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	<title>Indipendenza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Indipendenza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Cook e Niue indipendenti, nuovi scontri in Kosovo, bombe all&#8217;ambasciata cubana: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cook-e-niue-indipendenti-nuovi-scontri-in-kosovo-bombe-allambasciata-cubana-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2023 17:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sul confine tra Serbia e Kosovo si ricomincia a sparare, Biden riconosce le Isole Cook e Niue indipendenti contro l'avanzata della Cina nell'Indo-Pacifico, due bombe molotov vengono scagliate contro l'ambasciata cubana a Washington, Kim riapre i confini nazionali e Seul, Tokyo e Pechino sembrano prepararsi ad un meeting tra leader. Ecco le notizie del giorno. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cook-e-niue-indipendenti-nuovi-scontri-in-kosovo-bombe-allambasciata-cubana-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Cook e Niue indipendenti, nuovi scontri in Kosovo, bombe all&#8217;ambasciata cubana: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230925190157742_d63dedac6b8581f1ac47c2b920ff3dda-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il corpo diplomatico di Cuba a Washington è sopravvissuto incolume al lancio di due bombe molotov contro l&#8217;ambasciata. Colloqui a livello di viceministri tra Corea del Sud, Cina e Giappone preparano il terreno per un meeting tra tre leader. Biden riconosce l&#8217;indipendenza alle Isole Cook e Niue in funzione anti-cinese mentre sul confine tra Kosovo e Serbia hanno ricominciato a sparare. Infine, dopo tre lunghi anni Kim Jong Un ritira la chiusura delle frontiere per l&#8217;emergenza Covid. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bombe contro l&#8217;ambasciata cubana a Washington </h2>



<p>Ieri notte l&#8217;ambasciata cubana a Washington è stata oggetto di un <strong>attacco terrorista </strong>da parte di un individuo che ha lanciato due bombe molotov contro l&#8217;edificio. Il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, ha rassicurato sul X che fortunatamente non ci sono feriti tra il personale dell&#8217;ambasciata, e che la struttura ha riportato danni minori. L&#8217;attacco ha avuto luogo poco dopo il ritorno del presidente Miguel Díaz-Canel a Cuba dopo la visita a New York dove ha preso parte all&#8217;Assemblea generale Onu e ha parlato con i cubani residenti negli Stati Uniti. L&#8217;aggressione di stanotte rappresenta il <strong>secondo attacco violento</strong> contro la sede diplomatica: il precedente risale al 2020, quando un uomo di origine cubana sparò con un fucile d&#8217;assalto contro l&#8217;edificio per poi essere identificato e arrestato. Il ministro Rodríguez ha sottolineato che &#8220;<strong>gruppi anti-cubani</strong> ricorrono a metodi terroristi perché hanno un&#8217;impressione di impunità, problema che Cuba ha più volte segnalato alle autorità statunitensi. I due Paesi hanno riallacciato rapporti diplomatici nel 2015 dopo che il presidente Barack Obama e Raúl Castro hanno messo fine ad uno iato durato oltre 50 anni. Durante la presidenza Trump il rapporto ha vacillato, con Cuba inclusa nella lista americana degli stati che <strong>sponsorizzano il terrorismo</strong>; l&#8217;amministrazione Biden ha mantenuto tali misure pur senza interrompere i rapporti diplomatici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Colloqui tra Corea del Sud, Giappone e Cina per un meeting tra i leader</h2>



<p>Domani, il viceministro degli Esteri <strong>sudcoreano</strong> Chung Byung-won terrà un meeting tra alti ufficiali con il suo pari <strong>giapponese</strong>, Takehiro Funakoshi, e <strong>cinese</strong>, Nong Rong. I tre si incontreranno per riavviare il meccanismo di cooperazione tra i tre Paesi limitrofi. Oggi, alla vigilia dei negoziati, Chung ha tenuto discussioni uno-a-uno con le controparti di Tokyo e Pechino in un tentativo di organizzare un <strong>trilaterale tra i leader </strong>dei rispettivi Paesi. Separatamente, il ministro degli Esteri sudcoreano Park Jin ha incontrato Chung, Funakoshi e Nong  e ha così commentato la riunione: &#8220;Corea, Giappone e Cina sono <strong>Paesi molto vicini </strong>e non possono essere separati tra loro: è importante che produciamo risultati tangibili per trarne benefici che possano essere percepiti dalle popolazioni di tutti e tre i Paesi&#8221;. I tre leader si sono visti per la prima volta nel 2008 ma gli incontri sono cessati nel 2019, a causa&nbsp;della pandemia di&nbsp;Covid-19 e&nbsp;delle <strong>controversie</strong> tra Corea&nbsp;del&nbsp;Sud e Giappone. Seul e Tokyo hanno recentemente rilanciato le loro relazioni, dopo l&#8217;elezione&nbsp;del&nbsp;presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Isole Cook e Niue indipendenti per un Indo-Pacifico &#8220;libero e aperto&#8221;</h2>



<p>Gli Stati Uniti stabiliscono oggi <strong>relazioni diplomatiche </strong>con due isole del Pacifico, riconoscendo per la prima volta le isole Cook e Niue come stati <strong>sovrani e indipendenti</strong>. Il riconoscimento fa parte dello sforzo del presidente Joe Biden per rafforzare le relazioni statunitensi nell&#8217;Indo-Pacifico e per contrastare la crescente <strong>influenza cinese,</strong> sua priorità fin dall&#8217;insediamento. L&#8217;amministrazione ha lavorato per approfondire il suo coinvolgimento con le isole oceaniche e ha ospitato il forum dei leader delle Isole del Pacifico alla Casa Bianca. Il Presidente ha affermato che entrambi gli stati giocano un ruolo critico e costruttivo nel Pacifico, e che l&#8217;annuncio di oggi mira a proteggere i confini e le risorse marittime, a combattere il cambiamento climatico impostando una <strong>crescita economica</strong> inclusiva a tutela dell&#8217;ambiente. Soprattutto, ha evidenziato che le iniziative servono a promuovere una regione Indo-Pacifica &#8220;<strong>libera e aperta</strong>&#8220;. Biden ha svelato nuovi finanziamenti per le infrastrutture delle Isole del Pacifico, del valore di <strong>10 milioni di dollari</strong>, che attraverso il Dialogo Quadrilaterale di Sicurezza (Australia, Giappone, India, Stati Uniti) miglioreranno la conoscenza del settore marittimo nel pacifico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Si riaccende la violenza sul confine tra Kosovo e Serbia</h2>



<p>Dozzine di uomini armati di etnia serba vestiti in uniforme da combattimento hanno <strong>ucciso </strong>un ufficiale di<strong> polizia kosovaro</strong> e ne hanno ferito un secondo per poi prendere d&#8217;assalto<strong> </strong>un <strong>monastero</strong> ortodosso in Kosovo vicino al confine con la Serbia, innescando scontri a fuoco che hanno lasciato a terra cinque morti e hanno alzato la tensione tra i due Paesi che cercano di normalizzare il loro rapporto <strong>a lungo ostile</strong>. La polizia kosovara ha circondato Banjska, il villaggio a maggioranza serba a 55 chilometri a nord di Pristina dove si trova il monastero, e lì lo scontro armato è proseguito. Il primo ministro del Kosovo Albin Kurti ha affermato che l&#8217;attacco è stato <strong>supportato dalla Serbia</strong>. Ieri sera, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha risposto che gli assalitori erano serbi kosovari locali &#8220;che non sono più disposti a tollerare il <strong>terrore imposto da Kurti</strong>&#8220;. Nella giornata di ieri gli agenti hanno arrestato sei persone, e oggi continuano a cercare gli altri aggressori che sono usciti dal monastero ma anche la &#8220;<strong>quantità straordinaria di armi</strong>&#8221; rinvenuta in diversi nascondigli nella zona. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Corea del Nord riapre i confini</h2>



<p>La Corea del Nord permetterà l&#8217;<strong>entrata nel Paese</strong> agli stranieri da oggi, ritirando la chiusura dei confini ai cittadini stranieri per la prima volta dallo scoppio della pandemia da Covid-19. Secondo media statali cinesi, le autorità di Pyongyang autorizzeranno i cittadini esteri ad entrare in Corea del Nord dopo una <strong>quarantena </strong>di due giorni. Il Paese ha gradualmente alleviato le restrizioni imposte all&#8217;inizio del 2020 concedendo alle <strong>delegazioni di Cina e Russia</strong> di entrare nel Paese lo scorso luglio, e permettendo ai nordcoreani di rientrare in patria solo il mese scorso. Questo stesso mese, il leader Kim Jong Un si è recato con altri alti ufficiali in Russia per incontrare il presidente Vladimir Putin, e ha poi inviato atleti nordcoreani ai Giochi Asiatici inaugurati ieri in Cina. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Atti terroristici al confine&#8221;: perché cresce la tensione tra Kosovo e Serbia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/kosovo-atti-terroristici-confine-serbia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2022 05:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 15 aprile due auto della polizia del Kosovo sono state attaccate con granate e un fucile d’assalto AK-47 nei pressi di un posto di blocco al confine con la Serbia. Il ministro degli affari interni Xhelal Svecla li ha definiti “atti terroristici” allo scopo di spaventare gli agenti di polizia e i cittadini del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/kosovo-atti-terroristici-confine-serbia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/kosovo-atti-terroristici-confine-serbia.html">&#8220;Atti terroristici al confine&#8221;: perché cresce la tensione tra Kosovo e Serbia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Agenzia_Fotogramma_FGR569259-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 15 aprile due auto della polizia del Kosovo sono state attaccate con <strong>granate</strong> e un <strong>fucile d’assalto AK-47</strong> nei pressi di un posto di blocco al confine con la Serbia. Il ministro degli affari interni <strong>Xhelal Svecla</strong> li ha definiti “atti terroristici” allo scopo di spaventare gli agenti di polizia e i cittadini del Kosovo. Dietro a questi eventi si celano, però, ragioni di diversa natura.</p>
<p>L’agguato del 15, preceduto da altri tre incidenti dal 13 al 14, avvenuto all’incirca alle 7.40 durante il cambio del turno, è stato l’attacco più grave. Ci sono stati lanci di granate e spari in direzione di due macchine e nelle fotografie mostrate durante <a href="https://balkaninsight.com/2022/04/15/kosovo-police-officers-attacked-near-border-with-serbia/">la conferenza stampa straordinaria</a> si vedono i colpi d&#8217;arma da fuoco nei finestrini. Sia gli incidenti precedenti che l&#8217;attacco di metà aprile sono avvenuti nella zona tra <strong>Zubin Potok</strong>, comune a maggioranza serba, e la strada che porta al valico di frontiera di <strong>Brnjak. </strong><strong>Markenc Lorenci</strong>, dottore di ricerca presso l’Università di Roma Tre, ci ha aiutato a capire e interpretare quanto affermato dal primo ministro degli affari interni insieme al direttore della polizia del Kosovo durante la conferenza stampa.</p>
<p>La zona è nota per il contrabbando. La chiusura di alcune strade secondarie che facilitavano il traffico illegale delle merci potrebbe essere identificata come la ragione principale degli attacchi. L&#8217;etichetta “terrorismo” dietro ai fatti di Zubin Potok potrebbe essere legata all&#8217;utilizzo di armi da fuoco. Il ministro dell&#8217;Interno kosovaro ha puntato il dito contro Belgrado, accusato di essere responsabile diretto. Svecla ha insistito sulla volontà manifestata negli ultimi mesi di risanare l’area e non lasciare che diventi una zona dedita al crimine, il che, a suo dire, andrebbe a scontrarsi con le mire della Serbia. Lo stesso <strong>Albin Kurti</strong>, primo ministro del Kosovo, ha rimarcato che si tratta di azioni finalizzate a destabilizzare il Paese.</p>
<p><strong>Giorgio Fruscione</strong>, analista dell’<strong>ISPI</strong> esperto di Balcani, ha spiegato a InsideOver che potrebbe esserci un <strong>effetto simbolico</strong> da un punto di vista retorico. Per anni la narrazione è stata invertita: era Belgrado a chiamare “terroristi” gli eserciti di liberazione del Kosovo durante la guerra. Adesso, anche se non c’è certezza sul coinvolgimento della Serbia, utilizzare questa terminologia può aumentare lo scontro politico tra i due Paesi.</p>
<p>Già  nei mesi precedenti la polizia kosovara era stata attaccata durante i pattugliamenti. La popolazione serba ha protestato il 13 ottobre 2021 contro l’operazione della polizia kosovara, che da mesi è impegnata a contrastare il contrabbando al confine. I manifestanti nei centri di <strong>Kosovska Mitrovica</strong> e a <strong>Zvecan</strong> hanno bloccato alcune strade e lanciato sassi e altri oggetti contro gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni e bombe assordanti. Nel mese di febbraio, invece, erano stati trovati ostacoli di legno in diverse strade durante i pattugliamenti. Le similitudini con quanto accaduto il 15 aprile sono molte e fanno pensare a motivazioni comuni.</p>
<p>L&#8217;area di confine è una zona problematica da diverso tempo. Tra settembre e ottobre dello scorso anno è emerso il problema delle <strong>targhe speciali</strong>, che ha portato alla mobilitazione delle forze speciali del Kosovo e l’arrivo di truppe serbe. Il governo Kurti è deciso ad attuare una politica di reciprocità. Se l&#8217;esecutivo serbo obbliga tutte le macchine della repubblica del Kosovo che entrano in Serbia ad acquistare targhe provvisorie, anche il Kosovo ha deciso di applicare la medesima misura, perciò anche le macchine provenienti dallo Stato vicino necessitano di targhe provvisorie. Questo irrigidimento, anche se può sembrare marginala, ha avuto un peso nelle tensioni della comunità serba al confine.</p>
<p>Il 21 aprile si è tenuto un incontro a Bruxelles per raggiungere un accordo riguardo il problema. L’accordo non è stato raggiunto. Per Lorenci si tratta di un chiaro segnale che manca la volontà di superare le difficoltà e questo molto probabilmente non attenuerà le tensioni nelle zone di confine.</p>
<h2>Lo scenario politico</h2>
<p>Da un punto di vista politico ci sono due importanti questioni che fanno da sfondo agli avvenimenti delle ultime settimane.</p>
<p>In primo luogo, sappiamo che nel 2006, quando furono introdotti i “criteri di Copenhagen Plus” per entrare a far parte dell’<strong>Ue</strong>, Bruxelles ha richiesto agli Stati candidati e aspiranti dei Balcani occidentali di risolvere gli eventuali conflitti prima di poter entrare a far parte dell’Unione. Un requisito per Serbia e Kosovo era proprio la normalizzazione dei rapporti. Se nel 2018 Belgrado sembrava avere buone intenzioni in tal senso, tanto che il presidente serbo <strong>Aleksandar Vučić</strong> sottolineò la necessità di raggiungere un accordo per la convivenza di serbi e albanesi, nei fatti si è ancora lontani dall’obiettivo. È la Serbia, infatti, ad essere candidata, mentre il Kosovo è ancora solo un potenziale candidato. L’impegno da entrambi i fronti non sembra esserci nel concreto.</p>
<p>La realtà è che Belgrado non manifesta l&#8217;intenzione di rinunciare ad una condizione che le consente di godere da un lato del mercato unico europeo e dall’altro di un accordo con l’<strong>EAEU (Unione Economica Eurasiatica)</strong>. L’ingresso all’interno dell’Unione le farebbe perdere questa posizione privilegiata, perciò  non ha alcuna fretta di assolvere alle richieste che arrivano da Buxelles, compresa la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo.</p>
<p>Per quanto riguarda la candidatura del Kosovo, “si tratta di uno Stato indefinito&#8221;, sostiene Fruscione. &#8220;Indefinito perché a malapena controlla il 100% dei suoi confini, anche se questo oramai sta andando verso una definizione; non ha un esercito proprio e gli aspetti securitari sono importanti per la determinazione dello Stato stesso. Vedere che la polizia non è in grado di controllare le zone di confine, può mettere sicuramente in discussione la sua probabile candidatura all’UE. Però direi che i problemi strutturali hanno radici più profonde”.</p>
<p>In secondo luogo non si può non considerare anche le recenti elezioni in Serbia, in cui i cittadini hanno dovuto votare per il presidente della Repubblica, il parlamento e il comune di Belgrado, tenutesi il 3 aprile scorso. Come previsto, il voto ha premiato il presidente uscente <strong>Aleksandar Vučić</strong> con il 59% delle preferenze. Il <strong>Partito Progressista Serbo (SNS)</strong> si è invece imposto nelle elezioni parlamentari con il 43%. La vittoria alle presidenziali garantisce a Vučić di mantenere il controllo del Paese, ma allo stesso tempo il dovere di dedicarsi a tematiche delicate come la posizione da prendere sulla crisi ucraina. Ma anche sulla questione del Kosovo e, non da ultimo, bilanciare il complesso rapporto che il Paese ha con Ue e Russia.</p>
<p>Riguardo le elezioni, Giorgio Fruscione ci dice che “quello che si può dire con gli elementi di cui disponiamo ora è che Belgrado ha un forte controllo, <strong>totale,</strong> se guardiamo alle strutture governative dei serbi del Kosovo, e <strong>preoccupante,</strong> se guardiamo i gruppi criminali del nord del paese. Quindi al momento non si può dire se ci sia una connessione diretta con le elezioni, però non mi stupirebbe se venisse dimostrato un coinvolgimento diretto delle strutture governative serbe”.</p>
<p>I rapporti tra la repubblica del Kosovo e la Serbia si sono incrinati ulteriormente adesso che è arrivato al potere il <strong>movimento per l’autodeterminazione, Lëvizja Vetëvendosje</strong>. Nella lista delle priorità del governo Kurti non è presente la normalizzazione dei rapporti con la Serbia, mentre sono presenti la lotta alla corruzione e alla criminalità e l’attenzione allo sviluppo economico del Paese. Da un lato Kurti spinge per entrare nell’Unione europea, ma dall’altra insiste anche sulla politica di reciprocità nei rapporti con la Serbia. L’ultimo punto però intensifica le tensioni con Belgrado. La paura è che a questi incidenti ne seguano altri, che possono peggiorare i rapporti tra i due paesi e avere a loro volta ricadute negative sulle popolazioni locali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/kosovo-atti-terroristici-confine-serbia.html">&#8220;Atti terroristici al confine&#8221;: perché cresce la tensione tra Kosovo e Serbia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Scozia non supera la Brexit: l&#8217;indipendenza resta un miraggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-scozia-non-supera-la-brexit-lindipendenza-resta-un-miraggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 03:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elezioni scozia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-1536x1026.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-2048x1368.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il futuro del Regno Unito passerà inevitabilmente per la secessione della Scozia. Questo, almeno, è il punto di vista dei nazionalisti dello Scottish National Party, che governano Edimburgo dal lontano 2007 e che hanno già tentato di ottenere l&#8217;agognata indipendenza nel 2014. In quell&#8217;occasione i sogni dei separatisti si infransero contro il muro della volontà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-scozia-non-supera-la-brexit-lindipendenza-resta-un-miraggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elezioni scozia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-1536x1026.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/elezioni-scozia-La-Presse-2048x1368.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il futuro del <strong>Regno Unito</strong> passerà inevitabilmente per <strong>la secessione della Scozia</strong>. Questo, almeno, è il punto di vista dei nazionalisti dello <strong>Scottish National Party</strong>, che governano Edimburgo dal lontano 2007 e che hanno già tentato di ottenere l&#8217;agognata indipendenza nel 2014. In quell&#8217;occasione i sogni dei separatisti si infransero contro il muro della volontà popolare, che con un sonoro 55% di contrari respinse al mittente la proposta. Il desiderio, però, non si è spento e la first minister <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risultato-delle-elezioni-scozzesi-apre-la-strada-ad-un-nuovo-referendum.html"><strong>Nicola Sturgeon</strong></a> ha ventilato, a più riprese, la possibilità di organizzare un secondo referendum, magari nel 2023 quando<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> <strong>la pandemia</strong></a> dovrebbe essere solo un lontano ricordo.</p>
<p>I problemi, però, non mancano. Londra ha già espresso la sua ferma contrarietà all&#8217;organizzazione di una seconda consultazione dato che si era deciso che un nuovo referendum non si sarebbe svolto prima di vent&#8217;anni. Alister Jack, Segretario di Stato per la Scozia, ha però dichiarato che se il 60% degli elettori si esprimerà in favore di un nuovo scrutinio questo potrà avere luogo. Edimburgo, in ogni caso, non ha intenzione di forzare la mano seguendo il modello catalano e poi ci sono i sondaggi, quasi concordi sulla <strong>sconfitta degli indipendentisti</strong>. Ecco, dunque, perché il Regno Unito potrebbe restare tale ancora a lungo.</p>
<h2>Il (mal) governo della Scozia</h2>
<p>I conti della Scozia, come ricordato dall&#8217;ex leader dello Scottish Conservative and Unionist Party Ruth Davidson, sono in <strong>cattive condizioni</strong> e le prospettive economiche sono peggiori di quelle esistenti quando si parlò di secessione nel 2014. Sino all&#8217;inizio della pandemia la crescita del Prodotto Interno Lordo  scozzese è stata inferiore a quella del resto del Regno Unito per cinque anni consecutivi e la Commissione Fiscale ha reso noto che l&#8217;economia non tornerà ai livelli pre-pandemici sino al 2024. Il <strong>deficit</strong> è il più alto d&#8217;Europa ed è equivalente a 36 miliardi di sterline, poco più del 22 per cento del Prodotto Interno Lordo.</p>
<p>Tra i parametri che preoccupano di più c&#8217;è la <strong>povertà infantile</strong>, che colpisce il 26% dei bambini e che è cresciuta rispetto al 23% del 2007. Nicola Sturgeon si era impegnata, nel 2017, a ridurla al 10 per cento entro il 2030 ed i segnali non sono incoraggianti. Le cose non vanno meglio nel settore sanitario, dove si registravano ritardi e problematiche già prima della pandemia, in quello della<strong> sicurezza</strong>, con il tasso di crimini violenti in crescita da 5 anni ed una riduzione delle condanne ed infine in quello educativo, dove si sono deteriorate le prestazioni degli studenti ed è ormai impossibile valutarle stante il ritiro dai sistemi di valutazione internazionale.</p>
<h2>L&#8217;Unione europea e la perdita di prestigio</h2>
<p>Una Scozia indipendente avrebbe ottime possibilità di aderire all&#8217;<strong>Unione europea</strong> dato che, a differenza di altri candidati, non dovrebbe implementare riforme significative in ambito economico e politico essendo stata membro, per decenni, come parte del Regno Unito.<a href="https://www.politico.eu/article/haste-ye-back-how-scotland-could-rejoin-the-european-union/"> L&#8217;ingresso nell&#8217;Unione</a> richiede, però, il consenso unanime di chi ne è già parte e la Spagna, impegnata contro il separatismo catalano, ha tutti i motivi per complicare la vita della Scozia ed evitare di dare vita ad un pericoloso precedente. Si tratta di un ostacolo probabilmente superabile ma destinato a rallentare il processo decisionale di Bruxelles.</p>
<p>Se l&#8217;ingresso nell&#8217;Unione potrebbe rivelarsi complesso è comunque poca cosa rispetto all&#8217;eventuale <strong>divorzio dal Regno Unito</strong>, a cui la Scozia è legata da 314 anni. L&#8217;estromissione dalle organizzazioni transnazionali, come le Nazioni Unite, il G7 e la Nato, costringerebbe il Paese a chiedervi l&#8217;adesione e senza la rappresentazione in queste organizzazioni ci sarebbe una perdita di prestigio internazionale. <strong>Il ruolo globale</strong> della Scozia, in parole povere, si ridimensionerebbe in maniera significativa così come la voce in capitolo su alcune tematiche importanti come il cambiamento climatico ed il peacekeeping.</p>
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		<title>Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 16:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. <a href="https://www.ilpost.it/2011/07/09/e-nato-il-sud-sudan-qual-e-la-capitale/">L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011</a>, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, l&#8217;Uganda e la Repubblica Centrafricana, ma anche a livello internazionale. Il mondo intero infatti vedeva nella nascita del cinquantaquattresimo stato africano la fine di una guerra che durava da decenni e di una situazione che costringeva le genti del Sud Sudan a vivere oppresse, discriminate, escluse economicamente e segregate dalla popolazione di origine araba del nord e dai vertici di Khartoum.</p>
<p>L&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza sono state plaudite dai leader di tutti i Paesi del primo mondo e, da Tokyo a Washington, tutti i capi di stato si sono prodigati nel promettere aiuti e sostegni al neonato stato africano. Le parole però si sono infrante sul frangiflutti della realtà.</p>
<p>Quello che era stato battezzato come un sogno di pace si è tramutato in breve tempo in un nuovo incubo di guerra. Sebbene la comunità internazionale si sia impegnata nel costruire le infrastrutture di un Paese che usciva frantumato da una guerra civile inclemente e feroce, ciò che non è stato fatto e non è stato considerato, è che non erano assenti solo i sistemi basici del Paese, ma persistevano a mancare le fondamenta vere e proprie della nazione: la coesione nazionale, l&#8217;unità dei leader politici, la riconciliazione sociale e l&#8217;idea di cittadinanza. Così il più giovane stato africano ha catalizzato in sé gli errori e gli orrori che dopo le indipendenze degli anni &#8217;60 si erano verificati in molti altri paesi del continente: tribalismo, nepotismo, furto di risorse pubbliche e autoritarismo, e la violenza ha infettato in breve tempo i gangli vitali della società sud sudanese e ha trascinato il Paese, in soli tre anni, in una <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sta-succedendo-in-sud-sudan.html">guerra civile che ancor oggi, nonostante siano stati firmati dei fragili accordi di pace, prosegue a intermittenza.</a></p>
<p><figure id="attachment_325068" aria-describedby="caption-attachment-325068" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg" alt="South Sudan 2012" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-2048x1356.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-325068" class="wp-caption-text">Giuba (Sud Sudan), le celebrazioni per il primo anniversario dell&#8217;indipendenza del Sudan del Sud</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni in cui si dovrebbe festeggiare l&#8217;anniversario della nascita di una nazione invece si assiste con impotenza all&#8217;ennesimo fallimento di uno stato africano che ,su una popolazione di 11milioni di abitanti, ne registra 4 milioni e mezzo nei campi profughi interni e in quelli dei paesi confinanti e ad oggi, secondo <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Inform%202019%20WEB%20spreads.pdf">il Global Crisis Severity Index</a>, il Sud Sudan risulta essere uno dei Paesi più instabili al mondo e le prospettive di una ripresa nel futuro prossimo sono al momento intangibili.</p>
<p>Per comprendere perché il Sud Sudan sia oggi tormentato da odio e crisi umanitarie bisogna riavvolgere il rocchetto della storia almeno sino agli anni sessanta e conoscere così alcune vicende storico e politiche e alcune parole chiave che sono determinanti per avere una visione chiara di ciò che è successo dalla metà del &#8216;900 sino ad oggi in questa regione africana.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Il Sud Sudan ha sempre fatto parte, sino al 2011, del Sudan, uno stato che, anche durante il periodo coloniale, ha avuto una storia alquanto travagliata e atipica rispetto agli altri paesi africani. E&#8217; stato, questo Paese, nell&#8217;occhio di diverse potenze europee, ed, è qui, per l&#8217;esattezza a Fascioda, che si sono fronteggiati inglesi e francesi e si è rischiata una guerra aperta tra due eserciti coloniali. E&#8217; questa terra bagnata dal Nilo ad essere stata una dei palcoscenici delle prime <a href="https://www.blackpast.org/global-african-history/mahdist-revolution-1881-1898/">resistenze armate anticoloniali mosse da una forte componenti religiosa islamica,</a> ed è sempre il Sudan ad aver avuto una forma coloniale unica essendo stato dalla fine del &#8216;900 sino al 1955 un protettorato anglo egiziano abitato da popolazioni islamiche e arabe nel nord e da gruppi etnici dell&#8217;Africa equatoriale e sub-sahariana nel sud.</p>
<h2>La scoperta del petrolio</h2>
<p>La divisione etnica e geografica ha sempre caratterizzato la storia di questa nazione tanto che già nel 1955, un anno prima dell&#8217;indipendenza del Paese, nelle regioni meridionali è nato un gruppo guerrigliero che rivendicava l&#8217;indipendenza del sud: il Movimento di resistenza del Sud Sudan (Ssrm nell’acronimo inglese). La guerra civile vera e propria però tra il nord e il sud è iniziata nel &#8217;62 e solo nel &#8217;69, quando i militari hanno portato al potere il colonnello Nimeiri che ha ascoltato le istanze autonomista delle genti del sud si è avuta la parvenza di una fine delle ostilità. Nel &#8217;72 infatti, ad Addis Abeba, c&#8217;è stata la firma di un accordo di pace che ha sancito lo statuto di regione autonoma al Sud Sudan. Ma nel &#8217;78 è successo un qualcosa che ha sparigliato le carte, ha annullato ogni accordo pregresso, ha infiammato avidità e corruzione e ha acceso gli istinti più brutali nelle leadership locali: nella regione autonoma del Sud Sudan sono stati rinvenuti giacimenti di petrolio.</p>
<p>La scoperta dell&#8217; oro nero ha portato il colonnello Nimeiri a imporre la sharia in tutta la nazione e a revocare l&#8217;autonomia al sud. Una decisione che ha avuto il peso di una dichiarazione di guerra e infatti nel 1983, i partigiani del Sud Sudan hanno ripreso in mano le armi e, sotto la guida di John Garan, è nato l&#8217;SPLA (Sudan People Liberation Army), ed è iniziata la seconda guerra civile.</p>
<p>Nel 1989 il Paese è stato sconvolto da un altro colpo di stato, quello Omar El Bashir, uno dei dittatori più sanguinari della storia recente africana che rimarrà in carica per 30 anni e che proseguirà la sua guerra contro l&#8217;esercito indipendentista del sud.</p>
<h2>Il cessate il fuoco</h2>
<p>Una data importante, che porterà da lì a qualche anno alla separazione del Sud Sudan è il 2004 perchè il 7 gennaio di quell&#8217;anno è stato firmato un protocollo che prevedeva la divisione in parti uguali delle rendite petrolifere del Sudan (in gran parte nel sud) tra il governo di Khartoum e il Movimento/esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla/m). Una stretta di mano molto significativa tanto che, l&#8217;anno dopo, il 9 gennaio del 2005, è stato siglato l&#8217; Accordo globale di pace (Agp) tra Khartoum e l’Spla, a Nairobi, che prevedeva un cessate-il-fuoco permanente, autonomia per il sud, un governo di coalizione tra Khartoum e Spla/m, e un referendum da tenere nel sud, entro sei anni, per decidere sull’indipendenza o meno di quelle regioni.</p>
<p>Nella parte meridionale del Paese questo accordo è stato salutato come una vittoria soprattutto perchè John Garang, il capo dei ribelli, divenuto vicepresidente del Sudan, ha concesso enorme autonomia alla sua gente. Pochi mesi dopo però, in un incidente aereo, Garang è morto e il suo posto è stato preso da Salva Kiir e gli accordi di pace sono stati sul punto di saltare e la guerra sembrava doversi infiammare di nuovo. Si sono registrati infatti scontri tra lealisti e irregolari in tutto il paese, soprattutto nelle regioni contese dei Monti Nuba, dello Stato del Blu Nile e della contea di Abey, zone ricchissime di giacimenti petroliferi. Ma la crisi umanitaria e un arbitrariato internazionale che ha stabilito a chi appartenessero i pozzi petroliferi hanno convinto le due parti a silenziare le armi e a dicembre 2009 si è arrivati all&#8217;accordo tra il governo di Khartoum e quello di Juba sul referendum per l’indipendenza del sud da tenere nel 2011.</p>
<h2>L&#8217;indipendenza e la guerra civile</h2>
<p>Si è arrivati quindi, nel 2011, al fatidico referendum sull’autodeterminazione del Sud Sudan, che ha visto i favorevoli all&#8217;indipendenza trionfare alle urne con il 98,83% dei voti, e il 9 luglio, è stata de facto proclamata la nascita del più giovane stato africano.</p>
<p>E&#8217; una vita da subito travagliata, quella del nuovo stato che, un anno dopo il referendum, ha affrontato una crisi politica ed economica con Karthoum in merito all&#8217;esportazione del greggio e i due Paesi sono stati molto vicini dall&#8217;intraprendere una guerra. Ma una volta risolta la situazione in politica estera a Juba si è assistito all&#8217;inizio di una crisi interna che non ha ancora visto la fine.</p>
<p>Nel 2013 il presidente Salva Kiir ha sospeso dapprima il ministro delle finanze, Kosti Manibe, e il ministro per gli affari di governo, poi ha rimosso il vicepresidente, Riek Machar Teny, ha sciolto l’intero governo e licenziato tutti i ministri; poi ha dato vita a un nuovo governo con i suoi fedelissimi e ha nominato come vicepresidente James Wani Igga, ex comandante ribelle dell’Spla/m. Ma l&#8217;epurazione dei rivali politici e la deriva autoritaria di Salva Kiir non erano finite. A dicembre il Presidente ha accusato l&#8217;ex vice Machar di aver ordito un golpe, e a questo punto non c&#8217;è stato più nulla da fare: in Sud Sudan è scoppiata la guerra civile.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Violenze a Juba, nelle principali città del Paese e anche nei villaggi più remoti hanno lasciato subito una scia di sangue e migliaia di morti e la guerra, che ufficialmente si protrarrà sino a febbraio 2020, ha visto contrapporsi le due principali etnie: i dinka, maggioritari, fedeli a Kiir e i nuer invece fedeli a Machar.</p>
<p>Il bilancio finale, dopo svariati accordi di pace risultati fallimentari, sarà di 4 milioni di sud sudanesi costretti a fuggire dai propri villaggi, oltre 400mila vittime,<a href="https://it.insideover.com/politica/orrore-in-sud-sudan-stuprate-150-donne.html"> massacri e casi di pulizia etnica, stupri di guerra</a> e una crisi umanitaria senza pari che ha portato persino il Papa a invitare al digiuno e alla preghiera per la pace nel Paese africano.</p>
<p>Si è dovuto attendere il 2020 prima che la guerra in Sud Sudan potesse dirsi definitivamente conclusa. A Roma il 12 Gennaio 2020, presso la Comunità di Sant&#8217;Egidio è stata firmata la &#8220;Dichiarazione di Roma&#8221;, che per la prima volta ha visto tutte le parti politiche del Paese firmare un accordo di cessate il fuoco e a febbraio una delegazione di Sant&#8217;Egidio si è recata in Sud Sudan per la firma dell&#8217;Accordo politico di Juba, frutto dell&#8217;intesa tra il presidente Kiir e il leader dell&#8217;opposizione Machar e che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale.</p>
<h2>Un bilancio</h2>
<p>Nonostante gli accordi di pace, la formazione di un esecutivo transitorio e la riapertura del Parlamento la violenza non è mai del tutto finita in Sud Sudan e <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sud-sudan-dieci-anni-dopo-31032">secondo l&#8217;ONG sud sudanese Community Empowerment Progress Organization (CEPO),</a> tra gennaio e maggio 2021 oltre 3000 persone sono state uccise o ferite in scontri intercomunitari e ad oggi la situazione, aggravata anche dall&#8217;epidemia di Covid, rimane estremamente precaria: l&#8217;economia è criticissima, le armi continuano a circolare e le differenze etniche permangono divenendo un argine concreto a una rinascita unitaria del Paese. E sebbene dal 2013 ad oggi, molti sforzi siano stati fatti per uscire dalla crisi bellica, il Sud Sudan però se vuole cambiare rotta e, a dieci anni di distanza della sua nascita, intraprendere un percorso diverso deve ascoltare e fare tesoro delle parole di un suo illustre cittadino, Koj Madut Jok, antropologo e sottosegretario del ministro della cultura che, nel suo libro &#8221;A Shared struggle: people and cultures of Sud Sudan&#8221;, ripreso in un editoriale della rivista <a href="https://www.nigrizia.it/notizia/dieci-anni-di-sud-sudan-che-cosa-aspettarsi">Nigrizia</a>, ha scritto queste parole per parlare di quella che è la grande piaga della sua nazione e quale deve essere la soluzione:“In questo momento, quasi tutte le questioni riguardanti la violenza di stato sono basate sull’etnia, con i gruppi minoritari che si lamentano di essere esclusi e che la loro terra è invasa. Quasi tutte le frequenti ribellioni hanno radici in risentimenti etnici o settoriali. Il Sud Sudan diventerà mai una nazione unificata, dove, ad esempio, l’appartenenza etnica non sarà più un elemento da considerare nelle interviste per un lavoro, dove non ci saranno più gruppi politico-militari fondati su base etnica, dove l’assegnazione di servizi, progetti di sviluppo, contratti pubblici non dipenderà dal gruppo etnico? Ora tutto questo è la norma e crea un contesto politico caratterizzato da sospetto e sfiducia&#8230;Se non si trova una soluzione a questa questione divisiva, la stabilità politica in Sud Sudan rimarrà con ogni probabilità un concetto vago&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bougainville ha votato a favore dell&#8217;indipendenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bougainville-ha-votato-a-favore-dellindipendenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bougainville]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bougainville referendum (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli abitanti delle Isole Bougainville hanno votato, nel corso di un referendum svoltosi tra il 23 novembre ed il 7 dicembre, a favore dell&#8217;indipendenza della regione dalla nazione di Papua Nuova Guinea. Il 9% degli elettori si è espresso in favore dell&#8217;autodeterminazione mentre appena il 2% ha sostenuto l&#8217;idea di continuare a far parte di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bougainville-ha-votato-a-favore-dellindipendenza.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bougainville referendum (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bougainville-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli abitanti delle Isole Bougainville hanno votato, nel corso di un <strong>referendum</strong> svoltosi tra il 23 novembre ed il 7 dicembre, a favore dell&#8217;indipendenza della regione dalla nazione di Papua Nuova Guinea. Il 9% degli elettori si è espresso in favore dell&#8217;<a href="https://www.theguardian.com/world/2019/dec/11/bougainville-referendum-region-votes-overwhelmingly-for-independence-from-papua-new-guinea">autodeterminazione</a> mentre appena il 2% ha sostenuto l&#8217;idea di continuare a far parte di Papua Nuova Guinea ma con una maggiore autonomia. Una scelta, quella della secessione, che dovrebbe permettere all&#8217;arcipelago di divenire indipendente al termine di un lungo processo politico che vedrà coinvolta anche Port Moresby. Il referendum aveva, infatti, natura consultiva e l&#8217;autodeterminazione delle isole dovrà essere negoziata tra le autorità regionali e quelle centrali e sarà infine il Parlamento statale ad approvare o meno la secessione. Alcuni osservatori locali ritengono, dunque, che l&#8217;indipendenza non si realizzerà prima di un decennio ed anche le dichiarazioni rilasciate da Sir Puka Temu, ministro di Papua Nuova Guinea per Bougainville, sembrano gettare acqua sul fuoco. Il politico, infatti, ha definito i risultati come &#8220;credibili&#8221; ma ha anche ricordato la natura consultiva del voto. Il timore è che, qualora i risultati del referendum non vengano onorati, l&#8217;isola possa tornare ad essere preda di tensioni e violenze.</p>
<h2>Una storia difficile</h2>
<p>Una<a href="https://www.abc.net.au/news/2019-11-23/australia-could-get-a-new-neighbour-as-bougainville-votes/11721922"> lunga</a> e devastante <strong>guerra civile</strong> ha colpito, tra il 1988 ed il 1998, l&#8217;arcipelago di Bougainville provocando la morte di circa ventimila persone su una popolazione stimata di duecentomila abitanti. Le radici del conflitto vanno ricercate nei contrasti, sorti tra il governo centrale e quello locale, in merito alla spartizione dei profitti derivanti dalla miniera di rame di Panguna, che contribuiva al 45 per cento delle entrate nazionali derivanti dall&#8217;export e che era il sito del suo genere più grande del mondo. Un altro fattore di tensione fu l&#8217;inquinamento ambientale causato dalla miniera e a questi andarono ad aggiungersi anche le differenze culturali tra gli abitanti del luogo, più simili a quelli delle Isole Salomone e la popolazione di Papua Nuova Guinea. Gli scontri, scoppiati tra la Bougainville Revolutionary Army (BRA), le forze di Port Moresby ed alcune milizie locali ad esse alleate provocarono, oltre a gravi perdite tra i civili, anche la chiusura della miniera di Panguna che è ormai in stato di abbandono dal 1989. Il conflitto terminò nel 1998 anche grazie alla mediazione, tra gli altri, di Australia e Nuova Zelanda mentre l&#8217;Accordo di Pace, siglato nel 2001, portò alla creazione della Regione Autonoma di Bougainville.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Una delle <strong>clausole chiave</strong> degli Accordi di Pace, però, consisteva nello svolgimento, entro vent&#8217;anni dalla firma dell&#8217;intesa, di un referendum sull&#8217;indipendenza della regione. La consultazione ha avuto luogo ed il risultato è molto chiaro ed ora toccherà alle delegazioni politiche delle due parti trovare un accordo definitivo che possa scongiurare un ritorno della violenza a Bougainville. La probabile autodeterminazione della regione, tra l&#8217;altro, giunge poco più di un anno dopo il fallito referendum indipendentista che ha avuto luogo nella collettività francese della Nuova Caledonia. Questo territorio, però, tornerà al voto nel 2020 e chissà se i nuovi equilibri di Bougainville, qualora riesca ad ottenere l&#8217;indipendenza, non influenzeranno anche gli sviluppi e mettano i bastoni tra le ruote di Parigi.</p>
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		<title>La Danimarca rischia di perdere per sempre le Isole Faroe</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/la-danimarca-rischia-di-perdere-per-sempre-le-isole-faroe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 04:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Faroe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Faroe islands" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I cittadini del piccolo arcipelago delle Isole Faroe, situato a metà strada tra Scozia e Norvegia, si sono recati alle urne, il 31 agosto, per il rinnovo del Logting, il  Parlamento locale. Le isole sono sotto il controllo della Danimarca, seppur con un vasto grado di autonomia, dal 1814, mentre precedentemente erano parte della Norvegia. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-danimarca-rischia-di-perdere-per-sempre-le-isole-faroe.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Faroe islands" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Isole-Faroe-Flickr-e1567701558365-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I cittadini del piccolo arcipelago delle <strong>Isole Faroe</strong>, situato a metà strada tra Scozia e Norvegia, si sono recati alle urne, il 31 agosto, per il rinnovo del Logting, il  Parlamento locale. Le isole sono sotto il controllo della Danimarca, seppur con un vasto grado di autonomia, dal 1814, mentre precedentemente erano parte della Norvegia. Sullo sfondo di queste consultazioni c&#8217;era la prospettiva dell&#8217; indipendenza da Copenaghen, una questione che agita la politica locale da decenni.</p>
<h2>Indipendentisti ed unionisti</h2>
<p>Le urne hanno premiato, come partito di maggioranza relativa ed 8 seggi su 33 nel nuovo Logting, il People&#8217;s Party. Questo schieramento politico ha tendenze separatiste, conservatrici ed euroscettiche. A seguire due movimenti unionisti, I Socialdemocratici e l&#8217;Union Party, di centro destra, entrambi avranno 7 scranni. Subito dietro <strong>Republic</strong>, progressista e separatista, con 6 seggi. Più distanziati altri tre schieramenti indipendentisti, il partito di Centro, Progresso e Nuovo Autogoverno, con cinque scranni in totale. Il nuovo esecutivo, in seguito ai risultati elettorali, dovrebbe così avere una chiara trazione indipendentista e provocare qualche grattacapo dalle parti di Copenaghen.</p>
<p>Il governo uscente era invece<span style="font-size: 1rem;"> formato </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.nationalia.info/brief/11155/faroese-constitutional-referendum-unlikely-to-be-held-in-the-short-term">dai movimenti di Republic e Progress e dal partito Socialdemocratico. </a><span style="font-size: 1rem;">Si trattava di una grande coalizione che superava la dicotomia unionisti e separatisti. Nelle consultazioni del 2015 gli indipendentisti avevano ottenuto 19 seggi sui 33 del Logting mentre gli unionisti 14, una ripartizione di scranni che sarà quasi  immutata nel nuovo Parlamento. La differenza sostanziale è che nel 2015 furono i Socialdemocratici, unionisti, ad essere il partito di maggioranza relativa e il <strong>People&#8217;s Party</strong> era giunto solamente terzo. </span><span style="font-size: 1rem;">Il governo uscente aveva cercato di redigere una Costituzione, che avrebbe dovuto essere approvata in un referendum popolare nel giugno 2018, come primo passo verso un ulteriore autonomia delle isole e in futuro verso l&#8217;indipendenza. La difficoltà nel giungere alla stesura di un testo concordato e rappresentantivo dell&#8217;identità locale avevano però portato al rinvio a tempo indeterminato della consultazione, che potrebbe però tornare in auge con la formazione di un governo separatista. Le isole Faroe hanno infatti tradizioni culturali e linguistiche ben distinte da quelle danesi e per una parte della popolazione locale l&#8217;autonomia concessa da Copenaghen non basta più.</span></p>
<h2>Un&#8217;economia sviluppata</h2>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.google.com/amp/s/www.thelocal.dk/20180619/goodbye-denmark-faroese-weigh-pulling-free-of-danish-grip/amp">Il governo delle Faroe controlla la maggior parte dei settori della politica locale </a>mentre la Danimarca gestisce la politica di difesa ed alcuni aspetti della politica estera, monetaria e giudiziaria. <a href="https://www.faroeislands.fo/economy-business/economy/">Il governo danese eroga un sussidio annuale di 86 milioni di euro</a>, corrispondenti al 3,3% del Pil annuo. L&#8217;ammontare del sussidio è stato congelato da diversi anni. Con un tasso di disoccupazione dell&#8217;1,2% e <a href="https://www.faroeislands.fo/economy-business/economy/">un Pil in forte crescita (8 per cento del 2015 e 7,8 per cento nel 2016)</a> le isole godono di <strong>un&#8217;economia solida</strong> sebbene fortemente dipendente dal prezzo del pesce sui mercati mondiali: la pesca e il turismo ne sono infatti i settori trainanti. Il percorso verso una piena autodeterminazione  continua però ad essere graduale e i legami con Copenaghen, seppur sempre più flebili, non sono mai stati del tutto interrotti.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Le isole Faroe sperimentano, da decenni, un forte livello di autonomia politica e una sostanziale autogestione dei propri affari interni e più limitatamente anche esteri. Non fanno parte dell&#8217;Unione Europea e hanno la possibilità di negoziare i propri accordi commerciali e di pesca direttamente con Bruxelles. La secessione da Copenaghen rappresenta quindi più la fine di un percorso graduale che una rottura netta e traumatica con la madrepatria, che non ostacolerebbe con la forza un&#8217;eventuale proclamazione di indipendenza da parte di <strong>Torshavn</strong>. La formazione di un governo indipendentista potrebbe portare ad un&#8217;accelerazione di questo processo, qualora le diverse componenti dell&#8217;esecutivo riescano a stabilire un&#8217;effettiva road map di transizione politica. <span style="font-size: 1rem;">Il governo danese si troverebbe così di fronte ad un fatto compiuto e dovrebbe rinunciare alla sua proiezione politica nel mare del Nord. La <strong>Groenlandia</strong>, la prima dipendenza danese per estensione territoriale, sarà probabilmente influenzata dagli sviluppi delle isole Faroe e potrebbe accelerare anch&#8217;essa verso una piena autodeterminazione, dato che anche nel parlamento groenlandese i separatisti sono in chiara maggioranza.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-danimarca-rischia-di-perdere-per-sempre-le-isole-faroe.html">La Danimarca rischia di perdere per sempre le Isole Faroe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Kosovo, indipendenza senza pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/kosovo-la-pace-inarrivabile/kosovo-indipendenza-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rosso, nero, blu, bianco. I colori delle facciate di piccole aziende si mescolano senza armonia lungo le strade in eterna manutenzione nella periferia di Pristina. Oggi il nucleo economico e sociale del Kosovo appare come una capitale balcanica tra tante, in cui l’insediamento di nuove realtà a gestione familiare si intreccia con l’improvvisazione e lo spirito di necessità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/kosovo-la-pace-inarrivabile/kosovo-indipendenza-pace.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/3-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Rosso, nero, blu, bianco. I colori delle facciate di piccole aziende si mescolano senza armonia lungo le strade in eterna manutenzione nella periferia di Pristina. Oggi il nucleo economico e sociale del Kosovo appare come una capitale balcanica tra tante, in cui l’insediamento di <b>nuove realtà a gestione familiare</b> si intreccia con <b>l’improvvisazione e lo spirito di necessità della popolazione</b>, in un’atmosfera di ordinata anarchia.</p>
<p><figure id="attachment_61233" aria-describedby="caption-attachment-61233" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-61233 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg" alt="1" width="2048" height="1367" /><figcaption id="caption-attachment-61233" class="wp-caption-text">Una tipica piccola azienda di Pristina: un autolavaggio (Marco Ferraro)</figcaption></figure></p>
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<p>A quasi venti anni dalla fine di un conflitto mai sopito e che ha messo al centro tutte le ambizioni geopolitiche dei Paesi impegnati, il Kosovo appare ancora fragile e povero, con una qualità della vita molto bassa, un salario medio di circa 360 euro e con una disoccupazione al 30%. E se nella emergente ma frizzante movida i locali notturni in voga sono sempre più richiesti e affollati da giovani ( il 53 per cento della popolazione ha meno di 25 anni, è il più giovane Stato europeo), baracche e abitazioni di fortuna si fanno spazio tra la steppa e il grigio cemento dei logori margini di Pristina. È l’esaltazione di una frattura sempre più ampia tra i più agiati e le fasce deboli. La precaria quotidianità della città è scandita in un contesto di relativa quiete, eppure solo apparente. La guerra del 1996-1999 ha lasciato ferite profonde e le insofferenze etniche tra albanesi e serbi in Kosovo sono passate dalla rivendicazione autonomista a quella indipendentista, fino ad arrivare al reclamo di territori odierno per superare parzialmente<b> distanze geopolitiche</b> più che etniche.</p>
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<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/4dKVIyfsC6w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Così, <b>ogni anno si registrano morti e feriti </b>a causa di scontri in piazza o regolamenti di conti. Nonostante le 2.500 vittime civili del conflitto, nonostante le migliaia di persone i cui corpi non sono mai stati ritrovati. <b>Viene definito </b>&#8220;frozen conflict&#8221;, perché le tensioni sono soltanto latenti. Sono trascorsi esattamente dieci anni dalla dichiarazione d’Indipendenza del Kosovo, proclamata il 17 febbraio 2008, dopo dieci anni in cui il paese è stato amministrato da un protettorato internazionale delle Nazioni Unite. A spiegare la situazione che vive il Paese è il<b> generale Salvatore Cuoci</b>, comandante delle forze Nato impegnate in Kosovo dal 1999 con la missione Kfor e a capo di circa 4mila soldati provenienti dagli eserciti di tutto il mondo.</p>
<p><figure id="attachment_61235" aria-describedby="caption-attachment-61235" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-61235 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg" alt="3" width="2048" height="1367" /><figcaption id="caption-attachment-61235" class="wp-caption-text">Militare italiano nella base Nato di Pristina (Marco Ferraro)</figcaption></figure></p>
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<p>&#8220;Proprio in questi mesi la situazione interna è molto delicata, sia dal punto di vista sociale, ma soprattutto dal punto di vista politico, con situazioni fragili anche nei rapporti tra gli stessi partiti&#8221;, sottolinea Cuoci. Oggi il Paese è riconosciuto da 115 nazioni, ma tra chi l’ha sempre rifiutato ci sono – oltre alla Serbia &#8211; anche cinque membri dell’Unione europea: Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro. Ma perché un Paese come la Spagna rifiuta di riconoscere il Kosovo? &#8220;I motivi vanno ricercati nello scenario attuale che vive la Spagna con la vicenda della Catalogna. Vi sono delle similitudini con il caso del Kosovo che potrebbero creare dei precedenti&#8221;.</p>
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<p><figure id="attachment_61236" aria-describedby="caption-attachment-61236" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-61236 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/5.jpg" alt="5" width="2048" height="1367" /><figcaption id="caption-attachment-61236" class="wp-caption-text">Generale Salvatore Cuoci (Marco Ferraro)</figcaption></figure></p>
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<p>Ancora oggi la presenza della Nato e delle forze straniere è testimoniata da una costellazione di simboli disseminati in tutto il Paese nel corso degli ultimi 20 anni. Per alcuni si tratta di una vera e propria colonizzazione, per altri è il segno di un aiuto necessario e confortante. Proprio nel centro di Pristina esiste &#8220;Bill Clinton Boulevard&#8221;, con una statua dell’ex presidente degli Stati Uniti voluta nel 2009 dagli albanesi del Kosovo per ringraziare dell’aiuto nella loro lotta contro il governo della Jugoslavia. E anche a Prizren, città a sud del Paese a prevalenza albanese, i segni del periodo post-bellico sono evidenti; qui, ad esempio, è stato realizzato un vero e proprio memoriale della Nato con un imponente monumento incastonato in una base con la forma geografica del Kosovo, al centro di una piazza ricoperta di vessilli dell’organizzazione internazionale.</p>
<p><figure id="attachment_61237" aria-describedby="caption-attachment-61237" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-61237 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/6b.jpg" alt="6b" width="2048" height="1367" /><figcaption id="caption-attachment-61237" class="wp-caption-text">Il memoriale della Nato a Prizren (Marco Ferraro)</figcaption></figure></p>
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<p>D’altronde il Kosovo rimane ancora oggi <b>un’area fortemente strategica</b> per più attori sul panorama internazionale. Ne è una testimonianza architettonica in evoluzione la smisurata<b> ambasciata</b> che gli<b> Stati Uniti </b>stanno tuttora costruendo a Pristina. Un’imponente struttura pressoché inedita in qualsiasi capitale occidentale per dimensioni e livelli di sicurezza. Ma anche l’Italia &#8211; che in Kosovo ha uno dei più numerosi e attivi contingenti internazionali, con una propria base della <b>Multinational Specialized Unit dei </b><b>carabinieri</b> &#8211; continua ad avere interessi in terra kosovara, come rileva lo stesso generale Cuoci: &#8220;Io sono il quarto comandante italiano consecutivo a capo di Kfor, e ce ne sarà un quinto. Questo testimonia il ruolo di prestigio che l’Italia ricopre in questa missione&#8221;.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/kosovo-la-pace-inarrivabile/kosovo-indipendenza-pace.html">Kosovo, indipendenza senza pace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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