storia del radicalismo islamico indonesiano, da quel momento legato strettamente al Califfato.</p>
<p></p>
<p>L’altro ospite del carcere di Bako Brimob è invece l’ex governatore di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama, meglio noto come Ahok. L’ex politico di fede cristiana e di etnia cinese fu accusato durante la campagna elettorale di aver insultato il Corano. Una campagna mediatica durata mesi ha portato alla sconfitta politica di Ahok e alla sua successiva incarcerazione con l’accusa di blasfemia. Una evento ai limiti dell’assurdo visto che le accuse rivolte verso di lui sono totalmente infondate e la condanna è servita soltanto a placare gli animi di migliaia di aderenti al Fronte dei Difensori dell’Islam, un movimento integralista molto vicino agli adepti di Abdurrahman. Non per nulla, nell’evidenziare la svolta estremista all’interno della società indonesiana gli analisti parlano di “Caso Ahok”.</p>
<p>Dopo gli attacchi a Surabaya, diversi nomi sono tornati ad apparire sulle pagine dei quotidiani indonesiani. Zainal Anshori, fondatore nel 1998 del Fronte dei Difensori dell’Islam, arrestato lo scorso febbraio nell’ambito delle indagini sulle affiliazioni allo Stato Islamico.</p>
<p>Iwan Dharmawany detto Rois, ritenuto il collante tra i guerriglieri islamisti filippini e i terroristi indonesiani. Durante il processo che lo ha condannato all’isolamento dal 2016, Rois ha apertamente confessato che il suo obiettivo è sempre stato quello di creare uno Stato Islamico in Indonesia. Era lui il responsabile delle casse del JAD e sempre lui organizzava i viaggi per i foreign fighters diretti in Siria.</p>
<p>Bahrun Naim, una delle personalità più importanti dell’ISIS a Raqqa, comandante di una brigata composta da soli Indonesiani, Filippini e Malesi. Di lui non si hanno più notizie dall’inizio dell’anno. C’è chi sostiene che sia riuscito a far perdere le proprie tracce e tornare in Indonesia. Se fosse vero potrebbe esserci lui dietro gli attacchi di questi giorni a Surabaya.</p>
<p></p>
<p>Al di là delle illazioni e dei possibili mandanti, è chiaro che il terrorismo islamico sta tentando in tutti i modi di trascinare l’Indonesia nel caos. Gli islamici radicali sono sempre più numerosi e gli oppositori politici del presidente Widodo ultimamente sostengono posizioni estremiste per ottenere i loro voti nella prossima tornata elettorale. Sono decenni che la società indonesiana si sta radicalizzando; le bombe sono soltanto la punta dell’iceberg.</p>
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		<title>La rete internazionale di Hamas: ecco come evita l&#8217;assedio di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hamas-internazionale-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 07:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="994" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;omicidio dell&#8217;ingegnere palestinese Fadi al-Batsh a Kuala Lumpur, in Malesia, ha un significato molto importante. Da una parte, indica che i servizi coinvolti nella questione palestinese (in particolare il Mossad) tornano a commettere omicidi eccellenti. Dall&#8217;altra parte, il fatto che il ricercatore fosse legato ad Hamas e che stesse in Malesia, conferma che la rete dell&#8217;organizzazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hamas-internazionale-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="994" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180420165042_26221421-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff" href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-43851065">L&#8217;omicidio dell&#8217;ingegnere palestinese</a> <strong>Fadi al-Batsh</strong> a Kuala Lumpur, in <strong>Malesia</strong>, ha un significato molto importante. Da una parte, indica che i servizi coinvolti nella questione palestinese (in particolare il <strong>Mossad</strong>) tornano a commettere omicidi eccellenti. Dall&#8217;altra parte, il fatto che il ricercatore fosse legato ad Hamas e che stesse in Malesia, conferma che la rete dell&#8217;organizzazione palestinese è molto estesa in tutto il mondo.</p>
<p>Hamas cerca di uscire da Gaza</p>
<p>Come spiegato dal quotidiano <em><a style="color: #0000ff" href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/palestinians/.premium-from-malaysia-to-tunisia-hamas-s-overseas-operations-1.6026542">Haaretz</a></em>, Hamas si trova in una posizione molto difficile a causa dell&#8217;<strong>assedio israeliano cui è sottoposta la Striscia di Gaza</strong>. Il confine presidiato e i tunnel distrutti dal nuovo muro stanno rendendo impossibile per Hamas avere contatti con l&#8217;esterno. Cosa che comporta anche un crollo della capacità militare di Hamas, specialmente in ambito tecnologico e di ottenimento di nuove armi. E adesso cerca in tutti i modi andare all&#8217;estero.</p>
<p>Personaggio cardine di questa internazionalizzazione è <strong>Maher Salah</strong>, il capo di Hamas all&#8217;estero e molto vicino al vice capo del movimento, <strong>Saleh al-Arouri</strong>. Salah vive per lunghi periodi negli stati del Golfo Persico, spostandosi dove riesce a trovare canali per ottenere fondi o nuove armi o contatti per il reclutamento di persone utili alla causa.</p>
<p>Stando alle ultime informazioni dell&#8217;intelligence, <strong>i Paesi più coinvolti</strong> in questa rete di Hamas sarebbero Turchia, Indonesia e Libano. Stati in cui l&#8217;organizzazione palestinese non solo troverebbe nuovi fondi, ma riuscirebbe anche a reclutare attivisti e creare quei contatti utili per ottenere ciò di cui ha bisogno per rinforzarsi militarmente.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;904&#8243; gal_title=&#8221;Gaza lorenzo vita&#8221;]</p>
<p> I Paesi dove opera Hamas</p>
<p>Nel 2015, <a style="color: #0000ff" href="https://www.timesofisrael.com/report-hamas-official-arrested-in-saudi-arabia/">Salah è stato arrestato in Arabia Saudita</a> con l&#8217;accusa di riciclaggio di denaro sporco e contrabbando. Il dipartimento del Tesoro degli <strong>Stati Uniti</strong> ha congelato i suoi beni e ha vietato a chiunque di fare affari con lui. Ma questo non gli ha evitato la possibilità di essere di nuovo operativo.</p>
<p>In <strong>Indonesia</strong>, ad esempio, Salah ha trovato terreno fertile per fare in modo che ingegneri e accademici palestinesi possano lavorare sullo sviluppo delle armi per Hamas. Persone come Fadi al-Batash, il palestinese ucciso da due uomini ritenuti agenti &#8220;occidentali&#8221;, servono proprio a questo scopo. E nel <strong>sud-est asiatico</strong>, il fatto che vi siano le più numerose comunità musulmane del mondo aiuta a trovare contatti e a sviluppare reti molto estese.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>Qatar</strong>, invece, qui l&#8217;opera di Salah e di Hamas è nello specifico quella della raccolta fondi.Negli anni, Hamas ha costruito una rete di contatti con molti uomini d&#8217;affari dell&#8217;emirato che <a style="color: #0000ff" href="https://www.independent.co.uk/voices/qatar-saudi-arabia-anti-terror-quartet-terrorism-isis-al-qaeda-hamas-fatah-palestine-a7959661.html">hanno finanziato per lunghi periodi le attività dell&#8217;organizzazione</a>. Il blocco saudita contro il Qatar, in questo senso, è stato un colpo durissimo all&#8217;organizzazione palestinese.</p>
<p></p>
<p>Un altro teatro importante per le operazioni di Hamas è la <strong>Turchia</strong>. A febbraio di quest&#8217;anno, l&#8217;agenzia d&#8217;intelligence israeliana <strong>Shin Bet</strong> <a style="color: #0000ff" href="https://www.haaretz.com/israel-news/shin-bet-accuses-turkey-of-facilitating-hamas-money-laundering-1.5810563">ha scoperto una rete di finanziamento per Hamas</a>, condotta da turchi e palestinesi. Negli ultimi anni, la Turchia è diventata un importante centro per l&#8217;organizzazione della Striscia di Gaza. E questo nonostante la Turchia abbia da sempre rapporti molto approfonditi con i servizi israeliani, al netto delle divergenze fra Recep Erdogan e Benjamin Netanyahu.</p>
<p>Il nodo Libano</p>
<p>Anche in <strong>Libano</strong> la situazione appare tutt&#8217;altro che semplice. L&#8217;attentato contro un alto funzionario di Hamas a Sidone quest&#8217;inverno dimostra che la rete palestinese ha delle importanti radici anche nel Paese dei cedri. E questo è interessante anche per comprendere il fatto che Israele consideri<a style="color: #0000ff" href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/02/hamas-assassination-attempt-israel-lebanon.html"> fortemente connessi il fronte di Gaza e quello libanese</a>. Salah opera in Libano proprio insieme a Saleh Arouri, che sembra stia spingendo per costruire relazioni più strette con l&#8217;Iran tramite Hezbollah.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Hamas potrebbe essere quello di aprire <strong>un secondo fronte contro Israele</strong> quando quello di Gaza sarà a rischio di cedimento. L&#8217;idea è che solo un fronte duplice possa consentire a Hamas di allentare la pressione sulla Striscia, ma è anche possibile che Hezbollah e l&#8217;Iran, divisi ideologicamente e culturalmente da Hamas, possano non concordare su queste prospettive. Ma in questi giorni, è stato lo stesso segretario generale di Hezbollah, <strong>Hassan Nasrallah</strong>, <a style="color: #0000ff" href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/nasrallah-lebanese-minds-killed-under-mysterious-circumstances-1.6027103">ad accusare Israele di aver ucciso</a> il ricercatore palestinese Fadi al Batash. E a gennaio, ha accusato Israele <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/hezbollah-israel-behind-lebanon-attack-that-targeted-hamas-member-1.5747102">di aver tentato di uccidere</a> il comandante di Hamas, <strong>Mohammed Hamdan</strong>, nel sud del Libano. Segno che i rapporti sono ormai alla luce del sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hamas-internazionale-israele.html">La rete internazionale di Hamas: ecco come evita l&#8217;assedio di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il bagno nel fango dell&#8217;isola di Bali  per cercare di purificare l&#8217;anima</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bagno-nel-fango-dellisola-bali-cercare-la-purificazione-dellanima.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 08:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Famosa per il sole, per i tanti resort e per un panorama mozzafiato che attrae ogni anno migliaia di turisti, l’isola indonesiana di Bali è in realtà capace di sorprendere anche su aspetti e lati poco noti generalmente e spesso nascosti nei meandri della sua più profonda società; in pochi ad esempio conoscono la tradizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bagno-nel-fango-dellisola-bali-cercare-la-purificazione-dellanima.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318144526_25982322-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Famosa per il sole, per i tanti resort e per un panorama mozzafiato che attrae ogni anno migliaia di turisti, l’isola indonesiana di Bali è in realtà capace di sorprendere anche su aspetti e lati poco noti generalmente e spesso nascosti nei meandri della sua più profonda società; in pochi ad esempio conoscono la tradizione del “<strong>Mebuug-buugan</strong>”, che nella lingua locale significa “purificazione tramite il fango”. Si tratta di una ricorrenza annuale in cui, molti degli abitanti del villaggio di <strong>Kedonganan</strong> si immergono nel fango e danzano con lo scopo di purificarsi e cacciare via le impurità dal proprio corpo; la tradizione è senza dubbio una delle più interessanti e particolari che coinvolge l’isola indonesiana: essa viene celebrata in occasione del nuovo anno, che da queste parti non coincide con il 1 gennaio bensì cade nel mese di marzo seguendo il calendario induista.</p>
<h2>Il rito della purificazione</h2>
<p>Il <strong>Nyepi</strong> è il giorno per l’appunto dell’inizio del nuovo anno; in tutta l’isola, si susseguono celebrazioni volte ad accogliere le prime ore della nuova annata e le feste sono diverse da provincia a provincia di Bali. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=id&amp;u=https://qubicle.id/story/mebuug-buugan-bermain-lumpur-yang-jadi-tradisi&amp;prev=search">L’unico comune denominatore in tal senso, è dato dal rito della purificazione</a>: a prescindere dalla tradizione infatti,<strong> ogni villaggio ha nell’allontanamento dei demoni e degli spiriti maligni la principale caratteristica</strong>, con danze ed antichi rituali volti a propiziare l’addio alle negatività ed il subentrare degli spiriti positivi. Durante il Nyepi l’isola si ferma, tutti gli abitanti devono dedicarsi alla meditazione ed alla riflessione; <a href="http://www.thenewage.co.za/the-traditional-mud-baths-known-as-mebuug-buugan-on-resort-island-of-bali/">nel villaggio di Kedonganan</a>, la purificazione avviene attraverso l’immersione nel fango, con vere e proprie danze che gli abitanti effettuano mentre camminano lungo i sentieri ricoperti dalla fanghiglia che si accumula durante il rito.</p>
<p>Secondo la tradizione,<strong> il fango purifica e toglie le impurità dall’animo cacciando quindi gli spiriti maligni</strong>; si tratta, di fatto, di un’interpretazione locale delle ritualità del Nyepi, la quale ogni attira sempre più turisti ed una curiosità legata anche alla spettacolarità delle immagini date dalla suggestione delle danze nel fango.</p>
<p><div id="gallery_195008" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_195008 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180313152002_25944655.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180313152002_25944655-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180304201445_25877600.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180304201445_25877600-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180304201543_25877618.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180304201543_25877618-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180312220751_25940441.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180312220751_25940441-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180308173541_25909445.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180308173541_25909445-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180313151653_25944594.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180313151653_25944594-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180308173930_25909507.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20180308173930_25909507-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<h2>Una tradizione ripresa dai giovani</h2>
<p>Ma oltre alla tradizione in sé, il Mebuug-buugan ha anche una curiosità importante: dopo decenni di abbandono, sono stati proprio i giovani a riprendere questo rituale da alcuni anni, ricalcando le orme dei propri antenati e riproponendo per le future generazioni le danze nel fango durante il giorno del Nyepi. Un fatto di non poco conto, specie se si considera come diversi studiosi delle tradizioni dell’Indonesia hanno più volte lanciato l’allarme circa <strong>il rischio di perdere alcuni dei rituali che compongono, oramai da diversi secoli, il vasto mosaico culturale di cui è composto il paese asiatico</strong>; una modernità che spesso cozza con la tradizione e la ridimensiona, proprio come accaduto a Bali per le danze nel fango, ma che adesso proprio i giovani hanno ripreso a riscoprirla.</p>
<p>Dunque, anche per quest’anno il Mebuug-buugan ha potuto esporre l’estro e la tradizione degli abitanti di Bali e del suo piccolo villaggio dove il fango è sinonimo di purificazione; finite le danze e ripulitisi dal fango, gli abitanti di Kedonganan riprendono poi la vita di tutti i giorni nella consapevolezza di aver fatto rivivere una delle più belle tradizioni dell’isola.</p>
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		<title>Attacchi dei cyber jihadisti  per far aumentare l&#8217;odio religioso</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lindonesia-lattacco-dei-cyber-jihadisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 14:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Con la rapidità di comunicazione che la contraddistingue, internet è diventato la migliore arma per condurre delle guerre con un grande numero di vittime, e pochi spargimenti di sangue. L&#8217;Indonesia non è scampata, come molti Paesi a maggioranza musulmana, al raid di fake news che circolano in rete, confezionate ad hoc per diffondere odio razziale, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lindonesia-lattacco-dei-cyber-jihadisti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lindonesia-lattacco-dei-cyber-jihadisti.html">Attacchi dei cyber jihadisti  per far aumentare l&#8217;odio religioso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180311174402_25930982-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Con la rapidità di comunicazione che la contraddistingue, internet è diventato la migliore arma per condurre delle guerre con un grande numero di vittime, e pochi spargimenti di sangue. L&#8217;<strong>Indonesia</strong> non è scampata, come molti Paesi a maggioranza musulmana, al raid di <strong>fake news</strong> che circolano in rete, confezionate <em>ad hoc</em> per diffondere odio razziale, sessuale e religioso, oltre che violenza di ogni genere. </p>
<p>In una serie di arresti in tutto l&#8217;arcipelago nelle ultime settimane, le autorità hanno rivelato il funzionamento interno di una <strong>rete cyber-jihadista</strong> autoproclamata nota come <strong>Muslim Cyber Army</strong> (Mca).</p>
<p>La rete è accusata di diffondere notizie false e <strong>incitamenti all&#8217;odio</strong> per infiammare gli scismi religiosi ed etnici, fomentare la paranoia intorno a gay e lesbiche, presunti comunisti e cinesi e diffondere contenuti diffamatori per <strong>indebolire il presidente</strong>.</p>
<p>La polizia dice che la rete è stata orchestrata attraverso un gruppo su <strong>Whatsapp</strong> chiamato &#8220;<strong>Family Mca</strong>&#8220;. Un&#8217;ala è stata incaricata di fare scorta di contenuti da diffondere, mentre un team separato di &#8220;cecchini&#8221; è stato impiegato per <strong>hackerare account</strong> e diffondere virus informatici sui dispositivi elettronici dei loro avversari.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;arresto di <strong>14 persone</strong> è la seconda cellula di questo tipo che la polizia ha smantellato nel corso dell&#8217;ultimo anno, approfondendo i timori sulla vulnerabilità dell&#8217;Indonesia circa una notevole diffusione di notizie false.</p>
<p>Nella più grande nazione non araba a maggioranza musulmana del mondo, tra i primi cinque maggiori utenti di Facebook e Twitter a livello mondiale, alcuni affermano che non deve sorprendere che l&#8217;aumento della religiosità e della divisione razziale si stia giocando brutalmente online.</p>
<p>È in questo ambiente che nasce l&#8217;esercito cibernetico musulmano che da allora ha prosperato, in un ecosistema digitale pieno di conti falsi, bugie e bot, o account automatici.</p>
<p>Un&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2018/mar/13/muslim-cyber-army-a-fake-news-operation-designed-to-bring-down-indonesias-leader">indagine del <em>Guardian</em></a> condotta per diversi mesi ha scoperto su Twitter un gruppo coordinato dell&#8217;Esercito Cyber Musulmano.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;inchiesta ha identificato alcune caratteristiche d&#8217;azione peculiari, tra cui un <b>sistema a &#8220;</b><b>matriosca</b><b>&#8220;</b> con oltre 100 bot o account semi-automatici, ha individuato dei <strong>collegamenti</strong> tra l&#8217;esercito cibernetico e i partiti di opposizione, così come con i<strong> militari</strong>. Inoltre, sono stati evidenziati i dettagli di <strong>103 casi di brutali &#8220;cacciatori di taglie&#8221;</strong>  incitati dai &#8220;cyber-jihadisti&#8221;.</p>
<p>La rete identificata dal <em>Guardian</em> sarebbe stata creata con l&#8217;unico scopo di twittare contenuti e messaggi infiammatori progettati per <strong>amplificare la divisione sociale</strong> e religiosa e spingere una linea ostile e <strong>antigovernativa</strong>.</p>
<p>Il messaggio era abilmente progettato per attrarre le simpatie islamiche. I post sulla <strong>persecuzione dei musulmani</strong> in Myanmar e in Palestina, per esempio, sono stati mescolati al vetriolo di ispirazione nazionale, odio per la minoranza cinese, o sostegno a figure indonesiane intransigenti e alle loro proteste.</p>
<p>La rete, che ha agito principalmente tra luglio e novembre 2017, mostrava tutti i segnali rivelatori legati ad una rete di bot e di account semi-automatici.</p>
<p></p>
<p>In vistadi quelle che sono le attese per delle calde <strong>elezioni presidenziali</strong> del 2019 &#8211; con una probabile riproposizione degli attriti occorsi nel 2014 &#8211; l&#8217;Mca ha regolarmente generato sondaggi discutibili. I sondaggi presentano spesso un&#8217;immagine dei due candidati attesi, l&#8217;attuale presidente <strong>Joko Widodo</strong> e il suo rivale, l&#8217;ex generale dell&#8217;esercito <strong>Prabowo Subianto</strong>. Sotto le immagini dei due uomini, agli utenti viene chiesto di ritwittare per Prabowo o &#8220;mi piace&#8221; per Widodo.</p>
<p>Tutto ciò non sembra essere giunto al capolinea. Secondo i vertici della polizia indonesiana, infatti, sarebbe <strong>solo l&#8217;inizio</strong>, e che ben altro aspetta in vista delle elezioni presidenziali del 2019. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lindonesia-lattacco-dei-cyber-jihadisti.html">Attacchi dei cyber jihadisti  per far aumentare l&#8217;odio religioso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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