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	<title>hollywood Archives - InsideOver</title>
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	<title>hollywood Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il soft power dei film asiatici diventa globale (e sfida Hollywood)</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-soft-power-dei-film-asiatici-diventa-globale-e-sfida-hollywood.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Soft power]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa succederà quando e se il cinema asiatico, spinto dal suo successo planetario, dovesse arrivare a dettar legge a Hollywood?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-soft-power-dei-film-asiatici-diventa-globale-e-sfida-hollywood.html">Il soft power dei film asiatici diventa globale (e sfida Hollywood)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9628056-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Difficile prevedere se in occasione della 96esima edizione degli <strong>Academy Awards</strong>, a Los Angeles, accadrà qualcosa di simile a quanto andato in scena nel 2023, quando <em>Everything Everywhere All at Once</em>, film statunitense diretto da Daniel Kwan e Daniel Scheinert, accese i riflettori sull&#8217;<strong>Asia</strong>. </p>



<p>Già, perché la pellicola in questione ha vinto sette <strong>Oscar </strong>su 11 nomination, tra cui miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura originale, miglior attore non protagonista, per <strong>Ke Huy Quan</strong>, e migliore attrice per <strong>Michelle Yeoh</strong>, diventata così la prima attrice asiatica e la seconda attrice non bianca a vincere il premio nella categoria principale. L&#8217;evento è stato insomma letteralmente un trionfo per gli attori asiatici, visto che mai nella storia degli Oscar due di loro erano riusciti a vincere nello stesso anno. Del resto basta dare un&#8217;occhiata ai numeri: negli ultimi 95 anni appena 23 dei 1.808 candidati agli Academy Awards erano artisti di origine asiatica. </p>



<p>In attesa di capire cosa accadrà alle premiazioni del 2024, il dibattito sull&#8217;importanza della rappresentanza asiatica a <strong>Hollywood </strong>ha fatto breccia sia nel mondo cinematografico che all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica. Al Milken Institute Asia Summit di Singapore, un anno fa il citato 52enne Ke Huy Quan ricordava con orgoglio il fatto che gli asiatici avessero iniziato ad avere &#8220;un’enorme <strong>influenza </strong>sul modo in cui vengono raccontate le storie di Hollywood&#8221;. &#8220;Il motivo per cui le cose sono cambiate negli ultimi 10-15 anni è a causa dell’enorme mercato cinese che si è aperto&#8221;, spiegava l&#8217;attore statunitense di origini vietnamite, aggiungendo che i dirigenti di Hollywood avevano pensato bene di produrre film sui personaggi asiatici per &#8220;attingere meglio a quel mercato&#8221;. </p>



<p>Se, da un lato, è dunque il business ad aver guidato le scelte dell&#8217;<strong>industria cinematografica americana</strong>, adesso desiderosa di attirare l&#8217;immensa <strong>clientela asiatica</strong> e macinare profitti da record, dall&#8217;altro lato c&#8217;è però da considerare anche l&#8217;Asia. Protagonista indiscussa di <strong>film </strong>e <strong>serie tv</strong>, ma anche delle più recenti dinamiche economico-politiche globali. </p>



<p>Detto altrimenti, l&#8217;ascesa di questo continente, visibile anche nel campo della cinematografia, porta con sé inevitabili implicazioni che trascendono il mero aspetto legato all&#8217;intrattenimento. Valori, cultura, stili di vita: se è vero che dentro ad ogni <strong>prodotto culturale</strong> c&#8217;è sempre la visione del mondo di chi lo realizza, allora potrebbe davvero essere arrivato il momento dell&#8217;Asia. Già motore dell&#8217;economia mondiale, e ora anche possibile ombelico del <strong>soft power</strong> internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Asia all&#8217;appuntamento degli Oscar</h2>



<p>Le nomination per gli Oscar 2024 sono state annunciate lo scorso 23 gennaio dal Samuel Goldwyn Theatre della Film Academy. Le pellicole asiatiche non mancano affatto. <strong><em>Past Lives</em></strong>, prodotto negli Stati Uniti e diretto da Celine Song, con dialoghi in gran parte in lingua coreana, è stato nominato nelle categorie di miglior film e migliore sceneggiatura originale. <em><strong>Perfect Days</strong></em> del tedesco Wim Wenders è stato nominato con successo dal Giappone nella categoria miglior lungometraggio internazionale. </p>



<p>E ancora: <strong><em>Godzilla Minus One</em></strong> di Takashi Yamazaki nel 2023 si è rivelato essere uno dei maggiori successi al botteghino giapponese. Realizzato con un budget di soli 15 milioni di dollari, il film ha incassato circa 100 milioni di dollari in tutto il mondo. Yamazaki ha vinto sei Academy Awards giapponesi per Always: <em>Sunset on Third Street</em> (2005) e <em>The Eternal Zero</em> (2013). Proverà a strapparne un altro nella categoria migliori effetti visivi. </p>



<p><strong>Hayao Miyazaki</strong> ha invece ottenuto la sua quarta nomination per miglior film d&#8217;animazione con <em><strong>Il ragazzo e l&#8217;airone</strong></em>, mentre <em>To Kill a Tiger</em>, <em>Island in Between</em>, <em>Nǎi Nai &amp; Wài Pó</em> e <em>Red, White and Blue</em> sono stati nominati rispettivamente come miglior lungometraggio documentario, miglior cortometraggio documentario (il secondo e il terzo) e miglior cortometraggio live action.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Soft power orientale: una sfida a Hollywood?</h2>



<p>Spesso criticato per aver inondato il pubblico globale con la &#8220;<strong>cultura americana</strong>&#8220;, già da qualche anno Hollywood sta includendo nei suoi prodotti di punta sempre di più attori di Hong Kong, sceneggiature dalla Corea del Sud e strutture di produzione generalmente asiatiche. Facile, come anticipato, intuirne il motivo: con il 50% delle sue entrate provenienti dall&#8217;estero – in continuo aumento &#8211; l&#8217;industria cinematografica statunitense considera i mercati in crescita dell&#8217;Asia le sue prossime grandi frontiere, ha puntualizzato la Yale University. </p>



<p>Nel corteggiare i miliardi di potenziali spettatori di India e Cina, della regione Asean e dell&#8217;Estremo Oriente, gli studi hollywoodiani hanno insomma pensato bene di incorporare e riflettere la diversità del pubblico mondiale. Il punto sarà capire quanto Hoolywood riuscirà a guidare la <strong>globalizzazione cinematografica</strong> proponendo nuovi prodotti culturali ad un pubblico ormai saturo dell&#8217;humus occidentale &#8211; e perennemente alla ricerca dell&#8217;esotico &#8211; e quanto, invece, saranno i Paesi asiatici a guidare, o meglio dominare, la sua trasformazione. </p>



<p>Sfruttando la necessità di innovarsi di Hollywood e la fame delle piattaforme di video streaming come <strong>Netflix</strong>, molteplici nazioni orientali hanno infatti iniziato – peraltro in maniera eccellente – ad utilizzare il cinema come <strong>amplificatore </strong>del loro soft power. Il loro modus operandi? Fare leva su film e serie tv per promuovere il proprio Paese nel mondo, nonché ottenere risultati desiderati in vari settori attraverso l’attrazione e non mediante coercizione o altri metodi. </p>



<p>C&#8217;è chi, come la citata <strong>Corea del Sud</strong>, ha creato dal nulla un business dorato (ne <a href="https://it.insideover.com/societa/dai-film-alle-serie-tv-il-soft-power-della-corea-del-sud-incanta-il-mondo.html">abbiamo parlato qui</a>). All’inizio degli anni ’90, Seoul crea la divisione Cultura popolare all’interno del Ministero della Cultura. Da quel momento in poi, ogni anno, il governo sudcoreano ha investito 500milioni di dollari o più per finanziare la cultura nelle sue forme più varie, dalla musica ai film, passando per moda e fumetti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: attraverso la <strong>K-culture</strong>, la cultura <em>made in Korea</em>, il Sud ha saputo migliorare la propria immagine internazionale, rilanciando economia e turismo. </p>



<p>La crescente popolarità del cinema asiatico ha dunque avuto un profondo impatto sull’industria dell’intrattenimento globale, evidenziando il ruolo significativo del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> del continente nel plasmare le <strong>narrazioni </strong>e le <strong>percezioni culturali</strong> del mondo intero. L&#8217;esempio sudcoreano è emblematico di come un governo possa moltiplicare la propria <strong>influenza internazionale</strong> promuovendo valori e cultura mediante film e musica. Per il momento Hollywood e Netflix (e i suoi fratelli occidentali) hanno voglia di novità e sono ben felici di accogliere produzioni asiatiche, attori e contaminazioni culturali provenienti da quella fetta di pianeta. Ma che cosa succederà quando e se il cinema del continente in più rapida crescita al mondo, spinto dal successo planetario, dovesse presto arrivare a dettar legge, va da sé, arrivando ad offuscare persino Hollywood?</p>
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		<item>
		<title>Gli ex-Mossad al servizio di Hollywood</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 14:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele militari cerimonia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una società privata israeliana che viene consultata da personaggi di rilievo internazionale che si trovano a dover affrontare delle situazioni particolarmente scabrose o rischiose per la loro incolumità o per la loro posizione pubblica, fino a aver bisogno della consulenza, e dei servizi, di una vera e propria agenzia di 007. Stiamo parlando della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele militari cerimonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è una società privata israeliana che viene consultata da personaggi di rilievo internazionale che si trovano a dover affrontare delle situazioni particolarmente scabrose o rischiose per la loro incolumità o per la loro posizione pubblica, fino a aver bisogno della consulenza, e dei servizi, di una vera e propria agenzia di 007. Stiamo parlando della <a href="https://www.blackcube.com">Black Cube</a>, un&#8217;agenzia d&#8217;intelligence al servizio dei civili alla quale &#8211; sono degli ultimi tempi &#8211; si sono rivolti personaggi come il produttore cinematografico <strong>Harvey Weinstein</strong> &#8211; sprofondato nella scandalo <em>#MeToo</em> &#8211; o altre figure coinvolte nella campagna elettorale di Hillary<span class="Apple-converted-space"> Clinton, travolta dallo <a href="https://it.insideover.com/politica/hillary-clinton-lo-scandalo-delle-e-mail-e-tuttaltro-che-chiuso.html">scandalo &#8220;E-mail&#8221;</a>.</span></p>
<p>Dagli atti processuali depositati in attesa del processo che avrà luogo domani (22 gennaio) è emerso infatti una parte giocata dalla società di sicurezza israeliana Black Cube, una società che arruola delle sue fila ex agenti dell<a href="https://www.blackcube.com/board/">&#8216;intelligence israeliana</a> e dei servizi segreti, tanto da essersi meritata il soprannome di &#8220;<strong>Mossad privato</strong>&#8220;. La società, che vede come presidente onorario l&#8217;ex direttore dei servizi segreti israeliani (2002-2012) Meir Dagan, era stata ingaggiata da Wenstein nel 2017, quando lo scandalo delle molestie sessuali ad Hollywood suffragato dall&#8217;esplosione del movimento #MeToo stava per travolgerlo, con l&#8217;obiettivo di &#8220;trovare elementi per screditare&#8221; o confutare le versioni delle accusatrici.</p>
<p>A consigliare Weinstein di rivolgersi alla società israeliana sarebbe stato <strong>Ehud Barak </strong>ex primo ministro dello Stato ebraico che evidentemente poteva garantire riguardo l&#8217;efficacia e l&#8217;addestramento dei loro 007. &#8220;Mi chiese solo un suggerimento senza spiegarmi per cosa ne aveva bisogno&#8221;, si sarebbe giustificato in un secondo momento Barak; ma ora, al preludio del processo, è stato reso noto il motivo: Weinstein avrebbe fornito alla società un elenco di persone da seguire per ottenere prove da utilizzare per scagionarsi. &#8220;Era composto di <strong>91 nomi</strong>&#8220;, ha riferito una <a href="https://www.bbc.co.uk/news/av/entertainment-arts-51126449/seth-freedman-on-spying-for-weinstein">fonte</a> interna alla società alla <em>Bbc</em>. Montando uno scandalo che ha portato a scavare nella società per capire meglio quali compiti ha svolto, e in che altri casi si è resa &#8220;protagonista&#8221;.</p>
<p>Fondata nel 2010 da due ex ufficiali dell&#8217;intelligence israeliana, Avi Yanus e Dan Zorella, ha la sua sede a Tel Aviv, ma data la sua affidabilità è contattata da un gran numero di clienti stranieri. Nel suo <em>board</em> sono presenti nomi di spicco dell&#8217;intelligence, delle divisioni cyber, e degli apparati di sicurezza interna e esterna posti a difesa di Israele. Ragione per cui, probabilmente, la Black Cube è stata ingaggiata anche per compiere operazioni sottocoperta nello scandalo legato alla candidata democratica <strong>Hillary Clinton </strong>esploso nel 2016.</p>
<p>Nel 2014, sempre degli operativi della Black Cube sarebbero comparsi nei <a href="https://en.globes.co.il/en/article-black-cube-the-mossad-style-business-intelligence-company-1001183611"><em>dossier</em></a> che hanno rivelato come altri loro &#8220;sforzi&#8221; fossero stati finalizzati a trovare informazioni su alti funzionari dell&#8217;Amministrazione Obama coinvolti nelle trattative segrete con Teheran per trovare un&#8217;intesa sul <strong>programma nucleare iraniano</strong>. Nel mirino erano finiti niente di meno che il vice consigliere per la Sicurezza nazionale Ben Rhodes e il consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Colin Kahl. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, l&#8217;operazione venne smascherata dall&#8217;<strong>Fbi</strong>. La lista potrebbe proseguire a lungo, annoverando &#8220;missioni&#8221; per conto di clienti russi, italiani, argentini, rumeni, e anche israeliani.</p>
<p>Proprio nel 2019, infatti, gli uomini della Special Unit 433 della polizia israeliana &#8211; unità specializzata in cyber-spionaggio &#8211; si erano accorti che qualcuno che conosceva il mestiere si era spinto così in là da cercare di &#8220;spiarli&#8221;. Si rivelarono essere operativi del Black Cube che volevano raccogliere informazioni che sarebbero stato utilizzate contro il premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-allangolo-dovra-affrontare-i-tribunali.html">indagato per un caso di frode</a> e corruzione, e per questo al centro di uno scandalo sostenuto dall&#8217;opposizione. Non era la prima volta che accadeva in Israele che ex-spie del Mossad spiassero il governo e i loro agenti con successo. Forse è anche per questo che lo stesso <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-for-black-cube-israeli-government-was-both-customer-and-target-1.7730485">governo israeliano ha appaltato in passato alla Black Cube</a> dei compiti d&#8217;intelligence, e che i loro vecchi politici la consigliano a &#8220;vecchi&#8221; amici che finiscono nei guai.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html">Gli ex-Mossad al servizio di Hollywood</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come (e perché) l&#8217;Fbi riscrive i film di Hollywood</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-lfbi-riscrive-film-hollywood.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 08:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-1024x608.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proprio come altre agenzie governative, l&#8217;Fbi è profondamente coinvolto nell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento, collaborando con produttori televisivi e cinematografici per tirare a lucido l&#8217;immagine pubblica del Bureau e progettare la propria comunicazione diretta alle menti degli spettatori cinematografici. I documenti recentemente rilasciati in virtù del Foia mostrano che l&#8217;Fbi apporta regolarmente modifiche alle sceneggiature dei film cui dà supporto, al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lfbi-riscrive-film-hollywood.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_5528119-1-1024x608.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Proprio come altre agenzie governative, l&#8217;<strong>Fbi</strong> è profondamente coinvolto nell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento, collaborando con produttori televisivi e cinematografici per tirare a lucido l&#8217;immagine pubblica del Bureau e progettare la propria comunicazione diretta alle menti degli spettatori cinematografici. I documenti recentemente rilasciati in virtù del Foia mostrano che l&#8217;Fbi apporta regolarmente modifiche alle sceneggiature dei film cui dà supporto, al fine di incoraggiare il pubblico a rispettare la sua autorità e proteggere la reputazione sia del Bureau che del suo capo scomparso da tempo,<strong> J. Edgar Hoover</strong>.</p>
<p>L&#8217;Fbi è coinvolto nelle attività di <strong>Hollywood</strong> sin da quando fu creato negli anni Trenta, quando Hoover si oppose all&#8217;uso del termine &#8220;Federal Dick&#8221; e lo rimosse dai dialoghi e dai titoli dei film. Il film Paramount del 1935 <em>Men Without Names</em> era originariamente intitolato <em>Federal Dick</em>, ma Hoover insistette per cambiarlo, definendolo &#8220;un titolo alquanto umiliante e ripugnante&#8221;.</p>
<h2>Unthinkable</h2>
<p>Più recentemente, l&#8217;FBI ha fornito consistente supporto al thriller su terrorismo e tortura <em>Unthinkable</em>, incentrato sul personaggio di Yusuf (Michael Sheen), un ex operatore della Delta Force divenuto un islamista radicale. Yusuf piazza tre bombe nucleari in alcune città degli Usa ed invia al governo dei video che mostrano le bombe e il loro <em>countdown</em>, impostato su una settimana. Una volta catturato Yusuf, un&#8217;agente antiterrorismo dell&#8217;Fbi (Carrie-Anne Moss) viene incaricata di interrogarlo per trovare le bombe. Presto viene messa da parte da un interrogatore della Cia/Dia conosciuto come H (Samuel L Jackson) specializzato nell&#8217;uso della <strong>tortura</strong> per costringere i sospettati a fornire informazioni.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/UGMVFpYveQY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>I produttori si misero in contatto con l&#8217;Fbi alla fine del 2006, per richiedere di effettuare un tour degli uffici di Baltimora e valutarli come possibile location per le riprese, e per ricevere aiuto nelle ricerche per il copione. Un rapporto interno dell&#8217;Fbi riporta un&#8217;annotazione che dice che lo staff degli uffici di Baltimora riteneva che &#8220;il tour avesse avuto un impatto positivo sull&#8217;eventuale esito del film, che avrebbe ritratto l&#8217;Fbi in modo positivo&#8221;.</p>
<p>Una registrazione nel database riguardo <em>Unthinkable</em> descrive come la prima bozza dello script mostrasse &#8220;l&#8217;agente dell&#8217;Fbi prendere parte a una tortura illegale per estorcere una confessione, e altre attività discutibili&#8221;. L&#8217;Investigative Publicity and Public Affairs Unit (Ippau) del Bureau ha poi &#8220;suggerito delle modifiche&#8221; al copione durante &#8220;numerosi confronti&#8221; con i produttori, in cambio di ulteriore supporto alla produzione. Questo ha incluso visite alle strutture dell&#8217;Fbi, assistenza per i costumi e le scenografie, consulti col personale dell&#8217;Fbi e il permesso di usare i distintivi dell&#8217;Fbi nel film. Una lettera ai produttori ha reso chiaro che tale supporto sarebbe stato fornito solo &#8220;partendo dal presupposto che i cambiamenti al copione suggeriti sino a quel momento erano stati presi in carico&#8221;.</p>
<p>Più avanti nel corso delle riprese una mail dell&#8217;Fbi fa capire come &#8220;lo scrittore stia lavorando duramente per riflettere il nostro impegno e la nostra integrità con rispetto per il giuramento che abbiamo prestato per sostenere e difendere la Costituzione e i diritti civili&#8221;. Mentre nello script originale l&#8217;agente dell&#8217;Fbi veniva mostrato mentre partecipava alla tortura di Yusuf, nella versione finale essa ricopre più il ruolo di osservatrice passiva, che si oppone ripetutamente alle brutali torture di H. Cita anche la Convenzione di Ginevra e la Costituzione degli Stati Uniti, infine rifiutando la richiesta di H estendere la tortura anche ai figli di Yusuf, al grido di &#8220;siamo esseri umani!&#8221;.</p>
<p>Allo stesso modo, la sceneggiatura iniziale mostrava H che uccideva due agenti dell&#8217;Fbi che si erano presentati a casa sua, e al Bureau &#8220;veniva richiesto di chiudere un occhio e nascondere il tutto sotto il tappeto, in quanto si trattava di una risorsa governativa molto delicata&#8221;. L&#8217;email prosegue dicendo che gli scrittori sono &#8220;rimasti colpiti dal fatto che ciò non sarebbe successo e che l&#8217;uccisione di due agenti non sarebbe stata &#8220;nascosta sotto al tappeto&#8221;. Nella versione finale del film nessun agente dell&#8217;Fbi viene ucciso (H si limita a rapire i due agenti e viene verbalmente ripreso per tale azione).</p>
<h2>Public Enemies</h2>
<p>Sulla stessa linea è il dramma storico biografico <em>Public Enemies</em>, che racconta la storia dell&#8217;agente dell&#8217;Fbi Marvin Purvis (<strong>Christian Bale</strong>) e della sua caccia al rapinatore e nemico pubblico numero uno John Dillinger (<strong>Johnny Depp</strong>). I produttori hanno richiesto aiuto per rendere il film storicamente accurato e si sono consultati con gli storici e gli specialisti di armi dell&#8217;Fbi. Hanno anche richiesto centinaia di migliaia di pagine di file dell&#8217;Fbi su casi come quelli di Dillinger, Pretty Boy Floyd e Bonnie e Clyde.</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/kBVnnHv-Pp0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Sebbene l&#8217;Fbi fosse felice di aiutarli, una delle richieste degli sceneggiatori fu negata. Una email interna che descrive le conversazioni con lo sceneggiatore<strong> Ronan Bennett</strong> dice che questi voleva alcuni dettagli sui &#8220;primi metodi di intercettazione… Come avrebbe fatto ai tempi l&#8217;Fbi per registrare le telefonate&#8230; dall&#8217;allestimento delle apparecchiature al recupero delle informazioni, come avrebbe funzionato?&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Fbi ha rimosso o minimizzato in maniera consistente le scene di film e programmi Tv in cui i propri agenti intercettavano i sospetti. Il film <em>Crime Does Not Pay</em> e la longeva serie <em>The F.B.I.</em> avevano entrambe scene di <strong>intercettazioni</strong> rimosse dalla sceneggiatura da parte del Bureau, mentre un progetto per un film del 2012 della Mill River Films è stato rifiutato dall&#8217;Fbi a causa della rappresentazione di un agente che usava &#8220;tattiche intimidatorie di intercettazione e altri tipi di sorveglianza&#8221;. Di conseguenza, se <em>Public Enemies</em> mostra brevemente gli agenti dell&#8217;Fbi che ascoltano le telefonate tra Dillinger e la sua ragazza (Marion Cotillard) le apparecchiature e i metodi di intercettazione non vengono mostrati.</p>
<p>Non è solo la reputazione del Bureau che la Ippau stava cercando di proteggere, ma anche quella dello storico capo dell&#8217;Fbi J .Edgar Hoover. Uno storico dell&#8217;Fbi ha revisionato la bozza della sceneggiatura e ha osservato che la rappresentazione sia di Hoover che del Bureau &#8220;alimenta l&#8217;immagine dell&#8217;Fbi come di un&#8217;agenzia decisa a vincere ricorrendo a qualsiasi mezzo necessario&#8221;. I funzionari della Ippau convinsero lo sceneggiatore ad &#8220;apportare delle modifiche per minimizzare questa impressione&#8221;. Ironicamente, un documento rende chiaro che gli agenti dell&#8217;Fbi fecero ricerche sui nomi &#8220;della casa di produzione, dello sceneggiatore [e] di altri associati al film proposto&#8221; nel proprio database, ma non trovarono &#8220;informazioni negative&#8221;.</p>
<p><a href="https://www.scribd.com/document/400390569/FBI-Entertainment-Liaison-documents-Unthinkable-Public-Enemies-The-Company-You-Keep">I documenti su <em>Public Enemies</em></a> mostrano anche perché l&#8217;Fbi sia stato coinvolto nelle attività di Hollywood e cosa sperava di ottenere. Un fax dell&#8217;ufficio del direttore dell&#8217;Fbi che accorda supporto al film dice che collaborare alla realizzazione del film era coerente con gli &#8220;interessi della loro missione&#8221; di &#8220;sviluppare l&#8217;immagine pubblica dell&#8217;Fbi&#8221; in modo da &#8220;incoraggiare il pubblico a collaborare con l&#8217;Fbi nello svolgimento della suo mandato&#8221;.</p>
<h2>The Company You Keep</h2>
<p>Anche il thriller <em>The Company You Keep</em> ha sofferto per mano della Entertainment Liaison Division del&#8217;Fbi. Incentrato sul personaggio di Jim Grant (<strong>Robert Redford</strong>), racconta la storia di diversi ex membri del Weather Underground, il gruppo militante di sinistra di maggior successo in America. Ambientato decenni dopo il periodo di attività del Weathermen, si tratta di una storia del passato che ritorna a galla, in quanto Grant deve darsi alla fuga e provare a scagionare se stesso dopo essere stato individuato come sospetto di una rapina in banca avvenuta negli anni Settanta.</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/NAIQDCe8Q2o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Le prime bozze della sceneggiatura erano critiche sia per il Weathermen che per l&#8217;Fbi poiché riflettevano la vera storia di quando il vicedirettore dell&#8217;Fbi Mark Felt ordinò la sorveglianza illegale e delle irruzioni al fine di far crollare il Weather Underground. Questa versione fu modificata dal Bureau che, in cambio del permesso di utilizzo dei distintivi dell&#8217;Fbi all&#8217;interno delle scenografie e dei set, &#8220;ha fornito suggerimenti e apportato cambiamenti a circa 30 scene&#8221;.</p>
<p>Una e-mail interna dell&#8217;Fbi elenca tali cambiamenti, che di nuovo comprendono la rimozione delle intercettazioni dal film. Altri aspetti eccessivi e discutibili dell&#8217;Fbi rimossi dalla sceneggiatura includevano &#8220;uso eccessivo della forza nell&#8217;arresto di una casalinga che stava guidando per andare a costituirsi&#8221;, &#8220;arresti preventivi&#8221; e &#8220;il mito che l&#8217;Fbi abbia un file o comunque accesso istantaneo a informazioni su chiunque, anche se non ha mai commesso un crimine&#8221;. L&#8217;agenzia ha anche abbassato i toni di una scena in cui il Bureau permette a &#8220;un reporter di chiedere un favore all&#8217;Fbi in cambio di un trattamento favorevole nei suoi articoli&#8221; e ha rimosso una scena in cui l&#8217;Fbi riporta falsamente la presenza di una bomba in un edificio per farlo evacuare.</p>
<p>Come conseguenza dell&#8217;influenza dell&#8217;Fbi da tutti e tre questi film sono stati rimossi alcuni elementi che mostravano il Bureau da un punto di vista critico. Che si tratti di tortura, intercettazioni, insabbiare gravi crimini o parlare male di J. Edgar Hoover, se non aiuta gli &#8220;interessi della missione&#8221;, allora non è permesso nel film. Il risultato è un&#8217;immagine dell&#8217;Fbi estremamente professionale. Nei film &#8220;sponsorizzati&#8221; dall&#8217;Fbi i suoi agenti mostrano un ardimentoso impegno nel proteggere i diritti civili e costituzionali, anche quando la cattura di pericolosi criminali o milioni di vite sono potenzialmente a rischio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lfbi-riscrive-film-hollywood.html">Come (e perché) l&#8217;Fbi riscrive i film di Hollywood</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I Grammy delle donne anti Trump  dove vincono soltanto gli uomini</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/grammy-delle-donne-anti-trump-vincono-gli-uomini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 18:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-768x601.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-1024x801.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La cerimonia dei Grammy awards è stata una delle tante cerimonie dello show-business americano dove era cristallino l’intento politico: colpire il presidente degli Stati Uniti. Trump e il trumpismo, per il mainstream di Hollywood e della musica dei grandi nomi, rappresentano i mali dell’America. Ed è in essi che il mondo mediatico made in Usa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/grammy-delle-donne-anti-trump-vincono-gli-uomini.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-768x601.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180129101950_25568024-1024x801.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La cerimonia dei <strong>Grammy awards</strong> è stata una delle tante cerimonie dello show-business americano dove era cristallino l’intento politico: colpire il presidente degli Stati Uniti. <strong>Trump</strong> e il trumpismo, per il mainstream di Hollywood e della musica dei grandi nomi, rappresentano i mali dell’America. Ed è in essi che il mondo mediatico made in Usa ha individuato tutti i difetti della società statunitense. Così abbiamo assistito a Bono cantare davanti alla Statua della Libertà e ricordare che i “Paesi di m***a” hanno fatto grande l’America, abbiamo visto <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-spettacolino-hillary-ai-grammy-legge-le-bufale-the-donald/">la signora Clinton leggere “Fire and Fury” </a>insieme a Snopp Dogg, abbiamo assistito a Camila Cabello parlare dei “dreamers”, cui si aggiunta tutta una serie di frasi, canzoni e gesti mediatici con il chiaro intento di lanciare un messaggio ideologico preciso.</p>
<p></p>
<p>Niente di nuovo. In un periodo come questo, in cui il tema delle donne, del #MeToo, del razzismo sono diventati questioni di dominio pubblico, non deve sorprendere che ogni momento diventi utile allo scopo e che si sfrutti per <strong>attaccare la presidenza Trump</strong> come grande fantoccio da bruciare per estirpare i mali della società americana. Ma, come tutto quello che aleggia sul mondo dell’entertainment americano, anche qui si scopre che la realtà molto spesso si fonde con la finzione. E se è di spettacolo che parliamo, allora lasciamo che tutto diventi show, intrattenimento, pubblicità e che col tempo, calato il sipario, si disveli la sua<strong> grande ipocrisia</strong>. </p>
<p></p>
<p>Perché dopo tutta la grande crociata sulla guerra a questo presunto patriarcato che domina il mondo e che costringe le donne all’umiliazione nei confronti dell’uomo, ormai individuato come nemico da abbattere, i Grammy hanno mostrato poi tutta la reale portata di questi discorsi, e cioè che <strong>le donne sono state completamente dimenticate durante le premiazioni</strong>. E non è un caso che sia uscito subito l’hashtag #GrammySoMale fra quelli più in voga durante e dopo la premiazione. Infatti, al netto dei grandi annunci propagandistici e delle mosse mediatiche (fra rose bianche, vestiti con le ali e attacchi a valanga a chi rappresenta ogni forma di “maschilismo), i Grammy sono stati un trionfo del genere maschile. Insomma, come ricordato anche da Simona Siri per <em><a href="http://www.lastampa.it/2018/01/30/spettacoli/i-grammy-attaccano-trump-e-premiano-il-pop-di-bruno-mars-MSVOpypCBY8VgI4fLwiV3L/premium.html">La Stampa</a></em>,  “a tanto ardore politico non è però corrisposto altrettanto impegno nella scelta dei vincitori”. E, in effetti,<strong> basta vedere il grande trionfatore di questa cerimonia, Bruno Mars,</strong> per comprendere che certamente a essere stato premiato non è stato l’impegno politico né tantomeno la musica profonda e impegnata sui temi dei diritti civili.</p>
<p></p>
<p><strong>Anche qui maschilismo imperante? Così non sembra</strong>. Perché mentre il mondo musicale sembra in una continua crociata per la parità di genere e per questo nuovo femminismo 2.0, quando si tratta di musica, cioè del loro mondo, la questione cambia. Non è più il maschilismo a essere il problema, sono le donne a essere poche. Come ricordato su <em>La Stampa</em>, in America “la percentuale di donne cantautrici è 12%, mentre quella di donne produttrici è solo del 2%. Delle 899 persone candidate ai premi negli ultimi sei anni, solo il 9% sono donne”. Dati che non sembrano lasciare spazio ad alcun tipo di accusa e che i grandi produttori musicali americani hanno subito letto in una chiave di tutela della loro categoria. Come ha ricordato a Variety il presidente della Recording Academy, <strong>Neil Portnov: “Sta alle donne farsi avanti. Saranno le benvenute”</strong>. Ed ecco la grande ipocrisia. Nel resto del mondo impera il sessismo ed è quello a fermare le donne. Nella musica, invece, il problema è soltanto l’assenza di cantanti e produttrici. Non c’è un problema di maschilismo, è solo una semplice questione numerica. Un bel rovesciamento del punto di vista, che però fa riflettere sull’ipocrisia di fondo di questa ideologia mainstream che agita l’industria dell’intrattenimento americana. Finché si tratta di esportare questo marchio del femminismo e del #MeToo, sono tutti pronti a stracciarsi le vesti a gridare allo scandalo. Ma <strong>quando si tratta di dare i premi e ricevere denaro, le cose cambiano</strong>. Non solo a spartirsi i premi sono solo gli uomini, ma se non li assegnano alle donne o se le donne sono poche, è colpa dell’altro sesso perché “non si fa avanti”. Con buona pace della parità di genere e della lotta al grande patriarcato che governa il mondo.</p>
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		<title>La spettacolino di Hillary ai Grammy:  legge le bufale contro The Donald</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-spettacolino-hillary-ai-grammy-legge-le-bufale-the-donald.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 12:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1411" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-1024x722.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Ancora lei, Hillary Clinton, e ancora lo stesso ambito, quel mondo dello show-business che tanto piace ai democratici americani. Questa volta l’ex candidata alla Casa Bianca sconfitta da Donald Trump ed ex-segretario di Stato Usa è entrata direttamente in scena, intervenendo a sorpresa in un video durante la cerimonia di premiazione dei Grammy al Madison &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spettacolino-hillary-ai-grammy-legge-le-bufale-the-donald.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spettacolino-hillary-ai-grammy-legge-le-bufale-the-donald.html">La spettacolino di Hillary ai Grammy:  legge le bufale contro The Donald</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1411" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1463562308-clinton-hillary-1024x722.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p><p>Ancora lei, <strong>Hillary Clinton</strong>, e ancora lo stesso ambito, quel mondo dello show-business che tanto piace ai democratici americani. Questa volta l’ex candidata alla Casa Bianca sconfitta da <strong>Donald Trump</strong> ed ex-segretario di Stato Usa è entrata direttamente in scena, <strong>intervenendo a sorpresa in un video durante la cerimonia di premiazione dei Grammy</strong> al Madison Square Garden di New York. E l’ha fatto con una sceneggiata decisamente avvilente, in cui la candidata democratica si è improvvisata attrice <strong>leggendo un brano dell’ormai famigerato e controverso libro di Michael Wolff, “Fire and Fury”</strong>, dove si descrivono i lati oscuri e pungenti del primo anno di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. Libro pubblicamente definito dal presidente Usa e dal suo entourage come un testo riempito di fake-news per screditare l’amministrazione repubblicana. Hillary Clinton ha scelto un brano particolare: &#8220;Per molto tempo aveva paura di essere avvelenato, per questa ragione mangiava al McDonald&#8217;s: nessuno sapeva che sarebbe entrato e il cibo era preparato in modo sicuro&#8221;. La scenetta interpretata dalla signora Clinton, s’inseriva come ultimo momento di<strong> un video preregistrato </strong>e presentato da James Corden, conduttore della serata dei Grammy,<strong> in cui una serie di personaggi del mondo dello spettacolo e del divertimento made in Usa hanno letto brevi passaggi di “Fire and Fury”</strong>. Così, dopo <strong>John Legend, Cher, Snoop Dogg e Dj Khaled</strong> che fingono di fare un provino per un audiolibro di Fire and Fury, ecco che arriva, a conclusione del tutto, Hillary Clinton, che con un sorriso beffardo legge il brano come ultimo tentativo di denigrare il presidente degli Stati Uniti d’America.</p>
<p></p>
<p>La<strong> triste performance</strong> di Hillary Clinton s’inseriva nell’<strong>ennesima serata dello show-business americano costruita ad hoc per colpire il presidente Trump</strong>. Ormai il giochino è talmente evidente che lascia perplessi che ancora esistano attori e cantanti che si prestino a queste sceneggiate pensando di sorprendere i media e l’opinione pubblica nazionale. Ma è una scelta di campo che, alla lunga, rischia di essere controproducente come lo è stata la barricata costruita da Hollywood durante la corsa per la Casa Bianca. Hillary Clinton si è piegata a questo meccanismo che ha alimentato e, va detto, poteva serenamente evitare, anche per rispetto di altri candidati democratici che pagano la sua pessima performance (reale) durante le elezioni. E in tutto questo, non deve chiaramente sorprendere <strong>il commento del figlio di Trump, Donald Trump Jr</strong>, che su Twitter ha commentato: &#8220;Leggere un estratto del libro #fakenews al Grammy sembra un <strong>grande premio di consolazione per aver perso la presidenza</strong>&#8220;, aggiungendo, ironicamente, &#8220;Più Clinton appare in TV più gli americani si rendono conto di quanto sia fantastico avere Donald Trump in carica&#8221;. E probabilmente ha ragione lui, come hanno ragione coloro che hanno criticato l’ennesima scelta di campo del mondo dello spettacolo, che sembra dimenticarsi che metà della popolazione americana ha votato per Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America.</p>
<p><strong>L’ennesima occasione persa per riavvicinarsi alla classe media americana</strong> e che serve invece a perseverare nella logica dello scontro frontale non contro un semplice avversario politico, ma contro un vero e proprio nemico che va abbattuto, eliminato, sacrificato sugli altari dello spettacolo, dove <strong>i teatri americani sembrano essersi trasformati in grandi templi per rituali catartici contro il trumpismo</strong> e tutto ciò che esso comporta. È una scelta che non paga, come dimostrato alle elezioni di novembre del 2016, eppure sembra che non esista un’alternativa a questa strategia dell’establishment e di quel mondo dello spettacolo che da anti-convenzionale qual era si è trasformato in uno dei più grandi templi del conformismo e del mainstream. L’America meritava un presidente migliore? Può darsi, nessuno può dire con certezza. Ma certamente meritava un’opposizione degna di questo nome, non certo Hillary Clinton che sbeffeggia il presidente degli Stati Uniti con Snoop Dogg, Oprah e Cher.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spettacolino-hillary-ai-grammy-legge-le-bufale-the-donald.html">La spettacolino di Hillary ai Grammy:  legge le bufale contro The Donald</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Golden Globes, le star che hanno sfidato il politicamente corretto</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/golden-globes-le-star-sfidato-politicamente-corretto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 11:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La 75esima edizione dei Golden Globes è stata dipinta come il trionfo assoluto delle donne, un evento suggellato dall&#8217;incoronazione della conduttrice Oprah Winfrey come possibile sfidante di Donald Trump alle elezioni del 2020. Un red carpet che si è trasformato nel trionfo del total black: uomini e donne di Hollywood hanno scelto il colore del lutto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/golden-globes-le-star-sfidato-politicamente-corretto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20180108003922_25411642-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La 75esima edizione dei <strong>Golden Globes</strong> è stata dipinta come il trionfo assoluto delle donne, un evento suggellato dall&#8217;incoronazione della conduttrice <strong>Oprah Winfrey</strong> come possibile sfidante di Donald Trump alle elezioni del 2020. Un red carpet che si è trasformato nel trionfo del total black: uomini e donne di Hollywood hanno scelto il colore del lutto in &#8220;segno di rispetto&#8221; nell&#8217;anno degli scandali sessuali e del caso Weinstein. Le star che hanno aderito in massa alla campagna Time’s Up, iniziativa che prevede un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro.</p>
<p>“Voglio esprimere la mia gratitudine per chi, come mia madre, ha sopportato anni di abusi perché aveva figli da crescere, conti da pagare, sogni da realizzare &#8211; ha affermato Winfrey durante la cerimonia, nuova icona <em>liberal</em> anti-Trump &#8211; Oggi il tempo è finito e a tutte le ragazze voglio dire &#8216;sta arrivando un nuovo giorno”. Data l’amicizia di lunga data tra <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.breitbart.com/big-government/2018/01/08/oprah-presidential-talk-renews-questions-swiss-race-hoax-harvey-weinstein/">Oprah Winfrey e Harvey Weinstein</a> si potrebbe anche dire che quella dei Golden Globes è stata soprattutto il trionfo dell’ipocrisia e della doppia morale democratica &#8211; quella che predica bene e razzola benissimo. Non tutte le star, tuttavia, si sono prestate a questo gioco del “total black” e alcune hanno sfidato il politicamente corretto imperante.</p>
<p>Le star che non hanno indossato il nero</p>
<p>Mentre gran parte dell&#8217;establishment hollywodiano &#8211; partendo da Nicole Kidman, Meryl Streep e passando per Emma Stone &#8211; ha scelto il nero, c’è chi, per ragioni completamente diverse, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.telegraph.co.uk/fashion/people/meet-three-women-refused-wear-black-golden-globes/">ha deciso di non adeguarsi</a>.   <strong>Meher Tatna</strong>, presidente della <em>Hollywood Foreign Press Association</em> di origine indiana, ha indossato un abito rosso ricamato e una veste con la spilla Time&#8217;s Up e spiegando di essere &#8220;totalmente solidale&#8221; con le altre attrici. Ha scelto il rosso perché è consuetudine e tradizione farlo nella cultura indiana durante le cerimonie e le feste.</p>
<p>Altre star, come l’attrice messicana <strong>Blanca Blanco</strong>, hanno deliberatamente deciso di non sposare la causa del politicamente corretto sfoggiando un abito rosso: “Amo il rosso, indossarlo non significa che sono contro il movimento. Sono vicina a tutte le donne coraggiose che spezzano il cerchio degli abusi con le loro azioni e le loro scelte nell’abbigliamento”, ha dichiarato ai cronisti che le domandavano il perché di tale scelta.</p>
<p>La modella Barbara Meier. “Sbagliato vestirsi di nero”</p>
<p>In netta controtendenza e in aperta polemica con il &#8220;total black&#8221; la modella tedesca Barbara Meier, che ha indossato un abito “sexy” e colorato disegnato da <strong>Eva Poleschinski</strong>. “Molte donne indosseranno il nero stasera per sostenere il movimento Time’s Up”,<a href="https://www.instagram.com/barbarameier/"> ha scritto sui social </a>la modella prima di arrivare sul red carpet. “Penso che questa sia un’iniziativa meritevole ed estremamente importante. Tuttavia ho deciso di indossare un abito colorato stasera. Se vogliamo che questo sia il Golden Globes delle donne forti che difendono i loro diritti penso che non indossare vestiti sexy o permettere alle persone di negarci la gioia di mostrare la nostra personalità, sia sbagliato”.</p>
<p>La modella critica apertamente la scelta delle altre star, affermando che il suo vestito sexy “simboleggia la nostra libertà e la nostra nuova forza”. “Se ora ci limitiamo perché alcuni uomini non possono controllarsi, questo è un enorme passo indietro secondo me. Non dobbiamo indossare il nero per essere prese sul serio”, ha rimarcato Barbara Meier. </p>
<p>Rose McGowan: “Golden Globes una buffonata, non sono stata invitata”</p>
<p>Dichiarazioni al vetriolo quelle di di Rose McGowan, la donna che ha fatto esplodere il caso Weinstein. Come riporta <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/grande-buffonata-golden-globes-attrici-miracolate-weinstein-si-164389.htm"><em>Dagospia</em></a>, replicando a un tweet dell’amica Asia Argento, l’attrice scrive: “Nessuno di quei fighetti vestiti di nero per onorare i nostri stupri non avrebbe alzato un dito altrimenti. Non ho tempo per le false buffonate hollywoodiane&#8221;. L’attrice di <em>Streghe</em> spiega di non essere stata invitata alla cerimonia dei <strong>Golden Globes</strong>: ‘Posso parlare solo per me, ma non solo non sono stata invitata ai Golden Globes: nessuno ha chiesto la mia opinione su #TIMESUP o di firmare la lettera. Sostengo il movimento anche se mi hanno esclusa. Forse non sono abbastanza potente o hollywodiana. Sono fiera di lavorare dietro le quinte’.</p>
<p>Le dichiarazioni di <strong>McGowan</strong> mettono in luce le contraddizioni e il falso moralismo di quella che è stata una serata politica studiata a tavolino fin nei minimi dettagli. Una recita, in pieno stile hollywodiano, che aveva l&#8217;obiettivo conclamato di incoronare Oprah Winfrey, la nuova regina del Politicamente Corretto che potrebbe correre per la Casa Bianca e sfidare Trump. Le contraddizioni, così come l’ipocrisia &#8211; a cominciare dalle innumerevoli foto in compagnia di Weinstein &#8211; non mancano, ma questo nella patinata Hollywood non ha né valore né importanza. </p>
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		<title>Ci mancava soltanto Oprah  in corsa per la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/oprah-winfrey-presidente-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 17:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="799" height="534" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s.jpg 799w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Più che la premiazione dei migliori interpreti dello spettacolo, quello che è andato in scena ai Golden Globes è stata la danza macabra sul cadavere del mondo dello show-business guidato da Weinstein, su cui ha ballato Oprah Winfrey nel suo discorso che scatenato le standing ovation della platea, le lacrime di molte attrici e il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/oprah-winfrey-presidente-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="799" height="534" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s.jpg 799w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/psl25f6s-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p><p>Più che la premiazione dei migliori interpreti dello spettacolo, quello che è andato in scena ai Golden Globes è stata la danza macabra sul cadavere del mondo dello show-business guidato da Weinstein, su cui ha ballato <strong>Oprah Winfrey</strong> nel suo discorso che scatenato le standing ovation della platea, le lacrime di molte attrici e il primo hashtag per la corsa alla Casa Bianca nel <strong>2020</strong> <strong>#OprahforPresident</strong>. Ci mancava anche questa, verrebbe da dire. Ma del resto dall’America ci si può attendere qualsiasi cosa. E quindi fa sorridere, ma non sorprende, che dopo il discorso sulla “nuova alba” e sul “nuovo giorno all’orizzonte” per le donne americane, già cominci a circolare insistentemente la voce di Oprah come candidata democratica. Perché sono tutti consapevoli che a Hollywood la questione delle molestie sessuali e dell’uguaglianza fra uomo e donna non ha alcuna caratteristica di imparzialità. Ed anche se il signor Weinstein <a href="http://www.occhidellaguerra.it/33551-2/">era un simpatico sostenitore e finanziatore del Partito democratico</a>, la guerra mediatica del mondo dello spettacolo contro <strong>Donald Trump</strong> è riuscita a far sì che l’obiettivo fosse comunque il presidente, reo di aver portato, a detta dei suoi denigratori, una ventata di sessismo e razzismo in tutti gli Stati Uniti. Con buona pace delle decine di milioni di elettori, immediatamente etichettati come esecutori materiali di questo presunto odio che infuoca l’America.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute anche quando osavano <strong>dire la verità sul potere degli uomini</strong>. Ma ora il loro tempo è al termine”. Così Oprah è riuscita a infiammare l’imbellettata platea di Hollywood e i social network ansiosi di ogni genere di messaggio che possa essere ricondotto a questa nuova crociata del terzo millennio. Ma dietro questo obiettivo antimaschilista, bello per prendere gli applausi del mondo di tv e giornali, non va dimenticato che dietro c’è una vera e propria potenza mediatica. Oprah non è, infatti, una paladina dei diritti umani, ma una centrale di messaggi politici e culturali che entra nelle case degli americani e che corrisponde perfettamente all’identikit che il mondo mainstream vuole per il cittadino statunitense avverso a Donald Trump e al suo mondo. <strong>Afroamericana, donna e amica di Barack Obama</strong>, la sua campagna potrebbe effettivamente ricevere la calda accoglienza di tutto il sistema mediatico Usa favorevole ai democratici e polarizzare ancora di più lo scontro con quell’America Wasp ( White Anglo-Saxon Protestant) che ha visto in The Donald il suo campione. E non a caso c’è chi già da tempo parlava di lei come possibile candidata alla Casa Bianca per i democratici in un curioso tandem femminile con Michelle Obama, altro simbolo del cosmo mainstream che vede in queste candidature simboliche la panacea di ogni male.</p>
<p></p>
<p>Secondo i media americani, in particolare la<em> Cnn</em>, che è riuscita a contattare due anonimi amici molto stretti dalla star della televisione, <a href="http://money.cnn.com/2018/01/08/media/oprah-golden-globes/index.html">Oprah starebbe seriamente pensando a candidarsi alla guida degli Stati Uniti</a> nelle elezioni del 2020. E il compagno, Stedman Graham,<a href="http://beta.latimes.com/entertainment/gossip/la-et-mog-golden-globes-oprah-president-20180107-story.html#nt=oft01a-1li2"> ha fatto intendere al <em>Los Angeles Times</em></a> che l’ipotesi della candidatura di Oprah alla Casa Bianca sia tutt’altro che una boutade dei social, tanto è vero ha, a una domanda precisa del quotidiano californiano, ha risposto con &#8220;dipende dalla gente&#8221;, concludendo con &#8220;<strong>Lei lo farebbe sicuramente</strong>&#8220;. Parole che si collegano a quelle di personalità di spicco di Hollywood, come l&#8217;attrice Jessica Chastain, che ha scritto “questo discorso è tutto”, o a quelle di Ron Howard che ha addirittura confessato di essersi dovuto asciugare le lacrime: &#8220;Probabilmente il momento più straordinario e stimolante del quale sono stato testimone a una cerimonia di premiazione&#8221;, ha detto il regista prima della premiazione. Come riporta Adnkronos, anche Jon Fravreau, l’autore dei discorsi di Obama, si è detto molto colpito, in senso positivo, dal discorso di Oprah: &#8220;Non parla agli Stati Uniti delle celebrità, parla agli americani. Non la sottovalutiamo&#8221;. E anche Meryl Streep, altra paladina del mondo del <strong>#MeToo hollywoodiano</strong>, ha appoggiato la Winfrey dichiarando senza mezzi termini al <em><a href="https://www.washingtonpost.com/news/business/wp/2018/01/08/meryl-streep-just-endorsed-an-oprah-winfrey-presidential-run/">Washington Post</a></em>: &#8221; Voglio che lei si candidi alla presidenza. Non penso che avesse alcuna intenzione di dichiararlo. Ma ora non ha scelta&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Difficile prevedere cosa succederà da qui al 2020. Tendenzialmente è molto complicato fare previsioni chiare su una candidatura politica a due anni dalle elezioni, specialmente in un sistema dinamico quale quello degli Stati Uniti. Ma l’immagine che è scaturita da questi Golden Globes fa temere il peggio: una polarizzazione sociale su candidature simboliche frutto di campagne mediatiche e social network. E sarebbe un peccato che la democrazia americana fosse ridotta a parlare esclusivamente di questi temi per cercare lo scontro sociale quando esistono questioni di fondamentale importanza, economiche, politiche e culturali, che andrebbero analizzate in maniera profonda e prioritaria. Ma se il mondo va avanti a colpi di cinguettii e comizi hollywoodiani, possiamo effettivamente aspettarci di tutto.</p>
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		<title>Perché hanno risparmiato Woody?Ora la figlia torna a denunciare</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-woody-allen-risparmiato-sulla-scia-scandalo-weinstein-la-figlia-torna-denunciare-regista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 16:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Molestie sessuali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché la rivolta delle donne contro gli abusi sessuali del &#8216;Dopo Weinstein&#8217; ha risparmiato Woody Allen? Se lo chiede Dylan Farrow, figlia adottiva del noto regista e dell&#8217;attrice Mia Farrow, scrivendo un duro intervento contro il padre sul Los Angeles Times. L&#8217;articolo, firmato in calce dalla trentenne, dal titolo &#8220;Perché la rivoluzione #metoo ha risparmiato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-woody-allen-risparmiato-sulla-scia-scandalo-weinstein-la-figlia-torna-denunciare-regista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/img-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Perché la rivolta delle donne contro gli abusi sessuali del &#8216;Dopo Weinstein&#8217; ha risparmiato Woody Allen? Se lo chiede Dylan Farrow, figlia adottiva del noto regista e dell&#8217;attrice Mia Farrow, scrivendo un duro intervento contro il padre sul Los Angeles Times. L&#8217;articolo, firmato in calce dalla trentenne, dal titolo &#8220;Perché la rivoluzione #metoo ha risparmiato Woody Allen?&#8221; è un perentorio<em> j&#8217;accuse  </em>che ripercorre lo scandalo &#8216;sessuale&#8217; che ha visto convolto il noto regista nel 2014. Lo scandalo, sollevato da uno dei fratelli della ragazza, Ronan Farrow, si accese dopo un articolo pubblicato sul New Yorker e dopo una lettera-editoriale che Dyalan Farrow indirizzò alla redazione del New York Times.</p>
<p>Nonostante la vicenda avesse suscitato polemiche e grande clamore, Allen allora non venne condannato dalla giustizia ordinaria; non mancarono però i così detti &#8216;verdetti popolari&#8217; che tra articoli, editoriali, e social network istituirono una gogna mediatica dall&#8217;enorme risonanza. L&#8217;intenzione della Farrow dunque, sembra quella di voler sfruttare la scia dello scandalo molestie che ha colpito per primo il produttore Harvey Weinstein &#8211; dando poi vita alla campagna <strong>#metoo</strong> &#8211; per riaprire il caso del padre e trovare la giustizia cercata in passato.</p>
<p></p>
<p>All&#8217;indomani delle migliaia di articoli dedicati alla copertina del celebre settimanale Time, che ha scelta come &#8216;<em>man</em> of the year&#8217; le donne che hanno subito e denunciato molestie sessuali dando vita a quella che può essere a buon titolo considerata una &#8216;rivoluzione&#8217; contro gli abusi sessuali, questa denuncia rilanciata dalla figlia del regista in pieno &#8216;tsunami Weinstein&#8217; potrebbe riaccender i riflettori sul &#8216;caso Allen&#8217;, e colpire duramente la carriera del pluripremiato regista.</p>
<p>«Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione» afferma della righe degli editoriali del Los Angeles Times Dylan Farrow «Dalle accuse contro capi di &#8221; studios&#8221; e giornalisti, alle cameriere degli alberghi che raccontano abusi sul lavoro, le donne stanno rivelando la verità e gli uomini perdono i propri posti. Ma la rivoluzione è stata selettiva. Ho sempre sostenuto che quando avevo 7 anni Woody Allen mi portò in un attico, lontano dalle babysitter che erano state istruite di non lasciarmi mai solo con lui. Ho detto allora la verità alle autorità e l&#8217; ho raccontata, inalterata, per più di venti anni. Perché Harvey Weinstein e altre celebrità accusate sono state scacciate da Hollywood, mentre Allen ha recentemente ottenuto un accordo di distribuzione multimilionario con Amazon?». La Farrow entra nei &#8216;dettagli&#8217; della presunta molestia subita quando era bambina e denunciata dalla madre, la celebre attrice Mia Farrow, <strong>denunciando quelle &#8216;forze&#8217; che hanno sempre protetto uomini come il padre adottivo e il produttore della Miramax Weinstein : ossia soldi e potere. </strong></p>
<p></p>
<p>Nel 2014 Woody Allen rispose alle accuse mosse nei suoi confronti dalla figlia con una lunga lettera pubblicata dal New York Times terminando con queste parole «Ventuno anni fa, quando venni a sapere per la prima volta che Mia Farrow mi aveva accusato di molestie sessuali su una bambina, trovai l’idea talmente ridicola che non ci pensai fino in fondo».</p>
<p>Allen venne accusato per la prima volta di presunte molestie nel 1992: appena pochi mesi dopo la separazione con l&#8217;attrice Mia Farrow per amore di un&#8217;altra donna, l&#8217;attuale moglie Son Yi. Secondo la sua linea di difesa la figlia &#8211; allora bambina &#8211; venne in qualche modo &#8216;condizionata&#8217; dalla madre che, secondo le parole del fratello Moses &#8211; unico figlio a parteggiare per il padre &#8211; avrebbe fatto « il lavaggio del cervello ai figli » per infangare la reputazione regista. La vicenda Weinstein e la sua implacabile scia, cui Ronan Farrow (altro figlio della coppia) ha preso attivamente parte come autore di una lunga inchiesta sul New Yorker  svelando alcuni dei segreti oscuri Hollywood, rischia adesso di travolgere nuovamente il regista che come molti altri uomini toccati dalla vicenda, dopo più di 25 anni dai fatti presunti, non avrebbe alcun modo di difendersi se non attraverso la sua sola parola.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-woody-allen-risparmiato-sulla-scia-scandalo-weinstein-la-figlia-torna-denunciare-regista.html">Perché hanno risparmiato Woody?Ora la figlia torna a denunciare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I legami tra la Cia e Hollywood:  così vengono modificati i film</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/legami-la-cia-hollywood-cosi-vengono-modificati-film.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 07:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1120" height="744" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g.jpg 1120w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p>L’influenza della CIA e del Pentagono nella produzione dei film di Hollywood potrebbe essere stata molto sottovalutata. Dal nuovo dossier sull’assassinio di J.F. Kennedy al documento che rivelerebbe un Adolf Hitler sopravvisuto all’aprile 1945, i nuovi file desecretati della Cia possono svelare scenari prima impensabili. L&#8217;inchiesta che inchioda Hollywood Non ultimo il ruolo della stessa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/legami-la-cia-hollywood-cosi-vengono-modificati-film.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1120" height="744" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g.jpg 1120w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/g-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p><p>L’influenza della CIA e del Pentagono nella produzione dei film di Hollywood potrebbe essere stata molto sottovalutata. Dal nuovo dossier sull’assassinio di J.F. Kennedy al documento che <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/10/30/file-cia-desecretato-hitler-dopo-guerra-vivo-in-sudamerica_6dbe5c65-880e-4282-8f2a-4f47b72fd440.html">rivelerebbe</a> un Adolf Hitler sopravvisuto all’aprile 1945, i nuovi file desecretati della Cia possono svelare scenari prima impensabili.</p>
<p>L&#8217;inchiesta che inchioda Hollywood</p>
<p>Non ultimo il ruolo della stessa Central Intelligence Agency e del Pentagono nella supervisione e nella produzione di numerosi lavori cinematografici girati ad Hollywood. A rivelarlo sono stati due giornalisti investigativi americani, Tom Secker e Matthew Alford. I due hanno pubblicato lo scorso luglio 2017 su <a href="https://medium.com/insurge-intelligence/exclusive-documents-expose-direct-us-military-intelligence-influence-on-1-800-movies-and-tv-shows-36433107c307">Inseurgeintelligence</a> una dettagliata ricerca frutto di un lavoro d’analisi sui documenti desecretati recentemente grazie al <a href="https://foia.state.gov/">Freedom of Information Act</a>. 4.000 pagine che hanno portato i due giornalisti ad una conclusione: “Questi documenti per la prima volta dimostrano che il governo degli Stati Uniti ha collaborato dietro le quinte alla produzione di oltre 800 pellicole famose e a più di 1.000 titoli televisivi”.</p>
<p>Da Iron Man a 007, tutte le pellicole travisate dal Pentagono</p>
<p>Dal corposo dossier emerge infatti come una figura precisa, tale <strong>Phil Strub</strong>, abbia recitato un ruolo da protagonista come collegamento tra il Pentagono, suo abituale luogo di lavoro, e Hollywood. Procediamo con alcuni esempi. Secondo i due giornalisti,, durante il set della pellicola Iron Man, Phil Strub <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://medium.com/insurge-intelligence/exclusive-documents-expose-direct-us-military-intelligence-influence-on-1-800-movies-and-tv-shows-36433107c307">avrebbe esercitato</a> pressione sul regista per togliere una battuta. La stessa faceva un chiaro riferimento alla diffusione dei suicidi tra le truppe americane. Un altro argomento considerato tabù, sempre dal Pentagono, risulterebbe essere il Vietnam.</p>
<p>Anche in questo caso la mano di Phil Strub avrebbe agito per “censurare” <a href="https://medium.com/insurge-intelligence/exclusive-documents-expose-direct-us-military-intelligence-influence-on-1-800-movies-and-tv-shows-36433107c307">una battuta </a>sul pantano vietnamita fatta nella pellicola di James Bond – Tomorrow Never Dies. Ancor più duro è invece stato l’atteggiamento dei vertici militari americani sul tema Iran-Contras. Uno scandalo che aveva portato addirittura alla condanna degli Stati Uniti da parte della Corte Internazionale di Giustizia. Il film Countermeasures avrebbe dovuto parlare proprio di questo, ma non vide mai la luce a causa di una dichiarazione dell’onnipresente Strub: “Non abbiamo alcun bisogno di far ritornare alla mente del pubblico l’affare Iran-Contras”.</p>
<p>La Cia avrebbe modificato &#8220;Ti presento i miei&#8221;</p>
<p>Non poteva esimersi da questo lavoro censorio anche la Central Intelligence Agency. La stessa avrebbe influenzato anche una pellicola apparentemente innocua come “Ti presento i miei”.  Nella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=KbbsgdDoq38">scena</a> in cui il protagonista, interpretato da Ben Stiller scopre la vera identità del padre della moglie, ex agente CIA, si sarebbero dovuti intravedere dei “manuali di tortura sul tavolo”. Nella pellicola finale, invece, c’è spazio solo per le foto di Robert De Niro in compagnia di diversi esponenti politici. I due giornalisti si sono impegnati talmente tanto in quest’inchiesta da essere arrivati anche alla pubblicazione di un libro “National Security Cinema”, che spiega in maniera più dettagliata le loro scoperte.</p>
<p>L&#8217;influenza della CIA su Hollywood non è una sorpresa</p>
<p>Il ruolo presunto degli apparati politici di potere americani sui film non è però una novità. Sempre Matthew Alford, stavolta con Robbie Graham, pubblicava un’inchiesta nel 2008 sul <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/film/2008/nov/14/thriller-ridley-scott">The Guardian</a></em>. In quel caso veniva denunciato come la CIA avesse aperto un apposito dipartimento dall’esplicito nome “Entertainment Liaison Office” (“Ufficio di collegamento al divertimento”) proprio per monitorare ciò che veniva prodotto ad Hollywood. Il capo di quest’ufficio non sarebbe stato altri che Chase Brandon, un nome apparentemente innocuo, ma che risulta essere cugino dell’attore Tommy Lee Jones.</p>
<p>Le connessioni tra CIA e Hollywood non finiscono qui. Luigi Luraschi, uno dei vertici della Paramount nei primi anni ‘50, aveva lavorato parallelamente anche per la stessa CIA. Questi legami sono stati oggetto di numerose altre pubblicazioni, tra cui “In Secrecy’s Shadow – The OSS and CIA in Hollywood Cinema”, di Simon Willmets e “The CIA in Hollywood” di Tricia Jenkins. La recente inchiesta dei due giornalisti investigativi è stata poi ripresa da diverse testate, come <em><a href="http://www.independent.co.uk/voices/hollywood-cia-washington-dc-films-fbi-24-intervening-close-relationship-a7918191.html">The Independent </a></em>e <em><a href="http://www.aljazeera.com/programmes/listeningpost/2017/10/covert-operations-cia-works-hollywood-171022101533765.html">Al Jazeera</a></em>.</p>
<p>Sembra dunque che anche nel sistema considerato più democratico al mondo, le produzioni artistiche debbano passare attraverso il consenso degli apparati di Stato. Un po’ come avveniva ai tempi di Boris Sumjatskij, colui che per conto di Yosif Stalin aveva il compito di controllare la coerenza delle produzioni cinematografiche con il sistema sovietico.</p>
<p>Le eccezioni alla censura americana</p>
<p>C’è tuttavia da dire che in questa realtà oscura dipinta dai due giornalisti non viene spiegato come pellicole quali “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick e “Heaven &amp; Heart” di Oliver Stone, per citarne solo alcune, abbiano potuto prosperare e diventare dei veri e propri cult. Proprio nel film di Kubrick è più che presente il tema del suicidio dei militari, ritenuto  invece oggetto di censura secondo l’inchiesta uscita di recente. Se l’influenza esercitata dalla CIA e dal Pentagono su Hollywood esiste, risulta ancora enigmatico quanto questa possa estendersi e quanta libertà di rifiuto hanno invece gli artisti del cinema americano. </p>
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		<title>L&#8217;ipocrisia dei liberal anti Trump  che marciavano per le donne</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/lipocrisia-hollywoodiana-dei-liberal-anti-trump-marciavano-le-donne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 17:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ora la Hollywood liberal tace. Zitta zitta, nella sua ipocrisia. Quanti sapevano delle malefatte di  Harvey Weinstein mentre si schieravano contro i siparietti sessisti del futuro presidente Donald Trump? Mistero. Ma la verità, forse, è che quella Hollywood che ha alzato la voce contro il tycoon l&#8217;ha fatto più per attaccare il candidato repubblicano che per difendere le donne. L&#8217;ultimo a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/lipocrisia-hollywoodiana-dei-liberal-anti-trump-marciavano-le-donne.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/lipocrisia-hollywoodiana-dei-liberal-anti-trump-marciavano-le-donne.html">L&#8217;ipocrisia dei liberal anti Trump  che marciavano per le donne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171026111836_24766690-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ora la <strong>Hollywood liberal</strong> tace. Zitta zitta, nella sua ipocrisia. Quanti sapevano delle malefatte di  <strong>Harvey Weinstein </strong>mentre si schieravano contro i siparietti sessisti del futuro presidente <strong>Donald Trump</strong>? Mistero. Ma la verità, forse, è che quella Hollywood che ha alzato la voce contro il tycoon l&#8217;ha fatto più per attaccare il candidato repubblicano che per difendere le donne.</p>
<p>L&#8217;ultimo a finire nel vortice del  <strong>Weinsteingate</strong> è l&#8217;amatissimo protagonista di <strong>House of Cards</strong>, come ha rivelato <strong>ha rivelato <strong>Anthony Rapp</strong>, star della serie tv Star Trek Discovery</strong>: &#8220;Sono stato molestato sessualmente da<strong> Kevin Spacey</strong> quando avevo 14 anni e lui ne aveva 24&#8243;.</p>
<p>L&#8217;attore premio Oscar che interpreta Frank Underwood ha risposto all&#8217;accusa attraverso un tweet: &#8220;Se è andata come dice lui, allora mi scuso&#8221;. Spacey, dopo alcune righe, ha rivelato anche di essere  <strong>omosessuale</strong>. L&#8217;attore si è poi scusato. E fin qui tutto bene. Ma diciamo la verità: il suo coming out, forse inevitabile a questo punto, è stato anche un modo per spostare l&#8217;attenzione. E in un certo senso ci è riuscito, se pensiamo al fatto che molte testate hanno deciso di titolare proprio sul suo coming out. Come la  <em>Reuters</em>: &#8220;L&#8217;attore Kevin Spacey dichiara di essere gay&#8221;. Stesso<strong> epic fail ipocrita</strong> per<em> Abc News</em> e<em> The Daily Beast</em>. Tutte e tre le testate hanno poi corretto il titolo, naturalmente.  Ma in ogni caso lo scivolone fa pensare. E fa pensare soprattutto alle parole del presidente Trump, quando disse, esagerando: &#8220;I media sono nemici del popolo&#8221;.</p>
<p dir="ltr" lang="en">ABC: Fail. <a href="https://t.co/7F23Jp2xV1">https://t.co/7F23Jp2xV1</a></p>
<p>— Jay Cost (@JayCostTWS) <a href="https://twitter.com/JayCostTWS/status/924867536293957632?ref_src=twsrc%5Etfw">30 ottobre 2017</a></p>
<p dir="ltr" lang="en">Daily Beast: Fail. <a href="https://t.co/819BLiHGKr">https://t.co/819BLiHGKr</a></p>
<p>— Jay Cost (@JayCostTWS) <a href="https://twitter.com/JayCostTWS/status/924867326708678657?ref_src=twsrc%5Etfw">30 ottobre 2017</a></p>
<p>Ora <strong>Netflix</strong> ha deciso di chiudere la serie House of Cards dopo la sesta stagione. Una delle prime conseguenze dopo le accuse rivolte a Spacey. In fondo, però, gli è andata bene se pensiamo che per 30 anni è stato graziato dal <strong>silenzio</strong> di Hollywood. E come tanti altri, del resto. </p>
<p>La lista delle vittime del super produttore cinematografico continua ad allungarsi. Secondo quanto dichiarato da Asia Argento,<a style="color: #0000ff" href="http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/asia-argento-ecco-lista-delle-donne-che-hanno-subito-abusi-1458166.html" target="_blank"> sarebbero almeno 82 </a> le donne che hanno subito molestie da parte di Weinstein. Il problema, oltre alle molestie stesse, è il ritardo nel riportare le accuse. E soprattutto il silenzio. </p>
<p>Sharon Waxman, un&#8217;ex giornalista del <em>New York Times</em>,  <a style="color: #0000ff" href="https://www.thewrap.com/media-enablers-harvey-weinstein-new-york-times/" target="_blank">ha denunciato</a> che gli abusi di Weinstein furono messi a tacere già <strong>13 anni fa</strong>, quando lei condusse per il <em>New York Times</em> un&#8217;inchiesta che venne poi affossata dallo stesso produttore che, guarda caso, è anche un grande inserzionista del grande giornale liberal. Coinvolto nelle indagini della giornalista anche <strong>Fabrizio Lombardo</strong>, allora a capo della filiale italiana di Miramax. Per lui neanche un anno di lavoro, ma uno stipendio di 400mila dollari: &#8220;Non aveva un’esperienza cinematografica e il suo vero lavoro era quello di curare, tra le altre cose, le <strong>necessità femminili</strong> di Weinstein&#8221;, ha affermato la giornalista del <em>Nyt</em>.</p>
<p dir="ltr" lang="en">Fabrizio Lombardo brought me to Weinstein&#8217;s room when I was 21 in &#8217;97. He told me it was a Miramax party. Only Harvey was there.</p>
<p>— Asia Argento (@AsiaArgento) <a href="https://twitter.com/AsiaArgento/status/917941421440684032?ref_src=twsrc%5Etfw">11 ottobre 2017</a></p>
<p>L&#8217;ormai ex colosso di Hollywood è inoltre un cospicuo finanziatore dei democratici, nonché amico degli <strong>Obama</strong> e dei <strong>Clinton</strong>. L&#8217;ex candidata democratica ha aspettato cinque giorni dallo scoppio dello scandalo prima di dichiarare che avrebbe &#8220;restituito&#8221; i soldi di Weinstein, dandoli in beneficenza (si tratterebbe di un milione e mezzo di dollari).</p>
<p>Michelle Obama, invece, attiva sostenitrice dei diritti delle donne, non ha fatto sentire più di tanto la sua voce. Si è limitata a un &#8220;siamo disgustati&#8221;. E, d&#8217;altronde, tempo fa aveva definito il produttore &#8220;<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/33551-2/" target="_blank">un buono amico</a></strong>&#8220;. Un amico così fidato da accettare uno stage per Malia, la figlia maggiore degli Obama, alla The Weinstein Co., prima di iniziare il semestre ad Harvard.</p>
<p>L&#8217;<strong>ipocrisia</strong> è latente in varie sfaccettature di questa storia. Ma soprattutto lo è per quelle donne di Hollywood che hanno alzato la voce durante la Women&#8217;s march contro Trump e sono rimaste in silenzio per tutti questi anni riguardo alle molestie sessuali. Tra loro non poteva mancare <strong>Meryl Streep</strong>. </p>
<p>L&#8217;attrice &#8211; che ha fatto diversi film con Weinstein &#8211; aveva dichiarato di essere &#8220;sconvolta&#8221; dalla notizia &#8220;<strong>disgustosa</strong>&#8221; a carico del produttore. Nella stessa dichiarazione ne aveva approfittato per  lodare &#8220;le donne coraggiose che hanno sollevato le loro voci per parlare dell&#8217;abuso&#8221;, chiamandole &#8220;<strong>eroine</strong>&#8220;.  Ma come chiamiamo chi ha taciuto per anni? Una cosa è certa: a Hollywood anche chi resta in silenzio è colpevole.</p>
<p>Stesso discorso per <strong>Matt Damon </strong>e Russel Crowe, accusato dalla Waxman di aver insabbiato la sua inchiesta su Weinstein. Damon ha sempre usato parole molto dure contro il presidente americano, come quando disse a <em>Sky Tg24</em>: &#8220;Trump non sta facendo nulla per l&#8217;ambiente. Sta solo distruggendo quello che ha fatto Obama, pensa solo all&#8217;economia e a incrementare il lavoro. Che si può fare? Aspettare solo che se ne vada&#8221;. E pure Crowe, che aveva preso in giro Trump quando il tycoon aveva detto di &#8220;prender le donne per la f&#8230;&#8221;, è stato in silenzio davanti alle molestie di Weinstein. </p>
<p>E la lista potrebbe allungarsi all&#8217;infinito. Il problema di Hollywood non riguarda solamente le molestie sessuali. È molto più profondo ed è stato descritto lucidamente in <a href="http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/hollywood-sempre-mecca-s-dei-peggiori-pedofili-1072627.html" target="_blank">un articolo de <em>Il Giornale</em> del 2014</a>: la <strong>pedofilia</strong>. Un problema denunciato da pochi avvocati coraggiosi, come Matt Valentinas, produttore del film e fondatore di The Courage to Act Foundation : &#8220;La pedofilia è il più grande problema di Hollywood, è ovunque. Spero che questo film aiuti altre vittime di abusi a condividere le loro esperienze. E che l&#8217;industria del cinema faccia pulizia&#8221;. Ma sono in pochi a parlarne. La maggior parte degli attori è occupata ad insultare Trump. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/lipocrisia-hollywoodiana-dei-liberal-anti-trump-marciavano-le-donne.html">L&#8217;ipocrisia dei liberal anti Trump  che marciavano per le donne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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