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	<title>indigeni Archives - InsideOver</title>
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	<title>indigeni Archives - InsideOver</title>
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		<title>Così i popoli indigeni hanno letto in anticipo il cambiamento climatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cosi-i-popoli-indigeni-hanno-letto-in-anticipo-il-cambiamento-climatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 09:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="yanomani" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Dagli inuit dell'Alaska ai token della Thailandia agli yanomani del Brasile, così l'antica sapienza indigena anticipava i temi odierni.   </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="yanomani" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><em><br>“Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi”. Il saggio proverbio indio profetizzava già nell’antichità le conseguenze dell’irresponsabilità umana.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em><strong></strong></p>



<p>I cambiamenti climatici sono stati per molto tempo un tema per scienziati e ambientalisti prima di approdare al dibattito pubblico. Negli anni Novanta studiosi di varie nazionalità si misero in viaggio alla volta del Grande Nord, per osservare i ghiacci e la vita delle popolazioni autoctone. Quando nel 1999 <strong>Igor Krupnik </strong>&#8211; antropologo del Centro Studi Artici di Washington – raggiunse l’Alaska per approfondire la storia dei suoi abitanti, rimase stupito dal racconto di un indigeno inuit che così argomentava sui propri antenati: “La comunità locale deve affrontare problemi più urgenti delle vicende dei nostri padri”. A cosa si riferiva? All’ambiente, che si comportava in modo strano, inaspettato e non familiare, parole che gli inuit riassumono nel termine autoctono “uggianaqtuq”. </p>



<p>Essi avvertivano da tempo che attorno a loro si erano rotti degli equilibri per lunghi anni rimasti inalterati: il ghiaccio era sempre più sottile e il vento, soffiando forte e in modo imprevedibile, compattava la neve rendendola inadatta alla costruzione degli igloo, le loro caratteristiche abitazioni. Anche i fiumi non erano più abbastanza profondi per le imbarcazioni usate per la caccia e la pesca. <strong>Tutti segnali che forse potevano sfuggire a un esploratore di passaggio ma non agli inuit</strong>, che da generazioni hanno instaurato un rapporto “olistico” con la natura. Dall’ambiente, infatti, traggono tutto il necessario per la vita quotidiana: caccia e pesca garantiscono il cibo; le pelli animali forniscono i vestiti per proteggere dal freddo; le ossa e le pietre servono per realizzare armi e strumenti, e con la neve costruiscono gli igloo. </p>



<p>Al tempo stesso, <strong>ogni cosa nella tradizione inuit ha un’anima</strong> ed è oggetto di venerazione religiosa: l’oceano è abitato da “Sedna”, lo spirito del mare e il cielo da “Malina”, la dea del sole. Una dimensione spirituale della realtà che si fonde con le percezioni, i racconti degli avi e l’ambiente in una visione di insieme, olistica appunto. <strong>Grazie a questo rapporto identitario con la natura, gli inuit avevano percepito da tempo i segnali di cambiamento del clima.</strong> Le loro voci si erano levate attraverso racconti e testimonianze, ma per molti anni erano rimaste inascoltate in quanto ritenute aneddotiche e inaffidabili. Nel frattempo, la scienza – come riferisce lo stesso Krupnik – sembrava interrogarsi se il riscaldamento globale fosse qualcosa di cui realmente preoccuparsi. Solo molti anni più tardi vari studi e osservazioni sul global warming avrebbero dato una conferma scientifica ai racconti del popolo inuit: il clima stava cambiando anche nel Grande Nord.</p>



<p>Quello appena descritto è un esempio di come il sapere indigeno, frutto di un rapporto millenario con la natura, possa dare un contributo alla conoscenza. Nel caso degli inuit, i loro racconti erano veri e propri segnali di allarme, che la scienza ufficiale avrebbe preso in considerazione solo agli inizi del XXI secolo. </p>



<p>Nel Sud-Est asiatico, in alcune isole a Sud della Thailandia, vive una tribù indigena di circa 4.000 individui, i <strong>Moken, soprannominati “nomadi del mare”.</strong> I loro villaggi si trovano sulle coste e sono costituiti da palafitte immerse nell’acqua. Caratteristica peculiare dei Moken è la totale simbiosi con l’oceano. Qualche esempio? Imparano a nuotare in tenera età ancora prima di camminare sulla terraferma e  sott’acqua  hanno una visibilità doppia rispetto a un comune nuotatore. A bordo dei loro kabang, tradizionali imbarcazioni di legno, si spostano da una baia all’altra per pescare e raccogliere molluschi e crostacei. </p>



<p>I Moken credono nell’esistenza di un granchio gigante che vive in una caverna nelle profondità dell’oceano. Una creatura mostruosa che, secondo la leggenda, causa correnti e tempeste. <strong>Quando esce dalla sua tana, l’acqua prende il suo posto e il mare si ritira, allontanandosi dalla costa.</strong> Il ritiro delle acque genera il “laboon”, una parola che nella lingua locale significa “onda che inghiotte le persone”. Il laboon è stato lo <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/terremoti-tsunami-radioattivi-potenzee-natura-arma.html">tsunami gigantesco che il 26 dicembre 200</a></strong>4 si è abbattuto sulle coste dell’Oceano Indiano causando la morte di più di 230mila thailandesi. Grazie alla loro profonda conoscenza del mare, i Moken hanno riconosciuto in tempo l’onda anomala e si sono messi in salvo prima che radesse al suolo le loro abitazioni. In base alla leggenda, infatti, il “laboon” si era già verificato molto prima del 2004 ed era citato nei racconti dei loro antenati.</p>



<p>Passando ad altre latitudini, <strong>al confine tra il Brasile e il Venezuela vive la tribù degli Yanomami</strong>, che occupa l’estensione forestale compresa tra il bacino dell’Orinoco e il Rio delle Amazzoni, la più ampia del pianeta. Una popolazione di circa 38.000 individui – secondo Survival International – l’organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni. Gli Yanomami usano ogni giorno circa 500 varietà di piante per gli scopi più vari: costruire la “maloca”, la loro abitazione caratteristica collocata in genere vicino a fiumi e ruscelli per consentire la pesca e l’approvvigionamento idrico; fabbricare utensili e frecce, ottenere legna combustibile, colorare e dipingere il corpo. Da altre piante ricavano medicine, veleni e sostanze allucinogene che usano nei loro riti tradizionali. </p>



<p>Una straordinaria varietà di impieghi che implica un rapporto inscindibile con l’ambiente in cui vivono: la foresta pluviale. Appare evidente come la salvaguardia dell’habitat amazzonico sia fondamentale per la <strong>sopravvivenza degli Yanomami. </strong>L’azione di tutela, in realtà, deve avere un orizzonte più ampio: tutelare la biodiversità del pianeta, di cui le foreste costituiscono parte essenziale. Si pensi al ruolo primario di questi ambienti nella regolazione e nel controllo di malattie e pandemie. L’integrità delle foreste limita l’esposizione ad agenti patogeni, tra cui i responsabili delle cosiddette zoonosi, patologie trasmissibili direttamente o indirettamente dai vertebrati all’uomo.</p>



<p>Con quali modalità la deforestazione incide sulla loro diffusione? Le aree deforestate e poi adibite a varie destinazioni più o meno urbanizzate come pascoli, aree coltivate o insediamenti industriali, favoriscono una maggiore vicinanza tra l’uomo e gli animali selvatici. Questi ultimi agiscono come serbatoi di virus e malattie potenzialmente trasmissibili alla specie umana. Una relazione che Andy MacDonald &#8211; ecologo delle malattie all’Earth Research Institute dell’università della California – così riassume: “che la deforestazione possa essere un importante fattore nella trasmissione di malattie infettive è una cosa piuttosto nota. È una questione di numeri: più danneggiamo gli habitat forestali, più è probabile che si vada incontro a epidemie di malattie infettive”. Gli fa eco Jonathan Epstein, ecologo, che riferendosi ai patogeni animali afferma: “Non sono loro a cercarci, semmai siamo noi a cercare loro”. </p>



<p>Al riguardo, diversi studi condotti in Brasile, Uganda e Indonesia mostrano che i primati “non umani” come scimpanzè e gorilla sono potenziali serbatoi di malattie trasmissibili all’uomo. Questo si spiega innanzitutto con l’affinità genetica, considerato che condividono con la specie umana circa il 98% del DNA. La distruzione del loro habitat e la sua sostituzione con insediamenti o terreni destinati agli allevamenti intensivi rischia di rendere concreto un rischio potenziale: il passaggio di agenti infettivi da una specie all’altra. <strong>Il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus)</strong>, ad esempio, si è adattato all’uomo a partire da una variante presente nelle scimmie dell’Africa centrale, il SIV (Simian Immunodeficiency Virus). Il fattore scatenante è stata in ultima analisi la deforestazione dei territori, che ha favorito il passaggio del virus nell’ospite umano e il successivo contagio uomo-uomo, con la diffusione globale dell’AIDS e decine di milioni di morti. Sempre in Africa, il popolamento di foreste un tempo intatte da parte di insediamenti umani ha portato ad una maggior contiguità con preesistenti serbatoi di malattie, causando la diffusione di patologie come la leishmaniosi e la febbre gialla.</p>



<p>Quest’ultima è un esempio di zoonosi a trasmissione vettoriale; viene infatti trasmessa all’uomo da scimmie infette attraverso le zanzare. Il controllo epidemiologico è solo uno dei molteplici vantaggi di un habitat forestale intatto. <strong>La correlazione tra deforestazione e inquinamento atmosferico è nota da tempo</strong>, così come le varie conseguenze “a cascata”, sempre più intense e frequenti: effetto serra, riscaldamento globale, cambiamento climatico ed eventi estremi. Il quadro delle relazioni causa-effetto va in realtà ben oltre i pochi esempi citati e si presenta più complesso e meno prevedibile di quanto si pensi.</p>



<p>Comprendere tale complessità è fondamentale per generare maggiore consapevolezza degli impatti che le azioni umane hanno sull’ecosistema e sulla sua evoluzione. Questo è un compito fondamentale della comunità scientifica, che deve svolgersi in parallelo ad una efficace sensibilizzazione delle popolazioni. Ciò che è necessario fare nell’immediato è trasformare le conoscenze finora acquisite in efficaci strategie preventive e di tutela, al fine di preservare la biodiversità esistente. Gli indigeni possono dare un contributo in tal senso? I<strong>nuit, Moken e Yanomami,</strong> e con essi le 2.000 culture indigene del pianeta, hanno riti e tradizioni differenti ma un denominatore comune: la perfetta integrazione con l’ecosistema. </p>



<p>Da questa “full immersion” millenaria nella natura deriva la loro sapienza, che guida ogni momento della loro quotidianità. Attraverso la gestione sostenibile delle risorse naturali, essi tutelano l’ambiente, sempre più minacciato dalle politiche di sfruttamento attuate da multinazionali e governi poco lungimiranti. Nonostante rappresentino <strong>meno del 5% della popolazione del pianeta</strong>, secondo le Nazioni Unite le 2000 comunità indigene salvaguardano l’80% della biodiversità mondiale.Da qui l’importanza di tutelare e valorizzare i loro saperi per meglio comprendere i delicati  e complessi equilibri naturali.   </p>
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		<title>Nuova Caledonia: Macron e l’esercito per fermare la secessione</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/nuova-caledonia-macron-e-lesercito-per-fermare-la-secessione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 15:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Azerbaigian]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito francese]]></category>
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		<category><![CDATA[Nuova Caledonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La situazione in Nuova Caledonia continua ad essere estremamente tesa. Il governo di Parigi, alle prese con movimentismo indipendentista anti-francese che potrebbe far precipitare la situazione in una guerra civile di un&#8217;entità maggiore alla crisi attuale, ha dovuto mobilitare distaccamenti dell&#8217;Armée de Terre, l&#8217;esercito francese, e inviare in loco oltre mille uomini di rinforzo. Raggiungendo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/nuova-caledonia-macron-e-lesercito-per-fermare-la-secessione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413084637359_2a826bbcd7766b885c0431705d338cfc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La situazione in <strong>Nuova Caledonia</strong> continua ad essere estremamente tesa. Il governo di Parigi, alle prese con movimentismo indipendentista anti-francese che potrebbe far precipitare la situazione in una guerra civile di un&#8217;entità maggiore alla <a href="https://www.lnc.nc/article/nouvelle-caledonie/faits-divers/direct-emmanuel-macron-attendu-tres-prochainement-en-nouvelle-caledonie?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR05cBdwMWK550hZz1HmdfZ2myGu2IJZ1ARBn7Bd-wn-t7dWBLyJ9FLC200_aem_ASHfx6uDpZ8MvSoXbyE6PxTIsXv_yQ37fvbiT5vo7LomoNuDC99rvSGbsyIebHX9Y9oorNP6B1ayKlBhx5B7kOpz">crisi attuale</a>, ha dovuto mobilitare distaccamenti dell&#8217;Armée de Terre, l&#8217;esercito francese, e inviare in loco oltre mille uomini di rinforzo. Raggiungendo un totale di 3.000 unità per fronteggiare le azioni violente degli indipendentisti e sgomberare, con l&#8217;ausilio dei blindati Vbrg della Gendarmeria, oltre 70 blocchi stradali posti sugli snodi fondamentali e nei distretti dove si è concentrata la rivolta. Fondamentale è stato riacquisire il controllo delle strade per impedire ai dimostranti di fermare la viabilità che collega all&#8217;aeroporto dell&#8217;isola del <strong>Pacifico sud-occidentale</strong>, che ha lo status di <strong>collettività francese d&#8217;oltremare</strong> e dipende da Parigi. Molti turisti si sono trovati bloccati contro la loro volontà e sottoposti ai rischi delle rimostranze violente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Australia and New Zealand began evacuating nationals from New Caledonia, with government planes arriving in the French territory which has experienced a week of deadly riots, sparked by electoral changes by the French government in Paris <a href="https://t.co/2OU1NVrARg">https://t.co/2OU1NVrARg</a> <a href="https://t.co/XJGmaB8BIN">pic.twitter.com/XJGmaB8BIN</a></p>&mdash; Reuters (@Reuters) <a href="https://twitter.com/Reuters/status/1792883537755902111?ref_src=twsrc%5Etfw">May 21, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Obiettivo dei francesi, che hanno inviato anche contingente di &#8220;<strong>teste di cuoio</strong>&#8221; del GIGN &#8211; un&#8217;unità d&#8217;élite della Gendarmeria nazionale francese specializzata in azioni antiterrorismo, nella liberazione di ostaggi e in operazioni speciali &#8211; è quello di riprendere al più presto il completo <strong>controllo dei quartieri</strong> che sono ormai in mano agli indipendentisti. I quali, secondo alcuni analisti e osservatori, sarebbero stati <strong>infiltratati </strong>da agenti esterni, alcuni provenienti dall&#8217;<strong><a href="https://fr.euronews.com/my-europe/2024/05/19/troubles-en-nouvelle-caledonie-pourquoi-parle-t-on-de-lazerbaidjan">Azerbaijan</a></strong>, che appoggia le proteste in &#8220;risposta al sostegno di Parigi all&#8217;<strong>Armenia</strong>&#8221; con la quale prosegue una guerra dimenticata nel cuore del Caucaso, e fomentati da attivisti filo-russi che possiamo essere stati attivati dal<strong> Cremlino</strong> in risposta alla postura bellicista che la Francia ha assunto riguardo il <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-scusa-il-francesismo-in-ucraina-vacci-tu.html">conflitto ucraino</a>. La presenza di agenti provocatori esteri presuppone un ruolo non marginale per i <strong>servizi segreti</strong> francesi del DGSE che saranno presenti e rafforzati in loco.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="959" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18-959x1024.jpg" alt="" class="wp-image-422265" style="width:584px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18-959x1024.jpg 959w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18-600x640.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18-281x300.jpg 281w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18-768x820.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-21-alle-13.07.18.jpg 1186w" sizes="auto, (max-width: 959px) 100vw, 959px" /></figure>
</div>


<p>Il <strong>Consiglio di difesa</strong> convocato a Parigi ha deciso prorogare lo stato di emergenza e schierare soldati a protezione degli edifici pubblici, oltre a fornire i mezzi per consentire la partenza dei turisti rimasti bloccati sull&#8217;Isola. Questo mentre le forze speciali della Gendarmeria &#8211; che mercoledì 15 maggio hanno riportato la notizia di un giovane agente francese morto a <strong>Nouméa</strong> durante gli scontri &#8211; proseguono gli arresti e gli sgomberi.</p>



<p>Il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> si recherà oggi, martedì 21 maggio, in Nuova Caledonia per organizzare “una missione” dall&#8217;isola. La portavoce del governo ha dichiarato ieri che: &#8220;Il Presidente della Repubblica, nel Consiglio dei Ministri, ha annunciato che si recherà in Nuova Caledonia&#8221; mentre le autorità locali hanno comunicato oggi l&#8217;arresto di 22 persone. &#8220;Avanzando&#8221; grazie ai rinforzi nei distretti di Dumbéa, Païta e Mont-Dore. Operazioni di sicurezza sono state segnalate anche nei distretti di Vallée-du-Tir, Tuband, Ducos e Normandie.</p>



<p>Si ricordi che al centro di quella che viene definita una &#8220;<strong>crisi postcoloniale</strong>&#8220;, sono vecchi nodi economici e politici ritrovati in vista della futura applicazione di una <strong>nuova legge elettorale</strong> che Parigi intende adottare. La legge ha &#8220;incendiato i separatisti&#8221; che ritengono queste nuove disposizioni un danno per le popolazioni indigene ancestrali, in particolare i <strong>Kanak</strong>, o canachi, abitanti autoctoni&nbsp;melanesiani&nbsp;e&nbsp;polinesiani&nbsp;della&nbsp;Nuova Caledonia che costituiscono il 44% della popolazione totale dell&#8217;isola. La legge in questione potrà essere adottata solo attraverso la modifica la Costituzione. Attualmente il primo ministro <strong>Gabriel Attal</strong> è impegnato nella creazione di una “<strong>missione di dialogo</strong>” per raggiungere un accordo tra separatisti e lealisti e risolvere questi pericolosi <em>troubles</em> d&#8217;oltremare che dimostrano, ancora una volta, come ogni movimento violento possa &#8220;attirare&#8221; ingerenze estere interessate alla destabilizzazione dall&#8217;<em>interno</em> di entità territoriali come preoccupazione accessoria di un sistema già posto sotto pressione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/nuova-caledonia-macron-e-lesercito-per-fermare-la-secessione.html">Nuova Caledonia: Macron e l’esercito per fermare la secessione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco come la corsa all&#8217;oro sta distruggendo l&#8217;Amazzonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/ecco-come-la-corsa-alloro-sta-distruggendo-lamazzonia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 May 2021 07:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cercatori d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Considerata da anni il polmone verde della terra, nel corso degli anni la foresta Amazzonica si è imbattuta in molteplici episodi che hanno contribuito al suo progressivo disboscamento. Non soltanto la costruzione della Transamazzonica e la necessità di estendere i terreni coltivabili brasiliani per fare alla domanda interna ed estera, ma anche lo sfruttamento intensivo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecco-come-la-corsa-alloro-sta-distruggendo-lamazzonia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Considerata da anni il polmone verde della terra, nel corso degli anni la <strong>foresta Amazzonica</strong> si è imbattuta in molteplici episodi che hanno contribuito al suo progressivo disboscamento. Non soltanto la costruzione della Transamazzonica e la necessità di estendere i terreni coltivabili brasiliani per fare alla domanda interna ed estera, ma anche lo sfruttamento intensivo del territorio per appropriarsi delle sue ricchezze naturali ha contribuito negli anni a rendere la più grande foresta pluviale al mondo una vera e propria <strong>terra di conquiste</strong>. In uno scenario che, purtroppo, rischia nel lungo periodo di divenire pericoloso non soltanto per la stabilità stessa dell&#8217;ecosistema ma anche per la sopravvivenza stessa delle popolazioni indigene che tutt&#8217;ora abitano nell&#8217;Amazzonia.</p>
<h2>Le tribù indigene così sono minacciate</h2>
<p><a href="https://www.spiegel.de/wirtschaft/brasilien-goldgraeber-zerstoeren-immer-mehr-gebiete-indigener-voelker-a-faa8e7c9-24d9-474b-8468-aa2df76d1def">Come messo in evidenza dal quotidiano tedesco <em>Der Spiegel</em></a>, nel corso degli ultimi anni un&#8217;attività illecita in particolare è cresciuta esponenzialmente nei territori dell&#8217;Amazzonia: l&#8217;<strong>estrazione aurea</strong>. E in modo particolare, considerando anche l&#8217;elevata presenza del minerale nel terreno, il fenomeno ha interessato prevalentemente la riserva degli Yanomami, sita ai confini nord-occidentali del Brasile.</p>
<p>Oltre ad essere la più grande riserva naturale dell&#8217;Amazzonia (cui estensione si avvicina ai dieci milioni ettari) essa è abitata infatti da due diverse popolazioni indigene: gli <strong>Yanomami</strong> e i <strong>Munduruku</strong>, cui stile di vita richiede tutt&#8217;ora una forte simbiosi con la natura che li circonda. Popolazioni che, nel corso degli anni, avevano guadagnato l&#8217;attenzione mondiale anche grazie alla forte resistenza posta nei confronti della costruzione della Transamazzonica e del disboscamento che avrebbe causato la sua costruzione.</p>
<p>Con gli interventi però di urbanistica da una parte e dell&#8217;estrazione mineraria illegale dall&#8217;altra, la stabilità stessa del loro territorio è stata messa in discussione, con migliaia di ettari di territorio che ormai sono divenuti per loro inutilizzabili. In una situazione che, nonostante prese di posizione anche dei tribunali brasiliani che hanno imposto a Brasilia una maggiore vigilanza dei territori, rischia nei prossimi anni di diventare <strong>irreversibile</strong>, mettendo in pericolo la sopravvivenza di oltre 30mila indigeni locali.</p>
<h2>I danni causati dalla corsa all&#8217;oro</h2>
<p>Come sottolineato sempre dal <em>Der Spiegel</em>, nel corso degli ultimi anni sarebbero stati <strong>oltre 2mila</strong> gli ettari di terreno distrutti dalla estrazione illegale ed intensiva dell&#8217;oro dell&#8217;Amazzonia, rendendo di fatto inutilizzabili vaste aree che fino a pochi decenni fa costituivano terreni di caccia per le tribù degli Yanomami e dei Manduruku.</p>
<p>Sebbene in Brasile le leggi che regolamentano l&#8217;estrazione dell&#8217;oro siano ferree, l&#8217;ambiente pluviale e la difficile raggiungibilità dei territori anche da parte delle forze di vigilanza ha reso la pratica particolarmente sicura e proficua. Ciò, nel corso degli anni, ha generato l&#8217;aumento del lavoro illegale del settore nel territorio ed ha contribuito ad aumentare l&#8217;impatto sulla riserva naturale, danneggiando irreversibilmente l&#8217;<strong>ecosistema</strong> di larghe porzioni di territorio. E stando alle accuse degli Yanomami, infatti, allo stato attuale sarebbero oltre 20mila i lavoratori addetti all&#8217;estrazione di oro e la &#8220;convivenza&#8221; forzata ha generato negli ultimi anni molteplici episodi di scontri e di tensioni. Ultimo dei quali (nato da un intrusione all&#8217;interno di un&#8217;insediamento indigeno) ha provocato uno scontro armato dove cinque persone sono rimaste ferite.</p>
<h2>Negligenza nazionale (e internazionale)</h2>
<p>Le accuse degli Yanomami però non si sono nel tempo rivolte soltanto nei confronti degli &#8220;invasori&#8221;, bensì anche nei confronti delle <strong>autorità</strong> nazionali e internazionali che, secondo la loro posizione, non avrebbero contribuito adeguatamente a disincentivare la pratica intensiva nella regione. Brasilia ma anche le organizzazioni dipendenti dall&#8217;Onu non si sarebbero infatti mosse in modo sufficiente per limitare l&#8217;estrazione illegale, permettendo ai ricercatori di danneggiare vaste aree dell&#8217;Amazzonia che ormai sarebbero divenute irrecuperabili. In uno scenario che, senza significativi cambi di tendenza, potrebbe diventare ancora <strong>peggiore</strong> nel corso dei prossimi anni.</p>
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		<title>Il grande gioco in Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/il-grande-gioco-in-ecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 04:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la faccia dalla quale si percepiscono le espressioni dello Spirito del Tempo, allora l’Ecuador è il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-grande-gioco-in-ecuador.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                        06.07.2020
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                    Il grande gioco in Ecuador
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                        Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la&#8230;
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        <p><span style="font-weight: 400;">Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la faccia dalla quale si percepiscono le espressioni dello Spirito del Tempo, allora l’Ecuador è il suo neo più pronunciato. Un’escrescenza così piccola eppure così significativa, un laboratorio sociale complesso e frastagliato. Le violente manifestazioni dello scorso ottobre, con 7 morti e 1340 feriti, non delineano solo momenti di lotta contro qualcosa, ma rappresentano un momento di riflessione universale sugli esili equilibri sociali su cui è costruito un mondo fatto di modelli economici iniqui e conformismo culturale. Le proteste in Ecuador sono iniziate il 3 ottobre, quando il governo ha approvato un insieme di misure economiche conosciute in Sudamerica come il “<i>paquetazo</i>”. </span></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280889" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Palacio del Gobierno circondato da militari e fino spinato.  La tensione è alta nonostante le festività natalizie. Quito, 2019</figcaption></figure>
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Tra queste il decreto 883 del presidente Lenin Moreno, che determinava la fine dei decennali sussidi statali sul carburante. Questo pacchetto seguiva le richieste di </span><i><span style="font-weight: 400;">austerity</span></i><span style="font-weight: 400;"> del Fondo monetario internazionale (Fmi) come condizione per rientrare del prestito di 4.2 miliardi, contratto da Moreno nel 2018. </span><span style="font-weight: 400;">Come mai un Paese ricco di petrolio è costretto a chiedere un prestito?</span></p>
<figure id="attachment_280891" aria-describedby="caption-attachment-280891" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280891 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280891" class="wp-caption-text">L’Ecuador ricava circa il 50% del suo PIL dalla commercializzazione de “el crudo”, cioè del petrolio grezzo. La sua scoperta, nel nord del Paese, risale al 1941, quando il Perù lo invase per appropriarsi dei pozzi. Da allora l’Ecuador è riuscito a riconquistare i giacimenti, anche se ancora non è in grado di raffinare il suo stesso petrolio grezzo: si affida al Perù pagandogli la stecca. Via Auca, 2019</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">L’accusa al presidente è di essersi allontanato dalle linee guida della precedente amministrazione socialista di Rafael Correa, del quale Moreno era vicepresidente. La sua svolta neoliberista è stata percepita dalle città più grandi e turistiche come un’apertura importante a investimenti esteri. Al contrario, le periferie e le campagne, che non beneficiano direttamente del turismo, hanno subito espropriazioni a causa delle estrazioni. Nei giorni delle manifestazioni, le comunità e gli studenti, aiutati da volontari locali, hanno creato dei presidi permanenti occupando le università e </span><i><span style="font-weight: 400;">La Casa de la Cultura</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il 9 ottobre, a soli 900 metri da quest’ultima, i manifestanti irrompono nell’Assemblea Nazionale al grido di “Moreno vattene”.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280897" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-2048x1428.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Una guardia Waorani davanti alla polizia fuori dalla Corte Costituzionale a Quito, Ecuador, febbraio 2020. I Waorani e i Cofan chiedono alla corte di emettere una sentenza che protegga il loro diritto a vivere senza sfruttamento minerario e petrolifero delle loro terre nella foresta pluviale amazzonica.  AP Foto/Dolores Ochoa</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Mentre i media internazionali osannavano la rivolta degli indigeni come un movimento di classe contro il governo dei poteri forti, c’è chi racconta la vicenda in altri termini. Secondo alcuni giornalisti, come ad esempio Álvaro Vargas Llosa, editorialista del </span><i><span style="font-weight: 400;">Washington Post, </span></i><span style="font-weight: 400;">gli indigeni sono stati strumentalizzati. Ad essere sotto accusa è la Conaie, la più grande associazione di rappresentanza degli indigeni dell’Ecuador. È stata la potente Conaie a chiamare in massa gli indigeni a Quito. L’aumento del prezzo del carburante sarebbe stato solo un pretesto per manifestare contro la svolta neoliberale di Moreno e per chiedere più diritti. È interessante riportare a questo punto il dato sulla libertà personale e sui diritti in Ecuador di</span><a href="https://www.hrw.org/world-report/2019/country-chapters/ecuador"> <span style="font-weight: 400;">Human Rights Watch</span></a><span style="font-weight: 400;">, che indica la presidenza di Moreno come il punto di svolta verso una società e una stampa più libera e indipendente.</span></p>
<figure id="attachment_280894" aria-describedby="caption-attachment-280894" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280894 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280894" class="wp-caption-text">La crisi economica che ha investito la città di Quito ha incrementato &#8220;el trabajo sexual&#8221; nel centro storico dove le donne aspettano sotto il sole ecuadoriano per ore pur di trovare &#8220;clientes&#8221;. Quito, 2019</figcaption></figure>

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</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Un altro pezzo del mosaico è da cercare nella struttura sociale e culturale del Paese. In Ecuador convivono varie etnie indigene che sono inquadrate come minoranze, pur contando assieme il 53% della popolazione. Alcune di queste sono gli Achuar, i Shuar, i Kichwa, gli Otavalos e i Waorani, a cui viene riconosciuto un ruolo culturale centrale: a loro si riconosce la potestà della terra e per questo godono di un’aura ieratica. Eppure </span><i><span style="font-weight: 400;">los indígenas</span></i><span style="font-weight: 400;"> sono quelli che abitano le periferie, i campi, sono i più poveri e gli ultimi, sono gli esclusi della globalizzazione. Per loro sembra non esserci spazio nel nuovo Ecuador.</span></p>

    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280895" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Huare è il fratello maggiore. A scuola impara lo spagnolo mentre la lingua parlata a casa rimane quella Waorani. A casa sua non lavora nessuno, neanche i giovani “scolarizzati”, dato che le compagnie petrolifere li pagano per non farlo.  Si tratta di una forma di assistenzialismo corruttiva e perniciosa, che ha già sortito i suoi effetti. Infatti il sogno più ambito tra i giovani Waorani è quello di poter lavorare per le compagnie petrolifere e guidare uno di quei grandi camion che passano di continuo sulla via Auca.  Río Shiripuno, 2019
</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Miguel Ángel è un attivista di discendenza Otavalos che ha preso parte alle manifestazioni di ottobre: </span><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><span style="font-weight: 400;">Mentre sotto la sede del governo c’erano le cariche della polizia, a meno di due isolati la gente andava al centro commerciale, beveva caffè e fumava la pipa come se nulla fosse. Lì ci siamo resi conto che i nostri problemi non interessavano al nostro Paese”. </span><span style="font-weight: 400;">C’è un forte senso di frustrazione tra i manifestanti indigeni, dovuto principalmente al realizzare che, repentinamente, si sta giocando un Risiko sulle loro teste. “Entrambi i Presidenti (Correa e Moreno) hanno venduto il Paese agli stranieri. Il nostro oro verde era il mais e ora ci troviamo con PetrolChina che sfrutta i nostri giacimenti”.</span></p>
<figure id="attachment_280892" aria-describedby="caption-attachment-280892" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280892 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280892" class="wp-caption-text">Ci sono migliaia di chilometri di tubi che percorrono tutto il nord del paese e che passano attraverso la foresta Amazzonica fino ad arrivare alla costa e al Perù. Nelle periferie si è sedimentato un intenso livore attorno allo sfruttamento del petrolio che aumenta all’avvicinarsi dei blocchi estrattivi.  ​Via Auca, 2019</figcaption></figure>

    </div>
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Le manifestazioni di ottobre sono solo la punta dell’iceberg. Infatti, l’ultimo pezzo del mosaico, forse l’apicale, è da individuare nel rapporto degli ecuadoriani con la loro maggior risorsa: il petrolio. Basta passare qualche tempo tra la gente per rendersi conto di esser di fronte a una sindrome di Stoccolma collettiva, dove tutti hanno un rapporto di dipendenza psicologica con l’oro nero. Dalla commercializzazione de “</span><i><span style="font-weight: 400;">el crudo</span></i><span style="font-weight: 400;">”, cioè del petrolio grezzo, l’Ecuador ricava circa il 50% del suo Pil. </span></p>

    </div>
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                <div class="sostienici-shortcode mb-5">
                    <div class="widget-sostienici single-video d-flex align-items-center">
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                                    <a class="d-flex align-items-center justify-content-between" href="https://it.insideover.com/un-grande-anno-insieme">
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Da Coca si entra in quello che è oggi il parco dello Yasuní. Qui il turismo è oro, come lo è il petrolio. La via Auca percorre perpendicolarmente la giungla e sembra una cicatrice nel verde della foresta pluviale. La strada è intervallata da chiese e piccoli agglomerati urbani, dove vivono i lavoratori dei pozzi, quasi tutti di etnia Shuar. Di continuo transitano autocisterne che creano una piccola economia di passaggio. Sui cigli spuntano minuscoli supermercati che vendono Coca-Cola e altri prodotti importati dagli Stati Uniti.</span></p>
<figure id="attachment_280916" aria-describedby="caption-attachment-280916" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280916 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280916" class="wp-caption-text">Huare, Dawa e Gaba junior, appartenenti alla comunità Waorani, mentre giocano nel fiume vicino al villaggio. La loro scuola dista circa due ore di barca.  ​Río Shiripuno, 2019</figcaption></figure>

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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">La famiglia di Gaba vive sulla costa destra del fiume Shiripune, nella foresta amazzonica, a cinque ore di barca dall’ultimo centro abitato. La lingua parlata è il </span><i><span style="font-weight: 400;">Sabela</span></i><span style="font-weight: 400;">, una lingua non scritta forse più antica del latino. Un suo nipote, Nenkerey, che parla spagnolo, dice che Gaba va pazzo per la Coca-Cola.</span></p>

    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280896" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Non tutti i Waorani hanno accettato il contatto. Un gruppo, quello di Tagae, si è addentrato nella giungla ed è rimasto isolato. I Tagaeri sono stati chiamati le “patas coloradas” (gambe rosse) e tutti li temono. 
Qui Gaba mentre prepara il curaro, un estratto vegetale preparato a partire da varie piante della foresta amazzonica, utilizzato dagli indigeni come veleno da freccia.  Río Shiripuno, 2019

</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Nel 2019 un tribunale dell’Ecuador ha confermato una sentenza che impedisce al governo di vendere terreni nella foresta pluviale alle compagnie petrolifere. Una mossa che gli attivisti hanno definito una vittoria storica per la tribù indigena Waorani che vive lì da sempre. Ma nonostante la sentenza, il presidente Moreno sta spingendo per aprire più foresta pluviale e sviluppare le sue riserve di petrolio e gas, nella manifesta speranza di risanare l’economia e ridurre l’elevato deficit fiscale e debito estero. Gli attivisti sono convinti che dietro ci siano forti pressioni del Fmi e degli Stati Uniti che cercano di togliere il controllo dei pozzi alle multinazionali cinesi.</span></p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280899" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Marta non è mai uscita dalla sua città dove restaura figure religiose. Il 95 % della popolazione in Ecuador è di religione cattolica. Mentre gli indigeni, per quanto dichiarano di essere cattolici, tendono a fondere il cattolicesimo con le credenze tradizionali. Otavalo, 2019</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Sono in gioco poteri molto grandi e forse incomprensibili per gli abitanti della foresta pluviale. Solo a metter piede in questo piccolo, ricco lembo di terra ci si rende conto dell’invadenza molesta del mondo esterno, con le sue pretese e i suoi interessi. Un mondo vizioso, che ha già contaminato la materia e lo spirito. Un mondo che non si fa domande e penetra con le sue armi più seducenti, cha vanno dalla Coca-Cola al Padre Nostro.</span></p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280900" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Marta non è mai uscita dalla sua città dove restaura figure religiose. Il 95 % della popolazione in Ecuador è di religione cattolica. Mentre gli indigeni, per quanto dichiarano di essere cattolici, tendono a fondere il cattolicesimo con le credenze tradizionali. Otavalo, 2019</figcaption></figure>
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        <p><span style="font-weight: 400;">Tutto il Sud America è una polveriera con la miccia innescata, basti citare i tumulti in Cile, Venezuela, Bolivia o Argentina. Da un certo punto di vista è un continente simile all’Africa, dove potenze neo-coloniali e commerciali non si fanno scrupolo alcuno a calpestare governi, a ledere diritti acquisiti e individuali, anche solo per questioni geo-economiche e geopolitiche. </span></p>

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                            Testo e foto
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                                    Giuseppe De Lauri
                                </a>
                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/margherita-teodori">
                                    Margherita Teodori
                                </a>
                                                                        </div>
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		<title>Il coronavirus fa le prime vittime indigene</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-coronavirus-fa-le-prime-vittime-indigene.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 06:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="coronavirus in Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le paure dell’effetto devastante di una epidemia di coronavirus sulla popolazione indigena dell’America latina hanno purtroppo iniziato a concretizzarsi: giovedì 9 aprile, un ragazzo di 15 anni appartenente alla comunità degli Yanomami è morto dopo sei giorni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Boa Vista, nel nord del Brasile.  Alvanei Xirixan era stato ricoverato per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-coronavirus-fa-le-prime-vittime-indigene.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="coronavirus in Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Le paure dell’effetto devastante di una epidemia di coronavirus sulla popolazione indigena dell’America latina hanno purtroppo iniziato a concretizzarsi: giovedì 9 aprile, un ragazzo di 15 anni appartenente alla comunità degli Yanomami è morto dopo sei giorni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Boa Vista, nel nord del Brasile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alvanei Xirixan era stato ricoverato per la prima volta lo scorso 17 marzo per una sospetta meningite, secondo quanto </span><a href="https://www1.folha.uol.com.br/equilibrioesaude/2020/04/jovem-de-15-anos-e-primeiro-ianomami-a-morrer-apos-contrair-coronavirus.shtml" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">riporta </span></a><span style="font-weight: 400;">il quotidiano </span><i><span style="font-weight: 400;">La Folha de São Paulo</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diversi esperti di salute pubblica hanno manifestato la loro preoccupazione se il contagio dovesse diffondersi tra i popoli originari che vivono in paesi come il Brasile, il Perù, il Venezuela e l’Ecuador. Malattie altamente infettive come il morbillo,il vaiolo e l’influenza hanno infatti già in passato decimato intere comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Se il virus arrivasse all’interno dei villaggi, sarà un la causa di un alto numero di morti” </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/apr/08/coronavirus-indigenous-communities-brazil-yanomami#" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha dichiarato</span></a><span style="font-weight: 400;"> al quotidiano britannico </span><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i><span style="font-weight: 400;"> Sofia Mendonça, un’esperta di salute brasiliana che lavora nel parco nazionale di Xingu. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Parliamo di un vero e proprio genocidio,” ha detto, ricordando come l’etnia dei Panará venne quasi spazzata via all’inizio degli anni ‘70 dopo si costruì una strada nelle loro terre.</span></p>
<h2>Popolazione a rischio</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel suo libro suo </span><i><span style="font-weight: 400;">Le vene aperte dell’america latina</span></i><span style="font-weight: 400;">, il saggista uruguaiano Eduardo Galeano sottolinea come batteri e virus furono i migliori alleati dei coloni europei nella conquista dell’America latina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Studi recenti citati dal quotidiano britannico </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/mar/30/south-america-indigenous-groups-coronavirus-brazil-colombia" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">Guardian </span></i></a><span style="font-weight: 400;">hanno mostrato che malattie come il morbillo o il vaiolo possono aver spazzato via fino al 90% delle popolazioni precolombine delle Americhe, ovvero 55 milioni di individui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Xirixan non è il primo indigeno ucciso dal virus. L’Istituto socioambientale (ISA) ha riportato che una anziana del popolo Borari e un uomo di etnia Mura erano rispettivamente deceduti nelle città di Alter do Chão e Manaus.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al momento, la Segreteria speciale per i popoli indigeni (Sesai) è a conoscenza di altri quattro malati di etnia kokama nella città di Santo Antônio do Içá.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La specialista in salute comunitaria Erika Arteaga Cruz dell’Associazione Latinoamericana di medicina sociale (Alames) </span><a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/indigenous-race-ecuador-amazon-escape-coronavirus-200325132155853.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha però dichiarato</span></a> dall&#8217;Ecuador <span style="font-weight: 400;">ad </span><i><span style="font-weight: 400;">Al Jazeera English</span></i><span style="font-weight: 400;"> che per ora non ci sono prove che le popolazioni originarie siano più suscettibili al virus degli altri, dato che tutti risultano esposti al contagio per la prima volta. Ma è il loro stile di vita a renderle più vulnerabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Arteaga, diverse società dell’Amazzonia non contemplano infatti l’uso di sapone o disinfettanti per la mani, ma sono soprattutto molto lontane dall’accesso a ospedali, dottori e medici.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Malattie e cercatori d’oro</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Più di 26.000 Yanomami vivono sulla frontiera tra Brasile e Venezuela. </span><span style="font-weight: 400;">La loro riserva &#8211; un vasto territorio di foresta pluviale che ricopre una superficie più grande dell’Irlanda &#8211; venne creata trent’anni fa circa in un tentativo di proteggere la popolazione dall’invasione dei cercatori d’oro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si stima infatti che, tra il 1960 e il 1980, l’irruzione nelle loro terre da parte dei minatori portò alla morte del 15% circa della popolazione, molti a causa di morbillo. Gli Yanomami temono perciò che la storia possa ripetersi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il prezzo del metallo aureo in ascesa e le promesse del presidente Jair Bolsonaro di legalizzare l’attività dei cercatori, è stato infatti notato un aumento delle invasioni nel territorio. Secondo l’associazione Hutukara, nella zona opererebbero circa 25mila minatori illegali.</span></p>
<p><a href="https://www.infobae.com/america/agencias/2020/04/10/joven-indigena-yanomami-con-coronavirus-muere-en-brasil/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Secondo</span></a> <i><span style="font-weight: 400;">Infobae</span></i><span style="font-weight: 400;">, Xirixana stesso viveva con la tribù Rehebe vicino al fiume Uraricoera, che rappresenta una via di accesso per diversi minatori d’oro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per coloro che vivono nel lato brasiliano desta inoltre particolare preoccupazione il </span><span style="font-weight: 400;">depotenziamento </span><span style="font-weight: 400;">della Segreteria di Salute Indigena, l’ente responsabile delle cure agli oltre 765.000 indigeni del paese, voluto dal governo lo scorso anno.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Villaggi chiusi</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per difendersi dal rischio di contagio, gruppi attraverso tutta l’America Latina si sono ritirati nei propri villaggi all’interno delle foreste o sulle montagne, bloccandone gli accessi.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Al Jazeera English</span></i> <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/indigenous-race-ecuador-amazon-escape-coronavirus-200325132155853.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha documentato</span></a><span style="font-weight: 400;"> la ritirato dei gruppi indigeni Ecuadoregni. </span><span style="font-weight: 400;">A fine marzo, la Confederazione delle Nationalità Indigene dell’Amazzonia Ecuadoregna (Confeniae) ha chiuso tutti gli accessi alla foresta, negando l’ingresso sia ai turisti che agli stessi cittadini,  chiedendo inoltre alle compagnie petrolifere e minerarie di bloccare la rotazione del personale che vi lavora all’interno.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Globo </span></i><a href="https://g1.globo.com/mt/mato-grosso/noticia/2020/03/23/liderancas-indigenas-bloqueiam-acessos-a-aldeia-para-prevencao-do-coronavirus-em-mt.ghtml" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">racconta </span></a><span style="font-weight: 400;">che il parco nazionale di Xingu in Brasile, casa di 6.000 persone appartenenti a 16 diverse tribù, ha chiuso tutte le strade di accesso alla riserva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Perù, Segundo Chukipiondo, portavoce della </span><a href="http://www.aidesep.org.pe/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Federazione Indigena dell’Amazzonia</span></a><span style="font-weight: 400;">, ha chiesto alle oltre 2,000 comunità che rappresenta di sigillare le proprie frontiere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/mar/30/south-america-indigenous-groups-coronavirus-brazil-colombia" target="_blank" rel="noopener">Secondo</a> Sofia Mendonça,</span><span style="font-weight: 400;"> questa strategia di sopravvivenza &#8211; già impiegata durante l’epidemia di H1N1 nel 2016 &#8211; comporta però anche dei rischi. Se infatti coloro che si ritirano nelle loro comunità non sono passati attraverso una appropriata quarantena, possono portare il virus con loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“E’ essenziale che rimangano in isolamento o un quarantena in modo da far ritorno al loro villaggio in modo sicuro,” ha dichiarato al </span><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i><span style="font-weight: 400;">, sottolineando però come tutto rischia di essere inutile se le autorità non faranno la loro parte nell’espellere gli intrusi dalle riserve.</span></p>
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		<item>
		<title>Brasile, l&#8217;assalto degli evangelici alle tribù indigene</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/brasile-lassalto-degli-evangelici-alle-tribu-indigene.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 15:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evangelici]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=260841</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile chiesa evangelica" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Amazzonia profonda è in fermento da quando Jair Bolsonaro si è insediato alla presidenza del Brasile, ma da inizio febbraio la situazione è precipitata e la tensione fra i popoli indigeni e le autorità è andata aumentando. La Fondazione Nazionale dell&#8217;Indio (FUNAI), l&#8217;ente governativo adibito al trattamento delle questioni indigene, è stata resettata attraverso dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/brasile-lassalto-degli-evangelici-alle-tribu-indigene.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/brasile-lassalto-degli-evangelici-alle-tribu-indigene.html">Brasile, l&#8217;assalto degli evangelici alle tribù indigene</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile chiesa evangelica" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa-evangelica-Brasile-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Amazzonia profonda è in fermento da quando Jair Bolsonaro si è insediato alla presidenza del Brasile, ma da inizio febbraio la situazione è precipitata e la tensione fra i popoli indigeni e le autorità è andata aumentando. La Fondazione Nazionale dell&#8217;Indio (FUNAI), l&#8217;ente governativo adibito al trattamento delle questioni indigene, è stata resettata attraverso dei cambi strumentali nei posti-chiave e l&#8217;obiettivo statutario originale, ossia la protezione delle tribù, sembra essere stato sostituito da uno nuovo: la loro <strong>conversione all&#8217;evangelicalismo</strong>.</p>
<h2>La nomina della discordia</h2>
<p>A inizio mese il Funai è stato scosso dall&#8217;arrivo di <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultimo-piano-di-bolsonaro-convertire-gli-indigeni.html">Ricardo Lopes Dias</a><strong>,</strong> un antropologo di fama nazionale con alle spalle un trascorso decennale come missionario evangelico per conto della <strong style="font-size: 1rem;">Missão Novas Tribos do Brasil</strong><span style="font-size: 1rem;">. A Dias è stata affidata la <strong>dirigenza</strong> della divisione del Funai specializzata nel trattamento delle tribù isolate, ossia <strong>mai</strong> venute a contatto con la modernità circostante, e la sua nomina aveva suscitato aspre critiche dapprima che fosse concretizzata.</span></p>
<p>I rappresentanti delle comunità native, gli antropologi indigenisti non allineati al governo, e <strong>tre</strong> ex presidenti del Funai, avevano espresso forti perplessità circa la decisione di affidare una mansione tanto importante a Dias, ritenendo che, in quanto <strong>professionista del proselitismo</strong>, avrebbe probabilmente tentato di trasformare l&#8217;ente in un appendice della lobby evangelica dedicata alla conversione delle tribù. Dias aveva <strong>negato</strong> simili accuse ma un&#8217;inchiesta di <em>O Globo</em> e una scoperta di <em>The Intercept</em> svelano gli interessi dietro la sua elezione e cosa sta accadendo nell&#8217;Amazzonia profonda.</p>
<p>Sullo sfondo della nomina di Dias è avvenuto un altro evento importante, collegato al ridisegnamento del Funai: la presentazione di un progetto di legge inerente la possibilità di <strong>condurre attività economiche</strong> nelle terre indigene. Il testo è, teoricamente, incostituzionale, perché mina i diritti delle tribù all&#8217;autodeterminazione, fisica e territoriale, garantiti dalla carta fondamentale, ciò nonostante è in fase di discussione.</p>
<h2>L&#8217;invasione dei missionari in Amazzonia</h2>
<p>La galassia evangelica è impegnata in un&#8217;opera di <strong>incessante</strong> proselitismo nelle aree più remote dell&#8217;Amazzonia sin dagli anni &#8217;90 e, complice anche la <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-rivoluzione-religiosa-che-sta-riscrivendo-lidentita-del-brasile.html">ritirata del cattolicesimo</a> in tutto il paese, sta ottenendo risultati impressionanti. Dal 1991 al 2018 la percentuale di indigeni appartenenti a chiese evangeliche e/o neo-pentecostali è aumentata<strong> dal 14% al 32%</strong>. Le conversioni sono propedeutiche all&#8217;allontanamento dalle tribù in favore dell&#8217;integrazione nella società brasiliana e, di conseguenza, hanno favorito lo spopolamento di interi villaggi e la nascita di divisioni settarie che non di rado sfociano in faide intestine o inter-tribali.</p>
<p>Dalla fine degli anni &#8217;80 il Funai aveva intrapreso un nuovo percorso, de-ideologizzato, dedicando maggiore enfasi ai bisogni e alle volontà delle tribù, soprattutto quelle isolate, e collaborando con i governi di turno per denunciare le entità coinvolte in attività ritenute pericolose per gli indigeni. Una di queste denunce <a href="https://domtotal.com/noticia/1424053/2020/02/para-ex-presidente-da-funai-governo-adota-postura-colonial-nas-politicas-para-indigenas/">aveva colpito</a> la Missão Novas Tribos do Brasil, che fu <strong>espulsa</strong> dalla terra della tribù Zo&#8217;é nel 1991 con accuse pesanti, come l&#8217;imposizione del cristianesimo per mezzo di <strong>conversioni forzate</strong>, abusi e negligenza nel contatto.</p>
<p>A quasi trent&#8217;anni di distanza dall&#8217;espulsione, l&#8217;organizzazione missionaria è tornata a fare proselitismo fra le tribù isolate, questa volta forte del supporto di un Funai <strong>rinato e infiltrato</strong>. Stando ad un&#8217;inchiesta del giornale<a href="https://oglobo.globo.com/brasil/3046-metade-dos-povos-indigenas-isolados-alvo-de-religiosos-24267986"> O Globo</a>, che sta avendo ampia diffusione nazionale, squadre di missionari hanno raggiunto<strong> 13 dei 28</strong> popoli isolati ufficialmente censiti e stanno conducendo attività di evangelizzazione a ritmi serrati, come anche denunciato dall&#8217;Osservatorio dei Diritti Umani dei Popoli Indigeni Isolati e di Contatto Recente (OPI).</p>
<p>Secondo la legislazione federale l&#8217;evangelizzazione in sé non costituisce un reato, ma lo diventa nel momento in cui è di natura <strong>coercitiva e unilaterale,</strong> ossia quando avviene senza che gli indigeni abbiano prima fatto esplicita richiesta di avere dei missionari nelle loro terre. Secondo O Globo, l&#8217;invasione di predicatori che sta avendo luogo in queste settimane costituirebbe un reato, perché invasiva e iniziata <strong>senza</strong> il consenso delle tribù.</p>
<p>All&#8217;inchiesta di O Globo si è aggiunto anche The Intercept, che il 13 febbraio <a href="https://theintercept.com/2020/02/13/audios-missionarios-converter-indios-amazonia/">ha pubblicato</a> alcune registrazioni che coinvolgono direttamente Dias ed un altro antropologo, Edward Mantoanelli Luz. Dagli audio emerge che la &#8220;lobby evangelica&#8221; ha esercitato incredibili pressioni affinché Dias ottenesse l&#8217;incarico prestigioso al Funai con l&#8217;obiettivo di porre fine alla linea politica che ostacola l&#8217;attività missionaria fra le tribù indigene.<br />
Luz è una figura meno conosciuta al pubblico, ma non per questo è meno importante: è il figlio del pastore evangelico Edward Gomes da Luz, l&#8217;attuale presidente della Missão Novas Tribos do Brasil. Nel 2011 fu<a href="https://www.bemparana.com.br/noticia/missionarios-evangelicos-avancam-contra-povos-indigenas-isolados-do-brasil"> duramente criticato</a> dall&#8217;opinione pubblica per aver dichiarato, in riferimento al popolo Zo&#8217;é, che &#8220;si inginocchieranno volontariamente, adorandolo, [il Dio cristiano], o si inginocchieranno obbligatoriamente, temendolo&#8221;.</p>
<h2>Dal Brasile alla Florida</h2>
<p>La Missão Novas Tribos do Brasil è collegata alla<strong> Ethnos360</strong> (ex New Tribes Mission), una <a href="https://odocumento.com.br/ex-missionario-nomeado-na-funai-e-acusado-de-manipular-indios-e-dividir-aldeias/">potente organizzazione evangelica</a> che ha sede a Sanford, in Florida. L&#8217;organizzazione dispone di una squadra di <strong>oltre 3mila missionari</strong>, attivi in tutto il Terzo mondo, e ha affrontato diversi scandali nel corso della sua lunga storia &#8211; è stata fondata nel 1942.</p>
<p>In America latina, i missionari dell&#8217;organizzazione sono stati accusati di <strong>distruggere le identità</strong> di intere tribù perché, in quanto promotori di una lettura fondamentalista ed occidentalo-centrica dei testi biblici, spingono i convertiti ad abbandonare completamente i loro usi, riti, tradizioni e costumi, anche quando legati ad aspetti culturali e non specificatamente religiosi. L&#8217;opera dei missionari, che periodicamente si spostano in nuove terre, viene poi proseguita dai convertiti, ai quali viene affidata la gestione delle chiese e la conversione del resto delle tribù. Lo zelo, ai limiti del fanatismo, con il quale i nativi cristianizzati tentano di diffondere il verbo all&#8217;interno delle comunità è, a sua volta, causa di duri scontri intestini.</p>
<p>Ma l&#8217;organizzazione è stata travolta da accuse ben più gravi, dal coinvolgimento in crimini sessuali alla riduzione in schiavitù. Nel primo caso, ad esempio, il missionario Warren Scott Kennell è stato condannato <strong>58 anni di reclusione per pedofilia</strong> da una corte statunitense, nel 2014, dopo esser stato scoperto con un archivio pedopornografico comprendente <strong>940 foto</strong> di bambine indigene dall&#8217;età media di 9 anni. Gli abusi erano avvenuti principalmente in Brasile, dove Kennell lavorava dal 1995. Simili scandali sono stati registrati in altri paesi.</p>
<p>Sempre in Brasile, i missionari sono stati accusati di ridurre gli indigeni in schiavitù, sfruttandoli fino allo sfinimento, fino alla morte, e di non prendere le precauzioni igienico-sanitarie necessarie per il contatto con i popoli isolati. Fu proprio la morte di<strong> 37 indigeni</strong> della tribù Zo&#8217;é, ossia un quarto della popolazione totale, fra la fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90, a spingere il Funai ad espellere l&#8217;organizzazione dalle loro terre.</p>
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		<title>Ecuador, la battaglia infinita tra indigeni e big del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Mecarozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In Ecuador, da fine anni Novanta ad oggi, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di Lenín Boltaire Moreno Garcés, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="p1"><span class="s1">L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In <strong>Ecuador</strong>, da fine anni Novanta </span><span class="s2">ad oggi</span><span class="s1">, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di <strong>Lenín Boltaire Moreno Garcés</strong>, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni fa la scelta dei vertici statali di aprire tre milioni di ettari di Amazzonia alle esplorazioni, in particolare a quelle per mano delle società petrolifere. L’area incontaminata di </span><span class="s2">foresta pluviale primaria</span><span class="s1">, culla<span class="Apple-converted-space"> </span>di un’incredibile diversità di specie animali e vegetali nonché delle popolazioni indigene, è stata così divisa in 16 &#8220;blocchi petroliferi&#8221; da vendere in un’asta internazionale, tra cui il blocco 22, dove vivono i Waorani.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per capire meglio il livore e le ingiustizie subite dalle popolazioni indigene ecuadoregne, però, bisogna fare un passo indietro: il grido indigeno internazionale nasce infatti dalle prime proteste per il Dakota Access, l’oleodotto in costruzione in Nord Dakota che, come da progetto, dovrebbe coprire circa 200 chilometri, trasportando una quantità di petrolio intorno ai 550mila barili giornalieri. Anche per questo motivo, nel 2016 nasce il movimento di resistenza dei nativi americani, guidato dalla tribù dei Sioux e prontamente seguito dai villaggi di Sápara di Llanchamacocha e di Kichwa di Sarayaku, terra delle più antiche comunità indigene, nell’Amazzonia dell’Ecuador.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Originariamente in quella zona vivevano più di 200mila persone e 32 dialetti. Ora sono solo 200 con solo sei persone ancora in vita e parlanti la lingua nativa. L’Unesco ha stabilito per l’area lo status di “Patrimonio Culturale Intangibile” nel 2001, senza per questo riuscire a fermare l’avanzavate delle big petrolifere. La Texaco, società petrolifera americana, ha operato nell’Amazzonia ecuadoregna dal 1964 al 1990, prima della sua unione con Chevron Corporation nel 2001: in quel lasso di tempo, sono stati versati sul territorio 18 bilioni di litri di acque di scarico e 15 milioni di litri di petrolio grezzo. Il risultato? La fanghiglia nera sparsa ha contaminato le falde acquifere, arrivando a inquinare le foci di molti fiumi, idem per flora e fauna, quasi del tutto cancellate, e per gli abitanti delle comunità, le cui pene si sono tradotte in deformazioni e malattie gravi. &#8220;Lo scopo principale è quello di entrare ed estrarre petrolio senza rispondere dei danni&#8221;, ha spiegato <span class="s3">Luis Yanza</span>, presidente della Amazon Defense Coalition. &#8220;Di fatto, non c’è stato nessun cambiamento in 30 anni&#8221;.</span></p>
<p><div id="gallery_258606" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_258606 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049593.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049593.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049528.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049528.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049527.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049527.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049526.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049526.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049525.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049525.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049524.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049524.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049523.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049523.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049522.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049522.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>Il governo ecuadoregno, allo stato attuale, continua a svolgere manovre in grado di garantire la prosecuzione delle estrazioni, anche senza averne l’autorità, e rassicurare gli indigeni di una protezione estensiva dei diritti. E mentre per le comunità si va spengendo anche l’ultimo barlume di speranza, i sotterfugi e le alleanze con le aziende petrolifere sono pratiche ormai assodate: nel 2015 il governo ha venduto ad un consorzio cinese l’accesso a parti di terra alla <a href="http://www.ienearth.org/amazonians-at-united-nations-chinese-oil-company-will-cause-genocide/"><span class="s3">Andes Petroleum</span></a><span class="s3">,</span><span class="s1"> una big della combustione fossile, la quale, come ha affermato Manari Ushigua, Presidente di the Sapara Nation, &#8220;è prossima a commettere un genocidio contro la gente di Sapara e contro i nostri vicini isolati&#8221;.<br />
</span></p>
<p><span class="s1">La sola nota positiva nel drammatico scenario porta la data maggio 2019: gli indigeni Waorani hanno portato in tribunale il governo dell’Ecuador, che voleva vendere 200mila ettari di Amazzonia all&#8217;industria petrolifera, e con una sentenza a sorpresa hanno vinto, creando un precedente storico per i diritti di tutti i popoli indigeni. Non è la prima volta che una corte si pronuncia a favore delle comunità: nel luglio del 2012 era stata proprio la Corte Inter-Americana per i Diritti Umani ha emettere una sentenza con cui stabiliva l’Ecuador responsabile per la violazione del diritto delle popolazioni indigeni. Gli effetti della sentenza non hanno avuto l’impatto desiderato; la speranza, stavolta, è che la storia non si ripeta. </span></p>
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		<title>I Waorani protestano a Quito</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html">I Waorani protestano a Quito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Congo, le violenze delle guardie finanziate dal Wwf</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/congo-le-violenze-delle-guardie-finanziate-dal-wwf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 10:24:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo milizie" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Stando a quanto riportato da un&#8217;inchiesta portata avanti dalla testata giornalistica britannica The Guardian, le guardie ambientali della Repubblica del Congo finanziate dal Wwf per oltre 21 milioni di dollari avrebbero ripetutamente perpetrato violenze ed abusi sulle popolazioni indigene delle foreste. In particolar modo, la regione pluviale ospita la tribù dei Pigmei Baka, ancora fortemente attaccati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/congo-le-violenze-delle-guardie-finanziate-dal-wwf.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo milizie" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Stando a quanto riportato da un&#8217;inchiesta portata avanti dalla testata giornalistica britannica <em><a href="https://www.theguardian.com/global-development/2020/feb/07/armed-ecoguards-funded-by-wwf-beat-up-congo-tribespeople">The Guardian</a>, </em>le guardie ambientali della Repubblica del Congo finanziate dal <strong>Wwf</strong> per oltre 21 milioni di dollari avrebbero ripetutamente perpetrato violenze ed abusi sulle popolazioni indigene delle foreste. In particolar modo, la regione pluviale ospita la tribù dei <strong>Pigmei Baka</strong>, ancora fortemente attaccati alle proprie tradizioni e stanziati nelle grandi foreste del Paese.</p>
<p>Le accuse sono già note dal 2018 anche alle Nazioni unite che hanno già intimato in passato alle organizzazioni impegnate nella salvaguardia dell&#8217;ambiente di alterare il proprio comportamento. Tuttavia, nell&#8217;ultimo anno la situazione non è assolutamente migliorata, secondo quanto riportato dalle fonti vicine alla tribù della zona. In uno dei resoconti firmato dagli abitanti di un villaggio, le forze ambientaliste avrebbero usato la <strong>violenza fisica</strong> nei confronti i coloro che in cerca di cibo si sono addentrati dentro alla foresta, arrivando sino a bruciare gli accampamenti ed i vivere della popolazione indigena.</p>
<p>In un altro resoconto, si comprende invece come dalla violenza si sia passati anche all&#8217;umiliazione persone, con le donne costrette a spogliarsi e &#8220;andare in giro nude come bambine&#8221; prima di subire ripetute <strong>violenze sessuali</strong> dalle forze ambientaliste. Tuttavia, nonostante i resoconti e nonostante gli avvisi da parte dell&#8217;Onu, la situazione non è ancora migliorato, portando alla decimazione della popolazione locale a causa della fame, della mancanza di medicine e delle violenze fisiche subite.</p>
<p>Secondo quanto riferito dagli indigeni, nei villaggi mancherebbero le più essenziali medicine e le scorte di vivande sarebbero costantemente messe in pericolo dal passaggio delle guardie ambientali, a causa della loro confisca o, in altri casi, della loro distruzione. Con la situazione che si protrae ormai da troppi anni, la popolazione pigmea Baka è ormai <strong>giunta allo</strong> <strong>stremo</strong>, perdendo la speranza anche nelle forze governative nazionali e nelle istituzioni internazionali.</p>
<p>Oltre alle denunce per le violenze subite in pubblico, un&#8217;altra pratica sta decimando gli indigeni del Congo-Brazzaville: l&#8217;arresto indiscriminato di coloro che non rispettano le volontà delle guardie ambientali di non addentrarsi nella foresta (divieto impossibile da rispettare per una popolazione di <strong>cacciatori-raccoglitori</strong>). Nella carceri improvvisate avrebbero trovato la morte per le ferite subite a seguito delle percosse decine di persone, indiscriminatamente che fossero uomini, donne o bambini, arrecando gravi danni alla solidità delle comunità.</p>
<p>Secondo quanto riferito da una donna della tribù Baka, la prima conseguenza è ben visibile nella struttura del proprio villaggio ed è data dalla quasi totale <strong>assenza di bambini</strong> a causa della decimazione della popolazione adulta in età fertile e della fame che porta ad un&#8217;alta percentuale di mortalità infantile.</p>
<p>Il Wwf, che finanzia i gruppi incaricati di salvaguardare i territori soprattutto dalle pratiche di disboscamento abusivo e di bracconaggio, ha sempre chiuso un&#8217;occhio sui maltrattamenti alla popolazione indigena; prediligendo la salvaguardia dell&#8217;ambiente. Tuttavia, le stesse tradizioni delle <strong>culture umane</strong> che vivono nel luogo dovrebbero essere considerate patrimonio naturale, cui rispetto deve andare di pari passo a quello della natura; considerando soprattutto l&#8217;estrema simbiosi con cui le tribù locali (a differenza delle guardie ambientali, a titolo di esempio) vivono con l&#8217;ambiente che li circonda. Ed in questo scenario, una grande macchia di colpa per negligenza ricade anche sulla Onlus internazionale, assai rispettata quando si tratta della salvaguardia della fauna ma troppo permissiva quando si tratta di salvaguardare le culture umane indigene.</p>
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		<title>L&#8217;ultimo piano di Bolsonaro: convertire gli indigeni</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/lultimo-piano-di-bolsonaro-convertire-gli-indigeni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2020 15:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evangelici]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="indios amazzonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le classi politica, imprenditoriale e latifondista del Brasile hanno tradizionalmente considerato l&#8217;Amazzonia, che è una delle regioni del globo con la più alta densità di risorse naturali, alla stregua di un immenso bacino da sfruttare in maniera indiscriminata, incuranti delle conseguenze per l&#8217;ecosistema, del potenziale impatto sull&#8217;economia nel lungo termine, e degli interessi dei residenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultimo-piano-di-bolsonaro-convertire-gli-indigeni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="indios amazzonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Indigeno-Amazzonia-Brasile-La-Presse-e1581176210314-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le classi politica, imprenditoriale e latifondista del Brasile hanno tradizionalmente considerato l&#8217;Amazzonia, che è una delle regioni del globo con la più alta densità di risorse naturali, alla stregua di un<strong> immenso bacino da sfruttare</strong> in maniera indiscriminata, incuranti delle conseguenze per l&#8217;ecosistema, del potenziale impatto sull&#8217;economia nel lungo termine, e degli interessi dei residenti ivi stanziati, che sono rappresentati in parte significativa dalle tribù indigene.</p>
<p>Jair Bolsonaro ha riportato all&#8217;attualità la questione amazzonica, facendosi promotore di un&#8217;ambiziosa quanto controversa <a href="https://it.insideover.com/politica/bolsonaro-dichiara-guerra-allambiente-lamazzonia-gli-indigeni-nel-mirino.html">agenda liberalizzatrice</a> che porrebbe le basi per uno sfruttamento più intensivo della regione, smantellando il già debole apparato legale di tutela per favorire le attività economiche della grande imprenditoria nazionale e multinazionale.</p>
<p>Ma la trasformazione dell&#8217;Amazzonia in un gigantesco mercato all&#8217;aria aperta è rallentata da un ostacolo:<strong> gli indigeni</strong>. Per questa ragione Bolsonaro sta dedicando molta attenzione al loro dossier e, avendo compreso la <strong>controproduttività</strong> dell&#8217;utilizzo della forza, ha scelto infine di delegarne la risoluzione alle <strong>chiese evangeliche</strong>.</p>
<h2>Evangelizzare per addormentare (le proteste)</h2>
<p>Protezione degli indigeni e tutela del patrimonio naturale amazzonico sono stati di <strong>tradizionale</strong> competenza della chiesa cattolica, e l&#8217;attuale pontificato ha rinnovato l&#8217;attenzione su di essi, come palesato dal recente sinodo per l&#8217;Amazzonia. Tuttavia, il potere e l&#8217;influenza del clero e del pensiero cattolico sono drasticamente diminuiti in ogni campo, dalla società alla politica, come riflesso della graduale e rapida<a href="https://it.insideover.com/religioni/la-rivoluzione-religiosa-che-sta-riscrivendo-lidentita-del-brasile.html"> protestantizzazione del paese.</a></p>
<p>Dagli anni &#8217;70, il Brasile, e l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/religioni/islam-e-evangelici-allassalto-e-guerra-per-lanima-dellamerica-latina.html">America latina in generale</a>, è entrato nel mirino di una strategia geo-religiosa elaborata nelle stanze dei bottoni di Washington durante la guerra fredda in chiave anticomunista e antivaticana &#8211; erano, infatti, gli anni della<strong> teologia della liberazione</strong>, dei preti-guerriglieri come Camilo Torres e delle esperienze rivoluzionarie terzomondiste cristianeggianti, come il <strong>peronismo</strong> argentino.</p>
<p>La strategia ha avuto, e sta avendo, successo: dal 1980 al 2019 i cattolici sono passati <strong>dal 90% al 50%</strong> della popolazione totale, controbilanciati dall&#8217;aumento vertiginoso degli affiliati alle chiese evangeliche, <strong>dal 9% al 31%</strong>. Mentre i primi si riducono ad un tasso medio dell&#8217;1% annuo, i secondi crescono del 0,7% annualmente, <strong>ed entro il 2032</strong> il paese potrebbe cessare di esistere a maggioranza cattolica.</p>
<p>I riflessi di questa rivoluzione religiosa sono già evidenti in ogni settore e Bolsonaro, che ha dedicato all&#8217;elettorato evangelico una parte significativa della propria campagna, ha riempito di ferventi protestanti di varie denominazioni il proprio entourage, affidando loro incarichi rilevanti nella gestione della politica estera. Adesso il presidente vuole sfruttare le <strong>incredibilità capacità di proselitismo</strong> dei predicatori e dei pastori evangelici, che in un trentennio hanno de-cattolicizzato il paese cattolicissimo per antonomasia, per risolvere la questione indigena.</p>
<p>Recentemente Bolsonaro <a href="https://brasil.elpais.com/brasil/2020-02-05/governo-ignora-criticas-e-nomeia-ex-missionario-evangelico-para-protecao-de-indigenas-isolados.html">ha affidato</a> la direzione del reparto per gli indigeni mai contattati della Fondazione Nazionale dell&#8217;Indio (FUNAI) a<strong> Ricardo Lopes Dias</strong>. Il Funai è il principale organismo di tutela e rappresentenza degli indigeni, mentre Dias è un antropologo, di fede evangelica, di fama nazionale con alle spalle un decennio di attività missionarie nella regione amazzonica per conto della <strong><span style="font-size: 1rem;">Missão Novas Tribos </span>do Brasil</strong>.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Dias al Funai è stato accolto freddamente dagli indigeni: ritengono che rivoluzionerà, negativamente, il modus operandi dell&#8217;ente, già attaccato, infiltrato e indebolito negli anni recenti, dando maggiore impulso alle attività evangelizzatrici e riducendo il loro ventaglio di diritti, sempre più ristretto.</p>
<p>Dias è un profondo conoscitore del variegato e ricco mondo indigeno ed è, anche e soprattutto, un <strong>professionista del proselitismo</strong>, perciò l&#8217;importanza della sua nomina non dev&#8217;essere sottovalutata. Dias ha avuto modo di entrare in contatto con diverse tribù mai contattate, riuscendo non soltanto a romperne l&#8217;isolamento in maniera non traumatica ma anche a <strong>battezzarle</strong> nel nome di Cristo.</p>
<p>Per eleggere Dias è stato <strong>cambiato</strong> il regolamento interno del Funai. Trattandosi di un esterno, ossia non appartenente all&#8217;ente, non avrebbe potuto essere eletto in posizioni verticistiche, tantomeno alla massima. Dias è la terza entrata arbitraria di lealisti governativi in posizioni-chiave dell&#8217;ente in pochi mesi, dopo quelle di Paula Wolthers de Lorena Pires e di Marcelo Xavier da Silva.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è chiaro: <strong>convertire le tribù</strong>, soprattutto quelle mai contattate, <strong>facilitandone</strong> l&#8217;integrazione nella società brasiliana e, quindi, lo <strong>spostamento</strong> dalle terre più remote e selvagge del paese a quelle abitate. Svuotando l&#8217;Amazzonia dei suoi abitanti originari, autoctoni, sarà molto <strong>più rapido e meno conflittuale</strong> portare avanti la campagna di sfruttamento del sottosuolo, di abbattimento delle foreste e di estensione delle terre coltivabili dai latifondisti</p>
<p>Il piano di Bolsonaro può funzionare, anche perché accelererebbe una <strong>tendenza già iniziata</strong>. Infatti, le missioni evangeliche sono impegnate nel proselitismo fra gli indigeni sin dagli anni &#8217;90 e hanno ottenuto risultati straordinari: nel 1991 soltanto il <strong>14%</strong> degli indigeni era affiliato a chiese evangeliche, nel 2018 quella percentuale è salita <a href="https://www1.folha.uol.com.br/poder/2019/01/evangelizacao-de-indios-por-indios-se-alastra-e-provoca-criticas-de-entidades.shtml">al 32%</a>. La rivoluzione religiosa nel mondo indigeno sta anche suscitando, come normale e fisiologica conseguenza, crescenti divisioni settarie e ostilità fra le tribù.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">La questione amazzonica</span></h2>
<p>In Brasile vivono circa un <strong>milione di indigeni</strong>, divisi in<a href="https://www.survivalinternational.org/about/amazontribes"> 300-400 tribù</a>, alcune delle quali &#8220;<strong>mai contattate</strong>&#8220;, ossia totalmente estranee alla modernità in quanto stanziate nel cuore profondo dell&#8217;Amazzonia. Negli anni recenti, complici una <strong>maggiore consapevolezza</strong> dei propri diritti ed un <strong>risveglio identitario </strong>di stampo etnico che ha travolto tutta l&#8217;America latina, gli indigeni hanno aumentato significativamente la loro esposizione nella società civile e nella politica, denunciando<strong> i rischi</strong> della degradazione e dello sfruttamento intensivo dell&#8217;Amazzonia e demandando la concessione di <strong>diritti territoriali</strong> volti a garantire forme di sovranità limitata sulle aree nelle quali hanno vissuto per secoli.</p>
<p>Bolsonaro <strong>ha posto fine</strong> alla tendenza filo-indigenista, molto sentita dai predecessori del Partito dei Lavoratori, come Lula da Silva e Dilma Rousseff, preferendo<a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-guerra-lamazzonia.html"> venire incontro</a> alle richieste dei grandi privati. L&#8217;obiettivo è quello di <strong>rilanciare</strong> l&#8217;economia nazionale attingendo alle risorse contenute nel &#8220;<em>polmone della Terra</em>&#8220;, che spaziano dal legname agli idrocarburi e alle <strong>terre rare</strong>.</p>
<p>La nuova presidenza brasiliana ha gradualmente smantellato l&#8217;apparato di tutela che pone restrizioni allo sfruttamento della regione amazzonica, ma anche quello che garantisce agli indigeni una serie di diritti sulla base del loro antico radicamento &#8211; quest&#8217;ultimo è estremamente importante, poiché di origine costituzionale. Sullo sfondo delle abili manovre politiche, sono rapidamente aumentate le <strong>violenze</strong> perpetrate da anonime squadre di paramilitari e vigilanti contro le tribù e i loro difensori nella società civile e nella chiesa cattolica.</p>
<p>I numeri della guerra segreta agli indigeni sono impressionanti:<a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-sporca-guerra-dellamazzonia.html"> fra il 2015 ed il 2018</a> si sono registrati 406 omicidi, 378 tentati omicidi, 339 suicidi imputabili a pressioni psicologiche e/o gravi intimidazioni, e 1.303 minacce di morte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultimo-piano-di-bolsonaro-convertire-gli-indigeni.html">L&#8217;ultimo piano di Bolsonaro: convertire gli indigeni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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