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	<title>imprese Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Apr 2022 09:33:48 +0000</lastBuildDate>
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	<title>imprese Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La svolta &#8220;venezuelana&#8221; di Putin: incubo esproprio per le imprese italiane</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-svolta-venezuelana-di-putin-incubo-esproprio-per-le-imprese-italiane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 09:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1354" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-1024x722.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-1536x1083.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-2048x1444.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Italia, &#8220;Paese ostile&#8221; come il resto dell&#8217;Unione Europea secondo la definizione di Mosca, rischia di vedere gli asset dei suoi attori economici in Russia bloccati o espropriati. Questo è quanto emerge dalle bozze dei prossimi decreti che Vladimir Putin si prepara a varare per consolidare il posizionamento russo nella guerra economica aperta scatenata dall&#8217;Occidente dopo l&#8217;invasione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-svolta-venezuelana-di-putin-incubo-esproprio-per-le-imprese-italiane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-svolta-venezuelana-di-putin-incubo-esproprio-per-le-imprese-italiane.html">La svolta &#8220;venezuelana&#8221; di Putin: incubo esproprio per le imprese italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1354" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-1024x722.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-1536x1083.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAdxw2vMNsuj8CWK15o_ANSA-2048x1444.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>Italia, </strong>&#8220;Paese ostile&#8221; come il resto dell&#8217;Unione Europea secondo la definizione di Mosca, rischia di vedere gli asset dei suoi attori economici in Russia bloccati o espropriati. Questo è quanto emerge dalle bozze dei prossimi decreti che Vladimir Putin si prepara a varare per consolidare il posizionamento russo nella guerra economica aperta scatenata dall&#8217;Occidente dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina.</p>
<p>Mentre la <strong>tenaglia delle sanzioni </strong>va stringendosi e colpisce il cerchio magico degli oligarchi vicini a Putin e le rendite dei loro patrimoni, lo Zar sente la necessità di consolidare il consenso nei confronti dell&#8217;èlite di potere più vicina e di mostrare di essere pronto a nuove azioni qualora l&#8217;Occidente volesse tentare di obliterare Mosca con l&#8217;<strong>embargo sul gas e il petrolio</strong>. Da qui la volontà  di trasformare in scudi le società occidentali presenti in Russia. I russi, nota il <em>Corriere della Sera,</em> &#8220;per ora non hanno mosso un dito nei riguardi delle aziende straniere che si trovano sul loro territorio e hanno deciso di interrompere l&#8217;attività: anzi sostengono di comprendere il loro atteggiamento di attesa&#8221;. Ma questo non potrebbe durare a lungo, dato che anche Mosca necessita di avere certezze sul futuro andamento della sua economia, sul fronte interno fiacca e assai anemica.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, se il fermo dei beni congelati all&#8217;estero nella corsa sanzionatoria partita da <strong>Stati Uniti e Regno Unito </strong>ed estesasi all&#8217;Occidente dovesse protrarsi, il governo di Putin imporrà a molti operatori occidentali presenti nel Paese una scelta, stando alle voci che traspaiono dagli ambienti economici moscoviti: un aut-aut senza possibilità di fuga. Alle imprese occidentali sarà richiesto di &#8220;vendere gli asset (presumibilmente in rubli) o affidarli a un&#8217;amministrazione fiduciaria che sarà definita dal provvedimento all&#8217;esame del Cremlino&#8221;. Da <strong>Eni a <a href="https://oggiurnal.com/societe-generale-restituisce-le-chiavi-della-sua-filiale-in-russia/">Societé Generale,</a> da British Petroleum a McDonald, </strong>sono già molte le imprese che hanno volontariamente lasciato la Russia. Ma se Mosca azionasse tale arma contro chi resta in loco la guerra si focalizzarebbe contro pochi Paesi, per la precisione il gruppo di testa dell&#8217;Unione Europea: &#8220;Italia, Francia, Germania e Spagna. E che a quanto pare non riguarderebbe altri Paesi del Vecchio Continente &#8211; come l&#8217;Ungheria, la Grecia e Cipro &#8211; che Mosca tratta con benevolenza perché non si sono opposti alle sanzioni e però non le avrebbero di fatto applicate&#8221;.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, l&#8217;obiettivo sarebbe chiaro: prendere possesso di <strong>asset, know-how, impianti </strong>e quote di mercato riconducendole sotto l&#8217;orbita russa. Fornire un&#8217;arma di ricatto per contrastare congelmaenti di beni russi sempre più braccati dalle sanzioni e mostrare agli oligarchi che il Cremlino si sta muovendo per poterli, indirettamente tutelare giustifica, agli occhi di Putin, la ritorsione. La caccia al tesoro dei Paperoni di Russia sta acquisendo portata consistente. -Finora, più della metà degli Stati membri ha comunicato alla Commissione europea  le misure adottate per congelare i beni degli <span class="hilg1">oligarchi</span> russi e bielorussi e sono stati congelati beni per un valore di <strong>29,5 miliardi di euro,</strong> compresi beni come barche, elicotteri, immobili e opere d&#8217;arte, per un valore di quasi 6,7 miliardi di euro, secondo i rapporti dell&#8217;8 aprile scorso. Inoltre, sono state bloccate transazioni per circa <strong>196 miliardi di euro</strong>. E anche Il Regno Unito ha inasprito le sanzioni contro Mosca vietando tutti gli investimenti britannici in Russia e prendendo di mira i settori bancario ed energetico, nonchè gli <span class="hilg1">oligarchi</span>.</p>
<p>Se il decreto ipotizzato da Putin vedrà la luce l&#8217;Italia sarà un bersaglio centrale. A inizio marzo, lo ricordiamo, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia/aziende-italiane-rischio-esproprio-lallarme-confindustria-2016378.html">sia <strong>Confindustria che Sace </strong>avevano messo sul tavolo la possibilità degli espropri, leggendo in anticipo il rischio.</a> Il Centro studi di Confindustria si era detto convinto già allora che Mosca potesse procedere a una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=G6Cm5ZkZ5J8" target="_blank" rel="noopener">svolta &#8220;venezuelana&#8221;,</a> espropriando gli asset delle compagnie occidentali, incluse quelle italiane. Lo stock degli investimenti diretti esteri italiani diretti in Russia è stato valutato dall&#8217;Istituto per il Commercio Estero in 11,5 miliardi di euro e per Sace potrebbero già esser vittima di una espropriazione <em>de facto, </em>come il gruppo di Piazza Poli ha fatto notare<a href="https://www.true-news.it/economy/sace-da-cdp-al-mef-si-prepara-il-valzer-delle-nomine" target="_blank" rel="noopener"> nel recente rapporto sui rischi dei Paesi</a> con cui l&#8217;Italia commercia, inserendo un <strong>focus sulla Russia</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tutti-i-buchi-delle-sanzioni-alla-russia-34533">L&#8217;Ispi in un report sottolinea</a> che è sorprendente il fatto che in questo contesto &#8220;<strong><span data-contrast="auto">la Francia (68%) e l’Italia (64%)</span></strong><span data-contrast="auto"> si trovino sul podio&#8221; delle nazioni col maggior numero di imprese che hanno continuato le attività in Russia dopo il 24 febbraio &#8220;con percentuali di non disimpegno dalla Russia molto vicine a quelle cinesi, e nettamente più elevate rispetto a quelle tedesche (46%)&#8221;. Resta dunque operativo, per quanto riguarda l&#8217;Italia, una quota di due terzi su un totale di oltre 440 attività con 34-35 mila addetti ed un fatturato di 7,4 miliardi di euro. Prima della guerra e nelle sue prime fasi la <strong>diplomazia economica </strong>era parsa un mezzo di dialogo oltre ogni incomprensione e sfiducia con Mosca. Oggi invece, paradossalmente, il canale rimasto aperto aumenta la superficier di impatto delle ritorsioni di Mosca. Il governo Draghi può e deve muoversi per evitare che Putin proceda a espropri e nazionalizzazioni occulte di asset italiani. Fissare linee rosse sull&#8217;energia, i prezzi del gas e la ricerca di alternative può essere una mossa deterrente per evitare che Putin prosegua fino in fondo su una linea che può colpire duramente l&#8217;Italia.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-svolta-venezuelana-di-putin-incubo-esproprio-per-le-imprese-italiane.html">La svolta &#8220;venezuelana&#8221; di Putin: incubo esproprio per le imprese italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le tre bombe sull&#8217;economia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-tre-bombe-sulleconomia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 05:49:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;anno in corso sta prospettando per l&#8217;Italia scenari di ripresa economica decisamente robusti dopo un 2020 da profondo rosso e il vento in poppa delPiano Nazionale di Ripresa e Resilienza impostato dal governo Draghi può garantire ulteriore slancio alla crescita del Pil e dell&#8217;occupazione. Ma l&#8217;imprevisto è sempre dietro l&#8217;angolo e nel contesto interno e globale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-tre-bombe-sulleconomia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;anno in corso sta prospettando per l&#8217;Italia scenari di ripresa economica decisamente robusti dopo un 2020 da profondo rosso e il vento in poppa del<a href="https://it.insideover.com/economia/la-sfida-di-draghi-con-il-recovery-sistemico.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</strong></a><strong> </strong>impostato dal governo Draghi può garantire ulteriore slancio alla crescita del Pil e dell&#8217;occupazione. Ma l&#8217;imprevisto è sempre dietro l&#8217;angolo e nel contesto interno e globale sono diverse le pressioni che possono esercitarsi per porre delle limitazioni alle prospettive di ripresa del Paese.</p>
<p>L&#8217;esecutivo ha impostato una strategia chiara fondata su pochi, ma decisi principi: passaggio dalla logica del ristoro delle perdite da chiusura per le attività soggette a restrizioni a quella dell&#8217;<strong>investimento </strong>per la crescita; rafforzamento delle leve strategiche dello Stato (partecipate in testa) per coordinare al meglio la ripresa utilizzando le armi a disposizione dell&#8217;apparato pubblico per creare una volano nel contesto privato; utilizzo del Pnrr come punto di partenza per incardinare sul medio-lungo periodo le politiche economiche. L&#8217;effetto è stato sino ad ora positivo soprattutto sul versante della fiducia di lavoratori e imprese, ma andrà valutato alla luce delle contingenze.</p>
<p>Sono almeno tre le questioni che il mondo dell&#8217;economia deve tenere strettamente sott&#8217;occhio, e corrispondono ad altrettante sfide che il Paese dovrà valutare nel corso del 2021. Esse hanno a che fare in particolar modo con la tenuta delle imprese, rivelatesi sino ad ora il vero e proprio motore della ripresa nazionale.</p>
<p>La prima è la questione delle &#8220;cicatrici&#8221; della crisi del Covid-19 sulle società, manifestatesi sotto forma di un deciso aumento del <strong>debito corporate </strong>in tutta la filiera nazionale. L&#8217;eredità del <strong>governo Conte </strong>e di un anno di politiche economiche non pienamente soddisfacenti hanno decisamente condizionato la partenza dell&#8217;era Draghi: a febbraio i dati della <strong>Banca d’Italia </strong>sottolineavano che i decreti governativi emanati dai giallorossi avevano abbassato da 142mila a 100mila le imprese a corto di liquidità e da 48 a 33 miliardi di euro il fabbisogno, ma di fronte alle imprese si aprivano i rischi legati a una destrutturazione del tessuto produttivo per le nuove chiusure. Ora in uno studio Cerved mostra che i progressi della campagna vaccinale hanno ridotto al 18,7% la quota di aziende ad alto rischio di default ma i debiti extra generati durante la pandemia ammontano,<a href="https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-allarme-della-bce-rischio-massimo-sui-crediti-deteriorati.html" target="_blank" rel="noopener"> per il mondo aziendale italiano, a complessivi <strong>90 miliardi di euro</strong>.</a> Il punto è da guardare con attenzione perché in futuro sarà necessario che l&#8217;Italia risolva i problemi della cronica sottocapitalizzazione e dell&#8217;eccessiva dipendenza dal cash flow <a href="https://it.insideover.com/economia/il-futuro-dei-distretti-industriali-italiani-nellera-post-covid.html" target="_blank" rel="noopener">delle sue imprese, anche delle più produttive nel comparto delle Pmi.</a></p>
<p>Se il debito è problema di <strong>stato patrimoniale, </strong>i costi di gestione sono questione di conto economico. E veniamo dunque alla seconda problematica: le pressioni inflazionistiche legate all&#8217;aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, la corsa ai massimi storici del prezzo del gas in Europa e l&#8217;aumento del dispendio di cittadini e imprenditori per la generazione elettrica hanno generato questioni facilmente intuibili e problematiche non secondarie. Come scrive <em>Repubblica </em>&#8220;Draghi&#8221;, negli ultimi decreti, &#8220;ha stanziato 1,3 miliardi di euro da spalmare sulle bollette&#8221; per contenere costi e esternalità negative. &#8220;Se non ci fosse stato&#8221; questo intervento &#8220;l&#8217;aggiornamento trimestrale delle tariffe (+9,9% per il gas, +15,3% per l&#8217;elettricità) avrebbe raggiunto punte di aumento del 20%&#8221;. E a questi dati non si possono non aggiungere quelli sul prezzo del petrolio, che impatta sulla logistica e i trasporti. Lungi dall&#8217;esser prossimo alla morte,<a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-soppiantera-il-petrolio-ancora-presto-per-dirlo.html" target="_blank" rel="noopener"> &#8220;Re Petrolio&#8221;</a> continua a tenere banco. Il Brent europeo dal 30 giugno 2020 al 30 giugno 2021 è passato da 42 a 76 dollari al barile; discorso simile per il Wti americano, passato da 39 a 75 dollari negli ultimi dodici mesi. Nei prossimi mesi si vedranno nei bilanci delle imprese, direttamente o indirettamente, gli effetti di queste problematiche. E nuovi interventi per calmierare gli effetti dei rincari da parte della politica non sono da escludere.</p>
<p>Infine, vi è una questione d&#8217;ordine sociale connessa alla riapertura ai <strong>licenziamenti </strong>e alla fine graduale delle misure di Cassa integrazione in deroga. L’accordo trovato a Palazzo Chigi recentemente indica certamente un processo graduale per cui le aziende prima di licenziare si impegnano a utilizzare strumenti di cassa integrazione, ma la questione è da monitorare attentamente. Specie se si assisterà a fenomeni di chiusure di impianti e stabilimenti privi di un preavviso tale da consentire ai lavoratori di prepararsi a una exit solution. Probabilmente i livelli di 2-300mila licenziamenti complessivi inizialmente temuti non si manifesteranno, ma vi saranno settori in cui la distruzione di posti di lavoro sarà più impattante. Questo fenomeno è forse il più rischioso in potenza, perchè manderebbe messaggi in piena controtendenza con il clima di ripresa e fiducia che si è diffuso nel Paese. E aprirebbe una faglia tra aree del mondo del lavoro tutelate e ben presidiate e settori in cui le ristrutturazioni aziendali possono portare alla crescita di una quota di lavoratori o ex dipendenti sfiduciati e a incertezze di mercato e investitori verso i settori in cui eventuali licenziamenti si concentreranno. Con il rischio concreto di un &#8220;autunno caldo&#8221; come quello del 2020.</p>
<p>Al governo Draghi il compito di continuare sul sentiero del pragmatismo, rafforzare gli investimenti, accelerare la crescita del Pil e dare attuazione al Pnrr<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lezione-keynes-austerita-pericolo-1952600.html" target="_blank" rel="noopener">. La lezione di John Maynard Keynes</a> è più viva che mai: la crescita e la programmazione strategica sono il vero antidoto alle minacce per l&#8217;economia. Che, specie se ancora non pienamente concretizzate, possono essere affrontate con fiducia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/le-tre-bombe-sulleconomia.html">Le tre bombe sull&#8217;economia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;eredità rischiosa del Covid: un&#8217;ondata di fallimenti di imprese</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/leredita-rischiosa-del-covid-unondata-di-fallimenti-di-imprese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 13:19:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="crisi imprese covid" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le più problematiche eredità che la pandemia di Covid-19 rischia di lasciare dietro di sé vi è, sul fronte economico, una destrutturazione dei tessuti produttivi che rischia di produrre strascichi di medio-lungo periodo. Un campo di elevata preoccupazione per i decisori politici e gli addetti ai lavori in Europa è quello delle imprese, che rischia di essere notevolmente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/leredita-rischiosa-del-covid-unondata-di-fallimenti-di-imprese.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leredita-rischiosa-del-covid-unondata-di-fallimenti-di-imprese.html">L&#8217;eredità rischiosa del Covid: un&#8217;ondata di fallimenti di imprese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="crisi imprese covid" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/crisi-imprese-covid-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tra le più problematiche eredità che la pandemia di <strong>Covid-19 </strong>rischia di lasciare dietro di sé vi è, sul fronte economico, una destrutturazione dei tessuti produttivi che rischia di produrre strascichi di medio-lungo periodo. Un campo di elevata preoccupazione per i decisori politici e gli addetti ai lavori in Europa è quello delle <strong>imprese, </strong>che rischia di essere notevolmente perturbato in futuro quando verrà meno la rete protettiva di misure di garanzia alla liquidità, tutela dell&#8217;occupazione e welfare emergenziale (come la <strong>cassa integrazione </strong>in deroga e il sostegno del fondo Sure) che ha artificialmente sostenuto interi comparti economici nell&#8217;ora più buia della pandemia.</p>
<h2>Il rischio di un&#8217;ondata di fallimenti</h2>
<p>Qual è il rischio maggiore che ci dobbiamo attendere? Un&#8217;ondata di fallimenti. Come nota <em>Business Insider, </em>&#8220;questo potrebbe accadere in tutti quei Paesi che hanno adottato misure di sostegno per le imprese in difficoltà, tra cui l’Italia&#8221;, in cui il trend è stato simile: a una <strong>dura contrazione </strong>del Pil e all&#8217;aumento della disoccupazione è stata però associata una riduzione delle procedure fallimentari che appare, sino ad ora, solo destinata ad essere dilazionata nel tempo. In questo contesto secondo un report di Atradius, fornitore globale di assicurazione del credito, in Europa &#8220;gli aumenti più significativi potrebbero verificarsi in Francia (+80%), e poi ancora in Austria (+73%), Belgio (+61%) e Regno Unito (+56%)&#8221;, mentre solo l&#8217;Irlanda registrerebbe numeri in linea col 2020 (+3%) e si aspettano crescite significative ma di minore entità in Olanda (+44%) e Spagna (+49%). L&#8217;<strong>Italia </strong>farebbe segnare un +48%, dopo che nel 2020 si erano registrati circa il 30% di fallimenti in meno rispetto agli 11mila del 2019.</p>
<p>Del resto anche l&#8217;ufficio studi della <strong>Banca d&#8217;Italia </strong>in un report dedicato proprio al legame tra fallimenti d&#8217;impresa e Covid-19 aveva posto l&#8217;accento sul fatto che la proporizionalità tra l&#8217;impatto della perdita di Pil nel 2020 e l&#8217;aumento dei fallimenti nel biennio 2021-2022 sarà diretta e significativa,<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-covid-19/2021/2021.0.1.27-ciclo.economico.fallimenti-nota.covid.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> con 6.500 nuovi fallimenti </a>previsti nei due anni in questione. Parimenti, Coface ha stimato che l’entità delle insolvenze nascoste, ovvero il numero di imprese tecnicamente fallite e irrecuperabili, sia stato nel 2020 intorno al 39% del livello 2019 (4.100 insolvenze).</p>
<h2>Cresce ancora la sofferenza delle aziende</h2>
<p>E il numero di fallimenti non è che una quota della somma totale delle <strong>chiusure aziendali, </strong>che ha assunto portata endemica: secondo la memoria depositata dall&#8217;Istat a settembre in commissione Bilancio del Senato durante la discussione sul <strong>Decreto Agosto</strong> la quota di imprese che ha lamentato seri rischi operativi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza nel 2020 è stata pari al 38%. Una quota molto simile a quella r<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/07/granelli-confartigianato-una-piccola-impresa-su-tre-a-rischio-fallimento-deluso-da-bozza-decreto-sostegno/6121979/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">icordata al <em>Fatto Quotidiano </em>da <strong>Marco Granelli, </strong>presidente delle 700mila imprese</a> di <strong>Confesercenti, </strong>la rete degli autonomi e delle piccole e medie attività, in una recente intervista: &#8220;Per il <strong>32% dei nostri associati</strong> il momento è davvero difficile, parlo di attività che vanno incontro a seri rischi operativi e a <strong>problemi di liquidità</strong> già nei prossimi mesi. Come è facile immaginare le attività più colpite sono quelle che hanno a che fare con turismo, ristorazione, organizzazione eventi&#8221;.</p>
<p>Le cessazioni d’impresa nel 2020 sono state complessivamente 273mila, secondo Unioncamere, un numero inferiore di centomila unità rispetto a quello di sette anni fa. Un freno garantito dalla presenza delle moratorie bancarie per 189 miliardi a 1,2 milioni di imprese e dei crediti garantiti dallo Stato e distribuiti da società come <strong>Sace</strong> per altri 162 miliardi. Un sostegno che non potrà più esser garantito nei mesi a venire con la stessa interezza: Federico Fubini sul <em>Corriere della Sera</em><a href="https://www.corriere.it/economia/aziende/21_marzo_31/aumenti-capitalee-garanzie-sacecosi-governoprepara-ripartenza-e69bd968-9194-11eb-b915-3b2dfadfa4ac.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricorda</a> che l&#8217;autorità europea di vigilanza bancaria, l&#8217;Eba, &#8220;sta decretando la fine delle moratorie sul credito il 30 giugno prossimo. Salvo cambi di rotta, si avvicina il momento nel quale ricominceranno progressivamente a contare le logiche normali di un’economia di mercato&#8221;. <strong>Andrea Enria, </strong>capo della vigilanza bancaria comunitaria, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-allarme-della-bce-rischio-massimo-sui-crediti-deteriorati.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha invitato</a> a tal proposito le banche a prepararsi a una vera e propria imbarcata sul fronte dei crediti deteriorati legati alle insolvenze del mondo corporate.</p>
<h2>La necessità di un sostegno strategico</h2>
<p>Il mondo delle imprese italiane, inserendosi in un problema generale europeo, va incontro al redde rationem della crisi pandemica: e ora più che mai ci si accorge che in diversi casi le misure di sostegno non hanno potuto far altro che cristallizzare le situazioni di difficoltà di molte imprese, destinate a tornare alla luce una volta superata l’emergenza pandemica. Il sostegno governativo dovrà dunque farsi ben più strategico già nei prossimi mesi a venire:<a href="https://it.insideover.com/economia/lavoro-imprese-zombie-e-bad-bank-le-prime-sfide-di-draghi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> favorire la <strong>riconversione industriale </strong></a>verso settori a più alto margine, l&#8217;evoluzione delle competenze dei lavoratori e la difesa di chi perderà il posto e l&#8217;occupazione appare un set di misure più strategico rispetto al mero sostegno generale attraverso sovvenzioni e sussidi.</p>
<p><strong>Mario Draghi </strong>ne aveva parlato in un paper del think tank G30 già a dicembre e lo intende mettere in atto<a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia/sistema-conte-ha-fallito-nuovo-piano-ristori-draghi-1934968.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> già nel secondo <strong>decreto Sostegno </strong>previsto per aprile</a>: gli aiuti dovranno farsi sempre più mirati sui settori a più alta competitività e maggiormente in grado di riprendersi. Non è cinismo, ma necessità economico-strategica. Il rischio, nel rimandare l&#8217;inevitabile, è che altre situazioni di sofferenza si aggiungano a quelle già gradualmente in accumulazione. A testimonianza di quanto profondamente gli effetti economici del Covid-19 siano destinati ad impattare.</p>
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		<title>Le imprese nel 2021 saranno in grado di ripartire?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-imprese-nel-2021-saranno-in-grado-di-ripartire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2020 08:55:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2020 si avvia alla conclusione e con l&#8217;anno della pandemia di Covid-19 ci si prepara a dire addio a uno degli anni più drastici anche per gli indicatori economici italiani. Il sistema-Paese prevede un crollo del Pil in doppia cifra che si unisce a un costo in termini di vite umane della pandemia senza paragoni in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-imprese-nel-2021-saranno-in-grado-di-ripartire.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/le-imprese-nel-2021-saranno-in-grado-di-ripartire.html">Le imprese nel 2021 saranno in grado di ripartire?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 2020 si avvia alla conclusione e con l&#8217;anno della <strong>pandemia di Covid-19 </strong>ci si prepara a dire addio a uno degli anni più drastici anche per gli indicatori economici italiani. Il sistema-Paese prevede un crollo del<a href="https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-tempesta-perfetta-per-litalia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Pil in doppia cifra</a> che si unisce a un costo in termini di <a href="https://it.insideover.com/societa/covid-e-decessi-perche-in-italia-si-muore-di-piu.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vite umane della pandemia senza paragoni in rapporto alla popolazione tra i Paesi più sviluppati della Terra.</a></p>
<p>Da marzo ad oggi, con grande difficoltà e in maniera molto spesso contraddittoria, <strong>il governo italiano ha messo in campo </strong>un&#8217;eterogenea serie di misure volte a lenire i costi economici delle misure restrittive, a compensare le perdite e a tutelare l&#8217;occupazione. Dalle <strong>garanzie ai prestiti </strong>targate Sace al blocco dei licenziamenti, passando per i più recenti <strong>ristori, </strong>troppo spesso queste misure si sono ritrovate confusionarie e ridotte nell&#8217;importo e la &#8220;<a href="https://it.insideover.com/economia/niente-potenza-di-fuoco-cosi-la-bce-sbugiarda-conte.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">potenza di fuoco</a>&#8221; promessa da Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri non si è manifestata. Fatto sta, però, che l&#8217;equilibrio &#8220;situazionista&#8221; venutosi a creare ha fatto sì che moltissime imprese e centinaia di migliaia di lavoratori vedessero &#8220;congelata&#8221; la loro situazione nel corso dell&#8217;anno solare.</p>
<p>A portare il Pil verso il basso, in particolare, la grave ondata che ha colpito il cuore produttivo del Paese, situato tra Lombardia e Veneto, in primavera. <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/perche-il-rilancio-del-nord-italia-e-cruciale-per-il-paese.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Assolombarda e i suoi studi</a> </strong>sottolineano che alla fine dell’anno il prodotto interno lordo italiano sarà in flessione del 9,6% e quello lombardo del 10,2%, mentre il Veneto si aspetta un -9%. <a href="http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Prometeia-Intesa-Sanpaolo-settori-colpiti-Covid-115940" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo l’analisi di ottobre sui settori industriali italiani, realizzata da <b>Prometeia</b> e <b>Intesa Sanpaolo</b>,</a> inoltre, il calo complessivo del Pil manifatturiero si attesta attorno al -14%, con picchi nell&#8217;automotive (-26,8%) e nella moda (-25,4%), e tonfi notevoli (-18,5%) per meccanica e mobili.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/i-ristori-del-governo-giallorosso-sono-insufficienti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Confesercenti</a> ritiene plausibili una distruzione di valore di 33 miliardi su 86 generati nel 2019 dal settore dei bar e della ristorazione, <a href="https://it.insideover.com/economia/le-conseguenze-economiche-dello-smart-working.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">e picchi di -75/-80% degli incassi sono stati registrati in quegli esercizi attivi nei centri delle grandi città svuotati dalla diffusione dello smart working.</a> Infine, come <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/crisi-turismo-dopo-la-botta-da-53-mld-del-2020-e-gia-pronta-unaltra-batosta/2106919/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sottolinea <em>Il Sussidiario,</em></a> &#8220;l’ultimo report elaborato da Isnart-Unioncamere conferma ancora una volta che il turismo è il comparto <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/turismo-tra-svendite-e-default-i-veri-rischi-dopo-le-scelte-su-ristori-e-recovery/2105534/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span class="s2">più colpito dalla crisi pandemica</span></a>: il 2020 chiude con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019, contrazione dovuta principalmente alla riduzione di turisti internazionali in tutto l’arco dell’anno e che nei mesi estivi ha superato il 60%&#8221;.</p>
<p>La ripartenza si presuppone estremamente difficile e complessa e assai lunga nella sua strutturazione. Nei prossimi mesi il sistema produttivo italiano e il mondo delle imprese non manifattturiere saranno gravati da diversi problemi comuni e trasversali. Ne abbiamo individuati almeno cinque:</p>
<ul>
<li>La prospettiva di una fine dei <strong>prestiti garantiti a bassissimo tasso d&#8217;interesse </strong>e dell&#8217;inizio del processo di restituzione.</li>
<li>La fine del blocco dei licenziamenti e la probabile partenza di una vera e propria catastrofe occupazionale.</li>
<li>Le incertezze di un mercato interno gravato economicamente e psicologicamente dalla crescente incertezza.</li>
<li>La <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-impatti-socio-economia-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&#8220;de-globalizzazione&#8221;</a> dei settori non digitalizzati, che assisteranno allo <strong>sconvolgimento delle catene del valore </strong>e a un&#8217;incerta ripresa dei movimenti umani a fini turistici.</li>
<li>La sostanziale disorganizzazione della risposta economica del governo italiano.</li>
</ul>
<p>Questa serie di circostanze porterà a una moria di imprese se la ripartenza farà venire drasticamente meno i sostegni pubblici a quelle attività che, per ragioni strutturali o per la pandemia, non sono più in grado di stare sul mercato. E a una distruzione di posti di lavoro ben maggiore di quella operata <a href="https://www.agi.it/economia/news/2020-12-02/inizio-lockdown-persi-posti-lavoro-10520747/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dall&#8217;anno della pandemia (che ha tolto all&#8217;economia italiana 420mila <em>jobs</em>).</a> Il virus ha funto da acceleratore anche per le situazioni di criticità. &#8220;Se la pandemia ha avuto un impatto significativo sulle imprese sane, a maggior ragione lo ha avuto sulle imprese già in difficoltà che dunque, più delle prime, hanno bisogno di un supporto, soprattutto laddove la pandemia si è verificata all’inizio di un percorso di risanamento o di ristrutturazione&#8221;, <a href="https://www.startmag.it/economia/crisi-imprese-covid-19/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fa notare <em>StartMag, </em>sottolineado c</a>he &#8220;ciò che realmente serve all’impresa in crisi è la possibilità di avviare un procedimento rapido, non burocratizzato che, mediante l’applicazione di normativa chiara e semplice, raggiunga gli obiettivi del risanamento anche attraverso il riconoscimento della legittimità di convenzioni con i creditori&#8221;.</p>
<p>In sostanza presto il Legislatore dovrà porsi il quesito di come evitare che fallimenti a cascata di imprese decotte assalite dai creditori pre-Covid e dagli oneri legati alla pandemia trascinino a terra il sistema produttivo eliminando gli attori tenuti artificialmente in vita dal sostegno anti-pandemico. Questo per via dei cinque fattori ineludibili per ogni impresa nella programmazione del futuro post-Covid, che si fanno più urgenti e più pressanti per gli operatori in difficoltà. Specie se nuovi lockdown dovessero rendersi necessari, richiamando l&#8217;urgenza di arrestare il &#8220;cigno nero&#8221; per eccellenza: una <strong>crisi di liquidità</strong> connessa all&#8217;interruzione dei flussi di cassa da attività operativa. Che senza il sostegno pubblico, rivelatosi troppo spesso solo un paravento perchè non inserito in un piano politico di lungo termine, può travolgere imprese e lavoratori.</p>
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