<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Homs Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/homs/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/homs</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 May 2019 14:28:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Homs Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/homs</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Homs, da città della rivoluzione a cumulo di macerie (umane)</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/homs-citta-rivoluzione-macerie-umane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 08:07:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/homs-citta-rivoluzione-macerie-umane-167169.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Homs) La Piazza dell&#8217;orologio è un&#8217;istituzione tipica di tante città del Medio Oriente. Qui a Homs lo è molto più che altrove, nonostante si tratti di un piazzalone qualunque con un orologione qualunque, perché la si considera la culla della rivolta contro Bashar al-Assad. Le proteste cominciarono nel Sud, è vero. Ma la rivolta, appunto, partì &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/homs-citta-rivoluzione-macerie-umane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/homs-citta-rivoluzione-macerie-umane.html">Homs, da città della rivoluzione a cumulo di macerie (umane)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/2892087_large-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>(Homs) La Piazza dell&#8217;orologio è un&#8217;istituzione tipica di tante città del Medio Oriente. Qui a Homs lo è molto più che altrove, nonostante si tratti di un piazzalone qualunque con un orologione qualunque, perché la si considera la culla della <strong>rivolta contro Bashar al-Assad</strong>.</p>
<p>Le proteste cominciarono nel Sud, è vero. Ma la rivolta, appunto, partì qui, nell&#8217;aprile del 2011, quando migliaia di persone si radunarono per contestare il governo. Seguì quel che sappiamo. La città fu in larga parte occupata da milizie armate, l&#8217;esercito reagì da par suo, morirono molti civili, nel 2015 l&#8217;Onu fece da mediatore per un accordo che portò all&#8217;uscita dalla città degli ultimi gruppi di miliziani, asserragliati nel quartiere di Al Wair.</p>

<p>In questi anni, comunque, la città è stata ben lungi dall&#8217;essere pacificata. La tensione è rimasta alta, le sparatorie non sono mancate, certi tizzoni sono ancora ardenti. E le conseguenze si faranno sentire a lungo.</p>
<p>Per le famose manifestazioni &#8220;pro democrazia&#8221; del 2011, per esempio, esisteva un preciso tariffario. 500 lire siriane (allora pari a un dollaro) per il ragazzo che andasse alla manifestazione limitandosi a sfilare con gli altri, a fare massa. 5mila lire (dieci dollari) per colui che fosse disposto a sfilare bruciando una bandiera o un&#8217;immagine di Assad. Ancor più lire per chi fosse disposto a tirare sassi o <strong>molotov</strong>.</p>

<p>&#8220;E nelle manifestazioni, fin dai primi giorni, in fondo ai cortei c&#8217;erano sempre uomini armati che controllavano tutto&#8221;. Sono particolari che ci racconta una personalità religiosa di Homs, che devo tenere anonima per ragioni di sicurezza. Posso mettere la mano sul fuoco sulla sua buona fede. E quanto racconta su quei giorni di sette anni fa si proietta sull&#8217;oggi e sul domani. Perché le manifestazioni furono filmate e i ragazzi, che della politica magari se ne fregavano ma in quel modo si guadagnavano soldi che altrimenti non avrebbero mai visto, sono finiti in galera. Chi prima e chi dopo, ma stanno quasi tutti in cella. E in cella stanno pure moltissime <strong>donne</strong> che a suo tempo furono costrette a partecipare alle attività dei mariti rivoltosi.</p>
<p>Le prigioni scoppiano e le organizzazioni che lavorano nelle carceri devono occuparsi dell&#8217;assistenza umanitaria e anche di quella psicologica. Questa però a doppio senso: spesso i &#8220;carnefici&#8221; di oggi (o i loro parenti) sono stati le vittime di ieri e la riconciliazione, dopo questi anni terribili di una guerra non ancora finita, è più complicata che mai. Per le stesse ragioni, Homs conosce oggi un fenomeno che conosceva ben poco prima: la <strong>prostituzione</strong>. Tra uomini uccisi, arruolati, scappati, detenuti o latitanti, c&#8217;è un mare di famiglie sfasciate e di donne sole e disperate. E poiché famiglia qui vuol dire tanti figli, e il governo ora ha troppe cose da fare e pochissime risorse per le emergenze sociali, si sviluppa pure un perverso sfruttamento sessuale di ragazzi e, in qualche caso, di bambini. Le rovine della guerra non sono solo quelle che si vedono in strada.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/homs-citta-rivoluzione-macerie-umane.html">Homs, da città della rivoluzione a cumulo di macerie (umane)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siria, evacuata anche la sacca tra Hama ed Homs</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-evacuata-anche-la-sacca-hama-ed-homs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 07:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Hama]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/siria-evacuata-anche-la-sacca-hama-ed-homs-166585.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-1024x731.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tra Hama ed Homs non ci sono più ostacoli: le due città siriane sono tornate ad essere “dirimpettaie” nel centro della Siria, dopo essere state divise per sei anni da una sacca islamista “figlia” delle offensive ribelli dei primi mesi di guerra. Lo scorso mercoledì il governo di Damasco ha ufficialmente dichiarato estinta la sacca &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-evacuata-anche-la-sacca-hama-ed-homs.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-evacuata-anche-la-sacca-hama-ed-homs.html">Siria, evacuata anche la sacca tra Hama ed Homs</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508200637_26339604-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Tra Hama ed Homs non ci sono più ostacoli:<strong> le due città siriane sono tornate ad essere “dirimpettaie”</strong> nel centro della Siria, dopo essere state divise per sei anni da una sacca islamista “figlia” delle offensive ribelli dei primi mesi di guerra.<strong> Lo scorso mercoledì il governo di Damasco ha ufficialmente dichiarato estinta la sacca occupata dai terroristi</strong>, con le bandiere siriane tornate a sventolare in città come Al Rastan, Houla e Talbiseh, roccaforti islamiste fino alle scorse ore. La polizia militare russa sta aiutando adesso l’esercito siriano a bonificare la zona, il tutto per permettere un rapido ritorno alla normalità. Non mancano le insidie: in questo giovedì, <a href="https://twitter.com/QalaatAlMudiq/status/997084426361278464">cinque soldati sono morti saltati su una mina a nord di Homs</a>, il lavoro da fare in tal senso non sarà semplice.</p>
<p>L’accordo che ha permesso l’evacuazione</p>
<p>Quando Homs nel 2014 è stata interamente riconquistata dall’esercito siriano, in tanti ipotizzavano una lunga e difficile battaglia futura per l’estinzione della sacca islamista a nord della città. In parole povere, questa porzione di territorio in mano jihadista stava ad Homs come la sacca della Ghouta est stava a Damasco.<strong> Sono stati cioè territori dove le sigle estremiste hanno potuto con gli anni costruire fortificazioni e sopravvivere</strong>, nonostante gli assedi da parte dell’esercito regolare. Ben si intuiva come, dopo la riconquista della Ghouta da parte delle forze fedeli ad Assad gli occhi sarebbe stati puntati tra Homs ed Hama. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama/">Prime scaramucce del resto già nel mese di aprile si erano verificate lungo la linea del fronte</a>, con l’esercito intervenuto sia con l’aviazione che con le truppe di terra.</p>
<p>La constatazione di essere circondati e senza via di scampo, unita alla mediazione della Russia e (molto probabilmente) della Turchia, ha fatto sì che gran parte delle sigle accettassero la prospettiva di <strong>scendere a patti con Damasco e cedere il territorio senza combattere</strong>. Ad inizio mese, i famigerati “bus verdi” sono entrati in azione pronti ad attuare quanto già fatto ad Aleppo, nella Ghouta ed in altre vecchie sacche islamiste: <strong>trasportare i gruppi estremisti – ribelli ad Idlib o Jarabulus</strong>. Alcuni oramai ex combattenti, hanno deciso di cedere le armi e rimanere in loco sfruttando la legge per la riconciliazione del governo siriano, altri invece sono saliti a bordo dei bus verdi raggiungendo le zone sopra accennate.</p>

<p>Adesso l’evacuazione è terminata, Damasco per l’appunto può rivendicare anche la riconquista di questa regione e l’avvio di una fase di normalizzazione tra Homs ed Hama. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata/">La riapertura di questo tratto dell’autostrada M5</a>, vitale anche per i collegamenti tra la capitale ed Aleppo, avrà la priorità: sarà infatti possibile in tal modo accelerare il percorso di ricostruzione di Homs e delle zone liberate dalla presenza jihadista.</p>
<p>Homs definitivamente liberata</p>
<p>Con il centro storico tornato sotto il controllo del governo nel 2014, la terza città siriana oramai da quattro anni ha visto il prevalere di un periodo piuttosto sereno specie se paragonato a quanto vissuto da Aleppo e dalla periferia di Damasco negli ultimi due anni. Nella cinta urbana di Homs non si è più combattuto, <strong>pur tuttavia la presenza di un territorio presidiato dagli islamisti a nord ha creato non pochi grattacapi</strong>. Sotto un profilo militare, la sacca jihadista ha obbligato l’esercito ad essere ancora massicciamente presente ad Homs tra posti di blocco e barriere poste immediatamente fuori città. Da un punto di vista economico, la sacca islamista ha impedito per anni facili collegamenti con Hama e con le arterie che conducono verso altre importanti regioni del paese.</p>
<p><strong>Ma adesso per Homs la percezione della guerra sarà sempre più ridotta</strong>: la fine della sacca a nord del centro pone la città completamente libera da ogni simbolo del conflitto, già in queste ore si sta provvedendo alla rimozione di blocchi e filo spinato, la normalità inizia dunque ad essere parte integrante dell’attualità. <strong>Per il governo di Damasco tutto ciò non è ovviamente un qualcosa di secondario</strong>: poter ricostruire senza particolari affanni per la sicurezza la terza città siriana, che proprio in queste ore tra l’altro sta festeggiando la riapertura del suk della città vecchia, politicamente è un dato molto più che rilevante. La fine del conflitto tra Homs ed Hama non avrà, in parole povere, un effetto soltanto sotto il profilo militare: essa rappresenta una buona notizia per Assad anche a livello politico e mediatico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-evacuata-anche-la-sacca-hama-ed-homs.html">Siria, evacuata anche la sacca tra Hama ed Homs</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sacca islamista di Homs  pronta ad essere evacuata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 14:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Hama]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata-166299.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="964" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ogni paese ha la sua “autostrada del sole”, così è chiamata da noi quell’arteria che unisce le principali città del nostro paese. In Italia quella che ufficialmente è riconosciuta come “A1”, in Siria corrisponde invece alla “M5”: l’arteria parte da Damasco e, dopo aver attraversato i territori di Homs ed Hama, culmina ad Aleppo. Una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata.html">La sacca islamista di Homs  pronta ad essere evacuata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="964" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180301170936_25850805-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ogni paese ha la sua “autostrada del sole”, così è chiamata da noi quell’arteria che unisce le principali città del nostro paese. In Italia quella che ufficialmente è riconosciuta come “A1”,<strong> in Siria corrisponde invece alla “M5”</strong>: l’arteria parte da Damasco e, dopo aver attraversato i territori di Homs ed Hama, culmina ad Aleppo. <strong>Una vera e propria cintura che abbraccia ed unisce tutte le quattro più grandi metropoli siriane</strong>, un corridoio vitale per il paese arabo da cui in tempo di pace passavano ogni genere di mezzi e merci. L’autostrada M5 ha subito poi la triste sorte toccata al resto del paese: il conflitto l’ha frammentata e resa inutilizzabile in alcuni dei suoi tratti più importanti, essa è diventata un simbolo dell’incubo in cui stava cadendo la Siria già nel 2012.</p>
<p>Riapre il tratto tra Homs ed Hama</p>
<p>Collegare Damasco con Aleppo via terra per due anni è stato impossibile: soltanto dei ponti aerei permettevano continuità territoriale tra le zone governative della capitale e quelle della città più grande del del nord del paese, con mezzi e cibo trasportati con i mezzi dell’aviazione. La situazione è poi variata quando nel 2013 l’esercito ha ripreso, vicino Aleppo, le città di Safirah ed altri villaggi circostanti, permettendo l’apertura di una piccola lingua d’asfalto nel deserto <strong>tra Itriyah e Khanasser</strong>. Ma per giungere fino a lì, bisogna lasciare l’autostrada M5 alle porte di Homs: questo perché, poco più a nord della terza città siriana, dal 2013 ha sede una sacca islamista posta proprio lungo la M5 e che si allunga fino alla provincia di Hama. Si tratta dei territori attorno alcune roccaforti dei cosiddetti “ribelli”: <strong>Al Rastan</strong>, così come <strong>Houla</strong> e <strong>Talbiseh</strong>, sono stati dei centri che dall’inizio della guerra hanno costituito vere e proprie “teste di ponte” per l’occupazione di Homs e per i tentativi di conquista di Hama.</p>

<p>I governativi nel 2014 hanno poi ripreso interamente Homs e gran parte del territorio circostante, ma gli islamisti sono rimasti pericolosamente arroccati nella sacca: nonostante essa sia sempre stata circondata dall’esercito, gli occupanti sono riusciti a resistere e ad avere armi e munizioni tali da impensierire le forze fedeli ad Assad. Per la verità, all’interno ed attorno alla sacca posta lungo la M5, il conflitto non ha mai raggiunto una tale intensità come in altri fronti, <strong>ma l’occupazione e la chiusura dell’autostrada ha da sempre rappresentato disagi per la popolazione ed un simbolo di un paese ancora spaccato</strong>. Non è un caso che, non appena sono stati ufficializzati gli accordi tra alcune sigle islamiste della sacca ed il governo, la prima mossa è stata quella di rimuovere i blocchi lungo la M5.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;953&#8243; gal_title=&#8221;Esercito siriano a Homs&#8221;]</p>
<p>Per la prima volta dal 2012, <strong>da poche ore il tratto di autostrada tra Hama ed Homs torna ad essere senza barriere</strong> e filo spinato: su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/sayed_ridha/status/991992108113248256">Twitter</a>, sono apparsi video di soldati russi, siriani e di alcuni membri dell’ex Fsa appena riconciliatisi con Damasco che, bandiere alla mano,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://syria.liveuamap.com/en/2018/3-may-fsa-fighter-in-northern-homs-helping-the-russian-soldier"> vengono accolti dalla popolazione dopo aver tolto le barriere dalla M5</a>. L’autostrada presenta ovviamente tutti i sintomi di un’infrastruttura chiusa da sei anni, ci vorranno settimane di lavoro per ripristinarla ma adesso è comunque libera dai segni del conflitto. Serviranno alcuni tempi tecnici per la riapertura, ma il fatto stesso che in Siria, in questo momento, si possa parlare di recupero di un’opera appare come <strong>un simbolo di un lento ma progressivo ritorno alla normalità</strong>. La riapertura della M5 in questo tratto, consentirà di rimettere in collegamento diretto Damasco con Hama, oltre ad accorciare i tempi anche per raggiungere Aleppo. L’autostrada M5 non è però del tutto recuperata: <strong>manca ancora il tratto che scorre all’interno della provincia di Idlib.</strong></p>
<p>L’accordo per la fine della sacca tra Homs ed Hama</p>
<p>Già dal primo maggio sulle colonne dell’agenzia <a href="https://www.sana.sy/?p=746763">Sana </a>circolano dettagli circa un accordo preliminare tra Damasco e le sigle ribelli all’interno della sacca: come già avvenuto in altri contesti, il documento prevede la possibilità di abbandono dei territori occupati per spostarsi verso la provincia di Idlib, ultima roccaforte islamista in Siria. Inoltre, chi accetta la riconciliazione deve consegnare le armi pesanti e permettere ai soldati governativi di prendere possesso delle postazioni e dei territori in questione. L’accordo, mediato dalla Russia, sarebbe stato accettato e le prime demolizioni delle barriere presenti lungo la M5 ne sono una conferma. Nel giro di qualche giorno,<strong> dovrebbero iniziare i viaggi con gli oramai famosi “bus verdi”</strong> che trasporteranno verso Idlib i ribelli rimasti e consentiranno il ritorno dopo sei anni dei governativi in questi territori.</p>
<p>Se tutto va secondo i piani previsti dall’accordo, <strong>entro metà maggio Damasco tornerebbe ad avere sovranità e legittimità nelle zone comprese tra Homs ed Hama</strong>: in tal modo, la guerra nella fascia centro occidentale del paese sarebbe per davvero conclusa e le due città sopra citate tornerebbero ad essere in piena sicurezza. Non mancano però delle incognite: alcuni gruppi più estremisti non avrebbero accettato l’accordo con il governo e sarebbero anche pronti a sabotarlo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama/">Dopo che il 16 aprile</a> scorso erano iniziati i primi raid preparatori in vista della grande offensiva lealista contro la sacca, non tutte le sigle jihadiste sarebbero pronte a deporre le armi: bisognerà attendere dunque per vedere se, fra qualche settimana, il territorio islamista tra Hama ed Homs verrà liberato per via meramente pacifica o servirà un’ulteriore offensiva militare.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sacca-islamista-homs-pronta-ad-evacuata.html">La sacca islamista di Homs  pronta ad essere evacuata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Adesso inizia la resa dei conti  nella sacca dei jihadisti di Hama</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 18:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hama]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama-165915.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dal 2012 è un’altra importante spina nel fianco per l’esercito siriano posta lungo l’autostrada M5, la stessa che in tempo di pace costituiva la più importante arteria tra Damasco ed Aleppo; il riferimento è alla sacca islamista situata tra Homs ed Hama, rispettivamente terza e quarta città della Siria, non molto estesa ma ben fortificata. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama.html">Adesso inizia la resa dei conti  nella sacca dei jihadisti di Hama</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180407201145_26122789-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dal 2012 è un’altra importante spina nel fianco per l’esercito siriano posta lungo l’autostrada M5, la stessa che in tempo di pace costituiva la più importante arteria tra Damasco ed Aleppo; il riferimento è alla<strong> sacca islamista situata tra Homs ed Hama</strong>, rispettivamente terza e quarta città della Siria, non molto estesa ma ben fortificata. Dopo la liberazione della regione della Ghouta orientale e, di conseguenza, la definitiva messa in sicurezza di Damasco, il governo siriano potrebbe adesso puntare l’attenzione su un’altra sacca jihadista e questa volta molti segnali portano proprio tra Homs ed Hama.</p>
<p>La presenza ribelle – islamista nella zona</p>
<p><strong>Fino al 2014 Homs è stata considerata la capitale della “rivoluzione”</strong> e questo perché, con Damasco ed Aleppo non capitolate alle sigle jihadiste, è stata la più grande città siriana fuori dal controllo di Assad. Riprendere Homs, dopo aver messo in sicurezza le zone governative delle due prime metropoli siriane, è apparsa quindi come vera e propria priorità: non solo la città ha un gran valore culturale in Siria, ma la sua posizione centrale permette il controllo di una vasta porzione del paese. E’ per questo che tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 da Damasco è scattato l’ordine di avanzare nella provincia di Homs e, successivamente, all’interno della città; dopo mesi di intense battaglie, <strong>le sigle islamiste hanno accettato la resa ed hanno lasciato anche il centro storico</strong>, ridando quindi il controllo ai governativi.</p>
<p>Pur tuttavia, la presenza delle sigle jihadiste non è mai del tutto andata via dalle zone attorno Homs; fino all’aprile del 2017, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.aljazeera.com/news/2017/04/syria-evacuation-homs-al-waer-enclave-resumes-170408101610693.html">il quartiere periferico di Al Waer era ancora in mano islamista</a> ma, soprattutto, poco più a nord della terza città siriana è presente ancora oggi la sacca sopra menzionata. La porzione di territorio controllata dagli islamisti è a cavallo del confine tra le province di Homs ed Hama ed impedisce il diretto collegamento tra le due città: <strong>Al Rastan, Talbisah ed Houla</strong> sono soltanto alcune delle roccaforti jihadiste all’interno della sacca. Non molto estesa, questo territorio in mano islamista è però minaccioso sia per la stessa Homs che per Salamiyah, importante centro e snodo divenuto fondamentale nella strada provvisoria che collega Damasco con Aleppo.</p>
<p>Le prime operazioni contro la sacca islamista</p>
<p>Nella giornata di lunedì, alcuni raid da parte dell’aviazione siriana hanno preannunciato l’inizio delle ostilità volte a recuperare terreno a danno dei jihadisti presenti tra Hama ed Homs.<a href="https://twitter.com/QalaatAlMudiq/status/986639614642479105"> Successivamente si ha avuto notizia di prime avanzate anche via terra</a>: almeno quattro villaggi, sia a nord che a sud della sacca, sono stati conquistati dall’esercito siriano il quale<strong> ha anche leggermente allargato il perimetro di sicurezza a nord della strada che conduce da Homs a Salamiyah</strong>. Come detto in precedenza, la fine della battaglia per la conquista della Ghouta ha liberato numerosi mezzi e uomini per attaccare gli ultimi territori rimasti nelle mani delle sigle jihadiste. Liberare il nord di Homs significherebbe tornare a collegare la terza città siriana con Hama e, al contempo, mettere definitivamente in sicurezza la parte centrale della Siria.</p>

<p>Da Damasco comunque, stando ad alcune dichiarazioni rese da vertici militari alla tv di Stato,<strong> arriva anche molta cautela</strong>: le operazioni iniziate martedì sarebbero infatti soltanto un’anticipazione e non sarebbe ancora arrivato il tempo della battaglia definitiva. Le truppe sono ancora provate dalle azioni compiute nella Ghouta orientale, serve tempo sia per pianificare una nuova grande operazione militare e sia per tentare, con le mediazioni russe e turche, una via politica per risolvere anche questa situazione. Di sicuro però, anche per questa sacca “storica” in mano jihadista il governo siriano vuole arrivare in tempi brevi alla definitiva resa dei conti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-inizia-la-resa-dei-conti-nella-sacca-dei-jihadisti-hama.html">Adesso inizia la resa dei conti  nella sacca dei jihadisti di Hama</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siria, il mistero di un secondo reattore  individuato al confine con il Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-reattore-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 16:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Deterrenza nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/siria-reattore-nucleare-165365.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Pochi giorni fa, le forze armate di Israele hanno confermato l&#8217;operazione svolta nel 2007 in territorio siriano per distruggere un reattore nucleare nei pressi di Deir Ezzor. Un&#8217;operazione clandestina, realizzata in modo tale che nessuno potesse portare prove sul coinvolgimento israeliano e che è stata l&#8217;emblema di una strategia di deterrenza che prevede l&#8217;assenza di rischi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-reattore-nucleare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-reattore-nucleare.html">Siria, il mistero di un secondo reattore  individuato al confine con il Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324193646_26030550-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Pochi giorni fa, le forze armate di Israele hanno confermato l&#8217;<a style="color: #0000ff" href="https://www.theguardian.com/world/2007/oct/15/syria.israel">operazione svolta nel 2007</a> in territorio siriano per distruggere un reattore nucleare nei pressi di <strong>Deir Ezzor</strong>. Un&#8217;operazione clandestina, realizzata in modo tale che nessuno potesse portare prove sul coinvolgimento israeliano e che è stata l&#8217;emblema di una strategia di deterrenza che prevede l&#8217;assenza di rischi nucleari in tutti i Paesi limitrofi. </p>
<p>In molti si sono domandati<strong> il perché di questa scelta</strong> di confermare la notizia dopo dieci anni. C&#8217;è chi ritiene sia stato inviato un messaggio indiretto all&#8217;Iran e alla volontà di sviluppare un suo programma nucleare. C&#8217;è chi ritiene sia stato un messaggio rivolto alle potenze coinvolte nella guerra di Siria, soprattutto in una fase in Bashar al Assad non può mostrare alcun tipo di reazione contro Israele.</p>
<p>Resta il fatto che le forze di Tel Aviv, nel 2007, con il sospetto che la Siria stesse sviluppando un proprio programma nucleare, hanno colpito un reattore in territorio straniero e il tutto sia passato nel completo anonimato. C&#8217;erano dei sospetti, alcuni ben documentati, sul coinvolgimento israeliano. Ma nessuno, a livello politico, decise di renderlo palese. Un segreto di Pulcinella? Forse. Ma intanto, fino a oggi, solo pochissime testate ne avevano parlato o lanciato sospetti.</p>
<p>I sospetti su un secondo reattore</p>
<p>Uno dei pochi ad aver parlato di questo attacco israeliano, era stato <a style="color: #0000ff" href="http://www.spiegel.de/international/world/evidence-points-to-syria-still-working-on-a-nuclear-weapon-a-1012209.html">il tedesco <em>Der Spiegel</em></a>. Il quotidiano aveva indagato a fondo sulla questione e aveva svolto indagini accurate sulle possibilità che la Siria potesse ripristinare il suo programma nucleare. </p>

<p>Secondo la ricostruzione del giornale tedesco, il governo siriano, nonostante le smentite, stava effettivamente costruendo <strong>un nuovo reattore</strong> già durante l&#8217;inizio dei primi focolai ribelli nel Paese. &#8220;Gli analisti dicono che il programma di armi atomiche siriane è continuato in un luogo segreto sotterraneo&#8221; scrivono. &#8220;Secondo le informazioni che hanno ottenuto, in quella base sono conservate circa <strong>8mila barre</strong> di combustibile&#8221;. Secondo lo <em>Spiegel</em>, parte dell&#8217;uranio era stato nascosto per un lungo periodo a <strong>Marj as-Sultan</strong>, vicino a Damasco: un sito che anche l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Aiea) considera sospetto.</p>
<p><strong>Le immagini satellitari di dicembre 2012 e febbraio 2013</strong> mostravano attività sospette a Marj as-Sultan. E non caso, la struttura, situata non lontano da una base dell&#8217;esercito siriano, era diventata il centro di pesanti combattimenti tra i i governativi e i ribelli. Evidentemente le potenze coinvolte nella ribellione volevano vederci chiaro.</p>
<p>I sospetti sullo spostamento dell&#8217;uranio</p>
<p>A detta delle fonti di intelligence citate nel documento, l&#8217;uranio è sopravvissuto e <strong>non è finito nelle mani dei ribelli</strong>. Il materiale sarebbe stato inviato in una nuova sotterranea a ovest della città di Qusayr, a neanche due chilometri dal confine con il Libano. Marj as-Sultan, infatti, stava per cadere in mani ribelli.</p>
<p>Da allora, gli esperti hanno tenuto d&#8217;occhio <strong>il sito di Qusayr</strong>. Secondo l&#8217;analisi delle agenzie di intelligence, la costruzione della struttura è iniziata nel 2009, ma i lavori sarebbero stati camuffati fin dall&#8217;inizio. Le immagini satellitari più recenti mostrano sei strutture, un accesso speciale alla rete elettrica e un pozzo che collega la struttura con il lago Zaita, e che, a detta dei servizi stranieri, è necessario per un impianto nucleare. Inoltre, le prove che si trattasse di un impianto nucleare derivavano da intercettazioni tra comandanti di Hezbollah che per parlare della struttura utilizzavano il nome in codice di <strong>Zamzam</strong>.</p>
<p>Assenza di prove su un nuovo reattore</p>
<p>I sospetti dello <em>Spiegel</em> sono stati analizzati da un think-tank americano, l&#8217;<strong>Institute for Science and International Security</strong> (che destino vuole essere noto con l&#8217;acronimo di Isis), e <a href="http://isis-online.org/uploads/isis-reports/documents/Qusayr_Suspect_Underground_Facility_March_21%2C_2018_final.pdf">i cui risultati sono visibili online</a>.</p>
<p>Il centro studi afferma alcuni dati interessanti. &#8220;Basato su immagini satellitari commerciali, <strong>nessuna di queste affermazioni potrebbe essere confermata, e lo scopo del sito rimane sconosciuto</strong>&#8220;. &#8220;Tuttavia &#8211; proseguono gli analisti &#8211; alcune analisi delle immagini sono coerenti con i rapporti di <em>Der Spiegel</em>. Benché comprendiamo appieno i limiti e i rischi del seguente approccio, riteniamo che questo sito necessiti di un&#8217;ispezione da parte dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica, anche se la realizzazione di tali ispezioni potrebbe dover attendere fino alla fine del conflitto siriano&#8221;.</p>
<p>E infatti si legge: &#8220;Qualsiasi impianto nucleare in Siria potrebbe comportare <strong>un notevole aiuto da parte della Corea del Nord</strong>, dato che Pyongyang ha fornito un&#8217;assistenza completa nella costruzione del reattore di Al Kibar, che Israele ha distrutto nel 2007&#8243;.</p>
<p>Parliamo di sospetti. Prove non ve ne sono. Eppure è evidente che qualcosa è accaduto e continua ad accadere sul fronte nucleare in Siria. E i timori che queste accuse possano essere rivolte all&#8217;Iran quando si tratterà di rivedere l&#8217;accordo sul nucleare, non sono così peregrine. Il fatto che si citino Damasco, Hezbollah e Teheran in un asse dell&#8217;arma atomica, pone seri dubbi sui reali obiettivi di questa nuova campagna d&#8217;immagine proposta dall&#8217;alleanza occidentale.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-reattore-nucleare.html">Siria, il mistero di un secondo reattore  individuato al confine con il Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siria, il lento ritorno alla vita</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/siria-lento-ritorno-alla-vita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/siria-lento-ritorno-alla-vita-164495.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I palazzi sono gusci vuoti, scheletri grigi e ocra di corpi ormai andati. L’odore dei calcinacci si mescola all’aria secca di una terra in perenne equilibro tra il caldo del deserto e la brezza mite del Mediterraneo che ormai odora di altro. Homs una volta era la città più stravagante e bizzarra della Siria; oggi è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/siria-lento-ritorno-alla-vita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/siria-lento-ritorno-alla-vita.html">Siria, il lento ritorno alla vita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/apertura_Siria-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I palazzi sono gusci vuoti, scheletri grigi e ocra di corpi ormai andati. L’odore dei calcinacci si mescola all’aria secca di una terra in perenne equilibro tra il caldo del deserto e la brezza mite del Mediterraneo che ormai odora di altro. <strong>Homs</strong> una volta era la città più stravagante e bizzarra della Siria; oggi è una carcassa che ricomincia lentamente a respirare e vivere.</p>
<div id="gallery_194807" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194807 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_10.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_10-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_09.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_09-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_08.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_08-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_07.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_07-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_03.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_03-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_04.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_04-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_06.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_06-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_05.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_05-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_02.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_02-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_01.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_01-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p>Lo scricchiolio delle ruote profana la breccia di una strada che esiste appena, ma che rimane l’unica striscia possibile fra un cumulo di macerie e un altro. Siamo ad Al Hamediya, il cuore di Homs, a un passo dalla città vecchia.</p>
<p>Un cane che abbaia, una nuvola di polvere dietro a un’auto già andata, facce arabe smunte senza sorriso… <strong>la Siria che ricomincia a vivere</strong> è un animale ferito dentro e fuori, pieno di voglia di tirare avanti ed esistere.</p>
<p>Il rombo rozzo di un vecchio BMP si fonde in quello di una ruspa impegnata in lavori stradali: la guerra abbassa la voce; la normalità prova a parlare.</p>
<p>Ciuffi d’erba incolta circondano i pilastri dei palazzi vuoti e pericolanti. Ferri arrugginiti spuntano ovunque. I buchi dei calibri più piccoli sui muri ancora in piedi, dicono che nell’area tra la città vecchia e la moschea di Kalhed Ibn Walid si è combattuto casa per casa, per interi mesi, per anni. Fu Damasco a decidere l’evacuazione dei civili per occupare le abitazioni e trasformarle in trincea; nel 2016 i ribelli sono stati cacciati ma la morte incombe ancora. Gli attacchi terroristici e i raid dei miliziani jihadisti sono un’ombra onnipresente.</p>
<div id="gallery_194819" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194819 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_18.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_18-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_20.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_20-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_17.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_17-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_19.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_19-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_12.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_12-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_14.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_14-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_13.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_13-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_16.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_16-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_15.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_15-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_11.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_11-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p>Le prime linee di <strong>Tahrir Al Sham</strong> (legati ad Al Qaeda e raggruppati per molto tempo sotto il nome di Al Nusra) si assestano tra Al Kabirah e Teer Maela, solo una decina di km a nord di Homs, nella fertile valle del Nahr Al Nashi, l’antico fiume Oronte. La sacca islamista occupa ancora il principale asse stradale della Siria (Damasco-Aleppo) tra Homs e Hama per un tratto di 15 km. Dopo Rastan è già di nuovo territorio governativo. Homs è libera, Homs ha paura.</p>
<p>Lasciamo Homs da sud, l’unica parte sempre sicura della città. La parola “sicura” ha un valore del tutto relativo in Siria, anche oggi che la guerra più grossa ha abbassato i toni. Scorrerie, autobomba e contrabbando di armi continuano senza sosta in questa fetta di terra che una volta girava secondo le regole sgangherate ma chiare di una provincia qualunque di un Paese mediorientale. Ora l’eco di elicotteri e qualche raffica, ci ricordano che una guerra piccola durerà ancora a lungo.</p>
<p>Sfiorando il quartiere e le case incomplete di Al Walid ci lasciamo Homs a nordovest lungo una delle due strade parallele che portano verso il deserto.</p>
<p>Girano pick up con persone armate. Sono gli uomini di Assad che sotto forme e unità diverse continuano a bonificare uno spazio stuprato per anni e a lungo rimasto terra di nessuno. Kalashnikov e casacche sbiadite: difficile distinguere i civili dai militari; impossibile capire chi sia vittima e chi rivincita di un Paese in guerra.</p>
<p><strong>Le mimetiche cambiano tinta ma gli sguardi hanno una sola direzione</strong>. Non c’è più posto per chi ha permesso tutto questo. Tra una birra calda e un breve slogan di circostanza, sembra sia questa la regola generale ormai accettata da tutti.</p>
<div id="gallery_194831" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194831 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_28.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_28-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_30.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_30-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_27.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_27-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_24.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_24-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_29.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_23.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_23-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_21.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_21-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_22.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_22-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_25.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_25-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_26.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_26-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p>La Siria fino al 2011 era un Paese sostanzialmente unito, reso omogeneo dalla mano onnipresente di un sistema di potere conosciuto e riconosciuto dal mondo. Nelle sue diversità interne aveva dei criteri normativi, basati su secoli di equilibri e tradizioni. Oltre alle innumerevoli caserme, c’erano case, scuole, ospedali e il normale decorso di una vita civile. Nelle mille contraddizioni e disfunzioni di un tipico sistema politico arabo, in Siria si viaggiava comunque tranquilli. Chi ci è venuto prima della guerra può confermarlo.</p>
<p><strong>Su questa strada correvano i taxi collettivi e i bus dei turisti diretti a Palmira</strong>; ora verso il silenzio inquietante del deserto, arrancano solo camion pesanti e mezzi militari, tutti di fabbricazione russa.</p>
<p>Dei russi non ci sono molte tracce. Quelle che si vedono però, la dicono lunga. Damasco deve la vita ai soldati di Mosca. Murales dipinti su barriere di cemento e casematte, spiegano più di tante analisi e previsioni. Il tricolore slavo si affianca ovunque al rosso-bianco-nero siriano che ritorna nei luoghi da cui era stato cancellato in fretta. Soprattutto a ridosso di aree non accessibili, le note di colore staccano sul resto del paesaggio, sempre grigio e sempre ocra.</p>
<p>Dalla sommità di un vecchio T-55 spunta il caschetto russo di un carrista siriano. Il mezzo si vede appena sullo sfondo di lamiere e terriccio. I riflessi del sole basso staccano appena sul metallo dei cingoli, prima di scomparire nel nulla.</p>
<div id="gallery_194843" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194843 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_38.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_38-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_37.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_37-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_39.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_39-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_40.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_40-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_36.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_36-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_35.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_35-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_32.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_32-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_33.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_33-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_31.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_31-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_34.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_34-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p>Se la Russia non avesse scelto di aiutare Assad, oggi la Siria sarebbe un tessuto strappato, diviso per pezze di stoffa occupate da tanti signori della guerra, ognuno al soldo di uno sponsor straniero. Centimetro per centimetro, buca dopo buca… oggi il Paese sembra un pugile pesto di sangue, ma vagamente capace di riconoscersi e forse rialzarsi. Niente lo simboleggia meglio della strada che porta a Palmira.</p>
<p>Si susseguono cartelli sforacchiati che indicano città in caratteri latini e arabi. Fino a qualche anno fa, questa era una zona turistica rinomata ma orientarsi è ancora agevole: in Medio Oriente l’urbanizzazione concentrata e la geografia inclemente rendono spesso più difficile perdersi.</p>
<p>Raffinerie morte, palazzi incompleti, infrastrutture divelte… si procede verso est. Tra gusci vuoti di cemento e pilastri indefiniti è difficile dire dove finisca l’incuria araba e dove inizi il flagello della guerra. Un sole dolce si abbassa sulle spalle dei sobborghi di Homs e allunga le ombre degli ultimi edifici tra le ruote del nostro SUV e il deserto già scuro.</p>
<p>Facciamo tappa a XXX. Per ragioni di sicurezza più rigide che utili, non possiamo citare nomi o luoghi. Sono le propaggini di un’antica abitudine e di una realtà sul terreno ancora in emergenza. Tutte le più grandi città della Siria sono tornate sotto il controllo di Damasco, ma sette anni di orrore e anarchia lasciano strascichi ovunque. Ordigni inesplosi, sacche di resistenza e l’endemica indolenza siriana madre di tanti rovesci, non permettono sonni tranquilli.</p>
<div id="gallery_194855" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194855 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_49.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_49-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_50.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_50-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_48.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_48-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_47.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_47-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_43.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_43-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_46.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_46-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_42.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_42-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_45.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_45-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_44.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_44-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_41.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_41-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p><strong>Palmira è un nome</strong>. Tra i pochi ad aver fatto breccia nei cuori pigri di noi occidentali. Un simbolo, una scoperta, un patrimonio, un’ipocrisia… Palmira è tante cose. Caduta nel maggio del 2015 nelle mani dello Stato Islamico, è tornata alla civiltà nel marzo dell’anno dopo. Caduta di nuovo a dicembre, è stata liberata definitivamente meno di tre mesi dopo.</p>
<p>La strada che arriva in città, tra sabbia e sassi, porta giusto a ridosso del sito archeologico con la collinetta gialla della cittadella sullo sfondo a sinistra.</p>
<p>Il saccheggio e le distruzioni maggiori sono avvenute tra l’estate e la fine del 2015, durante la prima occupazione del Califfato. Oltre a un numero infinito di reperti trafugati e rivenduti dagli islamisti al mercato nero, oggi mancano il Tempio di Bel e quello di Baalshin, fatti esplodere dalla follia jihadista. Il mondo in quei giorni tacque e qualcuno iniziò a vergognarsi.</p>
<p>Tra pietre e sassi manca però anche l’Arco di Trionfo romano, vittima dello stesso scempio troglodita e simbolo di festeggiamenti che nessuno ha più voglia di fare. Anche oggi che le raffiche delle armi lasciano il posto a quelle del vento pieno di sabbia…</p>
<p>Le case di Palmira disposte a scacchiera piangono quello che hanno subito. Non c’è pace, né turismo che tengano: qui nulla tornerà mai come prima.</p>
<p>La città è ancora militarizzata come un avamposto, nonostante sia al riparo da qualunque rischio. Qualche analista americano paventa il ritorno dello Stato islamico, ma è solo zizzania. L’Isis da queste parti è ormai un incubo del passato. Gli ultimi miliziani del Califfato attivi nella Siria orientale sono ormai sbandati oltre l’Eufrate a più di 200 km da qui. Finché questo Paese esisterà, Palmira rimarrà siriana.</p>
<p>È giorno pieno e nell’unico viale alberato della città l’aria secca ricorda primavera. È la strada principale, una volta piena di negozi, ora tatuata di buchi senza porte e finestre. Passa un pick up, poi un Ural militare.</p>
<p>Qui non siamo in Paradiso. Qui non ci sono santi. Gli uomini in mimetica e vestiti alla meglio davanti a noi, sono dei guerrieri uccisori di altri uomini. Non lo nascondono, anzi, se ne fanno vanto. Hanno difeso la loro terra, le loro cose e le loro famiglie. Ci guardano con la speranza sincera che qualcuno racconti qualcosa del dolore, del sangue e dell’orrore che gli ha attraversato la vita.</p>
<div id="gallery_194867" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194867 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_59.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_59-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_60.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_60-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_52.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_52-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_58.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_58-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_56.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_56-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_57.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_57-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_51.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_51-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_55.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Syria%2C%20the%20slow%20return%20to%20life_55-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p><strong>Foto di Giorgio Bianchi</strong></p>
<p>Teloni improvvisati e scritte arabe, spezzano la monotonia dell’intonaco bianco di una ex città. Ci sono persone a Palmira, ma ancora non c’è vita.</p>
<p>Finisce il pomeriggio. Finisce anche un’imbevibile vodka siriana mentre da un pianterreno sbrecciato sale l’eco di una litania barocca araba.</p>
<p>Sulle nostre scarpe occidentali si addensa intanto un ritorno opaco di polvere di strada. Il gesso grigio dei calcinacci di guerra imbianca appena un nostro vago senso di colpa. Stiamo per tornare nelle nostre case panciute, dove nessuno capisce fino in fondo l’enormità di una tragedia senza fine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/siria-lento-ritorno-alla-vita.html">Siria, il lento ritorno alla vita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siria, la nuova zona sicura  sotto la regia della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-la-nuova-zona-sicura-la-regia-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2017 15:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/siria-la-nuova-zona-sicura-la-regia-della-russia-161157.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Russia ha annunciato l&#8217;istituzione di una «zona cuscinetto» nella parte settentrionale di Homs, in Siria, comprendente il capoluogo della provincia. L&#8217;area copre 84 insediamenti popolati da più di 147 mila persone. Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 3 agosto dopo che la Federazione Russa e i gruppi di opposizione siriani hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-nuova-zona-sicura-la-regia-della-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-nuova-zona-sicura-la-regia-della-russia.html">Siria, la nuova zona sicura  sotto la regia della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170613133119_23442355-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Russia</strong> ha annunciato l&#8217;istituzione di una «zona cuscinetto» nella parte settentrionale di Homs, in <strong>Siria</strong>, comprendente il capoluogo della provincia. L&#8217;area copre 84 insediamenti popolati da più di 147 mila persone. Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 3 agosto dopo che la Federazione Russa e i gruppi di opposizione siriani hanno raggiunto un accordo ai colloqui de Il Cairo del 31 luglio scorso. I militari russi garantiranno il rispetto della tregua tra l&#8217;esercito arabo siriano fedele a <strong>Bashar al-Assad</strong> e l&#8217;opposizione armata, oltre a consentire il rifornimento degli aiuti umanitari destinati alla popolazione e l&#8217;evacuazione di malati e feriti. L&#8217;autostrada Homs-Hama, che collega la città di Hama con la capitale Damasco, è  stata aperta al traffico.</p>
<p>Un piccolo passo verso la pace</p>
<p>Si tratta della terza «zona-sicura» in <strong>Siria</strong> sotto la guida russa. L&#8217;accordo era stato raggiunto il 4 maggio scorso ai colloqui di pace di Astana. Le altre safe zone verranno istituite a Idlib, a nord di Homs, nel Goutha orientale e nel sud del paese. Idlib, tuttavia, ora è sotto il controllo di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong> (Al Qaida). In seguito ai risultati del vertice tra Putin e Trump di Amburgo dello scorso 7 luglio, è stata inoltre annunciata una zona cuscinetto nel sud-ovest della Siria, precisamente nella zona di Daraa, Al-Quneitra e Al-Suweida. Gli attuali accordi, tuttavia, non riguardano gran parte del territorio del paese e le zone controllate dai curdi sono praticamente escluse da queste trattative. Il processo di istituzione di queste zone-cuscinetto è in fase di attuazione.</p>
<p>Il gruppo di opposizione lascia la coalizione USa</p>
<p>Come spiega <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.strategic-culture.org/news/2017/08/07/russia-brings-syria-closer-peace-by-setting-up-another-de-escalation-zone.html">Peter Korzun su <em>Strategic Culture Foundation</em></a>, «il successo di queste zone-cuscinetto avviene mentre il gruppo di opposizione armato di Shohada Al Quartyan ha abbandonato la coalizione guidata dagli Stati Uniti, in quanto preferisce combattere il governo siriano piuttosto che lo Stato Islamico». La coalizione internazionale a guida americana che combatte l’Isis in <strong>Siria</strong> e in <strong>Iraq</strong>, infatti, ha annunciato nelle scorse settimane che continuerà a sostenere solo quei gruppi di ribelli siriani impegnati nella lotta contro il Califfato, e non più quelli che portano avanti offensive contro Bashar al-Assad.</p>
<p>Gli ufficiali della coalizione, come riporta l&#8217;<a href="http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2017/07/29/usa-la-colaizione-non-sosterra-piu-i-ribelli-che-combattono-assad/">Osservatorio sulla sicurezza Internazionale della Luiss</a>, hanno informato che <strong>Mohammed Qasim</strong>, leader di Shohada Al Quartyan, ha condotto le sue forze ad una distanza di 55 chilometri dalla safe zone circostante la base di At Tanf, in modo da condurre operazioni contro il regime più liberamente. Una zona sicura istituita per evitare scontri tra le parti &#8211; quella guidata dagli Stati Uniti e l&#8217;altra sostenuta dalla Russia.</p>
<p>La nuova strategia Usa</p>
<p>Mentre l&#8217;esercito arabo siriano sta facendo notevoli progressi nella provincia di<strong> Deir ez Zor</strong>, gli Stati Uniti, spiega <strong>Korzun</strong>,«stanno cedendo posizioni nella parte meridionale della Siria». È vero che a nord Washington appoggia le Sdf guidate dai curdi e dal loro braccio armato (Ypg), e che stanno conducendo le operazioni per strappare Raqqa allo Stato Islamico,«ma l&#8217;esercito americano rischia di perdere il controllo sulla coalizione a guida curda, mentre le forze turche si stanno preparando a una nuova operazione sul suolo siriano proprio contro i curdi».</p>
<p>A quel punto gli Stati Uniti saranno chiamati a scegliere da che parte stare: con Erdogan e la Turchia &#8211; membro della <strong>Nato</strong> &#8211; oppure con i curdi? «Il conflitto tra la Turchia e i curdi non scompare nel nulla &#8211; osserva l&#8217;analista militare Korzun &#8211; Se scoppiasse un conflitto, gli Stati Uniti dovranno scegliere tra un alleato della Nato e la forza che si è dimostrata più efficace e temeraria contro lo Stato Islamico. Questa è la scelta più difficile da immaginare e gli Stati Uniti potrebbero affrontarla presto».</p>
<p>Russia protagonista</p>
<p>La <strong>Russia</strong> si ritrova ad essere l&#8217;unica potenza capace di mediare tra tutte le parti in causa. Ha buoni rapporti con la <strong>Turchia</strong>, con i curdi, con il governo siriano, l&#8217;Iran e con le petrolmonarchie del Golfo. Senza Mosca, dopotutto, sarebbe stato impossibile istituire le zone cuscinetto, che rappresentano un tassello fondamentale nel processo di pace. «A Washington questo potrebbe non piacere, ma questa è la realtà della situazione &#8211; osserva Korzun &#8211; la cooperazione con Mosca è il modo migliore per affrontare i problemi in Siria». </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-nuova-zona-sicura-la-regia-della-russia.html">Siria, la nuova zona sicura  sotto la regia della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ISIS al collasso nell&#8217;est della Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 09:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/isis-al-collasso-nellest-della-siria-160199.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p>
<p>Sembra essere scattata la definitiva resa dei conti con l’ISIS nell’est della Siria: il califfato, oramai quasi del tutto fuori da Mosul e dagli ultimi punti strategici in Iraq, adesso è in costante ritirata anche dal deserto siriano, una vera e propria morsa a tenaglia con l’esercito siriano ed iracheno pronti a chiudere in gabbia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html">ISIS al collasso nell&#8217;est della Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p><p>Sembra essere scattata la definitiva <strong>resa dei conti</strong> con l’ISIS nell’est della Siria: il califfato, oramai quasi del tutto fuori da Mosul e dagli ultimi punti strategici in Iraq, adesso è in costante ritirata anche dal deserto siriano, una vera e propria morsa a tenaglia con l’esercito siriano ed iracheno pronti a <strong>chiudere in gabbia</strong> i seguaci di Al Baghdadi: l’obiettivo, oltre a riconquistare i territori persi tra il 2013 ed il 2015, è anche quello di evitare il <strong>riposizionamento</strong> in altre aree del medio oriente dei miliziani ed evitare che i vari gruppi in ritirata creino problemi e grattacapi in altre zone sia della Siria che dell’Iraq, come già avvenuto a Baghdad dove <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/05/30/duplice-attentato-a-baghdad-oltre-20-morti-anche-bambini_1a318619-a499-406b-8a2f-3272947e1798.html">gli attentati jihadisti delle ultime ore </a>hanno rimesso il tema della sicurezza in cima all’agenda dell’esecutivo guidato da Al Abadi.<strong> L’attacco contro la base militare T3 ad est di Palmyra</strong> ad opera dei russi, appare in tal senso significativo ma non è l’unico episodio che dimostra la volontà di Damasco e degli alleati di riconquistare l’est del paese occupato dall’ISIS: le forze regolari infatti, <strong>avanzano da giorni anche ad est di Aleppo</strong> e sono prossime a mettere in sicurezza una vasta area vicino la stessa provincia di Raqqa.L’avanzata lungo l’Eufrate e l’avvicinamento a MaskanahNei giorni scorsi, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/5-mesi-dalla-battaglia-aleppo/">presso queste colonne</a>, avevamo raccontato della riconquista della base militare di Jirah dopo alcuni giorni di intensa battaglia contro i miliziani dello Stato Islamico; come preventivato, la mossa si è dimostrata poi essere preludio ad un vero e proprio <strong>sfondamento delle linee di difesa dell’ISIS</strong> che ha riportato l’esercito siriano a riprendere territori da cui mancava dall’estate del 2012. Le forze di Damasco avanzano adesso verso sud, con il fine di cacciare gli jihadisti dalla pianura compresa tra le sponde dell’Eufrate e quelle del lago Jabbul, territorio strategico e vera e propria porta d’ingresso verso <strong>le province di Hama ed Homs</strong>, oltre che di Raqqa: l’obiettivo principale di questa fase dell’avanzata, riguarda la conquista della città di <strong>Maskanah</strong>, importante località sia per la presenza di uno strategico snodo ferroviario e sia perché è di fatto l’ultimo grande centro urbano prima di Tabqa e dei territori che da qualche mese sono in mano alle forze dell’SDF.L’avanzata in questa porzione est della provincia di Aleppo e la conquista di Maskanah, permetterebbe all’esercito siriano di raggiungere due obiettivi vitali per proseguire la battaglia contro il califfato: da un lato infatti, le forze di Damasco si assicurerebbero i territori desertici a sud del lago Jabbul e questo comporterebbe <strong>la messa in sicurezza della strada posta tra Khanasser ed Itriya</strong>, lingua d’asfalto secondaria prima dello scoppio della guerra ma ad oggi di fatto unica arteria che permette il collegamento tra Aleppo ed il resto del paese senza la quale la seconda città siriana sarebbe raggiungibile solo via aerea; dall’altro lato, gli uomini di Assad potrebbero iniziare a <strong>premere anche da nord</strong> sulle zone delle province di Hama ed Homs in cui insiste ancora l’ISIS, ricongiungendosi quindi con le forze governative e russe presenti nella zona di Palmyra. Non è un caso quindi che, proprio in queste ore, vengano bersagliati obiettivi posti ad est della ‘perla del deserto’ ed all’interno del ‘saliente’ ancora in mano al califfato tra Hama ed Homs.Esercito siriano e forze SDF prossime al contatto nella provincia di RaqqaLe truppe siriane, come detto in precedenza, nel loro avvicinamento a Maskanah non avanzano solo verso la zona a sud del lago Jabbul ma anche in direzione di Tabqa; quest’ultima è la prima città importante che si incontra all’interno della provincia di Raqqa provenendo da Aleppo ed aggirando le rive dell’Eufrate. L’importanza di questo centro <strong>non è solo strategica ma anche simbolica</strong>: Tabqa ospita infatti <a href="https://www.theguardian.com/world/2014/aug/24/islamic-state-syrian-airbase-isis-tabqa-turkmen">una base militare espugnata dall’ISIS nell’agosto del 2014 </a>e quella sconfitta per i siriani è stata vista come una delle disfatte più gravi nel corso della guerra, al pari del ritiro da Palmyra o della perdita di Idlib; inoltre, la sorte toccata ai militari trasportati in pieno deserto e giustiziati a sangue freddo ha destato all’epoca scalpore e commozione in tutta l’opinione pubblica. Avvicinarsi a Tabqa quindi è molto importante sul piano prima di tutto simbolico e morale, oltre che ovviamente per un discorso legato al recuperare terreno anche nella provincia di Raqqa.Pur tuttavia, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7vcUtLohw9w">sia la base militare che la città di Tabqa sono adesso in mano alle forze dell’SDF/YPG</a>, ossia alla coalizione formata da curdi ed alleati arabi locali che dall’inizio dell’anno avanzano dalla Rojava verso Raqqa e che si preparano a sferrare l’attacco contro la capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. Vien quindi da chiedersi, una volta cacciato l’ISIS da questi territori, quale sarà <strong>il comportamento delle due rispettive forze</strong> in campo quando esse condivideranno diversi chilometri di linee del fronte; in particolare, sarà importante capire se fin da subito le forze di Damasco (alleate di Mosca) e quelle dell’SDF (aiutate e supportate dagli USA) tenteranno una difficile convivenza in nome del comune nemico jihadista oppure se l’una proverà a guadagnare quanto più territorio possibile a discapito dell’altra. Il rapporto tra esercito regolare e milizie curde è sempre stato ambiguo ed ha proceduto a frequenti alti e bassi: ad <strong>Al Hasakah</strong> ad esempio, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-si-apre-il-fronte-curdo/">nell’agosto 2016 </a>si sono registrati duri scontri tra gli uomini di Assad ed i curdi che controllano gran parte della più importante città della Rojava, mentre nei territori attorno a <strong>Mambiji</strong> lealisti ed SDF condividono il controllo di diversi checkpoint senza mai situazioni di tensione.Difficile anche al momento dire se i confini che via via si vanno disegnando con le avanzate dei governativi e dei curdi siano frutti di taciti accordi tra Russia ed USA che hanno, sullo sfondo, <strong>il futuro assetto di una Siria divisa in sfere di influenza</strong>; da diversi anni i territori del paese a nord dell’Eufrate, Raqqa inclusa, sono oggetto di bombardamenti ad opera della coalizione a guida statunitense con Mosca che non ha mai interferito e non ha mai inviato mezzi della propria aviazione in queste zone. Secondo diversi analisti, questa sarebbe la prova dell’esistenza di un’ipotetica linea di demarcazione futura tra una parte della Siria alleata alla Russia ed un’altra invece più vicina all’influenza USA; ma quest’ultima circostanza non ha mai avuto riscontri ufficiali, né appare immediatamente dimostrabile: soltanto quando verrà espugnata Maskanah e quando lealisti e curdi entreranno a contatto si potrà effettivamente dire quale sarà il comportamento delle parti sul campo e dei rispettivi &#8216;sponsor&#8217; internazionali. L&#8217;unica cosa certa appare al momento il <strong>collasso dei miliziani</strong> nelle zone orientali della Siria e questo apre indubbiamente nuovi scenari all&#8217;interno dell&#8217;intero conflitto che va avanti da oramai sei anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/isis-al-collasso-nellest-della-siria.html">ISIS al collasso nell&#8217;est della Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il treno torna a fischiare in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/treno-torna-fischiare-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 13:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/treno-torna-fischiare-siria-158271.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="637" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Il treno, da sempre, ha un significato che va ben oltre un semplice mezzo di trasporto e locomozione; lì dove ‘fischia’ un treno, vi è qualcosa da raggiungere: una città, una fabbrica, un porto, un qualcosa quindi che testimonia la vitalità di un territorio e di una determinata zona. E’ per questo quindi che ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/treno-torna-fischiare-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/treno-torna-fischiare-siria.html">Il treno torna a fischiare in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="637" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/unnamed-1-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Il treno, da sempre, ha un significato che va ben oltre un semplice mezzo di trasporto e locomozione; lì dove ‘fischia’ un treno, vi è qualcosa da raggiungere: una città, una fabbrica, un porto, un qualcosa quindi che testimonia la vitalità di un territorio e di una determinata zona. E’ per questo quindi che ad Homs, non appena si è sentito il suono di un vagone in procinto di partire dalla locale stazione ferroviaria, molta gente si è precipitata nei marciapiedi vicino i binari per immortalare quello che, senza ombra di dubbio, è uno degli eventi più importanti da quando da queste parti non si spara più.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Homs è la terza città della Siria, un centro ‘goliardico’ e dinamico, prima della guerra i suoi abitanti in tutto il mondo arabo erano famosi per il proprio umorismo, gran parte delle barzellette arabe prendono di mira in maniera divertente proprio gli abitanti di Homs, fino al 2011 considerata per l’appunto la ‘Napoli’ del medio oriente; si narra addirittura che, quando le truppe mongole hanno iniziato ad imperversare nel XIII secolo in Siria, una volta giunte ad Homs hanno risparmiato la città perché hanno trovato i propri abitanti ballare e festeggiare nelle strade del centro, tanto che da allora ogni mercoledì prima veniva celebrata la ‘giornata della pazzia’. Poi, nel marzo del 2011, è arrivata la guerra: il conflitto ad Homs ha fatto capolino in maniera improvvisa, ha creato una cesura drammatica ed inattesa nella storia e nel contesto sociale di una città che da un giorno all’altro ha visto le proprie strade trasformarsi in trincee.Non c’è posto, come la Siria e come Homs in particolare, dove è possibile vedere cosa significhi dover cambiare vita ed abitudini a causa della guerra; solo nella prima settimana le manifestazioni sono state pacifiche, poi nelle piazze della città hanno fatto la propria comparsa uomini barbuti con le bandiere della Siria coloniale, i quali hanno iniziato ad imprecare non più solo contro il governo ma contro tutti gli sciiti e gli alawiti in particolare, poi contro i cristiani ed è stato un ‘tutti contro tutti’. Il tutto, ha rappresentato l’inizio delle violenze settarie, della trasformazione del proprio vicino di casa in nemico da abbattere, si è avuto in poche parole l’avvio di una delle guerre più sporche di sempre; poi Homs, nel giugno 2014, è stata interamente ripresa dall’esercito siriano: da allora, il processo verso la normalizzazione della città è stato e continua ad essere molto lento.La città è rasa al suolo: interi quartieri risultano abbandonati, le macerie sono ancora esposte al caldo sole siriano, i luoghi che hanno ospitato trincee e fortificazioni durante le battaglie sono ben visibili, in alcuni di essi vi sono ancora le scritte lasciate con bombolette e pennarelli dai ribelli prima di andar via. Ma qualcosa si muove: l’acqua e l’energia elettrica sono adesso assicurati, i servizi essenziali sono tornati, la torre dell’orologio simbolo di Homs è stata restaurata dal governo e poi, per l’appunto, qualche giorno fa a muoversi è stato anche un convoglio lungo la locale ferrovia.La posizione centrale di Homs, pone da sempre questo territorio come snodo fondamentale per i trasporti siriani; a due ore da Damasco, a due ore da Aleppo e ad appena un’ora dalla costa di Tartus, lì dove è ancorata la flotta russa, ben si può comprendere l’importanza della città per le autostrade e per le ferrovie del paese. La chiusura della tratta ferrata causata dai primi scontri nel 2011, ha rappresentato il segno inequivocabile che la vita ‘pazza’ e goliardica in quel di Homs stava per terminare; il silenzio nella stazione ferroviaria della terza città siriana, ha rappresentato anche il silenzio delle sue scuole, dei suoi mercati, dei suoi ristoranti, delle sue piazze, delle sue Moschee e delle sue Chiese, un silenzio interrotto soltanto dal rumore metallico e tetro della guerra. Ma il treno è tornato a fischiare; quel silenzio inizia ad essere interrotto adesso dal fischio di un convoglio e dal brusio di gente che aspetta di salire o dei lavoratori della ferrovia che scambiano qualche parola prima di tornare a bordo. Nella Siria di oggi basta poco per far rinnamorare della vita i suoi abitanti; è bastato, nella fattispecie, l’attivazione di una locomotiva diesel per trasportare materiale per i lavori da svolgere nel porto di Tartus per riaccendere l’entusiasmo: ad Homs la ferrovia c’è, è stata riparata e non attraversa alcun territorio minacciato dalla guerra, anzi il ferro dei binari che dalla terza città siriana scivola verso il Mediterraneo si addentra in zone in cui la guerra ha fatto da sempre capolino solo nei telegiornali locali, per uno o due chilometri penetra anche dentro il confine libanese e poi termina in quel porto che è cuore pulsante di una Tartus risparmiata dal conflitto e simbolo di una Siria ancora intatta che vuole riemergere.E’ solo un treno, ma da queste parti vuol dire tutto, vuol dire anche la vita, quella che lentamente ad Homs sta tornando dopo cinque anni difficili e paurosi; ma non solo: la città, da molti media di allora, è stata definita nel 2012 ‘capitale della rivoluzione’, la stessa che poi ha mostrato al mondo tutta la sua crudeltà e tutta la sua indole distruttrice e terroristica. Che le ferrovie siriane ripartano proprio da qui, da questa Homs sì ferita ma adesso riappacificata, è il segnale inequivocabile di quella che è la volontà dell’intero popolo siriano; mentre il treno fischia ad Homs, in tanti sperano di poter vedere in breve termine le stesse scene a Damasco, a Deir Ezzour, a Raqqa, ma soprattutto ad Aleppo, lì dove si sta svolgendo la battaglia decisiva per il futuro della guerra e dell’intero paese.Il fischio del treno ad Homs, dimostra che la Siria è un paese devastato ma ancora in vita e che c’è ancora speranza per questo popolo di poter tornare a vivere in pace nelle proprie città e nelle proprie case e chissà, magari, di poter esorcizzare un giorno il ricordo di questa guerra con nuove barzellette ambientate in una Homs ricostruita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/treno-torna-fischiare-siria.html">Il treno torna a fischiare in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Ricostruire la cattedrale di Homs&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ricostruiremo-la-cattedrale-di-homs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 15:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/ricostruiremo-la-cattedrale-di-homs-157931.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="598" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Alla fine del 2015 l’ultimo gruppo di ribelli dell’opposizione “moderata” siriana, abbandonava il quartiere di Waer, ultima roccaforte dei miliziani anti-Assad ad Homs. Oggi la città siriana, riconquistata dalle forze governative, porta ancora i segni di quell’assedio, durato quattro anni, ma alcune delle sue ferite iniziano ad essere risanate.Grazie ad un progetto finanziato dalla fondazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ricostruiremo-la-cattedrale-di-homs.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ricostruiremo-la-cattedrale-di-homs.html">&#8220;Ricostruire la cattedrale di Homs&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="598" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-1-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>Alla fine del 2015 l’ultimo gruppo di ribelli dell’opposizione “moderata” siriana, abbandonava il quartiere di Waer, ultima roccaforte dei miliziani anti-Assad ad Homs. Oggi la città siriana, riconquistata dalle forze governative, porta ancora i segni di quell’assedio, durato quattro anni, ma alcune delle sue ferite iniziano ad essere risanate.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/banner_occhi_cristiani.jpg" alt="banner_occhi_cristiani" /></a>Grazie ad un progetto finanziato dalla fondazione pontificia <strong>Aiuto alla Chiesa che Soffre</strong>, infatti, inserito nel piano di interventi promossi per permettere alla comunità cristiana di rimanere in Siria, la <strong>cattedrale greco-melchita di Homs</strong> sarà restaurata e riconsegnata alle 270 famiglie greco-melchite che vivevano nella città prima che scoppiasse la guerra. Una comunità, questa, di cui la città di Homs era rimasta “orfana”, e che, ora che la città è diventata più sicura, sta iniziando a tornare nelle proprie case.&#8221;La ricostruzione di questa cattedrale sarà fondamentale affinché i cristiani che abitano ad Homs vi restino e le famiglie che hanno abbandonato la città vi facciano ritorno&#8221;, ha detto <strong>monsignor Jean Abdou Arbach</strong>, <strong>arcivescovo melchita di Homs</strong>, ringraziando ACS-Italia per aver raccolto i fondi per la ricostruzione della cattedrale. “La nostra speranza è che sempre più fedeli possano tornare, ma non lo faranno se non avranno una chiesa in cui pregare”, ha spiegato l’arcivescovo.La cattedrale di Nostra Signora della Pace, è infatti l’unica chiesa di cui dispone la comunità cristiana greco-melchita di Homs, e ora versa in condizioni disastrose. Da luogo di preghiera, infatti, la chiesa è stata sfregiata e trasformata in una <strong>caserma</strong> durante l’assedio dei ribelli. Gli arredi sacri e gli oggetti liturgici presenti all’interno della cattedrale sono stati distrutti e bruciati, le icone sono state deturpate e sono state profanate anche le tombe dei sacerdoti, che si trovavano nella cripta della cattedrale. La chiesa presenta, inoltre, gravi danni architettonici. &#8220;La cattedrale restaurata”, ha affermato l’arcivescovo, “sarà il segno tangibile dell&#8217;esistenza della nostra comunità&#8221;. Almeno 70 famiglie greco-melchite, infatti, sono già tornate a vivere nella città di Homs, ha spiegato ad ACS-Italia monsignor Arbach.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/homs-la-storia-di-chi-resta/" target="_blank">Per approfondire: Homs, la storia di chi resta</a>Accanto alla cattedrale, sarà  ricostruito anche l’arcivescovado, per permettere a monsignor Arbach di stare tra i suoi fedeli e ricostruire la sua comunità.  &#8220;La mia presenza donerà un maggior senso di sicurezza e permetterà un più libero svolgimento delle attività pastorali&#8221;, ha detto il presule, sottolineando l’importanza della presenza delle comunità cristiane nel Vicino Oriente e denunciando la persecuzione che queste comunità continuano a subire. Il rischio, infatti, come ha affermato monsignor Arbach, è che, se non si inverte la tendenza attuale, le comunità cristiane scompaiano definitivamente da queste terre, che ne ospitano la presenza millenaria: “Quello ai danni dei cristiani siriani è indubbiamente un genocidio e rischiamo lo stesso tragico destino dei nostri fratelli nella fede in Terra Santa, dove sono ormai meno del 2%, se non convinciamo la nostra gente a rimanere qui&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ricostruiremo-la-cattedrale-di-homs.html">&#8220;Ricostruire la cattedrale di Homs&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 61/755 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 16:37:41 by W3 Total Cache
-->