Aukus ma non solo: le mosse Usa per blindare l’Indo-Pacifico (e bloccare la Cina)
Se gli Stati Uniti vogliono davvero blindare l'Indo-Pacifico, allora Washington deve seguire una road map intensissima.
Se gli Stati Uniti vogliono davvero blindare l'Indo-Pacifico, allora Washington deve seguire una road map intensissima.
Sarebbe un grave errore pensare che il dialogo lungo la tratta Washington-Pechino si dipani soltanto attraverso gli incontri, tenuti alla luce del sole, tra gli alti funzionari statunitensi e i loro omologhi cinesi. Ci sono, infatti, almeno altri due canali, paralleli e silenziosi, utilizzati da Stati Uniti e Cina per comunicare, al fine di trovare fondamentali compromessi e scongiurare pericolose escalation.
Il Giappone ha annunciato di aver identificato per la prima volta un nuovo aereo per la raccolta di informazioni dell'esercito cinese.
Nelle ultime settimane, sui social network sono rimbalzate alcune indiscrezioni sulla terza portaerei cinese, la Fujian.
Il governo degli Stati Uniti sta preparando piani di emergenza per evacuare i propri connazionali che vivono a Taiwan, da attuare nel caso in cui le tensioni geopolitiche tra Pechino e Taipei dovessero sfociare in una guerra.
Le acque dell’Indo-Pacifico sono sempre più incandescenti. Le tensioni che coinvolgono gli attori locali hanno infiammato la regione.
Gli Usa si sono mossi per adottare una legislazione volta ad accelerare il trasferimento in Australia dei sottomarini a propulsione nucleare e l'attuazione del patto Aukus.
Mantenersi a distanza di sicurezza, ovvero contenersi, per evitare di essere coinvolti in una guerra aperta: i piani di Usa e Cina.
I Marines Usa si stanno preparando ad affrontare un ipotetico futuro scontro in una fantomatica isola del Pacifico.
È nell’Indo-Pacifico che la sfida cinese al potere degli Stati Uniti diventerà sempre più esplicita, così come la risposta Usa.
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